Assolto Mario Mori. Ci saranno ripercussioni nel processo Stato-mafia?

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E’ stato assolto il generale dei carabinieri Mario Mori. Secondo la corte non impedì e non ostacolò la cattura dell’ex boss mafioso Provenzano durante la lunga latitanza. Insieme a Mori è stato assolto anche il colonnello Mauro Obinu anche lui era accusato per favoreggiamento aggravato alla mafia. Entrambi sono stati assolti con la formula “perché il fatto non costituisce reato”. Ci saranno ripercussioni nel processo Stato-mafia? Il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi si è detto amareggiato della sentenza, ma ha anche ridimensionato la portata in relazione appunto all’altro processo:

La sentenza potrà avere una referenza sul processo per la trattativa tra Stato e mafia ma non di grandissima importanza. E’ una tappa molto importante, una tappa per cercare di ricostruire una stagione misteriosa. E’ chiaro che questo processo avrà un impatto mediatico molto forte ma sarà un impatto più di immagine che di sostanza.

Senza la verità, Aldo Moro continua a morire!

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35 anni fa moriva Aldo Moro. Il Capo dello Stato si è soffermato qualche minuto in raccoglimento in via Caetani, nel luogo dove  fu rinvenuto il corpo dello statista Dc e poi, forse ispirato da quei palazzi così vicini, che, una volta, erano il simbolo della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista, ha accomunato insieme tutti i Palazzi delle Istituzioni e ha affermato”Basta chiamare questi palazzi i palazzi del Potere.  Sono invece i «Palazzi della sovranità popolare… A partire da quest’anno  ho voluto che la cerimonia si dislocasse anche in altri luoghi istituzionali come il Senato e vorrei che la si smettesse di identificarli come i “Palazzi oscuri del potere”. Se il Quirinale è stato definito dal mio augusto predecessore ‘la casa degli italiani’ vorrei che questi palazzi venissero considerati i luoghi della sovranità popolare, i palazzi della democrazia»

E un po’ difficile Sig Presidente… Se infatti gli Italiani possono ancora identificarsi con il Quirinale  è impossibile, invece,   trovare traccia di qualunque sovranità popolare in quei luoghi perennemente occupati da chi lo ha fatto per inconfessabili e molto poco sconfessati motivi personali.

E a testimonianza del  sospetto “che tutto cambia  per  non  cambiare nulla” sono giunte le parole del Presidente del Senato che, nel suo intervento, dopo aver giustamente sottolineato l’impegno dello Stato a contrastare ogni forma di eventuale terrorismo, ha aggiunto “Moro divenne la vittima simbolo di un sistema, fu la tragedia non solo della perdita di un alto rappresentante delle Istituzioni ma di tutto il Paese” e poi “Io, quale rappresentante delle istituzioni, mi sento oggi responsabile di un sistema giudiziario che non seppe trovare in tempo quelle verità che avrebbero reso giustizia. La verità oggi è nota e gli assassini sono rei confessi. Mai più succeda che la giustizia sia negata»

Ma come fa l’ex Magistrato, oggi 2° carica dello Stato a non esprimere neanche una parola di chiara condanna a quel “sistema”  aggrovigliato e complesso che fu il responsabile, nel suo lungo  sonno della ragione  della creazione dei mostri  e poi tranquillamente  affermare “La verità oggi è nota e gli assassini sono rei confessi?” In questo stile omissivo e di silenzio nei confronti della verità non si può ricompattare l’Italia… Come si fa ad  dire che  giustizia è stata fatta?  Davvero ci si vuole ancora far credere che i colpevoli siano stati soltanto quel gruppo di  dubbi ideologi, forse manovrati o  forse solo isterici aspiranti  a un  analogo contropotere,  visto che da quello ufficiale ne erano esclusi.?

Molto si è parlato  di Moro come del più autorevole esponente politico  che stava lavorando a un governo di “solidarietà nazionale”  con il  PCI,  a cui si dava accesso   nella maggioranza…   Non abbastanza, invece, sono state sottolineate, o forse strada facendo ce le siamo dimenticate, le resistenze, quelle si piene di terrore,  delle componenti internazionali… L’Unione Sovietica aveva seri motivi di preoccupazione perché rischiava, nel coinvolgimento del P.C. al governo, di perdere  l’opposizione all’America da parte del più forte Partito Comunista dell’Occidente… L’America, dal canto suo, guardava con all’allarme l’ingresso nell’ufficialità di personaggi legati a filo doppio al Partito Comunista Sovietico che, da quel momento avrebbero avuto accesso alle più segrete strategie della NATO contro il blocco Orientale…

Molti forse hanno pensato che togliere Moro di torno, avrebbe significato anche allontanare lo spettro dei Comunisti, una volta così lontani e ora così vicini… Avevano provato a estromettere Moro con l’infamia, la più classica delle modalità democristiane e lo avevano accusato di essere lui il destinatario delle tangenti dell’Affare Lockheed, per l’acquisto degli aerei militari F 130… E’ lui, dicevano gli untori, Antilope Cobbler, il nome in codice dell’alto personaggio corrotto… Non è forse lecito il sospetto,da parte dell'”ignorante”uomo della strada che, il tiro contro Moro, si sia alzato dopo che erano falliti i tentativi “con le buone maniere”?

E, a proposito di dettagli su quello spaventoso sequestro, di chi era la voce tedesca di qualcuno che stava in mezzo ai rapitori? Davvero presidente Grasso i colpevoli  sono tutti rei confessi e soprattutto completamente ritrovati? O forse qualcuno è andato perduto?

Della trattativa per liberare Moro si fa persino fatica a parlarne… Come mai uno Stato che ha trattato con quelli di Cosa Nostra – e su questo ci sono pochi dubbi in proposito –  ha opposto una chiusura totale al sia pur esile tentativo di aprire una trattativa?

Signor Presidente della Repubblica, indubbiamente Lei fa quello che può e noi tutti la ringraziamo  per le corone e i ricordi di  Aldo Moro, ma la  vera commemorazione  per lo statista è solo la verità  e poichè questo non sarà possibile, quelli che lei ha citato, per gli italiani sono destinati a rimanere solo “Gli oscuri palazzi del Potere.”

Inciucio o non inciucio, questo è il problema… di Bersani!

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Bersani veste i panni di Amleto e ci sta abbastanza scomodo anche perché il tempo stringe e le intese fin’ora son poche!

Ha ancora 48 ore di tempo, poi dovrà presentarsi a Napolitano con un po’ di risposte e – soprattutto – numeri certi. Pier Luigi Bersani sa che il sentiero è strettissimo, ma va comunque battuto fino in fondo. Per questo, nonostante le proposte avanzate ieri da Silvio Berlusconi – Alfano vicepremier e intesa sul Colle – siano state prontamente respinte al mittente, il segretario Pd oggi incontrerà comunque i partiti per sondare disponibilità e intenzioni. E capire soprattutto se – e a che prezzo – il Pd può avere i numeri per presentarsi da Napolitano, e in Parlamento.

I primi ad essere ricevuti sono stati i rappresentanti del Gruppo di Minoranza Linguistica della Valle d’Aosta, che hanno confermato il loro appoggio “qualora ci fossero garanzie per le autonomi”. Alle 10.30 è stata la volta del gruppo Misto del Senato e alle 11.00 di una delegazione del Psi. “Abbiamo trovato il presidente incaricato in ottima forma, non da settimana pasquale”, ha detto il segretario socialista Riccardo Nencini. “L’ipotesi a cui sta lavorando va verso due vie maestre: la prima riguarda la costituzione di un governo di cambiamento e aperto ad eccellenze, e la seconda su una sorta di convenzione di natura costituzionale, che lavori sulla seconda parte della Costituzione”..

Alle 13.15 Bersani incontrerà la delegazione della Conferenza dei Presidenti di Regione, guidata dal governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani. Gli incontri proseguiranno nel pomeriggio con alle 15.30
il Gruppo Grandi Autonomie e Libertà, alle 16.15 con Lega Nord e Pdl, saranno presenti Maroni ed Alfano, e infine alle 17.45 con Scelta Civica.

Tra i Big Player – Pdl, Lega e Monti, solo il filo con Scelta Civica sembra – se non scontato – almeno probabile. Ma al Senato la strada è in salita e nemmeno la pattuglia montiana è sufficiente. Per questo un incontro con Pdl e Lega è comunque indispensabile. E quello che un tempo sarebbe sembrata fantascienza politica, possibili punti di accordo tra i dem e il Carroccio, ora diventa quantomeno una strada da provare.

Ma il nodo più complesso è quello del rapporto con il Popolo della Libertà. Trattare o non trattare? È questa, malgrado le smentite, la domanda su cui si arrovella il segretario Pd. Di certo Bersani non accetterà in nessun caso forzature e imposizioni sul Quirinale. La ragione è abbastanza semplice e intuitiva, la partita del Colle riguarda i prossimi sette anni, quella dell’esecutivo – se va bene – un anno o poco meno.  

La7 a Cairo è ufficiale!

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Il consiglio di amministrazione di Telecom Italia Media ha dato il via libera alla cessione di La7 a Urbano Cairo. Lo confermano fonti finanziarie. Qualche minuto prima il conduttore Gad Lerner aveva twittato l’accordo raggiunto: «È fatta. Telecom cede La7 a Urbano Cairo». Al termine del board, la consigliera Irene Bignardi ha parlato di «clima sereno» in consiglio.

Urbano Cairo ai microfoni di Radio 24 ha confermato con una battuta l’acquisizione «La 7? Ho preso una bella patata bollente»

LA 7 ORA L’OFFERTA E’ DI CLESSIDRA!!!

TG_La7
Scaduta l’esclusiva nella trattativa tra Ti Media e Cairo Communication per La7, gli antichi pretendenti tornano alla carica. Clessidra ha presentato al cda Telecom nuova offerta, migliorata rispetto alla precedente, e sull’intera Ti Media. Con Della Valle e altri possibili soci sarebbero in corso colloqui per un ingresso nell’operazione in un secondo momento.

Sembra ci sia poco spazio, riferiscono in ambienti vicini al dossier, per altre offerte ma, nonostante questo il fondo e l’imprenditore marchigiano sono pronti a giocarsi le loro carte.

La trattativa con Cairo sarebbe in stato molto avanzato e intorno al tavolo, secondo quanto trapela, il clima è sereno, un compromesso è a portata di mano e ad allungare i tempi per arrivare alla firma sarebbero soltanto tecnicalità legate al fatto che il contratto è complesso. C’è fiducia che la vendita della tv all’imprenditore possa andare in porto anche se è probabile che si continuerà a trattare fino a ridosso del cda di Ti Media, convocato per lunedì 4 marzo.

LA7 A CAIRO EDITORE, trattativa in esclusiva

LA7_Logo

Da Telecom Italia a Cairo Editore. Il cda di Telecom ha approvato una trattativa in esclusiva con Cairo per La7. Lo si legge in una nota. «Ho provveduto a far pervenire al consiglio di amministrazione di Telecom Italia una nostra seria manifestazione di interesse riguardante l’acquisto di La7». Così Diego Della Valle ufficializza il suo interesse per l’acquisto dell’emittente televisiva. Lunedì si riunisce il Cda di Telecom Italia, controllante di Ti Media.
Abbiamo richiesto al consiglio di amministrazione che ci venga concesso il tempo minimo necessario per studiare il dossier. Qualora venga accettata la nostra richiesta, abbiamo predisposto ufficialmente l’accesso alla documentazione, peraltro già accordatoci, dato mandato alla banca d’affari e allo studio legale e tributario, pronti a verificare in tempi brevi tutta la documentazione». «La mia idea – aggiunge il patron della Tod’s – è quella di riunire poi nell’azionariato un gruppo di persone che vogliano bene al nostro Paese e che abbiano voglia di sostenere uno strumento di informazione importante, garantendone la totale autonomia, e di coinvolgere nell’azionariato professionisti che lavorano attualmente a La7 ed altri ancora che avranno voglia di partecipare a questo progetto». «Per quanto mi riguarda l’iniziativa deve essere considerata anche come un impegno civile che tutti insieme, quelli che vi parteciperanno, prenderanno nei confronti del Paese e di tutti i Cittadini che considerano l’informazione seria e libera un grande strumento di democrazia», conclude Diego Della Valle.

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