“Clap and jump per Renzi”: organizzata claque di bambini per il premier

clap-and-jump-per-renzi-tuttacronaca2Siracusa è la seconda città visitata da Matteo Renzi in veste di premier e in mattinata il presidente del consiglio si è recato alla scuola Salvatore Raiti. Qui, in precedenza, era stata organizzata una claque, con foglietti distribuiti agli alunni per fare “clap and Jump”. A renderlo noto è la giornalista di Agorà Cecilia Carpo che spiega che ai giovani studenti è stato dato un foglietto con le strofe della canzone da cantare al premier. Non è noto, al momento, chi abbia preso l’iniziativa e chi abbia distribuito materialmente i fogli ai bambini.

 Facciamo un salto… battiam le mani 

Ti salutiamo tutti insieme presidente Renzi 

Muoviam la testa, facciamo festa

A braccia aperte ti diciamo “benvenuto al Raiti”

L’effetto complessivo: organizzazione, bimbi che cantano, testo della canzone, è pessimo. Il tweet della giornalista è rimbalzato in rete e molti i commenti tra l’ironico e l’indignato, con chi scrive: “Questa è violenza su minore”.

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“Renzi chi?”: parla Henry Winkler, l’attore che interpretò Fonzie

renzi-fonzie-tuttacronacaSi è molto parlato del chiodo nero indossato dall’allora sindaco fiorentino Matteo Renzi quando ha fatto la sua apparizione nel programma di Maria De Filippi Amici. Il paragone con il Fonzie di Happy Days è stato immediato e Grillo, nel suo blog, ha iniziato a chiamarlo Renzie. Ora Il Giornale ha intervistato Henry Winkler, l’attore che prestò il volto proprio al mitico Fonzie. Che ammette di non conoscere l’attuale presidente del Consiglio.

Ha mai sentito parlare di Matteo Renzi? “Chi?”

Matteo Renzi….
“Ho sentito parlare di Berlusconi, ma di Renzi non ancora”

Invece lui, in qualche modo si ispira a te. Ha posato per un settimanale con il giubbotto in pelle. Che effetto ti fa (gli chiedo di guardare la foto, ndr)
“Wow…”

Che ne pensi?
“Sembra fantastico”

Anche il Guardian e il Times hanno riproposto il paragone Renzi-Fonzie.
“Se lui è bravo, acuto, intelligente e sa quello che vuole, può fare strada e rivelarsi una brava persona”

Insomma, Fonzie alza il pollice per Renzi?
“Se hai la buona volontà e le migliori intenzioni verso il tuo popolo e per il tuo Paese, non importa quale maglietta o giubbotto indossi”.

Continua il tour di Renzi. Da Siracusa: “mercoledì pacchetto per la crescita”

renzi-siracusa-tuttacronacaSeconda tappa del “Matteo Renzi premier tour” con il nuovo presidente del Consiglio che, dopo la visita a Treviso la settimana scorsa, oggi incontra gli studenti dell’istituto ‘Salvatore Raiti’ di Siracusa, una scuola elementare e media, per incontrare gli insegnanti e i bambini. La scuola, nel quartiere di Santa Lucia, è frequentata da molti figli di immigrati e accoglie tra gli studenti anche diversi disabili. Renzi, che al termine dell’incontro ha parlato in conferenza stampa, ha spiegato che “Mercoledì prossimo non farò la tappa in giro per l’italia perchè farò una corposa conferenza stampa a Roma di lancio di alcuni provvedimenti molto importanti” che riguardano le politiche di crescita del paese”. Nel dettaglio, il premier ha spiegato che presenterà “Il jobs act, gli interventi sulla scuola, interventi per il piano casa” sottolineando che “ci sono 2 miliardi di euro pronti per l’edilizia scolastica”. Ai bimbi il premier ha detto: “Tanti dei vostri genitori forse hanno difficoltà per il lavoro. È un momento molto difficile. Pensate, è il momento più difficile per il lavoro da 30 anni. Ma c’è adesso la possibilità di investire per nuovi posti di lavoro”. Ai sindaci, ha invece spiegato che “Fino a ieri ero anch’io un sindaco, ma ieri ho optato per la carica di premier”.

Non si voterà più per il Senato: arriva il sì di Berlusconi alla legge elettorale

legge-elettorale-tuttacronacaAlla fine è arrivato anche il sì di Silvio Berlusconi: l’Italicum riceve il via libera ma solo per l’elezione della Camera. Per quel che riguarda il Senato, eventualmente si voterebbe con la legge elettorale uscita dalla sentenza della Corte Costituzionale. Il che significa che, fino a quando non ci sarà la riforma di Palazzo Madama, esisterebbero due sistemi di voto distinti per le due camere. E di conseguenza le urne si allontanano. Il presidente di Forza Italia, in una nota scrive: “Prendiamo atto con grave disappunto della difficoltà del presidente del Consiglio di garantire il sostegno della sua maggioranza agli accordi pubblicamente realizzati. Come ulteriore atto di collaborazione, nell’interesse del paese, a un percorso riformatore verso un limpido bipolarismo e un ammodernamento dell’assetto istituzionale, manifestiamo la nostra disponibilità ad una soluzione ragionevole che, nel disegnare la nuova legge elettorale, ne limiti l’efficacia alla sola Camera dei deputati, accettando lo spirito dell’emendamento 2.3”. Lorenzo Guerini, portavoce della segreteria nazionale del Pd, ha detto: “Positivo che abbiamo trovato l’accordo sulla legge elettorale, segno che il cammino delle riforme può proseguire”. E ancora: “Siamo determinati a portare avanti questa battaglia per il cambiamento. È un’occasione che non possiamo permetterci di perdere per il bene del paese”. Il presidente del Consiglio, da Tunisi, ha assicurato che non si voterà più per il Senato. “Credo che sia importante che ci sia un vincitore certo, e questo è garantito dall’ Italicum”, ha detto in conferenza stampa. “Il fatto che il Senato abbia o meno una propria legge elettorale è secondario, perchè il Senato verrà abolito”.

Si guarda nella stessa direzione per l’Italicum… tra 12 mesi?

italicum-tuttacronacaIl presidente del Consiglio Matteo Renzi avrebbe avanzato, tramite Verdini e Gianni Letta, un’offerta a Silvio Berluscuni: ok l’Italicum ma con un emendamento che ne posticiperebbe l’entrata in vigore di 12 mesi. Secondo fonti di Palazzo Grazioli, quindi, si sarebbe infine raggiunta l’intesa con Forza Italia: via libera di massima all’Italicum, anche se resterebbero forti criticità per i vertici azzurri sulle nuove modifiche. Questo, dunque, il risultato del vertice convocato nella sua residenza romana da Silvio Berlusconi. In un primo momento la proposta di Renzi non era stata gradita da Berlusconi, tanto che Toti, suo consigliere politico, aveva detto ieri: “Noi stiamo ai fatti e ai patti: Renzi aveva detto che la legge elettorale sarebbe stata la sua prima riforma già nel mese di febbraio. Febbraio è finito, siamo al 4 di marzo. A questo punto, la riforma così come è stata sottoscritta deve essere approvata. E subito, senza ulteriori tentennamenti. Piccoli correttivi sono possibili, ma certo non provvedimenti che snaturino il senso dell’accordo siglato da Berlusconi e Renzi”. A quel punto, l’ex premier ha riunito il suo stato maggiore e, stando a quanto riferito, Verdini starebbe cercando di arrivare a una mediazione che ‘salvi’ la tela dell’accordo che lui stesso ha tessuto. Scrive Repubblica: Una delle ipotesi allo studio è che Forza Italia accetti la clausola dei 12 mesi a patto che il testo dell’Italicum non subisca ulteriori modifiche, e cioè che venga votato nella formulazione approdata in aula.
Per le 16 è convocato il ‘comitato dei nove’ che ha il compito di esaminare i nuovi emendamenti all’Italicum presentati ieri. Successivamente il provvedimento dovrebbe essere esaminato dall’aula ma non sono esclusi slittamenti ai prossimi giorni.
Stamani, intanto, Renzi aveva dato il via alla giornata diffondendo ottimismo sulla legge elettorale. Su Twitter il presidente del Consiglio aveva risposto alle domande – formulate in una chiave cinematografica dettata dal trionfo italiano agli Oscar – del direttore di Vanity Fair, Luca Dini. Il quesito chiave: Forza Italia frena sulla riforma del Senato vincolata alla legge elettorale: “Io ti salverò o Irreversible?”, aveva chiesto il direttore di Vanity Fair ponendo come opzioni di risposta i titoli delle due celebri pellicole. “Irreversible”, era stata la risposta del premier che poi aveva sottolineato: “Ce la facciamo, la portiamo a casa. E sarà una vera rivoluzione” per il Paese.
Alla domanda se il rapporto tra Alfano e Berlusconi fosse paragonabile al film “Quasi amici” o a “12 anni schiavo”, il premier aveva replicato: “Questa è cattiva, direttore. Diciamo quasi amici dai. Stesso giochino sulla difficile situazione del bilancio di Roma. Cosa descrive meglio la situazione: “Prendi i soldi e scappa” o “Roma città aperta”?, aveva chiesto ancora il giornalista. “Roma città aperta – era stata la risposta – nel senso di trasparenza e responsabilità in questa città così straordinaria”.
Da Nuovo centrodestra, tuttavia, sempre stamani era giunto l’avvertimento di Gaetano Quagliariello: una replica a Luigi Zanda che di fatto è suonato come un monito indiretto a Renzi: “Non vi è dubbio che per fare le riforme si debba andare oltre la maggioranza. Ma non è possibile per fare le riforme creare un’altra maggioranza contro la propria maggioranza”.
La replica era arrivata da Lorenzo Guerini, portavoce della segreteria del Pd: “L’accordo che abbiamo realizzato queste settimane è un accordo il cui impianto è ancora valido, necessita di alcuni aggiustamenti” tra cui “ci possono essere anche particolari interventi che tengono insieme il processo di riforma costituzionale con la riforma della legge elettorale”. Certo è “che gli aggiustamenti possono essere fatti” soltanto “con l’accordo di tutti i contratenti compresa Forza Italia”.
L’operazione appare dunque complicata. Sul tavolo, inoltre, restano sempre due emendamenti che risultano indigesti a Forza Italia: il lodo Lauricella, che prevede il collegamento diretto tra l’entrata in vigore della riforma e la cancellazione del Senato. E la proposta del deputato Pd Alfredo D’Attorre che punta a togliere il Senato dalla legge elettorale (con la conseguenza, in caso di un voto anticipato, di un ritorno alle urne con sistemi elettorali differenti).

Che fine ha fatto l’accordo sull’Italicum?

italicum-tuttacronacaProseguono le trattative sulla legge elettorale ma un punto sembra chiaro: non c’è più l’accordo sull’Italicum inteso come quello che era stato siglato tra Renzi e Berlusconi prima delle dimissioni di Enrico Letta. Proprio per questo motivo il neo premier ha preferito rinviare la riunione, prevista per la serata di lunedì, del gruppo Pd: non ha molto da dire. Vuole però offrire un’infusione di ottimismo: “Siamo alla stretta finale, l’accordo è vicino. Ma bisogna superare varie difficoltà”. Si avvicina il momento della discussione in aula, ma le difficoltà non sono di quelle d’immediata soluzione. Spiega l’Huffington Post:

Il problema – e non è un dettaglio – è che le difficoltà, alla vigilia della discussione in Aula, non sono banali. E l’accordo è affidato ai più classici consigli che porta la notte. E allora conviene provare a fissare qualche punto fisso nel labirinto per ricostruire il complesso negoziato. Ad esempio partire da quando, nel corso di una serie di telefonate dirette tra Renzi e Verdini, si capisce che con la formazione del governo tutto è cambiato. Il plenipotenziario di Berlusconi si dice disposto ad aggiustamenti piccoli perché, come ama dire, i numeri sono “birichini” e tutto dipende da come “li incolonni”, ma questo è il massimo del gioco possibile. Bene dunque a ragionare di algoritmi, per risolvere quelle criticità che il professor D’Alimonte ha illustrato al Corriere. Epperò Forza Italia non può accettare né il famoso emendamento Lauricella, né l’emendamento D’Attorre, ovvero: applicare l’Italicum solo per la Camera dei deputati, ma non per il Senato, dove resterebbe in vigore il Consultellum (la legge uscita dalla Consulta).

Per evitare l’emicrania diciamola semplice: sia l’uno che l’altro rappresentano dei deterrenti rispetto alla prospettiva del voto anticipato e legano la legge elettorale alle riforme istituzionali. Detto ancora più direttamente: si vota nel 2018 quando Silvio Berlusconi avrà 81 primavere. Si capisce allora il no, senza se e senza ma di Verdini. E pure il malumore del Cavaliere, in costante contatto telefonico da Arcore affiancato da Giovanni Toti. Insomma, spiega con Renato Brunetta, col Lauricella o affini “salta tutto”. Legge elettorale e riforme devono andare “parallelamente”.

Il problema è che Renzi, critico col Lauricella ai tempi in cui al governo c’era Letta, stavolta cerca una mediazione. Riforme e legge elettorale vanno collegate. Un azzurro di rango spiega: “Renzi ha fatto la politica dei due forni. Prima ha fatto l’accordo con noi sulla legge elettorale, poi con Alfano sul governo dando garanzie sui tempi lunghi. Ora si è incartato”. Il sospetto del Cavaliere però è che il tempo sia foriero di brutte sorprese. E cioè che l’Italicum o si approva adesso o non si approva più: “Il vero obiettivo di Alfano e sinistra Pd – prosegue l’azzurro di rango – è prima prendere tempo, poi cambiare l’Italicum. A quel punto Renzi è incastrato”.

È un sospetto che alberga anche nei pensieri del premier. Il quale sta cercando una mediazione, una sorta di “lodo Renzi. Una mediazione che consenta di non rompere con Forza Italia e, al tempo stesso, di non far saltare il governo. Tra la l’Italicum subito e l’emendamento Lauricella, l’idea è fissare un tempo “determinato” per le riforme. Un Lauricella a tempo, in sostanza: riforme istituzionali e legge elettorale vanno legate ma va fissato un tempo per non arrivare al 2108. Un anno, due. Una qualunque scadenze. Alfano all’inizio ha detto di no. La trattativa è lunga…

Napolitano, Renzi e gli 007: si parla della crisi in Crimea

renzi-007-tuttacronacaLa crisi in Crimea è stata la centro dell’incontro di 45 minuti svoltosi questa mattina alla sede dell’Aisi. Napolitano e Renzi hanno infatti preso parte all’inaugurazione del corso accademico di formazione per gli agenti segreti e si sono in seguito fermati a discutere coi vertici dell’intelligence di quanto sta accadendo tra Russia e Ucraina, situazione che ci vede sempre più smarcati dalla linea americana dell’hard power muscolare a favore di un soft power tutto europeo che, con un interlocutore come Putin, promette soluzioni meno traumatiche e più efficaci. Anche sul piano egoistico dei nostri futuri approvvigionamenti energetici. Si legge sull’Huffington Post:

”L’Italia ha assunto una posizione attenta a tutti gli aspetti e ai rischi della situazione e ha trovato importanti convergenze, in particolare con la posizione tedesca”, dice Napolitano prima di salire in macchina e tornare al Colle. Appunto. E Marco Minniti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio che ha mantenuto la delega ai servizi nel passaggio di consegne tra Letta e Renzi, aggiunge un tassello non meno importante. Quello del “combinato disposto con la situazione in Libia”, tanto per sottolineare che tra gas da Mosca e petrolio da Tripoli non possiamo permetterci pericolose alzate di testa con chi la mattina ci garantisce di accendere il fornello sotto la moka del caffè.

Stavolta Renzi non parla a braccio ma legge, con l’unica eccezione della citazione sull’Oscar. “Stamattina ho chiamato Sorrentino per fargli le congratulazioni a nome del governo… e anche vostro. So che non è una cosa in linea con la vostra attività, ma questo riconoscimento è un segnale importante del fatto che non bisogna avere paura di sognare e di allargare le nostre ambizioni”, dice sorridendo agli uomini dei servizi che il loro Oscar ce l’hanno già lì, seduto in prima fila: Giorgio Napolitano. Infatti, gongolano per la giornata storica e aprono le porte alla stampa. Mai accaduto nella storia della Repubblica che un capo dello Stato varcasse il rione Monti per andare in un palazzo degli 007, portandosi dietro addirittura il capo del Governo.

Per celebrare l’avvenimento, l’ambasciatore Giampiero Massolo, che dirige il Dis e siede in cima alla piramide dei servizi, ha fatto a Napolitano un regalo speciale. Una “Raccolta di scritti in memoria di Loris D’Ambrosio”, il consulente giuridico del presidente stroncato da un infarto a ridosso della dura polemica sulle intercettazioni della Procura di Palermo nell’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia. Si chiude con un Vin d’honneur in biblioteca. E il generale Esposito, direttore dell’Aisi e padrone di casa, può andare ad incorniciare la data. Invece quello dell’Aise, retto al momento dal prefetto Scarpis dopo l’andata in pensione del generale Santini, deve nominarlo Renzi. Ed è bene che faccia in fretta. La Crimea, come dicono da queste parti, è vicina.

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Il patto d’acciaio con clausule occulte tra Renzi e Berlusconi: parla Travaglio

marco_travaglio-tuttacronacaMarco Travaglio approfitta delle colonne de Il Fatto Quotidiano per analizzare il rapporto tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi con il suo editoriale “Renzusconi”. Il giornalista spiega che “A gennaio quando Renzi incontrò il pregiudicato interdetto decaduto Berlusconi nella sede Pd per discutere la nuova legge elettorale e le riforme collegate (Senato e Regioni), scrivemmo pur fra mille dubbi che non era proprio uno scandalo. Le leggi elettorali appartengono agli elettori, non agli eletti, dunque era impensabile tagliar fuori il maggior partito di centrodestra”. Del resto, non era possibile fare molto altro vista l’aria che tirava al governo, dopo che ogni tentativo di trovare punti in comune con i pentastellati era stato affondato.

Inoltre, stante l’indisponibilità dei 5 Stelle persi nella Rete, per sbloccare l’impasse non restava che rivolgersi al terzo partito, Forza Italia: l’unico che poteva assicurare una maggioranza in Parlamento. Renzi, appena plebiscitato segretario del Pd, giurava che l’accordo con B. era per una legge che ci mettesse al riparo da altri governi con B. Intanto, mentre lui e B. si occupavano delle riforme, Letta poteva governare sereno. Non restava che prenderne atto e aspettarlo al varco, cioè alla prova dei fatti: per quanto inedita, l’ipotesi che un politico italiano dicesse la verità non andava scartata a priori. Ora, meno di due mesi dopo e alla luce dei fatti, possiamo tranquillamente affermare che Renzi mentiva. L’accordo con B., quasi sempre intermediato dal comune amico Denis Verdini, è ben più vasto e stringente di un’intesa tecnica per quelle tre riforme. È un patto d’acciaio le cui clausole restano occulte, anche se i risultati si manifestano ogni giorno più chiari. Il Caimano sa che il 10 aprile si riunisce il Tribunale di sorveglianza per decidere dove sconterà i 7 mesi di pena (quel che resta della condanna a 4 anni, detratti i 3 anni di indulto e i 5 mesi di liberazione anticipata extralarge sancita dallo svuotacarceri Cancellieri): in galera, o ai domiciliari, o ai servizi sociali. Forse, per non alimentare il suo vittimismo durante la campagna elettorale per le Europee, il verdetto slitterà di un paio di mesi. In ogni caso il pregiudicato sarà politicamente fuori gioco sino a fine anno: guiderà il partito per interposto Toti. Intanto tenterà il colpaccio: candidarsi ugualmente alle Europee in barba alla legge Severino e sfidare gli uffici elettorali della Corte d’appello a depennarlo, con una prova muscolare che mira a resuscitare il vecchio nemico, le toghe rosse; a incendiare una spenta campagna elettorale; e a mettere in difficoltà l’amico Matteo. Per portare a termine il piano, B. ha bisogno di un governo che regga almeno un anno, dandogli modo di tornare come nuovo a Natale e di organizzare l’unica campagna che gli sta a cuore: quella delle politiche, che non fa mistero di auspicare per il 2015. Il governo Letta questa garanzia non gliel’assicurava: stava insieme con lo sputo, passava di gaffe in scandalo, non aveva più l’appoggio del Pd, poteva sfasciarsi da un momento all’altro. E, se anche fosse durato fino al 2015, avrebbe costretto il quasi ottantenne Caimano a sfidare un giovane come Renzi, che ha la metà dei suoi anni, per giunta intonso da esperienze governative e dunque molto più fresco e popolare di lui. Una partita persa in partenza. L’ideale era che Renzi subentrasse a Letta sputtanandosi con un colpo di palazzo senza passare dal voto, risputtanandosi con estenuanti trattative con i partiti e i partitini di una maggioranza Brancaleone, arcisputtanandosi con un governicchio impresentabile e ultrasputtanandosi con grandi promesse e pochi fatti. L’amico Matteo, con ammirevole abnegazione, l’ha puntualmente accontentato. Missione compiuta. Già che c’era, gli ha pure regalato il controllo militare sui ministeri della Giustizia (con i berlusconiani Costa & Ferri), delle Infrastrutture (con i diversamente berlusconiani Lupi & Gentile) e delle Attività produttive (con la berlusconiana Guidi che veglia anche sulle Comunicazioni). Così B. potrà seguitare a governare sui propri interessi e “gratis”, senza nemmeno il fastidio di entrare nella maggioranza, metterci la faccia e sporcarsi le mani. Resta da capire che cosa ci guadagni Renzi da questa catastrofe, e magari un giorno lo capiremo. Ma è una vecchia storia. Lo scienziato capace di isolare il virus che porta al suicidio tutti i leader del centrosinistra vince il Nobel.

Il “governicchio” Renzi attraverso la lente di Marco Travaglio

travaglio-tuttacronaca-governicchioDopo che aveva intitolato “Incoerenzi” un articolo apparso sul Fatto il giorno successivo alla nomina dei ministri da parte del nuovo presidente del Consiglio Matteo Renzi, Marco Travaglio ora analizza le nuove nomine, quelle di viceministri e sottosegretari. E il governo Renzi si trasforma in “un governicchio di riciclati, lottizzati, lobbisti e mezze tacche”, “con una lista di 44 fra viceministri e sottosegretari che c’è da sporcarsi soltanto a sollevarla con una canna da pesca”. Tuttavia Travaglio non ha perso del tutto la speranza che il neo premier, alla fine “farà qualcosa di buono”, ma a leggere l’articolo le cose stanno volgendo al peggio:

“se il buongiorno si vede dal mattino c’è poco da stare allegri. […] La maschera di Matteo Renzi è caduta : la rottamazione era un bluff, una trovata propagandistica per prendere il potere, raggiunto il quale il rottamatore si comporta come il più decrepito dei partitocrati Ancien Regime”.

L’analisi dei singoli viceministri e sottosegretari è impietosa:

“Gli inquisiti sono addirittura quattro: il 10 per cento, un’ottima media che fa impallidire quella di Letta. Tutti e quattro sono targati Pd: Francesca Barracciu, Umberto del Basso de Caro, Vito De Filippo e Filippo Bubbico.

I primi tre rispondono di peculato per le ruberie sui rimborsi regionali. La sarda Francesca Barracciu, in quanto indagata, non poteva essere candidata a governatore di Sardegna, ma fare il sottosegretario può eccome. Alla Cultura, ovviamente.

Il campano Umberto del Basso de Caro, gestirà le Infrastrutture con l’ottimo ministro Maurizio Lupi (anche lui inquisito da ieri per abuso a Tempio Pausania)

Filippo Bubbico: essendo sotto processo a Potenza per abuso d’ufficio, rimane a pie’ fermo viceministro dell’Interno.

L’ex governatore lucano Vito De Filippo dovette dimettersi l’anno scorso con tutta la giunta indagata in blocco, dunque ora si divide fra l’inchiesta per peculato e il ministero della Salute”.

L’esame di Marco Travaglio prosegue con altri due nominati alle Infrastrutture :

“il sottosegretario Ncd Antonio Gentile, celebre per aver candidato Berlusconi al Nobel per la Pace e per aver bloccato le rotative de L’Ora della Calabria per occultare la notizia del figlio indagato;

il viceministro socialista Riccardo Nencini, amicone di Riccardo Fusi asso pigliatutto della cricca della Protezione civile”.

Le nomine al Ministero della Giustizia segnano

“anche ufficialmente il ritorno di Silvio Berlusconi al governo per interposti viceministro Enrico Costa (ora Ncd) e sottosegretario Cosimo Ferri”.

Di Ferri, Marco Travaglio elenca una serie di fatti che, senza avere rilevanza penale

“(il suo nome salta fuori dalle intercettazioni di alcuni fra gli scandali più vergognosi degli ultimi anni: Calciopoli, loggia P3 e caso Agcom-Annozero”),

basterebbe

 ”almeno per tenerlo lontano dalla Giustizia”.

Del neo-viceministro alla Giustizia, Enrico Costa, Marco Travaglio rircorda che

“nella scorsa legislatura, da capogruppo Pdl in commissione Giustizia, firmò come autore o promotore o addirittura relatore tutte le peggiori leggi vergogna approvate o tentate dalla banda Berlusconi: lodo Alfano 1 e 2, legittimo impedimento, processo breve, processo lungo, prescrizione breve, bavaglio-intercettazioni e altre porcate”.

“Espulsioni illecite”: l’ex attivista M5S scrive a Grasso

espulsioni-m5s-tuttacronacaGiovanni Panunzio ha scritto al presidente del Senato della Repubblica chiedendo che venga valutata l’illegittimità del provvedimento di espulsione dei quattro Senatori pentastellati Luis Alberto Orellana, Francesco Campanella, Lorenzo Battista e Fabrizio Bocchino. Panunzio, fondatore dell’Osservatorio Antiplagio, è un ex attivista cagliaritano del M5S che dopo le espulsioni dei quattro senatori ha lasciato il Movimento. Questo il testo:

“A seguito delle espulsioni di alcuni senatori dal gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle mi permetto di farle notare che lo statuto del M5S depositato in Senato dice che ‘Gli eletti eserciteranno le loro funzioni senza vincolo di mandato’, come previsto tra l’altro dall’art. 67 della Costituzione. E’ evidente pertanto che nel momento in cui viene espulso un parlamentare del M5S, solo perché ha espresso una legittima opinione, lo statuto in questione diventa carta straccia, sia dal punto di vista tecnico, che dal punto di vista morale. Pertanto Le chiedo di fare quanto è nelle sue possibilità per mettere in discussione lo statuto del M5S e sollecitare opportune modifiche al testo. In alternativa chiedo di valutare l’illegittimità del provvedimento di espulsione in quanto in contrasto con l’art. 67 della Costituzione e con lo statuto a cui il M5S fa riferimento, sconfessato dal suo stesso fondatore”.

Viceministri e Sottosegretari: il governo Renzi presenta la lista

renzi-lista-tuttacronacaE’ stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, a comunicare che il Governo Renzi avrà in tutto 62 membri: oltre ai 16 ministri ci saranno 35 sottosegretari e 9 viceministri. Questa la lista completa:

Sottosegretari alla presidenza del Consiglio
Luca Lotti (PD), Marco Minniti (PD), Sandro Gozi (PD)

 Viceministri
Interni – Filippo Bubbico (PD)
Economia – Enrico Morando (PD), Luigi Casero (Ncd)
Sviluppo Economico – Carlo Calenda (Sc)
Telecomunicazioni – Antonello Giacomelli (PD)
Esteri – Lapo Pistelli (PD)
Infrastrutture – Riccardo Nencini(Psi)

Sottosegretari 
Interni – Gianpiero Bocci (PD), Domenico Manzione (Ncd)
Istruzione – Angelo D’Onghia (Popolari), Gabriele Toccafondi (Ncd),Roberto Reggi (PD)
Economia – Pier Paolo Baretta (PD), Enrico Zanetti (Scelta Civica), Giovanni Legnini (PD)
Sviluppo Economico – Claudio De Vincenti (Pd), Simona Vicari (Ncd)
Lavoro- Massimo Cassano (Ncd), Teresa Bellanova (PD),  Franca Biondelli (PD), Luigi Bobba (PD),
Esteri – Mario Giro (Popolari per l’Italia), Benedetto Della Vedova (Sc)
Difesa – Domenico Rossi(Udc), Gioacchino Alfano (Ncd)
Giustizia – Enrico Costa (Ncd), Cosimo Ferri (indipendente)
Affari Regionali – Gianclaudio Bressa (PD)
Salute – Vito De Filippo (PD)
Cultura – Francesca Barracciu (PD), Ilaria Borletti Buitoni (Sc)
Coesione Territoriale – Vincenzo De Luca
Infrastrutture – Antonio Gentile (Ncd), Umberto Del Basso De Caro (PD)
Riforme e Rapporti col Parlamento – Ivan Scalfarotto (PD), Luciano Pizzetti (PD), Maria Teresa Amici (PD)
Agricoltura – Andrea Olivero (Popolari) e Giuseppe Castiglione (Ncd)
Ambiente – Silvia Velo (PD), Barbara Degani (Ncd)
Semplificazione e Pubblica Amministrazione – Angelo Rughetti (PD)

“Zitti, quattro e a casa”: la Taverna si esprime tramite Totti sui dissidenti espulsi

4-e-a-casa-tuttacronacaLa grillina Paola Taverna ha scelto il celebre gesto del capitano giallorosso Francesco Totti per festeggiare su Facebook l’espulsione di quattro membri del Movimento 5 Stelle: Luis Alberto Orellana, Francesco Campanella, Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, che si sono macchiati di quello che per i pentastellati sembra il tradimento supremo, la maggior colpa possibile: pensare con la propria testa e criticare Grillo. La scelta del gesto di Totti non è casuale, con il suo chiaro riferimento al “Zitti, quattro e a casa” del capitano in occasione di un match contro la Juve vinto dai giallorossi per quattro reti a zero. Intervistata da Repubblica Paola Taverna non ha infatti nascosto la felicità: “Abbiamo fatto finalmente chiarezza. Sono felice come una iena”. E ancora: ”Stanotte pensavo: dov’è l’inghippo. Poi mi sono iluminata: il Pd vuole entrare nel Pse. E Renzi, per entrarci, ha bisogno di cambiare maggioranza”, spiega la senatrice grillina aggiungendo a proposito degli espulsi: ” Faranno insieme un gruppo aggiuntivo per Renzi”. A proposito della voce che parla di altri sette abbandoni al gruppo, la Taverna dice: “Siete fuori strada. Molti di meno, se mai qualcuno dovesse ancora andarsene”.

“Auguri presidente”: lo striscione nel paese dove vive Renzi

n-MATTEO-RENZI-tuttacronacaA Pontassieve, paese da 20mila abitanti nella provincia di Firenze, ha la sua residenza Matteo Renzi, neo premier. E proprio sulla facciata del palazzo comunale ha fatto la sua apparizione uno striscione che recita: “Auguri presidente”. E’ il modo che il comune ha scelto per “onorare” il nuovo presidente del Consiglio, anche a beneficio dei giornalisti che da giorni assediano il paese. I residenti raccontano anche che, la domenica, si appostano nei pressi della chiesa, dov’è più facile incontrare Matteo, il quale giura di non voler interrompere la consuetudine familiare della messa nel giorno di festa. La moglie Agnese, da parte sua, non ha intenzione di lasciare la casa di Pontassieve e ha intenzione di continuare la vita di sempre e garantire lo stesso ai tre figli. Spiega però l’Huffington Post:

Certo, ora Pontassieve lo ‘onora’, ma qualcuno dice che Renzi non è poi così amato in paese, rosso da sempre e con molti bersaniani e cuperliani. Compreso il primo cittadino, Marco Mairaghi, baby-sindaco anche lui (anno 1969). Laurea in economia, un passaggio in Cgil, fu eletto sindaco nel 2004 e, di nuovo, a furor di popolo, nel 2009. Mairaghi fu uno dei promotori della raccolta di firme che, nel 2011 siglarono il manifesto anti-Leopolda e non ha mai lesinato critiche anche pesanti al suo più famoso concittadino.

Ma è passata molta acqua sotto i ponti. Ora Mairaghi appende striscioni con gli auguri al presidente e al giornale locale online sievenotizie.it spiega di essere ‘onorato’ e si augura che il giovane premier dedichi attenzione ai comuni. Del resto, a Pontassieve, nelle primarie del 2013, Renzi ha avuto il 44% delle preferenze degli iscritti e il 77% dei votanti alle primarie aperte.

Civati alle grandi manovre? “Può nascere una nuova maggioranza”

civati-m5s-tuttacronacaE’ Antonello Caporale, de Il Fatto Quotidiano, a intervistare il dem Pippo Civati, unico del Pd ad opporsi a Renzi, pur votando la fiducia. Sembra che nelle ultime ore il suo telefono sia rovente, complice il fatto che diversi grillini siano usciti dal loro Movimento perchè in disaccordo con le imposizioni di Grillo. Ora in molti vociferano infatti sulla formazione di un nuovo gruppo di centrosinistra. Di cui potrebbero fare parte i fuoriusciti a cinque stelle, i civatiani e Sel. Civati stesso cerca di spiegare la situazione:

Pippo Civati è un rompib***e professionista. A volte eccede con la sua vitalità. “Pensi quale nebbia avvolgerebbe il Pd se anche io tacessi sulle consorterie, le piccole ambizioni personali, le fregature e gli errori che il mio partito fa”.

Ha detto no a Renzi in direzione, però sì al voto di fiducia e poi è sembrato ricredersi ancora. Siamo a un surplus di riflessione.
Ho parlato contro solo io nel luogo deputato, il partito, e ho fatto il mio dovere. Sono stato mandato in minoranza e non mi era concesso da parlamentare del Pd negare la fiducia. Ho poi spiegato quel che si muove a sinistra del Pd, e che il partito non vuole vedere. Fa il finto tonto pur di stare con Alfano.

È notizia di oggi: la compagine che si allontana da Grillo insieme ai suoi e a Sel potrebbe formare un gruppo parlamentare autonomo.
La questione centrale è un’altra: ci sono i numeri per avanzare la richiesta di un governo di centrosinistra, ma il Pd sceglie di fare un esecutivo di centrodestra. Troveremo il modo opportuno per organizzarci.

Se fa il gruppo autonomo è fuori dal Pd.
Ma no! Dobbiamo solo trovare il modo che questa risorsa politica, questo serbatoio sia linfa vitale per la sinistra e interlocutore prezioso per il Partito democratico. Magari si può pensare a una rete, a una colleganza diversa. Quel che non si deve fare è tacere questa grande opportunità.

Ha votato Renzi piangendo.
Cos’altro dovevo fare? Se però in direzione si fosse opposto anche Cuperlo, invece di spingerlo a Palazzo Chigi, credo che Renzi non avrebbe tolto di mezzo Letta. Noto che Gianni ora parla di una ferita aperta. Se ne accorge solo adesso?

Cosa gli è successo, secondo lei?
Si sono incartati, si sono auto ingabbiati . Chi lo ha fatto per ignavia, chi pensando al seggio, chi per ambizione, ritenendo che mandando Renzi a Palazzo Chigi avrebbe trovato un partito disabitato, chi invece ha pensato a una poltrona da ministro nel nuovo esecutivo. Faccia la somma di questi atteggiamenti e metta poi che dalla trincea nella quale Letta era riparato riceveva consigli da amici poco sinceri che invece di aiutarlo lo avrebbero condotto sulla strada dell’immobilismo, del suicidio. Aggiunga infine che negli ultimi mesi Letta è andato nel pallone e vede che si ritrova coi conti.

Quanti traditori.
L’incredibile è che Renzi si piglia il governo coi voti di Bersani ma coopta le truppe di Franceschini.

Frankenstein, l’ha definito.
L’ho chiamato così per sfotterlo. Ma certo il suo è stato un protagonismo opaco. In politica il ravvedimento è comunque pratica comune e conosciuta. Devo dirle che neanche i dalemiani (non tutti) mi sembrano determinati alla lotta, quindi comprende che gli spazi di manovra per il nuovo premier sono ampi.

Durerà?
Penso fino al prossimo anno. Le elezioni sono nelle cose, il suo programma adesso è piuttosto taciuto. Capisco che non voglia impegnarsi troppo su un singolo tema, sennò finisce come con l’Italicum: a giorni alterni diviene legge dello Stato o tema da approfondire, testo pronto per l’uso o disciplina al di là da venire. Si tiene cauto.

Le ha persino nominato ministro una dirigente della sua area.
Solo allo scopo di sfregiarmi. Ritenendomi residuale, ha voluto procurare un dissidio interno, mettermi in difficoltà. Anche questa è politica.

Vada a confortare i grillini fuoriusciti.
Ci avessero pensato prima!

L’esplosione è interna al M5S: arrivano le prime dimissioni

boom5s-tuttacronacaI primi pentastellati, a seguito dell’espulsione dal Movimento dei quattro dissidenti, hanno formalizzato le proprie dimissioni dal Senato della Repubblica. Si tratta di Maria Mussini, Luis Orellana, Monica Casaletto, Alessandra Bencini, Laura Bignami e Maurizio Romani. A breve, dovrebbero unirsi a loro anche Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Lorenzo Battista. Si tratta di nove senatori grillini che si trovano in dissenso con la gestione del gruppo da parte del semplice portavoce Grillo. Ma non sono gli unici: anche altri lamentano sofferenza per la direzione presa dagli eventi. Tra questi, come ricorda l’Huffington Post, Roberto Cotti, Ivana Simeoni e Michela Montevecchi. Le motivazioni, del disagio generale ancor prima che delle dimissioni dei sei, sono chiaramente indicate nella lettera che Romani ha indirizzato a Pietro Grasso:

“Di mia personale iniziativa mi dimetto dalla carica di Senatore della Repubblica. Lo faccio con dolore ma con convinzione, per rimanere coerente con i miei valori e con l’impegno preso con gli elettori. Definire dissidente ed arrivare ad espellere chi pensa con la propria testa e ha il coraggio delle proprie idee è una mossa suicida; a ciò si aggiunga la rabbia e la violenza che ho visto usare verso i nostri colleghi. Non voglio essere complice di questa specie di linciaggio. In questo modo il Movimento non guadagna coesione, come dice Beppe Grillo, invece perde alcune delle sue forze migliori ed alcuni dei suoi rappresentanti più credibili”.

Analoghe argomentazioni nel testo vergato dalla Bignami:

“In seguito agli ultimi avvenimenti di cui sono stato spettatore attonito e le posizioni assunte dal gruppo parlamentare nel quale sono stata eletta desidero comunicare la mia intenzione di dimettermi dalla carica di Senatore della Repubblica”

La Mussini ha spiegato: “Mi dimetto perchè voglio un Movimento 5 Stelle sano. Ci credo fermamente, per questo ho presentato le mie dimissioni alla presidenza del Senato”. E ha aggiunto: “Stamani ho sentito l’intervendo di Battista in Aula e non posso rassegnarmi al fatto che il Movimento si privi delle sue menti migliori”. Certo, il passaggio non è immediato, visto che le dimissioni devono essere calendarizzate e poi votate dall’Aula. E, per prassi istituzionale, la prima volta verranno respinta. Una situazione in continua evoluzione. Alla Camera li hanno seguiti Alessio Tacconi e Ivan Catalano. Raggiunto dall’Huffingtonpost, quest’ultimo ha ammesso: “Era una situazione che non si poteva più sopportare, non volevo più rimanere in un ambiente come quello. Ora mi prendo qualche giorno per riposare, poi vedrò il da farsi”. La settimana prossima Gianroberto Casaleggio sarà a Roma. Mercoledì, giovedì forse. “Un incontro previsto, solo routine”, spiega lo staff. Ma è difficile che il big bang a cinque stelle non trovi spazio nell’agenda dei suoi appuntamenti

“Matteo ha fatto fuori più comunisti di me”: l’elogio di Berlusconi

Matteo-Renzi-Silvio-Berlusconi_tuttacronacaSilvio Berlusconi elogia il neo premier Matteo Renzi con parole che fanno raggelare: “Matteo ha fatto fuori più comunisti di me”. Il segretario de, secondo il leader di Forza Italia, starebbe portando avanti più e meglio di lui la sua storica “campagna di liberazione”. Ne parla su Republica Francesco Bei:

“Ha fatto fuori più comunisti lui in due mesi che io in vent’anni”. È arrivato a dire questo, Silvio Berlusconi, in un elogio che è ormai quotidiano nei confronti di Matteo Renzi. “Di lui mi fido, peccato non sia uno dei nostri, perché ha tutto di noi: è un democratico, è un liberale, è un boyscout” continua a ripetere ai suoi interlocutori. Così martedì sera, ricevendo ad Arcore alcuni dirigenti liguri di Forza Italia. Sicuro che il premier “rispetterà i patti” sulle riforme: “Ha il gradimento della gente, molti dicono sia il mio successore. Vedremo”.

Viene così confermato il sostanziale appoggio di Berlusconi al nuovo governo sulle riforme, pur restando tra i banchi dell’opposizione. Scrive ancora Bei:

Opposizione sull’ordinaria amministrazione, ma non certo sulle grandi riforme. Musica per le orecchie del Cavaliere le parole con cui ieri da Treviso Renzi ha ventilato un taglio dellIrap, quella che Berlusconi ha sempre definito “imposta di rapina” sulle imprese. “È quel che vado ripetendo io da anni, da imprenditore volete che si possa votare contro o contro la riforma del lavoro?” è il commento coi deputati che lo hanno sentito. Perché da Villa San Martino il leader forzista per ora non si muove, in piena sindrome da inabissamento. Niente rientro a Roma, come pure era previsto ieri in un primo momento. E non ha intenzione di muoversi da lì fino alla settimana prossima (anche se i giovani del Ppe riuniti a Roma hanno confermato la sua presenza sabato).

Fuori i dissidenti: i militanti del M5S hanno deciso

dissidenti-m5s-tuttacronacaE’ stato Beppe Grillo a dare l’annuncio: i militanti del Movimento 5 Stelle iscritti al suo blog hanno votato decretando l’espulsione dei quattro senatori dissidenti Francesco Campanella, Lorenzo Battista, Luis Orellana e Francesco Bocchino. Nel dettaglio “29.883 hanno votato per ratificare la delibera di espulsione. 13.485 hanno votato contro”. Il leader dei pentastellati ha quindi ringraziato “tutti coloro che hanno partecipato” al sondaggio in rete sulla decisione dei gruppi parlamentari. Hanno partecipato alla votazione 43.368 iscritti certificati. Immediate le reazioni di alcuni deputati pentastellati, con Alessio Tacconi che, a La Zanzara su Radio 24 ha affermato: “Esco dal gruppo M5S alla Camera e con me ci sono altri 5 deputati”. Il parlamentare ha poi aggiunto: “Con questo voto  si è dimostrato che non è possibile andare contro il parere di Grillo e Casaleggio. Nel movimento comandano solo loro, di fatto sono il braccio e la mente”. Per quel che riguarda il sistema di voto Tacconi ha quindi affermato: “Il sistema di voto è in mano alla Casaleggio Associati e ci dobbiamo per forza fidare. Se fosse affidato a terzi sarebbe più trasparente, non lasciando spazio a dubbi”.

“Sono peggio dei fascisti”: il Movimento 5 Stelle verso la scissione?

strappo-m5s-tuttacronaca“Scusaci, ma oggi non parliamo con la stampa, qualunque cosa diciamo, anche per il solo fatto di dirla, verrebbe usata contro di noi”. E’ quanto dicono Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Luis Orellana, che ripetono anche “Siamo sereni”. Ma se loro lo sono, non si può dire lo stesso all’interno di quel Movimento 5 Stelle del quale fanno parte, anche se sarà la rete a decidere se potranno rimanere o no, visto che i diarchi stellati hanno deciso di espellerli dal proprio gruppo parlamentare. Oggi il Movimento è riunito ma, dopo tre ore di riunione e con l’ultima mediazione saltata, i quattro hanno abbandonato la sala. Con loro, altri sei: Bignami, Bencini, Di Pietro, Pepe, Vacciano e Fedeli. Alessandra Bencini è uscita in lacrime annunciando di volersene andare. E il numero, giurano, è in aumento e dovrebbe raggiungere la quota necessaria per un gruppo autonomo al senato. Mentre loro uscivano, gli insulti sono volati da entrambe le parti: “Sono degli str***i, peggio dei fascisti. Meglio che me ne vado- gridava una senatrice furibonda- prima che li prendo a borsettate”. I toni del post di Beppe hanno così provocato una slavina. Riporta l’Hugginton Post:

“Io con questa roba non ho nulla a che fare, voglio andarmene da questa follia”, sbotta un senatore, gli occhi lucidi. Lui e una sette, otto, forse una decina di suoi colleghi hanno deciso: “Un minuto dopo la ratifica dell’espulsione ci dimettiamo, questa schifezza è un Soviet, non il Movimento che abbiamo conosciuto”. Un numero preciso non è ancora prevedibile, ma sono molti che dicono senza mezzi termini che “ormai è certo, non si torna indietro”.

Il deputato Ivan Catalano parla di “Grande Fratello”, il collega Manlio Di Stefano non fa nulla per smentirlo, con un post su Facebook che richiama sensazioni e sapori di altre epoche – poco felici – dell’italica storia: “Abbiamo bisogno di essere come la testuggine spartana, ognuno di noi deve sentirsi protetto dal compagno al suo fianco. In questi undici mesi ho sempre sentito, nei momenti fondamentali, una spada conficcarsi al mio fianco. Questo non è più tollerabile. Fate la vostra scelta. In alto i cuori!”

Uno vale uno, dunque, ma l’irritazione del capo vale più di tutto. Tant’è che il voto che gli attivisti stanno trovando aprendo il portale è unico. Prendere o lasciare, tutti sono uguali, tutti si sono macchiati dello stesso reato, quello di criticare il leader. Ritieni che Bocchino sia da salvare e Orellana da condannare? Non lo puoi fare, non puoi pensare. O cacci i quattro rei di lesa maestà, o li tieni in blocco.

Un anno fa il Movimento vinceva le elezioni. Un anno fa ragazzi sorridenti e mamme con passeggini portavano una ventata d’aria fresca in Transatlantico. Nello stesso luogo, un protagonista di quell’allegra rivoluzione oggi abbassa gli occhi e commenta: “Ci abbiamo messo davvero poco per trasformarci in una cosa completamente diversa. Peccato, perché io ci avevo creduto. E spero di tornare ancora a crederci”.

La prima uscita ufficiale di Renzi: la giornata a Treviso del neo premier

renzi-tuttacronaca-uscitaufficialeMatteo Renzi, come aveva anticipato nei giorni scorsi, oggi è partito alla volta di Treviso per la sua prima uscita ufficiale da neo premier. Prima tappa: la scuola media Coletti a S.Liberale dove, ad attenderlo, ha trovato dei militanti di Forza Nuova con uno striscione: “Dopo Monti e Letta, ecco Renzi, la terza marionetta”. “Faremo il possibile”: Matteo Renzi ha risposto così a una rappresentante del comitato dei genitori delle scuole di Treviso, Maria Riso, che ha avuto modo di incontrarlo alla media Coletti e di sollecitargli “meno tagli alle scuole, anche se sappiamo che i problemi sono tantissimi”.

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“Se c’è qualcosa che non va poi me lo segnalate alla casella matteo@governo.it. Ogni settimana andrò nelle scuole ad ascoltare le richieste e poi torno a Roma con i compiti a casa”. Il premier Matteo Renzi si rivolge così ad insegnanti ed alunni della scuola Coletti di Treviso, annunciando nei prossimi giorni l’apertura di una casella di posta per ascoltare richieste e problemi. Renzi ha sottolineato più volte l’importanza dell’educazione scolastica come “punto di ripartenza del Paese”. Renzi ha incontrato per quasi un’ora ragazzi e insegnanti della scuola multietnica alla periferia di Treviso in un auditorium molto pieno insieme ai ministri dell’Istruzione Stefania Giannini e a quello del Lavoro Giuliano Poletti. “L’Italia – ha sostenuto Renzi – diventa grande ed importante solo se riesce ad investire nella scuola. Per questo noi abbiamo deciso di partire da qui dopo che negli ultimi anni gli insegnanti sono stati considerati un po’ poco”. Il presidente del Consiglio ha interagito con domande e risposte con gli studenti improvvisando una lezione di educazione civica su temi come l’arte e l’inquinamento sottolineando come “il presidente del Consiglio e il sindaco possono fare qualcosa ma non bastano per risolvere i problemi”. “Al governo – ha spiegato Renzi – dobbiamo guardare allo spread e ai mercati, ma poi i Paesi si salvano solo se le scuole funzionano”.

Schermata 2014-02-26 alle 17In seguito, il neo premier ha incontrato i sindaci a Santa Caterina, mentre alle 11:30 si è recato a Palazzo Rinaldi con gli imprenditori. Qui lo hanno “accolto” i Forconi con cartelli e striscioni durissimi, e anche con qualche arancia volata per aria. “Meglio un morto in casa che Renzi sulla porta”, “Quante croci ancora nel nostro territorio?”, “Via il governo delle banche, al voto subito”. Il neo premier, in una conferenza stampa lampo, commenta così le contestazioni: “È normale, e noi non facciamo passerelle o tagli di nastri, parliamo con il paese reale”. E ancora: “Siamo consapevoli del grandissimo lavoro che dobbiamo fare”. Si è trattato, ha detto, di incontri “molto belli”, in cui sono state raccolte “difficoltà, dolore, grande attenzione” perché “un tempo questo era un luogo di piena occupazione”, oggi non più. Oggi stiamo andando nelle scuole perché – ha spiegato – “sono il luogo di ripartenza del paese”.

La nota stonata arriva però dal mancato incontro con i delegati sindacali della Electrolux e il premier Matteo Renzi, che i lavoratori aspettavano oggi a Treviso. Fonti di Palazzo Chigi, hanno spiegato che il confronto non c’è stato perché c’è un tavolo aperto sulla vertenza al Ministero dello sviluppo economico. Precedentemente, i sindacati avevano sottolineato che intendevano chiedere a Renzi un intervento per la riduzione del cuneo fiscale “per non dare più alibi ad Electrolux riguardo alla sua permanenza in Italia”. Dopo la conferenza stampa, Renzi si è recato in visita ad H-Farm a Roncade, incubatore di start-up nato con l’obiettivo di aiutare giovani imprenditori nel lancio delle loro iniziative basate su modelli di business innovativi nel settore internet.

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La difesa dei dissidenti: continua il botta e risposta nel M5S

beppe-grillo-movimento-cinque-stelle-tuttacronacaIl popolo pentastellato della rete deve decidere l’espulsione dal Movimento 5 Stelle di Luis Orellana, Lorenzo Battista, Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino, “colpevoli” di aver criticato Grillo. Loro, nel frattempo, hanno realizzato, e postato su Youtube, un video di difesa con il quale espongono la loro versione dei fatti. Mentre Orellana sottolinea che i “gruppi territoriali non ci hanno mai sfiduciati con un voto assembleare, ne’ nel caso mio a Pavia ne’ nel caso di Palermo”, Bocchino aggiunge che la presunta sfiducia da Palermo “arriva da una minoranza di iscritti al meet up, per di più, mi spiace dirlo, parenti e conviventi dei deputati della Camera”. Anche Battista ritiene il capo d’imputazione molto debole: “se anche avessimo detto una caz***a, è normale espellere per il reato di caz***a?”. E ancora, Campanella obietta: “siamo il Movimento della democrazia diretta e non possiamo neanche dire che qualcosa poteva essere fatta meglio, ma stiamo scherzando?”

Matteo Renzi… come Mr. Bean! Il paragone che arriva da Berlino

tuttacronaca-renzi_beanSiamo abituati, sia in Italia che all’estero, all’abbinamento Renzi-Fonzie, ma ora un giornale tedesco mette a confronto il nuovo presidente del Consiglio con un famosissimo personaggio di cabaret. E’ il quotidiano di Berlino Die Tageszeitung che presenta il premier italiano appaiandolo a Mr Bean. Il risultato: una gallery che mostra i due con la stessa mimica, le stesse espressioni e gli stessi gesti. Foto che, scrive lo stesso giornale, parlano da sé. Questo il risultato del confronto tra Matteo Renzi e Rowan Atkinson:

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Il carteggio Renzi-Di Maio spopola in rete… in versione rivisitata!

n-RENZI-DI-MAIO-PIZZINI-tuttacronacaLuigi Di Maio, vicepresidente della Camera, nel pomeriggio di martedì 25 febbraio, ha pubblicato su Facebook le foto del carteggio tra lui e il neo premier Matteo Renzi. Ovviamente questo scambio di pizzini non ha lasciato indifferente il popolo della rete che ha pubblicato la sua personale versione su Twitter. “Caro Luigi, scusa l’ingenuità: ti vuoi mettere con me? Sì, no, Rodotà. Firmato Matteo”, recita uno. Mentre su un altro si legge: “Scusa l’ingenuità Luigi, ma voi ce li avete veramente i chip sotto pelle? Conosco uno che forse potrebbe provare ad estrarli. Per quanto mi riguarda sono disponibile a dialogare quando vuoi. Se porti due sirene ti faccio conoscere Bildenberg”.

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Ma non finisce qui: l’ondata di umorismo non ha risparmiato nemmeno Leonardo Pieraccioni: “Mi è appena arrivato un pizzino da Ceccherini, me ne dissocio fermamente”. Poi nella foto si legge: “Hai mica il telefono di quella Boschi?”. Un altro utente diffonde la foto del suo messaggio “segreto”: “Vedo che nella credenza ci sono solo paste corte, io vorrei anche quella lunga. Possiamo confrontarci o è sempre così? Giusto per capire, senza polemiche”. Ancora: “Quando tagli il prosciutto rincartalo con la carta da sottovuoto”. E poi, un biglietto con un cuore: “Non c’è scia chimica che possa dividerci. Luigi e Matteo 4 EVER”. Come se non bastasse, in Twitter ha spopolato l’hashtag #adottaungrillino:

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Lo spot Ceres che deride gli elettori italiani

ceres-gratis-tuttacronacaAncora una pubblicità del famoso marchio di birra Ceres che fa dell’ironia sull’Italia e gli italiani. L’idea è quella di offrire una Ceres gratis a chi ha votato Matteo Renzi alle politiche. Ovviamente nessuno, visto che il neo premier, in quell’occasione, non era stato candidato. Già nel 2013, quando alle elezioni gli italiani si sono mostrati particolarmente scissi sulle preferenze, fatto che ha portato alla creazione delle larghe intese, la campagna pubblicitaria aveva preso di mira la vita politica del Belpaese: “Prima si vota poi si beve, non come l’altra volta”.

Matteo Renzi, Luigi Di Maio… e i pizzini tra loro

Matteo-Renzi-premier-tuttacronacaIn mattinata, durante il dibattito sul programma del neo premier Renzi, in Aula alla Camera giravano “pizzini” tra il presidente del Consiglio e il vicepresidente della Camera ed esponente di M5S Luigi Di Maio. Al gruppo dei pentastellati appartiene anche Andrea Colletti, che durante il dibattito lo aveva duramente criticato: “Lei qui è un abusivo, entrato con una manovra di Palazzo dopo aver accoltellato il suo compagno di partito. Lei è ancora più bravo di Berlusconi, un vero venditore di pentole. Il Giorgio Mastrota” della politica. E aggiungeva: “Noi abbiamo un vero rispetto delle Istituzioni, che voi non potete rappresentare invece”.

faceDopo l’intervento, un primo commesso ha raggiunto Di Maio portando un pizzino scritto da Renzi. Da là, ha preso l’avvio il carteggio che il pentastellato ha in seguito pubblicato in Facebook scrivendo: ”Tanti giornalisti mi contattano perche’ stamattina in Aula hanno visto uno scambio di biglietti (iniziato da lui) tra me e Matteo Renzi. Li hanno definiti ‘pizzini tra Renzi e Di Maio’. Ci conoscete, massima trasparenza, li leggerete a breve”. A seguire, le immagini del carteggio. Scrive il premier Renzi a Di Maio: “Scusa l’ingenuità, caro Luigi. Ma voi fate sempre cosi? Io mi ero fatto l’idea che su alcuni temi potessimo davvero confrontarci, ma è così oggi per esigenze di comunicazione o è sempre così ed è impossibile confrontarsi? Giusto per capire. Sul serio, senza alcuna polemica”. Replica Di Maio: “Ciao, 1) guida al regolamento: i banchi del governo devono essere liberi da deputati quando qualcuno parla in aula. Il governo è tenuto ad ascoltare i deputati. La Boldrini doveva richiamare la Polverini. Non lo ha fatto. 2) Forse non è chiaro che in un anno abbiamo visto di tutto. Abbiamo visto la tua maggioranza votare in 10 mesi: 2,5 miliardi di euro di condono alle slot machine. 7,5 miliardi di euro alle banche. 50 miliardi di euro per gli F35. Che ti aspettavi gli applausi?” Ribatte Renzi: “Capisco. Se vedi occasioni reali di dialogo nell’interesse dei cittadini (a me della parte mediatica interessa il giusto: ognuno fa la sua parte). Fammi sapere. So che parli con Giachetti. Se ti va bene utilizziamo lui come contatto. Se ci sono cose fattibili insieme alla luce del sole, nell’interesse degli italiani, io ci sono. Buon lavoro. Matteo Renzi.” Nuovo pizzino del pentastellato: “Io parlo con Giachetti perchè lavoriamo insieme ogni giorno. Come tanti nostri colleghi che lavorano in commissione. Il Parlamento serve a questo. Però ora basta con questi biglietti berlusconi. Ci vediamo alla prova dei voti, in Aula, davanti al Paese intero.”

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La Mogherini e il suo “piano” per riportare in Italia i Marò

Salvatore-Girone-Massimiliano-Latorre-tuttacronaca

FedericaMogherini ha le idee chiare sui Marò e qualche giorno fa scriveva sul suo blog, che ora è chiuso, che era una ”vicenda complessa” con una “lunga sequenza di errori compiuti nel passato sui quali sarà utile fare piena chiarezza dopo che il caso si sarà concluso”.

Dall’altro ha sostenuto che la possibilità di una soluzione positiva ”è reale, purché attorno alla strategia dell’Italia ci sia il massimo dell’unità nazionale”. Inoltre la Mogherini sosteneva che l’unità nazionale  va mostrata:

“attorno ai rinnovati sforzi del governo e dell’inviato speciale Staffan De Mistura, evitando ogni forma di polemica, strumentalizzazione, protagonismo di singoli partiti o esponenti politici.

“È questa l’unica strada percorribile per dare più forza alla nostra posizione, a quella dei nostri due Marò e al percorso di internazionalizzazione della vicenda che si sta con successo costruendo. La possibilità che il caso trovi una soluzione positiva è reale, e dipende anche dalla capacità della politica italiana di mostrare maturità e responsabilità. Noi ci auguriamo che, almeno su questo, tutti siano in grado di capirlo e fare la propria parte”.

Proprio in questi minuti si sta tenendo un vertice a Palazzo Chigi sul caso dei marò italiani trattenuti in India. La riunione è stata convocata dalpresidente del Consiglio Matteo Renzi. Secondo quanto si è appreso, al vertice partecipano tra gli altri i ministri degli Esteri e della Difesa, Federica Mogherini e Roberta Pinotti, e l’inviato italiano Staffan De Mistura.

Il neo ministro Federica Guidi: “Mai stata a cena ad Arcore”

federica-guidi-tuttacronacaIl nuovo governo ha giurato appena sabato ma già si sono scatenate le polemiche e nell’occhio del ciclone è finito il neo ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, a causa dell’indiscrezione della sua partecipazione a una cena ad Arcore. Alla cena, svoltasi lunedì scorso, avrebbe partecipato anche il padre Guidalberto, patron della Ducati Energia, azienda di famiglia. Quale nuovo ministro, la Guidi si occuperà anche di televisioni e quindi è stata subito additata come l’infiltrata di Silvio Berlusconi nel Governo Renzi. L’ex presidente dei giovani industriali di Confindustria, ha però negato il fatto: “Non sono mai stata ad Arcore a cena”. E ha aggiunto che Berlusconi “non mi ha offerto alcuna candidatura alle Europee. Non riesco a capire come sia nata questa invenzione”. Ha quindi precisato: “Conosco Berlusconi, l’ho incontrato diverse volte ed è vero che, a essere precisi tramite Alfano, mi ha chiesto alle ultime elezioni di entrare in lista nel Pdl. Ma ho rifiutato per due motivi: perché non ho mai voluto scendere in politica e perché avevo un bambino piccolissimo”. Il neoministro ha inoltre spiegato di aver accettato la proposta di Matteo Renzi perché “il premier non mi ha chiesto alcuna appartenenza politica. Sono al governo solo come imprenditrice, privato cittadino e per la mia storia professionale”. Guidi ha anche respinto le critiche sul conflitto di interesse con l’azienda di famiglia, giudicandole un’obiezione “risibile”, visto che ha rassegnato le dimissioni da tutti gli incarichi nella società. In merito ai primi provvedimenti per il suo dicastero, la Guidi ammette di avere “qualche idea nella testa”, ma “è francamente troppo presto per anticiparle”.

I nostri 7 giorni: pulizie in casa Italia

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Una settimana di grandi pulizie in casa Italia, dove davvero sembra che tutto debba essere riordinato dal nuovo governo che arriva e poi è sempre tutto da ripulire appena un governo cade. Passaggio di testimone gelido, con campanella che ha suonato a lutto, tra Letta e Renzi che si sono avvicendati nella Premiership di questo Paese che ormai sembra essere l’ombra indipendente di uomini politici che cercano invece una luce mediatica. Si è deciso anche di dare un colpo di spugna agli Esteri, ma i marò restano in India. Per L’istruzione però sono in vista molte rivoluzioni, altro che pulizia e già si parla di colpire le pensioni per rimettere in sesto la scuola pubblica, lotta generazionale? Su questo nodo le proposte son tante, da Delrio che minaccia la tassa sui Bot a Renzi che preme l’acceleratore per andare a colpire coloro che dovrebbero godere solo i frutti di un meritato riposo. Ci si dovrà armare di stracci e detersivi anche a Sanremo, dove il flop non è mancato e neppure le polemiche. Per fortuna che poi cala il sipario con Mengoni che omaggia Tenco, così come si spegne anche la fiamma olimpica e rimane l’amarezza per quell’Italia che non ha certo brillato.

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Pulizie ne hanno fatte i ladri a casa di Cicciolina ripulendo il suo archivio di video hard, facendo scattare la denuncia. Coloro che ancora non sono denunciati, ma rischiano di esserlo a breve sono i giovani che hanno rapito il futuro sposo per portarlo all’addio al celibato. Ma se il rapimento è falso sembra invece che Balotelli, la scorsa notte, sia incappato in una rissa vera. Un fotografo insistente e Supermario che perde le staffe… salvo poi smentire e far piazza pulita! Un po’ come Alfano, che in questa confusione politica, non si accorge di usare lo slogan di Sel: #lastradagiusta. Chi invece la strada sembrerebbe averla persa sono i due giocatori scomparsi oggi a Roma, speriamo che facciano attenzione ai passi falsi. Basta poco a volte per esagerare e sollevare polemiche, lo sa bene il Trio della Gialappa’s al centro della bufera dopo i commenti feroci su Rocco Hunt e la Terra dei Fuochi. Di carne al fuoco questa settimana non ne è mancata e come al solito noi di Tuttacronaca vi abbiamo raccontato frammenti di vita che si susseguono velocemente, tra ribaltoni della politica e gossip sportivo, tra il totoministri e l’attesa di Renzi chiuso per ore nello studio del Presidente della Repubblica, tra chi arriva e chi va, tra la voglia di tornare e la voglia di scappare… ma non dimenticatevi un Escape!

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Renzi visto da Salvini…

renzi,salvini-tuttacronaca

Da ieri la Lega ha iniziato la sua opposizione al governo Renzi e soprattutto spinge sul tema dell’Europa e sull’uscita dall’euro in vista delle prossime Europee. Oggi Salvini, segretario federale della Lega Nord, torna ad attaccare il neopremier Matteo Renzi accusandolo di twittare troppo e poi aggiunge ” ma gli italiani non vivono su Facebook”.

Mezz’ora con Delrio e…. tremano i pensionati con i Bot!

graziano del rio-tuttacronaca

Tassare i Bot, cioè quei soldi che i cittadini prestano allo Stato per avere dei rendimenti e che ora invece saranno tassati. Non è meglio quindi prendere titoli di stato stranieri se il Paese in cui viviamo aumenta la tassazione sul prestito che gli facciamo? Ma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio dichiara:

«Se una signora anziana ha messo da parte 100mila euro in Bot non credo che se le togli 25 o 30 euro ne avrà problemi di salute. Vediamo».

Insomma i cittadini italiani non sono tutti uguali, chi ha risparmiato per una vita e ha investito in Bot sostenendo il proprio Paese ora viene considerato un ricco speculatore a cui aumentare le tasse? Ma il problema non sono i 20 o 30 euro, è il concetto alla base del ragionamento… E Naturalmente questa è solo la punta dell’iceberg… poi arriva l’Imu! Delrio anche qui ha le idee chiare «Io sono contrario personalmente a cambiare le regole ogni sei mesi, ma non decido io. L’Imu è stata una tassazione molto criticata ma a regime avrà una sua dignità. Manderemo milioni di dichiarazioni precompilate sulle tasse locali».

Poi c’è la patrimoniale? «Non la faremo – dice Delrio -. L’Imu fu una patrimoniale a tutti gli effetti, il governo Monti la introdusse perche Paese aveva bisogno di sistemare i conti». E i dipendenti statali: «Il tema non è tagliare la P.a., ma renderla più efficiente e amica. C’è moltissimo efficientamento da fare. Non credo che in questo momento questo Paese si possa permettere di licenziare». Così a In mezz’ora Graziano Delrio, che immagina «percorsi di conversione da un lavoro inutile a un lavoro utile».

L’Italicum è stato congelato come aveva chiesto Alfano? «No, non è congelato – dice Delrio -. Io ero presente alle consultazioni, ho sentito tutti i colloqui, dal partito più grande al più piccolo, ed a tutti è stata detta la stessa cosa; bisogna approvare la legge elettorale alla Camera» poi sulle tante polemiche scoppiate in questi giorni Delrio afferma «È giusto che giornali e corpi intermedi mantengano un atteggiamento di distanza dal governo che è assolutamente sano. Noi dobbiamo dimostrare con i fatti di essere all’altezza»e poi aggiunge «Se faremo male è giusto che ci critichino. Ma non siamo interessati da alleanze strutturali per sostenere il governo. Se faremo bene al Paese convinceremo gli industriali».

L’appello di Bersani al Pd: “Votare la fiducia a Renzi o ne va del partito”

bersani-renzi-tuttacronacaPier Luigi Bersani ha parlato all’Unità dimostrandosi sì critico riguardo lo strappo di Matteo Renzi ma anche pronto ad appoggiarlo invitando a “partecipare e fare di tutto perché l’impresa riesca.” L’ex segretario Pd spiega che tutto è “in capo alla responsabilità di Renzi. La modernità esalta la leadership, ma ci deve essere qualcosa di più di una squadra attorno al leader. C’è bisogno di una comunità che condivide, partecipa, collabora, costruisce”. Nel corso della prima intervista dopo la sua operazione, Bersani afferma: “Quando sento qualcuno che ipotizza di non votare la fiducia penso che abbia perso la bussola. La fiducia si vota, altrimenti finisce il Pd. Poi bisogna tornare a pensare e a discutere, senza timore di dire la nostra, su cosa è utile che il governo Renzi faccia per l’Italia e su cosa dovranno fare i democratici da domani”. E ancora: “Dobbiamo sempre pensare al film di domani. Oggi stiamo preparando il futuro. E mi preoccupa questo distacco tra la società e le istituzioni democratiche. Temo che il distacco continui a crescere e nessuno di noi può illudersi che basti un po’ di populismo e di demagogia, magari in dosi contenute, per risolvere il problema”. E aggiunge: “Bisogna dire la verità al Paese, e non inseguire i pifferai sperando di batterli sul loro terreno. La politica non ritroverà se stessa nei particolari e nelle tattiche. È il senso, la direzione di marcia che le dà forza”. Parlando della propria salute, “se avessi potuto, ovviamente mi sarei evitato tutto questo. Ma, pur nella sventura, confesso di uscirne con un sentimento di soddisfazione. La persona vale sempre più di ciò che fa”, dichiara Bersani, secondo cui “anche la politica deve guarire”. “I test – aggiunge – dicono che la mia memoria è al 100%. Ma se avessi perso quel 5% che dico io, non mi sarebbe dispiaciuto”.

La rivoluzione scolastica taglierà le pensioni? Scontro generazionale

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Lo si sapeva, ma ci si aspettava che la guerra generazionale fosse condotta dopo una attenta riflessione, invece il governo Renzi asfalta immediatamente i pensionati e mira dritto a scardinare i diritti acquisiti come gli scatti di anzianità dei professori. “Basta scatti” questa sarà la nuova bayyaglia che già dalle prime ore della sua investitura a ministro dell’Istruzione Stefania Giannini vuole portare avanti. Si punterà sul merito… ma come sarà rilevato questo merito? Si passerà a calcolare le attività extrascolastiche? Quindi una lezione preparata con attenzione che segue il programma ministeriale passerà in subordine a una visita al museo dove i ragazzi possono correre felici nel parco? Oppure si darà rilievo ai professori che usano la tecnologia nelle scuole all’avanguardia, mentre in periferia i professori non hanno i gessi per scrivere alla lavagna? Interrogativi che non sono nuovi, ma tornano di attualità anche alla luce delle parole della neoministro che in attesa della fiducia nei due rami del Parlamento già sentenzia”Un Paese che spende 265 miliardi in pensioni e solo 54 miliardi per scuola e ricerca – dice il neo ministro, segretaria di Scelta Civica – deve porsi qualche interrogativo”.  “Gli automatismi sono il frutto di un mancato coraggio politico del passato – dice Stefania Giannini -. Ma ovviamente sto parlando in modo generale, prescindendo da eventuali misure che ancora non ho neanche lontanamento concepito”.

Quindi non possiamo dire come secondo lei dovrebbe essere applicato il principio della valutazione meritocratica?

“C’è una terza parola fondamentale: autonomia – risponde il neo ministro dell’Istruzione -. La valutazione si collega all’autonimia e alla responsabilità di chi è autore del processo. Posso fare l’esempio delle università, che sono diventate responsabili di sé stesse da quando sono istituzioni con bilancio autonomo. Credo che anche nella scuola si debba introdurre questo concetto”.

Lei in passato ha detto che, a suo giudizio, nelle università andrebbero aboliti i concorsi.

«Ora però sono ministro e posso solo dire che questo capitolo va certamente rivisitato».

Ma qual è l’alternativa al concorso pubblico? L’assunzione per chiamata diretta

«No, non funzionerebbe in un sistema come quello italiano ed europeo».

E allora?

«E allora autonomia e responsabilità. Le università dovrebbero poter adottare il loro sistema valutativo, e rispondere del prodotto finale, dei risultati conseguiti».

E come si misurano i risultati raggiunti da un’università?

«Si possono seguire gli esempi di altri paesi che hanno fatto scelte politicamente diverse dalle nostre, più proiettate verso il futuro».

Quali paesi?

«Per esempio la Gran Bretagna. Dove sono passati da una valutazione dei risultati puramente quantitativa a una valutazione anche qualitativa».  

Il sistema inglese di valutazione è complesso e articolato. Le valutazioni dei professori avvengono durante l’arco della loro carriera e comportano una serie di controlli e verifiche date da corsi di aggiornamento e tecniche di insegnamento che vengono modificate in base alla scuola in cui insegnano. Chi può poi con assoluta sicurezza affermare che un professore con un ottimo curriculum sia il migliore per trasferire le sue nozioni ai ragazzi? Si può sapere molto, essere enciclopedie viventi ed essere totalmente incapaci di insegnare… pura demagogia e populismo o solo voglia di rivalsa contro i pensionati destinati a pagare gli sbagli di una classe politica incapace? Rottamare gli anziani per dare possibilità ai giovani? Questa è l’Italia dream?

Ancora polemiche tra pentastellati: “non si può esprimere il proprio pensiero”

Lorenzo-Battista-tuttacronacaContinuano le polemiche in casa pentastellata e a prendere la parola è il senatore “dissidente” Lorenzo Battista che in una nota scrive: ”I capi hanno annunciato la scomunica di Luis Orellana da Pavia. I valorosi guerriglieri-cittadini hanno eseguito anche stavolta il volere dei Supremi Capi e della loro strategia comunicativa. E meno male che vogliono preservare la Costituzione dove esiste anche l’articolo 21“. E sottolinea: “Invece di fare le battaglie sulle aliquote Irpef, la lotta alla grande evasione e alla fuga dei capitali illeciti, cambiare i regolamenti parlamentari, si preferisce mettere al pubblico ludibrio quattro senatori che hanno espresso il proprio pensiero“. Battista difende così il collega dalla “gogna cui è stato sottoposto” solo per aver avuto il coraggio, assieme ad altri tre senatori, di dire che Grillo aveva scelto l’atteggiamento sbagliato per recarsi alle consultazioni con Matteo Renzi.

Federica Guidi, il ministro “in quota Forza Italia”

federica-guidi-tuttacronacaIl nuovo ministro alla Sviluppo economico, con delega alle Comunicazioni, Federica Guidi, lunedì sera era a cena ad Arcore assieme al padre Guidalberto, salutata così da Berlusconi: “Federica, prima o poi questa tessera di Forza Italia dovrai fartela…”. La sua nomina, sussurrano quelli vicini al leader di FI, è stata “Un capolavoro di Verdini”. Scrive l’Huffington Post:

Perché Federica è una berlusconiana vera, imprenditrice tosta. Più volte Berlusconi l’ha corteggiata come volto nuovo da lanciare. E più volte l’ha coinvolta nell’attività che considera più importante degli organigrammi di partito: coinvolgere imprenditori, fare fund raising, tenere i contatti con quel mondo refrattario nei confronti della politica politicante. Ecco perché una delle prime telefonate di congratulazioni alla neo ministra è arrivata proprio dal Cavaliere. Che ai suoi ha consegnato una battuta che la dice lunga: “Abbiamo un ministro pur stando all’opposizione”. Significa che è in buone mani non solo lo Sviluppo del paese, ma la tutela di Mediaset, il dossier più importante per Berlusconi. È una delega su cui Berlusconi vuole stare sempre al governo. Al sicuro con Passera, ai tempi di Monti, grazie anche alla supervisione dell’allora sottosegretario alla presidenza Catricalà. Poi al sicuro con Catricalà, ai tempi del Letta uno. Ora in mani sicurissime, quelle di Federica Guidi. E chissà se il prestigioso incarico non fosse già nell’aria lunedì sera. Fonti informate assicurano che l’oggetto della cena era il coinvolgimento di Federica in Forza Italia. E che la trattativa si è composta nelle ultime ore. Comunque: meglio di così non poteva andare.

E meglio di così non poteva andare neanche sull’altra casella, la Giustizia. Il Cavaliere si sente tutelato da Orlando, uomo di sinistra, ma garantista, equilibrato, certo non espressione del partito dei giudici e della Procura di Milano. Uno che fu attaccato dai “manettari” dopo un’intervista al Foglio, ai tempi in cui si occupava di giustizia nel Pd di Veltroni, quello della “nuova stagione” e del dialogo col Cavaliere sulle riforme. Raccontano ad Arcore che anche sulla Giustizia la trattativa è stata assai complessa, molto più di quanto è uscito sui giornali. E che Orlando è stato tutt’altro che imposto dal Colle, cui non dispiacevano anche altri nomi tra cui, secondo i berlusconiani, lo stesso Gratteri, il magistrato che Enrico Letta aveva inserito nella task force contro la criminalità. Chissà. Sia come sia, di tutti i nomi, quello finale è il meno ostile, visto dalle parti di Arcore. Non certo come “Federica” ma buono per non incrinare il confronto con Renzi sulle riforme e sulla legislatura costituente…

Il Festival proposto a Fiorello, lui ribatte “Renzi dice che è meglio aspettare”.

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Raiuno e Giancarlo Leone servono su un piatto d’argento il Festival a Fiorello, naturalmente mettendo le mani avanti e dicendo che per il 2015  “si ripartirà da Fazio” e, nel caso in cui il conduttore non abbia “un progetto nuovo”, “il primo della lista è Carlo Conti”. Ma ammette che “c’è una sola eccezione: Fiorello. Se arriva passa davanti a tutti”. “Un attimo, ci penso e ve lo dico… Devo prima parlare con Renzi”: Fiorello gioca sull’ipotesi lanciata da Leone, per aggiungere: “Renzi dice che è meglio aspettare”.

Il governo Renzi e la frecciata di Berlusconi

governo-renzi-tuttacronacaSilvio Berlusconi è intervenuto telefonicamente a un incontro a Milano e non ha risparmiato una frecciata a Renzi e al suo governo: “Una democrazia e un governo del popolo si hanno quando il governo è eletto dai cittadini. Se il governo non è eletto non è più democrazia”. Il leader di Forza Italia ha quindi aggiunto: “Adesso succede la stessa cosa di quanto già accaduto con un’operazione avvenuta all’interno di un partito che non ha una grande maggioranza parlamentare”. E ancora: “Il Paese è ingovernabile, ha un assetto istituzionale che consente non di decidere, ma di proibire, ed è bloccato dal 1948, l’unica via di uscita è avere un solo partito che abbia la maggioranza assoluta, il 51%, alle elezioni e possa esprimere un proprio governo che cambi le istituzioni”.

La consegna della “Campanella”: temperature glaciali tra ex e neo premier

passaggio-campanella-letta-renzi-tuttacronacaCon una parola si potrebbe definire gelido il tradizionale passaggio di consegne, a palazzo Chigi, tra Enrico Letta e Matteo Renzi, con la consegna della ‘Campanella”. Una rapida stretta di mano e zero sorrisi tra Enrico Letta, di fatto “cacciato” e sfiduciato dal suo ruolo, e Matteo Renzi, colui che con qualche forzatura ne ha assunto il ruolo, neanche uno sguardo. La scena è destinata a rimanere impressa, con quell’uscita di Letta quasi di corsa e la mancanza di cordialità tra due politici che fanno anche parte dello stesso partito. Perfino Berlusconi, nel 2011, sorrise e si trattenne qualche secondo con Mario Monti. Letta qualche minuto dopo pubblica un tweet sibillino: “Lascio #Chigi. Grazie Napolitano e tutti quelli che mi hanno sostentuto! Ora uno stacco via da Roma per prendere le migliori decisioni. #Futuro”. Decisioni migliori per il futuro…una sfida lanciata a Renzi, non sul terreno del governo, ma evidentemente su quella del partito. Non è detto che Letta continuerà a rimanere nel Pd, lascia presagire questo tweet. Prima del passaggio delle consegne, il clima era diverso, con i ministri in posa come da tradizione con il Presidente della Repubblica per la foto di gruppo. Giorgio Napolitano al centro dell’inquadratura, al suo fianco la responsabile degli Esteri Federica Mogherini e la ministra degli affari regionali, Maria Carmela Lanzetta. Matteo Renzi e Angelino Alfano sorridenti fianco a fianco.

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Il tweet di Renzi “compito tosto, ma ce la faremo”

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Renzi come Fonzie ma forse anche un po’ Beverly Hills 90210. Tra l’Italia da salvare che sembra per il Premier diventato un tema “tosto” di esame di maturità e quel linguaggio “giovanilistico vintage anni ’90”. Quando affermerà “Scialla amico, facci sforare il 3%?” Per il momento però Matteo Renzi si gode l’Happy Day e il giuramento accompagnato dalla moglie Agnese e dai tre figli, proprio come un telefilm americano anni ’50. Dio, Famiglia e Patria?

 

Il giuramento di Andrea Orlando… passa per i social!

orlando1Quando il giuramento si fa social. Dopo aver recitato la formula di rito al Quirinale, in occasione del giuramento del nuovo governo Renzi, il neo ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che con Letta si trovava alla guida del Ministero dell’Ambiente, ha voluto giurare anche di fronte al popolo della rete: ecco infatti che nella sua pagina Facebook ha scritto: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”. Il post è poi stato prontamente condiviso anche su Twitter.

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Governo Renzi al via: il giorno del giuramento

giuramento-renzi-tuttacronacaPrima del giuramento, Matteo Renzi ha voluto inviare un messaggio di ringraziamento via Twitter: “Grazie per i messaggi. Compito tosto e difficile. Ma siamo l’Italia, ce la faremo. Un impegno: rimanere noi stessi, liberi e semplici”. Al giuramento dei ministri del nuovo Governo Renzi, non parteciperà il neo ministro dell’Economia Giancarlo Padoan, che rientrerà a Roma da Sydney solo in serata. Padoan si trovava nella città australiana per partecipare ai lavori del G20. I nuovi ministri giunti al Quirinale hanno scambiato poche, rapide battute con i giornalisti prima di prestare giuramento. Il ministro designato alla Difesa, Roberta Pinotti, è stata chiara: “Prima si giura poi si parla”. Al Colle è giunto anche Maurizio Lupo, riconfermato alle Infrastrutture: “Dobbiamo continuare nel lavoro fatto in questi nove mesi con più forza e più coraggio. Nessuno riesce a tenere i propri posti. È un governo di emergenza, ma un po’ di continuità serviva per non buttare via il lavoro svolto. Dobbiamo approvare piano casa nel primo Consiglio dei ministri”. Da parte sua il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha spiegato: “So cos’è il lavoro, ho iniziato a lavorare nei campi a 6 anni”. Ha quindi aggiunto: “Da cooperatore dico che bisogna favorire la partecipazione dei cittadini, non bisogna lasciare nessuno a casa e dare un’opportunità a tutti”. Matteo Renzi, arrivato al Quirinale con la moglie e i figli, è stato il primo a prestare giuramento, seguito da tutti i nuovi ministri. Il governo Renzi è ufficialmente in carica.

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Due soldatesse al portone principale del Quirinale

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E’ il governo più “rosa” che l’Italia abbia mai avuto nella sua storia Repubblicana e, in occasione del giuramento, che sta avvenendo in questi minuti, si è scelto (anche se alcuni parlano di casualità, ma ovviamente alle coincidenze è difficile credere, soprattutto quando c’è di mezzo la politica) di mettere a guardia del portone principale del Quirinale, due soldatesse. Basterà la quota “rosa” all’Italia per cambiare verso?

 

Scoppia la bomba sul governo Renzi: “Non ho nulla da dire…”, ma domani si manifesta

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La prima manifestazione contro il governo Renzi, che deve ancora trovare la fiducia di entrambi i rami del Parlamento, arriva dai radicali e in particolare da emma Bonino che è stata in lizza fino all’ultimo per essere riconfermata al Ministero degli Esteri poi dato in mano a Federica Mogherini. Ma la bomba scoppia quando l’Ansa chiama la Bonino e lei taglia con un laconico «Non ho nulla da dire…», ma domani pomeriggio, con ogni probabilità, scenderà in piazza e prenderà parte a un vero e proprio comizio a Largo di Torre Argentina, storico feudo dei suoi Radicali. «Con eventi che mi ricordano quelli della fuga di Pescara di Vittorio Emanuele Terzo, come era prevedibile, sono certo che Renzi ha ottenuto di far fuori la Bonino – aveva detto poco prima che Renzi annunciasse la sua lista Marco Pannella a Radio radicale -. Il nemico della partitocrazia resta la storia radicale. La grande vittoria c’è, la Bonino fatta fuori, i radicali fatti fuori, fatta fuori la storia radicale, socialista, azionista, liberale. Renzi ha ottenuto l’ideale per i partitocrati». Lei stasera si è limitata ad annunciare che domani «saluterà tutti quelli che l’hanno aiutata».

 

Nel RenziDay arriva il flop di Forza Italia e Berlusconi non si presenta!

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Il RenziDay doveva essere anche il giorno in cui Silvio Berlusconi sul palco di piazza San Lorenzo in Lucina, davanti alla sede romana di Forza Italia doveva lanciare “Missione Azzurra”, iniziativa che punta a creare 4 mila club di Forza Italia, ma dopo 3 ore d’attesa arriva il laconico annuncio che il Cavaliere non arriverà. Almeno Renzi dopo 3 ore ha aperto la porta ed è uscito a ufficializzare il suo Governo, preceduto anche da un “arrivo arrivo questa è la volta buona” che aveva riconfortato i tg e i giornalisti che avevano esaurito ogni forma di intrattenimento e avevano finito tutti i pronostici! Ma il palco di Forza Italia invece resta vuoto se non fosse per un saluto veloce da parte di Marcello Fiori,responsabile nazionale Club Forza Silvio, Annagrazia Calabria, deputata e responsabile movimento giovanile di FI e Simone Furlan, Fondatore dell’Esercito di Silvio. La delusione per quei pochi, ma veramente pochi che oggi erano presenti è cocente: a. “Siamo così pochi perché ormai non crediamo più in niente”, si giustifica una signora. “Evidentemente è stata pubblicizzata male”, è l’opinione di un altro. “Una giornata con tanti impegni istituzionali” è la spiegazione “ufficiale” di Fiori nel brevissimo interventi dal palco. Flop che ancora un volta fa rimpiangere a Berlusconi che quel Matteo Renzi è uomo del Pd… ma forse ancora non è tutto perduto!

Napolitano non ci sta… Agli Esteri vuole la Bonino!

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Ci sarebbe secondo alcune indiscrezioni, riportate poi anche da SkyTg24, un “grosso intoppo” che potrebbe minare la nascita del Governo Renzi1. Napolitano sarebbe irremovibile e vorrebbe riconfermata la Bonino al ministero degli Esteri, soprattutto per seguire la questione marò che troppe volte è stata passata di mano. Matteo Renzi invece avrebbe già designato Federica Mogherini a quel ministero. QUesto secondo SkyTg24 sarebbe uno dei motivi per cui si sta tardando e il colloquio tra Napolitano e Renzi prosegue da oltre due ore.

 

Ecco il ministro che non giurerà con gli altri!

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Non ci sono i tempi tecnici per il rientro di Pier Carlo Padoan, da Sideny dove stava partecipando al G20. Chi è Padoan? Un tecnico, un professore, un uomo con una visione economica ben determinata. Il suo credo è nella patrimoniale, mentre sostiene da sempre che la ripresa si può avere solo con la diminuzione delle tasse sul lavoro. Padoan però non è un uomo nuovo essendo stato dal 1998 al 2001 consulente economico per i premier Massimo D’Alema e Giuliano Amato. Ma è anche un fervente sostenitore dell’aumento delle tasse come ha dichiarato in più di un’occasione: “Può essere pericoloso procedere con aggiustamenti fiscali di grande rilevanza solo attraverso tagli alla spesa, in alcuni casi occorrono anche aumenti delle imposte. Non si può fare tutto solo riducendo la spesa, si deve fare in qualche modo anche aumentando le imposte”. Non parlategli poi di uscire dall’Euro, perché vi risponderebbe che “costerebbe più che difenderlo” e che, se accadesse, l’Italia tornerebbe agli anni ’70 con un effetto recessivo e inflazionistico molto forte”.

L’Italia cambia verso? Ecco la lista dei ministri!

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Senza voce e quasi uscito da un incontro di boxe Matteo Renzi ha annunciato dopo tre ore di colloquio con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la sua lista dei ministri:

Con il portafoglio:

Al ministero dell’Interno confermato Angelino Alfano (Ncd)
Al ministero dell’Economia Pier Carlo Padoan (Ocse, Fmi) al posto di Fabrizio Saccomanni
Al ministero della Giustizia Andrea Orlando (Pd) al posto di Anna Maria Cancellieri
Al ministero della Difesa Roberta Pinotti (Pd) al posto di Mario Mauro (Ncd)
Al ministero degli Esteri Federica Mogherini (Pd) al posto di Emma Bonino (Radicali)
Al ministero del Welfare Giuliano Poletti (Legacoop) al posto di Enrico Giovannini
Al ministero dell’Istruzione Stefania Giannini (Scelta civica) al posto di Maria Chiara Carrozza (Pd)
Al ministero della Salute confermata Beatrice Lorenzin (Ncd)
Al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti confermato Maurizio Lupi (Ncd)
Al ministero dell’Agricoltura Maurizio Martina. Nunzia De Girolamo (Ncd) si era dimessa il 26 gennaio.
Al ministero dell’Ambiente Gianluca Galletti (Udc) al posto Andrea Orlando (Pd)
Al ministero dello Sviluppo Economico Federica Guidi (giovani Confindustria) al posto di Flavio Zanonato (Pd)
Al ministero della Cultura e del Turismo Dario Franceschini (Pd) al posto di Massimo Bray (Pd)

Senza portafoglio:

Riforme costituzionali e rapporti con il Parlamento: Maria Elena Boschi

Pari opportunità: Marianna Mania

Pubblica Amministrazione: Valeria Fedeli

Ministri senza portafoglio
Al ministero delle Riforme Costituzionali e rapporti col Parlamento Maria Elena Boschi (Pd) al posto di Gaetano Quagliarello (Ncd)
Al ministero della Pubblica Amministrazione Marianna Madia al posto di Gianpiero D’Alia (Udc)
Al ministero degli Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta al posto di Graziano Delrio (Pd)

Ministeri accorpati o soppressi:
Ministero dell’Integrazione. C’era Cécile Kyenge (Pd)
Ministero della Coesione Territoriale. C’era Carlo Trigilia
Ministero dei Rapporti col Parlamento. C’era Dario Franceschini (Pd)
Ministero degli Affari Europei. C’era Enzo Moavero Milanesi
Ministero delle Pari Opportunità e Sport. (Josefa Idem si era dimessa)

Il giuramento avverrà domani alle 11.30 al Salone delle Feste.

Un posto lo ha trovato anche Romano Prodi, che scalzato Giuliano Amato,  diventa il nuovo presidente dell’International advisory board (Iab) di Unicredit. Si tratta dell’organo che si occupa di offrire opportunità di scambio in campo politico, economico e sociale, e di riflettere sulle prospettive in Europa e nei mercati internazionali.

Intanto c’è anche chi dà l’addio su Twitter come Massimo Bray:

Arriva anche la clausola anti voto anticipato. Il premier incaricato avrebbe garantito che l’ok all’Italicum e, quindi, la sua entrata in vigore, è legata alle riforme istituzionali e, in particolare, alla riforma del Senato. Al momento non si è giunti a definire nel dettaglio lo strumento, potrebbe essere utilizzato l’emendamento presentato da Giuseppe Lauricella (Pd), che prevede l’entrata in vigore della riforma elettorale dopo il superamento del bicameralismo perfetto.

L’Italia cambia verso? Troppe conferme, molti limiti  e un governo blindato da una leggeanti voto anticipato!

“Renzi premier e segretario anomalia di partito”: l’attacco di Cuperlo

Cuperlo-attacco-tuttacronacaGianni Cuperlo, leader della minoranza del Pd e avversario di Renzi alle elezioni per la segreteria del partito, attacca il premier in pectore al Caffè di Sky Tg24 spiegando “Renzi premier e segretario anomalia di partito”. Cuperlo ha affermato: “Sul futuro del Pd dobbiamo aprire una riflessione molto seria. Non solo su chi lo guiderà ma anche su che cosa intendiamo per partito della sinistra nel Paese. Nel Pd in effetti ora viviamo una anomalia. Abbiamo fatto due mesi fa le primarie: ho insistito nel dire che si faceva un congresso per eleggere il segretario e non l’inquilino di Palazzo Chigi. Ora il nuovo segretario diventa Presidente del consiglio. Io credo che dovremo discutere di questo”.

Dritto per la sua strada… ma Renzi non ha la maggioranza in Senato!

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Renzi pedala sicuro per la sua strada, ma… non ha i numeri in Senato almeno secondo SkyTg24 che ha ripreso l’intervista del vicepresidente del gruppo Popolari per l’Italia, Tito Di Maggio: “Renzi ragiona con la disponibilità di tutti i gruppi – ha sottolineato – ma noi stamattina abbiamo avuto un nostro incontro per ragionare su quanto successo alla riunione di maggioranza di ieri e ci siamo resi conto che la nostra disponibilità non è così scontata”.

”Se Renzi pensa di riproporre la maggioranza del governo Letta – ha insistito Di Maggio – i nostri voti (12 senatori, ndr) non sono scontati. All’incontro di ieri è emerso un pressapochismo e una velocità che lasciano dubbi e perplessità. Credo che Renzi non possa trattare i suoi alleati come se fosse il segretario di tutta quanta la coalizione altrimenti preferiamo le elezioni”. “Delrio – ha concluso il senatore di Popolari per l’Italia – ci ha presentato un programma fatto per titoli, noi vorremmo vedere i contenuti. Delrio dice che li vediamo immediatamente dopo il giuramento. Crediamo che Mauro abbia operato bene in questo anno e la sua è una di quelle caselle che può continuare il suo lavoro”.

La Santanché pronta a farsi suora, se Alfano…

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Daniela Santanchè, si dice pronta a farsi suora “se Alfano si sfila dal governo”, questa è l’ultima provocazione della parlamentare di Forza Italia che qualche minuto prima aveva spiegato come il suo partito sarebbe rimasto all’opposizione specificando che si sarebbe trattata di “un’opposizione patriottica.” E sul colloquio tra Renzi e Berlusconi ha dichiarato: ”Conoscendo il carattere del presidente Berlusconi e un po’ quello di Renzi, immagino che sarà stato un incontro simpatico.”

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