“Ideatore” a sua insaputa: Berlusconi e Mediaset.

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“Il problema di questo paese è che ci sono troppi politici che credono, con una convinzione basata sull’esperienza, che si può ingannare tutto il popolo per tutto il tempo.”

Lo diceva Franklin Pierce Adams, scrittore e giornalista statunitense, in Nods and Becks, nel 1944 e oggi è più attuale di sempre. E’ attuale per chi schierato contro Berlusconi, durante il ventennio, si è seduto nei banchi dell’opposizione, ma solo per attendere comodamente che il leader del Pdl, rimanesse invischiato in uno dei tanti processi a suo carico. Quell’opposizione era lì in attesa il più delle volte, forse impotente e disillusa, forse anche troppo impegnata nelle faide interne. Perché se è vero che c’è stata la guerra dei 20 anni, il cui condottiero della maggioranza ora si trova a dover fare i conti con una sentenza definitiva è anche vero che c’è stata una battaglia, più sotterranea, ma non meno feroce, nel Pd tra fazioni e correnti, tra vessilli e assilli, che non ha consentito una vera opposizione.

Diceva poi Brendan Behan, drammaturgo e scrittore irlandese, “I politici, come le prostitute, vengono disprezzati. Ma chi non corre da loro, quando ha bisogno dei loro servigi?”

C’è forse chi potrebbe affermare senza ombra di dubbio che questa frase non sia specchio dei nostri tempi? Quante  volte un politico si trova stretto a concedere favori o semplicemente a girare la testa altrove per non vedere cose né sentire “affari” illeciti? Quante volte l’intelligenza e la coscienza di uomini sia di destra che di sinistra deve sottostare alle regole del partito? Dove è il confine tra verità e bugia?

Ed ecco infatti che Berlusconi chiama, dai microfoni di Studio Aperto, gli italiani a ricordare il suo determinante impegno per chiedere la cancellazione dell’Imu e afferma: “Ho ancora nelle orecchie gli sberleffi e gli attacchi che dovetti subire in campagna elettorale e ora è persino divertente constatare che i nostri avversari sono felici. A questi convertiti dell’ultima ora dico ‘siete i benvenuti’ e agli italiani dico abbiate buona memoria e ricordate di chi è il merito”.

E visto che Berlusconi vuole che ricordiamo noi siamo felici di andare indietro con la memoria e ricordare tanti altri eventi e di capire di chi è il merito.

Scendiamo quindi nell’archeologia politica e torniamo al lontanissimo 1983 quando ci fu un’intercettazione telefonica tra Craxi, all’epoca Presidente del Consiglio e Silvio Berlusconi. In quest’occasione Craxi si lamentò perché Indro Montanelli (all’epoca direttore del Giornale, edito da Berlusconi) , aveva criticato lui e la sua politica economica.

Craxi: […] Dunque questa è la conferma dell’atteggiamento di ostilità nascosto di questo giornale […] questo è il solo giornale che mi ha insultato e mi ha chiamato “guappo” per la penna del suo direttore […] naturalmente ne tireremo tutte le conseguenze, che devo fare? …
Berlusconi: No, faccio una riunione in cui…
Craxi: No, non voglio niente…
[….]
Berlusconi: Va be’, va be’, ma adesso li mandiamo anche a cacare se ti (incompr…)
[…]
Berlusconi: […] a questo punto gli taglio i soldi…
Craxi: Ma non… ma non esiste guarda…
Berlusconi: Dài, Bettino…
Craxi: …non dire che ti ho chiamato io…
Berlusconi: ma ti immagini…
Craxi: […] diranno che io faccio pressioni sui…
Berlusconi: … ma ti immagini…
Craxi: …sui direttori
(citato nel libro di Peter Gomez e Marco Travaglio “Le Mille Balle Blu“, pagine 12,13,14)

E che fa Berlusconi? Chiama il condirettore del Giornale, chiedendogli di trattare bene Craxi e di non dire niente a Montanelli. Nel Gennaio del 1994 Montanelli, lascia la direzione de Il Giornale.

Il merito è forse di Silvio Berlusconi?

E ricordiamo anche di una delle intercettazioni pubblicate dall’Espresso (risale dal Settembre 2007), in cui Saccà e Berlusconi parlano di un “calabrese eletto in Australia”, probabilmente un senatore che potrebbe essere contattato per “fare l’operazione” che Silvio sta organizzando (presumibilmente la caduta del governo Prodi):

Berlusconi […] tu mi hai parlato di quel calabrese …
Agostino Saccà. Sì
B. Eletto in Australia …
A. E lì, su quello io ho delle notizie importanti, molto importanti …
B. Ecco …
A. E possibilmente positive, se governata la situazione …
B. Sì, e allora io su quello sono interessato, che sto facendo l’ operazione, sto cercando di aggregare più senatori possibili, no …
A. Sì
B. Ecco, quindi su quello se hai delle cose da dirmi,  se poi ti …
A. Io delle cose, se vuole gliele posso già dire al telefono e poi …
B. Sì, sì, dimmele, vai, dimmele, dimmele

E infatti Agostino Saccà gliele dice:

Agostino Saccà. Va bene; ho un’ altra cosa da dirle io, perché io ho visto pure Pietro “Fusa”, però so che lì sta andando anche un’ altro discorso avanti, eccetera, eccetera, quelle due …
Berlusconi. No, lì così siamo fermi invece
A. Allora le dico quello che mi ha detto, glielo dico rapidissimamente, eccetera, lui mi ha detto, dice: guarda, Agostino … lui poi è di poche parole, è stato due ore a casa mia, è venuto lui a casa mia in Calabria, a casa di mia sorella, ha detto: guarda, Agostino, intanto apprezzo questa cosa che Silvio ha messo te, che vuol dire che allora mi rispetta e mi stima, perché io ti consi… le dico quello che mi ha detto, ti considero un grande intellettuale, un uomo importante ….
B. Bene
A. E quindi vuol dire che, che mi valuta per quello che io merito, eccetera, però ti dico due cose che devi dire a lui, allora, uno, che io sto con lui, cioè , voglio dire, li odio questi qua, io sono democristiano, dico, non sono che so stato costretto a finire lì …due, che quand’anche io passo, se lui non risolve il problema di Casini, perché io vivo al Senato, in piedi il Governo lo tengono i senatori di Casini …
B. No, non possono tenerlo i senatori di Casini, perché Casini si “sputtanerebbe” definitivamente di fronte a tutti …
A. No, però di fatto, sotto sotto …
[…]
B. No, no, ma sotto sotto noi denunceremmo con grande violenza tutto questo, andrei io in televisione a dire: questo Casini è un porco traditore e, quindi, squalificato per sempre della scena politica dei liberali
A. Però lui mi ha detto: questo è il problema, perché siamo in dieci, non ce la facciamo più, mi ha detto …
B. Sì, sì, sì …
A. Non ce la facciamo più
B. Infatti io ce ne ho diversi, io sto facendo la corte a più di venti
A. Un’ altra cosa che lui mi ha detto …io ho detto: sì, però io … se Berlusconi si è scomodato per chiamarmi, io la cosa gliela devo portare, dico: Pietro, mica ci muoviamo, perdiamo tempo, voglio dire, dai, dico io gli posso comunque dire una cosa, che se lo aggredissero personalmente sulle sue sostanze, sulla sua azienda, sulle sue cose, tu non ci stai, garantisciglielo, m’ ha detto, questo glielo puoi garantire .
B. Grazie
A. Poi sul resto vediamo … questo garantisciglielo, che su questo io non ci sto, e lo dichiaro, perché è una persecuzione, sarebbe una persecuzione personale …

E poi inesorabilmente il governo Prodi cadde!

Il merito fu forse di Silvio Berlusconi? Se così fosse, ma c’è ancora il processo in corso per saperlo, dovremmo attribuire a Berlusconi ben altri “meriti”.

Come diceva Nicolás Gómez Dávila, scrittore, filosofo e aforista colombiano, nonché moralista, “Non ci sono politici intelligenti, ma politici vincenti” e Berlusconi, è stata l’eccezione. Uomo indiscutibilmente intelligente, tanto che anche la sentenza Mediaset infatti parla di un uomo capace di ideare illeciti, e  poi indubbiamente è stato un vincente. Ma ricordiamoci anche quello che ha detto Roberto Gervaso, La volpe e l’uva, “Buon politico è chi sa mentire; grande politico chi finisce col credere alle proprie menzogne” e Berlusconi è uno che ci crede, smettiamola di accusarlo!

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Depositata sentenza Mediaset e Berlusconi è l’ «Ideatore di sistemi illeciti»

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Silvio Berlusconi fu «ideatore del meccanismo del giro dei diritti che a distanza di anni continuava a produrre effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le aziende a lui facenti capo in vario modo». Lo scrive la Cassazione nella motivazioni della sentenza Mediaset, confermando le impostazioni dei giudici di merito.

«Non temo che ci sia un’influenza sulla vita del governo» per condanne o «vicende giudiziarie», perché «gli italiani hanno bisogno di governo, di risposte e di concretezze». Lo afferma il premier Enrico Letta ai microfoni di Radio anch’io, su Radio 1, riferendosi alla condanna di Berlusconi e al rischio di crisi dell’esecutivo. Il premier ha aggiunto di non voler entrare nel merito del cosiddetto lodo Violante, cioè la proposta dell’esponente Pd di far esaminare la legge Severino dalla Consulta per rinviare il voto del Senato sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore.

“Il sistema organizzato da Silvio Berlusconi “ha permesso di mantenere e alimentare illecitamente disponibilità patrimoniali estere, conti correnti intestati ad altre società che erano a loro volta intestate a fiduciarie di Berlusconi”.

Tutto il collegio dei giudici della Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni, firmando la sentenza per Berlusconi per frode fiscale nel processo Mediaset, e non il solo relatore, come d’uso.

Berlusconi ai ferri corti con il Pdl, chiede il “silenzio stampa” ai falchi

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Berlusconi è davvero ai ferri corti con i suoi? C’è davvero una frattura difficilmente sanabile nel Pdl?

«In questa situazione di difficoltà per il nostro Paese e di confronto tra le forze politiche, il dibattito all’interno del Popolo della Libertà, che nasce come chiaro segnale di democrazia, viene sempre più spesso alimentato, forzato e strumentalizzato dagli organi di stampa». Silvio Berlusconi, con una nota, invita i suoi parlamentari a evitare ogni polemica. Un vero e proprio “silenzio stampa”!

Nello scritto l’ex premier sottolinea che «la passione e l’impegno generoso dei nostri dirigenti e dei nostri militanti, anche negli ultimi giorni, vengono riportati e descritti a tinte forti, quasi fossero sintomi di divisione e di contrasto». Pertanto, Berlusconi invita tutti, e in particolare i “falchi” «a non fornire con dichiarazioni e interviste altre occasioni a questa manipolazione continua che alimenta le polemiche e nuoce a quella coesione interna, attorno ai nostri ideali e ai nostri valori, che è sempre stata ed è il tratto distintivo del nostro movimento».

Cosa bolle nella pentola del Pdl? Cosa sta cucinando Silvio Berlusconi? O chi sta cucinando l’ex leader?

La Pitonessa chiede aiuto alla sinistra? Il Pd salvi Berlusconi! Arriverà il colombo?

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Nessun giro di parole, nessun mezzo termine, il tempo è scaduto e sembra non esserci neppure un secondo per la riflessione. Il Pdl ha paura e va all’attacco? Ultimatum, ricatti, aut aut ormai sono all’ordine del giorno e non stupiscono più neppure gli elettori che inermi sia a destra che a sinistra devono assistere a questi scontri politici che si basano su interessi “privati” che si vogliono far diventare “pubblici” mentre loro sono a casa sommersi nel dramma delle bollette da pagare, delle spese per la scuola dei figli, del caro benzina e delle mille tasse che stanno per travolgere i loro conti. La Santanché però mira solo a chiedere aiuto al Pd e salvare Berlusconi:

”Il Pd deve salvare Berlusconi, non ha scelta, altrimenti vorrebbe dire togliere la volontà politica a dieci milioni di italiani. In gioco c’è la democrazia”.  

”Io confido nel premier Letta, che parli col segretario Epifani. Non si assumeranno la responsabilità di portare un paese nel caos, non ci credo”, dice Santanchè. ”Non potremmo più sostenere i nostri carnefici, mi pare ovvio. Vogliono davvero far cadere il governo?”.

Se la giunta votasse la decadenza, ”allora, siccome la nostra Costituzione dice che il popolo è sovrano – aggiunge Santanchè – io voglio che la sentenza su Silvio Berlusconi la emetta il popolo italiano con il voto”.

 Ma siamo sicuri che l’elettorato di destra possa amare questa richiesta d’aiuto da parte del Pdl al Pd?

Chiara la risposta di Letta:

“È sbagliato sovrapporre due livelli che sono differenti e tali devono restare. Una cosa è l’agenda del Paese, le misure che dobbiamo approvare, il piano politico dell’azione dell’esecutivo, un’altra sono gli atti interni del Senato, la giunta si dovrà esprimere in base ad un’analisi giuridica, non politica, dunque i due piani sono distinti”.

Gli fa eco Davide Zoggia, responsabile organizzativo del Pd:

“Il Pd non accetterà ricatti e la responsabilità di far saltare eventualmente il governo per la vicenda di Silvio Berlusconi sarebbe del Pdl. Bisogna rimettere la realtà con i piedi per terra. Lo dico con chiarezza ai colleghi del Pdl che invito ad assumersi le proprie responsabilità e a smetterla con il tentativo di scaricare sul Pd i problemi che riguardano il loro partito”.

Alea iacta est e forse bisogna solo attendere il colombo… porterà buone o cattive notizie?

Franco Nero e il giudice Esposito: Il Giornale dà voce all’attore.

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“Ricordo – sorride Franco Nero – che Esposito aveva una certa antipatia per Berlusconi, altro che la riservatezza di cui i giudici dovrebbero essere maestri». Castiello ha ancora in mente le parole del magistrato: «Berlusconi mi sta proprio sulle p***e. Ma se mi dovesse capitare a tiro gli faccio un ma**o così». Eleganza e discrezione. Nero sorride: «Castiello ha ragione, Esposito non sopportava il Cavaliere. E invece il Cavaliere a me sta pure simpatico. Una volta ero a Linate, era notte e c’era una nebbia terribile, io dovevo prendere il volo per Roma, ma gli aerei non partivano. Mi ero rassegnato a tornare a casa, quando all’improvviso sbuca lui: “Che fai?” “Come che faccio, volevo prendere il volo per Roma ma mi sa che devo rinunciare”. “Ma no, che dici, il mio aereo parte, vieni con me”. M’imbarcò sul suo aereo e siamo decollati. Certo, me la sono fatta addosso, ma sono arrivato a destinazione».

Il Giornale accoglie le testimonianze di tutti, anche di Franco Nero che ha avuto la possibilità di un passaggio aereo sull’aereo di Berlusconi e che afferma, senza ombra di dubbio, che il giudice Esposito aveva una vera e propria antipatia per Berlusconi.

Le lodi del Cavaliere condannato continuano, con Nero che accusa la presunta ipocrisia dei colleghi:  ”Tanti intellettuali dicono peste e corna del Cav poi scrivono per Mondadori”. Ma non solo: “A me il Cavaliere sta simpatico: mi disse che aveva visto tutti i miei film o quasi, specie nei ruoli di magistrato”.

Vogliamo spostare la giustizia dalle aule del tribunale ai set? Così forse potremmo scrivere sceneggiature invece di sentenze?

BERLUSCONI HA SCELTO IL SUCCESSORE?

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Il Cavaliere abdicherà? A farlo intendere è il tweet postato da Gianfranco Rotondi indirizzato ad HuffPost e al direttore di Repubblica Ezio Mauro. L’ex ministro attacca: “Perdete bava contro Silvio e ancora non sapete chi vi sbatterà all’opposizione per i prossimi trent’anni”. Non si fa attendere la risposta di Mauro: “Rotondi, un moderato”.

Da qui la rete che inizia a cinguettare sul possibile successore e così Rotondi si sbilancia  “È finita da poco una cena in cui chi doveva decidere ha appena comunicato che ha deciso”. “E se fosse lo stesso Rotondi?”, si chiede un tweet sotto pseudonimo, a cui seguono altri. L’ex ministro pronto risponde: “Tutto è possibile perché noi siamo di più di quelli di sinistra e, dunque, chiunque può provarci e riuscire a battere Renzi”.

Nelle stesse ore su Il Giornale si sottolinea un assedio anti-Cav a Giorgio Napolitano affinché non conceda la grazia a Berlusconi.

Giorgio Napolitano è assediato. A questo punto, più che dai pidiellini insoddisfatti, da un’intellighenzia di sinistra che non gli perdona le aperture tra le righe, le piccole concessioni, ipoteche per il futuro al condannato Silvio Berlusconi. Il non detto pesa più del detto. E quelle che per il centrodestra sono speranze flebili, per gli intellettuali della sinistra sono affronti impronunciabili.

Marco Travaglio è stato il più diretto, nell’editoriale del 14 agosto: «Mai – ha scritto il vicedirettore del Fatto Quotidiano – in tutta la storia repubblicana e pure monarchica, un capo dello Stato era mai intervenuto su una condanna definitiva di Cassazione». Paragonando poi il Quirinale a «un reparto di ostetricia geriatrica, con un viavai di giuristi di corte e politici da riporto travestiti da levatrici (…) curvi sull’anziano puerpero».

Una posizione molto critica è anche quella espressa nel commento a caldo di Lucia Annunziata sull’Huffington Post: «In nome della stabilità del governo – valuta la direttrice – ancora una volta il Paese, questa volta attraverso la sua massima istituzione, il Quirinale, risponde all’anomalia portata in politica due decenni fa dal conflitto di interessi di Silvio Berlusconi con una ennesima anomalia – accordando allo stesso Silvio Berlusconi, condannato per frode, una benevolente attenzione».

Ma nel pensatoio della sinistra di alto lignaggio c’è chi non si oppone invece al presidente della Repubblica. Napolitano? Non ha lasciato nessuna porta aperta, il problema non esiste. Sono parole senza appigli per Berlusconi quelle del capo dello Stato, riflette per esempio Stefano Rodotà: «Spiragli per la grazia nella nota di Napolitano? Non ne vedo, non ci sono le condizioni, tra tre anni non so cosa potrebbe accadere, ci potrebbe anche essere una situazione di emergenza umanitaria, ma oggi come oggi no», dichiarava ieri con freddezza in un’intervista a Radio Capital l’autorevole giurista e involontario «sfidante» di Napolitano alle Quirinarie.

Uno dei giuristi in politica più famosi, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, non muove un accenno di dissenso a Napolitano, ma il suo commento asettico parla più di mille dichiarazioni orientate: «Non ci sono i presupposti per la grazia». Basta «leggere cosa dice il codice e cosa dicono le norme».

Il governo terrà? Umore nero del Cavaliere

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Estate grigia e umore nero per il Cavaliere che ha già iniziato a far campagna elettorale facendo sfrecciare nei cieli italiani gli aerei che inneggiano a Forza Italia e a Silvio Berlusconi. Il governo terrà? I primi entusiasmi per la nota di Napolitano sono svaniti con la stessa rapidità con la quale a suo tempo si sono volatilizzati gli applausi del manipolo di aficionados che sostavano in via del Plebiscito, dopo le prime parole pronunciate dal giudice Esposito. «Il Dottore più legge quella nota e più si incazza», sostiene una delle più assidue frequentatrici telefoniche dell’ex presidente del Consiglio.

Intanto il Cavaliere mastica amaro: non ci sta a chiedere la grazia perché significa accettare «una sentenza ingiusta». Non ci sta a decadere da senatore perché «mi farebbero a fette tutte le procure». Non ci sta ad essere dichiarato incandidabile per due se non sei anni come vorrebbe la legge-Severino. Soprattutto non ci sta a garantire la sopravvivenza del governo sino al 2015, come vorrebbero il presidente della Repubblica e del Consiglio, «mentre io dovrei stare a raccontare storielle in un centro anziani o di recupero di tossicodipendenti». Mastica amaro, l’ex premier, mentre lascia ai suoi consulenti il tempo per cercare una soluzione che lo costringa magari anche all’affidamento ai servizi sociali, ma garantendogli che comunque la pena accessoria verrà estinta assieme a quella principale.
Ieri pomeriggio, a sgomberare i dubbi sulle reali attese del Cavaliere, ha provveduto il ministro Gaetano Quagliariello spiegando a tutti, Colle compreso, che la tenuta del governo sino al 2015 è tutta da costruire perché sarebbe impossibile per i ministri del Pdl restare in un esecutivo dove la maggioranza si divide in giunta sul destino politico del leader del secondo partito di maggioranza. In buona sostanza un altolà indirizzato a palazzo Chigi e al Quirinale – da uno dei ministri del Pdl da sempre più sensibile alle ragioni del Colle – al Pd e a tutti coloro che immaginano un futuro politico del Pdl senza Berlusconi, o con Berlusconi fuori dal Parlamento, nonostante per anni abbiano sostenuto che sia Forza Italia che il Pdl non fossero altro che «partiti di plastica» senza propria autonomia. Un avvertimento che serve anche a ricompattare un partito che si stava pericolosamente spaccando tra falchi e colombe.

Tra quelli con l’auto blu ministeriale e coloro che sono sicuri di guadagnarsela sul campo, magari dopo un passaggio elettorale che «metterà a tacere i cacadubbi come nel 2008 e nel 2013». Anche se il Pdl è normalizzato ed è lontano il tempo dei “coraggiosi” del Teatro Olimpico, a Berlusconi restano però tutti i dubbi su ciò che potrebbe succedere una volta affossato il governo Letta. La prospettiva del voto è tutt’altro che certa e le incognite restano alte anche per la tenacia con la quale il Capo dello Stato insegue la riscrittura della legge elettorale. Nel Pdl c’è chi cerca di prendere tempo nella Giunta per le immunità del Senato tentando di arrivare ad ottobre nella speranza che il Quirinale aiuti la ricerca di «una soluzione politica» che difficilmente ci sarà. Ma il Cavaliere comincia a sospettare anche di questi «tentativi dilatori» che gli vengono suggeriti dall’interno del Pdl da coloro che sperano di poter chiudere anche la finestra elettorale autunnale.

PAURE Stretto nell’angolo e preoccupato anche per il destino delle proprie aziende in caso di crisi di governo, Berlusconi lascerà ancora fare i suoi avvocati per qualche altro giorno ancora, ma non ci sta a restare per lungo tempo senza lo scudo parlamentare ed in balia di procure che – a suo dire – potrebbero convocarlo a raffica o disporre perquisizioni in ogni dove. Contestare l’applicabilità della legge-Severino resta quindi l’ultimo baluardo della difesa dietro il quale ieri l’ex Guardasigilli Nitto Palma ha provato a riparare il Cavaliere che però non si fida più delle promesse e senza soluzione politica è pronto a giocarsi il tutto per tutto facendo saltare il banco.

Nuti, M5S, un’ariete contro il Colle? “L’Italia non ha più il Presidente”

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Dopo la nota sul caso Silvio Berlusconi, l’M5S, attraverso il suo capogruppo Riccardo Nuti attacca il Presidente della Repubblica:

“Secondo me l’Italia non ha più un Presidente della Repubblica. Un Presidente della Repubblica dovrebbe dire basta a queste indecenze e non incitarle!”.

Nuti aggiunge anche:

“Come può un Presidente della Repubblica avallare delle riforme costituzionali derogando la Costituzione stessa? Come può definire che questo Governo sta facendo cose importanti quando ha solo effettuato rinvii e i cittadini percepiscono il nulla da questa azione lodata da Napolitano? Come può un Presidente della Repubblica chiedere a questo governo una riforma della Giustizia? Un governo ricattato da un condannato per frode fiscale, un corruttore (processo Mills), e con in corso altri processi, dovrebbe riformare la giustizia?”

Il Colle richiama alla responsabilità e la sentenza deve essere applicata

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“Governo prosegua, crisi sarebbe fatale, no instabilità”, serve un’azione di governo per il rilancio dell’economia” Queste le prime parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che in una nota è intervenuto dopo giorni di polemiche, relative alla sentenza della Cassazione sul processo Mediaset.
“Di una sentenza definitiva non si può che prendere atto e applicarla – poi aggiunge Napolitano –  al riguardo nessuna domanda mi è stata indirizzata”. Parole che lasciano intendere che non sia arrivata alcuna richiesta ufficiale di grazia, per il momento. Nella nota è anche scritto che per Silvio Berlusconi sarebbe “escluso il carcere, ci sono norme che sanciscono alternative”. E sulle ricadute politiche della sentenza aggiunge: “Toccherà a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l’ulteriore svolgimento, nei modi che risulteranno legittimamente possibili, della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovrà essere la considerazione della prospettiva di cui l’Italia ha bisogno”.

In sostanza Napolitano espone i fatti, richiama al senso di responsabilità, alle necessità del Paese. La sentenza si deve applicare, ma resta ancora l’incognita relativa all’incandidabilità di Berlusconi.

Oggi Marina Berlusconi aveva ribadito il suo secco “no” alla politica, quindi il “trono” sembra per il momento non avere un erede. L’Italia è in vacanza ma a Forza Italia, al Colle e al Governo le acque sono turbolente.

 La nota completa è la seguente:

“La preoccupazione fondamentale, comune alla stragrande maggioranza degli italiani, è lo sviluppo di un’azione di governo che, con l’attivo e qualificato sostegno del Parlamento, guidi il paese sulla via di un deciso rilancio dell’economia e dell’occupazione. In questo senso hanno operato le Camere fino ai giorni scorsi, definendo importanti provvedimenti; ed essenziale è procedere con decisione lungo la strada intrapresa, anche sul terreno delle riforme istituzionali e della rapida ( nei suoi aspetti più urgenti ) revisione della legge elettorale. Solo così si può accrescere la fiducia nell’Italia e nella sua capacità di progresso. Fatale sarebbe invece una crisi del governo faticosamente formatosi da poco più di 100 giorni; il ricadere del paese nell’instabilità e nell’incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilità di ripresa economica finalmente delineatesi, peraltro in un contesto nazionale ed europeo tuttora critico e complesso.

Ho perciò apprezzato vivamente la riaffermazione – da parte di tutte le forze di maggioranza – del sostegno al governo Letta e al suo programma, al di là di polemiche politiche a volte sterili e dannose, e di divergenze specifiche peraltro superabili.

Non mi nascondo, naturalmente, i rischi che possono nascere dalle tensioni politiche insorte a seguito della sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi. Mi riferisco, in particolare, alla tendenza ad agitare, in contrapposizione a quella sentenza, ipotesi arbitrarie e impraticabili di scioglimento delle Camere.

Di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto. Ciò vale dunque nel caso oggi al centro dell’attenzione pubblica come in ogni altro.

In questo momento è legittimo che si manifestino riserve e dissensi rispetto alle conclusioni cui è giunta la Corte di Cassazione nella scia delle valutazioni già prevalse nei due precedenti gradi di giudizio; ed è comprensibile che emergano – soprattutto nell’area del PdL – turbamento e preoccupazione per la condanna a una pena detentiva di personalità che ha guidato il governo ( fatto peraltro già accaduto in un non lontano passato ) e che è per di più rimasto leader incontrastato di una formazione politica di innegabile importanza. Ma nell’esercizio della libertà di opinione e del diritto di critica, non deve mai violarsi il limite del riconoscimento del principio della divisione dei poteri e della funzione essenziale di controllo della legalità che spetta alla magistratura nella sua indipendenza. Né è accettabile che vengano ventilate forme di ritorsione ai danni del funzionamento delle istituzioni democratiche.

Intervengo oggi — benché ancora manchino alcuni adempimenti conseguenti alla decisione della Cassazione — in quanto sono stato, da parecchi giorni, chiamato in causa, come Presidente della Repubblica, e in modo spesso pressante e animoso, per risposte o “soluzioni” che dovrei e potrei dare a garanzia di un normale svolgimento, nel prossimo futuro, della dialettica democratica e della competizione politica.

A proposito della sentenza passata in giudicato, va innanzi tutto ribadito che la normativa vigente esclude che Silvio Berlusconi debba espiare in carcere la pena detentiva irrogatagli e sancisce precise alternative, che possono essere modulate tenendo conto delle esigenze del caso concreto.

In quanto ad attese alimentate nei miei confronti, va chiarito che nessuna domanda mi è stata indirizzata cui dovessi dare risposta.

L’articolo 681 del Codice di Procedura Penale, volto a regolare i provvedimenti di clemenza che ai sensi della Costituzione il Presidente della Repubblica può concedere, indica le modalità di presentazione della relativa domanda. La grazia o la commutazione della pena può essere concessa dal Presidente della Repubblica anche in assenza di domanda. Ma nell’esercizio di quel potere, di cui la Corte costituzionale con sentenza del 2006 gli ha confermato l’esclusiva titolarità, il Capo dello Stato non può prescindere da specifiche norme di legge, né dalla giurisprudenza e dalle consuetudini costituzionali nonché dalla prassi seguita in precedenza. E negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda quale prevista dal già citato articolo del C.p.p.. Ad ogni domanda in tal senso, tocca al Presidente della Repubblica far corrispondere un esame obbiettivo e rigoroso — sulla base dell’istruttoria condotta dal Ministro della Giustizia — per verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che senza toccare la sostanza e la legittimità della sentenza passata in giudicato, possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull’esecuzione della pena principale. Essenziale è che si possa procedere in un clima di comune consapevolezza degli imperativi della giustizia e delle esigenze complessive del Paese.

E mentre toccherà a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l’ulteriore svolgimento – nei modi che risulteranno legittimamente possibili – della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovrà essere la considerazione della prospettiva di cui l’Italia ha bisogno. Una prospettiva di serenità e di coesione, per poter affrontare problemi di fondo dello Stato e della società, compresi quelli di riforma della giustizia da tempo all’ordine del giorno. Tutte le forze politiche dovrebbero concorrere allo sviluppo di una competizione per l’alternanza nella guida del paese che superi le distorsioni da tempo riconosciute di uno scontro distruttivo, e faciliti quell’ascolto reciproco e quelle possibilità di convergenza che l’interesse generale del paese richiede. Ogni gesto di rispetto dei doveri da osservare in uno Stato di diritto, ogni realistica presa d’atto di esigenze più che mature di distensione e di rinnovamento nei rapporti politici, sarà importante per superare l’attuale difficile momento”.

Il giudice Esposito querela Il Giornale?

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Come viene riportato da Il Giornale, il giudice Antonio Esposito, al centro della bufera dopo l’intervista rilasciata a Il Mattino avrebbe querelato il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti. In un articolo a firma di Massimo Malpica e di Patricia Tagliaferri si legge tra l’altro:

Esposito promette querela. L’annuncio non lo fa di persona, ma si nasconde dietro l’associazione Antonino Caponnetto di cui è presidente onorario (e che sulla pagina Facebook «si stringe intorno al suo presidente e ai suoi familiari vittime di una campagna vergognosa e diffamatoria dopo la sentenza di condanna emessa a carico di Berlusconi»). In pratica tira in ballo una colonna della lotta alla mafia per ribadire quello che il Giornale in realtà non ha mai nascosto, e cioè che la sezione disciplinare del Csm lo ha sempre ritenuto estraneo a tutte le accuse. O meglio, a quasi tutte, visto che il 7 aprile del ’94 il plenum del Csm approvava a maggioranza la proposta di trasferimento d’ufficio dell’allora pretore di Sala Consilina, che venne destinato alla Corte d’Appello di Napoli nonostante lui avesse fatto presente che l’adozione del provvedimento gli avrebbe causato danni incalcolabili, ledendo irreversibilmente il suo onore e il suo prestigio professionale e denunciando che la relativa procedura sarebbe stata condotta con spirito persecutorio e diffamatorio nei suoi confronti, in esecuzione di un disegno comune ai convenuti».

I suoi colleghi, insomma, conoscevano l’intreccio di interessi tra il pretore e la vita sociale ed economica di Sapri. E per questo lo hanno trasferito. Nell’ultima seduta del Csm i consiglieri ne hanno parlato a lungo, anche scontrandosi sulle diverse interpretazione di certi episodi. Ma alla fine sono stati d’accordo sul fatto che «la presenza ultraventennale di Esposito nella pretura di Sala Consilina e il suo coinvolgimento nella gestione dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) hanno determinato una situazione particolare che ha accresciuto il suo potere fino a dar luogo a qualcosa di diverso e di incompatibile con la funzione di pretore dirigente». 

Sulla scuola di formazione i consiglieri si soffermano a lungo, ipotizzando che il particolare tenore di vita del magistrato che risultava «proprietario di un villino a Roma, di una Jaguar e di un motoscafo avallassero l’ipotesi che l’Ispi avesse consentito la realizzazione di guadagni nell’ordine di centinaia di milioni, come sembrerebbe potersi evincere dai costi di iscrizione e dalle rette di frequenza». Alla fine è stata proprio la gestione dell’Ispi a determinare il trasferimento. «Dovrebbe essere provato – si legge nel provvedimento – che Esposito svolga attività ulteriori rispetto a quella dell’insegnamento per il quale è stato autorizzato dal Csm». E come emerge dagli accertamenti del capitano dei carabinieri Ferdinando Fedi. «Esposito – scrivono i consiglieri – poteva essere reperito sistematicamente presso i locali della scuola e i collegamenti con l’Ispi venivano tenuti anche in pretura. Pure i carabinieri a volte dovevano attendere perché nello studio del pretore erano a colloquio delle studentesse della scuola stessa».

Il Giornale chiede quindi di far chiarezza sui nastri dell’intervista, mentre il giudice, sentendosi diffamato, querela il quotidiano. In un clima di tensione i meccanismi fra media e giustizia sembrano arrivati a un punto di rottura… al centro ancora una volta c’è Silvio Berlusconi e la politica italiana, anche se questa volta in gioco sembra esserci il futuro del nostro Paese. Se il governo Letta non riuscirà ad avere i numeri per portare avanti le riforme, l’autunno, ma soprattutto l’inverno potrebbero rappresentare un punto di non ritorno per l’economia e per la società italiana.

 

Secondo la Biancofiore, gli italiani sarebbero “in love” con Berlusconi

micaela-biancofiore-bbc-tuttacronacaSta facendo il giro della rete il video dell’intervista che Michaela Biancofiore ha rilasciato alla Bbc e durante la quale , oltre a esternare tutto il suo amore per Berlusconi, ha contestato la sentenza di condanna a 4 anni di reclusione. Ma non solo: si è spinta a dichiarare che gli italiani sarebbero “in love” con Berlusconi nonchè convinti della sua innocenza: “The italian people are in love with Silvio Berlusconi because he is an innocent, he’s not a deliquent”. Tra l’altro esprimendosi in una forma elementare e non propriamente corretta: la frase sarebbe dovuta suonare come “he’s not a criminal” o “he’s not a tax dodger”.

Berlusconi in carcere… femminile! Il plastico tedesco

Berlusconi-carcere-femminile-tuttacronacaAl Minatur Wunderland di Amburgo, in Germania, è possibile ammirare centinaia di miniature. Lo spazio espositivo che sorge in pieno centro ha anche una pagina Facebook, su cui oggi è comparsa una foto intitolata: “Silvio Berlusconi, un compromesso è stato trovato: la prigione è femminile”. Nell’immagine si vede l’anteprima del modellino realizzato a mano e, come tutti gli altri, in versione gigante, che raffigura l’ex premier mentre arriva, con una valigia in mano, in una prigione femminile.

Il caso Esposito visto dalla Cassazione: Santacroce intervista inopportuna

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«In linea generale, come più volte ribadito anche dalla nostra Giunta, è decisamente poco opportuno che un magistrato titolare di un procedimento rilasci dichiarazioni alla stampa su un proprio processo, soprattutto se di grande eco mediatica». Ma in questo caso, «trattandosi di una sentenza già pronunciata ed irrevocabile, quanto pubblicato non può produrre alcuna conseguenza di carattere processuale». Così il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, commenta le polemiche innescate dall’intervista al Mattino del presidente della sezione feriale della Cassazione, Antonio Esposito, sulla sentenza Mediaset.

Certe «regole di opportunità», spiega Sabelli, «devono valere soprattutto quando si è in presenza di processi sui quali c’è una grande attenzione mediatica: l’obiettivo è quello di evitare che si dia il ‘la’, come in questo caso, a polemiche fondamentalmente inutili». Nel caso in questione, però, «stiamo parlando di una sentenza irrevocabile: con la lettura del dispositivo si forma il giudicato e una volta che si forma il giudicato nessuna intervista può avere riflessi di natura processuale. Le parole del giudice Esposito hanno seguito questa sentenza, non l’hanno in alcun modo anticipata. E questo, secondo me, e a leggere rigorosamente la norma, esclude anche la possibilità di interventi di carattere disciplinare».

Un compito difficile quello di Sabelli  che improvvisamente si è trovato a dover fronteggiare una situazione inaspettata.

Arriva anche la smentita alla smentita:

Ma la replica del direttore del Mattino, Alessandro Barbano, non si è fatta attendere. «Posso assicurare voi e i miei lettori che l’intervista è letterale, cioè sono stati riportati integralmente il testo, le parole e le frasi pronunciate dal presidente di cui ovviamente abbiamo prova».
«Non posso commentare la smentita – ha detto Barbano intervenendo al programma di Rai Radio 1 ‘Start, la notizia non può attendere’ – ma posso commentare, di fronte a qualunque sede, che il presidente Esposito ha pronunciato esattamente le parole con la sintassi e la conseguenza logica con cui noi le abbiamo pubblicate».

Barbano ha sottolineato di avere la registrazione dell’intervista e ha proseguito: «Bisognerà capire perché questa smentita». E ancora: «Posso immaginare che il presidente della Cassazione abbia valutato a posteriori che, in qualche modo, spiegare le motivazioni della condanna prima di averla emessa possa avere per lui un ritorno non positivo. Però non è una colpa da attribuire ai giornalisti ma alla responsabilità e alla maturità di chi parla».

Ma chi è Antonio Esposito?

Secondo Il Giornale Antonio Esposito, padre di Ferdinando, reo di essere stato visto in alcune cene con l’imputata Nicole Minetti, avrebbe fatto “insabbiare”  la procedura disciplinare nei confronti del figlio.

Altri dettagli si possono apprendere leggendo l’articolo pubblicato poi da polisblog.it, che in parte riporta anche altre affermazioni de Il Giornale:

Saputo che Esposito doveva decidere del destino di Berlusconi, si è deciso di derubricare il tutto a “cena inopportuna” e niente sanzioni. Scrive il Giornale:

L’8 luglio viene fissata l’udienza del Cavaliere davanti alla Suprema corte per il 30 del mese e subito dopo, l’11 luglio, si fa sapere che il rampante pm di Milano non rischia nessuna azione disciplinare per la sua solo «inopportuna» cena al ristorante «Il Bolognese» del capoluogo meneghino con l’ex consigliera regionale che, all’epoca, doveva essere ancora giudicata nel processo Ruby bis, con Lele Mora ed Emilio Fede. Il procuratore generale, Gianfranco Ciani, dirama la notizia che sono state archiviate le accuse nate dalla segnalazione fatta a maggio del 2012 dal capo della procura di Milano, Edmondo Bruti Liberati.

Al di là del fatto che sia corretto derubricare le cene tra il pm e l’imputata e al di là dei dubbi – che il Giornale esprime – sulla figura di Ferdinando Esposito; sembra parecchio pretestuoso pensare che le due cose siano collegate al solo scopo di non macchiare la figura del giudice che avrebbe condannato Berlusconi. Anche perché le colpe dei figli non necessariamente devono ricadere sui padri. Ma comunque, Libero non vuole essere da meno; e così riesce a collegare addirittura il “licenziamento” di Vitaliano Esposito – ex procuratore generale della Corte di Cassazione, fratello di Antonio – voluto dal Pdl per il suo ruolo di garante ambientale dell’Ilva.

Una decisione, il licenziamento che conferma “l’incredibile vocazione all’hara-kiri che contrassegna il centrodestra italiano, sempre pronto a fare la cosa sbagliata al momento sbagliato” (nelle parole di Libero). Per la precisione, ecco il racconto della vicenda:

Mezz’ora prima che Antonio Esposito riunisse in Camera di Consiglio la sezione feriale della Corte di Cassazione che avrebbe reso definitiva la condanna di Silvio Berlusconi, il Pdl al Senato votava il licenziamento in tronco di Vitaliano Esposito, fratello del magistrato che aveva nelle sue mani il destino del Cavaliere

Nel cortocircuito politico-giudiziario che a partire da Berlusconi sembra ormai venir dato per scontato anche dai giornali di area le due cose non possono che essere direttamente collegate:

Vitaliano Esposito, fratello di Antonio ed ex procuratore generale della Corte di Cassazione, è stato nominato il 15 gennaio scorso dal premier Mario Monti e dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini, «garante dell’esecuzione delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione integrata ambientale per l’Ilva di Taranto». (…) Il 2 luglio un deputato di Matera del Pdl, Cosimo Latronico, depositava l’emendamento 1.83 che stabiliva: «È soppressa la figura del Garante e le relative funzioni sono trasferite al commissario (Enrico Bondi, ndr)» (…) Nessuno però nel partito del Cavaliere si è accorto di quanto stava avvenendo, e nemmeno nelle fila dell’esecutivo c’è stato qualcuno a cui è venuto il dubbio sull’opportunità di fare uno sgarbo di questo tipo alla famiglia Esposito.

Uno “sgarbo alla famiglia Esposito”, come se si parlasse di camorristi invece che di giudici dei ranghi più alti. Non male, per quei “moderati” che hanno in mente prima di tutto “la pacificazione” del paese.

Nell’estate torrida della giustizia, la Cassazione è nella bufera?

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Un’intervista al Mattino, che poi è stata rettificata avrebbe gettato ombre e dubbi sul giudice Antonio Esposito, presidente della sezione feriale della Cassazione che ha giudicato Silvio Berlusconi sul caso Mediaset. In quell’intervista il giudice Esposito avrebbe anticipato le motivazioni di quella sentenza, dicendo che Berlusconi, in realtà sapeva quanto accadeva in Mediaset circa la gestione dei diritti tv, e che quindi non è stato condannato in base al principio del “non poteva non sapere”.  Il giudice della Cassazione, secondo quanto riportato da Il Mattino, avrebbe affermato che si può essere condannati in base al presupposto che l’imputato non poteva non sapere. ”Potrebbe essere un’argomentazione logica, ma non può mai diventare principio alla base di una sentenza”. Quindi, parlando del motivo per cui si è giunti alla condanna, sottolinea nell’articolo: ”Tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva, tu non potevi non sapere, perché Tizio, Caio e Sempronio hanno detto che te lo hanno riferito. E’ un po’ diverso dal non poteva non sapere”.

Poi c’è stata la smentita e rettifica.

Nell’intervista il magistrato si sarebbe poi soffermato anche sulla tempistica della sentenza, chiarendo come non ci sia stata alcuna fretta: ”C’e’ un principio generale che attiene allo spirito della formazione della sezione feriale della Corte di Cassazione”, questo collegio di giudici ”serve ad evitare che i processi subiscano la condanna del tempo con la prescrizione”, quindi spiega ”a me come presidente della sezione feriale non restava altro che fissare la data in tempo non utile ma utilissimo e ravvicinato onde evitare la prescrizione”.

Infine, sulle polemiche nei suoi confronti, afferma: ”Non rispondo perché chiederò ad altre sedi la tutela della mia onorabilità”. Riguardo alle parole del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, dopo la sentenza, Esposito afferma: ”Sono sempre di saggezza istituzionale e rigore costituzionale”.

In questa torrida estate della giustizia, la Cassazione è nella bufera?

La Santanché vuole mandare tutti in carcere: prima Sallusti ora Silvio!

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Secondo Daniela Santanchè, Silvio Berlusconi non chiederà “né gli arresti domiciliari, né la messa in prova, né l’affidamento ai servizi sociali. Berlusconi va in carcere, gli italiani devono sapere che si mette in carcere un uomo come Silvio Berlusconi”. Sulla possibile richiesta della grazia al presidente Napolitano, la Santanché aggiunge che “al Colle non abbiamo chiesto nulla, non siamo abituati a chiedere ma a dare”.

Putin arriva a Roma per incontrare il suo amico condannato!

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“Vladimir Putin, il presidente della Russia, è arrivato a Roma per incontrarsi con il suo grande amico Silvio Berlusconi”. Lo riferisce in esclusiva la Stampa.  Queste le parole del quotidiano torinese:

Come è noto, non si contano gli incontri tra i due, molti dei quali riservati, tanto che l’ambasciata Usa a Roma ha dedicato al rapporto Putin-Berlusconi una preoccupata attenzione. Al riguardo, tra Roma e Washington ci sono stati diversi cablo negli anni, poi disvelati da Wikileaks.

Evidentemente gli ultimi rovesci giudiziari hanno convinto Putin a non far mancare il suo appoggio morale all’amico italiano. I due ceneranno assieme stasera.

L’ultimo incontro tra i due risale al 14 luglio scorso. In quell’occasione  fu il Cavaliere a volare in Russia per una visita privata al leader del Cremlino per una “visita privata” a Sochi.

Aggiornamento 5 agosto 2013, 18.38: L’ambasciata russa ha smentito la notizia data dalla Stampa che Putin fosse a Roma per incontrare l’ex premier Silvio Berlusconi.

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Berlusconi dal bunga bunga al bondage?

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Il presidente della Commissione di Vigilanza Rai e deputato del M5S Roberto Fico, in apertura del videoforum su Repubblica.it ha affermato:

“Napolitano dopo la sentenza di Berlusconi ha espresso la volontà di fare la riforma della giustizia: lo trovo gravissimo. Secondo noi questo è impossibile”.

Sempre Fico ha sottolineato che quello del presidente della Repubblica “È stato un comportamento poco decoroso ed è normale che ora il Pdl faccia pressing perché ora ci sia la riforma”.

Il deputato pentastellato ha poi posto l’attenzione sull’immensa copertura politica di Silvio Berlusconi:  “Sui giornali si legge delle tensioni, della destra opposta alla sinistra, ma la situazione reale non è questa: Berlusconi ha la più grande copertura politica che è il Pd. In Parlamento c’è una calma piatta: l’ultimo esempio è l’emendamento appena presentato dal Movimento 5 stelle contro la legge Salva-Previti: Pd e Pdl hanno votato entrambi no e questo è incredibile. Lo scontro di cui leggiamo non c’è”. Per Fico Pd e Pdl “fanno un gioco erotico estremo molto pericoloso che si chiama bondage: con una corda al collo si stringono e si lasciano l’uno con l’altro fino a quando non muore prima l’uno e poi l’altro”.

Fico conclude:  “Il Pdl è più trasparente. Il Pd, che ha una storia e un’ideologia, non è più quello che dice di essere. È il Pd che governa con un condannato per frode, mica il Movimento 5 Stelle. Il Pd è subdolo, strisciante e falso”.

“IRRESPONSABILI!”, il grido dal Quirinale

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“Parole irresponsanbili”. Giorgio Napolitano non parla ufficialmente ma lascia trapelare tutta la sua rabbia per le parole di Sandro Bondi che, parlando in difesa di Silvio Berlusconi aveva evocato, tra le altre cose, il rischio di una guerra civile.

Giorgio Napolitano è appena rientrato a Roma dalla Val Pusteria, e a quanto si apprende, nonostante le sollecitazioni del Pdl, non ha in programma alcun incontro.

Una dichiarazione quella del presidente della Repubblica che non ferma Bondi che replica. “Non mi farò chiudere la bocca da nessuno, neppure da un comunicato del Quirinale. E non accetto di essere indicato come un irresponsabile. I veri irresponsabili sono quelli che hanno fatto precipitare la situazione fino a questo punto”.

Gli italiani ritroveranno il governo al ritorno dalle vacanze?

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E’ agosto e molti italiani si concedono sabbia, città d’arte e viaggi all’estero, anche se quest’anno la morsa della crisi ha dissuaso molti cittadini dalle spese folli delle ferie… ma in questo sabato di solleone molti si sono concessi un tuffo refrigerante almeno nella piscina del quartiere. Chi è al lavoro? I vertici del Pdl, la politica italiana e i media pronti a pubblicare qualsiasi dichiarazione che possa chiarire quanto sta affondando l’esecutivo Letta. Il governo è al giro di boa? Dalle ultime indiscrezioni pubblicate un’ora fa da Il Giornale, la barca del governo imbarca acqua minuto dopo minuto. Un’emorragia procurata da una falla che si è aperta dopo che la Cassazione si è posta come un iceberg su cui si sta schiantando e dilaniando la politica italiana. Il senso di responsabilità invocato da Letta e dal presidente Napolitano sembra essersi sciolto come neve al sole e ora restano solo le sferzanti parole che ustionano e inceneriscono come un incendio in piena estate.

E non è certo “Il Giornale” a buttare acqua sul fuoco parlando già di crisi profonda e di avvicendamento al timone tra Silvio e sua figlia Marina:

“il termometro dell’aria che tira a Palazzo Grazioli. «Elezioni al più presto – è il ragionamento fatto in alcune delle riunioni della giornata – e, se necessario, con Marina in prima linea». Già, perché sarebbe proprio la figlia primogenita – come più volte ipotizzato, anche in questi ultimi giorni – a raccogliere il testimone nel caso il Cavaliere fosse incandidabile. Per due ragioni: perché è l’unica di cui davvero si fida fino in fondo e perché questo consentirebbe di mantenere sulla scheda elettorale la dicitura «Berlusconi presidente». Sempre che l’ex premier riesca a vincere la sua riluttanza a «buttare Marina nella mischia», con il rischio se non la certezza che «la procura di Milano inizierebbe ad occuparsi a tempo pieno anche di lei». L’argomento è oggetto di un lungo pranzo a via del Plebiscito cui partecipano tra gli altri Gianni Letta, Angelino Alfano, Denis Verdini, Renato Brunetta, Daniela Santanché, Marina e il secondogenito Piersilvio. E per tutta la giornata proseguono i gabinetti di guerra, con i figli di seconde nozze Eleonora e Luigi che anche loro arrivano a Palazzo Grazioli.
Chi ha occasione di vedere Berlusconi lo racconta piuttosto reattivo, decisamente più tonico di giovedì sera. Certamente nell’incontro con i deputati e i senatori è lui il più lucido di tutti, con alcuni ministri che arrivano a commuoversi e altri che non fanno che parlare al passato quasi si trattasse di un commiato”.

Sandro Bondi, uno dei più miti del Pdl stavolta attacca duro: o la grazia per Berlusconi o la guerra civile. In una nota Bondi scrive:

“O la politica è capace di trovare delle soluzioni capaci di ripristinare un normale equilibrio fra i poteri dello Stato e nello stesso tempo rendere possibile l’agibilità politica del leader del maggior partito italiano oppure l’Italia rischia davvero una forma di guerra civile dagli esiti imprevedibili per tutti”.

In un clima di tensione, polemica e violenza verbale si consumerà l’ultimo tuffo di un Paese allo sbando? Gli italiani ritroveranno il governo al ritorno dalle vacanze?

Il popolo del Cavaliere scende in piazza per la Libertà del suo leader

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Il Popolo della Libertà costretto a scendere in piazza per una manifestazione di solidarietà a Berlusconi, dopo che la sentenza della Cassazione ha reso definitiva la pena dell’ex premier… sembra proprio che si sia arrivati a una svolta e il Pdl dovrà per forza cambiare nome ora che Berlusconi non ha più la libertà, meglio Forza Italia che allontani dalla mente degli italiani la condanna subita.

La mobilitazione ci sarà anche se i dettagli si conosceranno solo nelle prossime ore, ci si auspica che lo stesso pregiudicato ne prenda parte. L’appuntamento dovrebbe essere a Piazza della Repubblica, per poi convergere alle 18, salvo cambi di programma, a Piazza Santi Apostoli.

 

Stefano Fassina “BASTA RICATTI”

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Stefano Fassina (Pd) afferma in una nota che “se i ministri Pdl sono convinti delle loro ragioni si dimettano. Basta minacce e ricatti. Il Pd non si fa ricattare”. Sull’annuncio di Alfano delle possibili dimissioni dei ministri Pdl, il viceministro dell’Economia sottolinea che il vicepremier “si comporta come se la presenza del Pdl al governo fosse un favore al Pd, mentre il Pd cerca di affrontare le emergenze dell’ Italia”.

Ore contate? Si chiede la Grazia… fra poco si prega Dio?

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Solo un mese fa, dopo che il quotidiano Libero, aveva parlato della possibilità che Napolitano aveva di poter concedere la grazia a Silvio Berlusconi, arrivando perfino ad aggiungere in un occhiello a un articolo “solo Napolitano può salvare la democrazia con un’iniziativa straordinaria ad personam”, ambienti vicini al Quirinale avevano avuto una secca reazione “queste speculazioni ,su provvedimenti di competenza del Capo dello Stato, in un futuro indeterminato, sono un segno di analfabetismo e sguaiatezza istituzionale”. Ma la questione della grazia non è affatto chiusa. Una fonte che ha partecipato all’incontro tra Berlusconi e i gruppi parlamentari del Pdl a Montecitorio avrebbe riferito:

“Schifani ha detto: ‘Ci muoveremo a breve, io e Brunetta, perché ti possa essere restituito, nel rispetto della Costituzione, caro presidente, quella libertà, quello che ti spetta per la tua storia, per quello che hai fatto per il Paese, per ottenere quindi da Napolitano il ripristino dello stato di democrazia che questa sentenza ha alterato”, ha detto la fonte.

“Brunetta ha detto: ‘Se alla nostra richiesta di grazia non ci fosse risposta positiva, tutti sappiamo quello che occorre fare: difendere la democrazia nel nostro Paese”, ha aggiunto la fonte, precisando che i parlamentari hanno rimesso il proprio mandato nelle mani dei capigruppo.

In un clima di incertezza sembra sempre più probabile, anche se non auspicabile, un ritorno alle urne, seguito, se non preceduto, da un possibile colpo a sorpresa che potrebbe partire proprio al Colle. E’ davvero vicina la troika o è solo l’ennesima carta gioca da un governo in seria difficoltà che sembrerebbe avere le ore contate?

Condannato all’attacco: riforme giustizia o voto. E’ crisi?

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La miglior difesa è l’attacco e così Berlusconi non si tira indietro e dopo la guerra dei 20 anni che si è conclusa con una sconfitta, torna a indire una nuova battaglia. «Fango» gettato «su di me e sulla mia famiglia», questa «non non si può chiamare giustizia». L’ex premier non accetta la sentenza della Cassazione e rilancia «Sentenza basata sul nulla per eliminarmi».  Ora la nuova parola d’ordine è “riforma della giustizia”. Berlusconi spiega che farla è «un dovere» a cui non ci si può sottrarre e per questo «siamo pronti a nuove elezioni». Un messaggio chiaro, ribadito poco dopo da Alfano: «Per difenderci siamo pronti a presentare le dimissioni dal governo». E’ crisi?

BEPPE GRILLO: chiusura completa per Beppe Grillo a qualsiasi ipotesi di riforma della Giustizia fatta con il Pdl. “Nessuno si azzardi a modificare la Giustizia insieme al partito capeggiato da un delinquente”, scrive infatti il leader del Movimento 5 Stelle sul suo blog. “Il M5S non starà a guardare, né si limiterà a interpellanze parlamentari, ma mobiliterà i suoi elettori. La Costituzione non si tocca. Messaggio inviato. Quirinale. Messaggio inviato”. “Le coincidenze non esistono e questa fretta di riformare la Giustizia dopo la condanna di Berlusconi è altamente sospetta. Letta Nipote la vuole. Servirebbe a tirare a campare. Capitan Findus Letta ama Berlusconi, grazie a lui è diventato presidente del Consiglio, senza diventerebbe come la descrizione che Bossi diede di Miglio ‘una scoreggia nello spazio’, ha persino invitato a votarlo al posto del M5S alle elezioni politiche ‘Meglio il Pdl piuttosto che il M5S'”, scrive Grillo nel suo post, intitolato ‘Il Fantino della Repubblica’ corredato da fotomontaggio di un Berlusconi sorridente che sprona da una biga un cavallo da corsa con il volto del premier Enrico Letta. “Deve tenere il pallino del governo delle larghe intese voluto da Napolitano. Difficile ritornare nel retrobottega a giocare a Subbuteo invece di fare annunci quotidiani, puntualmente disattesi, con tweet ripresi in modo entusiasta da tutti i giornalai nostrani. I famosi Lecca Letta”, è la stilettata di Grillo, secondo il quale “la condanna per frode fiscale per Mediaset ha una conseguenza. La revoca delle concessioni delle frequenze televisive nazionali che non possono essere assegnate a un pregiudicato. Per le sue comparsate a reti unificate gli resteranno sempre le reti Rai a guida pdmenoellina”. “C’è però un’altra revoca quella di Cavaliere della Repubblica, un titolo impensabile per un condannato. Potrebbe essere sostituito da Fantino della Repubblica, più appropriato”, continua il leader di M5S precisando come “accanirsi contro Berlusconi sia però ingeneroso. In 20 anni non ha fatto tutto da solo”. Per questo, è la sua conclusione, “questo governo e questo parlamento non sono legittimati a modificare le regole del gioco. La Costituzione non può in alcun modo essere modificata da un partito di nominati guidati da un pregiudicato”.

 

 

 

Da un sacco bello a un SACCO SILVIO! Il videomessaggio diventa ironico

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Il videomessaggio di Silvio è ancora un tema di dibattimento, ma c’è chi la butta sull’ironia. Così mentre Pdl e Pd s’interrogano c’è invece chi si diverte a scherzare e mette in rete un video che ricalca quello del celebre film di Carlo Verdone “Un sacco bello” che per l’occasione diventa “Un sacco Silvio”…

Naufragio all’italiana: Berlusconi veste i panni di Schettino

berlusconi-schettino-liberation-tuttacronacaLa notizia della condanna di Berlusconi ha fatto il giro del mondo apparendo sulle prime pagine di molti quotidiani. Tra questi anche il francese Liberation che ha intitolato il pezzo: “Naufrage à l’italienne”, con tanto di foto dell’ex-premier in versione comandante, un chiaro riferimento a Schettino che, dopo il naufragio della Costa Concordia, secondo alcuni stranieri e non, sarebbe diventato il simbolo internazionale dei disastri made in Italy. Del resto la Francia se ne intende a sua volta di “mala-navigazione” e, per questa volta, il quotidiano di sinistra ha volto lo sguardo al nostro Paese invece di ricordare gli scandali che hanno riguardato la gestione Sarkozy, il caso di Jerome Cahuzac, ministro delle Finanze del Governo socialista di Francois Hollande che si è dimesso per aver espatriato capitali all’estero sottraendoli al fisco nazionale.

L’ironia della Cnn sul Cavaliere: la gallery di scatti “stravaganti”

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In un articolo che riporta la notizia del videomessaggio del Cavaliere Berlusconi, la Cnn, ha messo una gallery con alcuni scatti “stravaganti” del ex premier italiano.

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La scelta di abbinare una simile raccolta fotografica con un articolo dal tono serio e pacato che ripercorre le parole scandite in modo severo da Berlusconi in quello che da molti è stato definito quasi un “messaggio alla nazione” non poteva passare certamente inosservato.

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Sentenza Mediaset… il giorno dopo

berlusconi-condannato-tuttacronacaIl giorno dopo la sentenza del processo Mediaset, vari esponenti della vita politica italiana prendono la parola per analizzare quanto accaduto. Tra gli altri Mara Carfagna, intervistata da Libero: “Le vicissitudini giudiziarie di Silvio Berlusconi non saranno un problema per il governo. Il governo esiste per affrontare e risolvere i problemi degli italiani, per quello deve continuare a lavorare”. E aggiunge: “Fibrillazioni nell’esecutivo? Non le causerà di certo il Pdl. E Letta saprà certamente gestirle. Del resto è indubitabile che questa operazione giudiziaria era finalizzata a colpire anche lui”. Ma la delusione resta: “E’ giusto manifestare il nostro disappunto. La sentenza vuole essere un colpo mortale non a un uomo solo, ma a un simbolo, il leader politico più influente e longevo che l’Italia abbia mai avuto. E’ un siluro lanciato a un pezzo importante del nostro Paese”. Tuttavia “questa rabbia, che oggi abbiamo tutti, non deve tracimare, non bisogna perdere di vista il core business di un partito: il bene degli italiani”. Per l’ex ministro, Berlusconi “di certo non lascerà ora: non se n’è andato prima, a godersi i soldi guadagnati in decenni di lavoro come qualcuno gli consigliava di fare, non lo farà oggi. Noi tutti proseguiremo nel nostro lavoro, col suo programma e facendo tesoro dei suoi preziosi consigli: contrariamente a quanto si dice, nessuno ha creato una classe di giovani dirigenti politici come ha saputo fare lui negli anni. Poi tornerà e vinceremo”.

Il viceministro dell’Economia Stefano Fassina interviene invece su La Stampa: “L’Italia resta su un crinale molto pericoloso e una crisi di governo ora vorrebbe dire quasi automaticamente arrivare a un programma con la troika, con conseguenze pesanti sulle condizioni di vita delle persone. Quelli che sperano di arrivare a Palazzo Chigi dopo Letta si troverebbero in un contesto molto poco gradevole”, e auspica “da parte del Pdl un comportamento maturo, che tenga al centro gli interessi del Paese e non Silvio Berlusconi”. Continua quindi: “E’ evidente che il nostro senso di responsabilità non può arrivare a coprire attacchi alla magistratura o altri sconfinamenti rispetto alle regole parlamentari. Il Pdl deve essere consapevole che un comportamento fuori misura determinerebbe conseguenze serie per il governo e per il Paese”. Per Fassina quello della sottosegretaria Michaela Biancofiore, che ha rimesso il mandato nelle mani di Berlusconi, “è un brutto segnale, perché significa non riuscire a tenere separata la vicenda personale di Berlusconi dal Paese”.

Per Pippo Civati, intervistato da Repubblica e Tempo, bisogna mirare a una nuova legge elettorale fin da subito: “Non penso che il governo vada buttato giù domani mattina. Letta non se lo merita. Facciamo la legge elettorale, con o senza Pdl, inquadriamo la legge di stabilità e finiamola lì”. E spiega: “serve una exit strategy, tempi più brevi, meno ambizioni e un ritorno alle elezioni nei prossimi mesi, non tra due anni”. “Questi compagni di viaggio non riusciamo più a sostenerli. Il Pd non implode ma non è il momento dei giri di parole, occorre una linea più chiara. Questa sentenza è un fatto di straordinaria gravità. Se fossimo stati all’opposizione, ne avremmo dette di tutti i colori”. E ancora: “Il Pd ha speso tutta la sua credibilità sulle larghe intese che ora hanno un equilibrio precario, insostenibile. Dal segretario Epifani non voglio parole tranchant, voglio chiarezza sulla durata e la modalità di questo governo. Bisogna trovare una onorevole via d’uscita”.
Gianfranco Rotondi, parlamentare del Pdl, parla invece con il Mattino per spiegare che “Rispettare le sentenze non vuol dire non attaccarle. Ma sono certo, conoscendolo, che se la situazione porterà verso quella strada Berlusconi sceglierà di andare in carcere. Sono assolutamente convinto che non è tipo da cercare scorciatoie”. Quindi prosegue “è una sconfitta non solo per noi del Pdl, ma per tutti. Sono vent’anni che parliamo dello scontro tra politica e magistratura, della necessità della riforma della giustizia, e arriviamo al paradosso del capo del partito garantista esposto al rischio dell’arresto. Assurdo”. Adesso nel partito “c’è una surreale serenità. D’altra parte eravamo preparati a trovarci davanti a un quadro del genere. Come sempre a questo punto sarà ancora una volta il nostro leader a tracciare la linea di condotta. E noi aspettiamo le sue decisioni”. Assicura però la tenuta dell’esecutivo: “Berlusconi non metterà mai in discussione la stabilità del governo Letta perché è sceso in politica proprio per il bene dell’Italia. Dunque la salvaguardia dell’esecutivo resta la priorità assoluta in questa fase così delicata della vita del Paese. Una crisi adesso significherebbe la fine di tutto”.

Il sottosegretario alla Pubblica amministrazione Gianfranco Miccichè annuncia al Tempo di voler rimettere il mandato nelle mani di Silvio Berlusconi, dopo questo verdetto della Cassazione che “è una cosa pazzesca”, una sentenza “priva di giustizia”. “Mi auguro sinceramente che il presidente Berlusconi continui la propria strada senza tentennamenti in quanto ha il dovere morale, nei confronti dei dieci milioni di italiani che lo hanno voluto e votato, di non mollare. Ora più che mai deve restare saldo al timone di quella parte sana del Paese che crede ancora in una giustizia giusta”.

Il ministro Pd per le Autonomia Graziano Delrio risponde a chi li chiese de il goverono andrà avanti: “Io spero di sì. Poi vediamo, non dipende da noi, è il Parlamento che vota la fiducia”. Per quello che riguarda Alessandra Moretti, che parla al Secolo XIX: “Voteremo per la decadenza ma questa sentenza non deve avere ripercussioni sul governo. Questo esecutivo ha la funzione di far uscire l’Italia da una crisi pesantissima. Per troppo tempo il Paese è stato ostaggio delle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, oggi dobbiamo tutti con grande senso di responsabilità mettere davanti gli interessi del Paese”. E continua la democratica: “Il Pd non faccia l’errore di cadere nel tranello di Berlusconi, che vorrebbe attribuire a noi la responsabilità di una eventuale caduta del governo Letta. Il Pd e la sua base non hanno mai digerito un’alleanza con il Pdl, ma questo un governo di servizio che è legittimato a guidare il Paese nella misura in cui saprà dare risposte a una crisi economica che è epocale. Ora pensiamo al lavoro, alla crisi e alla riforma elettorale”.

Per quel che riguarda l’Esercito di Silvio, ieri sono rimasti confusi dal rinvio parziale, come vediamo nel video che segue:

LA SENTENZA: COLPEVOLE! Il condannato condannerà il paese? Cade il divo B.

sentenza-mediaset-tuttacronaca-cassazione

Colpevole Da Cavaliere a gambero? Mediaset torna in appello!

La sentenza di oggi rimarrà nella storia e non solo in quella giuridica, ma come un passo importante del nostro Paese. Come tutti sappiamo le opzioni erano tre: rinvio, condanna o assoluzione… e il cilindro! Ma già dalle scorse ore i bookmakers davano in vantaggio quest’utima ipotesi, puntano sull’assoluzione di Berlusconi che si giocava a 1.25 mentre la conferma della condanna si giocava a 2.95. E c’è chi, come Paddy Power, aveva fatto un’ironia pesante per promuovere il suo casinò online, affiggendo un enorme telone pubblicitario su uno dei palazzi che costeggia la piazza delle colonne di San Lorenzo, a Milano. Sopra la scritta: “Se nei prossimi sette anni ti serve evasione, su Paddypower.it/Arcore trovi tutto il divertimento che vuoi”.

Nella mattinata di martedì il titolo Mediaset in borsa era volato facendo segnare un +3,88% e raggiungendo la quota di scambio di 3,36 euro. Anche Mondadori guadagnava il 3%. Piena fiducia nell’assoluzione del Cav confermata nel primo pomeriggio del 30 luglio, dalla dichiarazione fiduciosa dell’avvocato dell’ex premier Franco Coppi che diceva: “Puntiamo all’assoluzione”.

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Era nell’aria ed è arrivata…

la sorpresa Silvio Berlusconi condannato! Quell’ombra indelebile sui cieli del nostro Paese, che da tempo ci è calata in testa e ci ha mostrato al mondo come un popolo di evasori impenitenti e impuniti, non continuerà più ad offuscare la nostra immagine. Per coloro che speravano nell’assoluzione ora sarà l’ennesima occasione per trasformare, attraverso un nuovo processo mediatico, Silvio Berlusconi in vittima sacrificale. Cosa succederà ora al governo? Quali saranno i nuovi equilibri e quali i nuovi giudizi? Solo la storia a cui spetterà il giudizio a posteriori potrà dire veramente che valenza politica ha avuto la sentenza di oggi.

 Ora il Cav dovrà fare il gambero e tornare in secondo grado per la pena accessoria di interdizione!

IL BALLETTO DEL CARABINIERE DURANTE L’ATTESA:

Un carabiniere mentre attende il verdetto sembrerebbe accennare un balletto.

IL VIDEOMESSAGGIO DI BERLUSCONI:

Silvio Berlusconi parla in un videomessaggio subito dopo la condanna definitiva della Cassazione nel processo Mediaset.

Questi i passaggi più esaustivi dell’intervento:

“Dal ’92-’93 c’è stata un’azione condizionata e fuorviante da parte della magistratura che ha preteso di assurgere un ruolo rinnovamento morale in nome di una presunta innovazione etica”.

“Nessuno può comprendere la carica di violenza che mi è stata riservata in seguito ad una serie di accuse e processi” che non avevano fondamento: è un “vero e proprio accanimento giudiziario che non ha uguali”.

”Dal male cerchiamo come sempre di fare uscire un bene: ora spero che i miei 50 processi e questa sentenza facciano aprire gli occhi agli italiani che non sono stati consapevoli della realtà del Paese e che hanno sprecato il loro voto”.

La Santanchè prevede: dopo la sentenza Unipol, l’esercito di Silvio insorgerà!

daniela-santanchè

Oggi è stato il giorno della sentenza Unipol, un anno per Silvio Berlusconi e questa sera Saniela Santnchè, ospite a Otto e Mezzo con Marco Travaglio, ha tenuto a ribadire la posizione sua e del partito di cui fa parte. L’accusa è per la magistratura politicizzata, perchè “il problema non e’ la tenuta del governo, il problema sono gli otto milioni di persone che hanno votato Silvio Berlusconi e che reagiranno”. Ha poi aggiunto: “Sappiamo che il popolo italiano è sostanzialmente moderato, quindi non andrà di certo a spaccare le vetrine per questo, ma probabilmente, se una cosa del genere dovesse realmente accadere, credo potrebbe rifiutarsi di rispondere allo stato, ad esempio non pagando le tasse”. C’è da chiedersi se davvero l’esercito di Silvio sia davvero così moderato, considerato che ieri il suo ispiratore, Diego Volpe Pasini, è arrivato ad affermare che “Esiste il diritto alla sberla o a tirare un calcio nel c**o”.

Unipol. Berlusconi decisivo: voleva danneggiare Fassino

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Nella vicenda dell’intercettazione Fassino-Consorte, quella della fatidica domanda “abbiamo una banca?”, il ruolo di Berlusconi fu decisivo: “Senza l’apporto in termini di concorso morale di Berlusconi, non si sarebbe realizzata la pubblicazione”. E ancora: “La qualità di capo della parte politica avversa a quella di Fassino, rende necessario il suo benestare alla pubblicazione della famosa telefonata”. E’ quanto si legge nelle motivazioni della condanna dell’ex premier a un anno di reclusione. Stando alle motivazioni, infatti, Berlusconi, la sera della vigilia di Natale del 2005, ad Arcore, ascoltò “attraverso il computer, senza alcun addormentamento”, la registrazione audio della telefonata, poi pubblicata sulle pagine del “Giornale”. Non viene quindi accettata la versione secondo la quale il leader del Pdl aveva gli occhi chiusi nel momento in cui si ascoltava la telefonata stessa. “Deve ritenersi – scrivono i giudici – che Berlusconi abbia ricevuto quella sera a casa sua, ad Arcore, la visita di Favata e Petessi (coloro i quali gli portarono materialmente il nastro registrato), insieme col fratello, essendo ben consapevole del motivo per cui si svolgeva quella visita, in parte destinata a fargli sentire la famosa telefonata, nella chiara prospettiva della sua pubblicazione, di peculiare interesse in quel periodo pre-elettorale, tenuto conto della già sottolineata portata politica di quella conversazione”. In quanto “pubblico ufficiale” e considerata la “lesività della condotta nei confronti della Pubblica amministrazione”, i giudici non hanno ritenuto di concedere le attenuanti generiche. Oltre a questo, “va considerato il periodo in cui venne effettuata la pubblicazione, a 4 mesi dalle elezioni e nel pieno delle vacanze natalizie, periodo di scarsa affluenza di notizie politiche più importanti: l’interesse politico delle intercettazioni era pertanto evidente così come la volontà di darvi risalto”. “Il ruolo precipuo del premier – proseguono i giudici – era collegato certamente alla strenua richiesta di Raffaelli di incontrarlo per potergli presentare personalmente il suo progetto e ottenere l’appoggio, atteso che, secondo quanto lui stesso ha affermato, non avrebbe ceduto la chiavetta se non in quella occasione. Inoltre la sua qualità di capo della parte politica avversa a quella di Fassino, rende logicamente necessario il suo benestare alla pubblicazione della famosa telefonata, non potendosi ritenere che, senza il suo assenso, quella telefonata, che era stata per altro a casa sua, fosse poi pubblicata, a prescindere dalle espressioni di soddisfazione riferite da Favata a Petessi all’epoca dei fatti”.

 La replica dei legali di Berlusconi, Ghedini e Longo, è stata secca: “Le motivazioni della sentenza dimostrano ancora una volta la impossibilità di celebrare dei processi a Silvio Berlusconi a Milano. Tale decisione appare ancor più straordinaria visto che a un incensurato si negano non solo le attenuanti generiche ma anche la sospensione condizionale, confermando vieppiù il pregiudizio”. Secondo gli avvocati “il Presidente Berlusconi viene condannato per concorso morale e quindi non già per aver posto in essere qualche condotta specifica ma per aver rafforzato il proposito del fratello Paolo proprietario ed editore del Giornale. Mai nessuno ha potuto prospettare alcunché in proposito e anzi colui che ha consegnato l’intercettazione ha affermato che il Presidente Berlusconi non l’ha mai ascoltata. Parimenti Paolo Berlusconi ha ripetutamente ribadito che Silvio Berlusconi mai se n’era interessato. E’ una sentenza dunque basata sull’incredibile principio del ‘cui prodest’, che non potrà che essere riformata nei gradi successivi”.

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