Mafia al Nord… non è una scoperta, ma c’è chi ha voluto chiudere gli occhi

mafia-tuttacronaca-milano-Sedriano

E’ il primo comune del nord sciolto per mafia. E scatta a livello mediatico lo stupore e la sorpresa per Sedriano, in provincia di Milano dove ieri sera il Cdm ha deciso di commissariare: «Al fine di consentire le operazioni di risanamento delle istituzioni locali, nelle quali sono state riscontrate forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata – spiega il comunicato diffuso da palazzo Chigi -, il Consiglio ha deliberato, su proposta del ministro dell’Interno, lo scioglimento dei Consigli comunali di Sedriano (Milano) e di Cirò (Crotone)».  

«È la prima volta in Lombardia. Ma quell’ente non è il solo su cui le criminalità organizzate hanno allungato i propri tentacoli», si legge nella nota di Florindo Oliverio, segretario generale Fp Cgil Lombardia. Il sindaco di Sedriano «è stato arrestato lo scorso anno a seguito dell’inchiesta della magistratura che ha portato all’arresto, per voto di scambio, anche dell’assessore regionale Domenico Zambetti», ricorda Oliverio e aggiunge che «alle cosche è appaltata direttamente la gestione del territorio. Ancora una volta la Lombardia si rivela “terra di Calabria”. Ancora una volta i soldi pubblici sono usati per affari privati e per foraggiare la criminalità organizzata. E per farlo si usano incarichi e consulenze, anche quando negli organici degli enti ci sono le risorse e le competenze necessarie per far funzionare nella legalità e nella trasparenza la macchina amministrativa». «Chiediamo alle istituzioni lombarde (a partire da Regione Lombardia) e alle loro associazioni (come l’Anci, l’Upi) di assumere l’impegno a combattere le infiltrazioni mafiose con atti concreti e visibili. Si potrebbe cominciare dall’azzeramento di tutti quegli incarichi e consulenze esterne che tanto costano anche economicamente alla collettività», conclude Oliverio.

Adesso finalmente non si potrà più dire che la mafia è un problema del sud… ma è un problema italiano, esportato anche all’estero e per sconfiggerlo forse servirebbe la cooperazione da parte di tutti gli stati… invece l’Italia come sempre è stata abbandonata.

La crisi e le possibili soluzioni: verso un Governo di Scopo?

governo-scopo-grasso-tuttacronacaLe dimissioni di massa del Pdl spianano la strada alle ipotesi su quelle che potrebbero essere le decisioni di Napolitano riguardo il governo e torna in auge una prospettiva paventata già lo scorso marzo, quando l’alternativa a Bersani più quotata era quella di un mandato a Pietro Grasso. Il Presidente della Repubblica potrebbe dunque puntare su un esecutivo di scopo che avrebbe in agenda due soli obiettivi, ma fondamentali: la riforma elettorale, per superare il Porcellum e non ritrovarsi, una volta tornati alle urne, in una situazione come quella attuale, e la ex Finanziaria. Nel frattempo però il senatore pentastellato Morra, nell’edizione straordinaria del TgLa7 ha fatto sapere che “Il M5S non ha suo dna la possibilità di realizzare accordi o alleanze né per Governi normali, né per Governi di scopo”. E ha precisato: “Dovremmo valutare fra di noi le situazioni che matureranno ma dal nostro punto di vista non c’è niente di più democratico che un ritorno alle elezioni”. Anche con questa legge elettorale? “Noi siamo stati gli unici insieme a Sel a votare la mozione Giachetti, se loro avessero voluto cambiarla l’avrebbero votata: perché  invece non l’hanno fatto?”

L’Italia apre la crisi e la Germania trova la grande coalizione

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Solo poche ore fa arrivava il via libera ad Angela Merkel da parte del Spd e si prospettavano nuove alternative in Europa. Anche se per parlare di un nuovo orientamento europeo di tempo ce ne vuole ancora, ma la grande coalizione che va delineandosi in Germania avrà sicuramente un respiro diverso rispetto alla precedente. Ma se in Germania si costruisce in Italia si demolisce. A poche ore arriva la crisi di governo, nonostante l’apertura di Napolitano, Berlusconi, a pranzo con i falchi, allontana le colombe e fa dimettere i suoi ministri. Il discorso probabilmente se l’è preparato da tempo si cercava solo il momento più opportuno ed ecco che arriva (sotto la minaccia di una verifica di fiducia che potrebbe essere facile preda dei falchi tiratori) e il Cavaliere può affermare “Quello che ci propongono è una trappola per incastrarmi. Non c’è nessuna garanzia in questa proposta sull’amnistia e sulla giustizia. A questo punto rompiamo. E voglio vedere se arrestano il capo dell’opposizione”. E poi fa la mossa che Letta ha definito rovesciafrittata: “Non scaricheranno su di me l’aumento delle tasse, anzi sarò io a scaricarlo su di loro”.

Ma la rabbia del Cavaliere viene da lontano. Da Verdini, che alla storia dell’amnistia non ci ha mai creduto e che oggi ha chiamato: “la presa per il c…”. Ma oggi su Berlusconi, secondo alcune fonti vicino a Palazzo Grazioli, c’è stato un vero e proprio bombardamento che ha instillato la paura più ancestrale e ha portato Berlusconi a dichiarare la crisi di governo. Sempre parlando dell’amnistia, c’è chi era convinto che ammesso anche che la facciano, chi metterebbe tra i reati da cancellare quello della frode fiscale? Il Pd sicuramente non lo farebbe mai, così come quella riforma della giustizia di cui tanto si parla, ma che nessuno davvero vuole. L’idea che si è fatta spazio quindi era un panorama buio e torno intorno a Berlusconi accerchiato dai processi e con un piede fuori dal Parlamento. In questo clima si sarebbe consumato l’ultimo pasto prima della crisi di governo.

Intanto sui social network e in particolare sulle pagine di Berlusconi piovono gli insulti degli italiani:

Fantasma Troika, ora l’Italia deve evitare il commissariamento

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E’ la Repubblica dalle sue pagine a scrivere “La crisi di governo evoca lo spettro Troika per l’Italia”. Mancano solo due settimane alla presentazione della legge di stabilità e la dimissione dei ministri del Pdl potrebbe portare ad un commissariamento del nostro Paese. Quello che per anni è stato evitato ora sembra invece essere un rischio tangibile. A lanciare l’allarme è stato il Tesoro pochi minuti dopo la crisi aperta dal Pdl. Ad arginare le voci ci ha pensato Stefano Fassina viceministro dell’Economia che si è detto sicuro che in Parlamento ci sia una nuova maggioranza.

“Un altro giro di elezioni con l’attuale legge elettorale ci restituirebbe un Parlamento impallato e questo succederebbe con 200-300 punti di spread in più rispetto ad oggi e con la Troika a fare la legge di stabilità al posto nostro. Temo – ha osservato Fassina – che sia uno scenario abbastanza realistico che dobbiamo fare di tutto per evitare”.

Tuttavia per ora il rischio Troika fino a dicembre 2013 sarà scongiurato grazie al “meccanismo automatico” che farebbe tornare in vigore l’Iva e la seconda rata dell’Imu quindi al momento ci sarebbero risorse necessarie per coprire la Cassa Integrazione in deroga e riportare il deficit/ Pil sotto la soglia del 3%. Ma nel 2014? Ci sarebbe una nuova caduta nella recessione e aquesto punto sarebbe quasi impossibile far fronte alle esigenze del Paese che potrebbe quindi essere commissariato già dal prossimo anno se non si trovano soluzioni concrete nei prossimi mesi.

Si rinvia il Decreto legge sul femminicidio. Non morite fino al 2 ottobre!

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I troppi emendamenti rischiano di mettere a rischio il decreto legge sul femminicidio, la discussione intanto è slittata al 2 ottobre, ma a questo punto, servendo la legge di conversione entro il 15 ottobre, potrebbe anche decadere.

Anche perché il dl femminicidio, che è stato approvato lo scorso 8 agosto dal Consiglio dei ministri, contiene diverse norme oltre a quelle per contrastare la violenza di genere: ci sono norme in tema di protezione civile, di commissariamento delle Province, disposizioni per il potenziamento del corpo nazionale dei Vigili del fuoco , di contrasto ai furti a danno di infrastrutture energetiche e di comunicazione. Una eterogeneità che rallenta l’iter.

Non morite prima del 2 ottobre!

Roma rischia il commissariamento, Marino e gli stipendi d’oro?

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Un sindaco che si vede sfrecciare per le vie della città a bordo della sua bicicletta e la scorta che, pedalata dopo pedalata, lo segue ovunque. Ma a parte la sua stracittadina mattutina tutti si domandano, pedonalizzazione dei Fori a parte, cosa abbia in mente di fare il sindaco. Il rapporto con il Pd sembrerebbe essere ai ferri corti, i primi sentori si erano avuti  quando Goffredo Bettini, l’inventore della sua candidatura, dopo averlo lasciato nel mezzo della sua campagna elettorale e volando in Thailandia, ora non gli parla sembrerebbe da almeno 45 giorni.

I consiglieri comunali lo rimproverano di essersi asserragliato tra i suoi e di non volersi confrontare con nessuno e di non aver ancora portato una delibera in aula Giulio Cesare.

Nel mirino anche gli assessori , in primis i cosiddetti tecnici, accusati di avere una visione troppo “ragionieristica” della gestione di una città complessa come Roma.

Come riporta Panorama poi:

Tra coloro che per primi rischierebbero di fare le spese di un ipotetico, e alquanto precoce rimpasto di giunta, l’assessore al Bilancio Daniela Morgante che, dopo mesi di silenzio, dovrebbe comunicare a breve che mosse avrebbe escogitato – visto che i tagli sulle auto blu e sulle bottigliette di acqua minerale pubblicizzati dal sindaco sembrano un po’ poco – per scongiurare il commissariamento del Comune, aggravato da un debito di 800 milioni di euro, nel caso in cui il 30 novembre saltasse l’approvazione del bilancio.

E’ infatti soprattuto alla luce di un quadro tanto deprimente che, a scorrere la tabella degli incarichi assegnati fino al 7 agosto dalla giunta Marino a persone esterne all’amministrazione, si resta abbastanza interdetti. Soprattutto leggendo i relativi compensi.

Guadagnerà, infatti, ben 170.787 euro il capo ufficio stampa Marco Girella, in arte Bettini, scrittore di romanzi noir, giornalista del Resto del Carlino e già portavoce dell’ex sindaco di Bologna Flavio Debono. In un’intervista al Corriere della Sera del 10 aprile del 2010 dichiarò candidamente: “Nelle segreterie di politici e assessori si entra non per competenza né per chiara fama”. Non a caso nell’ambiente della stampa romana non lo conosceva nessuno e anche i titoli delle sue opere risultano pressoché ignoti a più, compresi i giallisti.

Il suo predecessore, Simone Turbolente, fidatissimo di Gianni Alemanno, arrivò a guadagnare 125.225 euro, ma solo dopo 5 anni ed essendo partito da 90mila.

Sontuosa la retribuzione anche della friulana Chiara Romanello, portavoce di Marino durante la campagna elettorale e oggi vice di Girella, che ogni anno si metterà in tasca 109mila euro lordi.

Quanto l’attuale portavoce del sindaco Guido Schwarz, proveniente da un’esperienza al ministero dell’Istruzione guidato dal precedente ministro Francesco Profumo, retribuito un po’ meglio della portavoce di Alemanno, Ester Mieli, ferma a 103.225.

Superpagate anche la “capo segreteria particolare” Silvia Decina (142.953 euro), segretaria storica di Walter Veltroni e la segretaria particolare del sindaco Silvia Pelliccia (117.971 euro).

Ma a sfidare i roboanti buoni propositi del sindaco su controllo della spesa e trasparenza sono soprattutto i casi di Mattia Stella e Maurizio Pucci.

A entrambi finiranno in tasca, in qualità di “dirigente dell’ufficio di gabinetto” poco più di 157mila eurolordi all’anno. A tempo determinato sì, ma con una busta paga ben più consistente non solo di quelle dei dirigenti di ruolo dell’Ente (tutte tra i 90mila e i 130mila euro con rare eccezioni come quella del ragioniere generale Maurizio Salvi, 146.825 euro), ma anche di quelle dei dirigenti a tempo determinato, ancora in servizio alla data dei 31 marzo 2013, tutti tra i 103mila euro e i 130mila con l’eccezione del direttore esecutivo Raffaele Borriello (202mila euro) e del vice capo di gabinetto Tommaso Profeta (160.600 euro) .

E ciò in piena violazione di quanto previsto dallo Statuto del Comune di Roma che al comma 4 dell’articolo 34 stabilisce che “il trattamento economico di coloro ai quali sono conferiti gli incarichi dirigenziali a tempo determinato, in nessun caso può complessivamente superare l’importo di quello previsto per i dirigenti di ruolo dell’Amministrazione”.

Mattia Stella, autore del programma di Marino in campagna elettorale, si occuperà del “coordinamento, monitoraggio e verifica degli obbiettivi programmatici”, mansione che non risulta nella lista delle “responsabilità amministrative” per cui ai membri dello staff sia consentito attribuire la qualifica dirigenziale.

Di Pucci si sa quanto guadagnerà ma non per fare cosa. Dirigente Ama in aspettativa (non retribuita), responsabile della Protezione civile sotto l’ex presidente della Regione Piero Marrazzo, direttore dei cantieri per il Giubileo del 2000, sovrintendente alle Grandi opere (tra cui l’apertura dell’Auditorium), già amministratore delegato di Musica per Roma, Pucci è stato uno degli uomini chiave dell’era Rutelli-Veltroni. Sempre sulla cresta dell’onda, nemmeno Ignazio Marino ha potuto rinunciare al “Mister Wolf” dé noantri (come il personaggio che “risolveva problemi” in Pulp Fiction di Quentin Tarantino). Responsabile della sua lista civica (come lo era stato già di quella di Walter Veltroni), a lui il sindaco si è affidato per l’impresa di liberare i Fori dal traffico. Prossimamente potrebbe, forse, ottenere una sorta di delega ai “progetti speciali”.

Da capogiro anche i compensi destinati ad alcuni dei capi e membri degli staff degli assessori. Tanto alti da superare quasi quello dello stesso Marino e sicuramente quelli degli assessori che li hanno fatti assumere alle loro dipendenze.

E’ il caso, per esempio, di Luca Lo Bianco, Leslie Capone, Andrea Bianchi e Juri Stara, capo staff rispettivamente degli assessori all’Urbanistica Caudo, al Commercio Leonori, al Patrimonio Nieri (vicesindaco) e agli Stili di vita Pancalli, i quali guadagneranno ogni anno circa 150mila euro lordi l’anno, circa 5.700 euro netti per 13 mensilità contro i 4mila degli assessori.

E soprattutto contro i 1.200 euro percepiti, per fare un esempio, da Luca Galloni, dipendente comunale e capo segreteria del presidente dell’Assemblea capitolina Mirko Coratti.

Interessante anche il caso di Loredana Granieri, funzionaria della provincia di Roma che si è messa in aspettativa da quell’Ente per un contratto a tempo determinato come capo staff dell’assessore alla Scuola, e vero braccio destro di Marino, Alessandra Cattoi. Con un semplice comando , ossia un trasferimento momentaneo per particolari esigenze di servizio, la signora Granieri (non è laureata) sarebbe costata 33mila euro invece dei 115mila che Roma Capitale dovrà corrispondergli per i prossimi 5 anni.

Intanto, nonostante il sindaco si vanti di aver ridotto da 97 a 84 il numero delle collaborazioni a tempo determinato rispetto al suo predecessore Gianni Alemanno, nuove assunzioni – come quella di Giulia Calamante, figlia dell’ex assessore veltroniano Mauro, infilata nello staff dell’assessore al Commercio Marta Leonori – sono già state formalizzate e altre lo saranno nelle prossime settimane.

I saggi non hanno commissariato il Parlamento! Così la Boldrini.

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”Assolutamente no”, Cosi’ la presidente della Camera, Laura Boldrini, risponde a chi le chiede se ritenga il Parlamento commissariato dai saggi. ”L’avvio delle riforme muove i primi passi e tutti i lavori verranno fatti in ambito parlamentare. Il governo ha diritto a sostenre lo sforzo: non vedo nessun commissariamento”.

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