Nel 2017 mancheranno 13,721 miliardi di gettito fiscale!

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Brutte notizie nel futuro dell’Italia se non si cambia marcia, soprattutto c’è il rischio che nel 2017 possano mancare  13,721 miliardi di gettito fiscale, come oggi ha riferito la Corte dei Conti:

“la tendenza ad accelerare il gettito presente, anticipando quello futuro, pone in sostanza un problema di tenuta delle entrate a partire dai prossimi anni”. In particolare da acconti di imposta, imposte ad adesione volontaria e aumenti impositivi definiti ma differiti, dovrebbe arrivare nel triennio 2013-2016 un maggior gettito netto (saldo fra maggiori e minori entrate) dell’ordine di 4,2 miliardi, ma comportando “uno sgravio nel triennio successivo”. Sulla Legge di stabilità pesano “limiti” e “incertezze” su “entrambi gli obiettivi assegnati alla politica fiscale”, ovvero di “essere improntata al rispetto dei vincoli di finanza pubblica e, contemporaneamente, al servizio delle esigenze di crescita dell’economia”, afferma ancora la Corte dei Conti, che sottolinea che l’impostazione della legge è “non nuova” e “non sembra in grado di incidere in misura significativa sulle prospettive di crescita, né di garantire un solido e rassicurante profilo di rientro del disavanzo pubblico”. Secondo i magistrati contabili “i risultati che emergono dalle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica per il prossimo triennio non sembrano privi di rischi e giustificano una riflessione sulle scelte finora assunte”. “La stessa osservanza delle regole europee in termini di miglioramento tendenziale dei saldi di bilancio non sembra assicurata”, viene ancora spiegato.

La Russa paladino di Laura boldrini: “questione sessista”

la-russa_tuttacronacaSe il premier Letta aveva indirizzato una lettera a Vittorio Feltri spiegando che il ‘caso Boldrini’ e del suo viaggio in Sudafrica con il suo compagno non sussisteva in quanto non erano stati spesi soldi pubblici, anche Ignazio La Russa ora ha preso le parti della Presidente della Camera. Il leader di Fratelli d’Italia scrive sulle colonne de Il Giornale la sua opinione, ossia che la Boldrini ha usato per recarsi ai funerali di Mandela, non è stato gravato di un solo euro in più per la presenza del “fidanzato” di quest’ultima. A sua volta, sottolinea il fatto che è prassi comune che le mogli delle più alte cariche dello Stato, accompagnino i mariti in occasioni di eventi importanti, nessuno scandalo quindi se la Presidente della Camera ha fatto lo stesso. Anche La Russa, quindi, appoggia la tesi della “questione sessista”, ritenendo che se si fosse trattato di una convivente rispetto a un convivente, non vi sarebbe stata questa discriminazione.

Enrico Letta e la lettera a Feltri sul ‘caso Boldrini’: “pregiudizio sessista”

boldrini-letta-tuttacronacaSi continua a parlare del fatto che Laura Boldrini abbia preso parte alla commemorazione di Nelson Mandela in compagnia del compagno, ospite come lei di un volo di Stato. Anche il premier ha preso la parola al riguardo, inviando una lettera al Giornale diretto da Vittorio Feltri con la quale spiega che la presenza della presidente della Camera fosse “pienamente” legitti. Feltri aveva criticato la boldrini per aver “sperperato denaro pubblico” e non aver ricevuto lo stesso trattamento di Clemente Mastella, che nel 2007 approfittò di un volo di Stato con il figlio per andare al gran premio di Formula 1 di Monza. La presidente aveva allora risposto:

“Al di là di inesistenti ragioni economiche, credo proprio che il problema sia un altro, nelle polemiche di queste ore. A fare “scandalo” è il fatto che una donna delle istituzioni sia accompagnata da suo marito o dal suo compagno. Nessuno si sogna di contestare la presenza di una moglie o di una compagna al fianco dei vertici istituzionali di genere maschile (…) Non ho voluto ignorare le polemiche: perché penso che non riguardino solo me, ma lo spazio che a noi donne viene “concesso” nell’Italia di oggi. C’è ancora molta strada da fare”.

Enrico Letta riprende gli stessi argomenti e parla di pregiudizio sessista:

Caro Feltri,

solo poche righe a commento del suo articolo di ieri sull’utilizzo del volo di Stato da parte del presidente della Camera, Laura Boldrini, e del suo compagno, Vittorio Longhi. Com’è ampiamente noto, entrambi hanno volato con l’aereo della Presidenza del Consiglio per partecipare a Johannesburg alla cerimonia in memoria del presidente della Repubblica Sudafricana, Nelson Mandela.

Come forse è meno noto, il viaggio non ha comportato alcun alloggio in albergo, visto che entrambi i pernottamenti sono avvenuti in volo, né spese aggiuntive a carico del bilancio pubblico. Laura Boldrini è la terza carica della Repubblica. Come lei, alla cerimonia erano presenti altri presidenti di Parlamenti di Stati sovrani. La sua partecipazione era, dunque, pienamente legittima. Resta il pregiudizio sessista, indizio di un doppiopesismo palese, qualunque sia la matrice politico-culturale.

Nessuna polemica, mai, sulle mogli accompagnatrici di uomini delle istituzioni. Levata di scudi, invece, se l’accompagnatore è uomo, a maggior ragione se non ufficialmente coniugato. Non c’è bisogno delle «quote azzurre». Basterebbe un minimo di buonsenso, purtroppo merce rara di questi tempi. Con i migliori saluti.

Il Codacons denuncia Laura Boldrini: il suo compagno era sul volo di Stato

laura-boldrini-funerali-tuttacronacaLaura Boldrini ancora nel centro delle polemiche per il viaggio in Sudafrica, in occasione della commemorazione di Nelson Mandela, nel quale l’ha accompagnata il suo compagno. Nonostante Montecitorio abbia smentito che sia stato effettuato a spese dello Stato, questa mattina il Codacons ha inviato  un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e alla Corte dei Conti contro il Presidente della Camera. L’associazione dei consumatori non è nuova a questo tipo di denunce, che in passato avevano colpito anche Mastella e Berlsuconi e ora ritiene che

non si comprende a che titolo la Boldrini abbia usufruito con il proprio compagno di un volo pagato dai cittadini e diretto ad un evento riservato a leader mondiali e capi di Stato.

Per il Codacons,

è necessario accertare se vi siano stati sperperi di risorse pubbliche a danno della collettività.    Certo non si comprende – sostiene il Codacons nella denuncia – cosa ci facesse il compagno della Boldrini su un volo di Stato per una cerimonia cui erano stati invitati esclusivamente capi di Stato e di Governo. Ma soprattutto a spese di chi.  

Il Codacons ha dunque chiesto alla Procura e alla Corte dei Conti di accertare se

possano configurarsi sprechi di denaro pubblico a danno della collettività e conseguentemente sanzionare le eventuali scelte dannose per la collettività stessa ivi comprese le ipotesi di illeciti fonte di danno erariale, e di predisporre tutti i controlli necessari per accertare e verificare se nei fatti esposti  possano celarsi fattispecie penalmente rilevanti, ivi compreso quello di utilizzo illegittimo di fondi e/o risorse pubbliche.  

 Le risposte sul presunto sessismo fornite dal Presidente della Camera a chi in queste ore l’ha criticata, appaiono obiettivamente inaccettabili, soprattutto se si considera che in passato altri esponenti istituzionali di sesso maschile furono denunciati per situazioni assolutamente identiche – spiega il Presidente Carlo Rienzi – Ora si dovrà verificare se vi siano stati costi a carico della collettività legati alla presenza su un volo di Stato del compagno della Boldrini e, in tal caso, il Presidente della Camera e il suo fidanzato saranno chiamati a risarcire personalmente i cittadini.

I finanziamenti pubblici sono incostituzionali: lo dice la Corte dei Conti

Corte-dei-Conti-tuttacronacaIl procuratore del Lazio della Corte dei Conti, Raffaele De Dominicis, che ha sollevato la questione di legittimità davanti alla Consulta, ha sostenuto che le leggi che hanno reintrodotto il finanziamento pubblico dei partiti, a partire dal 1997, sarebbero “incostituzionali” perché “elusive e manipolative del risultato referendario” del 1993. Lo stesso procuratore ha reso noto che la decisione è stata presa nell’ambito dell’indagine istruttoria aperta nei confronti dell’ex amministratore-tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, sotto processo anche penalmente per illecite sottrazioni di denaro pubblico. La procura contabile solleva la questione di legittimità, ricordando che gli elettori in occasione del referendum fornirono “una risposta decisamente negativa in relazione alla persistenza delle erogazioni di contributi statali a beneficio dei partiti politici e dei movimenti e/o gruppi ad essi collegati”. Stando alla procura, le disposizioni posteriori “sono da ritenersi apertamente elusive e manipolative del risultato referendario, e quindi materialmente ripristinatorie di norme abrogate”. Per la Corte dei Conti, quindi, “tutte le disposizioni impugnate, a partire dal 1997 e, via via riprodotte nel 1999, nel 2002, nel 2006 e per ultimo nel 2012, hanno ripristinato i privilegi abrogati col referendum del 1993, facendo ricorso ad artifici semantici, come il rimborso al posto del contributo; gli sgravi fiscali al posto di autentici donativi; così alimentando la sfiducia del cittadino e l’ondata disgregante dell’anti-politica”. Dalla normativa contestata, poi, deriva per il procuratore De Dominicis “la violazione del principio di parità e di eguaglianza tra i partiti e dei cittadini che, per mezzo dei partiti stessi, intendono partecipare alla vita democratica della Nazione. Infatti – argomenta – i rimborsi deducibili dal meccanismo elettorale risultano estesi, dopo il 2006, a tutti e cinque gli anni del mandato parlamentare, in violazione del carattere giuridico delle erogazioni pubbliche, siccome i trasferimenti erariali, a partire dal secondo anno, non solo si palesano come vera e propria spesa indebita, ma assunti in violazione del referendum dell’aprile 1993”. La differenziazione degli importi dei rimborsi dopo il primo anno dalle elezioni, inoltre, “si configura arbitraria e discriminatoria perché consolida la posizione di vantaggio solo di quei partiti che hanno raggiunto la maggioranza politico-parlamentare”.

Giudice condannato a pagare 6mila euro: il processo era durato 9 anni

giudice-condanna-multa-tuttacronacaUn giudice del Tribunale di Firenze, Sabina Gallini, è stato condannato dalla Corte dei Conti della Toscana al pagamento di 6mila euro in favore del Ministero della Giustizia. La causa: la durata eccessiva, ben nove anni, di un processo per risarcimento danni legato ad una piscina. E’ Il Tirreno che ha ricordato oggi come il processo fosse iniziato davanti alla pretura di Castelfiorentino il 12 maggio 1997 e finito in primo grado il 29 maggio 2006, davanti al tribunale di Empoli, sezione distaccata di quello di Firenze.  Alla luce dei tempi troppo lunghi, una delle parti coinvolte aveva presentato ricorso alla corte d’Appello di Genova e aveva vinto, ottenendo un risarcimento danni di 6 mila euro dal Ministero della Giustizia. La Corte dei Conti ha ora condannato il giudice a restituire quella cifra allo Stato: “La lunghezza del processo – è scritto nella sentenza toscana, in cui si cita quella ligure – è principalmente ascrivibile a ritardi cagionati dai tempi troppo lunghi intercorrenti tra la fissazione di un’udienza e quella successiva, ed alla stasi della stessa per cinque anni imputabile all’ufficio giudicante”. La Corte dei Conti ricorda anche che “in conseguenza dei ritardi e delle inadempienze rilevate” anche in “tanti altri processi”, in passato il giudice è stato oggetto di sanzioni pure da parte del Csm.

La Corte dei Conti affonda le carceri italiane: nessuna rieducazione!

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Carceri italiane affondate dalla Corte dei Conti che si lancia contro i programmi di rieducazione dei detenuti. L’indagine, portata avanti proprio dalla Corte dei Conti nei mesi scorsi, doveva  verificare “se e in che modo la finalità di assistenza e di rieducazione dei detenuti sia stata effettivamente assicurata, anche riguardo alla necessità di garantire al meglio la sicurezza sociale e di mitigare, se non eliminare del tutto, il problema del sovraffollamento degli istituti di pena”.

La Corte ha anche sottolineato  “carenze a livello pianificatorio caratterizzate dall’inadeguatezza di validi percorsi scolastici e formativi oltre che dall’insufficiente coordinamento sul territorio dei diversi soggetti istituzionali preposti”.

I risultati sono tutti al negativo anche nei confronti di quei   “programmi trattamentali” che hanno “avuto una difficile e faticosa attuazione, nonostante siano apparsi in grado di produrre sia benefici diretti sui destinatari degli interventi, che vantaggi indiretti sulla società nel suo insieme (che fruirebbe di un progressivo decremento dei pertinenti costi economici)”.

In particolare, dall’indagine è emerso come “attraverso l’attivazione di laboratori e pratiche riformatrici si possano offrire mezzi, risorse e strumenti per abilitare o riabilitare socialmente e professionalmente il detenuto fuori dall’universo carcerario, ma sono emerse delle carenze a livello pianificatorio caratterizzate dall’inadeguatezza di validi percorsi scolastici e formativi oltre che dall’insufficiente coordinamento sul territorio dei diversi soggetti istituzionali preposti”.Soltanto da pochi mesi, sottolinea la Corte dei Conti, “è stato sottoscritto un protocollo di intesa con il Ministero dell’Istruzione nel quale sono stati previsti percorsi modulari e flessibili (anche con l’utilizzo di modalità digitali e del libretto scolastico) con i quali l’Amministrazione pensa di poter risolvere il succitato problema”.

Manca anche un controllo dei risultati – Carenze sono state evidenziate anche “sul piano dei monitoraggi e degli indicatori, con conseguente difficoltà di verificare compiutamente gli effetti conseguiti a seguito delle condotte attività di rieducazione carceraria”.

Il problema è sempre lo stesso: non ci sono risorse. Dal punto di vista finanziario, afferma la Corte dei Conti, “il sistema carcerario è tutt’oggi caratterizzato dall’estrema esiguità delle risorse assegnate, che, unitamente al sovraffollamento all’interno degli istituti penitenziari, ha finito per pesare negativamente e in modo incisivo sulle varie iniziative connesse ai trattamenti rieducativi”. Ma “i non soddisfacenti risultati raggiunti sono stati sicuramente determinati – afferma la magistratura contabile – anche da molteplici ulteriori fattori, tra i quali vanno annoverati: la complessità dell’organizzazione; l’esigenza – sovente non soddisfatta – di disporre di una pluralità di figure professionali; i tagli degli organici e la limitata possibilità di copertura dei medesimi a causa della vigente disciplina del turn over; i tagli lineari sullo specifico capitolo di bilancio”.

“Siete degli stronzi”. Storace non parla a Il Fatto delle multe stracciate

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Nell’ufficio contravvenzioni di Roma del Comune di Roma c’è una lunga lista di nomi eccellenti, circa 1500, che hanno avuto il privilegio di non pagare le multe nel corso degli anni. Il Fatto Quotidiano afferma di possedere la lista e parla di “Amici di amici, politici, imprenditori, ma anche gente comune che approfittava non si sa in cambio di cosa. Accanto ai nomi, nella lista, non è scritto l’importo esatto della contravvenzione, ma semplicemente ‘verbale improcedibile’. Teoricamente, spiegano gli inquirenti, le dichiarazioni di improcedibilità nascono dalla contestazione di cittadini, ma di quel carteggio non c’è più traccia. Di conseguenza, non c’è possibilità per i magistrati di agire contro i citati anche perché chiunque potrebbe asserire che si tratti di un omonimo.” Tuttacronaca aveva già parlato della vicenda ma ora su Il Fatto s’insiste su altri nomi. Tra questi Francesco Storace, Alleanza Nazionale che avrebbe fatto cestinare una multa presa da un’auto intestata al partito e lo stesso dicasi per alcuni dipendenti del Consiglio regionale del Lazio, che avrebbe approfittato del privilegio una quarantina di volte. Ma ancora: Manuela di Meglio, moglie del delegato allo sporto del Comune di Roma Alessandro Cochi; Giovanni Serra, direttore del dipartimento mobilità e trasporti del comune di Roma; Monica Tagarelli, segretaria del delegato allo Sport; Claudio Giuliani, ex consigliere VII Municipio per la lista civica di Rutelli. Ma una multa è stata intestata anche al segretario generale del consiglio regionale del Lazio, Nazzareno Cecinelli. Scorrendo altri nomi, si scopre che “Anche i membri del Pdl non disdegnavano la pratica che regnava sovrana all’ufficio contravvenzioni del comune. Come l’onorevole Sestino Giacomoni appena rieletto nella circoscrizione di Lazio 1. A seguire Fabrizio Di Stefano, in passato consigliere comunale d’Abbruzzo, ex Pdl, poi passato a dicembre 2012 con Ignazio La Russa. E Fabio Sabbatani Schiuma, uno degli esclusi eccellenti del centrodestra romana alle scorse elezioni. E per concludere nella lista ci sono anche i nomi di Carlo Orichuia, dirigente Rai, di Maurizio Mattei, ex arbitro, oggi dirigente della Federazione italiana gioco calcio, Ludovico Maria Todini, imprenditore e padre di Luisa, membro del consiglio di amministrazione Rai. E per finire, sono circa 42 le multe che farebbero riferimento a Forno Roscioli, della nota famiglia romana Roscioli.” Ora la Corte dei conti ha aperto un’indagine ma nel frattempo Il Fatto Quotidiano ha tentato di porre delle domande al leader de “La Destra” Storace. La sua risposta? “Siete degli stronzi. Con Il fatto Quotidiano non parlo”

Quel figlio un po’ scomodo di… Di Pietro?

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L’Italia dei valori già non godeva di ottima salute, ora arriva l’ennesima pietra. Ad affondare ancor di più il partito di Di Pietro è la Corte dei Conti in Molise che senza mezzi termini dice che l’Idv nel 2012 ha speso 90mila euro in modo “non ammissibile”. Ma le disgrazie non arrivano mai da sole ed ecco che qualcosa di strano succede anche a Cristiano Di Pietro figlio del fondatore del partito da sempre in lotta per la legalità. Come riporta il “Corriere della sera”:

Il figlio del leader del partito, approdato finalmente nella precedente tornata elettorale al consiglio regionale, dopo essere passato per il consiglio provinciale e per quello comunale. Il 2 novembre 2012, mentre infuriava lo scandalo del Lazio, dichiarava risoluto: «Dopo i tristi esempi provenienti da alcune Regioni possiamo andare controcorrente e dimostrare che non tutti i consiglieri sperperano il denaro pubblico». Faceva parte del gruppo, abbiamo detto, perché ne è uscito qualche settimana fa dopo che un candidato dell’Idv rimasto fuori dal Consiglio alle ultime elezioni ha presentato un ricorso al Tar. Lui non ha gradito e ha imboccato la porta.

Lo stesso “Corriere della Sera” poi aggiunge un dettaglio interessante. Cristiano Di Pietro è uscito dal gruppo, ma non dal partito:

È soltanto emigrato al gruppo misto, che prima non esisteva. Lui l’ha costituito, ne è l’unico componente nonché il presidente: incarico, per inciso, che vale 800 euro netti in più al mese. Tanto per Di Pietro junior come per altri suoi 15 colleghi. Perché con la nascita del misto i gruppi politici della Regione Molise sono infatti diventati 16, per 21 consiglieri. In media, 1,31 per ogni gruppo.

I superstipendi dei manager di Poste italiane: 142 milioni di euro

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Tempo di crisi ma lievitano ancora gli stipendi dei dirigenti di Poste Italiane Spa. “Solo” del 4,2% rispetto all’anno passato nonostante calino gli utili. I 584 manager del gruppo costano allo Stato oltre 142 milioni di euro e per loro la spending review non vale. Ma come si regge Poste Italiane? Gran parte del merito va ai servizi finanziari e ai servizi assicurativi, mentre il trend delle maggiori controllate del Gruppo interessate all’area postale è negativo. Da dove vengono gli stipendi d’oro dei manager del gruppo? naturalmente da doppi o tripli incarichi. Oltre a Massimo Sarmi, amministratore delegato e direttore generale di Poste Italiane, compaiono Giovanni Ialongo (630 mila euro l’anno) presidente di Poste Italiane, presidente di Italia Previdenza Sispi S.p.A e presidente di Postel, società per la gestione dei servizi di Gestione Documental; Vincenzo Falsarano, è ad di Egi, Società del Gruppo Poste Italiane e amministratore unico di Poste Energia; Claudio Picucci è presidente di Poste Mobile e (potente) direttore delle Risorse umane di Poste; Pasquale Marchese, capodivisione Mercato Privati di Poste Italiane e amministratore di Bancoposte Fondi Spa; Stefano Grassi è ad di Poste Tutela Spa e direttore della Struttura Tutela Aziendale di Poste Italiane; Maria Farina Bianca, è ad di Poste Vita Spa, ad di Poste Assicura Spa, Presidente di Gea e Vicepresidente ANIA; Pierangelo Scappini è ad di Postel e PostelPrint; Vincenzo Pompa e ad di Postecom Spa e Posteshop Spa e infine Valter Catoni, ad e dg di SDA e responsabile nazionale grandi clienti e Pa di Poste Italiane.

Dove è la spending review? Anche le poste tirano i pacchi agli italiani?

Lo strano caso di Robert Schulmers… ECCO LE MAIL!

Italian President Giorgio Napolitano Recieves Honorary Degree From Bologna University

Il procuratore regionale di Bolzano della Corte dei Conti Robert Schulmers è indagato dalla procura di Roma per calunnia e offese all’onore del capo dello Stato. Le accuse riguardano il contenuto di alcune lettere in cui il magistrato parla di “avvertimenti” da parte dei vertici della magistratura contabile e di “ingerenze” del Quirinale.

Al centro della vicenda le lettere inviate da Schulmers a vari interlocutori, e per conoscenza alla mailing list di tutti i magistrati della Corte dei Conti (quasi 500 persone) nelle quali, in sostanza, afferma di aver ricevuto avvertimenti («ti-ci distruggono») dal procuratore generale della Corte dei Conti Salvatore Nottola e dal presidente Luigi Giampaolino in merito alle sue attività di controllo nei confronti dei vertici politico-istituzionali della provincia autonoma di Bolzano. Da qui l’ipotesi di calunnia prospettata dagli inquirenti romani. Nelle stesse missive Schulmers fa riferimento anche ad ingerenze del Colle e ciò gli è valsa anche l’iscrizione nel registro degli indagati per offese all’onore del Capo dello Stato. Nottola e Giampaolino sono stati ascoltati dal procuratore Giuseppe Pignatone e dagli aggiunti Francesco Caporale e Nello Rossi come persone informate sui fatti. Sulla vicenda gli inquirenti romani procedono anche per un’ipotesi di abuso d’ufficio, contro ignoti, in relazione al contenuto delle missive del procuratore regionale di Bolzano.

Nella mail del 26 febbraio invece si fa preciso riferimento a Luigi Giampaolino. Schulmers scrive: “Giampaolino, mi ha chiesto – nelle mie funzioni di Procuratore regionale – di stare più tranquillo nei confronti dei vertici politico- istituzionali della Provincia autonoma di Bolzano, ‘altrimenti questi ti-ci distruggono’”. Una versione che ieri il presidente della Corte dei conti ovviamente ha smentito davanti ai pm, affermando di aver incontrato il suo collega una sola volta, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario a Bolzano.

Intanto Luis Durnwalder replica duramente sulla questione, senza usare mezze misure:

“Schulmers ripete sempre le stesse cose. Lui dice che avrei pagato con questo fondo viaggi per la mia consorte.. L’ho pagato con i miei soldi, con ciò che io ho anticipato per le spese che erano da inputare al fondo di riserva. Per questo non ho speso neanche un centesimo per le cose private. E questo lui lo sa.” E poi si giustifica, raccontando la propria versione dei fatti: “Prima di tutto sarei andato dal Presidente della Repubblica il 5 giugno dell’ul – timo anno e avrei pregato di chiudere o sospendere certe questioni. Questa è una bugia. Allora (il 5 giugno, ndr) nessuno, neanche Schulmers, sapeva di fare queste azioni contro di me. Perché ha aperto l’inchiesta ad ottobre. (..) Non so cosa ha fatto il procuratore generale (Salvatore Nottola, ndr), non l’ho mai visto in vita mia. E dopo il 5 settembre non ho mai telefonato al Quirinale per la mia questione, né ho scritto”.

Questa invece è la mail del 1 marzo 2013 a Salvatore Nottola attraverso la mailing list:

Caro Procuratore generale, prendo atto che dopo più di un mese di silenzio torni finalmente sull’argomento. Lo fai rivolgendoti al Presidente dell’Associazione, forse perché costretto dall’e v o lversi degli eventi. (…) In data 5 giugno 2012 il Presidente provinciale Luis Durnwalder si reca in visita ufficiale al Quirinale e, tra una chiacchiera e l’altra, chiede un intervento del Capo dello Stato, come già scritto in precedenza. Dopo neppure un paio di giorni arriva una tua telefonata in cui (…) mi metti al corrente che la settimana entrante (…) ti attende un appuntamento con un personaggio importante che ti deve raccontare delle cose su di me e non vuoi essere impreparato. Mi chiedi di predisporre una relazione sulla situazione. Ma di spedirtela non all’indirizzo della Corte, ma al tuo indirizzo di posta elettronica privata. Non vuoi che resti nulla sul server della Corte. Lavoro tutta la notte e il giorno dopo ti mando, al tuo indirizzo di posta elettronica privata, una lunga relazione (…) Inizia così: “Quando settimana scorsa il Presidente provinciale Alois Durnwalder si è recato in visita ufficiale al Quirinale ho sperato (…). Qualche giorno dopo mi chiedi di raggiungerti presso una località termale trentina (…) Passeggiamo lungo un bellissimo parco, scegli una panchina isolata, e giù a raccontarmi del personaggio quirinalizio, che non mi nomini, ma che ti avrebbe raccontato cose su di me, pregandoti di “non prendere appunti” perché il Quirinale non voleva essere formalmente coinvolto nella vicenda. Mi dici che mi riferisci solo il 10% di quello che ti è stato detto. Ma a me basta. Mi riferisci di come si sia cercato di delegittimarmi, parlandoti di miei presunti insuccessi processuali.(…) Mi dici che comunque stai dalla mia parte, che le pres-sioni le conosci, per averle subite in passato, e mi chiedi di predisporti quanto prima uno specchietto delle sentenze della sezione giurisdizionale di Bolzano degli ultimi anni. Ti serve perché comunque vuoi rispondere al Presidente della Repubblica”. Con mail di mercoledì 27 giugno 2012, (…) ti mando finalmente, sempre all’indirizzo privato, lo specchietto delle sentenze dal 2009. (…) Ti servirà per la tua relazione al Quirinale. (…) Napolitano si dirà soddisfatto. Meno male. Nel frattempo capita un imprevisto. Il 29 giugno 2012 il Presidente Giampaolino è a Bolzano in occasione del giudizio di parifica. (…) Il Presidente desidera parlare con me dopo la cerimonia. Attendo pazientemente e durante il buffet, con un calice in mano e qualcosa nell’altra, mi dice quello che mi deve dire. (…) A fine gennaio, (…) mi “consigli” caldamente di archiviare la vertenza di cui sappiamo. Per te è normale lavoro di coordinamento, per me, invece, è pura e semplice ingerenza. (…) Invero, di punto in bianco, venerdì 25 gennaio 2013 (…) mi arriva una mail che per noi in Procura è a dir poco un fulmine a ciel sereno. (…) Mi dici che, a distanza di più di un mese, ti saresti improvvisamente accorto che il decreto di sequestro impugnato dalla Provincia di Bolzano dinanzi alla Corte costituzionale sarebbe illegittimo, perché frutto di una “deduzione logica” (…) Mi inviti perentoriamente a “studiare un sistema per uscirne” (studiare un sistema per uscirne? Ma da dove?). Mi scrivi che dovrei “revocare il decreto di sequestro ed archiviare la vertenza. Bisognerebbe però trovare una motivazione non basata sulla presentazione del ricorso ma che avesse il senso di un’autonoma decisione.”.(…) Tra l’altro, nel frattempo, la Procura contabile si era già costituita in giudizio presso la Corte costituzionale e la Presidenza del Consiglio dei ministri aveva fatto la stessa cosa, sostenendo la piena legittimità dell’operato della Procura contabile di Bolzano (…) Per me la Provincia ha fatto un errore e la Consulta dichiarerà il ricorso inamissibile o infondato. (…) A mio avviso si tratta semplicemente di ingerenze indebite (…) Come ritengo altresì che quella che è stata posta in essere da parte del Quirinale, piaccia o non piaccia, sia un’altra interferenza indebita. Ma questo è il mio punto di vista (…)

Corruzione? Peggio di 20 anni fa! Lo dice la Corte dei Conti.

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Durante il 2012 “l’azione della Procura ha riscontrato una serie sconcertante di fenomeni corruttivi e concussivi nella pubblica amministrazione”. A sostenerlo è il procuratore regionale lombardo della corte dei conti Antonio Caruso, nella sua relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Caruso sostiene che “la piaga della corruzione, ben più grave rispetto a 20 anni fa, si è ormai annidata nel profondo del tessuto sociale”.

Comune di Roma indagato per i derivati

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“Abbiamo avviato una indagine sui contratti derivati che riguardano il Comune di Roma e che vennero stipulati alcuni anni fa”. Lo ha detto il procuratore della Corte dei Conti del Lazio, Raffaele De Dominicis, nel corso di una conferenza stampa a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. Il pm ha anche ricordato che questo tipo di contratti sono una sorta “di bomba a fior d’acqua” in cui sono inciampate molte amministrazioni.

Condannato il sindaco di Alessandria, Fabbio (Pdl), per irregolarità di bilancio

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Redditometro strumento pericoloso. Usare con cautela secondo Corte dei Conti

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Renzi taglia 200 euro ai dipendenti, ira dei sindacati

L’unico che rispetta la spending review viene accusato? Se non volevano i tagli ai dipendenti perché non hanno tagliato i finanziamenti ai partiti o gli stipendi ai parlamentari?

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Consiliere Corte dei Conti arrestato per appalto G8

Antonello Colosimo, è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sugli appalti per il G8. L’accusa che gli viene contestata dal gip Maurizio Caivano è quella di concussione. Insieme ad altri cinque alti funzionari, tutti indagati, Colosimo è stato coinvolto nell’indagine scattata dopo le rivelazioni del costruttore Francesco Maria De Vito Piscicelli in una dichiarazione spontanea.Secondo l’accusa, Colosimo, grazie al suo ruolo, avrebbe ricevuto 200mila euro. Il filone investigativo sull’ex consigliere della Corte dei conti è legato all’inchiesta sugli appalti per i Grandi Eventi che ha portato di recente alla condanna di Angelo Balducci, ex presidente del Provveditorato ai Lavori Pubblici, e Fabio de Santis, ex Provveditore delle Opere Pubbliche della Toscana.

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