Il ministro marocchino smentisce: “Mai detto che Ruby era maggiorenne”

Ruby-Rubacuori-tuttacronacaAppena due giorni fa era circolata la notizia che il ministro marocchino Mohammed Mubdii aveva affermato che, nel febbraio 2010, Ruby era maggiorenne. Ora, in occasione di un’untervista al programma radiofonico Un giorno da pecora, smentisce se stesso e le sue parole: “all’epoca degli incontri con Silvio Berlusconi era maggiorenne”. La tesi era già stata smentita categoricamente dai documenti in possesso della Procura Milanese e che arrivano direttamente dall’ufficio anagrafe del comune Fkih Ben Salah, in provincia di Beni Mellal, in Marocco e che parlano chiaro: Karima è nata il 1/11/1992, quindi al momento dei fatti (febbraio 2010) non aveva 18 anni. E proprio davanti all’evidenza Mubdii ha ritrattato: “No, non conosco la data di nascita di Ruby”. E spiega: “non conosco Karima e non so quando ha incontrato Berlusconi, quindi non so se lei fosse maggiorenne o minorenne”.

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“Nel febbraio 2010 Ruby era maggiorenne”: parla un ministro marocchino

ruby-rubacuori-tuttacronacaMohamed Mobdii, ministro della Funzione pubblica del Marocco, in un’intervista a un quotidiano locale, stando a quanto riporta Il Giorno, ha riferito che Ruby sarebbe stata maggiorenne nel febbraio 2010, all’epoca delle frequentazioni con Silvio Berlusconi. Il ministro ha sostenuto di essere stato lui a firmare l’atto di nascita della ragazza. Mobdii è stato deputato nella zona in cui risiedeva la famiglia di Karima El Mahroug, nota come Ruby, nata quindi nel 1992. Il ministro ha spiegato di aver conservato “il file della nascita”, oltre ad aver avuto una richiesta del consolato marocchino a Milano di spedire tutti “i documenti in una valigia diplomatica”, in modo da evitare falsificazioni. i giudici di Milano, per questa vicenda, hanno condannato a sette anni Berlusconi, colpevole dei reati di concussione per costrizione e prostituzione minorile.

Ruby Rubacuori “voleva costituirsi parte civile ma ci furono interventi esterni”

ruby-parte-civile-tuttacronacaE’ Il Fatto Quotidiano a rivelare che Karima El Mahroug, alias Ruby Rubacuori, voleva “costituirsi parte civile” contro Berlsuconi per il reato di prostituzione minorile. Il quotidiano riporta le parole dell’avvocato Egidio Verzini, che era stato il legale della ragazza nelle prime fasi del processo e che ha parlato con l’Ansa, dichiarando che la ragazza avrebbe voluto fare parte del processo. La costituzione di parte civile avrebbe permesso alla giovane – individuata come unica parte offesa nel processo a Silvio Berlusconi – di chiedere un risarcimento danno.

Ruby aveva nominato il legale nel giugno del 2011 dopo essere stata tutelata da Luca Giuliante, Massimo Dinoia e infine da Paola Boccardi, che poi era stata nuovamente nominata e ha partecipato al processo. Il 14 giugno 2011 Verzini rispondendo a una domanda sulla costituzione di parte civile aveva risposto: ”E’ un momento delicato, faremo una conferenza stampa a fine mese per parlare con i giornalisti”. Conferenza stampa che poi era stata rinviata e poi annullata. Alle domande dei cronisti che gli chiedevano se per caso la giovane marocchina avesse deciso di costituirsi parte civile nel processo e ci fosse stato un cambio di strategia rispetto al legale precedente Verzini si era limitato a rispondere: ”Non posso dire nulla”. Poco prima che iniziasse l’udienza, sempre parlando con i cronisti, il legale del foro di Verona aveva anche risposto con un ”Vediamo”.

”Tale rinvio – scriveva il legale veronese in una nota il 5 luglio 2011 – era stato concordato” con la ragazza ”su suggerimento” dello stesso difensore, ”anche a fronte di necessità organizzative stante la massiccia adesione dei media nazionali ed esteri che intendiamo accogliere adeguatamente”. L’avvocato aveva quindi fatto sapere che sarebbe stata ”tempestivamente la nuova location che, in ogni caso, sarà in Illasi’, in provincia di Verona. Il 16 luglio successivo Karima El Mahroug, aveva lasciato Verzini per farsi assistere nuovamente da Paola Boccardi. In quell’occasione il legale aveva spiegato che ”non essendo state condivise dalla cliente le impostazioni e le modalità difensive proposte è venuto meno il rapporto di fiducia con conseguente interruzione del mandato”.

 Ora l’avvocato Verzini, solo dopo il deposito delle motivazioni della condanna a 7 anni per Berlusconi, ossia a processo di primo grado concluso, ha deciso di chiarire che “Ruby mi aveva già dato incarico per la sua costituzione come parte civile, in qualità di persona offesa dal reato di prostituzione minorile”. Successivamente però, ha aggiunto il legale, “ci sono stati degli interventi esterni, ovviamente intuibili da chiunque, e pressioni sul mio operato difensivo”. Il legale ha spiegato, inoltre, di voler chiarire questo aspetto ora, perché “non capisco come un ex presidente del Consiglio possa parlare in questi giorni di moralità e dignità, quando durante la sua carica ha assunto comportamenti censurabili dal punto di vista sociale e soprattutto in violazione delle norme del nostro Ordinamento”.

Galliani liquidato entro la fine dell’anno

galliani_milan-tuttacronacaE’ Tuttosport a raccontare i passaggi del Milan per rivoluzionare l’establishment societario, a cominciare dalla liquidazione di Adriano Galliani: l’accordo si troverà entro Natale, anche se l’ad continuerà, molto probabilmente, a svolgere il suo ruolo fino a fine campionato. Ma questo dipenderà anche da quando dovrà scendere in campo con la nuova Forza Italia, visto che è lo stesso Berlusconi a volerlo. I legali del club milanese e quelli dell’attuale amministratore delegato sono già al lavoro: bisogna infatti tener conto di una rapporto di lavoro di ben 27 anni e costellato di trofei. Ieri, nel corso del pranzo del lunedì ad Arcore, i figli dell’ex premier hanno ‘votato’ per una risoluzione consensuale e il pagamento di una buonuscita entro Natale, ch permetterà d’inserirla nel bilancio del 2013 e che poi sarà approvato nel corso del cda che si terrà ad aprile prossimo e che sancirà ufficialmente anche il nuovo corso societario targato Barbara Berlusconi. Come ricorda anche Calcioblog, “a tal proposito, continuano i sondaggi e le trattative con i nuovi dirigenti che dovranno costituire il Milan del futuro: mentre giungono conferme del ritorno da dirigente di Paolo Maldini, per il ruolo di direttore sportivo, Barbara Berlusconi continua a corteggiare l’attuale ds della Fiorentina, Daniele Pradè: dopo l’altalenante esperienza con la Roma, Pradè è il principale artefice della rinascita viola e secondo la famiglia Berlusconi sarebbe l’uomo ideale per la ricostruzione del Milan, soprattutto perché il dirigente ha fin qui mostrato grande fiuto per gli affari low cost o addirittura a costo zero. Il contratto di Pradè con la Fiorentina scadrà il prossimo giugno, una tassello in più a favore del club rossonero.”

Adriano Galliani dal campo di calcio all’arena politica?

adriano-galliani-tuttacronacaA parlare di un possibile futuro di Adriano Galliani è la Gazzetta dello Sport che spiega come il futuro ex ad del Milan potrebbe scegliere di buttarsi in politica, anche alla luce delle recenti dichiarazioni rilasciate: “Berlsuconi sarà sempre il mio presidente“. Il partito, chiaramente, sarebbe Forza Italia e, sempre stando alla rosea, l’ex premier “gli avrebbe proposto nel famoso pranzo di Arcore un impegno di primo piano all’interno del movimento e un futuro seggio da senatore (se salterà il banco delle larghe intese e si andrà a votare a primavera) o da parlamentare europeo (le elezioni si svolgeranno comunque nel 2014)”. Quello che resta da capire è quando il passaggio potrebbe avvenire, visto che è scontato che Galliani resti al clubfino all’assemblea dei soci di fine aprile. Ovviamente non c’è ancora una certezza assoluta, anche se non è in discussione la sua permanenza nell’orbita di Berlsuconi e sembra che l’ipotesi ingresso in politica sia più probabile rispetto al trasferimento in una diversa azienda del gruppo, quale potrebbe essere Mediaset. Del resto per il Cav non è il periodo più sereno nella sfera politica e gli serve avere al suo fianco persone fidate. Sembra inoltre che Alfano condivida una visione di Galliani quale “amministratore delegato” della nuova impresa politica con un ruolo di coordinamento organizzativo. Ovviamente un via libero che non avrebbe valore se si arrivasse alla scissione. C’è comunque da ricordare ancora che l’operazione non è in dirittura d’arrivo, e aprile e giugno sono ancora lontani, però sembra ci sia stata un’accelerazione in questo senso negli ultimi giorni.

Tempo di addii: Galliani via dal Milan ad aprile

Galliani-tuttacronacaIeri Adriano Galliani, al termine del vertice con il presidente rossonero ad Arcore, aveva dichiarato: “Berlusconi sarà sempre il mio presidente”. Ma la dichiarazione di fedeltà passa in secondo piano quando di mezzo ci si mette il futuro di una squadra che sta dando il peggio di sè in questa stagione. E così l’incontro di ieri ha sancito la fine di un’era, quella del lungo sodalizio tra l’ad e il Milan. E così oggi la Gazzetta dello Sport apre con il titolo “Il lungo addio” un pezzo in cui si parla del rapporto terminato con ferite e lacerazioni. L’addio ormai è certo e questi saranno gli ultimi mesi di Galliani al Milan. Barbara Berlsuconi, dopo un ingresso in punta di piedi due anni e mezzo fa, ora inizia a prendere in mano le redini e vuole cambiare. A partire da chi in questi anni, a suo parere, ha speso poco ma male. Una frecciata vista come una mancanza di rispetto da parte di chi, alla guida, c’è rimasto per anni. L’addio di Adriano Galliani verrà ufficializzato ad aprile al club.

Rossonero forever: Galliani e la dichiarazione di fedeltà

galliani-milan-tuttacronacaIncontro ad Arcore, oggi, tra il presidente rossonero Silvio Berlusconi e l’ad Adriano Galliani al termine del quale quest’ultimo ha ribadito la sua fedeltà al Milan: “Se mi occuperò ancora di calcio sarà solo con il Milan. Sono legato al presidente Berlusconi per tutta la vita.” Trascorsi cinque giorni dallo scossone generato dalle critiche di Barbara Berlusconi, Galliani non intende mollare. “Solo una parola. Quello che mi sento di dire è che Silvio Berlusconi è sempre il numero uno al mondo lo è stato lo è e lo sarà sempre”. Ma lo è ancora? “Silvio Berlusconi sarà sempre il mio presidente lo era quando ero a Mediaset, lo era quando era a Fininvest, lo è quando sono al Milan. Lui sarà il mio presidente per tutta la vita”.  E ha ribadito una volta di più: “Silvio Berlusconi è il mio presidente da sempre, dal 1979 quando l’ho conosciuto. C’era anche Fedele Confalonieri, vecchio amico da 34 anni. Noi eravamo assieme il 1 novembre ’79 quando ci siamo conosciuti ed è partita la nostra avventura. Un’ avventura per tutta la vita che non è previsto si interrompa”.  Quello che resterebbe in discussione, quindi, dovrebbe essere Allegri, atteso all’appuntamento contro il Chievo: “L’intenzione della società è assolutamente di andare avanti fino al termine della stagione con lui, poi ogni allenatore è sottoposto alla dura legge dei risultati, non c’è alcun tipo di ultimatum per Allegri. Poi magari si perde 22 a 0 e uno ci pensa. Ma a me non piace parlare del futuro”. Da parte sua, Massimo Allegri conferma: “Io e i ragazzi dobbiamo solo pensare agli aspetti tecnici e tattici, a fare risultato, aspettando anche il rientro degli infortunati, soprattutto El Shaarawy che per caratteristiche è un giocatore unico per questa squadra”. E aggiunge: “La partita sarà molto difficile. Il Chievo nonostante la classifica arriva da tre ottime prestazioni. È una squadra che aggredisce molto e dovremo affrontarlo mettendosi a loro pari cercando di portare a casa un risultato positivo che ci permetta di andare alla sosta con maggior serenità”.

Condannato Emilio Fede per diffamazione

imane_fadil_emilio-fede-tuttacronacaEmilio Fede, quand’era ancora direttore del Tg4, in un editoriale aveva accusato la modella marocchina Imane Fadil, torinese d’adozione, di estorsione nei suoi confronti. Secondo Fede, la giovane gli avrebbe chiesto 50mila euro per il suo silenzio sulle cene di Arcore. La circostanza si è poi rivelata infondata e ora l’ex direttore è stato condannato a pagare una multa di 10mila euro per diffamazione. Il giudice monocratico Ivana Pane ha riconosciuto alla ragazza anche una provvisionale di 40 mila euro, in attesa che il giudizio civile stabilisca il risarcimento.

Lo scoop della Polanco: Berlusconi e la Pascale si sono già sposati

berlusconi-pascale-matrimonio-tuttacronacaA Un giorno da pecora, su Radio2, è intervenuta telefonicamente l’ex olgettina Marysthell Polanco. I due conduttori, Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro, le hanno chiesto se secondo lei Berlusconi e la Pascale avessero mai convolati a nozze e lei non ha tentennato nella risposta: “Loro sono già sposati”. E ha spiegato: “Non lo sono per il civile, ma Silvio ha la Chiesa in casa, lui lo fa lì e non lo sa nessuno”. Si sono sposati ad Arcore? “Si, è vero, è quello che avevo sentito”. In che senso? “Nel senso che mi hanno invitato”. Al matrimonio? “Si, ma non ci sono andata perchè stava nascendo mio figlio ‘O Neill. Però, comunque, gli ho fatto gli auguri”.  Quando si sarebbero sposati? “Secondo me due o tre settimane fa, anzi forse di più. Tipo l’otto o nove ottobre”, ha concluso.

Non bastava la politica! Berlusconi alla conquista del gossip?

de-vivo-berlusconipascale-tuttacronacaSilvio Berlusconi è al centro delle vicende politiche e giudiziarie e ora… anche del gossip! Parla a ruota libera Imma De Vivo, ex protagonista de L’isola dei famosi, in un’intervista rilasciata a Diva e Donna durante la quale ha parlato di Silvio Berlusconi e della sua compagna Francesca Pascale della quale spiega che “ha sempre avuto ambizioni nel mondo dello spettacolo e sognava la tv. Non dovrebbe vergognarsene. Eppure l’immagine che si è voluta creare in questi mesi, accanto a Silvio, è molto lontana dalla realtà. Dopo il fidanzamento ufficiale – continua – lei ha cambiato atteggiamento. Prima ci sentivamo spesso al telefono e ci incontravamo anche ad Arcore: abbiamo trascorso molti pomeriggi facendo passeggiate e shopping insieme. Ma poi lei si è piano piano allontanata. Non è poi così difficile fare la donna del presidente… tutti sono capaci di vivere nell’agio e nel lusso. E vedo che Francesca si è calata già molto bene nella parte”. Per quel che riguarda il leader di Forza Italia racconta invece: “Ricordo che prima delle elezioni una sera a noi ospiti disse. “Dopo il voto la lascio…”. Evidentemente ha cambiato idea, ma è una frase che mi colpì molto perché lui spiegò: ‘Non mi innamoro più di nessuno. L’ultima persona che ho amato oltre ai miei figli è la mia ex moglie. E mi dispiace dirlo perché per Francesca provo comunque un grande affetto'”.

Il trasloco del Cavaliere!

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Silvio ha forse scelto la sua “prigione”? Il Cavaliere ha trasferito la sua residenza da Arcore a Roma e negli ambienti politici si sussurra che tale trasferimento sia stato dovuto alla decisione di trascorrere il periodo degli arresti domiciliari a Roma, vicino alla sede del suo “nuovo” partito Forza Italia e a un passo dai “Palazzi del Potere”. Così la residenza abituale di Silvio Berlusconi è diventata Palazzo Grazioli. Questo secondo alcuni sarebbe stato anche dettato dalla scelta del Cavaliere di preferire i domiciliari ai servizi sociali, ma al momento sono solo ipotesi. Silvio Berlusconi ha tempo fino al 15 ottobre per decidere e comunque la residenza a Via del Plebiscito non lo obbligherebbe a trascorrere il periodo di condanna a Roma, potrebbe sempre indicare un diverso domicilio nel quale scontare la pena. Ora comunque B. è diventato romano!

Il ventennio è finito, parola di Walter Veltroni. E ora?

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Una guerra lunga 20 anni? O sarebbe meglio parlare del ventennio del Cavaliere? In ogni caso con la sentenza della Cassazione quell’era è finita. Walter Veltroni non ha dubbi e osserva da lontano le turbolenze della politica italiana.   

Gli anni passano, ne sono trascorsi quasi venti, eppure sembra che non riusciamo a liberarci di quello che nel 2008 lei definiva «il principale esponente dello schieramento a noi avverso»…
«Però secondo me si è chiuso un ciclo. La sentenza della Corte di cassazione è la conferma della conclusione del ventennio berlusconiano. Questo sarebbe dovuto avvenire sul piano politico, se la sinistra non avesse compiuto una serie di errori che hanno impedito la vittoria alle elezioni di febbraio. Questo ventennio si sta concludendo, si è concluso, e al di là dei suoi rantoli e dei suoi sussulti bisognerà che i due principali soggetti politici, il Pdl e il Pd, lo capiscano e agiscano di conseguenza». 
A giudicare dall’esito del vertice di Arcore, il Pdl sembra piuttosto intenzionato a difendere fino all’ultimo il padre-padrone del partito. Cosa dovrebbe fare, invece, secondo lei?
«Non dovrebbe seguire Berlusconi sulla linea della radicalizzazione estrema e dell’esasperazione. Dovrebbe invece cambiare natura al soggetto di centro-destra italiano, che non può continuare a essere un soggetto populista e irriguardoso delle regole ma cominciare a prefigurarsi per il futuro di questo Paese come un soggetto moderato analogo a quello di altri Paesi europei. Le ultime dichiarazioni di Alfano da Arcore sembrano purtroppo andare in una direzione opposta».
 
E lei ritiene davvero immaginabile un Pdl senza Berlusconi?
«Lo devono immaginare loro, in primo luogo, come è naturale che sia. In nessuna parte del mondo le leadership sono infinite e illimitate nel tempo. In ogni caso loro avrebbero dovuto porsi il problema nel corso di questi anni, e lo debbono fare adesso, con tanta più urgenza».
Qualcuno di loro chiede addirittura un’amnistia ad personam.
«Io penso che non sia possibile nessuna della soluzioni che la destra chiede in questo momento, perché in questo Paese esiste il principio di legalità che vale per tutti i cittadini e al quale tutti gli uomini politici coinvolti in vicende giudiziarie si sono attenuti. Bisogna prendere atto che c’è stata una sentenza».
 
E cosa dovrebbe fare, secondo lei, un Berlusconi che accettasse questa sentenza?
«Lui può continuare, se vuole, a esprimere le sue idee sulla vita pubblica di questo Paese. Ma esistono leggi, se non codici morali minimi, che sanciscono che chi ha subito condanne definitive non possa svolgere funzioni istituzionali. Punto e stop. Naturalmente è giusto che la giunta delle elezioni del Senato approfondisca in qualche giorno tutti gli elementi di valutazione. Non bisogna dare l’impressione che ci sia una specialità al contrario. Il senatore Berlusconi non va trattato diversamente da come si tratterebbe qualunque altro parlamentare. Ma poi si decide, e si decide lì. E si deve decidere in ottemperanza alle leggi esistenti».
 
E se Berlusconi, privato del seggio e ridotto gli arresti domiciliari, decidesse di continuare a guidare comunque il suo partito? Se anche da lì facesse la campagna per le prossime politiche?
«Questo è un problema del Pdl, non mio. Sono loro che devono decidere se identificare il loro futuro con il destino personale di un uomo che ha avuto una sentenza di quelle dimensioni, o se invece vogliono reinventare la loro fisionomia politica. Non vorrei però che alla fine di questo ventennio, insieme a Berlusconi finisse anche il bipolarismo. Identificare il bipolarismo con Berlusconi può essere un errore tragico per l’intero Paese. Noi non abbiamo bisogno di tornare ai governi contrattati della Prima Repubblica, alla proporzionale e ai partiti padroni della vita pubblica. Il bipolarismo è un valore, come lo è l’alternanza. Se usciamo dal bipolarismo, se torniamo alla proporzionale, cadiamo in un baratro nel quale ci sono solo governi contrattati di larghe intese. E io non so quale delle due cose sia peggiore dell’altra».
 
Ma se il Pdl facesse cadere il governo, lei ritiene possibile la ricerca di un’altra maggioranza, magari per un Letta-bis, o pensa invece che sarebbero inevitabili le elezioni anticipate a novembre?
«Penso che quelli del Pdl sarebbero dei pazzi e degli irresponsabili a far cadere il governo:Io credo comunque che prima di andare a votare, anche nei prossimi mesi, bisogna assolutamente cambiare la legge elettorale. Come ha giustamente detto il presidente della Repubblica».
 
A giudicare dai toni che il Pdl usa in queste ore, non sembra che l’orizzonte dell’esecutivo sia lunghissimo…
«Questo governo è un’anomalia, però in questo momento deve fronteggiare l’emergenza economica e quella della legge elettorale. Quindi faccia ciò che deve fare per aiutare la ripresa dell’economia italiana ma al tempo stesso si impegni subito per la riforma elettorale».
 
E se invece la situazione precipitasse, il Pd dovrebbe affrontare le elezioni candidando Enrico Letta o Matteo Renzi?
«Le dico quale sarebbe lo sviluppo ordinato di questa vicenda. Si fa subito la legge elettorale che cambia il Porcellum e poi all’inizio del prossimo anno si va a nuove elezioni. Alle quali va il candidato che viene scelto da elezioni primarie del Pd». 
Da fare quando, queste primarie?
«Subito. Io sono perché il Pd convochi subito il congresso. Sono perché Renzi si candidi a segretario del partito, perché sono contrario alla separazione dei ruoli tra segretario e candidato premier. Ma sono favorevole a istituzionalizzare la norma in base alla quale, come è successo per Renzi con Bersani, al momento delle elezioni anche altri possano candidarsi alla premiership con apposite primarie. Una cosa però ci tengo a dirla: non sopporto le discussioni su “ex dc” ed “ex pci”. Questo è il contrario del Partito democratico, che è nato per superare questa distinzione. Basta con questa storia: ciascuno rappresenta tutti, quale che sia la storia dalla quale viene. Il Pd non è nato per mettere insieme due mezze mele, l’una diversa dall’altra: nessuno mangerebbe una mela metà rossa e metà verde, o bianca, perché apparirebbe come un frutto malsano. Se vogliamo essere un’alternativa credibile al centro-destra, se non vogliamo che sia solo Papa Francesco a parlare dei valori in una società, se vogliamo recuperare una coerenza tra valori e programmi che la sinistra ha perduto o dimenticato, dobbiamo essere innanzitutto un partito unito. E dobbiamo essere più di sinistra, parola che per me, come ho cercato di argomentare nel mio libro, significa cambiamento e non conservazione, società aperta e non bloccata, eguaglianza e opportunità diffuse. Questa sinistra può arrivare al 40 per cento, non al 25. È la vocazione maggioritaria senza la quale il Pd non ha ragione di esistere».
Lei è per Renzi segretario. E non pensa che la scelta di un altro candidato premier indebolirebbe automaticamente il governo Letta?
«Io penso che Renzi e Letta possano convivere, e mi auguro che convivano. Sono due energie, due risorse utilissime. E non sono le sole. Anche per il futuro si possono trovare delle forme di convivenza. Se uno fa il candidato premier, e l’ altro il ministro degli Esteri o dell’Economia, è una cosa che accade nei grandi partiti. Ricordo che Obama e Hillary Clinton duellarono aspramente, alle primarie, poi uno ha fatto il presidente e l’altra il segretario di Stato…».

Arriva la Bibbia di Arcore… Può essere blasfema?

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C’è chi lo troverà ironico e c’è invece chi potrebbe anche pensare che sia blasfemo illustrare la “Bibbia di Arcore”, cioè  un vera e propria Bibbia che racconta la vita politica di Berlusconi alla maniera delle Sacre Scritture. L’autore, Luigi Dossena, è un militante di Crema che ha mostrato alle telecamere la Bibbia.

“Il libro è frutto di 5 anni di lavoro – ha spiegato l’autore-, una delle mie opere è stata anche autografata da Andreotti e spero che oggi gli avvocati e i magistrati protagonisti di questa vicenda possano fare altrettanto”.

Poco più in là, su un tronco d’albero, un cartello con la scritta “Per Silvio SOLO la grazia di Dio, come sempre, elezioni subito”.

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Pausa gelato: Lorenzin e Quagliariello con il cono in mano prima di Arcore

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Prima del vertice voluto ad Arcore da Silvio Berlusconi per fare il punto sulla decadenza del leader del al quale parteciperanno anche Gianni Letta e Fedele Confalonieri oltre a tutti i ministri del Partito della Libertà, Beatrice Lorenzin e Gaetano Quagliariello si concedono una passeggiata e un gelato nei pressi di Palazzo Chigi.

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Condannato a tre anni di reclusione il sacerdote amico dei Berlusconi.

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Don Gabriele Corsani, 45 anni, economo del collegio salesiano di Pavia, è stato condannato a tre anni di reclusione con rito abbreviato per  violenza sessuale su un ex allievo.

Chi è il religioso?

Silvio Berlusconi e Don Gabriele si erano conosciuti nel 2002 dai Salesiani dove  l’ex presidente del Consiglio ha studiato e con i quali era sempre rimasto legato. Il religioso è stato vicino alla famiglia Berlusconi in molti momenti importanti: è stato il primo ad accorrere  a casa di Rosa Bossi Berlusconi, madre di Silvio Berlusconi, alla notizia della sua morte nel febbraio 2008 a Milano. Un anno dopo,  il religioso aveva concelebrato ad Arcore la Messa funebre di Maria Antonietta Berlusconi, sorella dell’allora premier.

Chi ha denunciato Don Gabriele Corsani?

Un ragazzo di 24 anni che ha trovato il coraggio di raccontare la sua verità. Secondo l’accusa, il il sacerdote aveva attirato in una stanza l’ex allievo, di una scuola di ispirazione cattolica del milanese, proponendogli di dormire insieme per poi palpeggiarlo. Il ragazzo era poi riuscito a fuggire. Tra le testimonianze c’è anche quella di un 19enne che non aveva mai denunciato il sacerdote che però avrebbe affermato che don Gabriele aveva tentato di baciarlo sulle labbra. Per questa seconda accusa il religioso è stato assolto, mentre è stato condannato a tre anni per la violenza nella stanza d’albergo.

Come mai chi è vicino al Cavaliere prima o poi finisce in uno scandalo sessuale? Come mai chi è vicino a Berlusconi prima o poi ha problemi con la giustizia?

Il burlesque va in scena a Manhattan!

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Il burlesque è la moda del momento e così va in scena lo spettacolo di Gotham Burlesque al teatro Stage 72, nel cuore della Grande Mela. Il regista, Gary Beeber, già autore del documentario sulla performer newyorkese  Dirty Martini, si è rilanciato in un esperienza di teatro fuori dagli schemi, affidato alle protagoniste femminili, con guepiere e corsetti. Chissà se sono vagamente paragonabili alle serate eleganti alla villa di Arcore?

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Emilio Fede shock: depresso fino al punto di pensare al suicidio.

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Emilio Fede, ha pensato di farla finita. Quell’addio al Tg4 e il coinvolgimento nel caso Ruby lo avevano provato sino a portarlo sull’orlo del baratro. Il giornalista 82ha poi rilasciato un intervista in cui ha dichiarato:

«Lasciare il Tg4 mi ha procurato una crisi fisica e psicologica. Ho sempre lavorato dieci ore al giorno, facendo un mese di vacanza in 25 anni. Mi sono trovato improvvisamente senza tutto questo, immerso in una grande tristezza e solitudine e non nego che ci sono stati momenti, in quelle lunghe notti, in cui ho pensato di farla finita: non potevo sopportare la mortificazione di essere dipinto come uno che, alla sua età, commette azioni tanto vili».

Quando parla dei suoi momenti più emozionanti, Fede ricorda: «uno dei tanti incontri straordinari della mia vita. Quando ero direttore al Tg1 venni ricevuto da Giovanni Paolo II, ascoltai la messa e presi la comunione. Sua Santità mi fece una carezza e mi illuminò sul concetto di solidarietà. Ecco, in una di quelle notti più tormentate mi ha sorretto il pensiero del Papa. Ma la ruota che ha girato per tanti anni a mio favore ha cominciato ad andare all’incontrario».

L’ex direttore del Tg4, continua: «Mi hanno voltato tutti le spalle, ma non Berlusconi. Sono andato in tribunale a dire la mia verità, e cioè che non avevo invitato ragazze ad Arcore, che non avevo portato io Ruby e che quelle serate, nate dalla cortesia di Berlusconi, erano tutt’altro che licenziose. Questa vicenda l’ho pagata anche con la mancata candidatura al Senato. Ho trovato molto triste far credere che i miei rapporti con Berlusconi si fossero deteriorati al punto da non frequentarci più, così come trovo triste l’ingratitudine di persone che a me devono moltissimo e che sono sparite dalla mia vita. Mi sono alzato tante mattine, chiedendomi: ‘E adesso che faccio?’. Certo, Mediaset mi ha offerto, e sarò sempre grato all’azienda, un contratto e un ufficio, la mia storia è stata rispettata. Ma mi addolora non poter più comunicare in tv».

Emilio Fede si abbandona anche a una notazione sulla sua vita privata:«Ho la donna che non merito di avere, perchè è straordinaria, Berlusconi dice sempre che Diana è la parte migliore della famiglia. Mia moglie va sempre a testa alta, ha costruito una famiglia straordinaria. La sua unica disavventura è stata quella di avere incontrato Emilio Fede».

Il potere logora chi lo ha perso?

La barzelletta di Arcore… alla fine Berlusconi sale sul palchetto!

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Sale o non sale questo è il dilemma…

E la realtà supera l’immaginazione. Un palco allestito. I militanti davanti alla sua villa arrivati su sollecitazione dei dirigenti del Pdl… Tutto è pronto ma Berlusconi non può scendere, glielo impediscono i legali. Interdetto? Lui chiuso in casa, i militanti che lo invocano… almeno un’apparizione? No, il Cavaliere è risoluto e ritirato nel suo privato. Poi sono   Daniela Santanchè e Michela Vittoria Brambilla a convicere l’ex Premier e lui, in barba ai suoi avvocati, accetta l’invito e arriva sul palco.

Stringe le mani, ostenta sorrisi, ma non parla. Il segnale pesa sul Popolo della Libertà tornato ad essere Forza Italia. Il leader è confuso e forse il suo popolo per la prima volta, questo pomeriggio, ha visto la debolezza di Berlusconi.

Per cosa verrà ricordata la manifestazione di oggi davanti alla villa di Berlusconi? Per la  Zanicchi che intona “prendi questa mano zingara”? Forse ci si aspettava una adesione maggiore, forse era davvero meglio non apparire piuttosto che mostrarsi muto… forse solo il tempo potrà far chiarezza su un uomo che nell’ultima settimana ha sentito tremare la terra sotto i piedi e che oggi è stato imbavagliato dai suoi avvocati per paura che potesse dire la famosa “frase di troppo”!

Davanti alla casa del Bunga Bunga si schiera l’esercito… ma Silvio non c’è!

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Sembra prprio non mancare nessuno tra i militanti di Silvio Berlusconi che oggi si sono dati appuntamento davanti alla villa di Arcore per una manifestazione contro la magistratura. Amministratori locali, dirigenti di partito e parecchi parlamentari. Sotto al palchetto sfilano i big del Pdl: Lucio Malan, Daniele Capezzone, Stefania Prestigiacomo, Daniela Santanchè, Laura Ravetto. Naturalmente in prima linea c’è anche  Volpe Pasini, l’ideologo dell’esercito di Silvio.

La prima confusione però è nelle bandiere c’è chi ancora sventola quella del Pdl e chi invece ha riesumato dall’armadio quella di Forza Italia.

Tra gli altri striscioni anche quello dell’Esercito di Silvio e poi cartelli dedicati alla pm di Milano, Ilda Boccassini, sui quali c’è scritto: “Boccassini: ai lavori socialmente utili dopo una vita per lavori inutili a carico del contribuente”.

Arriva anche Iva Zanicchi che spiega “di essere qui per solidarietà più che per Forza Italia, anche se sono d’accordissimo, ritroveremo entusiasmo”. Zanicchi, poi si è soffermata sulla recente condanna a Berlusconi per il caso Ruby dicendo che la “sentenza non mi è proprio piaciuta. Io ho grande rispetto per la magistratura, perchè posso dire che la giustizia in Italia c’è, in questo caso non tanto, mi ha abbastanza sconvolto, sulla condanna e sull’entità, è vergognosa”.

E’ stato montato anche un palchetto sul quale parlerà Silvio Berlusconi alla sua prima uscita pubblica dopo la settimana nera delle condanne inflitte al Cavaliere dalla magistratura. E per tutta la giornata le colombe del Pdl, a partire da Gianni Letta, hanno invitato Berlusconi a usare toni morbidi, nel suo intervento di fronte ai fedelissimi arrivati ad Arcore. Sia sulla magistratura sia sul governo. Chissà. Chi lo conosce bene, spiega che in questi casi non è prevedibile ciò che dirà e come misurerà le parole. E’ un dato ci fatto che, dopo aver rassicurato i ministri sul governo Letta, il Cavaliere ha dato il via libera a una manifestazione contro i giudici di fronte a casa sua.

E’ un fulmine a ciel sereno quello che investe i militanti riuniti davanti all’abitazione di Silvio Berlusconi:

“Berlusconi non parla, i legali hanno sconsigliato”. A sorpresa Mantovani sale sul paco e annuncia che il Cavaliere ha “il cuore gonfio di rabbia” ma i legali, in questa situazione delicata, gli hanno consigliato prudenza. E la folla reclama “Silvio, Silvio”. E qualcuno: “Cambia avvocato e vieni a parlare”.

I militanti si lamentano. Vogliono sentire Berlusconi. Sale sul palco la Zanicchi: “Vogliamo solo un saluto veloce, chiediamo a Berlusconi di venire a farci un saluto, anche senza parlare”

SILVIO NON C’E’!

“Dismisura, abuso di potere e degrado”, le cene di Arcore secondo Mora

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Non usa eufemismi Lele Mora rendendo dichiarazioni spontanee al processo “Ruby bis”. Fa il “mea culpa” e affonda il coltello su quanto secondo lui accadeva nelle serate ad Arcore nella Villa di Silvio Berlusconi. L’udienza si apre con parole dure «dismisura, abuso di potere, degrado, tre parole che ho letto sui giornali e che condivido», così definisce le “serate eleganti” dell’ex Premier. Mora ha poi letto la sua dichiarazione spontanea assistito dai suoi difensori, gli avvocati  Gianluca Maris e Nicola Avanzi, «poche parole per non violare il silenzio che mi sono imposto e che per me è l’unica condotta dignitosa» e poi ha aggiunto che durante il suo periodo di carcere, per l’accusa di bancarotta ha avuto modo di riflettere «…perché il carcere ti impone una pausa».

Si è anche scusato con i giornalisti per aver attaccato con polemiche aggressiva la stampa, per poi sottolineare il suo ruolo “passivo” nella vicenda e chiarire che «oggi non voglio più mangiare cibo avariato e lascio il compito di chiarire ai miei difensori». In particolare le sue scuse si sono rivolte al conduttore di ‘Piazza Pulita’ Corrado Formigli. «Mi vergogno – ha spiegato – di tante polemiche che ho fatto in passato contro i giornalisti e i comunisti e voglio chiedere scusa senza se e senza ma». L’ex manager dei vip ha detto di voler «uscire da questa bufera infernale che mi ha tolto la luce».
Mora ha ammesso di aver portato alcune delle ragazze ad Arcore, ma di non averle mai costrette e ha aggiunto di aver ricevuto «un prestito da Berlusconi tramite Fede con cui potevo salvare la mia società». Per i fatti di bancarotta, ha concluso, «mi sono assunto le mie responsabilità, per quelli di questo giudizio valuterete voi giudici».

Ruby in aula: molti i “non ricordo” e “non so”

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E’ tornata nell’aula del Tribunale di Milano Ruby e le sue risposte al processo al processo a carico di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti sono piene di “Non ricordo” e di “Non so”. Non sa per quale motivo abbia dato un numero inesistente all’agenzia di Lele Mora e non ricorda se, la notte del 9 marzo 2010, ha dormito da sola ad Arcore o meno. Dispiaciuta per le “cavolate” raccontate in precedenza, che sono state riportate nei cinque verbali resi tra luglio e agosto 2010, dichiara di essere presente “per dire la verità”, negando di essersi esibita ad Arcore in balli erotici. Perchè abbia in precedenza mescolato cose vere ad altre inventate, lei stessa non lo sa spiegare e lo stesso pm ha parlato di una sorta di “preveggenza” della marocchina, perché alcune ragazze hanno poi raccontato di scene erotiche ad Arcore. Nell’udienza precedente, Ruby aveva negato di aver avuto rapporti sessuali con Silvio Berlusconi e di aver preso da lui 4 milioni e mezzo di euro ma oggi ha tenuto a rimarcare che “La mia memoria può fallire, perché a differenza delle intercettazioni io non sono uno strumento”. E infatti il “non ricordo” è la base delle rispote date al pm di Milano Antonio Sangermano riguardo i tabulati telefonici. In particolare, in quel momento il pm le stava chiedendo per quale motivo, il 26 maggio 2010, il giorno prima dell’ormai famosa notte in questura, avesse chiamato il ragioniere di Silvio Berlusconi, Giuseppe Spinelli. Il pm ha anche chiesto alla ragazza se avesse mai avuto “trattative con Berlusconi per ricevere soldi a prescindere dai rapporti sessuali che lei ha negato”. La risposta è stata un secco “no”: Ruby ha inoltre ribadito di aver avuto i 30mila euro per il progetto del centro estetico e nient’altro, a parte le buste nelle serate di Arcore. Quanto ai 4 milioni e mezzo da B e ai 170mila euro conservati da Spinelli, la giovane ha spiegato che era solo “una forma di vanto” per farle vedere “alle ragazze che venivano a casa mia”. Negazione anche quando si è parlato di Caterina Pasquino, non si sarebbe mai “vantata” di aver avuto rapporti sessuali con Berlusconi, smentendo le stesse dichiarazioni che la Pasquino ha messo a verbale. “Insomma, lei esclude anche si essersi inventata di aver avuto rapporti sessuali con Silvio Berlusconi?”, le ha chiesto il pm. “Escludo”, è stata la risposta di Ruby. A Ruby sono poi state rivolte domande sui 7mila euro di cui aveva denunciato il furto il primo maggio 2010. Lei ha replicato dicendo che “venivano dalle buste che ci dava il presidente, a volte con 2mila o 3mila euro, quando andavamo alle serate”. La giovane ha poi testimoniato in aula chiarendo che “i soldi li portavo in borsa, perché vivevo con delle ragazze e non mi fidavo”. Quel giorno, dopo la denuncia di Ruby, un carabiniere riuscì ad arrestare il ladro recuperando 5.500 euro e restituendoli alla ragazza.

Crozza e il processo Ruby!

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Crozza non poteva certo mancare l’appuntamento con il processo Ruby e sulla requisitoria sulla Boccasini? Certamente no, ma per chi ama il comico stavolta la delusione è cocente, si lancia infatti in un’uscita poco riuscita:  «Me la sono seguita tutta, rutto libero e frittatona di cipolle. Lei ha chiesto sei anni di carcere dopo sei ore di requisitoria, un’ora per anno». Una volgarità che non ci si aspetta da un professionista del calibro di Crozza. Poi passa a Berlusconi e la presunta relazione tra i due: «Quattro milioni e non gliel’ha data?».

Il gruppo a sostegno della Boccassini che manifesta fuori dal tribunale

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Un gruppo di cittadini si trova fuori dal tribunale di Milano per dare sostegno alla Boccassini che è in aula per la requisitoria del Processo Ruby. Tra i carrelli esposti: “se sei come Tortora fai come lui: dimettiti e fatti processare”.

Questa mattina in aula il Pm aveva affermato nella sua requisitoria «Non abbiamo dubbi che Ruby si prostituisse…aveva da Berlusconi direttamente quello che le serviva per vivere in cambio delle serate ad Arcore» Secondo l’accusa quindi ad Arcore vigeva un vero e proprio sistema prostitutivo. Inoltre la Boccassini ha anche detto «Possiamo credere che una persona che ha dedicato la sua vita e il suo credo a Berlusconi come Emilio Fede, non gli abbia detto che Ruby era minorenne?» e ha poi aggiunto  «L’imputato, abusando della sua qualifica di presidente del consiglio, ha fatto sì che la minore ricevesse un indebito vantaggio, uscendo dalla sfera di controllo» delle forze dell’ordine. Il Pm inoltre ha anche detto che Ruby «avvicinò Berlusconi per ottenere denaro facile e possibilità di lavoro nel mondo dello spettacolo, così come le altre giovani».

Quella legge che finirà con il “graziare” Berlusconi…

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Se l’indignazione degli italiani era a livelli massimi, ora può superarsi: l’introduzione del ddl anti corruzione sembra destinato a proteggere, al solito, i potenti, in particolar modo chi, nelle aule dei tribunali, si salva sempre. Introdotto da pochi mesi e alle prime rivalutazioni in terzo grado dei processi per i reati in questione, una relazione della corte di Cassazione fa capire che il cosidetto spacchettamento della concussione in due ipotesi, ossi induzione e costrizione, potrebbe far rientrare nel campo del penalmente irrilevante il processo alle cene eleganti di Arcore che vede Berlusconi imputato. Il Cavaliere, quando chiamò in Questura a Milano per far rilasciare Ruby Rubacuori, era premier ed ora, secondo i giudici ed il nuovo ddl, scompare come parte attiva dell’incaricato di pubblico servizio che non è più soggetto attivo del reato e perchè lo stesso decreto introduce la punibilità di chi viene indotto a commettere il reato (e i poliziotti che hanno rilasciato Ruby sono solo parte lesa nel processo). Ora spetta alla Cassazione a sezioni unite dire l’ultima parola sulla legge, che però potrebbe uccidere il processo Ruby. Questo potrebbe accadere perchè:

-chi era la vittima ora viene indicato come complice: “La punibilità, infatti, del soggetto indotto nel delitto di cui all’art. 319 – quater cod. pen. vorrebbe, nelle intenzioni del legislatore, fungere da norma propulsiva di un nuovo modo di porsi del privato nel rapporto con la pubblica amministrazione; costui non può più cedere nei confronti di una blanda spinta a pagare, se non vuole essere coinvolto nella responsabilità penale“.

-perde la veste di concussore l’incaricato di pubblico servizio:  “Già a una rapidissima lettura risulta evidente come, nel confronto delle disposizioni precedente ed attuali, non si è proceduto a una scissione pura e semplice; nell’attuale concussione è “scomparso” il riferimento, quale possibile soggetto attivo del reato, all’incaricato di pubblico servizio; nella nuova ipotesi di induzione è “apparsa” la punibilità di quella che, fino al 28 novembre 2012, era soltanto la parte offesa del delitto”.

In poche parole: cambia il ruolo dei protagonisti e la storia stessa viene modificata. Di riflesso, anche l’ultimo capitolo sarà probabilmente diverso da quanto prospettato fino ad ora. Il documento redatto dall’ex pm Raffaele Cantone spiega che questa disparità va valutata e giudicata ed il rischio è che non si riscontri un rilievo penale da contestare, infatti “le evidenti differenze delle norme incriminatici, in assenza di disposizioni transitorie, rimbalzano sull’interprete e sulla giurisprudenza” che avrà ” il compito di stabilire se le modifiche normative hanno modificato l’area del penalmente rilevante”.

Nel documento, si spiega anche che “Bisogna (…) prendere atto che il criterio adottato in passato per distinguere induzione e costrizione, fondato sul minore grado di coartazione morale, ha dato luogo a difficoltà interpretative e ha finito per ampliare la portata applicativa della precedente disposizione codicistica. Quel criterio oggi può essere rivisto alla luce del fatto nuovo introdotto dalla norma dell’art. 319 – quater e cioè la punibilità dell’indotto. E’ necessario, quindi, individuare una ragione ulteriore per spiegare perché colui che fino al 28 novembre era solo vittima oggi comunque diventa compartecipe del reato, sia pure con una pena ben diversa e minore di quella prevista per colui che induce ma anche per il corruttore”. Questo però significherebbe che chi subisce, ammesso che non sia minacciato in maniera esplicita, possa rifiutare, cosa che i poliziotti non hanno fatto: “Tale ragione può essere reperita nella possibilità che egli ha di opporsi alla pretesa illegittima e tale possibilità va individuata nella conservazione di un margine di autodeterminazione, che esiste sia quando la pressione del pubblico agente è più blanda sia quando egli ha un interesse a soddisfare la pretesa del pubblico funzionario, perché ne consegue per lui un indebito beneficio”.

Oltre a questo, le pene per la concussione per costrizione sono state inasprite mentre sono diminute le pene per l’induzione sono diminuite. C’è però una “novità più rilevante di quest’ultima norma” ossia che “nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità, è punito con la reclusione fino a tre anni”. Al Cav sono contestati reati commessi ancora prima che la legge fosse ideata per il principio di irretroattività la rendere inapplicabile al suo caso: ma tale principio vale solo le norme penali sfavorevoli all’imputato. In questo caso la legge varia in senso favorevole, dato che la pena verrebbe ridotta, e quindi viene applicata anche in via retroattiva in ossequio al più ampio principio del favor rei.

L’approvazione della legge anti corruzioni, se aveva creato polemiche tra le fila di Csm e Anm, aveva trovato l’approvazione della Cassazione che, in una delle prime motivazioni di sentenza dopo l’introduzione della nuova norma, ha definito i nuovi articoli “in rapporto di perfetta continuità” con quelli precedenti e che il cosiddetto spacchettamento del reato di concussione “corrisponde anche ad un razionale assetto dei valori in gioco che non può essere trascurato”, ed è “comprensibile punire più gravemente chi prospetta un male ingiusto ” rispetto a “chi prospetti un danno che derivi dalla legge”.

Se della polemica, fino ad oggi, non era rimasto che un minimo strascico, la relazione ora potrebbe riaprire la questione, visto che vengono evidenziate le generali debolezze della norma, affidandosi alle sezioni Unite. Lo stesso Pietro Grasso aveva dichiarato che la riforma della legge era una priorità: “La mia proposta parte dalla legge varata nei mesi scorsi dal ministro Severino e punta a migliorarla sotto il profilo repressivo, allungando anche i tempi di prescrizione”. Certo che la prescrizione dovrebbe aver un tempo illimitato, se deve aver a che fare con il legittimo impedimento…

Cifre da capogiro… Berlusconi ricattato elargisce soldi!

Silvia TrevainiCifre da capogiro sul conto di Silvia Trevaini, giornalista di Mediaset. In due anni ha intascato bonifici da 810.000 euro, una macchina Audi e attualmente 2.500 euro al mese da oltre un anno. Una somma che ha ricevuto e riceve tutt’ora da Silvio Berlusconi. Lo ha spiegato la stessa giovane cronista, che dall’azienda riceve uno stipendio «di 2.500-3.000 al mese», testimoniando al processo sul caso Ruby a carico di Fede, Mora e Minetti. Al pm che le ha chiesto a che titolo riceva «l’extra stipendio», lei ha spiegato che la sua carriera è stata penalizzata.
Il primo e ormai ‘classico’ bonifico da 2.500 al mese da parte di Silvio Berlusconi per le ragazze delle serate di Arcore, Silvia Trevaini se lo è trovato sul conto nel febbraio 2012, senza «che me lo aspettassi». Lo ha raccontato la giovane giornalista di Mediaset testimoniando al processo sul caso Ruby a carico di Fede, Mora e Minetti. Quell’assegno mensile, secondo la ragazza, è una sorta di risarcimento. La giovane ha chiarito che anche suo padre ha avuto dopo l’inchiesta «molti controlli fiscali».
«Silvio mi ha detto ‘siamo intercettati, non dire soldi dì benzina». È il particolare raccontato, testimoniando nel processo cosiddetto ‘Ruby 2’ dalla modella russa Raissa Skorkina, una delle ragazze che avrebbero preso parte alle serate di Arcore. Il pm, infatti, le aveva contestato una telefonata tra lei e il ragioniere Spinelli in cui la giovane parlava di «benzina». Al pm Sangermano la testimone a un certo punto dell’esame ha detto: «ma lei vede sempre il maligno?».
Quando la modella russa Raissa Skorkina ha conosciuto Silvio Berlusconi lei lavorava con Briatore, «ma Silvio mi ha detto ‘smetti di lavorare, non ti devi mettere in mostra, io sarò il tuo angioletto». «Certo che mi arriva un bonifico da Berlusconi – ha aggiunto la ragazza – è di 3.000 euro al mese, da quando è cominciato il processo». E poi ha precisato: «lo ricevo dal settembre 2012».
Ha testimoniato anche la show-girl Aida Yespica oggi al processo sul caso Ruby a carico di Fede, Mora e Minetti. L’ex ‘stella del Bagaglino’, tra le altre cose, ha raccontato che in una serata ad Arcore dell’aprile 2010 «ho fatto una foto con Ruby nella sala che voi chiamate del Bunga bunga». E ha aggiunto: «me l’ha chiesto lei di fare una foto insieme». L’attrice davanti ai giudici ha descritto come normali e «senza spogliarelli» le cene di Arcore da Berlusconi.

Anche gli immortali tremano… Berlusconi ha paura della croce!

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L’idea di mettere a ferro e fuoco il Palazzo di Giustizia di Milano era stata bocciata, o almeno così pareva, dallo stesso Silvio Berlusconi, consigliato dal vicino Gianni Letta. I pidiellini della prima ora, spinti dalle ex ministre Gelmini e Bernini, però non hanno obbedito. “A tutto c’è un limite”, hanno spiegato. La guerra alla magistratura non doveva essere la strada da intraprendere di fronte all’attuale quadro politico e non avrebbe giovato all’incontro programmato con Giorgio Napolitano.
Lo stato maggiore del Pdl, il segretario Alfano e i capigruppo uscenti Cicchitto e Gasparri, infatti, oggi vedranno il capo dello Stato per denunciare «la persecuzione giudiziaria» nei confronti di Berlusconi. I piani moderati dei fedelissimi del Cavaliere, tuttavia, sono saltati a causa del no al legittimo impedimento, della seconda visita fiscale a Berlusconi e dell’annuncio di processo immediato a Napoli per compravendita di parlamentari.
In realtà Berlusconi non avrebbe bocciato affatto l’iniziativa dei suoi parlamentari, tutt’altro. Secondo il quotidiano di via Solferino, infatti, l’ex premier si sarebbe lasciato andare a uno sfogo che di pacato non aveva più nulla, dopo la doppia visita fiscale in ospedale: «Ma basta con questi moderatismi, non ne posso più di queste cautele! Vogliono arrestarmi, farmi fuori, dovete reagire! Vi voglio tutti a palazzo di Giustizia, vogliono crocifiggermi!». Il Cavaliere ha paura di morire? Ma non era uno degli immortali?
Nel Pdl si attende di capire quale sarà oggi l’atteggiamento di Giorgio Napolitano. Ci si attende «un interessamento del presidente», dice scegliendo bene le parole la Gelmini. Qualcosa di concreto anche se di riservato, un’attenzione, un intervento da «presidente del Csm» come aggiunge Cicchitto, perché spiega Quagliariello «pretendiamo che quello che chiediamo merita una risposta: Berlusconi deve essere trattato come un imputato normale. Basta con l’accanimento, con decisioni assurde e minacciose come quella dei pm di Napoli». Il Pdl ripone fiducia nell’attuale capo dello Stato ed è per questo che auspica una sua rielezione al Quirinale.

2 aule, 2 processi, un unico imputato: SILVIO BERLUSCONI!

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La confusione ci poteva essere, il tribunale è lo stesso di sempre: quell’antro scavato nel girone infernale dei comunisti che vogliono mettere sotto accusa il Salvatore d’Italia. L’imputato è lui: il Cavalier Berlusconi.  I processi però sono diversi… uno per alcuni diritti televisivi, per una frode fiscale e qualche annesso di poco conto… l’altro per una festicciola a base di minorenni, burlesque e abitini succinti. Ed ecco che si presentano nell’aula sbagliata le gemelle Ferrara, due ragazze delle notti di Arcore che oggi erano state chiamate a testimoniare. A dirimere la questione arriva l’assistente del pm Sangermano che riconduce le “pecorelle smarritte” nell’aula giusta. Le Olgettine si sa, loro sono sempre casa e famiglia… l’unica strada che conoscono è quella di Arcore!

 

Il CAV INDAGATO? TUTTI IN STRADA… VS LA MAGISTRATURA!

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Angelino Alfano, coordinatore del partito chiama alla mobilitazione : “in piazza a difesa della democrazia”.
“Non sono ancora esauriti i commenti sui giornali dei successi elettorali e già ricomincia l’aggressione della magistratura nei confronti di Silvio Berlusconi”, attacca Alfano. “Tutto ciò – prosegue – mentre il Paese vive una delicatissima fase di transizione istituzionale nella quale il presidente Berlusconi sarà chiamato ad esercitare grandissima influenza come leader del Pdl”. “Questa circostanza rende chiara l’azione politica della magistratura e noi – anticipa – renderemo chiara ed evidente la difesa della sovranità popolare e ci batteremo con tutte le nostre forze perche questa sovranità venga rispettata”. Di qui, appunto l’annuncio fin da ora di “una grande manifestazione di piazza a difesa della sovranità del Popolo della Liberta e della democrazia italiana”.

Il 5 marzo Silvio Berlusconi è atteso a Napoli!

Assuefazione da Arcore: è stata la Macrì a chiedere a Vignali di farla tornare

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