L’appello di Bersani al Pd: “Votare la fiducia a Renzi o ne va del partito”

bersani-renzi-tuttacronacaPier Luigi Bersani ha parlato all’Unità dimostrandosi sì critico riguardo lo strappo di Matteo Renzi ma anche pronto ad appoggiarlo invitando a “partecipare e fare di tutto perché l’impresa riesca.” L’ex segretario Pd spiega che tutto è “in capo alla responsabilità di Renzi. La modernità esalta la leadership, ma ci deve essere qualcosa di più di una squadra attorno al leader. C’è bisogno di una comunità che condivide, partecipa, collabora, costruisce”. Nel corso della prima intervista dopo la sua operazione, Bersani afferma: “Quando sento qualcuno che ipotizza di non votare la fiducia penso che abbia perso la bussola. La fiducia si vota, altrimenti finisce il Pd. Poi bisogna tornare a pensare e a discutere, senza timore di dire la nostra, su cosa è utile che il governo Renzi faccia per l’Italia e su cosa dovranno fare i democratici da domani”. E ancora: “Dobbiamo sempre pensare al film di domani. Oggi stiamo preparando il futuro. E mi preoccupa questo distacco tra la società e le istituzioni democratiche. Temo che il distacco continui a crescere e nessuno di noi può illudersi che basti un po’ di populismo e di demagogia, magari in dosi contenute, per risolvere il problema”. E aggiunge: “Bisogna dire la verità al Paese, e non inseguire i pifferai sperando di batterli sul loro terreno. La politica non ritroverà se stessa nei particolari e nelle tattiche. È il senso, la direzione di marcia che le dà forza”. Parlando della propria salute, “se avessi potuto, ovviamente mi sarei evitato tutto questo. Ma, pur nella sventura, confesso di uscirne con un sentimento di soddisfazione. La persona vale sempre più di ciò che fa”, dichiara Bersani, secondo cui “anche la politica deve guarire”. “I test – aggiunge – dicono che la mia memoria è al 100%. Ma se avessi perso quel 5% che dico io, non mi sarebbe dispiaciuto”.

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Ucciso dalla crisi, corpo ritrovato un mese e mezzo dopo nel Po

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Ucciso dalla crisi economica e soprattutto dai motivi economici che hanno portato l’imprenditore piacentino Renzo Rasparini, 61 anni di Pontenure, nel Piacentino a togliersi la vita. Il corpo è stato rinvenuto del Po circa un mese e mezzo dopo la scomparsa. L’uomo,sposato con due figli, aveva una piccola azienda di impianti tecnici e aveva contratto molti debiti con le banche a causa del lavoro. Il 6 gennaio era uscito di casa e non aveva più fatto rientro. L’unica testimonianza era quella di un tassista che aveva riferito ai carabinieri di averlo portato una sera nella zona dell’argine di Po a Piacenza. Il corpo è stato notato il 21 febbraio da un pescatore vicino a Cremona.

A mano armata nello studio del notaio!

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La crisi di un imprenditore calabrese di 47 anni rischiava davvero di avere ripercussioni gravi, quando l’uomo armato di pistola è entrato nello studio di un notaio di Reggio Emilia e ha minacciato di ucciderlo se non gli avesse dato i soldi per curare la figlia. L’imprenditore aveva due aziende che sono fallite e si trova in grave difficoltà economica. Gli agenti della mobile hanno disarmato il 47enne arrestandolo per tentata estorsione, sequestro e porto illegale di arma.

Il finto povero: chiede l’assegno sociale all’Inps e viaggia in Suv

inps-tuttacronacaUn ex imprenditore di 65 anni, residente a Conegliano, in provincia di Treviso, aveva fatto richiesta per ricevere l’assegno sociale di 480 euro mensili. Ma l’Inps, prima di erogare il contributo, ha richiesto alla polizia locale che venissero effettuati dei controlli. E’ così risultato che l’uomo si sposta comodamente in un Suv Mercedes nuovo e abita in una villa di pregio in cui risulta usufruttuario. Ancora, ha a disposizione diversi beni, come altre proprietà e un’azienda in Germania. Agli uomini della polizia locale, quando hanno chiesto per quale motivo avrebbe presentato l’istanza, il finto povero ha risposto con ingenuità: “un amico mi ha detto che ne avevo diritto e allora ho presentato la domanda”. L’uomo, del resto, è un pensionato e ogni bene, suv e azienda in Germania inclusi, è intestato ai figli. Ma il Comandante della polizia locale ha precisato: “Ma ha un buon tenore di vita. Per questo, quell’assegno sociale non gli serve”. Ora il fascicolo si trova sui tavoli dell’Inps, che potrebbe anche procedere penalmente nei confronti dell’uomo. Ma prima, sarà tutto da accertare, e questo passo spetta proprio all’Istituto nazionale di previdenza sociale. “Bisognerà capire se effettivamente si tratta di un atteggiamento superficiale, o di un atto fraudolento voluto: c’è una grande differenza. L’importante – conclude il comandante – è che, soprattutto in questi tempi, non gli sia stato dato qualcosa di cui non ha bisogno”.

La difesa di Briatore: “Non sono un evasore, pensavo di essere in regola”

Flavio-Briatore-tuttacronacaFlavio Briatore è indagato per reati fiscali legati al noleggio dello yacht Force Blue ma l’imprenditore, nel corso dell’interrogatorio davanti al gup Nadia Magrini, si è difeso affermando: “Non sono un evasore, pensavo di essere in regola. Se la guardia di finanza mi avesse detto che dovevo pagare lo avrei fatto senza problemi”. A Briatore i sostituti procuratori Walter Cotugno e Patrizia Petruzziello contestano di aver ‘simulato’ il noleggio del Force Blue per godere di tariffe agevolate in particolare sul carburante, quando lo yacht era invece solo nella sua disponibilità. L’imprenditore ha ripercorso la sua scalata nel mondo del lavoro,  parlando di tutti i suoi affari dalla Formula Uno al Billionaire fino all’uso dello yacht. “Ho usato il mio nome per fare pubblicità all’imbarcazione, che ha sempre e solo fatto attività di noleggio. Ho messo i soldi per ristrutturarlo, come ho fatto anche in altre mie attività imprenditoriali”.

I nostri 7 giorni… andando di corsa!

7giorni-tuttacronacaDi corsa, in cerca di notizie diverse, interessanti, che diano un po’ di sollievo e magari strappino un sorriso. E sembra sempre più difficile perchè le “cose sbagliate” continuino ad accumularsi. Come ha detto Marco Travaglio: “L’intero cestino è marcio“. E non è chiaro se nel suo editoriale si riferisse solo a L’Aquila con il suo scandalo tangenti e il sindaco che si è dimesso o all’intero panorama politico. Del resto sempre più confuso. Abbiamo provato anche a catapultarci fuori dall’Italia, a provare a guardare il nostro Paese con uno sguardo diverso, da straniero, ed è difficile da capire quello che accade. Se non incomprensibile. Un segretario, Renzi, che sembra giocare al gatto e al topo con il premier, Letta, che è del suo stesso partito. Un ex senatore, ora decaduto, Berlusconi, che con una condanna da scontare mira ad essere eletto in Europa e ottenere quell’immunità. Un tribunale che, dopo anni, stabilisce che le elezioni per la Regione Piemonte vanno rifatte. Nulla di cui stupirsi del resto, per noi italiani, se la giustizia decide che la nostra legge elettorale è incostituzionale e quindi siamo governati in modo illegittimo ma il Capo dello Stato, che dagli “illegittimi” è stato eletto, dichiara il contrario. La certezza, ormai, è che non ci sono certezze, men che meno per il futuro. E non nel senso che vi dava Lorenzo il Magnifico. E’ proprio che non si vede futuro nè via d’uscita e questo perchè non si vede impegno al riguardo. Viene voglia di scappare? Correre lontano? Entrare nella schiera dei cervelli in fuga? Sì, certo. Via. Di corsa. Ma è un strada in discesa o… ?

7giorniE’ vero, non si vede futuro in Italia anche perchè mancano i punti di riferimento. Uno su tutti: la pensione diventa sempre più un’utopia. Se ne parla, si fanno supposizioni, ma alla fine sembra ormai l’oggetto del desiderio di tanti che non hanno altro a cui aggrapparsi. Anche a favore dei giovani che tentano invano di entrare nel mondo del lavoro. (Altra grande utopia del Belpaese) Mentre la disoccupazione cresce inesorabilmente (ma lo spread cala e Letta esulta, nonostante siano diverse le risposte che ci si aspetta da lui) si guarda all’estero quindi. Eppure… poi ci si spaventa per quell’ondata di gelo che stringe in una morsa mortale l’America ma ci si domanda pure come potremmo mai essere accolti noi italiani una volta varcati i confini nazionali. Perchè anche questa settimana è spuntato un altro, l’ennesimo, ristorante europeo che abbina l’italianità alla mafia. Si trova a Praga e si chiama Al Capone. Se questo è il biglietto da visita di una delle nostre eccellenze, la cucina, come potremmo venire apostrofati noi? Perdere la speranza e lasciare crollare il nostro umore così com’è crollata la palazzina a Matera? No! In fin dei conti ci sono anche segnali positivi che ci arrivano. Come il fatto che ora le voci a favore dei marò arrivano proprio dall’Unione Europea, che propone di fare quel passo che l’Italia non ha mai osato proporre. Per questo corriamo e andiamo avanti: perchè sappiamo che c’è sempre qualcosa che riesce a stupirci e a stamparci in volto un’espressione simile a quella di una bimba che vede per la prima volta il fratello gemello del papà. “Oibò!”, viene da esclamare. un po’ come quando la polizia conferma l’avvistamento di un ufo o un pilota di linea racconta il suo “incontro – quasi scontro – ravvicinato”. Continuiamo a muoverci perchè vogliamo continuare a stupirci, nella speranza di scoprire ricette nuove invece che riscaldare la solita, noiosa, minestra. In fin dei conti… a qualcosa bisogna pur credere e quindi tanto vale farlo nell’impossibile… tipo camminare sull’acqua!

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Lo scandalo delle tangenti a L’Aquila. Travaglio: “L’intero cestino è marcio”

travaglio-tuttacronacaE’ sdegnato per lo scandalo delle tangenti dell’Aquila Marco Travaglio che, in un editoriale, sostiene che “L’intero cestino è marcio”, pure senza chiarire se dentro tale cestino ci siano solo i casi abruzzesi o piuttosto non si trovi l’intero sistema politico amministrativo che succhia il sangue dell’Italia.

“L’assessore aquilano di centrosinistra Ermanno Lisi che, di fronte alla sua città in macerie, definisce il terremoto che l’ha distrutta una “botta di culo” per “le possibilità miliardarie” di “tutte ‘ste opere che ci stanno” e che “farsele scappa’ mo’ è da fessi, è l’ultima battuta della vita… o te fai li soldi mo’… o hai finito”, non è un fungo velenoso spuntato dal nulla. È la punta più avanzata di un sistema che chiamare corruzione è un pietoso eufemismo. […]

Non stiamo parlando di reati (per quelli c’è la giustizia, che con l’arrivo del procuratore Fausto Cardella è in buone mani anche all’Aquila). Ma di un’antropologia mostruosa che nessuno può dire di non aver notato.

Che pena il sindaco Massimo Cialente, quello che garantiva vigilanza costante sugli appalti e sfilava con la fascia tricolore alla testa dei terremotati puntando il dito contro i governi che lesinavano aiuti, e non riusciva neppure a liberarsi di politici, professionisti e faccendieri come il capo dell’ufficio Viabilità del suo Comune che affidava lavori alla ditta del suocero.

L’editoriale di Travaglio è un pezzo di retorica anti capitalista e parla di qualcuno

“che, ai livelli più alti come in quelli più bassi, pensa di poter fare soldi con i soldi e intanto annienta sentimenti, amicizie, affetti, famiglie, cultura, vite umane. Vite che, quando si spengono, vengono misurate anch’esse in denaro, col registratore di cassa, dunque non valgono più nulla”.

L’amara conclusione è condivisibile. Che poi il cambiamento possa venire dai descamisados di Beppe Grillo è un po’ più discutibile. Siamo al

“fallimento di un Paese ormai inutile, addirittura dannoso. Quello che si illudeva di chiudere il berlusconismo come fosse una parentesi e non lo specchio, […] una certa Italia che Berlusconi ha soltanto sdoganato e resa orgogliosa della sua mostruosità, ma che gli preesisteva e gli sopravviverà: nelle classi dirigenti di destra di centro di sinistra, ma anche in vaste aree della “società civile”.

“Ogni squalo che fa soldi sulla pelle della gente, ogni pirata che ruba sugli appalti, ogni vampiro che succhia il sangue ai morti del terremoto si regge sul silenzio complice di decine, centinaia di persone. Che, fatta la somma, sono milioni. Troppe per sperare in un cambiamento imminente. Ma non troppe per rinunciare a prepararlo subito”.

Le intercettezioni scandalo! Il terremoto dell’Aquila è stato un “colpo di c**o”

terremoto-l'aquila-tuttacronacaE’ Il Fatto Quotidiano a pubblicare le intercettazioni  sandalo, risalenti al 2010, tra Ermanno Lisi (Udeur) e un architetto, Pio Ciccone. Per l’ex assessore la calamità è stata un “colpo di c**o”, occasione ghiotta per guadagnare sulla pelle dei morti. Si continua quindi a parlare di quanto accaduto in quella tragica occasione e, soprattutto, in occasione della ricostruizione,con tanto di tangenti ed arresti di politici e funzionari.

Appalti-LAquila-terremoto-inchiesta-tuttacronacaOra il Fatto quotidiano ha pubblicato nuove intercettazioni vergogna, quelle che testimoniano la conversazione tra lo stesso Lisi e un architetto, Pio Ciccone (entrambi archiviati, ndr).  “Tu ancora non te ne stai a rende conto ma L’Aquila si è aperta…le possibilità saranno miliardarie. Da fessi farsi scappare ‘ste opere”. 309 morti, circa 1600 feriti e 70 mila sfollata: e c’era chi pensava ad approfittarne per arricchirsi. Le intercettazioni, che risalgono al 30 novembre 2010, a circa 18 mesi di distanza dal terremoto, mostrano come l’unico interesse fosse appunto quello di accaparrarsi gli appalti della ricostruzione. Si legge sul Fatto:

“Tu ancora non te ne stai a rende conto ma L’Aquila si è aperta… le possibilità saranno miliardarie. Io sto a cercà di prendere ste 160 case, se non lo pigli mo’ non lo pigli più, questo è l’ultimo passaggio di vita, dopo sta botta, hai finito, o le pigli mo’…”. “O gli pigli mo’ o non gli pigli più…”, risponde Ciccone. “Esatto”, continua Lisi, “abbiamo avuto il c**o di…”. “Del terremoto!”, interviene Ciccone. E Lisi conferma: “Il c**o che, in questo frangente, con tutte ste opere che ci stanno, tu ci sta pure in mezzo, allora, farsele scappà mo’ è da fessi… è l’ultima battuta della vita… o te fai gli soldi mo’…”. “O hai finito”, conclude.

Ma non solo sciacallaggio. Va sottolineata  la risposta che Lisi fornisce a Ciccone, quando questo si preoccupa di eventuali inchieste giudiziarie a loro carico: “Tengo paura, però fino ad un certo punto, lo sai perché? Perché sto con la sinistra e bene o male, penso che la magistratura c’ha grossi interessi a smuove”. Secondo il direttore Antonio Padellaro:

Pubblici amministratori diventati lupi famelici e che pur di rubare e spolpare non si fermano davanti a nulla. Una volta c’era la bustarella, poi venne la tangente. Oggi sembrano peccatucci di fronte all’orgia di una casta criminale e arrogante che sta vampirizzando un paese allo stremo. E quando i proventi delle rapine non bastano più, costoro sperano nei terremoti e se i morti sono tanti, meglio ancora. Che c**o!

E ancora, come spiega Antonio Massari, tra le conversazioni intercettate ci sono anche quelle che raccontano di lottizzazioni realizzate con pochi scrupoli. Il commissario Adriano Goio aveva spiegato all’assessore l’elevato rischio alluvione che presenta il capoluogo abruzzese e il progetto d’invaso per impedire l’eventuale allagamento, che è già stato approvato per 60 milioni di euro. Spiega il Fatto:

L’ex assessore con l’amico Mimmo Marchetti pensa di lottizzare immediatamente i terreni, per costruirvi dei capannoni, in modo da aumentarne il valore, in caso di esproprio: “Io mo non posso entrare per il conflitto d’interessi, però me ne può fregà di meno perché devo salvaguardà, tanto non è la mia la terra è di mio fratello, che ca**o me ne frega, però salvaguardo… un diritto, di tanta gente, in silenzio e salviamo anche le altre terre, perchè se riusciamo a fare la lottizzazione e farcela approvà… domani mattina, mettiamo i capannoni, mettiamo… o quantomeno se ci hanno approvato la lottizzazione, poi mi devono pagare la terra lottizzata, adesso mi sta a venì questa idea

Alla fine, sebbene fossero già stati stanziate le risorse, l’invaso non verrà più realizzato. Come sintetizza Giornalettismo:

Sono questi i personaggi dei quali si è circondato il sindaco Massimo Cialente, non indagato, ma affossato dallo scandalo politico. Il Fatto lo definisce un “cerchio marcio”, che comprende tra gli indagati anche il vice-sindaco Roberto Riga (con l’accusa di una presunta mazzetta da 30mila euro). Senza contare l’accusa di corruzione per l’ex consigliere comunale con delega Pierluigi Tancredi, (Pdl) accusato di corruzione: la stessa che pesa su un altro ex assessore (Vladimiro Placidi) e a un ingegnere del Comune (Mario Di Gregorio). Il Fatto spiega come, di certo, il sindaco Cialente non poteva non conoscere il modo in un cui si operava nell’ufficio Viabilità: fu preso in giro in due occasioni dallo stesso Ermanno Lisi a colloquio con il responsabile del reparto, il geometra Carlo Bolino (“Non dirlo al sindac”», ripetè, per un aumento dell’importo dei lavori). Ma Cialente era consapevole di come quest’ultimo avesse assegnato in passato un appalto (il rifacimento di Via Vicentini, ndr) alla ditta di un parente, senza gara. Eppure, Bolino restò al suo posto e non venne rimosso. Cialente ha per ora congelato le dimissioni, ma di fatto ha spiegato di essere stato già “delegittimato” dal governo, dopo la decisione del ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia di decurtare da 3 miliardi a 500 milioni, con l’emergere dello scandalo. Senza contare come , oltre al rapporto conflittuale con l’esecutivo sulle risorse per la ricostruzione, Cialente non potrà che essere travolto da un sensibile colpo di immagine, come hanno già dimostrato le numerose contestazioni di questi giorni, sia in rete che di fronte alla sede comunale.

Nuovo scandalo della ricostruzione de L’Aquila: 4 arresti

terremoto_l_aquila_tuttacronacaSi torna a parlare del disastro de L’Aquila e della ricostruzione della città e si viene a scoprire che le tangenti non si pagano più esclusvamente in contanti ma con moduli abitativi. Otto indagati, quattro dei quali posti agli arresti domiciliari: è l’esito dell’inchiesta “Do ut des” della procura de L’Aquila relativa ad appalti legati alla ricostruzione post-terremoto del 2009. Le accuse per le persone coinvolte sono, a vario titolo, di millantato credito, corruzione, falsità materiale e ideologica e appropriazione indebita. A finire in manette due politici: Pierluigi Tancredi, ex assessore di Forza Italia ed ex consigliere comunale Pdl alla ‘salvaguardia dei beni artistici dell’Aquila’ e Vladimiro Placidi, ex assessore comunale della giunta di centrosinistra, delegato alla ricostruzione dei beni culturali. Gli altri due arrestati sono Daniela Sibilla, socia di Tancredi e l’imprenditore abruzzese Pasqualino Macera. Quattro invece gli indagati, tra cui il vice sindaco dell’Aquila, Roberto Riga, sospettato di aver ricevuto una tangente di 10 mila euro, nascosta dentro un pacco dono con una confezione di grappa, per la promessa di un appalto. I reati, secondo l’accusa, sarebbero stati commessi nel capoluogo nel periodo che va dal settembre 2009, pochi mesi dopo il terremoto, al luglio 2011; l’entità delle presunte tangenti contestate è di 500mila euro, mentre è stata accertata l’appropriazione indebita di 1 milione e 268mila euro da parte di alcuni indagati attraverso la contraffazione della documentazione contabile relativa al pagamento di alcuni lavori. Secondo gli inquirenti a L’Aquila esisteva un sistema corruttivo in base al quale alcuni imprenditori interessati ai lavori per la ricostruzione post-terremoto pagavano tangenti, sia in denaro sia attraverso la consegna di moduli abitativi provvisori, a funzionari pubblici per aggiudicarsi appalti relativi a lavori di messa in sicurezza.Come spiega Repubblica, in un articolo a firma Giuseppe Caporale:

A mettere tutti nei guai è stato un imprenditore veneto, Daniele Lago, amministratore delegato della Steda spa. Messo alle strette dagli agenti della squadra mobile dell’Aquila rispetto a un presunto illecito per un valore superiore a un milione di euro (legato a un appalto), Lago ha deciso di confessare e raccontare al procuratore Fausto Cardella e ai pm David Mancini e Antonietta Picardi il sistema delle tangenti nella città del post sisma.

“Gli indagati hanno rivelato una dedizione costante ad attività predatorie in danno della collettività, arrivando a suggerire i metodi corruttivi, a costituire società ad hoc, a rappresentare realtà fittizie, anche in momenti (il post sisma) in cui il dramma sociale e umano avrebbe suggerito onestà e trasparenza. Da ciò si ricava la certezza della reiterazione di reati della stessa specie”, scrive il gip Romano Gargarella nell’ordinanza d’arresto motivando le esigenze cautelari.

“Tancredi anche in virtù del suo ruolo politico pubblico si è posto nel dopo-sisma, caratterizzato dalla fase dell’emergenza, come collettore di compensi di imprese in cambio di agevolazioni per il conferimento di lavori”, è scritto ancora nell’ordinanza. E sarebbe proprio Tancredi, oltre a farsi consegnare dalla Steda del denaro per il suo aiuto, a chiedere e ottenere, secondo la Procura – attraverso una società creata ad hoc per incamerare i proventi illeciti – anche cinque Map, cinque ‘Moduli abitativi provvisori’, del valore di 40 mila euro l’uno.

Moduli che poi, secondo l’accusa, provvederà in parte a rivendere.

Ma le tangenti – secondo quanto raccontato dall’imprenditore veneto – hanno riguardato anche il vertice dell’amministrazione comunale dell’Aquila nella personan della il vice sindaco Riga. Scrive il gip Gargarella: “L’amministratore della Steda spa ha riferito che uno degli appalti che gli vennero ‘offerti’ riguardava quello relativo all’esecuzione delle opere provvisionali di messa in sicurezza di un immobile della dottoressa Sabrina Cicogna, medico presso l’ospedale dell’Aquila. Dalle dichiarazioni del Lago emerge che l’assegnazione di quell’intervento gli venne garantita oltre che da Tancredi, anche da Riga, vicesindaco de L’Aquila”.

E per ottenere quell’appalto a Lago fu chiesto di finanziare con un contributo elettorale di 5mila euro il partito politico ‘La Destra’, di cui “la Cicogna era esponente locale”.

Fuggo dalla città… ma resto connesso!

gauthier-toulemonde-tuttacronacaL’hanno soprannominato Robinson Crusoe 2.0 e lui ha dimostrato che “Con la tecnologia tutto è possibile”, anche restare 40 giorni in una sperduta isola indonesiana, da soli, e continuare a dirigere la propria azienda. Il francese Gauthier Toulemonde ha dimostrato che grazie ai moderni strumenti hi-tech si può lavorare ovunque e quindi eliminare tempi morti e migliorare il livello di vita. Il 54enne francese, stanco del pendolarismo tra Lille e Parigi per dirigere la sua società editoriale Timbopress, è partito con due computer, un tablet, una fotocamera e due telefoni satellitari – tutti alimentati da energia solare ed eolica ottenuta da quattro pannelli solari e un piccolo mulino a vento – e due tende, una per dormire e l’altra per proteggere i dispositivi. Lo chiamavano pazzo utopista, ma come ha dimostrato grazie al suo blog, Web Robinson, anche se il luogo scelto era paradisiaco, ce l’ha fatta anche se le condizioni non erano delle migliori. Solo per individuare l’isola adatta sono stati necessari sei mesi, poi altri due per organizzare la spedizione contando su un budget di 10mila euro (senza sponsor). “Non ero in vacanza, bensì una dimostrazione pratica che oggi non bisogna più andare ogni mattina in ufficio, basta sfruttare le opportunità che ci offre la tecnologia”. La sua avventura è iniziata lo scorso 8 ottobre, raggiungendo la meta scelta che si trova a 5 ore di battello dal villaggio più vicino. La giornata tipo era piuttosto piena: sveglia alle 5 del mattino, dieta a base di riso e pasta portate dalla Francia, arricchita dalle prede pescate ogni giorno, otto ore di lavoro tra colloqui con i redattori e gli accordi con gli inserzionisti, mentre il cane affittato per l’occasione difendeva cibo e strumenti dagli assalti di topi e insetti. “Ho lavorato allo stesso modo di quanto faccio ogni giorno in ufficio per dimostrare che il telelavoro è possibile anche nelle zone più remote, per questo deve essere incoraggiato come avviene già nei paesi anglosassoni, mentre in Francia ci sono ancora resistenze”. Oltre alla mancanza di confort, il periodo per soggiornare nell’isoletta indonesiana è stato il peggiore, tanto che dopo la tempesta della prima notte ha convissuto spesso con piogge torrenziali tipiche della stagione in corso. Momenti di panico non sono mancati, anche se il motivo era un altro: “La paura più grande era di restare senza connessione”, spiega l’imprenditore che vive con un po’ di timore il ritorno alla caotica quotidianità. “Ho quasi dimenticato cosa significa prendere la metro e guidare nel traffico”, anche se i quaranta giorni in solitaria sull’isola hanno lasciato impresso una certezza: “Lavorare a distanza è fattibile e anche se con Skype e internet non si è mai soli, l’unica cosa fondamentale è mantenere il contatto umano. Niente potrà mai sostituirlo”.

Ucciso ristoratore italiano in Belgio, è giallo!

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Si chiamava Depalmo Rossi, 60 anni, romagnolo e  proprietario di un ristorante italiano in Belgio, il ‘Le Noir Bonnet’ a Sirault. Depalmo è stato ucciso due giorni fa con i colpi di di arma da fuoco che lo hanno raggiunto alla testa nella notte tra lunedì e martedì. Rossi  è stato ritrovato dalla donna delle pulizie martedì mattina alle 7.15, in un lago di sangue, sulle scale dell’entrata di servizio del ristorante. La sera precedente, non essendoci un grande flusso di clienti, Rossi aveva chiesto al cuoco di chiudere prima e poi si era avviato alla sua abitazione proprio accanto al locale. Aveva usato le scale di servizio, che partono dalla terrazza del locale e danno sul lato della sua abitazione. Il cadavere al momento del rinvenimento aveva ancora indosso gli abiti da lavoro, questo particolare sarebbe stato determinante per gli inquirenti che riterrebbero più plausibile che la sparatoria fosse avvenuta di notte e non la mattina presto. Rossi aveva lasciato l’Italia una trentina d’anni fa e si era trasferito in Belgio, dove si era sposato e aveva avuto due figli. Il suo locale, Le Noir Bonnet, era diventato uno dei più quotati della zona. Rossi tornava ogni estate in Romagna, dove vivono la sorella Sandra, il cognato Augusto Scala, ex calciatore del Cesena e del Bologna, e la nipote Veronica. «Eri un emblema dei sampierani che rappresentano con bravura, serietà e dignità la nostra collettività all’estero», ha scritto su Facebook il sindaco Lorenzo Spignoli.

L’imprenditore che vive in strada… Troppo onesti? In Italia si chiude

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Ha scelto Piazza Duomo come residenza per la sua “nuova” vita da clochard Enzo Prosperi. Lui, imprenditore, continua a indossare ancora giacca e cravatta, ma non ha più nulla e si affida alla generosità dei passanti per vivere. La storia è stata raccontata da “L’intraprendente”, un quotidiano online che ha deciso di denunciare la difficile condizione di Prosperi. Le difficoltà sono iniziate da alcuni  “cavilli burocratici” sopraggiunti dopo una  condanna per truffa, ma lui si dichiara innocente e afferma ”Nel nostro Paese non si può essere imprenditori onesti. Se si è onesti, si chiude o ci si uccide”. Lui ha provato anche a suicidarsi circa un anno fa il 18 dicembre 2012, a Roma impiccandosi a una finestra di Montecitorio. Venne fermato e denunciato per procurato allarme. Oggi si giustifica: “Era solo un gesto di procurata attenzione”.

Le difficoltà per Prosperi sono iniziate nel 1989. Ex funzionario Fininvest e direttore tecnico del telegiornale di Indro Montanelli, ad un certo momento decise di mettersi in proprio, creando una società di produzione di programmi tv e documentari a carattere medico-scientifico.

All’inizio l’idea ebbe successo. Ma quando l’allora ministro della Salute Francesco De Lorenzo decise di tagliare i fondi per la ricerca, gli ospedali che prima acquistavano i filmati dalla società di Prosperi smisero di farlo. L’imprenditore fu costretto a chiudere e a vendere l’azienda.

Allora Prosperi si reinventò e acquistò un grande supermercato ad Arezzo. E a quel punto iniziarono i problemi con la burocrazia.  ”Per otto mesi ho dovuto pagare 6 milioni di lire di affitto del locale, senza riuscire mai ad aprire, per assurdi cavilli burocratici”, ha raccontato Prosperi all’Intraprendente.

Nonostante questo gli affari iniziarono ad andare bene. Fino a quando, scrive L’Intraprendente,

La stessa società che gli garantisce la fornitura e cura la contabilità della sua azienda decide infatti di truffarlo, emettendo fatture false di prodotti mai acquistati. Prosperi si ritrova, inspiegabilmente, con un bilancio in rosso ed è costretto, suo malgrado, ad andare incontro al fallimento, mentre la sua azienda deve ancora saldare un debito con alcuni fornitori. Non spetterebbe più a Prosperi pagarlo, visto che, dopo il fallimento, non è più lui il titolare del supermercato. Eppure, ancora una volta in modo kafkiano, Prosperi scopre di avere a carico un’accusa di truffa. È la beffa: da essere vittima di truffa diventa reo di truffa.

Cominciano qui le sue traversie giudiziarie. Come racconta lui stesso, i primi due avvocati a cui si rivolge si adoperano in tutti i modi per fargli perdere le cause, quella sul fallimento del supermarket e quella per truffa, in quanto (come ricostruisce successivamente) “contattati” dai suoi truffatori. La fedina penale dell’ex imprenditore, scampato al carcere solo grazie alla richiesta in extremis di un altro avvocato che gli permette di scontare la pena ai servizi sociali, ormai è sporca. Prosperi perde il lavoro (nel frattempo si è riciclato come autista di pullman in tutta Europa), perde gli affetti familiari («Io e mia moglie ormai vivevamo da separati in casa») e si ritrova costretto a vivere con un assegno mensile per invalidità civile di 260 euro. È il 2005, e Prosperi non si dà per vinto. Cerca disperatamente di trovare un lavoro, di rifarsi una vita, fino a che, nuovamente assunto, non viene licenziato ancor prima di iniziare in quanto lui, per lo Stato italiano, è ormai a tutti gli effetti uncondannato per truffa. È la svolta. Prosperi smette di compiangersi e inizia a manifestare pubblicamente.

A quel punto inizia i gesti dimostrativi: si incatena prima davanti al tribunale di Arezzo, poi a quello di Milano. Quindi il tentato suicidio a Montecitorio.

 Da allora l’ex titolare del supermercato ha voluto che il suo appello diventasse il grido di un’intera categoria stritolata dalle tasse, dalla giustizia e dalla burocrazia: quella degli imprenditori. Così ha preso a stazionare per giorni interi davanti a piazza Duomo, armato della sua storia e della sua indignazione. In piazza Duomo, organizzerà il prossimo 7 dicembre una manifestazione chiamata“Riprendiamoci l’Italia”: «un grido affinché gli imprenditori si riprendano la loro azienda, l’azienda Italia, che può essere fonte di ricchezze impensabili. E un atto di insofferenza contro questa politica inefficiente e dannosa, che contesteremo bruciando le nostre tessere elettorali». Prosperi, per l’iniziativa, ha già ottenuto la solidarietà e la sponsorizzazione di numerosi altri imprenditori e pretende che questo sia l’inizio di un percorso per far tornare il mondo delle aziende protagonista in Italia e non più succube dei suoi mali. Tuttavia Prosperi, che sulla sua incredibile vicenda sta anche scrivendo un libro, nella sua vita ha già accumulato troppa disillusione. «Nel nostro Paese», chiude, «non si può essere imprenditori onesti. Se si è onesti, si chiude o ci si uccide».

Suicidio o incidente? Dramma a Fabriano, si spara 13enne

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Il padre è un noto imprenditore di Fabriano e il figlio 13enne non aveva mai mostrato la volontà di suicidarsi. Un ragazzo tranquillo, nessun segno di malessere, nessuna lettera e nessun messaggio. Il ragazzo ieri sera, solo in casa, si è impossessato di una pistola di un parente ed è stato ritrovato morto dalla madre al rientro. Sul caso indagano i carabinieri. Suicidio o incidente?

 

3 sindacalisti accusati di estorsione, minacciavano scioperi

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Sono stati arrestati a Salerno con l’accusa di aver estorto denaro a un imprenditore per evitare che i lavoratori della sua azienda scioperassero. Antonio Masi e Pasquale Tortora, della Uil, e Mario Ronca, della Cgil, si sarebbero presentati in più occasioni per ricevere il denaro. Le prime tranche sarebbero partite da maggio scorso. In ben due occasioni l’imprenditore avrebbe consegnato agli estorsori 8000 euro, 5000 la prima volta e 3000 in una seconda. L’imprenditore che li ha denunciati è il titolare di una ditta per la produzione di etichette e stampati con una cinquantina di persone alle sue dipendenze. Masi e Ronca sono stati bloccati nei pressi di un distributore di benzina in via Sichelgaita a Salerno mentre intascavano 3000 euro dall’imprenditore.

Manuela Arcuri annuncia: diventerà presto mamma

manuela-arcuri-digianfrancesco-tuttacronacaL’attrice Manuela Arcuri, tramite il settimanale Chi, rivela che presto lei e il fidanzato, l’imprenditore Giovanni di Gianfrancesco, diventaranno presto genitori: un sogno che inseguivano da un anno. Lei stessa ha raccontato: “Ho scoperto di essere incinta con un test preso in farmacia. Ero a casa, lo aspettavo e ci speravo. Il mio compagno era al lavoro e la sera, quando è tornato, gli ho preparato una cena romantica e gli ho dato la bella notizia”. Per quel che riguarda i primi cambiamenti del suo corpo, ha spiegato che li vive “in modo naturale, con serenità, anche perché i cambiamenti mi ricordano che dentro di me sta crescendo una vita”. La Arcuri ci tiene anche a far sapere che questa maternità, però, non le stravolgerà la vita: “Agli uomini italiani dico che sto facendo un bambino, non è che sono ingrassata. Sono anche una donna, è normale che sognassi di diventare mamma, anche se questo è un mio aspetto meno conosciuto. Comunque, fra un anno, tornerò a essere la Manuela di prima, diamo loro questa speranza!”. L’attrice coglie l’occasione anche per ribadire che i gossip circa un presunto matrimonio sono infondati, la coppia ha solo “solo due fedine di fidanzamento e io l’ho messa sulla mano sbagliata, quella degli sposi!”. Un domani, però, qualcosa potrebbe cambiare: “In futuro ci sarà il matrimonio: me lo immagino in spiaggia con il mare di sfondo (…) Dopo la nascita di mio figlio non tornerò subito al lavoro, mi prenderò qualche mese solo per lui”.

Getta il mastice in faccia alla moglie e poi fugge

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L’ennesima violenza di un marito nei confronti della moglie. Questa volta è stato un imprenditore di 47 anni proprietario di un laboratorio di calzature a Vigonovo, nella riviera del Brenta, a gettare in faccia alla donna di 35 anni del mastice industriale, poi ha appiccato il fuoco prima di darsi alla fuga. Sono stati i parenti della donna a sentire le urla strazianti e precipitarsi a soccorrerla, nel tardo pomeriggio di domenica. Ora la 35enne è stata portata d’urgenza in ospedale a Dolo e poi al centro grandi ustionati di Padova. Le sue condizioni sono gravissime e la prognosi è riservata.

Ucciso a colpi di pistola un imprenditore a Casal Palocco a Roma

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Sesto Corvini, 74 anni, imprenditore romano, è stato freddato questa mattina, intorno alle 8, mentre viaggiava a bordo di un furgoncino cassonato, nella zona di Casal Palocco, periferia sud della Capitale, in via Nicore di Alessandria. L’assassino gli avrebbe chiesto il nome prima di esplodergli 3 colpi di pistola in pieno volto. Sull’omicidio indagano i carabinieri.

 

Come un Faraone 2.0! Sotto terra con la Bentley… stravaganze da ricchi!

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Uomo d’affari brasiliano, ma di origini italiane, Francisco Scarpa Filho, 62 anni, dopo aver visto un documentario sui faraoni egizi ha deciso di emularli e di far seppellire la sua affezionatissima Bentley Continental Flying Spur per poterla usare quando passerà a miglior vita. L’imprenditore si è fatto fotografare in procinto di compiere il suo atto che apparirà sacrilego a molti estimatori del marchio. Le foto postate sul suo profilo Facebook in breve hanno fatto il giro del mondo.

Nelle foto lo vediamo armato di badile ed alla guida di un piccolo escavatore, intento a ricavare un profondo buco nel cortile della propria villa. “Mi rivolgo a quanti non credono alle mie intenzioni – si legge a corredo di un’immagine, pubblicata sul social network –. Ho appena iniziato a scavare il buco ed entro fine settimana seppellirò l’auto”.

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L’imprenditore con il vizio del gioco che tenta una rapina

industriale-rapina-videopoker-tuttacronacaHa indossato una maskera di Mandrake e, armato di un coltello, un imprenditore 56enne di Novellara, in provincia di Reggio Emilia, dopo aver perso 500 euro al videopoker ha rapinato un bar. Fuggito e rientrato a casa, ha scritto una lettera ai familiari manifestando intenti suicidi. Al seguito di una trattativa, i carabinieri lo hanno convinto a consegnarsi strappandogli anche la promessa di curarsi dal vizio del gioco, a causa del quale aveva anche perso l’azienda.  Nel corso della rapina, l’imprenditore aveva provato a tappare la bocca alla barista che, nella collutazione, gli ha strappato la maschera. Da qui la fuga, nel timore di venire riconosciuto. Oltre all’allarme al 112 dato dal bar, anche i familiari dell’uomo si erano messi in contatto coi militari. E’ stato così che il maresciallo della stazione di Novellara è riuscito ad avere con l’uomo un contatto telefonico, durante il quale lo ha rassicurato. L’imprenditore, accompagnato dal proprio legale, si è quindi presentato in caserma, confessando. È stato denunciato per tentata rapina aggravata, ma ha promesso di rivolgersi ad una comunità.

La trovata di un imprenditore: si sposa e istituisce la “gratifica di nozze”

fabio-padoan-tuttacronacaSta per convolare a nozze con Sandra Scopel l’imprenditore Fabio Padoan, titolare della Otlav spa di Santa Lucia di Piave (cerniere per mobili e serramenti), in provincia di Treviso Per festeggiare ha deciso di fare lui stesso il regalo di nozze ai suoi 150 dipendenti: c’è chi parla di 500 euro che rappresentaranno una “gratifica di nozze”. L’imprenditore ha spiegato: “Le nozze sono un fatto privato, intimo. Sarà un’occasione per ringraziare i dipendenti che, in questo momento di crisi, mi sono stati vicini, sudando sangue al mio fianco. È grazie a loro se Otlav sta ancora navigando, seppure il mare sia agitato. Smentisco però sia la cifra che il premio”. E ancora: “In fabbrica siamo una famiglia. Se anche volessi dare una “gratifica” ai dipendenti non sarebbe un regalo, ma la restituzione di quanto mi hanno dato. Sarebbe una goccia nel mare in questo momento di crisi. Oggi che è difficile anche trovare le commesse per far lavorare i dipendenti, già provati dal taglio degli straordinari e dalla cassa integrazione. È il fattore umano e delle idee la vera forza di un’azienda. Non a caso – conclude – in questi giorni abbiamo lanciato due nuovi prodotti che dovrebbero essere vincenti, ma che sono pur sempre una scommessa. Prodotti che sono il frutto dell’ingegno dei miei uomini”.

Rubata a Fiumicino la Ferrari a Maxi Lopez

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La Ferrari 599 nera dell’attaccante del Catania Maxi Lopez Era parcheggiata in strada in via della Foce Micina, non distante dall’aeroporto Fiumicino. Nella notte di sabato, il furto. Appartenente al giocatore argentino ex del Milan, la potente vettura era affidata in uso ad un amico, un 45enne imprenditore residente a Valverde, in provincia diCatania, che ne ha denunciato la scomparsa ai carabinieri della stazione di Fiumicino. L’imprenditore che ne ha denunciato la scomparsa, commercerebbe in automobili e avrebbe in uso il bolide di Maxi Lopez da circa cinque mesi senza averne ancora perfezionato la vendita.

Dà della “battona” a una escort e la Cassazione lo condanna

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Durante una festa all’Olgiata, a Roma, un imprenditore incontra una escort 40enne  della cui compagnia si era avvalso in passato, che in quell’occasione stava accompagnando un altro uomo d’affari. L’uomole fa delle avances e lei lo rifiuta. L’ira dell’uomo per il diniego appena subito non tarda ad arrivare e immediatamente scatta l’insulto: “È inutile che te la tiri, rimarrai sempre una battona”. Oggi la Consulta dopo un ampio dibattito durato tre gradi di giudizio ha dato ragione alla escort confermando la condanna per l’imprenditore e affermando nella sentenza che “l’espressione ‘battona’ proferita dall’imputato è lesiva dell’onore della querelante” e che la circostanza in cui è stata pronunciata è irrilevante, considerato che la stessa persona offesa ha ammesso “l’effettivo esercizio del lavoro di escort e accompagnatrice”. Ma su cosa si è basata la Corte? Sulla definizione etimologica del termine “battona” che in dialetto romano significa prostituta.   “L’espressione battona proferita dall’imputato è lesiva dell’onore della querelante – scrivono i giudici – a nulla rilevando la circostanza, peraltro ammessa dalla stessa persona offesa, dell’effettivo esercizio da parte di quest’ultima del lavoro di escort e accompagnatrice”

Imprenditore picchia convivente: il pranzo non era pronto!

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Violenza contro la convivente da parte di un piccolo imprenditore edile 56enne di Montebelluna (Treviso) aggravato dai futili motivi: sembra infatti che l’uomo al rientro dal lavoro non abbia trovato il pranzo pronto in tavola. Questo fatto, insieme a una buona dose di alcol avrebbe mandato in escandescenza l’uomo che avrebbe pesantemente insultato, schiaffeggiato e sbattuto contro un muro la compagna di 32 anni. Ma questo sarebbe stato, secondo il racconto della vittima solo l’atto finale di una serie di violenze già subite dalla donna. I due erano andati a convivere lo scorso anno, e subito erano iniziate le liti. Alcuni mesi fa la 32enne poi aveva ricevuto una telefonata da una donna che l’informava di avere una relazione con il 56enne. Così la donna aveva interrotto il rapporto ed era tornata dai genitori. L’uomo si era presentato dando in escandescenze e  alla fine, aveva   convinto la compagna a ritornare insieme. Lo scorso giugno, un nuovo eccesso d’ira: il 56enne afferra la partner al collo e la prende a schiaffi. La 32enne lo abbandona una seconda volta. Una decina di giorni fa, però, di fronte alle promesse di cambiamento acconsente a riprendere la convivenza. Ora l’uomo è stato arrestato grazie alle nuove norme contro la violenza su le donne.

Scandalo in Camerun, noto imprenditore fa sesso con cadavere di una 20enne

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Lo scandalo è di dimensioni colossali per il Camerun perché l’uomo scoperto da un inserviente a far sesso con il cadavere di una 20enne è un noto e facoltoso uomo d’affari di Yaoundé, Mballa Etoundi Bernard.  L’imprenditore si era recato  mercoledì scorso alla camera mortuaria dell’Ospedale Centrale dichiarando di voler controllare che il corpo di sua sorella fosse ben sistemato. Giunto sul posto, l’uomo ha quindi chiesto di essere lasciato solo per un momento di raccoglimento. Ma quando l’inserviente, dopo una prolungata attesa, ha deciso di invitare l’ospite a uscire, lo ha trovato intento a fare sesso col cadavere di una ventenne conservato nella stessa stanza. Bernard ha quindi cercato di corrompere l’addetto della camera mortuaria offrendogli un’ingente somma, pur di completare l’atto, ma il trambusto e le esclamazioni di sorpresa dell’uomo avevano nel frattempo attirato altri addetti dell’ospedale.

Nigeriana spinge la figlia 14enne a prostituirsi

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In cambio di 5000 euro avrebbe spinto sua figlia a prostituirsi con un imprenditore di 70 anni. Lei è una mamma nigeriana che non ci avrebbe pensato due volte a “vendere” la figlia, lui, di origini abruzzesi avrebbe pagato la prestazione. La madre e l’imprenditore sono stati arrestati ieri sera dai carabinieri di Ascoli con l’accusa di induzione e sfruttamento della prostituzione minorile ed atti sessuali con minorenne.

 

Riceve la notifica della cartella esattoriale: imprenditore si suicida

crisi-suicidio-tuttacronacaAncora una vita spezzata a causa della crisi. Questa volta è stato un imprenditore 64enne che, dopo aver ricevuto la notifica di una cartella esattoriale e trovandosi già in difficoltà economica con la sua azienda, ha deciso di suicidarsi. L’uomo, residente in provincia di Frosinone e scomparso dieci giorni fa da Pofi, in Ciociaria, si è suicidato sparandosi davanti al monastero di Santa Scolastica a Subiaco, vicino a Roma.

Rapina in Villa: anziano 81enne reagisce e uccide un ladro

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Un sabato di paura quello che ieri sera ha vissuto un imprenditore in pensione, nella sua villa sulla ia Nomentana a Roma quando si è trovato faccia a faccia con i rapinatori. L’uomo ha sparato e ucciso un ladro, uno straniero dell’Europa orientale di 36 anni già conosciuto dalle forze dell’ordine. Gli altri rapinatori sono fuggiti senza portar via la refurtiva. Sua moglie era già stata legata e imbavagliata quando  l’anziano ha esploso 4 colpi di pistola e ha centrato in pieno uno dei malviventi, uccidendolo .

“Ho sorpreso il bandito e altri due complici nella villa dopo aver sentito dei rumori. Ho sparato soltanto a scopo intimidatorio, i tre erano armati”, ha riferito l’81nne che ha poi aggiunto: “Io e mia moglie ci trovavamo su due diversi piani. Ho sentito dei rumori ma non sapevo che era stata legata con del nastro adesivo. Mi sono affacciato alla finestra e ho sorpreso uno dei rapinatori in giardino, per questo ho sparato quattro colpi di pistola in aria”.
La posizione dell’uomo al momento è al vaglio degli inquirenti.
Quando la legittima difesa non sarà più un reato?

L’intervista a 360° di Renzi alla radio

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Un’intervista che spazia su diversi temi quella che il sindaco di Firenze ha rilasciato ai microfoni dell’emittente radiofonica Ladyradio.

S’inizia con la Grande Illusione che ha portato all’ Immensa Delusione:

«Abbiamo avuto il tempo delle illusioni, e Berlusconi è stato l’uomo delle illusioni, poi sono arrivate le delusioni, e in questo anche il centrosinistra ha un pò deluso; ora l’unico modo per superare illusioni e delusioni è quello delle decisioni».

Ma ora che abbiamo la commissione di saggi che ci indicano il percorso la strada sarà tutta in discesa?

«ci dirà le cose che già sappiamo, che va cambiata la burocrazia; ma per questo basta anche un grullo, non ci vuole un saggio».

Segreteria o non segreteria del Pd, questo è il dilemma?

«È un tema che affascina  i cittadini a livello variabile da -10 a -18, su una scala da 0 a 10. I cittadini chiedono che si cambi il paese. Non stanno chiedendo ai politici chi si candida, chi fa il segretario, chi il presidente. Chiedono se siamo o non siamo in condizione di realizzare le cose che si dicono da 20 anni».

Tagliare la burocrazia è il primo passo?

«C’è un pantano, una sabbia mobile, che è la burocrazia italiana. O si ha il coraggio di superare questa burocrazia, che è una sabbia mobile e uccide anche le speranze più belle, oppure il paese per forza è condannato al declino»

La cena con Flavio Briatore?

«Questo atteggiamento di polemiche su pranzi e cene è insopportabile. Ho incontrato Briatore, una persona molto diversa da me come io sono molto diverso da lui per milioni di motivi; ma questo non mi impedisce di riconoscere che si tratta di un signore che ha fatto grandi cose per lo sport , dà lavoro a duemila persone a giro per il mondo. Dare giudizi etici su con chi si va a pranzo è francamente incomprensibile. Ognuno va a pranzo con chi crede, se poi domani, da un pranzo, verrà fuori un investimento che porterà soldi sulla città, voglio vedere come si farà a dire che è una cosa poco seria».

E poi conclude con la puzza sotto il naso del Pd:

«La prossima volta bisognerà che il Pd abbia meno puzza sotto il naso e vada a prendere i voti dei delusi del centrodestra. Ora  abbiamo un governo che non è di centrosinistra ma di larghe intese. Io durante le primarie lo dicevo che bisognava andare a prendere i voti dei delusi del centrodestra; ora, invece, del centrodestra, ci tocca prenderci i ministri».

Renzi che prova a scrollare dal suo partito la polvere dei secoli che lo ha avvolto? Renzi che tenta di dipanare quella nebbia che continua a far perdere la rotta e gli obiettivi ai democratici? Renzi che tenta di dare un’alternativa a quel Pd che  insegue pedissequamente il “faro” acceso dal Pdl e che illumina nella direzione sbagliata?

Veltroni non digerisce l’incontro Renzi-Briatore… e l’imprenditore risponde!

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Sembra che un incontro a base di pesce tra Renzi e Briatore, conosciutisi di persona per la prima volta grazie all’organizzazione del manager Lucio Presta, abbia fatto discutere e non sia stato apprezzato da tutti. Il primo a mostrare il pollice verso è stato Walter Veltroni: “Io e Renzi su Briatore non ci capiamo più”. Commento non chiaro ma che l’imprenditore non ha fatto passare indifferente, visa la serie di cinguettii inanellati in Twitter, del tenore di: “Caro Valter dei nostri successi ne parlano anche in Cina, e dei tuoi” o ancora “Questo Veltroni (tipo melandri) dopo le sconfitte politiche non doveva andare in Africa (sempre stipendiato da noi)” e così via…

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Strana coppia a tavola: il rottamatore e l’imprenditore

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Strana coppia quella formata da Matteo Renzi e Flavio Briatore che venerdì, a Firenze, si sono fatti una lunga chiacchierata mangiando pesce in un noto ristorante della città. Sembra si trattasse del loro primo incontro di persona, organizzato da Lucio Presta, a sua volta presente. Il manager di Benigni, infatti, sarebbe in ottimi rapporti con il sindaco fiorentino, che anche quest’estate (dal 20 luglio al 6 agosto) ospiterà il comico toscano in piazza Santa Croce, dove tornerà a interpretare la Divina Commedia. Ma di cosa avranno parlato? non si esclude che ci sia stata l’offerta di dare un aiuto economico all’attività politica del sindaco-aspirante-premier. Strana coppia, si diceva, perchè Renzi, a caccia di consensi a sinistra, ha deciso di sedersi al desco proprio con un imprenditore che dal “rosso” si è sempre tenuto alla larga. Però, al fondatore del Billionare, il Rottamatore “piace perché combatte le vecchie mummie”. E poi: “Renzi? Finalmente uno che dice cose normali: se si candidasse premier lo voterei al 100%”.

Arrestato 60enne per pedopornografia: si fingeva padre di un bimbo thailandese

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Viveva con un bambino di 10 anni di origine thailandese che aveva portato in Italia dopo aver falsamente attestato di esserne il padre all’ambasciata di Bangkok e averlo fatto naturalizzare, un 60enne arrestato oggi a Milano con l’accusa di pedopornografia. L’uomo aveva portato sul nostro Paese il piccolo quando aveva appena tre anni e oggi, quando è stato arrestato su ordinanza di custodia cautelare da parte degli investigatori del Nucleo investigativo di Milano, il bambino è stato affidato a dei “parenti”. Sull’imprenditore grava ora l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico e di altrerazione di segni dello Stato dopo che un altro giovane, insieme agli accertamenti su internet, aveva messo gli investigatori sulle sue tracce. Il ragazzo in questione avrebbe detto di “non volere che quel bambino passasse quel che ha passato lui”, adducendo molestie subite dallo stesso uomo. Al momento, tuttavia, non ci sono prove dirette di abusi compiuti dal falso padre sul bambino, che verrà sentito con metodologie opportune, ma si attenderà un po’, per ora ci si preoccupa solo di tutelarlo dopo le recenti rivelazioni sulla sua identità e per il fatto che il “padre” è stato arrestato.

Utilizzano mazze da baseball per aggredire una famiglia nel cagliaritano

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Due banditi con il volto coperto da passamontagna e armati di mazza da baseball, ieri sera, hanno fatto irruzione in una casa di Sahrroch, nel cagliaritano, poco prima delle 22, utilizzando una porta secondaria. Entrati, hanno aggredito l’imprenditore di 57 anni,  e bloccato la moglie di 42 e i figli di 15 e 11 anni. All’interno della villa in località Forada Is Olias, tutti sono stati legati e immobilizzati e il proprietario è stato anche colpito con la mazza alla testa. I rapinatori, in seguito, hanno rubato 4 mila euro in contanti, un orologio e gioielli per un valore di circa 5 mila euro, dandosi alla fuga solo dopo aver sottratto anche i quattro telefoni cellulari della famiglia e la Ford Focus. Sono stati gli stessi proprietari della villa a dare l’allarme, facendo intervenire sul posto i carabinieri della Compagnia di Cagliari e gli uomini del Nucleo investigativo del Comando provinciale che hanno avviato le indagini. Il 57enne è stato medicato dai sanitari del 118 per la ferita alla testa riportata nell’aggressione: le sue condizioni non sono gravi.

Emilio Missuto e il suo sciopero della fame: “voglio giustizia”

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Era dallo scorso 19 aprile che l’imprenditore edile di Gela Emilio Missuto protestava davanti al Tribunale della sua città, in tenda o in auto. L’uomo ha iniziato lo sciopero della fame per protestare contro la burocrazia dopo che la sua azienda è stata dichiarata fallita lo scorso anno per un debito di 37mila euro. L’imprenditore era in attesa d’incassare un milione di euro per lavori pubblici già realizzati in provincia di Carbonia, in Sardegna, mai liquidati. Missuto, che si definisce “vittima della burocrazia e di uno stato iniquo e ingiusto”, è stato ricoverato oggi al pronto soccorso dove gli è stata somministrata una flebo a cui hanno fatto seguito le dimissioni. 50 sono i dipendenti che hanno perso il lavoro, dopo aver portato a termine i lavori sull’isola, un’opera pubblica contestata dall’ente appaltante con un conseguente contenzioso giuridico. Per la sua attuale situazione, che ha portato alla chiusura non solo della sua azienda ma anche, a catena, di altre due società, Emilio punta il dito contro i magistrati che non avrebbero tenuto conto del carattere momentaneo della sua insolvenza. Sono 50 le persone rimaste senza lavoro mentre Missuto chiede giustizia a quelle “istituzioni statali e in particolare a quella magistratura che con me è stata severa e rapida mentre Carbonia continua a non decidere, riducendomi sul lastrico”. Cos’altro deve fare un cittadino per richiamare l’attenzione dello Stato?

Omicidio Mazza: il 25 giugno torna in libertà Katharina Miroslawa

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Nella notte tra l’8 e il 9 febbraio, a Parma, venne ucciso l’industriale Carlo Mazza. Mandante dell’omicidio fu ritenuta l’amante, la ballerina polacca Katharina Miroslawa, condannata in via definitiva nel febbraio ’93 a 21 anni e sei mesi di reclusione. Il movente: intascare e spartire il miliardo di lire dell’assicurazione che l’imprenditore aveva stipulato a suo beneficio. La Miroslawa ha vissuto in latitanza fino al 3 febbraio 2000, quando venne arrestata a Vienna per poi essere portata al carcere alla Giudecca a Venezia dov’è rimasta dodici anni prima di trascorrerne uno in affidamento ai servizi sociali. Grazie a tre anni d’indulto e agli sconti maturati per la liberazione anticipata, la donna, ora 51enne, tornerà in libertà il 25 giugno. La donna, che al momento lavora all’esterno del carcere come sarta dopo essersi diplomata tecnico dell’abbigliamento de della moda e studia filosofia teoretica all’Università di Venezia, ha intenzione di tornare a Vienna e pubblicare un libro per ribadire, ancora una volta, la sua innocenza. Secondo l’ex ballerina di night club, finita migliaia di volte in prima pagina negli anni 80 e 90, il delitto fu compiuto per gelosia dall’ex marito, Witold Kielbasinski, condannato a 24 anni, uscito dal carcere nel 2007 e che ora risiede in Polonia, anch’egli finito sotto accusa fin dal primo giorno. La donna ora è profondamente cambiata, tanto da avere, come amici più intimi, padre Andrea (ex cappellano del carcere di Venezia) e suor Gabriella, e si dichiara affascinata da Sant’Agostino e Sant’Ignazio.

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Si suicida Fermo Santarossa, imprenditore di Pordenone, uomo con una dignità.

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Fermo Santarossa era un imprenditore che ci teneva alla sua azienda e ai suoi operai ed è per questo che si è suicidato. Quando si è reso conto che avrebbe dovuto licenziare almeno 100 operai tra cui anche quelli più “anziani” ha preferito togliersi lui la vita. Così stanotte verso le 4 di notte ha abbandonato la sua abitazione mentre la moglie dormiva e si è gettato nel lago del grande giardino che circonda la villa di via Oderzo a Prata di Pordenone. Nessun biglietto, nessun disturbo per nessuno. Un altro italiano che con dignità muore per non andare a mendicare. Un’altra vittima di uno Stato cieco e sordo al grido di dolore dei suoi cittadini che pensa unicamente agli “abbracci” tra ex-rivali e ad “accordi” di potere.

 

Il fratello del ministro Passera è grave!

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Sono gravi all’ospedale di Lecco le condizioni dell’imprenditore Antonello Passera, 58 anni, fratello minore del ministro dello Sviluppo economico Corrado.
Passera e’ rimasto vittima di un malore ieri durante una partita di golf a Montorfano, nel Comasco. Soccorso e rianimato con un defibrillatore, e’ stato trasportato in elicottero a Lecco, dove le sue condizioni sono molto gravi.

L’albanese vuole vietare la discoteca agli italiani… ma non conosce la Costituzione!

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Discoteca vietata agli italiani. È questo l’annincio choc fatto su Facebook dal nuovo proprietario, di origini albanesi, di un noto locale di Pordenone. La discoteca Papillon è da anni punto di incontro di giovani e fulcro della movida di Pordenone ma da qualche tempo a questa parte le cose sembrano cambiate.
L’imprenditore albanese che lo gestisce «dopo aver trascorso la settimana, dal lunedì al venerdì, a lavorare nei cantieri». Ramiz Kryeitadhi ha 32 anni e nel 2003 ha fondato con i due fratelli la Torre montaggi, azienda di Fiume Veneto. Poi scorso lo novembre ha deciso di buttarsi in un’avventura notturna e di rilevare la gestione del Papillon. «Le serate commerciali non andavano, così ho dovuto fare una scelta e dare spazio alle serate a tema». Il Papillon è stato così “diviso” in due: in una sala si balla l’Hip Hop, nell’altra si ascolta musica romena, con tanto di cantanti che si esibiscono dal vivo. «Non è un club – spiega l’imprenditore albanese -, però visto il tipo di serate, i clienti sono quasi tutti romeni». Da qui l’annincio che nelle serate a tema non sono “graditi italiani” tranne nel caso in cui siano accompagnati da una donna. L’annuncio è stato dato su Facebook: «New info: da sabato lo staff ha deciso di selezionare e controllare tutti gli ospiti. Le persone di non nazionalità rumena – così si legge sul sito Facebook – devono essere accompagnate da una donna. Altrimenti non entreranno».
Subito si è gridato al razzismo ma il proprietario non si è scomposto e ha concluso: «Non mi interessa riempire la discoteca di qualsiasi personaggio e avere magari problemi. Piuttosto la tengo chiusa. La direzione del locale si riserva di non fare entrare ubriachi, persone che creano problemi o che li hanno creati nel passato. E se uno viene con una donna è più calmo».

Al di là dell’annuncio in Facebook, la costituzione italiana, dice che i cittadini hanno pari dignità e stessi diritti quindi nessuno può arrogarsi il diritto di vietare l’ingresso in un luogo aperto al pubblico solo in base alla nazionalità. Fra l’altro è ribadito nella costituzione, che deve essere rispettata perchè il locale è stato costruito su territorio italiano, che parla chiaramente di uguaglianza uomo-donna, quindi non si può discriminare una donna, ma non si deve discriminare un uomo! Non è che per caso l’imprenditore ha paura che qualche italiano possa mettere il naso nelle così dette “serate a tema”? Cosa bisogna nascondere? Quando decidiamo di prendere provvedimenti contro questi odi razziali e maschilismo esplicito? Una donna per addomesticare gli uomini?  Una “gattina” non una donna!

Omicidio-suicidio di un anziano nel milanese!

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Un anziano imprenditore, di 76 anni, ha ucciso la moglie 63enne e poi si e’ suicidato la scorsa notte nel milanese. L’uomo, secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, in tarda nottata ha sparato alla donna nel letto e poi ha rivolto la pistola, regolarmente detenuta, verso se stesso. Sul posto i carabinieri.

A quanto si è appreso, è stato l’uomo delle pulizie a trovare i cadaveri dei coniugi e a chiamare i carabinieri, questa mattina intorno alle 8.

 

Arancia meccanica a Napoli!

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Sono entrai in casa sua in quattro. Un imprenditore di Acerra, in provincia di Napoli, ha subìto le violenze dei malviventi, insieme a tutta la sua famiglia. Il villino adiacente alla sua azienda di rivendita all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli è stato praticamente assaltato dalla gang per metà composta da malviventi con una forte inflessione albanese. Sotto tiro della furia in stile Arancia Meccanica sono finiti non solo l’imprenditore, ma anche la moglie, il figlio letteralmente strappato da sotto la doccia e costretto a stare seduto nudo in cucina e la suocera novantenne.
Ma a finire in ospedale è stato il titolare dell’azienda Raffaele Venturato di 48 anni, massacrato di botte con un manganello di ferro. Alla fine del raid i banditi sono andati via con un bottino di circa cinquantamila euro tra denaro e gioielli sottratti poco alla volta con sevizie e botte da orbi somministrate senza pietà al capofamiglia.

HeadsetsDotCom: è il nuovo cognome di un imprenditore che ha messo in vendita il suo

Jason Sadler ha guadagnato 45.500 dollari mettendo in vendita il suo cognome per tutto il 2013. In passato ha creato un’impresa per indossare delle maglie con il logo di vari sponsor… una pubblicità ambulante ben remunerata!

E dopo gli 8000 Herzog, arriva al cielo! Morto l’alpinista che fu anche partigiano.

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