Grillo minacciato!

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“Mi hanno minacciato se entro dentro e provo a parlare mi denunciano”, questo il tweet appena lanciato dal Semplice Portavoce del M5S che si trova davanti all’Ariston a Sanremo dove ai giornalisti aveva già dichiarato “Rai disastro, Renzi il vuoto”

Tutti a Sanremo? Forse Casaleggio accompagnerà Beppe Grillo

gianroberto-casaleggio-grillo-sanremo-tuttacronacaE’ di due giorni fa l’annuncio fatto da Beppe Grillo circa la sua presenza al Festival di Sanremo nella serata inaugurale di martedì 18 febbraio. La conferma è arrivata anche dal Movimento 5 Stelle e ora l’ipotesi è che anche Gianroberto Casaleggio possa prendere parte alla spedizione. Non è ancora noto che tipo di biglietto, e quindi che posto, abbia comprato il portavoce semplice del M5S nè che “sorpresa” abbia in serbo per il suo blitz. Quello che sembra certo è che giungerà accompagnato, anche se si dubito possa trattarsi di un parlamentare pentastellato. E c’è chi dice che arriverà insieme a Casaleggio.

Grillo annuncia “martedì a Sanremo”

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Dà l’annuncio via twitter Grillo del suo arrivo fissato epr martedì a Sanremo. Il Semplice Portavoce del M5S poi specifica che prima si intratterrà fuori dell’Ariston e poi entrerà all’interno.  D’altra parte Grillo aveva espresso seppur con toni diversi la stessa denuncia che Renato Brunetta aveva rivolto a Fazio.

Le manette in politica, dopo la Lega arriva Grillo

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Le vere protagoniste della politica da qualche giorno sono diventate le manette. Dopo la protesta in aula della Lega ora anche Beppe Grillo in un videomessaggio sventola le manette. L’arresto potrebbe avvenire  a seguito della richiesta di condanna per un blitz in Val di Susa durante le manifestazioni No Tav. “Sono tranquillo, nove mesi passano presto”, dice Grillo nel video.

 

“In Italia è in corso un colpo di Stato. Dimettiti” così Grillo alla Boldrini

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L’ennesimo duro attacco di Beppe Grillo arriva dal suo blog e stavolta il Semplice Portavoce del M5S si scagli contro la riforma  elettorale, la ‘ghigliottina’ decisa dalla presidente Laura Boldrini e il decreto Imu-Bankitalia. Parole dure quelle di Grillo che si rivolgono proprio al Presidente della Camera: «In Italia è in corso, ora, un colpo di Stato. Non puoi più far finta di nulla», poi l’ex-comico ha aggiunto anche che secondo lui questa «è la fine della democrazia» e ha invitato Laura Boldrini a dimettersi.

Il fazzoletto bianco del M5S

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Lo annuncia Grillo sul web! La nuova protesta del M5S sarà un fazzoletto bianco al braccio nel tentativo di ripristinare la democrazia. Dopo le accuse alla Boldrini e i disordini in Aula ora Grillo punta a un segno distintivo per il suo movimento e attacca ancora una volta il sistema politico italiano. La foto poi è stata postata sui social network dallo stesso profilo del Semplice Portavoce del Movimento.

Casaleggio aveva bocciato le proposte Renzi… e i dissidenti bocciano lui!

casaleggio-tuttacronacaI pentastellati dissidenti partono alla carica contro Grillo e Casaleggio, inviando una mail in cui si leggerà: “Basta con l’atteggiamento da vittima. Sulla legge elettorale dovevamo discutere con Renzi e con le altre forze politiche”. Sono infatti almeno una decina i parlamentari grillini che non hanno gradito l’isolamento nel quale si è rifugiato il Movimento. Nel documento è probabile che venga chiesta una seconda chance, fa sapere il senatore M5S Francesco Campanella: “Consultare la Rete affinché si possa avere un mandato per trattare con le altre forze politiche sulla legge elettorale”. Il sospetto, tuttavia, è che la presa di posizione non avrà grandi effetti. D’Inca, capogruppo alla Camera, ribatte infatti che “questa è la visione di singoli parlamentari e che i principi del Movimento sono altri. Per il resto ogni persona può fare la sua strada e il suo percorso…”. E sottolinea che dal segretario del Pd “non è arrivato alcun invito ufficiale e poi sarebbe stato inutile sederci a discutere dal momento che la partita era già stata giocata tra Renzi e Berlusconi. Di cosa avremmo dovuto parlare? La riforma della legge elettorale si fa nelle Aule, non nelle stanze. In tv andremo per fare battaglia sulle preferenze”. Nicola Morra dal canto suo si domanda se quello che il segretario del Pd ha rivolto al M5S fosse davvero un invito: “Abbiamo saputo tutto tramite tv e stampa, se si invitano così le forze parlamentari lascio giudicare agli altri…”. Ma il pproblema sollevato dai dissidenti è anche “il ritardo” con il quale è stato affrontato l’argomento: “La verità è che siamo in ritardo, una nostra proposta non c’è, non è stata definita, e avrà luce solo a febbraio quando si sarà espressa la base. Se ci fossimo seduti a un tavolo con Renzi non avremmo avuto le idee chiare”, ammette il senatore M5S Fabrizio Bocchino spesso in dissenso. E aggiunge Campanella: “Va bene ascoltare gli attivisti e consultare la Rete perché è il metodo del nostro Movimento ma dobbiamo pensare all’efficacia della nostra azione. Isolandoci non riusciremo mai a porre con forza i nostri argomenti. Avremmo dovuto ascoltare cosa Renzi aveva da dirci per evitare questa posizione da vittima che abbiamo assunto. E forse avremmo potuto ottenere alcuni elementi, come le preferenze, che per noi sono fondamentali”. E ancora, Lorenzo Battista sottolinea: “Partecipare alla riforma della legge elettorale era un’occasione da non perdere”. In fondo “a dialogare non ci abbiamo provato neanche. Non sarebbe stato un dato politico ma semplicemente un modo per essere influenti”, aggiunge Luis Alberto Orellana, un altro senatore critico nei confronti della ‘linea Casaleggio’, che in tweet sintetizza con ironia la sua idea: “Gli avversari politici sono come i parenti. Non li scegli ma li gestisci. Gli parli, magari solo ai battesimi o ai funerali, ma gli parli…”.

Casaleggio a Roma: bocciate tutte le proposte di Renzi sulla legge elettorale

casaleggio-tuttacronacaGianroberto Casaleggio, il guru del Movimento 5 Stelle, durante l’incontro a Montecitorio con alcuni parlamentari del suo gruppo, avrebbe posto il veto sulle tre proposte fatte da Matteo Renzi sulla riforma della legge elettorale. Avrebbe detto: “Le tre proposte di Renzi sono astratte ed evidentemente incostituzionali”. Per quel che riguarda il Movimento, la sua proposta sarà quella che uscirà dalla consultazione in rete anche se, avrebbe commentato il guru a 5 stelle, esiste una proposta M5s e “gli unici fino ad ora a depositare una proposta innovativa e fatta bene siamo stati noi”. Casaleggio ha poi spiegato: “La nostra proposta sarà disponibile a fine febbraio. Nel frattempo se si dovesse andare a votare prima andiamo con la legge uscita dalla Consulta”. Non è passato molto tempo prima che arrivasse un tweet del segretario del Pd sulla questione: “Legge elettorale. Le regole si scrivono tutti insieme, se possibile. Farle a colpi di maggioranza è uno stile che abbiamo sempre contestato”.

L’arrivo di Casaleggio… nuove strategie in vista?

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Arriva il guru del M5S, Gianroberto Casaleggio che oggi, a Montecitorio a Roma incontrerà i parlamentari. Ai giornalisti spiega che per quanto riguarda la legge elettorale sarà avviata una consultazione tra gli iscritti e poco importa se si concluderà quando ormai le proposte dei partiti saranno state già discusse in Aula.

“Per il M5s il metodo è fondamentale” afferma Casaleggio dopo aver confermato che difficilmente la consultazione potrà terminare per il 27 gennaio ma, “probabilmente entro la fine di febbraio”. “Sicuramente – ha aggiunto – la consultazione varrà per la decisione del Movimento e per noi il metodo è fondamentale”.

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Il sogno “proibito” di Travaglio!

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Il sogno “proibito” del giornalista Marco Travaglio è quello che Renzi possa iniziare un processo di riforme insieme al M5S. I tempi sono stretti e quindi bisogna muoversi in fretta. Un possibile pericolo è quello anche di vedere una linea più o meno tracciata tra il sindaco di Firenze e Berlusconi, anche perché il leader di Forza Italia ha già più volte esternato le sue simpatie per Matteo Renzi e per il suo programma.

“La luna di miele non durerà molto. […] Ed è difficile, per il segretario di un partito che per giunta non controlla né la maggioranza dei suoi parlamentari (espressione del Pd bersaniano, cioè di un’altra èra geologica) né la sua delegazione governativa (quasi tutta formata dagli sconfitti alle primarie), lasciare un segno tangibile di cambiamento.

“Perciò Renzi si agita tanto. Non solo, come dice Grillo, perché è “uno stalker in cerca di visibilità”. Ma anche perché cerca disperatamente sponde fuori dalla gabbia asfittica della maggioranza, anzi della minoranza di governo: la somma di Pd, Ncd, Sc e Udc nei sondaggi vale un terzo degli italiani.

“Renzi ha bisogno di numeri importanti per far passare qualche riforma molto popolare e dimostrare di non essere un parolaio come tutti gli altri.

“E quei numeri glieli possono portare solo Grillo o Berlusconi. Che sono i due leader dell’opposizione, il che spiega il terrore fra i guardiani dello stagno: Napolitano, Letta jr., giù giù fino ad Alfano, Monti, Casini e le altre anime morte. Berlusconi, anche morente, è molto più vispo di tanti quarantenni: infatti s’è subito infilato nel varco aperto da Renzi.

“Stupisce invece l’inerzia del Movimento 5Stelle, che paiono tornati in preda alla paralisi che li fregò alle consultazioni di marzo- aprile. Oggi come allora, è il momento di andare a vedere il gioco di Renzi. Se è un bluff, avranno il merito di averlo smascherato. Se è una cosa seria, divideranno con lui il merito di avere sbloccato l’impasse: siccome Renzi sa che un asse privilegiato con Berlusconi farebbe storcere il naso a molti dei suoi elettori, il M5S può rendere molto preziosi i propri voti in Parlamento, dettandogli alcune condizioni”.

Poi si arriva al programma della nuova maggioranza Matteo Renzi – Beppe Grillo, secondo Marco Travaglio:

1. “la rinuncia ai “rimborsi elettorali”  che metterebbe in ginocchio l’apparato Pd. Perché non sfidarlo [a Renzi] a mantenere la parola? Se non lo farà, peggio per lui. Se lo farà, non si vede cosa impedisca ai 5Stelle di fare ciò che Grillo predica da sempre: accordarsi in Parlamento sulle cose da fare.

2.  Una nuova legge elettorale (delle tre proposte di Renzi la seconda appare “utilissima”, quella che riproduce grosso modo il Mattarellum),

3. Unioni civili.

4. “Taglio delle prebende ai consigli regionali”.

Di “dubbia utilità” invece Travaglio giudica l’idea di Matteo Renzi di

5. “un Senato ridotto a carrozzone di consiglieri regionali”.

A queste, aggiunge Marco Travaglio, per reciprocità, M5S

“6. potrebbe chiedere di aggiungere un paio di propri cavalli di battaglia. E otterrebbe tre effetti collaterali mica da ridere: tagliare l’erba sotto i piedi al trio Napolitano- Letta-Alfano; mettere definitivamente fuori gioco Berlusconi e avvicinare le elezioni. Renzi si agita troppo, ma chi sta fermo è peggio di lui”.

I deputati Pd annunciano denunce nei confronti di Grillo

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Grillo potrebbe essere denunciato da alcuni deputati Pd per  “istigazione dei militari alla disobbedienza” a seguito della lettera in cui il Semplice Portavoce del M5S invitava le  forze dell’ordine in servizio durante le manifestazioni dei forconi ad unirsi ai manifestanti. “Nelle prossime ore presenteremo una denuncia formale alla Procura della Repubblica al fine di accertare se vi siano gli estremi di reato nella lettera aperta inviata da Beppe Grillo ai responsabili delle forze dell’ordine” .

Occupy Camera, seduta sospesa per l’occupazione del M5S

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Occupy Camera! La protesta è iniziata in aula a Montecitorio dove i deputati del M5S  hanno occupato  i banchi del governo per protesta e costretto la presidente di turno, Marina Sereni, a sospendere la seduta. Come viene raccontato da La Repubblica:

A scatenare le proteste del M5S è stata la decisione di invertire l’ordine dei lavori e passare subito all’esame del ddl di ratifica ed esecuzione dell’accordo tra la Repubblica di Albania, la Repubblica greca e la Repubblica italiana sul progetto ‘Trans adriatic pipeline’, stipulato ad Atene il 13 febbraio 2013 e dedicato alla costruzione del gasdotto transfrontaliero. Dopo un acceso scambio di battute con la presidenza, però, Alessandro Di Battista, Carlo Sibilia, Massimo Artini e Filippo Gallinella si sono diretti ai banchi del governo. Alcuni si sono seduti ai posti dei ministri, altri sui banchi. A quel punto è scattata l’occupazione. Inutili i richiami all’ordine lanciati dalla presidente.

E subito sono partite le polemiche tra maggioranza e opposizione. E come già avvenuto in passato con il caso del giovane dem Enzo Lattuca, anche stavolta i grillini denunciano sui social network l’aggressione fisica subita. Stavolta – sostengono – artefice dell’attacco sarebbe  Pierdomenico Martino. Su Twitter sbotta il deputato grillino Manlio Di Stefano (che però sbaglia e scrive ‘Martini’).

Di fatto, tutto è iniziato quando i deputati M5S si sono duramente opposti all’inversione dell’ordine del giorno determinato dall’accantonamento delle mozioni sulla dismissione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali per passare alla ratifica del Tap. “Non si può votare questo provvedimento in sessione di bilancio”, ha detto il capogruppo M5S Alessio Villarosa. Ma il ministro per i Rapporti con il parlamento, Dario Franceschini, ha ammonito dicendo che qualora non si fosse arrivati alla ratifica, l’Italia sarebbe stata soggetta al pagamento di sanzioni. Il provvedimento è stato già approvato dal Senato e, nel dettaglio, è dedicato alla costituzione della società ‘Trans adriatic pipeline Ag’ per la realizzazione del gasdotto transfrontaliero, che appartiene alla società svizzera Axpo (42,5%), alla società norvegese Statoil (42,5%) e alla società tedesca E.On Ruhrgas (15%). Il punto di partenza dell’infrastruttura sarà situato in Grecia e il percorso si svilupperà lungo l’Albania per approdare in Italia. Il gasdotto sarà lungo 800 km circa, di cui 105 km offshore nel mar Adriatico, e trasporterà circa 10 miliardi di metri cubi all’anno. In futuro si prevede un ulteriore incremento – realizzabile senza dover sostituire o posare nuovi tubi – di 10 miliardi di metri cubi/anno.

La vignetta di Vauro contro Travaglio

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Scoppia la contesa tra Vauro e Marco Travaglio. Il disegnatore, nella vignetta di oggi infatti a preso di mira il vicedirettore de Il Fatto Quotidiano. Il motivo naturalmente è politico e naturalmente Vauro, prende di mira Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle di cui Travaglio è invece un gran sostenitore. In particolare Vauro prima aveva preso di mira Dario Fo, colpevole, secondo il disegnatore, di aver abbandonato i palchi della sinistra per salire su quelli di Grillo e in particolare su quello di Genova su cui si è svolto il V-day e poi, il vignettista, si è scagliato contro a una frase, a suo dire, di stampo mussoliniano pronunciata proprio dal Semplice Portavoce del Movimento  “dobbiamo vincere e vinceremo“. In tutto questo Travaglio aveva difeso il Movimento 5 Stelle, Grillo e Dario Fo così che Vauro ha deciso di colpirlo. Il disegnatore infatti si è autoritratto con le orecchie da asino e ha ripetuto la frase di Grillo, mentre una voce fuori campo (quella di Travaglio) gli controbatteva “scherzava”. Un botta e risposta che fa emergere le diverse anime che riescono a convivere su Il Fatto Quotidiano.

Il sogno di Grillo… reddito di cittadinanza, la politica l’ignorerà?

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Nonostante ci sia ottimismo in casa 5 stelle sembra proprio che l’emendamento del reddito di cittadinanza, fissato a 600 euro e integrazioni per chi non arriva a tale somma, presentato dai pentastellati e discusso sul blog dagli inscritti al portale entro il 30 giugno sia destinato all’oblio. La politica ha già risposto alla proposta del Movimento 5 Stelle con il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, che ha respinto al mittente la proposta con toni particolarmente duri. “Le balle di Grillo sono sempre più grosse. Il nuovo che avanza”.

La proposta però prevedeva anche le coperture necessarie con tagli al ministero della Difesa e alle pensioni d’oro, ma risorse anche dall’Imu sugli immobili che fanno capo alla Chiesa.

L’esponente di governo del Pd si spiega, punto per punto. “Il costo complessivo supera, secondo le valutazioni più prudenti, i 30 miliardi di euro all’anno. La cosiddetta ‘copertura’ – secondo il M5S – arriverebbe dal taglio delle pensioni d’oro, dall’Imu sui beni della Chiesa e dal taglio delle spese militari. La prima voce, anche nell’ipotesi di considerare ‘d’oro’ le pensioni superiori a 3500 euro netti mensili, implica risparmi di alcune centinaia di milioni di euro all’anno”.

“L’eventuale Imu sui beni della Chiesa utilizzati per attività miste – prosegue Fassina – porterebbe un gettito aggiuntivo di alcune decine di milioni di euro all’anno. Infine, l’azzeramento delle spese militari, non soltanto gli F-35 ma tutto, proprio tutto, a parte il ‘dettaglio’ dell’impossibilità di utilizzare risorse in conto capitale per finanziare spesa corrente, libererebbe circa 3,5 miliardi all’anno”.

“In totale, in una generosissima valutazione, si arriverebbe intorno a 4 miliardi disponibili soltanto per alcuni anni. Un decimo di una prudente previsione di spesa”.

“Finalmente ce l’abbiamo fatta – annuncia trionfante il deputato stellato Marco Baldassare, in un video diffuso in rete – dopo mesi di confronto con cittadini, esperti, associazioni”. “Servono parecchi soldi e noi li troviamo – gli fa eco il collega Daniele Pesco – tagliandoli al ministero della Difesa, tagliando le pensioni d’oro, facendo pagare l’Imu alla Chiesa e ottenendo nuove risorse dal gioco d’azzardo”.

Su Twitter, il leader di Sel Nichi Vendola: “Anche M5S dopo Sel presenta proposta per reddito minimo? Bene. Una legge giusta che Parlamento ora può votare, perché una maggioranza è possibile. Il reddito minimo garantito può essere uno strumento contro la solitudine di una generazione prigioniera dell’ergastolo della precarietà e della disoccupazione di massa”.

GRILLO A 360°: dall’attacco al Presidente alla app fino alla Bossi-Fini

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Un Grillo a 360° quello che oggi è arrivato al Senato per incontrare i suoi. In conferenza stampa tocca molti temi, dal ruolo di Napolitano al lancio della piattaforma digitale per coinvolgere gli iscritti nella presentazione delle leggi. La prima legge che potrà essere discussa in maniera diretta sarà quella sui fondi dell’editoria.

“Noi siamo un movimento inserito in un apparato che non c’entra niente con il Movimento”, sottolinea Grillo in conferenza stampa. E spiega: “questa è un’applicazione che serve a far partecipare tutti gli iscritti del movimento al gruppo parlamentare. Se per promuove una legge si ha tempo qualche mese, si dà tempo per intervenire da parte degli iscritti. Si entra dentro con una password. Per venti giorni ci sarà una prova e iniziamo con l’abrogazione dei fondi pubblici all’editoria. Finalmente si può fare una proposta di legge con gli iscritti a casa”.

Il semplice portavoce del M5S ha poi affermato: “Ci sono grandi problematiche che cerchiamo di risolvere con la tecnologia e il web. L’applicazione che lanciamo oggi serve a far partecipare tutti gli iscritti del movimento al gruppo parlamentare” e aggiunto “L’applicazione è molto semplice, si entra con una password, per venti giorni faremo una prova, con un ddl che propone l’abrogazione dei fondi pubblici all’editoria. Si possono commentare gli articoli e proporre modifiche”, ha proseguito.

Si tocca anche il tema della BOSSI – FINI: L’immigrazione “è un argomento molto importante e difficile. Nessun tipo di partito può prendere una decisione se alla fine non è condivisa con un referendum, anche europeo”. Lo afferma Beppe Grillo, parlando in conferenza stampa in Senato. “Forse c’è stato un errore di comunicazione”, aggiunge a proposito del famoso emendamento M5s che cancellava il reato di clandestinità.

E non manca l’attacco al Presidente:  “Il signor Napolitano non fa più le funzioni di un presidente della Repubblica, ha fatto un incontro in 5-6 per decidere il cambiamento della legge elettorale. Ma scherziamo? Ci dobbiamo riprendere la democrazia”. Lo ha detto Beppe Grillo nel corso di una conferenza stampa al Senato.

Poi Grillo parla dei suoi limiti e del suo ruolo “Io sono un comico, un populista, un demagogo, un pregiudicato, non pensate che io abbia la soluzione per tutto”.

Poi ci sono le scadenze e la democrazia da tutelare: “Bisogna che ci riprendiamo la democrazia” e ha aggiunto: “Adesso c’è la triplice. Nel 2015 qualsiasi governo vada su è già morto perchè con il fiscal compact dovremo firmare 50 miliardi” e ha concluso “Questi qui non la devono toccare la Costituzione. Questi qui, così li chiamo io, non possono neanche avvicinarsi alla costituzione”.

In conferenza stampa Beppe grillo interviene anche su Datagate e su SNOWDEN: “Snowden per me è una specie di genio” che ha rischiato la “vita” e la “carriera”. Lo ha detto Beppe Grillo parlando del soldato Usa, la talpa della national security Agency. “M5S è in rete e le persone certificano ogni caffè che prendono”, ha anche detto

E poi afferma “CI HANNO MESSO A UN ANGOLO”: “Una signora mi dice ‘non avete fatto niente’. E’ vero, non abbiamo fatto niente: ci hanno messo in un angolo. Migliaia di proposte ferme, non arriveranno mai all’aula, Made in Italy, imprenditoria ecc. Ma non ci fanno fare. E allora che fai? Occupi il tetto di Montecitorio: gliel’ho detto io e ne sono orgogliosissimo”. Lo ha detto Beppe Grillo incontrando i giornalisti al Senato.

Arriva poi il BOTTA E RISPOSTA TRA LETTA E GRILLO.

Letta: “Attacco di Grillo al Colle è da respingere con fermezza”

“Letta non è credibile. E’ il nipote di suo zio”. Lo ha detto Beppe Grillo ai giornalisti che, al termine della conferenza stampa, gli chiedevano se volesse commentare la replica del presidente del Consiglio per il quale gli attacchi contro il Capo dello Stato devono essere respinti.

Casaleggio assente giustificato: in clinica per appendicite

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Doveva esserci anche Gian Roberto Casaleggio all’incontro di oggi con i parlamentari M5S. Ma, a quanto apprende l’Adnkronos, il guru del movimento non ha potuto prendere parte alla riunione perché ricoverato in una clinica milanese per un sottoporsi ad un intervento di appendicite.

“Un anziano signore con cui abbiamo seri problemi”, l’attacco di Grillo

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Arriva a sorpresa al Senato, Beppe Grillo, per incontrare i suoi parlamentari. Mentre entrava a Palazzo Madama, il comico non ha perso occasione per lanciare l’ennesimo attacco al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, definendolo “un anziano signore con cui abbiamo seri problemi”, ha detto Grillo e poi ha aggiunto “Napolitano è un presidente di parte ed è sconveniente che prenda decisioni senza ascoltare noi che rappresentiamo 9 milioni di persone”. E, alla domanda che i cronisti gli rivolgono sulla decisione di disertare l’incontro al Quirinale, risponde scherzando: “Volete che vi faccia contenti? Sì l’ho deciso io”. “Questo Paese – ha poi proseguito – ce lo dobbiamo riprendere: lo Stato non c’è più”. “Lo Stato non c’è e quando c’è la gente lo percepisce con ansia. Si rappresenta come Equitalia, la burocrazia, le tasse. Non abbiamo più tempo di giocare”, ha ribadito.

Grillo a Trento “empeachment per il presidente Napolitano”

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“Oggi senza dire niente a nessuno Napolitano ha convocato esponenti del Pd e Pdl senza nessuno del M5S, invitati quasi di nascosto per modificare la legge elettorale. Passeremo dal Porcellum al Napolitanellum. Dato incarico al nostro studio legale per chiedere empeachment del presidente Napolitano”, così il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo da Trento per uno dei comizi conclusivi della campagna elettorale.

OLTRE! Il nuovo VDay di Grillo e stavolta l’obiettivo è il Governo del Paese

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La Leopolda di Grillo arriva ad annunciare il terzo VDay:

“Segnatevi questa data, domenica primo dicembre 2013, piazza della Vittoria a Genova si terrà il terzo Vday“.

Data, luogo e obiettivi. Sul blog di Grillo è infatti possibile leggere anche l’attacco, l’ennesimo a Napolitano:  “Si è fatto rieleggere da Berlusconi di cui ovviamente sapeva ogni pendenza giudiziaria”. Grillo presenta poi i nuovi obiettivi: “Andare oltre i politici, oltre la finanza, puntiamo al governo del Paese”.

“Per fermarci dovranno usare carri armati” – “Vogliamo vincere le prossime elezioni, a iniziare da quelle europee. La prossima volta – aggiunge il leader del M5S – per impedirci di andare al governo dovranno mandare i carri armati. Non abbiamo scelta. Dobbiamo andare al governo e liberarci di questi incapaci predatori”, dei “farabutti” che “hanno spolpato l’Italia negli ultimi 20 anni”.

“Stesse facce, stesse razze” – “Per bloccarci hanno fatto le larghe intese, tradendo il voto degli elettori. Per eliminarci dalle decisioni parlamentari hanno fatto un blocco unico, governo e opposizione. Stesse facce, stesse razze. Così, a capo delle commissioni hanno messo Sel e Lega, che si erano presentati per governare con le coalizioni guidate da Bersani e Berlusconi e poi gli hanno fatto opposizione”, scrive ancora Grillo.

“Hanno impedito al M5S di cambiare l’Italia” – “Il M5S poteva cambiare l’Italia e risparmiarci questa lenta agonia. Gli è stato impedito in ogni modo”, sostiene il leader M5S. “Hanno usato ogni possibile accusa e diffamazione contro i ‘grillini’, come in tempo in guerra, senza scrupoli, con un bombardamento mediatico mai visto prima. Il problema dell’Italia in questi mesi è diventato il populismo del M5S. Noi siamo i colpevoli, ma colpevoli di onestà di fronte a dei farabutti”.

“E’ giunta l’ora di andare oltre” – “Non abbiamo scelta. Dobbiamo andare oltre. Andare al governo e liberarci di questi incapaci predatori che hanno spolpato l’Italia negli ultimi vent’anni. Non si salva nessuno, politici, grandi industriali, giornalisti, burocrati, banchieri. Queste persone hanno fatto fallire il Paese e ancora si presentano all’opinione pubblica facendo passerella. Bisogna andare oltre. Oltre la finanza. Oltre i partiti. Oltre le Istituzioni malate. Oltre un’informazione disgustosa. Oltre questa Europa senza capo né coda. Noi non molleremo mai, è bene che loro lo sappiano”, conclude Grillo.

Lapo Elkann: da una vita al massimo allo shock dell’abuso

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Chi l’avrebbe mai potuto immaginare? Chi riesce ad andare oltre alle apparenze? Chi riesce a percepire il disagio invece di voler fare gossip? L’intervista di Lapo Elkann, rampollo di casa Fiat, è destinata a suscitare clamore e shock. Dai media già sono partiti i fiumi d’inchiostro tipici delle grandi rivelazioni, dei grandi gossip, dei grandi misteri. Quelle parole gettate sulle tv, sulla stampa, sul web per richiamare l’attenzione, per far esplodere la “notizia bomba”. Tra i titoli a effetto e la ricerca di drammatizzazione non c’è testata che oggi non riporti l’intervista di Lapo.

Così quelle parole di Elkann rimbalzano e si amplificano, ma forse per capire il dramma bisogna fare silenzio e percepire le cicatrici così profonde che si celano dietro a quelle esternazioni:

“È il momento di dire la verità: dai 13 anni, in collegio, ho vissuto cose brutte. Parlo di abusi fisici. Sessuali. Non ne ho mai parlato perché voglio che questa storia serva a qualcuno. Sto pensando a una fondazione”.

Lapo poi spiega: “Cose capitate a me e ad altri ragazzi. Parlo di abusi fisici, sessuali. Mi è accaduto, li ho subiti. Altre persone che hanno subito cose simili non sono riuscite ad affrontarle. Il mio migliore amico, che era in collegio con me per quasi 10 anni e ha vissuto quello che ho vissuto io, si è ammazzato un anno e mezzo fa”.

Ora, aggiunge Elkann, “voglio aiutare chi ha passato quello che ho passato io. Parlare è giusto, ma facendo qualcosa di utile, di positivo”. Per questo Lapo sta pensando di aprire una “fondazione”, “fare qualcosa di utile”.

Per affrontare un trauma simile – spiega – “ho dovuto fare un enorme lavoro su me stesso, anche vedere cose che non avevo voglia di vedere. Non nasconderle più. Non nascondermi. Ho dovuto essere sincero con me stesso e con gli altri. Anche perché – aggiunge – quando si ammazza il tuo miglior amico ti metti in discussione. Ti fai delle domande. Avrei potuto fare qualcosa? Stargli più vicino? Me lo sono chiesto anche quando è morto mio zio Edoardo”.

Un’altra perdita dolorosa nella vita del manager. “A mio zio penso molto spesso. Mi manca. Mi mancano anche tutti gli altri: mio nonno, Giovannino, Umberto, mio cugino Filippo, che se ne è appena andato. Tutti. Però Edoardo era una persona speciale. Atipica. Che ha vissuto una vita estremamente travagliata. Certe cose dure che ha vissuto, oggi le capisco ancora meglio di ieri. E ho sempre un gran dolore nel pensare che si sarebbe potuto fare di più”.

Lapo prende anche la distanza dal mito di famiglia, Gianni Agnelli, l’Avvocato: “ho capito che il nonno era il nonno e io sono io. Oggi non ho più nessuna voglia di essere come lui, il che non vuol dire che non lo rispetti. Però io sono diverso”.

Forse un esempio Lapo lo ritrova invece nel Papa e spera che l’esempio di Francesco possa essere una guida anche per la politica anche se l’Italia, come ammette lo stesso Elkann, non è il Vaticano. Ma Bergoglio per il fondatore di LA Holding,  “è fantastico, moderno, umano”.  Secondo Lapo “L’Italia soffre, ma non è sconfitta. Solo che dovremmo evitare di prenderci a schiaffi da soli. C’è un enorme potenziale inespresso”. Elkann dichiara anche di aver votato nel 1994 Silvio Berlusconi il “nuovo che avanzava” poi ne è rimasto deluso “molto di quel che era stato promesso non è stato fatto, e io non l’ho votato più. Come imprenditore e italiano il mio scopo non è dimenticarmi delle tasse. Guadagno e sono contento di pagarle”. Detto questo, “Berlusconi non mi sta affatto sulle palle”, pur non essendo “un mio amico […]. Non partecipo al tiro al bersaglio. Qui da sempre prima si fa un applauso, poi si prepara il plotone di esecuzione. Troppo comodo”.

Non Berlusconi, dunque, non Grillo. Ma chi allora, Renzi? Maybe. “Non ho mai parlato male di Renzi”, dice. “Mi pare uno che si comporta nello stesso modo che abbia davanti un cameriere o il presidente della Repubblica. Un atteggiamento che mi piace. Troppo facile giocare a fare il duro con chi lavora per te, meno semplice farlo con chi ha più capacità, intelligenza o pa**e di te”.

Quanto è lontano il Senato dagli italiani?

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Battibecco a suon di ‘vergogna’ nell’aula del Senato fra il presidente di turno, Maurizio Gasparri, e il Movimento 5 stelle che prosegue l’ostruzionismo alle riforme costituzionali e ‘porta’ nell’aula di Palazzo Madama anche Dario Fo a difesa della Costituzione.

Una presenza virtuale, con le parole di Fo prima lette dal senatore Bruno Marton che poi avvia una registrazione invitando l’emiciclo ad ascoltare il Premio Nobel. E’ a questo punto che Gasparri sbotta: “Non è che siamo a ‘Radio campo base’”. Il senatore M5s riprende la parola per una raffica di “si vergogni” e qui è l’esponente Pdl a fermarlo con un “si vergogni lei, non siamo qui per giocare”.

Quanto dista il Senato dagli italiani? Lontano, lontanissimo, anni luce. E oggi non fa eccezione, anzi scoppia l’ennesima bufera con i soliti insulti che non fanno bene all’istituzione che assomiglia sempre più a un ring e sempre meno a un organo politico. Non si tratta più di giudicare, né di schierarsi, né di provare ad avere un partito di riferimento, ormai è solo una guerra personale a colpi di insulti.

“Noi del Movimento 5 Stelle ci siamo sempre orgogliosamente definiti portavoce dei cittadini – esordice Marton – Oggi ho l’onere e l’onore di portare in difesa della Costituzione la voce di un cittadino Premio Nobel per la Letteratura, Dario Fo. Ascoltate queste semplici, chiare e rivoluzionarie parole che ci ha lasciato questa mattina. Le leggo per lui in questo Senato”.

“Che strano, abbiamo sempre detto – sono le parole di Fo che il senatore M5s legge – che la nostra è la Costituzione più bella del mondo ed ecco che all’improvviso qualcuno vuole cambiarla perché, dicono, in quel testo ci sono delle incongruenze e degli errori e, guarda caso, questi senatori e deputati sono gli stessi che hanno voluto e imposto le leggi ad personam. Strane coincidenze della storia”.

“Troppe volte – qui è Marton che riprende in prima persona la parola – questo Senato è stato sordo alle parole di chi Dario ha tanto amato, la sua compagna di una vita, una grande donna: Franca Rame che da qui, da questo Senato è fuggita. Ascoltiamo tutti Dario Fo”. E qui, invece, parte il sonoro che viene pero’ bloccato da Gasparri che sbotta: “Non e’ che siamo a ‘Radio campo base’. Poi discuteremo se innovazioni di questo tipo sono permesse, fino ad ora non ne ho consapevolezza”. “Si vergogni”, replica allora Marton. “No, si vergogni lei. Non siamo qui per giocare. Questo giochino  è poco serio per l’assemblea. Non le consento di dire si vergogni alla presidenza”, è il rimbrotto che arriva dal presidente di turno dell’Assemblea.

Gli italiani intanto hanno da pensare alla nuova Tirse, a quel cuneo fiscale inesistente anche se fortemente sbandierato come vessillo di una nuova politica e a una ripresa che, anch’essa annunciata, sembra però essere ulteriormente scappata di mano.

I consigli su internet di Napolitano ai giovani

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Giorgio Napolitano non si dimentica proprio di nessuno, dopo aver pensato alla popolazione carceraria con il suo messaggio al Parlamento, in cui chiedeva l’indulto o l’amnistia, ora invece si concentra sui giovani e su internet. Il Presidente avverte sui pericoli della rete dove ci possono accedere “anche truffatori, venditori di falsi miti, propagandisti di odio e arroganti intenti a infierire sui più deboli”. Il messaggio è stato diffuso in occasione di un’iniziativa Telecom su “Minori e Internet.”   E’ evidente che il Presidente  rivolgendosi ai minori, che tale era in quel momento il suo pubblico, vuole  metterli in guardia.  “Saper distinguere i siti Internet e i messaggi utili, costruttivi o anche soltanto divertenti da altri che vogliono approfittare della vostra freschezza e bontà d’animo, per spargere tossine e spesso trarne profitto, è uno dei compiti che spettano a voi ragazzi e ragazze per diventare più grandi”, scrive il capo dello Stato.

“Internet – prosegue Napolitano – ha cambiato ritmi e abitudini della nostra società, accorciato distanze e sveltito la circolazione delle informazioni, ma dei suoi vantaggi e della sua rapidità e ramificazione possono avvalersi anche  arroganti intenti a infierire sui più deboli o sulle persone più influenzabili”.

Un discorso che sorprende, quello del Capo dello Stato, che parla con grande proprietà di strumenti apparentemente lontani     dalla sua cultura classica e politica, di cui però  ha voluto prendere coscienza e afferrarne potenzialità  e realizzazioni  tenuto conto che Internet ormai fa parte integrante del quotidiano e del futuro, del privato e del pubblico.

Grillo e il web… stavolta la polemica non si placa

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Il viaggio intrapreso dal M5S dove sta andando? Questo si chiedono i militanti del movimento dopo le dichiarazioni di Beppe Grillo sul reato di clandestinità. Quel viaggio sembra aver cambiato rotta e tra coloro che ribadiscono che non era nel programma l’abolizione del reato di clandestinità, c’è chi invece vuole schierarsi con la linea del Pd e dell’aiuto umanitario.

Al centro della polemica anche l’attacco al Fatto Quotidiano con un post sul sito di Beppe Grillo dal titolo La Vita Artificiale dell’Italia:

L’Italia è tenuta in vita artificialmente dalla BCE. Lo spread dovrebbe schizzare in quanto tutti i parametri economici del Paese sono fallimentari, ma lo spread invece, incomprensibilmente, rimane stabile. E’ chiaro che la sua oscillazione non dipende dallo stato della nostra economia che è peggiorata sensibilmente rispetto all’estate del 2011, al tempo dello spread a 500 punti e oltre. Dovremmo essere già sepolti da tempo, ma siamo tenuti in vita per evitare default, fallimento e quindi insolvenza nei confronti dei nostri creditori internazionali. L’Italia deve garantire in sostanza due cose: il pagamento degli interessi sui titoli di Stato e il trasferimento dei titoli a scadenza dalle istituzioni finanziarie straniere, in prevalenza francesi e tedesche, alle nostre banche, che infatti si stanno imbottendo di titoli di Stato. E questo sta avvenendo puntualmente: paghiamo gli interessi con regolarità e ci stiamo ricomprando il debito. Dall’avvento di Monti, imposto dai nostri creditori internazionali, l’esposizione dell’estero sui nostri titoli è scesa di circa il 17%, è passata dal 50% al 33% sui circa 2.200 miliardi di debito pubblico. Il rischio Italia è diminuito, ma non basta. L’obiettivo è di scendere ancora, almeno alla soglia del 10%, una percentuale accettabile. Poi staccare la spina sarà una scelta possibile senza rischiare un effetto domino in caso di morte economica del nostro Paese. Per onorare interessi e riacquisto del nostro debito l’unica possibilità è l’aumento della pressione fiscale diretta e indiretta in una spirale continua insieme alla stretta creditizia delle banche, che non possono erogare prestiti alle aziende perché impegnate a comprarsi i nostri titoli di Stato. Il gioco al massacro sul corpo dell’Italia comporta l’impoverimento delle famiglie e la chiusura delle aziende in cambio dello spread. Ne vale la pena? Ed è necessario inserire nelle nostre banche il rischio titoli quando sono già impiombate da miliardi di crediti non esigibili e dalla prossima, e non rinviabile, svalutazione degli immobili in bilancio? Il sangue fresco fluisce all’esterno, mentre importiamo titoli che valgono meno del loro valore nominale e ci sveniamo per pagare gli interessi sul debito. Un continuo trasferimento di valore da famiglie, imprese e sistema bancario verso i nostri creditori che sta trasformando l’Italia nel deserto dei tartari. Si potrebbe definire collaborazionismo. Il debito va rinegoziato o, in alternativa, vanno introdotti gli eurobond. Tertium non datur se non vogliamo morire. In alto i cuori!

 

Grillo e il duro attacco al Capo dello Stato

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«Le lacrime napulitane versate per coloro che sono detenuti sono sospette da parte di chi è parte fondante di questa classe politica». Grillo ricorda al Presidente della Repubblica il piano carceri che il Movimento aveva presentato a luglio e torna a sferrare un duro attacco a Napolitano:

«Nessuna risposta. C’erano le vacanze in Alto Adige, signor Presidente?» poi il Semplice Portavoce del M5S aggiunge «Ieri il presidente dei partiti (in quanto eletto dai loro nominati) Giorgio Napolitano ha detto che il M5S ha un chiodo fisso e se ne frega dei problemi della gente» ricorda Grillo che allora chiede al Capo dello Stato: «Cosa ha fatto su questi punti, signor Presidente? Con quale urgenza si è mosso in questi anni? Si è svegliato ora con una soluzione che non risolve nulla perché la maggior parte di chi verrà scarcerato in pochi mesi tornerà in galera, ruberà ancora, minaccerà ancora, si macchierà degli stessi reati». Per Grillo, in questo modo, «il richiamo per i delinquenti degli altri Paesi diventerà una sirena irresistibile». Oltre al piano carceri, ricorda Grillo, «il blog ha denunciato con filmati, inchieste, interviste le morti in carcere in questi anni. Lei dov’era, signor Presidente? Il blog ha prodotto un libro sugli orrori delle carceri italiane, lei lo ha letto, signor Presidente? Sa per caso chi è Niki Gatti, il ragazzo morto in carcere, signor Presidente? Il M5S ha chiesto più volte l’introduzione del reato di tortura non previsto nel codice penale, unico caso tra le nazioni occidentali, ne era a conoscenza, signor Presidente?». Insomma, «Lei sa meglio di chiunque che l’amnistia e l’indulto non risolvono il problema delle carceri e aggraveranno i conflitti sociali. Perchè lo fa allora, signor Presidente?».

Sulla proposta di Napolitano per l’amnistia e l’indulto «il sospetto che l’appello avvenga per salvare Berlusconi e una miriade di colletti bianchi è lecito», scrive Beppe Grillo sul suo blog dove accusa anche il capo dello Stato di non essere super partes. «Lei dovrebbe esserlo e non lo è quando attacca il M5S, che rappresenta otto milioni e mezzo di italiani». Noi, continua, «abbiamo un chiodo fisso, l’onestà, e non lo baratteremo con nessuno. Noi non molleremo, si metta l’animo in pace. Ccà nisciuno è fesso».

Dopo la marea di commenti degli attivisti sul suo blog, Beppe Grillo torna a chiedere al ‘popolò Cinque Stelle di esprimersi sul ‘caso Napolitano’. E rinnova l’invito alla cautela. «Esprimete il vostro pensiero in maniera corretta. Evitate il vilipendio al capo dello Stato» avverte in un post scriptum al suo post.

Si apre l’istruttoria contro Crimi e il post di Facebook

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“Come ho detto è iniziata un’istruttoria che cercherà di chiarire come si sono svolti i fatti, dopo di che si convocherà il consiglio di presidenza”, così Pietro Grasso a margine di un convegno Amintore Fanfani a palazzo Giustiniani parlando con i giornalisti a proposito del post su Facebook di Crimi, apparso nel giorno della seduta pubblica della giunta delle Elezioni e delle Immunità del Senato.

 

Vito Crimi rischia di salvare Berlusconi. Schifani accusa l’M5S

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Un errore ingenuo, troppo! Il regolamento della giunta delle immunità che giudica Silvio Berlusconi vieta di postare e mandare messaggi. Vito Crimi lo ha infranto e ha pubblicato sul suo profilo Facebook:

un commento di alcuni manifesti a firma “cuore azzurro” a difesa del Cav, comparsi questa notte a Roma.

Una scelta che ha scatenato le reazioni del Pdl. Il capogruppo al Senato Renato Schifani ha chiesto la sospensione della Giunta: “Denunciamo – spiega in una nota – al presidente Grasso un fatto gravissimo: mentre la Giunta delle Elezioni è in Camera di Consiglio, l’esponente del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, sta esprimendo su Facebook giudizi volgari e offensivi contro il presidente Berlusconi, violando il regolamento del Senato. Un comportamento intollerabile che conferma la bontà della nostra richiesta di ricusazione di alcuni membri della Giunta ed inficia gravemente la legittimità dei lavori del collegio”.

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Minacce in parlamento alla senatrice De Pin, si apre il casus belli

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Ha espresso la sua opinione, ha motivato la sua decisione di dare il voto al Governo Letta e per questo Paola De Pin, ex senatrice M5S ora nel gruppo Misto è stata minacciata dai suoi ex colleghi di partito. Le è stato urlato prima “Venduta”, poi un senatore M5S si è avviato verso il banco dove sedeva la De Pin e sono stati in un primo momento i senatori del Pd a proteggere la senatrice. prontamente poi sono intervenuti i commessi, mentre il  presidente Piero Grasso ha annunciato che il fatto sarà posto all’attenzione dei questori.

L’attacco però c’è anche chi sostiene che sia partito dalla De Pin stessa quando ha sostenuto che i suoi ex colleghi avevano  «compiuto un tradimento verso gli elettori che chiedevano il cambiamento» accusandoli di un «classico cinismo partitocratico ed intollerante».

Letta nella sua replica ha detto di sentirsi vicino alla senatrice De Pin e ha affermato che «Il travaglio che ha accompagnato in questi giorni le scelte di molti parlamentari e senatori è stato ed è stato pesante, significativo, di quelli che vanno rispettati. Li voglio ringraziare tutti, anche quelli che hanno scelto oggi di fare oggi delle scelte difficili ed «esprimo un ringraziamento e vicinanza alla senatrice Paola de Pin» e poi ha aggiunto  «Io penso e lo dico ai colleghi del M5S che il rispetto per la liberta della persona è la base della democrazia sostanziale; lo dico perché io rispetto e ascolto, ma non ne posso più di lezioni di morale da parte di chi minaccia perché uno ha cambiato idea».

L’intervista a Grillo che non andrà mai in onda

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Il Movimento 5 Stelle in Senato ha pubblicato sulla pagina ufficiale di Facebook il video i un’intervista dell’inviato di Ballarò a Beppe Grillo. La pubblicazione è stata motivata dicendo che la versione integrale non sarà mai messa in onda.

“Speri che noi non andiamo mai al potere perché scoperchieremmo i conti della Rai, e le spese per le società esterne, nonostante tutti i dipendenti che ha”, così ha dichiarato il Semplice Portavoce del Movimento ai microfoni di Ballarò.

Grillo continua: “Floris, tu guadagni più di un milione e mezzo l’anno ma il canale, insieme agli altri, perde 250 milioni. Floris, quando fai i sondaggini devi dire quante persone contatti e quanti non risponde. Non può il signor Pagnottelli (sic.) prendere in giro gli italiani. Se avete la coscienza di mandarmi in onda, mi rivolgo a quelli a casa: osservate meglio quello che vedete, visto che assistiamo a un depistaggio del servizio pubblico. L’informazione è appannaggio di gente stipendiata dal Partito Democratico…”.

Questa mattina è iniziata la manifestazione di protesta contro la Rai a viale Mazzini. Beppe Grillo è arrivato davanti la sede della Rai sotto una pioggia scrosciante. I giornalisti e cameraman presenti hanno provato a strappargli una dichiarazione: il leader M5S, una volta sceso dal taxi ha scherzato: “Occhio che c’è Casaleggio nel bagagliaio”.

 

I 15 grillini che potrebbero sostenere il nuovo governo

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Quei 10 piccoli indiani, potrebbero diventare i 15 grillini dissidenti. Allontanati dal Movimento, potrebbero trovar posto nelle file di una nuova maggioranza e sostenere il nuovo governo che si dovrà delineare nei prossimi giorni. Le elezioni auspicate da Grillo sembrano infatti una Chimera e c’è chi sente stretta intorno a sé la morsa fatta di regole e linee dettate al di fuori del Palazzo. Così al Senato 15 grillini, 13 dei quali non hanno votato l’elezione dell’ultimo capogruppo, sarebbero disponibili a dialogare con il Pd, ma forse sono molti meno quelli che appoggerebbero un Letta bis.

Ne parla Andrea Malaguti su La Stampa:

Al telefono da Firenze la senatrice Alessandra Bencini – considerata trattativista – dice di «sentire sulle sue spalle un peso enorme». La sua voce è disarmata, eppure nervosa, inquieta come il tremito di una tazza di tea appoggiata male sul piattino di ceramica. Si rompe. Piange. «Penso al futuro di questo Paese, ai miei figli, e non posso non interrogarmi su ciò che è giusto». E’raro vivere esperienze eccitanti senza pagarne il prezzo. Non pensava che fosse così alto. Da Palermo il senatore Francesco Campanella – trattativista anche lui – dice che «confrontarsi è necessario sempre, su ogni ipotesi».

Anche su quella di un Letta-bis? «L’ideale sarebbe un governo guidato da personalità terze. Letta potrebbe promettere di seguire parte dei nostri punti programmatici? Mi pare difficile. Ma se diventa Che Guevara ci rifletto. Ma soprattutto è importante che ci rifletta la rete». La rete. Non Casaleggio. Non Grillo. Al Senato il Movimento è spaccato in due. Quelli che seguono ciecamente i leader di Genova e Milano e quelli che chiedono a gran voce la consultazione del sacro web. Conta di più l’alto o il basso?

Al voto, al voto!!! Grillo vuole le elezioni, ma difficilmente le avrà

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Al voto! Al voto! Il blog di Grillo con il post dal titolo Rien ne va Plus è un inno alla gioia e l’auspicio di elezioni subito. Porcellum o non porcellum l’M5S invoca solo le urne sperando che, aiutati anche da una legge elettorale davvero “sui generis”, l’M5S possa davvero spiazzare gli altri partiti raccogliendo non solo i delusi del Pd, ma anche quanti, avevano creduto a un centro-destra diverso. Grillo ci ha abituato ai toni forti e alle uscite esagerate e anche questa volta non fa circonlocuzioni per raccontare, dal suo punto di vista, lo stato attuale della politica italiana e dettare, quello che a suo dire, possono essere le soluzioni per uscire da tutte le crisi che hanno strangolato l’Italia.

“Non era necessario un indovino per prevederlo. L’Italia non può più reggersi sulle spalle di un ultra ottuagenario che sta, volontariamente o meno non importa, esercitando poteri da monarca che nessuno gli ha attribuito. Napolitano deve rassegnare le dimissioni”,

così esordisce il Semplice Portavoce del M5S che poi aggiunge:

“L’Italia ha perso un anno a gingillarsi mentre l’economia stava precipitando. Rinvio dopo rinvio questi parassiti hanno tirato a campare mentre l’Italia tirava le cuoia. L’ultimo regalo l’assurdo aumento dell’IVA che colpirà le classi sociali più deboli. Un cambiamento immediato è necessario”.

E dopo il preambolo arriva il colpo di grazia:

“Bisogna tornare al voto. Gli italiani devono poter decidere se vivere o morire. Napolitano non si opponga. I prossimi mesi saranno per cuori forti. In alto i cuori”.

Ma quanti saranno i dissidenti tra le file del M5S? Nell’ultimo conteggio c’era chi avrebbe messo la mano sul fuoco su almeno 15 persone… ma poi l’aula si sa, è come il campo da calcio e la partita è tutta da giocare voto su voto!!!

  

I toni della politica che l’Italia non merita

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Tempo fa era stato Schifani ad alzare il dito medio verso gli italiani, poi di toni politicamente “sbagliati” ce ne sono stati molti. Dalle magliette ai finocchi in aula si è veramente visto di tutto. Oggi c’è stato l’ultimo “Va**a” pronunciato da Pina Picierno (Pd) che in un concitato discorso in Aula elencando le presunte parentele del M5S ha allontanato il microfono prima di pronunciare una parola che forse, in un periodo davvero drammatico della storia politica italiana, fa ancora più male ai cittadini. Sacrifici sono stati chiesti e sono stati fatti dai cittadini che continuano a dover subire la violenza verbale che si scambiano in Aula i rappresentati eletti dal popolo sovrano.

 

Grillo all’attacco, in tempo di crisi ci resta solo il «Poker con morto»

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Ma mentre Napolitano piange c’è Grillo che non perde tempo e posta la fine del Governo con un post dal titolo: «Poker con morto».

Come nei romanzi gialli per capire quello che sta succedendo ora bisogna fare un passo indietro. Tornare a quella notte né buia, né tempestosa di primavera quando si riunirono tre persone per decidere le sorti della legislatura. Ognuno di loro aveva qualcosa da guadagnare dalla partita a poker.
Napolitano la rielezione e, forse, la certezza della distruzione dei nastri delle sueconversazioni con Mancino, Bersani la presidenza del Consiglio per il pdmenoelle, Berlusconi la certezza dell’impunità. Su questo ultimo dettaglio investigativo vale la pena di soffermarsi. Perché stringere un patto di legislatura, o anche di semi legislatura che doveva durare almeno il tempo di mettere mano alla Costituzione per stravolgerla in senso presidenziale e per limitare la magistratura e insediare Capitan Findus Letta alla presidenza della UE con un condannato in pectore? A Napolitano si può imputare tutto, ma non l’ingenuità. E’ altamente probabile che a Berlusconi siano state date delle garanzie che in seguito non sono state rispettate, o più probabilmente non si è riusciti a far rispettare. In altri termini l’assicurazione della prescrizione per scadenza dei termini del processo che lo ha condannato in via definitiva per truffa fiscale. Altrimenti che senso aveva fare un governo intestato alla presidenza della Repubblica, che mai si è esposta come in questo caso? Per vederlo cadere rovinosamente per un processo e una condanna altamente probabile pochi mesi dopo? Berlusconi ha la faccia di chi pensa “Chi mi ha fregato?“. L’accelerazione della sentenza della Cassazione lo ha inchiodato come una farfalla al muro. Continua a sbattere le ali, ma non può più muoversi. E’ finito, e lo sa. Però gli altri giocatori non se la passano molto meglio. Barbara Berlusconi ha fatto una domanda sensata al pdmenoelle “Se mio padre è un delinquente perché ci governate insieme?“. La risposta non è ancora arrivata. Al pdmenoelle i delinquenti di lotta, ma soprattutto di governo, piacciono. Hanno quel fascino innegabile di appalti e di poltrone. E il terzo giocatore, Napolitano? Lui ha perso la partita, ma si ostina a negarlo come chi avendo sempre vinto (o almeno pareggiato) non riesce a darsi pace per la sconfitta. Si alzi dal tavolo di gioco, e prima di uscire, spenga le luci del Quirinale. Il morto, ma già lo sapevate, è la democrazia.

Il dramma al Colle, Napolitano piange su Spaventa, ma forse anche sulla crisi

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Giorgio Napolitano, ricorda i bei tempi che furono e si commuove in memoria dell’economista Luigi Spaventa, mentre afferma: “Le distanze e gli scontri sul piano delle idee tra maggioranza e opposizione – ha sottolineato il capo dello Stato – non producevano come oggi smarrimento di ogni nozione di confronto civile e di ogni costume di rispetto istituzionale e personale”.

Con la voce rotta dall’emozione spiega: “Quanto più tu abbia la ventura di inoltrarti in età avanzata nel tuo percorso di vita tanto più avverti il vuoto di quelle che sono state presenza assai care, venute meno via via meno nel corso degli anni. E finisci per avere il senso del dissolversi del tuo mondo come sfera di affetti radicati e di comunanze essenziali”. Forse nelle parole del Presidente della Repubblica c’è anche il difficile momento della politica italiana e il Governo Letta che sembra davvero condannato dall’interesse di chi sembrerebbe non avere il coraggio per fare un passo indietro e lasciare lo spazio a una destra che ancora potrebbe, insieme al Pd, attuare le riforme di cui l’Italia ha bisogno.

 

La politica a colpi di “Pasta e fagioli”

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C’era il tempo delle minestre riscaldate e oggi invece c’è la politica a colpi di pasta e fagioli. A inaugurare l’epoca sono stati Beppe grillo e Renato Brunetta. Il Semplice Portavoce del M5S ha infatti scritto sul suo blog:

“La ricetta di Brunetta per le coperture del Tesoro: “Soffritto, cipolla, sedano, carota, prezzemolo, un pò d’aglio per chi lo vuole, borlotti la sera prima a mollo…”.

La provocazione riprendeva un’intervista rilasciata 5 anni fa dal  capogruppo Pdl alla Camera durante un intervista ad Alain Elkann su La7 in cui Renato brunetta spiegava nei dettagli la ricetta della pasta e fagioli.

Una provocazione a cui Brunetta non ha fatto mancare la sua risposta: “Grillo finalmente viene allo scoperto e mi lancia la sfida sul soffritto e la pasta e fagioli. Del resto per lui i problemi degli italiani sono un pretesto per esercitarsi a fare il comico. Non vedo l’ora che abbia la stessa tempestività, venga allo scoperto e mi lanci la medesima sfida sulle coperture per Iva e Imu”.

Che succede alla Camera? Quella strana maggioranza sulla legge contro l’omofobia

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Che succede alla Camera? Una nuova maggioranza? Quella delle larghe intese Pd e Pdl non tiene e si spacca sul testo contro l’omofobia, ma nonostante il “no” del Pdl (che fatte poche eccezioni come Galan ha votato compatto), i “sì” sono riusciti comunque a mettere a segno il colpo con 228 consensi, 108 astensioni e 57 no. Ora il testo dovrà arrivare al Senato per la seconda lettura. Protesta anche da parte del M5S che a suon di baci in bocca ha polemizzato contro chi vuole “immolare i diritti sull’altare dell’inciucio”.  Dopo aver annunciato l’astensione sulla “legge farsa” sull’omofobia, i deputati M5S si sono alzati in piedi, si sono girati verso il compagno di banco e si sono baciati. Donne con donne, uomini con uomini. Alcuni, si sono abbracciati. Altri hanno alzato cartelli, che il presidente di turno Roberto Giachetti ha fatto fa ritirare. “Onorevole Nuti, se ha finito di baciare il collega, faccia ritirare quei cartelli”, ha sollecitato Roberto Giachetti, che presiede l’Aula. Si sta per votare la legge sull’omofobia. E il M5S, non soddisfatto del testo, parte all’attacco del Pd (“Cosa resta della vostra credibilità? Avete ceduto con arrendevolezza a una logica al ribasso, vi siete autocongelati”). Poi, Silvia Giordano, che è incaricata della dichiarazione di voto di astensione, dà il la alla protesta dicendo: “Un bacio e un abbraccio non possono fare male a nessuno”.

L’emendamento a firma di Walter Verini inserisce nella legge Mancino un’aggravante per i reati “fondati sull’omofobia o transfobia”. Poco prima del voto sull’aggravante, era stato dato il via libera, nonostante il no di Pdl, M5S e Sel, alla prima parte dell’emendamento, che stabilisce che “non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente”.

Lo scontro poi è avvenuto su un subemendamento presentato da Gregorio Gitti, Scelta Civica – votato dal Pd -, che esclude dall’applicazione le “opinioni espresse all’interno di organizzazioni di natura politica, culturale o religiosa”. Norma che sui social network è già stata ribattezzata “salva partiti come Forza nuova”, o “associazioni come “MilitiaChristi”.

Dunque lo scontro è servito: “Facciamo un ultimo appello: miglioriamo insieme questo testo, altrimenti il nostro voto – ferma restando la libertà di coscienza di ogni deputato – non potrà essere favorevole – dice Brunetta – I nostri sforzi di mediare sono stati vanificati dal Pd che vuole una legge ideologica e di bandiera”. Secondo Brunetta l’intesa è saltata per l’atteggiamento del Pd che ha voluto ”una legge di bandiera, una legge identitaria, ideologica, diretta non a tutti i cittadini ma ai propri elettori. Al Pd non importa che agli italiani arrivi un messaggio chiaro e unanime contro gli atteggiamenti omofobi, importa solo rivendicare il proprio ruolo, anche se questo può mettere a rischio la legge”. Infatti Brunetta sa già – dice – che saranno rivolte accuse al Pdl “di omofobia latente, che si cercherà di scaricare su di noi la rottura dell’accordo che invece ha voluto e sta volendo, Dio non voglia, il Pd: ma noi non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno, e al paese, ai cittadini abbiamo già dimostrato come, nei fatti, abbiamo contrastato questi atteggiamenti odiosi”. Ne è la chiara dimostrazione l’intervento in Aula, a Montecitorio, del deputato del Popolo delle Libertà Alessandro Pagano che ha precisato che il problema non sono “gli omosessuali sereni”, di cui “siamo anche amici”, ma “gli omosessuali ideologizzati”. “Pur di approvare una legge contro la famiglia e contro la libertà religiosa – secondo il senatore Lucio Malan – il Pd ritorna all’alleanza con il movimento di Beppe Grillo, che non manca di ringraziare con i consueti insulti . Con il testo che questi due partiti stanno portando avanti sarà reato dire che per un bambino è meglio avere un padre e una madre, o esprimere l’opinione che determinati comportamenti sessuali sono peccato. I deputati del Popolo della Libertà fanno molto bene ad opporsi e hanno tutta la mia solidarietà”.

Grillo attacca Bersani e la segretaria dell’ex segretario finisce nei guai

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«Se si vuole parlare con un movimento si va dal suo leader. Pier Luigi Bersani non lo ha mai fatto. È stata una mancanza di rispetto, perché noi, quanto a voti, siamo il maggior movimento italiano. Invece Bersani ha tentato di far passare dalla sua parte undici nostri senatori. Il Pd non è guidato da Guglielmo Epifani, l’attuale segretario, bensì dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano». Questo è ciò che ha denunciato, Beppe Grillo, in un’intervista a Die Zeit pubblicata da Repubblica. 

 Alla domanda se crede di poter governare da solo con il suo movimento, Grillo replica: «Ma certo! Noi presenteremo agli italiani già prima delle elezioni dieci-dodici candidati con un curriculum adeguato e il nostro programma, candidati che devono far parte del nostro governo. Non li nominiamo lì per lì come gli altri, che fanno ministri veline, massoni, e membri delle sette segrete».

«Noi – aggiunge – abbiamo già votato contro l’attuale legge elettorale in parlamento. Noi soli. Io voglio abrogarla e introdurre il sistema proporzionale ma solo dopo aver vinto con il sistema attuale» pur ritenendolo «totalmente ingiusto». 

«Noi siamo per l’Europa – fa inoltre sapere Grillo -, ma questa Europa germanocentrica di oggi non mi piace. Non ho nulla contro i tedeschi, ma la Germania di oggi non ha nulla a che fare con la filosofia dei grandi pensatori europei», «il problema – aggiunge – non è più l’euro, il problema è il debito. Noi paghiamo ogni anno 100 miliardi di euro per il nostro debito, e questo svuota qualunque progetto economico si persegua. Proporrò di rinegoziare il debito italiano. Gli eurobond mi sembrano un’idea che si concilia con l’Europa che immagino, cioè con l’idea della solidarietà».

Intanto oltre alle dichiarazioni di Grillo, arriva anche la chiusura dell’inchiesta per Zaia Veronesi, storica segretaria di Pierluigi Bersani. L’ex segretario del Pd naturalmente è in imbarazzo per quello che sembra essere un inevitabile rinvio a giudizio per una sua fedele collaboratrice. Ora il passo che la Veronesi può compiere, per evitare appunto un rinvio a giudizio, è quello di farsi interrogare di nuovo e cercare di dissuadere il pm dalle accuse che le vengono contestate. 

Quali sono le accuse?

La questione non è una notizia dell’ultima ora: per 22 mesi, cioè tra il 1° giugno 2008 e il 28 marzo 2010, la Veronesi lavorò a Roma per conto di Bersani, come d’altra parte aveva già fatto e come continuò a fare anche nei mesi successivi che però non rientrano nell’indagine. Perché dunque viene analizzato quel periodo? Perché Zaia Veronesi fu pagata dalla Regione con l’ inquadramento di dirigente professionale disposto dalla giunta guidata da Vasco Errani.

 Il ruolo della Veronesi era di «responsabile del raccordo con le istituzioni centrali e il Parlamento» quindi era normale che lavorasse a Roma negli uffici della Regione in via del Tritone, ma sembrerebbe che la segretaria di Bersani non avrebbe svolto quel ruolo, anzi avrebbe omesso di esercitarlo. Questa almeno è la posizione del pm Giuseppe Di Giorgio che ha inviato l’avviso di fine indagine, ultimo atto prima della richiesta di rinvio a giudizio. 

Zaia Veronesi è già stata ascoltata dalla Procura nell’ottobre 2012, ma non convinse i magistrati. Cosa viene contestato alla Veronesi? 

Di aver percepito indebitamente, nei 22 mesi in questione, 140 mila euro (lordi) di stipendio e 16 mila di rimborsi per le spese di missione. La Veronesi però affermò di aver lavorato per Bersani “solo la sera e nei ritagli di tempo”.  Insieme a lei è stato indagato anche Bruno Solaroli, l’ex capo di gabinetto di Errani. 

L’aumento dell’Iva sembra inevitabile, ma sarebbe un “triplo errore”

iva-aumento-tuttacronacaSembra sempre più inevitabile l’aumento dell’Iva, sempre che i tecnici del ministero dell’Economia non trovino le coperture, ossia circa 1 miliardo fino alla fine dell’anno. Altrimenti dal primo ottobre l’aliquota passerà dal 21 al 22%, con riflessi anche sulla sanità, già colpita da tagli, ticket e spending review. In caso di aumento dell’Iva, infatti, la spesa del Servizio sanitario nazionale subirà un’ulteriore crescita, pari a circa 150 milioni di euro l’anno. Che equivale al costo per assicurare le cure e l’assistenza sanitaria a 80 mila pazienti. Al momento sono svariati i servizi che il Ssn acquista e sui cui grava l’attuale aliquota del 21% come, tra gli altri, lavanderia, pulizia, assistenza informatica, smaltimento rifiuti. Ma soggette all’aliquota del 21% sono anche le spese per telefonia, elettricità, acqua, spese postali e di pubblicità. E ancora, si paga il 21% di Iva anche per l’acquisto di carburante, materiale di cancelleria, materiale tecnico per manutenzioni, guardaroba e pulizia. L’eventuale aumento dell’Iva andrebbe a incidere anche sugli acquisti di prodotti chimici, materiali diagnostici, lastre e dispositivi medici. Spiega una fonte istituzionale: “Nel 2011 le entrate globali da Iva sono state di 117,8 mld di cui circa il 70% con aliquota al 20% (poi diventata 21%). Quindi circa 82,5 mld. Un punto di Iva si può stimare con buona approssimazione che dovrebbe corrispondere a 4 mld che, con l’aumento dei prezzi nel 2013, potrebbero diventare 4,2 mld l’anno. In questo caso sulla sanità graverebbe solo il 3% circa del maggior gettito dell’Iva: poco meno di 150 mln”. Se si considera che la quota capitaria, ossia la cifra pro capite media che si stima essere necessaria per garantire la copertura finanziaria dei Lea, è di circa 1.800 euro, 150 mln corrispondono al costo per garantire le cure a circa 80 mila persone.

Dal canto suo il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, dai microfoni del Tg1 ha lanciato un ammonimento: “Gli accordi di maggioranza prevedevano che non aumentasse l’Iva ad ottobre, e così sarà. Altrimenti non ci sarà più la maggioranza”. Dal canto suo Confcommercio ha previsto, come effetti dell’aumento dell’Iva, un impatto sui consumi che amplifica il crollo stimato a fine anno a -2,4%, con una riduzione ulteriore dello 0,1%; incremento dei prezzi, tra ottobre e novembre, di +0,4%. La perdita di produzione comporterebbe, a regime, una riduzione di 10 mila posti di lavoro. Confesercenti indica invece tre ragioni per evitare l’aumento dell’Iva: peggiora la competitività in Europa, meno gettito, nuovo crollo dei consumi. Un triplo errore quindin come spiega l’organizzazione: “In primo luogo perchè peggiora la competitività del nostro Paese in Europa, soprattutto rispetto alle grandi nazioni come Francia, Germania e Spagna. L’Italia raggiungerebbe la Slovenia a un poco inviabile quinto posto nell’area dell’Euro». Inoltre «il gettito calerà e quindi l’operazione aumento Iva, sia palese o ‘mascherato’ attraverso la formula degli spostamenti dei beni fra le aliquote – diverrà un boomerang che contribuirà ancora di più a fare del nostro Paese l’unico ancora in recessione”. Terzo punto: l’aumento darà un altro duro colpo ai redditi delle famiglie e ai consumi, moltiplicando i rischi di chiusure di imprese e disoccupazione. “La strada maestra per far rimanere il rapporto deficit Pil entro il 3% è un’altra – afferma Confesercenti – ridurre la spesa pubblica colpendo gli sprechi e dando vita a una vera rivoluzione istituzionale”.

Mentre l’Italia è in crisi il Pd si preoccupa della Champions!

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Salta la discussione sul finanziamento pubblico ai partiti… questa sera c’è la Champions! Ha dichiararlo sono i “cittadini” del M5S ce postano il “botta e risposta” dei deputati Pd:

“Fissiamo la discussione in Aula sul finanziamento ai partiti mercoledì?’. Bressa (Pd): ‘Noooo, c’è la Champions!!’”

Questo, secondo il M5S, sarebbe la motivazione per cui questa sera non si poteva tenere la commissione Affari costituzionali alla Camera. Naturalmente ora si attende almeno una smentita.

La politica dell’M5S è terapia di gruppo?

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Quali sono i problemi fondamentali del M5S?
I «personalismi», la «mancanza di una piattaforma», la «mancanza di riflessione comune sugli obiettivi», la «condivisione degli elementi base del M5S», i «post di Grillo», la «frustrazione per obiettivi e ruoli», «l’aggressività e il grillismo». Il dibattito si fa intenso, tanto che Elisa Bulgarelli – e non solo lei- vorrebbe rimandare a domani, perché sono argomenti che richiedono «un dibattito molto approfondito». Nicola Morra, sostenuto da Vito Crimi, chiede invece di non fermarsi: «Non rimandiamo a domani, apriamo subito il dibattito. Mezza Italia è in attesa di questo nostro dibattimento»

Problemi vecchi e nuovi, già attraversati negli anni ’70 dall’allora partito comunista. Non c’era la rete ma c’è la linea politica che si scontrava con la coscienza personale. Era disdicevole andare a vedere “Guerre stellari”, ma ci si annoiava ai film russi che il partito imponeva. E’ il solito dilemma tra ortodossia partitica e realtà sociale. E’ anche ovvio l’avversione dei grillini verso la stampa: «I giornalai – parola usata da tutti in modo sarcastico, ndr – sono al servizio del potere». E su questo l’assemblea grillina si è mostrata compatta. «Abbiamo i social network – dice Gianluca Castaldi – per comunicare con i media abbiamo un portavoce oppure comunichiamo con i media previa una condivisione». Ma l’appello di molti è: non rilasciate dichiarazioni ai giornalisti. Paola Taverna polemicamente chiede: «Ma perché rilasciate delle interviste prima di un’assemblea che va in streaming? È una curiosità a livello umano, da non politica quale sono e quale voglio rimanere».

Il problema è non la stampa ma semmai la comunicazione. Cioè riuscire  a far passare un messaggio, attraverso un media. Il pubblico raggiunto attraverso un tg è diverso, infatti, da quello di un social.

È stata la senatrice Elisa Bulgarelli a spiegare le regole del gioco: «Ci dividiamo in sei gruppetti da sei senatori circa. Tre, i gruppetti con il numero dispari, si occuperanno della cronologia dei fatti, di stabilire oggettivamente cosa è successo. Gli altri tre (con il numero pari) devono scomporre quello che è successo in questi ultimi giorni, tutto questo caos in problemi che possono essere risolvibili. Ogni gruppo lavorerà a sé. Poi i gruppi si scambieranno».

Ma la politica è terapia di gruppo?

Grillo rischia l’accusa di procurato allarme per il parmigiano alla diossina?

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“Una giornata particolare con il pdl e il pdmenoelle che esultano per l’accensione dell’inceneritore di Parma contro cui il M5S si è battuto usando ogni forma legale. Esultano per le neoplasie future degli abitanti di Parma, per il cibo avvelenato della Food Valley. Chi mangerà in futuro parmigiano e prosciutti imbottiti di diossina? L’inceneritore è inutile e brucerà rifiuti provenienti da ogni dove, ma loro sono contenti”. Immediate arrivano le risposte di Nunzia De Girolamo, ministro delle politiche agricole “Grillo è un incosciente” e del presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi “Grillo evidentemente non conosce la materia”. Il presidente della Copagri Franco Verrascina dice: “crediamo che occorra fare molta attenzione per le potenziali gravissime ricadute economiche e sociali che l’accostare ipotetiche future neoplasie al consumo di Parmigiano o prosciutto potrebbero innescare”. In poche parole Beppe Grillo potrebbe, secondo alcuni, tra cui il quotidiano Il Giornale, anche rischiare l’accusa di procurato allarme per il parmigiano reggiano o il prosciutto alla diossina. La De Girolamo poi sottolinea anche che “l’agroalimentare italiano di tutto ha bisogno tranne che di affermazioni gratuite dai toni apocalittici che rischiano di screditare uno dei comparti più importanti della nostra economia e il duro lavoro dei nostri produttori che hanno saputo conquistare e mantenere in tutti questi anni una posizione di leadership e di grande reputazione internazionale”.

Ma diossina e inquinamento sono problemi drammatici… in altri territori d’Italia come la Terra dei Fuochi tumori e malattie respiratorie sembra che stiano lasciando segni indelebili nella popolazione, anche se non ci sono i dati per mettere in correlazione i due fenomeni. Non sarà il caso di preoccuparsi per Parma, ma prima di gridare solamente alle perdite economiche sarebbe opportuno un’attenta analisi scientifica sui timori lanciati da Grillo e dai M5S. Saranno eccessivi o strumentali, ma su queste cose è meglio non scherzare. Vogliamo seguitare a mangiare e commerciare il prosciutto e il parmigiano, ma in totale sicurezza per noi e per i clienti esteri!

Beppe Grillo sostiene la Fratellanza e attacca l’Italia!

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Ecco l’ultimo post di Beppe Grillo, che semplifica la complessa situazione egiziana e attacca ancora una volta l’Italia, che secondo lui, è una comparsa.

In Egitto è avvenuto da tempo un colpo di Stato, ma nessuno sembra volerlo ammettere. L’Occidente, Stati Uniti in particolare, si sono voltati subito da un’altra parte. La loro. Morsi nominato primo ministro in regolari elezioni è stato deposto dopo manifestazioni di piazza nell’indifferenza generale. Con questo metro di giudizio in Europa avrebbero dovuto dimettersi parecchi governi. I militari hanno preso il posto di Morsi senza nuove elezioni. Nessuno ha battuto ciglio. Ora è il tempo delle stragi, l’assassinio da parte dell’esercito di centinaia (forse migliaia) di civili che vogliono ripristinare la democrazia. Ma, ancora una volta, l’Occidente tace. Al più lancia qualche flebile richiamo attraverso quella farsa in campo internazionale che si chiama UE. Gli Stati Uniti sono il salvadanaio d’Egitto. Ogni anno versano alle casse egiziane 1,3 miliardi di dollari. Non è un atto di beneficenza. Questa montagna di denaro serve per lo sviluppo degli armamenti egiziani e a mantenere il trattato di pace tra Egitto e Israele. Il principale interlocutore degli americani in Egitto è sempre stato l’esercito. Se venisse riconosciuto il colpo di Stato, gli Stati Uniti dovrebbero ritirare gli aiuti e perdere gran parte del controllo sugli eventi futuri.
Morsi è stato sostenuto principalmente dai Fratelli musulmani, i cui membri sono massacrati in questi giorni per le strade e i loro corpi ammassati nelle moschee. L’ONU è un fantasma che ricorda per la sua inconsistenza la Società delle Nazioni di prima della guerra. L’Occidente sempre pronto a condannare e a intervenire, anche con la forza, come è avvenuto in Libia, ora in parte sotto il controllo di Al Qaeda, (ma nessuno deve dirlo) o in Mali, per proteggere i suoi interessi, non vede, non sente, non parla. Chi ha ordinato la strage va processato da organismi internazionali come è avvenuto in Serbia. Il governo dei militari va disconosciuto senza alcun distinguo. Nuove elezioni vanno indette al più presto. Per l’Occidente la democrazia è un concetto relativo, che si applica caso per caso, quando gli conviene. Per i militari egiziani non si applica. La polveriera Egitto rischia di travolgere ogni equilibrio in Medio Oriente e in tutto il Mediterraneo mentre l’Italia fa da comparsa. Il ruolo che le riesce meglio.

Nuti, M5S, un’ariete contro il Colle? “L’Italia non ha più il Presidente”

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Dopo la nota sul caso Silvio Berlusconi, l’M5S, attraverso il suo capogruppo Riccardo Nuti attacca il Presidente della Repubblica:

“Secondo me l’Italia non ha più un Presidente della Repubblica. Un Presidente della Repubblica dovrebbe dire basta a queste indecenze e non incitarle!”.

Nuti aggiunge anche:

“Come può un Presidente della Repubblica avallare delle riforme costituzionali derogando la Costituzione stessa? Come può definire che questo Governo sta facendo cose importanti quando ha solo effettuato rinvii e i cittadini percepiscono il nulla da questa azione lodata da Napolitano? Come può un Presidente della Repubblica chiedere a questo governo una riforma della Giustizia? Un governo ricattato da un condannato per frode fiscale, un corruttore (processo Mills), e con in corso altri processi, dovrebbe riformare la giustizia?”

Julian Assange scende in politica e s’ispira a Grillo

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Julian Assange, fondatore di WikiLeaks si lancia in politica e lo fa con al fianco anche suo padre  John Shipton. Ma che politica vuole fare Assange? L’attivista svedese ha rilasciato un’intervista a Il Venerdì e ha parlato a lungo della stima che lui ripone in Beppe Grillo e nel M5S.

Julian Assange ha affermato:

“Io non sono un multimilionario né un comico. Però ho osservato che ha fatto in Italia: lui e Roberto (Gianroberto Casaleggio) hanno dimostrato che si può costruire una strategia mediatica efficace senza capitali”. 

Mentre il padre si spinge oltre e parla proprio di “un insegnamento nuovo” che ha dato Grillo al mondo politico:

“All’inizio abbiamo dato vita a una campagna per raccogliere 700 mila dollari. Pensavamo di usarli per giornali e tv. Poi abbiamo osservato l’esempio del Movimento 5 Stelle e abbiamo capito che si può fare diversamente. Certo, noi non abbiamo un comico come Grillo”.

Ma il padre è anche conscio dei limiti del suo Paese, sicuramente l’Australia non è l’Italia:

“Non possiamo dire vaffa****o, come ha fatto Beppe Grillo: la società australiana non è come quella italiana”.

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Post aperto: Grillo lancia la provocazione chi risponderà?

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“Chi comanda in Italia?” Comincia così il nuovo post di Beppe Grillo, che in questo giovedì d’agosto, con molti italiani al mare, ripropone l’annosa questione di chi davvero può cambiare l’Italia. Ma se Letta appare ottimista e vincente, Grillo punta invece sul pessimismo (forse più realista) e su un blocco istituzionale, non tanto dettato dalle vicissitudini interne ai partiti di maggioranza, ma quanto alle pressioni sterne e internazionali. E così scrive:

“Non comanda il Parlamento che non legifera più e che ha, come unico compito, l’approvazione di decreti legge ripieni di nulla del Governo di capitan Findus Letta. Non comanda quest’ultimo che non riesce neppure a decidere quando e come fare pagare l’IMU o se aumentare di un punto l’IVA. Allora è il popolo che comanda? Gli elettori? Neppure per sogno. I referendum (solo abrogativi) non vengono rispettati come per l’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti e le leggi di iniziativa popolari non sono neppure discusse, come per Parlamento Pulito. Se Parlamento, Governo e elettori non comandano, chi comanda in questo Paese? Non comandano le piccole e medie imprese che non hanno alcuna voce in capitolo pur tenendo in piedi il Paese. E neppure i contribuenti, trattati come pezze da piedi, pagano le tasse più alte d’Europa per servizi e sprechi indecenti. Non comandano le nuove generazioni che non hanno futuro e emigrano con lo zainetto in spalla, come una volta i nostri vecchi con le valige di cartone. La massoneria è ovunque, è vero, ma più che comandare si infiltra. La criminalità organizzata si è internazionalizzata e l’Italia è un mercato in contrazione, marginale. La burocrazia, che in apparenza comanda, è in realtà un automa impazzito, senza controllo. Chi comanda allora in questo Paese? Se non comandiamo noi allora devono comandare gli altri, tutti insieme e ognuno per la parte che gli interessa. La politica economica la detta la Germania, la politica estera gli Stati Uniti che ci usano come portaerei nel Mediterraneo, la politica industriale la Francia (e non solo). La politica sociale la imposta, spesso con leggi incomprensibili, la UE. La politica di bilancio la impone la BCE. L’indirizzo morale e religioso il Vaticano. “Va beh“, direte, “e noi quando c…o comandiamo?“. “Almeno in casa nostra, dopo averla pagata con decenni di mutuo?” Neppure lì si è al sicuro. Un esproprio da parte di Equitalia è sempre possibile se non hai pagato quella multa di qualche anno fa di cui ti sei dimenticato o a causa una dichiarazione dei redditi incompleta del commercialista. “Padroni a casa nostra!“, diceva un tempo un partito ormai estinto. Mai profezia fu più fallace.
Per te chi comanda in Italia?”

E l’invito si rivolge a tutti coloro che, nonostante il caldo, l’estate e le ferie vogliono comunque contribuire a dire la loro in questa politica, a volte troppo attenta a se stessa e poco ai cittadini, volta a tutelarsi e autotutelarsi, piuttosto che lanciarsi con slancio in sfide davvero rivoluzionarie. Forse non c’è margine di manovra, forse non ci sono i numeri, forse questa legislatura dopo pochi mesi deve fare i conti con delle larghe intese che sembrano non tenere più… Forse! Ma allora se tuto è un gioco di sottili equilibri, alla fine chi comanda in Italia?

Polverini avrebbe detto: i disoccupati sono degli sfigati che aspettano i soldi

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Se fosse vero sarebbe l’ennesima caduta della deputata Renata Polverini. La frase sarebbe stata pronunciata al Comitato dei nove. A darne notizia è il deputato Salvatore Micillo del MoVimento 5 stelle presente in seduta che ha spedito immediatamente un tweet:

polverini-disoccupati-sfigati

“i disoccupati sono degli sfigati che aspettano i soldi”

Non è passato in osservato in rete e la polemica è montata. Tra indignazione e sorpresa sono stati molti gli utenti a voler far sentire la loro voce.

Aggiornamento 8 agosto 2013, 17,05:

«Hanno frainteso, saranno querelati», così Renata Polverini nel  botta e risposta, tra lei e i due deputati del M5s Alessio Villanova, vicepresidente del M5S alla Camera e il capogruppo M5S Riccardo Nuti che avevano riportato la frase incriminata sui social network. Altri dettagli poi sono emersi su quella frase e sul Facebook di Riccardo Nuti si legge:

«Ieri sera in aula stavamo votando un testo errato durante la dichiarazione di voto sul decreto legge lavoro. Successivamente la Polverini (presidente di quel comitato dei 9 che gestiva il dl lavoro) ha definito i disoccupati ” sfigati che aspettano i soldi” e poi ha offeso il nostro vice-capigruppo Alessio Villarosa»

Anche Villarosa aggiunge altri particolari: «Aveva fretta – racconta – Ad un certo punto ha detto che aveva da fare e non poteva passare tutta la notte lì con i provvedimenti per questi sfigati dei disoccupati».

La parlamentare del Pdl ha poi ribadito:

«Ho dato immediatamente mandato ai miei legali a presentare una querela nei confronti dei deputati Villarosa e Micillo», spiega la deputata, che prosegue: «Non ho utilizzato nessuna espressione di ingiurio e, in realtà, è avvenuto esattamente l’opposto di quanto dichiarano i due deputati: il M5S aveva intenzione di bloccare il provvedimento ormai in votazione e di rinviarlo alle commissioni con il chiaro intento di farlo decadere e impedendo di fatto la messa a disposizione di strumenti normativi ed economici che danno più opportunità ai disoccupati «sfigati» inteso come sfortunati in gergo popolare».

Berlusconi dal bunga bunga al bondage?

berlusconi-tuttacronaca

Il presidente della Commissione di Vigilanza Rai e deputato del M5S Roberto Fico, in apertura del videoforum su Repubblica.it ha affermato:

“Napolitano dopo la sentenza di Berlusconi ha espresso la volontà di fare la riforma della giustizia: lo trovo gravissimo. Secondo noi questo è impossibile”.

Sempre Fico ha sottolineato che quello del presidente della Repubblica “È stato un comportamento poco decoroso ed è normale che ora il Pdl faccia pressing perché ora ci sia la riforma”.

Il deputato pentastellato ha poi posto l’attenzione sull’immensa copertura politica di Silvio Berlusconi:  “Sui giornali si legge delle tensioni, della destra opposta alla sinistra, ma la situazione reale non è questa: Berlusconi ha la più grande copertura politica che è il Pd. In Parlamento c’è una calma piatta: l’ultimo esempio è l’emendamento appena presentato dal Movimento 5 stelle contro la legge Salva-Previti: Pd e Pdl hanno votato entrambi no e questo è incredibile. Lo scontro di cui leggiamo non c’è”. Per Fico Pd e Pdl “fanno un gioco erotico estremo molto pericoloso che si chiama bondage: con una corda al collo si stringono e si lasciano l’uno con l’altro fino a quando non muore prima l’uno e poi l’altro”.

Fico conclude:  “Il Pdl è più trasparente. Il Pd, che ha una storia e un’ideologia, non è più quello che dice di essere. È il Pd che governa con un condannato per frode, mica il Movimento 5 Stelle. Il Pd è subdolo, strisciante e falso”.

Twitter di Grillo dopo la sentenza mediaset: Berlusconi è morto. Viva Berlusconi

beppe-grillo-twitter-tuttacronaca-sentenza-berlusconi

Beppe Grillo su Twitter ha commentato la sentenza sul processo Mediaset scrivendo: “Berlusconi è morto. Viva Berlusconi.” Pochi minuti dopo un secondo tweet: “Il pdmenoelle è oggi senza stampelle, senza maschera, senza rete, senza l’amico di sempre.”

Il video del M5S: citano la supercazzola e Amici Miei

Quagliariello-m5s-supercazzolla-tuttacronacaIl Movimento 5 Stelle ha pubblicato, sul suo canale YouTube Parlamento, l’intervento del ministro Quagliariello in Commissione Affari Costituzionali.

”Pur di prendere tempo e far slittare il finanziamento ai partiti, il ministro disquisisce sul nulla per ore”, spiega la didascalia che accompagna il video che, come scrive “Repubblica” citando il mitico film “Amici Miei”, appare essere una vera e propria “supercazzola”. 

  

Emergenza Legge Elettorale: voto i primi di ottobre

leggeelettorale-tuttacronacaE’ stato il Pd ad avanzare la procedura d’urgenza per la legge elettorale che è stata oggi approvata all’unanimità e approderà a settembre alla camera per poi essere approvata entro i primi di ottobre. La procedura giunge durante l’attesa dell’ormai imminente decisione della Cassazione sulla condanna a 4 anni di carcere ed a 5 di interdizione dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi mentre si avvicina anche il congresso democratico per la successione di Guglielmo Epifani. Cambio di direzione dei democrati quindi, che chiedono modifiche immediate al’  Porcellum dopo aver sostenuto la linea della subordinazione della nuova legge elettorale, solo al termine del percorso di riforme istituzionali disegnato da Enrico Letta. Quello che ancora è da chiarire è il significato di “stato di necessità” e quale sia il modello che la maggioranza è intenzionata a discutere. Da più parti sono giunte voci di “soddisfazione” per l’unanimità riscontrata tra i capigruppo. Dario Franceschini, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha spiegato ai cronisti: “In questo modo sarà possibile arrivare al voto per gli inizi di ottobre”. Il governo ha accolto con soddisfazione l’inserimento dei provvedimenti nel calendario di agosto alla Camera.

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