La Chiesa “graziata”: niente Tasi

chiesa_tasi-tuttacronacaNel testo definitivo del dl Salva roma, approvato venrdì dal Consiglio dei ministri e che dovrebbe apparire nella gazzetta ufficiale oggi, c’è scritto che la Chiesa riesce a salvarsi anche dalla Tasi, così come aveva fatto con l’Imu: “I fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto” sono esenti dal pagamento della nuova tassa sugli immobili. Esenti dall’imposta, come previsto, anche gli immobili di proprietà della Santa Sede indicati nel Trattato lateranense.  Il comma 3 dell’articolo 1 del testo che ha ricevuto il bollino della Ragioneria generale dello Stato estende di fatto alla Tasi le esenzioni previste per l’Imu, relative – si legge nella relazione tecnica al provvedimento – “agli immobili posseduti dallo Stato, nonchè agli immobili posseduti, nel proprio territorio, dalle Regioni, dalle Province, dai Comuni, dalle comunità montane, dagli enti del servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali”. Inoltre viene disposta ai fini Tasi delle esenzioni “già previste ai fini Imu, di cui all’art. 7 del d.lgs. n.504 del 1992 in materia di Ici”, tra cui appunto anche quelle per la Chiesa.

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Le infinite vite della Web tax: a volte ritornano?

web-tax-tuttacronacaTornerà la Web tax? Inserita nella Legge di Stabilità dal governo Letta, su indicazione di Boccia, era stata prorogata dal dl Salva Roma bis. La settimana scorsa, con il dl Salva Roma ter, il governo Renzi l’ha abrogata. Finita la trafila? Non è detto, perchè potrebbe tornare a fare la sua comparsa grazie a un renziano, Ernesto Carbone, deputato proprietario della Smart con cui l’allora segretario del Pd si presentò a Palazzo Chigi per incontrare Enrico Letta prima della caduta del governo. C’è infatti la possibilità di un ritorno della tassa grazie ad una norma contenuta nella delega fiscale e introdotta nel disegno di legge con un emendamento di Carbone, come spiega l’agenzia Public Policy. Lo scorso 27 febbraio la Camera ha approvato in via definitiva la Delega fiscale, scrive Public Policy,

“che diventa legge, rendendo definitiva anche la norma sulla tassazione delle multinazionali. Attualmente quindi, seppure il dl Salva Roma ter abbia abrogato la norma nella Stabilità (con grande soddisfazione da parte dello stesso premier: “Siamo stati di parola”, twittava il 28 febbraio) il governo Renzi ha l’impegno, in base alla Delega fiscale, di emanare entro dodici mesi un decreto apposito con cui prevede di tassare le società multinazionali che operano in Italia, come Google, in misura proporzionale al fatturato”.

L’accusa della Cancellieri: “Colpirono pesantemente me per affondare Letta”

cancellieri-letta-tuttacronacaE’ stato il Corriere della Sera a raccogliere, durante un’intervista, lo sfogo dell’ex ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, tornata a parlare degli attacchi ricevuti per il caso Ligresti: “Con la nascita di questo governo si capisce finalmente qual era l’obiettivo della campagna contro di me. Bisognava indebolire il governo Letta e io sono stata usata per uno scopo preciso”. Continua l’ex Guardasigilli: “Eravamo sotto attacco ogni giorno ma mai potevamo immaginare una fine così repentina. E invece da mesi qualcuno aveva già deciso tutto”. Cancellieri ribadisce di “aver commesso una leggerezza chiamando la moglie di Ligresti il giorno degli arresti. Ma nessuno mi convincerà di aver sbagliato quando sono intervenuta per Giulia”. L’ex titolare della Giustizia parla anche delle critiche ricevute per il cosiddetto decreto svuota-carceri: “Questo è un Paese che non ama chi si occupa dei detenuti”. E poi, sull’emergenza carceri, denuncia di essere stata lasciata sola: “Lega, Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia hanno mostrato di essere forcaioli, ma posso dire che anche gli altri partiti non hanno fatto nulla per difendere il provvedimento”. Per quel che riguarda il nuovo esecutivo, che sabato ha prestato giuramento e oggi chiederà la fiducia, la Cancellieri sottolinea di essere preoccupata per la scelta del premier Matteo Renzi di non inserire la Giustizia tra le priorità “nonostante ci sia un’ampia intesa politica che potrebbe favorire l’approvazione di numerose nuove norme”.

Il cambio di posizione di Federica Mogherini, neo ministra degli Esteri

mogherini-renzi-tuttacronacaFederica Mogherini, attuale ministro degli Esteri che ha preso il posto di Emma Bonino che fa parte della corrente AreaDem del Pd, non sembra essere sempre stata una strenua sostenitrice dell’attuale premier Renzi. Poco più di un anno fa infatti twittava: “Renzi ha bisogno di studiare un bel po’ di politica estera, non arriva alla sufficienza temo #terzaelementare”. E ancora, scettica: “Parla un po’ troppo del passato, per essere l’uomo del futuro”, twittava scettica. Ancora, la neo ministra denunciava anche il “plagio” dello slogan che allora Renzi scelse per le primarie “Adesso”: “Renzi sceglie lo slogan che usò Franceschini alle primarie del 2009. Come inizio di rottamazione lascia un po’ a desiderare”. Non solo, in occasione del confronto tv tra i candidati alla segreteria twittava: “Da quel che ho visto, Bersani ragiona da presidente del Consiglio, Nichi Vendola affidabile, Renzi un po’ fuori fase”. Dopo un anno e poco più, l’8 dicembre 2013, Mogherini però sembra aver “cambiato verso” alle sue opinioni su colui che è diventato segretario del Partito democratico: “Mi fido di te, @MatteoRenzi”.

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Delrio, il vero vicepremier. Contro le pensioni e a favore delle Province

graziano-delrio-tuttacronacaIeri Matteo Renzi ha presentato la lista dei suoi ministri e oggi, sul Sole 24 Ore, Eugenio Bruno e Davide Colombo prendono in considerazione il ruolo di Graziano Delrio che nel nuovo governo avrebbe più quello di

un vicepremier che di un semplice sottosegretario alla presidenza del Consiglio,  sia per il numero (e il peso specifico) delle deleghe che si troverà a gestire, sia per il legame personale (e politico) con Matteo Renzi.

Dovrebbero allarmarsi gli italiani in base a questa osservazione fattuale? Bisogna guardare per un attimo al passato e si ricorda che Delrio, oltre a essere stato inserito nel “partito dell’odio contro i pensionati”, è stato anche autore della riforma delle Province, che fingendo di eliminarle ne ha ampliato le possibilità di assumere gente, sostituendo ai vecchi carrozzoni locali che rispondevano assai più delle Regioni alla storia della nostra Italia, i potenziali mega carrozzoni delle Metropoli che costeranno anche di più in tasse per i contribuenti. La sua difesa: “Ma è strategico“. Per quel che riguarda i pensionati, lo scorso ottobre l’Ansa riportava le parole di Delrio durante la Leopolda: “Serve rivisitare i tre grandi patti che tengono insieme il Paese.  Il primo è che chi lavora paga le pensioni a chi ha lavorato prima, questo “va riscritto: chi ha pensioni alte deve essere in grado di aiutare chi di pensione prende 400 euro”. Prendere fondi dalle pensioni alte, ha suggerito, in preda al delirio di onnipotenza, “anche per creare centri per l’impiego”. Bruno e Colombo, parlando del medico endocrinologo Delrio, ricordano ancora che è un 54enne di Reggio Emilia cattolico, di sinitra e con nove figli. Nel 2004 e nel 2009 è stato il primo sindaco non comunista della sua città, il che vuole dire che per essere accettato dai comunisti che dominano quelle terre deve essere più comunista di loro.

Nel Governo di Renzi, sarà

un po’ come Gianni Letta per Silvio Berlusconi oppure Enrico Letta per Romano Prodi. Con ancora più deleghe se è vero, come sembra, che si vedrà assegnare le attività dei dipartimenti rimasti orfani di un ministro senza portafoglio. E che solo in un secondo momento potranno essere trasferite ad altri sottosegretari che verranno nominati sempre a Palazzo Chigi.

Coesione territoriale, che comporta la gestione dell’intera partita sulla programmazione dei fondi europei.

Politiche comunitarie, Integrazione.

Pari Opportunità.

Sport.

Giovani.

A Delrio sarebbe pure affidata la responsabilità sul personale della Presidenza, sicuramente quella per la Protezione Civile, altro mega-dipartimento della presidenza, probabilmente quella sui Servizi e quella per l’Editoria. Mentre Integrazione, Pari opportunità e Sport potrebbero nelle sue mani anche dopo l’eventuale riassegnamento.

“Due sono anche le caselle chiave da riempire nell’immediato: il segretario generale di Palazzo Chigi e il capo del dipartimento affari giuridici e legislativi (Dagl). Per consentire alla macchina di viaggiare a pieno ritmo, vista la mole di provvedimenti annunciati e l’importanza dei compiti gestiti, servirà una figura operativa di strettissima fiducia. E non è un caso che tra i nomi circoli con insistenza quello di Angelo Rughetti, ex segretario generale dell’Anci e attuale deputato democratico di stretta osservanza renziana.

Le pensioni nelle mani di Giuliano Poletti: che ne sarà delle riforme?

giuliano-poletti-tuttacronacaMatteo Renzi ha voluto alla guida del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti, 63enne imolese, una carriera tutta trascorsa dentro la politica e il mondo della cooperazione, che ha scalato fino a diventare presidente nazionale di Legacoop e, da qualche mese, numero uno dell’Alleanza delle cooperative. E Poletti non ha perso tempo a dettare il suo metodo basato su collaborazione e dialogo: “Sono convinto che la condizione essenziale per ottenere buoni risultati sia quella di una collaborazione efficace con il Parlamento e con le forze sociali”. Ora dovrà mettere in campo tutte le qualità di mediatore che gli vengono riconosciute per affrontare le nuove sfide che lo attendono. La prima è l’occupazione ancora in calo (-1,9% dicembre 2013) e quella giovanile sempre più aleatoria e flessibile con una disoccupazione al 41,6%. Senza contare il Jobs Act di Renzi che dovrà essere pronto per marzo. Ancora, sguardo puntato all’alleggerimento del cuneo fiscale. Ma tra le problematiche c’è anche la vicenda “esodati” generata dalla riforma Fornero delle pensioni, sulla quale ci sarà ancora da fare degli aggiustamenti. Sarà poi necessario rinnovare gli strumenti di sostegno al reddito, in particolare il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e, nello specifico, la Cig in deroga. La nomina di Poletti “è stata una sorpresa” ma non troppo se si pensa che Legacoop, l’associazione che riunisce 15 mila imprese cooperative e di cui è presidente nazionale, mentre il Paese era in piena emorragia occupazionale, fra il 2011 e il 2012, ha aumentato i suoi dipendenti da 480.435 a 492.995 (+2,6%). Oltre a essere stimato da Renzi, Poletti è anche un estimatore del nuovo premier tanto che qualche giorno fa, ad un convegno a Bologna, si diceva convinto che Renzi fosse l’uomo giusto: “Credo che una cosa cui dovrebbe guardare con cura questo presidente sia di evitare di continuare con una produzione legislativa che genera burocrazia, ostacoli, anziché essere un aiuto allo sviluppo”.

Quella clamorosa decisione di Renzi che potrebbe aver ripercussioni sulle Pensioni

pensionpuzzle-tuttacronacaAndrà a posto anche il tassello delle pensioni con il governo Renzi? E’ una domanda che viene naturale porsi ma una premessa è d’obbligo: non si possono dare risposte certe finchè non si conoscerà il nome del nuovo ministro del Lavoro e delle politiche sociali che, tuttavia, potrebbe determinare le mosse del nuovo governo in ambito previdenziale. Per avere una certezza sarà quindi necessario attendere sabato, quando verrà resa nota la lista del nuovo esecutivo. E chiaramente lunedì, quando lo stesso chiederà la fiducia. Al momento sono vari i nomi che circolano, come quello di  Tito Boeri a Lorenzo Bini Smaghi, ma anche Carlo Padoan e Pietro Ichino. Nelle ultime ore, tuttavia, gira con insistenza tra i media anche il nome di Cesare Damiano, attuale presidente della Commissione Lavoro alla Camera, che ha già ricoperto il ruolo di ministro del Lavoro in passato. La sua scelta avrebbe davvero del clamoroso visto che, pur appartenendo entrambi al Pd, hanno visioni distanti tra loro per quel che riguarda diversi punti. In particolare, come sottolineato anche da Irene Canziani su Supermoney.eu, per quel che riguarda il Jobs Act. “E’ illusorio, secondo me pensare che si possa creare nuova occupazione, specie giovanile, cambiando nuovamente le regole del mercato del lavoro. Per creare nuova occupazione, è invece necessaria una spinta allo sviluppo con una nuova politica industriale”. In ogni caso, precisa, “le tempistiche spettano al nuovo premier e al nuovo governo”. Un governo dal quale, almeno attualmente, Damiano si ritiene escluso. Sul suo blog, Damiano “sfida” il nuovo premier Renzi anche sui temi partite Iva e cuneo fiscale: “Il programma di Governo di Renzi – leggiamo – dovrà avere, tra i suoi punti-cardine, la diminuzione del cuneo fiscale. Su questo argomento c’è una forte aspettativa tra le imprese e tra i lavoratori”. Se Damiano risultasse davvero essere la scelta di Renzi, vale la pena ricordare la sua idea di base: la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro. Tale idea prevede la possibilità per il lavoratore di scegliere la pensione anticipata in cambio di una penalizzazione economica sull’importo dell’assegno, o di posticipare il ritiro dall’attività, usufruendo di un incentivo. La libertà di scelta sarebbe fissata tra i 62 e i 70 anni, con variazioni sull’assegno da -8% (per chi lascia il lavoro a 62 anni) a +8% (per chi decide di continuare a lavorare fino ai 70).

Pensioni: facciamo il punto della situazione

pensioni-usuranti-tuttacronacaSegnatevi la data: 1 marzo. E’ questo il giorno entro cui, ricorda l’Inps, va presentata la domanda per la pensione. Può andare in pensione, per quel che riguarda i lavori usuranti, chi ha raggiuntoi 61 anni e 3 mesi, tornano però a fare la loro apparizione le finestre mobili. Questo significa che la pensione arriverà solo dopo 12 mesi, che salgono a 18 per i lavoratori autonomi, da quando matura effettivamente la pensione. Dal 2012 le finestre mobili erano state modificate, per cui il neo pensionato poteva ricevere la pensione un mese dopo averla maturata. Per i lavoratori autonomi la soglia però si alza: 62 anni e 3 mesi e sarà necessario, per questi lavoratori, raggiungere quota 97,3 (somma tra età anagrafica e anni di contributi). Questo vuol dire che se un lavoratore va in pensione a 61 anni e 3 mesi, deve anche aver versato almeno 36 anni di contributi (61,3 + 36 = 97,3). La quota da raggiungere per gli autonomi è di conseguenza 98,3. Riporta Blitz Quotidiano:

Il messaggio dell’Inps sottolinea che i lavoratori notturni e turnisti occupati per un numero di giorni lavorativi pari o superiori a 78 l’anno potranno fare richiesta di pensione anticipata con i requisiti previsti per i lavoratori impegnati in mansioni faticose e pesanti (i cosiddetti lavori usuranti).

Gli occupati nei turni e nelle ore notturne per un numero di giorni da 64 a 71 l’anno possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 63 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 99,3, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 64 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 100,3.

Anche per questi lavoratori la decorrenza della pensione scatta dopo 12 mesi se dipendenti e dopo 18 mesi se autonomi. I lavoratori con un numero di giorni di turni o di notti l’anno tra 71 e 77 che maturano i requisiti nel 2014, possono invece conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni a 62 anni e tre mesi se lavoratori dipendenti (con quota 98,3) e con 63 anni e 3 mesi se lavoratori autonomi (con quota 99,3).

Per gli iscritti alla gestione pubblica impegnati in attività usuranti il requisito per la richiesta di pensione sempre in presenza di almeno 35 anni di contributi è di almeno 61 anni e 3 mesi e quota 97 e tre mesi tra età e contributi.

Verso il governo Renzi: il cambiamento passa anche per le pensioni? Le nuove idee

renzi-pensioni-tuttacronacaIl governo Letta non è stato in grado di dare molte risposte per quel che riguarda il tema delle pensioni e ci si chiede che ne sarà della riforma ora che Matteo Renzi è chiamato a diventare presidente del Consiglio. Lo stesso ex-sindaco fiorentino ha più volte anticipato che, per quel che riguarda la questione esodati, il Governo sarebbe intenzionato a trovare rapide soluzioni per risolvere il dramma di molte persone rimaste intrappolate dalle nuove norme, vigenti dal primo gennaio, insite nella riforma Fornero. Va ricordato che, per quel che riguarda il toto-ministri, è stato più volte avanzato il nome di Tito Boeri, che ha già fatto pervenire la proposta del reddito minimo garantito. Si tratterebbe di un assegno pari a 400-500 euro probabilmente da destinare in primis agli esodati, vista l’impossibilità al momento di estendere il reddito minimo garantito indistintamente a tutte le età. Passando a parlare di precoci e usuranti, difficilmente otterrà l’approvazione il prestito Inps ideato da Giovannini ma Cesare Damiano, sul proprio sito, spiega che una minoranza del Pd sia al lavoro su un documento da presentare a Renzi dove vengono sottolineate i punti politico-economici di maggior urgenza da affrontare e, chiaramente, non mancano il tema degli esodati e l’introduzione di un criterio di flessibilità la quale dovrebbe consentire ai lavoratori di raggiungere la pensione anticipatamente, permettendo così di svecchiare il mondo del lavoro attraverso un necessario turnover generazionale. Ovviamente, segnali positivi continuano ad attenderli anche i Quota 96 della scuola, con la speranza che un nuovo governo riesca finalmente ad offrire qualche risposta.

Le contro-consultazioni: il M5S e il “vizio” di consultare la piazza

paola-taverna-tuttacronacaGiorno di consultazioni oggi al Quirinale, dopo le dimissioni presentate da Enrico Letta. E mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano incontrava le delegazioni dei diversi partiti, eccezion fatta per Lega Nord e Movimento 5 Stelle, proprio i pentastellati organizzavano le loro contro-consultazioni in piazza Montecitorio. Nella mattinata di sabato, i grillini hanno allestito un sit-in davanti alla Camera dei Deputati protestando contro il prossimo governo Renzi. Sono stati circa un centinaio ad assistere alla manifestazione durante la quale hanno ascoltato alcuni dirigenti del Movimento, applauditi a più riprese. Alessandro Di Battista, capogruppo alla Camera, ha sottolineato che “Hanno paura delle elezioni, perché le vinciamo noi”. E mentre vengono fischiati Renzi, Napolitano e la presidente della Camera Laura Boldrini, la senatrice Laura Taverna, ex capogruppo a Palazzo Madama, ha gridato: “Noi abbiamo il ‘vizio’ di consultarvi, di chiedere alla gente cosa ne pensa. E allora voglio farvi alcune domande”. E chiede: “Vi sembra un esponente del centrosinistra Renzi? Vi piace questo nuovo Presidente del Consiglio? Vi sentite garantiti da questa presidente della Camera?” Quindi l’affondo a Napolitano, che Grillo nel suo blog definisce “monarca medievale” che si appresta a decidere del futuro del Paese, seduto a tavolino con un “pregiudicato”:“Vi sentite garantiti da questo Presidente della Repubblica?” Dopo essersi gloriata dei fischi suscitati dalle sue domande, la Taverna conclude: “Diamo al Paese queste consultazioni, le più democratiche possibili”.

Letta torna alla vita da “normale” cittadino: il day after in giro per Roma

letta-day-after-tuttacronacaEnrico Letta trascorre il primo giorno dopo le dimissioni con una passeggiata tra le vie di Roma, dal Testaccio, dove abita, a Trastevere. Saluti a chi lo riconosce e un braccio sulla spalla del figlio che lo accompagna. Non manca neanche alla funzione in chiesa, un giorno da “normale” cittadino, insomma, per l’ex premier.

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Renzi al governo? Pessime notizie sul fronte pensioni!

homer_facepalm-pensioni-tuttacronacaSe il segretario generale della Cgil Camusso è intervenuta sulla nomina del commissario straordinario nominato per riformare l’Inps, Vittorio Conti, sottolineando che non bisogna comunque abbassare la guardia sulla questione di una riforma delle pensioni che limiti le irrazionalità della legge Fornero, ora che sempre più si avvicina un governo Renzi, aumentano notevolmente le preoccupazioni di chi spera di riuscire a varcare la soglia del pensionamento. Si parla infatti in queste ore del toto-ministri e per ilMinistero del Lavoro si fanno i nomi di Tito Boeri, Lorenzo Bini Smaghi, Carlo Padoan, presidente dell’Istat e Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica. Sembra che il nome più accreditato sia quello di Tito Boeri e proprio da qui le preoccupazioni per quel che riguarda il tema pensioni. Negli ultimi tempo, infatti, intervenendo sulla questione ha sconfessato il prestito pensionistico e si è mostrato convinto che, con qualche aggiustamento, la riforma delle pensioni targata Monti-Fornero sia il meglio per la situazione economica del Paese. A quanto pare, per avere buone notizie dovremo attendere ancora a lungo…

Renzi saluta Letta mentre prende il suo posto: arrivano le statue del presepe

letta-renzi-tuttacronaca-statuineGli eventi importanti, in Italia, sono destinati a venire rappresentati nel Presepe tramite le statuine dei loro protagonisti. E le dimissioni di Enrico Letta non potevano certo passare inosservate. Nella bottega di San Gregorio Armeno a Napoli si è già “previsto” quello che potrebbe accadere nei prossimi giorni ed ecco che arriva una vignetta in 3D che rappresenta Matteo Renzi che saluta l’ex premier che, valigia in spalla, lascia lo studio presidenziale di Palazzo Chigi. Letta porta via anche un pacco di cartone con gli effetti personali. Una foto del vero studio di Palazzo Chigi rende ancora più veritiera la rappresentazione, ideata dal maestro artigiano dell’arte presepiale Genny Di Virgilio.

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Letta e la “sincera amicizia” di Barack Obama

letta-obama-amicizia-tuttacronacaEnrico Letta ha rassegnato le sue dimissioni da presidente del Consiglio e la notizia è rimbalzata in tutto il mondo. Lo stesso presidente americano Barack Obana, che ha sempre apprezzato il governo Letta specie in ambito internazionale, non ha mancato di far presente l’apprezzamento della Casa Bianca al premier uscente. Obama ha telefonato direttamente dall’Air Force One per comunicare a Letta “la sincera amicizia” degli Usa nei confronti del capo del governo, complimentandosi per il ruolo svolto dall’esecutivo nella politica estera.

E’ ufficiale: Enrico Letta si è dimesso!

Enrico-Letta-dimissioni-tuttacronacaEnrico Letta è salito alle 13 al Colle dove ha rassegnato le sue dimissioni irrevocabili da presidente del consiglio a Giorgio Napolitano. La situazione politica italiana già da ieri sera era “l’osservata speciale” dei media mondiali tanto che le previste dimissioni del primo ministro sono diventate la breaking news nel mondo: dalla agenzia France Presse al Financial Times, passando per El Pais e altri grandi media europei e mondiali.

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Il calvario di Letta: alle 13 al Colle per le dimissioni

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Il Colle oggi per Letta diventerà il Golgota nel quale il premier rimetterà nelle mani del presidente Napolitano il mandato e si darà quindi il via ad alcune consultazioni lampo, come richiesto dalla prassi, per poi affidare la formazione del Governo a Renzi che con molta probabilità già lunedì avrà pronto un nuovo esecutivo. Intanto Napolitano partecipando oggi alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti a quanti gli chiedevano una sua dichiarazione sul momento politico che l’Italia sta vivendo ha risposto con «Buona giornata, oggi c’è il sole…». Intanto Renzi era a Firenze per presenziare una cerimonia a Palazzo Vecchio a cui hanno partecipato, nel giorno di San Valentino, 600 coppie che festeggiavano le loro nozze d’oro!

Letta diventa Marius, la giraffa di Copenaghen

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“E’ anche normale che Letta non partecipi alla direzione – ha detto Pippo Civati -. Lo stanno trattando come la giraffa dello zoo di Copenaghen. Io in qualunque caso voterò no, i nostri elettori sono furibondi per quello che sta accadendo”. Con queste parole ieri Pippo Civati aveva commentato la proposta di un governo Renzi, assimilando il Premier Letta a quella giraffa giustiziata senza colpa né peccato ma solo per “sovraffollamento” che ha fatto scalpore in tutto il mondo. Uccisa in pubblico e data in pasto ai leoni, i leoni di letta però sono suoi “consaguinei”, il suo Pd che lo ha sfiduciato in un contesto davvero di fantapolitica.

Sbagliano anche i migliori! Der Spiegel ribattezza Renzi, che diventa Mario!

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Forse sarà stata una svista, o è ancora fresca in Germania la memoria di Mario Monti, tanto che oggi il Der Spiegel, uno dei principali quotidiani tedeschi, ha ribattezzato il segretario del PD come Mario Renzi e non Matteo. Il video mostra chiaramente l’errore in cui è incappato uno dei giornali più accreditati al mondo e che vanta quotidianamente un elevato numero di lettori anche fuori dai confini tedeschi.

E’di buon gusto? Letta annuncia le dimissioni e al Nazareno portano lo Spritz!

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E’ di buon gusto che mentre le testate giornalistiche battevano la notizia dell’annuncio delle dimissioni di Letta, al Nazareno si prendeva l’aperitivo? Il tutto è successo poco dopo le 19, dopo una giornata di tensioni e il plebiscito finale dato dal partito al sindaco di Firenze per formare un nuovo governo, ancor prima che il Presidente Napolitano abbia fatto il rituale giro di consultazioni. Al Nazareno sono arrivati gli spritz e gli snack…

Alfano salva Letta?

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Alfano potrebbe ancora salvare Letta? La frase arriva come un tegola su Matteo Renzi dopo la chiusura della Direzione Pd in cui il sindaco di Firenze era riuscito a far approvare la sua linea. Alfano dichiara in conferenza stampa “NON DIAMO NULLA PER SCONTATO E NON E’ CERTO LIETO FINE TENTATIVO RENZI”. C’è ancora incertezza quindi nel nuovo centro destra a dare fiducia a Matteo Renzi come nuovo Premier? L’avvicendamento della premiership, tutta decisa nel Pd, non è piaciuta a leader del Ncd? Alfano ha anche sottolineato che “Il governo è caduto per uno scontro interno al Pd” e poi ha aggiunto: “Io – ha aggiunto – mi sento di spendere parole più generose verso questo governo di quelle spese da direzione Pd” per poi chiedere a Matteo Renzi: “un governo con grande ambizione o al voto subito: Noi siamo pronti anche al voto, forti dei sondaggi”

Poi, sempre a destra, è Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia al Senato, ad attaccare Renzi “Chiediamo al Presidente Napolitano di prendere atto che il segretario del partito maggiormente rappresentato in Parlamento ha confermato l’intenzione di non sostenere piu’ l’attuale compagine governativa e di invitare l’attuale Presidente del Consiglio a presentarsi alle Camere. Non può essere sufficiente la riunione della direzione di un partito per interrompere la vita di un governo della Repubblica e decretarne la fine” che poi ha aggiunto “E’ buona regola istituzionale che sia il Parlamento a dare o ritirare la fiducia a un governo. Inammissibile immaginare che questa vicenda si concluda tout court con le dimissioni di Letta e l’inizio delle consultazioni con il Presidente della Repubblica per la formazione del nuovo governo, senza passaggio parlamentare”, conclude Romani.

Ecco le parole più ricorrenti nel discorso di Renzi

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Un discorso misurato quello di Renzi che come al solito ha puntato su alcune parole chiavi, d’altra parte tutte le primarie del Pd avevano visto il sindaco di Firenze scegliere accuratamente le frasi ma soprattutto le parole che sarebbero rimaste impresse nella mente degli elettori, tanto che anche i suoi manifesti mostravano parole. La comunicazione come arma vincente, riassumere i contenuti in una sola parola che possa rimanere impressa e che poi inizi a lavorare nella mente di chi l’ascolta in modo da indurre il convincimento. Una tecnica collaudata nel marketing, che però può essere applicata, con le giuste variazioni, a qualsiasi settore. Ma quali sono le parole più ricorrenti usate oggi dal futuro premier? Questa la nuvola postata da La Stampa con le parole chiavi:

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Tempo di dimissioni… Sfiduciato da suo stesso partito Letta è rottamato!

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I dati schiaccianti che oggi hanno approvato la linea imposta dal Sindaco di Firenze con 136 sì, 16 no e due astenuti, il Pd rottama Letta. Una situazione davvero anomala visto che il Premier viene sfiduciato dal suo stesso partito e che lascerà il posto a Matteo Renzi, colui che aveva perso le primarie contro Bersani e che era poi diventato segretario dei dem assicurando la fiducia al governo Letta, ma poi, nei fatti, ponendosi come vero antagonsita di quelle larghe maggioranze che sarebbero dovute arrivare almeno a dare al Paese delle riforme che di fatto non ci sono state. Un ingranaggio che, anche se molti e lo stesso Renzi non amano più, sembra proprio annoverarsi sotto il nome di “rottamazione”. Quel meccanismo che fece lasciare Massimo D’Alema  e Walter Veltroni e che oggi fa sfiduciare Letta. Il Premier a seguito le decisioni assunte oggi dalla Direzione nazionale del Partito Democratico per poi informare il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con il quale ha deciso che domani s’incontrerà per rimettere il suo mandato.

 

La scelta di Civati!

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“Personalmente sono molto a disagio. Una cosa che non accetto è che si parli di scelta obbligata: è una scelta politica fino in fondo quella di sfiduciare Enrico Letta”. Queste le parole di  Pippo Civati alla Direzione del pd dove poi ha aggiunto: “Non capisco perchè – aggiunge Civati – sostituendo il premier con la stessa maggioranza le cose dovrebbero cambiare. E poi, come diceva il grande poeta, ‘il modo ancor m’offendè. Potevamo farla in modo diverso. E’ invece è successa una via di mezzo tra la prima repubblica e shining”. Civati conclude: “io mi dichiaro contrario a questa scelta”.

Per chi suona la campana: attese le dimissioni di Letta prima di cena

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Un tweet inviato da Tommaso Labate subito dopo il discorso di Renzi alla Direzione Pd  a cui è seguito anche l’intervento di Cuperlo, sembra indicare che ormai la strada è segnata e che  l’avvicendamento Letta- Renzi sia ormai una formalità da ufficializzare.

Il lapsus di Cuperlo… “necessaria continuità”

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Cuperlo durante il suo discorso alla Direzione Pd è stato vittima di un lapsus e nel manifestare il sostegno della minoranza alla relazione di Matteo Renzi, Cuperlo ha detto: “il segretario ha illustrato i motivi che lo spingono oggi a ritenere necessaria una continuità”. Una impercettibile pausa e dice: “no una discontinuità”.

Renzi insultato prima della Direzione Pd!

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Matteo Renzi è stato contestato poco prima di entrare nella sede del Pd al Nazareno per la Direzione. Entrando da un ingresso secondario il sindaco di Firenze è stato bloccato per qualche secondo da un gruppo di lavoratori ex Lsu che stanno protestando da questa mattina.

La staffetta nel Governo: Renzi parla da Premier alla direzione Pd

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Parole da Premier più che da segretario quelle pronunciate oggi dal Matteo Renzi alla Direzione Pd alla quale Letta ha deciso di non partecipare. L’esordio del sindaco di Firenze è stato “Non ci saranno effetti speciali nella mia relazione” e poi ha aggiunto “Non faremo processo al governo, ma siamo in condizioni di aprire pagina nuova” per poi sottolineare che “Non si tratta di staffetta o non staffetta. Staffetta è quando si va nella stessa direzione e alla stessa intensità, non quando si prova a cambiare ritmo”. La direzione del pd “assume ‘impegno Italia’ come contributo e rileva la necessità e l’urgenza di aprire una fase nuova con esecutivo nuovo” che ha come “orizzonte” la fine della legislatura. Questo è uno dei passaggi più salienti del documento che  Matteo Renzi ha portato alla Direzione Pd. Ma a chi gli ricorda che potrebbe ‘bruciarsi’ ad assumere ora il ruolo da Premier, il segretario del Pd risponde “Chi fa politica ha il dovere di rischiare”. Renzi nel suo intervento ha anche ringraziato Enrico Letta e il suo governo, che ha definito esecutivo di servizio. Poi chiede al Pd di rischiare e a Letta di dimettersi.

Ma cosa ha spinto Renzi a “rischiare l’osso del collo” e diventare presidente del Consiglio? Il segretario lo spiega in tre punti:

Quindi Renzi chiede al Pd di rischiare su questa nuova strada e a Letta di dimettersi: un ben servito con l’onore delle armi. Poi Renzi comincia a spiegare perchè ha deciso di rischiare l’osso del collo diventando presidente del Consiglio.

Il primo e sostanziale perchè si può tradurre nel concetto: se non lo faccio io non lo fa nessuno. Renzi dice: “Senza un protagonismo accentuato del Pd le riforme istituzionali ed economiche restano solo parole”. “Protagonismo del Pd” che secondo la ricostruzione di Renzi, Letta non solo non ha realizzato ma non ha neanche programmaticamente concepito.

Il secondo perchè è la “palude” in cui naviga l’Italia, in cui naviga il Pd. Letta e il Pd navigavano sotto riva mentre Renzi dalla palude vuole uscire. Con direzioni e interventi radicali, radicalità che nei 10 mesi del governo Letta obiettivamente non c’era mai stata.

 Il terzo perchè è “l’ambizione smisurata, l’ambizione smisurata del Pd” che Renzi non smentisce, anzi conferma e di cui cerca di far leva “cambiare verso” all’Italia immobile. Quindi, conclude Renzi, “al bivio prendere la strada meno battuta” non attendere il logoramento del governo Letta, non aspettare la scadenza naturale della legislatura, la conclusione delle riforme istituzionali, ma rischiare tutto, subito. Rischiare l’osso del collo, suo e del Pd, andando a Palazzo Chigi qui e ora.

Letta non va alla direzione Pd: “ognuno libero di esprimere le proprie valutazioni”

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Il premier non parteciperà ai lavori della Direzione Pd. Lo annuncia lo stesso Letta. “Carissimi – scrive – penso che, in una giornata importante come questa, sia fondamentale che la discussione si sviluppi, e le decisioni conseguenti siano assunte, con la massima serenità e trasparenza. Per questo preferisco aspettare a P.Chigi le determinazioni che verranno prese, in modo che tutti in Direzione si sentano liberi di esprimere valutazioni ed esplicitare le decisioni che ritengono opportune”.

E il direttore di Repubblica pone una domanda che si fanno in tanti…

 

renzi-letta-ezio-mauro-tuttacronacaIn attesa della direzione Pd, con Enrico Letta pronto a puntare il dito contro Matteo Renzi nel caso fosse proprio la testa del premier a cadere e il sindaco fiorentino pronto a dar battaglia e a chiedere supporto al suo partito, Ezio Mauro, direttore de La Repubblica, se la prende con entrambi e sul suo profilo Twitter scrive: “Ma quei due, oltre che di se stessi hanno un’idea del Paese, del partito cui appartengono e della sinistra?”

“Come un elefante in una cristalleria”: verso la direzione Pd

elefante-cristalleria-tuttacronacaCi si può attendere di tutto dalla direzione Pd dove si affronteranno apertamente Renzi e Letta, con il premier che potrebbe spiegare di essere pronto a un confronto sul nuovo programma e a un nuovo governo che abbia la fiducia del Parlamento per durare fino al 2018. E non si può escludere che ricorderà al suo partito che non si può accusare il governo di essere andato a rilento sul rilancio perché è stato il Pd a chiedere di aspettare. Lo stesso Letta aveva sottolineato: “Bisogna stare attenti e sapere che siamo in una cristalleria. E può finire male”. Ma non è detto che Renzi non farà proprio “l’elefante”. Anche perchè ancora il premier aveva ripetuto ai suoi: “Io gioco a carte scoperte. Se Matteo vuole il mio posto lo deve dire apertamente. Questa vicenda si chiarirà senza sotterfugi. Tutto deve essere alla luce del sole”. Per la prima volta Letta, del resto, presenta un’alternativa al Renzi 1. Come ricorda l’HuffPost,

la proposta è: nuovo programma e nuovo governo. E non un caso che Letta, con la malizia del politico navigato, nel suo Impegno Italia (il nuovo programma) ha messo nero su bianco molti degli spunti che avrebbe inserito Renzi nel suo file excel. E non è un caso che un “bis” è proprio la proposta originaria della sinistra del Pd che considerava insufficiente un rimpasto: “Cuperlo – dice più di un lettiano – chiedeva un nuovo governo aggiungendo che doveva guidarlo Letta. Ora che fa?” Nel ragionamento di Letta opporsi a questo schema significa non solo mandare a casa il governo ma, di fatto, rompere il Pd. Farlo entrare in una crisi profonda.

Insomma, la mossa di Letta è che qualcuno deve mettere la firma sulle sue dimissioni, se tali devono essere, e quindi lo stesso Renzi deve apparirne la causa.

Deve chiedere al suo partito di “uccidere” il governo a cui ha votato infinite fiducie. Già, le impronte digitali: “Deve essere una cosa netta. Una sfiducia del Pd” spiegano a palazzo Chigi. È solo di fronte a un documento votato in cui la direzione del Pd chiede al premier di fare un passo indietro che Letta salirà al Colle in serata. Non di fronte a quelle “sfumature di grigio” nelle critiche evocate in conferenza stampa. Quel voto, spiegano i lettiani, rappresenterebbe la rottura del cristallo democratico: “Se invece non c’è un voto chiaro – spiega una fonte di palazzo Chigi – allora si parlamentarizza la crisi”.

 

Renzi diventa “Demolition man” per il Financial Times

FINANCIAL-TIMES-RENZI-tuttacronacaLa situazione politica italiana è quanto mai instabile e dal mondo ci osservano. Il Financial Times  ne parla come di una “lotta per la sopravvivenza” per frenare l’arrivo di “Demolition man”. Lo scontro è tra Letta e Renzi e, citando fonti vicine al governo, si situa nel solco della tradizione medioevale italiana e “ricorda la storica rivalità tra pisa e Firenze”. Il quotidiano pubblica in prima pagina una grande foto del sindaco di Firenze in Smart diretto a Palazzo Chigi per poi ripercorrere i dieci mesi di vita del governo Letta, ricordando che il premier in carica “ora lotta per sopravvivere, dopo essere arrivato per caso a capo dell’esecutivo, ha preso in mano un Paese profondamente indebitato, impantanato nella più lunga recessione dal Dopoguerra e guidando un governo di larghe intese che sembrava destinato a fallire”. Benché capace di resistere più a lungo di quanto ci si aspettasse il governo Letta “anziché concentrarsi sul taglio della spesa pubblica, la riduzione del debito e l’abbattimento del costo del lavoro, ha impiegato mesi per soddisfare le richieste populiste di Silvio Berlusconi di abolire l’Imu”. Il Financial Times passa quindi a parlare del segretario del Pd scrivendo che “ha mostrato un raro dinamismo accanto a un’ottima capacità comunicativa e ignorando l’ala più di sinistra del partito ha siglato un accordo sulla legge elettorale con il leader di Centrodestra Silvio Berlusconi, malgrado la sua condanna e i tre altri processi che ancora sta affrontando”. Ma non è l’unico a pensarla in questo modo. Il Wall Street Journal, sostiene infatti che la “fragile grande coalizione” è a rischio di crollare sotto la crescente pressione di Matteo Renzi, la star emergente della politica italiana, appena eletto leader del partito di Letta, il Pd. Il trentanovenne Renzi è alle prese con uno scontro di potere con il premier e ha accusato ripetutamente il suo governo di avere fatto troppo poco per aiutare l’Italia ad uscire da due anni di dura recessione”.

Dal Governo del Fare al Logo dell’Impegno Italia: Letta pressato, ma non vinto

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Doveva essere il Governo del Fare, ma quel Fare si è dileguato nel tempo,sino a diventare aspettare! E allora che fare? si cambia nome e diventa Impegno Italia. Questo il logo per “il  programma per il nuovo governo” che si formerà. Il Premier Letta in conferenza stampa torna sul  “patto di coalizione che ha sostenuto fino ad adesso il mio governo e che voglio ringraziare”, ma poi sottolinea “Qualcuno mi ha accusato di aver perso yempo. Se perdita di tempo c’è stato non è colpa mia” e dichiara anche “Abbiamo preso il timone di questo paese quando il paese aveva il segno meno. Domani l’altro l’istat darà i dati sulla crescita: oggi il paese ha il segno più. E’ una crescita piccola e io penso che sia poco, ma è fondamentale” e poi scherza anche con i giornalisti “Potrei insegnare pratiche zen in qualunque monastero orientale…” e poi continua “L’hashtag è io sono sereno, anzi zen potrei dire”.

Ma l’argomento è dei più seri e il Premier torna ad attaccare con vigore e sotenere quanti lo hanno criticato “Sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto come squadra, abbiamo preso il timone con un segno meno e oggi il Paese ha il segno più, è una crescita piccola ma prima avevamo il segno meno ora il segno più e io penso che sia poco ma è fondamentale come indicazione di marcia che ci consente di guardare con fiducia al futuro”.

Ma quale sarà la durata di Impegno Italia?

“La durata di ‘Impegno Italia è legata al completamento delle riforme: legge elettorale, modifica del senato e del bicameralismo perfetto, titolo v della costituzione. Sono riforme che necessitano di un lasso di tempo significativo, ma che terminate credo anche il mio lavoro possa essere considerato arrivato a compimento”. “Ci sono troppe discussioni legate al 2018, al 2015…Io voglio una scadenza legata agli obiettivi da raggiungere, perchè quando si mettono scadenze quelle retrocedono automaticamente”.

Quali sono i numeri?

Trenta miliardi di euro per il rilancio dell’economia. E’ la cifra che Enrico Letta indica nel piano ‘impegno italia’, spiegando che le risorse arriveranno dalla Spending review, dal rientro dei capitali all’estero e dalla minore spesa per interessi.

Quale è la speranza?

“Dopo tre anni abbiamo cominciato non con addosso la crisi e l’emergenza finanziaria. Non facciamo che appena finisce l’emergenza finanziaria ci incasiniamo sulle nostre vicende. Sarebbe un errore, ora c’è l’occasione per far crescere il paese”, afferma ancora il Premier in conferenza stampa.

L’incognita Renzi?

‘L’incontro con Renzi è stato, come dite voi, franco…”, così il premier Enrico Letta ha risposto a chi gli chiedeva come fosse andato l’incontro con il leader Pd. “Ci siamo parlati, ognuno ha spiegato il suo punto di vista, è sempre positivo quando ci si parla”.

E la crisi?

“Sto cercando di proporre un metodo per risolvere una crisi che se affrontiamo senza attenzione alla logica della cristalleria può finire male. Dobbiamo stare molto attenti e gestirla con molta attenzione”

E la Direzione di domani?

“Voglio vedere com’è la discussione domani, io sono abituato a molte sfumature e bisogna saper leggere le sfumature… Domani è un altro giorno”.

Letta resisterà… o emigrerà verso Bruxelles?

Enrico-Letta-staffetta-tuttacronacaLetta sempre più solo. E’ questa la situazione in cui si trova il presidente del Consiglio che nella mattinata di oggi, alle 11, s’incontrerà con il segretario del Pd Matteo Renzi. Dopo che dal Colle fanno sapere che la situazione va chiarita innanzitutto in casa del partito democratico, vede attorno a sè spalle che si voltano. Andrea Romano, capogruppo alla Camera di Scelta civica, partito senza il quale il governo non ha maggioranza al Senato, dice: “Letta è uno di grande esperienza e sensibilità istituzionale. E sono sicuro che lui per primo comprenda l’esigenza di voltare pagina davvero, arrivando a un governo che sia guidato da un’altra personalità”. E nel frattempo, mentre il premier parla con Alfano, il vicepresidente di Ncd, come spiega l’Huffington Post, ha già iniziato la trattativa sul governo Renzi, trattativa già in fase avanzata perché si è parlato di nomi.

Con Angelino che avrebbe “chiuso” su due ministri suoi all’interno della compagine governativa, su un totale di dodici ministri. I due, Angelino e Matteo, nei giorni scorsi si sono incontrati per un’ora e mezza. È stata l’occasione in cui Alfano ha dato il via libera al nuovo governo Renzi, purché “venga tutelato Enrico”. È proprio attorno a questo punto che ruota l’ultima trattativa, la tutela di Letta. Nei panni del mediatore il vicepremier sta provando a convincere “l’amico Enrico” che la resistenza a oltranza potrebbe essere controproducente. Meglio negoziare una via d’uscita, con l’appoggio di Renzi e Napolitano. Perché se uno si schianta contro un muro, dopo non c’è niente. E in queste condizioni Letta rischia concretamente il muro. Perché gli alleati non ci sono più. Pure il capo dello Stato si è posto su una posizione di equidistanza dai duellanti: “Il problema – è la linea del Colle – è del Pd che deve indicare il premier e dare garanzie sulle riforme”. E su queste basi la direzione di giovedì rischia di diventare un Vietnam per Letta. In un processo da parte del suo partito che invoca la discontinuità dopo i risultati deludenti della sua esperienza di governo.

Proprio Alfano suggerisce che si trovi una decorosa strategia di uscita mentre presenta una timida difesa del premier: “Ho sentito Letta e gli ho detto che siamo pronti ad andare avanti. Ma se il Pd non dà una appassionata e sincera disponibilità a rilanciare l’azione del governo, allora si complica la situazione”. È come dire che quando si porrà all’ordine del giorno “in chiaro” la questione del governo Renzi allora la situazione troverà una sua nuova linearità. Insomma, nessuno dice più “o Letta o morte”. Ma lo stesso Letta non ha intenzione di cedere e chiede ai suoi di resistere. Solo che sono proprio i suoi i primi a ammettere che in queste condizioni è difficile resistere, soprattutto quando nella direzione del Pd dove Letta non ha i numeri sarà chiesto al segretario di “aprire una fase nuova archiviando questo governo”. Ma, spiega ancora l’Huffington:

Proprio la posizione apparentemente dura del premier, il “non mollo” appare più un modo di tenere aperta una trattativa con Renzi e Quirinale che una effettiva dichiarazione di guerra. Nel Palazzo circolano più ipotesi dalla Farnesina a Bruxelles come decorose way out del premier. Difficile, per come si è messa la situazione, che Enrico Letta possa entrare a far parte di un governo Renzi. Più probabile che sarebbe interessato a un incarico europeo. Raccontano i ben informati che è sin dal suo viaggio a Bruxelles ha “esplorato” la via europea. Solo che servirebbero garanzie piene di Napolitano e dello stesso Renzi sull’incarico di commissario europeo, posto che non sarà più di Tajani. Non è escluso che possa essere proprio questo il tema di un incontro di domani tra il premier e il segretario. Chissà. In casa Pd in molti sono convinti che, alla fine, sarà costretto a mollare.

Letta non molla: vuole il bis

letta-verso-bis-tuttacronacaEnrico Letta non ha alcuna intenzione di cedere il posto a Matteo Renzi e, per impedire la “staffetta”, ha pronto un nuovo programma e un nuovo governo. Non solo non ha intenzione di dimettersi, al Capo dello Stato spiega che “ci sono le condizioni di rilanciare” con un “bis”. Per quel che riguarda il programma, ha intenzione di garantire la svolta invocata da Confindustria e parti sociali.“Vedrete che il programma che presenterò sarà convincente e sono sicuro che convincerà tutti i partiti che sostengono il governo e convincerà anche il Pd”, è quanto afferma uscito dal Quirinale. “La maggioranza c’è, il programma pure, si può andare avanti con un nuovo governo che si faccia votare la fiducia dalle Camere”. Ma per Napolitano quello che serve davvero ora è fare “profonda chiarezza” all’interno dello stesso Pd, dove le acque sono quanto mai agitate. Ma se Renzi non si è sottratto all’eventualità di andare a palazzo Chigi, con un orizzonte temporale lungo, fino al 2018, in modo da garantire le riforme, proprio per evitare la staffetta Letta propone un bis, contando sulla volontà di autoconservazione del Parlamento: “A questo punto – spiega un autorevole esponente del Pd – è chiaro che per fare le riforme i parlamentari hanno bisogno di garanzie sulla durata della legislatura”. La chiarezza si farà, forse, nel corso della direzione Pd, durante la quale Letta illustrerà il suo programma.

Napolitano-Renzi: tra il no alle urne e la necessità di un governo efficace

Pensioni: si torna a parlare di flessibilità

pensioni-flessibilità-tuttacronacaIl tema pensioni resta caldo ma immobile: il governo ancora non è stato in grado di offrire risposte e del resto è a sua volta più che mai tra ballante, con Letta che ha perso vari ministri, Renzi impegnato nel pressing, Forza Italia e i 5 Stelle che vogliono le urne e il presidente della Repubblica, che ha voluto questo Governo, sotto accusa. Un cambio, forse, porterebbe anche risposte sul tema pensioni, ma l’unica certezza, al momento, è che se ne continua a parlare. Al riguardo, Cesare Damiano, intervistato da Il sussidiario, è tornato a parlare della flessibilità come criterio giusto, seppur costoso, per una vera riforma della previdenza. “Continuo a sostenere la flessibilità in uscita anche se costa. Con la drastica, anzi draconiana riforma Fornero, tra il 2020 e il 2060 dalle pensioni verranno drenate risorse superiori ai 300 miliardi di euro. Una cifra imponente di trasferimento da stato sociale a debito. E io penso che possa essere restituita ai pensionati in termini di flessibilità: se di quei 300 miliardi gliene portiamo via uno, non cambia niente. In questo modo faremmo anche giustizia sociale”.

Renzi al Colle: incontro top secret con Napolitano

renzi-napolitano-tuttacronacaSono fonti parlamentari a riferire di un incontro avvenuto in giornata tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il segretario PD Matteo Renzi. L’incontro top secret è avvenuto al termine di una giornata rovente per il presidente della Repubblica, con le rivelazioni del Corriere della Sera sui contatti intercorsi con Mario Monti, mesi prima della sua nomina come capo del governo nel novembre 2011, in vista proprio di un eventuale incarico.

Settimana nuova, problemi vecchi: le pensioni

esodati-inps-tuttacronacaE’ l’agenzia di stampa Adnkronos a riportare, in base a un rapporto dell’Inps sulle operazioni di salvaguardia che fa il punto della situazione al 20 gennaio scorso, che solo uno su cinque esodati ha ottenuto la liquidazione della pensione. Si tratta di 33.147, su un totale di 162.147, posizioni salvaguardate con cinque differenti provvedimenti. L’Inps ha certificato le posizioni alla data del 20 gennaio e si tratta di 82.458 di cui 62.383 relative alla prima salvaguardia che prevede la copertura di 65mila posizioni, 14.450 alla seconda salvaguardia, che prevede 55mila coperture e 5.625 alla terza che prevede 10.130 coperture. Nel rapporto viene precisato inoltre che, in relazione alle ultime due salvaguardie per 32mila coperture complessive, per la quarta relativa a 9mila coperture è in corso la presentazione delle domande alle direzioni territoriali del lavoro delle istanze degli interessati con termini di scadenza fissati al 26 e 27 febbraio a seconda della categoria di appartenenza. Ancora si legge che le attività di certificazione saranno concluse entro giugno 2014. Per la quinta salvaguardia relativa a 23mila posizioni deve ancora essere pubblicato il decreto interministeriale di attuazione. Si prevede comunque che le attività di certificazione saranno concluse entro il 2014. Spiega il Sole 24 Ore:
Il rapporto analizza nel dettaglio la tipologia dei lavoratori salvaguardati e il relativo anno di decorernza della pensione limitatamente alle 82.458 posizioni certificate, di cui 33.147 già liquidate. Nel dettaglio quanto all’anno di decorrenza nel 2013 sono stati certificati 35.594 esodati, nel 2014 sono previsti 23.294, nel 2015 altri 13.488. A seguire 5.902 andranno in pensione nel 2016, mentre 2.474 nel 2017. Tra i già certificati ve ne sono 76 che andranno in pensione nel 2020, 7 nel 2021 e uno addirittura nel 2022. Quanto alla provenienza degli esodati già certificati la gran parte (35.139) vengono dalla mobilità ordinaria, seguono i lavoratori dei fondi di di solidarietà con 18.795 esodati, i prosecutori volontari con 16.741 esodati, il lavoratori cessati con 7.180 esodati, la mobilità lunga con 3.202 esodati, gli esonerati con 1.226 esonerati, i congedati per assistenza figli con 98 esodati e i prosecutori volontari dopo la mobilità con 77 esodati.
Il Parlamento continua tuttavia a prestare attenzione al tema degli esodati, con la riforma Fornero che ha lasciato delle posizioni senza lavoro e senza pensione. Per questo motivo la commissione lavoro della Camera ha formulato un’ipotesi di soluzione condivisa da tutti i partiti e la presidente Laura Boldrini ha annunciato che il testo proposto dalla commissione sarà esaminato dalll’aula entro il mese di marzo. Cesare Damiano, presidente della commissione lavoro, ha spiegato all’Adnkronos: “Rispetto ai primi tre contingenti salvaguardati che ammontano a 130mila esodati sono state liquidate 33mila pensioni. C’è una sproporzione. Perciò abbiamo chiesto all’Inps un monitoraggio costante con una relazione trimestrale. Intanto la commissione ha formulato una proposta che affronta in modo risolutivo il problema eliminando alcuni paletti della riforma e aggiustando alcune date. Viene così consentito a chi ha maturato i requisiti di andare in pensione con le regole precedenti alla riforma Fornero. A questo punto l’auspicio è che il governo ci metta le risorse necessarie e che tutto il Parlamento faccia propria la proposta della commissione che non riguarda nuove famiglie di esodati da salvare ma interviene con criteri generali e omogenei per risolvere definitivamente ilproblema”.

“Andare a Palazzo Chigi: ma chi ce lo fa fare?”: così Renzi

matteo-renzi-tuttacronacaAndrà in onda domani mattina su Rai3, nel corso della trasmissione Agorà, un’intervista registrata oggi da Matteo Renzi nel quale il sindaco fiorentino spiega: “Sono tantissimi i nostri che dicono ‘ma perché dobbiamo andare a Palazzo Chigi, ma chi ce lo fa fare?” I segretario dem spinge lontana l’ipotesi che sia lui a sostituire in corsa Enrico Letta nel ruolo di presidente del Consiglio e liquida la faccenda: “Ci sono anch’io tra questi – richiamandosi al ‘chi ce lo fa fare’ della base e dei colonnelli – nel senso che nessuno di noi ha mai chiesto di andare a prendere il governo”. Le parole di Renzi richiamano quelle pronunciate in precedenza da Maria Elena Boschi: “Il mio augurio è che Matteo diventi presidente del Consiglio attraverso l’investitura popolare – aveva detto durante un’iniziativa del partito in Calabria – In questa fase abbiamo, però, la necessità di procedere speditamente sul piano delle riforme sulle quali il partito è unito”. Anche Davide Faraone, responsabile Welfare della segreteria Dem, si era unito al coro: “Chi propone Matteo Renzi premier, lo fa con lo spirito di quei democristiani che volevano far fuori un leader e lo ‘promuovevano’ a Palazzo Chigi”.

Prodi avverte Renzi e Letta: “La mia staffetta con D’Alema fu un suicidio”

prodi-romano-dalema-massimo-tuttacronacaIn attesa che Enrico Letta salga al Colle per il suo incontro con Napolitano e mentre Matteo Renzi incita i suoi, Romano Prodi parla al Mattino e mette in guardia sull’ipotesi di staffetta tra l’attuale premier e il segretario dem a Palazzo Chigi. “Quello fu un suicidio politico e spero che stavolta non si ripeta. Allora non fu ucciso solo un disegno di governo ma anche la speranza di un Paese”. In tanti hanno ricordato al sindaco di Firenze il precedente, quello che portò Massimo D’Alema a scottarsi dopo aver sostituito proprio il leader dell’Ulivo. L’ex premier sembra riconoscersi in Letta, motivo per il quale lo esorta a fare “uno scatto”, a “rischiare di più”, perché in questo momento “la mediazione non paga più”. Servono “riforme e decisioni coraggiose – dice – Subito la riforma del voto e quella del Senato”. Spiega il professore: “Oggi sappiamo che le larghe intese sono da noi pressoché impossibili. E abbiamo il dovere di rimediare a uno sfarinamento che ci sta di fronte. Lo strumento della legge elettorale non è esaustivo ma può servire. Soprattutto se elimina il rischio della governabilità in una delle due Camere”. Renzi è avvertito: “Nel Pd è estremamente forte e deve usare con saggezza questo vantaggio”. Per Prodi la compravendita dei parlamentari è “l’episodio più grave di tutta la storia politica italiana. Mi colpisce come in Italia la compravendita di senatori sia stata sottovalutata e derubricata a poco più che un incidente”. La difesa del Senato era quindi “quantomeno doverosa. Se poi per formalizzarla si sia trovata una procedura intelligente, o piuttosto no, è un altro discorso”, dice a proposito della decisione di Grasso. Riferendosi anche allo scenario europeo Prodi sottolinea che “il populismo è il termometro del disagio”. “Bisognerebbe iniziare a chiedersi perchè esso ha infiltrato tutte le democrazie europee tranne una. La Merkel lo ha spento”.

Letta incontrerà Napolitano per una nuova iniziativa: “Era ora”

letta-sochi-tuttacronacaEnrico Letta, presidente del Consiglio, ha annunciato da Sochi: “Mi sono preso qui 24 ore di ossigenazione. C’è bisogno di un forte impegno per sbloccare la situazione politica e dalla settimana prossima ho intenzione di prendere un’iniziativa dopo essermi consultato con il Capo dello Stato”.

tweetIl premier nega però “paralleli” tra le staffette dei tedofori dei Giochi di Sochi e quelle politiche: “Nessun parallelo, mi sono preso 24 ore di ossigenazione, il clima è perfetto, ottimo”, ha spiegato da Casa Italia. Ne approfitta però per lanciare un messaggio al segretario del suo partito, Matteo Renzi: “So quanto il gioco di squadra sia fondamentale nello sport e nella sua organizzazione,ed è per questo che faccio il mio in bocca al lupo a Malagò”, sotolineando inoltre come “lo sport non sia un ‘one man show’ ma un gioco di squadra dove tante professionalità e persone giocano insieme”.Rapida anche la risposta del sindaco fiorentino: Letta da Napolitano? Benissimo, era ora. Adesso non ci rimane che aspettare”.

Letta bis o Renzi 1? Il segretario dem dà due settimane di tempo

RenziLetta-direzionepd-tuttacronacaDa 1 a 10, secondo un fedelissimo di Renzi, il segretario dem sarebbe convinto “6-7” di prendere la guida del governo. E questa sicurezza nelle proprie forze il sindaco fiorentino l’ha dimostrata nel corso della direzione del Pd al Nazareno, dove si è parlato del percorso delle riforme (Italicum e abolizione del Senato) e c’è stato un chiarimento sull’esecutivo. Scrive l’Huffington Posto: Tempo due settimane: tante ne ha Enrico Letta per scegliere come rilanciare l’azione del suo governo. Il 20 febbraio la direzione del Pd si riunirà di nuovo per decidere ‘che fare’. E a quel punto, visto che l’assise Dem fa piazza pulita della parola ‘rimpasto’ fissando il paletto “ripartenza”, tutte le chance sono aperte. La prima: Letta bis, ipotesi che però entusiasma poco il segretario Pd e non solo lui ormai nel partito. La seconda: governo Renzi, ad oggi più possibile, da vedere se ce ne saranno le condizioni, ovvero se la legge elettorale sarà stata licenziata senza scossoni da Montecitorio entro il 20 febbraio. La terza: il voto anticipato, ipotesi alquanto peregrina, tutti nel Pd tendono a escluderla, il sindaco-segretario la agita in caso l’Italicum facesse una brutta fine, stritolato da veti incrociati e franchi tiratori.

Nel corso della direzione è stato Cuperlo, che ieri ha avuto un colloquio con Renzi al Nazareno, a mettere i piedi nel piatto del ‘non detto’ più grosso, a evocare il fantasma che occupa tg e giornali e che evidentemente aleggia anche nell’assemblea al Nazareno. Cioè la possibilità di un governo Renzi al posto di Letta. Cuperlo non lo dice esplicitamente, ma il senso è quello. E soprattutto, dopo aver maledetto lo streaming (“che limita il dibattito”), è Cuperlo a chiedere che il partito ne discuta. “Chiedo a questa direzione reggiamo così? Escluso il rimpasto, serve una vera ripartenza del governo per saldare un accordo programmatico – dice l’ex presidente del Pd – Enrico letta lo vuole fare questo sforzo? E’ in grado di farlo? Questo è il tema del galleggiamento. In alternativa c’è il voto ma non c’è solo quello, ce ne sono anche altre e se ne parla sui giornali…”. Al momento, obiettivo primario del sindaco fiorentino è la legge elettorale. Imperativo: metterla al sicuro con l’ok della Camera entro il 20 febbraio, prima di qualunque altra scelta. Che sia: appoggiare un Letta bis, se il premier “si inventa qualcosa in queste due settimane”, dicono dal Nazareno. O che sia: assumere il comando della squadra a Palazzo Chigi. Prima la legge elettorale. E se la minoranza chiede una discussione sul governo, bene: fissata il 20 febbraio, nuova direzione con ordine del giorno cambiato, governo invece che Jobs Act. Mentre giovedì 13 febbraio la direzione resta convocata sul tema dell’adesione del Pd alla famiglia socialista europea, prima del viaggio del segretario a Bruxelles a metà mese e – guarda caso – mentre alla Camera l’Italicum attraverserà i suoi giorni più delicati.

Ma non è solo Cuperlo a chiedere chiarimenti, della prospettiva renziana a Palazzo Chigi è anche il bersaniano Alfredo D’Attorre che

apprezza il cammino di riforme indicato da Renzi, nota che “per farle, anche solo l’abolizione del Senato, servono 24 mesi…altro che voto l’anno prossimo”. E poi, pur con garbo, a Letta chiede: “Impegno 2014, siamo a febbraio, dov’è quest’agenda di governo?”. Insomma, “il Pd deve occuparsi di come assicurare un governo forte e stabile per i prossimi due anni…”. Un intervento, quello di D’Attorre, che non passa inosservato nella cerchia dei più stretti collaboratori del sindaco, per niente stizziti, anzi compiaciuti dell’andamento del dibattito. Ma il bello deve arrivare. C’è il bersaniano Davide Zoggia che chiede “un nuovo governo”. E poi Matteo Orfini, che di governo Renzi parlò anche prima che nascesse il governo Letta. E oggi non ha cambiato idea, anzi. In direzione la dice così: “Serve un nuovo governo, non un rimpastino, un governo che con lo sforzo di tutti noi che si prenda la responsabilità di portar fuori il Paese dalla crisi”.

Ora la palla passa a Letta ma intanto il tempo scorre.

“Criminali in galera”: la Lega e la protesta contro il Dl carceri

carceri-lega-tuttacronaca“Criminali in galera”. Recita così lo striscione esposto dalla Lega mentre il decreto Carceri incassa il sì della Camera e passa al Senato. Il testo, recante misure urgenti per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e una riduzione controllata della popolazione carceraria, è stato approvato con 296 sì, 183 no, 2 astenuti. Si tratta della terza manifestazione in Aula della Lega sempre a proposito del Dl Carceri. Inizialmente Gianluca Buonanno aveva sventolato un paio di manette davanti al banco della presidenza, mentre ieri si era presentato in aula con un cartello: “Pd complice dei mafiosi“. Oggi Nicola Molteni, prima di esporre lo striscione, ha detto: “Con questo decreto rimettete in libertà gli stupratori. Per voi vengono prima i delinquenti e gli extracomunitari e poi la gente onesta ed i cittadini italiani. Siete degli ipocriti e degli ignoranti e votate un decreto vergognoso ed indecente”.Per la presidente della Commissione Giustizia alla Camera, Donatella Ferranti, il voto di oggi è ”un altro passo avanti verso carceri più vivibili e detenzioni più dignitose. Credo che questo decreto, che si aggiunge agli altri interventi strutturali già approvati o in via di approvazione come la messa alla prova e la riforma del cautelare, sarà una buona carta da giocare in sede europea dopo la sentenza ‘Torreggiani’ per evitare la procedura di infrazione e l’esborso di vari milioni di euro”. E sottolinea: “Il testo che approda ora al Senato  è un buon punto di equilibrio tra garanzie umanitarie ed esigenze di sicurezza. Non c’è alcun cedimento nei confronti dei delitti gravi e di mafia, nessun indulto mascherato, nessuna liberazione automatica. Si potrà avere uno sconto di pena solo sulla base di una valutazione in concreto da parte del giudice della positiva condotta dei condannati”. Ma ricorda anche che serve che “il governo metta in campo anche risorse economiche: una politica carceraria seria è impensabile a costo zero. Servono investimenti per attuare un deciso piano edilizio secondo moduli e criteri avanzati, servono investimenti per potenziare numericamente e professionalmente l’organico degli agenti, degli educatori, degli psicologi, di tutte quelle figure che operano nei servizi sociali dell’esecuzione penale esterna”.

La decisione del Governo per le pensioni… è non decidere!

PENSIONE-tuttacronacaIeri ci si attendeva risposta da parte della Commissione bilancio che doveva prendere una decisione per il pensionamento del personale scolastico quota 96. Sul tavolo c’era la proposta Ghizzoli-Marzana e si era parlato di ottimismo perchè, come detto dallo stesso Ghizzoni, “Questa volta ci sono le coperture finanziarie e non vi è motivo per respingerlo”. Si trattava dell’ultimo passaggio istituzionale, ma è stato richiesto il rinvio direttamente dal Governo, come ha spiegato l’On. Manuela Ghizzoni, proprio al fine di acquisire maggiori chiarimenti sotto l’aspetto finanziario. Il Governo ha avanzato la richiesta dopo sollecitazioni da parte della Ragioneria dello Stato. Ancora Ghizzoni, nel dar comunicazione del rinvio ha affermato “Condivido, la considerazione finale del Presidente Boccia: c’è un’intesa trasversale (assai rara, dati i tempi) tra i gruppi per dare soluzione a questa vicenda. Sfruttiamola per indirizzare il governo sulla giusta (e unica) via da imboccare”. Si sa che il Governo dipende dalle decisioni della Ragioneria e dal ministero delle Finanze e ora ci si chiede se gli onorevoli Ghizzoni e Boccia saranno in grado, nei prossimi gioni, di convincere i ragionieri tecnici sulla bontà e validità della loro richiesta mentre per i quota 96 la pensione è sempre più un miraggio.

E’ arrivata l’ora del rimpasto? Saccomanni resta, saltano 4 ministri

letta-rimpasto-ministri-tuttacronaca

La direzione nazionale del Pd di domani sarà incandescente. Queste sono le previsioni per il duro faccia a faccia che domani ci sarà al Nazareno tra Enrico Letta e Matteo Renzi. Ora il Premier dovrà far attenzione al fuoco amico, il più pericoloso. Secondo alcune indiscrezioni raccontate ad Affaritaliani.it da un parlamentare democratico molto vicino al premier, dovrebbe annunciare il suo “rimpasto”.

“Il presidente del Consiglio è pronto. Molto probabilmente nel suo intervento di domani alla Direzione Nazionale del Pd annuncerà il rimpasto di governo”, afferma il dem. Il piano di Letta prevede un accordo con Renzi sulle riforme mentre l’esecutivo proseguirà la sua strada con l’agenda politico-economica.  Il cerchio verrà chiuso con il programma per il 2014, che includerà un’accelerazione sui temi economici, del lavoro e del Welfare. Ma per ripartire con l’azione di governo il premier ha intenzione di rinnovare la squadra dei ministri. Secondo quanto racconta un parlamentare democratico a stretto contatto con Letta, le teste pronte a saltare sarebbero 3 o 4. Certamente c’è da trovare un nuovo responsabile delle Politiche Agricole, dopo le dimissioni di Nunzia De Girolamo. E in pole rimane il renziano ex prodiano Ernesto Carbone. A rischio sarebbero anche Flavio Zanonato e Cecile Kyenge.

Promozione possibile per Graziano Delrio, stimatissimo dal sindaco di Firenze. Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni dovrebbe restare invece al suo posto. “Con l’Europa dobbiamo essere credibili in termini di riduzione del deficit e del debito e per il contenimento della spesa pubblica. Per questo motivo – spiega la fonte lettiana – e per cercare di ottenere l’uscita della spesa per gli investimenti dal patto di stabilità Ue, serve continuità”. Quindi in Via XX Settembre non dovrebbero esserci novità, se non il rimpiazzo del viceministro Stefano Fassina.

Grasso si costituisce parte civile: rivoluzione?

Piero-Grasso-tuttacronaca

Il presidente del Senato, Pietro Grasso, dopo aver ascoltato i diversi orientamenti espressi dai componenti del Consiglio di presidenza, ha dato incarico all’Avvocatura dello Stato di rappresentare il Senato della Repubblica quale parte civile nel processo sulla «compravendita di senatori» che inizierà il prossimo 11 febbraio presso il Tribunale di Napoli. “Il presidente – si legge in una nota – ha ritenuto che l’identificazione, prima da parte del Pubblico Ministero poi del Giudice, del Senato della Repubblica italiana quale ‘persona offesa’ di fatti asseritamente avvenuti all’interno del Senato, e comunque relativi alla dignità dell’Istituzione, ponga un ineludibile dovere morale di partecipazione all’accertamento della verità, in base alle regole processuali e seguendo il naturale andamento del dibattimento”.

Pensioni: il giorno della verità. E trapela ottimismo…

pensioni-tuttacronaca5 febbraio 2014. E’ oggi il giorno nel quale si troveranno le risposte? La commissione bilancio discute l’ennesimo testo, il disegno di legge unificato delle proposte di Ghizzoni del Pd e Marzana del M5S. Il nuovo testo, che riguarda molti insegnanti della scuola che non possono andare in pensione per quello che è stato un errore nella riforma del ministro Fornero, è stato elaborato per evitare nuove bocciature dalla commissione bilancio, e da quanto ha dichiarato l’onorevole Ghizzoni trapela ottimismo: ” Questa volta ci sono le coperture finanziarie e non vi è motivo per respingerlo”. Se passerà la nuova proposta, verrebbe esteso a circa 4mila insegnanti il diritto di andare in pesione utilizzando i requisiti validi prima della riforma Fornero, potendo andare così in pensione con la famosa quota 96 tra contributi e età anagrafica. Ci si augura, quindi, che finalmente arrivino delle risposte, considerato che anche i sindacati hanno attaccato duramente il governo Letta “Per non aver raccolto ancora in nessun provvedimento legislativo gli emendamenti presentati più volte in difesa della quota 96, nella convinzione che nessuna risoluzione di natura giudiziaria, facente seguito a ricorsi legali degli interessati, ha dato torto ai ricorrenti e che l’alto numero di precari nel comparto esigono dalla politica un atto di coraggio”. Ora, come spiegato in Supermoney, non resta che aspettare la decisione della commissione bilancio, che da sempre ha dato problemi e bocciato le varie proposte per mancanza di fondi. Questa volta la speranza è che vengano trovati i soldi, circa 35 milioni di euro per il 2014 secondo il censimento Miur e poi 107 per i successivi tre anni.

La Camera ha votato la fiducia sul Dl Carceri, ma è caos in Aula

dlcarceri-tuttacronaca347 sì contro 200 no. Con questi numeri la Camera ha votato la fiducia posta dal governo Letta sul decreto carceri. Non sono mancate le proteste in aula, come quella di Buonanno, della Lega, che ha alzato delle manette durante le dichiarazioni di voto. Tutti i deputati della Lega hanno votato contro la fiducia al dl carceri e passando davanti al banco della presidenza nell’Aula della Camera hanno esposto un cartello con le scritte “No al libera-criminali” e “no al libera-mafiosi”. Ogni volta che è accaduto, la presidente Laura Boldrini ha chiesto la rimozione dei cartelli ai commessi. Ma se tutti i leghisti hanno votato contro, non sono stati da meno i pentastellati che hanno votato tenendo alta con la mano una copia del regolamento di Montecitorio. Man mano che sono stati chiamati dai segretari d’Aula per votare, hanno sfilato davanti alla presidenza, dicendo “no” e alzando il regolamento.

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“No al salva mafiosi”: Buonanno porta le manette in Aula

buonanno-manette-tuttacronacaDichiarazioni di voto nell’Aula della Camera sulla fiducia posta dal Governo al Dl Carceri e il leghista Gianluca Buonanno, dopo una frecciata sul caso Ligresti, “La Giustizia in Italia va male”, esordisce. “Con questo provvedimento siamo al supermercato, fate il 3×2 sulla libertà dei delinquenti. Noi vogliamo che i delinquenti stiano in carcere e la gente stia tranquilla”. Dopo di che, estrae dalla tasca un paio di manette e le agita in aria. E mentre la presidente Boldrini le dice: “tolga quella cosa, la smetta!” e chiede l’intervento dei deputati questori, Buonanno lascia il suo posto e lancia le manette sul banco del governo, proprio davanti del ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri. Sempre dai banchi della Lega sono apparsi dei cartelli con la scritta: “No al salva mafiosi”.

La Boldrini e l’altolà a Letta?

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Laura Boldrini, ha deciso di scrivere al Premier per fargli presente la sua preoccupazione circa l’uso frequente da parte del Governo dello strumento del decreto legge che da prassi straordinaria è diventata ormai una pratica quotidiana. In questo momento sono ben 9 i decreti legge alla Camera e 6 sono in scadenza nel mese di febbraio. Ecco il testo che il presidente della Camera a inviato a Letta:

“Caro Presidente, desidero rappresentarLe una forte preoccupazione istituzionale derivante dalle oggettive difficoltà – se non impossibilità – di organizzare i lavori della Camera dei deputati a causa del ricorso sempre più frequente allo strumento del decreto legge da parte del Governo. E ciò anche alla luce delle misure cui sono stata costretta a far ricorso nella giornata di mercoledì scorso al fine di garantire, nel rispetto dei principi costituzionali, la messa in votazione del disegno di legge di conversione del decreto legge n. 133 del 2014, prima della scadenza del termine di efficacia del provvedimento previsto dall’articolo 77 della Costituzione. Allo stato, pendono presso le Camere complessivamente 9 disegni di conversione di decreti legge; di questi, ben 6 hanno il termine di scadenza nel mese di febbraio 2014. E’ noto che tale situazione, unita al carattere spesso eterogeneo del contenuto dei decreti, genera tensioni nel rapporto tra maggioranza e gruppi di opposizione; essa incide anche – come è sotto gli occhi di tutti in questi giorni – molto negativamente sull’ordinato svolgimento dei lavori parlamentari, rendendo di fatto assai difficile una razionale programmazione dei lavori stessi, anche alla luce dell’attuale assetto regolamentare che disciplina la procedura di esame dei decreti stessi.  Tutto ciò, peraltro, come ripetutamente rilevato anche da parte dei gruppi parlamentari, costringe di fatto l’Assemblea – chiamata a convertire entro il termine costituzionale una mole così ingente di decreti legge – a concentrarsi pressoché esclusivamente nell’esame dei provvedimenti di urgenza, a scapito dell’esame di altri progetti di legge, anche di iniziativa parlamentare. Ho inteso rappresentarLe quanto sopra, affinché il Governo possa valutare l’opportunità di un uso più appropriato dei vari strumenti normativi a sua disposizione”.

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