Hacker all’attacco delle mail di Yahoo! Rubati i dati a migliaia di utenti

Yahoo-Mail-tuttacronacaYahoo! sotto attacco degli hacker che hanno rubato le password di migliaia di utenti del servizio di posta elettronica della compagnia di Sunnyvale. Ad annunciarlo, la stessa società che su Tumblr, tuttavia, non specifica quanti account sono stati compromessi anche se nel frattempo gli utenti sono stati invitati a modificare le proprie password. Yahoo! sottolinea che le credenziali potrebbero essere state rubate non direttamente dai suoi server, ma da un database terzo. Non è la prima volta che il colosso ha problemi per quel che riguarda il servizio di posta. Lo scorso dicembre Marissa Mayer, l’amministratore delegato, si era dovuta scusare per un ‘blackout’ di alcuni giorni del servizio di posta, seguito tra l’altro a un problema simile che aveva interessato Flickr, la piattaforma per condividere foto. “Non abbiamo prove – spiega la compagnia – che le password siano state ottenute direttamente dai nostri sistemi”.  A novembre la stessa Mayer aveva annunciato che Yahoo! Mail avrebbe adottato protocolli di sicurezza più avanzati e un sistema per criptare le informazioni degli utenti in transito sui suoi data center. Tale novità non era stata pensata solo in chiave anti-Datagate, ma anche per mettersi al riparo da intrusioni degli hacker.

“I virus m’impediscono di vedere i porno”: vuole denunciare gli hacker

hacker-tuttacronacaUn anziano di Piove di Sacco, in provincia di Padova, si è presentato in caserma dai carabinieri portando con sè il suo computer. Il 70enne era intenzionato a denunciare gli hacker che, avendogli inondato il pc di virus, gli impedivano di guardare i film porno. L’uomo ha spiegato: “Sono stanco e arrabbiato, non è possibile che ogni volta che entro in un sito pornografico, il mio computer rimanga vittima di un virus. Ogni settimana spendo duecento euro di tecnico informatico. Le donne sono il bello della vita, non posso farne a meno. Certo se mi trovassi una compagna, avrei meno pensieri e risparmierei anche i soldi del tecnico informatico”. Spiegare all’uomo che è praticamente impossibile sporgere denuncia contro gli hacker informatici, tuttavia, non è stato facile. “Mi volete dire che ogni volta sarò costretto a pagare il tecnico per tornare a divertirmi? Va bene, di certo io non abbandonerò il piacere dell’hard. Sono una brava persona – ha detto ai militari – non ho mai fatto male a nessuno. Non posso farmene una colpa se non trovo una donna tutta per me. Ma la testa e il fisico funzionano perfettamente e non è ancora il momento di abbandonare la sessualità”. A quel punto l’uomo non ha potuto far altro che riprendere il suo computer e affermare: “Andrò anche questa settimana dal tecnico, non posso resistere senza sesso, è la mia passione più grande”. Il maresciallo gli ha dato una pacca sulla spalla e gli ha augurato buona fortuna.

I nostri numeri telefonici sono a rischio!

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La nostra privacy e soprattutto i nostri numeri telefonici sono a rischio. Secondo i ricercatori della Gibson Security, una società statunitense specializzata nella sicurezza informatica, Snapchat, l’app che permette lo scambio di foto “a tempo”, attraverso una modifica alla funzione “Trova amici” dell’applicazione, ideata dal 23enne Evan Spiegel, un hacker, potrebbe rintracciare il numero di telefono e collegarlo all’account Snapchat dell’utente. La funzione si basa proprio sui contenuti all’interno della rubrica telefonica dell’utente e questi dati, correlati insieme a quelli dell’account Snapchat, in mano alla persona sbagliata, potrebbero dar luogo a un esponenziale catena per rintracciare migliaia di utenze. L’allarme sulla sicurezza dell’applicazione è stato lanciato lo scorso agosto, ma gli aggiornamenti, rilasciati da Snapchat negli ultimi quattro mesi, non hanno risolto la situazione, secondo i ricercatori americani.  “Avrebbero potuto risolvere il problema con sole dieci righe di codice“, è la stoccata finale di Gibson Security.

Il sito della Regione Lombardia sotto attacco hacker

hacker-tuttacronacaE’ il Pirellone a rendere noto, attraverso un comunicato ufficiale, che il sito della Regione Lombardia è vittima di un attacco di pirati informatici: “Da qualche ora il sito http://www.regione.lombardia.it è sotto attacco da parte degli hacker”. E la nota prosegue: “I tecnici regionali sono al lavoro per ripristinare al più presto il servizio, soprattutto per i cittadini che vogliono informarsi sui referendum sulla fusione di alcuni Comuni previsti per domenica”. L’annuncio è stato dato anche via Twitter. lombardia-hacker-tuttacronaca

Eni e Saipem sotto assedio da parte di Anonymous

NEWOpGreenRights-tuttacronacaProtesta targata Anonymous contro gli impianti di rigassificazione per mettere in atto la quale il gruppo di attivisti ha effettuato un’incursione informatica seguita dalla pubblicazione di mail e documenti dei giganti italiani dell’energia. E’ stato lo stesso gruppo a dare in seguito l’annuncio del lavoro degli hacker: “#LEAKS #Italy #AntiSecITA #OperationGreenRights #LNG #OffShore #ENI #Saipem You have been HACKED!!!” Come ricorda Giornalettismo, “già la settimana scorsa membri del collettivo italiano avevano affiancato la manifestazione di Roma bombardando di attacchi DDOS i siti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, del ministero dello Sviluppo Economico, nonché la Corte dei Conti e la Cassa Depositi e Prestiti, proseguendo poi nei giorni successivi contro il ministero dell’Istruzione, e contro il trio ministero dei Trasporti, dello Sviluppo Economico e Regione Piemonte in solidarietà al movimento NoTav.” A essere presi di mira ora, all’interno di #OpGreenRights, Eni e Saipem. Al momento non è però chiaro come il gruppo si sia impadronito di documenti e mail, molti dei quali riguardano la Saipem, controllata di Eni che si occupa della realizzazione d’infrastrutture e servizi per la ricerca di giacimenti e la costruzione di oleodotti. In una pagina web sono raccolte molte decine di account e dati personali su dipendenti Saipem ed Eni; nomi, email, società di appartenenza, cognome, password, nickname, telefono; ma niente di particolarmente compromettente a prima vista. Ma non solo, un’altra cartella contiene richieste di preventivi, documenti  su gare e valutazioni di offerte tecniche rivolti ad altre aziende come la Qatar Petroleum. Ci sono mail che trattano di viaggi in Congo, dove Saipem ha dovuto scontare un incidente che ha affondato una piattaforma petrolifera al largo di Pointe Noir. Ci sono anche file, vecchi di qualche anno, che contengono dati sulle flotta di navi usate per le attività di costruzione. Una serie di dati, quindi, che lasciano intuire come il gruppo volesse più che altro sfidare le aziende, anche se il collettivo ha annunciato che arriveranno anche altri documenti su Enel, Eni e Ansaldo.

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KO per il sito dell’Nsa: black-out rivendicato da Anonymous

nsa-anonymous-tuttacronacaBlack-out venerdì per il sito della Nsa, la National Security Agency, con gli hacker di Anonymous che hanno rivendicato il gesto anche se a stretto giro di posta è giunta la replica dell’agenzia di intelligence Usa secondo la quale si è trattato di “un errore tecnico”. Vanee Vines, portavoce dell’Nsa, ha confemato dopo alcune ore la presenza di problemi spiegando che erano in corso verifiche: “Ci stiamo lavorando”, si è limitata ad affermare. Allo stesso tempo, altre fonti hanno fatto sapere che non c’erano indicazioni di un’intrusione di pirati informatici né tanto meno di una sottrazione di dati. Ma nel frattempo su Twitter hanno fatto la loro apparizione cinguettii da account riconducibili ad Anonymous, più o meno attendibili, che lasciavano intuire che si fosse trattato di una loro azione di rappresaglia per l’attività di sorveglianza elettronica globale condotta dalla Nsa. La tecnica utilizzata per compiere tale azione sarebbe il “disributed denial of service”(DDoS), un sovraccarico di traffico, di contatti convogliati dai pirati informatici per mandare in tilt i siti presi di mira. Tutto negato dall’agenzia che in una nota ha scritto: “Nsa.gov è rimasto inaccessibile questa sera per diverse ore a causa di un errore interno verificatosi durante una programmata operazione di aggiornamento. Le affermazioni secondo cui l’interruzione è stata causata da un attacco “disributed denial of service”(DDoS) non sono vere”.

All’attacco del Piemonte… gli hacker colpiscono i siti istituzionali

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Gli Anonymous hacker hanno colpito i server del Csi, il Consorzio per il Sistema Informativo piemontese a cui sono collegati i siti web di 106 istituzioni. Tra l’altro non sono raggiungibili i portali di Consiglio e Giunta della Regione Piemonte, così come quello della Città e della Provincia di Torino e di molte Asl. La polizia postale indaga per risalire ai responsabili dell’attacco, mentre i tecnici sono al lavoro per ripristinare il guasto.

New York Times oscurato dagli hackers siriani

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Dalle 22 (ora italiana) il sito del New York Times, il più cliccato media del mondo, non è raggiungibile «Abbiamo difficoltà tecniche, stiamo lavorando per ripristinare la pagina», scrive il sito di informazione sul proprio account Twitter. Subito viene indicato un nuovo indirizzo di una versione molto più «minimalista» del giornale: «Qui continuiamo a pubblicare», twittano.

Già due settimane fa c’era stato un altro blackout (dovuto però a un disguido tecnico interno) e oggi è stato nuovamente oscurato, stavolta da un attacco esterno di hacker. Lo riferisce su Twitter Eileen Murphy, portavoce della testata.

Questa volta è un attacco di tipo Dns e sarebbe stato rivendicato dalla Syrian Electronic Army, quindi sarebbero stati secondo le prime ipotesi, hackers siriani a mettere ko il sito.  Infatti andando sul sito del giornale appare una pagina bianca con la scritta «hacked by SEA». Si tratta di un gruppo di pirati informatici pro Assad, che già in passato aveva rivendicato l’attacco al Washington Post, Al Jazeera, Human Rights Watch, Telegraph e Independent.

Per l’attacco militare Usa c’è ancora tempo, ma la guerra virtuale è già iniziata?

E’ da sottolineare che l’attacco al sito web del New York Times è avvenuto dopo che Gli Usa avevano frenato su un possibile attacco militare in Siria. Soprattutto sono i media a premere e ha prevedere un attacco lampo da giovedì a sabato, mentre il presidente Obama starebbe ancora vagliando altre possibilità.

Il peggior black out della storia di internet. Europa dormiva.

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In Europa è accaduto in piena notte, ma in California l’allarme è scoppiato. Il peggior black out di tutta la storia di internet. Un blocco di Google in tutto il mondo, durato da uno a quattro minuti, nella notte di venerdì pomeriggio (pomeriggio nella costa ovest degli States) che ha fatto crollare immediatamente il traffico in rete del 40%. Big G non ha commentato e nessuna spiegazione è stata fornita agli utenti.

Tra gli esperti si intrecciato le ipotesi: un difetto tecnico, come succede a tutti i grandi aggregati di macchine, ancorché sofisticate come i computer, oppure non sia accaduto qualcosa di più grave, tipo un attacco di hacker.

La notizia è stata diffusa da “esperti web” . Google ha detto solo che tutti i suoi servizi, dalle ricerche alla posta, Gmail, da Youtube a Google Drive sono “andati giù”.

Il terrore è che se davvero Google fosse stata per ipotesi attaccata dagli hackers significa che qualcuno ha in mano il potere di controllare “il mondo” e non solo quello virtuale visto che ormai gran parte della vita politica ed economica passa inesorabilmente attraverso il web.

 

Il website del Dalai Lama è stato attaccato dagli hackers.

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E’ stato “infettato” il website in lingua cinese del Dalai Lama con un potente virus. Gli hackers hanno usato una tecnica informatica chiamata ”watering hole”,  che consiste nel prendere di mira un sito utilizzato da diversi utenti per riuscire a distribuire il proprio malware.  L’attacco informatico si e’ concentrato sulla versione in lingua cinese di Tibet.com, il sito ufficiale dell’Amministrazione centrale tibetana (Cat) dove si denuncia l’occupazione cinese del Tibet.

 

Governo Usa pirata le compagnie telefoniche cinesi per raccogliere sms

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La cosiddetta “talpa” del Datagate, Edward Snowden, avrebbe affermato che il governo degli Stati Uniti pirata le compagnie di cellulari cinesi per raccogliere milioni di sms. Lo si legge in un articolo pubblicato dal quotidiano di Hong Kong “South China Morning Post”. L’ex-agente Cia ed ex consulente dell’Agenzia della sicurezza americana (Nsa) rifugiatosi ad Hong Kong ha dichiarato che “La Nsa pirata compagnie di telefonia mobile cinesi per rubare tutti i vostri sms”. Snowden ha aggiunto di “avere delle prove su ciò che afferma”, stando al quotidiano che però non cita alcun documento a riguardo. Il quotidiano spiega che, secondo le statistiche ufficiali, i cinesi si sono scambiati circa 900 miliardi de messaggi di testo nel 2012, il 2,1% in più rispetto al 2011. Nell’articolo non si legge come la presunta pirateria abbia avuto luogo, ma afferma che gli esperti cinesi della cybersicurezza da diverso tempo sono preoccupati sugli attacchi “clandestini” condotti con apparecchiature straniere.

AAA agenti segreti cercasi?

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Sarà online il 18 giugno il nuovo sito ufficiale dei servizi segreti italiani, con l’obiettivo di migliorare la conoscenza dell’operato degli agenti segreti di casa nostra. Responsabile ne è Paolo Scotto di Castelbianco e potrebbe rappresentare una sorta di “chiamata alle armi” per aspiranti spie e hacker. Sul sito, infatti, si troverà anche una sezione “lavora con noi”, in cui in profili più ricercati saranno quelli di professionisti specializzati nei settori dell’energia, dell’informatica, della finanza e dell’economia.

Sconfiggere la pirateria informatica? Arriva l’università degli hacker

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Si tengono dei corsi particolari e quanto mai attuali in Francia, a Maubeuge, quasi al confine belga, dove 26 studenti, tutti geek già diplomati in informatica, imparano a penetrare a colpi di mouse nelle fortezze virtuali costruite dai loro insegnanti, così come spiega uno dei loro professori, Franck Ebel: “Insegniamo loro le tecniche che usano i pirati perché è indispensabile avere dei mezzi di difesa basati sui metodi usati dagli attaccanti”.  La facoltà è una sede staccata dell’università di Valenciennes e si sta parlando dei “buoni”. I corsi vengono sorvegliati dalla Dcri, il controspionaggio francese, dopo aver vagliato profili e curricula degli iscritti, questo in vista della delicatezza del tema, con lo spionaggio informatico che sta diventando una delle “armi” più potenti in mano alle diverse potenze. Ma non pensiate ci siano solo programmi da violare, si tengono anche lezioni di giurisprudnza tenute da un avvocato specializzato: “La formazione non è solo tecnica. Sono necessari anche dei corsi di diritto. Gli studenti si rendono progressivamente conto della potenza che hanno in mano”. I ragazzi, al termine dei corsi, diventeranno “Collaboratore per la Difesa e l’Anti-Intrusione dei Sistemi Informatici”, ossia hacker che combattono gli hacker.

Gli hacker cinesi all’arrembaggio dei sistemi di difesa Usa

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E’ stato il Washington Post a lanciare l’allarme: negli ultimi mesi hacker cinesi hanno carpito i segreti di diversi sistemi di difesa che sono di cruciale importanza per la sicurezza, sia statunitense che europea. Il cyber spionaggio, che riguarda anche gli F-35, i jet che fanno tanto discutere in Italia e ceh sono ritenuti “il sistema di difesa più costoso che sia mai stato costruito”, è stato denunciato da un rapporto stilato per i vertici del Pentagono dal Defense Science Board. Sembra gli hacker abbiano trafugato oltre due dozzine di progetti di armi e veicoli allo studio dell’esercito statunitense, tra i quali il quotidiano cita le nuove versioni dei missili Patriot e Aegis, i caccia F-18 e gli elicotteri Black Hawk. Seppure non si denunci direttamente Pechino, viene riconosciuto che l’essere entrati in possesso di queste informazioni rende meno forte la posizione degli Usa  in caso di conflitto, mentre la Cina può fare un enorme balzo avanti in termini di ricerca e sviluppo. Il rapporto spiega infatti  che “il furto potrebbe dare alla Cina un vantaggio militare, ad esempio mettendola in grado di disturbare le comunicazioni e di ‘inquinare’ i dati di bordo, oltre a far avanzare il Paese nella propria tecnologia militare”. Continua dunque a crescere il numero di accuse agli hacker cinesi da parte dei diversi stati, infatti anche l’Australia si è recentemente trovata a denunciare un furto di progetti per il nuovo quartier generale dell’intelligence da parte di pirati informatici del Paese del Dragone.

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Manette in tutta Italia per degli appartenenti al gruppo Anonymous

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Tango down, è questo il nome dell’operazione della polizia postale, coordinata dalla procura di Roma, che ha portato ad arresti e perquisizioni in tutta Italia contro presunti appartenenti al gruppo hacker Anonymous, i cui membri attacccano i sistemi informatici di infrastrutture critiche, siti istituzionali e importanti aziende. Quattro provvedimenti agli arresti ed una decina di perquisizioni sono stati disposti per i responsabili anche di attacchi ai siti del governo, del Vaticano e del Parlamento. Stando alle indagini, le persone arrestate facevano parte del movimento e sfruttavano il logo di Anonymous per interessi personali. In precedenza, il 23 otttobre dello scorso anno, era stato preso di mira anche il sito della Polizia di cui alcuni documenti sensibili, tra i quali un dossier sui manifestanti No-Tav e schermate del sistema mail interno della polizia con credenziali d’accesso per i sistemi riservati, sono stati messi a disposizione sul sito del gruppo. Tra gli altri files, erano stati hackerati anche quelli contenenti indicazioni risalenti al 2007 per la concessione del permesso di soggiorno per fini sociali, circolari del 2012 che indicano su quali fattispecie criminose si possono disporre operazioni sotto copertura, sopratutto rispetto alla criminalità informatica. Oltra a questo, sul sito della Polizia Anonymoous aveva pubblicato un manifesto satirico: “Polizia battuta e scoperta”.

Hacker alla Corte d’Appello di Venezia!

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“Sito Hackerato! Da AnonKevol 😀 😀 rami /ya kra. Fan…o il sistema fan…o a tutti , svegliatevi Hack By:@Reed Moon Crew [GoodBye Stupid!]”. Questo è il messaggio che si compone da  questa mattina sulla home page del sito della Corte di Appello di Venezia. Il sito è stato evidentemente violato dai pirati informatici ed è tutt’ora bloccato. Anonymous colpisce ancora e colpisce soprattutto le istituzioni. Viola la sicurezza informatica e accede a dati sensibili. E’ possibile usare le informazioni per scopi personali anche manomettendo dati ed è possibile compiere ricatti? O è solo un atto dimostrativo?

 

Violati i pc del M5S… perchè si sceglie il fango invece che una linea politica?

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L’M5S rischia di perdere consensi dopo che gli hacker si sono introdotti nelle mail di alcuni esponenti del Movimento e hanno sottratto loro alcune mail. Dai computer oltre che essere state sottratte mail tra Grillo e Casaleggio sono anche state violate foto private e alcuni scatti hard che ora potrebbero diventare pubblici. Tra le caselle di posta violate ci sarebbero quelle di Giulia Sarti e Stefano Vignaroli che avevano inizialmente negato l’attacco, oltre al gruppo dirigente del movimento. Una vera e propria violazione della privacy che mira a strumentalizzare il materiale privato a scopi pubblici. Un atto indegno. Non si fa politica gettando fango gli uni sugli altri, ma con proposte concrete.

Attacco e risposta! M5S pubblica un video di denuncia agli hacker!

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Un gruppo di hacker, che si definiscono vicini al PD, ha pubblicato in rete un link da cui sarebbe possibile scaricare il contenuto della casella di posta elettronica privata dei deputati del M5S. La prima ade esser stata presa di mira è Giulia Sarti, seguita da Stefano Vignaroli. Assieme al comunicato, gli hackerdelpd hanno pubblicato una minaccia:  “Se Grillo e Casaleggio non renderanno pubblici i loro guadagni, continueremo ad hackerare le caselle di posta dei deputati e a pubblicarne il contenuto”. Il Partito democratico ha immediatamente preso le distanze dall’atto, così come le crew di Anonymous, mentre la procura di Roma ha avviato un’inchiesta. Da un simile lavoro di spionaggio informatico, che richiederebbe un notevole dispiegmento di forze, sarebbe emerso che “Nelle mail spiate si trovano anche messaggi ricevuti da altri esponenti politici o contatti dei titolari della casella”. L’interessata Giulia Sarti, che in un primo tempo aveva dichiarato si trattasse di un bluff e che i files fossero vuoti, ha poi dovuto ritrattare:  “Purtroppo è tutto vero ed io ho appena finito di sporgere denuncia”. E spiega: “Sono molto arrabbiata e vorrei vedere voi se ci fosse qualcuno che sta leggendo i fatti vostri degli ultimi anni”.  Stando ad una nota del sito dell’Espresso, il primo ad aver reso nota la vicenda, “Nei GrilloLeaks ci sono più di 7.600 mail. Il primo blocco di file rilasciato dal sedicente gruppo ‘hacker del Pd’ contiene una quantità gigantesca di scambi tra la deputata Giulia Sarti e altri esponenti del Movimento 5 Stelle, tra cui lo stesso Beppe Grillo. Sono messaggi che vanno dal novembre 2007 al 18 aprile 2013”. Ma i deputati pentastellati, in particolare quelli emiliani, non sono nuovi all’hackeraggio, visto che già nei giorni scorsi la posta di alcuni esponenti di punta era stata resa pubblica. In seguito c’era stata anche la denuncia di Grillo dell’attacco alle Quirinarie ed al suo blog, anche se nel primo caso la società di certificazione aveva parlato di anomalia e, nel secondo, gli Anonymous hanno smentito.

AP hackerata, crolla Wall Street dopo il falso attentato a Obama

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Wall Street stava facendo la sua seduta con un buon livello di scambi quando è arrivata la notizia di un attentato alla Casa Bianca, nel quale era rimasto ferito il il presidente Barack Obama. Il Dow Jones in pochi secondi ha perso 100 punti, scendendo in territorio negativo. In realtà è stato hackerato il profilo twitter di Ap. Dopo la netta smentita con molta difficoltà il dj ora a ripreso a salire ma si sta attestando su una valore di +0,89. Intanto il profilo di Ap è stato bloccato:

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Chi leggerà nel futuro i nostri pensieri? Il pc

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Chi leggera nel futuro i nostri pensieri? Il pc. Inoltre la nuova generazione di computer potrebbero scannerizzare la retina e le impronte digitali, oltre a fare un riconoscimento vocale.  UC Berkley School of Information ha già messo a punto un sistema  per leggere le password nella mente di un utente. Questo renderebbe la vita molto più difficile anche agli hacker. Nell’università californiana l’esperimento è stato condotto da John Chuang che ha usato un apparecchio già in commercio che costa circa 100 dollari e si chiama NeuroSky MindSet. È una specie di caschetto con funzioni di elettroencefalogramma non invasive, molto simile alle cuffie che si usano per ascoltare musica. Il dispositivo viene connesso tramite Bluetooth ad un computer che riesce a decifrare le onde cerebrali. Nel corso della ricerca è stato chiesto a diverse persone di immaginare di compiere azioni specifiche, come cantare una canzone, ma anche generiche, come muovere un dito. In tutti i casi è stato possibile usare le onde cerebrali di chi si è sottoposto all’esperimento per identificare le azioni in modo accurato, con un livello di errore inferiore all’1%. Da qui la possibile applicazione, secondo il ricercatore, al mondo delle password che potrebbero essere così sostituite dalle ‘passthought’

#OpIsrael succederà l’inaspettabile!

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Il collettivo hacker Anonymous si prepara a lanciare domenica un attacco contro Israele che, minaccia il gruppo, “oscurera’ il Paese”. “Il governo si aspetti l’inaspettabile”, affermano alcuni hacktivisti. L’iniziativa, denominata #OpIsrael, e’ tesa a “denunciare la situazione umanitaria a Gaza”, che il collettivo paragona “all’Olocausto”. “Parteciperanno oltre 20 gruppi di hacktivisti da tutto il mondo”, spiegano gli hacker, “almeno 9.000 persone agiranno all’unisono”.

Attacco alla Corea… per ora è Anonymous a colpire!

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Il giorno dopo la «grande paura» sfumata rapidamente, ci pensa Anonymous a tener caldo il fronte coreano. Il collettivo hacker ha attaccato numerosi siti web e profili Twitter e Facebook della Corea del Nord. Tra i siti hackerati, il profilo Flickr del sito Uriminzokkiri, dove gli hacker hanno piazzato un manifesto «wanted» con l’immagine di Kim Jong-Un trasfigurata in quella di un maiale con topolino tatuato sul ventre. Anonymous chiede che il leader nordcoreano si dimetta. Tra i siti oscurati anche quello della compagnia aerea nazionale, Air Koryo.
Intanto continua la propaganda. Dopo il «via libera definitivo» all’esercito per un «attacco nucleare» contro gli Stati Uniti, ieri un missile a medio raggio (che non potrebbe mai raggiungere le coste statunitensi sia per un limite di gittata sia per le super tecnologiche difese Usa) è stato posizionato sulla costa orientale in vista di un test imminente o di un addestramento militare.
Il ministro della Difesa di Seul, Kim Kwan-jin, ha svelato l’ultima mossa del Nord (forse più mirato alla propaganda interna che ad altro) in un’audizione dinanzi alla commissione Difesa del parlamento, precisando che non sembra finalizzata a colpire il continente americano, smentendo l’ipotesi di un KN-08 capace di coprire i 10.000 chilometri che separano le due nazioni.
Senza specificarne la tipologia, il ministro ha osservato che si ritiene sia in grado di coprire una «distanza considerevole». Anche se vi è «una piccola possibilità» che la retorica del Nord possa sfociare in un conflitto su larga scala, Kim ha messo in guardia da altre provocazioni, tra scontri di confine e attacchi informatici.

I dipinti di George W. Bush! Fra cui l’autoritratto nella vasca da bagno.

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I dipinti del 43esimo presidente degli Stati Uniti stanno attirando l’attenzione dei media americani. Tutto è iniziato con i suoi autoritratti, di cui uno dentro la vasca da bagno, e ora si prosegue con un mix di nature morte, still life, ritratti di animali e paesaggi. Li sta pubblicando Gawker, il blog con sede a New York, dopo che sono stati ‘rubati’ dall’email personale di Bush figlio e padre, da un hacker di nome Guccifer. Ed ecco che sul cavalletto ci sono un cocomero visto dall’alto con un’ombra verdina sulla tavola bianca, due piccole figure in un campo da golf spiate da qualcuno dietro all’albero e  cani, molti cani. Un esperto d’arte ha avuto modo di dire che la qualità dei quadri è “molto amatoriale e denota un intenso coinvolgimento emotivo nei soggetti ritratti”

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Corea del Sud sotto attacco degli Hacker!

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Oscurati da un maxi attacco hacker i principali network (Kbs, Mbc e Ytn) e due delle maggio banche (Shinhan e Nonghyu) del Sud Corea e, anche se al momento non ci sono conferme, il dito è puntato contro la Corea del Nord. Nel mirino anche la home page del sito di uno dei network che fornisce connettività ai gruppi, LG UPlus Corp, sostituita con una pagina di rivendicazione dell’attacco da parte del “Whois Team”, che mostra tre teschi e il messaggio «È l’inizio del nostro movimento». La settimana scorsa vittime di un attacco informatico “prolungato e intenso” erano finiti molti siti ufficiali nordcoreani. Pyongyang, allora, aveva indicato Washington e Seul come responsabili. In tutto questo, i serivizi segreti sudcoreani stimano che siano almeno 3.000 i «cyber warrior» nordcoreani mobilitati per la guerra informatica.
Continua quindi la tensione tra Corea del Nord, da una parte, e Corea del Sud e Usa, dall’altra. Pyongyang ha definito infatti “provocazioni imperdonabili” i voli di addestramento dei bombardieri americani B-52 nei cieli della Corea del Sud effettuate nel quadro delle manovre congiunte di Seul e Washington, minacciando rappresaglie se i voli militari dovessero proseguire. Stando al portavoce del ministero nordcoreano degli Esteri, “Gli Stati Uniti operano con velivoli offensivi di strategia nucleare sulla penisola coreana nel momento in cui la situazione è prossima alla guerra» e si promette quindi una «risposta militare vigorosa se i bombardieri effettueranno nuove sortite».
Nel frattempo il nuovo presidente cinese Xi Jinping ha affermato che la Cina, unico, grande alleato della Corea del Nord, “è disponibile a fornire la necessaria assistenza per far avanzare la riconciliazione e la cooperazione tra Corea del Sud e Corea del Nord”.

Michelle vittima degli hackers!

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Da Beyoncé a Hillary Clinton: dodici personaggi tra star di Hollywood e politici americani sono finiti nel mirino di un hacker che ne ha svelato le informazioni personali, come i dettagli dei conti corrente bancari e il numero di Social Security, il codice fiscale statunitense. Un’invasione della privacy che non si è fermata neppure davanti alle porte della Casa Bianca: non è stata risparmiata neanche la first lady Michelle Obama.

In pochi a salvarsi,  tra i personaggi colpiti ci sono Beyoncé e il marito Jay-Z, Mel Gibson, Kim Kardashian, Paris Hilton, Ashton Kutcher e Britney Spears.

Ma a essere colpiti sono stati anche esponenti di spicco dell’amministrazione Obama, dall’ex segretario di Stato Hillary Clinton, al vice presidente Usa Joe Biden. Persino il direttore dell’Fbi Robert Muller è stato preso di mira, insieme al segretario alla giustizia Eric.

Hacker al Conclave?

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Quando la stufa posizionata nella Cappella Sistina emetterà fumo bianco, indice della scelta del nuovo Papa, migliaia di persone riceveranno messaggi di testo, email e notifiche dalle app sullo smartphone. Amici, parenti e testate di tutto il mondo saranno pronte a comunicare con i loro lettori e a svelare il nome del nuovo Pontefice. Per gli appassionati di tecnologia e telefonia mobile è stato lanciato anche un sito http://www.popealarm.com, non connesso al Vaticano, che promette ai suoi iscritti di “sapere cosa sta succedendo quando si vedrà del fumo” dal comignolo al centro di Roma.

Al di là di ogni possibile previsione sui nomi “papabili”, quella che comincia oggi è la prima vera e propria elezione di un Papa social, capace di monopolizzare l’interesse di cattolici e non: «Mi piace l’idea che i media contemporanei possano dare alle persone l’accesso al conclave in nuovi modi» – ha detto Matthew Bunson, editore dell’Almanacco Cattolico . Quello che, secondo Bunson, è un aspetto positivo dei media moderni, in realtà può rivelarsi un boomerang. In una società come la nostra, abituata a voler sapere tutto e subito, è plausibile che si svolga un evento come il Conclave senza che nulla possa trapelare all’esterno?

Come ha fatto sapere la Santa Sede, nella Cappella Sistina sono stati installati diversi sistemi per isolare il Conclave e renderlo una temporanea “zona d’ombra”. Alcuni dispositivi di disturbo eviteranno la possibile intercettazione di segnali dall’esterno, al fine di assicurare la massima riservatezza ai cardinali presenti nella struttura. Si tratta di una serie di apparecchiature chiamate Jammers che riescono a “disturbare” le frequenze ed il funzionamento delle reti GSM, impedendo di fatto le comunicazioni radio e telefoniche; tutto all’interno di quella che è conosciuta come la “gabbia di Faraday ”, già utilizzate per proteggere e isolare le strutture edili.

Questo vuol dire assoluto divieto di portare con sé smartphone, tablet e computer portatili e, per le eminenze attive su Twitter, l’impossibilità di postare qualsiasi commento dall’inizio alla fine delle votazioni.

Secondo l’italiana Decisyon, agenzia che analizza il contenuto dei social media, gli account Twitter e Facebook del Cardinale di New York Timothy Dolan, di quello di Manila Luis Tagle e dell’italiano Gianfranco Ravasi, raccolgono più dell’85% dell’utilizzo di piattaforme social da parte dei cardinali; un qualsiasi messaggio da parte loro durante il Conclave potrebbe destabilizzare l’equilibrio auspicato dal Vaticano.

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Nonostante le enormi misure di sicurezza previste, il Collegio dei cardinali ha avuto un inizio traballante lo scorso 4 marzo. Come ha riferito USA Today, lunedì scorso agenti della Guardia Svizzera hanno fermato un falso cardinale e il suo entourage al seguito, mentre cercava di intrufolarsi tra coloro che avrebbero partecipato al Conclave. «Un uomo ha cercato di entrare tra il gruppo di cardinali cattolici in procinto di riunirsi – si legge sul sito – indossando un improvvisato vestito da vescovo, è arrivato in Vaticano posando con un vero cardinale, eccolo nella foto con il Cardinale Sergio Sebastiana. L’impostore è riuscito perfino a superare un livello di sicurezza prima vi essere fermato fuori dalla Cappella Sistina».

Un’agenzia di stampa italiana ha riferito che l’uomo è stato identificato come Ralph Napiersky, un tedesco che aveva detto di far parte di un inesistente istituto cattolico chiamato Corpus Dei, in un gioco di parole il vero gruppo Opus Dei. Il suo tentativo di infiltrazione avrebbe quindi spinto il Vaticano a intensificare le misure di sicurezza attorno alla zona del Conclave. Napiersky è stato fermato dalla sicurezza poco prima di entrare nella sala che ospita le riunioni, senza sapere le sue reali intenzioni. «La chiesa è molto gerarchica – ha sottolineato Robert Mickens, corrispondente del britannico The Tablet – ed è quindi molto imbarazzante per la sicurezza chiedere pass e distintivi di autenticità a tutti i cardinali». Padre Federico Lombardi, portavoce italiano del Vaticano dopo la vicenda ha tranquillizzato tutti: «Quello che posso dire è che tutti coloro che siedono nella congregazione sono cardinali veri».

Porno a rischio in Europa… il web si mobilita!

porno-parlamento ue- tuttacronaca

Porno a rischio in Europa, per la ‘Mozione per eliminare gli stereotipi di genere in Ue’, al vaglio del Parlamento dell’Unione. Ma il solo rischio che si possa arrivare un giorno a vietare il porno  ha provocato uno tsunami di proteste dei cittadini contro Bruxelles, con il Parlamento europeo costretto a mettere dei filtri alle sue caselle di posta elettronica perchè subissate da centinaia di migliaia di messaggi a difesa della libertà della Rete.

Tutto nasce da una risoluzione “non vincolante”, cioè una presa di posizione politica che quindi non ha alcun vincolo legislativo, che il Parlamento voterà martedì prossimo. La mozione “per eliminare gli stereotipi di genere in Ue” chiede agli Stati membri di fare ogni sforzo per eliminare la discriminazione delle donne dalla pubblicità e chiede il bando di ogni forma di pornografia dai media. E’ la seconda parte del documento a generare le proteste.

Preoccupati dalla libertà di diffondere contenuti in rete che con un simile bando verrebbe messa in discussione, migliaia di cittadini hanno scritto email di protesta ai parlamentari: oltre 600 mila in soli tre giorni, un vero ‘attacco’ iniziato giovedì scorso e che ha costretto il Parlamento ad innalzare le difese ‘filtrando’ le caselle di posta degli eurodeputati. La vicenda ha messo in allarme il Parlamento che, ammettendo confidenzialmente di aver scelto parole ‘poco felici’ e troppo generiche per la sua risoluzione, sta monitorando la situazione in vista di martedì, con il timore di attacchi hacker ai suoi siti web.

Attacco hackers: Cina si discolpa e spunta la pista dell’est Europa

hackers -usa -cina

Non sarebbe partito dalla Cina, ma forse dall’est Europa l’attacco degli hackers contro Twitter, Facebook e Apple. Dopo che la Cina ha negato qualsiasi suo coinvolgimento nella vicenda ed escluso che una cellula segreta dell’esercito cinese avesse messo a punto l’attacco informatico agli Usa, il dito si sposta verso l’Est Europa. Geng Yansheng, ha dichiarato che le forze armate cinesi non hanno mai appoggiato alcun attacco informatico, aggiungendo anzi che le leggi cinesi vietano qualsiasi attività che possa violare la sicurezza informatica. La denuncia contro Pechino è arrivata dalla società americana di sicurezza informatica Mandiant che, in 75 pagine, ha spiegato come i membri dell’Unità 61398 – corpo scelto dell’esercito cinese con sede a Shanghai – abbiano rubato dati e creato problemi ad industrie di ogni genere. Il portavoce del ministero cinese ha puntualizzato che il rapporto di Mandiant è da considerarsi privo di fondamento in quanto conclude che l’attacco informatico è venuto dalla Cina solo attraverso la scoperta del collegamento con indirizzi Ip in Cina.  “Per prima cosa – ha detto Yansheng – è noto a tutti che l’usurpazione degli indirizzi Ip altrui sia un metodo che viene utilizzato per condurre attacchi informatici. Accade ogni giorno. In secondo luogo non vi è stata alcuna definizione chiara e coerente su che cosa si intenda per attacchi informatici. Infine l’attacco cibernetico è transnazionale, anonimo e ingannevole e la sua vera fonte è spesso difficile da identificare”.

Apple in ogni modo rassicura che il numero di Mac dei suoi dipendenti colpiti dall’attacco è “limitato” e. non vi sono nemmeno le prove che “dati riguardanti Apple siano stati rubati”. Sul sito AllThingD del Wall Street Journal, la Apple “è in contatto con le forze dell’ordine nel tentativo di trovare la fonte della violazione al sistema”. Il gruppo di Cupertino ha anche aggiunto che renderà disponibile online un software per i Mac, dove è installato Java, che impedisca ai clienti di essere colpiti da attacchi informatici simili.

Il baco nella mela… hackers alla Apple!

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Dopo Facebook, anche Apple è stata vittima di un attacco hacker. Lo conferma l’azienda spiegando che solo “un piccolo numero di Mac” dei suoi dipendenti è stato preso di mira. I pirati informatici avrebbero sferrato l’attacco sfruttando una falla in Java. “Stiamo lavorando con le autorità”, ha sottolineato Cupertino, spiegando che per i Mac dove è installato Java sarà messo a disposizione un aggiornamento dell’antivirus.

 

Dopo il tribunale a Milano ora tocca alla Scuola di Polizia Campana

scuola di polizia campana

Attacco hacker e maschera stile Anonymous sul sito della Scuola regionale di Polizia locale della Campania. Proprio come avvenuto ieri per il sito del Tribunale di Milano e del Dap, all’indirizzo http://www.polizia.campania.it campeggia la scritta ‘Preparatevi ha inizio l’apocalisse’. E’ la fine per un nuovo inizio’. La scuola che ha sede a Benevento, ha lo scopo di qualificare professionalmente gli operatori della Polizia Locale della Campania.

Leggi l’articolo sull’attacco alla giustizia milanese!

Blackberry tradita da Alicia Keys a San Valentino?

alicia keys blackberry

La cantante appena nominata direttore artistico per la BlackBerry sarebbe stata colta in flagrante a twittare con un Iphone dalla rivista  The Verge.

Il sito avrebbe intercettato un tweet scritto da Alicia Keys in cui parlava del nuovo disco del rapper canadese Drake, postato da un melafonino. L’artista si è giustificata dicendo che il suo profilo Twitter era stato hackerato, che il tweet non era stato scritto da lei e perciò è stato cancellato.

George H. Bush sotto attacco hacker… lette mail!

Oltre alle mail, divulgate anche foto del suo ricovero e altre informazioni personali. Tra i dati rubati anche i codici di sicurezza della casa di W. Bush e i numeri di telefono.

heker

Hackers alla Federal Reserve: rubano dati dei dipendenti

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Google vs Cina: USO IMPROPRIO DEL WEB

Dopo l’hackeraggio a New York Times e Washington Post, Google accusa la Cina di uso improprio del web.

spygoog

Uk prende le difese di ‘Solo’, l’hacker che violò la Nasa, nessuna condanna

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