Il 40enne morto durante l’arresto a Firenze

riccardo-magherini-tuttacronacaLa scorsa notte è morto il 40enne Riccardo Magherini, stroncato da una crisi cardiaca che l’ha colpito mentre i carabinieri lo arrestavano a Firenze, dopo averlo trovato in forte stato confusionale e di agitazione. L’uomo aveva rubato un cellulare e distrutto alcune vetrine. A negozianti e auto di passaggio gridava: “Mi vogliono uccidere, aiutatemi”, gridava ai negozianti e alle auto di passaggio. All’arrivo dei carabinieri di Borgo San Frediano l’uomo li ha aggrediti: è stato immobilizzato a terra e ammanettato, poi ha accusato il malore. Alcuni testimoni hanno riportato che i militari l’avrebbero picchiato mentre era già a terra. Ora è stata disposta l’autopsia. Una prima ricostruzione spiega che attorno all’1 di notte del 4 marzo Mogherini vagava in borgo San Ferdinando a torso nudo, gridando in evidente stato di agitazione, dicendo che volevano ucciderlo e chiedendo aiuto. Prima dell’arrivo dei militari, in base alle testimonianze raccolte dagli investigatori, avrebbe sfondato la porta di una pizzeria facendo saltare la serratura con una spallata e ha chiesto aiuto al pizzaiolo, il solo rimasto all’interno, dicendo che era inseguito e che qualcuno voleva ucciderlo, quindi è uscito portandogli via il cellulare. A quel punto si è introdotto in una vettura in transito mentre la conducente, una ragazza, ne usciva impaurita. Magherini si è quindi introdotto in una seconda pizzeria, continuando a gridare aiuto e uscendone immediatamente dopo urtando violentemente contro una porta a vetri e danneggiandola. All’arrivo della pattuglia dei carabinieri si è scagliato contro di loro, costringendoli a chiedere l’intervento di un secondo equipaggio. I quattro militari intervenuti sono riusciti a immobilizzarlo a terra e poi ad ammanettarlo. Proprio loro hanno poi allertato il 118 ma, quando sono arrivati i sanitari, Magherini era in arresto cardiaco e dopo 40 minuti di tentativi di rianimazione l’uomo è stato dichiarato morto.  Non escluso, sempre secondo quanto spiegato dai carabinieri, che l’uomo avesse fatto uso di sostanze stupefacenti. L’uomo, che ha una figlia di due anni, da alcuni giorni era tornato a vivere dalla madre dopo essersi separato dalla moglie. In base a quanto accertato dai carabinieri, fino a poco tempo fa era titolare di un negozio nel centro di Firenze. Una studentessa 26enne, Bianca Ruta, ha dichiarato a Repubblica di aver visto i militari picchiare l’uomo già a terra:

“«La prima pattuglia non è riuscita a fermarlo, così sono arrivati altri due carabinieri e alla fine ci sono riusciti. Era su un fianco, ho visto chiaramente tre di loro che lo colpivano con alcuni calci in pancia. Non credo sia morto per questo, ma sono cose che non devono succedere. Andrò alla polizia a denunciare i fatti. Hanno fatto quello che dovevano, l’uomo era completamente fuori controllo e loro si sono limitati a tenerlo a terra. Nessuno ha alzato le mani»”.

Vincenzo Ferrante: ucciso perchè si trovava nel posto sbagliato

agguato-arzano_tuttacronacaMercoledì sera, in un centro estetico di Arzano, in provincia di Napoli, venivano uccisi due uomini. Le vittime sono Ciro Cascone, gregario del clan Moccia, e l’operaio 39enne Vincenzo Ferrante. L’agguato è stato organizzato da due sicari entrati in azione con il volto coperto da un casco e i carabinieri sono sulle loro tracce. La tragica verità di quei momenti di sangue è che Vincenzo Ferrante non aveva alcun tipo di rapporto con la malavita organizzata: si era trovato al momento sbagliato nel posto sbagliato. I killer, infatti, avrebbero avuto come obiettivi Cascone e il suo guardaspalle: proprio per questt’ultimo, scampato all’agguato, è stato scambiato l’innocente operaio.

Sparatoria nel solarium: due morti nel Napoletano

sparatoria-solarium-tuttacronacaSpari ad Arzano, nel Napoletano, dov’è stato aperto il fuoco in un centro estetico in via Luigi Rocco, al civico 40. Due uomini, si tratterebbe di Ciro Casone e Vincenzo Ferrante, ritenuti vicini al clan Moccia, si trovavano nel solarium e si stavano sottoponendo a un trattamento quando sono stati uccisi. Casone è considerato un elemento di spessore della criminalità organizzata. Sul posto i carabinieri della compagnia di Casoria e del nucleo investigativo del gruppo di Castello di Cisterna.

Gli attori sono nudi, per i carabinieri: “atti osceni”. Show interrotto al Cocoricò

attori-nudi-cocoricò-tuttacronacaLa compagnia teatrale Fanny&Alexander di Ravenna ha messo in scena lo show Memorabilia alla discoteca Cocoricò di Riccione. La performance prevedeva che, per accedere al locale, i clienti attraversassero tre porte-cabine all’interno delle quali sostavano in piedi tre coppie nude, come in alcuni spettacoli di Marina Abramovich, che gli interpreti volevano omaggiare. Ma qualcosa non è andato come previsto: lo show è stato interrotto dai carabinieri. I militari dell’arma, infatti, si trattava di atti osceni in luogo pubblico. Anche perchè, sostengono, per le esibizioni teatrali è necessariofare comunicazione alle autorità di polizia, cosa che non era stata fatta. E così gli artisti invece che sulla scena si sono trovati in caserma per l’identificazione. La direzione del locale ha parlato di “censura” mentre Luigi De Angelis, un esponente della compagnia, ha spiegato con un post su Facebook che al Cocoricò è stata presentata

“una performance che avevamo già fatto il 31 dicembre 2003, un omaggio a Marina Abramovic. Per entrare nel locale bisognava attraversare tre porte-cabine all’interno delle quali sostavano in piedi tre coppie nude. Sei performer, un organizzatore, un titolare del locale sono stati portati in caserma con questa ipotesi di reato: concorso aggravato in atti e spettacoli osceni. Che la performance fosse di assoluta attualità non avevo dubbi, ma che nel 2014 potesse essere esercitata la censura in questo modo fa riflettere molto sul paese in cui viviamo”.

Sulla stessa linea il commento di Marco Palazzi, amministratore delegato della discoteca:

È assurdo che nel 2014 l’arte continui ad essere censurata. Eppure succede. Quanto avvenuto questa notte al Cocoricò, dove si stava svolgendo il ‘Memorabilia’, non si può definire in altro modo se non censura. La performance è stata interrotta e otto persone, me compreso, sono state portate in caserma. La stessa, identica performance era stata proposta al Cocoricò il 31 dicembre 2003, senza creare scandalo alcuno”.

Chiesti 20 anni per Varani, che ordinò l’aggressione con l’acido a Lucia Annibali

lucia-annibali-tuttacronacaHa tenuto lo sguardo basso Luca Varani, mentre il pm Monica Garulli ha chiesto per lui 20 anni di carcere nel corso del processo in svolgimento a Pesaro. L’uomo era il mandante dell’aggressione con l’acido a Lucia Annibali. Per i presunti sicari albanesi, Rubin Talaban e Altistin Precetaj, sono invece stati chiesti invece 18 anni. L’avvocato di parte civile Francesco Coli, che ha riportato anche il pensiero dell’Annibali, ha commentato: “Una pena bassa, in Bangladesh 20 anni sono la pena minima. D’altra parte lo ha ammesso anche il pm, che non poteva chiederne una più alta”. Su base matematica, infatti, la pena, tenuto conto tra l’altro gli anni per ciascun reato e delle aggravanti, sarebbe stata per Varani di 37 anni, ma comunque il pm non avrebbe potuto chiederne più di 30, e con lo sconto di pena previsto dall’abbreviato si è arrivati così a 20 anni. Lo stesso vale per i presunti sicari, per i quali la pena sarebbe stata di 27 anni.

12 dirigenti dell’Agusta indagati per l’amianto negli elicotteri delle Forze Armate

elicotteri-amianto-tuttacronacaLa Procura di Torino indaga per disastro colposo i vertici dell’Augusta. Nel mirino della giustizia una dozzina di persone, dirigenti che si sono succeduti nelle posizioni al vertice delle varie articolazioni di Agusta dagli anni Novanta al 2013. L’indagine è legata al problema dell’amianto presente in tutti gli elicotteri delle Forze Armate e di polizia. A coordinare l’indagine, che si concentra su quello che viene definito un “ritardo” nella segnalazione del problema da parte della società, è il pm Raffaele Guariniello. La segnalazione completa risale al settembre 2013, mentre in precedenza c’erano stati solo accenni parziali.

Riceve uno schiaffo per non esser andato a scuola: vuole denunciare la madre!

schiaffo al bambino-tuttacronacaLunedì mattina la centrale operativa della Compagnia dei carabinieri di Novafeltria ha ricevuto la chiamata di un bimbo di 9 anni che denunciava il fatto di essere stato picchiato dalla madre. Subito una pattuglia è intervenuta e i militari hanno appurato che, in realtà, il piccolo voleva solo evitarsi una strigliata. Assieme alla madre hanno infatti ricostruito quanto accaduto: il bambino, con giustificazioni poco plausibili, da due giorni non si presentava a scuola e la donna, dopo aver discusso per cercare di farlo tornare tra i banchi, gli aveva dato uno schiaffo. I militari, accertato che in concreto non c’era stato nulla di grave, hanno tranquillizzato la madre, mentre il ragazzino è stato invitato a frequentare in maniera regolare la scuola. Della vicenda sono stati informati i servizi sociali della zona.

Il tecnico che firma anche da morto e le revisioni in assenza di auto

revisione-automobili-tuttacronacaE’ stato scoperto, dai Carabinieri del Comando provinciale di Napoli impegnati in una vasta operazione di controlli per la sicurezza stradale e la verifica dell’affidabilità dei veicoli, un software che permetteva di rilasciare la documentazione di revisione anche in assenza dell’auto sui rulli di prova dei veicoli. Ma non solo sono state rilasciate, a Napoli e in alcune aree della provincia, delle revisioni senza portare il veicolo in officina, le stesse presentavano la firma di un tecnico di 51 anni deceduto da nove mesi. Il suo nome, hanno accertato i carabinieri che hanno verificato oltre 20mila revisioni, era utilizzato dal responsabile di un centro di revisione.

Vuole uccidere la figlia di 10 mesi gettandola nella fogna: fermata in tempo!

bimba-gettata-fogne-tuttacronacaShock nel Nisseno dove una donna ha tentato di uccidere la sua bimba di appena 10 mesi gettandola in un pozzo di ispezione della rete fognaria pubblica a Mazzarino. Fortunatamente, i carabinieri sono riusciti a bloccarla in tempo e ora la 43enne, originaria di Riesi, si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di tentato omicidio mentre la piccola è stata affidata a una comunità specializzata. La richiesta di aiuto è stata lanciata dal padre della bimba mentre numerosi passanti, dopo aver visto la donna correre in lacrime in direzione di un pozzetto di acque reflue con la figlia in braccio hanno al loro volta avvisato i militari. Secondo gli investigatori, una volta uccisa la bimba, avuta da un rapporto extraconiugale, la donna avrebbe avuto intenzione di suicidarsi. All’origine della decisione di tentare l’omicidio-suicidio ci sarebbe il fallimento di entrambi i rapporti di coppia: con il marito e con l’amante.

I carabinieri a San Siro: si controlla la società del genero di Gianni Letta

sale-san-siro-tuttacronacaEra il 16 dicembre scorso, in campo erano scese Milan e Roma, nelle sale vip e in quelle degli sponsor, tra cocktail e vassoi del buffet, arrivavano i carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro per controllare i contratti di lavoro di camerieri e cuochi e le norme della sicurezza. In quell’occasione, come spiega Repubblica, gli investigatori hanno raccolto la documentazione sui 68 lavoratori presenti nei locali dello stadio Meazza a Milano. Redigendo poi un’informativa per il pm Carlo Nocerino in cui si parla di “situazioni di somministrazione illecita di personale” e “casi di lavoro nero” su cui ora dovranno essere effettuati ulteriori accertamenti. Scrive Sando De Riccardis:

I carabinieri hanno accertato che la società che ha l’appalto con la Milan Entertainment è It srl, i cui amministratori sono Giorgio Monti e Roberto Ottaviani, quest’ultimo genero dell’ex sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, e già noto per aver vinto l’appalto milionario del catering del G8 dell’Aquila nel 2009 con un’altra società del gruppo. Annotano gli investigatori che a operare all’interno dello stadio San Siro è la Essebi, “controllata della It, che ha subappaltato i servizi di somministrazione di alimenti e bevande, l’organizzazione dei tavoli, il supporto alla cucina” alla stessa Essebi e ad altre due società. I carabinieri dell’Ispettorato del lavoro stanno effettuando ora “accertamenti per verificare la genuinità del subappalto tra la It e due società che lavorano in subappalto (la Essebi e la Dynamo) per verificare la corretta applicazione delle norme sulla sicurezza e il corretto impiego dei lavoratori, “in quanto appare che in alcune situazioni vi sia somministrazione illecita di personale”. A insospettire gli investigatori, un’anomalia emersa dai controlli: “Appare strano che siano stati rilasciati un numero di pass superiore ai lavoratori trovati al momento dell’ispezione”. E anche se nell’inchiesta non ci sono indagati, l’ispettorato “comunicherà l’esito degli accertamenti con i provvedimenti che saranno adottati a carico delle società. Anche perché — conclude l’informativa — allo stato attuale risultano esserci casi di lavoro nero”.

Casa di appuntamenti scoperta grazie alle mogli: “ci vanno i nostri mariti”

casa-appuntamento-prostituzione-firenze-tuttacronacaI carabinieri hanno scoperto una casa di appuntamenti che si trovava in un condominio a Vaggio nel comune di Reggello, in provincia di Firenza, grazie ad alcune donne che si sono rivolte ai militari poichè l’appartamento era frequentato anche dai loro mariti. L’appartamento sequestrato era stato affittato da un nigeriano 39enne finito in manette per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione: faceva infatti prostituire due sue connazionali. Ogni giorno andava in un ufficio postale della zona per versare l’incasso su una carta prepagata.Stando a quanto emerso, alcune donne residenti nei paesi vicini si sarebbero rivolte ai carabinieri di Reggello, ai quali hanno denunciato quanto accadeva nella casa e confessando di temere che tra i clienti ci fossero anche i loro mariti. I militari hanno anche ricevuto svariate segnalazioni da parte famiglie di Vaggio, infastidite dal continuo via vai dall’appartamento, in uno stabile vicino a una scuola elementare.

Turista lascia borsello con 1000 euro ai piedi della Vergine, lo recupera

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Quasi un miracolo, in realtà un gesto di onestà che ha commosso anche il turista straniero che aveva dimenticato il borsello con più di mille euro, bancomat e codice pin, carta di credito e chiavi dell’auto ai piedi della Vergine del Santissimo Rosario dove si era inginocchiato a pregare dopo aver visitato gli scavi di Pompei. A trovare il borsello sono stati i volontari dell’associazione Carabinieri del luogo che lo hanno immediatamente riconsegnato alle forze dell’ordine affinché potesse essere restituito al legittimo proprietario. Il turista nel frattempo dopo lunga ricerca, disperato era tornato nell’hotel dove alloggiava. Proprio qui è stato raggiunto dalla telefonata dei carabinieri che lo hanno invitato in caserma per ritirare il borsello.

Lo sparatore di palazzo Chigi: Preiti condannato a 16 anni

preiti-tuttacronacaEra il 28 aprile, il giorno dell’insediamento del governo Letta, quando Luigi Preiti apriva il fuoco davanti Palazzo Chigi colpendo due carabinieri. Ora proprio ai militari dell’arma si è rivolto in una dichiarazione spontanea prima della sentenza arrivata oggi: “Chiedo scusa ai carabinieri feriti, ai loro familiari, alla mia famiglia. Se potessi ancora oggi mi sostituirei al carabiniere Giangrande e mi farei carico della sua sofferenza”. Luigi Preiti è stato condannato a 16 anni di reclusione per tentato omicidio plurimo, porto e detenzione di arma clandestina. La decisione è stata presa dal gup, Filippo Steidl, mentre i pm avevano chiesto 18 anni. Una perizia psichiatrica lo ha dichiarato capace di intendere e di volere al momento dell’accaduto. Martina Giangrande, figlia del brigadiere Giuseppe rimasto gravemente ferito in quell’occasione ha commentato: “Siamo davvero soddisfatti di questa sentenza, sono venuta qui a Roma a sentire con le mie orecchie cosa sarebbe accaduto. Tra poco lo dirò a mio padre, che è a Prato, visto che per il momento non sono riuscita a sentirlo”.

Automobilista arrestato: ha ingoiato lo scontrino dell’etilometro

alcol-test-tuttacronacaErano circa le 4 di oggi quando in provincia di Udine, a Reana del Rojale, una pattuglia di carabinieri ha fermato un automobilista per un controllo. Roberto Domini, 49enne di Colloredo di Monte Albano, è risultato positivo al primo test ed è stato invitato dai militari a soffiare ancora per la seconda misurazione. Dopo un paio di tentativi andati a vuoto, anche il secondo responso ha dato esito positivo. L’uomo ha quindi avuto una reazione inaspettata: ha chiesto ai militari di poter visionare gli scontrini, li ha strappati dalle loro mani, ferendo leggermente un militare, e li ha mangiati. Domini è quindi finito in manette per resistenza e lesioni.

Rapina shock a Roma: picchiano due donne con il tirapugni

tirapugni-tuttacronacaSono finiti in manette due 28enni, cittadini romeni, che hanno aggredito due ragazze nigeriane di 25 anni la scorsa notte. L’aggressione è avvenuta mentre le vittime erano in attesa dell’autobus che da piazza dei Cinquecento le portasse a casa, in via Casilina. E’ stato allora che le due giovani sono state avvicinate dai due aggressori, uno dei quali armato di un tirapugni, intenzionati a sottrarre le loro borsette. Una delle ragazze è stata sbattuta con la testa contro un palo e l’altra malmenata con pugni all’addome fino a lasciarla sfinita a terra. I due romeni hanno desistito alla vista di una pattuglia dei carabinieri e si sono dati alla fuga. Dopo un inseguimento a piedi, i militari sono riusciti a bloccarli e ammanettarli. Le vittime, trasportate in ospedale, sono state medicate e guariranno in sei giorni. In particolare ad una di loro sono state riscontrate ferite procurate con un “tirapugni di ferro” che, infatti, i Carabinieri hanno rinvenuto in possesso ad uno degli arrestati e sequestrato. I 28enni, già conosciuti alle forze dell’ordine, sono accusati di tentata rapina e lesioni personali e saranno processati con il rito direttissimo.

Parcheggiatori… abusivi e sfortunati! Chiedono i soldi a dei carabinieri

parcheggiatori-abusivi-tuttacronacaArrestati per tentata estorsione da due carabinieri liberi dal servizio e in abiti civili. E’ la sorte di un 32enne e un 24enne, il primo di Pozzuoli e l’altro napoletano, che si sono avvicinati a un’auto parcheggiata in via Pisciarelli a Pozzuoli, in provincia di Napoli chiedendo ai due uomini che avevano appena parcheggiato 5 euro come importo per il parcheggio “tranquillo” su quella strada pubblica sotto “il loro controllo”, aggiungendo che non potevano accettare che uno spazio libero fosse occupato senza pagamento. I militare della compagnia puteolana hanno rifiutato e i parcheggiatori abusivi hanno assunto fare e toni minacciosi e la discussione ha portato i due abusivi in cella: i carabiniri hanno fatto intevenire sul posto una gazzella dell’aliquota radiomobile e li hanno arrestati. Dopo le formalità di rito i due sono in attesa di rito direttissimo.

Derby tra ragazzini: dieci espulsi e un ferito

calcio-junior-tuttacronacaSi giocava un match valido per il campionato regionale juniores nel Napoletano quando, durante il derby tra Sibilla Soccer e Puteolana 1909, sul campo Tony Chiovato di Baia, quando una maxi rissa ha causato l’interruzione dell’incontro. Si trattava di una partita valida per il primo posto in classifica, ma anche molto sentita per il tradizionale antagonismo delle fazioni. Al 70′, un fallo di reazione da parte di un giocatore della Puteolana su un atleta della Sibilla, come spiega Repubblica, ha fatto saltare gli instabili equilibri. Il grave gesto ha scatenato contestazioni e ritorsioni tra giocatori e tecnici in campo e l’arbitro si è visto costretto ad espellere dieci calciatori, cinque per parte, mettendo così fine al match. Nel contempo sugli spalti i genitori degli atleti non si sono risparmiati nello scambiarsi invettive e “cortesie”, accendendo ancor più gli animi. Lasciato il campo, la rabbia si è riversata negli spogliatoi e sono dovuti intervenire i carabinieri di Bacoli e Pozzuoli, che ora stanno indagando sull’accaduto. Un giocatore della Puteolana ha dovuto far ricorso alle cure mediche del Pronto Soccorso dell’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli per le contusioni riportate nella rissa.

L’auto che “tenta” di entrare in vetrina a Napoli

auto-frette-napoli-tuttacronacaIncidente a Napoli, in via dei Mille, all’interno della Ztl, dove un automobilista ha perso il controllo della sua vettura finendo per schiantarsi contro la vetrina del negozio Frette. Sul posto, agenti della Polizia Municipale e carabinieri mentre s’indaga per accertare la dinamica dell’incidente. La strada è delimitata da dissuasori che sono rimasti in piedi. Il conducente dell’auto è rimasto illeso ma ha provocato ingenti danni sia al negozio sia alla struttura muraria che incornicia le vetrine. L’incidente si è verificato poco dopo le 14,30.

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Feto morto in un campo nomadi: i carabinieri indagano

carabinieri-gazzella-tuttacronacaSono al lavoro i carabinieri dopo che un feto di circa sei mesi è stato trovato morto in un campo nomadi alla periferia di Bologna. I militari stanno effettuando degli accertamenti su una donna romena di 22 anni. Il cordone ombelicale sarebbe stato reciso dal compagno della ragazza, un romeno di 23 anni. I carabinieri sono al momento impegnati a sentire le persone presenti per capire se ci sono responsabilità per la morte del feto o se si tratti di un aborto spontaneo in condizioni precarie.

Cane eroe: salva una coppia dalle fiamme

Vigili-del-fuoco_tuttacronacaEra piena notte quando a Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, è scoppiato un incendio nell’appartamento di una giovane coppia, lei all’ultimo mese di gravidanza. I due sono riusciti a salvarsi grazie al latrare disperato del loro cane che li ha svegliati, permettendo loro di mettersi in salvo lasciando l’abitazione all’ultimo piano del centro storico. Sul posto i vigili del fuoco e i carabinieri.

Passa con il semaforo rosso: maxi multa per un ciclista e -6 punti sulla patente

ciclista-multato-tuttacronacaDisavventura per un ciclista che si è visto elevare una multa di 336 euro nonchè togliere 6 punti dalla patente per non essersi fermato a un semaforo rosso. L’infrazione era avvenuta a giugno a Prozzolo, nel Veneziano, dove un uomo di Camponogara, sempre in provincia di Venezia, stava percorrendo la strada che collega Campagna Lupia a lapese quando, all’approssimarsi del semaforo del centro del paese, ha notato la lanterna semaforica proiettare la luce verde e poi quella arancione. Il ciclista ha attraversato il crocevia, ma nel frattempo il semaforo era diventato rosso e, alle sue spalle, si trovava una gazzella dei carabinieri in attesa del verde. L’uomo è stato così rincorso dai militari che gli hanno comunicato che, per una simile infrazione,  è prevista la sanzione di 78 euro. “Io ho risposto – dice l’uomo – di non essermi accorto che il semaforo era diventato rosso. I carabinieri mi hanno chiesto di consegnargli la patente di guida comunicandomi che mi sarebbero stati decurtati sei punti con sospensione del permesso di guida in caso di reiterazione entro due anni dell’infrazione”.  L’uomo si è quindi visto notificare la sanzione, ma ha provveduto ad impugnarla di fronte al Prefetto. Ora è arrivata la risposta, amara sorpresa per il ciclista imprudente: non solo il Prefetto ha confermato la contravvenzione, anzi l’ha più che raddoppiata infliggendo al ciclista una multa di 324 euro oltre 12,20 di notifica per un totale di 336,20 euro, senza però dire nulla in merito ai punti. “Ho avuto la sensazione di essere un fuorilegge e questo mi ha lascia paralizzato e sgomento”, dice l’uomo. Ora resta aperta l’eventuale percorso dell’impugnazione davanti al Giudice di Pace.

Giallo nell’Agrigentino: due cadaveri in un appartamento

carabinieri-cadaveri-tuttacronacaE’ giallo a Ribera, in provincia di Agrigento, dove in una appartamento del centro storico, in via Gullo, sono stati rinvenuti due cadaveri in avanzato stato di decomposizione. Nell’abitazione sono stati trovati dai carabinieri, inoltre, cumuli di rifiuti. Gli investigatori attendono l’arrivo del medico legale.

Ladri disperati? Non sanno più che rubare! Anche un deambulatore va bene

Deambulatore-rubato-tuttacronacaPer essere dei ladri non devono avere una gran morale ma a Padova si è avuta la dimostrazione che la degenerazione non ha limiti. Un’anziana signora di 88 anni si è recata in banca per effettuare alcuni pagamenti ed ha lasciato il suo deambulatore, senza il quale non può muoversi, all’esterno. Quando è uscita, però, questo non c’era più. La donna si è quindi dovuta rivolgere alla vicina stazione dei carabinieri diretta da Giancarlo Merli dove hanno raccolto la sua denuncia e poi l’hanno riaccompagnata a casa.

Ritrovata tela del ‘400: era stata rubata in un museo nel 1970

carabinieri-gazzella-tuttacronacaEra stato rubato nel settembre 1970 dal Museo della Collegiata di Santa Maria Assunta di Castell’Arcuato (Pc) un dipinto a olio, “Adorazione del Bambino”. Ora i Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio culturale di Venezia hanno recuperato l’opera attribuita inizialmente a Filippo Lippi (1406-1469) e successivamente alla produzione artistica del cosiddetto “pseudo Pier Francesco Fiorentino”, suo allievo. Il dipinto è stato individuato sul mercato antiquario internazionale, già nel catalogo di una casa d’aste toscana.

Operazione “Inganno”: arrestati l’attivista Rosy Canale e l’ex sindaco di San Luca

rosy-canale-tuttacronacaUn simbolo dell’antimafia calabrese è crollato: si tratta di Rosy Canale, fondatrice del movimento “Donne di San Luca”, scrittrice di libri sulla ‘ndrangheta e vittima delle cosche mafiose della Locride. Ad arrestarla, i carabinieri di Reggio Calabria mentre i magistrati le contestano le accuse di truffa e peculato. Come spiega Il Fatto:

con il suo movimento e la fondazione “Enel Cuore”, aveva ottenuto l’affidamento di uno stabile confiscato alla cosca Pelle di San Luca e un finanziamento di 160mila euro per allestire la sede dell’associazione antimafia. Quel denaro, in realtà, solo in minima parte è stato utilizzato per inaugurare la struttura che non ha mai funzionato. Piuttosto che compare gli arredamenti e avviare il movimento, Rosy Canale avrebbe intascato i soldi elargiti dalla prefettura e dalla presidenza del Consiglio Regionale della Calabria. Soldi pubblici che sono stati utilizzati per motivi privati.

Tra le spese della donna, infatti, i carabinieri hanno scoperto che ci sono anche una Smart e una Fiat 500 utilizzate “esclusivamente per motivi personali”. E così è stato anche per i 40mila euro che la prefettura le aveva assegnato per il progetto “Le Botteghe artigianali”, che doveva servire a promuovere l’attività manifatturiera del sapone. Piuttosto che valorizzare e finanziare l’impegno delle donne di San Luca che avevano aderito al movimento, Rosy Canale acquistava direttamente il sapone da rivendere con il logo della sua associazione. Assieme all’esponente dell’antimafia calabrese, è stato arrestato l’ex sindaco Sebastiano Giorgi, che ha guidato il Comune di San Luca fino a giugno quando il governo ha disposto lo scioglimento dell’amministrazione per infiltrazioni mafiose (guarda).

Sarebbe stato eletto con i voti della ‘ndrangheta e avrebbe favorito le cosche. Alle ditte mafiose, infatti, Giorgi avrebbe assegnato gli appalti per la metanizzazione del territorio e tutta una serie di lavori pubblici che dovevano essere eseguiti con urgenza. Anche lui, pochi giorni dopo lo scioglimento del Comune, aveva dichiarato di essere contro la mafia e aveva contestato la decisione del governo di inviare i commissari prefetizzi a San Luca. Con l’operazione “Inganno”, quindi, si pone un problema “antimafia” che, in Calabria, è diventato quasi un business gestito da associazione più attente alla partita iva che al reale contrasto alla ‘ndrangheta.

Ne è convinto il procuratore aggiunto di Reggio Nicola Gratteri che, nel corso della conferenza stampa, h dichiarato: “Da tanti anni dico di stare attenti a chi si erge a paladino dell’antimafia senza avere alle spalle una storia. Non è tollerabile perché c’è gente che è morta per la lotta alla mafia. C’è gente che lucra con l’antimafia e che ci fa un mestiere. Noi dobbiamo essere vigili a queste condotte non sono solo illecite dal punto di vista penale ma anche eticamente riprovevoli. E’ una cosa bruttissima parlare di lotta alla mafia, andare a San Luca, incontrare decine di donne, magari reduci da lutti e delusioni di mille politici che a turno sono andati a promettergli la luna, fare la stessa cosa. E poi troviamo che si comprano le auto. Sono cose inaccettabili. Bisogna essere seri. Non c’è né se e né ma: bisogna essere intransigenti e non accettare nessun accomodamento. I giornalisti devono essere feroci, stanare con gli articoli queste campagne antimafia e stare attenti ad elogiarle. Se uno vuole fare antimafia non ha bisogno di sovvenzioni pubbliche”. “C’è un problema antimafia in Calabria” ha ribadito il procuratore capo Federico Cafiero De Raho secondo cui si tratta di “un problema viene di volta in volta riconosciuto e individuato. Non vorrei, però, che da questa situazione se ne tragga un insegnamento contrario: l’antimafia c’è, esiste ed è impersonificata da tantissime persone che si dedicano con tutta la propria dedizione e il loro impegno. Avere individuato una persona che si era mossa per un tornaconto personale, non deve gettare discredito su tutti coloro che si impegnano quotidianamente e rischiando in modo serio pur di dare il massimo loro contributo al miglioramento di questa terra”.

Eterno riposo? Ma anche no! Salme sparite nel Salernitano

angri-salmescomparse-tuttacronacaPresunta sostituzione di spoglie al cimitero di Angri, in provincia di Salerno. Su quanto accaduto nel loculo n.180 si sta indagando a seguito dell’esposto presentato in procura da un’impiegata, Anna Pauciulo, proprietaria della nicchia in questione. Come spiega il Mattino, i carabinieri avrebbero acquisito già le prime documentazioni per ricostruire i fatti e riscontrare quanto denunciato dalla donna che ha presentato un dettagliato esposto al procuratore capo di Nocera Inferiore Gianfranco Izzo, nel ha ripercorso le tappe di una storia inquietante iniziata oltre due anni e mezzo fa quando scoprì che dal loculo di famiglia erano scomparse le spoglie di due sue antenate e che nella stessa nicchia erano stati riposti i resti di defunti a lei sconosciuti. Nel frattempo il primo cittadino del paese ha confermato che è stata avviata un’indagine interna sul caso per capire se quanto denunciato risponde al vero e se vi sono responsabilità da attribuire a funzionari ed impiegati del cimitero chiamati in causa dall’impiegata angrese. “Ho già dato mandato al funzionario responsabile del cimitero di predisporre e farmi avere, a stretto giro, una dettagliata relazione sui fatti denunciati. Ho appreso la notizia dai giornali, non conosco ancora i dettagli della storia. Voglio capire, pertanto cosa è successo e verificare se ci sono responsabilità da attribuire”.

Perizia di Preiti: capace d’intendere e di volere e con l’abitudine a droga e alcool

luigi-preiti-tuttacronacaEra il 28 aprile, il governo prestava giuramento e, all’esterno di Palazzo Chigi, Luigi Preiti apriva il fuoco con la sua Beretta 7,65. Dalla perizia psichiatrica, quello che risulta è che era in grado d’intendere e di volere, nonchè in cerca di un palcoscenico. Ma anche che consumava cocaina, assumeva alcool e frequentava “seratine” con amici. E’ quanto emerge dalla perizia psichiatrica disposta dal gup Filippo Steidl, lo scorso ottobre, che traccia un quadro diverso da quello che questo cinquantenne di Rosarno, ha cercato di dare ai pm Pierfilippo Laviani e Antonella Nespola. “Volevo fare un gesto eclatante.Volevo colpire i politici. Sono disoccupato, ho una figlia, e mi vergognavo perché non potevo offrirle niente di buono”. Nelle conclusioni dello psichiatra Piero Rocchini si legge che “al momento del fattol’imputato presentava un modesto disturbo depressivo. Tali componenti non avevano rilevanza psichiatrica forense e dunque per le loro caratteristiche e intensità non incidevano in modo significativo sulla sua capacità di intendere e di volere. Non vi è nulla che possa far dubitare della sua piena capacità di intendere e volere al momento dei fatti”. Preiti cosciente, dunque, mentre impugnava la Beretta e faceva fuoco contro tre carabinieri. Per di più, Preiti non avrebbe avuto intenzione di suicidarsi, come da lui sostenuto: “La spinta suicidaria sembra essersi fermata a livello di pensiero senza alcun reale tentativo di messa in pratica. L’uomo mostra caratteristiche di personalità con larvata costante conflittualità nei confronti dell’ambiente (soprattutto “classe politica”, “Stato” e i suoi rappresentanti). Anziché un autentico desiderio di morte, si rileva una “aggressiva ricerca” di riconoscimento pubblico, con l’immaturo desiderio di trasformarsi in una sorta di eroe vendicatore, pubblicamente riconosciuto”. Inoltre, la sua abitudine al consumo di alcol e cocaina, lo predisponevano a passare belle serate. È lui stesso a raccontarlo allo psichiatra: “La cocaina mi faceva parlare, stare bene, pensavo a divertirmi per partecipare al meglio alle mie “seratine”. Anche se la decisione di venire a Roma l’avevo presa prima di prendere la cocaina”. Quello che gli investigatori sospettano, ora, è che qualcuno lo abbia incitato a compiere quel gesto, e lo abbia anche armato. “Pur se in condizioni di difficoltà e frustrazione – sottolinea il perito – egli ha sempre mantenuto dall’arrivo in Calabria un buon funzionamento sociale (breve relazione con una donna del luogo, frequentazione pressoché quotidiana di un circolo di biliardo con partecipazione a una gara, costanti ‘seratine’ con gli amici fino a poco prima della partenza per Roma) e lavorativo”. L’imputato sembra non avere “alcun senso di colpa per quanto commesso”. “L’aver scritto alle vittime dichiarando di ‘non avercela con i carabinieri’ colpiti – è ancora la conclusione dello psichiatra – soprattutto se affiancato al desiderio espresso (‘dovevo fare qualcosa di eclatante, la gente ne doveva parlare’) sembra dare a tutto questo una diversa valorizzazione: la volontà di conquistare e mantenere il centro del palcoscenico. Le lettere inviate a Giangrande (il carabiniere che ha lottato tra la vita e la morte, ndr) appaiono ‘strumentali'”.

Lo spray arriva anche tra poliziotti e carabinieri

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La sperimentazione partirà a gennaio e polizia e carabinieri saranno dotati di bombolette spray al peperoncino. Le prime città interessate saranno Roma, Napoli e Milano.  Da anni i vertici della sicurezza hanno preso in considerazione la possibilità di dotare le forze dell’ordine di questa ‘arma’, ma dubbi sulla pericolosità della sostanza ne avevano sempre frenato l’introduzione. Lo stesso capo della polizia, Antonio Manganelli, in audizione alla commissione Affari Costituzionale della Camera nel febbraio del 2012, aveva rilevato l’utilità dello spray. «Ad una carica di aggressività che si aggiunge al gas – aveva detto – abbiamo sempre pensato», ma ci sono «difficoltà, perchè commissioni come quelle del ministero della Salute frequentemente concludono che il capsicum fa male». Ora i dubbi sono stati sciolti e c’è stato il via libera.

 

Alla sexy ladra il colpo non riesce, prova a scappare con slip e reggiseno, denunciata

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Si era recata in un supermercato di Foligno e aveva insospettito la sicurezza per il suo modo di fare. Lei, una 40enne, straniera, è stata trovata in possesso di slip e reggiseno che aveva tentato di rubare, ma erano prontamente intervenuti i carabinieri e la donna è stata denunciata. La sua refurtiva era di circa 70 euro. Alla sexy ladra il colpo non è riuscito!

Il senegalese che aggredisce sei persone per “redimere tutte le anime”

carabinieri-tuttacronacaE’ stato necessario l’intervento di cinque pattuglie di carabinieri a Legnano, nel Varesotto, per arrestare un senegalese che questa mattina si era svegliato dicendo di “essere Dio”, e di dover “redimere tutte le anime”. L’uomo aveva picchiato selvaggiamente la donna italiana di 49 anni e la figlia di lei di 17 anni. L’intervento dei militari dell’arma è stato immediato ma quando hanno tentato di raggiungere l’appartamento al terzo piano dove vivono i tre sono stati aggrediti a calci e pugni dall’uomo che li attendeva sulle scale.  Il totale di feriti è di sei persone: la convivente che ha riportato ferite guaribili in 15 giorni, mentre sua figlia guarirà in 30 giorni. I due operatori del 118 sono a loro volta finiti in ospedale mentre i due carabinieri che per primi hanno affrontato il senegalese sono in osservazione. Ora l’uomo si trova nel carcere di Busto Arsizio con l’accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Il brigadiere Giangrande passerà il Natale a casa. Lo annuncia la figlia

brigadiere-giangrande-tuttacronacaIl 28 aprile, mentre il governo prestava giuramento, Luigi Preiti apriva il fuoco davanti a Palazzo Chigi, ferendo il brigadiere Giuseppe Giangrande. La figlia Martina oggi ha partecipato a un incontro al comando provinciale dei Carabinieri, a Milano, alla presenza del comandante Maurizio Stefanizzi, dove le sono stati consegnati due  assegni del Consorzio commercianti corso Buenos Aires. “Finalmente papà potrà lasciare l’ospedale, questo Natale lo trascorreremo assieme”, ha spiegato ai presenti. Ai rappresenti del consorzio, ha detto: “Vi ringrazio tantissimo, non mi aspettavo tanta generosità. Voi non ci conoscete neppure ma avete fatto così tanto. Questo è un segnale importante, di grande speranza. Mi auguro che papà possa presto incontrarvi per ringraziarvi di persona, magari che possa stringervi la mano”.  Il brigadiere Giangrande attualemnte si trova nell’ospedale di Imola, dove ritornerà (dopo la prossima pausa) verso aprile per un intervento che dovrebbe consentirgli di migliorare la sua mobilità degli arti superiori. Ancora, la figlia ha spiegato: “È migliorato in questi mesi ma non posso dire che stia bene, utilizza una carrozzina elettrica per gli spostamenti che attiva col mento, ma l’intervento potrebbe essere una svolta”. E ha raccontato che, in sette mesi di degenza, l’attenzione nei loro confronti non è mai venuta a mancare: “Anzi, è rimasta uguale, ho raccolto un migliaio di lettere scritte a mano, destinate a me o a mio padre- per non parlare delle e-mail: pensate che ogni martedì uno sconosciuto ci invia un mazzo di fiori diverso e non siamo ancora riusciti a scoprire di chi si tratta”.  L’ultimo pensiero è per Luigi Preiti, l’attentatore. “L’ho incontrato al processo, l’ho guardato negli occhi ma non ho sentito niente per lui. Il perdono? È un sentimento che non posso provare, almeno non ancora”.

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Recuperato l’albero dei desideri, l’abete rubato a Napoli

albero-napoli-tuttacronacaIeri sera, dopo solo poche ore che era stato installato il tradizionale albero dei desideri nella Galleria Umberto I a Napoli, dei ragazzini l’avevano rubato. Oggi i carabinieri l’hanno già ritrovato: si trovava, abbandonato, in vico Tofa, nei Quartieri Spagnoli. Gli stessi militari lo riconsegneranno al proprietario. Come racconta il Mattino, tuttavia, al momento del recupero dell’albero un gruppo di ragazzini ha cercato di impedire il prelievo di quello che già considerano il loro abete. Alla fine tutto si è risolto con la scorta di due carabinieri motociclisti. Il bottino è stimato sulle mille euro, ma il danno d’immagine è ben più pesante. Antonio Barbaro, il commerciante che ha lanciato la tradizione e ogni anno fa arrivare un abete, ha detto: “Ce ne vorrebbero due di alberi, uno per i turisti e uno per i ladri. Comunque, ne risistemeremo un’altro al più presto, così i napoletani sapranno dove mettere i loro desideri natalizi”. Ora ci si interroga se sia stata solo una bravata: “Qualcuno deve averli mandati questi dieci ragazzini che hanno rubato l’albero”, sussurrano in Galleria. “Per miseria l’hanno rubato, c’è tanta miseria in giro che pure un albero può fare comodo”, dice Nunzia, che abita nei quartieri. Ma c’è anche, come Giovanni, chi parla del problema della sicurezza: “La notte qui diventa terra di nessuno. E’ incredibile che non ci sia un minimo di sorveglianza”.

Tyson all’italiana: strappa a morsi l’orecchio alla madre

strappa-orecchio-madre-tuttacronacaNel Catanzarese, a Lamezia Terme, i carabinieri hanno arrestato Francesco Mirante, 25enne con piccoli precedenti, per maltrattamenti e lesioni gravi. Il giovane, durante una lite violenta con la madre, le si è avventato contro strappandole un orecchio ha morsi. Allo scontro, secondo i militari, si sarebbe arrivati dopo che la donna gli aveva chiesto conto della sparizione del telefono cellulare del fratello. Ad allertare le forse dell’ordine con una telefonata è stata la sorellina del 25enne, in lacrime e sotto shock. I carabinieri, subito accorsi, sono riusciti a bloccare il giovane. La sua vittima ha perso completamente la parte di orecchio che le era stata staccata a morsi dal figlio.

Stabilità forse, insicurezza certa! Troppi tagli alla polizia

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Stavolta non è scandalismo o catastrofismo è Alessandro Pansa,  il capo della Polizia, ha dichiarare  “Non possiamo offrire lo stesso servizio di sicurezza al cittadino che offrivamo qualche anno fa, con 15 mila poliziotti, 15 mila carabinieri e migliaia di finanzieri in meno”. Il numero uno del Dipartimento sicurezza del ministero dell’Interno in un intervista a La Repubblica ha affermato:  “Ogni tanto qualcuno mi chiede di aumentare il livello dei controlli in alcune città o in alcune parti del Paese. Voglio essere chiaro con tutti: oggi non siamo in grado di accrescere la sicurezza in nessuna parte del territorio”. Se nel passato si era gridato ai tagli, sicuramente non si era mai arrivati a questo punto e sempre secondo il racconto di Repubblica, Pansa, che oltre ad essere il capo della Polizia è anche il numero uno dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza, ha anche aggiunto: “Non è più pensabile – ha spiegato – ragionare come se sul territorio siano schierati 110 mila uomini. Dal 2014 ce ne saranno solo 94 mila”. Pansa ha espresso anche la preoccupazione che i tagli possano penalizzare il comparto della sicurezza a favore di quello della Difesa, impegnato da anni nelle “pattuglie miste” e in compiti di presidio di obiettivi a rischio nelle città. “Bisogna chiarire – ha dichiarato – chi ha la legittimità dell’uso della forza nell’ambito della sicurezza”. “Perché – ha detto in polemica con la Difesa – se spostiamo l’asse verso il sistema militare, creiamo qualche scompenso anche rispetto ai principi costituzionali”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il segretario dell’Anfp Enzo Letizia: “Il taglio delle risorse, in un momento di crisi economica, comporta un aumento della criminalità perché mancano uomini e mezzi”.

I dati non sono per nulla positivi: nel nostro paese sono in aumento furti e rapine. A Bari i delitti sono aumentati del 2,2%, negli ultimi otto mesi del 50% gli omicidi, del 16% i furti, del 70% le rapine in abitazione. A Roma crescita dei delitti del 3,2%, con un incremento tra gennaio e agosto del 43% degli omicidi volontari, del 4,3% dei furti in generale e dell’8,7% dei furti negli esercizi commerciali. Il record negativo spetta a Firenze, in testa alla classifica per l’aumento dei delitti nel 2012 (9,2%) rispetto al 2011. E poi ancora: a Cagliari da gennaio ad agosto sono aumentati del 28% i furti in abitazione, a Napoli crescono dell’11,4% le violenze sessuali e del 18,6% le rapine.

Cadavere ripescato in diga, forse suicidio

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Il corpo di un uomo è stato ripescato da una diga dell’Iren a Moncalieri, nel Torinese. Si tratterebbe forse di un uomo di 57 anni di Moncalieri di cui i familiari avevano denunciato la scomparsa in giornata. Secondo quanto riferito, l’uomo soffriva di depressione. E’ verosimile, secondo i carabinieri, che si sia suicidato.

Inseguimento a 200km orari, carabinieri speronati

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Un lungo, lunghissimo inseguimento di oltre 90 km, da San Rocco a Pilli, nel Senese a Castiglion del Lago, a circa 200 km orari conclusosi con una fuga a piedi da parte dei malviventi che hanno fatto perdere le loro tracce dopo aver speronato l’auto dei carabinieri ed essere riusciti a schivare i proiettili sparati dai militari. La vettura, su cui viaggiavano i criminali, una Volvo, è risultata rubata nei giorni scorsi a Perugia. All’interno dell’auto sono stati rinvenuti mazze da baseball, attrezzi da scasso, computer e numerosi oggetti rubati nei giorni scorsi a Siena.

Ladro ucciso da un carabiniere. Il sindaco: “Non sono dispiaciuto”

ladro-ucciso-carabiniere-tuttacronacaE’ BergamoNews che riporta il post pubblicato su Facebook dal sindaco di Chiuduno, nel Bergamasco, l’esponente della Lega Nord Stefano Locatelli: “E’ grave se dico che non sono dispiaciuto per il ladro morto dopo l’inseguimento dei carabinieri?” E aggiunge: “Solidarietà alle forze dell’ordine, sempre più impotenti di fronte a una giustizia che non c’è e che continua a liberare i criminali”. Il primo cittadino si riferisce a quanto accaduto nella notte tra venerdì e sabato quando un 25enne di nazionalità albanese è morto in seguito a una sparatoria con i carabinieri. Il giovane aveva tentato, assieme a un complice, di rubare i soldi dalle slot machine di un bar a Villongo. Una pattuglia ha inseguito l’auto dei malfattori che è stata poi fermata da una seconda appostata a Bolgare: il 25enne, alla guida, ha cercato di investire un militare. Dalla pistola del carabiniere è partito un colpo, forse accidentale, che ha ferito a mort l’uomo, colpito sotto la scapola. Il pm indaga per valutare se vi sono gli estremi del reato di eccesso colposo di legittima difesa.

Doppio suicidio a Sorrento: si toglie la vita una coppia

sorrento-tuttacronacaDoppia morte nel centro storico di Sorrento, in provincia di Napoli. Ora i carabinieri sono sul posto per effettuare i rilievi al fine di capire la dinamica del doppio decesso. Lei, la moglie, soffriva di depressione ed ha scelto di impiccarsi nell’abitazione familiare. Quando il marito, un settantenne, ha scoperto il corpo della moglie, ha deciso a sua volta di compiere il gesto estremo gettandosi in mare a Piano di Sorrento. Mentre i carabinieri stanno facendo indagini nell’appartamento dove viveva la coppia, un’ambulanza si è recata al porto per recuperare il cadavere.

L’omicidio di Fondi: fermato il figlio della vicina

omicidio-fondi-tuttacronacaAnche un secondo uomo è stato fermato dai carabinieri in relazione alla rapina in una casa a Fondi, in provincia di Latina, dove il cadavere di una donna è stato rinvenuto imbavagliata e legata. In precedenza era stato fermato un immigrato nordafricano ma i militari hanno sempre ipotizzato la presenza di un’altra persona. Il secondo fermato è il figlio della vicina della vittima, anche lei rapinata e picchiata selvaggiamente. A scoprire il cadavere della 57enne Silvana Cerro è stata la figlia.

La tragica morte di una 57enne: imbavagliata, legata e uccisa

carabinieri-tuttacronacaAveva 57 anni Silvana Cerro e viveva a Fondi, in provincia di Latina. E proprio qui, nella sua abitazione, la figlia ha trovato il corpo della donna, imbavagliata, con uno straccio in gola che probabilmente l’ha soffocata, e immobilizzata in più punti con il nastro adesivo. I carabinieri pensano si tratti di una rapina degenerata in tragedia.  Per i carabinieri si tratta di una rapina degenerata in tragedia. Gli assassini, secondo gli investigatori sarebbero in due, hanno anche ferito la vicina 78enne del piano di sotto, Concetta Lauretti, dopo averle portato via denaro e qualche gioiello e averla ferita brutalmente. La donna è stata soccorsa dagli uomini del 118. Quello che i militari non riescono a spiegare, è il motivo di una simile violenza. In passato, la vittima era stata coiunvolta in un giro di droga, ma tale particolare al momento non sembra ricollegabile ai fatti. Nel frattempo, i carabinieri hanno fermato e portato in caserma un immigrato nordafricano per accertamenti. Il presunto complice invece sarebbe riuscito a sfuggire ai militari.

Appese ai rami dopo un incidente stradale, lieto fine per tre ragazze

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Tragedia sfiorata, ma alla dine c’è stato il lieto fine e le tre ragazze sono state recuperate dai carabinieri. Le tre giovani di  24, 22 e 21 anni hanno vissuto un’esperienza davvero difficile da dimenticare. la loro auto è uscita fuori strada, lungo via Ripuaria, a Pompei ed è finita nel fiume. Le tre ragazze hanno iniziato a gridare e hanno attirato l’attenzione di un passante che ha chiamato il 112. I militari sono giunti sul posto e hanno trovato le tre ragazze fuori dall’abitacolo, aggrappate alla vegetazione, mentre la Citroen C1 affondava nell’acqua. Per le prime due il recupero è stato abbastanza semplice, per la terza invece si è dovuta comporre una catena umana di quattro carabinieri che alla fine sono riusciti a strappare alle acque la ragazza. Sottoposta ad analisi la guidatrice è risultata positiva all’alcol test e per questo denunciata.  La vettura è stata recuperata grazie ai vigili del fuoco di Torre del Greco e poi sequestrata dai carabinieri. Un brigadiere, che ha preso parte all’operazione di salvataggio, si è procurato una distorsione al ginocchio sinistro giudicata guaribile in 10 giorni.

Farmaci antitumorali abbandonati in un campo, circa 3 milioni di euro

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Farmaci antitumorali, costosissimi, per un valore di circa 3milioni di euro, sono stati abbandonati in un campo a Capodrise e ritrovati dai carabinieri del Nas. I Nas di Caserta, insieme ai colleghi della compagnia di Marcianise, su segnalazione di un agricoltore hanno fatto poco fa l’inquietante scoperta. Si tratta di centinaia di pacchi confezionati, in via Interponderale Santa Luciella. In totale circa 50.000 confezioni integre di specialità medicinali antitumorali, antibiotici e vaccini trivalenti, tutti per uso ospedaliero ed in corso di validità, prodotte da note case farmaceutiche. I farmaci sono stati sottoposti a sequestro e trasportati presso l’azienda sanitaria locale di Caserta, ove saranno custoditi ed inventariati. Il valore dei medicinali è di circa 3 milioni di euro. Negli ultimi tempi ci sono state numerose razzie di farmaci da ospedali e depositi delle Asl. Non è la prima volta che Caserta si dimostra crocevia di un traffico di medicinali rubati. Le indagini dei carabinieri sono appena all’inizio ma non dovrebbe essere difficile, in base ai codici a barre e alle etichettature dei medicinali, risalire alla loro provenienza.

I carabinieri arrestano 5 persone: in 50 assaltano la caserma

furti-rame-tuttacronacaE’ scattata la denuncia per alcune delle persone che hanno tentato di assaltare la caserma dei carabinieri al quartiere Paolo VI di Taranto mentre si svolgevano le operazioni di arresto di cinque giovani pizzicati a rubare rame nel deposito di un vecchio supermercato. Tra la cinquantina di presenti, si sarebbe messo in risalto un uomo che avrebbe tentato di far irruzione nella caserma entrando dal garage, venendo però bloccato. Ad aiutare i militari sono intervenute sia delle pattuglie di Polizia che la Guardia di Finanza. Dopo alcuni momenti di forte tensione, è stata in seguito ripristinata la calma mentre tutti i presenti sono stati identificati.

Un premio per Lucia Annibali: l’avvocatessa sfregiata dall’acido che ha scelto la vita

lucia_annibali-tuttacronacaE’ stata la madre di Lucia Annibali, l’avvocatessa 36enne sfregiata con l’acido da due sicari ingaggiati dall’ex compagno, Luca Varani, il 16 aprile scorso a Pesaro, a ritirare a nome della figlia il premio Tartufo d’Oro. Il riconoscimento è stato attribuito alla donna dall’amministrazione comunale di Sant’Agenlo in Vado e dalla Commissione Pari Opportunità delle Marche. Lei è rimasta a casa, a Urbino dopo lunghi mesi trascorsi in ospedale a Parma mentre Varrani attende l’11 dicembre, giorno in cui avrà luogo il processo per direttissima per tentato omicidio e lesioni personali gravissime. La rabbia dell’uomo era scaturita dall’abbandono: Lucia aveva infatti posto fine alla relazione dopo aver scoperto che era fidanzato da anni con un’altra ragazza e stava per diventare padre di una bambina, nata da poco. Dopo di che l’aggressione e il lungo calvario fatto di dolore e interventi chirurgici. E costellato dal coraggio e dalla forza. In un messaggio di ringraziamento per chi ha pensato a lei per il premio, Lucia ha scritto: “Fin dai primi istanti dopo l’aggressione ho scelto la vita, ho deciso che sarei dovuta guarire e ho impiegato tutta la forza che avevo dentro di me per questo. E’ stata molto dura, lo è tuttora. In questi mesi ho conosciuto il dolore, ne ho provato tanto e ho dovuto imparare a conviverci, ma sono stata comunque sempre speranzosa, anche nei momenti più difficili, perchè ho coltivato la parte buona di quanto mi è accaduto”.  E ancora: “Non so se il mio sia coraggio. Ho sperimentato che quando è vissuto nella gratitudine e nell’amore per la vita, il dolore diventa cura dell’anima. Per questo sarò felice se questa mia testimonianza sarà d’aiuto a chi soffre, perchè vorrà dire che il sacrificio a cui sono stata chiamata non sarà stato inutile”.  L’avvocatessa ha voluto condividere il premio con i familiari, “i miei genitori, il mio tenerissimo fratello Giacomo”, “le mie meravigliose amiche e tutti gli amici che in questi mesi non mi hanno mai lasciata sola né fatta sentire diversa e che vivono con me, ogni giorno, la gioia e l’entusiasmo per i miei progressi”. Un grazie particolare l’ha rivolto “alle forze dell’ordine e a tutti coloro che in questi mesi hanno lavorato con grande impegno al mio caso per far emergere la verità”.  E poi l’ultimo pensiero, “non certo per importanza, per i miei medici, le infermiere e infermieri del Centro grandi ustionati di Parma che quella notte di sei mesi fa mi hanno accolta e poi accudita curando, giorno dopo giorno, con le loro mani gentili ed i loro cuori affettuosi, le mie ferite esterne ed interne. A loro non sarò mai grata abbastanza per quello che hanno fatto e che faranno per me. Ringrazio tutti per la solidarietà e l’affetto, che alleggeriscono il peso di tanto male”.

Mai fare i conti… senza il macellaio!

macellaio-tuttacronacaMaldestro tentativo di furto ai danni di un macellaio oggi nella periferia di Roma dove un 39enne è entrato in un negozio, armato di coltello, di prender possesso dell’incasso. Ma si è trovato a fronteggiare un bengalese 29enne che non aveva certo intenzione di dar via i frutti del suo lavoro e che ha immediatamente reagito facendoglisi sotto con la mannaia con cui stava tagliando la carne. Al malvivente non è restato altro che darsi rapidamente alla fuga, non senza aver prima intimato ad un passante, che era stato testimone dell’episodio trovandosi all’esterno del negozio, di non riferire nulla dell’accaduto. Ma il maldestro rapinatore non aveva fatto i conti con una pattuglia dei Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Casilina che, allertati dalla Centrale Operativa a seguito di una segnalazione giunta al 112, si trovavano sul luogo. I militari l’hanno disarmato e ammanettato sequestrando anche l’arma. L’uomo si trova ora nel carcere di Regina Coeli, dove rimarrà a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Guaribile in 8 giorni: 18enne picchiato a Padova da un nordafricano

18enne-aggredito-padova-nordafricani-tuttacronacaArrivato a Padova in corriera, un 18enne stava attraversando l’area davnti la stazione ferroviaria per raggiungere la sua scuola, l’Einaudi di via delle Palme, vicino piazza Mazzini. Lungo il tragitto, come ha spiegato ai carabinieri, ha urtato per sbaglio un cittadino nordafricano, che stazionava sul marciapiede con due connazionali. L’uomo, innervositosi, l’avrebbe aggredito raggiungendolo al colpo e al volto con una serie di pugni per poi darsi alla fuga con gli amici. Il giovane, contuso e sotto shock, ha raggiunto il suo istituto dove ha raccontato quanto gli era capitato a un insegnante. Dalla scuola è stato contattato suo padre e in un secondo momento il 112 i cui uomini, giunti sul posto, hanno ascoltato il racconto dello studente che poi è stato accompagnato dal padre al pronto soccorso dell’ospedale civile. La sua è una prognosi di 8 giorni. Il giovane ha fornito ai militari di Prato della Valle un parziale identikit di chi lo ha colpito al volto ma al momento non è stato individuato nessun nordafricano simile alla descrizione fornita dal diciottenne aggredito. L’unica certezza, per ora, è il fatto che il ragazzo è stato realmente aggredito, per il resto, c’è la sua testimonianza.

Telefonata fake! Denuncia la morte della compagna, ma lei sta bene

falsa-denuncia-tuttacronacaSono proseguite per parecchie ore, la scorsa notte, le ricerche di una donna ad Adria, in provincia di Rovigo, dopo che il compagno ne aveva denunciato la morte. Il giovane, che non si è identificato, con voce sofferente ha contattato il 112 della Centrale operativa dei carabinieri, spiegando che il corpo si trovava in una zona periferica del paese. Dopo di che ha interrotto la comunicazione, lasciando il telefono acceso ma rendendosi irrintracciabile, rendendo così vani i tentativi di ricontattarlo da parte dell’Arma. Subito diverse pattuglie si sono recate nella zona indicata dando il via alle ricerche del cadavere, proseguite fino alla mattina di oggi, senza esito. Intanto, i militari avevano dato l’avvio anche alle indagini tecniche, che hanno portato al 25enne. Una volta rintracciato, il ragazzo si è giustificato racocntando che aveva litigato con la propria compagna e, dopo aver vagato per la città, aveva deciso di fare la chiamata allarmistica. La donna, in ottima salute, ha confermato la versione del compagno.

L’amica non ricambia il suo amore… le brucia l’auto!

incendia-auto-amica-tuttacronacaLui la credeva la sua fidanzata, per lei era solo un amico. A seguito di un chiarimento in tal senso, con la donna che ha spiegato di non essere innamorata all’uomo, un 40enne di Anversa degli Abruzzi, in provincia di L’Aquila, avrebbe raggiunto l’abitazione della sua presunta fidanzata e, forzata la porta del garage, le ha incendiato l’auto dopo averla annaffiata di benzina. I due si frequentavano da sette anni. Sono stati i carabinieri della compagna di Sulmona ad arrestarlo per incendio doloso: all’improvvisato piromane sono stati concessi i domiciliari.

Fa lo spogliarello davanti ai carabinieri… e i compari si danno alla fuga!

carabinieriI carabinieri femano un’auto a Foligno, in provincia di Perugia, in una zona sicura ai margini della statale Flaminia nei pressi della frazione di San Giovanni Profiamma. Lui, un extracomunitario poco meno che 30enne, si lancia in uno striptease tenendo addosso solo gli slip. I militari, vedendo che il giovane inizia anche a innervosirsi, tentano di fermarlo. Ed è proprio allora che l’uomo e una ragazza che si trovavano con lui a bordo della vettura si danno alla fuga. L’extracomunitario è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale avendo di fatto impedito ai militari di compiere gli accertamenti del caso e di compilare i verbali relativi al controllo stradale. Ora la compagnia di Foligno stanno tentando di individuare i fuggitivi e, soprattutto, chiarire i motivi della fuga.

Sparatoria a La Spezia: carabinieri uccidono un 57enne

sparatoria-livorno-tuttacronacaStando a quanto ha riferito il Comando provinciale dei carabinieri di Livorno, che ha fornito la ricostruzione della morte di un 57enne a La Spezia, in Liguria, l’uomo si era recato davanti l’abitazione dell’ex moglie dove ha aperto il fuoco con una rivoltella. La donna ha chiamato il 112 e sul posto sono giunte delle pattuglie contro le quali l’uomo ha cominciato a sparare. I carabinieri hanno risposto al fuoco, uccidendolo.

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