C’è del marcio nel Parmigiano Reggiano?

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Chi dovrebbe tutelare le eccellenze italiane in realtà fa affari con i concorrenti? Questa sembrerebbe essere la triste storia che in questi giorni ha fatto alzare un polverone intorno al Consorzio del Parmigiano Reggiano e ha portato all’arresto del direttore generale Riccardo Deserti che ora è stato posto agli arresti domiciliari nella sua casa di ferrara raggiunto da un secondo ordine di custodia delle Procura di Roma per una vicenda di documenti fatti sparire dal ministero delle Politiche Agricole. Questa è solo la seconda puntata di una vicenda che lo aveva già portato agli arresti il 4 gennaio scorso con l’accusa di corruzione per una serie di appalti col trucco allo stesso ministero, arresto ceh poi era stato annullato. Ora però è arrivato un secondo ordine di custodia e c’è chi giura, soprattutto tra i produttori, l’amarezza è molta anche perché Deserti, nonostante tutto, resta al suo posto. «Diciamo che il fatto che sia ancora al suo posto al consorzio malgrado il doppio arresto non è privo di un certo imbarazzo…», questa è l’atmosfera che si respira tra coloro che ogni giorno lavorano con un prodotto conosciuto in tutto il mondo e tutelato come prodotto Dop. Insomma sono tanti coloro che ci credono nel loro lavoro e questo scandalo rischia davvero di danneggiare l’intera industria anche a livello internazionale.  Ma chi tiene Riccardo deserti ancorato al suo posto?

Come spiega la stampa:

Il presidente del Consorzio, Giuseppe Alai, 58 anni di Guastalla, diploma di perito agrario, moglie e due figli, riconfermato nel 2009 alla guida dell’associazione, carica che lo impegna insieme alla vicepresidenza di Confcooperativa Emilia Romagna, alla presidenza di Banca Reggiana e a una serie di società, che vanno dai viaggi ai formaggi. Lui al telefonino tiene duro e rimbalza ogni sospetto: «Fino a che non è provata la colpevolezza di Riccardo, non vedo il motivo di sollevarlo dall’incarico. Noi preferiamo non interferire nell’operato dei magistratura». Lodevole garantismo, si capisce. Ma dev’essere la pasta di cui sono fatti i formaggiai di queste parti. Scalfiti da niente, sospettati di troppo.

Tanto per dirne una. A Correggio, la città del cantautore Ligabue, stava per sorgere il più grande magazzino di formaggi del mondo. Enorme come un campo di calcio, alto undici piani, con 500 mila forme a stagionare e nemmeno una di Parmigiano. Il magazzino lo doveva costruire la società ungherese Magyar Sajt Kft che si occupa di lattiero caseario e produce un similgrana. Al sindaco di Correggio l’invasione di formaggio magiaro alla fine non è piaciuta. Il vicino Paese di San Martino era possibilista ma poi si è messa di mezzo la Provincia e la Coldiretti e non si è fatto più nulla. Il fatto è che la Magjar Sajt Kft è partecipata al 100% da un’azienda mantovana riconducibile a Itaca Società Cooperativa presieduta da Giuseppe Alai. Nessun rilievo penale, al massimo un problema di statuto ma pure un bel conflitto di interessi: il presidente del Consorzio che tutela il Parmigiano-Reggiano in affari con una società ungherese che smercia formaggio che non è Parmigiano-Reggiano. Giuseppe Alai si difende dopo aver lasciato l’incarico a Itaca ma non molla la poltrona al Consorzio: «Non sapevamo di questa cosa, non partecipiamo direttamente a quest’azienda. Era solo un’operazione finanziaria. E poi non facciamo sempre gli show su queste cose, che il brand del Parmigiano-Reggiano sappiamo come tutelarlo».

La certificazione Dop riconosciuta secondo le direttive europee risale al 1992, nel 2007 si è mossa Greenpeace per evitare che la soia Ogm della Monsanto finisse tra gli alimenti della vacche emiliane, nel 2008 la Corte di giustizia di Lussemburgo ha inibito la vendita del similparmigiano «Parmesan» venduto in Germania ma allo stesso tempo ha chiesto all’Italia di «tutelare maggiormente il prodotto». Cosa tutt’altro che facile in questa storia che incrocia caseifici ungheresi, dirigenti con tripli incarichi e direttori di Consorzio passati dal ministero delle Politiche Agricole a questa palazzina moderna in via Kennedy con un codazzo di pendenze giudiziarie. Cosa che turba non poco i 3500 produttori. Come Simone Simonazzi di Bagnolo in Piano, 110 vacche e una produzione di 13 mila quintali di latte da riversare in 384 caseifici di Reggio, Parma, Bologna, Mantova e Modena: «C’è troppo poca trasparenza al Consorzio. Storie come quella del direttore fanno male a noi produttori». A fianco dei produttori si schiera la Coldiretti. Il suo presidente per tutta l’Emilia, Mauro Tonello chiede che «i produttori abbiano maggior tutela. Ci sono situazioni poco chiare che li intimoriscono. Non si può più star zitti». Ma alla fine di qua del Reno e di là del Po c’è poca voglia di parlare di questa guerra del formaggio. Il sindaco vicario di Reggio Ugo Ferrari e quello in carica a Parma, il 5 Stelle Federico Pizzarotti, dicono niente e stan blindati nel loro buco. Manco fosse fatto in una forma di banalissimo groviera.

“Via la divisa”: corteo contro il reintegro dei poliziotti che uccisero Federico

corteo-ferrara-tuttacronacaEra il 25 novembre 2005 e Federico Aldrovandi veniva massacrato da quattro poliziotti durante un controllo. Oggi, a Ferrara, alle 15.15, ha preso il via il corteo di protesta contro il reintegro dei quattro agenti che gli tolsero la vita e che hanno appena finito di scontare la pena per “eccesso colposo in omicidio colposo”. Alla manifestazione prendono parte almeno 2mila persone, di ogni età e tra le quali gli ultras della Spal, di cui Federico era tifoso, del Bologna. Quello che chiedono è che gli agenti vengano destituiti dalla polizia per aver disonorato la divisa. Lino Aldrovandi, padre di Ferderico, ha spiegato: “Il messaggio che questa decisione manda agli uomini della polizia è che per aver ucciso un ragazzo si può anche essere premiati, perché essere messi in un ufficio è sicuramente più agevole che lavorare sulle volanti”. Ai manifestanti è arrivata via Twitter anche la solidarietà di Nichi Vendola: “Via la divisa per rispettare i familiari di Federico. Via la divisa – ha aggiunto – per rispettare i poliziotti onesti e le istituzioni”. Tra i presenti anche un vicentino che durante il G8 di Genova si trovava alla Diaz, Arnaldo Cestaro: “Mi hanno rotto un braccio e varie costole. Sono qui perchè eventi simili non devono più accadere”. E dentro ai “simili” vengono racchiuse tutte le “violenze e i crimini dello Stato”. Presente al corteo anche il deputato pentastellato Ferraresi, che ha partecipato al corteo per “Chiedere anche da qui, oltre che a livello istituzionale, che venga fatta giustizia perchè un ragazzo non può morire così”. Chi è qui la pensa allo stesso modo: la sospensione dal servizio per sei mesi non è sufficienti. “Quegli agenti devono essere radiati non possono reindossare la divisa”. Ma non mancano neanche Lucia Uva e Ilaria Cucchi, che chiedono giustizia per i loro morti.

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Renzi incassa le lodi di Sallusti e Ferrara

sallusti-ferrara-tuttacronacaIl segretario democratico Matteo Renzi ha ricevuto il sostegno del suo partito e non solo. Due giornali che non sono certo generosi con il Pd, il Giornale e il Foglio, sembrano appoggiare la mossa del sindaco fiorentino. Sallusti e Ferrara hanno infatti pubblicato due editoriali nei quali non solo “benedicono” la mossa ma anche sostengono che, con un’azione di governo veramente innovatrice il segretario potrebbe contare anche sui voti di Silvio Berlusconi e del suo partito. Scrive Sallusti:

Solo uno sprovveduto può può pensare che Renzi pensi di govenare fino al 2018 ostaggio da una parte di Alfano e dall’altra di una fetta del suo partito che non vede l’ora di restituire pan per focaccia. Per operare sul campo gli serve alto, voti veri in Parlamento che nessuno dei suoi padrini può dargli. L’amico Berlusconi i voti li ha eccome, e sono certo che in caso di necessità ne farà buon uso.

Anche Ferrara condivide una simile linea ma auspica tuttavia la formazione di un esecutivo “di rottura”, senza compromessi con i propri alleati minoritari.

Fa’ un governo bipolarista.Un governo di staff, con i tuoi e quelli di cui ti fidi per competenza e soprattutto per generosità poltiica. Fa’ un governo monocolore non contrattato. Niente streaming, niente negioziati fumosi. Niente trasversalismi che sappiano di un Letta bis, che già era un Monti bis. (…) Fa’ così Matteo, e vedrai che la fiducia te la accorderanno con numeri sorprendenti.

E rincara la dose Sallusti, lodando il primo cittadino di Firenze:

Corre Renzi, e fa bene. mai come in questo caso vale il detto: chi si ferma è perduto. Ha accoltellato, usurpato, forse anche barato. Un vero mascalzone, toscanamente parlando, che se qualcuno delle sue vittime,e lo becca in un portone non so come finisce. (…) In realtà un amico vero Renzi ce l’ha. Si chiama Silvio Berlusconi, al quale la malasorte aveva assegnato in dote il fratello venuto male di Renzi: Angiolino Alfano da Agrigento, un tontolone (tuitto quello che tocca va a ramengo) che con la sinistra, a differenza di Matteo si trova benissimo.

Ancora più esplicito Giuliano Ferrara

“(…) un trentenne che ha esordito con Mike Bongiorno, che è politicamente un self made man, che non ha paura delle giacche di Fonzie,. di Briatore e della De Filippi, che ha detto e scritto più volte quanto gli stiano sulle scatole gli atteggiamenti pregiudiziali di chi considera il Cav. un arcinemico, che si sente piuttosto un competitore nel bipolarismo di chi prende i voti avversi alla sinistra che vuole realizzare qualcosa non ancora scritta negli annali del Novecento, con una mentalità decisionista e liberale insieme, aperta alla cultura del mercato e rispettosa del mondo del lavoro, dei giovani e delle idee non conformiste.

Giuseppe Ferrara rischia lo sfratto… appello dei colleghi

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E’ scattato l’appello per salvare dallo sfratto il regista Giuseppe Ferrara, 81 anni, autore di pellicole note e apprezzate del cinema italiano. Ferrara ha sempre esplorato con il suo lavoro aspetti sociali a partire da “Il caso Moro”, film del 1986 con Gian Maria Volontè nel ruolo del presidente della Democrazia cristiana. Proprio grazie a quel ruolo e al regista Ferrara, Volonté quell’anno, vinse il premio come miglior attore al Festival di Berlino.

Secondo Dario Ginefra, deputato del Partito democratico, “Beppe Ferrara è un regista politico e civile che ha aiutato l’Italia a capirsi: ora si applichi la legge Bacchelli, lo sfratto del 28 non deve rappresentare una condanna”.

Amici, conoscenti e appassionati di cinema si sono dati appuntamento domani mattina, intorno alle nove, in via delle Medaglie d’Oro 160. L’appello per scongiurare lo sfratto di Ferrara è stato lanciato, tra gli altri, dall’Anac, l’associazione degli autori cinematografici, ed è sostenuto da personalità del cinema italiano come lo sceneggiatore Stefano Rulli (“La meglio gioventù”, “La piovra”).  Secondo l’appello lanciato dai suoi amici, il rischio è che possa essere forzosamente condotto via dal suo appartamento con un’ambulanza. “Bisogna opporsi a questo proposito per fare in modo che trovi una nuova sistemazione”, recita l’appello.

Per Giuseppe Ferrara non sono scattati fino ad ora i benefici previsti dalla legge Bacchelli, il provvedimento che istituisce un fondo di sostegno per “cittadini che abbiano illustrato la patria e che versino in stato di particolare necessità”, come recita il testo della legge.

Il prete che stuprò la bambina, ora chiede di morire

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Dopo anni di silenzio, esce allo scoperto don Pietro Tosi, 87 anni, il sacerdote che nel 1980 abusò di una 14enne a Cornacervina e la lasciò incinta. “Verso quella famiglia ho la coscienza a posto – dice oggi a “Il Resto del Carlino” – ho fatto tutto quello che era possibile, ora non so cosa fare e chiedo a Dio di morire”. Il figlio di quella violenza, Erik Zattoni, combatte una battaglia perché Papa Francesco riduca il sacerdote allo stato laicale e ha denunciato tutto alla trasmissione “Le Iene”.

Aveva solo 14 anni la bambina che fu stuprata nel 1980 da don Pietro Tosi, oggi 87enne. La bambina rimase incinta e il figlio di quella violenza  Erik Zattoni, ha chiesto, attraverso la trasmissione “Le Iene” che Papa Francesco riduca il sacerdote a laico.

Don Pietro Tosi in un intervista a “Il Resto del Carlino” ha dichiarato di aver fatto tutto il possibile e ora chiede a Dio solo di morire. Il prete ora si troverebbe in una casa di riposo, lontano dai riflettori che invece è stato proprio il figlio ad accendere. Di quel figlio però non parla: “Sto morendo, sono finito, non ne posso più”, dice Tosi e poi ha ancora la lucidità di affermare “Parlate con i miei avvocati” dice, e cita tra i legali il sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani. Nonostante chieda e afferma che la sua ora è giunta, Tosi ha anche promesso di raccontare la sua vita in un libro. All’epoca dei fatti respinse ogni addebito, minacciando le vie legali. Oggi la soluzione è arrivata dopo molti anni, nell’ambito della causa per il riconoscimento della paternità. E don Tosi ha voglia di raccontare la sua personalissima verità “Non mi merito tutto questo, ho aiutato giovani, anziani, famiglie, poveri, insomma la mia gente. Non c’era niente a Cornacervina (Ferrara, ndr) io ho fatto costruire tutto”

IL SOCIALMENTE UTILE e l’aneddoto di Sallusti sul Cavaliere

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E’ ufficiale: Silvio Berlusconi, i, attraverso i suoi legali, ha depositato in procura a Milano l’istanza per chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali per scontare la pena definitiva del processo Mediaset. La notizia non è nuova, ma forse è interessante anche capire a cosa stiano lavorando i legali dell’ex premier destinato a diventare un “socialmente utile”.

Il pool di legali del Cavaliere sta lavorando infatti alla carta dell’affidamento a casa ed è stato lo stesso avvocato Coppi a dire che Silvio Berluconi “potrebbe anche trascorrere il tempo con un’assistente sociale che poi attesti l’avvenuto recupero”. In questo caso il Cavaliere se ne starebbe tranquillamente nelle sue mura dorate domestiche, con l’unica “pena” di redigere un testo “socialmente utile” come ad esempio – come suggerito da Corsera – un programma economico per le fasce più deboli della popolazione. Con questo piano si attuerebbe quindi un affido ai servizi sociali che consentirebbe al Premier di uscire di casa per le ore previste di lavoro, ma scontando la pena all’interno della sua dimora.

I tempi, in ogni caso, saranno lunghi. A decidere sul luogo in cui Berlusconi svolgerà i servizi sociali sarà infatti un tribunale, che prima però dovrà aspettare il completamento dell’istruttoria dell’Uepe (Ufficio di esecuzione penale esterna).

I tre legali del Cavaliere, intanto, precisano che: “Leggiamo con vivo stupore le continue ‘ricostruzioni’ offerte da più giorni dai quotidiani sulla richiesta di affidamento in prova riguardanti il presidente Berlusconi. Sono continuamente riportate dichiarazioni mai fatte e virgolettati palesemente inventati” e aggiungono: “Ma sulla Stampa di quest’oggi con un articolo di Ugo Magri si è addirittura ipotizzato uno scontro fra i difensori per far risiedere il presidente Berlusconi a Roma o Milano. A parte che la prospettazione è di per sé risibile poiché non è certo facoltà degli avvocati bensì del giudice stabilire dove l’eventuale affido sarà concesso, ma il luogo per gli avvocati è del tutto irrilevante. Comunque – proseguono – non c’è stata mai la benché minima differenziazione sulle strategie da adottare che sono sempre state tutte condivise e concordate in ottima armonia e piena collaborazione. Mai vi è stata una sola ragione di dissidio nel collegio di difesa nè mai vi è stata una decisione assunta in contrasto”.

Ma se i legali sono a lavoro tentando una soluzione e smentendo le voci su presunti litigi, c’è chi invece in queste ore racconta aneddoti simpatici. Sallusti, ospite a Ferrara di ben 5 club “lionisti” racconta, qualcosa di insolito sul Cavaliere. Lo riporta Italia Oggi:

Sallusti aveva appena pubblicato un Sallusti aveva appena pubblicato un editoriale al vetriolo contro il presidente della Camera che stava tentando di disarcionare il Cavaliere. E che succede? «Berlusconi», racconta Sallusti, «non commentò con me quell’editoriale ma ricevetti una sua telefonata che mi suggeriva di scrivere un articolo di scuse a Fini. Poi, dopo mezz’ora, ricevetti un’altra telefonata: era lui che parlava sottovoce, mi disse: «sono in bagno», giustificando così quel tono basso di voce per non farsi sentire e poi aggiunse di non tenere conto della precedente chiamata, era stato costretto a farla. Anche allora c’erano le colombe».

Sallusti  ha anche difeso il “suo stile di giornalismo”:

Difende Silvio ma anche il suo modo di fare giornalismo di battaglia: » Si tende ad identificare il mio Giornale con Berlusconi, ma si dimentica che anche il Corriere della sera dipende da Banca Intesa, Fiat ed altri e così Repubblica ha i suoi padroni, per cui quello che si scrive dipende dall’editore e la verità non esiste. Possiamo dire che purtroppo la prassi in Italia è scrivere il peggio di una situazione o di una persona così da farla apparire solo negativa; se lo faccio io però sono la macchina del fango, se lo fanno le altre testate, è giornalismo. Beh, spesso è a questo che mi ribello, anche in tv, non lo accetto».

Intanto la rete si scatena e immagina il Cavaliere ai servizi sociali:

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Grasso e il suo tenore di vita medio!

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Piero Grasso interviene al  festival Internazionale a Ferrara, per l’incontro “La democrazia e il potere”, ma non appena prende la parola fa rumoreggiare il pubblico. Appena qualcuno gli chiede infatti quanto dovrebbe  guadagnare un parlamentare, il presidente del Senato si limita a un laconico “quel tanto che basta per renderlo indipendente”. Ma quale dovrebbe essere la cifra incalzano i giornalisti e Grasso ribatte “tra i 5 mila e i 7 mila euro”. Il pubblico in sala non la prende bene e lui ribatte “ci sono dirigenti d’azienda che percepiscono anche 30mila euro al mese” e poi aggiunge che non è qui per “difendere una categoria” ma solo il riconoscimento del “mio tenore di vita medio” che “mi permette di essere indipendente”.

Quindi meno stipendio e più possibilità di “dipendenza”? E cosa intendiamo con “dipendenza”? I soldi limitano davvero i rischi di “dipendenza” o forse potrebbe essere il potere e l’uso distorto che se ne fa a non rendere indipendenti i politici?

“La dieta dello spinello”, un etto e 70 grammi di marijuana al mese

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La dieta dello spinello che ha scagionato un operaio ferrarese di 36 anni, incensurato, che era stato fermato nell’agosto 2012 dai carabinieri di Copparo per un controllo mentre era in bici: addosso aveva uno spinello e i militari avevano così eseguito una perquisizione domiciliare. A casa l’operaio aveva consegnato spontaneamente due barattoli con la marijuana che teneva in cucina, convinto peraltro che rientrassero nel limite del consumo personale. In realtà da quella quantità si sarebbero potute ricavare, appunto, ben 1.380 dosi. Le accuse però sono cadute quando l’operaio, assistito adl suo legale, ha potuto dimostrare che si trattava di una dieta trovata sul web. Nella dieta era prevista una tisana di marja alla sera e 8 canne al giorno. Per questo motivo il 36enne aveva necessità di fare scorte di marijuana. Per rifornirsi l’uomo era un assiduo frequentatore di  Baluardi, zona di spaccio a Ferrara, ottenendo anche sconti dai pusher. L’imputato non faceva assolutamente spaccio della marijuana e nonostante detenesse dosi massicce, l’uso era esclusivamente terapeutico e personale.

Ripartono le scuole anche in Emilia: ancora molti alunni nei container

scuolacontainer-emilia-tuttacronacaRiaprono le scuole e si torna tra i banchi. Ma forse parlare di “aule” per i 12mila studenti della aree dell’Emilia colpite dal sisma sedici mesi fa non è il termine più adatto. Molti sono infatti gli studenti che dovranno seguire le lezioni nei container. Si parla di circa un terzo dei ragazzi. Rispetto una nno fa lo scenario è migliorato e molte scuole, una volta terminate le operazioni di messa in sicurezza, hanno potuto tornare ad accogliere i propri iscritti. La situazione più critica nella provincia di Modena mentre va meglio nel Ferrarese, dove i moduli provvisori, che si trovano concentrati in due frazioni di Cento,  sono poco più di un centinaio. I sindacati si sono rivolti al Ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, per segnalare la mancanza di risorse e insegnanti.

La storia di Elisa Trombin, sindaco minacciato con l’acido.

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Elisa Trombin, sindaco di  Jolanda di Savoia, nel Ferrarese, sarà protetta dopo le intimidazioni che nei giorni scorsi da parte di un uomo al quale non era stato dato un alloggio pubblico. Le gravi minacce erano state lanciate dall’uomo durante un incontro tecnico per l’assegnazione di alloggi quando aveva gridato «dite alla sindaca che la prossima volta verrò con l’acido muriatico».

All’uscita Elisa Trombin è parsa rasserenata: «Ringrazio le forze dell’ordine e il prefetto, posso dire di sentirmi ora molto più tranquilla e sicura», grazie anche «alla vicinanza espressa da tutte le forze dell’ordine». Solidarietà le è stata espressa dal sindaco della vicina Comacchio, Marco Fabbri.

 

Operatore di un allevamento emiliano positivo al virus dell’aviaria

aviaria-operatore-tuttacronacaCome rende noto il ministero della Salute, è stata registrata, dall’Istituto superiore di Sanità, la positività per il virus dell’influenza aviaria H7N7 in una persona “affetta da congiuntivite ed esposta per motivi professionali a volatili malati appartenenti agli allevamenti presenti nella Regione Emilia Romagna”, nei quali era stata riscontrata la presenza dell’infezione virale. Uno dei primi sintomi del virus è infatti la congiuntivite. Ad essere stato contagiato un dipendente della ditta Eurovo a Mordano, in provincia di Bologna: “Sugli oltre 100 addetti, solo in un caso è stata accertata una forma di lieve congiuntivite”. Si tratta di uno degli addetti all’abbattimento delle galline colpite dall’influenza aviaria e alla sanificazione degli stabilimenti. Il ministero, in una nota, spiega che tutti gli addetti impegnati nelle attività di bonifica “sono, a titolo precauzionale, sottoposti a visite di idoneità e controllo sanitario e, sugli oltre 100 addetti, solo in un caso è stata accertata una forma di lieve congiuntivite che rappresenta la più frequente conseguenza possibile di infezione che l’uomo può contrarre dal virus H7N7 ed esclusivamente nel caso di diretto contatto con animali malati o morti, come è per chi sta operando nella sanificazione degli allevamenti”. L’addetto è sottoposto, così come i suoi familiari, a terapia antibiotica e si trova a casa sua. La situazione è comunque costantemente monitorata. Il ministero ha ricordato che “Il virus H7N7 non viene facilmente trasmesso all’uomo che può infettarsi solo se viene a trovarsi a contatto diretto con l’animale malato o morto. A differenza di altri virus aviari (quali ad esempio H7N9 o H5N1), H7N7 tende a dare nell’uomo una patologia di lieve entità (come la congiuntivite), come già osservato in un focolaio umano verificatosi anni fa in Olanda”. Nella nota si legge inoltre: “Essendo rara la trasmissione da persona a persona i focolai umani tendono ad autolimitarsi, per cui il rischio di comunità è estremamente basso o addirittura irrilevante”. La Regione Emilia Romagna, di concerto col ministero della Salute, avendo “prontamente identificato i focolai animali, ha adottato tutte le procedure necessarie a porre sotto controllo l’infezione”. Nel frattempo, il ministero della Salute continua il monitoraggio sull’influenza aviaria i cui focolai accertati sono quattro.

Aviaria in Emilia: è il quarto caso.

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Un quarto focolaio di aviaria in Emilia è stato scoperto a Mordano; il secondo nel Comune dell’Imolese. Si tratta appunto del quarto caso in regione, dopo gli allevamenti di galline ovaiole di Ostellato  (Ferrara) e Mordano (Bologna) e quello di tacchini di Portomaggiore (Ferrara). L’allevamento, anche in questo caso di galline ovaiole, appartiene alla stessa azienda già colpita a Ostellato. Dall’assessorato regionale Politiche per la salute riferiscono che “ Il diffondersi della malattia era prevedibile perché avvenuto nell’ambito della stessa azienda di produzione e a pochi chilometri dall’altro focolaio”. Le operazioni di abbattimento dei circa 150 mila capi inizieranno in giornata. Contando solo gli abbattimenti necessari negli allevamenti direttamente colpiti ammontano a oltre un milione i capi eliminati.

Aviaria l’allerta si estende, terzo allevamento trovato positivo!

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E siamo a tre!  Dopo gli allevamenti di Ostellato a Ferrara e Mordano a Bologna, arriva l’azienda di Portomaggiore nel Ferrarese. Questa volta le vittime sono tacchini, ce ne sono oltre 18mila nell’allevamento interessato. Come nei due casi precedenti, la Regione sottolinea: “Per quanto riguarda la sicurezza alimentare, le autorità sanitarie confermano che non vi è alcun rischio per l’uomo derivante dal consumo di carni di tacchino”.  Per  fare il punto della situazione si è svolto nel primo pomeriggio, in Regione, un incontro con i rappresentanti delle associazioni del comparto avicolo: vi è preoccupazione per le ricadute economiche ma c’è condivisione, spiega una nota di viale Aldo Moro, sulle misure necessarie per ripartire quanto prima.

Aviaria, ora è allerta nel Bolognese, trovato nuovo focolaio

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Dopo Ferrara arriva Bologna. E’ stato infatti scoperto un focolaio di aviaria in un allevamento di galline nel comune di Mordano in provincia di Bologna. La positività all’influenza aviaria delle galline ovaiole dell’azienda commerciale è stata individuata su campioni prelevati nell’ambito delle attività di controllo pianificate nelle aziende presenti nelle zone soggette a restrizione, e in quelle considerate a rischio, a seguito del focolaio da virus influenzale di tipo aviario confermato nei giorni scorsi in un’azienda avicola del comune di Ostellato, in provincia di Ferrara.

 

Emergenza aviaria: abbattute 128mila galline nel Ferrarese

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Allarme avaria in un allevamento di Ostellato, nel Ferrarese, dove circa 128 mila galline dovranno essere abbattute. Secondo le analisi svolte dal Centro nazionale di referenza di Padova nell’allevamento è presente un ceppo di aviaria ad alta virulenza del tipo H7. L’azienda è già stata isolata, appena vi è stato il primo sospetto di malattia, ora attraverso la Ausl di Ferrara e i Servizi Veterinari della regione verranno predisposte le operazioni per l’abbattimento.

Vi metto su Youtube: la minaccia ai medici di una donna in attesa al pronto soccorso

pronto-soccorso-youtube-tuttacronacaLa Nuova Ferrara riporta la vicenda di una donna che rischia la denuncia dopo aver fatto irruzione nel pronto soccorso dell’Ospedale di Ferrara, mentre i medici stavano rianimando un ragazzo in fin di vita dopo un grave incidente, minacciadoli di filmare tutto e pubblicare il video in Youtube per la lentezza del servizio: il suo compagno, paziente  cardiopatico, era infatti in attesa per essere ricoverato. I primi atti dell’inchiesta per interruzione di pubblico servizio aperta dalla polizia dell’ospedale Sant’Anna di Cona sono già in procura: riguardano la segnalazione presentata dal responsabile del Pronto soccorso ferrarese, Luciano Ricci, per il fatto accaduto la notte tra domenica e lunedì. La donna, con la sua irruzione, ha interrotto i 5 sanitari del “trauma team” che stavano rianimando da oltre un’ora un 25enne di Copparo, Denis Magni. Il ragazzo è morto poco dopo mentre l’amico Giacomo Quarzola era già deceduto sul colpo in un incidente stradale. Nessuna attenuante per la donna, neanche considerata la sua esasperazione. Lei stessa, dopo esser stata informata dai medici hce stavano rianimando il ragazzo e, dopo, informando i genitori, ha risposto, con il compagno: “chi se ne frega di tutto ciò…” e che informazioni sulla morte dei pazienti “non sono compiti del medico di pronto soccorso”. La segnalazione è stata inviata al posto di polizia e alla direzione generale e l’ufficio legale del Sant’Anna di Cona sta seguendo l’evoluzione dell’indagine. Ora spetterà alla procura valutare se indagare o meno le due persone per interruzione di pubblico servizio per un caso che il direttore generale del Sant’Anna, Gabriele Rinaldi, commenta: “è una situazione che si giudica da sola, spero che a distanza di tempo le persone coinvolte ripensino a ciò che è successo. Ora attendiamo gli esiti dell’indagine”.

Crolla un edificio nel Ferrarese: tre feriti

crollo-comacchio-tuttacronacaImprovviso crollo di un edificio abbandonato nel centro di Comacchio, nel Ferrrare. La struttura si trova in una via dov’era in corso il mercato settimanale e il crollo ha provocato alcuni contusi. L’edificio fatiscente, una casa ad un piano, era recintata, tuttavia alcuni calcinacci sono finiti in strada sfiorando tre passanti, due donne e un uomo, che sono stati portati precauzionalmente all’ospedale.

Paura nel ferrarese, in un’ora cadono 60 millimetri di pioggia

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Brutta nottata nel ferrarese dove un violentissimo temporale si è abbattuto sulla città e nella provincia. Secondo le prime rilevazioni tra le 23 e mezzanotte sarebbero caduti 60 millimetri di pioggia. I Vigili del Fuoco sono stati impegnati in centinaia di chiamate e nella rimozione di decine di alberi  sradicati e rami caduti che si sono abbattuti anche sulle auto in sosta danneggiandole. C’è stato anche un ferito: un automobilista che ha riportato lesioni lievi dopo aver sbattuto contro un albero.

Sesso e orge davanti al Duomo, il vescovo vuole recintare la piazza

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Il vescovo Luigi Negri, arrivato in Emilia da appena 100 giorni, vuole recintare la piazza del Duomo di Ferrara per evitare atti promiscui davanti al luogo di culto… Ma non è suolo comunale quello che si trova di fronte alle chiese? Il vescovo risponde così: “Vedremo cosa diranno il prefetto e il questore, il sindaco e tutte le autorità. Ma se le cose non dovessero cambiare, adotterò un intervento drastico: la recinzione della parte della piazza antistante all’ingresso del Duomo”.

La polemica era scoppiata sulle pagine del Carlino di Ferrara, dove Luigi Negri spiega: “Tornavo a casa alle tre di notte. C’erano persone intente in atti di promiscuità. Ho visto scene di sesso tra due ragazzi e un gruppo, evidentemente ubriaco, coinvolto in atteggiamenti orgiastici. Io non ho mai visto un postribolo. Ma l’idea era quella”. Come mai un vescovo torna alle tre di notte? Ferrara è una città in cui un vescovo deve fare le ore piccole per portare la parola di Cristo nella città? Un esempio di dedizione che davvero deve essere sottolineato.

Ma proprio dopo queste parole inizia un aspro dibattito tra politica, amministrazione e Università. Tutti si domandano se bisogna chiudere i locali, limitare gli orari o recintare la piazza. E’ il vescovo a mostrare la strada giusta da percorrere e illuminato dalla grazia propone di chiudere i bar gestiti in strutture che la Curia dà in affitto. “Il problema esiste, prosegue Negri su – La Nuova Ferrara – e va affrontato, senza girarsi dall’altra parte: è una questione di carattere morale e culturale”. La politica? Non c’entra, assicura l’alto prelato: “Ma cosa fanno le istituzioni in favore dei giovani? Ancora troppo poco. Certo, credo di avere smosso un po’ le acque stagnanti”.

La denuncia di Ilaria Cucchi da parte del COISP!

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E’ stata denunciata Ilaria Cucchi, sorella di Stefano Cucchi, per le sue affermazioni rilasciate in seguito alla sentenza del fratello. La denuncia compare sul sito del Coisp a firma di Franco Maccari, segretario del sindacato dei poliziotti, datato 6 giugno:

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 Il mese scorso il Coisp, dopo gli scontri, era tornato a manifestare per il caso Aldovrandi al ministero di Grazia e Giustizia. Il Coisp in quella occasione rivendicava come ci fosse “della disparità di trattamento a livello di pene detentive per i quattro poliziotti condannati per l’omicidio colposo di Federico”. Ma se la Giustizia deve essere accettata come mai il Coisp non l’accetta per il caso Aldovrandi e manifesta, ma poi denuncia Ilaria Cucchi per aver esternalizzato le proprie idee sul processo per accertare la causa della morte del fratello?

Vittorio Sgarbi trova un cadavere nel Po

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Vittorio Sgarbi insieme ad altre persone hanno scorto un cadavere che affiorava dalle acque del Po di Gnocca, nei pressi di Porto Tolle. Lì è stato trovato il corpo di un  34enne scomparso da casa sabato scorso a Ferrara. Secondo i carabinieri l’uomo si sarebbe suicidato.

Un boato, un’esplosione, un crollo… ma ne escono vivi!

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Si è udito un boato fortissimo ieri sera, attorno alle 20, a Portoverrara, frazione di Portomaggiore in provincia di Ferrara: un’esplosione violentissima aveva letteralmente raso al suolo un casolare di due piani in via Grillo Braglia, in aperta campagna. All’interno si trovavano due uomini, un agricoltore di 53 anni e un operaio di 54 sono rimasti feriti ma, miracolosamente, sono stati estratti vivi dalle macerie. E’ ancora da chiarire la causa dell’esplosione anche se, da una prima ricostruzione, sembrerebbe trattarsi da una fuga di gas, causata forse da una bombola difettosa, che ha innesecato un incendio e poi fatto crollare l’edificio.

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Che vergogna! Ennesima manifestazione del Coisp contro Aldrovandi

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Siamo un Paese che ha perso il senso della vergogna, il senso dell’indignazione e soprattutto gli ideali di giustizia e di pena commisurata a un reato.

Franco Maccari, segretario generale del Coisp, annunciando la manifestazione di domani a Roma, dalle 10 alle 13, davanti al Consiglio Superiore della Magistratura e al Ministero della Giustizia per chiedere gli arresti domiciliari per i poliziotti che hanno ucciso Federico Aldrovandi.

Uno scandalo e una vergogna davanti la quale i cittadini, ma soprattutto i politici dovrebbero indignarsi e reagire contro una violenza psicologica e verbale perpetrata e reiterata dal Coisp.

Le ultime dichiarazioni di Maccari sono agghiaccianti e sarebbero ridicole se non fossero drammatiche:

“Sul caso Aldrovandi – fa notare Maccari – abbiamo i tribunali di sorveglianza, Padova e Milano, che hanno posto agli arresti domicilari due dei quattro poliziotti coinvolti nella vicenda, mentre il tribunale di sorveglianza di Bologna insiste incredibilmente per tenere dietro le sbarre gli altri due poliziotti condannati. Anche questi uomini – rimarca – scontino la pena ai domiciliari. Non vogliamo privilegi, ma neanche che ci siano diritti affievoliti per gli uomini in divisa. Può capitare di sbagliare e le sentenze si rispettano, ma l’applicazione delle pene deve essere coerente e corretta per tutti”.

E che giustizia può esserci per un ragazzo morto ammazzato da 4 poliziotti? 4 contro uno non c’è neppure nella legge della giungla… adesso dobbiamo dare un premio o equipararlo agli altri cittadini? Un poliziotto che sbaglia dovrebbe pagare molto di più rispetto a un cittadino. Hanno oltraggiato la divisa che portano, hanno umiliato l’istituzione che rappresentano, si sono macchiati un delitto indegno… La prigione è ancora una pena lieve!

Torna la paura in Emilia: terremoto a Bondeno

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E’ tornata a serpeggiare la paura in Emilia Romagna quando, alle 7.11, la popolazione ha percepito distintamente una scossa di magnitudo 3.8 gradi Ritcher, seguita, dopo mezz’ora, da una seconda di magnitudo 2.7. L’evento ha avuto luogo tra le province di Rovigo e Ferrara e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha localizzato l’epicentro  nei pressi del comune di Bondeno a 8 chilometri di profondità. Sia le forze dell’ordine che i vigili del fuoco hanno dovuto rispondere a molte telefonate di cittadini che chiedevano informazioni o volevano segnalare di aver percepito la scoss. La sala operativa della Protezione civile dell’Emilia-Romagna non ha però ricevuto segnalazioni di danni.

#stopthecoisp e la solidarietà di Anonymous ad Aldrovandi!

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Uno striscione blu con una scritta «#stopthecoisp» firmato dall’associazioneFederico Aldrovandi è stato appeso sui cancelli del fossato del Castello a Ferrara, nello stesso punto in cui due giorni fa i militanti del sindacato di polizia hanno inscenato il loro presidio. Nello stesso punto infatti è stato convocato per il presidio in solidarietà della mamma di Federico, Patrizia Moretti. La frase, #stopthecoisp verrà usata dalla associazione come trend topic per dare aggiornamenti sulla vicenda su twitter.

Un attacco di Anonymous rende inaccessibile in queste ore il sito del Coisp, sindacato di Polizia finito nella bufera per la manifestazione di Ferrara che ha provocato la reazione della mamma di Federico Aldrovandi. È il blog di Anonymous Italia a rivendicare l’azione #opcoisp Tango Down con una scritta sovrapposta all’immagine di Guy Fawkes, il ribelle mascherato reso celebre dal film V per Vendetta raffigurato mentre abbraccia Patrizia Moretti, la madre di Federico. «Salve, servi dello Stato. apprendiamo dell’ennesima dimostrazione di viltà alla quale avete dato adito. Il vostro pseudo-sindacato manifesta solidarietà verso mani colpevoli e sporche di sangue innocente. Insabbiate la verità, sprezzanti di una madre orfana di un figlio strappatole barbaramente da quattro assassini, rendendovi complici di una sanguinosa mattanza e di un dolore che non può essere sopito», si legge sul blog di Anonymous, che oltre a Federico Aldrovandi elenca anche una serie di altre «Vittime dello Stato». «Infangate i diritti umani incarnando il ruolo di capri espiatori, mentre vi prodigate in azioni violente, repressive e deplorevoli. L’ombra del sangue di Federico è più viva che mai. Non dimentichiamo chi è caduto per mano di vili assassini asserviti al potere. Non dimentichiamo lo strazio delle madri e dei padri che chiedono giustizia e rispetto. Le loro urla e le loro lacrime sono anche le nostre. E a loro ci stringiamo -proseguono gli attivisti di Anonymous- con la promessa di utilizzare tutte le armi in nostro possesso per indagare sulle morti impunite, per fare luce laddove lo Stato complice vuole imporre il silenzio».

La bomba del caso Coisp!

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“I manifestanti del Coisp non rappresentano la polizia: ho dato mandato al capo vicario della polizia Alessandro Marangoni di valutare se il comportamento di quegli agenti sia stato offensivo al decoro della divisa che indossano”. Dalle pagine della Repubblica, oggi il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri torna a criticare la manifestazione di ieri del sindacato Coisp sotto le finestre del municipio di Ferrara, dove lavora Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, per la cui morte cono stati condannati per omicidio colposo quattro agenti di polizia.

Secondo il ministro “bisogna però vedere cosa hanno fatto, cosa hanno detto, qual è stato il loro comportamento. Dobbiamo approfondire la cosa, non possiamo certo limitarci a dare giudizi sommari. Il capo vicario della polizia dovrà riferirmi l’esito del suo accertamento, poi ci ragioneremo”.

La Cancellieri spiega: “Ho il massimo rispetto delle manifestazioni sindacali, sono sacre. Per quanto riguarda l’episodio in questione però lo condanno assolutamente dal punto di vista morale, per la mancanza di sensibilità nei confronti di una madre che piange il figlio morto”.

Il ministro bolla l’episodio come “grave ed è gravissimo che i manifestanti si siano girati dall’altra parte quando la madre di Federico ha mostrato loro la foto del figlio”. La Cancellieri conclude: “Le sentenze della magistratura vanno sempre rispettate, in particolare da chi fa parte della polizia”.

Il Coisp ribadisce di “aver chiesto la piazza principale di Ferrara una settimana fa a sindaco, questore e prefetto: “Non l’avremmo mai fatta lì se avessi saputo anche lontanamente che ci lavorava lei. Abbiamo poi mandato a dire ‘signora ci scusi’ tramite un’altra persona, l’abbiamo detto tramite questore e prefetto, ma non ha voluto parlarmi”. Maccari nega anche che il gruppo abbia voltato le spalle a Patrizia Moretti.

La madre di Federico, che si dice anche umanamente confortata dai molti messaggi che le sono giunti, a cominciare dal ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, ribatte tuttavia: “Sanno benissimo che lavoro lì. Ed era una manifestazione nei confronti delle istituzioni che mi hanno sempre sostenuta”.

“Stanno usando il nome di mio figlio per cercare notorietà, celebrità. Se è così l’hanno avuta, adesso basta, mi lascino in pace e lascino in pace la memoria di mio figlio. Non so che cosa vogliono dimostrare, non so che cosa cerchino da noi. Non ho nessuna voglia di parlare con loro”.

Fabio Anselmo, avvocato della madre di Federico Aldrovandi, ha querelato per diffamazione il segretario del Coisp, Franco Maccari, e il senatore Alberto Balboni. Per Anselmo è intollerabile l’accusa alla madre di aver mostrato ieri una foto del figlio morto modificata.

Shock Aldrovandi!

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«Non avrei voluto farlo perchè a me costa moltissimo, ma sono scesa con alcune mie amiche e colleghe e ho mostrato prima alla piazza, poi a loro la foto di Federico. Nessuno di loro mi ha guardata e dopo un pò sono andati via. È stato triste, terribile, doloroso, sono scioccata». Così Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, il ragazzo morto nel 2005 a Ferrara a 18 anni durante un controllo di Polizia, racconta all’Adnkronos cosa è accaduto questa mattina intorno alle 10.30 sotto il suo ufficio, in piazza Savonarola a Ferrara. È qui, infatti, che stamattina il Coisp ha organizzato un sit in di solidarietà per i 4 agenti di Polizia che sono stati arrestati, dopo essere stati condannati in via definitiva per eccesso colposo in omicidio colposo per la morte di Federico.
Alla manifestazione, promossa dal sindacato indipendente di polizia che questo pomeriggio terrà il proprio congresso nazionale proprio a Ferrara, hanno partecipato una ventina di persone che hanno mostrato striscioni di solidarietà ai 4 colleghi arrestati. Un messaggio che il Coisp da circa un mese lancia anche tramite un camper che gira per il ferrarese.
«Ad un certo punto ci siamo affacciate alla finestra e abbiamo visto cosa stava accadendo, – prosegue Patrizia Moretti – abbiamo visto il sindaco Tiziano Tagliani scendere e andare a parlare con loro dell’inopportunità del sit in, ma da lì uno dei manifestanti, molto grosso e alto, ha cominciato a inveire contro il sindaco e ho visto anche alcuni spintoni».

Lo sguardo di Michelangelo!

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Non solo regista ma artista completo: pittore, scrittore e capace di far dialogare nel suo cinema diversi linguaggi. Così, nel centenario della nascita, Ferrara vede «Lo sguardo di Michelangelo». Antonioni e le arti, una mostra a Palazzo dei Diamanti, dal 10 marzo al 9 giugno, riaperto dopo il sisma dell’Emilia. Curata da Dominique Paini, è tratta dai suoi oltre 47.000 pezzi donati al Comune: film, libri, dischi, foto, sceneggiature, oggetti, documenti rari, lettere, quadri che lo influenzarono.

Oggi google fa girare… la testa!

doodle copernicoIl doodle di oggi è dedicato a Niccolò Copernico e alla teoria eliocentrica del famoso astronomo polacco. A 540 anni dalla nascita il colosso di Mountain View ha dedicato il doodle animato alla teoria secondo la quale i pianeti del sistema solare ruotano attorno al sole. Nato nella Prussia Reale da padre mercante e madre nobile, Mikolaj Kopernik (questo il nome nel paese d`origine) studiò anche all’Università di Bologna, spostandosi negli anni successivi a Roma, Padova e Ferrara. Dopo lunghi anni di studi Copernico pubblicò la teoria rivoluzionaria dell’eliocentrismo nel 1543, un’opera che gli valse l’inimicizia della Chiesa dimostrando teorie portate avanti ma senza le prove necessarie fin dall’antica Grecia.

Il molestatore di Comacchio!

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Negli ultimi mesi ha molestato telefonicamente con chiamate e sms almeno 37 persone utilizzando 23 schede del cellulare. Un 35enne abitante a Comacchio e’ stato denunciato dalla squadra mobile di Ferrara per molestie continuate, ingiurie e minacce. L’uomo era già stato denunciato in passato per lo stesso motivo.

Uno sguardo a Comacchio… il risotto con l’anguilla alla comacchiese!

LA RICETTA PUOI TROVARLA QUI!risotto-allanguilla

Comacchio sulla scena di… Il Grido di Michelangelo Antonioni

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Comacchio sulla scena di… La donna del fiume di Mario Soldati

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Comacchio sulla scena di… Ossessione di Luchino Visconti

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Gente di Comacchio… Severo Pozzati, aka Sepo

E’ stato cartellonista pubblicitario, pittore e scultore. sepo

Giochi d’acqua a Comacchio… scorcio sul canale!

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Giochi d’acqua a Comacchio… il ponte!

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Uno sguardo a… COMACCHIO!

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Confessa la moglie! Il tossicologo Brunaldi fu ucciso dalla donna con una pistola

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Esplosione davanti sede Bnl a Ferrara! Nessuna rapina, atto dimostrativo

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False, ma “d’autore”! Scoperto a Ferrara negozio di borse false, ma materiali pregiati

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Italia a tutta coca! Decine di arresti tra Bologna e Ferrara per traffico di droga

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