Il killer della Sacra Corona Unita che costa allo Stato 700 euro al giorno

ospedale-tuttacronaca700 euro al giorno. Tanto spende lo Stato per permettere a un killer della Sacra Corona Unita, la mafia pugliese, di vivere in ospedale, perchè i giudici hanno deciso che non può scontare la pena in carcere. Lui è Francesco Cavorsi ed è stato condannato all’ergastolo per tre omicidi. Tuttavia da 10 anni si trova all’ospedale Niguarda di Milano, su una sedia a rotelle e in una camera doppia ad uso singolo. All’ergastolo sono concesse visite a piacere, e senza il controllo di un piantone, e permessi di libera uscita, nonostante abbia confessato di aver ucciso tre persone, scrive Paolo Berizzi su Repubblica, nonostante fosse su una sedia a rotelle dal 1988:

“spari ordinati dal capo ‘ndranghetista Pepè Flachi che vuole eliminarlo. Lui rimane paraplegico, ma questo non gli vieta di eseguire personalmente i suoi regolamenti di conti. La tecnica è sempre la stessa, una specie di marchio di fabbrica: il padrino pugliese si fa accompagnare in auto da due gregari; fa salire le vittime a bordo per parlare. Poi lascia la parola alla sua pistola calibro 7,65. «Bum, bum, bum, bum, bum… cinque colpi ci ho sparato, perché quello non meritava di morire troppo velocemente»: così, nell’estate del ‘92, intercettato dalle cimici piazzate dal pm Maurizio Romanelli, un compiaciuto Cavorsi racconta l’omicidio, eseguito sei mesi prima, di un piccolo trafficante di droga, Virgilio Famularo.

È il suo terzo delitto in tre anni: nel ‘90 uccide il veterano della mala milanese Oreste Pecori; nel ‘91t occa a Antonio Di Masi, spacciatore legato agli slavi. Tre omicidi confessati davanti ai giudici della terza Corte d’assise di Milano. E dunque: nel ‘96, due anni dopo l’arresto (operazione “Inferi”), il 33enne Cavorsi è condannano all’ergastolo con la teorica aggiunta di altri 53 anni di carcere”.

Condannato all’ergastolo, Cavorsi per i giudici non può stare in carcere e nel 2001 arriva al Niguarda:

“Cinquantunenne, risulta domiciliato all’“ospedale Niguarda Cà Granda, piazza dell’Ospedale Maggiore, 3, Milano”. Per essere un ergastolano con alle spalle tre omicidi vive, diciamo, in condizioni non particolarmente restrittive: non c’è nessun agente di piantone che lo controlla; riceve normali visite; gira liberamente in ospedale su quella stessa sedia a rotelle dalla quale vent’anni fa — quando era un killer e muoveva da un ristorante di via Padova, base logistica della mafia pugliese — chiudeva per sempre la bocca ai suoi nemici. Ogni tanto Cavorsi esce in permesso: il via libera arriva via fax dal giudice di sorveglianza”.

La direzione sanitaria del Niguarda spiega che Coversi è detenuto in chirurgia da “4 anni”, ma il conto di Repubblica è diverso:

“A quanto risulta a Repubblica, la lungo degenza, anzi, la lunga detenzione, risale a molto prima. Almeno dieci anni fa, appunto. Quel che si può apprezzare con certezza è l’imbarazzo provocato tra i vertici ospedalieri, e non da ieri, dalla presenza del paziente ergastolano, e da un’“anomalia” che viene a galla solo adesso”.

Il 40enne morto durante l’arresto a Firenze

riccardo-magherini-tuttacronacaLa scorsa notte è morto il 40enne Riccardo Magherini, stroncato da una crisi cardiaca che l’ha colpito mentre i carabinieri lo arrestavano a Firenze, dopo averlo trovato in forte stato confusionale e di agitazione. L’uomo aveva rubato un cellulare e distrutto alcune vetrine. A negozianti e auto di passaggio gridava: “Mi vogliono uccidere, aiutatemi”, gridava ai negozianti e alle auto di passaggio. All’arrivo dei carabinieri di Borgo San Frediano l’uomo li ha aggrediti: è stato immobilizzato a terra e ammanettato, poi ha accusato il malore. Alcuni testimoni hanno riportato che i militari l’avrebbero picchiato mentre era già a terra. Ora è stata disposta l’autopsia. Una prima ricostruzione spiega che attorno all’1 di notte del 4 marzo Mogherini vagava in borgo San Ferdinando a torso nudo, gridando in evidente stato di agitazione, dicendo che volevano ucciderlo e chiedendo aiuto. Prima dell’arrivo dei militari, in base alle testimonianze raccolte dagli investigatori, avrebbe sfondato la porta di una pizzeria facendo saltare la serratura con una spallata e ha chiesto aiuto al pizzaiolo, il solo rimasto all’interno, dicendo che era inseguito e che qualcuno voleva ucciderlo, quindi è uscito portandogli via il cellulare. A quel punto si è introdotto in una vettura in transito mentre la conducente, una ragazza, ne usciva impaurita. Magherini si è quindi introdotto in una seconda pizzeria, continuando a gridare aiuto e uscendone immediatamente dopo urtando violentemente contro una porta a vetri e danneggiandola. All’arrivo della pattuglia dei carabinieri si è scagliato contro di loro, costringendoli a chiedere l’intervento di un secondo equipaggio. I quattro militari intervenuti sono riusciti a immobilizzarlo a terra e poi ad ammanettarlo. Proprio loro hanno poi allertato il 118 ma, quando sono arrivati i sanitari, Magherini era in arresto cardiaco e dopo 40 minuti di tentativi di rianimazione l’uomo è stato dichiarato morto.  Non escluso, sempre secondo quanto spiegato dai carabinieri, che l’uomo avesse fatto uso di sostanze stupefacenti. L’uomo, che ha una figlia di due anni, da alcuni giorni era tornato a vivere dalla madre dopo essersi separato dalla moglie. In base a quanto accertato dai carabinieri, fino a poco tempo fa era titolare di un negozio nel centro di Firenze. Una studentessa 26enne, Bianca Ruta, ha dichiarato a Repubblica di aver visto i militari picchiare l’uomo già a terra:

“«La prima pattuglia non è riuscita a fermarlo, così sono arrivati altri due carabinieri e alla fine ci sono riusciti. Era su un fianco, ho visto chiaramente tre di loro che lo colpivano con alcuni calci in pancia. Non credo sia morto per questo, ma sono cose che non devono succedere. Andrò alla polizia a denunciare i fatti. Hanno fatto quello che dovevano, l’uomo era completamente fuori controllo e loro si sono limitati a tenerlo a terra. Nessuno ha alzato le mani»”.

Si trucca per andare al lavoro: piacchiata dal fidanzato

truccarsi-tuttacronacaUna romena di 35 anni, che ha trovato alcuni mesi fa lavoro come collaboratrice domestica, è stata picchiata in strada dal suo fidanzato. Il fatto è avvenuto domenica a Scandicci, in provincia di Firenze, dove la coppia ha iniziato a litigare a causa della gelosia del compagno, un romeno di 25 anni, che non gradiva la donna si fosse truccata per andare a lavoro, impiego che, tra l’altro, il giovane voleva che lei lasciasse. Non sarebbe stata infatti la prima volta che la 35enne veniva picchiata. In un caso, il 31 gennaio scorso, al termine di una lite la donna era stata costretta a farsi medicare alcune ferite al pronto soccorso, da dove era stata dimessa dopo alcune ore con una prognosi di sette giorni. L’ultimo episodio ieri: in questo caso, a scatenare la rabbia dell’uomo sarebbe stato il fatto che la fidanzata si era truccata prima di uscire di casa per andare a lavoro. Il giovane, incensurato, è stato poi arrestato dai carabinieri, giunti sul luogo perchè alcuni passanti avevano lanciato l’allarme.

Nonno orco: si finge amico di famiglia, abusa di due compagne del nipote

abusi-su-bimbe-tuttacronacaE’ il Messaggero che racconta una vicenda avvenuta a Fiumicino, Roma, dove un nonno si era offerto di dare una mano a due ragazzine compagne di scuola di suo nipote. La madre delle due sorelle, di 15 e 16 anni, è malata. Loro ne soffrono ma trovano nel sessantenne un nonno che è tanto gentile quanto premuroso. Ma dietro le migliori facciate spesso si nascondono orchi e questo caso non fa eccezione: l’uomo si finge amico di famiglia, fa salire le sorelle nella sua auto e abusa di loro per mesi. Per le due sorelle, l’incubo è terminato sabato, quando gli agenti del commissariato di polizia di Fiumicino sono andati a casa del 60enne notificandogli la misura cautelare degli arresti domiciliari. L’accusa è di violenza sessuale ai danni di minori. Si legge sul quotidiano:
Lui è il cosiddetto «insospettabile». Non ha mai avuto problemi con la giustizia, in famiglia era semplicemente un nonno premuroso. Loro, le vittime, sono due ragazzine che hanno tentato più volte di respingere le avances dell’anziano. Conoscono l’uomo perché è il nonno di un loro compagno di classe. L’orco conquista la fiducia della mamma delle sorelle e si insinua nelle loro vite. Va a prenderle a scuola, dice loro di essere innamorato, compra loro delle ricariche per i cellulari, fa regalini: borsette e altri oggetti da ragazzine. Arrivano gli approcci sessuali, le violenze, le ragazzine che provano a respingere quell’uomo, ma che non hanno il coraggio di confessare tutto ai genitori. Ad accorgersi che c’è qualcosa che non va saranno gli zii. Vedranno gli sms con testi inequivocabili che quell’uomo mandava alla ragazzine, si chiederanno come mai i cellulari di Sara e Paola erano sempre carichi.
Spunterà fuori anche un cellulare che l’anziano ha provato a regalare alle ragazzine per comunicare con loro in segretezza. Sara e Paola sono sconvolte, non riescono più a trattenere la paura, la rabbia per quello che hanno subito. Con la mamma denunciano tutto al commissariato di Fiumicino che fa subito partire le indagini. L’uomo negherà e subito dopo la denuncia minaccerà anche la famiglia di Sara e Paola chiedendogli di ritrattare. Non solo. Continuerà a farsi trovare all’uscita di scuola terrorizzando le due vittime di violenza sessuale. Le due ragazzine sono state ascoltate in un ambiente protetto dell’equipe degli psicologi della Questura. Sabato l’arresto a seguito dell’ordinanza di applicazione della misura cautelare, emessa dall’ Autorità Giudiziaria. Ad occuparsi del caso il pm Alessandra D’Amore della procura di Civitavecchia e il gip Chiara Gallo.

I baby scippatori di Torino: rubavano cellulari sugli autobus

scippo-autobus-tuttacronacaAttendevano che il bus arrivasse alla fermata e, localizzata la vittima, le sottraevano dalle mani il cellurare per poi fuggire via scendendo dal mezzo. Era questa la tecnica, che si vede nel video girato dalle telecamere di sorveglianza di un bus, utilizzata da tre marocchini minorenni che operavano a bordo di bus a tram a Torino, nella tratta tra piazza della Repubblica e corso Giulio Cesare a Torino. La polizia del capoluogo torinese li ha arrestati.

L’ex capo dei vigili urbani di Roma ai domiciliari: accusato di corruzione

angelo_giuliani-tuttacronacaSi trova agli arresti domiciliari Angelo Giuliani, ex capo dei vigili urbani di Roma, con l’accusa di corruzione: avrebbe fatto ottenere irregolarmente un appalto ad una società che si occupava della pulizia delle strade della città dopo ogni incidente. Sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo ad eseguire gli arresti che hanno riguardato anche altre tre persone, tutte ai domiciliari, appartenenti alla società Sicurezza e ambiente, vincitrice dell’appalto. Non è la prima inchiesta nel quale si è ritrovato coinvolto l’ex comandante: in precedenza i giornali hanno parlato di racket ai danni di gestori di ristoranti e locali del centro in cambio di licenze, occupazioni di suolo pubblico e cambio di destinazione d’uso.

Caso Abu Omar: tutti prosciolti per l’esistenza del segreto di Stato

abu-omar-tuttacronacaL’ex capo del Sismi, Nicolò Pollari, il suo vice, Marco Mancini, e tre agenti coinvolti nella vicenda Abu Omar sono stati prosciolti dalla Cassazione perchè l’azione penale “non poteva essere proseguita per l’esistenza del segreto di Stato”. Per questo motivo la Corte Suprema ha annullato senza rinvio la sentenza della Corte d’appello, con la quale Pollari era stato condannato a 10 anni di reclusione, Mancini a 9, e a 6 anni ciascuno dei tre agenti dei servizi segreti. Il generale Pollari, commentando l’avvenimento, ha detto: “La giustizia c’è. Talvolta il percorso per ottenerla è lungo, però alla fine la verità viene sempre fuori”. E ancora: “Per me e per il Sismi da me diretto, che non solo non abbiamo mai fatto queste cose ma abbiamo impedito ad altri di farle l’aver subito quasi dieci di processi e inquisizioni è stato tutt’altro che gradevole. Per usare un eufemismo”.

Il 21enne che finisce in manette… grazie al fiuto di un cane!

warren-cane-pastore-tuttacronacaWarren è un pastore tedesco che fino a poco tempo fa viveva con il suo padrone in provincia di Lecce. Dovendosi trasferire e non potendo portare con sè l’animale, l’uomo, che ben conosceva il fiuto del cane, ha pensato di donarlo alla polizia di Stato. Warren si è così trovato a far parte dei nuclei cinofili di Brinidisi e ora ha portato a termine il suo primo arresto ai danni di un 21enne brindisino che nascondeva in casa due chili e mezzo di hashish. Warren ha guidato i poliziotti che, ne corso della perquisizione, hanno rinvenuto la droga in un armadio dell’appartamento di Francesco Intiglietta, che è finito in manette, ma non solo: anche una pistola cal. 6.35, con matricola abrasa, posta sotto il comodino. Il giovane è ora accusato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, oltre che di detenzione illegale di un’arma da fuoco.

Vuole uccidere la figlia di 10 mesi gettandola nella fogna: fermata in tempo!

bimba-gettata-fogne-tuttacronacaShock nel Nisseno dove una donna ha tentato di uccidere la sua bimba di appena 10 mesi gettandola in un pozzo di ispezione della rete fognaria pubblica a Mazzarino. Fortunatamente, i carabinieri sono riusciti a bloccarla in tempo e ora la 43enne, originaria di Riesi, si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di tentato omicidio mentre la piccola è stata affidata a una comunità specializzata. La richiesta di aiuto è stata lanciata dal padre della bimba mentre numerosi passanti, dopo aver visto la donna correre in lacrime in direzione di un pozzetto di acque reflue con la figlia in braccio hanno al loro volta avvisato i militari. Secondo gli investigatori, una volta uccisa la bimba, avuta da un rapporto extraconiugale, la donna avrebbe avuto intenzione di suicidarsi. All’origine della decisione di tentare l’omicidio-suicidio ci sarebbe il fallimento di entrambi i rapporti di coppia: con il marito e con l’amante.

Esponenti del movimento per la casa arrestati per episodi di violenza

arersti-moviemnto-casa-tuttacronacaSono finiti in manette 17 esponenti dei movimenti di lotta per la casa, tra cui due leader, a opera della digos e dei carabinieri di Roma. Gli arrestati sono considerati  responsabili degli episodi di violenza commessi contro le forze dell’ordine il 31 ottobre durante una manifestazione. In quella data si svolgeva la conferenza Stato-Regioni e in via del Tritone erano stati schierati agenti e militari per consentirne il regolare svolgimento ma si verificarono tensioni e l’assalto a un blindato dei carabinieri.

La 18enne che spaccia droga davanti al liceo: gliela procurava il padre

spaccio-marijuana-tuttacronacaSono finiti in manette un padre e una figlia, di 41 e 18 anni, dopo che la ragazza era stata sorpresa davanti a un liceo bolognese mentre cedeva una dose di marijuana. Nell’abitazione dei due, i militari hanno trovato 40 grammi di hasisc già confezionati. Il padre ha spiegato loro che era lui stesso che procurava droga alla figlia, così la giovane non doveva entrare in contatto con i pusher, ma ha anche aggiunto d’ignorare che lei, a sua volta, la vendesse nella scuola che frequenta. La giovane era stata notata da un militare, in borghese e con un cane anti-droga al seguito, che ha allertato la pattuglia in divisa, poco distante. La ragazza, viste le divise, ha tentato di liberarsi di una piccola dose di marijuana gettandola in un cassonetto. In seguito sono stati identificati anche due minori acquirenti che hanno confermato di aver acquistato da lei alcuni ‘spinelli’.Ora, in attesa della convalida, il pm Antonello Gustapane ha disposto il carcere per l’uomo, barista salutario, e i domiciliari per la 18enne. Valter Giovannini, procuratore aggiunto e portavoce della Procura, ha spiegato che il servizio davanti alla scuola rientra in un’attività che da un pò di tempo la compagnia Bologna Centroporta avanti all’esterno di istituti cittadini. “Questi servizi, sia in borghese che in divisa, proseguiranno, al fine di impedire che gli studenti possano acquistare marijuana addirittura prima dell’inizio delle lezioni”.

Una madre e i suoi due figli muoiono in un rogo: l’ha appiccato un 13enne

rogo-amburgo-tuttacronacaDifficile ribattere se le prove arrivano dalle telecamere: il rogo che lo scorso mercoledì ha provocato la morte di una madre di nazionalità pachistana e dei suoi due figli è stato un 13enne, arrestato la scosa notte. L’incendio era stato appiccato nel fabbricato di una casa.comunità dove si era propagato rapidamente avvolgendo l’intero fabbricato. Oltre alle tre vittime, si sono contati 27 feriti, ricoverati in ospedale per ustioni e intossicazioni da fumo. La polizia ha anche scoperto che il giovane che ha appicato l’incendio fa parte del corpo giovanile dei pompieri, una sorta di ‘scuola’ per futuri vigili del fuoco. Andreas Schoepflin, un portavoce della polizia, ha riferito che il ragazzino era stato identificato attraverso il racconto di alcuni testimoni e soprattutto dalle immagine registrate da una telecamera di sorveglianza. Il giovane, in seguito all’arresto, è stato interrogato ed ha confessato, pur senza fornire spiegazioni sul suo gesto. La polizia ha detto solo di poter escludere un movente legato alla xenofobia. Il giudice ha disposto il ricovero del ragazzo per accartamenti di natura psichiatrica.

L’uomo che tenta d’introdursi alla Casa Bianca con due buste sospette

casa-bianca_tuttacronacaSono i media Usa, che citano il Secret Service, a rendere noto che un uomo con due borse avrebbe tentato di scavalcare le recinzioni della Casa Bianca, la residenza del presidente Obama. Stando a quanto riporta la stampa americana, una persona sarebbe stata arrestata e la dimora presidenziale sarebbe tuttora in stato di isolamento: a nessuno è permesso entrare o uscire. La Nbc ha riferito che le forze di sicurezza stanno esaminando del due borse che l’uomo aveva con sè e che sono state definite “sospette”, ma al momento non sono trapelati altri dettagli. Secondo fonti della sicurezza, tuttavia,  non ci sarebbero motivi per ritenerle pericolose, ma comunque vengono esaminate con cura, in base al protocollo previsto. Al momento, il presidente non è alla Casa Bianca: da questa mattina è in Michigan per un evento nel corso del quale ha firmato la riforma agricola varata alcuni giorni fa dal Congresso. Rientrerà a Washington nel tardo pomeriggo.

Casa di appuntamenti scoperta grazie alle mogli: “ci vanno i nostri mariti”

casa-appuntamento-prostituzione-firenze-tuttacronacaI carabinieri hanno scoperto una casa di appuntamenti che si trovava in un condominio a Vaggio nel comune di Reggello, in provincia di Firenza, grazie ad alcune donne che si sono rivolte ai militari poichè l’appartamento era frequentato anche dai loro mariti. L’appartamento sequestrato era stato affittato da un nigeriano 39enne finito in manette per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione: faceva infatti prostituire due sue connazionali. Ogni giorno andava in un ufficio postale della zona per versare l’incasso su una carta prepagata.Stando a quanto emerso, alcune donne residenti nei paesi vicini si sarebbero rivolte ai carabinieri di Reggello, ai quali hanno denunciato quanto accadeva nella casa e confessando di temere che tra i clienti ci fossero anche i loro mariti. I militari hanno anche ricevuto svariate segnalazioni da parte famiglie di Vaggio, infastidite dal continuo via vai dall’appartamento, in uno stabile vicino a una scuola elementare.

Accetta vs coltello: lite “armata” tra due tassisti per un cliente

lite-tassisti-tuttacronacaNotte con duplice arresto all’area Arrivi del Terminal 1 dell’aeroporto di Fiumicino dov’è scoppiata una violenta rissa, con tanto di coltello e accetta, tra un noleggiatore con conducente (Ncc) e un abusivo per un cliente da trasportare con l’auto fino a Roma. Gli arresti sono stati effettuati  da una pattuglia dei Carabinieri della Compagnia di Fiumicino aeroporto e ora i due uomini, in attesa di essere processati, dovranno rispondere dei reati per lesioni aggravate e porto illegale di armi. Tutto è iniziato quando i due uomini, uno dei quali in possesso di regolare licenza di auto a noleggio con conducente, ha iniziato a discutere con un «tassista» abusivo, per chi di loro doveva accaparrarsi un cliente appena giunto da Milano in tarda serata. Dalla lite alla violenza il passo è stato breve: uno ha estratto dall’auto un coltello di medie dimensioni, l’altro un’accetta. Per fortuna non si sono feriti gravemente; un uomo ha riportato solo una leggera ferita sulla nuca, l’altro varie contusioni. Per entrambi una prognosi rispettivamente di 7 e 5 giorni.

“Non può essere lui”: parla l’amico del presunto maniaco seriale di Bologna

palpeggiatore-bologna-tuttacronacaE’ di ieri la notizia che il presunto palpeggiatore seriale di Bologna è stato arrestato a Copenaghen, accusato di due aggressioni sessuali a Bologna, nella notte tra il 10 e l’11 gennaio. A prendere la parola in difesa del romeno Cesarin Tivadar è un suo amico che spiega: “È impensabile che lui possa finire a fare quelle cose. Penso che quello che dicono le donne sia sbagliato”. La testimonianza è stata raccolta, anche con un video da La Stefani, agenzia on line della scuola di giornalismo. Sam, il gestore di un locale vicino a quello dove in passato aveva lavorato l’indagato, dimostra di non credere alla colpevolezza. Quando venne diffuso l’identikit, “dicevamo tutti, tutti quelli che lo conoscono, che era assurdo fosse lui. È un ragazzo simpatico e molto intelligente, parla cinque lingue. È molto conosciuto e lui conosce molta gente in ambiente universitario”.

Panico a Napoli: la romena con un coltello che minaccia i passanti

donna-coltello-tuttacronacaAttimi di panico a Fuorigrotta, a Napoli, dove una donna romena minacciava i passanti con un coltello da cucina. Attorno alle 9 di mattina, uno studente dell’Istituto Professionale A. Righi ha fermato alcuni poliziotti che stavano percorrendo via Barbagallo spiegando loro, impaurito e in stato di forte agitazione, che mentre si trovava con dei compagni di scuola una donna si era avvicinata inveendo nei loro confronti e passando poi a minacciarli con un coltello appuntito da cucina. Gli agenti hanno raccolto le prime testimonianze scoprendo che la donna sembrava essersi diretta verso Piazzale Tecchio. Mentre si dirigevano verso il posto indicato, sono stati però fermati da una 55enne della zona. La donna ha riferito di essere stata avvicinata anche lei dalla rom che l’aveva prima minacciata con un coltello di lunghe dimensione e successivamente le aveva sferrato contro numerosi fendenti da cui si era salvata rifugiandosi all’interno della propria autovettura. La vittima si è salvata perchè le sue urla hanno attratto diverse persone che hanno messo in fuga la romena, poi rintracciata  vicino la fermata Edenlandia della Cumana. A quel punto la donna si è scagliata contro di loro cercando di colpirli con il coltello e solo dopo alcuni minuti quattro agenti sono riusciti ad immobilizzarla senza riportare ferite. Al momento dell’arresto la donna ha dichiarato di essere in stato di gravidanza, ma dopo un’apposita visita medica, i sanitari hanno accertato il suo buon stato di salute fisica e mentale ed il fatto che non era in stato di gravidanza. Dopo l’arresto la donna è stata condotta alla Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli in attesa del giudizio penale. La donna, una 39enne, è una senza fissa dimora che ora è accusata di resistenza ed aggressione a pubblico ufficiale.

Il presunto palpeggiatore seriale di Bologna arrestato a Copenaghen

palpeggiatore-bologna-seriale-tuttacronacaEra arrivato a Bologna dal 19 dicembre, a trovare la madre in occasione delle feste natalizie, il romeno Cezarin Robert Tivadar, che compirà 27 anni a luglio, arrestato in Danimarca, dove si trovava per studio, con l’accusa di essere l’aggressore seriale di Bologna. Il pm Laura Sola, che ha coordinato le indagini della squadra mobile con la supervisione del Procuratore aggiunto Valter Giovannini, nel chiedere l’ordinanza di custodia in carcere, gli contesta due aggressioni, avvenute all’alba di sabato 11 gennaio. Tivadar è stato raggiunto dal mandato d’arresto in mattinata in uno studentato a Copenaghen e ora il provvedimento dovrà essere convalidato. A firmare l’ordinanza, il Gip Francesca Zavaglia. E’ stato il ministro dell’Interno Angelino Alfano a lanciare la notizia su Twitter: “E’ stato arrestato a Copenaghen dalla squadra mobile di Bologna, il rumeno autore di quattro violenze sessuali a Bologna colpito da mandato di cattura Eu”. Scrive Repubblica:
In una perquisizione nella casa della madre di Cesarin Tivadar sono stati trovato un paio di stivaletti neri, bassi e un cappotto nero tre quarti, ritenuti compatibili con quelli indossati dall’aggressore, descritti dalle vittime e ripresi dalle telecamere. La donna è stata sentita dalla polizia, così come un amico, italiano, del romeno. Questi, ad un certo momento dell’indagine, pare abbia provato ad avvisarlo che a Bologna era possibile che lo stessero cercando. Il giovane, che ha i capelli castano chiari e non biondissimi come lo raffigurava l’identikit diffuso anche sui media, si trovava a Copenaghen in una stanza, all’ottavo piano di uno studentato, che condivide con altri due ragazzi. All’arresto hanno preso parte anche poliziotti della Mobile bolognese. Non risulta avere precedenti. Dopo le scuole superiori, fatte in Emilia, in passato era stato per un periodo di studio universitario a Londra, dove probabilmente ha preso l’accento anglofono descritto dalle vittime. Stava ora frequentando un master post laurea in turismo. Ha comunque un documento d’identità rilasciato a Bologna nel 2012.

Lo zio che spara al nipote: non pagava l’affitto a un suo amico

alfredo-troia-tuttacronacaAlfredo Troia, di 37 anni, il 16 novembre dello scorso anno era giunto in ospedale ferito da un colpo di pistola e, ai carabinieri, aveva raccontato di essere rimasto vittima di un tentativo di rapina. i militari non hanno creduto a tale versione e un’arma era stata trovata nell’abitazione. A spararargli sarebbe stato lo zio Carmine, 63enne. Oggi entrambi, mentre il nipote è già agli arresti domiciliari per inosservanza delle prescrizioni della sorveglianza speciale, sono stati raggiunti da una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa il 22 gennaio dal gip di Napoli. Per lo zio le accuse sono di lesioni personali aggravate commesse con arma da fuoco, per il nipote di porto illegale di armi e detenzione di arma clandestina.  Le indagini dei carabinieri erano state avviate dopo il ferimento di Alfredo Troia. Il proprietario di casa di Alfredo, secondo quanto ricostruito, non riceveva da tempo il pagamento dell’affitto e per mediare si era rivolto a un amico, lo zio di Alfredo, Carmine.  Questi aveva cercato di convincere il nipote a pagare ma, dopo una lite scoppiata in un incontro che avrebbe dovuto risolvere la questione, lo avrebbe ferito con un colpo di pistola alla caviglia destra. 

Aggressione a Scampia: una baby gang riduce in fin di vita un 21enne

baby-gang-tuttacronacaUna baby gang composta da 10 ragazzi, tutti di un’età compresa tra i 14 e i 18 anni, hanno aggredito un giovane ieri sera a Scampia, attorno alle 23, colpendolo con pugni in faccia e calci fino a ridurlo a fin di vita. Agli arresti, con l’accusa di tentato omicidio, finisce un quindicenne di Secondigliano accompagnato nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei. E’ stato l’intervento di una pattuglia intenta a un giro di controllo a fermare l’aggressione, quando la vittima era già accovacciata a terra, chiedeva aiuto e cercava disperatamente di ripararsi dalla furia degli aggressori. Non solo i suoi aguzzini non hanno avuto pietà ma uno di loro ha anche estratto un coltello con il quale ha iniziato a colpirlo. Solo grazie all’immediato intervento degli agenti, il giovane è riuscito a salvarsi. Alla vista dell’auto della Polizia, infatti, gli aggressori si sono dati alla fuga. I poliziotti sono riusciti a bloccare il ragazzino mentre uno dei complici, nel frattempo, ha fatto sparire il coltello.  Accompagnato al Pronto Soccorso dell’Ospedale Cardarelli – dove è stato ricoverato in chirurgia d’urgenza per le numerose ferite al torace – il ragazzo è ancora in prognosi riservata.

Truffano un anziano simulando un incidente e un aborto: arrestati

specchietto-rotto-tuttacronacaUn incidente che non c’era mai stato e che ha fruttato a due giovani prima 40mila euro, poi un arresto con l’accusa di tentata truffa, resistenza a Pubblico Ufficiale e omissione di soccorso. I giovani, di 19 e 22 anni, già noti alle forze dell’ordine, a settembre avevano simulato un incidente, riuscendo in seguito a convincere un 76enne romano a pagare il danno con il trucco dello specchietto rotto. Ma non si sono limitati a questo. Rimasti in contatto con la vittima della loro truffa, hanno finto che l’incidente avesse causato un fantomatico aborto alla ragazza iniziando a tartassare l’anziano con continue telefonate intimidatorie e incessanti richieste di somme di denaro a titolo di risarcimento. La loro vittima ha puntualmente pagato fino  a quando il figlio non ha notato i prelievi dal conto corrente. A quel punto ha chiesto spiegazioni al padre che ha confessato tutto. Da qui, la denuncia ai carabinieri che hanno fatto partire le indagini. Quando la coppia ha avanzato nuove pretese, i militari hanno organizzato una trappola e così i giovani, invece che ricevere ancora denaro, hanno trovato le forze dell’ordine. Hanno tentato la fuga a bordo della loro auto, investendo anche un carabiniere ed una passante. Ne è nato un breve inseguimento, conclusosi poco dopo con la loro cattura.

Non resiste alla tentazione di condividere la sua foto segnaletica: arrestato!

foto-segnaletica-tuttacronaca“L’orgoglio” di vedere la sua faccia tra le foto segnaletiche è stato fatale ad Anthony James Lescowitch Jr, che era riuscito a sfuggire alle forze dell’ordine ma non ha resistito alla tentazione di condividere l’immagine su Facebook, aggiungendovi una frase di scherno nei confronti degli agenti che non riuscivano a prenderlo dallo scorso luglio. Autogol per lui: 45 minuti più tardi, infatti, il malvivente è finito in manette. L’uomo dopo il post è stato contattato da una donna molto bella che gli chiedeva informazioni e gli chiedeva di incontrarlo. In realtà era un falso profilo della polizia ed James è caduto nel tranello finendo in carcere.

Orrore in Maryland: la donna che fa un esorcismo ai figli e li uccide

1esorcismo-uccide-figli-tuttacronacaDramma negli Stati Uniti, per la precisione in Maryland, dove due donne, Monifa Denise Sanford e  Zakieya Latrice Averyhas, sono finite in manette perchè avrebbero tentato di praticare un esorcismo sui figli, di uno e di due anni, della seconda.

Le donne hanno attaco i piccoli mentre stavano dormendo e li hanno uccisi accoltellandoli più volte. L’allarme è partito da alcuni vicini che nella serata di venerdì avevano notato un’automobile con tutte le portiere aperte e un coltello in strada a poca distanza dall’auto.

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Sventola la bandiera arcobaleno al passaggio della fiaccola di Sochi: arrestato

sochi-omosessuali-tuttacronacaL’attivista gay Pavel Lebedev è finito in manette per aver sventolato, al passaggio della fiaccola olimpica di Sochi 2014, la bandiera arcobaleno simbolo dei movimenti per i diritti dei gay. L’episodio è avvenuto a Voronezh, in Russia, a oltre 900 chilometri dal luogo in cui i Giochi inizieranno il 7 febbraio. L’uomo è stato immobilizzato dal personale di sicurezza che, gettatolo nella neve, ha atteso l’arrivo della polizia che l’ha in seguito interrogato. “Ospitare qui i Giochi contraddice i principi basici delle Olimpiadi, ovvero favorire la tolleranza”, ha dichiarato al telefono all’agenzia di stampa Associated Press. Come ricorda Repubblica,

In Russia attualmente è in vigore una legge che vieta la propaganda di “relazioni sessuali non tradizionali”. E’ stata firmata a giugno dal presidente, Vladimir Putin, e ha scatenato un’ondata di proteste in Russia e all’estero, anche in vista delle stesse Olimpiadi. Per tentare di arginare le proteste, le autorità di Mosca hanno quindi imposto limiti al diritto di protestare durante i Giochi, che si concluderanno il 23 febbraio. Un decreto presidenziale inizialmente vietava tutte le manifestazioni a Sochi dal 7 gennaio al 21 marzo, ma in seguito il Cremlino ha rivisto la misura e ha permesso le dimostrazioni in luoghi scelti dal ministero dell’Interno.

 

Automobilista arrestato: ha ingoiato lo scontrino dell’etilometro

alcol-test-tuttacronacaErano circa le 4 di oggi quando in provincia di Udine, a Reana del Rojale, una pattuglia di carabinieri ha fermato un automobilista per un controllo. Roberto Domini, 49enne di Colloredo di Monte Albano, è risultato positivo al primo test ed è stato invitato dai militari a soffiare ancora per la seconda misurazione. Dopo un paio di tentativi andati a vuoto, anche il secondo responso ha dato esito positivo. L’uomo ha quindi avuto una reazione inaspettata: ha chiesto ai militari di poter visionare gli scontrini, li ha strappati dalle loro mani, ferendo leggermente un militare, e li ha mangiati. Domini è quindi finito in manette per resistenza e lesioni.

Rapina shock a Roma: picchiano due donne con il tirapugni

tirapugni-tuttacronacaSono finiti in manette due 28enni, cittadini romeni, che hanno aggredito due ragazze nigeriane di 25 anni la scorsa notte. L’aggressione è avvenuta mentre le vittime erano in attesa dell’autobus che da piazza dei Cinquecento le portasse a casa, in via Casilina. E’ stato allora che le due giovani sono state avvicinate dai due aggressori, uno dei quali armato di un tirapugni, intenzionati a sottrarre le loro borsette. Una delle ragazze è stata sbattuta con la testa contro un palo e l’altra malmenata con pugni all’addome fino a lasciarla sfinita a terra. I due romeni hanno desistito alla vista di una pattuglia dei carabinieri e si sono dati alla fuga. Dopo un inseguimento a piedi, i militari sono riusciti a bloccarli e ammanettarli. Le vittime, trasportate in ospedale, sono state medicate e guariranno in sei giorni. In particolare ad una di loro sono state riscontrate ferite procurate con un “tirapugni di ferro” che, infatti, i Carabinieri hanno rinvenuto in possesso ad uno degli arrestati e sequestrato. I 28enni, già conosciuti alle forze dell’ordine, sono accusati di tentata rapina e lesioni personali e saranno processati con il rito direttissimo.

Abu Omar: la Corte Costituzionale annulla le condanne degli 007

abu-omar-tuttacronacaLa Corte Costituzionale ha annullato le sentenze di Corte di Appello e Cassazione con le quali erano stati condannati gli 007 italiani coinvolti nel “rapimento” da parte di agenti Cia del sospetto terrorista Abu Omar, trasferito al di fuori dei protocolli legali e quindi interrogato e torturato in Egitto). A vedersi annullate le condanne 4 uomini del Sismi, dall’ex direttore Niccolò Pollari (10 anni), a Marco Mancini, Giuseppe Ciorra, Raffaele di Troia e Luciano di Gregorio. Anche i ricordi dei governi Monti e Letta sono stati accolti. Tali ricorsi opponevano il Segreto di Stato, del quale invece la Corte di Cassazione nel 2012 aveva dato una interpretazione non estensiva rinviando tutto alla Corte d’Appello che infine decideva per le condanne degli imputati. Ora il procedimento è finito su un binario morto. Si legge sul Messaggero:

 

Con la sua decisione la Consulta (Palazzo della Consulta a Roma, sede della Corte Costituzionale, ndr.) farà retrocedere il processo in Cassazione, che si esprimerà il prossimo 24 febbraio. A quel punto i giudici del ”Palazzaccio” (sede della Corte di Cassazione a Roma, ndr.) non avranno che due strade: prendere atto dell’ampio potere discrezionale che la Consulta ha riconosciuto al presidente del Consiglio nell’apporre il segreto di Stato a garanzia della sicurezza nazionale, e dunque annullare le condanne di Pollari e degli altri uomini del Sismi; oppure rinviare alla Corte di Appello di Milano per ulteriori decisioni. Che, a questo punto, arriverebbero fuori tempo massimo, visto che la prescrizione è destinata a maturarsi nel giro di pochi mesi.

In manette Nicolò Scialfa, ex vicepresidente della giunta regionale ligure

consiglio-regionale-liguria-tuttacronacaNicolò Scialfa, ex vicepresidente della giunta regionale della Liguria, è finito in manette nell’ambito dell’indagine sulle spese del gruppo dell’Italia dei Valori in Consiglio regionale tra il 2010 e il 2012. Per l’ex vicepresidente sono stati disposti gli arresti domiciliari: è indagato per peculato, falso e truffa aggravata. Secondo la procura, si sarebbe appropriato di 70mila euro e avrebbe falsificato le firme di alcuni consiglieri al fine di giustificare le uscite dai fondi del gruppo regionale. Anche altri tre consiglieri regionali sono stati perquisito dagli uomini della guardia di finanza nell’ambito della stessa indagine. Si tratta di Marilyn Fusco e Stefano Quaini, entrambi ex Idv, e Marusca Piredda attuale capogruppo in Regione del partito di Di Pietro.

Parcheggiatori… abusivi e sfortunati! Chiedono i soldi a dei carabinieri

parcheggiatori-abusivi-tuttacronacaArrestati per tentata estorsione da due carabinieri liberi dal servizio e in abiti civili. E’ la sorte di un 32enne e un 24enne, il primo di Pozzuoli e l’altro napoletano, che si sono avvicinati a un’auto parcheggiata in via Pisciarelli a Pozzuoli, in provincia di Napoli chiedendo ai due uomini che avevano appena parcheggiato 5 euro come importo per il parcheggio “tranquillo” su quella strada pubblica sotto “il loro controllo”, aggiungendo che non potevano accettare che uno spazio libero fosse occupato senza pagamento. I militare della compagnia puteolana hanno rifiutato e i parcheggiatori abusivi hanno assunto fare e toni minacciosi e la discussione ha portato i due abusivi in cella: i carabiniri hanno fatto intevenire sul posto una gazzella dell’aliquota radiomobile e li hanno arrestati. Dopo le formalità di rito i due sono in attesa di rito direttissimo.

L’aggressione in centro a Roma: parlano le vigilesse

aggressione-roma-tuttacronacaDue giorni fa, in via Borgognona a Roma, una delle strade più costellate di negozi di lusso della Capitale, una ragazza è stata aggredita da quattro giovani. A salvarla, due vigilesse. La stessa strada, come lamentano i residenti, ha due volti. Cambia infatti aspetto subito dopo la chiusura delle saracinesche, quando si trasforma in una specie di Bronx. A descrivere l’aggressione, attraverso il racconto delle due donne vigile che hanno sventato uno stupro, è Massimo Lugli, su Repubblica. Gli aggressori, tre dei quali subito arrestati, sono “artisti di strada” per i quali Roma è diventata una attrazione e un santuario, da quando il Comune è guidato dal sindaco Ignazio Marino che ascolta tanto il vicesindaco Negri che il Sel, partito di tanti emarginati e tra questi sono gli artisti di strada, che a Roma hanno avuto un riconoscimento, pur con qualche retromarcia, che nemmeno Michelangelo e Giuseppe Verdi ebbero. Nel racconto di Massimo Lugli parlano le vigilesse:

«Quei tre continuavano a insultarci, gli insulti tipici degli uomini alle donne… Uno di loro ha addirittura cercato di agguantare di nuovo quella ragazza e trascinarla via, davanti a noi. Abbiamo provato una gran rabbia…».

“Cento chili in due”

le descrive Massimo Lugli:

“Due scriccioli in divisa ma toste come tigri. Giorgia Lizzi è una biondina esile e molto graziosa, un po’ imbarazzata davanti a taccuino, macchina fotografica e soprattutto al suo comandante, Raffaele Clemente. Angela Santalucia ha i capelli grigio ferro e un’espressione decisa. Le due vigilesse («istruttrici della polizia locale, prego») hanno salvato dallo stupro, in pieno centro, una commessa di 25 anni, aggredita da quattro polacchi ubriachi mentre tornava verso casa in via Borgognona.

“È accaduto poco dopo le 20. Epilogo: tre dei bruti sono in carcere in attesa del processo, un altro è riuscito a scappare, la vittima se l’è cavata con 30 giorni di prognosi per una distorsione e un tremendo shock. Un episodio che ha riattizzato le polemiche sulla sicurezza nella Capitale”.

«Eravamo di servizio a piazza di Spagna» racconta Giorgia che, come la sua collega, non è armata. «A un certo punto si sono avvicinati due ragazzi e ci hanno detto che in via Bocca di Leone c’era un gruppo di musicisti ubriachi che non faceva entrare le persone nei palazzi e dava fastidio. Abbiamo lasciato la macchina e siamo andate a vedere. Quando siamo arrivate quei quattro stavano molestando la ragazza, l’avevano immobilizzata e la stavano strattonando».

La giovane donna, elabora Massimo Lugli,

“aveva già i pantaloni abbassati e quello che sarebbe accaduto senza l’intervento delle due agenti è facilmente intuibile”.

Prosegue il racconto di Angela Santalucia:

«La mia collega si è subito messa in mezzo, ha difeso quella ragazza che piangeva e le ha fatto scudo col suo corpo. Io ho chiesto i documenti e due di loro me li hanno dati mentre uno si è dileguato. Poi, però, sono diventati aggressivi. Uno di loro, un tipo piuttosto robusto, ha cercato di strapparmi il documento, si è fatto avanti e a questo punto ho preso lo spray urticante e gliel’ho spruzzato in faccia. Lui è arretrato e ha tentato di scappare. L’ho inseguito ma uno dei complici mi ha colpita da dietro con una valigetta che conteneva uno strumento.

«Nel frattempo, però, erano arrivati i colleghi e, tutti assieme, abbiamo ammanettato quei tre».

Clamoroso! Max Gazzè prende a calci il Pulcino Pio… e lo arrestano!

gazzè-pulcinopio-tuttacronacaInvidia tra colleghi? Forse non lo sapremo mai, fatto sta che Max Gazzè ha preso di peso il Pulcino Pio per poi sferrargli un calcio e scaraventarlo a metri di distanza. Il gesto del cantante, tuttavia, non è sfuggito ad alcuni poliziotti presenti in zona che hanno provveduto a trascinarlo nella loro auto. Ovviamente, si tratta di uno scherzo! Il fatto è avvenuto lo scorso novembre e sulla pagina Instagram del cantautore è ancora visibile il volo del Pulcino.

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Shock a Roma: tentato stupro di gruppo in pieno centro

violenza_sessuale-tuttacronacaErano le otto di ieri sera, in pieno centro a Roma, tra via Frattina e via Bocca di Leone, quando quattro polacchi, ubriachi e forse sotto effetto di sostanze stupefacenti, hanno accerchiato, spinto contro un muro e tenato di sfilare i pantaloni a una 24enne senze che nessuno, tra i molti passanti, tentasse di aiutarla. Tre degli aggressori sono finiti in manette, dopo che gli agenti sono riusciti a catturarli al termine di un inseguimento. Il quarto è invece sfuggito. Sono state due vigilesse che stavano pattugliando la zona a trovare la giovane accasciata a terra e ancora sotto shock: “Aiutatemi, vi prego, mi hanno appena violentato”. I quattro aggressori, tutti stranieri, sono ancora lì, ubriachi e minacciosi. Le vigilesse partono all’inseguimento per bloccarli ma, sotto gli occhi di passanti e turisti, vengono aggredite e cercano di difendersi usando lo spray al peperoncino, una di loro viene colpita al viso. Intanto parte la richiesta di aiuto ad altre pattuglie che arrivano immediatamente sul posto dando il via a una breve collutazione nella quale le forze dell’ordine hanno la meglio. I tre polacchi arrestati con l’accusa di violenza sessuale sono stati portati in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria mentre le indagini proseguono per il riconoscimento del fuggitivo.  La ragazza  è  stata medicata all’ospedale Santo Spirito, dov’è stata portata in psichiatria ancora sotto choc e dimessa con trenta giorni di prognosi.

“Se non obbedisci alla mamma vai in carcere”. E il giudice dà i domiciliari

giustizia-tuttacronacaArresti domiciliari per un 19enne italo-somalo, Ayman Soliman, che i carabinieri hanno arrestato il 3 gennaio con un complice minorenne. Il ragazzo, che ha rapinato un supermercato e ferito un carabiniere con una coltellata, è stato giudicato nel tribunale di Roma e l’ordinanza suona più o meno come un “o fai come dice mamma, o il carcere”, come spiega Repubblica. Dopo la convalida dell’arresto, il difensore ha ottenuto il rito abbreviato e, fino alla prossima udienza del 22 gennaio la misura degli arresti domiciliari. La madre, tuttavia, che ha anche altri otto figli minorenni, ha dettato le condizioni: lo accoglie ma solo se il giovane s’impegna ad adeguarsi alle regole della casa. Nulla da eccepire, per il tribunale, che ha inserito l’appello nell’ordinanza di arresti domiciliari: alla prima segnalazione materna, tornerà in carcere.

Vittima di due stupri aveva denunciato gli aggressori: muore data alle fiamme

india-ragazza-violentata-tuttacronacaMartedì una ragazza indiana, di appena 16 anni, è morta a causa delle ustioni riportate dopo che un gruppo di uomini le avevano dato fuoco. Si trattava delle stesse persone che l’avevano stuprata lo scorso 25 ottobre nel sobborgo Madhyamgram a Calcutta per poi abbandonarla in un campo vicino alla sua casa. La giovane aveva denunciato il fatto alla sede della polizia locale e mentre rientrava a casa lo stesso gruppo di uomini l’aveva prelevata con la forza, stuprandola nuovamente. Era stata trovata gravemente ferita e priva di coscienza vicino ai binari del treno, nella stessa zona. La famiglia, a quel punto, si è trasferita in una zona diversa e sei uomini erano stati arrestati, grazie anche agli abitanti della zona che hanno protestato vivacemente spingendo così le autorità ad agire. La famiglia ha poi denunciato che il 23 dicembre persone vicine al gruppo di uomini ha rivolto minacce se la denuncia non fosse stata ritirata e che lo stesso giorno la 16enne è stata data alle fiamme, riportando le gravi ustioni che le sono poi state fatali. Ora sono stati incriminati per omicidio due principali accusati del doppio stupro di gruppo. La giovane, hanno fatto sapere i medici secondo quanto riporta The Indian Express, al momento del decesso era incinta. Intanto, i familiari hanno denunciato di essere stati minacciati dalla polizia se non lasceranno la città.

Furto in casa del 33enne morto: presi i due responsabili

ladri-in-casa-tuttacronacaAlcuni giorni fa aveva destato clamore un furto avvenuto a Porto Tolle, in provincia di Rovigo, dove dei ladri avevano compiuto un atto di sciacallaggio rubando a casa di un 33enne appena morto. Ora i carabinieri hanno denunciato due residenti di Ca’ Tiepolo. La comunità deltina era stata molto scossa dall’accaduto e aveva dato il via a un insistente tam tam sui social network al quale si sono aggiunti la sagacia dei carabinieri e il senso civico di tante persone. In quesot modo si è venuti rapidamente a capo di un reato veramente spregevole.  A finire denunciati sono stati un 23enne e un 45enne del posto. Entrambi conoscevano bene Davide e sapevano che, dopo avere perso il padre qualche anno fa, nei mesi scorsi era morta anche la madre: erano quindi consapevoli del fatto che l’abitazione del giovane sarebbe rimasta libera. Il furto è stato messo a segno impiegando un piede di porco e altri attrezzi di questo tipo. Una volta nell’abitazione, i ladri l’hanno messa a soqquadro cercando oggetti di valore. Sono spariti orologi, telefonini, gioielli e altro, per un valore complessivo di qualche migliaio di euro.

Una delle Bocche cucite al Cie esce e devasta 19 moto

bocche-cucite-cie-tuttacronacaEra la Vigilia di Natale quando un palestinese 31enne prendeva parte alla prostesta delle bocche cucite all’interno del Cie di Ponte Galeria a Roma. La notte scorsa, libero e ubriaco, ha scaraventato a terra 19 motocicli (5 moto e 14 motorini) a calci, ribaltato 16 bidoni dei rifiuti e danneggiato alcune centraline elettriche. E’ stato quindi sorpreso da una gazzella in transito in viale Guglielmo Marconi dov’è stato arrestato per danneggiamento continuato, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo, con precedenti e irregolare sul territorio italiano, aveva anche tentato di fuggire e ha opposto una violenta resistenza all’arresto scagliandosi contro gli uomini dell’Arma. Grazie ad alcune testimonianze raccolte sul posto, i militari hanno eseguito un’ispezione nella zona constatando che il cittadino palestinese, prima di prendersela con le moto, aveva buttato a terra e ribaltato in strada 16 bidoni dei rifiuti in ghisa e altri 14 motocicli. Non solo, aveva anche danneggiato in più parti alcune centraline della rete elettrica. Il 31enne è stato ammanettato dai carabinieri e portato in caserma, in attesa di essere sottoposto al rito direttissimo.

L’omicida di Latina: ha ucciso perchè temeva la fine del mondo

zanier-tuttacronacaIeri mattina l’ex guardia giurata Roberto Zanier ha ucciso due volte. Come lui stesso ha confessato agli agenti della Squadra Mobile di Latina, durante l’interrogatorio, ha tolto la vita alla madre mentre la donna dormiva. Per quel che riguarda il resto della mattina, al momento, l’uomo ha detto agli agenti, ai quali è parso “in evidente stato confusionale e molto stanco”, di avere ricordi confusi. Del resto, dopo i primi frammenti di racconto si è addormentato negli uffici della Mobile. Nel corso dell’interrogatorio “non ha mai pianto”. Nelle prossime ore sarà ascoltato dal magistrato della Procura di Latina. Zanier avrebbe agito in preda ad un raptus dovuto al terrore per la fine del mondo. Nel frattempo Andrei Gabriel Bogdan, il ragazzo romeno ferito dall’ex guardia giurata, è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico e al momento si trova nel reparto di rianimazione dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina.

Roberto Zanier, l’ex guardia giurata colpevole di duplice omicidio, catturato

omicidio-latina-tuttacronacaQuesta mattina l’ex guardia giurata Roberto Zanier ha ucciso sparando, la madre e a una donna, affittuaria, con la sua famiglia, di un garage. Si è quindi dato alla fuga ma, in tarda mattinata, gli agenti sono riusciti a rintracciare e catturare l’omicida che vagava in stato di shock nelle campagne intorno a Borgo Montello, alla periferia di Latina. In precedenza era stata rinvenuta l’auto, una Renault Kalos, utilizzata per la fuga. L’uomo non aveva invece con sé l’arma del delitto, una pistola, nascosta in un luogo poi segnalato alla polizia che la sta recuperando. Gli accadimenti, iniziati attorno alle 4.30 della scorsa notte, li ricostruisce Repubblica, che spiega che la scia di sangue era inizata al secondo piano di via Rappini dove l’ex guardia giurata con un passato da cestista ha ucciso, nel sonno, la madre, Norina Londero, di 68 anni. Poi è uscito armato e si è recato in una villetta di proprietà della sua famiglia in via Idrovora, dove vivono il padre e lo zio, per riscuotere l’affitto dalla famiglia romena che vive nel garage. Qui ha aperto il fuoco contro Elena Tudora, romena di 44 anni, uccidendola e ferendo alla testa il figlio 21enne, portato in ospedale al Santa Maria Goretti in gravi condizioni, e il compagno della donna, colpito in maniera non grave. Zanier ha poi tentato di uccidere ancora, un’altra donna, ma la pistola si è probabilmente inceppata. E’ stata proprio la potenziale terza vittima ad avvertire la polizia. Immediatamente è scattata la caccia all’uomo e il padre del killer, separato dalla moglie, ascoltato in mattinata mentre medico legale e polizia scientifica lavorava sui luoghi degli omicidi. Per gli inquirenti, il movente del gesto sarebbe legato al mancato pagamento dell’affitto. Ha aggiunto a SkyTg24 il capo gabinetto della Questura di Latina, Manuela Iaione, ”sembra che lui fosse anche un po’ depresso”. A raccontarlo sarebbe stati gli amici, ascoltati in questura, che avrebbero anche raccontato alla polizia che Zanier non aveva dissapori con la madre, con la quale viveva, quanto piuttosto con il padre. Zanier si trovava senza lavoro da mesi, visto che la catena di supermercati presso la quale era impiegato era finita in un grande caso di bancarotta fraudolenta. Proprio nei confronti dell’azienda vantava un credito di numerosi stipendi. Penultimo di quattro fratelli e una sorella, aveva un passato di lavoretti saltuari, tra cui proprio quello di guardia giurata, e di rappresentante di vini, insieme con il padre. Ha fatto parte anche delle giovanili del Latina basket.

Lavitola in manette per tentata estorsione: “aveva video di Berlusconi con le squillo”

lavitola-arresto-tuttacronacaValter Lavitola, ex direttore dell’Avanti, è stato arrestato dagli uomini della Digos di Napoli per tentata estorsione ai danni della società Impregilo. L’inchiesta,  condotta dal procuratore aggiunto di Napoli Francesco Greco e dai pm Henry John Woodcock, riguarda appalti a Panama. In particolare, le accuse fanno riferimento alla promessa da parte della società Impregilo di realizzare un ospedale a Panama in cambio dell’attribuzione da parte delle autorità panamensi dell’appalto per la realizzazione della metropolitana di Panama City, appalto poi attribuito a un’altra società non italiana.  Vi sarebbero state minacce di ritorsioni di vario genere nei confronti dei responsabili dell’Impregilo per indurli a realizzare comunque l’ospedale. I pm contestavano anche l’ipotesi di corruzione internazionale , non condivisa dal gip, che ha ritenuto invece sussistente l’ipotesi di istigazione alla corruzione.Negli atti dell’indagine si fa riferimento anche al leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, il cui ruolo sarebbe stato quello di “vettore inconsapevole” del tentativo di corruzione attuato da Lavitola. Il quale avrebbe procurato alcune prostitute a Berlusconi filmando poi di nascosto gli incontri, secondo quanto riferito dall’imprenditore Angelo Capriotti ai pm, sostenendo di aver ricevuto la confidenza dallo stesso Lavitola. L’interrogatorio è stato reso nell’inchiesta sugli appalti a Panama, il 9 aprile scorso. Capriotti sostiene inoltre che l’imprenditore Mauro Velocci gli disse che “aveva poi sottratto a Lavitola, duplicandoli, dei video a luci rosse riguardanti tali incontri, video che Lavitola stesso gli aveva girato di nascosto”.  Secondo Capriotti, Velocci disse anche di essere in possesso di video che riprendevano il presidente di Panama, Martinelli, intento ad assumere cocaina. “Io non ho però, mai visto tale video – ha dichiarato – so che Velocci si sentiva molto potente dopo avere svuotato i computer e i telefoni di Lavitola”. L’avvocato Ghedini, legale di Berlsuconi, ha dichiarato che “E’ falso” che Lavitola sia stato in possesso di alcuni video compromettenti che riguardino Silvio Berlusconi. “Non vi è stato alcun incontro” con prostitute da parte di Berlusconi, aggiunge, e quindi “non possono essere mai esistiti i pretesi video”.

I continui scandali del mondo del calcio: il procuratore in manette

borja-valero-tuttacronacaIl procuratore del centrocampista della Fiorentina Borja Valero, oltre che di Alvaro Negredo e Alvaro Morata, è stato fermato oggi a Majadahonda, in Spagna. Julio Prieto, ex centrocampista dell’Atletico Madrid e reinventatosi procuratore, è stato arrestato con l’accusa di riciclaggio di denaro sporco.

Arrestati per delle saponette: la polizia pensava fosse droga

saponette-droga-tuttacronacaUna 26enne ispanica di New York è stata arrestata in Pennsylvania insieme al suo compagno 30enne, Alexander Bernstein, per spaccio di cocaina. Era il 13 novembre quando la donna veniva fermata per aver superato i limiti di velocità con la sua Mercedes. A quel punto, sono state trovate delle saponette all’interno dell’auto, che l’agente che effettuava la ricognizione di routine ha scambiato per droga. L’esito delle analisi ha dato esito positivo e a nulla sono valse le ripetute affermazioni della 26enne che ripeteva si trattava soltanto di sapone. I due sono rimasti in carcere fino al 10 e all’11 di dicembre, non potendo permettersi di pagare la cauzione eccessivamente alta: per lui 500mila dollari, per lei 250mila, nonostante la aggravante di possesso di marijuana (quando era stata fermata in auto la Cruz ha ammesso di aver fumato uno spinello e di possedere dell’erba all’interno del suo reggiseno). Sono state le analisi richieste dalla difesa a dimostrare l’errore della polizia: si trattava veramente di semplici saponette. L’avvocato della ragazza, Josh Karoly, ha affermato: “Bisognerebbe fare dei test più accurati se hanno il potere di portare in prigione degli innocenti o forse gli agenti hanno avuto dei pregiudizi razziali perché non hanno mai visto una donna ispanica guidare una Mercedes?”.

Shock in Facebook: spiega come uccidere un poliziotto con una penna!

polizia-ancona-tuttacronacaL’11 dicembre, sul sito Senigallianotizie, si leggeva che un ventenne di Ripe, in provincia di Ancona, era stato fermato dai Carabinieri per gravissimi reati come la violenza fisica, l’aggressione, le minacce e il tentato omicidio nei confronti di una minorenne e di un altro giovane. Tutto accaduto in una notte, in cui, oltre a un po’ di alcol, era stato assunto in forti dosi un farmaco simile alla morfina, con effetti psicoattivi. Nell’articolo di Carlo Leone si legge:

Il risultato di quel mix è emerso con le indagini dei Carabinieri partite l’1 e il 2 dicembre dopo il ricovero in ospedale a Senigallia di una 16enne, in forte stato di agitazione, che presentava segni evidenti di violenza e lesioni. Dalle prime dichiarazioni che i militari sono riusciti a racimolare dalla giovane, è infatti venuto fuori che da due settimane circa assumeva – assieme a (e su consiglio di) un suo amico, Giuseppe Florio, classe ’93, residente a Ripe – grandi quantità di un farmaco contro la tosse contenente “destrometorfano”: la sostanza, blandamente sedativa e strutturalmente simile alla morfina, ad alte dosi, presenta effetti psicoattivi e può comportare l’insorgenza di una sindrome serotoninergica (o avvelenamento da serotonina) con sintomi (potenzialmente anche fatali) che interessano la sfera cognitiva, del sistema nervoso autonomo, ed anche somatici.

Nel pezzo si spiega poi che i due, il 29 novembre, avevano trascorso del tempo ai giardini Anna Frank dove il giovane ha picchiato selvaggiamente la ragazza per insegnarle a “fortificarsi”. Il giorno dopo, ancora il farmaco miscelato con una bevanda stimolante. A seguire, un cocktail di alcolici che aveva prodotto “forti stati di agitazione e delirio in cui prima il 20enne ha minacciato di morte un altro ragazzo, poi lei ha chiesto di essere uccisa, dopodiché il ragazzo ha tentato di colpirsi con un cacciavite sul petto e infine, mentre erano in giro a Torrette di Fano, la 16enne ha chiesto nuovamente di essere uccisa. Un delirio che solo l’istinto di sopravvivenza ha impedito si tramutasse in tragedia: più volte si è divincolata infatti dal giovane che tentata di strangolarla, fino a quando non è svenuta. Una volta ripresi i sensi, ha chiesto di essere accompagnata all’ospedale dove i medici hanno chiamato i Carabinieri e son partite le indagini.” In seguito, Giuseppe Florio è stato avvistato in ospedale e dopo dieci giorni di cure e una volta dimesso i Carabinieri hanno dato esecuzione a un provvedimento di fermo di indiziato di delitto. Il giovane è stato sottoposto ad indagini per i delitti di lesioni personali, tentato omicidio aggravato e tentato omicidio aggravato e continuato del consenziente. Ora si è saputo che il giovane, il 12 dicembre, dopo essere stato al pronto soccorso sorvegliato  da due agenti, ha scritto in Facebook: “Stato seduto lì, con una gamba che donava sangue al pavimento e pensavo a 32 modi per uccidere il poliziotto di fianco a me, senza armi”. Un suo conoscente gli ha risposto: “Avevi una penna a portata di mano? Potevi accecarlo e poi fargli un buco in gola”. Ora il 21enne che ha consigliato come uccidere un poliziotto è stato denunciato per istigazione a delinquere, l’aggredire e ferire un poliziotto.

Tre mesi di reclusione per il vicepresidente di Casapound

di-stefano-casapound-tuttacronacaSabato, a Roma, Simone Di Stefano, era stato arrestato dalla Digos con l’accusa di furto pluriaggravato per aver tentato di rimuovere la bandiera dell’Unione europea davanti alla sede Ue. Il vicepresidente di Casapound è stato ora condannato a tre mesi di reclusione e al pagamento di una multa di cento euro. Il giudice ha convalidato l’arresto disponendo la sua scarcerazione e stabilendo l’obbligo di firma bisettimanale. Dopo la condanna, mentre lasciava piazzale Clodio, Di Stefano ha commentato che la bandiera dell’Unione Europea “non ha assolutamente alcun valore spirituale perché rappresenta una costruzione tecnico-finanziaria che si basa sullo schiavismo dei popoli europei”. Domenico Di Tullio, il suo legale, ha detto: “Quello di Simone Di Stefano è un atto dimostrativo legato al movimento 9 dicembre dei Forconi”. Ha quindi spiegato: “Il giudice ha riconosciuto nella sua sentenza alcune attenuanti compresa quella del risarcimento in quanto la bandiera della Ue è stata restituita circa venti minuti dopo il blitz”.

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In manette Simone Di Stefano, il vicepresidente di Casapound

casapound-forconi-tuttacronacaLa Digos ha arrestato, con l’accusa di furto pluriaggravato, Simone Di Stefano. Il vicepresidente di Casapound, durante un blitz a Roma davanti alla sede Ue in occasione della rivolta dei Forconi, ha tentato di rimuovere la bandiera dell’Unione europea. Il vicepresidente ha infatti preso parte a un blitz davanti alla sede Ue di via IV Novembre nella Capitale e, armato di una scala, ha tentato di sostituire al bandiera dell’Ue con un Tricolore. Sia la scala che l’auto utilizzata per trasportarla sono state sequestrate dalla polizia. Per lo stesso blitz, a cui hanno preso parte un centinaio di manifestanti, sono stati denunciati dalla Digos dieci appartenenti a Casapound per concorso nel furto aggravato della bandiera dell’Unione Europea, resistenza a pubblico ufficiale e manifestazione non autorizzata.

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Maxiblitz antimafia: duro colpo ai Messina Denaro

dia-tuttacronacaImponente operazione congiunta di polizia di stato, carabinieri, guardia di finanza e della Dia nella provincia di Trapani, per l’esecuzione di una trentina di ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Palermo che riguardano esponenti di spicco del clan di Matteo Messina Denaro, considerato numero uno di Cosa nostra. Le manette sono scattate  per associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, intestazione fittizia di beni ed estorsione. In carcere, tra gli altri, sono finiti la sorella del boss, Patrizia, il cugino Francesco ‘Ciccio’ Guttadauro e il nipote Mario Matteo. Il provvedimento colpisce, in particolare, le famiglie mafiose di Castelvetrano e di Campobello di Mazara, che da anni esercitavano un controllo tipicamente mafioso sulle attività economiche ed imprenditoriali del trapanese, con ingenti interessi nel settore dell’edilizia. Erano in particolare Francesco Guttadauro, nipote del boss, e la sorella Anna Patrizia Messina Denaro, a controllare, precisa una nota diffusa, “un articolato circuito imprenditoriale, che assicurava di fatto il controllo quasi monopolistico nel settore dell’edilizia e relativo indotto”, oltre a un vasto giro di estorsioni, come ha precisato la polizia. Tra i familiari arrestati, anche i cugini del boss Giovanni Filardo, Cimarosa Lorenzo e Mario Messina Denaro. “Le indagini hanno confermato il ruolo dirigenziale tuttora rivestito dal latitante Matteo Messina Denaro all’interno del mandamento e nella provincia mafiosa, accertandone la funzione di direzione tra le varie articolazioni dell’organizzazione e di collegamento con le altre strutture provinciali di Cosa Nostra”. Gli affari, però, venivano gestiti in gran parte direttamente dai parenti e, in particolare, “con riferimento all’attività di sostegno economico al circuito familiare del latitante, sono emersi la contiguità e il ruolo di responsabilità decisionale raggiunto in seno al sodalizio mafioso da Patrizia Messina Denaro e da Francesco Guttadauro”. Ancora nella nota, si legge che gli affari dell’edilizia venivano gestiti “mediante la realizzazione di importanti commesse, tra cui opere di completamento di aree industriali, parchi eolici, strade pubbliche e ristoranti. L’organizzazione era, infatti, in grado di monitorare costantemente le opere di maggiore rilevanza del territorio, intervenendo nella loro esecuzione con una fitta rete di società controllate in modo diretto o indiretto da imprenditori mafiosi ed elementi di spicco del sodalizio”. A fianco di queste attività “è stata inoltre accertata la diffusa pressione estorsiva esercitata sul territorio anche ai danni di imprese concorrenti e perfino di privati cittadini che avevano ereditato una rilevante somma di denaro”. Tra le persone arrestate anche alcuni “insospettabili”, con due ingegneri del Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria finiti in manette a Palermo. Uno di loro è figlio di un giudice. Secondo le indagini, avrebbero intascato mazzette per favorire una ditta legata alle cosche. Non solo, si è anche scoperto che, temendo di essere pedinato, un mafioso di Campobello di Mazara ogni tanto chiedeva aiuto ad una vigilessa di Paderno Dugnano, nel Milanese. L’agente della polizia locale controllava le targhe che le venivano segnalate come “sospette”. Nel quadro delle complessive attività, la Guardia di Finanza sta procedendo al sequestro preventivo di complessi aziendali riconducibili al latitante intestati a prestanome, costituiti da società operanti nel settore dell’edilizia, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro.

Berlusconi dietro le sbarre! Ma solo nel Presepe…

berlusconi_carcerato-tuttacronacaAlla radio Francese Berlusconi ha dichiarato che, se lo dovessero arrestare, in Italia scatterebbe la rivoluzione ma c’è chi immagina la scena in modo diverso. Ecco allora che nella storica bottega Gambardella di San Gregorio Armeno a Napoli spunta la statuina di un Berlusconi dietro le sbarre con tanto di pigiama a righe. Il leader di FI è stato condannato dalla Cassazione nell’ambito dell’inchiesta sui diritti tv Mediaset e per lui sono previsti gli arresti domiciliari o l’affidamento ai servizi sociali.   Ma, appresa la notizia della sua decadenza, gli artigiani della ‘strada dei pastori’ di Napoli si sono sbizzarriti nel ritrarlo: prigione sì, ma con l’immancabile sorriso.

“Se mi arrestano, in Italia scoppia una rivoluzione”: così Berlusconi

silvio-berlusconi-tuttacronacaTorna ad alzare i toni Silvio Berlusconi, parlando alla radio francese Europe 1: “Se mi arrestano, in Italia scoppia una rivoluzione”. Il leader di Forza Italia ha spiegato:  “Possono controllarmi il telefono, mi hanno tolto il passaporto e possono arrestarmi quando vogliono. Ma non ho paura, se lo fanno ci sarà una rivoluzione in Italia”, aggiungendo che “non si può mettere in galera qualcuno che sta facendo campagna elettorale contro chi ha utilizzato il suo braccio giudiziario per impedirgli di fare politica”. E ha continuato: affermando che in Italia “non c’è stato un solo colpo di stato ma quattro. Il colpo di stato c’è ogni volta che un paese non può essere governato dagli uomini eletti dal popolo”. L’obiettivo, ora, è l’Europa: “Sono in campagna elettorale, stiamo cercando di convincere quei 24 milioni di italiani che non hanno ancora deciso di votare per la sinistra”. “Il governo – ha aggiunto Berlusconi – non è più eletto dal popolo, il 24 maggio è il giorno in cui si voterà per l’Europa, chiediamo di avere la possibilità di avere lo stesso giorno elezioni per l’Italia”.

In manette l’ex bianconero Bendtner, poi rilasciato

Nicklas-Bendtner-tuttacronacaE’ il Guardian a riportare la notizia dell’arresto di Nicklas Bendtner, finito in manette il 24 novembre scorso e subito rilasciato dalla polizia inglese. L’ex attaccante della Juve è stato protagonista di un episodio di danneggiamento all’interno del condominio dove vive. Su Instagram, lo stesso danese ha raccontato qunto accaduto: “Sabato dopo la vittoria contro il Southampton sono uscito con la mia famiglia ed alcuni amici per mangiare. Tornato a casa, sono andato in piscina e passando per la palestra non sono riuscito ad aprire l’armadietto che conteneva gli asciugamani. Per questo l’ho forzato danneggiandolo. Chiedo scusa ai miei vicini di casa, ripagherò per il danno che ho causato. Tutto è stato chiarito anche con la polizia”.

Babbo Natale finisce in manette

babbo-natale-arrestato-tuttacronacaBabbo Natale finisce in manette in America, nello stato del Massachusetts. Non è la trama di un nuovo film natalizio ma quanto accaduto al62enne Herbert Jones, che vestiva i panni di Santa Claus nel centro commerciale di Hanover. L’uomo molestava la giovane che impersonava la sua ‘elfa’ toccandole il sedere e ora, in cella, attende il processo che si svolgerà il 24 dicembre. Per evitare di turbare i bimbi presenti alla distribuzione dei doni, la polizia ha atteso che l’uomo si cambiasse d’abito prima di arrestarlo e portarlo in carcere. Già comparso davanti al giudice, il Babbo Natale dalle mani lunghe ha negato di aver palpeggiato la sua assistente, ma la testimonianza di due persone l’ha incastrato. La moglie ha pagato la cauzione di mille dollari dopo che il giudice ha disposto la scarcerazione su cauzione. In attesa del processe, a Jones è vietato impersonare ancora Santa Claus per il resto della stagione.

La farmacista uccisa: uno degli assassini è il fidanzato della nipote

Blufi-farmacista-tuttacronacaSono sconvolti i mille abitanti del piccolo paese di Blufi, nel Palermitano, dove ieri è stata brutalmente sgozzata la farmacista Giuseppina Iacona, 80 anni, titolare dell’esercizio di corso Italia. L’omicidio ha avuto luogo perchè la donna aveva tentato di reagire a una rapina durante la quale le sono stati sottratti 3.700 euro. Ora i carabinieri hanno arrestato i due presunti assassini. Si tratta del 50enne pregiudicato che si trova agli arresti domiciliari, Angelo Porcello, e del 18enne Gandolfo Giampapa. Erano le 18.30 quando i due sono entrati nella farmacia, a volto scoperto, armati di coltello. Il fatto che abbiano mostrato i loro visi inquieta: sapevano sarebbero stati riconosciuti dalla vittima e quindi l’omicidio potrebbe non essere stata la risposta alla reazione della donna, ma una decisione presa in precedenza. Il più giovane dei due rapinatori è stato subito raggiunto dai militari, mentre il suo complice è riuscito a dileguarsi. Ma alcuni testimoni l’hanno notato: non poteva certo passare inosservato uno che si aggira per strada nonostante fosse ai domiciliari. Il paese è piccolo, ci si conosce tutti e nessuno era all’oscuro di questa circostanza.  Questo ha permesso agli uomini dell’Arma di arrestarlo in pochi minuti, il tempo di giungere a casa sua. A sgozzare con una coltellata la vittima, l’arma è stata trovata in un cestino nella farmacia, è stato Porcello, mentre Giampapa, fidanzato con la nipote della vittima, avrebbe fatto da palo. Porcello dopo il colpo è tornato a casa e si è cambiato gli abiti sporchi di sangue che sono stati trovati dai carabinieri.

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