#lastradagiusta, la gaffe social di Alfano: usa lo slogan di Sel su Twitter!

#lastradagiusta-tuttacronacaAngelino Alfano, appena riconfermato ministro degli Interni dal neo premier Matteo Renzi, è incappato in una gaffe che su Twitter non poteva certo passare inosservata. Ha infatti cinguettato utilizzando l’hashtag #lastradagiusta, utilizzato recentemente da Sinistra Ecologia e Libertà e lanciato al recente Congresso Nazionale svoltosi a Riccione. Morale… per molti utenti il leader di Ncd è già diventato “il compagno Angelino”.

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Domenico Cutrì dal carcere: “non mi do pace per quanto successo”

domenico-cutrì-tuttacronacaIl parlamentare di Sel Daniele Farina si è recato al carcere di Opera, dove ha incontrato l’ergastolano Domenico Cutrì, ora in isolamento dopo la rocambolesca evasione a Gallarate durante la quale ha perso la vita il fratello Antonino. Il politico milanese ha poi parlato a Repubblica, riportando le parole dell’uomo che ha espresso il proprio pentimento: “Penso a quello che è successo e non mi do pace. E non posso prendermela con nessuno se non con me stesso. Nino morto, Daniele (il fratello più giovane, ora in cella per l’evasione, ndr) in carcere. Penso a mia madre e a mio padre, e a mia sorella… Spero di incontrarli presto”. Il fratello Antonino, invece, “è morto per colpa mia, e nessuno me lo può restituire”. Ora l’ergastolano trascorre le sue giornate leggendo e scrivendo lettere: “Voglio che la mia famiglia sappia che sono l’unico responsabile di quello che è successo. Mea culpa. So di aver commesso degli errori, so di avere fatto cose che non valeva la pena fare, ma non voglio finire i miei giorni dietro le sbarre. A 32 anni non posso immaginare di finire morire qui dentro”. Cutrì continua anche a dichiararsi innocente per quel che riguarda l’omicidio, del quale secondo l’accusa sarebbe il mandante, di un polacco ucciso nel 2006 perchè avrebbe dato uno sguardo di troppo alla sua fidanzata. “Io non c’entro niente”, afferma. Della sua innocenza era convinto anche il fratello Antonino, che ha organizzato l’evasione proprio perché convinto del fatto che il fratello non dovesse stare in carcere. Una vicenda che ha dato l’avvio a tutto, e ora a Cutrì resta solo “un senso di colpa lacerante”.

Mussolini è cittadino onorario di Ravenna… grazie al Pd!

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Sembrerebbe lapalissiano e invece è una realtà e forse un simbolo dell’atmosfera politica che si sta vivendo in Italia. Benito Mussolini è cittadino onorario di Ravenna e determinante è stato il voto del Pd. Naturalmente non senza polemiche, che si sono innescate in una commissione consiliare in cui il capogruppo della lista civica d’opposizione “Per Ravenna”, Alvaro Ancisi, aveva chiesto di revocare al Duce e ad altre due esponenti fascisti (il prefetto Eugenio De Carlo e il ministro Stefano Giuriati) il titolo di cittadini onorari, concesso loro durante il Ventennio.

A questo punto si sono sollevati i no di tutti i partiti presenti in Aula, a esclusione di Sel e M5S che in quel momento erano assenti. Ora però il Pd che si è schierato contro alla revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini rischia anche la sollevazione dell’Anpi.  Interpellato dalla stampa locale, il presidente provinciale dell’Associazione nazionale partigiani, Ivano Artioli (che è anche ex consigliere comunale del Pd) ha spiegato infatti che la questione sarà portata come primo punto all’ordine del giorno al prossimo ufficio di presidenza.

Artioli ha spiegato che Mussolini

“non ha nessun tipo di qualità per cui Ravenna, città Medaglia d’oro per la Resistenza che ha dato i natali ad Arrigo Boldrini, dovrebbe riconoscerli la cittadinanza”.

Intanto il Pd, attraverso il suo consigliere Andrea Tarroni, ha spiegato che le ragioni del voto contrario sono da ricercare nella volontà di evitare il revisionismo storico:

“I tre quarti dei consigli comunali di allora avevano dato la cittadinanza a Mussolini. La storia non si può cancellare con una delibera: quei nomi sono lì a futura memoria”.

Secondo il Pd, l’ordine del giorno di Lista per Ravenna era strumentale per arrivare a cancellare altre cittadinanze onorarie non gradite. Da parte sua Ancisi si è molto detto stupito di questa scelta del Pd: “Rifiutano ogni proposta che viene dall’opposizione”.

Le lotte fratricide della sinistra non sono quindi solo ai vertici, ma diffuse a livello territoriale? Meglio lasciare cittadino onorario Mussolini che rischiare di “inimicarsi il nemico”?

 

Il deputato di Sel che si fuma una canna a Montecitorio

farina-canna-montecitorio-tuttacronacaDaniele Farina, deputato di Sel, in occasione di un’intervista rilasciata a La zanzara, ha fumato uno spinello all’interno dei locali della Camera dei Deputati come gesto dimostrativo per dar forza alla proposta della legalizzazione della cannabis: “Dalla legalizzazione della cannabis possono arrivare otto miliardi di euro per lo Stato. Ma l’assegno è in carta da canapa e il governo non lo vuole”. Il parlamentare poi si difende con ironia sostenendo di aver acceso lo spinello nella zona fumatori, “nel rispetto della legge”.

Sì della Camera: il governo incassa la fiducia

fiducia-letta-tuttacronaca379 sì, 212 no e due astenuti. Ha risposto così la camera alla richiesta di Enrico Letta: “Sono qui a chiedere la fiducia per un nuovo inizio“. La promessa del premier è quella “svolta” che i partiti della nuova maggioranza chiedono a gran voce e che permetta di creare, nel 2014, un gran numero di misure per “evitare di rigettare il Paese nel caos, proprio quando sta rialzandosi”.   Un’agenda in cui non mancano alcuni provvedimenti – come l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, anche per decreto entro fine anno, e un sito unico per la trasparenza di tutta la Pubblica Amministrazione – che vanno incontro alle richieste di Matteo Renzi. Nel discorso del premier, che ha accusato Grillo di incitare alla violenza, anche il patto di coalizione, “impegno 2014”, da siglare a gennaio con i partiti della “nuova maggioranza”, che non potrà rimettere in discussione il voto di fiducia odierno. Un modo per blindare il governo che conferma come Letta continui a nutrire qualche timore sulla reale volontà di Renzi di cercare le urne l’anno prossimo. L’intervento di Letta è durato 50 minuti, e le prime parole sono un riferimento al leader del M5S: Le istituzioni esigono sempre rispetto”, non “parole illegittime che avallano la violenza” e “incitano all’insubordinazione delle forze dell’ordine”. Parole che provocano la dura risposta di Riccardo Nuti che accusa il premier di avere la “faccia di bronzo”.  Nel chiedere una fiducia che «segni discontinuità» con le larghe intese, il capo del governo parla di “nuova maggioranza politica, meno larga ma più coesa”. Dopo aver rivendicato l’operato dei primi sette mesi, ne ha chiesti al Parlamento altri 18 per “avere istituzioni che funzionino e una democrazia più forte”, ricordando le riforme ineludibili: dall’abolizione delle province, all’archiviazione del bicameralismo perfetto; dalla riforma del titolo V, alla riduzione del numero dei parlamentari. Non è mancato neanche il capitolo legge elettorale, che abbia un “meccanismo maggioritario” e che venga preparata in “tempi brevi”. Le novità principali però riguardano il fronte economico. Ha ricordato che gli indicatori confermano come finalmente, nel trimestre in corso, ci sarà il segno più davanti al Pil. Ma anche che l’Italia deve continuare a ridurre l’enorme debito pubblico. Al riguardo, ha promesso una riforma degli ammortizzatori sociali che metta al centro il lavoratore e non più il posto di lavoro e conferma che le risorse recuperate con la revisione della spesa e con le misure per il ritorno dei capitali dall’estero saranno raccolte in un fondo per l’abbattimento del costo del lavoro, punto che condivide con Renzi.  Letta ha poi spiegato che venerdì prossimo il Cdm varerà il piano per incentivare gli investimenti esteri che oltre a un credito d’imposta per la ricerca e a fondi per la digitalizzazione delle Pmi, prevederà una riduzione dei costi dell’energia e interventi per ridurre il costo delle assicurazioni e, sopratutto, un primo test di coinvolgimento dei lavoratori nell’azionariato di società pubbliche. Un altro tema, che aveva menzionato anche a inizio mandato, è quello di istruzione e ricerca, che avranno priorità. Rispondendo ai dubbi di Renzi, ha inoltre confermato di ritenere essenziali le privatizzazioni per abbattere il debito e per consentire al capitale privato di contribuire alla ripresa. Per quel che riguarda il fronte europeo, infine, “Chiedo un mandato per un’Europa migliore, ma chi cerca consenso con il populismo non voti la fiducia”. Le sue intenzioni al riguardo restano invariate: un semestre a Bruxelles con una presidenza italiana “all’attacco” e la sfida rivolta ad “alcuni tecnocrati” che mettono in dubbio la salute dei conti italiani. Quello che è indispensabile sul fronte Ue, tuttavia, è la credibilità dell’Italia. All’Europa, dopo 30 anni di obiettivi di lungo periodo “fissati e raggiunti”, manca per i prossimi dieci anni uno scopo vero , ha detto il premier: “Non c’è e bisogna dirlo. Manca un progetto per legare le singole riforme e se è così l’Europa si ferma e può implodere. È con questa consapevolezza che ci apprestiamo a guidare il semestre europeo che non è per noi un appuntamento rituale e burocratico. Dobbiamo giocare in attacco, rispondendo a chi lucra sulle paure dei cittadini, parlando alle opinioni pubbliche anche di quei paesi che fanno resistenza e dire che senza Ue non si salva nessuno”. Nella replica si riaccendono le polveri con il Movimento Cinque Stelle, quando Letta accusa Riccardo Nuti di aver riproposto quella gogna contro i giornalisti annunciata da Grillo.

Nuti contro Faraone: scoppia la lite in Parlamento

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Il capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, Riccardo Nuti ha accusato Davide Faraone del Pd di avere contatti con pregiudicati. Con questi toni, Nuti ha annunciato la sfiducia al governo Letta (come era per altro prevedibile) innalzando la tensione in Aula. Poi riferendosi ai poliziotti il capogruppo del M5S ha detto: “Chi devono difendere? Le istituzioni corrotte o i cittadini onesti?”. E, ricordando la sua origine da un quartiere popolare di Palermo, sostiene che Davide Faraone, da poco nominato nella segreteria del Pd da Matteo Renzi, “è stato visto andare in casa di un pregiudicato e durante le primarie prometteva posti di lavori in cambio di voti”. Non mancano gli attacchi al ministro della Giustizia Cancellieri ed al viceministro Vincenzo De Luca “che quando lo buttate fuori è sempre tardi”.

Nuti respinge gli attacchi di Letta a M5S per le critiche alla stampa “Essere giornalista significa essere indipendente e non scrivere sui giornali di partito, significa dire il vero e non offendere e scrivere il falso”, sostiene, ma anche sulla lettera di Grillo alle forze dell’ordine. ”Presidente Letta, lei è tornato a prenderci in giro, ha la faccia come il bronzo. E malgrado ciò si premette anche di offendere l’unica forza politica che nel bene e nel male quello che aveva detto poi lo ha fatto”.

Le parole di Nuti hanno scatenato, come prevedibile, la bagarre: Faraone ha chiesto di parlare per fatto personale, ma il vicepresidente Luigi Di Maio gli ha chiesto di farlo a fine seduta, con vive proteste dai banchi del Pd. Dure le critiche anche di Sel alla contestazione avanzata dal deputato M5s ai deputati, che ha generalmente accusato di scarsa onestà.

Vendiamo macchine di lusso, armi ed elicotteri d’assalto… con la Cavour?

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Di voci ne circolavano molte, ma ora arrivano le foto pubblicate da The National, quotidiano di Abu Dhabi, scattate dalla sua inviata, Silvia Razgova, salita a bordo dell’ammiraglia della Marina italiana,  la portaerei Cavour. Secondo tale testimonianza sulla nave da guerra italiana ci sarebbero auto di lusso, armi ed elicotteri d’assalto pronti a essere venduti all’estero. Così la portaerei salpata nelle ultime ore per il suo tour porti dell’Africa e del Medio Oriente potrebbe avere, almeno secondo quanto denunciato da Sel e da M5S, il compito di “vendere armi e beni di lusso”. Anche il Pd aveva fortemente criticato questa missione dai contorni ambigui, ma la nave da guerra alla fine è partita ugualmente. L’indignazione è sul web e molti vedendo le foto scattate, il 2 dicembre, sono rabbrividiti: negli stand allestiti sulla portaerei vengono fatti trovare ai visitatori fucili d’assalto Arx 160. Inoltre nelle vetrine sono esposte  pistole automatiche e lanciagranate Beretta e sul ponte ci sono anche  elicotteri d’assalto, siluri della Wass e caccia Av8 B+ Harriers. Inoltre c’è una fiammante Dh16 Lamborghini, un vero gioiello made in Italy, oltre a abiti delle più famose case di alta moda italiane.

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Doveva essere Sel No War, ma è divenuto Sel On War!

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La camera approva il rifinanziamento delle missioni all’estero e sale la protesta in aula. Il Sel aveva preparato i cartelli per esprimere il loro dissenso sulla decisione “Sel No War” ma per un banale errore di posizione dei cartelli la protesta è diventata Sel On War!

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“Con la fiducia di ieri – commenta Sel – il governo ha impedito al Parlamento di discutere di pace, di guerra, di riduzione delle spese militari, di F35, del discutibile giro del mondo a vendere armi della nostra nave Cavour. Sinistra Ecologia Libertà ha condotto in queste settimane sul decreto missioni un’interposizione di pace per inserire nel decreto una data certa per il ritiro del nostro contingente in Afghanistan”.

Arriva l’ok per Budelli, lo Stato può riacquistarla

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Tramite un emendamento trasversale alla legge di stabilità, forse si riuscirà a salvare l’isola di Budelli. La norma autorizza la spesa di 3 milioni di euro nel 2014. Un banchiere neozelandese l’aveva comprata a un’asta per 2 milioni 940 mila euro ma entro l’8 gennaio lo Stato italiano può ancora esercitare il diritto di prelazione. La proposta di modifica è firmata da senatori di Sel, Pd, Fi e M5S.

Eros e Thanatos? La coppia che scatta foto hard in cimitero

eros-thanatos-tuttacronacaScegliere un cimitero come set fotografico per delle fotografie hard. E’ quanto accaduto a Dolo, in provincia di Venezia, dove giovedì nel primo pomeriggio un’anziana di 77 anni ha sentito alcune voci. “Lui continuava a bestemmiare e a invitare un’altra persona a rilassarsi”. Quando la donna si è avvicinata di qualche passo, quello che ha visto era una trentenne mora con addosso delle scarpe dai tacchi vertiginosi e “i pantaloni e gli slip abbassati. Ed una maglietta tirata sopra il seno. In pratica, era nuda”. Lui, della stessa età, stringeva in mano un cellulare. I due, che stando al loro accento sembravano del posto, appena scoperti son fuggiti via, con il timore d’incorrere in qualche denuncia.

Vendola su twitter si scusa con il giornalista…

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Alla fine  si è scusato su twitter, Nichi Vendola, governatore della Puglia e leader di Sel, per quell’audio in cui rideva di un giornalista insieme a Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva (oggi agli arresti domiciliari). Ecco il twitter:

Quel centesimo di euro che costa 4,5 volte di più

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Il valore è di un centesimo ma per coniarlo servono 4,5 centesimi. Sembrerebbe una follia invece è la pura realtà che è emersa quando il Sel ha presentato una mozione alla Camera sui costi di fabbricazione delle monete da 1,2 e 5 centesimi. Perché se 1 centesimo ci costa 4,5 volte di più anche coniare 2 centesimi ci costa caro: ben 5,2 cent. I 5 centesimi poi ci vengono a costare 5,7 cent. Da quando è stato introdotto l’Euro la Zecca avrebbe fuso monete per un costo complessivo di 362 milioni di euro a fronte di un valore reale di 174 milioni.

Pippo Civati: “Superare il sistema delle tessere”

Civati-tuttacronacaContinua la campagna elettorare dei candidati alla segreteria del Partito Democratico e Pippo Civati, durante un incontro ad Ascoli Piceno durante il quale è stato registrato un boom di presenze, ha dichiarato che “E’ ora di superare il sistema delle tessere. E’ una storia indecorosa che mi ricorda le tessere telefoniche prepagate”. Durante l’incontro, che per la notevole partecipazione di pubblico è stato spostato da una sala conferenze al vicino Palazzo dei Capitani, il dem ha anche sottolineato come “Il Pd deve compiere una battaglia tra le idee e non un conflitto tra persone”.

Il precedente che taglia definitivamente le gambe a Berlusconi?

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Si è posto un precedente importante con i giudici della sezione seconda bis del Tar del Lazio che hanno respinto il ricorso in materia elettorale legato alla legge Severino di Andrea Alzetta, detto ‘Tarzan’, che potrebbe così creare la sentenza che toglie a Berlusconi anche la carta del ricorso al tribunale di Stato.  Alzetta, infatti, non era stato ammesso all’Assemblea Capitolina nonostante risultasse eletto, perchè oggetto di una condanna definitiva – a due anni risalente al 1996, relativa alla sua partecipazione agli scontri di Roma del 1991, scoppiati dopo la strage di Al Aqsa – e dunque giudicato incandidabile in base alla legge Severino.

A settembre aveva dichiarato “Se il Tar bocciasse il mio ricorso potrei davvero dare una mano a Berlusconi, ricorrendo alla Consulta. A questo punto però, non voglio essere l’utile idiota che rimette in gioco Berlusconi”.

Tra 10 giorni i giudici amministrativi depositeranno le motivazioni della sentenza, nelle quali affronteranno anche l’eccezione di incostituzionalità della ‘Legge Severino‘ sostenuta dagli avvocati di Alzetta. Secondo i legali infatti, la legge produrrebbe una disparità di trattamento tra i candidati agli Enti locali e quelli alle elezioni nazionali ed europee.

Bufera a Milano: il leghista che dà del pedofilo a Vendola

morelli-vendola-adozionigay-tuttacronacaE’ finito nell’occhio del ciclone il capogruppo della Lega la Consiglio comunale di Milano ed ex assessore al Turismo e Identità durante la gestione Moratti, Alessandro Morelli, che ieri sera ha postato sul suo profilo Facebook una foto in cui appaiono Nichi Vendola e il suo compagno. Una scritta accompagna l’immagine: “Gay e pedofilo. Vendola: Sono pronto a fare la mamma. No alle adozioni per i gay”. Non pago, Morelli ha anche commentato: “Vendola vuole fare la mamma. Qui nasce il caso: genitore 1 o genitore 2?”. La foto ha innescato numerose polemiche e in molti hanno anche richiesto le dimissioni di Morelli sui social network. L’autore ha allora provveduto a rimuovere il post e a chiedere scusa pubblicamente a Vendola. “Non mi ero accorto, mi è arrivata l’immagine che si riferiva a delle sue presunte affermazioni del passato sul diritto dei bambini ad avere una loro sessualità con gli adulti, che ho scoperto essere una bufala, e l’ho ripresa, mi dispiace. «Devo le scuse a Vendola e lo faccio qui. Non ha affermato che i bimbi devono avere una loro sessualità anche con gli adulti. Gli chiedo scusa e nei prossimi giorni lo inviterò a un dibattito sul tema delle adozioni. Un passo avanti per parlare dei diritti di tutti”. Le pronte scuse non sono comunque riuscite a placare le polemiche e dalla sezione Sel di Milano, attraverso le parole del consigliere Luca Gibillini, fanno sapere: “La definizione di `pedofilo´ riferita a Vendola in quanto omosessuale esige una risposta chiara. È un fatto politico e culturale gravissimo. Tale affermazione è chiaramente incompatibile con qualsiasi ruolo istituzionale e le dimissioni dal Consiglio sono per noi l’unica opzione possibile”.

Rissa sfiorata in Parlamento per un finocchio!

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Il caso Barilla infiamma l’Aula, quando il leghista Gianluca Buonanno estrae dalla borsa un finocchio e lo mette in bella mostra sul suo banco, mentre Alessandro Zan, deputato di Sel gay dichiarato, sta finendo il suo discorso, a questo punto si sfiora la rissa in Parlamento.

 A quel punto Toni Matarrelli, altro deputato di Sel, va al banco della presidenza per chiedere di rimuovere l’ortaggio. Ma Buonanno gli si avvicina e tra i due si sfiora la rissa.

Intervengono gli assistenti parlamentari, a evitare ogni contatto. Ma Buonanno, per sottrarsi alla morsa, corre fuori dall’Aula (urtando, denuncia il grillino Alessandro Di Battista, una deputata di Scelta civica). Dal Transatlantico si vede il leghista sfrecciare inseguito da un commesso e poi rientrare in Aula, alla ricerca di Matarrelli.

Ma il contatto fisico tra i due viene evitato. Buonanno è stato più volte protagonista nella stessa giornata di interventi accesi contro la presidente Boldrini e contro i deputati di Sel. Andando via, ci tiene a far sapere: “Barilla ha ragione. D’ora in poi mangerò solo la sua pasta”.

«La giustizia è più stuprata di una donna»

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«La giustizia è più stuprata di una donna». La frase agghiacciante è stata esposta sulla vetrina della sede del Pdl a Ravenna e sembra essere davvero un messaggio “fuorviante” sia per l’istituzione della Giustizia, sia per le donne. A denunciare il fatto il deputato Sel Giovanni Paglia che parla di«manifesto farneticante» e ha chiesto l’immediata rimozione. Lo stesso Paglia al Corriere.it ha spiegato: «Questo nel Paese che vive ogni giorno la tragedia del femminicidio, che non riesce a trovare le risorse per finanziare provvedimenti a favore delle donne vittime di violenza, che è ricattato quotidianamente da un pregiudicato per frode fiscale, Silvio Berlusconi».

 

Sul ripristino dell’articolo 18 il Pd vota NO!

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Se non si fosse svolta nell’aula di un parlamento e se non ci fossero conferme da autorevoli organi di stampa la notizia sembrerebbe essere schizzata fuori dalla mente di un alacre commediografo che per far satira sarebbe pronto a immolare anche sua mamma, pardon, il suo partito! Ma invece è incredibilmente tutto vero: il Pd ha votato no al ripristino dell’articolo 18 insieme a Pdl, Lega e Scelta Civica bocciando quindi l’emendamento  presentato da Sara Paglini, segretario della Commissione Lavoro ed esponente M5S. Solo il Sel ha votato il sì, ma naturalmente non è bastato.

”La demagogia del Partito Democratico tradisce di nuovo i lavoratori italiani, ha commentato Paglini. Questa è la coerenza del Pd. Per mesi hanno parlato di articolo 18, raccolto firme ed oggi in aula non hanno avuto il coraggio di sostenere l’emendamento. In democrazia contano i fatti, non le parole e le promesse. I fatti parlano oggi chiaro il Partito Democratico ha votato ‘no’ al ripristino delle garanzie previste dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori prima della legge Fornero”.

Il Pd che prima vota una legge in cui vengono favoriti i ragazzi svantaggiati e senza diploma e poi non garantisce loro la fruizione dell’art 18, cioè le salvaguardie del lavoro stesso, non potrebbe essere considerata una contraddizione in termini? Oppure potrebbe essere, forse inconsapevolmente, un precipitare verso un lavoro despecializzato e non tutelato?

Scontri alla Camera. Buonanno a Sel: “Difendete la lobby dei sodomiti”

buonanno-sel-sodomiti-tuttacronacaHanno lasciato l’Aula della Camera in segno di protesta per le parole del leghista Buonanno, oggi, i deputati di Sel. Il deputato di Lega Nord ha infatti accusato Sel di rappresentare la “lobby dei sodomiti” e i colleghi hanno spiegato che “Usciremo da quest’Aula tutte le volte che Buonanno utilizzerà espressioni ingiuriose che offendono non solo gli omosessuali, ma il Parlamento e le Istituzioni”. Ha spiegato Erasmo Palazzolo:  “Non rientreremo in quest’Aula fino a quando Buonanno non sarà formalmente censurato dalla presidenza”. Critico con Buonanno anche il Pd: Ettore Rosato che ha definito “indecente” l’atteggiamento dell’esponente del Carroccio, e Adriano Zaccagnini (Misto) ha dichiarato che è “indegno di stare in quest’Aula”. Il vicepresidente Luigi Di Maio ha fatto presente di aver già richiamato Buonanno e che, se ci saranno i presupposti, espellerà chi utilizzerà un linguaggio ingiurioso. Dopo che i deputati Sel avevano lasciato l’Aula per le sue invettive omosessuali Buonanno ha affermato: “Se i deputati di Sel rientrano in Aula sono contento, e se qualcuno si è sentito offeso me ne scuso”. E aggiunto, dopo l’invito a chiedere scusa avanzato da Simone Baldelli del Pdl: “Io dico quello che penso, faccio valutazioni politiche, io sono stato votato dalla gente e non da Facebook. Non voglio offendere nessuno; mi esprimo in modo rude, ma sono solo un ragioniere…”. La presidenza ha quidi invitato Sel a rientrare e ad andare avanti, con di Maio che ha assicurato avrebbe bloccato “qualsiasi ingiuria verso Sel”. Il socialista Marco Di Lello ha sbottato: “Usque tandem Buonanno abutere patientia nostra?”. A scatenare lo scontro le parole pronunciate dal leghista: “In quest’Aula la lobby dei sodomiti è rappresentata da Sel…” che, invitato ad unsare un linguaggio consono spiega: “Io prendo termini scritti nella Bibbia. Quelli di Sel invece sono solo ipocriti vestiti di rosso”. “In questo Parlamento la sinistra non esiste più. Restano solo ciarlatani che non rappresentano e non difendono il popolo. Chiamatemi ‘compagno Buonanno’ perchè a difendere la gente sono rimasto io. Voi siete una sinistra taroccata”, aveva detto inoltre Buonanno rivolgendosi ai colleghi di Sel che hanno votato contro un emendamento al dl ecobonus proposto dalla Lega Nord che prevedeva il taglio alle pensioni d’oro e bocciato da tutte le forze di maggioranza. Ma già tre settimane fa il deputato aveva invitato Sel a cambiare il nome…

Il Pd come i Pasok? Secondo Vendola c’è la possibilità di un corto circuito

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”Se continua così, il Pd prende la strada del Pasok, rischia un cortocircuito incredibile con la propria gente e i propri elettori”, lo ha detto Nichi Vendola intervenendo alla festa nazionale del Sel  a Sesto San Giovanni e ha poi aggiunto ”l’immagine di un partito che continua a litigare sulle regole del prossimo congresso è anche l’immagine di un luogo noioso”.

 

La camera ha approvato il decreto del fare

ddlfare-camera-tuttacronacaApprovato dall’Aula della Camera il decreto del fare, che aveva incassato la fiducia con 427 sì e 167 no due giorni fa. Dopo tre giorni di maratona  oratoria dei gruppi parlamentari d’opposizione impegnati nell’ostruzionismo, ora il testo passa in Senato per la seconda, e probabilmente ultima, lettura. Nel provvedimento sono presenti diverse misure volte a sostenere il flusso del credito alle imprese, semplificare la burocrazia e abbreviare la durata dei procedimenti civili, anche attraverso il ripristino della mediazione obbligatoria per un ampio spettro di controversie. Il decreto introduce anche un finanziamento agevolato per le aziende che vogliono rinnovare macchinari e impianti ad uso produttivo, oltre ad ampliare le regole di accesso al Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese. Estesa la Robin Hood Tax, l’addizionale Ires sugli extra-profitti, anche alle imprese energetiche di dimensioni minori, con un volume di ricavi superiore a 3 milioni di euro e un imponibile di oltre 300mila euro. Il decreto mobilita investimenti in infrastrutture per un totale di circa 3 miliardi di euro. Il grosso deriva dal fondo di 2,03 miliardi (per il quadriennio 2013-2017) istituito al ministero delle Infrastrutture e che servirà a garantire la continuità dei cantieri in corso o l’avvio di nuovi lavori. Scende a 200 da 500 milioni il valore minimo delle infrastrutture per le quali è previsto il regime di defiscalizzazione parziale. Ma il decreto limita anche i poteri di Equitalia per venire incontro alle esigenze dei contribuenti in difficoltà. La possibilità di rateizzare il pagamento delle imposte è ampliata fino a 120 rate (prima erano 72) e sale a otto da due il numero minimo di rate non pagate, anche non consecutive, a partire dal quale il debitore decade dal beneficio della rateizzazione. Inoltre, il governo ha stabilito l’impignorabilità della prima ed unica casa a fronte di debiti iscritti a ruolo, ad eccezione dei casi in cui l’immobile sia di lusso. Slitta al 16 ottobre il primo versamento della Tobin Tax, introdotta dal governo Monti e dalla quale il ministero dell’Economiasi attende un gettito di circa 1 miliardo l’anno. L’offerta di accesso a internet tramite reti Wi-fi nei negozi e nei locali non richiederà più l’identificazione degli utenti. Uno degli emendamenti approvati che più hanno fatto discutere esclude il tetto alla remunerazione dei dirigenti che lavorano in società non quotate titolati di servizi di interesse generale come Poste e Ferrovie dello Stato.

F35 e la linea dura della maggioranza: bombardate le mozioni di Sel, M5S e Casson

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Coerenza o interessi? Il governo e in particolare Mario Mauro non molla: “Siamo vincolati a trattati e organismi internazionali, che impongono determinate scelte”. Non siamo più un paese sovrano? Non siamo più un paese basato sul lavoro, ma ci stiamo convertendo alla guerra?

La Lega, che ieri aveva appoggiato il testo di maggioranza, oggi ha fatto dietrofront, decidendo per l’astensione e il senatore Sergio Divina  ha così commentato: “Ieri ho ritenuto di apporre le nostre firme al documento. Successivamente il gruppo ha espresso con convinzione un altro orientamento, più neutrale ed ha deciso di astenersi”

Cosa prevede la mozione della maggioranza? Con questa mozione l’esecutivo s’impegna a non procedere ad alcun ulteriore acquisto di caccia F35 senza l’ok preventivo del Parlamento. Ma chi fermerà le acquisizioni? Quanti soldi saranno destinati all’armamento e quanti saranno sotratti alla cultura, al lavoro per i giovani, alla sanità e alla scuola?

Spazzate via le mozioni di Sel, M5S e del democrat Casson che chiedevano la sospensione del programma per gli aerei militari. Così Mauro ha “bombardato” una scelta che avrebbe condiviso gran parte del popolo italiano: 

“Non ci sono alternative credibili all’F35, che soddisfa sia le esigenze dell’Aeronautica sia della Marina”, ha detto nel suo lungo intervento, durante il quale ha messo in guardia dai rischi di un ipotetico abbandono del programma: “Ove perdessimo la posizione acquisita” nella fase di realizzazionedell’aereo “altri paesi potrebbero rimpiazzarci nelle commesse produttive”. Per Mauro “non esistono velivoli cattivi o buoni, ma strumenti militari adeguati o inadeguati” e “se l’Italia ha saputo svolgere un ruolo rilevante lo si deve alla volontà del Parlamento di dare risposta all’esigenza di ammodernamento periodico degli strumenti militari o l’Italia si sarebbe preclusa la possibilità di onorare gli impegni assunti in sede internazionale”.

Quanto costeranno agli italiani le scelte dinamitarde della politica italiana? Quali altre tasse ci verranno chieste per finanziare gli F35, aerei che fra l’altro presentano innumerevoli difetti tecnici? E’ l’ennesimo muro di gomma contro cui la verità non verrà fuori se non quando le generazioni bruciate saranno morte in attesa di un lavoro e di una speranza di futuro negata da aerei da guerra?

Trema la poltrona di Alfano… Letta lo proteggerà?

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Trema la poltrona di Angelino Alfano. Il M5S e il Sel hanno infatti depositato alla Camera la mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro dell’Interno. Al centro della richiesta c’è, naturalmente, la vicenda per l’espulsione di Alma Shalabayeva. Cosa farà ora Enrico Letta? Proteggerà il suo governo di larghe intese o sarà travolto dal caso kazako? Anche La Repubblica oggi ha allargato la falla chiedendo le dimissioni di Alfano senza mezzi termini.  Sembra quasi che il tempo di Letta sia scaduto da quello che si legge sul quotidiano di Ezio Mauro, che per la prima volta mira proprio sul Ministro dell’Interno. D’altra parte Alfano è in una posizione debole, quella linea politica intrapresa da tempo nel nostro paese che si basa sempre e solo su “a mia insaputa” non regge più nell’opinione pubblica. Ecco perché oggi tutto il Pdl, sembrerebbe anche su richiesta di Silvio Berlusconi che si trova in Russia ospite del suo amico Putin, si sia schierata a far quadrato intorno ad Alfano. “Il partito di Repubblica vuole usare Alfano come bomba umana per fare esplodere il governo Letta-Alfano, ma non per l’interesse del paese e degli italiani coi loro tanti problemi, ma per l’interesse del suo candidato Renzi”. Queste le parole che si sentono risuonare intorno al partito del centro destra e si percepisce il timore e la paura.

 

Segreteria pd: Civati si candida, Renzi ci pensa

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“Attenderò l’ufficializzazione delle regole per eleggere il segretario” e “a settembre deciderò. Anzi decideremo insieme. Io e molti altri sindaci di tutta Italia”. Con questa frase Matteo Renzi al Corriere Fiorentino, ha esternato la sua decisione di attendere e poi ha aggiunto “Se ci sarà, non sarà un’autocandidatura. Non sarà un atto di ambizione di un ragazzino che cerca di rovesciare il mondo”.

Non perde tempo invece Giuseppe Civati che scende in campo e twitta: “Mi candido a fare il segretario del Pd e non capisco perché qualcuno insista nel dire che non lo farò”. Poi concludendo la conferenza stampa aReggio Emilia afferma: “Mi candido perché c’è da ricostruire il centrosinistra; riportiamo con noi Sel, richiamiamo il popolo delle primarie”.
E sembra proprio che Civati abbia le idee chiare con tanto di manifesto contro il tatticismo:
“Mi candido e lancio un manifesto contro il tatticismo. Se questo va contro le larghe intese, caro Enrico, ce ne faremo una ragione. Le correnti – aggiunge Civati – sono solo correnti di seggiole. Noi ci occuperemo di tutto il resto, della scelta degli argomenti, delle parole nuove. Ambiente, formazione e lavoro al centro della nostra strategia politica: le buone pratiche devono diventare politiche nazionali. L’Italia e il Pd devono essere un posto dove andare, stare bene, fare cose che cambiano la vita delle persone. Non possiamo votare contro gli otto punti del cambiamento, contro gli impegni presi in campagna elettorale”. Civati twitta ancora che ”era troppo rivoluzionario quel governo del cambiamento, non lo abbiamo voluto fare e non l’ha voluto fare nemmeno Grillo”. E in un altro post sottolinea: ”Se un dirigente del Pd va a una manifestazione Fiom non si deve sentire in imbarazzo, mentre si governa con Berlusconi”.

Polemica in parlamento per l’omofobia di Buonanno

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“Dato che pensano solo ai matrimoni a alle adozioni da parte di persone dello stesso sesso, allora questi comunisti di ‘Sinistra e libertà’ dovrebbero cambiare nome e chiamarsi Sodomia e libertà”
Lo ha detto il deputato leghista, Gianluca Buonanno, intervenendo in Aula alla Camera dove è in corso un dibattito sul provvedimento sulle pene alternative al carcere e messa alla prova.
Le sue parole scatenano le proteste del centrosinistra. Poco dopo,Buonanno viene espulso dall’Aula per un’incursione tra i banchi del governo. Un gesto inutile e non inerente alla discussione in corso che ha creato solo scompiglio e rallentamenti in aula.

Vicepresidenza alla Camera: la Pitonessa mette a rischio il governo?

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Si vota la vicepresidenza alla Camera e sembra che l’occasione sia una verifica della tenuta della maggioranza. Infatti, in caso ci fosse il rifiuto di eleggere Daniela Santanchè, Berlusconi sarebbe già pronto a far salire la tensione: “Il Pd su Daniela deve rispettare i patti. Noi abbiamo votato i loro, loro devono votare i nostri. Per stare insieme in maggioranza ci vuole lealtà, altrimenti è un problema serio”. Ma i numeri sono in bilico: il Pd è determinato a votare scheda bianca, Scelta civica parla di provocazione e Sel cerca di convergere con il M5S su un candidato comune. Ma c’è da considerare anche il fuoco amico, perchè le “colombe” legate ad Angelino Alfano non simpatizzano affatto per la pasionaria berlusconiana. Come sottolinea l’Huffington Post, “Per questo Berlusconi ha fatto uscire Angelino Alfano, a sponsorizzare convintamente la candidatura di Santanchè: se incidente ha da essere, è il suo ragionamento, deve essere imputabile al Pd. Non alla faida che sta lacerando il Pdl.” Perchè il problema è che all’interno dello stesso partito non tutti appoggiano la Pitonessa, come ha dimostrato l’assenza di parte del partito lombardo ieri alla manifestazione di Arcore: “da Gelmini a Romani, da Formigoni e Casero. E non per mancanza di solidarietà nei confronti di Berlusconi.” Insomma, sembra che il partito stia diventando “una curva di ultrà che rovineranno Berlusconi”. Lo stesso Cavaliere ha preferito evitare di scaricare sul voto parole incendiarie, preoccupandosi al contempo che il suo partito sia compatto sul voto: “E’ difficile – dice una vecchia volpe pidiellina – che Daniela passi, ma le responsabilità devono essere del Pd, non nostre”. È la linea che Daniela stessa ha espresso sin dalla sua intervista a Repubblica e anche nella trasmissione In Mezz’ora: “Non è una questione di vita – ha detto – ma se non mi votano c’è un problema politico”. Continua così la strategia della tensione verso Letta: se la Santanchè non viene eletta il governo sarà messo ancora più sotto pressione e per questo le colombe hanno trascorso la giornata ad appellarsi al Pd. Del resto la reazione del Popolo della Libertà è decisa: se i democratici non votano la Santanché rompono i patti. Da parte loro, i Dem hanno proposto un cambio di rotta, proponendo Antonio Leone, ma la risposta è stata un deciso no. Quello che resta è che per l’elezione della Santanché rischiano di non essere sufficienti i 120 voti di Pdl e Lega. Vista la situazione, i lumbard si sono subito inseriti nel gioco chiedendo di sostituire l’onorevole Pdl con un padano. Mentre Scelta civica è pronta a prestare soccorso all’onorevole messa in campo dal Popolo della libertà e M5S candida la deputata Francesca Businarolo senza sapere se Sel appoggerà o meno.

F35… c’è accordo in maggioranza. Matrimonio nei cieli?

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Si è trovato l’accordo in extremis. Ora la bozza deve passare al vaglio del Parlamento, ma già si sente odore di “bruciato”. Non è previsto in alcun modo un uscita dal progetto, ma solo un’attenta verifica. Insomma si perderà un po’ di tempo ma poi si procederà all’acquisto? Sembra un rinvio in attesa di un via libera che appare come una mera formalità.

Stracciata quindi anche la mozione del Pd?

Chi vuole gli F35? Quanto è debole la mozione del Pd?

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Con la mozione presentata dal Pd in Parlamento in governo non potrà più acquistare gli F35 senza il  via libera del Parlamento. La mozione è già stato presentato, nell’assemblea del gruppo alla Camera, agli altri partiti e si spera che in tempi brevi si arrivi a un testo definitivo

“La Camera impegna il governo a non procedere a nessuna fase di acquisizione degli F35 senza che il Parlamento si sia espresso nel merito ai sensi della legge 244 del 2012”, si legge nel dispositivo. Il testo è stato approvato dai deputati con 4 voti contrari e 6 astenuti.

la partecipazione italiana al programma Joint Strike Fighter verrebbe congelata e si avvierebbe un’indagine conoscitiva sulle esigenze e sulle prospettive della Difesa, anche in chiave europea. In questo modo tutto resterebbe bloccato almeno per 6-7 mesi, per riprendere la discussione dopo il Consiglio Europeo sulla Difesa che si terrà a dicembre.

Sugli F35 si era anche espresso Walter Veltroni, intervenuto alla trasmissione Agorà di Rai Tre, affermando: “La priorità in questo momento è il lavoro, nelle case degli italiani si discute di questo”, il quale aveva anche aggiunto: Dobbiamo favorire l’assunzione da parte delle aziende dei giovani con contratto a tempo indeterminato. Così si evita l’emarginazione sociale”. Ieri però c’era stato uno scontro tra  ministri della Difesa Mario Mario Mauro e degli Affari Regionali Graziano Delrio.

Scanu ha quindi fatto da mediatore cercando di limare e arrivare al congelamento, anche se sono molte le voci del Pd che si sollevano e temono che una trattativa con il Pdl porti a una versione più edulcorata del testo unico che poi dovrà essere approvato. Intanto il pd ha deciso di votare contro le  mozioni di M5S e Sel. Perché se si voleva dare un segnale forte alla popolazione, un segnale di una nazione basata sul lavoro e non sulla guerra, il Pd ha deciso di votare contro la mozione pacifista di M5S e Sel? Si vuole solo un congelamento di qualche mese per poi ritornare all’attacco e acquistare gli aerei da combattimento invece che investire nell’imprenditoria giovanile o nello sviluppo economico? A chi giovano gli F35?

 

  

Fuoco nella sede del Pd-Sel di Roma

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E’ scoppiato nella notte l’incendio che ha distrutto i locali del circolo Pd-Sel in via Pietro Giannone 5 a Trionfale, Roma. Le fiamme non hanno risparmiato nulla, neppure le segreterie.

Il coordinamento di Sel Trionfale su Fb accusa: “Stanotte è stata data alle fiamme la nostra sezione. Le intimidazioni non fanno che rafforzare la convinzione con cui portiamo avanti il nostro lavoro sul territorio”.

“Mi sono svegliata alle due. C’era un forte d’odore” così ha raccontato la testimone che abita al piano di sopra dei locali della sezione di Trionfale e ha poi aggiunto:  “Mi sono affacciata e ho visto le fiamme. I miei panni stessi, che sfioravano la finestra, avevano preso già fuoco”. I Vigili del Fuoco stanno cercando di capire dove è stato appiccato il fuoco, probabilmente nel giardino retrostante la sede. Sul posto sono arrivati anche i parlamentari Pd, tra cui Matteo Orfini e Tommaso Michea Giuntella.  Quest’ultimo ha raccontato: “Ci siamo svegliati col tam tam web grazie ad un residente vicino al Circolo. E’ una sede dedicata ad un eroe della resistenza. Domani avremmo dovuto fare riunione qui, la faremo senz’altro, ora non so dove. Spero vivamente sia stato un corto circuito e non un incendio doloso. I danni sono ingenti e c’erano cimeli che testimoniavano pezzi di storia italiana. C’era un elenco in cui si registravano tutti i nomi degli iscritti del 45′. Questa era una zona di fornaciai, molto popolare, c’erano documenti che potevano finire in un museo. Questo rende il tutto ancora più doloroso”.

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Il sito web che denuncia i crimini degli immigrati.

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Shock su internet per il sito che denuncia tutti i crimini… ma solo se a commetterli sono stranieri, migranti, rom e sinti. Docidi deputati di Sel hanno appena firmato un’interrogazione a risposta scritta, indirizzata al ministro dell’Interno, per esporre il caso e chiedere di valutare la “sussistenza dei presupposti per l’immediata chiusura” del sito. “La pagina web in questione – denunciano gli onorevoli – propone, ad opera degli amministratori del sito, slogan, nonché immagini di stampo razzista e xenofobo”. “Il risultato – aggiungono – è un insieme di stereotipi, frasi violente ed immagini offensive dal chiaro esito potenziale di incitare all’odio razziale e alla discriminazione, in aperta violazione dei principi della nostra Carta Costituzionale e della normativa in materia. Tuttiicriminidegliimmigrati.com – evidenziano ancora i deputati – chiede la collaborazione degli utenti con un chiaro messaggio: “Segnalaci un crimine, un sopruso o una situazione di degrado causata dalla presenza di immigrati di cui sei stato testimone”. Il sito spiega poi la sua “mission” nel sottotitolo: “Hic sunt leones – Gli altri parlano d’integrazione, noi ve la mostriamo”. L’iniziativa parlamentare si colloca – scrivono gli interroganti – “nel solco di quanto sollevato con allarme dal Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale (CERD) nelle osservazioni conclusive e raccomandazioni all’Italia del 9 marzo 2012; il Comitato, infatti, aveva fatto riferimento esplicito alla diffusione preoccupante nel nostro Paese dell’incitamento all’odio razziale e di forme violente di razzismo attraverso i mass media, internet, e i social network, invitando le autorità italiane a una applicazione severa delle normative di contrasto penale alla discriminazione e all’incitamento all’odio razziale”. L’interrogazione è stata sottoscritta dai deputati Annalisa Pannarale, Nazzareno Pilozzi, Ileana Cathia Piazzoni, Celeste Costantino, Donatella Duranti, Claudio Fava, Nicola Fratoianni, Luigi Lacquaniti, Marisa Nicchi, Giovanni Paglia, Lara Ricciatti, Alessandro Zan.

L’ennesimo sito che inneggia alla violenza e all’intolleranza?

Il mattarellum che potrebbe “spalmare” ulteriormente il Pd… la mozione Giacchetti

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29 maggio: giornata simbolo dell’inizio del cammino delle riforme istituzionali. Il piano era questo. Peccato che sia lo stesso Pd, o meglio parte del Pd, a mettere i bastoni tra le ruote del governo di larghe intese. L’ex radicale, ora renziano, Roberto Giachetti, che in passato si era già reso protagonista di battaglie estreme sulla legge elettorale, ha raccolto un centinaio di firme (tra Pd e Sel) intorno ad una mozione parlamentare che chiede il ripristino del vecchio sistema: il Mattarellum, fumo negli occhi per il Pdl. Una pistola carica, che rischia di far saltare il delicato equilibrio (che non tutti apprezzano, soprattutto tra l’elettorato) raggiunto con il Cavaliere sulle riforme, vale a dire i ritocchi al Porcellum. Ma è proprio questo che, come reazione, ha fatto scattare l’iniziativa di Giachetti, firmata in blocco dai renziani, nonché da Sinistra e libertà e da chi nel Pd vive il ritorno al proporzionale come una specie di incubo, ossia Renzi. Il governo, a questo punto, ribatte lasciando trapelare l’intenzione di sfilarsi dal tema legge elettorale e demandarlo alle Camere. Però lo scontro in casa Pd trae nuova energia dalla questione. Agitazione quindi tra i parlamentari dem al diffondersi della voce che E’ solo una mozione, non una legge, ma potrebbe provocare la definitiva esplosione. Il fallimento delle amministrative, inoltre, sembra dare una spinta definitiva verso questa possibilità: “Il 50 per cento di astensione a Roma è un segnale – si sfoga una deputata renziana – chi non ha votato ci chiede di fare qualcosa, non ci chiede di approvare una mozione che non dice e non decide nulla sulle riforme, come quella elaborata da Pd e Pdl”. Ed è dall’incostistenza delle larghe intese che si trova energia per andare avanti.  “La mozione Pd-Pdl è acqua fresca”, afferma un altro renziano. “Hanno anche cancellato la data del 30 luglio entro la quale approvare le modifiche al Porcellum!”. Intanto si cerca di convincere al dietrofront Giacchetti, ma è lui stesso ad affermare che non ritira “niente”. Intanto arriva un nuovo monito da Renzi: “Il governo sarà forte se farà le cose, se è un governo che chiacchiera e vivacchia trascinerà l’Italia in basso”. Quanto al Pd e il test amministrative: “Dovevano dimezzare i parlamentari e hanno dimezzato i voti…”. Ma cosa temono i firmatari della mozione? Che ci si limiti ad un semplice restyling del Porcellum, con conseguente ritorno al proporzionale e alle ‘larghe intese per legge’, in caso ancora una volta non ci fosse un netto vincitore alle elezioni. E dunque addio sogni di premiership per il sindaco di Firenze che però, almeno per quanto riguarda questa mozione, ha diversi appoggi all’interno del suo partito.

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Nichi Vendola si era opposto a San Nicola… ora a Epifani?

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Nichi Vendola si oppose… fin da piccolo alle ingiustizie. E’ quello che racconta il fratello all’ultima puntata dell’Arena il programma domenicale di Rai 1 condotto da Giletti. Il fratello Giovanni ripercorre l’episodio che vide protagonista il fratello da piccolo quando nel giorno di San Nicola vanno premiati i bambini buoni e puniti quelli cattivi. Ma il cugino di Nichi che era un bambino vivace si vide recapitare una bicicletta, mentre Nichi non ebbe la sua che a lungo aveva chiesto. La bicicletta divenne il simbolo della protesta  e fece una lettera di ribellione a San Nicola costringendo così  la madre a fare un debito per regalargli la bici.

In studio con Giletti il leader del Sel parla chiaro. Parla di quell’alleanza Pd e Pdl senza mezzi termini: “Stare con Berlusconi non è responsabilità è una resa”. E quando Giletti gli ricorda che il Sel non sarebbe entrato in Parlamento se non ci fosse stato il Pd, Vendola ricorda che il Pd non avrebbe avuto il premio di maggioranza senza il Sel e ribadisce che il governo andava fatto per arrivare in tempi brevi a dare le risposte che servono al Paese ma che andava fatto con il M5S. Vendola ricorda quando aveva parlato con Bersani chiedendo che si sfidasse il Movimento di Grillo proprio sul piano delle riforme e delle risposte da dare al Paese, ma non si riuscì a trovare un accordo. Eppure il M5S si era spaccato sul nome di Grasso al Senato, allora si poteva benissimo provare su quella linea a farsi seguire su altre riforme se queste fossero state fatte in nome e per conto del popolo. 

Oggi poi c’è Epifani, neo eletto segretario del Pd, che attacca violentemente Vendola, ma il leader del Sel ricorda che il problema dei democratici in questo momento non è con Sinistra ed Ecologia ma con l’elettorato che non si riconosce più nell’entità Pd. 

Si parla della manifestazione di Brescia e il leader del Sel condanna la violenza.. ma quella violenza è stata generata anche da 20 anni in cui si è instaurata una lotta tra politica e magistratura che può far crollare l’indipendenza di quest’ultima e farla ricadere sotto il potere politico e quindi sottrarre democrazia al Paese. Inoltre chi governa con violenza e si presenta al popolo con tracotanza come mostrano le immagini di Brescia (Formigoni che esulta, Brunetta scortato da un esercito)  si deve attendere che ci siano poi gesti violenti. E’ un meccanismo innescato proprio dalla politica degli ultimi 20 anni, sorda al disagio del popolo, capace di esprimersi con un vocabolario “commercial-pornografico” coem è stato definito dallo stesso leader di Sinistra ed Ecologia, che poi non ha avuto problemi a confermare che il suo burlesque è “giocare a burraco la domenica con mia madre e il mio compagno”.

Sulla ferita dell’Ilva su quei lavoratori condannati a decidere se lavorare o proteggere la loro salute, ancora una volta il presidente della Regione Puglia ricorda che il Sel si è battuto con tutte le sue forze affinché venissero approvate delle normative contro l’inquinamento che sono rigide e che impediranno in futuro il propagarsi di queste aziende che inquinano e mettono a repentaglio la salute. L’Ilva è il frutto di 140 anni di inquinamento che viene “tollerato” dall’arsenale di Taranto, perché i governi che si sono succeduti hanno rimandato di anno dopo anno il problema della crisi ambientale… ora la “palla” è dell’azienda che deve ripulire il territorio e dello Stato che deve monitorare che ciò avvenga nei previsti.

Un’intervista quella di Vendola su Rai1 che è avvenuta in una domenica dedicata alla politica da Torino dove Veltroni e Renzi presentano i loro libri ad Avellino dove Epifani ha spiegato i motivi che lo hanno tenuto fuori da Piazza San Giovanni nella giornata della Fiom. Epifani urla contro Vendola ad Avellino, il leader del Sel cerca il dialogo dagli studi di Rai1… l’Italia passa la sua ennesima giornata chiedendosi cosa ne sarà di Lei!

Dal compromesso al tradimento storico, così Strada alla Fiom

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Gino Strada picchia duro contro Enrico Letta e definisce il suo governo come un “tradimento storico”. Lo fa da un palco autorevole quello di piazza San Giovanni in Roma, dove oggi è arrivata la manifestazione Fiom che ha invaso le strede del centro di Roma. Il fondatore di Emergency spera anche che questo esecutivo abbia vita breve e torna a ripetere come ormai esista “una distanza siderale tra la vita degli italiani e quella della Casta politica” e aggiunge come  “La Fiom è, in questo momento, una delle poche realtà in grado di dare voce a quel Paese che voce non ha più”, ha continuato spiegando che, ” se si guarda alle condizioni di lavoro e di vita, è difficile immaginare un Paese più incivile”. E ancora: “Il lavoro, la qualità della vita delle persone non interessano la Casta politica, lo abbiamo visto per decenni e di recente è stato riconfermato con forza.”

C’è sinistra e sinistra… c’è quella di Letta che si professa al servizio del Paese e trova vie di compromesso con il Pdl che sembrano invece tradimenti storici e c’è quella delle piazze… quella che grida il malessere e spesso resta inascoltata. Quell’Italia che chiede lavoro e non propaganda politica con la sospensione dell’Imu che sarà rimodellata per falcidiare ancora una volta chi dopo una vita di sacrifici è riuscito a mettere insieme una seconda casa… la classe media viene sotterrata e la classe povera non riesce a respirare… chi resta? La Casta!    

 

L’intervento di Landini che può far affondare il Pd?

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Landini dal palco di Piazza San Giovanni in Laterano picchia duro e non ci sta. Accusa tutti, anche se stesso. Contro le politiche del governo Monti, in particolare sulle pensioni, “il sindacato, mi ci metto pure io, non ha fatto tutto quello che doveva”.

Si surriscalda l’animo del sindacalista quando poi si parla di Fiat: “In Italia il vero problema non è il costo del lavoro ma il fatto che se non investi, se non fai nuovi prodotti, continuerai a perdere sempre quote di mercato. E questo vale per la Fiat, ma anche per la siderurga e per tutti i settori. Non vi ricordate quello che il Lingotto diceva 3 anni fa? che gli operai non avevano voglia di lavorare, che bisognava aumentare l’orario e altre cose. Tutte sbagliate come dimostrano i dati di questi giorni. C’è bisogno, dunque, che si rilanci una politica industriale, e cioè di un piano con cui tornare ad investire anche nel settore pubblico come fa la Germania, la Francia e gli Usa… che non mi paiono paesi del socialismo reale”.

Ma l’attacco che fa tremare il Pd, oggi il grande assente della manifestazione (solo Barca, Orfini e Civati si sono presentati all’appuntamento), è nel passaggio che resterà nella storia di un leader della Fiom costretto a richiamare le responsabilità del partito per antonomasia simbolo di questo movimento sindacale: “Se questo governo non sarà in grado di cambiare le politiche di Monti e Berlusoni, lo dico ora per non essere cattivo profeta, penso che non avrà lunga vita perchè questa manifestazione dimostra che non ci siamo rassegnati e che le cose le vogliamo cambiare. Non capisco come si può essere al governo con Berlusconi e avere paura di essere qui“.

Quel Pd assente alla manifestazione Fiom

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A Roma oggi sfila il sindacato della Fiom, di quei metalmeccanici duramente colpiti dalla crisi, esodati o licenziati, spesso giovani con contratti a tempo determinato. Il Sel c’è con Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera di Sinistra e Libertà, e con Titti di Salvo. C’è una delegazione del M5S con Vito Crimi. Ma il Pd dove è? Non c’è Epifani? No, non c’è nessuno. Forse per quel patto voluto da Letta, che ha vietato a chiunque fosse nella strana maggioranza Pd e Pdl di partecipare a manifestazioni, forse per paura delle critiche, forse per dimenticanza… il Pd in ogni caso non c’è. Ci si chiede quale allora sia diventato l’elettorato Pd, se i metalmeccanici non sono più il motore trainante di questo partito. Ci si chiede chi prende il posto lasciato dal Partito Democratico? E la risposta è lì sotto gli occhi di tutti… Sel e M5S che potrebbero anche presentarsi insieme alle prossime elezioni e scontrarsi con il partito del Cav? Maurizio Landini, segretario dei metalmeccanici della Cgil, che si sta preparando al discorso in Piazza San Giovanni, dove è previsto che il corteo arriverà dopo aver percorso il centro della città, senza polemiche ha ribadito: “Le assenze si commentano da sole”.

Oggi insieme a Landini, parleranno tra gli altri anche Stefano Rodotà, Gino Strada e Fiorella Mannoia. Anche questo è un dato che si commenta da solo.

Che bello il governo di larghe intese che impedisce al Pd di parlare allo zoccolo duro del suo elettorato… chissà per chi voteranno i metalmeccanici la prossima volta!

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Le liste fasciste che si presentano alle elezioni

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“La legge n. 645/1952 sanziona chiunque faccia per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche.

È vietata perciò la ricostruzione del PNF e del Partito dei Nazionalsocialisti (ovvero quello Nazista). Ogni tipo di apologia è denunciabile con un arresto dai 18 mesi ai 4 anni.

La norma prevede sanzioni detentive per i colpevoli del reato di apologia, più severe se il fatto riguarda idee o metodi razzisti o se è commesso con il mezzo della stampa. La pena detentiva è accompagnata dalla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

Ciò premesso ci sono due liste ispirate al partito fascista e a quello nazista tedesco in corsa alle elezioni amministrative in Lombardia. In particolare si tratta del ‘Movimento Fascismo e Libertá’, movimento politico fondato nel ’91 dal senatore missino Giorgio Pisano’ che si basa interamente sul pensiero mussoliniano, e del “Nsab-Mlns” (Nationalsozialistische arbeit bewegung-Movimento nazionalsocialista dei lavoratori) che neanche tanto velatamente si richiama al famigerato Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, traduzione di Nsdap (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei), ovvero il partito Nazista di Hitler.

E’ stato Gennaro Migliore parlamentare di Sel a chiedere con interpellanza chiarimenti al ministro dell’Interno Angelino Alfano. Il capogruppo di Sinistra e libertà ha anche chiesto di escluderle dalla competizione elettorale proprio in virtù della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione che vieta di fatto la ricostituzione in ogni sua forma del partito fascista.

 

Rodotà è pronto a mettersi al fianco di Vendola.

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“Ho partecipato a molti cantieri in questi anni e parteciperò anche a questa discussione che si sta aprendo”. Lo ha detto Stefano Rodotà a ‘Che tempo che fa?’ rispondendo alla domanda se volesse partecipare al cantiere della sinistra che vuole aprire Vendola.

Grillo e la morte del 25 aprile

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Beppe Grillo, nel giorno della Liberazione, posta nel suo blog una foto in cui si vedono appaiati il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e Berlusconi, impegnati in un colloquio. Da qui parte il suo lungo commento, intitolato “Il 25 aprile è morto”, dove scaglia un altro strale contro i partiti e la situazione in cui vessa la politica  italiana.

“Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bilderberg il 25 aprile è morto,
nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento il 25 aprile è morto,
nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano il 25 aprile è morto,
nella dittatura dei partiti il 25 aprile è morto,
nell’informazione corrotta il 25 aprile è morto,
nel tradimento della Costituzione il 25 aprile è morto,
nell’inciucio tra il pdl e il pdmenoelle il 25 aprile è morto,
nella rielezione di Napolitano e il passaggio di fatto a una Repubblica presidenziale il 25 aprile è morto,
nell’abbraccio tra Bersani e Alfano il 25 aprile è morto,
nella mancata elezione di Rodotà il 25 aprile è morto,
nella resurrezione di Amato, il tesoriere di Bottino Craxi, il 25 aprile è morto,
nei disoccupati, nelle fabbriche che chiudono, nei tagli alla Scuola e alla Sanità il 25 aprile è morto,
nei riti ruffiani e falsi che oggi si celebrano in suo nome il 25 aprile è morto,
nel grande saccheggio impunito del Monte dei Paschi di Siena il 25 aprile è morto,
nel debito pubblico colossale dovuto agli sprechi e ai privilegi dei politici il 25 aprile è morto,
nei piduisti che infestano il Parlamento e la nazione il 25 aprile è morto,
nelle ingerenze straniere il 25 aprile è morto,
nella perdita della nostra sovranità monetaria, politica, territoriale il 25 aprile è morto,
nella mancata elezione di Rodotà il 25 aprile è morto,
nella Repubblica nelle mani di Berlusconi, 77 anni, e Napolitano, 88 anni, il 25 aprile è morto,
nei processi mai celebrati allo “statista” Berlusconi il 25 aprile è morto,
nella trattativa Stato – mafia i cui responsabili non sono stati giudicati dopo vent’anni il 25 aprile è morto,
nel milione e mezzo di giovani emigrati in questi anni per mancanza di lavoro il 25 aprile è morto,
nell’indifferenza di troppi italiani che avranno presto un brusco risveglio il 25 aprile è morto.
Oggi evitiamo di parlarne, di celebrarlo, restiamo in silenzio con il rispetto dovuto ai defunti.
Se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere.”

Resistenza… dalle piazze al Quirinale

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“Siamo in giornate di un tempo di crisi ed è venendo in un posto come questo, in generale tutti i luoghi in cui è cominciata la resistenza, che abbiamo molto da imparare sul modo di affrontare i momenti cruciali: coraggio, fermezza e senso dell’unità che furono decisivi per vincere la battaglia della resistenza”. Le parole del rieletto presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,  lanciano un ponte tra uno dei periodi più importanti della Storia italiana e l’attuale “situazione di crisi politica” in cui ristagna il Paese. Sembra però che “il nemico” sia da cercarsi là dove si annidia il potere, una guerra fatta di tattiche con l’unico obbiettivo di racimolare quanto più potere possibile salvo poi la virata alle larghe intese, per spalleggiarsi tra loro per difendere i propri interessi. Il “senso di unità” di cui parla il presidente è forse nell’aut-aut del PdL: o i ministri che indico io oppure al voto il prima possibile? Il Cavaliere poi, imbonitore delle folle, ha affermato a Tgcom24: “Letta? Poco importa chi guiderà questo governo, importante che ci siano un governo e un Parlamento per approvare provvedimenti urgenti; sono molto preoccupato ma, essendo ottimista di natura, continuo ad essere fiducioso e a combattere”… nessuna parola del “ricatto” alla base. Del resto anche il Sel ribadisce la sua posizione al termine della consultazione tenuta stamattina: “Abbiamo spiegato le ragioni della nostra opposizione a quello che si preannuncia essere un governo di larghe intese”, spiega Nichi Vendola mentre sottolinea che esse ”sono la risposta sbagliata al fatto epocale della richiesta di cambiamento”. L’unità, infine, sembra diventata un’utopia anche tra le fila democratiche: il deputato Pd Francesco Boccia lancia una risposta “tra le righe” a Laura Puppato che stamattina aveva affermato di non sentirsela di votare la fiducia davanti determinate presenze PdL nell’esecutivo Letta. “Nessuna minaccia ai colleghi ma ci sono delle regole che vanno rispettate ed e’ chiaro che chi non dovesse votare la fiducia al governo sarebbe fuori dal partito”.

25 aprile: celebrazioni… con stonatura

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Omaggi ai simboli della Resistenza e delle vittime della Seconda Guerra Mondiale in tutta Italia da parte delle massime cariche dello Stato oggi, in occasione delle celebrazioni del 25 aprile. I cortei si svolgeranno nelle principali città italiane con Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, che ha deposto una corona a Porta S. Paolo: “Abbiamo deciso di partire da qui come primo atto del 25 aprile perché quella fu soprattutto una rivolta di popolo”. Ma sembra che le vecchie contrapposizioni non siano destinate a morire: la scritta “Lode ai partigiani”, su un muro del quartiere San Lorenzo, è stata coperta nella notte. L’atto è stato rivendicato dal gruppo di estrema destra Milizia. Le vecchie rivalità, è noto, sono dure a morire, ed ecco che anche la rete fa senitre la sua voce: Letta è pisano? I livornesi insorgono! (Tra i tanti cinguettii anche “Di sicuro i 101 del Quirinale non erano livornesi”). Ma il presidente del Consiglio incaricato non si ferma, neanche per il 25 aprile: ha dato il via alle consultazioni per la formazione del governo. Ad aprire la giornata l’incontro con la delegazione di Sel con i capigruppo del Senato, Loredana De Petris, e della Camera, Gennaro Migliore. Se Sinistra Economia e Libertà dice no alle larghe intese (“sono la risposta sbagliata al fatto epocale della richiesta di cambiamento”), voci perplesse si levano anche dal Pd, con la Puppato che afferma che “Se ci fosse un governo di Letta con Alfano vice premier, alla Giustizia magari Brunetta, la Gelmini all’Istruzione, Schifani all’Interno allora davvero io ho un problema di coscienza… e non lo voto”. Del resto non è l’unica ad avere dubbi, anche Rosy Bindi dichiara che “fare un governissimo a guida Pd è un gravissimo errore politico” mentre da Verona il sindaco Tosi apre una possibilità alla fiducia ma dice no a ministri del Carroccio nel governo. Anche Lupi ha un atteggiamento costruttivo nei confronti del nuovo esecutivo, “Perché nasca il governo noi non poniamo condizioni che non siano quelle dettate da Napolitano nel suo intervento”, in primis “quella della responsabilità”.

 

Niente condizioni per Napolitano: il PD trema

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Napolitano è determinato ad avere carta bianca su un governo che sia forte, vero, di “salvezza nazionale” a cui vincola la durata del suo mandato e l’accettazione dello stesso. Il PD inizia quindi a sentire l’acqua alla gola: il (di nuovo) neo eletto Presidente si aspetta “disponibilità incondizionata” ed una “assunzione corale di responsabilità”. Il nuovo esecutivo non dovrebbe impiegare molto tempo a nascere, visto che le consultazioni sono state fatte da poco e il Presidente conosce la situazione dei partiti. Si prepara quindi ad affermare, nel suo discorso d’insediamento, che la Costituzione non prevede mandati a termine e lui lascerà solo quando considererà di aver portato a termine la sua missione. Tempi brevi quindi, ora che è tornato a stringere in mano pieni poteri, che si vede appoggiato dalla comunità internazionale e che ha la fiducia dei mercati. Tempi brevi, soprattutto, visto il largo lasso di tempo intercorso dalle ultime votazioni. Il PD quindi si trova “incastrato” tra la richiesta di Napolitano e il tentativo di cercare una soluzione alternativa all’alleanza con il PdL, almeno non così scoperta, visti soprattutto i dissidi interni. Ovviamente però i giochi di potere, al loro interno, continuano a riproporli: Rosi Bindi cerca di allontanare l’ipotesi Letta giocando la carta del governo a bassa, praticamente nulla intensità politica: “Penso che un governo di scopo e del Presidente per affrontare le emergenze economiche e sociali del Paese e fare le necessarie riforme istituzionali, non possa essere guidato né avere tra i suoi ministri figure politiche di primissimo piano”: potrebbe essere il suo modo di proporre Dario Franceschini? Ma la sua è solo una delle voci: Franco Marini apre ad un governo con il PdL “Bisogna fare un governo politico, che può avere anche l’esperto e intellettuale dentro, purché con chi si vuole assumere questa responsabilità”: ed ecco quindi la “candidatura” Letta-Alfano. Ma c’è anche chi appoggia l’idea di Andrea Orlando di proseguire un “governo di cambiamento” che venga appoggiato dai grillini e Vendola che pensa ad un governo Barca con dentro la società civile. Un poliedro insomma, con tanti lati spezzati che sembrano destinati a esplodere in nuovi dissensi mentre una domanda aleggia sopra le loro teste: con il gruppo dirigente dimissionario, chi comporrà la delegazione che salirà al Colle? Oltre questo però è chiaro l’aut-aut: o governo o voto. Con un Berlusconi pronto ad un governo politico, la responsabilità di un ritorno alle urne crollerebbe interamente addosso ad PD che già soffre in vista del congresso. Certo però che l’idea di Napolitano, con un governo legato al programma dei saggi e quindi con un mandato chiaro in partenza, potrebbe, al contrario, lasciare la possibilità al gruppo democratico di affrontare più serenamente il congresso. Certo… ammesso riescano a riappacificarsi tra loro. Del resto non è auspicabile per lo stesso partito tornare immediatamente alle urne: dopo le ultime giornate, culminate con le tessere bruciate e le manifestazioni in piazza, sarebbe qualcun altro ad arraffare voti a piene mani…

Napolitano bis: il momento migliore per l’affondo del Cav

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Franco Marini, “bruciato” dal Pd che l’aveva proposto come Presidente con l’appoggio del PdL,  durante la trasmisssione In mezz’ora ha affermato che ”Il Pd deve recuperare credibilità, l’ha persa tutta e non so come ci si possa sedere accanto a interlocutori e leggergli negli occhi” e poi ha aggiunto che c’è un ”dilagare di opportunismo che ha toccato il nostro partito, il gruppo dirigente”. E’ un ”partito dove si sono rafforzati più i potentati che una idea larga di partito”. PD partito allo sbando quindi, in cerca di una identità, o forse più di una, un momento ideale per Berlusconi per sferrare l’ennesimo colpo proseguendo sulla sua linea, più determinato che mai: governo di coalizione, politico, con ministri pidillini di peso. Il Cavaliere va ripetendo che la sua strategia di partito responsabile ha premiato il Pdl, perchè ha preparato il terreno al bis di Napolitano ed ora l’intezione è di tenere un profilo basso e placare chi vuole andare subito al voto e nel frattempo rimarcare: ogni trattativa dovrà imprescindibilmente partire dai suoi 8 punti e nel frattempo, se Amato resta il nome più gettonato nel toto-premier e in molti lo affiancano a quello di Letta, una cosa è certa: il vice dovrà essere targato PdL.

Non è un Paese per i cittadini: la manifestazione a Montecitorio

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Napolitano raggiunge il quorum e dalla piazza di Montecitorio iniziano tutti ad urlare: “Buffoni! Buffoni! Vergogna! Vergogna”. I “tutti” sono persone che sono arrivate prima ancora che Beppe Grillo lanciasse l’appello alla manifestazione, ci sono elettori Pd, Popolo Viola, elettori di Ingroia, Movimento 5 Stelle e anche alcuni rappresentanti di Rifondazione Comunista che, nonostante un primo screzio perchè “non si volevano bandiere”, si sono uniti all’appello “Rodotà Presidente!” Perchè tante sono le facce dell’Italia, c’è la studentessa che afferma di essere fortunata perchè “ho dietro i miei che mi sostentano gli studi. Io non voglio che se ne fuggano dalla porta secondaria del palazzo. Voglio che mi spieghino perché”. Ancora aspettano una risposta,  alle otto e mezzo di sera, nonostante Beppe Grillo abbia detto che non si sarebbe presentato, la gente è leggermente diminuita ma riesce comunque a bloccare via del Corso e gli ingressi laterali. Il passaggio i grandi elettori non riescono a crearselo, scelgono di uscire per via della Missione, ancora una volta il rifiuto netto di confrontarsi con gli elettori. La senatrice PD Rosa Maria Di Giorgi ci prova e viene accolta dalla constatazione che “Adesso l’elettorato non lo prendete più”. Però la domanda resta ancora nell’aria: perchè no Rodotà? La risposta rasenta l’assurdità, farebbe ridere se non fosse tragica la lotta di potere che determina, una posizione per partito preso: “Io con Rodotà – spiega la senatrice – ci ho lavorato insieme, purtroppo… l’ha bruciato Grillo”. Confermata allora la tesi dei deputati grillini: Rodotà no solo perchè il nome è stato fatto dalle loro fila? Forse i cittadini di Taranto potrebbero dire: “Napolitano no, perchè ha firmato il Salva Ilva”… e avrebbero più ragione! Anche Carlo Giovanrdi ha scelto l’entrata principale per fare la sua apparizione: per il parlamentare Pdl lancio di monetine e l’urlo: “mafioso!”. Ma lui non esita a rispondere che sia manifestanti che Grillo sono dei fasicsti a parlare di golpe di Stato. I politici non possono mostrarsi: “Hanno tradito il Paese”, ben accetti solo i pentastellati e i rappresentanti del Sel. Gli stessi che avranno il ruolo dell’opposizione nel governo che s’inizierà presto ad intravedere e che, al momento, è una confusa massa informe, con il Pd che si sgretola, perde pezzi per strada e, di certo, ha perso non solo elettori ma anche la faccia, e forse dovrebbe perdere anche il nome, che di democrazia non se n’è vista molta… Vendola ha allora in mente una nuova idea di “centrosinistra”: la lancerà l’8 maggio e, probabilemtne, vedrà nel gruppo il ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca e il suo sostegno via tweet, Maurizio Landini (segretario della Fiom) e Sergio Cofferati (ex segretario della Cgil). Il Movimento viene visto “come un possibile alleato”, su cui “convergere per alcuni punti del loro programma”. Nel frattempo il Pd non esiste in più e in molti si spostano attorno all’area Renzi. Nessuna piega per Berlusconi, si è ancora una volta aggiudicato un Presidente generoso per quel che riguarda i problemi con la giustizia e il suo partito esce ancora un volta compatto e sereno. Intanto sopraggiunge la sera, alle nove qualcuno ancora spera che Grillo riesca ad arrivare, che la sua presenza non si faccia ttendere fino all’indomani, ma la speranza è fugata: “No, no non possiamo. L’abbiamo scongiurato. E’ una questione di ordine pubblico. Basta davvero poco e può scatenarsi il disastro” spiega un parlamentare 5 stelle. Chi dorme tranquillo, poche ore dopo, è quella parte di elettorato che ancora una volta ha votato Berlusconi e l’ha visto trionfare, a tutti gli altri non resta che manifestare, ancora e ancora!

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Bersani e l’arrampicata sugli specchi…

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Dopo che la prima votazione si è conclusa con un nulla di fatto, il segretario del PdL Alfano ha riferito: “Il Pd comunica l’intenzione di votare scheda bianca alla seconda e alla terza votazione. Ne prendiamo atto e invitiamo tutti a impegnare questo tempo per individuare la soluzione più idonea per eleggere il presidente sin dalla quarta votazione”. La risposta di Bersani, l’impegno per “individuare la soluzione più idonea” è riunire domani pomeriggio, tra il terzo ed il quarto scrutinio, i grandi elettori del partito per decidere la linea da seguire per l’elezione del capo dello Stato. Un lasso di tempo molto limitato insomma, utile per chiudersi nelle stanze del potere e decidere “tra sfere alte”, quegli stessi elettori tra i quali non è stato ammesso lo stesso Renzi. Ma questo significa anche escludere completamente non solo la base del partito ma gli stessi militanti. Bersani ha reso noto il candidato, il “loro” candidato, quello condiviso con Berlusconi, solo ieri sera, per evitare contestazioni molto più forti di quelle che hanno effettivamente avuto luogo? Per evitare di dialogare con l’elettorato e con gli iscritti al partito? Un segretario che “propone e dispone” insomma, tagliando fuori i suoi stessi alleati, quelli senza i quali non avrebbe ottenuto la maggioranza alle urne. Forse qualcuno dovrebbe ricordare a Bersani che se avesse corso da solo alle elezioni ora sarebbe il MoVimento 5 Stelle ad avere la maggioranza in quanto primo partito in Italia?

Vendola si dimette da deputato!

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Vendola si dimette da deputato.

“Mi sto recando a Montecitorio per formalizzare un atto che gia’ esiste: gia’ in campagna elettorale avevo detto che intendevo restare governatore e vado a formalizzare questo atto”. Lo ha detto il leader di Sel Nichi Vendola lasciando la sede del Pd dopo un incontro di oltre un’ora con Pier Luigi Bersani. Vendola critica il Fatto Quotidiano che oggi è uscito con un articolo che condannava chi avesse un doppio incarico sommando così stipendi e potere.

 

Matrimonio gay sancisce le nozze fra Sel e M5S?

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Grillo il fascista? Grillo l’omofobico? Grillo contro i diritti civili? Secca smentita e svolta a sinistra, così a sinistra da superare il Pd e allearsi con il Sel per i diritti degli omosessuali. Il ddl presentato dai grillini, che troverà sicuramente l’appoggio del Sel, è una bomba a orologeria all’interno del Pd che potrebbe anche scindersi. Sì, perché la legge presentata dal M5S andrebbe a modificare “il codice civile in materia di eguaglianza nell’accesso al matrimonio in favore delle coppie formate dallo stesso sesso”.

L’M5S propone l’introduzione dell’art 91 che riconosce “il matrimonio egualitario” quindi non più solo uomo-donna, ma come succede già in Spagna, Portogallo, Olanda e Belgio, un matrimonio che sia aperto anche a persone dello stesso sesso.

Grande svolta anche sui figli. I figli di un “coniuge” – termine che sostituirebbe sempre i classici “marito e moglie” –  saranno riconosciuti come figli dell’altro coniuge “anche quando il concepimento avviene mediante il ricorso a tecniche di riproduzione medicalmente assistita, inclusa la maternità surrogata”.

Anche se nel programma M5S i diritti civili non erano tra le priorità, ora c’è una grande attenzione da parte del Pd a questa norma che potrebbe far carta straccia del “surrogato” proposto con le “coppie di fatto” sul modello tedesco avanzato da Bersani in campagna elettorale.

I grillini va ben oltre e accogliendo le proposte della Rete Lenford, associazione di di avvocati per i diritti lesbiche, gay, bisessuali e transgender, stilano un ddl che potrebbe veramente ribaltare la coalizione del centro sinistra.

Gli altri due disegni di legge, presentati dai grillini, riguardano poi il contrasto all’omofobia e alla transfobia, reati penali punibili fino a quattro anni di carceri.

Svolta anche sulle modificazioni di attribuzione di sesso. Quest’ultima proposta parte da un principio: ogni persona può sentirsi di non appartenere più al sesso attribuitole dalla nascita e, di conseguenza, una legge deve favorirne il cambio di identità.

Con rabbia dei più ferventi Bersaniani, Grillo stavolta sorvola ad alta quota il Parlamento e va a “sedersi” a fianco dell’area più estremista. Un vero cambiamento che non ha nulla a che vedere con la vecchia politica pronta a un minimo compromesso con un “modello tedesco”, tanto sbandierato in campagna elettorale e visto come vero faro nella notte di una politica disattenta al fenomeno gay.

La Bindi sussulta sulla sedia, Bersani è affranto, Veltroni chiama a raccolta tutto il Pd nell’ultimo strenuo tentativo di tenere unite anime contrapposte di una sinistra dalle mille contraddizioni e Renzi spopola tra i giovani.

Brutto risveglio per quella sinistra mascherata che tenta inutilmente il gioco delle poltrone in parlamento senza voler cedere al governissimo che vedrebbe compromessa la leadership di Bersani… Ma niente paura l’Italia è in buone mani… i saggi stanno pensando!

Vendola parla all’Unità…

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Vendola sa di dover uscire fuori dall’angolo buio in cui è stato condotto da Bersani. Così lancia l’idea del “rimescolamento”, anche in risposta all’invito di Matteo Orfini che chiedeva un superamento della visione Pd. Il governatore della Puglia sa perfettamente i rischi che corre con questa nuova proposta e si affretta a chiarire che non si tratta di una “cosa” ma bensì di «ripartire dall’analisi della crisi, recuperare un giudizio condiviso sugli ultimi trent’anni di rivoluzione liberale nella prospettiva di un socialismo del futuro, keynesiano e ambientalista, che non sia una variante effervescente dell’egemonia dei mercati finanziari»

Ma quando il giornalista chiede se si può definire un socialismo epurato dal blairismo, la risposta di Vendola è secca:

«Non voglio sfregiare gli album di famiglia, però quel ciclo si è concluso e il problema ora è: può esistere la prospettiva di Stati Uniti d’Europa, cioè di una forte democrazia europea, mutilando il Vecchio continente del suo welfare? O si può intendere che le politiche economiche e sociali delle destre europee hanno spinto le nostre società entro un precipizio recessivo che oggi mescola drammaticamente la crisi sociale con la crisi democratica, povertà, violenza razzista, nazionalismo, localismi, corporativismo. Siamo di fronte al pulviscolo di quello che fu una narrazione civile e una proposta politica».

Allora il giornalista devia il discorso e lo allarga all’Europa “La casa comune dei progressisti in cui Sel potrebbe occupare una stanza, in Europa avrebbe come riferimento i socialisti?”

«Dove si gioca la partita? Lo vorrei dire anche ai compagni delle formazioni della sinistra radicale: dove si combatte? Noi sappiamo che è globale il problema della ricostruzione della sinistra. E coincide con il tema della ricostruzione dell’Europa. Di una sua anima, del suo essere un paradigma di civiltà. Penso che le forze del socialismo europeo siano il luogo in cui far convivere le tante culture politiche, che lì possano competere sul piano delle idee invece che sul piano elettorale. C’è una tendenza minoritaria, chiusa in un minimalismo di partito che rischia di essere mero fenomeno ornamentale. Ma anche una cultura minoritaria in un contenitore grande diventa contaminazione e lievito. Del resto chi, su quale atollo di questo universo frastagliato, può dirsi sicuro di avere gli strumenti adeguati per rappresentare la politica del futuro? Più utile che suddividerci in tanti comitati elettorali, può essere alimentarci reciprocamente come parte di una intelligenza collettiva. Pensando ai grandi partiti progressisti nel mondo e non solo in Occidente, anche in America latina dove una sinistra iperideologica e vissuta per tanto in clandestinità è stata in grado di smetterla di essere prigioniera di formazioni ideologizzate, creando partiti post ideologici in cui la cultura politica si è arricchita. È preferibile l’ininfluenza piuttosto che giocare in mare aperto? Certo, a determinate condizioni».

E se fondamentalmente il discorso di Vendola ha una sua logica e un suo preciso obiettivo da raggiungere è sulla pratica che sembra fallire ancor prima di iniziare.

Anche se non la definiamo “Cosa” per pura speculazione terminologica, in realtà quello che propone il Governatore della Puglia è un “reimpasto” che potrebbero fare diversi candidati provenienti da diverse forse politiche e che pongano al centro la crisi sociale e la crisi democratica. Quindi un apertura al M5S, soprattutto a quei deputati che sono favorevoli al dialogo con le altre forze politiche. Poi l’altra questione dell’Europa. I socialisti europei hanno anime profondamente diverse che difficilmente possono trovare un accordo con la sinistra/non sinistra italiana dilaniata a sua volta da correnti diverse. Il Sel di vendola come può dialogare con il partito socialista di Hollande dilaniato tra paradisi fiscali e fondi neri? Come può il Sel trovare dei punti d’incontro con la nuova linea  liberal-democratica del Spd tedesco?

“Visita” per Grasso e “ispezione” per Crimi al cantiere della Tav!

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Inizia la visita dei parlamentari 5 Stelle e Sel al cantiere della Tav a Chiomonte. Si tratta di circa 70 tra deputati e senatori e 50 “assistenti” (tra cui alcuni leader del movimento contrario alla Torino-Lione). Dieci di loro, però, sono stati respinti ai cancelli. I politici e i loro ospiti entreranno a gruppi di 20. Con loro c’è anche il senatore “Sì Tav” Stefano Esposito. Crimi, capogruppo M5S al Senato:  “Abbiamo risposto al presidente Pietro Grasso, che ha definito ‘visita’ questo nostro accesso al cantiere di Chiomonte, spiegandogli che il 70% dell’area recintata è un’area militare, e lì entreremo con le funzioni ispettive previste dal nostro mandato parlamentare, e non solo come visitatori”. E poi il capo dei senatori 5 Stelle annuncia: “Commissione d’inchiesta sulla Tav”. Il commissario per la Torino-Lione, Virano: “Bene la visita, ma le ragioni dell’opera non saranno messe in discussione”. E ancora: “Presto partirà l’iter per la valutazione d’impatto ambientale”. In contemporanea a Susa si svolge un convegno sull’opera con diversi amministratori locali, cui prende parte anche la parlamentare pd Laura Puppato: “Ho letto i documenti di Virano e ho molti dubbi”.

VENDOLA E LA COMPRAVENDITA DEI GRILLINI!

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«Oggi mi ha chiamato Vendola. Mi ha fatto i complimenti per la mia scelta su Grasso e mi ha manifestato disponibilità ad accogliermi nelle fila della maggioranzaladdove Grillo mi cacciasse». Lo scrive sul proprio profilo di Facebook il senatore a cinque stelle Francesco Campanella definendo questo contatto «un avvenimento strano, oppure no. Nella loro logica – spiega – non riescono ad immaginare che un cittadino possa votare per evitare che la seconda carica dello Stato vada ad una persona inetta. Per i politici tutto è tattica, merce di scambio, gioco a scacchi. Sono offeso. Profondamente offeso».
«Offeso – sottolinea – che una scelta etica sia stata scambiata per disponibilità all’inciucio, che una scelta difficile sia equivocata, come infedeltà ai propri impegni, che un attivista 5 stelle sia scambiato per un aspirante politico di professione. Non sono in vendita. Non ho un cartellino del prezzo da cercare e quindi, signori politici astenetevi dalle brutte figure». «Noi grillini – precisa – siamo qua a Roma in servizio civile ed a tempo determinato, siamo cresciuti politicamente tra cittadini che lavorano, nel poco tempo ritagliato tra professioni e famiglia. Alla fine del mio compito io tornerò a casa ed ho bisogno di girare a testa alta tra i miei amici e i miei elettori. Quindi – conclude – la fiducia fatevela dare dal PDL che vi capisce e potrebbe vendersi, anzi, non aspetta altro».

Un pranzo agli atti: Vendola, la sorella, il giudice De felice

vendola - sorella - giudice
E’ finito agli atti del procuratore generale della Cassazione il caso del pranzo della sorella di Nichi Vendola con il giudice di Bari Susanna De Felice. Il magistrato, che ha poi assolto il leader di Sel dall’accusa di abuso d’ufficio, era stato visto in un ristorante in compagnia della sorella del governatore pochi giorni prima del processo. E il pm Bretone ha riferito la circostanza al Csm, che ha a sua volta inviato gli atti in Cassazione.
Ascoltato dalla Prima Commissione di Palazzo dei marescialli il 12 febbraio, Bretone ha riferito che a raccontargli del pranzo era stata una giornalista informata a sua volta dell’accaduto da una collega, che aveva visto a pranzo De Felice con Patrizia Vendola. Ma il pm ha anche detto al Csm di non poter garantire sulla veridicità di quanto gli era stato comunicato.

Piuttosto che approfondire direttamente la questione i consiglieri hanno deciso di inviare gli atti al Pg della Cassazione Gianfranco Ciani, titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati. Infatti, se effettivamente il giudice De Felice avesse incontrato la sorella del governatore della Puglia alla vigilia del processo a Vendola, si tratterebbe di un comportamento da valutare in sede disciplinare.

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