Schettino ripeteva “Ho fatto un guaio”: così il primo teste al processo

schettino-processo-tuttacronacaSono riprese le udienze stamattina a Grosseto per il processo sul naufragio della Concordie ed è stato ascoltato il primo teste, Giovanni Iaccarino, primo ufficiale di coperta, capo guardia della nave al momento del naufragio del 13 gennaio 2012 al Giglio e diretto assistente di Schettino nelle operazioni di bordo. Fu proprio Iaccarino, compaesano del Capitano, a recarsi ad accertare che sale motori e pompe di sentina erano allagati e a comunicare alla plancia di comando le irreparabili avarie causate dall’urto contro gli scogli. Tra le prove dell’accusa vi è materiale video girato sulla Costa Serena, nave gemella della Concordia, dove i testi furono interrogati per ricostruire i momenti del naufragio. In quell’occasione, Iaccarino raccontava cosa accadde in plancia dopo l’urto con gli scogli del Giglio. Il primo ufficiale di coperta ricorda di essere andato “nella plancia di comando” dopo l’urto e di aver notato che gli strumenti indicavano che la nave “era passata da 16 nodi di velocità a nove”. “Guardai la carta nautica e vidi che eravamo su un fondale vicino agli scogli del Giglio. Ho guardato il pannello ed era pieno di lucine rosse. Poi il comandante Schettino si è messo le mani ai capelli ed ha detto: ‘Ho fatto un guaio'”.  Al momento dell’urto il teste era a riposo “in cabina”, assieme all’ufficiale cartografo Simone Canessa: “giocavamo alla playstation mentre avvertimmo una sbandata della nave a dritta, poi a sinistra. Caddero materiali, la sensazione era di aver preso una secca o di aver fatto una collisione. Fu questa l’impressione che ebbi all’istante”. Così Giovanni Iaccarino testimoniando al processo ha ricordato il momento dell’impatto.

“E se qui allaga? ‘Dobbiamo portar via il belin (ndr, dobbiamo andarcene)’: mi ricordo questo commento, in dialetto genovese, di un ufficiale di macchina durante una discussione circa due mesi prima quando fu fatta un’esercitazione a bordo della Costa Concordia, simulando la rottura di un portellone a poppa per un colpo di mare”. Iaccarino, ricordando la simulazione a qui aveva preso parte anche Schettino assieme al gruppo di ufficiali dibordo, riferisce che il comandante credeva che “se non abbiamo il generatore 1, 2, 3, abbiamo il 4, 5 e 6. Ma non era così. E infatti Schettino diceva: ‘Qua non c’abbiamo niente, ma la nave non è ridondante?'”. “Schettino – ricorda il teste – paragonava le navi” su cui aveva navigato ipotizzando che “sulla Costa Atlantica la nave avrebbe galleggiato” mentre la Costa Concordia, avendo i compartimenti motori concentrati, non l’avrebbe potuto fare. “A questo punto l’ufficiale genovese se ne uscì con la frase scurrile chiosando così la discussione”. In aula, il primo ufficiale di coperta ha anche portato il confronto con la nave Costa Atlantica “dove i compartimenti elettrici sono separati, sono a poppa e a prua” spiegando che, a differenza della Costa Concordia, questo significa che la nave, in caso di avaria su un lato, avrebbe comunque mantenuto possibilità di propulsione e quindi sarebbe rimasta governabile. Ma Schettino e i suoi ufficiali, nel corso dell’esercitazione, avevano potuto verificare che questo non era possibile per la Costa Concordia. Iaccarino ha anche detto che “Schettino voleva fare il passaggio ravvicinato al Giglio già la settimana prima. Ma non fu possibile perchè non c’erano le condizioni adatte, c’era troppo mare e l’idea fu abbandonata”. Il giorno del naufragio, però, l’inchino non compariva negli avvisi ai passeggeri. Stessa cosa, ha riferito, era successa la settimana prima: “Anche quel giorno lì il passaggio non era nel programma di attività comunicato ai passeggeri ma fu deciso la sera stessa”. “Il passaggio venne pianificato la sera stessa, non era nei programmi ufficiali”. Per effettuare il passaggio ravvicinato, Schettino ordinò una variazione di rotta che la sera del 13 gennaio 2012 comportò di navigare a 0,5 miglia dall’isola anzichè a 5 miglia, come normalmente previsto nei programmi, al centro del canale dell’Argentario. Il teste ha riferito anche che furono gli ufficiali a bordo a farsi carico della nuova rotta. Ufficiali tra cui era presente anche il cartografo Simone Canessa che la tracciò sulle carte nautiche a disposizione, tenendo anche presente l’ordine di dover chiamare il comandante, che si sarebbe recato a cena in uno dei ristoranti presenti, appena la nave fosse nei pressi dell’isola.

Nella sua ricostruzione su quanto accadde, aveva raccontato: “Scesi ai ponti inferiori e di corsa feci i controlli in sala macchine. Vidi che i generatori diesel 1, 2 e 3, la centrale elettrica e i Pem, i propulsori elettrici della nave, alimentati dai generatori a diesel, erano allagati. Dentro di me ebbi la sensazione che la nave era persa. Dissi la situazione per telefono a Canessa, l’avrebbe detto al comandante. La situazione era grave”. I controlli furono fatti undici minuti dopo l’urto. “Fu il comandante in seconda Bosio a dirmi di andare a vedere sotto – ha detto Iaccarino -, Schettino credo che non si oppose, se no non ci sarei andato”. Durante l’ispezione il teste vide che “dall’altra parte” delle paratie “c’era il mare” e si convinse che anche “i generatori diesel 4, 5 e 6 erano allagati” e perduti. Mentre l’ufficiale scendeva i ponti “ci fu un blackout, c’erano solo luci di emergenza”. “L’acqua continua a salire”, diceva Iaccarino al comandante in seconda Bosio, raggiunto via radio. Iaccarino nel video ricorda di aver però sentito un annuncio tranquillizzante. L’annuncio fu diramato a bordo alle 22.04. Alla procura di Grosseto è giunta, da parte del Codacons, una denuncia relativa ai file consegnati da Costa Crociere ai periti nel corso delle operazioni peritali in sede di incidente probatorio. “Nello specifico – spiega il Codacons – si tratta dei file relativi ai test obbligatori di collaudo del generatore di emergenza, da compiersi settimanalmente e che – proprio quelli relativi alle 10 settimane prima del naufragio – risultano modificati due mesi dopo l’incidente, in data 13 marzo 2012, e tutti nello stesso momento, ossia nell’arco di poche decine di secondi, per giunta con l’inserimento di valori tutti identici, come per la temperatura dell’acqua e per la temperatura dell’olio”. “Proprio il malfunzionamento del generatore di emergenza quale possibile causa o concausa del tragico epilogo del naufragio in termini di vite umane – aggiunge l’associazione – è uno dei principali aspetti sui quali il Codacons si sta battendo sin dall’inizio del processo, ed evidentemente non è un caso che alterazioni dei dati riguardino proprio tale fronte”. L’associazione ha chiesto alla Procura di Grosseto di aprire una indagine urgente, accertando i fatti e le relative responsabilità e disponendo il sequestro immediato della documentazione.

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Disposta una nuova perizia per la Costa Concordia

costa_concordia_sopralluogo-tuttacronacaE’ stata accolta la richiesta di una nuova perizia sugli apparati della Costa Concordia avanzata sia dalla difesa di Schettino sia dalle parti civili, tra cui il Codacons. A darne comunicato il presidente del colegio Giovanni Puliatti: verrà svolta, previo sopralluogo a bordo, appena il relitto della nave sarà “in condizioni di sicurezza e di galleggiabilità” e verterà, fra l’altro, sugli ascensori e su apparati informatici. MA un supplemento di perizia verrà effettuato anche sulle centraline degli ascensori, materiali che sono già disponibili per essere esaminati. Il tribunale di Grosseto ha inoltre deciso di accettare la richiesta avanzata dall’avvocato Marco De Luca della Compagnia Costa Crociere Spa: verrà quindi autorizzata a rimozione delle eliche e dei timoni della nave. La richiesta era  stata fatta rispetto alle operazioni di rimozione in corso all’isola del Giglio e alla necessità di assettare la nave anche togliendo tonnellate di peso da bordo. Infine, il tribunale ha deciso la restituzione del passaporto e di altri documenti non più sotto sequestro a Schettino oltre a effetti personali tra i quali anche due chiavette da pc che vennero sequestrate l’indomani del naufragio.

L’affondo della difesa di Schettino: chiesta nuova perizia

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L’affondo della difesa di Schettino è chiaro: dimostrare che quella tragica notte sulla concordia qualche apparato che avrebbe dovuto funzionare non funzionò. E ora che la nave è stata rimessa in asse, le verifiche si potrebbero anche effettuare. Il  Codacons appoggia la richiesta, anche se l’ultima parola sarà, naturalmente, della giuria. Secondo l’avvocato Giuliano Liuzzi del Codacons, intervistato a SkyTg24, “la perizia e l’attività svolta dai periti si sono fermate allo scoglio, creando questo nesso di causalità con le morti. A nostro giudizio, si poteva fare di più e meglio. Abbiamo rilevato – continua – dei gravi difetti di funzionamento della nave, in primis delle porte di emergenza e il generatore di emergenza. Anche tempi e inclinazione della nave sono aspetti determinanti di questo processo”.

Ma se da una parte c’è la richiesta di una nuova perizia, dall’altra c’è l’accusa. Francesco Schettino, accusa, infatti, il timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin di non avere eseguito i suoi ordini, che avrebbero evitato la tragedia del Giglio. Nel corso dell’udienza di oggi, Schettino ha reso dichiarazioni spontanee al tribunale sostenendo: “Nel momento in cui ho chiesto al timoniere di mettere il timone a sinistra la nave aveva una accelerazione verso destra. L’errore di non mettere a sinistra, ovvero il ritardo, è la conseguenza dell’errore. Se non ci fosse stato questo, cioè non posizionare il timone a sinistra, di evitare la derapata, non ci sarebbe stato lo schiaffo”.

L’avvocato Francesco Pepe, uno dei legali di Schettino, evidenzia uno degli interrogativi sulla tragedia del 12 gennaio 2012 e rilancia la necessità di nuovi accertamenti tecnici sulla Concordia: “La nave sarebbe dovuta affondare verticalmente. Bisogna capire perché questo non è avvenuto. Ci sono fatti da accertare – ha detto Pepe – come il generatore di emergenza che non ha funzionato, fatto scritto nella perizia, e il mal funzionamento dei bracci delle scialuppe delle porte stagne. Bisogna accertare l’influenza e l’incidenza che questi fattori hanno avuto dopo l’impatto. Il generatore è situato all’undicesimo piano proprio perché non deve essere interessato dall’acqua, ma nessuno ha spiegato perché non ha funzionato”. Il collegio difensivo di Schettino ha avanzato dubbi anche sulle modalità dell’affondamento della nave Concordia: “Per normativa e principi costruttivi doveva affondare verticalmente. Lo fece anche il Titanic, che aveva una falla laterale. Se fosse avvenuto questo non sarebbe accaduto nulla perché si adagiava sul fondo. Ad oggi nessuno sa perché abbia sbandato e sia affondata su un lato. E questo non è imputabile a Schettino”.

“Se non ci fosse stato l’errore del timoniere, di non posizionare i timoni a sinistra, ovvero l’errore di scontrarsi, cioè di evitare la derapata – ha proseguito Schettino nel suo breve intervento durante la discussione fra periti, pm e avvocati – non ci sarebbe stato quello schiaffo”.

Schettino al momento è accusato di: omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, disastro colposo, abbandono di incapace a bordo e mancate comunicazioni alle autorità.

Ma prima di autorizzare le ispezioni, il tribunale deve essere sicuro che la nave sia messa in sicurezza: che sia stabile, oltre che in asse.

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