Arriva la busta arancione… così ognuno saprà la sua pensione!

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Sembra che dopo tanti annunci, anche del passato, ormai manchino veramente poche settimane alla cosiddetta “busta arancione” che permetterà a ogni cittadino di sapere con quanto andrà in pensione. Ciascun lavoratore iscritto all’Inps conoscerà così il suo futuro previdenziale e potrà riflettere su come migliorarlo o che decisioni prendere. Il sistema della “busta arancione” è nato in Svezia alla metà degli anni ’90, subito dopo l’introduzione del sistema di calcolo contributivo, ma ora sembra che verrà introdotto anche nel nostro Paese. La primavera scorsa, in particolare, sulla scorta del via libera dell’allora ministro Elsa Fornero, i tecnici dell’Inps avevano messo a punto un servizio, ribattezzato SimPol (Simulazione pensione on line), che altro non era se non la versione elettronica della busta arancione. In pratica, i cittadini, muniti di pin, si sarebbero potuti collegare al sito dell’Istituto e seguendo le istruzioni via via indicate nelle maschere, avrebbero potuto non solo verificare lo stato del loro conto previdenziale — cosa che è già possibile attraverso l’estratto conto — ma determinare in via previsionale sia la data di pensionamento sia l’importo della pensione, sulla base dei contributi versati ma anche sulla scorta di ipotesi relative ai versamenti futuri e, dunque, al proseguimento dell’attività lavorativa. Naturalmente questa sarebbe stata solo una proiezione indicativa-orientativa, ma all’improvviso tutto si bloccò, come troppo spesso accade nella burocrazia italiana. A impedire il decollo furono i timori  sull’impatto dell’operazione in piena campagna elettorale, in primo luogo per quanto riguarda la copertura pensionistica delle fasce giovanili del lavoro precario. Ora, dopo le riserve iniziali sulla capacità degli italiani di avere a che fare con la matematica, anche l’attuale ministro del Welfare, Enrico Giovannini, ha annunciato che il 2014 sarà l’anno della busta arancione. Forse ci si riuscirà!

 

Il parmigiano reggiano ucciso dalla burocrazia?

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Brutti tempi per l’Italia, nonostante gli annunci entusiastici, e ancora peggiori per una delle eccellenze gastronomiche del nostro Paese: il parmigiano reggiano. Sembra infatti che ora uno dei formaggi più famosi al mondo non abbia un magazzino. La notizia è riportata da Il Sole 24 Ore:

“«In base all’articolo 15 della legge regionale sulla tutela del territorio questo investimento non si può fare, lo riformuli utilizzando invece l’articolo 14 e fra sette-otto mesi ne riparliamo». È questa, in soldoni, la risposta che ha incassato poche settimane fa Dante Bigi della Nuova Castelli Spa, azienda alimentare reggiana. Un imprenditore che ha fretta di crescere (le vendite di formaggi sono cresciute del 20% quest’anno) ed è pronto a investire 30 milioni di euro nella sua terra, per costruire il più grande magazzino automatizzato al mondo di stagionatura del parmigiano reggiano. Trenta milioni che ha già rilanciato a 60, perché a fianco del Fort Knox delle forme vorrebbe costruire 20mila metri quadrati di nuovo stabilimento produttivo, visto che l’attuale scoppia e ha bisogno di raddoppiare (o quasi) capacità produttiva e occupazione”.

Così se da un lato c’è la Provincia, che si è opposta alla cementificazione industriale di un’area agricola in disuso, dall’altro c’è il sindaco che tenta la mediazione preoccupato dalla disoccupazione e dalla chiusura delle aziende:

“La Provincia ha infatti negato l’8 ottobre scorso il suo consenso alla variante comunale che avrebbe permesso di trasformare aree e ricoveri agricoli abbandonati in un parallelepipedo di 7.600 mq di base e 27 metri di altezza, dove 680mila forme di Dop avrebbero potuto invecchiare gestite da robot, sopperendo alla carenza di posti di stagionatura causata dal crollo delle scalere dopo il terremoto di 17 mesi fa ed eliminando con la tecnologia gli storici problemi di sicurezza legati allo spostamento di cilindri da 40 kg a decine di metri di altezza da terra. Una guerra tra legali di Provincia e Comune in punto di diritto, con il consorzio di tutela del parmigiano che sostiene il magazzino, ma la Coldiretti che lo avversa”.

Ma Bigi, spiega il Sole 24 ore, non ha certo otto mesi di tempo per aspettare la burocrazia:

“«I mercati non aspettano, io ho bisogno di spazi per produrre di più e in modo più efficiente e non so dove andare a stagionare le forme. Se qui, dove ho le radici, non posso crescere, me ne andrò a Modena o Parma: sono almeno una decina i sindaci che mi hanno chiamato offrendomi aree e autorizzazioni immediate», assicura”.

Sonia Masini, presidente della Provincia di Reggio Emilia, non coglie la minaccia:

“«Non è questione di lentezza burocratica, ma di muoversi rispettando le regole e in linea con le strategie dell’amministrazione. Quell’intervento non è di livello comunale e le procedure adottate fin qui non erano conformi, ma ciò che più conta è che non siamo ancora convinti di bontà e utilità di un investimento di quelle proporzioni. Perché finirà col danneggiare le piccole latterie che presidiano la tutela del territorio e del paesaggio, la tradizione artigianale, la tipicità di una Dop che rischia di essere mescolata con altri formaggi. Per qualche decina di posti di lavoro potrebbero esserne cancellati molti di più nella filiera agricola. Per non dire che siamo pieni di capannoni industriali dismessi»”.

Oreste Zurlini, sindaco di San Martino, lavora per trovare un dialogo tra le parti e intanto Bigi riflette:

“«In Inghilterra, Francia, Ungheria, dove ho altri siti, sono abituato ad essere aiutato dalle amministrazioni se si portano lavoro e ammodernamento. Qui no. E ho un’azienda – riflette Bigi – che chiuderà il bilancio con 25 milioni di utili da reinvestire e un team di soci pronti a cofinanziare il magazzino»”.

Lorenzin contestata dai manifestanti pro-Stamina

stamina-lorenzin-tuttacronacaContestazione ieri notte ai danni del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, la cui auto è stata bloccata e lei costretta a scendere dai malati gravi che dal 23 luglio manifestano in piazza Montecitorio per la libertà di cura con il metodo Stamina. Uno di loro ha chiesto: “Si fermi a parlare con questi ragazzi, si stanno lasciando morire, dice di averci parlato ma non è vero. Non ha una coscienza?” Il ministro ha quindi avuto un colloquio con il ragazzo affetto da distrofia muscolare che è un po’ il simbolo della protesta, Sandro Biviano. A lui ha detto: “Io l’ho già incontrata, capisco la sua sofferenza personale e la sua malattia. Io sono la persona che ha fatto la legge per la sperimentazione del metodo Vannoni umanamente le pare che io non farei qualcosa per lei? Dobbiamo rispettare delle norme che non sono burocratiche, ma è quello che è stato valutato scientificamente”. Rapida la replica del giovane: “noi non abbiamo alternativa, non c’è una terapia”. Il ministro ha quindi sottolineato che la sua patologia “non potrebbe, neanche se funzionasse, essere curata con il metodo Stamina.” Ma la risposta dei manifestanti, in cerca tanto di una cura che di speranza e risposte da parte di una burocrazia che non dà risposte hanno ribadito: “Stiamo parlando di gente in fin di vita, ma che ci importa? Proviamo qualsiasi cosa, firmiamo tutte le carte che volete per assumerci la responsabilità”. Lorenzin ha poi sottolineato che “un trattamento, per essere cura compassionevole, deve aver passato almeno la fase uno della sperimentazione» e che «Brescia è aperta solo sulla base di una sentenza del tribunale, perchè era stata chiusa”.

Noi siamo vivi… ma l’Inps che ne pensa? Il caso della signora Adriana

adriana-proietti-morta-inps-tuttacronacaCi si sveglia la mattina, si trascorre la giornata tra impegni e attività, ci si emoziona, si sente qualche parente o amico, si scambia qualche parola con un passante. Si sa di essere vivi. Poi però capita che arrivi l’Inps a dire che non è così: “Lei, signora, è morta”. E’ accaduto alla 71enne Adriana Proietti, oltre 50 anni trascorsi accanto al marito barista, che è mancato a luglio. Ora lotta per ottenere la pensione di reversibilità. Ma il foglio che ha con sè le sta rovinando la vita: “Domanda di pensione. Il soggetto risulta deceduto. Non è possibile procedere con nuove domande” si legge su un pezzo di carta stampato dal sito dell’Inps. La signora Adriana soffre per la perdita del compagno di una vita: “Romano era l’amore della mia vita” racconta. Lei, che è nonna, ha una grande forza nonostante la morte di quell’uomo che la malattia le ha strappato il 7 luglio. Ma non si dà per vinta e nel piccolo locale del Tuscolano, in via Otricoli, c’è la fila per consolare una donna, vedova, che secondo lo Stato è semplicemente deceduta. C’è chi prova a strapparle un sorriso, ironizzando sulla situazione: “Adriana sei sicura che sei morta? Eppure ti vedo in formissima…”. Eppure l’Inps l’ha cancellata e lei non ha alcun diritto di ottenere la pensione di reversibilità del marito, Romano Castagni, morto a 73 anni. “Ma io sono viva! Viva! Possibile stia succedendo veramente? dopo tutto quello che ho passato con la morte di mio marito, adesso anche questa storia assurda” dice ai microfoni del Messaggero.it. Oltre al dolore della perdita, l’affronto della “mala” burocrazia. Racconta, ancora sconvolta, la donna: “Giovedì sono andata al Caf di via Nocera Umbra per avviare le pratiche per chiedere la pensione di reversibilità l’impiegata attraverso il sito internet dell’Inps ha iniziato la procedura, ma si è dovuta fermare: ‘Signora, lei risulta defunta’ mi ha detto l’impiegata”. Adriana stringe il foglio stampato dal sito internet dell’Inps: è stato inserito il codice fiscale della donna, un codice identificativo unico che non può far incorrere in errori di omonimia. La signora Adriana prosegue: “Proietti è un cognome molto comune, ma il codice fiscale dovrebbe togliere ogni dubbio. Tra l’altro nel paese dove sono nata, Castel di Tora, non ci sono altre signore con il mio nome, nate il mio stesso giorno e anno”. Un errore, quindi, confermato anche dall’impiegata del Caf Acai di via Nocera Umbra 131: “Purtroppo dall’Inps risulta che la signora è deceduta – dice l’impiegata che si è occupata della pratica – abbiamo effettuato la domanda online sul sito dell’Inps e non ci sono dubbi”. Cosa potrebbe essere successo? “Forse uno scambio di persona nel momento dell’inserimento dei dati, anziché inserire il nome del marito, è stato digitato quello della moglie” ipotizza l’impiegata senza però essere sicura di cosa possa essere accaduto. Adriana mostra il certificato di morte inviato all’Inps: “Abbiamo comunicato il decesso di mio maritoe la pensione è stata subito bloccata”. Cosa farà ora Adriana? “Il Caf mi ha detto che devo portare all’Inps il foglio dal quale risulta che sono deceduta. Ci andrò, spiegherò la situazione, gli farò vedere che sono viva”.

Emilio Missuto e il suo sciopero della fame: “voglio giustizia”

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Era dallo scorso 19 aprile che l’imprenditore edile di Gela Emilio Missuto protestava davanti al Tribunale della sua città, in tenda o in auto. L’uomo ha iniziato lo sciopero della fame per protestare contro la burocrazia dopo che la sua azienda è stata dichiarata fallita lo scorso anno per un debito di 37mila euro. L’imprenditore era in attesa d’incassare un milione di euro per lavori pubblici già realizzati in provincia di Carbonia, in Sardegna, mai liquidati. Missuto, che si definisce “vittima della burocrazia e di uno stato iniquo e ingiusto”, è stato ricoverato oggi al pronto soccorso dove gli è stata somministrata una flebo a cui hanno fatto seguito le dimissioni. 50 sono i dipendenti che hanno perso il lavoro, dopo aver portato a termine i lavori sull’isola, un’opera pubblica contestata dall’ente appaltante con un conseguente contenzioso giuridico. Per la sua attuale situazione, che ha portato alla chiusura non solo della sua azienda ma anche, a catena, di altre due società, Emilio punta il dito contro i magistrati che non avrebbero tenuto conto del carattere momentaneo della sua insolvenza. Sono 50 le persone rimaste senza lavoro mentre Missuto chiede giustizia a quelle “istituzioni statali e in particolare a quella magistratura che con me è stata severa e rapida mentre Carbonia continua a non decidere, riducendomi sul lastrico”. Cos’altro deve fare un cittadino per richiamare l’attenzione dello Stato?

Monti pensa al futuro dei giovani: fisco agevolato e zero burocrazia

Per quel che riguarda le aziende, agevolazioni fiscali per chi assume under 30.

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