Berlusconi smentisce: “Non ho licenziato Marinella”

MARINELLA-BRAMBILLA-tuttacronacaAveva destato scalpore, nella mattinata di oggi, un articolo comparso su Il Messaggero e intitolato “Il cerchio magico allontana Marinella”, che si riferisce a chi attornia Berlusconi, con Francesca Pascale e Maria Rosaria Rossi in prima linea, mentre Marinella Brambilla è la segretaria storica del leader di FI, con lui da trent’anni. Ora è lo stesso Berlusconi a smentire la notizia con una nota: “Non corrisponde al vero quanto affermato in un articolo odierno di Maria Latella a proposito della mia collaboratrice signora Marina Brambilla. ‘Marinella’, come tutti la chiamano, per impegni di famiglia (un bimbo piccolo) ha concordato con me una diversa sede di lavoro (Milano) e ridotti orari di presenza rispetto al passato”. Nell’articolo si riporta tra virgolette una affermazione di una parlamentare che attribuisce al capo dello staff Maria Rosaria Rossi il “licenziamento” di Marinella che sarebbe stata l’unica “a tenere testa” al gruppo che sta facendo “terra bruciata attorno a Berlusconi”.

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Berlusconi e il cerchio magico: via Marinella Brambilla, storica segretaria

marinella-brambilla-tuttacronacaMarinella Brambilla è stata licenziata. Si tratta della segretaria storica di Silvio Berlusconi, con lui da 30 anni. E questo sembra confermare che il leader di Forza Italia ormai è completamente stretto nel cerchio magico con Francesca Pascale e Maria Rosaria Rossi in prima linea. A parlarne è Maria Latella sul Messaggero di Roma, molto addentro nelle segrete cose di casa Berlusconi, sia dell’era Veronica sia dopo, avendone anche scitto dei libri. Come spiega anche Blitz, “Che Berlusconi sia una specie di ostaggio in mano alle sue intime è una voce che avvelena l’atmosfera dei vertici di Forza Italia. Qualcuno era arrivato a sussurrare che Francesca Pascale ha talmente messo sotto il suo fidanzato Silvio che arriva a picchiarlo. Questo deve preoccupare i figli e gli altri eredi, deve preoccupare anche chi oggi per accedere al soglio di Berlusconi deve passare per le forche caudine del suo cerchio magico, una situazione che ha del comico e del tragico assieme, perché ricorda tanto le vicende che hanno portato alla caduta di Umbero Bossi.” Così scrive la Latella:

Marinella Brambilla, sposata, un bambino voluto a 50 anni con la caparbietà e la tenacia che tutti le riconoscono, non è più la segretaria di Silvio Berlusconi. Possibile? Possibile. Il Cavaliere, che di sé tiene sempre a sottolineare che «nella mia storia di imprenditore non ho mai licenziato nessuno», stavolta di qualcuno fa a meno: la storica, fedele, devotissima assistente di una vita.La notizia corre da Milano a Roma, stupisce e preoccupa non poco i forzisti di più lunga carriera e soprattutto le parlamentari di Forza Italia, quelle legate a Berlusconi ma non al cerchietto magico guidato con mano ferma dal capo dello staff Maria Rosaria Rossi. Il licenziamento non nasce da un’incrinatura nei rapporti tra lo storico datore di lavoro e l’assistente personale che per lui si è sempre sentita quasi una figlia.
«Berlusconi non avrebbe mai fatto a meno di Marinella – spiega una parlamentare – Pare sia stata Maria Rosaria Rossi a imporgli il licenziamento».
Le confidenze, intanto si susseguono, in modo anonimo ma non senza far mancare inquietudine:
Chi fa politica sa che prima o poi si tornerà a votare e le liste le farà Verdini, come sempre, ma questa volta non proprio da solo. «Intorno a Berlusconi stanno facendo terra bruciata – continua la parlamentare preoccupata – Marinella era l’unica che poteva tenere loro testa e sono riuscite a farla fuori». Il non detto traspare: se sono riusciti a colpire Marinella cosa faranno a noi deputate e senatrici escluse dal cerchietto magico?
La giornalista passa dunque a parlare dell’ormai ex segretaria:

Marinella entrò nella vita di Silvio Berlusconi nei primi anni 80. Sua madre era la governante di via Rovani, la prima casa del Berlusconi imprenditore. Gli segnalò la figlia appena diplomata e lui la assunse come segretaria. Da allora, per dirla con chi conosce bene entrambi «il dottore e Marinella sono stati una cosa sola». E’ lei che ha fissato il primo appuntamento a Gianni Letta, lei che ha seguito tutte le tappe dell’ascensione berlusconiana: i tentativi di espansione, l’amicizia con Craxi, il boom della tv commerciale e, infine, lo sbarco in politica.
Veronica Lario, che con Marinella ha sempre conservato l’amicizia nata appunto nella casa di via Rovani, la definiva «lo scudo umano di Silvio» e così la raccontava nel 2004 nel libro Tendenza Veronica: «Marinella è una delle poche persone sinceramente affezionate a Silvio. Lei e lui hanno la stessa devozione assoluta al lavoro, la stessa capacità di macinare attività a ritmo incessante. Al lavoro Marinella ha dedicato molto, ne ha fatto una delle ragioni della sua vita. Ogni tanto sospira, ma continua ad avere orari impossibili e la valigia in mano».
E’ stato così per più di trent’anni. Spazio per la vita privata? Occasionale. Dal 1994, anno in cui Berlusconi si trasferisce stabilmente a Roma, Marinella Brambilla diventa romana anche lei, vive gli stessi ritmi del capo. Visibile, presente, ma trasparente. Mai un’intervista. Mai ad una festa romana. A mezzanotte ancora in ufficio a passargli le telefonate. Come tutta la squadra berlusconiana arrivata a Roma in quegli anni, anche lei abitava un piccolo appartamento del centro storico romano, non lontano da Campo de’ Fiori: ogni tanto, alle sette del mattino, potevi incrociarla mentre in tuta e cellulare in mano, correva sul Lungotevere. Il solo spazio riservato a sé. Il resto della giornata è sempre stato dedicato al «dottore». Da più di trent’anni, lei lo chiama così.
Si capisce che, stando cosi le cose, il suo primo matrimonio non poteva durare. Ci ha riprovato quasi a 50 anni, sposando Luca Pandolfi, nel team della sicurezza di Berlusconi. Un matrimonio allegro, celebrato nel comune di Lesmo. Un paio di anni dopo, la notizia a sorpresa: Marinella aspetta un bambino. Anche le dure cedono, talvolta. Lei, che aveva tenuto testa ad assalti di ogni genere, dagli interrogatori ai processi, dalle sentenze alle insistenze dei politicanti periferici e non, avvertiva il disagio di una nuova stagione berlusconiana, sempre più fuori controllo. Perciò, per quasi due anni, Marinella ha fatto la mamma ed è rimasta lontana da Arcore, lontana da via del Plebiscito.
Poi, in autunno, il ritorno. Per sua scelta. Perché «il dottore» per lei è molto più di un generoso datore di lavoro. «Non voglio lasciarlo solo», aveva confidato, e la voce le si era incrinata per l’emozione, lei che in pubblico mostrava sempre la stessa faccia, e al telefono non tradiva emozioni mai, neppure quando il dottore perdeva le elezioni. Il timbro era sempre lo stesso, una certa secca e milanese rapidità, la stessa che si avvertiva quando, nel primo governo Berlusconi, chiamava i cronisti a tarda sera: «Ti passo il dottore. Veloce, mi raccomando».
«Non voglio lasciarlo solo», aveva detto rientrando ad Arcore. Ma tanto solo Berlusconi non era. Il ritorno di Marinella è durato poco più di tre mesi. Com’è che cantava Fabrizio DeAndre? «E come tutte le più belle cose/tenesti il posto un giorno solo/come le rose».

In giornata, Berlusconi ha smentito che la Brambilla sia stata licenziata.

La “liberazione” di Berlusconi: dopo il divorzio, pensa al matrimonio

berlusconi-pascale-tuttacronacaNella giornata del 18 febbraio il Tribunale di Monza, come è stato confermato da fonti qualificate, con una sentenza parziale ha dichiarato lo scioglimento del matrimonio di Silvio Berlusconi e Veronica Lario. La sentenza di divorzio è stata accolta con soddisfazione dal leader di Forza Italia che ha commentato: “Adesso è finita davvero con Veronica Lario. Una liberazione per me, per lei e per tutti”. Berlusconi potrà ora sposare la sua fidanzata Francesca Pascale. Scrive Tommaso Labate sul Corriere della Sera:

Non c’è stato bisogno, né forse qualcuno dei presenti si sarebbe mai azzardato, di chiedergli che cosa provasse, in quel preciso istante, il Cavaliere. Ha fatto tutto lui. Ha chiuso la telefonata con gli avvocati e ha lanciato nell’aria quella parola lì, in mezzo a tante altre: «Liberazione». Senza rancore, senza acredine, senza niente che non fosse un sussurro: «Una liberazione per me, per lei, per tutti».

E dopo il divorzio si parla di matrimonio a Villa San Martino:

Le quotazioni sul terzo «sì» di Berlusconi, in questo caso con la Pascale, sono in netto ribasso. Per chi conosce il linguaggio del bookmaker, insomma, le nozze «sono probabili». Impossibile collocarle nel tempo o nello spazio. Però — raccontano della cerchia ristretta — «non si possono escludere». Perché «nulla», dopo ieri, «si può escludere».

Le dichiarazioni d’amore tra i due non mancano e la Pascale non ha mai nascosto le sue intenzioni:

«L’ho cercato, l’ho corteggiato, l’ho fatto fidanzare. Praticamente — parola di Francesca — ho fatto e faccio tutto io. Lui deve solo dire di sì». E l’ha detto, Berlusconi, più d’un «sì». «Francesca ha saputo starmi vicino. Mi ha ridato la voglia di credere nell’amore sincero di una donna». E, più di recente, al Sunday Times : «Francesca mi ama e io amo lei». Il resto è sotto gli occhi di tutti. A cominciare dalla presenza costante della Pascale in tutte le occasioni ufficiali e non, che si tratti della manifestazione contro la decadenza o del varo dei club di Forza Italia, della campagna elettorale sarda o della kermesse dei «giovani azzurri».

La Dellera: da “Berlusconi l’ho lasciato io” a “La gente brutta è complessata”

dellera-tuttacronacaE’ il quotidiano Repubblica che intervista Francesca Dellera. L’attrice, che sta scrivendo un’autobiografia, parla del libro che la tiene impegnata ora, dei suoi film, del suo successo e del repentino oblio. E parla anche di Silvio Berlusconi, senza mai nominarlo, spiegando che “A lasciarlo sono stata io”. Una storia molto chiacchierata e mai realmente confermata che ha generato pettegolezzi e l’ha trasformata in una persona che “sulla strada del successo si è vista prima spalancare e poi chiudere tutte le porte”, scrive Natalia Aspesi. Non una fotografia, né una notizia che documenti la relazione dell’attrice con il Cavaliere e allora quello che restano sono le voci, tra le quali quella che la voleva amante dell’ex premier, che avrebbe tradito Veronica Lario per lei, salvo tornare sui suoi passi nel momento in cui la moglie, scoperta la liaison, lo avrebbe costretto a scegliere. Ma L’attrice 48enne, musa di Federico Fellini, la Romana di una celebre serie tv di fine anni 80, protagonista dello scabroso La carne di Marco Ferreri, ribadisce: “L’ho lasciato io”. “Ero molto giovane, non avevo alcuna esperienza e poi lui non era come adesso, pareva meglio” spiega “per me era una cosa di testa, perché nella sua follia non è stupido. E io mi sono trovata in una situazione che non avevo cercato”. Ecco la verità della Dellera: “Siccome lui era ricco e importante, si rovesciò su di me una valanga di invidia crudele. La gente è meschina e quella brutta è complessata e capace delle peggiori cattiverie”.

De Girolamo-Pascale: botta e risposta da lontano

de-girolamo-tuttacronacaDopo le dimissioni di Nunzia De Girolamo, Francesca Pascale aveva commentato le voci su un possibile ritorno dell’ex ministro in FI dicendo: “De Girolamo ha voltato le spalle a Berlusconi nel momento più difficile. Che segnale sarebbe se lei tornasse nel partito, soprattutto per quelli che sono rimasti in Forza Italia? La verità è che io, se penso a chi ha tradito, provo totale disgusto”. Ma non è stata tenera neanche la risposta della diretta interessata: “Da donna che ama, posso capire le scelte e le reazioni di una compagna, anche quando non nascono da fatti reali. Infatti, non ho sentito Berlusconi né prima né dopo le mie dimissioni da Ministro, come ho dichiarato stamani a Mix24. Da politico però ammetto di provare tristezza verso coloro che si affrettano a commentare il nulla solo per guadagnarsi un posto in Paradiso”. E ancora: “Ho parlato con Berlusconi dopo il mio intervento in aula del 17 gennaio. L’ho detto in tv davanti a milioni di italiani. Non ho paura delle mie azioni, dico quello che penso, qualche volta forse con troppa foga, e non mi sono mai vergognata né ho mai rinnegato la mia storia e il mio affetto verso Silvio Berlusconi”. Ma la Pascale ha lanciato una palla che le “amazzoni” di Berlusconi non si lasciano sfuggire. Tra queste la Biancofiore: “Questo è un pensiero condiviso nei gruppi parlamentari e che intercetta il comune senso di giustizia del popolo azzurro, direi degli italiani in generale. Nulla di personale contro Nunzia De Girolamo, anzi, ma la politica per tornare credibile dovrebbe essere soprattutto di esempio alla società e l’utilizzo del movimento come un autobus sul quale scendere e salire a piacimento non lo è”. Porta chiusa anche da parte della Bergamini: “Ognuno di noi – scrive su Facebook – ha deciso liberamente quale strada prendere e proprio per questo oggi è giusto ricordarlo. La decisione di chi nel momento di massima difficoltà del presidente Berlusconi ha ritenuto di allontanarsene rende oggi evidente l’inopportunità di tornare su passi che hanno lasciato un solco profondo e indelebile in quello che è stato a lungo un percorso comune. Ora più che mai è importante tenere scisse le vie politiche dalla solidarietà personale”. Da parte sua, la Gelmini chiede di tenere separate vicenda personale e politica: “A Nunzia De Girolamo ho espresso la mia solidarietà per il gesto dignitoso compiuto lasciando l’incarico di ministro. Se poi mi si chiede quali conseguenze possono derivarne sul piano dei rapporti politici con Forza Italia, allora la precisazione è d’obbligo: nessuna conseguenza.” Parere che la Rizzotti appoggia: “Condivido la linea politica espressa dal nostro capogruppo in Senato Paolo Romani e le dichiarazioni di oggi sulla stampa di Maria Stella Gelmini. Così come umanamente, da elettrice e da iscritta a Forza Italia, comprendo il pensiero di Francesca Pascale che esprime il sentire di tutti i nostri elettori sul territorio”.

La De Girolamo passa a Forza Italia? La Pascale chiude la porta

de-pascale-tuttacronacaSecondo il Corriere del Mezzogiorno, la first lady di Forza Italia Francesca Pascale non sarebbe proprio convinta dal rientro del ministro nelle fila del partito. “Da quando l’ex ministro ‘Boccia De Girolamo Nunzia’ ha tradito suo padre politico, Silvio Berlusconi, non ho avuto alcun contatto con lei. Le inviai indignata e delusa un lungo sms con il riassunto della sua carriera politica e di tutta la sua trafila il giorno stesso del tradimento e da allora non l’ho più sentita e non ho alcuna intenzione di sentirla in un futuro prossimo”. Dopo aver letto sui giornali di stamane di un possibile ‘rientro’ in azzurro della De Girolamo anche grazie al suo sostegno, Pascale avrebbe precisato con chi ha avuto modo di sentirla in queste ore che non sente l’ex ministro dal giorno in cui ha lasciato Forza Italia e Berlusconi, suo padre politico, per restare al governo per il bene del Paese, come aveva detto la stessa De Girolamo.

La Pascale è durissima con Nunzia e gli alfaniani: «Provai forte indignazione – avrebbe aggiunto – per le sue motivazioni: secondo lei e i suoi compagni di merenda restare al Governo significava volere il bene del paese. Secondo me invece significava da una parte dimostrare l’orgoglio presuntuoso dell’allievo che supera il maestro, e dall’altra seguire i propri interessi personali. Comunque da quel momento ho cancellato il suo numero dalle mie rubriche».

Nessun contatto, dunque, e nessuno sconto da parte della Pascale, che ha un’idea ben precisa sui transfughi del Nuovo Centro Destra: «Gli alfaniani sono stati peggio di Fini: farei fatica a votare la coalizione se all’interno ci fosse il Ncd. Quello che hanno fatto all’Italia e al presidente Berlusconi – avrebbe ribadito commentando le dimissioni – è gravissimo e non deve essere dimenticato: hanno usato l’Italia per i propri interessi personali e hanno accompagnato chi li ha creati politicamente fuori dal Senato».

Michelle Conceiçao: “Berlusconi è ricattabile e Francesca Pascale lo sa”

michelle_conceicao_tuttacronacaE’ il Fatto Quotidiano a intervistare una delle protagoniste della serate di Arcore del Bunga Bunga, Michelle Conceiçao che, dopo l’arrivo dell’avviso di garanzia a Berlusconi per il processo Ruby ter ha detto: “Silvio Berlusconi è ricattabile e Francesca Pascale lo sa”. La Conceiçao ha inoltre sottolineato che alcune persone saranno sempre pronte a ricattarlo e che lei non ha mai ricevuto i 2500 euro mensili destinati da Berlusconi alle Olgettine:

 

“Sarà sempre sotto ricatto, ora più di prima: per quanto la sua fidanzata possa tenerlo lontano dai guai, Francesca è una tosta e molto brava, so che ancora alcune ragazze tentano di estorcere soldi al presidente, qualcuno proprio attraverso lei”. Michelle Conceicao è tornata a vivere in Brasile ormai da più di sei mesi. Quando Ruby era ancora soltanto Karima El Mahroug e cominciò a frequentare Arcore venne affidata a Michelle e sempre a lei la marocchina fu consegnata da Nicole Minetti la notte del 27 maggio 2010 dopo il fermo in Questura. Michelle, sentita più volte dai pm milanesi, è tra i 45 indagati nel Ruby tre”.

 

Al Fatto che le ha chiesto se avesse mai mentito per Berlusconi, la ragazza ha risposto:

 

“Io non ho mai ricevuto il mensile di 2.500 euro, chi ha ricevuto quei soldi l’ha detto chiaramente e anche il presidente ha spiegato perché versava quei soldi, fra l’altro briciole rispetto a quello che ha”.

La dieta di Silvio, a Garda con Francesca e Toti

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Silvio Berlusconi ha deciso di tornare in forma smagliante e prepararsi alla campagna elettorale delle Europee… se il governo resta in piedi e non si arrivi a un Election Day! L’idea a quanto si apprende dovrebbe esser stata dello stesso Giovanni Toti che avrebbe spinto il Cavaliere e la fidanzata sul lago di Garda, in un centro benessere. Almeno nel corso della settimana, dunque, non è in vista nessuna novità per quel che riguarda gli assetti di Forza Italia. In tal modo sembra che si vogliano anche mettere a tacere quelle polemiche che si erano aperte, dopo che Toti sembrava essere destinato a diventare il numero 2 di Forza Italia… ora si scriverà un altro capitolo proprio dal centro benessere?

 

Bonev vs Pascale: l’attrice indagata per diffamazione

michelle-bonev-francesca-pascale-tuttacronacaFrancesca Pascale, compagna di Silvio Berlusconi, aveva querelato l’attrice bulgara Michelle Bonev parlando di “una vera e propria azione persecutoria” nei suoi confronti, messa in atto attraverso la stampa e i social network. Oggi l’attrice, iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di diffamazione nei confronti della first lady di Forza Italia, è stata interrogata nel pomeriggio dal pm Eugenio Albamonte negli uffici della procura di Roma.

Stalking e diffamazione: la Pascale querela Michelle Bonev

francesca-pascale-tuttacronacaMichelle Bonev è stata querelata da Francesca Pascale. E’ Licia Polizio, legale della Pascale, a rendere noto che l’attuale compagna di Berlusconi ha accusato l’attrice bulgara di aver condotto una vera e propria azione persecutoria nei suoi confronti sia attraverso la stampa che tramite i social network. Tra le altre dichiarazioni che la Bonev aveva rilasciato alla stampa, anche quella di aver avuto rapporti sessuali con Silvio Berlusconi per ottenere la produzione di una fiction e l’omosessualità di Franesca Pascale

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Tutti pazzi per Dudù? Anche Putin gioca con lui

dudu-putin-berlusconi-tuttacronacaLo scatto è della rivista Chi e appare sulla copertina del settimanale che uscirà il 4 dicembre in edicola. Nel corso della sua recente visita in Italia, il premier russo Vladimir Putin si è trovato con l’amico Berlusconi e a palazzo Grazioli i due si sono divertiti a giocare con l’immancabile barboncino Dudù.

Dudù al centro delle preoccupazioni: “Visita fiscale a palazzo Grazioli”

dudu-tuttacronacaNon si placano le acque attorno a Berlusconi e ora l’attenzione è per Dudù, con l’Associazione italiana difesa animali e ambiente preoccupato per lo stato di salute del cagnolino. Nei giorni scorsa si era parlato di un Dudù “stressato, depresso e sottoposto a un’alimentazione scellerata”, a base soprattutto di pasticcini. A dare la soffiata all’associazione erano state tre telefonate partite da presunte collaboratrici domestiche di palazzo Grazioli. Dopo la denuncia, l’Aidaa si dice determinata ad andare fino in fondo, facendo entrare i medici della Asl a palazzo Grazioli. Anche Federico Coccia, il veterinario che ha in cura il barboncino è entrato nel merito e ai microfoni di Radio2 ha assicurato che “Dudù sta bene. Non è castrato, non si è ancora riprodotto perché è molto giovane”. Ma gli animalisti non sembrano soddisfatti, come appare da una nota del presidente dell’associazione. Lorenzo Croce: “Prendo atto di quanto dichiarato dal dottor veterinario Federico Coccia in merito allo stato di salute di Dudù, compreso il fatto che il cane potrebbe essere irrequieto in quanto non ha ancora avuto un rapporto sessuale completo con una cagnetta, ma proprio per fugare ogni dubbio riteniamo necessario che questo cane venga sottoposto alla visita fiscale dei veterinari dell’Asl di Roma A ai quali abbiamo inviato un ulteriore richiesta questa mattina anticipandola via telefax”. E continua: “La tutela della salute del cane è l’unica cosa che ci interessa. Se si dovesse in qualche modo intervenire facendo pressione sui veterinari pubblici per non effettuare i controlli previsti dalla legge, abbiamo pronto un ricorso al tribunale civile perché sia un magistrato ad obbligare la visita fiscale al cane della signora Pascale in quanto la documentazione e le testimonianze in nostro possesso non ci lasciano altra scelta e spero che la questione si risolva in maniera definitiva attraverso i controlli richiesti senza dover andare oltre evitando che una semplice segnalazione si trasformi in qualche cosa d’altro”.

Allarme Dudù! E’ stressato e depresso

dudù-tuttacronacaE’ Libero a riportare l’allarme lanciato dall’Aidaa, l’Associazione italiana difesa animali e ambiente, preoccupata per Dudù, il cagnolino di Berlusconi e della Pascale, che sarebbe troppo stressato, soffrirebbe di una sindrome depressiva ed sarebbe sottoposto a un’alimentazione a base di pasticcini. Il quotidiano riporta le parole del presidente dell’associazione, Lorenzo Croce, che spiega di volersi battere per la salute del barboncino: “Che sia di Berlusconi o di pinco pallino a me non frega niente. Mi interessa che il cane stia bene”. L’Aidaa, a sua volta, sarebbe stata allertata da tre telefonate. Spiega Croce: “Tra giovedì sera e venerdì mattina noi dell’Aidaaa abbiamo ricevuto tre telefonate da un telefono fisso di Roma da signore che si sono qualificate come collaboratrici domestiche di Palazzo Grazioli. Tutte riportavano una forte preoccupazione per Dudù. Secondo le signore, sarebbe costretto a un’alimentazione a base di pasticcini in quantità tale da metterne a repentaglio la salute e inoltre soffrirebbe di una sindrome depressiva a causa della situazione di generale stress della famiglia in cui vive”. L’associazione – che in passato ha seguito i casi di Empty (il cane di Monti) e dell’asino Ugo (donato alla Brambilla) – ha dunque inoltrato una segnalazione alla Asl competente.

“Sono in pericolo, ho subito intimidazioni”. Parla Michelle Bonev

michelle-bonev-tuttacronacaMichelle Bonev, dopo un periodo di silenzio seguito alle sue dichiarazioni su Silvio Berlusconi e Francesca Pascale, torna oggi a rivolgersi ad amici e fan su Facebook con un lungo post accompagnato da un videomessaggio. L’attrice denuncia di aver subito intimidazioni da persone non meglio specificate:

Voglio scusarmi con voi del mio silenzio, ma sono stati giorni molto difficili per me. Ho dovuto pensare soprattutto alla mia incolumità. Sono stata costretta a lasciare la mia casa per alcuni giorni perché ci sono stati tentativi di intimidazione nei miei confronti. E’ giusto che voi sappiate come vive una persona come me che denuncia questo sistema. Dopo le mie dichiarazioni su Silvio Berlusconi e Francesca Pascale, sia sul mio blog che a Servizio Pubblico, vivo in costante tensione, sorvegliata da uomini di mia fiducia giorno e notte, mentre chi corrompe crea nuovi partiti e viene ritratto sulle copertine dei settimanali e sulle prime pagine dei quotidiani.

Io non mi sento di puntare il dito verso qualcuno in particolare, ma voglio dire a chi cerca di intimidirmi che sono già stata al Comando dei Carabinieri e ho fatto un esposto, che permetterà loro di svolgere le indagini. Prima o poi vi prenderanno. Nessuno può arrogarsi il diritto di minacciare o calpestare la libertà di un essere umano. L’Italia è un Paese democratico e io non mi piegherò davanti a metodi mafiosi. Il Diritto Umano numero uno recita: “Tutti gli esseri umani sono liberi e eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.” Io mi chiedo, e chiedo a voi: ma se io non potessi permettermi un servizio di sicurezza, che salvaguardi la mia vita, potrei stare qui adesso a parlare con voi? Non lasciatemi da sola, ho bisogno del vostro sostegno.

Questo il video pubblicato su Youtube, dal titolo “Io non ho paura: nessuna intimidazione può fermare la verità”

QUELL’EROE DI MANGANO… All’Italia restano i supereroi?No, c’è la crisi!

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“Credo che Marcello abbia detto bene quando ha definito Mangano un eroe”. Silvio Berlusconi torna sulla vicenda di Mangano e difende le affermazioni di Marcello Dell’Utri sull’essere Mangano un eroe per non aver ceduto ai pm che gli ‘chiedevano di testimoniare il falso’ sui “rapporti tra Berlusconi e la mafia” e poi Berlusconi ha aggiunto: “Dell’Utri ha avuto insolenze perché si è permesso di definire Mangano un eroe”, sottolinea Silvio Berlusconi, che ricostruisce la vicenda. “Marcello aveva conosciuto alla lontana un signore di Palermo dove aveva fondato una squadra di calcio per prendere i ragazzi dalla strada e quel signore si presentava per segnare le righe del campo. Lo fece venire a lavorare ad Arcore – racconta – con la moglie, i due figli e l’anziana mamma. Faceva la comunione e qualche volta sedeva al nostro tavolo. Ebbe una disavventura perché la sua azienda fallì e andò via da Arcore. La storia della sua vita non la conosco, si complicò la vita mettendosi con persone che appartenevano all’organizzazione della mafia e fu accusato di essere stato complice addirittura in un omicidio. Venne assalito dal cancro. Ogni settimana un procuratore andava da lui in carcere e gli diceva: ti mandiamo a casa oggi pomeriggio se ci racconti dei rapporti tra Marcello Dell’Utri e la mafia, tra Silvio Berlusconi e la mafia. Ma lui si rifiutò. Lo fecero uscire il giorno in cui poi morì. Credo che Marcello abbia detto bene quando ha definito Mangano un eroe”.

Poi il leader di FI alla Convention della Giovane Italia ha ribadito la sua innocenza e ha sottolineato ceh non chiederà la grazia perché deve essere il Presidente della Repubblico, Giorgio Napolitano a concederla. Ancora una volta Berlusconi ha sottolineato che chiedere l’affidamento ai servizi sociali equivarrebbe ad “esporsi al ridicolo”, non solo della sua persona, ma dell’intero Paese “davanti alla Comunità internazionale”, perchè ai Servizi sociali ci finirebbe “un cittadino non solo della mia età, ma che è stato più volte presidente del Consiglio, più a lungo di De Gasperi, che ha partecipato ai vertici internazionali e li ha presieduti. Un cittadino – aggiunge Berlusconi – che si è sempre comportato con rispetto, deve essere affidato ai servizi sociali perchè possa riabilitarsi? Io credo sarebbe una umiliazione, una cosa ridicola e inaccettabile”.

Ha usato anche parole come “colpo di Stato” per il voto del 27 novembre che potrebbe sancire la decadenza del leader di FI da senatore e ha ribadito come, secondo lui, De Gregorio è stato convinto dai pm ad accusarlo.

Silvio Berlusconi non risparmia neppure Mario Monti e afferma “Firmai io la nomina di Mario Monti a senatore a vita, sebbene a mio parere il professore Monti non aveva meriti tali da ottenere il ruolo di senatore a vita. Non mi risultano scritti scientifici degni di particolare attenzione…”.

Quell’elemosina della Pascale e lo scatto che fa il giro del web!

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Lo scatto che mette a confronto la ricchezza e la miseria, che sintetizza in un gesto la situazione economica italiana e i disequilibri sociali che sempre più stanno spaccando il paese in due fasce, i ricchi e i poveri, azzerando  la classe media. Uno scatto che forse ci potrebbe richiamare alla memoria anche i gesti di Evita Peron, con una Pascale che in centro a Roma, apre il portafoglio, si china, lascia l’elemosina di 50 euro alla mendicante.  E subito sul web la foto inizia a girare, diventando un simbolo, un messaggio promozionale, un campo di battaglia.

Il nuovo post di Michelle Bonev: “Armi di distrazione di massa”

Michelle-Bonev-tuttacronacaTorna a prendere la parola Michelle Bonev e lo fa scrivendo un lungo post nel suo blog. L’attrice esordisce spiegando che “Nelle due settimane successive alle mie dichiarazioni a Servizio Pubblico ho potuto verificare cosa succede a una persona come me, che non vuole più far parte di questo sistema corrotto. Sono stata attaccata senza tregua dalla stampa di regime con futili argomentazioni, con l’unico obiettivo di minare la mia credibilità e distrarre dai fatti che ho denunciato. Ricevo sistematicamente insulti gratuiti da politici e giornalisti considerati importanti, senza avere pari opportunità di replica. Nessun rispetto, solo inaudita volgarità. Perfino l’Ordine dei Giornalisti si muove contro Michele Santoro per le mie dichiarazioni a Servizio Pubblico, per voce del segretario nazionale Paolo Pirovano. Ma stranamente non fa alcuna dichiarazione contro quei giornalisti che ogni giorno alimentano la propaganda berlusconiana su tutti i giornali.” Ma con tutto questo clamore incentrato sulla sua persona, spiega di non riuscire a comprendere come mai il punto focale della sua autodenuncia non sia un argomento trattato dalla stampa: “Non è stato scritto nemmeno un articolo che approfondisca il fatto che Silvio Berlusconi, mentre era in carica come Presidente del Consiglio, intervenisse regolarmente su enti pubblici e sulle sue società, in pieno conflitto d’interessi, utilizzando risorse umane ed economiche a fini personali o per compiacere una delle sue ‘amiche'”. Ossia: “imponendo all’allora Direttore Generale Rai Mauro Masi l’erogazione di 1 milione di euro per i diritti televisivi del mio film “Goodbye Mama”; imponendo all’ex Ministro della Cultura Sandro Bondi la creazione di un premio speciale durante la Mostra del Cinema di Venezia per il mio film “Goodbye Mama”; imponendo al Direttore Mediaset Fiction Giancarlo Scheri la produzione della fiction “Donne in Gioco” da parte della mia società Romantica Entertainment.” La Bonev prosegue quindi spiegando che nessuno ha mai smentito le sue dichiarazioni e sottolinea come gli stessi che in passato hanno lodato il suo film “Goodbye Mama” ora “invece, senza alcun pudore, mi attaccano, rinnegando tutto quello che avevano dichiarato. Cos’è cambiato? Perché nessun giornalista ha chiesto spiegazioni a questi signori?”

Affronta quindi il tema della “presunta richiesta di 10 milioni di euro da parte di Francesca Pascale. Destinatari: Michelle Bonev, Michele Santoro, Francesca Fagnani, Servizio Pubblico, La7 e del suo editore Urbano Cairo. Tuttora confermo di non aver ricevuto alcuna comunicazione, sia formale che informale, di azioni legali nei miei confronti. In ogni caso, ribadisco ancora una volta, sono disposta a sostenere la verità anche davanti ai magistrati, come ho fatto a Servizio Pubblico e sul mio blog.” E prosegue con una riflessione sui giornalisti: “Ma davvero a nessun giornalista interessa come un Paese si sia ridotto ad uso e consumo di un pregiudicato e di una ragazza di 29 anni non eletta, senza alcun merito o titolo? E’ molto preoccupante che ogni giorno vengano pubblicati articoli con l’intento di attribuire una finta credibilità a Silvio Berlusconi attraverso la costruzione mediatica dell’immagine della sua “fidanzata”. Sembra quasi configurarsi lo scenario inquietante di un Silvio Berlusconi agli arresti domiciliari ad Arcore e di una Francesca Pascale a Palazzo Grazioli che dirige politica e governo. Si cerca in tutti i modi di distrarre l’opinione pubblica con cose futili: cani, fagiolini, messaggini… ma non c’è nessuno che accenda i riflettori sui legami tra politica e spettacolo dopo le mie dichiarazioni pubbliche.” Quello che vuole sottolineare l’attrice è il fatto che sia Berlusconi che la Pascale “si prendano gioco di milioni di persone, in modo sistematico, dipingendo un quadretto familiare che non esiste. Si vuole far credere che il bunga-bunga, di cui tutto il mondo ha parlato in questi anni, sia finito: la verità è che non è così. Si vuole far credere che Francesca Pascale abbia fatto “pulizia” nelle residenze dell’ex Cavaliere, ma la realtà è che lei è solo una delle tante che frequentavano Silvio Berlusconi già ai tempi delle “olgettine” e che la loro “relazione” è basata su ricatti e menzogne. Un intreccio che si ripercuote inevitabilmente sulla politica e sulle istituzioni: è di questo che dovrebbero parlare i giornali oggi. Non si possono ridurre questioni di tale rilevanza ad una lite fra donne, trasformandole nel più becero gossip.”

Dopo aver spiegato la sua situazione attuale, e ribadito la sua posizione, spiega: “In molti mi chiedono perché ho deciso di parlare solo ora, perché “sputo nel piatto dove ho mangiato”? Rispondo semplicemente che prima avevo paura, mi ero compromessa e non volevo perdere tutto. Per me sarebbe stato molto più conveniente andare avanti, piuttosto che dire la verità. Non c’è mai fine per chi resta nel sistema, si trova sempre una via di uscita, un “benefattore” pronto ad aiutare una bella ragazza. Non si ottiene popolarità a denunciare un sistema corrotto che porta ricchezza e potere a migliaia di persone. Esiste un equilibrio ben organizzato da decenni; sarebbe da pazzi pensare di poterlo distruggere. La corruzione è radicata ovunque, per questo il nostro Paese è ridotto così.” E conclude: “La Legge è sempre più lenta mentre la comunicazione oggi è velocissima: senza contraddittorio e senza alcun approfondimento, può fare il lavaggio del cervello a molte persone in poco tempo. Io questo lo so, e lo sto vivendo sulla mia pelle in queste ore, ma non intendo mollare, perché mi sento forte nella verità. Ho pagato a caro prezzo i compromessi che ho fatto, perdendo me stessa, i miei valori, la mia giovinezza. Ora mi chiedo come abbia potuto farmi così male? Io, che ho sempre creduto nei valori della vita. Mi sembra di essermi risvegliata da un lungo stato di coma, e di aver dimenticato chi io sia. Non posso che ricominciare da me. Mi chiamo Dragomira Boneva Ianeva, in arte Michelle Bonev, e sono una donna libera. Non possiedo altro che la verità. E da questa base ricostruirò la mia vita.”

Ecco Trilly la mamma di Dudù… ma lei, non è interessata alla politica

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Trilly, a differenza di suo figlio Dudù, il cane diventato celebre per essere stato donato a Francesca Pascale e a Silvio Berlusconi, non è interessata alla politica. Trilly, barboncina bianca di 8 anni, l’ha scovata il settimanale Chi e vive nella campagna lombarda  a Marzano, in provincia di Pavia, in una cascina con i suoi padroni, Lodovico Valenza, carabiniere in pensione, e sua moglie Adele.

L’ex di Francesca e il giallo di Dudù: attacco frontale alla Pascale

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Il passato di Francesca e gli scheletri che continuano a danzare fra le mura di Palazzo Grazioli. Dopo la Bonev, l’ex fidanzato e di nuovo il mondo dorato della compagna di Berlusconi che si sgretola sotto il gossip. In un intervista rilasciata al settimanale Oggi il primo fidanzato della Pascale ha raccontato: “Siamo stati insieme tre anni. Poi seppi che in quel periodo si vedeva con un altro uomo, molto più grande di lei, un imprenditore sessantenne. L’aiutò a trovare un lavoro e l’introdusse negli ambienti politici di Forza Italia”. Il ragazzo vuole rimanere anonimo e spiega la sua decisione: “Perché ricordo il fango che gettarono sull’ex fidanzato di Noemi Letizia e non ho intenzione di fare la stesa trafila». Come si erano conosciuti? All’Istituto d’Arte frequentato da Francesca: «Se davvero ha avuto una relazione con un’insegnante, come dice la Bonev, è stata brava a non farlo trapelare» e poi il ragazzo afferma: «Dopo Telecafone era diventata più spregiudicata, maliziosa».

Secondo il giovane Francesca poi è cambiata Non c’è più nulla della Francesca che ho amato in quella che leggo sui giornali. È un’altra persona. L’ultima volta che l’ho vista è stato per la festa dei suoi 18 anni, nel luglio 2003. Eravamo in rotta, non approvavo quell’ossessione di voler far parte del mondo dello spettacolo… Ripeteva “Io ce la farò. Diventerò qualcuno, sarò famosa”».

Giallo anche sul cagnolino Dudù. Sempre da Oggi sembra che sia stata Michela Vittoria Brambilla, nota per la sua passione per gli animali, a regalare alla coppia il cagnolinò Dudù.

“Ho regalato io Dudù al Presidente – dice la Brambilla – Era gennaio dell’anno scorso, in piena campagna elettorale, e Francesca mi chiese un cucciolo. La cagnolina di amici dell’hinterland milanese ne aveva giusto tre di 55 giorni, l’età in cui possono essere staccati dalla mamma” e poi aggiunge altri dettagli: “per il Presidente fu una sorpresa, capita spesso quando in una casa arriva un cucciolo che il capofamiglia sia scettico. Ma in poche ore Dudù ha preso il controllo della casa». Anche sul nome c’è qualche aneddoto che la Brambilla racconta al settimana “Il nome lo ha scelto Francesca. All’inizio ne aveva in mente altri, tra cui Gennaro mi pare. Poi optò per uno corto”.

Tra cane, ex fidanzato e Bonev la Pascale sembra entrata davvero in un giro di gossip senza fine, un vero e proprio attacco frontale.

10 milioni tanto vale l’indignazione della Pascale

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10 milioni! Un risarcimento record quello richiesto dalla Pascale dopo la puntata di Servizio Pubblico mandata in onda su La7 che vedeva ospite Michelle Bonev che ha raccontato l’ennesimo “tomo” sulla presunta storiaccia si sesso, fiction e soldi che riguarderebbe il Cavaliere. L’accusa era già avvenuta, ma mediatamente ancora non era scoppiato il caso che invece ha avuto origine ieri sera. Ora si batte invece cassa su Michele Santoro, il programma e l’editore Umberto Cairo.

Secondo il Corriere del Mezzogiorno, la Pascale ha chiesto per la puntata di Servizio Pubblico un risarcimento danni da 10 milioni di euro da destinare interamente alle case-famiglia di Napoli. Il quotidiano scrive: 

La Pascale ha assistito alla trasmissione insieme a Silvio Berlusconi, a Dudù e ai direttori dei tg Mediaset. Al di là degli aspetti legati alle fiction di Michelle, quello che ha scosso Francesca è stato (ovviamente) lo spazio dato alle affermazioni della Bonev sulla sua sfera privata e sui suoi gusti sessuali. Milioni di persone hanno ascoltato la “confessione” della Bonev, che si è soffermata a lungo sulla presunta omosessualità di Francesca Pascale, – «”nventata ad arte per gettare fango sulla sua relazione con Silvio Berlusconi”, dicono fonti vicinissime a Francesca.

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Altro risarcimento danni sarebbe stato richiesto poi per il passaggio in cui la Bonev accusava Berlusconi di aver picchiato la compagna nel corso di un litigio. Si legge ancora sul Corriere:

“Per la prima volta è stata brava a recitare!” avrebbe esclamato furibonda la Pascale alla fine della trasmissione. Curiosità: sul suo profilo facebook, lo scorso 30 aprile, Michelle Bonev attaccò la blogger Selvaggia Lucarelli, che aveva scritto un “pungente” post sulla love story Pascale-Berlusconi. “Brava Selvaggia – scriveva Michelle – giusta mossa! Anche tu hai bisogno di Francesca per fare notizia!!! Perché, parliamoci chiaro, ormai i tuoi articoli sono tutti uguali. E’ facile scrivere di chi ha lo stile di non controbattere”.

Alla luce di quel che ieri sera è stato dichiarato in trasmissione oggi quel post assume tutt’altro valore:

“Sono stata l’unica a credere in te, l’unica a ripetere che eri tu la donna giusta per lui. Questi sono i fatti. Il risultato è che oggi voi state sulle copertine dei settimanali e io sono distrutta professionalmente e psicologicamente, con un’azienda messa in liquidazione. Due mesi fa ti avevo scritto che avevo bisogno di incontrare Silvio e ancora sto aspettando la risposta. Questa è la verità”. Il tono si fa poi incalzante: “Perciò non scrivere che tu per me ci sei sempre – prosegue il messaggio della Bonev alla Pascale di 15 giorni fa – perchè è una delle tante bugie che racconti. Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perchè saranno saziati”

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Il Pdl torna a compattarsi: tutti contro Santoro

servizio-pubblico-santoro-pdl-tuttacronacaNon poteva non innescare le polemiche l’intervento dell’attrice Michelle Bonev a Servizio Pubblico, soprattutto in casa Pdl, da dove non hanno tardato a levarsi le voci. “Non accetteremo mai che il confronto politico scenda a questo livello. La nostra storia e la storia del presidente Silvio Berlusconi non potrà mai essere sporcata da un giornalismo qualunquista e volgare che utilizza presunti gossip e personaggi discutibili”, dichiara il segretario del Pdl Angelino Alfano “La puntata di Servizio Pubblico di questa sera è semplicemente indecente e vergognosa”, aggiunge Raffaele Fitto. Da parte sua Cicchitto osserva: “Da Samarcanda in poi Santoro ha sempre voluto dare espressione alle battaglie piu’ radicali ed estremiste di un settore della sinistra. Francamente oggi sta offrendo il peggio di se stesso – peraltro mostrando un moralismo da quattro soldi – su di terreno deteriore e qualunquista che con la politica fatta attraverso la televisione e col servizio pubblico non ha proprio nulla a che fare. Per onesta’ intellettuale gli consigliamo di cambiare nome al programma. Da oggi in poi non piu’ Servizio Pubblico”. Non è meno duro il ministro Lupi, che dirama un comunicato: “Il giornalismo guardonista da buco della serratura ha raggiunto il suo vertice questa sera a servizio Pubblico. L’ossessione per il nemico non si arresta di fronte a niente. La riduzione della politica a gossip che vellica gli istinti più bassi con attacchi alla persona sin nei suoi affetti più intimi non è degna di essere definita dibattito pubblico. La persona di Silvio Berlusconi, il suo ruolo politico in questi anni, la fiducia che milioni di italiani continuano ad accordargli meritano rispetto. Difenderò sempre il valore di questa esperienza politica e umana dalle bassezze di chi sembra lavorare alla dissoluzione del nostro Pese”. Il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, dopo i recenti attacchi alla Rai trova ora l’occasione per lanciare nuovi strali su La7: “Non è più giornalismo, non è più informazione. Da Santoro ormai solo fango, fango mediatico gettato nel viso dell’avversario politico di turno. Dov’è finito il moralismo dei compagni di una volta? Dov’è finita la deontologia di un mestiere così ambito? Da ‘Servizio pubblico’ uno spettacolo indecente, inguardabile e barbaro. Questa non è televisione, è macelleria televisiva che non potrà che ritorcersi contro chi la fa”. Ovviamente non potevano mancare dichiarazione dalla Pitonessa, il più strenuo difensore della causa Berlusconi. Ha detto Daniela Santanche’: “Squallido Santoro, classico uomo ‘utilizzatore finale’. Andrebbe indagato per sfruttamento della prostituzione”.

La Bonev da Santoro scatena il panico a palazzo Grazioli!

pascale-bonev-tuttacronacaMichelle Bonev questa sera è ospite di Michele Santoro a Servizio Pubblico e a palazzo Grazioli il panico dilaga: la brutta storia di sesso, favori e fiction che ha il Cavaliere come protagonista non poteva avere un impatto più forte nel quartiere del leader del Pdl, con la Pascale che ha denunciato l’attrice per un post in cui denunciava le abitudini saffiche della first lady di casa Berlusconi. E’ l’Huffington Post a spiegare:

Francesca è preoccupata per le rivelazioni dell’attrice che quando frequentava palazzo Grazioli ottenne un premio per le sue qualità dall’allora ministro Bondi. Sono di fuoco le parole che la first lady pronuncia verso Michelle e verso Santoro, indicato come il principale regista di una mai dismessa “macchina del fango”. È in questo clima che Maria Rosaria Rossi, detta dai maligni la “badante”, si è fatta venire un’idea per limitare i danni. Idea di cui il ministro Nunzia De Girolamo, entrata nel cerchio magico della Pascale come scritto da Repubblica, diventa braccio operativo. È lei a organizzare in fretta e furia una “task force” di comunicatori che monitori i social network durante la trasmissione di Santoro, provando a limitare danni e parole pesante su Francesca.

Stando così le cose, non resta che chiamare gli addetti stampa esperti in internet, a loro spetta

il compito di “fare qualcosa” per evitare che Francesca venga massacrata su twitter e su internet: “Figuriamoci che hashtag escono mentre la Bonev racconta le sue storielle” è la preoccupazione dell’improvvisata unità di crisi. “Controinformazione” è la parola d’ordine. La Bonev fa paura alla fidanzata ufficiale. Perché rischia di mettere in crisi l’intera operazione che Francesca ha costruito passo dopo passo, intervista dopo intervista: la Bonev ha dichiarato di aver avuto rapporti sessuali col Cavaliere in cambio di pressioni sulla Rai per la produzione delle fiction, ha rivelato nuovi particolari sulle abitudini da Sultano dell’allora premier. E soprattutto ha cosparso di veleni Francesca. Più delle abitudini saffiche il messaggio che innervosisce la Pascale è l’allusione al suo essere non una fidanzata vera, ma una copertura usata da Berlusconi in campagna elettorale per rimettere insieme i cocci di un’immagine devastata dal Bunga bunga, dopo essere stata una delle tante.

Proprio qui sta il tasto dolente:

È questo che fa saltare i nervi della Pascale. Ripiombare dal patinato di Vanity Fair, modello promessa sposa, all’epoca in cui – su internet è pieno di foto – si faceva immortalare con la Bonev, Nicole Minetti e Berlusconi in mezzo. Da promessa sposa a ragazza di Papi, insomma. Un ritorno al passato che ben si presta al gioco di veleni e di attacchi sotterranei chi non gradisce il suo ruolo sempre più invadente. A partire dai tanti parlamentari che non riescono più a parlare col Capo visto che del controllo centralino si è impadronito il duo Rossi-Pascale. Per questo Francesca non ha intenzione di fermarsi all’improvvisata unità di crisi per lavare l’offesa della Bonev. Dopo la trasmissione, nuovo consulto col suo cerchio magico.

Michelle Bonev a Servizio Pubblico: tra il suo rapporto con Berlusconi e la Pascale

michellebonev-serviziopubblico-tuttacronacaFrancesca Fagnani, di Servizio Pubblico, ha intervistato Michelle Bonev, l’attrice bulgara che nel suo blog aveva parlato del rapporto tra Berlusconi e la Pascale, affermando che la first lady di Palazzo Grazioli sarebbe lesbica. Nel suo colloquio con la giornalista, che andrà in onda questa sera, tra le altre cose racconta:

Mentre (Berlusconi) mi accompagnava verso l’ascensore, si fermava spesso a sentire la mia storia, quella del film che volevo fare. Poi mi ha preso tutte e due le mani e mi ha detto: «Michelle, io ti supporterò, non esitare di chiedermi aiuto, anche finanziariamente» guardandomi dritto negli occhi. Io gli dissi «Grazie, grazie presidente. A me piacerebbe molto che Medusa prendesse i diritti, che potesse coprodurre con me questo film». Quando ad ottobre lui mi disse che la Rai sarebbe stata molto felice di acquistare i diritti del mio film per un milione di euro, io sono rimasta molto colpita. E allora chiamai il direttore responsabile della Rai…

Ma spiega anche che il leader di Forza Italia le disse “ ’Sai ‘è stato grazie al mio intervento, ho parlato con chi di dovere… ho chiamato Masi. Non ti piacerebbe poi andare a Venezia?’, proseguì lui. ‘Parlo col ministro Bondi e vediamo come arrivare ad avere un premio’. Il premio alla fine ci fu (“Action for Women”). Dopo, fu il massacro. Io sono andata da lui, con le lacrime negli occhi, e gli ho chiesto – visto che le affermazioni della stampa erano ‘la nuova escort di Berlusconi ci costa 400 mila euro‘ – di fare delle smentite, quantomeno per il mio nome. Lui ha preso il giornale con la mia foto e ha detto ‘Aah, questa sei tu? Che belle tette che hai’.”

Ma durante l’intervista la Bonev torna anche a parlare della Pascale e spiega: “’Fu Berlusconi a parlarmi di lei. ‘A Francesca piacciono le donne’, mi fece lui. ‘Tanto è vero che non ha mai avuto rapporti con uomini. È iniziato tutto molti anni fa, con la sua insegnante, molto più grande di lei… Francesca è molto gelosa delle ragazze che sono intorno a me, perché secondo lei sono tutte delle poco di buono. E il suo intento è proteggermi, lei vorrebbe stare vicino a me per proteggermi’. Questo mi disse”

I nostri 7 giorni: giochi di contrasti

7giorni-tuttacronacaPer fortuna c’è la Nazionale. Che ci ricorda una storia comune e ci vede schierati tutti sulla stessa metà del campo. Per fortuna ci sono gli undici di Prandelli a farci gioire tutti all’unisono. Per il resto? Divisione. E’ stata una settimana all’insegna dei fronti opposti questa. E se per placare quelli all’interno del Pdl serve che Berlusconi dica “basta parlare con la stampa”, per placare quelli di un’intera nazione, almeno per 90 minuti, c’è bisogno di ricordarsi il significato di  far squadra per non soccombere (magari anche con l’aiuto di un pizzico di fortuna!) Per il resto c’è chi s’indigna e chi s’indigna con gli indignati. E’ il caso di Torino, dove chi lotta contro il razzismo reagisce con violenza contro chi predica la bontà della legge Bossi-Fini. Perchè questa settimana è stata anche quella delle tante parole sull’immigrazione, della richiesta dell’abrogazione del reato di immigrazione clandestina e delle tante bare da riempire, del dramma dei morti di Lampedusa a cui si somma quello dei bambini morti e di quelli che una famiglia non l’hanno più. Ma sono stati anche i giorni in cui coloro che hanno permesso l’aumento dell’Iva non rinunciano al finanziamento pubblico dei partiti e vengono attaccatti in parlamento dai chi, tra le fila avversarie, li chiama “ladri”. E ancora, i sette giorni in cui è arrivato il secco no a Stamina e i manifestanti si sono riuniti in una veglia ed hanno crocefisso uno dei loro. Perchè se si può non ascoltare, è più difficile non vedere. Quello che non possono fare le parole, può fare un’immagine così evocativa. E scontri ci sono stati, e sono tutt’ora accesi, tra chi rifiuta i funerali al boia nazista Priebke e chi afferma che Che Guevara è stato peggio di lui. Ma per capire bene la frattura che si sta creando, forse basterebbe solo un nome: quello di Ignazio Marino. Perchè se ci possono essere fazioni e convinzioni, il primo cittadino di Roma che “litiga” con i vigili, con le stesse persone che giorno dopo giorno lo scortavano a suon di pedalate, qualcosa sembra essersi rotto nel profondo. Non è più una società spezzata, ma una stessa identità. Quel che manca, in questo gioco di contrasti in bianco e nero, è una scia di colore che possa creare un ponte, di dialogo.

contrasti-tuttacronacaE se quel primo tocco di colore fosse proprio l’azzurro? Perchè è vero che quando gli undici sono in campo i cuori battono all’unisono… ma fuori? Fuori c’è un altro genere di “unione”: quella del parlare delle Balotellate. Perchè forse Prandelli non può immaginare un’Italia senza di lui… ma lui non è scindibile dai suoi colpi di testa, che spesso si rivelano alquanto irritanti quando non incomprensibile. Come il rifiuto di essere preso a simbolo dell’anticamorra o lo scatto d’ira che gli fa dare una manata a una telecamera che lo disturba. Ma siamo uniti anche quando c’è l’indignazione di mezzo: quando vogliono toccare quel poco che ancora abbiamo, come quella pensione che è un diritto acquisito, o quando eliminano qualcosa che fa parte della nostra cultura, come lo studio della Storia dell’arte a scuola. Poi però, per i presentatori della Rai non mancano e anche per l’Alitalia si trovano soluzioni. Come se non ci fossero già abbastanza lacune da colmare, con l’Ocse ci ha relegato a maglia nera… Ma anche quella che sorge a sentire che la tragedia della diga del Vajont poteva essere evitata e che la frana fu in realtà pilotata. E scoprirlo proprio quest’anno, a 50 anni di distanza da quel dolore che nessuna quantità d’acqua riuscirà a sommergere. Per fortuna, però, ancora dentro di noi riusciamo a ritrovarli quei colori, capita quando ridiamo di cuore davanti a un video che ritrae due husky che gattonano mentre seguono un bebè oppure le infinite manovre per uscire da un parcheggio. E quando sorridiamo di tenerezza nel vedere dei cuccioli (fossero anche enormi come quelli d’ippopotamo) che prendono il latte dal biberon. Perchè anche tra rabbia e riso c’è contrasto. Un attrito che crea scintille. E quello che c’è da ricordare, allora, è che in mezzo a tutto questo bianco e nero, c’è sempre il movimento, la danza, la vita…

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

“Francesca Pascale è lesbica”: il lungo post di Michelle Bonev

francesca_pascale_michelle_bonev-tuttacronacaMichelle Bonev, attrice russa apparse in “La passione di Cristo” e nota anche per aver fatto la co-conduttrice con Pippo Baudo nel dopo Festival di Sanremo 2003, ha pubblicato oggi nel suo blog un post destinato a far discutere. Tra le sue dichiarazioni si legge anche: “Francesca Pascale è lesbica”. L’attrice esordisce spiegando che “Non è stato facile per me scrivere queste righe, ma è stato ancora più difficile guardare dentro di me con onestà ed ammettere che i compromessi che ho accettato nella mia vita mi abbiano divorato a tal punto da non riconoscere più cosa sia giusto e cosa sbagliato.” spiegando che il mondo in cui ha vissuto negli ultimi 10 anni le ha “preso tutto: i sogni, gli ideali, la dignità. Il sistema corrotto del danaro e del potere mi ha marchiato a vita. Ho sbagliato a scegliere la strada che pensavo fosse la più facile e che si è rivelata, invece, per me devastante: mi sono illusa di essere felice.” Quello che ha deciso di fare ora, quindi, è raccontare la sua storia. “Siamo talmente convinti che il fine giustifichi i mezzi che abbiamo perso la nostra identità”, spiega. Lei, per lavorare, ha capito che serviva avere delle raccomandazioni dei potenti, di quelli che aiutano a creare un divario tra chi sguazza tra la ricchezza e chi non trova il modo per far mangiare i propri figli.  Ma i primi si prendono gioco “di milioni di lettori dalle copertine dei settimanali con storie di fidanzamenti inverosimili.” E qui, il colpo di scena: “Come la ‘storia d’amore’ tra Francesca Pascale e Silvio Berlusconi. Una grande messinscena, perché Francesca è lesbica, ed io sono stata molto più che una sua amica. Silvio ha deciso di annunciare il fidanzamento pubblico con Francesca soltanto per continuare a divertirsi con lei e con le sue ‘amiche’, e non essere giudicato male dalla società. Pensava di aver fatto bene i conti, ma si è ritrovato con una “fidanzata” autoritaria e senza scrupoli. Più volte mi ha chiesto, infatti, di portarla via da Arcore perché diceva che era una cattiva persona e lo ricattava.” Il lungo post si conclude con: “Sono consapevole che le mie rivelazioni saranno scomode a qualcuno; che cercheranno di fermarmi, screditarmi, forse di uccidermi… Ma voglio che tutti sappiano che non mi è rimasto altro che la verità, ed è solo questa che voglio condividere con voi nei prossimi giorni. La verità ci renderà liberi.”

Aggiornamento ore 17:30

Francesca Pascale ha reso noto, tramite una nota del suo avvocato, di essere pronta ad adire le vie legali. Paola Rubini, avvocato della First Lady di Palazzo Grazioli, fa sapere: “In relazione alle dichiarazioni apparse sul blog di Michelle Bonev, la signora Francesca Pascale agirà in tutte le sedi giudiziarie per vedere riconosciuta la totale infondatezza e la diffamatorietà delle stesse”

Lo sfogo della Pascale: “Siamo angosciati, non sappiamo più cosa sia il sonno”

silvio-berlusconi-e-francesca-pascale-tuttacronacaFrancesca Pascale, fidanzata di Silvio Berlsuconi, ha scelto le pagine del settimanale Oggi per sfogarsi al termine della settimana in cui tanto si è parlato dell’ex premier tra tensioni interne al Pdl, voto sulla fiducia e Giunta. “Siamo angosciati, non sappiamo più cosa sia il sonno. Sta succedendo tutto insieme, tutto insieme. E non è giusto, comunque la si pensi su di lui”. Con riferimento alle ricostruzioni giornaliste, poi dice: “Qui si parla di falchi e colombe, e io in questo zoo sarei la iena”. E spiega: “Quando ho iniziato a vivere con lui ho trovato una situazione inaccettabile, ho fatto solo quello che andava fatto, un pò di pulizia. In molti hanno approfittato di lui”. La Pascale parla anche dell’assegno che Berlusconi deve a Veronica Lario, l’ex moglie: “In quale Paese un uomo viene condannato a pagare 3 milioni di euro al mese all’ex moglie e non c’è una rivolta d’opinione?”. Racconta ancora: “La gente non si spiega perché il presidente abbia scelto proprio me: era pieno di donne belle e si è preso me che non sono ‘sto granchè. La verità è che gli tengo testa, gli dico quello che penso, faccio un poco di ordine e a lui piace”. Ma racconta anche di spaccati della vita a casa del leader di Forza Italia, spiegando di essere alle prese con una vera e propria riorganizzazione della casa, improvvisando anche una spending rewiev: “Dovevo intervenire. Pagavano i fagiolini 80 euro al chilo. Le pare possibile? Arrivavano casse così di pesce, quando lo sanno tutti che il presidente non solo non lo mangia, ma prova fastidio anche solo per l’odore quando lo cucinano. Insomma, mancava una donna in casa”.

Palazzo grazioli diventa un ring: Carfagna vs De Girolamo

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Dalle feste eleganti al ring questa sembra, secondo il racconto di Dagospia, l’evoluzione di Palazzo Grazioli. Secondo infatti quanto riportato dal sito di D’Agostino, il 2 ottobre Palazzo Grazioli si sarebbe trasformato in un teatro dove Nunzia De Girolamo e Mara Carfagna si sarebbero affrontate senza esclusione di colpi davanti a Francesca Pascale arbitro improvvisato e infastidito:

E’ successo, stando alle indiscrezioni, che Mara e Nunzia, la salernitana e la beneventana, il “falco” e la “colomba”, sarebbero venute alle mani davanti allo stato maggiore del partito al culmine di una riunione al calor bianco. “Traditrice!” è stato l’unico insulto riferibile pronunciato da Mara nei confronti di Nunzia, che avrebbe risposto molto duramente ricordando con parole e concetti coloriti l’amicizia tra la Carfagna e Italo Bocchino ai tempi della scissione finiana.

Una rissa vera e propria, con Berlusconi che tentava invano di calmare le acque; una zuffa interrotta dalla Pascale furiosa che ha minacciato di sguinzagliare Dudù prima del fatidico: “Ora fuori tutti!”. Fin qui la nota di colore.

Il motivo del contendere sarebbe stato però il rimpasto di governo chiesto a gran voce dai falchi, rappresentati da Carfagna. Scrive Sempre Dagospia:

Dentro Mara Carfagna e Daniele Capezzone, fuori Gaetano Quagliariello e Beatrice Lorenzin. In questo modo, la componente “forzista” si sarebbe sentita nuovamente rappresentata al governo, dove attualmente ci sono cinque alfaniani su cinque ministri Pdl. Ma la situazione è degenerata e di rimpasto non si è più parlato.

Ma arriva secca la smentita:

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Non bastava la politica! Berlusconi alla conquista del gossip?

de-vivo-berlusconipascale-tuttacronacaSilvio Berlusconi è al centro delle vicende politiche e giudiziarie e ora… anche del gossip! Parla a ruota libera Imma De Vivo, ex protagonista de L’isola dei famosi, in un’intervista rilasciata a Diva e Donna durante la quale ha parlato di Silvio Berlusconi e della sua compagna Francesca Pascale della quale spiega che “ha sempre avuto ambizioni nel mondo dello spettacolo e sognava la tv. Non dovrebbe vergognarsene. Eppure l’immagine che si è voluta creare in questi mesi, accanto a Silvio, è molto lontana dalla realtà. Dopo il fidanzamento ufficiale – continua – lei ha cambiato atteggiamento. Prima ci sentivamo spesso al telefono e ci incontravamo anche ad Arcore: abbiamo trascorso molti pomeriggi facendo passeggiate e shopping insieme. Ma poi lei si è piano piano allontanata. Non è poi così difficile fare la donna del presidente… tutti sono capaci di vivere nell’agio e nel lusso. E vedo che Francesca si è calata già molto bene nella parte”. Per quel che riguarda il leader di Forza Italia racconta invece: “Ricordo che prima delle elezioni una sera a noi ospiti disse. “Dopo il voto la lascio…”. Evidentemente ha cambiato idea, ma è una frase che mi colpì molto perché lui spiegò: ‘Non mi innamoro più di nessuno. L’ultima persona che ho amato oltre ai miei figli è la mia ex moglie. E mi dispiace dirlo perché per Francesca provo comunque un grande affetto'”.

Il regalo del Cavaliere all’Italia nel giorno del suo compleanno!!!

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Sembra proprio che il Cavaliere sia deciso a fare un regalo all’Italia nel giorno del suo compleanno: votare la legge di stabilità e il congelamento Iva sino a gennaio. Ma la gioia dura poco e Silvio Berlusconi precisa: ”Se il governo proporrà una legge di stabilità realmente utile all’Italia, noi la voteremo. Se bloccheranno l’aumento dell’Iva senza aumentare altre tasse noi lo voteremo. Se, come si sono impegnati a fare, taglieranno anche la seconda rata Imu, noi voteremo favorevolmente”.

Ma  ci potrà essere una legge di stabilità che a giudizio del Cavaliere  sia  davvero utile all’Italia? Può essere concepito un congelamento Iva senza altre tasse? Siamo già oltre la soglia del 3% e senza le dovute correzioni sicuramente si sfonderà il tetto massimo previsto dall’Eurozona e l’Italia rientrerà ancora una volta in una procedura di infrazione. Ma Berlusconi incolpa il Pd: “Nelle ultime settimane abbiamo avuto un governo capace solo di rinviare di proporre il blocco dell’Iva aumentando altre tasse, di tagliare l’Imu solo a metà per ricattare il Pdl e costringerlo a stare al governo, un governo prono rispetto ai diktat dei burocrati dell’Unione europea”.  Da ciò l’ultimo atto: “Abbiamo pazientemente offerto soluzioni a ogni livello istituzionale per evitare di fare precipitare la situazione. Non ci hanno voluto ascoltare”.

“Noi siamo quelli che hanno voluto il governo Monti e il governo Letta, sperando potesse essere un governo di riforme e di pacificazione. So e sappiamo distinguereil reale interesse dei cittadini”, scrive Berlusconi in un messaggio pubblicato on-line… il Cavaliere non si dimentica dell’Italia neppure nel giorno del suo compleanno e prosegue “Noi ci siamo e ci saremo” su stop a Imu e aumento Iva e “su tutte le altre misure utili, come il rifinanziamento della cassa integrazione, delle missioni internazionali, il taglio del cuneo fiscale”, afferma il leader di Fi, spiegando che il suo partito è pronto a votare le leggi economiche che il governo proporrà, se “utili” al Paese.

Ma l’esperienza di governo per Silvio Berlusconi si conclude inesorabilmente qui, nessun dietrofront: “A chi mi chiede di farmi da parte e accettare con cristiana rassegnazione la mia sorte giudiziaria, presente e futura, dico che lo farei senza esitazione, se ciò fosse utile al Paese”. “Invece – aggiunge – darei il mio avallo a una democrazia dimezzata dove i magistrati politicizzati decidono chi deve governare”.

Berlusconi è conscio di aver preso una decisione “dura e impopolare” chiedendo ai ministri Pdl di dare le proprie dimissioni. “Ho previsto tutte le accuse che mi stanno rovesciando addosso in queste ore e anche lo sconcerto di parte del nostro elettorato, preoccupato giustamente della situazione economica e sociale”. “A loro dico di non credere a coloro che da vent’anni hanno bloccato le nostre riforme per cercare di eliminarmi dalla scena politica”. E rivendica di “aver salvato i governi della sinistra negli anni Novanta quando non avevano maggioranza sulla politica estera”.

“Non sono sceso in campo – conclude – non ho messo a repentaglio una vita di lavoro, di successi e di sacrifici per lasciare in queste condizioni il mio Paese”. “Per questo ritengo mio dovere continuare a restare in campo, per offrire una alternativa ai poteri non democratici – perché non eletti dal popolo – che loro sì, irresponsabilmente, vogliono mettere in ginocchio il nostro Paese”.

E buon compleanno Cavaliere!

Nozze al tempo della decadenza: la Pascale sposerà il Cavaliere? “Lui deve solo dire sì”

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“Ero minorenne quando mi sono messa in testa di arrivare a lui”. Inizia così la prima intervista alla 28enne Francesca Pascale, che a Vanity Fair racconta la storia inedita del fidanzamento con il leader del centrodestra, 77 anni il 29 settembre. Forse, da piccola la Pascale, invece di sognare il principe azzurro iniziò a sognare il Cavaliere del Popolo della Libertà. All’interno del settimanale ci sono, a corredo dell’articolo, numerose foto, quasi un book di “famiglia”, nel “fortino”/gabbia dorata di Arcore dove Berlusconi attenderà il voto sulla decadenza.

Ma quale è il rapporto tra Berlusconi e la Pascale? E’ lo stesso Cavaliere a raccontarlo a Vanity Fair:

“In tutte le situazioni più dolorose degli ultimi anni, Francesca ha saputo starmi vicino. Mi ha regalato gioia, senza chiedere nulla in cambio. Mi ha ridato la voglia di credere nell’amore sincero di una donna”. Il racconto della Pascale parte da quando lei iniziò a militare in Forza Italia e riuscì a incontrare per la prima volta Berlusconi. “Gli ho subito domandato se potevo lasciargli il numero di telefono. Gli ho anche chiesto il suo. Lui mi ha detto: ‘Ma sei spietata’. Era il 5 ottobre 2006”.

La love story prosegue con: l’innamoramento, la scelta di non dichiararsi “perché lui era un uomo sposato”, la reazione dei genitori “Mia madre mi fa: ‘Lo ammiriamo anche noi, ma potrebbe essere tuo padre'”; la decisione di farsi avanti, dopo la separazione da Veronica Lario e all’indomani dell’aggressione in Piazza Duomo “Lui mi dice: non se ne parla neppure, sei troppo giovane, non posso darti il futuro che meriti”; la scelta di stargli comunque accanto “Le donne gli si gettavano addosso… E’ il periodo della disillusione, dell’incapacità di provare amore vero per una donna… Ai suoi occhi ero un’illusa, una sognatrice”.

Ma Francesca resiste e sembra lei il Cavaliere a spada tratta che vuole conquistare il cuore di Berlusconi:

“L’ho cercato, l’ho corteggiato, l’ho fatto innamorare e l’ho fatto fidanzare. Praticamente ho fatto e faccio tutto io: lui deve solo dire di sì”.

 

La dichiarazione d’amore di Francesca Pascale

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Colei che gli è stata vicino la prima volta in cui Berlusconi è stato condannato, lei che lo sta accompagnando in questo periodo difficile e complesso per la vita politica del Pdl, quella giovane napoletana che vuole stare al fianco del leader nell’autunno della sua vita, ha scritto la sua dichiarazione a Silvio Berlusconi. Ha scelto Whatsapp per inviare il suo messaggio d’amore a Silvio: “Nel bene e nel male – scrive – in salute o in malattia in ricchezza e in povertà prometto di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”. La formula matrimoniale scritta da Francesca Pascale è stata scoperta da Selvaggia Lucarelli che non ha perso tempo e ha pubblicato su Twitter: “Scopro sul suo profilo whatsapp che la Pascale è disposta a correre il rischio concretissimo di amarlo in povertà”.

“Ideatore” a sua insaputa: Berlusconi e Mediaset.

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“Il problema di questo paese è che ci sono troppi politici che credono, con una convinzione basata sull’esperienza, che si può ingannare tutto il popolo per tutto il tempo.”

Lo diceva Franklin Pierce Adams, scrittore e giornalista statunitense, in Nods and Becks, nel 1944 e oggi è più attuale di sempre. E’ attuale per chi schierato contro Berlusconi, durante il ventennio, si è seduto nei banchi dell’opposizione, ma solo per attendere comodamente che il leader del Pdl, rimanesse invischiato in uno dei tanti processi a suo carico. Quell’opposizione era lì in attesa il più delle volte, forse impotente e disillusa, forse anche troppo impegnata nelle faide interne. Perché se è vero che c’è stata la guerra dei 20 anni, il cui condottiero della maggioranza ora si trova a dover fare i conti con una sentenza definitiva è anche vero che c’è stata una battaglia, più sotterranea, ma non meno feroce, nel Pd tra fazioni e correnti, tra vessilli e assilli, che non ha consentito una vera opposizione.

Diceva poi Brendan Behan, drammaturgo e scrittore irlandese, “I politici, come le prostitute, vengono disprezzati. Ma chi non corre da loro, quando ha bisogno dei loro servigi?”

C’è forse chi potrebbe affermare senza ombra di dubbio che questa frase non sia specchio dei nostri tempi? Quante  volte un politico si trova stretto a concedere favori o semplicemente a girare la testa altrove per non vedere cose né sentire “affari” illeciti? Quante volte l’intelligenza e la coscienza di uomini sia di destra che di sinistra deve sottostare alle regole del partito? Dove è il confine tra verità e bugia?

Ed ecco infatti che Berlusconi chiama, dai microfoni di Studio Aperto, gli italiani a ricordare il suo determinante impegno per chiedere la cancellazione dell’Imu e afferma: “Ho ancora nelle orecchie gli sberleffi e gli attacchi che dovetti subire in campagna elettorale e ora è persino divertente constatare che i nostri avversari sono felici. A questi convertiti dell’ultima ora dico ‘siete i benvenuti’ e agli italiani dico abbiate buona memoria e ricordate di chi è il merito”.

E visto che Berlusconi vuole che ricordiamo noi siamo felici di andare indietro con la memoria e ricordare tanti altri eventi e di capire di chi è il merito.

Scendiamo quindi nell’archeologia politica e torniamo al lontanissimo 1983 quando ci fu un’intercettazione telefonica tra Craxi, all’epoca Presidente del Consiglio e Silvio Berlusconi. In quest’occasione Craxi si lamentò perché Indro Montanelli (all’epoca direttore del Giornale, edito da Berlusconi) , aveva criticato lui e la sua politica economica.

Craxi: […] Dunque questa è la conferma dell’atteggiamento di ostilità nascosto di questo giornale […] questo è il solo giornale che mi ha insultato e mi ha chiamato “guappo” per la penna del suo direttore […] naturalmente ne tireremo tutte le conseguenze, che devo fare? …
Berlusconi: No, faccio una riunione in cui…
Craxi: No, non voglio niente…
[….]
Berlusconi: Va be’, va be’, ma adesso li mandiamo anche a cacare se ti (incompr…)
[…]
Berlusconi: […] a questo punto gli taglio i soldi…
Craxi: Ma non… ma non esiste guarda…
Berlusconi: Dài, Bettino…
Craxi: …non dire che ti ho chiamato io…
Berlusconi: ma ti immagini…
Craxi: […] diranno che io faccio pressioni sui…
Berlusconi: … ma ti immagini…
Craxi: …sui direttori
(citato nel libro di Peter Gomez e Marco Travaglio “Le Mille Balle Blu“, pagine 12,13,14)

E che fa Berlusconi? Chiama il condirettore del Giornale, chiedendogli di trattare bene Craxi e di non dire niente a Montanelli. Nel Gennaio del 1994 Montanelli, lascia la direzione de Il Giornale.

Il merito è forse di Silvio Berlusconi?

E ricordiamo anche di una delle intercettazioni pubblicate dall’Espresso (risale dal Settembre 2007), in cui Saccà e Berlusconi parlano di un “calabrese eletto in Australia”, probabilmente un senatore che potrebbe essere contattato per “fare l’operazione” che Silvio sta organizzando (presumibilmente la caduta del governo Prodi):

Berlusconi […] tu mi hai parlato di quel calabrese …
Agostino Saccà. Sì
B. Eletto in Australia …
A. E lì, su quello io ho delle notizie importanti, molto importanti …
B. Ecco …
A. E possibilmente positive, se governata la situazione …
B. Sì, e allora io su quello sono interessato, che sto facendo l’ operazione, sto cercando di aggregare più senatori possibili, no …
A. Sì
B. Ecco, quindi su quello se hai delle cose da dirmi,  se poi ti …
A. Io delle cose, se vuole gliele posso già dire al telefono e poi …
B. Sì, sì, dimmele, vai, dimmele, dimmele

E infatti Agostino Saccà gliele dice:

Agostino Saccà. Va bene; ho un’ altra cosa da dirle io, perché io ho visto pure Pietro “Fusa”, però so che lì sta andando anche un’ altro discorso avanti, eccetera, eccetera, quelle due …
Berlusconi. No, lì così siamo fermi invece
A. Allora le dico quello che mi ha detto, glielo dico rapidissimamente, eccetera, lui mi ha detto, dice: guarda, Agostino … lui poi è di poche parole, è stato due ore a casa mia, è venuto lui a casa mia in Calabria, a casa di mia sorella, ha detto: guarda, Agostino, intanto apprezzo questa cosa che Silvio ha messo te, che vuol dire che allora mi rispetta e mi stima, perché io ti consi… le dico quello che mi ha detto, ti considero un grande intellettuale, un uomo importante ….
B. Bene
A. E quindi vuol dire che, che mi valuta per quello che io merito, eccetera, però ti dico due cose che devi dire a lui, allora, uno, che io sto con lui, cioè , voglio dire, li odio questi qua, io sono democristiano, dico, non sono che so stato costretto a finire lì …due, che quand’anche io passo, se lui non risolve il problema di Casini, perché io vivo al Senato, in piedi il Governo lo tengono i senatori di Casini …
B. No, non possono tenerlo i senatori di Casini, perché Casini si “sputtanerebbe” definitivamente di fronte a tutti …
A. No, però di fatto, sotto sotto …
[…]
B. No, no, ma sotto sotto noi denunceremmo con grande violenza tutto questo, andrei io in televisione a dire: questo Casini è un porco traditore e, quindi, squalificato per sempre della scena politica dei liberali
A. Però lui mi ha detto: questo è il problema, perché siamo in dieci, non ce la facciamo più, mi ha detto …
B. Sì, sì, sì …
A. Non ce la facciamo più
B. Infatti io ce ne ho diversi, io sto facendo la corte a più di venti
A. Un’ altra cosa che lui mi ha detto …io ho detto: sì, però io … se Berlusconi si è scomodato per chiamarmi, io la cosa gliela devo portare, dico: Pietro, mica ci muoviamo, perdiamo tempo, voglio dire, dai, dico io gli posso comunque dire una cosa, che se lo aggredissero personalmente sulle sue sostanze, sulla sua azienda, sulle sue cose, tu non ci stai, garantisciglielo, m’ ha detto, questo glielo puoi garantire .
B. Grazie
A. Poi sul resto vediamo … questo garantisciglielo, che su questo io non ci sto, e lo dichiaro, perché è una persecuzione, sarebbe una persecuzione personale …

E poi inesorabilmente il governo Prodi cadde!

Il merito fu forse di Silvio Berlusconi? Se così fosse, ma c’è ancora il processo in corso per saperlo, dovremmo attribuire a Berlusconi ben altri “meriti”.

Come diceva Nicolás Gómez Dávila, scrittore, filosofo e aforista colombiano, nonché moralista, “Non ci sono politici intelligenti, ma politici vincenti” e Berlusconi, è stata l’eccezione. Uomo indiscutibilmente intelligente, tanto che anche la sentenza Mediaset infatti parla di un uomo capace di ideare illeciti, e  poi indubbiamente è stato un vincente. Ma ricordiamoci anche quello che ha detto Roberto Gervaso, La volpe e l’uva, “Buon politico è chi sa mentire; grande politico chi finisce col credere alle proprie menzogne” e Berlusconi è uno che ci crede, smettiamola di accusarlo!

Depositata sentenza Mediaset e Berlusconi è l’ «Ideatore di sistemi illeciti»

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Silvio Berlusconi fu «ideatore del meccanismo del giro dei diritti che a distanza di anni continuava a produrre effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le aziende a lui facenti capo in vario modo». Lo scrive la Cassazione nella motivazioni della sentenza Mediaset, confermando le impostazioni dei giudici di merito.

«Non temo che ci sia un’influenza sulla vita del governo» per condanne o «vicende giudiziarie», perché «gli italiani hanno bisogno di governo, di risposte e di concretezze». Lo afferma il premier Enrico Letta ai microfoni di Radio anch’io, su Radio 1, riferendosi alla condanna di Berlusconi e al rischio di crisi dell’esecutivo. Il premier ha aggiunto di non voler entrare nel merito del cosiddetto lodo Violante, cioè la proposta dell’esponente Pd di far esaminare la legge Severino dalla Consulta per rinviare il voto del Senato sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore.

“Il sistema organizzato da Silvio Berlusconi “ha permesso di mantenere e alimentare illecitamente disponibilità patrimoniali estere, conti correnti intestati ad altre società che erano a loro volta intestate a fiduciarie di Berlusconi”.

Tutto il collegio dei giudici della Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni, firmando la sentenza per Berlusconi per frode fiscale nel processo Mediaset, e non il solo relatore, come d’uso.

Berlusconi ai ferri corti con il Pdl, chiede il “silenzio stampa” ai falchi

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Berlusconi è davvero ai ferri corti con i suoi? C’è davvero una frattura difficilmente sanabile nel Pdl?

«In questa situazione di difficoltà per il nostro Paese e di confronto tra le forze politiche, il dibattito all’interno del Popolo della Libertà, che nasce come chiaro segnale di democrazia, viene sempre più spesso alimentato, forzato e strumentalizzato dagli organi di stampa». Silvio Berlusconi, con una nota, invita i suoi parlamentari a evitare ogni polemica. Un vero e proprio “silenzio stampa”!

Nello scritto l’ex premier sottolinea che «la passione e l’impegno generoso dei nostri dirigenti e dei nostri militanti, anche negli ultimi giorni, vengono riportati e descritti a tinte forti, quasi fossero sintomi di divisione e di contrasto». Pertanto, Berlusconi invita tutti, e in particolare i “falchi” «a non fornire con dichiarazioni e interviste altre occasioni a questa manipolazione continua che alimenta le polemiche e nuoce a quella coesione interna, attorno ai nostri ideali e ai nostri valori, che è sempre stata ed è il tratto distintivo del nostro movimento».

Cosa bolle nella pentola del Pdl? Cosa sta cucinando Silvio Berlusconi? O chi sta cucinando l’ex leader?

La Pitonessa chiede aiuto alla sinistra? Il Pd salvi Berlusconi! Arriverà il colombo?

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Nessun giro di parole, nessun mezzo termine, il tempo è scaduto e sembra non esserci neppure un secondo per la riflessione. Il Pdl ha paura e va all’attacco? Ultimatum, ricatti, aut aut ormai sono all’ordine del giorno e non stupiscono più neppure gli elettori che inermi sia a destra che a sinistra devono assistere a questi scontri politici che si basano su interessi “privati” che si vogliono far diventare “pubblici” mentre loro sono a casa sommersi nel dramma delle bollette da pagare, delle spese per la scuola dei figli, del caro benzina e delle mille tasse che stanno per travolgere i loro conti. La Santanché però mira solo a chiedere aiuto al Pd e salvare Berlusconi:

”Il Pd deve salvare Berlusconi, non ha scelta, altrimenti vorrebbe dire togliere la volontà politica a dieci milioni di italiani. In gioco c’è la democrazia”.  

”Io confido nel premier Letta, che parli col segretario Epifani. Non si assumeranno la responsabilità di portare un paese nel caos, non ci credo”, dice Santanchè. ”Non potremmo più sostenere i nostri carnefici, mi pare ovvio. Vogliono davvero far cadere il governo?”.

Se la giunta votasse la decadenza, ”allora, siccome la nostra Costituzione dice che il popolo è sovrano – aggiunge Santanchè – io voglio che la sentenza su Silvio Berlusconi la emetta il popolo italiano con il voto”.

 Ma siamo sicuri che l’elettorato di destra possa amare questa richiesta d’aiuto da parte del Pdl al Pd?

Chiara la risposta di Letta:

“È sbagliato sovrapporre due livelli che sono differenti e tali devono restare. Una cosa è l’agenda del Paese, le misure che dobbiamo approvare, il piano politico dell’azione dell’esecutivo, un’altra sono gli atti interni del Senato, la giunta si dovrà esprimere in base ad un’analisi giuridica, non politica, dunque i due piani sono distinti”.

Gli fa eco Davide Zoggia, responsabile organizzativo del Pd:

“Il Pd non accetterà ricatti e la responsabilità di far saltare eventualmente il governo per la vicenda di Silvio Berlusconi sarebbe del Pdl. Bisogna rimettere la realtà con i piedi per terra. Lo dico con chiarezza ai colleghi del Pdl che invito ad assumersi le proprie responsabilità e a smetterla con il tentativo di scaricare sul Pd i problemi che riguardano il loro partito”.

Alea iacta est e forse bisogna solo attendere il colombo… porterà buone o cattive notizie?

Franco Nero e il giudice Esposito: Il Giornale dà voce all’attore.

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“Ricordo – sorride Franco Nero – che Esposito aveva una certa antipatia per Berlusconi, altro che la riservatezza di cui i giudici dovrebbero essere maestri». Castiello ha ancora in mente le parole del magistrato: «Berlusconi mi sta proprio sulle p***e. Ma se mi dovesse capitare a tiro gli faccio un ma**o così». Eleganza e discrezione. Nero sorride: «Castiello ha ragione, Esposito non sopportava il Cavaliere. E invece il Cavaliere a me sta pure simpatico. Una volta ero a Linate, era notte e c’era una nebbia terribile, io dovevo prendere il volo per Roma, ma gli aerei non partivano. Mi ero rassegnato a tornare a casa, quando all’improvviso sbuca lui: “Che fai?” “Come che faccio, volevo prendere il volo per Roma ma mi sa che devo rinunciare”. “Ma no, che dici, il mio aereo parte, vieni con me”. M’imbarcò sul suo aereo e siamo decollati. Certo, me la sono fatta addosso, ma sono arrivato a destinazione».

Il Giornale accoglie le testimonianze di tutti, anche di Franco Nero che ha avuto la possibilità di un passaggio aereo sull’aereo di Berlusconi e che afferma, senza ombra di dubbio, che il giudice Esposito aveva una vera e propria antipatia per Berlusconi.

Le lodi del Cavaliere condannato continuano, con Nero che accusa la presunta ipocrisia dei colleghi:  ”Tanti intellettuali dicono peste e corna del Cav poi scrivono per Mondadori”. Ma non solo: “A me il Cavaliere sta simpatico: mi disse che aveva visto tutti i miei film o quasi, specie nei ruoli di magistrato”.

Vogliamo spostare la giustizia dalle aule del tribunale ai set? Così forse potremmo scrivere sceneggiature invece di sentenze?

BERLUSCONI HA SCELTO IL SUCCESSORE?

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Il Cavaliere abdicherà? A farlo intendere è il tweet postato da Gianfranco Rotondi indirizzato ad HuffPost e al direttore di Repubblica Ezio Mauro. L’ex ministro attacca: “Perdete bava contro Silvio e ancora non sapete chi vi sbatterà all’opposizione per i prossimi trent’anni”. Non si fa attendere la risposta di Mauro: “Rotondi, un moderato”.

Da qui la rete che inizia a cinguettare sul possibile successore e così Rotondi si sbilancia  “È finita da poco una cena in cui chi doveva decidere ha appena comunicato che ha deciso”. “E se fosse lo stesso Rotondi?”, si chiede un tweet sotto pseudonimo, a cui seguono altri. L’ex ministro pronto risponde: “Tutto è possibile perché noi siamo di più di quelli di sinistra e, dunque, chiunque può provarci e riuscire a battere Renzi”.

Nelle stesse ore su Il Giornale si sottolinea un assedio anti-Cav a Giorgio Napolitano affinché non conceda la grazia a Berlusconi.

Giorgio Napolitano è assediato. A questo punto, più che dai pidiellini insoddisfatti, da un’intellighenzia di sinistra che non gli perdona le aperture tra le righe, le piccole concessioni, ipoteche per il futuro al condannato Silvio Berlusconi. Il non detto pesa più del detto. E quelle che per il centrodestra sono speranze flebili, per gli intellettuali della sinistra sono affronti impronunciabili.

Marco Travaglio è stato il più diretto, nell’editoriale del 14 agosto: «Mai – ha scritto il vicedirettore del Fatto Quotidiano – in tutta la storia repubblicana e pure monarchica, un capo dello Stato era mai intervenuto su una condanna definitiva di Cassazione». Paragonando poi il Quirinale a «un reparto di ostetricia geriatrica, con un viavai di giuristi di corte e politici da riporto travestiti da levatrici (…) curvi sull’anziano puerpero».

Una posizione molto critica è anche quella espressa nel commento a caldo di Lucia Annunziata sull’Huffington Post: «In nome della stabilità del governo – valuta la direttrice – ancora una volta il Paese, questa volta attraverso la sua massima istituzione, il Quirinale, risponde all’anomalia portata in politica due decenni fa dal conflitto di interessi di Silvio Berlusconi con una ennesima anomalia – accordando allo stesso Silvio Berlusconi, condannato per frode, una benevolente attenzione».

Ma nel pensatoio della sinistra di alto lignaggio c’è chi non si oppone invece al presidente della Repubblica. Napolitano? Non ha lasciato nessuna porta aperta, il problema non esiste. Sono parole senza appigli per Berlusconi quelle del capo dello Stato, riflette per esempio Stefano Rodotà: «Spiragli per la grazia nella nota di Napolitano? Non ne vedo, non ci sono le condizioni, tra tre anni non so cosa potrebbe accadere, ci potrebbe anche essere una situazione di emergenza umanitaria, ma oggi come oggi no», dichiarava ieri con freddezza in un’intervista a Radio Capital l’autorevole giurista e involontario «sfidante» di Napolitano alle Quirinarie.

Uno dei giuristi in politica più famosi, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, non muove un accenno di dissenso a Napolitano, ma il suo commento asettico parla più di mille dichiarazioni orientate: «Non ci sono i presupposti per la grazia». Basta «leggere cosa dice il codice e cosa dicono le norme».

Il governo terrà? Umore nero del Cavaliere

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Estate grigia e umore nero per il Cavaliere che ha già iniziato a far campagna elettorale facendo sfrecciare nei cieli italiani gli aerei che inneggiano a Forza Italia e a Silvio Berlusconi. Il governo terrà? I primi entusiasmi per la nota di Napolitano sono svaniti con la stessa rapidità con la quale a suo tempo si sono volatilizzati gli applausi del manipolo di aficionados che sostavano in via del Plebiscito, dopo le prime parole pronunciate dal giudice Esposito. «Il Dottore più legge quella nota e più si incazza», sostiene una delle più assidue frequentatrici telefoniche dell’ex presidente del Consiglio.

Intanto il Cavaliere mastica amaro: non ci sta a chiedere la grazia perché significa accettare «una sentenza ingiusta». Non ci sta a decadere da senatore perché «mi farebbero a fette tutte le procure». Non ci sta ad essere dichiarato incandidabile per due se non sei anni come vorrebbe la legge-Severino. Soprattutto non ci sta a garantire la sopravvivenza del governo sino al 2015, come vorrebbero il presidente della Repubblica e del Consiglio, «mentre io dovrei stare a raccontare storielle in un centro anziani o di recupero di tossicodipendenti». Mastica amaro, l’ex premier, mentre lascia ai suoi consulenti il tempo per cercare una soluzione che lo costringa magari anche all’affidamento ai servizi sociali, ma garantendogli che comunque la pena accessoria verrà estinta assieme a quella principale.
Ieri pomeriggio, a sgomberare i dubbi sulle reali attese del Cavaliere, ha provveduto il ministro Gaetano Quagliariello spiegando a tutti, Colle compreso, che la tenuta del governo sino al 2015 è tutta da costruire perché sarebbe impossibile per i ministri del Pdl restare in un esecutivo dove la maggioranza si divide in giunta sul destino politico del leader del secondo partito di maggioranza. In buona sostanza un altolà indirizzato a palazzo Chigi e al Quirinale – da uno dei ministri del Pdl da sempre più sensibile alle ragioni del Colle – al Pd e a tutti coloro che immaginano un futuro politico del Pdl senza Berlusconi, o con Berlusconi fuori dal Parlamento, nonostante per anni abbiano sostenuto che sia Forza Italia che il Pdl non fossero altro che «partiti di plastica» senza propria autonomia. Un avvertimento che serve anche a ricompattare un partito che si stava pericolosamente spaccando tra falchi e colombe.

Tra quelli con l’auto blu ministeriale e coloro che sono sicuri di guadagnarsela sul campo, magari dopo un passaggio elettorale che «metterà a tacere i cacadubbi come nel 2008 e nel 2013». Anche se il Pdl è normalizzato ed è lontano il tempo dei “coraggiosi” del Teatro Olimpico, a Berlusconi restano però tutti i dubbi su ciò che potrebbe succedere una volta affossato il governo Letta. La prospettiva del voto è tutt’altro che certa e le incognite restano alte anche per la tenacia con la quale il Capo dello Stato insegue la riscrittura della legge elettorale. Nel Pdl c’è chi cerca di prendere tempo nella Giunta per le immunità del Senato tentando di arrivare ad ottobre nella speranza che il Quirinale aiuti la ricerca di «una soluzione politica» che difficilmente ci sarà. Ma il Cavaliere comincia a sospettare anche di questi «tentativi dilatori» che gli vengono suggeriti dall’interno del Pdl da coloro che sperano di poter chiudere anche la finestra elettorale autunnale.

PAURE Stretto nell’angolo e preoccupato anche per il destino delle proprie aziende in caso di crisi di governo, Berlusconi lascerà ancora fare i suoi avvocati per qualche altro giorno ancora, ma non ci sta a restare per lungo tempo senza lo scudo parlamentare ed in balia di procure che – a suo dire – potrebbero convocarlo a raffica o disporre perquisizioni in ogni dove. Contestare l’applicabilità della legge-Severino resta quindi l’ultimo baluardo della difesa dietro il quale ieri l’ex Guardasigilli Nitto Palma ha provato a riparare il Cavaliere che però non si fida più delle promesse e senza soluzione politica è pronto a giocarsi il tutto per tutto facendo saltare il banco.

Nuti, M5S, un’ariete contro il Colle? “L’Italia non ha più il Presidente”

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Dopo la nota sul caso Silvio Berlusconi, l’M5S, attraverso il suo capogruppo Riccardo Nuti attacca il Presidente della Repubblica:

“Secondo me l’Italia non ha più un Presidente della Repubblica. Un Presidente della Repubblica dovrebbe dire basta a queste indecenze e non incitarle!”.

Nuti aggiunge anche:

“Come può un Presidente della Repubblica avallare delle riforme costituzionali derogando la Costituzione stessa? Come può definire che questo Governo sta facendo cose importanti quando ha solo effettuato rinvii e i cittadini percepiscono il nulla da questa azione lodata da Napolitano? Come può un Presidente della Repubblica chiedere a questo governo una riforma della Giustizia? Un governo ricattato da un condannato per frode fiscale, un corruttore (processo Mills), e con in corso altri processi, dovrebbe riformare la giustizia?”

Il Colle richiama alla responsabilità e la sentenza deve essere applicata

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“Governo prosegua, crisi sarebbe fatale, no instabilità”, serve un’azione di governo per il rilancio dell’economia” Queste le prime parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che in una nota è intervenuto dopo giorni di polemiche, relative alla sentenza della Cassazione sul processo Mediaset.
“Di una sentenza definitiva non si può che prendere atto e applicarla – poi aggiunge Napolitano –  al riguardo nessuna domanda mi è stata indirizzata”. Parole che lasciano intendere che non sia arrivata alcuna richiesta ufficiale di grazia, per il momento. Nella nota è anche scritto che per Silvio Berlusconi sarebbe “escluso il carcere, ci sono norme che sanciscono alternative”. E sulle ricadute politiche della sentenza aggiunge: “Toccherà a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l’ulteriore svolgimento, nei modi che risulteranno legittimamente possibili, della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovrà essere la considerazione della prospettiva di cui l’Italia ha bisogno”.

In sostanza Napolitano espone i fatti, richiama al senso di responsabilità, alle necessità del Paese. La sentenza si deve applicare, ma resta ancora l’incognita relativa all’incandidabilità di Berlusconi.

Oggi Marina Berlusconi aveva ribadito il suo secco “no” alla politica, quindi il “trono” sembra per il momento non avere un erede. L’Italia è in vacanza ma a Forza Italia, al Colle e al Governo le acque sono turbolente.

 La nota completa è la seguente:

“La preoccupazione fondamentale, comune alla stragrande maggioranza degli italiani, è lo sviluppo di un’azione di governo che, con l’attivo e qualificato sostegno del Parlamento, guidi il paese sulla via di un deciso rilancio dell’economia e dell’occupazione. In questo senso hanno operato le Camere fino ai giorni scorsi, definendo importanti provvedimenti; ed essenziale è procedere con decisione lungo la strada intrapresa, anche sul terreno delle riforme istituzionali e della rapida ( nei suoi aspetti più urgenti ) revisione della legge elettorale. Solo così si può accrescere la fiducia nell’Italia e nella sua capacità di progresso. Fatale sarebbe invece una crisi del governo faticosamente formatosi da poco più di 100 giorni; il ricadere del paese nell’instabilità e nell’incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilità di ripresa economica finalmente delineatesi, peraltro in un contesto nazionale ed europeo tuttora critico e complesso.

Ho perciò apprezzato vivamente la riaffermazione – da parte di tutte le forze di maggioranza – del sostegno al governo Letta e al suo programma, al di là di polemiche politiche a volte sterili e dannose, e di divergenze specifiche peraltro superabili.

Non mi nascondo, naturalmente, i rischi che possono nascere dalle tensioni politiche insorte a seguito della sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi. Mi riferisco, in particolare, alla tendenza ad agitare, in contrapposizione a quella sentenza, ipotesi arbitrarie e impraticabili di scioglimento delle Camere.

Di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto. Ciò vale dunque nel caso oggi al centro dell’attenzione pubblica come in ogni altro.

In questo momento è legittimo che si manifestino riserve e dissensi rispetto alle conclusioni cui è giunta la Corte di Cassazione nella scia delle valutazioni già prevalse nei due precedenti gradi di giudizio; ed è comprensibile che emergano – soprattutto nell’area del PdL – turbamento e preoccupazione per la condanna a una pena detentiva di personalità che ha guidato il governo ( fatto peraltro già accaduto in un non lontano passato ) e che è per di più rimasto leader incontrastato di una formazione politica di innegabile importanza. Ma nell’esercizio della libertà di opinione e del diritto di critica, non deve mai violarsi il limite del riconoscimento del principio della divisione dei poteri e della funzione essenziale di controllo della legalità che spetta alla magistratura nella sua indipendenza. Né è accettabile che vengano ventilate forme di ritorsione ai danni del funzionamento delle istituzioni democratiche.

Intervengo oggi — benché ancora manchino alcuni adempimenti conseguenti alla decisione della Cassazione — in quanto sono stato, da parecchi giorni, chiamato in causa, come Presidente della Repubblica, e in modo spesso pressante e animoso, per risposte o “soluzioni” che dovrei e potrei dare a garanzia di un normale svolgimento, nel prossimo futuro, della dialettica democratica e della competizione politica.

A proposito della sentenza passata in giudicato, va innanzi tutto ribadito che la normativa vigente esclude che Silvio Berlusconi debba espiare in carcere la pena detentiva irrogatagli e sancisce precise alternative, che possono essere modulate tenendo conto delle esigenze del caso concreto.

In quanto ad attese alimentate nei miei confronti, va chiarito che nessuna domanda mi è stata indirizzata cui dovessi dare risposta.

L’articolo 681 del Codice di Procedura Penale, volto a regolare i provvedimenti di clemenza che ai sensi della Costituzione il Presidente della Repubblica può concedere, indica le modalità di presentazione della relativa domanda. La grazia o la commutazione della pena può essere concessa dal Presidente della Repubblica anche in assenza di domanda. Ma nell’esercizio di quel potere, di cui la Corte costituzionale con sentenza del 2006 gli ha confermato l’esclusiva titolarità, il Capo dello Stato non può prescindere da specifiche norme di legge, né dalla giurisprudenza e dalle consuetudini costituzionali nonché dalla prassi seguita in precedenza. E negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda quale prevista dal già citato articolo del C.p.p.. Ad ogni domanda in tal senso, tocca al Presidente della Repubblica far corrispondere un esame obbiettivo e rigoroso — sulla base dell’istruttoria condotta dal Ministro della Giustizia — per verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che senza toccare la sostanza e la legittimità della sentenza passata in giudicato, possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull’esecuzione della pena principale. Essenziale è che si possa procedere in un clima di comune consapevolezza degli imperativi della giustizia e delle esigenze complessive del Paese.

E mentre toccherà a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l’ulteriore svolgimento – nei modi che risulteranno legittimamente possibili – della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovrà essere la considerazione della prospettiva di cui l’Italia ha bisogno. Una prospettiva di serenità e di coesione, per poter affrontare problemi di fondo dello Stato e della società, compresi quelli di riforma della giustizia da tempo all’ordine del giorno. Tutte le forze politiche dovrebbero concorrere allo sviluppo di una competizione per l’alternanza nella guida del paese che superi le distorsioni da tempo riconosciute di uno scontro distruttivo, e faciliti quell’ascolto reciproco e quelle possibilità di convergenza che l’interesse generale del paese richiede. Ogni gesto di rispetto dei doveri da osservare in uno Stato di diritto, ogni realistica presa d’atto di esigenze più che mature di distensione e di rinnovamento nei rapporti politici, sarà importante per superare l’attuale difficile momento”.

Il giudice Esposito querela Il Giornale?

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Come viene riportato da Il Giornale, il giudice Antonio Esposito, al centro della bufera dopo l’intervista rilasciata a Il Mattino avrebbe querelato il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti. In un articolo a firma di Massimo Malpica e di Patricia Tagliaferri si legge tra l’altro:

Esposito promette querela. L’annuncio non lo fa di persona, ma si nasconde dietro l’associazione Antonino Caponnetto di cui è presidente onorario (e che sulla pagina Facebook «si stringe intorno al suo presidente e ai suoi familiari vittime di una campagna vergognosa e diffamatoria dopo la sentenza di condanna emessa a carico di Berlusconi»). In pratica tira in ballo una colonna della lotta alla mafia per ribadire quello che il Giornale in realtà non ha mai nascosto, e cioè che la sezione disciplinare del Csm lo ha sempre ritenuto estraneo a tutte le accuse. O meglio, a quasi tutte, visto che il 7 aprile del ’94 il plenum del Csm approvava a maggioranza la proposta di trasferimento d’ufficio dell’allora pretore di Sala Consilina, che venne destinato alla Corte d’Appello di Napoli nonostante lui avesse fatto presente che l’adozione del provvedimento gli avrebbe causato danni incalcolabili, ledendo irreversibilmente il suo onore e il suo prestigio professionale e denunciando che la relativa procedura sarebbe stata condotta con spirito persecutorio e diffamatorio nei suoi confronti, in esecuzione di un disegno comune ai convenuti».

I suoi colleghi, insomma, conoscevano l’intreccio di interessi tra il pretore e la vita sociale ed economica di Sapri. E per questo lo hanno trasferito. Nell’ultima seduta del Csm i consiglieri ne hanno parlato a lungo, anche scontrandosi sulle diverse interpretazione di certi episodi. Ma alla fine sono stati d’accordo sul fatto che «la presenza ultraventennale di Esposito nella pretura di Sala Consilina e il suo coinvolgimento nella gestione dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) hanno determinato una situazione particolare che ha accresciuto il suo potere fino a dar luogo a qualcosa di diverso e di incompatibile con la funzione di pretore dirigente». 

Sulla scuola di formazione i consiglieri si soffermano a lungo, ipotizzando che il particolare tenore di vita del magistrato che risultava «proprietario di un villino a Roma, di una Jaguar e di un motoscafo avallassero l’ipotesi che l’Ispi avesse consentito la realizzazione di guadagni nell’ordine di centinaia di milioni, come sembrerebbe potersi evincere dai costi di iscrizione e dalle rette di frequenza». Alla fine è stata proprio la gestione dell’Ispi a determinare il trasferimento. «Dovrebbe essere provato – si legge nel provvedimento – che Esposito svolga attività ulteriori rispetto a quella dell’insegnamento per il quale è stato autorizzato dal Csm». E come emerge dagli accertamenti del capitano dei carabinieri Ferdinando Fedi. «Esposito – scrivono i consiglieri – poteva essere reperito sistematicamente presso i locali della scuola e i collegamenti con l’Ispi venivano tenuti anche in pretura. Pure i carabinieri a volte dovevano attendere perché nello studio del pretore erano a colloquio delle studentesse della scuola stessa».

Il Giornale chiede quindi di far chiarezza sui nastri dell’intervista, mentre il giudice, sentendosi diffamato, querela il quotidiano. In un clima di tensione i meccanismi fra media e giustizia sembrano arrivati a un punto di rottura… al centro ancora una volta c’è Silvio Berlusconi e la politica italiana, anche se questa volta in gioco sembra esserci il futuro del nostro Paese. Se il governo Letta non riuscirà ad avere i numeri per portare avanti le riforme, l’autunno, ma soprattutto l’inverno potrebbero rappresentare un punto di non ritorno per l’economia e per la società italiana.

 

Secondo la Biancofiore, gli italiani sarebbero “in love” con Berlusconi

micaela-biancofiore-bbc-tuttacronacaSta facendo il giro della rete il video dell’intervista che Michaela Biancofiore ha rilasciato alla Bbc e durante la quale , oltre a esternare tutto il suo amore per Berlusconi, ha contestato la sentenza di condanna a 4 anni di reclusione. Ma non solo: si è spinta a dichiarare che gli italiani sarebbero “in love” con Berlusconi nonchè convinti della sua innocenza: “The italian people are in love with Silvio Berlusconi because he is an innocent, he’s not a deliquent”. Tra l’altro esprimendosi in una forma elementare e non propriamente corretta: la frase sarebbe dovuta suonare come “he’s not a criminal” o “he’s not a tax dodger”.

Il caso Esposito visto dalla Cassazione: Santacroce intervista inopportuna

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«In linea generale, come più volte ribadito anche dalla nostra Giunta, è decisamente poco opportuno che un magistrato titolare di un procedimento rilasci dichiarazioni alla stampa su un proprio processo, soprattutto se di grande eco mediatica». Ma in questo caso, «trattandosi di una sentenza già pronunciata ed irrevocabile, quanto pubblicato non può produrre alcuna conseguenza di carattere processuale». Così il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, commenta le polemiche innescate dall’intervista al Mattino del presidente della sezione feriale della Cassazione, Antonio Esposito, sulla sentenza Mediaset.

Certe «regole di opportunità», spiega Sabelli, «devono valere soprattutto quando si è in presenza di processi sui quali c’è una grande attenzione mediatica: l’obiettivo è quello di evitare che si dia il ‘la’, come in questo caso, a polemiche fondamentalmente inutili». Nel caso in questione, però, «stiamo parlando di una sentenza irrevocabile: con la lettura del dispositivo si forma il giudicato e una volta che si forma il giudicato nessuna intervista può avere riflessi di natura processuale. Le parole del giudice Esposito hanno seguito questa sentenza, non l’hanno in alcun modo anticipata. E questo, secondo me, e a leggere rigorosamente la norma, esclude anche la possibilità di interventi di carattere disciplinare».

Un compito difficile quello di Sabelli  che improvvisamente si è trovato a dover fronteggiare una situazione inaspettata.

Arriva anche la smentita alla smentita:

Ma la replica del direttore del Mattino, Alessandro Barbano, non si è fatta attendere. «Posso assicurare voi e i miei lettori che l’intervista è letterale, cioè sono stati riportati integralmente il testo, le parole e le frasi pronunciate dal presidente di cui ovviamente abbiamo prova».
«Non posso commentare la smentita – ha detto Barbano intervenendo al programma di Rai Radio 1 ‘Start, la notizia non può attendere’ – ma posso commentare, di fronte a qualunque sede, che il presidente Esposito ha pronunciato esattamente le parole con la sintassi e la conseguenza logica con cui noi le abbiamo pubblicate».

Barbano ha sottolineato di avere la registrazione dell’intervista e ha proseguito: «Bisognerà capire perché questa smentita». E ancora: «Posso immaginare che il presidente della Cassazione abbia valutato a posteriori che, in qualche modo, spiegare le motivazioni della condanna prima di averla emessa possa avere per lui un ritorno non positivo. Però non è una colpa da attribuire ai giornalisti ma alla responsabilità e alla maturità di chi parla».

Ma chi è Antonio Esposito?

Secondo Il Giornale Antonio Esposito, padre di Ferdinando, reo di essere stato visto in alcune cene con l’imputata Nicole Minetti, avrebbe fatto “insabbiare”  la procedura disciplinare nei confronti del figlio.

Altri dettagli si possono apprendere leggendo l’articolo pubblicato poi da polisblog.it, che in parte riporta anche altre affermazioni de Il Giornale:

Saputo che Esposito doveva decidere del destino di Berlusconi, si è deciso di derubricare il tutto a “cena inopportuna” e niente sanzioni. Scrive il Giornale:

L’8 luglio viene fissata l’udienza del Cavaliere davanti alla Suprema corte per il 30 del mese e subito dopo, l’11 luglio, si fa sapere che il rampante pm di Milano non rischia nessuna azione disciplinare per la sua solo «inopportuna» cena al ristorante «Il Bolognese» del capoluogo meneghino con l’ex consigliera regionale che, all’epoca, doveva essere ancora giudicata nel processo Ruby bis, con Lele Mora ed Emilio Fede. Il procuratore generale, Gianfranco Ciani, dirama la notizia che sono state archiviate le accuse nate dalla segnalazione fatta a maggio del 2012 dal capo della procura di Milano, Edmondo Bruti Liberati.

Al di là del fatto che sia corretto derubricare le cene tra il pm e l’imputata e al di là dei dubbi – che il Giornale esprime – sulla figura di Ferdinando Esposito; sembra parecchio pretestuoso pensare che le due cose siano collegate al solo scopo di non macchiare la figura del giudice che avrebbe condannato Berlusconi. Anche perché le colpe dei figli non necessariamente devono ricadere sui padri. Ma comunque, Libero non vuole essere da meno; e così riesce a collegare addirittura il “licenziamento” di Vitaliano Esposito – ex procuratore generale della Corte di Cassazione, fratello di Antonio – voluto dal Pdl per il suo ruolo di garante ambientale dell’Ilva.

Una decisione, il licenziamento che conferma “l’incredibile vocazione all’hara-kiri che contrassegna il centrodestra italiano, sempre pronto a fare la cosa sbagliata al momento sbagliato” (nelle parole di Libero). Per la precisione, ecco il racconto della vicenda:

Mezz’ora prima che Antonio Esposito riunisse in Camera di Consiglio la sezione feriale della Corte di Cassazione che avrebbe reso definitiva la condanna di Silvio Berlusconi, il Pdl al Senato votava il licenziamento in tronco di Vitaliano Esposito, fratello del magistrato che aveva nelle sue mani il destino del Cavaliere

Nel cortocircuito politico-giudiziario che a partire da Berlusconi sembra ormai venir dato per scontato anche dai giornali di area le due cose non possono che essere direttamente collegate:

Vitaliano Esposito, fratello di Antonio ed ex procuratore generale della Corte di Cassazione, è stato nominato il 15 gennaio scorso dal premier Mario Monti e dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini, «garante dell’esecuzione delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione integrata ambientale per l’Ilva di Taranto». (…) Il 2 luglio un deputato di Matera del Pdl, Cosimo Latronico, depositava l’emendamento 1.83 che stabiliva: «È soppressa la figura del Garante e le relative funzioni sono trasferite al commissario (Enrico Bondi, ndr)» (…) Nessuno però nel partito del Cavaliere si è accorto di quanto stava avvenendo, e nemmeno nelle fila dell’esecutivo c’è stato qualcuno a cui è venuto il dubbio sull’opportunità di fare uno sgarbo di questo tipo alla famiglia Esposito.

Uno “sgarbo alla famiglia Esposito”, come se si parlasse di camorristi invece che di giudici dei ranghi più alti. Non male, per quei “moderati” che hanno in mente prima di tutto “la pacificazione” del paese.

Dudù il cane di Francesca Pascale famoso come Bo degli Obama?

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Dudù sembra proprio avere il destino segnato: diventare una grande star. Il cane di Francesca Pascale, fidanzata di Silvio Berlusconi, sembra veramente un cane fortunato. Per lui tante attenzioni e coccole proprio come il cane degli Obama, Bo. Gli scatti mostrano come anche le guardie del corpo, ogni tanto, si soffermano a giocherellare con l’animale… davvero un sorvegliato speciale a palazzo Grazioli!

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Nell’estate torrida della giustizia, la Cassazione è nella bufera?

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Un’intervista al Mattino, che poi è stata rettificata avrebbe gettato ombre e dubbi sul giudice Antonio Esposito, presidente della sezione feriale della Cassazione che ha giudicato Silvio Berlusconi sul caso Mediaset. In quell’intervista il giudice Esposito avrebbe anticipato le motivazioni di quella sentenza, dicendo che Berlusconi, in realtà sapeva quanto accadeva in Mediaset circa la gestione dei diritti tv, e che quindi non è stato condannato in base al principio del “non poteva non sapere”.  Il giudice della Cassazione, secondo quanto riportato da Il Mattino, avrebbe affermato che si può essere condannati in base al presupposto che l’imputato non poteva non sapere. ”Potrebbe essere un’argomentazione logica, ma non può mai diventare principio alla base di una sentenza”. Quindi, parlando del motivo per cui si è giunti alla condanna, sottolinea nell’articolo: ”Tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva, tu non potevi non sapere, perché Tizio, Caio e Sempronio hanno detto che te lo hanno riferito. E’ un po’ diverso dal non poteva non sapere”.

Poi c’è stata la smentita e rettifica.

Nell’intervista il magistrato si sarebbe poi soffermato anche sulla tempistica della sentenza, chiarendo come non ci sia stata alcuna fretta: ”C’e’ un principio generale che attiene allo spirito della formazione della sezione feriale della Corte di Cassazione”, questo collegio di giudici ”serve ad evitare che i processi subiscano la condanna del tempo con la prescrizione”, quindi spiega ”a me come presidente della sezione feriale non restava altro che fissare la data in tempo non utile ma utilissimo e ravvicinato onde evitare la prescrizione”.

Infine, sulle polemiche nei suoi confronti, afferma: ”Non rispondo perché chiederò ad altre sedi la tutela della mia onorabilità”. Riguardo alle parole del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, dopo la sentenza, Esposito afferma: ”Sono sempre di saggezza istituzionale e rigore costituzionale”.

In questa torrida estate della giustizia, la Cassazione è nella bufera?

La Santanché vuole mandare tutti in carcere: prima Sallusti ora Silvio!

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Secondo Daniela Santanchè, Silvio Berlusconi non chiederà “né gli arresti domiciliari, né la messa in prova, né l’affidamento ai servizi sociali. Berlusconi va in carcere, gli italiani devono sapere che si mette in carcere un uomo come Silvio Berlusconi”. Sulla possibile richiesta della grazia al presidente Napolitano, la Santanché aggiunge che “al Colle non abbiamo chiesto nulla, non siamo abituati a chiedere ma a dare”.

Putin arriva a Roma per incontrare il suo amico condannato!

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“Vladimir Putin, il presidente della Russia, è arrivato a Roma per incontrarsi con il suo grande amico Silvio Berlusconi”. Lo riferisce in esclusiva la Stampa.  Queste le parole del quotidiano torinese:

Come è noto, non si contano gli incontri tra i due, molti dei quali riservati, tanto che l’ambasciata Usa a Roma ha dedicato al rapporto Putin-Berlusconi una preoccupata attenzione. Al riguardo, tra Roma e Washington ci sono stati diversi cablo negli anni, poi disvelati da Wikileaks.

Evidentemente gli ultimi rovesci giudiziari hanno convinto Putin a non far mancare il suo appoggio morale all’amico italiano. I due ceneranno assieme stasera.

L’ultimo incontro tra i due risale al 14 luglio scorso. In quell’occasione  fu il Cavaliere a volare in Russia per una visita privata al leader del Cremlino per una “visita privata” a Sochi.

Aggiornamento 5 agosto 2013, 18.38: L’ambasciata russa ha smentito la notizia data dalla Stampa che Putin fosse a Roma per incontrare l’ex premier Silvio Berlusconi.

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Berlusconi dal bunga bunga al bondage?

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Il presidente della Commissione di Vigilanza Rai e deputato del M5S Roberto Fico, in apertura del videoforum su Repubblica.it ha affermato:

“Napolitano dopo la sentenza di Berlusconi ha espresso la volontà di fare la riforma della giustizia: lo trovo gravissimo. Secondo noi questo è impossibile”.

Sempre Fico ha sottolineato che quello del presidente della Repubblica “È stato un comportamento poco decoroso ed è normale che ora il Pdl faccia pressing perché ora ci sia la riforma”.

Il deputato pentastellato ha poi posto l’attenzione sull’immensa copertura politica di Silvio Berlusconi:  “Sui giornali si legge delle tensioni, della destra opposta alla sinistra, ma la situazione reale non è questa: Berlusconi ha la più grande copertura politica che è il Pd. In Parlamento c’è una calma piatta: l’ultimo esempio è l’emendamento appena presentato dal Movimento 5 stelle contro la legge Salva-Previti: Pd e Pdl hanno votato entrambi no e questo è incredibile. Lo scontro di cui leggiamo non c’è”. Per Fico Pd e Pdl “fanno un gioco erotico estremo molto pericoloso che si chiama bondage: con una corda al collo si stringono e si lasciano l’uno con l’altro fino a quando non muore prima l’uno e poi l’altro”.

Fico conclude:  “Il Pdl è più trasparente. Il Pd, che ha una storia e un’ideologia, non è più quello che dice di essere. È il Pd che governa con un condannato per frode, mica il Movimento 5 Stelle. Il Pd è subdolo, strisciante e falso”.

Se telefonando… Veronica chiama Silvio, non gradisce Francesca

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Lo riporta Libero e altri quotidiani riprendono la notizia. Sembra quindi che Veronica Lario dopo la sentenza che ha condannato in via definitiva Silvio Berlusconi abbia deciso di alzare il telefono e fargli sentire la propria vicinanza in un momento così drammatico nella vita dell’ex premier.

“C’è in linea la signora Veronica.” Una telefonata breve racconta Libero. “E’ pur sempre il padre dei miei figli” avrebbe detto, secondo quanto riporta il Messaggero, Veronica Lario agli amici. Il gesto, come scrive Libero, è stato molto gradito, “forse un po’ meno dall’attuale fidanzata Francesca Pascale che, giorno dopo giorno, sta conquistando un posto di rilievo sempre più importante accanto al suo amato Silvio.”

Ieri sul palco di via del Plebiscito, è stata proprio Francesca Pascale, l’unica presenza ammessa accanto al protagonista assoluto della giornata. Se quindi Famiglia Cristiana abbandona il Cavaliere al suo destino, Veronica e Francesca si stringono intorno a Berlusconi…

E’ tutto pronto… anche il Cav è tornato!

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Ieri la fuga in Sardegna oggi il rientro. Il Blitz del Cavaliere è durato poche ore nella sua residenza estiva.  Accompagnato dalla fidanzata Francesca Pascale, Berlusconi ha preso in tarda mattinata l’aero da Olbia, in Costa Smeralda, per fare rientro a Roma e non è escluso che possa prender la parola sul palco che i suoi stanno allestendo che appare un po’ sottotono nonostante gli annunci  trionfali. Anche Berlusconi in queste foto scattate al suo rientro al Roma appare un po’… sottotono!

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Alle 18 si parte da via del Plebiscito e nonostante il caldo torrido della capitale sembra proprio che anche alcuni membri dell’esecutivo abbiano deciso di farsi un bagno di folla per rinfrescarsi forse i bollenti spiriti. Nonostante l’annuncio di sabato di Maurizio Lupi che aveva escluso la partecipazione dei  ministri nelle proteste di piazza, sembra che nel partito ci sia invece chi proprio non ha voglia di mancare. Così l’affermazione del ministro dei trasporti è subito criticata dal vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri: «Posto che sarà una democratica e pacifica manifestazione di totale e convinta solidarietà a Berlusconi, trovo assolutamente sbagliata la non partecipazione di ministri e membri di Governo. Non è un buon segnale per il nostro popolo e per la pubblica opinione».

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