Il circolo Arci dove per carnevale si prendono in giro i due marò

carnevale-marò-tuttacronacaSi è festeggiato il carnevale a Garrico di Reggio Emilia e al circolo Arci “Fuori Orario” sono comparsi anche due uomini travestiti da marinai e con un cartello allusivo che recitava: “Che due marò…”. Se non fosse stato abbastanza chiaro il messaggio, hanno indossato anche due enormi… ”marò”, appesi in basso alla cintura. E’ Libero a pubblicare una foto della festa che mostra i due che credono divertente farsi beffa dei due fucilieri italiani in India da due anni e in attesa di un processo.

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Violazione dei diritti umani? L’Onu e il caso dei due marò

marò-onu-tuttacronacaIl sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova ha incontrato ieri, lunedì 3 marzo, Navi Pillay, Alto commissario dell’Onu il quale, oltre a esprimere slidarietà all’Italia e ai due fucilieri della marina ancora in India, ha detto: “I marò italiani sono detenuti da troppo tempo. C’è preoccupazione sul rispetto dei diritti umani”. Della Vedova ha reso noto che “Secondo le Nazioni unite vi è un profilo di violazione dei diritti umani che sarà presto approfondito”. Dopo l’incontro ha inoltre spiegato ai giornalisti: “C’è l’impegno ad approfondire questo profilo in sede di Nazioni Unite”. E ha sottolineato: “Credo che sia un’affermazione importante” poichè si tratta di considerare “questo profilo di violazione dei diritti umani” con la restrizione della libertà di movimento dei due marò da due anni “senza che sia stato formulato un capo di imputazione e l’eventuale avvio di un procedimento giudiziario”, ha concluso. Michele Girone, padre di Salvatore, ha preso parte alla manifestazione ‘Salerno Capitale per i Marò d’Italia’, organizzata dalle associazioni ‘La Nostra Libertà’ e ‘Prima Luce’ e nell’occasione ha detto: “Speriamo di risolvere quanto prima questa situazione perché i nostri ragazzi e i loro familiari sono stanchi e preoccupati. Continuiamo, però, ad essere fiduciosi nelle nostre istituzioni e siamo sicuri che riusciremo a riportarli a casa”.

La figlia del marò Latorre che voleva andare al Grande Fratello: “un’opportunità”

massimiliano-latorre-tuttacronacaGiulia Latorre, figlia del fuciliere Massimiliano Latorre, ancora in India con il collega Salvatore Girone, si difende dalle molte accuse che le stanno piovendo addosso su Facebook. Era infatti stata diffusa la notizia che aveva partecipato alle selezioni per il reality show Grande Fratello. Scrive la ragazza: “Ho visto nel Grande Fratello solo un’opportunità di gridare al mondo che mio padre è innocente, non volevo certamente diventare famosa strumentalizzando la sua vicenda”. E aggiunge: “Sono davvero a pezzi dopo gli insulti che ho ricevuto purtroppo chi parla non conosce il mio stato d’animo né quello che si prova a essere costretti a vivere da due anni lontana dal proprio padre: per riaverlo presto a casa, farei di tutto”.  La signora Mariella, sua madre, a sua volta la difende e spiega: “Siamo sconvolti e mortificati dalle reazioni di tanti che hanno frainteso la voglia di mia figlia di gridare l’innocenza di Massimiliano. Lei ogni giorno mi ripete che si sente impotente e che per suo padre andrebbe persino sulla luna”. E ricorda: “In tanti in questi due anni ci sono stati vicini e continuano a farlo: ci auguriamo che tutti comprendano qual era il vero senso delle parole di mia figlia”. Quindi conclude: “E’ questo il messaggio che Giulia vuol far comprendere a tutti”.

Ecco chi “vuole incastrare i marò solo per fare carriera”

RK-Singh-tuttacronacaE’ Pierangelo Maurizio, su Libero, a presentare la figura di Raj Kumar Singh, che era già sottosegretario dell’Interno indiano nella fase cruciale della vicenda che riguarda i due marò. Il giornalista lo accusa di essere il principale artefice della trappola che da due anni tiene prigionieri Latorre e Girone, così come la credibilità dell’Italia, e spiega:

La sua irresistibile ascesa ricorda per qualche verso, detto con tutto rispetto, Antonio Di Pietro in versione indù. Grande fustigatore della corruzione nel suo Paese e ovunque, è balzato all’onore delle cronache il 30 ottobre ’90 quando da magistrato del distretto di Samastipur arrestò il patriarca del Bharatiya Janata Party (Bjp), L.K. Adavany. Alla fine degli Anni ’90 è entrato nel dipartimento dell’Interno. Smessa la casacca di sottosegretario a giugno scorso, andato in pensione e fatto il salto della quaglia da sinistra a destra – ché tutto il mondo è Paese -il 13 dicembre 2013 è entrato ufficialmente nel Bharatiya Janata Party, il partito conservatore all’opposizione, che più inneggia alla forca per i due fucilieri. Nel Bjp è uno dei massimi esponenti: si parla di una sua candidatura alle prossime elezioni e, visto il tipo, si può immaginare che aspiri al posto del vecchio patriarca da lui ammanettato. Ad accusarlo di essere il regista di quello che i giornali indiani chiamano «the italian marines fiasco» –ma che più agevolmente tradurremmo con «trappola» – non sono io. Ma lo ha fatto ripetutamente il ministro degli Esteri Salman Khurshid. Il quale ha dichiarato che è stato Singh, dal potentissimo scranno di sottosegretario del ministero dell’Interno, a brigare nel gennaio 2013 «perché la Corte suprema indiana affidasse le indagini alla Nia», la potente agenzia a metà tra organo investigativo e servizio segreto nata dopo gli attentati di Mumbai e che agisce solo nell’ambito di leggi speciali. Ed è stato sempre lui a farsì che la Niafosse autorizzata ad applicare a Girone e Latorre il famigerato «Sua act», considerandoli dei terroristi. Il responsabile degli Affari esteri lo accusa della figuraccia mondiale che sta rimediando l’Unione indiana e dello stallo della sua massima autorità giudiziaria. «Così la Corte suprema è costretta», ha aggiunto Khur- shid, «a pronunciarsi su una vicenda su cui aveva già deliberato un anno fa…». L’ex sottosegretario R. K. Singh si è confusamente difeso trincerandosi dietro la Legge («è la legge che stabilisce a chi vanno affidate le indagini»). È riuscito a dichiarare, in questi giorni, quanto segue: «Gli italiani sono marines nel territorio del loro Paese o in acque internazionali. Ma sono assassini- pirati nelle acque territoriali indiane». A parte il fatto che l’uccisione dei due pescatori attribuito ai due marò è avvenuto in acque internazionali e che dopo due anni non solo non è cominciato un processo ma gli indiani devono ancora esibire una prova che siano stati loro ad uccidere, è interessante il prosieguo dell’ex magistrato approdato alla politica: «Hanno ammazzato dei poveri pescatori innocenti. La legge non può essere diversa per persone diverse. Questa è la ragione per cui prima la Polizia del Kerala e poi la Nia hanno preso la decisione di ritenerli assassini in base a una legge che riguarda terroristi/pirati, prevedendo la pena di morte per chi ha ucciso». Raffinatezza di ragionamento da alto giurista, (compresa la totale ignoranza delle convenzioni internazionali firmate dall’India e delle leggi italiane), che ricorda qualcun altro. Singh è stato sottosegretario all’Interno dal 30 giugno 2011 al 30 giugno 2013, gestendo in pieno dunque la vicenda della petroliera Erica Lexie cominciata il 15 febbraio di due anni fa, prima di aderire pubblicamente a dicembre agli estremisti indù. Bharatiya Janata Party infatti significa Partito del popolo indiano, è iper-nazionalista, difende l’identità induista (una specie, detto sempre con il massimo rispetto, di Lega moltiplicata all’ennesima potenza e su scala indiana) ed è la principale forza di opposizione al governo guidato dall’Unione di centrosinistra, in cui è maggioritario il Partito del Congresso dell’«italiana» Sonia Gandhi. Significativo un altro passaggio del ministro degli Esteri: «Non possiamo cambiare l’applicazione della legge secondo il cambiamento della nostra fedeltà e il cambiamento della nostra affiliazione ai partiti politici».

Insomma Singh – e gli altri settori indiani per cui ha agito – ha incastrato i marò e umiliato una delle potenze occidentali, l’Italia, per biechi interessi di parte e personali. Il ministero dell’Interno indiano, come tutti i ministeri dell’Interno, ha la competenza sui servizi segreti civili e sulle diverse polizie. Se, stando a quanto dichiara il ministro, l’ex sottosegretario è nemico non solo dei due fucilieri ma è anche una minaccia per la sicurezza dello Stato italiano, l’Aise, il nostro servizio segreto estero, avrà certamente fornito a Palazzo Chigi un ritratto minuzioso. Di questo superburocrate avrà delineato l’enorme potere che gli deriva dalla notevole capacità, dimostrata, di muoversi negli apparati e di condizionarli, quali deleghe aveva, le frequentazionie i rapporti che eventualmente intratteneva e intrattiene con le varie intelligence possibilmente –come avviene ovunque – in lotta fra loro, avrà ricostruito il ruolo dei servizi indiani in questa sporca storia. O no?

“I marò non devono essere processati in India”: parla la Pinotti

roberta_pinotti-tuttacronacaIl neo ministro della Difesa Roberta Pinotti è intervenuta in aula del Senato sul dl missioni internazionale prendendo la parola sul caso marò e affermando che Salvatore Girone e Massimiliano Latorre “non devono essere processati in India: questa è la linea dell’Italia”. Ricordando il suo incontro, avvenuto la settimana scorsa, con le mogli dei due fucilieri ha quindi ribadito: “Il Paese deve essere unito, perché questo ci dà forza”.

Media indiani: Italia avvantaggiata dall’incapacità del governo indiano

maro-in-india-tuttacronacaUn editoriale apparso nel quotidiano The Pioneer di Delhi attacca il governo indiano sulla vicenda dei due marò affermando che le indecisioni del governo sulla gestione del loro caso “hanno compromesso la posizione dell’India a livello internazionale, danneggiato le relazioni con un Paese amico e bloccato il corso della giustizia nazionale” permettendo all’Italia di ottenere risultati nella vicenda. Il nodo, secondo l’editoriale, è che mentre gli esponenti del governo si sono abbandonati ad una strumentalizzazione politica del caso, “gli italiani hanno sfruttato in modo consistente tutti i canali legali e diplomatici disponibili per ottenere il miglior trattamento possibile per i loro fucilieri di Marina”. Aggiunge quindi che gli sforzi italiani “hanno portato frutti. Un primo risultato è stato quando hanno ottenuto da New Delhi, con la minaccia di non far rientrare i due da una licenza in Italia, l’assicurazione che non sarebbe stata richiesta la pena di morte”. La richiesta successiva, aggiunge The Pioneer, “è stata che i due marò non dovevano essere accusati mediante una legge anti-terrorismo (Sua Act) perchè sarebbe equivalso ad accusare di terrorismo lo stesso Stato italiano. In questo l’Italia ha chiesto l’assistenza dell’Unione europea (Ue) e di altre nazioni occidentali che hanno esercitato pesanti pressioni su Delhi”. Ancora, l’editoriale prosegue spiegando che ora che la Sua Act non c’è più, “la difesa ha sostenuto che l’Agenzia nazionale di indagini (Nia) non ha una copertura legale per presentare i capi d’accusa. La procura ha invece risposto che la Nia potrà agire dietro una precisa direttiva della Corte suprema. Quest’ultima deciderà su questo ad un certo momento il mese prossimo”. Intanto, conclude il giornale, “l’argomento che i marò dovrebbero essere autorizzati a tornare in Italia visto che il governo deve ancora presentare i capi di accusa nei loro confronti due anni dopo il presunto reato da loro commesso sta, sfortunatamente, acquistando forza”.

La Mogherini e il suo “piano” per riportare in Italia i Marò

Salvatore-Girone-Massimiliano-Latorre-tuttacronaca

FedericaMogherini ha le idee chiare sui Marò e qualche giorno fa scriveva sul suo blog, che ora è chiuso, che era una ”vicenda complessa” con una “lunga sequenza di errori compiuti nel passato sui quali sarà utile fare piena chiarezza dopo che il caso si sarà concluso”.

Dall’altro ha sostenuto che la possibilità di una soluzione positiva ”è reale, purché attorno alla strategia dell’Italia ci sia il massimo dell’unità nazionale”. Inoltre la Mogherini sosteneva che l’unità nazionale  va mostrata:

“attorno ai rinnovati sforzi del governo e dell’inviato speciale Staffan De Mistura, evitando ogni forma di polemica, strumentalizzazione, protagonismo di singoli partiti o esponenti politici.

“È questa l’unica strada percorribile per dare più forza alla nostra posizione, a quella dei nostri due Marò e al percorso di internazionalizzazione della vicenda che si sta con successo costruendo. La possibilità che il caso trovi una soluzione positiva è reale, e dipende anche dalla capacità della politica italiana di mostrare maturità e responsabilità. Noi ci auguriamo che, almeno su questo, tutti siano in grado di capirlo e fare la propria parte”.

Proprio in questi minuti si sta tenendo un vertice a Palazzo Chigi sul caso dei marò italiani trattenuti in India. La riunione è stata convocata dalpresidente del Consiglio Matteo Renzi. Secondo quanto si è appreso, al vertice partecipano tra gli altri i ministri degli Esteri e della Difesa, Federica Mogherini e Roberta Pinotti, e l’inviato italiano Staffan De Mistura.

Nuova udienza per i due marò: abbandonato il Sua Act

marò-udienza-tuttacronacaNuova udienza per i due marò italiani in India, oggi, durante la quale Il procuratore generale indiano G. E. Vahanvati ha consegnato al giudice della Corte suprema indiana l’affidavit con l’opinione del ministero della Giustizia sul caso dei due fucilieri Salvatore Girone e Massimiliano Latorre in cui si esclude il ricorso al Sua Act per la repressione della pirateria. Il documento sostiene però che i capi d’accusa saranno presentati dalla polizia Nia, l’unità antiterrorismo, che ha svolto le indagini. Mukul Rohatgi, avvocato della difesa, ha però obiettato che “è impossibile utilizzare la Nia in assenza del Sua Act”. A quel punto il giudice ha allora chiesto alle parti di presentare le loro posizioni fissando per questo un termine di due settimane. L’udienza è stata quindi aggiornata al 7 marzo. Rohatgi ha sottolineato che, in questo modo, è stato superato uno scoglio: “Con l’eliminazione del Sua act abbiamo fatto un primo passo. Ora presenteremo le nostre motivazioni avverse al mantenimento della polizia investigativa Nia”.

I marò saranno processati secondo le leggi indiane: lo dice il ministro della Difesa

latorre-girone-tuttacronacaNessun cedimento da parte del governo per quel che riguarda il processo dei due marò italiani. Lo spiega il ministro della Difesa indiano A.K. Antony: ”Stiamo andando avanti su questa vicenda in base alle leggi indiane“. Ha poi sottolineato che “non c’è spazio per compromessi” e non “faremo marcia indietro”: “saranno processati con le leggi del nostro Paese”. L’affermazione del ministro, originario proprio del Kerala, lo Stato dov’è avvenuto l’incidente, arriva in risposta a un giornalista che chiedeva se il governo stesse ammorbidendo la sua posizione dopo che il ministero della Giustizia aveva sposato l’opinione del ministero degli Esteri sulla inapplicabilità della legge per la repressione della pirateria (Sua Act). Anthony ha poi sostenuto che, comunque, la decisione riguarda i ministeri dell’Interno e degli Esteri. Lunedì pomeriggio il procuratore indiano G.E. Vahanvati dovrebbe presentare alla Corte Suprema la soluzione trovata dal governo per processare i due Fucilieri di Marina.

Ennesimo rinvio! Slitta ancora l’udienza dei marò italiani in India

massimiliano-latorre-salvatore-girone-tuttacronacaE’ stato disposto l’immediato richiamo a Roma di Daniele Mancini, ambasciatore dell’Italia a New Delhi, in seguito alla decisione della Corte Suprema indiana di rinviare nuovamente l’udienza sul cado dei due marò: la nuova udienza ora è stata fissata per lunedì 24 febbraio alle 14, le 9.30 in Italia. La decisione è stata presa perchè la Corte attende ancora una risposta scritta del governo sull’applicabilità o meno per questo caso della legge per la repressione della pirateria (Sua act). Tale questione, ha dichiarato all’Ansa il procuratore generale G.E. Vahaanvati, è al momento in mano al ministero della giustizia indiano. ”Stiamo cercando di venirne fuori – ha spiegato – e lunedì avremo una risposta definitiva per questo problema”. L’avvocato dei marò Mukul Rohatgi ha ricordato che nell’ultimo anno il governo ha cambiato posizione per sei volte e che la vicenda va avanti da ben due anni senza una formulazione dei capi di accusa. L’inviato del governo italiano, De Mistura, ha dichiarato: “Ad un ulteriore rinvio noi opponiamo un ulteriore ultimatum. Comunque sarà Roma che deciderà nelle prossime ore la linea da prendere davanti a questa situazione. Non è che con questa tattica dilatoria e qualche minima concessione l’India riuscirà a calmare il nostro sdegno”. Intanto il ministro degli Esteri Emma Bonino ha annunciato: “Il governo italiano ha disposto l’immediato richiamo a Roma per consultazioni dell’Ambasciatore a New Delhi, Daniele Mancini”. E ha ricordato: “L’obiettivo principale dell’Italia resta quello di ottenere il rientro quanto più tempestivo in Patria dei due fucilieri”.

La Nato preoccupata per il caso marò e l’Ue pressa l’India

fucilieri-di-Marina-Latorre-e-Girone-tuttacronacaSe questa mattina Ban Ki-moon aveva detto, riguardo la situazione dei due marò Latorre e Girone: “E’ meglio che la questione venga affrontata bilateralmente piuttosto che con il coinvolgimento delle Nazioni Unite”, preoccupazione l’ha espressa invece il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen: “Sono personalmente preoccupato per i due marò italiani e per l’idea che siano perseguiti per terrorismo e per le implicazioni negative sulla lotta alla pirateria”. E ha aggiunto: “Ho comunque fiducia in una soluzione positiva per tutti”. Dall’agosto 2009 la Nato porta avanti svariate operazioni anti-pirateria nel golfo di Aden e al largo del Corno d’Africa. Nel fratte, oggi si è tenuta una riunione di coordinamento dei vertici della Ue a 28 New York sul loro caso. Al centro dell’incontro c’è la decisione dell’India di sottoporre i due fucilieri alla legge antiterrorismo (il Sua Act), in seguito ai contatti telefonici tra il ministro Emma Bonino e il suo omologo Evangelos Venizelos, presidente a Bruxelles. Previsto inoltre stasera un colloquio telefonico tra la Bonino e il segretario Onu Ban Ki-moon.

Fabio Camilli, è figlio di Domenico Modugno: è ufficiale

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L’attore Fabio Camilli è figlio di Domenico Modugno. Lo ha stabilito ieri il Tribunale di Roma e lo si è appreso da fonti legali. Camilli, nato nel 1962 dalla relazione di ‘Mister Volare’ con la coreografa Maurizia Calì, viene così riconosciuto all’anagrafe civile come quarto figlio di Modugno oltre ai tre nati dal matrimonio del cantante pugliese con Franca Gandolfi.

Tragico incidente in Repubblica Ceca: muore un militare italiano

roberto-selloni-tuttacronacaHa perso la vita a seguito di un drammatico incidente, di cui ancora non si conoscono le cause, avvenuto questa mattina attorno alle 6 lungo le strade della Repubblica Ceca il maresciallo del 152° Reggimento Fanteria Sassari Roberto Selloni, di 36 anni. Il sottoufficiale, con altri due militari che sono rimasti feriti, si stava recando al poligono di Bechyne, in Repubblica Ceca, dove dallo scorso 3 settembre è in corso un’importante esercitazione della Nato, la “Ramstain Rover 2013”. I sottoufficiali, subito soccorsi, sono stati immediatamente trasportati presso l’ospedale di Tabor, capoluogo dell’omonimo distretto, nella regione della Boemia meridionale, ma fin da subito le condizioni del maresciallo Selloni sono apparse critiche. A seguito dell’aggravamento del quadro clinico il sottufficiale è deceduto nella tarda mattinata. Claudio Graziano, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata, messo a conoscenza dell’accaduto, ha espresso, a nome dell’Esercito e Suo personale, “il partecipo cordoglio e vicinanza ai familiari del Maresciallo Ordinario Selloni, deceduto, prematuramente, in servizio”. Il militare era originario della provincia di Nuoro.

“Come tutte le migliori famiglie, …

Royal-Family-citazione-tuttacronaca… abbiamo la nostra quota di eccentricità, di giovani impetuosi e capricciosi e di disaccordi familiari.”

-Regina Elisabetta II d’Inghilterra-

Carmen Consoli diventa mamma e twitter si scatena

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E’ stata la stessa Carmen Consoli a rivelare l’evento sulla sua pagina Facebook annunciando che: “Oggi alle 8.04 è nato Carlo Giuseppe. Sono una mamma felice!” L’artista catanese, che compirà 39 anni il prossimo 4 settembre, aveva dato l’annuncio della sua gravidanza sempre tramite  social network “21 marzo. Primo giorno di primavera. Dopo un inverno apparentemente spoglio e vuoto, la neve e il ghiaccio si sciolgono per lasciare il posto a torrenti di acqua fresca e cristallina, i germogli nascosti a lungo nel terreno si apprestano a sbocciare dando vita a paesaggi variopinti e colorati. Mai come quest’anno sento anche io di portare dentro di me la primavera di una nuova vita che nasce. Con emozione e gioia voglio condividere con voi questo momento e dirvi che presto diventerò mamma”.

Su twitter gli italiani si sono scatenati tra frasi di entusiasmo e alcune polemiche: l’hashtag Carlo Giuseppe (il nome scelto per il bebé) è un rincorrersi di notizie e di ironie, a volte mordaci, come era accaduto già per Santiago, il figlio di Belén.

Occhi puntati sul nuovo arrivato… il panda di 2 giorni fa il giro del web

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E’ nato allo zoo di Taipei il piccolo panda che ha due giorni. La mamma Yuan Yuan e il piccolo sono già famosi in tutto il mondo grazie alle foto scattate e postate sui social. Come si vede nelle foto il panda appena nato è completamente privo di pelo e cieco. Il piccolo è stato sottoposto a tutti i controlli dallo staff dello zoo.

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Trailer troppo lunghi?

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I trailer cinematografici sono troppo lunghi? Spesso sono un mini film che spiega la trama, alla fine ci si chiede ‘perché andare a vedere il film se già mi hanno spiegato tutto?’ Ultimamente c’è, da parte delle case di produzione e di distribuzione la volontà di far vedere in anteprima e soprattutto nel trailer le scene più interessanti del film, ma se da una parte questo può attirare il pubblico, sicuramente c’è anche chi non lo andrà mai a vedere proprio perché è venuto a conoscenza dell’intera storia. La settimana scorsa la NATO (National Association of Theater Owners) spinta dalle lamentele di molti spettatori ha deciso di dare nuove linee guida per la promozione e la commercializzazione dei film.

Ecco così che si passa dai 2 minuti e mezzo (salvo l’eccezione annuale che ogni distributore ha a sua disposizione sul film di maggior richiamo prodotto)  ai 120 secondi netti e inoltre ha consigliato, oltre che apporre sempre la data di uscita, anche di non rilasciare il trailer prima dei 4 mesi dall’uscita del film. Ma con internet e con i pirati che sempre più vanno in caccia di anteprime sarà possibile rispettare queste regole?

La Motion Picture Association of America (ovvero la potente associazione degli stessi studios) ha già mostrato la sua perplessità su questi nuovi suggerimenti “i trailer sono di due minuti e mezzo perché dobbiamo avere la possibilità di far recepire al pubblico il messaggio giusto”, insomma tagliando i trailer si rischia di fare una promozione approssimativa e di non l’attenzione su quel target di pubblico che si vuole richiamare in sala.

La NATO ha proposto di ridurre la lunghezza standard attuale dei trailer (2 minuti e mezzo) a 120 secondi e ha suggerito nuove regole sui tempi di rilascio dei trailer (entro i quattro mesi dall’uscita del film e non prima) e l’obbligo di inserire la data di uscita su ogni tipo di pubblicità legata ad un film.

 

Senza la verità, Aldo Moro continua a morire!

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35 anni fa moriva Aldo Moro. Il Capo dello Stato si è soffermato qualche minuto in raccoglimento in via Caetani, nel luogo dove  fu rinvenuto il corpo dello statista Dc e poi, forse ispirato da quei palazzi così vicini, che, una volta, erano il simbolo della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista, ha accomunato insieme tutti i Palazzi delle Istituzioni e ha affermato”Basta chiamare questi palazzi i palazzi del Potere.  Sono invece i «Palazzi della sovranità popolare… A partire da quest’anno  ho voluto che la cerimonia si dislocasse anche in altri luoghi istituzionali come il Senato e vorrei che la si smettesse di identificarli come i “Palazzi oscuri del potere”. Se il Quirinale è stato definito dal mio augusto predecessore ‘la casa degli italiani’ vorrei che questi palazzi venissero considerati i luoghi della sovranità popolare, i palazzi della democrazia»

E un po’ difficile Sig Presidente… Se infatti gli Italiani possono ancora identificarsi con il Quirinale  è impossibile, invece,   trovare traccia di qualunque sovranità popolare in quei luoghi perennemente occupati da chi lo ha fatto per inconfessabili e molto poco sconfessati motivi personali.

E a testimonianza del  sospetto “che tutto cambia  per  non  cambiare nulla” sono giunte le parole del Presidente del Senato che, nel suo intervento, dopo aver giustamente sottolineato l’impegno dello Stato a contrastare ogni forma di eventuale terrorismo, ha aggiunto “Moro divenne la vittima simbolo di un sistema, fu la tragedia non solo della perdita di un alto rappresentante delle Istituzioni ma di tutto il Paese” e poi “Io, quale rappresentante delle istituzioni, mi sento oggi responsabile di un sistema giudiziario che non seppe trovare in tempo quelle verità che avrebbero reso giustizia. La verità oggi è nota e gli assassini sono rei confessi. Mai più succeda che la giustizia sia negata»

Ma come fa l’ex Magistrato, oggi 2° carica dello Stato a non esprimere neanche una parola di chiara condanna a quel “sistema”  aggrovigliato e complesso che fu il responsabile, nel suo lungo  sonno della ragione  della creazione dei mostri  e poi tranquillamente  affermare “La verità oggi è nota e gli assassini sono rei confessi?” In questo stile omissivo e di silenzio nei confronti della verità non si può ricompattare l’Italia… Come si fa ad  dire che  giustizia è stata fatta?  Davvero ci si vuole ancora far credere che i colpevoli siano stati soltanto quel gruppo di  dubbi ideologi, forse manovrati o  forse solo isterici aspiranti  a un  analogo contropotere,  visto che da quello ufficiale ne erano esclusi.?

Molto si è parlato  di Moro come del più autorevole esponente politico  che stava lavorando a un governo di “solidarietà nazionale”  con il  PCI,  a cui si dava accesso   nella maggioranza…   Non abbastanza, invece, sono state sottolineate, o forse strada facendo ce le siamo dimenticate, le resistenze, quelle si piene di terrore,  delle componenti internazionali… L’Unione Sovietica aveva seri motivi di preoccupazione perché rischiava, nel coinvolgimento del P.C. al governo, di perdere  l’opposizione all’America da parte del più forte Partito Comunista dell’Occidente… L’America, dal canto suo, guardava con all’allarme l’ingresso nell’ufficialità di personaggi legati a filo doppio al Partito Comunista Sovietico che, da quel momento avrebbero avuto accesso alle più segrete strategie della NATO contro il blocco Orientale…

Molti forse hanno pensato che togliere Moro di torno, avrebbe significato anche allontanare lo spettro dei Comunisti, una volta così lontani e ora così vicini… Avevano provato a estromettere Moro con l’infamia, la più classica delle modalità democristiane e lo avevano accusato di essere lui il destinatario delle tangenti dell’Affare Lockheed, per l’acquisto degli aerei militari F 130… E’ lui, dicevano gli untori, Antilope Cobbler, il nome in codice dell’alto personaggio corrotto… Non è forse lecito il sospetto,da parte dell'”ignorante”uomo della strada che, il tiro contro Moro, si sia alzato dopo che erano falliti i tentativi “con le buone maniere”?

E, a proposito di dettagli su quello spaventoso sequestro, di chi era la voce tedesca di qualcuno che stava in mezzo ai rapitori? Davvero presidente Grasso i colpevoli  sono tutti rei confessi e soprattutto completamente ritrovati? O forse qualcuno è andato perduto?

Della trattativa per liberare Moro si fa persino fatica a parlarne… Come mai uno Stato che ha trattato con quelli di Cosa Nostra – e su questo ci sono pochi dubbi in proposito –  ha opposto una chiusura totale al sia pur esile tentativo di aprire una trattativa?

Signor Presidente della Repubblica, indubbiamente Lei fa quello che può e noi tutti la ringraziamo  per le corone e i ricordi di  Aldo Moro, ma la  vera commemorazione  per lo statista è solo la verità  e poichè questo non sarà possibile, quelli che lei ha citato, per gli italiani sono destinati a rimanere solo “Gli oscuri palazzi del Potere.”

La Nato uccide 10 bambini e due donne.

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Almeno 10 bambini e due donne sarebbero rimasti uccisi in un raid aereo condotto dalle forze Nato nell’est dell’Afghanistan. Lo riferisce la Bbc citando proprie fonti sul terreno. Durante l’attacco è crollata una casa, uccidendo le vittime e facendo altri sei feriti.

BASTA RAID NATO SUI VILLAGGI AFGHANI! Dolore per le vittime civili

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Il presidente afghano Hamid Karzai ha ufficialmente chiesto alle forze armate nazionali di non richiedere piu’ l’intervento di appoggio aereo della Nato per operazioni che implichino il bombardamento di ”villaggi afghani”. Ma non era una missione umanitaria? Perchè ora si parla di morti civili provocate dalla Nato? Domani arriva il decreto per fermare i raid aerei di chi avrebbe dovuto fare una “missione di pace” e invece porta “morte e distruzione”.

Dopo il ritiro della Nato in Afghanistan sarà il caos! Parola di Hekmatyar

Hekmatyar, uno dei più temuti signori della guerra del Paese, afferma anche che il principe Harry è “uno sciacallo” e che “da ubriaco uccide bambini innocenti”.

Assad lancia Scud, per Nato è un atto disperato del regime al collasso

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Ovazione alla “dea guerra” a Kabul: bomba presso base Isaf

Prime fonti parlano di un civile morto e 30 feriti.

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