Grillo condannato a 4 mesi: “Non mi arrendo”

grillo-condanna-tuttacronacaIl 5 dicembre 2010 Grillo, accompagnando Perino e un gruppo di manifestanti contro la Tav, prese parte all’irruzione nella piccola baita costruita abusivamente come simbolo della protesta e poi sigillata, per ordine della procura. Il comandante dei carabinieri della compagnia di Susa lo aveva informato che se avesse varcato la soglia della casetta avrebbe commesso un reato. Dopo qualche minuto, tra flash di fotografi e telecamere, Grillo è entrato e poi è uscito trionfante mimando di avere i polsi ammanettati. Ora per Grillo è arrivata la condanna da parte del Tribunale di Torino a quattro mesi di carcere e cento euro di multa per la violazione dei sigilli della baita Clarea, in Valsusa. La reazione del leader del M5S è contenuta in un tweet apparso nel primo pomeriggio: “Oggi mi hanno condannato a 4 mesi in primo grado. Non mi arrendo. La vostra solidarietà è un grande aiuto. #Vinciamonoi”. Grillo pubblica sul suo blog un post di un sostenitore torinese: “C’è condanna e condanna: per me quei quattro mesi per la rottura ‘di quei sigilli violati dal vento’ sono una medaglia al valore civile. Perchè non sempre la ‘giustizia’ coincide con la ‘legalità’. Sarà dura!”

Sedotti e ricattati su Skype!

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Sedotti, ma non abbandonati, bensì ricattati su Skype, l’app che consente video-telefonate gratuite e che spesso viene usata per poter parlare con le persone all’estero. Stavolta però Skype era usata per ricattare uomini, fidanzati e sposati, che avevano ceduto davanti alla telecamera a giochini erotici proposti da un gruppo di ragazze, identificate poi dagli inquirenti come la “gang delle studentesse”. Tra queste anche una 25enne studentessa universitaria genovese che per racimolare soldi avrebbe chiesto sino a 500 euro a un professionista che si era prestato a spogliarsi davanti alla telecamera. Prima di pagare avrebbe chiesto alla ragazza qualche giorno di tempo per riflettere, poi si è deciso a rivolgersi alla magistratura. Nell’esposto avrebbe raccontato di aver conosciuto la studentessa attraverso degli amici in comune, poi lo scambio di telefonini, infine l’appuntamento su Facebook. “Mi ha invitato su Skype, così avremmo potuto guardarci”, ha precisato l’uomo. Ma in uno di questi collegamenti la ragazza ha improvvisato uno spogliarello e ha spinto l’uomo a spogliarsi e compiere atti di autoerotismo per poi ricattarlo con 500 euro per non mettere il video in rete su Facebook e Youtube.

La moglie lo scopre a un droga-party: tenta di buttarla dalla finestra

polizia-auto-tuttacronacaE’ finito in manette un 23enne marocchino che venerdì sera, nel centro storico di Genova, ha tentato di gettare dalla finestra la moglie al quarto mese di gravidanza. L’uomo, ora accusato di tentato omicidio, era stato scoperto dalla consorte mentre dava un droga party con hashish e cocaina nella loro abitazione. La moglie, una donna marocchina di 16 anni, ha quindi iniziato a rimproverarlo e lui ha risposto tentando di liberarsi di lei. A bloccarlo la polizia di Prè chiamata dai vicini di casa della coppia che avevano udito le urla dei due. La donna si trova ora ricoverata all’ospedale Galliera.

La maledizione di Sanremo per i Ricchi e Poveri, ricoverato Angelo Sotgiu

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Quasi una maledizione il Festival di Sanremo per i Ricchi e Poveri. Angelo Sotgiu, il “biondino” della band che compirà 68 anni sabato prossimo è stato ricoverato ll’ospedale Galliera di Genova a seguito di un attacco cardiaco. Al momento non si hanno altre notizie sulle sue condizioni di salute. Un anno fa, un tragico evento colpì proprio durante il Festival l’altro componente dei Ricchi e Poveri, Franco Gatti, il cui figlio Alessio, morì a seguito di un mix di alcol e droga, nella villa di Nervi. La band decise di non esibirsi a Sanremo.

Caos a Genova, un aereo viene colpito da un fulmine, un altro buca in pista

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Caos all’aeroporto di Genova dove un fulmine ha colpito un aereo in fase di atterraggio, fortunatamente senza conseguenze per passeggeri ed equipaggio. L’aeromobile però è stato poi sottoposto a una lunga revisione e così il volo che sarebbe dovuto ripartire alle 10.15 è stato cancellato. Una parte dei passeggeri diretti a Roma, il cui volo era stato cancellato,sono stati fatti salire su l’altro aeromobile Alitalia che sarebbe dovuto decollare alle 11.15, ma purtroppo in fase di rullaggio l’aeromobile ha bucato in pista e così è ripartito alle 14.

La realtà diventa videogioco: la rissa a Genova in stile GTA

rissa-genova-tuttacronacaLa realtà viene filmata e si trasforma in un videogioco. Anzi, “nel” videogioco. Perchè una mega rissa in strada a Genova Sampierdarena tra immigrati di colore (Nigga) e latinos, una volta catturata con un telefonino ha fatto la sua apparizione su Youtube con il titolo ‘GTA Sampierdarena‘, che si ispira alla popolare serie di videogiochi Grand Theft Auto. GTA è un videogioco molto diffuso tra i giovani in cui il giocatore interpreta un criminale che, libero di girovagare per la città, deve compiere rapine, omicidi e altri crimini.

Il video del camion che semina il panico in autostrada: contromano sulla A7

camion-contromano-a7-tuttacronacaHa dell’incredibile quanto accaduto sulla A7 Milano-Genova dove il conducente di un camion, dopo aver dormito qualche ora in un parcheggio presente lungo l’autostrada, quando ha ripreso la sua corsa ha imboccato la corsia sbagliata trovandosi così a procedere per quasi quattro chilometri contromano. Il fatto ha seminato il panico tra gli automobilisti che non hanno esistato ad allertare la Polizia stradale. A quel punto una pattuglia ha raggiunto il camion a Bolzaneto, nella periferia nord di Genova, costringendo il camionista a ripercorrere in retromarcia l’intero percorso. Del resto non era possibile fare diversamente: impossibile pensare a un’inversione di marcia viste le dimensioni del tir e della carreggiata. Il camionista dovrà ora pagare una multa di 2mila euro.

Dopo l’aggressione shock arriva il racconto agghiacciante del clochard “difendevo mia moglie”

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Dopo lo shock generato dalle immagini che ieri sono state postate in rete sull’aggressione dei clochard di Genova, oggi arriva il racconto agghiacciante di una delle vittime. «Cercavo di proteggere mia moglie e loro ci picchiavano», queste sono state le parole di uno dei senzatetto di origine slovacca al Corriere.it che poi ha aggiunto «Verso le quattro del mattino ho sentito dei colpi molto forti sulla tenda che si è rotta. Hanno iniziato a picchiarci con i bastoni e io ho cercato di riparare Alice ma le ha prese anche lei».
L’uomo ha poi aggiunto di non aver riconosciuto nessuno degli aggressori: «Non capisco… So solo che io ero lì sotto con Alice e che fuori fra gli scatoloni c’erano mio cognato e sua moglie».
Secondo la polizia di Genova l’aggressione avvenuta ai danni dei clochard slovacchi ha radici xenofobe.

Le immagini shock della spedizione punitiva ai danni dei clochard

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Immagini che non vorremmo mai vedere, di una violenza tanto inaudita quanto inutile quelle che sono state estratte dai video delle telecamere di sorveglianza di un negozio di Piccapietra che la notte del 25 gennaio hanno immortalato la terribile aggressione a quattro clochard che dormivano lungo una strada del centro di Genova. La sequenza di scatti proposta dal Corriere Mercantile mostra il commando di quattro uomini che si avvicina alla tenda e al rifugio di cartoni in cui dormivano le due coppie di senza tetto rumene. Poi il pestaggio con manganelli e tubi di ferro. Pochi secondi ma che bastano per provocare fratture, traumi, ferite e terrore. Nel mirino degli inquirenti ci sarebbero quattro giovani italiani probabilmente appartenenti al mondo ultrà, che avevano avuto un diverbio con i clochard qualche settimana prima.

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Leggings vietati a scuola: una studentessa li indossa, arriva la nota disciplinare!

leggings-tuttacronacaSono particolarmente severe le norme del regolamento interno dell’istituto alberghiero Marco Polo di Genova, questo perchè, spiega la scuola, si ispirano alle regole che i grandi alberghi applicano al personale. Le norme prevedono anche che sia vietato agli studenti indossare i leggings. E proprio con questo divieto si è scontrata una studentessa che, per averli scelti come capo di abbigliamento, si è ritrovata con una nota disciplinare. Il fatto ha scatenato la protesta di molti studenti dell’istituto. La giovane ha postato l’accaduto anche sui social network, ricevendo molti “like”. “Cavolo di scuola che non vuole i leggins, l’unica che non li accetta. Ho preso una nota per dei pantaloni stupendi”, si è sfogata la ragazza su Facebook.

Caldarozzi e il “pestaggio forsennato” alla Diaz: no ai servizi sociali

diaz-g8-tuttacronacaLa Cassazione ha ritenuto Gilberto Caldarozzi, ex capo del Servizio centrale operativo all’epoca dei fatti di Genova 2001,  responsabile delle violenze alla Diaz commesse dalle forze dell’ordine contro no-global indifesi durante il G8 di Genova e, per questo, legittimamente, la magistratura di sorveglianza gli ha negato l’affidamento in prova. Caldarozzi, viene spiegato, si “è prestato a comportamenti illegali di copertura poliziesca propri dei peggiori regimi antidemocratici”: ora quindi sconterà la pena ai domiciliari e non in espiazione esterna. Sono queste le motivazioni per le quali all’uomo sono stati negati i servizi sociali nell’udienza dell’11 dicembre. La Suprema Corte, inoltre, nella sentenza ha aggiunto che con “stretta coerenza logica”, il Tribunale di sorveglianza lo scorso aprile ha dato parere negativo all’espiazione esterna per la “non apprezzabile predisposizione del condannato ad un ripensamento critico della sua condotta, dedotta dalla sua indifferenza rispetto ad una prospettiva risarcitoria volontaria delle vittime, dalla lettura minimale delle sue responsabilità, dal rifiuto di esprimere pubblica ammenda per quanto accaduto in riferimento alle sue colpe”. Le violenze alla Diaz sono ritenute dalla Cassazione un fatto in sé di “estrema gravità” in quanto si è trattato di “un pestaggio forsennato, di inaudita violenza e privo di alcuna ragione di inermi dimostranti colti nel sonno mentre si trovavano al chiuso di un edificio scolastico”. Per quanto riguarda gli addebiti contestati a Caldarozzi, i supremi giudici sottolineano che nel 2001 lui era “dirigente della polizia, tutore della legge e della legalità” e si è prestato “a comportamenti illegali di copertura poliziesca proprii dei peggiori regimi antidemocratici, in violazione di diritti fondamentali di libertà, di tutela giudiziaria, della dignità della persona, riconosciuti in tutte le democrazia occidentali, dalla nostra suprema carta e nella stessa Corte europea dei diritti”. C’erano dei fattori che avrebbero potuto andare a favore dell’affidamento in prova, quali il “recentissimo impegno” di Caldarozzi, dallo scorso febbraio, nel volontariato, e l’attività lavorativa come “consulente per la sicurezza in favore di un importante istituto di credito” a seguito della sua sospensione dal servizio per cinque anni, ma la Cassazione li ha liquidati come “sub valenti” rispetto agli altri “elementi sfavorevoli”.

Paura a Genova: frana una parete su un parcheggio

frana-genova-tuttacronacaPaura a Genova dove, nel quartiere di San Teodoro, si è verificata una grossa frana che è crollata dalle mura sottostanti via Digione. La causa dello smottamento è da ricercarsi nelle piogge di questi giorni. Diversi massi si sono staccati dalla parete rocciosa e sono finiti nel parcheggio di via Mura degli Angeli danneggiando alcune auto. Non ci sono feriti, ma per precauzione è stato chiuso il parcheggio. Il 21 marzo del 1968, 19 persone morirono nello stesso punto per una frana.

Grillo e il processo No Tav: “Nove mesi? Passano in fretta…”

grillo-carcere-tuttacronacaLa Procura di Torino ha chiesto che Beppe Grillo venga condannato a nove mesi di reclusione con riferimento alla costruzione abusiva costruita nel 2010 e poi diventata uno dei simboli del movimento No Tav. Ora il leader del Movimento 5 Stelle ha deciso di prendere la parola e risponde spiegando che “9 mesi passano presto”. Grillo, inoltre, si dice tranquillo, pronto a scontare la pena. E rilancia con un appello di solidarietà per i NoTav.

Questo è un appello di solidarietà alla Val di Susa. Sono più di 500 inquisiti, tutti sotto processo per delle cose che io non riesco assolutamente a capire. Comunque io confido nella Giustizia. Sono calmo, sono sereno. Sono molto sereno. Non ho grossi problemi. Il PM ha chiesto nove mesi di reclusione perché io avrei rotto un sigillo “già portato via dal vento”, come scritto nella notifica. Era un sigillo che non c’era, un sigillo “inconsapevole”. Mi hanno invitato in una baita dove mangiavano della polenta e io sono andato a mangiare la polentina. Però io sono tranquillo: nove mesi passano presto. Voglio dare la mia solidarietà a Alberto Perino e a tutti i ragazzi della Val di Susa che devono risarcire un danno ipotetico di 215.000 euro, ne hanno già raccolto circa 100.000 e ne mancano altrettanti. C’è poco tempo e dobbiamo dargli una mano a risolvere questo problema. La TAV è un problema che non riguarda solo la Val di Susa, ma tutta l’Italia e forse tutta l’Europa, ma noi siamo tranquilli! La Giustizia farà il suo corso e io sono calmo, perfetto e non mi agito assolutamente. Aiuta la Valle a resistere! I contributi devono essere versati esclusivamente sul Conto Corrente postale per le spese legali NO TAV n.1004906838 IBAN: IT22L0760101000001004906838 intestato a Pietro Davy e Maria Chiara Cebrari.

No Tav: la Procura di Torino chiede 9 mesi per Beppe Grillo

beppe_grillo_no_tav-tuttacronacaAl termine di un processo legato a una delle dimostrazioni dei No Tav in Valle di Susa, la Procura di Torino ha chiesto che Beppe Grillo venga condatto a nove mesi di reclusione. Il riferimento è alla costruzione abusiva di una baita, nel dicembre 2010, diventata simbolo del movimento. Come spiega TgCom: i fatti risalgono al 5 dicembre di quattro anni fa quando, durante una manifestazione dei No Tav, Beppe Grillo salì in Val di Susa. Si fermò davanti alla baita, allora ancora in costruzione, per improvvisare un comizio e farsi poi accompagnare all’interno. Il comandante dei carabinieri della compagnia di Susa in precedenza lo aveva avvertito: se avesse varcato la soglia di quella casetta, avrebbe commesso un reato. Grillo entrò e uscì pochi minuti dopo per mimare, davanti alle telecamere, i polsi ammanettati. Nel processo sono coinvolte 21 persone, tutte accusate di violazione di sigilli. Solo per quattro degli interessati è stata chiesta l’assoluzione, per gli altri condanne tra i sei e i 18 mesi. Non è invece chiaro se il leader del M5s sia o no indagato in merito alla lettera aperta da lui inviati ai capi delle forze di polizia. “Al riguardo sono arrivati numerosi atti da divere Procure dove risulta già indagato” per istigazione ai militari a disubbidire alle leggi, dice il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce. Ancora il TgCom scrive: La Procura di Genova sta in merito vagliando la sussistenza della competenza territoriale per la decina di denunce per i contenuti del blog dello stesso Grillo e inviate a Genova. Le denunce sono tutte convogliate nel capoluogo ligure perché ritenuto quello con la Procura competente, dal momento che il comico risiede a Sant’Ilario (Genova). Ma proprio la competenza territoriale sarebbe uno degli aspetti al vaglio dei magistrati che si occupano del caso. Tra le denunce arrivate ce n’è anche una che viene da Teramo. La Procura comunque non conferma l’iscrizione nel registro degli indagati del comico genovese anche se, secondo quanto appreso, l’apertura del fascicolo come “atto dovuto” potrebbe portare nei prossimi giorni, una volta risolto il problema della competenza, a un ulteriore sviluppo. L’attività della Procura di Genova sarebbe incentrata non solo sulla lettera aperta alle forze dell’ordine, postata sul blog del 10 dicembre 2013, ma anche su una serie più ampia di affermazioni che, secondo quanto appreso, non sarebbero esclusivamente state riportate nel blog. I pm confermano che, una volta ricevuto il fascicolo da Roma, il reato ipotizzato, ancora contro ignoti, è il 266 del codice di procedura penale, ovvero l’istigazione dei militari a disobbedire alle leggi, che prevede una reclusione da due a cinque anni se il fatto viene commesso pubblicamente. I documenti arrivati sono stati accorpati in un unico fascicolo, su cui stanno lavorando i magistrati Nicola Piacente, Federico Manotti e Silvio Franz. Da parte sua Enrico Grillo, nipote e avvocato del comico, a proposito dell’iscrizione nel registro degli indagati del leader del M5S dice: “A noi non è arrivato nessun avviso di garanzia. Non sappiamo nulla”.

Beppe Grillo indagato per istigazione dei militari alla disobbedienza

beppe-grillo_indagato-tuttacronacaLa Procura di Genova ha aperto un fascicolo e ora Beppe Grillo sarebbe indagato per istigazione alla disobbedienza. Stando a quanto si apprende da fonti giudiziarie, infatti, il leader del Movimento 5 Stelle è indagato per istigazione ai militari a disobbedire alle leggi. L’inchiesta è stata avvita dai pm genovesi hanno avviato in seguito a un procedimento inviato da Roma dove era stato presentato un esposto da parte di alcuni deputati del Pd, dopo l’esortazione del leader del Movimento Cinque Stelle a non difendere più la classe politica e l’invito ai militari a unirsi alla protesta dei forconi.

L’aeroporto di Genova… ostaggio dei gabbiani!

gabbiani-aeroporto-genova-tuttacronacaAvevano freddo i gabbiani che hanno cercato rifugio vicino alle luci della pista dell’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova e, così facendo, hanno reso impossibile praticale lo scalo. Tra l’altro, come spiegano gli ornitologi, questi animali non volano con il buio, sarà quindi difficile allontanarli. A rimanere a terra a causa dei gabbiani sono stati tre voli, destinati a Bari, Catania e Roma. Il primo, della Ryan Air, sarebbe dovuto decollare alle 18.10 mentre gli altri due, entrambi Alitalia, erano programmati alle 19. Problemi anche per i voli in arrivo, con un aereo Alitalia proveniente da Roma e il cui atterraggio era previsto alle 20.10 che è stato dirottato a Pisa e conseguentemente è stato cancellato quello per la capitale delle ore 20.45 che sarebbe dovuto avvenire con lo stesso aeromobile. Come sottolinea Blitz Quotidiano, il fenomeno della presenza dei gabbiani sulla pista dello scalo genovese non è nuovo, ma viene fatto notare che mai si era vista una colonia così numerosa.

Sanremo saluta la sua mascotte: ciao Camillo

camillo-sanremo-tuttacronacaAveva 12 anni Camillo, il cane meticcio che era la mascotte di Sanremo e di via Palazzo, a pochi passi dal Teatro Ariston. Di lui si era parlato anche a livello nazionale, per le sue abitudini che evidenziavano la sua intelligenza e l’indipendenza. Il cagnolino era infatti solito spostarsi in autobus, salvo tornare sempre puntuale a casa, e muoversi per la città era facilissimo per lui, tanto che attraversava persino sulle strisce. Camillo aveva anche una sua pagina Facebook e proprio qui è apparso il triste annuncio che comunica che Camillo non c’è più Ma resterà il suo ricordo e l’affetto che tanti hanno provato per lui.

I funerali del “padre della Nord”: fumogeni per Pippo Spagnolo

pippo-spagnolo-tuttacronacaPippo Spagnolo era un leggendario tifoso genoano e ripeteva sempre: “Ho fatto un patto con chi comanda nell’aldilà, morirò solo dopo che il Genoa avrà vinto il decimo scudetto, quello della stella”. L’ottantenne non ha potuto però assistere al derby della 22a giornata: si è spento la notte precedente. Oggi si sono svolti i suoi funerali e, sul sagrato della chiesa in piazza Alimonda, centinaia di tifosi presenti hanno dato il loro saluto al “padre della Nord” con dei fumogeni con i colori della squadra. Su un lungo striscione appeso alla cancellata della chiesa, il ricordo degli ultras: “Il tuo mito virà per sempre nel cuore del tuo popolo. Ciao Pippo”. Sul feretro colorato di rossoblù, un cuscino di rose a forma di cuore, con i colori della squadra.

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Terra dei Fuochi: “Scavate anche al Nord”. Parla ancora Schiavone

terra-dei-fuochi-tuttacronacaCarmine Schiavone, il pentito ex Casalesi, parla al Secolo XIX raccontando nuove, scioccanti rivelazioni sull’intreccio indissolubile tra Stato, servizi segreti, poteri economici e mafie. “Scavate anche in Liguria, a Genova, o in altri siti del nord dove ci sono discariche”. Dopo le drammatiche verità sulla Terra dei Fuochi, il collaboratore di giustizia prosegue con le sue scottanti verità e domanda: “Tutti i rifiuti che hanno prodotto al nord dove li hanno smaltiti?” La risposta è che un po’ “li hanno sotterrati sotto le Alpi, ma poi gli altri rifiuti? Quelli in Lombardia o in Piemonte o nella zona industriale di Genova o a La Spezia?”. Per Schiavone si trovano tutte “nelle discariche”, ma “non solo al sud anche al nord”. Schiavone dichiara: “Io lavoravo nella mia zona e posso dire con certezza dove sono interrati i rifiuti campani”. Ma lungo la filiera dell’illegalità si intrecciano e si propagano anche altre relazioni tra Stato e malavita. “E’  da 60 anni che le mafie stanno al Nord, come a Milano così a Genova. Controllate Genova”. Il pentito parla anche dell’esistenza di mafie istituzionalizzate: le istituzioni e i servizi dell’epoca ad esempio permettevano di scaricare i rifiuti tossici ma non solo, “smistavano anche armi, smistavano all’estero attraverso navi nei vari porti”. Ancora Schiavone racconta: “Noi lavoravamo con Eurocem a Napoli, Salerno e Gaeta, dei traffici in quei luoghi ne sono sicuro… ma sapevo che stavano anche ai porti del nord e all’estero attraverso navi”. Ripercorrendo la sua storia, spiega di aver detto tutto alla giustizia “per raccontare la verità”. Il primo verbale di “Spartacus”, suo nome da pentito, è stato nel ’93, “e l’ho fatto per far fermare sto sfacelo, perché la gente moriva, anche con l’acqua minerale”. Fin quando infatti “abbiamo dovuto combattere le nostre guerre interne, mi stava anche bene, però non abbiamo mai ammazzato nessun bambino, nessun innocente”. Prima, spiega, “era un caso di legittima difesa”. L’attacco principale è per le istituzioni corrotte. “Nella zona nostra, ad esempio, mio cugino guadagnava 1,2 mld ma lui era il braccio”. Le menti vere erano l’avvocato Cipriano Chianese, Gaetano Cerci e il piduista Licio Gelli, che aveva amicizie importanti”. “L’Arpa invece era in mano alla mafia” per questo non hanno mai denunciato e omettevano. I veri “nemici dello stato poi sono all’interno della Dda”, che se vogliono fanno mancare anche i cancellieri o addirittura la carta igienica ai magistrati. Ancora, le istituzioni fingevano di non vedere i traffici di droga mentre “dentro le palme dal Sud America c’erano quintali di cocaina”. Per il pentito la triste verità è che “nessuno la vuole”, il popolo la vuole, “ma le istituzioni no”. “Siamo così arrabbiati di fronte a questo Stato che non fa niente, che lascerà morire la propria gente come pecore”, aggiunge. “Stanno mangiando solo soldi, a livelli di perizie ad esempio”. Mentre fra 15 anni quando le falde acquifere saranno tutte inquinate e la gente morirà quella verità non servirà più a nessuno. “Io ho una responsabilità quella di essere stato un mafioso – ribadisce -, ma la colpa è dei padri che hanno chiuso gli occhi mentre mangiavano soldi”.

Oltre 80 km contromano in autostrada: terrore nella notte

autostrada-contromano-tuttacronacaE’ riuscito a percorrere oltre ottanta chilometri contromano in autostrada prima che la polizia, sotto la pioggia battente, fosse in grado di fermarlo. Un cittadino dominicano, afflitto da pesanti disturbi psichici e che abita a Genova con la madre e un fratello, è entrato in A12 imboccando in contromano il casello di Genova-Sestri aeroporto ma è stato bloccato dalla polizia stradale solo a Brugnato, nello spezzino, ottanta chilometri più a ponente. Per fermarlo, si sono rese necessarie due auto della polizia e due tir messi di traverso sulla carreggiata. L’uomo, spiega Repubblica, ha evitato due blocchi stradali della Polstrada e sfiorato decine di macchine che gli venivano contro e, per bloccarlo, una pattuglia ha sbandato ed è finita contro il guard rail. “E’ stato un miracolo se non ci sono dei feriti”, hanno ripetuto gli agenti fradici a causa della pioggia. “Non era né drogato né ubriaco”, spiegano alla Stradale. “Un certificato medico in macchina spiegava che è un malato grave”. L’uomo, al quale è stata ritirata la patente, è stato ricoverato in ospedale. Ora rischia una denuncia ed una pesantissima sanzione amministrativa. Spiegano gli agenti: “E’ entrato in autostrada intorno alle 3 di notte e subito abbiamo iniziato l’inseguimento”. Una folle corsa, l’auto in contromano spinta a tutta velocità, e la macchina della polizia, che correva parallela sulla corsia opposta. Il primo posto di blocco è stato predisposto a Genova Est, qualche chilometro più avanti, ma l’auto in contromano l’ha evitato e ha proseguito. Secondo posto di blocco a Sestri Levante, 50 chilometri più avanti, ma anche questa volta la macchina in fuga non ha rallentato. “Di certo l’automobilista era cosciente di percorrere l’autostrada in contromano – spiegano i poliziotti – perchè di macchine ne ha incrociato molte ed è stato un miracolo che non c’è finito contro.” L’automobilista ha fatto un tentativo per giustificarsi con gli agenti: “Volevo andare a Milano per prendere un aereo e tornare a Santo Domingo dove c’è mio padre. Portatemi là, non portatemi in ospedale”, ha implorato.

Rodeo in Liguria: la fuga dei cavalli manda in tilt il traffico

cavalli-autostrada-genova-tuttacronacaAttimi di paura e d’incredulità sulla A12 allo svincolo di Genova Nervi, a S.Ilario, dove due cavalli sono arrivati dopo esser fuggiti da un maneggio. I Poliziotti stradali si sono quindi cimentati in un vero e proprio rodeo e hanno provato a catturarli come dei cow boy. Prima si è reso necessario fermare il traffico, quindi gli agenti hanno fatto rifornimento di frutta e zucchero all’autogrill tanto da riuscire a tranquillizzarli. Alla fine i due animali si sono fatti guidare dai poliziotti attraverso l’autostrada fino al maneggio da dove erano scappati.

Allarme a Genova: cinque clochard aggrediti in tre giorni

clochard-genova-tuttacronacaCinque clochard aggrediti in tre giorni, tutti senzatetto che stazionano a Genova e che Maurizio Scala conosce per nome. Momo, come lo chiamano gli amici, fa parte di quel gruppo di volontari che ogni sera porta panini e the caldo a chi ne ha bisogno. E proprio da questo punto di vista privilegiato può dire come Genova tratta i diversi: “L’insofferenza che molti mostrano in città è più che palese. Molte sono le lettere che invitano la Polizia a far pulizia”. La prima aggressione si è svolta in via XII Ottobre, con quattro persone che hanno assalito altrettanti clochard che dormivano nelle tende e sui cartoni sotto i portici da tempo trasformati in una cittadella di disperati che si incontrano la sera e scompaiono il mattino successivo. Come si legge su Repubblica, gli aggressori erano armati di tubi di ferro hanno picchiato le due coppie di senzatetto sorprese nel sonno. “Il braccio mi faceva un male tremendo – ricorda Susanna, donna dell’Est, ricoverata in ospedale – imploravo di smetterla ma loro continuavano come fossero animali”. Sono trascorsi due giorni e poi si è registrato un episodio simile. Un romeno ferito è stato soccorso da alcuni passanti davanti alla Stazione Marittima, da dove salpano i croceristi per le traversate del Mediterraneo. Una ferita profonda alla testa e una al petto provocata da un vetro appuntito. Un’aggressione? Forse anche questo un episodio di intolleranza ma ancora non è certo. La polizia sta indagando ma il ferito è sotto shock ed è ancora impossibile un interrogatorio.

L’emergenza senzatetto continua a crescere. Sono un migliaio a Genova coloro che, ogni notte, si arrangiano tra dormitori comuni o baracche. La comunità di Sant’Egidio, che agli anziani senza casa dedica buona parte del suo impegno, ha realizzato un censimento dei clochard. Soprattutto è gente che viene dall’Est Europa, ma ci sono anche maghrebini, dell’America latina e, infine, italiani. Circa 300 frequentano i dormitori comuni; duecento sono i rom; 350 quelli che riposano in baracche o, come gli stranieri picchiati, sui marciapiedi, e altri 150 sono i cosiddetti gli ‘irraggiungibili’, abbandonati a se stessi, che neppure si fanno avvicinare dai volontari.

Gelo artico sull’Italia, weekend da orsi polari

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L’inverno dalle temperature primaverili è finito, da oggi una vera ondata di gelo arriverà sulla Penisola e in particolare sono previste piogge al sud e sulle regioni adriatiche e nevicate anche sotto i 500 metri. Per domenica, poi , è prevista una fase di tempo variabile sul Medio Adriatico e sulle estreme regioni meridionali. Da Lunedì ci sarà una nuova perturbazione di freddo su tutto l Paese. L’aria gelida della prossima settimana proverrà direttamente dalla Groenlandia e, superate le Alpi, tra martedì e mercoledì il freddo e la neve si abbatterà sul Nord Italia, in particolare su Torino, Milano, Genova e Bologna.

Il detenuto… che aveva un cellulare!

Carcere-cellulare-tuttacronacaPossedeva un telefono cellulare uno straniero detenuto nel carcere di Marassi, a Genova. L’uomo è stato scoperto, mentre era al bagno, dal personale della Polizia Penitenziaria, insospettita dal suo strano atteggiamento. A rivelare l’episodio è il sindacato Sappe.

I poliziotti penitenziari sono stati bravi ad intercettare il comportamento anomalo del detenuto. Al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria chiediamo interventi concreti come, ad esempio, la dotazione ai Reparti di Polizia Penitenziaria di adeguata strumentazione tecnologica per contrastare l’indebito uso di telefoni cellulari o altra strumentazione elettronica da parte dei detenuti nei penitenziari italiani”, dichiara Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.

A nostro avviso – conclude Martinelli – appaiono indispensabili interventi immediati compresa la possibilità di ‘schermare’ gli istituti penitenziari.

L’addio alla vita di Aurora e il rinvio dell’operazione per diventare donna

aurora-suicidio-tuttacronacaAurora aveva 22 anni e nel quartuere genovese di Borgoratti, dopo aver detto al telefono, alla sua migliore amica, “Addio Marzia. Ti voglio bene”, si è lanciata dalla sua finestra. Le ipotesi sulla natura di quest’ultima scelta sono molte. All’inizio dell’anno Aurora aveva festeggiato il primo anniversario con il suo fidanzato. Subito dopo avevano litigato. “Ma capitava spesso, Aurora era impulsiva, ma era certa che la cosa si sarebbe risolta”, racconta l’amica. Aurora dentro di sè manteneva un segreto che solo con poche persone aveva condiviso, ma che sembra non aver avuto ruolo in una simile decisione. Perchè Aurora, per lo Stato, era Luca. “Aspettava ancora di essere sottoposta all’intervento chirurgico per la riassegnazione del genere”, spiega una sua amica. “Aurora era donna, si sentiva donna in tutto e per tutto” dicono all’unisono gli amici. E’ il Messaggero a parlare della vicenda:

A dicembre aveva dovuto fronteggiare una brutta notizia: i sanitari dell’ospedale con i quali aveva preso appuntamento per quell’intervento che era tutto per lei, una meta che era anche un punto di partenza per una nuova vita, le avevano comunicato che sarebbe stato rinviato di cinque mesi, da aprile a settembre. Ma lei era pronta ad aspettare pazientemente. Lei che all’età di 16 anni aveva iniziato il lento e difficile percorso per diventare ciò che sentiva di essere. «Non aveva alcun problema di accettazione – racconta Marzia, l’ultima a sentirla – era accettata da Genova e persino dalla gente del suo paesino di origine, tutta rispettosa verso la sua scelta». Era innamoratissima, faceva progetti dopo un anno di fidanzamento, i viaggi insieme al compagno, documentati con le foto sul suo profilo Facebook. Sorridevano e si baciavano, si tenevano per mano e, qualche volta, avevano anche parlato di lasciare l’Italia. Sul suo profilo Twitter, Aurora aveva scritto una frase, che le aveva detto un amico: «Non te la prendere, sono fatti così. Devi solo credere che un giorno te ne andrai di qui» Forse uno sfogo. Erano Marzia e il fidanzato a rincuorarla, nei momenti più bui. Stava cercando un lavoro, ma non era facile, con quei documenti che raccontavano di un’altra persona. E così, gli amici, oggi, cercano delle risposte che sono destinati a non trovare.

Ancora la sua amica Marzia ricorda: “Era serena, scherzavamo del più e del meno e quando mi ha detto ‘addio’ pensavo stesse scherzando. Insomma, nella chiacchierata non era emerso alcun elemento che potesse far pensare ad un gesto così estremo”. Sabato scorso, durante il funerale, il padre di Aurora aveva detto: “era una ragazza fragile e forte allo stesso tempo”. Ma non è mancata la rabbia. Riversata su una pagina Facebook, a firma di un’altra amica di Aurora, Mariagrazia. Una rabbia che è anche un atto d’accusa verso la famiglia: “Quanta ipocrisia! E’ semplice, dopo, scrivere lettere, farsi vedere disperati, venire al funerale, parlare, parlare…Pochi sanno la verità sulla solitudine, disperazione, sul valore e bellezza di Aurora. Lei ha sempre cercato di farsi amare, accettare, di trovare la sua dimensione vivibile. So, invece, che questo non è stato, soprattutto nell’ambito familiare. Il mondo fuori non ti schiaccia così se hai amore di fondo, un nido che ti protegge,sostegno affettivo. Ho pena per chi non ha fatto, per chi non ha goduto della ricchezza interiore di Aurora. A me è quello che rimane, l’ho amata come una figlia e lei mi ha dato tanta tenerezza, amore, risate, se stessa. Grazie Aurora mia”.

Donna con mitra a bordo di una nave Costa Crociere

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Ancora sotto il mirino della magistratura una plancia di una nave Costa Crociere. Stavolta sarebbe stato il comandante della nave Costa Atlantica, in navigazione nel golfo di Aden, con un’amica rumena, Sasha Alexandra, a far sollevare l’opinione pubblica per una foto che ritrae la donna mentre imbraccia il mitra del marò imbarcato come scorta anti-pirateria. Secondo il settimanale il gesto pur non ha avendo avuto conseguenze per la sicurezza dei passeggeri è approdato in procura a Genova, perché la donna ha tentato di ricattare la compagnia armatrice con la foto scattata in plancia e che ‘Oggi’ pubblicherà in esclusiva. Costa Crociere, secondo la rivista, ha preso provvedimenti disciplinari, rimuovendo dal suo incarico l’ufficiale che ha violato i regolamenti. Fonti della procura, nel frattempo, hanno fatto sapere che al momento non ci sono seguiti alla denuncia.

Il direttore del carcere resta al suo posto anche dopo l’evasione del serial killer

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Il direttore del carcere di Marassi di Genova, Giuseppe Mazzeo, rimarrà al suo posto. Per il direttore era stato disposto il trasferimento  dal Guardasigilli Anna Maria Cancellieri dopo l’evasione, durante un permesso premio, del serial killer Bartolomeo Gagliano è stato infatti annullato. Il serial Killer poi era stato nuovamente arrestato a Mentone. La notizia è stata festeggiata anche dai detenuti e commentata così dallo stesso direttore: «Ringrazio il ministro – ha detto Mazzeo che stamani ha ripreso il suo lavoro – perché sono un operativo e non mi sarei trovato in un ruolo diverso ma anche perché ho mille progetti da portare a termine come l’area verde dove i bambini possono stare con il loro genitore detenuto e il laboratorio per creare prodotti detersivi ecologici».

Portano via la figlia a una madre: “non vuole lavorare”. Lei lo fa, in nero

figlia-tolta-a-madre-tuttacronacaSi trovava in un asilo di Rapallo, in provincia di Genova, una bimba di quattro anni quando i servizi sociali e dei poliziotti in borghese l’hanno prelevata, dopo che il tribunale per i minori ha stabilito che la piccola doveva essere affidata temporaneamente a una casa famiglia perchè la madre non vuol lavorare. Il Secolo XIX, che riporta la notizia, spiega che nel provvedimento si legge che la donna “pone grossi limiti alla sua disponibilità lavorativa rimanendo completamente a carico delle associazioni di volontariato territoriali”. La madre, romena   risiede a Santa Margherita Ligure e qui, riceve aiuto dai servizi sociali. .  Ma al di là della motivazione potrebbe esserci un’altra storia, legata al lavoro in nero. Secondo il quotiadino, la 38enne ragazza madre lavora come badante, percepisce 200 euro ufficialmente e altri soldi in nero.  Ma, secondo quanto appreso, anche con i compensi in nero, le sue disponibilità economiche non sarebbero tali da non ricorrere all’aiuto dei servizi sociali.  “A mia figlia mai ho fatto mancare qualcosa”. Dice la madre mentrelLa direttrice della scuola e le maestre della struttura concordemente affermano  che la piccina “era sempre pulita, in ordine. E la madre una persona per bene”.

Ambientalisti in allarme a Taranto: nubi e vapore nel cielo

ilva-fumi-tuttacronacaI tarantini scattano foto, che poi postano sui social, che mostrano il cielo sulla loro città. Gli scatti hanno messo in allarme gli ambientalisti, che tornano a chiedere “cosa c’è nel vapore acqueo dell’Ilva?”. Per questo motivo Alessandro Marescotti e Antonia Battaglia di Peacelink Taranto invieranno alla Commissione europea le numerose fotografie che gli abitanti della città hanno postato il primo gennaio e “che ritraggono le impressionanti emissioni dello stabilimento”. Marescotti osserva che le condizioni climatiche hanno “accentuato l’impatto visivo dimostrando come le nuvole in sosta sul quartiere Tamburi di Taranto sono prodotte dai vapori emessi dalla zona cokeria dello stabilimento tarantino”. “La quasi totalità di assenza di vento e la bassa pressione creano – sottolineano gli ambientalisti – uno scenario apocalittico che crea un netto distinguo tra le nuvole dovute a perturbazione metereologica e le emissioni di vapore”. Se è vero che con semplici fotografie “non possiamo dimostrare uno sforamento di emissioni nocive – aggiunge l’ambientalista – è anche vero che osservando le fotografie e consultando le documentazioni ufficiali prodotte da Ispra in relazione all’Aia possiamo capire che proprio con alcune emissioni di vapore acqueo l’Ilva di Taranto infrange le prescrizioni Aia”. Marescotti conclude sottolineando che nell’ultima diffida per inosservanza delle prescrizioni ricevuta dall’Ilva a ottobre del 2012 “si parla nello specifico di queste emissioni di vapore”.

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Due poliziotti arrestati 13 anni dopo la notte della Diaz

diaz-tuttacronacaLa sera del 21 luglio 2001, nei giorni del G8 a Genova, tra le ore 22 e mezzanotte, nelle scuole Diaz, Pertini e Pascoli, divenute centro del coordinamento del Genoa Social Forum, facevano irruzione i Reparti mobili della Polizia di Stato di Genova, Roma e Milano con il supporto operativo di alcuni (non tutti) battaglioni dei Carabinieri. Il bilancio parla di 93 attivisti fermati e di 61 feriti portati in ospedale, dei quali 3 in prognosi riservata e uno in coma.Sotto accusa finirono 125 poliziotti, compresi dirigenti e capisquadra, per quello che fu definito dal vicequestore Michelangelo Fournier un pestaggio da “macelleria messicana”. Per due di quei poliziotti quella notte è finita lo scorso San Silvestro. Come spiega Il Secolo XIX:

sono stati arrestati gli ultimi due superpoliziotti finiti sott’accusa per l’irruzione e l’introduzione di prove taroccate nella scuola dove dormivano i noglobal, al termine del G8 2001 di Genova. Uno è Spartaco Mortola, volto conosciutissimo nel capoluogo ligure, ex capo della Digos genovese poi divenuto questore vicario di Torino, che dall’altroieri deve scontare otto mesi di domiciliari nella propria abitazione.

L’altro è Giovanni Luperi, ex dirigente Ucigos nelle giornate della guerriglia, quindi capo-analista dei servizi segreti e attualmente in pensione: per lui, della condanna definitiva a quattro anni, ne resta uno.

Il giorno precedente (pomeriggio del 30), l’arresto era scattato per un altro big: Francesco Gratteri, numero tre della polizia italiana prima della condanna, coordinatore d’indagini su attentati e latitanti. È ora obbligato a un anno di domiciliari, potrà beneficiare come gli altri di alcune ore (2 o 4) di libertà durante il giorno e usare il telefono.

I poliziotti-detenuti potranno chiedere il riconoscimento della buona condotta, e quindi rosicchiare qualche mese oltre a ciò che era stato spazzato dall’indulto del 2006.

Le cade la sigaretta: incendio in salotto

incendio-sigaretta-tuttacronacaDrammatico incidente nel pomeriggio di sabato 28 dicembre nel ponente di Genova. Una donna di 75 anni, stava fumando una sigaretta che però le è caduta sul divano sul quale era seduta e che si è incendiato. La pensionata, che è rimasta gravemente ustionata, è stata salvata dall’intervento di due poliziotti dell’ufficio volanti che allertati dai vicini hanno sfondato la porta dell’abitazione e tirato fuori l’anziana dal salotto in fiamme.

Frana a Genova… Terrore a Santo Stefano!

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19 famiglie per un totale di 50 persone  sfollate e una frana di grandi dimensioni che si è riversata su due palazzi a Genova Pontedecimo. Situazione di grave emergenza nelle città Liguri dopo l’ondata di piogge incessanti che si è riversata negli ultimi giorni sulla regione. A disposizione degli sfollati si sono messe a disposizione alcune strutture soprattutto nei comuni di Genova e Serra Riccò. Al momento non si hanno notizie di persone rimaste ferite.  La vendetta della natura per chi ha costruito in territori sottoposti a eventi franosi? A rimetterci le famiglie e un’Italia in grave crisi economica che dovrà far fronte ad errori  e speculazioni del passato!

10 mesi al killer di Savona evaso la settimana scorsa

gagliano-evaso-tuttacronacaIl 18 dicembre era evaso dal carcere Marassi di Genova, approfittando di un permesso premio, il serial killer Bartolomeo Gagliano. L’uomo è stato in seguito catturato a Nizza e ora, secondo quanto riportato dal sito internet di Nice Matin, sconterà dieci mesi di prigione senza condizionale. Il killer di Savona era stato arrestato venerdì scorso dalla polizia francese a Mentone, in Francia.

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Prima la cattura… poi il pentimento! Parla il serial killer

gagliano-verrina-tuttacronacaE’ stato il legale di Bartolomeo Gagliano, il serial killer evaso da Genoa e catturato a Mentone in Francia, a rendere note le prime parole del 55enne appena riconsegnato allo giustizia: “Sono dispiaciuto per aver tradito la fiducia della dottoressa Verrina e del dottor Mazzeo”.Le due persone a cui Gagliano fa riferimento sono rispettivamente il magistrato di sorveglianza che ha disposto il permesso premio e il direttore del carcere, entrambe finite nella bufera per l’evasione.

Catturato! Preso in Francia il serial killer di Savona

bartolomeo-gagliano-tuttacronacaE’ stato catturato a Mentone, in Francia, il serial killer Bartolomeo Gagliano, evaso dopo un permesso premio. A riferirlo il ministro Cancellieri, che stamane ha riferito sul caso alla Camera e ha annunciato un’indagine approfondita. “Una circostanza che intendo chiarire subito è che sia il magistrato di sorveglianza che il carcere di Genova erano a conoscenza dell’intero percorso giudiziario del detenuto”. Così il ministro della Giustizia nel corso dell’informativa nell’aula della Camera, sulla vicenda di Bartolomeo Gagliano. E aggiunge: “Si tratta di un episodio gravissimo che richiede un accertamento molto rigoroso. Inutile negare che questo rischia di essere un duro colpo a quanto stiamo facendo per rendere il carcere un luogo più civile e in grado di assolvere alla propria funzione rieducativa. Faremo chiarezza ed individueremo eventuali responsabilità. Fatti di questo genere non possono e non devono accadere.” La prima risposta giunta da Genova è stata quella del giudice di sorveglianza Daniela Verrina che ha firmato il permesso premio. Un provvedimento – ci tiene a spiegare – preso “su basi legittime, dopo un lungo studio delle relazioni che riportavano da tempo una compensazione del disturbo psichiatrico, lucidità, capacità di collaborare, tranquillità e nessun rilievo psicopatologico”. Aggiunge: “È il caso più studiato di questo tribunal”». Intanto è stata avviata un’azione disciplinare per il direttore del carcere di Marassi Salvatore Mazzeo . Per lui si profila un trasferimento. A breve sarà disposto il suo spostamento presso il Provveditorato regionale per la Liguria dell’Amministrazione Penitenziaria.

Il killer in fuga dopo l’evasione è armato

Bartolomeo-Gagliano-tuttacronacaBartolomeo Gagliano, il serial killer 55enne evaso durante un permesso dal carcere genovese di Marassi e ora ricercato “in tutta Italia”, sarebbe anche armato. L’uomo ha utilizzato una Fiat Panda Van verde targata CV848AW per darsi alla fuga. Il ministro della giustizia Anna Maria Cancellieri, al riguardo, ha parlato di un “duro colpo” aggiungendo che serve “individuare le responsabilità. L’uomo, del quale si contavano già almeno cinque evasioni, ha ucciso due donne e una transessuale. L’uomo è sempre stato giudicato infermo di mente. Il direttore del carcere ha sostenuto di non essere stato a conoscenza dei suoi precedenti.

Shock! Evaso il serial killer di Savona

serial-killer-tuttacronacaE’ shock in Liguria per l’evasione del serial killer di Savona. Il 55enne Bartolomeo Gagliano, che era in permesso premio dal carcere di Marassi, non è rientrato alle 9 del mattino come avrebbe dovuto fare. L’uomo che si è già macchiato di tre omicidi, di due donne e di un transessuale durante i precedenti “permessi premio” dal carcere, non è nuovo all’evasione: già in precedenza era fuggito cinque volte. Secondo le prime ricostruzioni, questa mattina, alle 6, è uscito dalla casa di sua madre a Savona e ha bloccato la Fiat Panda chiara di un commesso che stava ultimando le consegne in città. Gli ha puntato contro la pistola e lo ha costretto a raggiungere Genova. E’ salito in auto trascinandosi dietro tre borse. Giunti in via De Marini, a Sampierdarena, a ponente del capoluogo, ha fatto scendere il commesso ed è fuggito con l’auto.

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Il lunedì nero dei trasporti: gli orari dello sciopero

sciopero-trasporti-tuttacronacaSciopero di quattro ore, lunedì 16 dicembre, per il trasporto pubblico locale da parte di chi sostiene il rinnovo di contratto della categoria, scaduto da quattro anni. La protesta è stata organizzata da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Autoferrotranvieri e Faisa. I sindacati sono stati convocati al ministero dei Trasporti, ma l’incontro si terrà solo mercoledì. Su base territoriale, le ore di fermo sono organizzate in maniera diversa.

Nel dettaglio: a Milano i lavoratori di bus, tram e metro si fermeranno dalle 8.45 alle 12.45; a Genova dalle 11.30 alle 15.30; a Venezia dalle 9 alle 13, a Bologna dalle 10 alle 14; a Firenze dalle 17 alle 21; a Perugia dalle 9 alle 13; a Roma dalle 8.30 alle 12.30: le Zone a Traffico Limitato resteranno disattivate per l’intera giornata; a Napoli dalle 9 alle 13; a Bari dalle 8.30 alle 12.30; a Palermo dalle 9.30 alle 13.30; a Torino lo sciopero e’ esteso a 24 ore dalle 9 alle 12 e dalle 15 a fine servizio: in città sono sospese le limitazioni alla circolazione previste nella ZTL Centrale. Resteranno in vigore i divieti previsti nelle vie e corsie riservate al trasporto pubblico, nelle zone pedonali e nella ZTL Valentino.

TRENORD: Sciopero di 4 ore dei lavoratori (rpt lavoratori) della rete delle Ferrovie Nord (rpt Ferrovie Nord), che incroceranno le braccia tre la 9 e le 13 del prossimo lunedì 16 dicembre. In base alle regole, la circolazione ferroviaria sarà interrotta per i soli convogli in partenza dopo le 9 e riprenderà soltanto un minuto dopo le 13. I treni già in circolazione durante lo sciopero, invece, completeranno il viaggio previsto.

EMILIA:
BOLOGNA – dalle 10 alle 14.
FERRARA – dalle 10 alle 14.
REGGIO EMILIA – dalle 9 alle 13.
MODENA – dalle 8.30 alle 12.30.
PIACENZA – dalle 17 a fine turno.
PARMA – dalle 16.30 alle 20.30.
FORLÌ-CESENA – dalle 9 alle 13.
RIMINI – dalle 9 alle 13.
RAVENNA – dalle 16.30 alle 20.30 incluso traghetto.
Sono in sciopero anche i servizi ferroviari Tper (ex Fer) su linee Ferroviarie Rfi e Fer dalle 9 alle 13, senza garantire i servizi minimi.

Maurizio Canovaro, l’ufficiale morto durante il varo di una nave

fincantieri-tuttacronacaSi chiamava Maurizio Canovaro il primo ufficiale della società Oro Mare, con sede nel porto di Genova, morto oggi durante la preparazione della cerimonia di consegna di una nave alla Marina militare algerina. Sulla morte del 51enne, nato a Camogli e residente ad Avegno, la Procura di Genova ha aperto un fascicolo, affidato al sostituto procuratore Giovanni Arena e nel frattempo carabinieri e capitaneria di porto stanno svolgendo i primi rilievi. Il corpo dell’uomo è ancora sulla spiaggia, in attesa degli accertamenti e del nulla osta del magistrato. L’incidente è avvenuto in mare, nello specchio d’acqua antistate il cantiere Fincantieri, mentre era in corso la manovra d’attracco della chiatta Atlante che doveva trasportare la nave, denominata Kalaat Ben Abbes, al cantiere di Muggiano (La Spezia). Canovaro è stato colpito in pieno petto da un gancio dopo che una cima che lo tratteneva si era rotta. L’uomo è quindi caduto in mare e, sembra, è stato successivamente colpito dall’elica del rimorchiatore. In una nota Fincatieri, che ha annullato la cerimonia del varo, si legge: “Questo grave lutto colpisce profondamente tutta la famiglia di Fincantieri. La società ha ritenuto per rispetto della vittima e dei suoi familiari di annullare la cerimonia prevista per questa mattina e ha annunciato che sarà vicina in ogni maniera alla famiglia”. La notizia si è sparsa rapidamente a Genova e durante la manifestazione dei sindacati confederali contro la legge di stabilità, al Teatro della Corte, è stato osservato un minuto di silenzio. Bruno Manganaro, segretario della Fiom Cgil, ha detto: “E’ morto un lavoratore, uno di noi”. E ancora: “Cercheremo di capire quello che è successo poi decideremo se fare iniziative con gli altri stabilimenti di Fincantieri e con gli altri porti italiani”. Manganaro ha riferito che “tutti i lavoratori sono sconcertati, amareggiati” in una giornata “che doveva essere di festa e invece è di lutto”. Anche la Giunta e il Consiglio regionale della Liguria hanno espresso il loro cordoglio alla famiglia di Maurizio Canovaro,  a tutti i lavoratori di Fincantieri e al territorio. Avendo appreso “con grande tristezza e con sgomento la notizia del decesso del Primo Ufficiale del rimorchiatore che avrebbe dovuto assistere alle operazioni di varo della nave algerina”, la senatrice Roberta Pinotti (Pd), sottosegretaria alla Difesa, si è dichiarata “profondamente addolorata per il tragico evento, che è avvenuto nella giornata che sarebbe dovuta essere di festa”.

I forconi a Genova bloccano Brignole!

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Disagi per il traffico ferroviario ligure. Bloccata la circolazione dei treni sulla Genova-Ventimiglia a causa dell’occupazione dei binari degli esponenti dei Forconi che, poco dopo le 14 hanno occupato i binari della stazione Brignole, la seconda più importante della città, immediatamente a ridosso del centro. Occupati dal movimento anche la stazione di Imperia e il tratto di ferrovia tra Diano Marina e Arma di Taggia.

 

Allarme Ilva, la centrale è piena di amianto

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L’Ilva sembra non trovare pace tanto a Taranto quanto a Genova. Nell’area Ilva di Cornigliano, si torna a parlare d’amianto e la paura sale per chi lavora o ha lavorato  intorno all’ex centrale termoelettrica dismessa nel 2005. “Dentro ci sono tonnellate di amianto censite”,  dice Armando Palombo, delegato rsu Fiom. “Per ora la situazione è sotto controllo, ma la struttura è abbandonata da anni, ogni tanto vengono giù pezzi, non sappiamo se piove dentro, se il cemento armato si stia disarmando. Siamo preoccupati e chiediamo alle autorità di intervenire”.

Come scrive La Repubblica:

Quelle stesse autorità contro cui loro, lavoratori e pensionati Ilva, ma anche di Ansaldo e Fincantieri, hanno protestato qualche giorno fa per le strade della città: chiedono il riconoscimento dei benefici previdenziali proprio per l’esposizione all’amianto, revocati dall’Inail a seguito di un’inchiesta della procura.

A quelle autorità, cittadine e governative, oggi il delegato sindacale Armando Palombo aggiunge dunque l’allarme per le condizioni dell’ex centrale, chiusa ma mai bonificata. “Nell’accordo di programma c’è scritto che devono costruire una centrale nuova, ma stanno latitando sia l’azienda che gli enti locali”

Per l’Ilva, si sa, “c’è un piano industriale nuovo che deve partire da Taranto e coinvolgere Genova e Novi Ligure.

Ma qui abbiamo anche un nostro accordo di programma, votato con delibere in consiglio comunale e consiglio regionale. A questo ci atteniamo noi perché prevede che non ci sia nessun licenziamento, ma un piano di continuità e garanzia di reddito per tutti”.

I lavoratori Ilva di Cornigliano sono 1.750, di cui 1.400 con contratti di solidarietà: i sindacati premono verso un nuovo piano di investimenti. Che non dimentichi la bonifica delle aree abbandonate.

Italia divisa… dal prezzo del caffè

caffè-aumento-tuttacronacaCittà che vai… prezzo del caffè che trovi! Il primo dicembre è scattato l’aumento della tazzina di caffè, ma non si può parlare di un effettivo bood di rincari visto che l’Italia è divisa sul prezzo dell’amata bevanda: se a Napoli e Bari la si può gustare a 80 centesimi, risalendo verso Roma e Firenze il prezzo sale a 90 centesimi per poi raggiungere un euro e 10 a Torino e Bologna. I rincari sono stati, per chi li ha effettuati, una scelta obbligata, derivata anche dall’aumento dell’Iva. Ma in molti hanno preferino non modificare il listino, bloccando i prezzi per la crisi e la concorrenza dei distributori automatici. Le eccezioni ovviamente ci sono, si tratta di Palermo e Genova, dove si prevede un aumento del prezzo medio di 10 centesimi. A fare una mappatura dei pressi del caffè lungo lo Stivale, ci pensa Repubblica: “Dove la tazzina non subirà il rincaro è il capoluogo piemontese, già tra i più cari. I bar non hanno intenzione di aumentare ancora il prezzo che oggi si aggira tra 1 euro e 1,10 euro a seconda dei locali, per non incidere sui consumatori. Anche Bologna si distingue per il già alto prezzo della tazzina. Sotto le Due Torri un caffè al bar costa in media 1 o 1,10 euro, anche se, pur raramente, lo si paga 120 o 90 centesimi. Lo scorso anno, l’Ascom ha chiesto ai 500 baristi iscritti tra città e provincia di mantenere il prezzo a un euro, per sostenere consumi in calo, che sarebbero ulteriormente penalizzati se si seguisse l’indicazione dell’aumento. In Toscana, dove il prezzo della tazzina è fermo da cinque anni, un caffè costa mediamente 90 centesimi al bar. Il prezzo medio è lo stesso in tutta la regione, fanno sapere da Confcommercio. A Firenze è possibile trovare anche un numero selezionato di locali in cui un caffè costa 1 euro o anche un 1,10 euro o addirittura 1,20. Soprattutto nei bar storici che si affacciano in piazza della Repubblica o in piazza della Signoria. Nei bar della periferia il prezzo è pressochè uniforme, 90 centesimi, anche se può capitare di spendere anche meno, 80 centesimi. Periferia, in termini nazionali, risulta dunque Bari, che quanto a caffè è tra le città meno care d’Italia. Qui il prezzo non solo non sale ma addirittura scende. Se infatti nella grande maggioranza dei locali si aggira sugli 80 centesimi, non sono pochi i bar del capoluogo pugliese che si sono lanciati in una sorta di corsa ai ribassi, mettendo la tazzina a 70, ma anche a 50 cent o offrendo a 1 euro un menù caffè e cornetto. Nessun aumento recente e nessuna previsione di superare a breve la soglia dell’euro. Anche a Napoli i clienti possono stare tranquilli: per loro la tazzina di caffè la città resta tra le più economiche in Italia. Da due anni il prezzo medio resta tra gli 80 e i 90 centesimi, solo in pochissimi casi il costo supera l’euro ma sono davvero eccezioni legate a una particolare cura del prodotto, del servizio e dal contesto. Dopo anni di calma piatta, a Palermo il rincaro invece si sentirà: 10 centesimi in più per un caffè, che al bar passerà dagli attuali 90 centesimi a 1 euro, giustificato dagli operatori del settore con le tasse, la Tares, l’Imu, con il costo dell’affitto sempre più caro, sul costo del lavoro, per chi vuole rispettare le regole. Di fronte a tutto questo, si giustificano i baristi palermitani, creare un allarme per 10 centesimi è ridicolo”.

Sallusti indagato a Genova per diffamazione

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Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, è indagato a Genova per il reato di diffamazione nei confronti della famiglia di Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso durante gli scontri del G8 del 2001. I fatti risalgono all’ottobre dello stesso anno, quando Sallusti, nel corso della trasmissione televisiva Matrix, disse «Hanno fatto bene! Hanno fatto bene», riferendosi all’uccisione del manifestante.

La frase venne detta a Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, che a sua volta lo mandò a quel paese. I familiari del giovane, insieme al comitato Piazza Carlo Giuliani, avevano presentato una querela nei confronti di Sallusti, che era stato indagato dal pubblico ministero Biagio Mazzeo. Nei giorni scorsi il pm ha chiesto l’archiviazione per il direttore, ma la famiglia Giuliani si è opposta. Sarà adesso il gip Adriana Petri a decidere se accogliere o meno l’archiviazione.

L’ufficio tributi chiede a un bimbo di 10 anni di pagare l’Imu: risulta sposato

bimbo-imu-tuttacronacaLa notizie è talmente assurda che è difficile da credere sia accaduto, eppure è così. Stando a quanto riporta la Gazzetta del Lunedì del Levante, un bimbo di 10 anni di Sestri Levante, in provincia di Genova, si è visto recapitare una richiesta di pagamento dell’Imu da parte dell’ufficio tributi. Il piccolo risulta infatti sposato e non residente nella stessa casa del coniuge, da qui la richiesta del pagamento dell’imposta sugli immobili. E’ stato il padre del bimbo a raccontare la vicenda spiegando che, probabilmente, l’errore deriva dal fatto che lui e sua moglie hanno residenze differenti. Il genitore chiede quindi che il Comune faccia marcia indietro e intanto ne approfitta per una battuta: “Mio figlio è stato sposato con la sua compagna di banco, ma ora non stanno più insieme. L’unica cosa che possiede sono una bicicletta e una macchina radiocomandata, sempre che risultino tassabili”.

V3Day: tra i collaudati attacchi di Beppe Grillo e l’urlo di Dario Fo

grillo-v3day-tuttacronacaIl terzo V-Day di Beppe Grillo in piazza della Vittoria a Genova non ha ‘sfondato’ tra le tendenze di twitter: alle 18 l’hashtag #andiamoOLTRE è al quarto posto nella classifica dei più cliccati superato da #PeoplesChoice al primo posto, #VogliamoAnnalisaComeCoachAdAmici al secondo e da #AtalantaRoma al terzo posto. Questo quando in piazza, alle 11.30 di questa mattina, si contavano già 30mila persone e in tanti affollavano lo stand dedicato ai parlamentari, tra cui Crimi, Di Battista e Lezzi. Ma i tempi in cui San Giovanni straripatva sono lontani. Lì “una folla che nemmeno il primo maggio”, a sentire un gruppetto di attivisti romani a pochi passi da Marcello De Vito. Qui qualcosa in meno di 100mila persone, raddoppiate magicamente in un tweet riassuntivo di Beppe Grillo. Il tutto è iniziato con un attacco alla stampa, che è diventato una costante della giornata, con nessun giornalista ammesso nel retropalco mentre, come racconta l’Huffington Post, un fotografo riuscito a intrufolarsi è stato poco cordialmente accompagnato oltre le transenne. Una diffidenza parossistica che ha colpito anche i pochi parlamentari nel backstage: “Non dovete stare qui, andate in fondo alla piazza”. La cifra di una giornata diversa dalle solite ha provato a darla il guru, con un lapidario “il movimento è diventato un’altra cosa, ci proponiamo come forza di governo”. Il repertorio di Grillo, una volta salito sul palco che domina la piazza, è quello ormai collaudato: “Non si può far finta che non ci siano 8 milioni di poveri. Dobbiamo spazzare via le macerie, dare l’estrema unzione a questa politica”. E poi sì “alle rinnovabili entro il 2030”, no “ai sindacati che sono come i partiti” e “alla Iuc, che è il rutto di un alcolizzato”. Dopo di che, gli attacchi a Enrico Letta, “Capitan Findus, impegnato da vent’anni a fare il nipote di suo zio”, autore della “truffa semantica dell’abolizione dei finanziamenti ai partiti”. “Voglio vedere se Equitalia gli chiederà indietro i 2,7 miliardi che hanno preso, visto che la Corte costituzionale li ha dichiarati illegittimi”. Poi Giorgio Napolitano, che “ha fatto un governo in una notte, vuole cambiare la legge elettorale di nascosto, e per questo abbiamo pronto l’impeachment”.

A regalare un sussulto ai presenti ci ha pensato il Nobel Dario Fo, che ha alzato un grido al cielo per Franca Rame e un urlo alla folla. Lo ha fatto partendo da una storiella proprio di Franca Rame, che vedeva protagonisti Arlecchino e Brighella che discutono su come tirare fuori l’Italia dal pantano in cui si è ficcata. La soluzione ha molto poco del canovaccio goldoniano e molto del grand guignol alla Tarantino: “I politici sono dei topi che riescono a corrompere anche i gatti. Bisogna tirarli fuori dal Palazzo e innaffiarli con le pompe dell’incendio. Perché noi siamo democratici, ma mai moderati!” Un ultimo applauso per lui e quindi la piazza si è svuotata. Non è più tempo di San Giovanni, ma è stata una festa con 100mila persone in piazza. Anche se Grillo ha tenuto a far notare che “c’è un quadratino vuoto lì. La stampa parlerà di quello”.

V-Day: al terzo appuntamento, tempo di bilanci. Diretta video

oltre_v3day-tuttacronacaIl popolo arancione si riunisce a Genova in occasione del terzo V-Day di Beppe Grillo e piazza della Vittoria si riempie di pubblico. I grillini radunati sotto il palco a fianco della Questura e nelle aree limitrofe, con i maxischermi a fare da protagonisti. I partecipanti sono arrivati, a partire dalle 8 di questa mattina, da tutta Italia. Sette sono gli autobus giunti da Torino, dieci da Roma e Milano, tre da Firenze. E ancora i sostenitori pentastellati arrivano da Bologna, Bari, Salerno, Modena, Empoli, ma anche dall’hinterland di Monza e dalla Brianza. E dove non sono stati organizzati pullman, ci si è mossi in treno, come hanno fatto i grillini giunti da Veneto, Campania e Lazio. Alla manifestazione, durante la quale prenderà la parola Beppe Grillo con al suo fianco il guru del Movimento Gianroberto Casaleggio, dovrebbe prendere parte anche Dario Fo, che dovrebbe chiudere la giornata alle 17.30. Dopo nove mesi al governo, anche per il popolo di Grillo è tempo per fare bilanci e capire se davvero stanno mantenendo le promesse. Nell’attesa di vedere la reazione della folla, il Fatto quotidiano ha raccolto il parere di Antonio Di Pietro, che del movimento e del V-Day dice: “Sto preparando una bella pastasciutta, non mi disturba affatto. Che voto darei ai 5 Stelle? Sette. Per il metodo: arrivare in Parlamento con tutti contro e da novizi è molto difficile, ci sono passato con l’Italia dei Valori. Nel merito: se non ci fossero loro, chi farebbe opposizione?” Meno entusiasta, invece, Vittorio Feltri, che a febbraio aveva accostato l’operato di Grillo a un “orgasmo”. “Onestamente non mi sono accorto che i grillini esistono, al di là di un fatto: quando ci fu l’incontro tra Bersani e, dall’altra parte, Crimi e un’altra che non ricordo”. Roberta Lombardi, quella che “noi siamo le parti sociali, mi sembra di essere a Ballarò”. “Ah sì, lei. Guardando quello streaming ho capito come sarebbero andate le cose. Grillo ha fatto una cosa straordinaria, ma ha trascurato la selezione del personale, che tramite la Rete è risultata debolissima. Sono tutti inconsistenti tranne uno, mi pare si chiami Nicola Morra. Dice cose che non condivido, ma è colto e preparato. Se il movimento fosse in mano a gente come lui ne sarei rassicurato e anzi felice. Invece sono molto freddo, proprio in relazione alla struttura del partito. Non so se miglioreranno o ci dovremo rassegnare a una Lega di serie C con un personale non all’altezza”. Proprio il senatore Morra racconta gli obiettivi del V Day 3: “Migliaia di cittadini si confronteranno su tematiche che apriranno un nuovo mondo e produrranno una rivoluzione anzitutto culturale. Vogliamo abbandonare l’Italia che è per costruire l’Italia che sarà”. Come? “È tutto racchiuso nella parola ‘oltre’. Vogliamo essere più in là, più avanti nella costruzione di un mondo nuovo in cui gestire acqua, ciclo dei rifiuti, energie rinnovabili. Non più profezie, ma prassi che quotidianamente ci accompagnino. Adesso vogliamo fare, non più prospettare e dire”.

Il caffè diventa un lusso?

caffè-aumento-tuttacronacaA Gorizia alcuni esercenti si sono visti obbligati a far pagare ai clienti 1.10 euro una tazza di caffè, a Genova, da dicembre, costerà 1.20. E ancora si possono ritenere “fortunati” visto che le previsioni per quel che riguarda i padovani amanti del caffè parlano di un aumento a 1.30 euro. Questo perchè se l’Iva aumenta e vola anche il prezzo della materia prima, anche l’espresso segue il trend ed ecco che arriva il rincaro. Lo annuncia Angelo Luni, segretario regionale di Fipe (federazione italiana pubblici esercizi) e provinciale di Appe (associazione provinciale pubblici esercizi): “Il prezzo andrà sicuramente ritoccato a Padova, quello attuale non copre le spese”. La paura per gli esercenti, è che così sempre più persone rinunceranno anche a quella che in Italia è un po’ una tradizione: la pausa caffè al bar. Perchè in tempo di crisi, anche quei centesimi in più a fine mese iniziano con il pesare sul bilancio. Sempre Luni aggiunge: “Gli esercenti avrebbero voluto già aumentare da un pezzo, ma temono di perdere i clienti. Non vorrebbero fare harakiri. Ma il costo è davvero troppo basso: a Padova, in media, si paga un euro per un caffè, ma così si lavora gratis. Il prezzo della tazzina a un euro è fermo da dieci anni, non si può continuare, pena la chiusura di tanti locali. Si potrebbe anche arrivare a un euro e 30 centesimi per un caffè al banco”.

“Caro” caffè… quanto mi costi?

caro-caffè-tuttacronaca“Regalo” di Natale per i genovesi che si vedranno aumentare il costo di una tazzina di caffè: da dicembre, infatti, una tazzina al bar costerà 1,20 euro mentre per un cappuccino bisognerà pagare 1,60. Secondo le associazioni di categoria, una simile mossa, che ritengono sia dovuta, è colpa della crisi. E se l’aumento parte da Genova, è destinato a varcare i confini cittadini. Già alcuni giorni fa, a Gorizia, diversi bar hanno esposto un cartello spiegando che la bevanda era salita a 1,10 euro. Il fatto è che i Comuni hanno aumentato, chi più chi meno, le tasse (Tares in primis) e gli esercenti cercano di far cassa come possono: l’unica possibilità è aumentare i prezzi per i clienti. La decisione presa a Genova, quindi, potrebbe venire presto presa anche altrove, anche se con le dovute differenze considerando che il prezzo medio del caffè al bar varia nelle diverse città. E’ La Stampa a pubblicare i dati delle Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi:

Stando alle cifre della Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, elaborati dall’osservatorio prezzi su dati Istat e relative al mese di luglio, il prezzo medio di una tazzina al bancone oscilla da 77 centesimi di Bari a 1,04 di Torino. Oltre al capoluogo piemontese, supera la soglia dell’euro anche Bologna (1,03), dove nei bar del centro il prezzo può arrivare, in alcuni casi, a 1,30 euro, addirittura 10 centesimi oltre la nuova soglia di Genova. A 1 euro si assesta, invece, la media di Firenze.

Mentre tra le città più convenienti si piazzano, Catania (0,80), Roma (0,83), dove il prezzo varia tra gli 80 e i 90 centesimi in centro e nelle zone semicentrali, ma può scendere a 70 in periferia, e Cagliari (0,85). Prezzi in linea con quelli di Napoli (0,84), dove si va di norma dagli 80 ai 90 centesimi, con alcune eccezioni: nel bar del Tribunale un caffè si paga appena 50 centesimi. Si sale a 0,97, invece, a Milano: una tazzina di caffè costa, a seconda degli esercizi, da 90 centesimi ad 1 euro.

Più contenuti i costi a Palermo (0,88 la media), dove raramente si raggiunge la soglia massima dell’euro.

«Quello che dicono i colleghi di Genova circa il peso della fiscalità locale è senza dubbio condivisibile», spiega il presidente della Fipe, Lino Enrico Stoppani. «Bar e ristoranti vengono considerati grandi produttori di rifiuti spesso, però, senza tenere presente alcuni elementi fondamentali, quali la durata delle attività, come nel caso degli esercizi stagionali – prosegue -. Il risultato è stato che, in alcuni casi, l’aumento dell’imposizione con l’introduzione delle nuove tasse locali, a cominciare dalla Tares, ha raggiunto il 400% rispetto al livello di tassazione precedente».

La tragedia del porto di Genova: aperto nuovo filone d’inchiesta

Jolly-Nero-tuttacronacaLo scorso 7 maggio il cargo Jolly Nero urtò con violenza il molo Giano, nel porto di Genova, penetrando nella Torre dei Piloti che crollò in acqua. Ora la procura del capoluogo ligure ha aperto un nuovo filone d’indagine su quel drammatico incidente che causò la morte di 9 persone. Il nuovo filone riguarda proprio la Torre e giunge a seguito di una memoria presentata dalla madre di una delle vittime nella quale viene sottolineato che era stata costruita in uno spazio limitato, senza alcuna protezione del pilastro-torre. Il fascicolo è contro ignoti e ipotizza il reato di omicidio colposo.

Morto uno dei miti della Resistenza, addio a Raimondo Ricci

raimondo ricci-tuttacronaca

E’ morto questa mattina a Genova Raimondo Ricci,  ex senatore del Pci ed ex presidente nazionale dell’Associazione partigiani d’Italia. Per ben 93 anni Ricci si è dedicato alla difesa dei valori della Resistenza. Era il 1943 quando divenne partigiano e dopo pochi mesi fu arrestato e recluso in diverse carceri liguri prima di venir  deportato a Mauthausen, da dove venne poi liberato il 5 maggio del 1945:, quando aveva 24 anni. Divenne avvocato e difese  i sindacalisti e i militanti comunisti. Presidente provinciale dell’Anpi nel 1969, è stato parlamentare per tre legislature dal 1976 ed ha fatto parte della Commissione d’inchiesta sulla P2. E’ stato anche membro del Consiglio di presidenza della Corte dei Conti e presidente dell’Istituto ligure per la storia della Resistenza.

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