Passa con il semaforo rosso: maxi multa per un ciclista e -6 punti sulla patente

ciclista-multato-tuttacronacaDisavventura per un ciclista che si è visto elevare una multa di 336 euro nonchè togliere 6 punti dalla patente per non essersi fermato a un semaforo rosso. L’infrazione era avvenuta a giugno a Prozzolo, nel Veneziano, dove un uomo di Camponogara, sempre in provincia di Venezia, stava percorrendo la strada che collega Campagna Lupia a lapese quando, all’approssimarsi del semaforo del centro del paese, ha notato la lanterna semaforica proiettare la luce verde e poi quella arancione. Il ciclista ha attraversato il crocevia, ma nel frattempo il semaforo era diventato rosso e, alle sue spalle, si trovava una gazzella dei carabinieri in attesa del verde. L’uomo è stato così rincorso dai militari che gli hanno comunicato che, per una simile infrazione,  è prevista la sanzione di 78 euro. “Io ho risposto – dice l’uomo – di non essermi accorto che il semaforo era diventato rosso. I carabinieri mi hanno chiesto di consegnargli la patente di guida comunicandomi che mi sarebbero stati decurtati sei punti con sospensione del permesso di guida in caso di reiterazione entro due anni dell’infrazione”.  L’uomo si è quindi visto notificare la sanzione, ma ha provveduto ad impugnarla di fronte al Prefetto. Ora è arrivata la risposta, amara sorpresa per il ciclista imprudente: non solo il Prefetto ha confermato la contravvenzione, anzi l’ha più che raddoppiata infliggendo al ciclista una multa di 324 euro oltre 12,20 di notifica per un totale di 336,20 euro, senza però dire nulla in merito ai punti. “Ho avuto la sensazione di essere un fuorilegge e questo mi ha lascia paralizzato e sgomento”, dice l’uomo. Ora resta aperta l’eventuale percorso dell’impugnazione davanti al Giudice di Pace.

Squalifica a vita… Danilo Di Luca finisce qui la carriera?

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Sanzione pesante quella richiesta dalla procura antidoping del Coni, guidata da Tammaro Maiello,  per il ciclista Danilo Di Luca, trovato  positivo ad un test nel corso dell’ultimo Giro d’Italia.

Il deferimento per Di Luca è scattato ”in ordine alla violazione dell’art. 2.1 del codice Wada in relazione alla positività per presenza di Eritropoietina ricombinante riscontrata in occasione del controllo antidoping disposto out of competition dall’Unione Ciclistica Internazionale (Uci)” del 29 aprile 2013.

La Procura Antidoping, nel deferimento riguardante il corridore vincitore del Giro d’Italia del 2007, ricorda che si tratta della ”seconda violazione della normativa antidoping Wada” (dopo i due anni di stop rimediati nel 2010) e oltre alla ”squalifica a vita” ne chiede quindi ”l’invalidazione dei risultati agonistici conseguiti successivamente al prelievo biologico”

Gino Bartali è stato dichiarato “Giusto tra le nazioni”

gino-bartali-giustotranazioni-tuttacronacaSul sito dell’organizzazione Yad Vashem, il sacrario della Memoria di Gerusalemme, si legge che Gino Bartali è stato dichiarato “Giusto tra le nazioni“. Al campione del ciclismo è stato riconosciuto l’impegno a favore degli ebrei perseguitati in Italia: tra il settembre ’43 e il giugno ’44, nascondendoli all’interno del tubo della sua bicicletta, aveva infatti trasportato documenti che servivano a falsificare i passaporti di cittadini italiani di origini ebraiche. Già nel 2005, cinque anni dopo la sua morte, era stato insignito della medaglia d’oro al merito civile dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi “per aver salvato la vita a circa 800 ebrei”.  Yad Vashem spiega che Bartali, “un cattolico devoto, nel corso dell’occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l’Arcivescovo della città cardinale Elia Angelo Dalla Costa”. Ancora si legge che “Questa rete ebraico-cristiana, messa in piedi a seguito dell’occupazione tedesca e all’avvio della deportazione degli ebrei, ha salvato centinaia di ebrei locali ed ebrei rifugiati dai territori prima sotto controllo italiano, principalmente in Francia e Yugoslavia”. In particolare, Bartali ha agito “come corriere della rete, nascondendo falsi documenti e carte nella sua bicicletta e trasportandoli attraverso le città, con la scusa che si stava allenando. Pur a conoscenza dei rischi che la sua vita correva per aiutare gli ebrei, Bartali ha trasferito falsi documenti a vari contatti e tra questi il rabbino Cassuto”. La cerimonia in onore di Bartali si terrà in Italia, ancora da stabilire la data. Il figlio del campione, Andrea, ha affermato: “È una cosa magnifica. Aspettavamo questa notizia già da qualche tempo, soprattutto dopo che un mese fa hanno fatto giusto tra le nazioni il cardinale Elia Dalla Costa”. Ha quindi aggiunto “Saperlo proprio oggi quando qui a Firenze sono iniziati i Mondiali di ciclismo ha un significato enorme”. La famiglia di Bartali era stata invitata già nelle settimane scorse a Gerusalemme dal governo israeliano per il mese di ottobre.

Marco Pantani, secondo la madre, dava fastidio ed è stato ucciso

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L’ipotesi di un omicidio era stata già più volte stata sollevata dalla madre del ciclista, Marco Pantani. Ora arrivano le nuove dichiarazioni della donna che vorrebbe far riaprire il processo per fare chiarezza su alcuni aspetti:

“Ho ancora tanti dubbi sulla morte di Marco e vorrei che qualcuno me li togliesse”.

Le dichiarazioni la signora Tonina le ha fatte a Federica Panicucci nel corso della trasmissione “Mattino 5″.

“Ho letto tutti gli atti e ci sono tante cose non vere nel residence non era solo come è stato detto, c’erano più persone. Un altro dubbio che ho riguarda i giubbotti che erano a Milano e invece sono stati trovati in quella camera”.

“Chiedo la riapertura del processo – dice la mamma di Marco Pantani, morto il 14 febbraio 2004 – vorrei solo sapere come è morto mio figlio, il mio dubbio più grande è che me lo abbiano ucciso perché Marco dava fastidio a qualcuno, non a quelli che vendevano cocaina, dava fastidio al mondo del ciclismo. Penso che abbia pestato i piedi a qualcuno. Marco era così, quello che pensava diceva: ha parlato di doping dicendo che esisteva non solo nel ciclismo ma in tutti gli sport”.

L’avvocato Antonio De Rensis, legale della famiglia Pantani, ha aggiunto: “Noi partiamo da una rilettura dei fatti, pensando che, alla fine, andremo nella stessa direzione delle indagini, senza tesi precostituite. Se ci saranno zone d’ombra andremo avanti senza guardare in faccia nessuno”.

Il “mistero Horner”: fuga dal doping o albergo sbagliato?

horner-doping-tuttacronacaNemmeno il tempo di festeggiare il trionfo alla Vuelta 2013 e Chris Horner si è ritrovato nei guai. Gli ispettori incaricati dell’Agenzia Spagnola antidoping, infatti, non l’hanno trovato questa mattina quando dovevano eseguire un controllo su di lui. A riferirlo il quotidiano spagnolo As, che ha anche sottolineato come nella stanza del ciclista c’era un collega e lo statunitense non è stato rintracciato nell’albergo. Neanche la squadra avrebbe fornito spiegazioni sulla sua scomparsa. Era stata l’USADA, l’Agenzia antidoping statunitense, a richiedere il test sul corridore. Entrambe le agenzie hanno dovuto aspettare il termine della Vuelta per eseguire il controllo, che è di competenza esclusiva dell’Uci durante la corsa. L’USADA aveva intenzione di misurare il livello di ematocrito dello sportivo che, non facendosi trovare, è incorso in un reato grave:  le norme antidoping puniscono infatti chi fornisce un indirizzo dove risulta invece irreperibile. Durante lo svolgimento della Vuelta sono gli stessi organizzatori a essere responsabili per la sistemazione dei ciclisti, ma una volta terminata la gara il compito passa ai team. Horner è stato cercato nell”Hotel Princess di Alcorcon, località nei pressi di Madrid, perché quello era l”indirizzo fornito dalla sua squadra, la RadioShack. Ma, si giustifica il team, in realtà loro avrebbero fornito un recapito diverso, si tratterebbe quindi, secondo questa versione, di un errore della stessa Agenzia antidoping.

In bici, viene travolto da un’autobotte dei pompieri: è gravissimo

vigili-fuoco-ciclista-tuttacronacaUn marocchino di 63 anni, residente a Spresiano, in provincia di Treviso, è ricoverato in condizioni gravissime nel reparto di rianimazione del Ca’ Foncello, nella città veneta dopo esser stato investito da un’autopompa dei vigili del fuoco che stavano rientrando in caserma dopo un intervento. L’incidente è avvenuto in via Santa Barbara, in prossimità dell’incrocio con la Castellana. L’uomo stava attraversando la strada in sella alla sua bicicletta quando è stato toccato dal mezzo ed è rovinato violentemente sull’asfalto. L’operatore del 115, dal canto suo, ha tentato di evitare il ciclista finendo contro un’aiuola spartitraffico. Sul posto sono intervenuti i vigili e i sanitari del 118. Secondo una prima ricostruzione, il ciclista stava procedendo sul marciapiede quando, all’altezza del passaggio pedonale, si è buttato in mezzo alla strada senza che l’autista del mezzo di soccorso potesse schivarlo.

Il doping miete la prima vittima al Giro: Di Luca a rischio radiazione

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Scandalo doping al Giro d’Italia che arriva nello stesso giorno della cancellazione per neve della 19esima tappa. A subire i controlli a sorpresa è stato il 37enne Danilo Di Luca corridore abruzzese della Vini Fantini-Selle Italia durante i quali è stato trovato positivo all’Epo subendo così un’essclusione immediata. “Non me l’aspettavo, è stata una sorpresa per me, sono deluso”, ha detto Di Luca che ha aggiunto: “Faremo le controanalisi. Ora penso solo a stare tranquillo”. Il “killer di Spoltore” rischia ora la radiazione a causa della recidività essendo già stato trovato positivo al Cera durante un controllo al Giro d’Italia del 2009 e squalificato due anni. In quella circostanza, gli erano state revocate le vittorie di tappa e il secondo posto in classifica.  Precedentemente, nel 2007, dopo la vittoria al Giro d’Italia, Di Luca era stato squalificato per tre mesi nell’ambito dell’operazione denominata “Oil for Drugs”, a causa della frequentazione con il medico Carlo Santuccione. Il direttore sportivo della sua squadra ha già dichiarato che “Con me il signor Danilo Di Luca ha chiuso. Cosa avrei dovuto fare? L’ho licenziato”. Scinto ha quindi aggiunto: “Secondo me, si tratta di gente malata, che non si rende conto della realtà della vita. Io Di Luca in squadra non l’ho mai voluto, l’ha scelto lo sponsor e adesso se ne assuma le responsabilità”. Gravi condanni anche da parte dell’Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani (ACCPI) che, in caso la controprova confermi l’attuale risultato, ricorrerà alle vie legali per il gravissimo danno d’immagine provocato dall’atleta all’intera categoria. “Il ciclismo si sta impegnando con tutte le sue forze per ritrovare credibilità e affetto agli occhi del pubblico; il gruppo non accetta che il comportamento folle di un elemento danneggi l’immagine dell’intero movimento.”

La Pasqua del ciclista finisce in tragedia!

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La gara su circuito veniva annunciata con al via oltre 200 cicloamatori, suddivisi in varie categorie. Il 36enne sarebbe finito contro un palo per una caduta nello sprint finale.
Secondo i primi accertamenti della Polizia Municipale dell’Unione Pianura Reggiana, intervenuta per i rilievi con i Carabinieri di Correggiodue ciclisti durante la volata d’arrivo, per causa ancora al vaglio, si sarebbero schiantati contro un palo della luce a seguito, probabilmente, di un contatto. Un impatto violento che ha visto i due ciclisti amatoriali soccorsi dai sanitari del 118 e portati in ospedale. Un 36enne, di Spilamberto (Modena) è arrivato in ospedale in condizioni già gravissime e poco dopo è morto.
Non sarebbero preoccupanti le condizioni dell’altro ciclista coinvolto nell’incidente.

La folle corsa del… cervo che travolge il ciclista!

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Solo un grande spavento, ma nessun danno grave. E’ la conseguenza per un ciclista, letteralmente travolto da un cervo durante una gara di mountain bike negli Stati Uniti. La scena spettacolare è stata interamente ripresa dalla videocamera montata sul manubrio della “vittima”.

 

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