Russell Crowe lancia appelli a Papa Francesco!

Noah-russell-crowe-tuttacronacaL’ultima fatica di Darren Aronofsky, il colossal Noah, sta per uscire al cinema e il protagonista della pellicola, Russell Crowe, che interpreta proprio il biblico Noè, sta cercando di convincere Papa Francesco a guardare il film. Come? Via Twitter!

https://www.youtube.com/watch?v=vD3Vj1ZX6Rk#t=17

Cinematografo.it parla al riguardo di una “campagna di persuasione” che ha preso il via il 22 febbraio, con un tweet diretto all’account ufficiale del Pontefice, @Pontifex: “Caro Santo Padre le farebbe piacere vedere il film di Darren Aronofsky, Noah? Sono certo che lo troverà suggestivo.” L’attore ha anche ritwittato al Papa una foto di via della Conciliazione, dove sulla facciata di una chiesa in via di restauro campeggia il poster del film. E nonostante una risposta dal Papa non sia ancora arrivata, la star hollywoodiana non demorde: “Caro Santo Padre, il film ‘Noah’, lo proiettiamo? Il suo messaggio è forte, affascinante, ricco di risonanze.”

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La presidente del Brasile… regala al Papa la maglia tarocca!

papa-maglia-brasile-tuttacronacaDilma Rousseff, presidente del Brasile, ha incontrato in una visita privata in Vaticano, Papa Francesco. Per l’occasione, ha donato al Pontefice una maglietta della Nazionale verdeoro autografata. Che tuttavia non era nè originale nè ufficiale. Ad accusare la Rousseff è il quotidiano brasiliano ‘O Globo’, secondo il quale la maglia numero 10, firmata da Pelé, era dell’antica Federcalcio brasiliana, oggi disponibile solo fra i venditori ambulanti. Non solo: ad essere taroccato anche il pallone firmato da Ronaldo, che non era il vero Brazuca, modello scelto per i prossimi Mondiali di calcio.

“La mia rinuncia è valida”: parla Benedetto XVI

ratzinger-rinuncia-tuttacronacaLa Stampa pubblica una lettera con la quale il Papa emerito risponde alle domande che il quotidiano gli ha posto dopo alcuni commenti e interpretazioni sul suo gesto su media italiani e internazionali. Nella missiva di Ratzinger dal Vaticano, intestata “Benedictus XVI, papa emeritus”, che appare due giorni dopo aver ricevuto il messaggio della testata, si legge: “Non c’è il minimo dubbio circa la validità della mia rinuncia al ministero petrino”. E sottolinea che “unica condizione della validità è la piena libertà della decisione. Speculazioni circa la invalidità della rinuncia sono semplicemente assurde”. Il giornale ricorda fra l’altro come la possibilità di dimettersi fosse tenuta in considerazione da molto tempo, e come Ratzinger stesso ne avesse parlato nel libro intervista del 2010 con il giornalista tedesco Peter Seewald. Poi ritorna sugli eventi che avevano preceduto lo storico gesto del papa tedesco. Benedetto XVI parla anche del significato dell’abito bianco e del nome papale. E spiega: “Il mantenimento dell’abito bianco e del nome Benedetto è una cosa semplicemente pratica. Nel momento della rinuncia non c’erano a disposizione altri vestiti. Del resto porto l’abito bianco in modo chiaramente distinto da quello del Papa”. E conclude: “Anche qui si tratta di speculazioni senza il minimo significato”.

Un Concistoro per due Papi

concistoro-duepapi-tuttacronacaPapa Francesco ha nominato oggi 19 nuovi cardinali durante un Concistorio oridinario pubblico svoltosi nella basilica di San Pietro, dov’è giunto anche il Papa emerito Benedetto XVI, che proprio con Francesco ha scambiato un abbraccio. Ratzinger, papalina bianca in mano, ha così partecipato per la prima volta a una liturgia in San Pietro dopo la rinuncia del 28 febbraio dell’anno scorso. Parlando ai nuovi cardinali, Papa Francesco ha detto: “La Chiesa ha bisogno del vostro coraggio, per annunciare il Vangelo in ogni occasione opportuna e non opportuna e per dare testimonianza alla verità”. In una Basilica di San Pietro gremitissima, ha quindi proseguito: “Ha bisogno di voi, della vostra collaborazione, e prima ancora della vostra comunione, comunione con me e tra di voi”. La Chiesa, osserva ancora il Pontefice, “ha bisogno della vostra preghiera, per il buon cammino del gregge di Cristo, la preghiera che, con l’annuncio della Parola, è il primo compito del Vescovo. La Chiesa ha bisogno della vostra compassione soprattutto in questo momento di dolore e sofferenza in tanti Paesi del mondo. Vogliamo esprimere la nostra vicinanza spirituale alle comunità ecclesiali e a tutti i cristiani che soffrono discriminazioni e persecuzioni. La Chiesa ha bisogno della nostra preghiera per loro, perché siano forti nella fede e sappiamo reagire al male con il bene. E questa nostra preghiera si estende ad ogni uomo e donna che subisce ingiustizia a causa delle sue convinzioni religiose”.

Papa Francesco beffato dal vento: la papalina prende il volo

papa-francesco-papalina-tuttacronacaNon poteva farci nulla, Papa Francesco, contro quel vento che ha invaso piazza San Pietro durante l’udienza del mercoledì. Unica possibilità… arrendersi alla Natura. Per la gioia dei fotografi presenti che hanno potuto documentare lo scenografico evento. Come testimoniano questi scatti:

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Il Papa resta argentino: la notizia del rinnovo del passaporto fa il giro del mondo

papa-carta-identità-tuttacronacaLe autorità di Buenos Aires si sono recate in Vaticano. Missione: il rinnovo dei documenti di papa Francesco, che “vuole viaggiare per il mondo” e farlo come argentino. Da qui la sua richiesta per un nuovo pasaporte e un altrettanto nuovo documento de identidad. A rendere noto il fatto è stato Florencio Randazzo, ministro degli Interni di Buenos Aires, che ha aggiunto: “E’ un nuovo gesto verso il nostro Paese e ci riempie di orgoglio”, ha aggiunto, sottolineando che l’ex arcivescovo non ha chiesto nessun trattamento di favore per la pratica. Il governo ha diffuso immagini dei documenti, dove si leggono, tra l’altro, nome, cognome e la data di scadenza, il 14 febbraio del 2029, dati accompagnati dalla fototessera di Bergoglio, in abito da Papa e nella quale il Pontefice appare con il suo copricapo. Risale infatti al 2011 la normativa argentina che precisa che le foto dei documenti devono avvenire a capo scoperto, contemplando però un’eccezione “per ragioni religiose”. L’annuncio che il Papa “resta argentino” ha diffuso una volta in più l’entusiasmo nel Paese sudamericano, dove la notizia è rimbalzata immediatamente su media e social.  Al di là dei tanti commenti, di certo rimane “l’amore” del Pontefice “verso Buenos Aires, il mio posto”, ha raccontato anni fa lo stesso ex arcivescovo ai giornalisti Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin. E alla domanda su ‘come vede l’Argentina quando è all’estero’, Bergoglio aveva risposto senza tentennare “con molta nostalgia”.

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Papa Francesco batte la giustizia italiana: via il prete pedofilo

papa-francesco-pedofilia-tuttacronacaDon Marco Mangiacasale, sacerdote della diocesi di Como reo di abusi sessuali su 4 ragazze minorenni, è stato condannato nei primi due gradi del processo penale a 3 anni, 5 mesi e 20 giorni di carcere. Ma soprattuto, l’ex parroco e poi economo della parrocchia di San Giuliano, è stato “ridotto allo stato laicale” con una sentenza firmata dal Papa argentino e dal Prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede, monsignor Gerhard Ludwig Mueller, lo scorso 13 dicembre. Del caso ne parlano Marco Ansaldo, Elena Effinito e Giorgio Ragnoli in un’inchiesta di Repubblica che spiega come, nell’era di Francesco, la giustizia vaticana sia arrivata prima di quella italiana a una sentenza definitiva.

Il provvedimento, giunto dopo l’indagine (Investigatio praevia) del delegato all’inchiesta, il reverendo Andrea Stabellini come vicario giudiziale, equivale per un sacerdote al massimo della pena applicabile secondo il diritto canonico. “È come una condanna a morte o un ergastolo”, dice a Repubblica un attento osservatore di cose vaticane. Ed è una misura che in questo caso la Santa Sede ha preso non attraverso un processo tradizionale, con i testimoni e la difesa. Ma, addirittura, scegliendo la via amministrativa, quella più rapida, visto il grado di certezza del Vaticano. La riduzione di don Mangiacasale allo stato laicale è la prima di cui si ha notizia per un sacerdote italiano sotto Francesco. Un altro caso, affrontato lo scorso anno dal Sant’Uffizio, è quello del prete australiano Greg Reynolds. La Congregazione della Dottrina delle Fede lavora intensamente: nel biennio 2011-2012 i preti spogliati da Benedetto XVI del loro ministero sacerdotale sono stati circa 400. Commenta la fonte, senza stupirsi: “Questa è la politica, che in un linguaggio laico potrebbe definirsi giustizialista, introdotta da Ratzinger quando da cardinale guidava il Sant’Uffizio. Prima da prefetto, e poi da pontefice, pur di reprimere il triste fenomeno ha introdotto una legislazione inflessibile, e in alcuni casi non garantista”.

Il Pontefice e il Prefetto Mueller hanno dato a monsignor Coletti, vescovo della diocesi di Como, la facoltà di divulgare la notizia. Cosa che è avvenuta la sera del 30 gennaio davanti alle famiglie coinvolte. “Don Marco Mangiacasale è stato ridotto allo stato laicale, non potrà fare l’educatore nelle scuole cattoliche né partecipare in ogni modo a gruppi o organizzazioni dove siano presenti dei giovani”. Il documento vaticano era già stato sottoscritto da Marco Mangiacasale.

I convenuti hanno apposto la loro controfirma. Sedutisi, hanno pregato il vescovo di rendere nota la decisione. “Secondo noi, è bene divulgare la notizia. Ci sembra giusto che i fedeli di San Giuliano sappiano come si è concluso il procedimento canonico e che esiste una Chiesa pulita, in cui noi crediamo, capace di rendere giustizia. Ci faccia il regalo, monsignore: sabato 15 febbraio, quando lei verrà in visita in parrocchia, lo dica alla comunità”.

Alla fine Coletti ha deciso di mantenere il riserbo anche dopo la polemica Onu-Vaticano sulla pedofilia e nonostante padre Lombardi, portavoce papale, avesse ricordato che la Chiesa affronta la questione “con un’esigenza di trasparenza “.

Il colpo di scena finale, alla vigilia della visita pastorale del vescovo di Como a San Giuliano, è l’improvvisa comunicazione del monsignore di non poter andare adducendo motivi di salute. C’è chi dice che Coletti (il quale contattato da Repubblica attraverso la sua addetta stampa ha preferito non parlare) si sia sentito superato dalla sentenza della Santa Sede. E si possono ricordare le sue parole al momento della condanna di don Marco, quando disse che il sacerdote “ha ammesso i suoi errori e sta seguendo un percorso di riparazione del male commesso”. Forse, dicono in Vaticano, monsignor Coletti “come fa un padre, puntava ancora a recuperare la propria pecorella”. C’è invece chi dice che il vescovo di Como abbia forse agito a oltranza nella difesa di don Marco, contribuendo per anni a insabbiare il caso prima che venisse scoperto grazie a una dichiarazione di una delle ragazze al nuovo parroco di San Giuliano, don Roberto Pandolfi.

Marco Mangiacasale, che in attesa della sentenza definitiva della Cassazione ha già scontato dall’8 marzo al 26 maggio 2012 due mesi di isolamento nel carcere del Bassone, a Como, e ora si trova protetto nella casa della sorella, ha risarcito le famiglie, come ha disposto la giustizia civile. Ora, anche quella vaticana è intervenuta. Non ci sono sconti nell’era della trasparenza di Papa Francesco.

Vincenzo Di Sarno in ospedale: rifiuta le cure

vincenzo-di-sarno-tuttacronacaAnche Giorgio Napolitano era intervenuto sul caso del detenuto a Poggioreale Vincenzo Di Sarno che ha chiesto l’eutanasia. Rosa Labonia, magistrato di sorveglianza di Napoli, ha rigettato la richiesta di differimento pena presentata dai suoi difensori e ha disposto il ricovero in ospedale. Nel suo decreto, il giudice ha rilevato che “non vi sono i presupposti per l’adozione di un provvedimento d’urgenza” dal momento che il soggetto non appare in immediato pericolo di vita e, “Nonostante le continue sollecitazioni mediche, sta rifiutando la terapia medica infusiva e nutrizione con brick”.  La madre di Di Sarno, tuttavia, non accetta quanto detto sul figlio: “Mio figlio non è in pericolo di vita? È allo stremo, come fanno i magistrati a non capirlo?” E aggiunge: “Rifiuta la terapia perchè non ce la fa più. Pesava 115 kg ed ora 53, sta bene secondo voi?”  Eugenio Sarno, segretario della Uilpa Penitenziari, sindacato della polizia penitenziaria, ha detto: “c’è evidentemente da apprezzare lo scrupolo con cui l’ufficio di sorveglianza ha valutato la pratica. Inoltre, trova conferma anche la puntualità della pratica per la parte che compete al Dap”, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. E ha proseguito: “Questa vicenda deve essere da monito, perchè alcune cause prima di essere sposate devono essere valutate fino in fondo. Da quanto ci risulta, infatti, il detenuto non sarebbe in condizioni così gravi come si è voluto fare emergere e rifiuta le terapie, e questo probabilmente ha determinato il rigetto della richiesta di sospensione della pena”.

L’appello shock del carcerato: “datemi la pena di morte”

carcere-tuttacronacaA dicembre, la madre di un detenuto 34enne, Vincenzo di Sarno, chiedeva la grazia per il figlio. Ora lo stesso recluso, malato di tumore, chiede di morire. Di Sarno, che pesava 115 kg al momento dell’ingresso in prigione  e attualmente ne pesa 54, già nell’ottobre scorso aveva scritto una lettera a Giorgio Napolitano, con la richiesta di ottenere la grazia per poter andare in una clinica in Svizzera. Il caso, insieme a quello di Angelo Rosciano, detenuto diabetico e con gravi problemi di salute, con un arto amputato, sulla sedia a rotelle e semicieco, è al centro della lotta dei Radicali in Campania.Donato Salzano, segretario Radicali di Salerno, ha spiegato: “Soltanto dopo la nostra mobilitazione Vincenzo Di Sarno è stato trasferito dal padiglione Avellino al centro clinico del padiglione San Paolo di Poggioreale ha scritto una lettera al presidente Napolitano, in cui spiegava che non riusciva a vivere più, era in fin di vita, con una malattia terminale, e sopravviveva in condizioni che definire umane sarebbe un eufemismo. Da Napolitano non c’è stata nessuna risposta e oggi quella richiesta è stata reiterata”.  Nell’appello lanciato dalla madre, Maria Cacace, si legge: “Illustrissimo signor Presidente, faccio appello a lei perchè oramai sono allo stremo delle forze, sia fisiche che mentali e che, se potessi, sceglierei la pena di morte: intramuscolo/endovena, oppure essere inviato in qualche clinica svizzera ad effettuare l’eutanasia. Egregio Signor Presidente: mi indichi lei quale di queste due strade debbo intraprendere. Nell’attesa di un benevolo accoglimento, le porgo i miei più doverosi ossequi”. Il 28 ottobre scorso, Di Sarno aveva paragonato la situazione in cui si trova “un inferno”, spiegando che “sopravvivere così come fossimo bestie (loro godono di più attenzioni) in una struttura piena zeppa di barriere architettoniche e, durante la giornata, a causa di forti dolori retro-nucali devo obbligatoriamente indossare un fastidioso collare cervicale rigido, anche per mancanza di cure adeguate alla grave patologia da me indicatole”.  “Adesso le chiedo: può un essere vivente campare in questo modo?! – prosegue – Dato che la malattia è neurodegenerativa e che nel giro di un anno o poco più ho perso circa 60 chili, perchè tanta malvagità e disprezzo verso di me? E questo tipo di popolazione sempre più numerosa?! Ma anche da parte del carcere di Poggioreale nei confronti di una persona con estrema fragilità psicologica, ma anche perchè per loro, oggi come ieri e domani, è sempre uguale! Bah, comunque so solo che la testa mi scoppia, la depressione è all’ordine del giorno e che neppure più gli occhi per piangere mi sono rimasti, in questo orribile e dolente carcere”.  La garante dei detenuti della Campania, Adriana Tocco, racconta: “Ci siamo mossi moltissimo per Vincenzo Di Sarno, già durante il processo d’appello chiedemmo al magistrato del giudizio una misura alternativa al carcere, ma lui non ne volle sapere. Di Sarno era già malato. Il presidente della Repubblica lo incontrò a settembre scorso durante la visita al carcere e gli disse faremo qualcosa per te. In quell’occasione fu una suora a spiegare il caso al capo dello Stato. Dopo un mese Di Sarno inviò al presidente una richiesta di grazia”.  E aggiunge: “Il presidente della Repubblica ha fatto partire la richiesta di istruttoria al ministero della Giustizia, di questo ho avuto notizia, ma fino a Natale al Quirinale non era ancora arrivata l’istruttoria. Ora non ci resta che chiedere la sospensione della pena al magistrato di sorveglianza. Purtroppo queste procedure non sono brevi”.

“Se non obbedisci alla mamma vai in carcere”. E il giudice dà i domiciliari

giustizia-tuttacronacaArresti domiciliari per un 19enne italo-somalo, Ayman Soliman, che i carabinieri hanno arrestato il 3 gennaio con un complice minorenne. Il ragazzo, che ha rapinato un supermercato e ferito un carabiniere con una coltellata, è stato giudicato nel tribunale di Roma e l’ordinanza suona più o meno come un “o fai come dice mamma, o il carcere”, come spiega Repubblica. Dopo la convalida dell’arresto, il difensore ha ottenuto il rito abbreviato e, fino alla prossima udienza del 22 gennaio la misura degli arresti domiciliari. La madre, tuttavia, che ha anche altri otto figli minorenni, ha dettato le condizioni: lo accoglie ma solo se il giovane s’impegna ad adeguarsi alle regole della casa. Nulla da eccepire, per il tribunale, che ha inserito l’appello nell’ordinanza di arresti domiciliari: alla prima segnalazione materna, tornerà in carcere.

Smentite e querele: Jorge Messi non è coinvolto nell’inchiesta

lionel-messi-tuttacronacaIl presunto coinvolgimento del padre della stella del Barcellona in un’inchiesta di riciclaggio di denaro da parte di nacrotrafficanti sta diventando un giallo. La circostanza, infatti, è stata smentita tanto dalla famiglia del calciatore quanto da una fonte del Ministero degli Interni spagnolo. Non solo, il legale della famiglia ha fatto presente che si stanno esaminando azioni legali contro “El Mundo”, il quotidiano che oggi ha riportato la notizia. La pubblicazione farebbe parte di “una nuova campagna tesa a togliere prestigio al giocatore”, attualmente in Argentina per curarsi da un infortunio. E’ stato il quotidiano “Sport” a riportare fonti del ministero dell’Interno spagnolo che smentiscono il coinvolgimento di Jorge Messi nell’inchiesta sul riciclaggio di denaro del narcotraffico che riguarda una società, la “Amici di Messi”, nella quale non sarebbe quindi coinvolto nessun componente della famiglia del fuoriclasse argentino. La magistratura di Madrid ha incaricato l’Unità operativa della Guardia Civil di compiere accertamenti su questa società che organizza gare benefiche per bambini handicappati. Jorge Messi, però, secondo fonti della stessa Guardia Civil e del Ministero dell’Interno, non ha alcun rapporto con questa associazione.

I guai di casa Messi: il padre indagato per riciclaggio dei soldi della droga

lionel-messi-tuttacronacaLa notizia la dà El Mundo, che anticipa quanto filtrato dal segreto istruttorio delle sezioni penali di Madrid, la n.51, e Barcellona, dove sono stati sentiti come testimoni i giocatori blaugrana Messi, Mascherano, Pinto e Dani Alves. Il padre di Lionel Messi, Jorge, è indagato in un’inchiesta per traffico internazionale di droga condotta dalla Unitad Central Operativa della Guardia Civil spagnola. E’ il giudice Eduardo Lopez-Palop a condurre l’indagine istruttoria con la quale ha già raccolto elementi sufficienti per rinviarla all’Audiencia Nacional, il tribunale superiore, stante la rete internazionale della trama. Come spiega il quotidiano spagnolo, sono i meccanismi di riciclaggio utilizzati dai narcotrafficanti per ripulire denaro sporco attraverso eventi benefici come le partite degli Amigos de Messi o i concerti sudamericani dove si vendono un numero imprecisato di biglietti cosiddetti “fila 0”, posti che vengono pagati da persone che non si presentano all’evento, ad essere al centro dell’indagine. Tali donazioni permetterebbero di nascondere entrate di denaro proveniente dalla vendita di stupefacenti. Al centro di tutto questo ci sarebbe Jorge Messi. Per ciascun evento, che fa parte delle attività della fondazione del giocatore impegnata in progetti sociali, possono arrivare a diversi milioni di euro. Stando a quanto ipotizzato dagli investigatori, Jorge Messi riceverebbe una tangente tra il 10 e il 20% del denaro riciclato. Al momento, l’enorme e complesso lavoro di tracciatura è appena all’inizio. I giocatori ascoltati – dagli agenti Uco negli uffici del Barcellona – non avrebbero nulla a che fare con la trama e avrebbero aderito agli eventi di beneficenza ignorandone lo scopo. Gli eventi al centro delle indagini sono un concerto nello stadio Vicente Calderon a Madrid, uno show al Palau Sant Jordi di Barcellona e diverse partite esibizione nelle Americhe organizzate dagli Amigos de Messi in estate a Medellin, Lima, Chicago, Los Angeles e lo scorso anno a Bogotà, Cancun e Miami. Nuovo guaio in casa Messi dunque, con Jorge che non è nuovo alla giustizia spagnola: lo scorso settembre era stato citato tramite il figlio dall’Agenzia delle entrate per evasione fiscale e dal procedimento era emerso che Jorge si occupa delle questioni finanziarie del giocatore.

Il coinvolgimento di Jorge Messi è stato tuttavia smentito non solo dal legale della famiglia ma anche da fonti del ministero degli Interni spagnolo.

8 ore di aria e il lavoro, questa la rivoluzione carceraria

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“Da aprile i detenuti italiani avranno otto ore da poter trascorrere fuori dalla cella invece delle attuali due”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri. “Stiamo lavorando sul regime di detenzione”, ha spiegato. “Prima il detenuto aveva solo due ore di libertà, indipendentemente dal tipo di reato. E’ invece importante che escano, perché il punto forte è il lavoro”.

Per chi non è detenuto il lavoro non c’è?

Sesso fra Cavaliere e Ruby, secondo i giudici non ci sono dubbi

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I giudici hanno depositato la sentenza con la quale Silvio Berlusconi è stato condannato a  7 anni di reclusione per concussione e prostituzione minorile. Le motivazioni della sentenza non lasciano dubbi:

“Risulta provato che l’imputato abbia compiuto atti sessuali con El Mahroug Karima in cambio di ingenti somme di denaro e di altre utilità quali gioielli”. Secondo i  giudici della quarta sezione penale di Milano quindi affermano che il cavaliere abbia compiuto atti sessuali con Ruby, quando la ragazza era ancora minorenne. Subito dopo aver deposto la sentenza, è scoppiato il caso. Il giudice Giulia Turri ha deciso di non autorizzare i cronisti che lavorano nel Palazzo di Giustizia di Milano a estrarre copia delle motivazioni e questo ha fatto salire la tensione fra i giornalisti ceh invece avevano chiesto la copia delle motivazioni “trattandosi di un caso di interesse pubblico e stringente attualità e perché la libera stampa possa riportare completamente le notizie sulle determinazioni di questo collegio con celerità e puntualità”.

Aria di guai giudiziari per Vanessa Incontrada: evasione fiscale

Incontrada-fisco-tuttacronacaVanessa Incontrada è stata raggiunta nei giorni scorsi da un avviso di garanzia, inviato dal procuratore aggiunto milanese Francesco Greco, nel quale viene ipotizzato il reato di dichiarazione dei redditi infedele. Quello che si contesta alla showgirl spagnola è di aver evaso il fisco per l’attività di una società a lei collegata. La somma ammonterebbe a 83mila euro. La Incontrada, che non ha ancora nominato un avvocato di fiducia, è al momento difesa da uno d’ufficio.

Esecuzioni su vasta scala in Corea del Nord: circa 80 persone giustiziate

Kim-Jong-Un-tuttacronacaE’ il quotidiano sudcoreano JoongAng a riferire che sono circa 80 le persone giustiziate in sette diverse città della Corea del Nord, escludendo Pyongyang, dopo aver commesso reati “relativamente” leggeri come, riporta la stampa locale citando fonti anonime della capitale, la visione di film sudcoreani, oppure la distribuzione di materiale pornografico. Le esecuzioni vengono considerate le prime su vasta scala da quando il “giovane generale” Kim Jong-un ha preso il potere. Circa 10 persone sono state giustiziate in città quali Wonsan (provincia di Kangwon), Chongjin (Nord Hamgyong), Sariwon (Nord Hwanghae) e Pyongsong (Sud Pyongan). A Wonsan, secondo la fonte, in otto, accusati tre le altre cose di prostituzione e di possesso di Bibbia, sarebbero stati legati in un’arena locale a pali e incappucciati con sacchi bianchi prima di essere finiti a colpi di mitragliatrice. Come già avvenuto in passato, le esecuzioni pubbliche vengono viste come una misura estrema del governo centrale al fine di stroncare disordini pubblici o ”accelerate di forme di capitalismo” nei progetti di sviluppo curati dal regime.

I nostri 7 giorni: quando cambia menu l’Italia?

7-giorni-tuttacronacaLuca Parmitano ha terminato la sua missione e lunedì mattina, alle 3.49, toccherà nuovamente il suolo. Chissà come gli apparirà la Terra “dal suolo”. Niente più cime innevate, alberi a ricoprire le brutture e distanze che tutto appianano. Abituato, letteralmente, a guardarsi attorno e vedere lo spazio infinito, come si ritroverà in mezzo a muri di burocrazia e macerie di quella che era l’Italia? Viene da chiederselo, perchè nella suoi 166 giorni di lontananza ci ha abiuati a spazi infiniti e ha condiviso con noi la bellezza del Mondo… visto dall’alto! Mancheranno a noi quelle foto che offrivano uno sguardo d’insieme che permetteva di vedere oltre. Ce lo chiediamo perchè in questi 7 giorni il tempo è trascorso ma tutto è rimasto uguale. Abbiamo continuato ad assistere ai soliti dibattiti, le solite prese di posizione, le solite proteste. La settimana è iniziata con i riflettori puntati sul ministro Cancellieri e Giulia Ligresti, con il primo che difendeva il suo operato e la seconda che, libera dalle sbarre, andava a fare shopping. Perchè in Italia possono cambiare volti e nomi, ma resta quel essere “amico di…” Ed ecco che ci si chiede: una questione umana, deve valere per un singolo, o la legge è davvero uguale per tutti? La fiducia nel sistema crolla, così come si sta sgretolando poco alla volta anche il Pdl, con quella lotta intestina che ormai è incarnata in Berlusconi e Alfano: se anche il “braccio destro” viene amputato perchè si permette di pensare con la sua testa, che ne sarà degli altri. Il governo intanto va avanti, prendendo tempo, parlando di una crisi dalla quale si uscirà “poi”, “un domani”, “un giorno”. Ora quel giorno è stato individuato a fine 2014. La teoria dei piccoli passi può anche andar bene, quando il tempo c’è e quando quei piccoli spostamenti in avanti si possono toccare con mano. Il problema sorge quando chi fa queste promesse non appartiene a quella categoria che si trova a dover chiedere costantemente aiuto ai genitori, ai parenti, agli amici per poter continuare a sopravvivere. Perchè tempo non c’è, non più. Quindi ora che Parmitano torna cosa gli offriremo? Il menù è variegato, ma non è mutato. Le lotte intestine proseguono anche nel Pd, un tempo erano le primarie che mettevano in contrapposizione Renzi e Bersani. Ora c’è Renzi contro il resto di un partito che crea scalpore anche solo per i tesseramenti. Un partito che tra i suoi esponenti ha il sindaco di Roma che pedala sempre più da solo e che si ritrova a fare i conti con l’ennesimo scandalo, quello dell’Atac, che ci mostra una volta di più quanto radicata e profonda sia la corruzione. E se non bastasse, si specula anche sulle tragedie, come la cresta sulla New Town de L’Aquila ha dimostrato. Con cosa addolciremo il ritorno del nostro uomo delle stelle?

7giorniMa ripercorrendo questa settimana non si può non ricordare anche il giallo sulla morte della 28enne Simona Riso, così come le migliaia di vittime del supertifone Haiyan che ha investito le Filippine. E non possiamo certo scordarci del clamore suscitato dall’apprendere la notizia delle baby squillo del Parioli, con la madre della più giovane delle due, appena 14enne, che la spingeva a vendere il suo corpo. La deriva di una generazione spesso abbandonata a se stessa, figlia di adulti che, forse, non sanno più comunicare con coloro che rappresentano il nostro futuro. Li si lascia da soli, magari in balia di web e televisione dove vengono appresi comportamenti rischiosi per la vita e modelli irraggiungibili che mettono a serio rischio la salute. Come la nuova moda dello svenimento indotto, ma anche quell’ideale di magretta del Thigh Gap e l‘anoressia che colpisce sempre più i giovani. E la tv questa settimana ha fatto parecchio discutere per quanto capitato ad Anna Oxa nel corso della trasmissione Ballando con le stelle. Se la settimana scorsa c’erano state polemiche, sabato l’artista è tornata ad esibirsi solo per infortunarsi e cadere a terra. La diretta è poi continuata, scatenando le ire del Codacons. Per fortuna il tubo catodico riesce anche a strapparci qualche sorriso prendendo spunto da personaggi positivi, ecco allora che arriva l’imitazione di Papa Francesco offertaci da Crozza: quel frigo sulle spalle forse non ci ricorda i nostri “pesi quotidiani”? E per chi era stanco di preoccuparsi (o disperarsi) sul proprio futuro con il sempre discusso tema delle pensioni, c’è stata la possibilità di guardare a un futuro più prossimo che riguardasse altro, con più precisione, la situazione del Milan, che si prepara a dire addio non solo allo storico ad Galliani ma, pare, anche all’intero clan Raiola, Mario Balotelli in testa. Per fortuna a gennaio sarà di nuovo stagione di calciomercato e, almeno per un po’, vedremo le cose cambiare veramente, anche se si tratta solo di panchine calcistiche. Un piccolo cambiamento però c’è stato anche in classifica: la Juve ha battuto il Napoli raggiungendo il secondo posto in classifica dietro alla Roma che si è dovuta fermare al pareggio. E proprio al Sassuolo è bello pensare: veniva considerato la Cenerentola del campionato, eppure ha guardato “dentro se stessa” dopo un’incredibile batosta contro l’Inter e ha imboccato un’altra strada. Noi vogliamo dare il bentornato a Parmitano con un augurio che riguarda tutti quanti noi: che anche se siamo “incastrati” in una vita che non ci appartiene, riusciamo a renderci conto che cambiare direzione è possibile (certo, non facile).

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

#ArtForFreedom: il viaggio di Madonna verso la libertà

#artforfreedom-tuttacronaca#ArtForFreedom è il progetto in cui Madonna è completamente coinvolta dal più di un mese, ossia dal 25 settembre, il giorno della prima mondiale del suo corto da 17 minuti Secret Project Revolution. Il video, in bianco e nero e diretto dall’artista in collaborazione con il fotografo Steven Klein, tratta i temi dell’intolleranza, della violenza e dell’apatia.

Il primo vincitore dell’iniziativa Art For Freedom è il messicano Lesmack Meza Parente, premiato per la sua personale idea di libertà, ossia il tema, assieme a quello dello giustizia sociale, sul quale si sta concentrando la star, testimonial e ideatrice di questo progetto globale che incoraggia artisti, poeti, fotografi, film makers di tutto il mondo a condividere il proprio concetto di libertà su tutti i social network disponibili sul web. Alla presentazione del film, Miss Ciccone ha spiegato: “Il mio obiettivo è quello di mostrare come attraverso l’espressione artistica, si possa produrre il cambiamento nel mondo”. E ancora: “Spero che il mio film e Art For Freedom possano dare l’opportunità alle persone di esprimersi liberamente denunciando attraverso lo slancio creativo l’oppressione, l’intolleranza, la diversità, la compiacenza che affliggono un mondo da questo punto di vista non globalizzato”. Nel sito #ArtForFreedom, la domanda che viene posta è: “Cosa vuol dire per te libertà?”. Per rispondere, basta caricare le proprie opere originali e taggarle con l’apposito hastagh. A dare il significato più bello alla parola, secondo Madonna, in questo primo mese è statoa appunto il giovane messicano che ha ideato il video “El Gran Dictator”.

Lesmack Meza Parente ha scelto il discorso di chiusura de “Il grande dittatore” di Chaplin intervallando il filmato originale con fotografie contemporanee che attualizzano l’appello pronunciato dall’attore. Al vincitore andranno 10 mila dollari che saranno devoluti a un’organizzazione no-profit a sua scelta. E il viaggio verso la libertà continua…

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L’interdizione di Berlusconi… Quasi una caduta negli inferi!

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L’ultimo capitolo, ma non quello decisivo, della Berlusconeide sono le motivazioni depositate dalla Terza Sezione della Corte d’Appello di Milano, con le quali si condanna il Cavaliere a 2 anni di interdizione. Alcuni passaggi di quelle pagine, circa una decina, sono fondamentali per capire come si sia arrivati a escludere l’ex premier per due anni dalla vita politica (salvo che la Cassazione alla quale si sono già rivolti i legali di Berlusconi, non rimandi di nuovo indietro la sentenza).  Il fulcro è aver smontato completamente la difesa dei legali di Berlusconi.

Come si legge sull’Huffington Post:

La legge Severino, così come il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (eccezioni di incostituzionalità sollevate dalla difesa di Silvio Berlusconinell’udienza sul ricalcolo dell’interdizione nell’ambito del processo sui diritti tv) “vanno respinte in quanto irrilevanti nel presente giudizio”. È quanto si legge nelle motivazioni del collegio di Milano presieduto da Arturo Soprano che lo scorso 19 ottobre ha ridotto a due anni l’interdizione dai pubblici uffici nei confronti dell’ex premier.

La prima questione di costituzionalità sollevata dai legali di Berlusconi “è, invero, fondata sull’erroneo presupposto che l’art. 13 della cosiddetta legge Severino contenga un riordino globale della disciplina della interdizione temporanea dai pubblici uffici”, si legge.

“È allora evidente che il legislatore, con la cd. legge Severino, non ha inteso sostituire – come sostenuto, invece, dalla difesa di Berlusconi – la disciplina di durata delle pene accessorie previste dal codice penale e dalla L. 74/2000, ma ha tenuto ben distinte le differenti discipline: da un lato, le pene accessorie penali che devono essere irrogate dall’autorità giudiziaria e, dall’altro, la sanzione di incandidabilità, discendente dalle sentenza di condanna, riservata all’Autorità Amministrativa”. Parimenti “infondata è la seconda questione di costituzionalità”.

Altro nodo importante è che Silvio Berlusconi per i giudici ”è stato ritenuto ideatore, organizzatore del sistema (…) creato anche per poter più facilmente occultare l’evasione”.  Quindi, secondo la magistratura, non vittima di un sistema che lo ha coinvolto o che lui stesso ignorava, ma vero e proprio attore principale.

Inoltre nella sentenza si legge:

“Berlusconi è stato l’ideatore” della frode e “a ciò si deve anche aggiungere che il ruolo pubblicamente assunto dall’imputato, non più e non solo come uno dei principali imprenditori incidenti sull’economia italiana, ma anzi e soprattutto come uomo politico, aggrava la valutazione della sua condotta”.

Per questo la Corte ha ritenuto che “la durata della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici debba essere commisurata all’oggettiva gravità dei fatti contestati e quindi non possa attestarsi sul minimo della pena” come richiesto dai legali del Cavaliere, che avevano chiesto solo un anno di interdizione. Oltre alla particolare intensità del dolo, i giudici hanno sottolineato anche “la perseveranza” del condannato “nel reato contestato”.

Non c’è “prova alcuna” che Silvio Berlusconi abbia estinto il suo “debito tributario” per il caso Mediaset ma si è limitato a formulare “una mera ‘proposta di adesione’ alla conciliazione extra giudiziale”. Lo si legge nelle motivazioni della sentenza con cui l’ex premier è stato condannato a 2 anni di interdizione dai pubblici uffici.

“Madonna ch’aggio combinate!”, l’audio di Schettino

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L’audio risuona nell’Aula di Grosseto dove si sta svolgendo il processo sulla Costa Concordia:

“Abbiamo urtato uno scoglio?” e poi: “Madonna ch’aggio combinate!”: questa la voce di Francesco Schettino.

In Aula si sta cercando infatti di ricostruire le fasi dell’urto contro gli scogli con l’ufficiale Salvatore Ursino. “Di mia iniziativa andai sull’aletta sinistra” dove “mi affacciai dalle vetrate: vidi gli scogli a una ventina di metri”, aggiunge il testimone.

Secondo quanto riferito da Ursino, Schettino ordinò di aumentare la velocità della Costa Concordia da 15 a 16 nodi, circa cinque minuti prima dell’impatto con gli scogli: “Schettino dette l’ordine di aumentare la velocità al vice Ciro Ambrosio”, ha raccontato infatti l’ufficiale.

”E’ insolito sentire un ordine di timone a dritta mentre si va a 16 nodi, perché la nave sbanda e si inclina su un lato determinando la possibile caduta oggetti e persone – ricorda Ursino, nel corso della testimonianza -. C’era qualcosa di strano” così ”di mia iniziativa andai sull’aletta sinistra” dove ”mi affacciai dalle vetrate: vidi gli scogli a una ventina di metri, con prora a dritta e poppa verso sinistra. D’istinto mi venne di dire che la poppa era impegnata a sinistra”.

Al momento dell’impatto con gli scogli, sulla plancia, luogo della nave solitamente riservato solo agli addetti ai lavori, “c’erano il primo maitre Antonello Tievoli, il maitre Ciro Onorato, l’hotel director Manrico Giampedroni, oltre che la ragazza moldava (Domnica Cemortan, ndr) che rimase sulla porta” ed “erano lì per ammirare il passaggio ravvicinato al Giglio”, ha raccontato Ursino.

Berlusconi “fra le righe” al congresso dell’Anm

anm-congresso-tuttacronacaIl presidente dell’Anm, Associazione Nazionale Magistrati, ha preso oggi la parola al XXXI congresso che si è aperto in mattinata alla presenza di Giorgio Napolitano e durerà fino a domenica. Il presidente ha imposto uno stop agli “attacchi scomposti alle sentenze” delle quali “si impone il rispetto” e ha parlato di un clima che “avvelena” il Paese e ha prodotto riforme punitive e dannose. Inoltre, la rappresentazione della giustizia come “piegata a scopi politici” non solo è un “oltraggio” per le toghe ma anche un “grave pericolo per il sistema democratico”. Sabelli non ha nominato Berlusconi ma è sembrato riferirsi alle polemiche che hanno fatto seguito ai provvedimenti giudiziari che hanno riguardato il leader del Pdl. Tracciando un bilancio degli ultimi anni, ha sottolineato come “Proseguono provocazioni e attacchi verbali, legati a singole vicende giudiziarie, accompagnati da campagne giornalistiche offensive e intimidatorie, in un cliché che evoca un pericoloso clima di scontro che la magistratura rifiuta”. Ma non si tratta solo di polemiche e propaganda, anche di “denigrazioni varie nei confronti della magistratura hanno avvelenato il clima dei rapporti istituzionali e la vita stessa del Paese”. Senza dimenticare che lo scontro ha condizionato “negativamente” le iniziative di riforma legislativa, ostacolando quelle necessarie e stimolando proposte “punitive” per i magistrati, “leggi ad personam” e riforme “dannose”, come quella sulla prescrizione. Il presidente ha quindi ribadito il suo basta agli scontri sottolineando come sia invece “irrinunciabile” il recupero “urgente di una condivisa responsabilità istituzionale, nel segno del rispetto per l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione, della salvaguardia del bene comune e del rifiuto di particolarismi, pregiudizi e faziosità”. Ma il presidente ha parlato anche della legge Severino, spiegando che ritiene occorra intervenire con “opportuni correttivi”, “alla luce dei profili critici evidenziati dalle sue prime applicazioni e nella persistenza di gravi e diffusi fenomeni di corruzione”. E sul reato di clandestinità Sabelli sostiene che sia “inutile e dannoso” e la sua abrogazione “non sarebbe certo una concessione all’ingresso incontrollato nei nostri confini”. Ancora, definisce il sovraffollamento delle carceri come “l’emergenza più grave, morale ancor prima che giudiziaria”. Un punto, ques’ultimo, ribadito anche dal ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri che, intervenuta, ha assicurato di farsi “garante dell’indipendenza della magistratura”. E annuncia che la “riforma della giustizia è urgente” e va attuata anche con “interventi straordinari”. Il presidente dell’Anm ha parlato anche del tema caldo delle intercettazioni, affermando che “occorre intervenire con riforme che da un lato non pregiudichino uno strumento di indagine e di prova irrinunciabile con l’imposizione di condizioni, limiti e formalismi inutili e dannosi, dall’altro garantiscano il diritto alla riservatezza, impedendo la divulgazione di conversazioni e dati processualmente irrilevanti, in un ragionevole equilibrio fra tutela della privacy, diritto all’informazione ed esigenze di indagine e di prova”. Durante il congresso ha preso la parola anche il presidente della Cassazione Giorgio Santacroce che se la prende con le “esposizioni mediatiche” e “l’anomalo protagonismo” di alcuni magistrati passati alla politica. “La giustizia non è uno show o un grande carro di carnevale. E’ indispensabile silenzio e meditazione”.

IL SOCIALMENTE UTILE e l’aneddoto di Sallusti sul Cavaliere

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E’ ufficiale: Silvio Berlusconi, i, attraverso i suoi legali, ha depositato in procura a Milano l’istanza per chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali per scontare la pena definitiva del processo Mediaset. La notizia non è nuova, ma forse è interessante anche capire a cosa stiano lavorando i legali dell’ex premier destinato a diventare un “socialmente utile”.

Il pool di legali del Cavaliere sta lavorando infatti alla carta dell’affidamento a casa ed è stato lo stesso avvocato Coppi a dire che Silvio Berluconi “potrebbe anche trascorrere il tempo con un’assistente sociale che poi attesti l’avvenuto recupero”. In questo caso il Cavaliere se ne starebbe tranquillamente nelle sue mura dorate domestiche, con l’unica “pena” di redigere un testo “socialmente utile” come ad esempio – come suggerito da Corsera – un programma economico per le fasce più deboli della popolazione. Con questo piano si attuerebbe quindi un affido ai servizi sociali che consentirebbe al Premier di uscire di casa per le ore previste di lavoro, ma scontando la pena all’interno della sua dimora.

I tempi, in ogni caso, saranno lunghi. A decidere sul luogo in cui Berlusconi svolgerà i servizi sociali sarà infatti un tribunale, che prima però dovrà aspettare il completamento dell’istruttoria dell’Uepe (Ufficio di esecuzione penale esterna).

I tre legali del Cavaliere, intanto, precisano che: “Leggiamo con vivo stupore le continue ‘ricostruzioni’ offerte da più giorni dai quotidiani sulla richiesta di affidamento in prova riguardanti il presidente Berlusconi. Sono continuamente riportate dichiarazioni mai fatte e virgolettati palesemente inventati” e aggiungono: “Ma sulla Stampa di quest’oggi con un articolo di Ugo Magri si è addirittura ipotizzato uno scontro fra i difensori per far risiedere il presidente Berlusconi a Roma o Milano. A parte che la prospettazione è di per sé risibile poiché non è certo facoltà degli avvocati bensì del giudice stabilire dove l’eventuale affido sarà concesso, ma il luogo per gli avvocati è del tutto irrilevante. Comunque – proseguono – non c’è stata mai la benché minima differenziazione sulle strategie da adottare che sono sempre state tutte condivise e concordate in ottima armonia e piena collaborazione. Mai vi è stata una sola ragione di dissidio nel collegio di difesa nè mai vi è stata una decisione assunta in contrasto”.

Ma se i legali sono a lavoro tentando una soluzione e smentendo le voci su presunti litigi, c’è chi invece in queste ore racconta aneddoti simpatici. Sallusti, ospite a Ferrara di ben 5 club “lionisti” racconta, qualcosa di insolito sul Cavaliere. Lo riporta Italia Oggi:

Sallusti aveva appena pubblicato un Sallusti aveva appena pubblicato un editoriale al vetriolo contro il presidente della Camera che stava tentando di disarcionare il Cavaliere. E che succede? «Berlusconi», racconta Sallusti, «non commentò con me quell’editoriale ma ricevetti una sua telefonata che mi suggeriva di scrivere un articolo di scuse a Fini. Poi, dopo mezz’ora, ricevetti un’altra telefonata: era lui che parlava sottovoce, mi disse: «sono in bagno», giustificando così quel tono basso di voce per non farsi sentire e poi aggiunse di non tenere conto della precedente chiamata, era stato costretto a farla. Anche allora c’erano le colombe».

Sallusti  ha anche difeso il “suo stile di giornalismo”:

Difende Silvio ma anche il suo modo di fare giornalismo di battaglia: » Si tende ad identificare il mio Giornale con Berlusconi, ma si dimentica che anche il Corriere della sera dipende da Banca Intesa, Fiat ed altri e così Repubblica ha i suoi padroni, per cui quello che si scrive dipende dall’editore e la verità non esiste. Possiamo dire che purtroppo la prassi in Italia è scrivere il peggio di una situazione o di una persona così da farla apparire solo negativa; se lo faccio io però sono la macchina del fango, se lo fanno le altre testate, è giornalismo. Beh, spesso è a questo che mi ribello, anche in tv, non lo accetto».

Intanto la rete si scatena e immagina il Cavaliere ai servizi sociali:

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L’amnistia riguarderà Berlusconi? La Cancellieri pensa proprio di no

cancellieri-tuttacronacaE’ stata intervistata da Radio24, nel corso del programma Mix24, il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri che, alla domanda se fosse possibile che un’eventuale proposta di amnistia e indulto riguardi Silvio Berlusconi ha risposto “penso proprio di no”, assicurando anche di non aver avuto “nessuna pressione dal Quirinale”. Non è la prima volta che il ministro Cancellieri respinge l’ipotesi che l’ex premier leader del Pdl possa beneficiare di un eventuale indulto o amnistia. “E’ una falsa idea”, aveva detto in occasione dello scontro tra il M5s e il Colle dopo l’apertura di Napolitano alle misure straordinarie per risolvere l’emergenza carceri. Il ministro ha proseguito spiegando che “Ho le idee chiare sulla legge da proporre”, sottolineando che il target potrebbe toccare 20mila detenuti, come avvenuto in casi precedenti, e aggiungendo che il termine dei “quattro anni potrebbe essere una traccia”. Ha quindi aggiunto: “Risolveremo i problemi delle carceri rispettando i termini”, ha spiegato il ministro in merito alla scadenza del maggio 2014 imposta dalla Corte di Strasburgo sull’emergenza del sovraffollamento carcerario. Il ministro ha quinid concluso: “La giustizia spettacolo è un problema: in questi anni ci sono stati eccessi, momenti pesanti, ma non dimentichiamo quello che ha funzionato”. “Tortora è il caso che ha fatto più male, il primo e il più doloroso. Poi ce ne sono stati altri, ma non facciamo nomi”, ha aggiunto.

Schettino ripeteva “Ho fatto un guaio”: così il primo teste al processo

schettino-processo-tuttacronacaSono riprese le udienze stamattina a Grosseto per il processo sul naufragio della Concordie ed è stato ascoltato il primo teste, Giovanni Iaccarino, primo ufficiale di coperta, capo guardia della nave al momento del naufragio del 13 gennaio 2012 al Giglio e diretto assistente di Schettino nelle operazioni di bordo. Fu proprio Iaccarino, compaesano del Capitano, a recarsi ad accertare che sale motori e pompe di sentina erano allagati e a comunicare alla plancia di comando le irreparabili avarie causate dall’urto contro gli scogli. Tra le prove dell’accusa vi è materiale video girato sulla Costa Serena, nave gemella della Concordia, dove i testi furono interrogati per ricostruire i momenti del naufragio. In quell’occasione, Iaccarino raccontava cosa accadde in plancia dopo l’urto con gli scogli del Giglio. Il primo ufficiale di coperta ricorda di essere andato “nella plancia di comando” dopo l’urto e di aver notato che gli strumenti indicavano che la nave “era passata da 16 nodi di velocità a nove”. “Guardai la carta nautica e vidi che eravamo su un fondale vicino agli scogli del Giglio. Ho guardato il pannello ed era pieno di lucine rosse. Poi il comandante Schettino si è messo le mani ai capelli ed ha detto: ‘Ho fatto un guaio'”.  Al momento dell’urto il teste era a riposo “in cabina”, assieme all’ufficiale cartografo Simone Canessa: “giocavamo alla playstation mentre avvertimmo una sbandata della nave a dritta, poi a sinistra. Caddero materiali, la sensazione era di aver preso una secca o di aver fatto una collisione. Fu questa l’impressione che ebbi all’istante”. Così Giovanni Iaccarino testimoniando al processo ha ricordato il momento dell’impatto.

“E se qui allaga? ‘Dobbiamo portar via il belin (ndr, dobbiamo andarcene)’: mi ricordo questo commento, in dialetto genovese, di un ufficiale di macchina durante una discussione circa due mesi prima quando fu fatta un’esercitazione a bordo della Costa Concordia, simulando la rottura di un portellone a poppa per un colpo di mare”. Iaccarino, ricordando la simulazione a qui aveva preso parte anche Schettino assieme al gruppo di ufficiali dibordo, riferisce che il comandante credeva che “se non abbiamo il generatore 1, 2, 3, abbiamo il 4, 5 e 6. Ma non era così. E infatti Schettino diceva: ‘Qua non c’abbiamo niente, ma la nave non è ridondante?'”. “Schettino – ricorda il teste – paragonava le navi” su cui aveva navigato ipotizzando che “sulla Costa Atlantica la nave avrebbe galleggiato” mentre la Costa Concordia, avendo i compartimenti motori concentrati, non l’avrebbe potuto fare. “A questo punto l’ufficiale genovese se ne uscì con la frase scurrile chiosando così la discussione”. In aula, il primo ufficiale di coperta ha anche portato il confronto con la nave Costa Atlantica “dove i compartimenti elettrici sono separati, sono a poppa e a prua” spiegando che, a differenza della Costa Concordia, questo significa che la nave, in caso di avaria su un lato, avrebbe comunque mantenuto possibilità di propulsione e quindi sarebbe rimasta governabile. Ma Schettino e i suoi ufficiali, nel corso dell’esercitazione, avevano potuto verificare che questo non era possibile per la Costa Concordia. Iaccarino ha anche detto che “Schettino voleva fare il passaggio ravvicinato al Giglio già la settimana prima. Ma non fu possibile perchè non c’erano le condizioni adatte, c’era troppo mare e l’idea fu abbandonata”. Il giorno del naufragio, però, l’inchino non compariva negli avvisi ai passeggeri. Stessa cosa, ha riferito, era successa la settimana prima: “Anche quel giorno lì il passaggio non era nel programma di attività comunicato ai passeggeri ma fu deciso la sera stessa”. “Il passaggio venne pianificato la sera stessa, non era nei programmi ufficiali”. Per effettuare il passaggio ravvicinato, Schettino ordinò una variazione di rotta che la sera del 13 gennaio 2012 comportò di navigare a 0,5 miglia dall’isola anzichè a 5 miglia, come normalmente previsto nei programmi, al centro del canale dell’Argentario. Il teste ha riferito anche che furono gli ufficiali a bordo a farsi carico della nuova rotta. Ufficiali tra cui era presente anche il cartografo Simone Canessa che la tracciò sulle carte nautiche a disposizione, tenendo anche presente l’ordine di dover chiamare il comandante, che si sarebbe recato a cena in uno dei ristoranti presenti, appena la nave fosse nei pressi dell’isola.

Nella sua ricostruzione su quanto accadde, aveva raccontato: “Scesi ai ponti inferiori e di corsa feci i controlli in sala macchine. Vidi che i generatori diesel 1, 2 e 3, la centrale elettrica e i Pem, i propulsori elettrici della nave, alimentati dai generatori a diesel, erano allagati. Dentro di me ebbi la sensazione che la nave era persa. Dissi la situazione per telefono a Canessa, l’avrebbe detto al comandante. La situazione era grave”. I controlli furono fatti undici minuti dopo l’urto. “Fu il comandante in seconda Bosio a dirmi di andare a vedere sotto – ha detto Iaccarino -, Schettino credo che non si oppose, se no non ci sarei andato”. Durante l’ispezione il teste vide che “dall’altra parte” delle paratie “c’era il mare” e si convinse che anche “i generatori diesel 4, 5 e 6 erano allagati” e perduti. Mentre l’ufficiale scendeva i ponti “ci fu un blackout, c’erano solo luci di emergenza”. “L’acqua continua a salire”, diceva Iaccarino al comandante in seconda Bosio, raggiunto via radio. Iaccarino nel video ricorda di aver però sentito un annuncio tranquillizzante. L’annuncio fu diramato a bordo alle 22.04. Alla procura di Grosseto è giunta, da parte del Codacons, una denuncia relativa ai file consegnati da Costa Crociere ai periti nel corso delle operazioni peritali in sede di incidente probatorio. “Nello specifico – spiega il Codacons – si tratta dei file relativi ai test obbligatori di collaudo del generatore di emergenza, da compiersi settimanalmente e che – proprio quelli relativi alle 10 settimane prima del naufragio – risultano modificati due mesi dopo l’incidente, in data 13 marzo 2012, e tutti nello stesso momento, ossia nell’arco di poche decine di secondi, per giunta con l’inserimento di valori tutti identici, come per la temperatura dell’acqua e per la temperatura dell’olio”. “Proprio il malfunzionamento del generatore di emergenza quale possibile causa o concausa del tragico epilogo del naufragio in termini di vite umane – aggiunge l’associazione – è uno dei principali aspetti sui quali il Codacons si sta battendo sin dall’inizio del processo, ed evidentemente non è un caso che alterazioni dei dati riguardino proprio tale fronte”. L’associazione ha chiesto alla Procura di Grosseto di aprire una indagine urgente, accertando i fatti e le relative responsabilità e disponendo il sequestro immediato della documentazione.

“Per me libertà e giustizia sociale,

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che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà.”

– Sandro Pertini –

Giudice condannato a pagare 6mila euro: il processo era durato 9 anni

giudice-condanna-multa-tuttacronacaUn giudice del Tribunale di Firenze, Sabina Gallini, è stato condannato dalla Corte dei Conti della Toscana al pagamento di 6mila euro in favore del Ministero della Giustizia. La causa: la durata eccessiva, ben nove anni, di un processo per risarcimento danni legato ad una piscina. E’ Il Tirreno che ha ricordato oggi come il processo fosse iniziato davanti alla pretura di Castelfiorentino il 12 maggio 1997 e finito in primo grado il 29 maggio 2006, davanti al tribunale di Empoli, sezione distaccata di quello di Firenze.  Alla luce dei tempi troppo lunghi, una delle parti coinvolte aveva presentato ricorso alla corte d’Appello di Genova e aveva vinto, ottenendo un risarcimento danni di 6 mila euro dal Ministero della Giustizia. La Corte dei Conti ha ora condannato il giudice a restituire quella cifra allo Stato: “La lunghezza del processo – è scritto nella sentenza toscana, in cui si cita quella ligure – è principalmente ascrivibile a ritardi cagionati dai tempi troppo lunghi intercorrenti tra la fissazione di un’udienza e quella successiva, ed alla stasi della stessa per cinque anni imputabile all’ufficio giudicante”. La Corte dei Conti ricorda anche che “in conseguenza dei ritardi e delle inadempienze rilevate” anche in “tanti altri processi”, in passato il giudice è stato oggetto di sanzioni pure da parte del Csm.

Si rinvia il Decreto legge sul femminicidio. Non morite fino al 2 ottobre!

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I troppi emendamenti rischiano di mettere a rischio il decreto legge sul femminicidio, la discussione intanto è slittata al 2 ottobre, ma a questo punto, servendo la legge di conversione entro il 15 ottobre, potrebbe anche decadere.

Anche perché il dl femminicidio, che è stato approvato lo scorso 8 agosto dal Consiglio dei ministri, contiene diverse norme oltre a quelle per contrastare la violenza di genere: ci sono norme in tema di protezione civile, di commissariamento delle Province, disposizioni per il potenziamento del corpo nazionale dei Vigili del fuoco , di contrasto ai furti a danno di infrastrutture energetiche e di comunicazione. Una eterogeneità che rallenta l’iter.

Non morite prima del 2 ottobre!

Disposta una nuova perizia per la Costa Concordia

costa_concordia_sopralluogo-tuttacronacaE’ stata accolta la richiesta di una nuova perizia sugli apparati della Costa Concordia avanzata sia dalla difesa di Schettino sia dalle parti civili, tra cui il Codacons. A darne comunicato il presidente del colegio Giovanni Puliatti: verrà svolta, previo sopralluogo a bordo, appena il relitto della nave sarà “in condizioni di sicurezza e di galleggiabilità” e verterà, fra l’altro, sugli ascensori e su apparati informatici. MA un supplemento di perizia verrà effettuato anche sulle centraline degli ascensori, materiali che sono già disponibili per essere esaminati. Il tribunale di Grosseto ha inoltre deciso di accettare la richiesta avanzata dall’avvocato Marco De Luca della Compagnia Costa Crociere Spa: verrà quindi autorizzata a rimozione delle eliche e dei timoni della nave. La richiesta era  stata fatta rispetto alle operazioni di rimozione in corso all’isola del Giglio e alla necessità di assettare la nave anche togliendo tonnellate di peso da bordo. Infine, il tribunale ha deciso la restituzione del passaporto e di altri documenti non più sotto sequestro a Schettino oltre a effetti personali tra i quali anche due chiavette da pc che vennero sequestrate l’indomani del naufragio.

L’affondo della difesa di Schettino: chiesta nuova perizia

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L’affondo della difesa di Schettino è chiaro: dimostrare che quella tragica notte sulla concordia qualche apparato che avrebbe dovuto funzionare non funzionò. E ora che la nave è stata rimessa in asse, le verifiche si potrebbero anche effettuare. Il  Codacons appoggia la richiesta, anche se l’ultima parola sarà, naturalmente, della giuria. Secondo l’avvocato Giuliano Liuzzi del Codacons, intervistato a SkyTg24, “la perizia e l’attività svolta dai periti si sono fermate allo scoglio, creando questo nesso di causalità con le morti. A nostro giudizio, si poteva fare di più e meglio. Abbiamo rilevato – continua – dei gravi difetti di funzionamento della nave, in primis delle porte di emergenza e il generatore di emergenza. Anche tempi e inclinazione della nave sono aspetti determinanti di questo processo”.

Ma se da una parte c’è la richiesta di una nuova perizia, dall’altra c’è l’accusa. Francesco Schettino, accusa, infatti, il timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin di non avere eseguito i suoi ordini, che avrebbero evitato la tragedia del Giglio. Nel corso dell’udienza di oggi, Schettino ha reso dichiarazioni spontanee al tribunale sostenendo: “Nel momento in cui ho chiesto al timoniere di mettere il timone a sinistra la nave aveva una accelerazione verso destra. L’errore di non mettere a sinistra, ovvero il ritardo, è la conseguenza dell’errore. Se non ci fosse stato questo, cioè non posizionare il timone a sinistra, di evitare la derapata, non ci sarebbe stato lo schiaffo”.

L’avvocato Francesco Pepe, uno dei legali di Schettino, evidenzia uno degli interrogativi sulla tragedia del 12 gennaio 2012 e rilancia la necessità di nuovi accertamenti tecnici sulla Concordia: “La nave sarebbe dovuta affondare verticalmente. Bisogna capire perché questo non è avvenuto. Ci sono fatti da accertare – ha detto Pepe – come il generatore di emergenza che non ha funzionato, fatto scritto nella perizia, e il mal funzionamento dei bracci delle scialuppe delle porte stagne. Bisogna accertare l’influenza e l’incidenza che questi fattori hanno avuto dopo l’impatto. Il generatore è situato all’undicesimo piano proprio perché non deve essere interessato dall’acqua, ma nessuno ha spiegato perché non ha funzionato”. Il collegio difensivo di Schettino ha avanzato dubbi anche sulle modalità dell’affondamento della nave Concordia: “Per normativa e principi costruttivi doveva affondare verticalmente. Lo fece anche il Titanic, che aveva una falla laterale. Se fosse avvenuto questo non sarebbe accaduto nulla perché si adagiava sul fondo. Ad oggi nessuno sa perché abbia sbandato e sia affondata su un lato. E questo non è imputabile a Schettino”.

“Se non ci fosse stato l’errore del timoniere, di non posizionare i timoni a sinistra, ovvero l’errore di scontrarsi, cioè di evitare la derapata – ha proseguito Schettino nel suo breve intervento durante la discussione fra periti, pm e avvocati – non ci sarebbe stato quello schiaffo”.

Schettino al momento è accusato di: omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, disastro colposo, abbandono di incapace a bordo e mancate comunicazioni alle autorità.

Ma prima di autorizzare le ispezioni, il tribunale deve essere sicuro che la nave sia messa in sicurezza: che sia stabile, oltre che in asse.

«La giustizia è più stuprata di una donna»

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«La giustizia è più stuprata di una donna». La frase agghiacciante è stata esposta sulla vetrina della sede del Pdl a Ravenna e sembra essere davvero un messaggio “fuorviante” sia per l’istituzione della Giustizia, sia per le donne. A denunciare il fatto il deputato Sel Giovanni Paglia che parla di«manifesto farneticante» e ha chiesto l’immediata rimozione. Lo stesso Paglia al Corriere.it ha spiegato: «Questo nel Paese che vive ogni giorno la tragedia del femminicidio, che non riesce a trovare le risorse per finanziare provvedimenti a favore delle donne vittime di violenza, che è ricattato quotidianamente da un pregiudicato per frode fiscale, Silvio Berlusconi».

 

I presunti guai con la giustizia di Matteo Renzi e l’articolo de Il Giornale

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Oggi “Il Giornale” ha redatto un articolo che vorrebbe gettare ombre sul sindaco di Firenze, nel quale si parla di “conti in sospeso” che avrebbe Matteo Renzi con a giustizia. Questo è l’articolo:

Condannato per atti compiuti nell’esercizio delle funzioni di pubblico amministratore. Ebbene sì, anche Matteo Renzi ha qualche problemuccio con la giustizia. È una condanna di primo grado, non definitiva, appellabile.

È vecchia di due anni, ma la magistratura contabile non avverte particolare urgenza di procedere nell’esame del ricorso. Facile dimenticarsi di questa macchia. Eppure la condanna rimane, ovviamente affatto sbandierata dall’apparato comunicativo dell’aspirante segretario del Partito democratico.

La vicenda risale a quando il giovane Matteo era presidente della provincia di Firenze, prima di diventare sindaco del capoluogo. La carriera renziana è lunga, la sua militanza politica nelle file del Movimento giovanile della Democrazia cristiana risale addirittura agli anni del liceo, prima ancora che Silvio Berlusconi scendesse in campo nel 1994. Il secondo passo fu diventare portaborse di Lapo Pistelli, quindi promotore dei Comitati Prodi a Firenze; passò poi alla testa del coordinamento cittadino della Margherita e, infine, alla segreteria provinciale. Aveva 29 anni Renzi quando si insediò a Palazzo Medici Riccardi. Era il 2004 e il curriculum da aspirante membro della Casta lo proiettò giovane sulla sua prima poltrona di prestigio.

La condanna di primo grado giunge nel 2011. La emette la Corte dei conti della Toscana. L’accusa è di danno erariale per l’inquadramento contrattuale di alcuni dipendenti assunti a tempo determinato: tradotto in lingua corrente, significa assunzioni clientelari. Alcuni membri dello staff del presidente sarebbero stati inquadrati in una categoria superiore a quella dovuta, con relativi stipendi gonfiati.

La procura della Corte contabile aveva contestato alla giunta Renzi un danno erariale di 2.155.000 di euro, ridotto dai giudici di primo grado a un risarcimento di 50mila euro. Di questa somma, circa 14mila sono stati posti a carico del rottamatore e 1.000 al suo vice di allora, Andrea Barducci, oggi promosso presidente della Provincia medesima. Il resto è stato addebitato a ex assessori e funzionari dell’ente locale. Le persone condannate sono 21; nove dei 30 indagati sono stati archiviati.

Renzi contestò pesantemente il lavoro della procura contabile: «Una ricostruzione fantasiosa e originale». E adesso invece ci viene a ripetere che le sentenze vanno rispettate, non si discutono, si accettano in silenzio, si applicano punto e basta.

Fin quando una sentenza non è definitiva lo stato di diritto consente ogni tipo legale di opposizione. L’articolo poi continua:

I giornali locali sono stati ben lieti di ospitare la propaganda renziana: la Provincia ha risparmiato, i dirigenti sono stati dimezzati, il personale è sceso, la colpa è di un dirigente che ha sbagliato l’inquadramento delle segretarie. Operazione scaricabarile, secondo lo stile del rottamatore. Nessuno tuttavia gli ha sentito dire: accetto la sentenza, la giustizia faccia il suo corso, auspico tempi brevi per il processo di appello. Del quale, a due anni dal verdetto di primo grado, si è persa ogni traccia.

Ma la Corte dei conti ha dovuto occuparsi anche delle spese di rappresentanza del giovane presidente della provincia di Firenze. Le ha denunciate un dipendente di Palazzo Medici Riccardi che ha il dente avvelenato con Renzi. Il suo mandato è costato ai contribuenti fiorentini 600mila euro in cinque anni tra viaggi, ristoranti, regali, ospitalità: una visita negli Stati Uniti nei giorni in cui Obama fu eletto presidente è costata 70mila euro.

La Provincia aveva dato a Renzi una carta di credito con un plafond di 10mila euro mensili. I magistrati contabili sono andati a caccia dei giustificativi, ricevute e scontrini. Quando mancavano, il capo di gabinetto autorizzava ugualmente gli esborsi: «Spese regolarmente eseguite in base alle disposizioni contenute nel disciplinare delle attività di rappresentanza istituzionale». Renzi ha fatto felici le migliori cucine di Firenze: 1.300 euro alla pasticceria Ciapetti, 1.855 euro alla Taverna Bronzino, 1.050 euro da Lino e 1.213 al Cibreo.

Sotto inchiesta sono finiti anche i 4,5 milioni che la provincia ha elargito alla Florence Multimedia, società che svolge attività di comunicazione e informazione per la provincia. La domanda, come amava ripetere Antonio Lubrano quando si occupava dei diritti dei consumatori e degli sprechi della pubblica amministrazione, sorge spontanea: ma non bastano gli organici dell’ufficio stampa?

Premesso che, nel caso di Renzi, siamo solo in presenza di un giudizio di  primo grado e non di una sentenza definitiva, gravissime appaiono le accuse de “Il Giornale” che addebita a Renzi la compartecipazione ad “assunzioni clientelari” ancora tutte da verificare prima della sentenza definitiva. Ferme rimanendo le valutazioni che vorrà fare il giudice della Corte dei Conti si tratterebbe per Renzi di aver apposto delle firme di convalida su scelte fatte nell’ambito degli specifici uffici del Comune. Questo nulla può togliere alla responsabilità generale e propria del sindaco, ma occorre verificare, prima di esporlo, con tanta facilità, a giudizi mediatici, se ci sia stata la volontà di Renzi di  partecipare a un illecito con conseguente danno erariale.  Non si tratta del fatto che Renzi abbia – motu propriu – gonfiato gli stipendi”, ma soltanto di verificare se le nomine fossero avvenute in modo ineccepibile. Lo stipendio più elevato in questi casi è solo una conseguenza della nomina  che a giudizio concluso eventualmente con condanna del Comune, andranno risarcite allo Stato. Ma quello che è necessario distinguere è che non siamo di fronte a condanne penali per frode fiscale, ma a eventuali danni erariali che possono essere estinti rifondendo il quantum ed eventualmente con una sanzione pecuniaria accessoria.

Per quanto riguarda poi le inchieste promosse per l’attività di Renzi come presidente della provincia di Firenze è gravissimo gettare fango addosso a qualcuno che non è neppure rinviato a giudizio.

Quando la giustizia funziona: arrestati e condannati in 24h

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Arrestati e condannati in 24h in Italia! Sembra quasi incredibile, invece è accaduto in Lomagna, nel centro della Brianza in provincia di Lecco. Nella notte tra domenica e lunedì, i carabinieri insospettiti da luci e rumori provenienti da una villa, sono intervenuti, inseguendo e arrestando tre uomini: Domenico Arabia, 62 anni, originario della Calabria ma residente a Monza; Giovanni Ferrara, 63 anni, originario di Messina ma residente a Bellusco (Monza e Brianza); e Saverio Lovecchio, 57 anni, originario della provincia di Matera ma residente a Ronco Briantino (Monza e Brianza). La rapina aveva fruttato 50 mila euro in gioielli che sono stati prontamente restituiti dopo il recupero della refurtiva. I tre poi sono stati processati per direttissima e condannati a 1 anno e 2 mesi ai domiciliari. E’ proprio il caso di stupirsi ed esclamare “quando la giustizia funziona!”

Berlusconi dal bunga bunga al bondage?

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Il presidente della Commissione di Vigilanza Rai e deputato del M5S Roberto Fico, in apertura del videoforum su Repubblica.it ha affermato:

“Napolitano dopo la sentenza di Berlusconi ha espresso la volontà di fare la riforma della giustizia: lo trovo gravissimo. Secondo noi questo è impossibile”.

Sempre Fico ha sottolineato che quello del presidente della Repubblica “È stato un comportamento poco decoroso ed è normale che ora il Pdl faccia pressing perché ora ci sia la riforma”.

Il deputato pentastellato ha poi posto l’attenzione sull’immensa copertura politica di Silvio Berlusconi:  “Sui giornali si legge delle tensioni, della destra opposta alla sinistra, ma la situazione reale non è questa: Berlusconi ha la più grande copertura politica che è il Pd. In Parlamento c’è una calma piatta: l’ultimo esempio è l’emendamento appena presentato dal Movimento 5 stelle contro la legge Salva-Previti: Pd e Pdl hanno votato entrambi no e questo è incredibile. Lo scontro di cui leggiamo non c’è”. Per Fico Pd e Pdl “fanno un gioco erotico estremo molto pericoloso che si chiama bondage: con una corda al collo si stringono e si lasciano l’uno con l’altro fino a quando non muore prima l’uno e poi l’altro”.

Fico conclude:  “Il Pdl è più trasparente. Il Pd, che ha una storia e un’ideologia, non è più quello che dice di essere. È il Pd che governa con un condannato per frode, mica il Movimento 5 Stelle. Il Pd è subdolo, strisciante e falso”.

Condannato all’attacco: riforme giustizia o voto. E’ crisi?

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La miglior difesa è l’attacco e così Berlusconi non si tira indietro e dopo la guerra dei 20 anni che si è conclusa con una sconfitta, torna a indire una nuova battaglia. «Fango» gettato «su di me e sulla mia famiglia», questa «non non si può chiamare giustizia». L’ex premier non accetta la sentenza della Cassazione e rilancia «Sentenza basata sul nulla per eliminarmi».  Ora la nuova parola d’ordine è “riforma della giustizia”. Berlusconi spiega che farla è «un dovere» a cui non ci si può sottrarre e per questo «siamo pronti a nuove elezioni». Un messaggio chiaro, ribadito poco dopo da Alfano: «Per difenderci siamo pronti a presentare le dimissioni dal governo». E’ crisi?

BEPPE GRILLO: chiusura completa per Beppe Grillo a qualsiasi ipotesi di riforma della Giustizia fatta con il Pdl. “Nessuno si azzardi a modificare la Giustizia insieme al partito capeggiato da un delinquente”, scrive infatti il leader del Movimento 5 Stelle sul suo blog. “Il M5S non starà a guardare, né si limiterà a interpellanze parlamentari, ma mobiliterà i suoi elettori. La Costituzione non si tocca. Messaggio inviato. Quirinale. Messaggio inviato”. “Le coincidenze non esistono e questa fretta di riformare la Giustizia dopo la condanna di Berlusconi è altamente sospetta. Letta Nipote la vuole. Servirebbe a tirare a campare. Capitan Findus Letta ama Berlusconi, grazie a lui è diventato presidente del Consiglio, senza diventerebbe come la descrizione che Bossi diede di Miglio ‘una scoreggia nello spazio’, ha persino invitato a votarlo al posto del M5S alle elezioni politiche ‘Meglio il Pdl piuttosto che il M5S'”, scrive Grillo nel suo post, intitolato ‘Il Fantino della Repubblica’ corredato da fotomontaggio di un Berlusconi sorridente che sprona da una biga un cavallo da corsa con il volto del premier Enrico Letta. “Deve tenere il pallino del governo delle larghe intese voluto da Napolitano. Difficile ritornare nel retrobottega a giocare a Subbuteo invece di fare annunci quotidiani, puntualmente disattesi, con tweet ripresi in modo entusiasta da tutti i giornalai nostrani. I famosi Lecca Letta”, è la stilettata di Grillo, secondo il quale “la condanna per frode fiscale per Mediaset ha una conseguenza. La revoca delle concessioni delle frequenze televisive nazionali che non possono essere assegnate a un pregiudicato. Per le sue comparsate a reti unificate gli resteranno sempre le reti Rai a guida pdmenoellina”. “C’è però un’altra revoca quella di Cavaliere della Repubblica, un titolo impensabile per un condannato. Potrebbe essere sostituito da Fantino della Repubblica, più appropriato”, continua il leader di M5S precisando come “accanirsi contro Berlusconi sia però ingeneroso. In 20 anni non ha fatto tutto da solo”. Per questo, è la sua conclusione, “questo governo e questo parlamento non sono legittimati a modificare le regole del gioco. La Costituzione non può in alcun modo essere modificata da un partito di nominati guidati da un pregiudicato”.

 

 

 

Quel pasticciaccio della Commissione Giustizia: passo indietro su stalker

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Dopo il pasticcio in Commissione che ha approvato l’annullamento della carcerazione preventiva per il reato di stalking, ora già si lavora a un aggiustamento del testo non appena questo arriverà in Parlamento. Passo indietro e tutto da rifare. In particolare, ora, Pd e Fratelli d’Italia hiedono anche di innalzare la pena massima per stalking.

Ma da dove ha avuto origine l’idea?

Qualche giorno fa, in Commissione Giustizia, è stato approvato all’unanimità un emendamento presentato da Lucio Barani che sposta il carcere preventivo per reati la cui pena è di 5 anni contro i 4 attuali. L’emendamento aveva l’intento di svuotare le carceri… ma in questo modo ha riempito le case di quelle donne costrette a imprigionarsi per fuggire alla follia di uomini possessivi e incapaci di elaborare una separazione.

Il governo, dopo la polemica, ha deciso per la retromarcia. Scrive sulla Stampa Flavia Amabile:

La Camera ha promesso di intervenire non appena la commissione Giustizia riceverà il provvedimento svuota-carceri dentro cui è contenuta la modifica che sta creando sconcerto. Ma dieci giorni fa venne accolto da tutta la maggioranza, con parere favorevole del governo, l’emendamento presentato da Lucio Barani (Gal) che spostava il tetto per il carcere preventivo dai 4 ai 5 anni, modificando l’articolo 280 del codice di procedura penale.

A difendere il provvedimento, così, è rimasto il solo Barani, che parla di una battaglia di civiltà. Ancora Flavia Amabile:

Barani ha difeso il suo emendamento sostenendo che «la battaglia contro la carcerazione preventiva è una battaglia di civiltà, a oggi che io sappia non c’è nemmeno uno stalker in custodia cautelare in carcere». Ma la sua voce è rimasta isolata. Era stata la Lega il 24 luglio a sollevare per prima la questione in Senato esponendo cartelli: «Attente, donne: stalker in circolazione». Poi sono arrivate le reazioni di tutti gli altri. Donatella Ferranti del Pd e presidente della commissione Giustizia della Camera, promette di modificare il provvedimento. Le senatrici del Pd, che hanno approvato l’emendamento prima in commissione e poi in aula, definiscono la conseguenza della modifica «una contraddizione in termini ed è assolutamente prioritario allontanare l’aggressore per proteggere la vittima».

Carlo Giovanardi, senatore del Pdl, sostiene che eventuali provvedimenti nei confronti del persecutore «possono addirittura far da detonatore per gesti estremi» e che, quindi, l’unica salvezza è «un programma di protezione che consenta alla potenziale vittima di trovare una nuova residenza e un nuovo lavoro».

 Ma gli altri reati resterebbero fuori… Pasticcio su pasticcio?

Travaglio su Berlusconi: “Domani è un altro porno”

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“Domani è un altro porno”, con questo titolo Marco Travaglio prova a raccontare gli esiti o meglio i non esiti della sentenza della Cassazione sul processo Mediaset.

“Orsù, signori del Pd, non vi agitate. Comunque vada a finire il processo Mediaset in Cassazione, cambia poco o nulla. Siamo in Italia, mica in un Paese serio. Altrimenti oggi si processerebbe un vecchio pensionato della politica, già da tempo allontanato dai suoi compari di partito per questioni di decenza e isolato dalle opposizioni (pare che nei Paesi seri esistano, e si oppongano pure) e dalle massime cariche dello Stato, che rifiuterebbero di stringergli la mano e farsi fotografare con lui per motivi igienici. Ma, appunto, siamo in Italia: dunque non c’è nulla che la Corte possa aggiungere sul conto del-l’illustre imputato che già non si sapesse prima. Nulla che possa precludergli ciò che una legge del ’57 e i principi di disciplina e onore fissati dalla Costituzione avrebbero dovuto da sempre impedirgli: fare politica. Se la Corte annulla la sua condanna con rinvio a un nuovo appello, il reato cade in prescrizione (e sarebbe la nona volta). Se la Corte annulla la condanna senza rinvio (pare che il giudice relatore sia un annullatore impenitente), B. è salvo per un altro paio d’anni, finché non arriva in Cassazione il processo Ruby. (…)

Lui dice che vuole andare in galera, tanto sa benissimo (la legge Cirielli l’ha fatta lui) che non ci andrà mai neppure se insiste. Ci sarebbe, è vero, l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. Ma intanto deve passare dal voto della giunta e dell’aula del Senato, dove col voto segreto può succedere di tutto: anche che il partito unico Pdmenoellepiùelle trascini la cosa alle calende greche sino a fine legislatura (come a fine anni 90 con Dell’Utri) o addirittura respinga la sentenza definitiva innescando un conflitto di attribuzioni dinanzi alla Consulta dai tempi biblici. (…)

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E B., pur eletto, in Parlamento non mette mai piede (ha il record mondiale di assenteismo: 99,84%). In ogni caso, nessuno gli impedirebbe di presentare alle elezioni una lista Pdl o Forza Italia o Forza Gnocca o Forza Frode con su scritto “Berlusconi Presidente” e, in caso di vittoria, intestare il governo al solito prestanome (magari la figlia) in attesa che scada l’interdizione e qualche servo si dimetta per farlo eleggere al suo posto. Dunque, signori del fu Pd, cos’è tutta questa agitazione? Che sia un delinquente lo sappiamo tutti da anni, basta leggere una sola delle sue sentenze di prescrizione o di assoluzione perché si era depenalizzato il reato. L’unico pericolo per il governo sarebbe un vostro colpo di reni: un leader, ad averlo, che si alzasse in piedi e dicesse “con quel delinquente non possiamo restare alleati un minuto di più”. (…)

Ora è tardi. E B. il governo Letta non ve lo fa cadere manco se lo condannano, tanto comanda lui e la faccia la mettete voi. Il peggio che può capitarvi è sputtanarvi un altro po’ con i vostri elettori superstiti, ma anche qui il più è fatto. Dunque state sereni. Fate come lui che la sa lunga: se fa casino è solo per spaventare la Corte, caricandola di responsabilità che toccherebbero ad altri, e per ricattare il Pd e il Colle. Così domani incasserà l’ennesimo premio-fedeltà: tipo un’amnistia o una mezza grazia alla Sallusti che gli commuti la pena cancellando l’interdizione. Tranquilli, ragazzi. Domani, comunque vada in Cassazione, è un altro porno.”

Il femminicidio può continuare? Niente custodia cautelare per gli stalker

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Allibisce la novità introdotta al Senato, nel cosiddetto decreto legge “svuota carceri, ” in cui è stata annullata la custodia cautelare in carcere per chi commette il reato di stalking,  per chi rende falsa testimonianza e per il finanziamento illecito ai partiti.

Le conseguenze di questa modifica, fortemente voluta dal Pdl,  prevedono inoltre che non ci sarà più la custodia cautelare in carcere nemmeno per l’abuso d’ufficio (la pena massima di questo reato era stata portata a 4 anni nella precedente legislatura), per il favoreggiamento, la contraffazione, l’introduzione nello Stato e la vendita di marchi contraffatti. Tutti questi reati, infatti, prevedono una pena massima di 4 anni.

 Dove sta andando a finire la giustizia in Italia? Chiuse tra le mure domestiche devono rimanere le donne vittime di stalking? Può essere ancora considerato  questo un  Parlamento al servizio dei cittadini? E di quali cittadini?

La protesta di un uomo salito su una gru a Milano: “giustizia, giustizia”

giustizia-milano-uomosugru-tuttacronacaI vigili del fuoco e i carabinieri sono giunti in piazza Duca d’Aosta, davanti alla Stazione Centrale a Milano dove un uomo è salito su una gru. L’uomo, che dovrebbe avere circa 40 anni ma di cui i militari non sono ancora in grado di fornire le generalità, continua a gridare “giustizia, giustizia”. Non se ne conosce la motivazione.

Abu Omar. L’ong che sprona l’Italia a continuare gli sforzi in nome della giustizia

abu-omar-hrw-tuttacronacaDopo che è stata resa nota che l’ex capocentro della Cia a Milano, Robert Seldon Lady, è stato liberato a Panama, la ong Human Rights Watch ha lanciato una appello all’Italia “a continuare gli sforzi per ottenere giustizia rispetto agli abusi compiuti dalla Cia”. HRW afferma: “L’Italia ha fatto la storia come primo Paese a processare, e condannare, funzionari per le rendition e le torture” e “dovrebbe arrivare alla fine del processo di accertamento delle responsabilità cominciato”.

Condannato a tre anni di reclusione il sacerdote amico dei Berlusconi.

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Don Gabriele Corsani, 45 anni, economo del collegio salesiano di Pavia, è stato condannato a tre anni di reclusione con rito abbreviato per  violenza sessuale su un ex allievo.

Chi è il religioso?

Silvio Berlusconi e Don Gabriele si erano conosciuti nel 2002 dai Salesiani dove  l’ex presidente del Consiglio ha studiato e con i quali era sempre rimasto legato. Il religioso è stato vicino alla famiglia Berlusconi in molti momenti importanti: è stato il primo ad accorrere  a casa di Rosa Bossi Berlusconi, madre di Silvio Berlusconi, alla notizia della sua morte nel febbraio 2008 a Milano. Un anno dopo,  il religioso aveva concelebrato ad Arcore la Messa funebre di Maria Antonietta Berlusconi, sorella dell’allora premier.

Chi ha denunciato Don Gabriele Corsani?

Un ragazzo di 24 anni che ha trovato il coraggio di raccontare la sua verità. Secondo l’accusa, il il sacerdote aveva attirato in una stanza l’ex allievo, di una scuola di ispirazione cattolica del milanese, proponendogli di dormire insieme per poi palpeggiarlo. Il ragazzo era poi riuscito a fuggire. Tra le testimonianze c’è anche quella di un 19enne che non aveva mai denunciato il sacerdote che però avrebbe affermato che don Gabriele aveva tentato di baciarlo sulle labbra. Per questa seconda accusa il religioso è stato assolto, mentre è stato condannato a tre anni per la violenza nella stanza d’albergo.

Come mai chi è vicino al Cavaliere prima o poi finisce in uno scandalo sessuale? Come mai chi è vicino a Berlusconi prima o poi ha problemi con la giustizia?

Obama dopo l’assoluzione di Zimmerman: tempo di “calma riflessione”

obama-trayvor-tuttacronacaSi discute in America dopo l’assoluzione di George Zimmerman, la guardia che il 26 febbraio 2012 a Sanford, in Florida, uccise con un colpo di pistola il diciassettenne afroamericano Trayvon Martin. Nel dibattito è entrato anche il presidente Barack Obama, che ha chiesto rispetto per la famiglia del giovane. “La giuria ha parlato”, ha dichiarato prima di lanciare un appello per una “calma riflessione”. “Dobbiamo ora chiedere a noi stessi – ha detto Obama – se stiamo realmente facendo tutto il possibile per aumentare la comprensione reciproca all’interno della nostra comunità”.

Che giustizia vogliamo se uccidere un 17enne non è reato?

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L’Italia non brilla sicuramente per la giustizia. Nel nostro Paese sicuramente  i tempi sono lunghi e anche alcune sentenze sembrerebbero a volte non ripristinare il giusto equilibrio sociale… eppure sembra proprio che sia l’intera giustizia mondiale a non godere di ottima salute. Se in Sudafrica Pistorius, dopo aver ucciso la fidanzata forse per errore, forse per gelosia, forse per follia può continuarsi ad allenare tranquillamente e se negli Usa viene assolto chi ha ucciso un 17enne disarmato, bisogna iniziarsi a interrogare sul senso di giustizia.

E’ notizia delle ultime ore che George Zimmerman, la guardia che il 26 febbraio 2012 a Sanford, in Florida, uccise con un colpo di pistola il diciassettenne afroamericano, Trayvon Martin è stato assolto. Una corte formata da sei donne dopo 16 ore di camera di consiglio lo ha riconosciuto innocente e soprattutto ha riconosciuto che l’uomo agì per legittima difesa. Assolto dopo aver stroncato la vita a un 17enne afroamericano che forse aveva la colpa di passeggiare con il cappuccio della felpa alzato sulla testa. Assolto dall’omicidio preterintenzionale, per cui rischiava l’ergastolo. Assolto dall’accusa di omicidio colposo, per cui rischiava da 10 a 30 anni di carcere.

«Lei non ha più nulla a che fare con questa corte, è libero, può andare»: con queste parole il giudice ha posto fine ad uno dei processi più seguiti negli ultimi decenni di storia americana. Un processo che potrebbe anche riaccedere una guerra fra diverse comunità quella afroamericana e quella ispanica da cui proviene Zimmerman.

Dobbiamo forse rivedere i nostri valori? Dobbiamo riscrivere il diritto? Dobbiamo iniziare a pensare che un sospetto possa essere considerato sufficiente per uccidere una persona? Possiamo pensare che dobbiamo sdoganare alcuni reati perché sono ormai perpetrati normalmente e hanno perso nell’opinione pubblica la configurazione di crimine e sono semplicemente fatti? Dobbiamo pensare che la prostituzione non è un crimine contro le donne? O che uccidere la propria fidanzata sia solo un tragico errore? Dobbiamo immaginarci che l’appropriazione indebita di denaro pubblico non sia più un illecito, ma un privilegio di chi lo può compiere? Che giustizia vogliamo? Quali sono i valori che vogliamo tramandare alle generazioni future?

 

Ritenuto colpevole di stupro e omicidio: 17enne sepolto vivo

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Degli indigeni boliviani hanno applicato la loro giustizia sommaria seppellendo vivo un 17enne, Santos Ramos, ritenuto colpevole di aver stuprato e ucciso una donna di 35 anni. La polizia e i procuratori, al corrente della violenza, si stavano recando al villaggio del giovane, ma non hanno potuto raggiungerlo perchè la strada era stata bloccata dalla comunità a cui apparteneva la donna. I concittadini hanno quindi provveduto a sepellire la vittima e a gettare nella fossa anche Santos, mentre i leader delle comunità indigene imponevano il silenzio e proibivano d’informare gli esterni. Stando a un portavoce, le forze dell’ordine avevano individuato Ramos come possibile autore dell’omicidio di Leandra Janco Arias, ma la comunità ha preferito farsi da sè giustizia. La città rurale di Colquechaca, con i suoi circa 5000 abitanti,  sorge 333 chilometri a sud est di La Paz e appartiene alla provincia di Potosi. Nella stessa area, solo pochi giorni prima, era accaduto un evento simile: due uomini avevano ribato un’auto e ucciso l’autissta. Catturati dagli abitanti del villaggio mentre tentavano di vendere la vettura, uno è stato impiccato e lapidato, l’altro bruciato vivo. I linciaggi, in Bolivia, sono frequenti soprattutto nelle aree urbane rurali e povere dove c’è poca presenza di forze di polizia e dei funzionari giudiziari e gli abitanti creano una comunità entro cui essere protetti. La Costituzione in vigore dal 2009 riconosce la giustizia indigena e ai capi delle comunità rurali è concessa l’autorità di giudicare reati secondo i loro costumi ancestrali, ma non viene riconosciuta la “giustizia-spettacolo”.

Romanzo Criminale a Roma: tre sparatorie in un giorno

sparatorie-romaGiornata in stile Far West a Roma e dintorni, con tre persone uccise e una ferita gravemente. Si è iniziato questa mattina con l’omicidio del 62enne Claudio D’Andria, freddato per strada a colpi di pistola davanti alla sua abitazione. Alcuni testimoni hanno parlato di due persone arrivate in strada a bordo di uno scooter, un’altra persona ha riferito di aver visto una persona fuggire a piedi nel parco. L’uomo avrebbe un piccolo precedente per droga risalente al 2004.  Nel pomeriggio si è invece svolta una vera e propria esecuzione a Focene, alle porte della capitale. Pietro Rasseni, 40enne con piccoli precedenti per furto e spaccio, è stato ucciso sull’uscio di casa, sotto gli occhi della moglie e del figlio di 10 anni. Subito dopo gli spari, ha riferito un testimone, un uomo è scappato a bordo di un motorino. Si è appreso che la vittima era nota alla gisutizia, con la quale era finita nei guai nell’aprile del 2006 quando aveva forzato un posto di blocco sul Grande Raccordo Anulare. Dopo un lungo inseguimento, durante il quale aveva speronato tre volanti della Stradale e percorso 500 metri contromano, provocando otto ferimenti, era stato arrestato. Infine, poco prima delle 20, ad Anzio, sul litorale romano, si è consumata la terza sparatoria, che si è conclusa con un morto ed un ferito grave. La vittima si chiamava Daniele Righini, aveva 32 anni e un precedente per furto. L’altra persona coinvolta nella sparatoria è Massimiliano Cencioni, suo coetaneo, rimasto gravemente ferito al torace. I due erano a bordo di una Peugeot in corso d’Italia quando sono stati raggiunti dai colpi di pistola. Secondo le prime testimonianze, ancora poco chiare, i killer potrebbero essere scappati a bordo di uno scooter. Anche in questo caso, si stanno svolgendo le indagini. Alemanno, parlando dell’accaduto, ha parlato di un “attacco di criminalità organizzata”. “Abbiamo vinto con la riduzione dei reati, della criminalità in strada e di lotta al degrado – ha spiegato – ma c’è un problema di attacco di criminalità organizzata nella città di Roma, che è nuovo e al quale bisogna reagire in maniera compatta.”

Ruba per sfamare il figlio: ora lo attende il carcere

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La crisi che riduce gli italiani alla fame, il lavoro che non c’è che obbliga un padre a rubare pur di poter sfamare il figlio. Ormai gli italiani non sognano più, il desiderio più grande sembra non essere neanche più quello di arrivare a fine mese, ma di riuscire a far mangiare un boccone ai propri figli ogni giorno. In uno Stato dove non si è tutelati, però, un piccolo furto per disperazione porta al carcere. E’ quanto è capitato al 34enne romano Filippo, padre di un bimbo di soli quattro anni. Con una giustizia che riesce a far uscire dal carcere un assassino, che ha confessato, per decorrenza dei termini, lui due settimane fa era stato processato per direttissima per essere stato sorpreso a rubare del pane e poco altro. Allora, la pena è stata di cinque mesi con la condizionale. Ma mangiare è una necessità e così l’uomo, disperato da quando ha perso il lavoro, è tornato a rubare. Questa volta si trattava di una fetta di arrosto, un pezzo di formaggio e una bottiglia d’olio. La nuova denuncia ha però fatto salire la condanna a sei mesi, da scontare a Regina Coeli.

Colpo grosso al Palazzo di Giustizia di Sanremo: scassinato bancomat

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Furto clamoroso al Palazzo di Giustizia di Sanremo, la scorsa notte. Un vero colpo da professionisti quello sferrato al cuore della giustizia sanremese: i ladri, armati di fiamma ossidrica, avrebbero scavalcato il cancello dell’entrata principale, forzando poi la porta finestra del bar del tribunale per introdursi nella struttura. Violati i sistemi di sicurezza del palazzo, hanno aperto il banconat che si trova nell’atrio dell’immobile sottraendo un totale di 7 mila euro. Il tutto, organizzato fin nel dettaglio, è avvenuto in 15 minuti.  A dare l’allarme è stata una poliziotta in servizio che, passando dalle parti del tribunale, ha notato del fumo uscire dal palazzo di giustizia. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della compagnia di Sanremo, che ora condurranno le indagini, sperando che le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza diano qualche indizio, anche se pare che la zona battuta dai malviventi non fosse ben coperta dal sistema.

Le denunce “cretine” che intasano la giustizia.

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Chi intasa l’iter della giustizia con denunce deliranti?

Arriva il libro “Precari (fuori) legge. Ogni giorno in tribunale”, scritto da Paola Bellone,vice procuratore onorario (Vpo), dove si racconta la sete di giustizia degli italiani per reati assurdi.   Dalla donna che guida di notte ubriaca fradicia con accanto un peluche gigante, alla denuncia di un “tutore della morale”: “Sul lato della strada due donne mostravano una le gran tette e una il gran culo”. Si passa poi al processo a un impiegato reo di aver scritto all’azienda “di comprare gomme da masticare” contro “l’alito pestilenziale della signorina S.R.”. Non manca l’uomo che ha denunciato la nuora perché gli agnolotti non erano fatti secondo la tradizione. C’è il caso dell’estetista che attacca le unghie con l’attak e il pescivendolo che sul cartellino esposto scrive “tonno” invece che il corretto “Thunnus tynnus”.

Naturalmente non tutte queste cause arrivano in tribunale, ma intasano comunque la giustizia. Anche la denuncia più assurda deve essere registrata da un poliziotto che la girerà in procura. Un procuratore quindi dovrà leggerla e scriverla sul “modello 45” (che prevede nome, indirizzo dei protagonisti, riassunto dei fatti) e poi decidere cosa farne. Nel caso si opti per l’archiviazione si dovrà comunque avvertire il querelante con raccomandata di ricevuta di ritorno per permettergli di fare ricorso. Il Gip infine deciderà cosa farne ed eventualmente motivare l’archiviazione che va protocollata.

Manette in tutta Italia per degli appartenenti al gruppo Anonymous

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Tango down, è questo il nome dell’operazione della polizia postale, coordinata dalla procura di Roma, che ha portato ad arresti e perquisizioni in tutta Italia contro presunti appartenenti al gruppo hacker Anonymous, i cui membri attacccano i sistemi informatici di infrastrutture critiche, siti istituzionali e importanti aziende. Quattro provvedimenti agli arresti ed una decina di perquisizioni sono stati disposti per i responsabili anche di attacchi ai siti del governo, del Vaticano e del Parlamento. Stando alle indagini, le persone arrestate facevano parte del movimento e sfruttavano il logo di Anonymous per interessi personali. In precedenza, il 23 otttobre dello scorso anno, era stato preso di mira anche il sito della Polizia di cui alcuni documenti sensibili, tra i quali un dossier sui manifestanti No-Tav e schermate del sistema mail interno della polizia con credenziali d’accesso per i sistemi riservati, sono stati messi a disposizione sul sito del gruppo. Tra gli altri files, erano stati hackerati anche quelli contenenti indicazioni risalenti al 2007 per la concessione del permesso di soggiorno per fini sociali, circolari del 2012 che indicano su quali fattispecie criminose si possono disporre operazioni sotto copertura, sopratutto rispetto alla criminalità informatica. Oltra a questo, sul sito della Polizia Anonymoous aveva pubblicato un manifesto satirico: “Polizia battuta e scoperta”.

Emilio Missuto e il suo sciopero della fame: “voglio giustizia”

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Era dallo scorso 19 aprile che l’imprenditore edile di Gela Emilio Missuto protestava davanti al Tribunale della sua città, in tenda o in auto. L’uomo ha iniziato lo sciopero della fame per protestare contro la burocrazia dopo che la sua azienda è stata dichiarata fallita lo scorso anno per un debito di 37mila euro. L’imprenditore era in attesa d’incassare un milione di euro per lavori pubblici già realizzati in provincia di Carbonia, in Sardegna, mai liquidati. Missuto, che si definisce “vittima della burocrazia e di uno stato iniquo e ingiusto”, è stato ricoverato oggi al pronto soccorso dove gli è stata somministrata una flebo a cui hanno fatto seguito le dimissioni. 50 sono i dipendenti che hanno perso il lavoro, dopo aver portato a termine i lavori sull’isola, un’opera pubblica contestata dall’ente appaltante con un conseguente contenzioso giuridico. Per la sua attuale situazione, che ha portato alla chiusura non solo della sua azienda ma anche, a catena, di altre due società, Emilio punta il dito contro i magistrati che non avrebbero tenuto conto del carattere momentaneo della sua insolvenza. Sono 50 le persone rimaste senza lavoro mentre Missuto chiede giustizia a quelle “istituzioni statali e in particolare a quella magistratura che con me è stata severa e rapida mentre Carbonia continua a non decidere, riducendomi sul lastrico”. Cos’altro deve fare un cittadino per richiamare l’attenzione dello Stato?

Senza la verità, Aldo Moro continua a morire!

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35 anni fa moriva Aldo Moro. Il Capo dello Stato si è soffermato qualche minuto in raccoglimento in via Caetani, nel luogo dove  fu rinvenuto il corpo dello statista Dc e poi, forse ispirato da quei palazzi così vicini, che, una volta, erano il simbolo della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista, ha accomunato insieme tutti i Palazzi delle Istituzioni e ha affermato”Basta chiamare questi palazzi i palazzi del Potere.  Sono invece i «Palazzi della sovranità popolare… A partire da quest’anno  ho voluto che la cerimonia si dislocasse anche in altri luoghi istituzionali come il Senato e vorrei che la si smettesse di identificarli come i “Palazzi oscuri del potere”. Se il Quirinale è stato definito dal mio augusto predecessore ‘la casa degli italiani’ vorrei che questi palazzi venissero considerati i luoghi della sovranità popolare, i palazzi della democrazia»

E un po’ difficile Sig Presidente… Se infatti gli Italiani possono ancora identificarsi con il Quirinale  è impossibile, invece,   trovare traccia di qualunque sovranità popolare in quei luoghi perennemente occupati da chi lo ha fatto per inconfessabili e molto poco sconfessati motivi personali.

E a testimonianza del  sospetto “che tutto cambia  per  non  cambiare nulla” sono giunte le parole del Presidente del Senato che, nel suo intervento, dopo aver giustamente sottolineato l’impegno dello Stato a contrastare ogni forma di eventuale terrorismo, ha aggiunto “Moro divenne la vittima simbolo di un sistema, fu la tragedia non solo della perdita di un alto rappresentante delle Istituzioni ma di tutto il Paese” e poi “Io, quale rappresentante delle istituzioni, mi sento oggi responsabile di un sistema giudiziario che non seppe trovare in tempo quelle verità che avrebbero reso giustizia. La verità oggi è nota e gli assassini sono rei confessi. Mai più succeda che la giustizia sia negata»

Ma come fa l’ex Magistrato, oggi 2° carica dello Stato a non esprimere neanche una parola di chiara condanna a quel “sistema”  aggrovigliato e complesso che fu il responsabile, nel suo lungo  sonno della ragione  della creazione dei mostri  e poi tranquillamente  affermare “La verità oggi è nota e gli assassini sono rei confessi?” In questo stile omissivo e di silenzio nei confronti della verità non si può ricompattare l’Italia… Come si fa ad  dire che  giustizia è stata fatta?  Davvero ci si vuole ancora far credere che i colpevoli siano stati soltanto quel gruppo di  dubbi ideologi, forse manovrati o  forse solo isterici aspiranti  a un  analogo contropotere,  visto che da quello ufficiale ne erano esclusi.?

Molto si è parlato  di Moro come del più autorevole esponente politico  che stava lavorando a un governo di “solidarietà nazionale”  con il  PCI,  a cui si dava accesso   nella maggioranza…   Non abbastanza, invece, sono state sottolineate, o forse strada facendo ce le siamo dimenticate, le resistenze, quelle si piene di terrore,  delle componenti internazionali… L’Unione Sovietica aveva seri motivi di preoccupazione perché rischiava, nel coinvolgimento del P.C. al governo, di perdere  l’opposizione all’America da parte del più forte Partito Comunista dell’Occidente… L’America, dal canto suo, guardava con all’allarme l’ingresso nell’ufficialità di personaggi legati a filo doppio al Partito Comunista Sovietico che, da quel momento avrebbero avuto accesso alle più segrete strategie della NATO contro il blocco Orientale…

Molti forse hanno pensato che togliere Moro di torno, avrebbe significato anche allontanare lo spettro dei Comunisti, una volta così lontani e ora così vicini… Avevano provato a estromettere Moro con l’infamia, la più classica delle modalità democristiane e lo avevano accusato di essere lui il destinatario delle tangenti dell’Affare Lockheed, per l’acquisto degli aerei militari F 130… E’ lui, dicevano gli untori, Antilope Cobbler, il nome in codice dell’alto personaggio corrotto… Non è forse lecito il sospetto,da parte dell'”ignorante”uomo della strada che, il tiro contro Moro, si sia alzato dopo che erano falliti i tentativi “con le buone maniere”?

E, a proposito di dettagli su quello spaventoso sequestro, di chi era la voce tedesca di qualcuno che stava in mezzo ai rapitori? Davvero presidente Grasso i colpevoli  sono tutti rei confessi e soprattutto completamente ritrovati? O forse qualcuno è andato perduto?

Della trattativa per liberare Moro si fa persino fatica a parlarne… Come mai uno Stato che ha trattato con quelli di Cosa Nostra – e su questo ci sono pochi dubbi in proposito –  ha opposto una chiusura totale al sia pur esile tentativo di aprire una trattativa?

Signor Presidente della Repubblica, indubbiamente Lei fa quello che può e noi tutti la ringraziamo  per le corone e i ricordi di  Aldo Moro, ma la  vera commemorazione  per lo statista è solo la verità  e poichè questo non sarà possibile, quelli che lei ha citato, per gli italiani sono destinati a rimanere solo “Gli oscuri palazzi del Potere.”

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