Chiesti 20 anni per Varani, che ordinò l’aggressione con l’acido a Lucia Annibali

lucia-annibali-tuttacronacaHa tenuto lo sguardo basso Luca Varani, mentre il pm Monica Garulli ha chiesto per lui 20 anni di carcere nel corso del processo in svolgimento a Pesaro. L’uomo era il mandante dell’aggressione con l’acido a Lucia Annibali. Per i presunti sicari albanesi, Rubin Talaban e Altistin Precetaj, sono invece stati chiesti invece 18 anni. L’avvocato di parte civile Francesco Coli, che ha riportato anche il pensiero dell’Annibali, ha commentato: “Una pena bassa, in Bangladesh 20 anni sono la pena minima. D’altra parte lo ha ammesso anche il pm, che non poteva chiederne una più alta”. Su base matematica, infatti, la pena, tenuto conto tra l’altro gli anni per ciascun reato e delle aggravanti, sarebbe stata per Varani di 37 anni, ma comunque il pm non avrebbe potuto chiederne più di 30, e con lo sconto di pena previsto dall’abbreviato si è arrivati così a 20 anni. Lo stesso vale per i presunti sicari, per i quali la pena sarebbe stata di 27 anni.

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Uccide un ladro in casa: fermato dai carabinieri!

serle-ladro-ucciso-tuttacronacaIeri sera Mirko Franzoni, meccanico 29enne, ha ucciso con un colpo di fucile da caccia un 26enne albanese che si era introdotto in un’abitazione per rubare. Il fatto è accaduto poco dopo le 22 in via Marconi a Serle, in provincia di Brescia. Il 29enne è stato fermato dai carabinieri. La vicenda la ricostruisce il Messaggero:

Franzoni, proprietario di una villa che si affaccia sulla strada, avvertito probabilmente dai vicini di movimenti sospetti, è tornato a casa in compagnia di alcuni amici e ha visto all’interno della sua proprietà un ladro. Con gli amici avrebbe inseguito il malvivente, che ha tentato la fuga, in un vicolo vicino all’abitazione. Una volta raggiunto, sarebbe nata una colluttazione tra il proprietario di casa, gli amici e il giovane ladro. Improvvisamente sarebbe partito un colpo di fucile che ha ucciso il 26enne di origini albanesi. Sul posto sono arrivati i carabinieri della Compagnia di Brescia che stanno ricostruendo l’intera vicenda. In particolare, gli uomini dell’Arma stanno cercando di capire se il colpo sia partito accidentalmente, in un eccesso di legittima difesa, o se invece il proprietario di casa abbia sparato intenzionalmente. Per questo hanno interrogato a lungo Mirko Franzoni nella caserma di Nuvolento (Brescia) Serle è un Comune di poco più di tremila abitanti e appartiene alla Comunità Montana della Valle Sabbia. L’episodio avvenuto questa sera ricorda quello che nel giugno scorso vide coinvolto a Roma un imprenditore di 81 anni, Ilario D’Apollonio, che sparò contro uno dei banditi entrati nella sua villa sulla Nomentana dopo che i malviventi avevano imbavagliato e legato la moglie. In quella occasione morì un romeno, Nicolae Valentin Barbat, di 36 anni A luglio, invece, un 32enne di Legnaro (Padova), Walter Onichini, sparò con il suo fucile da caccia contro un gruppo di ladri che gli stavano rubando l’auto, ferendone uno.

Sotto shock! Un uomo trova un ladro in casa, gli spara e lo uccide

uccide-ladro-tuttacronacaE’ sotto shock un uomo che, rientrato a casa, ha trovato un ladro, l’ha inseguito e ha avuto uno scontro con lui. Nel corso della collutazione, però, è partito un colpo di pistola che ha ucciso il delinquente. Il fatto è avvenuto in provincia di Brescia, a Serle. La vittima era di origini albanesi. Sul luogo sono giunti i carabinieri della città lombarda, che indagano sull’accaduto.

Mistero nel bergamasco: cadavere abbandonato in un campo

bergamo-cadavere-tuttacronacaE’ L’Eco di Bergamo a parlare del nuovo giallo sul quale s’indaga. Alle prime luci dell’alba è infatti stato trovato il cadavere di un uomo in un campo di Verdellino, in località Zingonia, nella Bassa bergamasca. Le modalità del delitto non sono ancora note, ma si sa che la vittima sarebbe un albanese. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Treviglio e Bergamo, oltre al magistrato di turno. L’area è stata isolata per consentire ai militari di effettuare i rilievi.

20enne ubriaco gioca alla roulette russa e si spara, è grave!

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Una serata brava che finisce in tragedia quella di due ragazzi 20enni che dopo aver bevuto pesantemente, avrebbero preso una pistola – ancora da chiarire come ne fossero entrati in possesso, anche perché l’arma risulta rubata tre anni fa in un’abitazione fiorentina – e avrebbero iniziato a giocare alla roulette russa. Uno dei due avrebbe trovato il colpo in canna e si sarebbe sparato alla testa ferendosi gravemente. Il fatto sarebbe accaduto a Firenze, in via degli Alfani.   Il giovane, di nazionalità albanese, si trova ricoverato in coma all’ospedale fiorentino di Careggi. Quando i carabinieri sono arrivati sul posto hanno trovato il giovane riverso a terra, in stato di semi incoscienza. L’amico del ragazzo, suo connazionale, è stato rintracciato e sentito dai militari. Secondo il suo racconto, il ventenne avrebbe preso la pistola da un cassetto puntandogliela alla coscia e sparando un colpo a vuoto, poi se la sarebbe puntata alla tempia premendo il grilletto: questa volta la pistola avrebbe esploso un colpo, l’unico presente nel tamburo. Ora il giovane si trova ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Careggi in gravi condizioni. I militari che indagano sul caso lo hanno arrestato con l’accusa di detenzione illecita di arma da fuoco e ricettazione. Quando è stato esploso il colpo, nell’abitazione era presente anche una terza persona, una ragazza albanese che ha avvisato 118 e carabinieri ma che poi si è resa irreperibile.

 

Un premio per Lucia Annibali: l’avvocatessa sfregiata dall’acido che ha scelto la vita

lucia_annibali-tuttacronacaE’ stata la madre di Lucia Annibali, l’avvocatessa 36enne sfregiata con l’acido da due sicari ingaggiati dall’ex compagno, Luca Varani, il 16 aprile scorso a Pesaro, a ritirare a nome della figlia il premio Tartufo d’Oro. Il riconoscimento è stato attribuito alla donna dall’amministrazione comunale di Sant’Agenlo in Vado e dalla Commissione Pari Opportunità delle Marche. Lei è rimasta a casa, a Urbino dopo lunghi mesi trascorsi in ospedale a Parma mentre Varrani attende l’11 dicembre, giorno in cui avrà luogo il processo per direttissima per tentato omicidio e lesioni personali gravissime. La rabbia dell’uomo era scaturita dall’abbandono: Lucia aveva infatti posto fine alla relazione dopo aver scoperto che era fidanzato da anni con un’altra ragazza e stava per diventare padre di una bambina, nata da poco. Dopo di che l’aggressione e il lungo calvario fatto di dolore e interventi chirurgici. E costellato dal coraggio e dalla forza. In un messaggio di ringraziamento per chi ha pensato a lei per il premio, Lucia ha scritto: “Fin dai primi istanti dopo l’aggressione ho scelto la vita, ho deciso che sarei dovuta guarire e ho impiegato tutta la forza che avevo dentro di me per questo. E’ stata molto dura, lo è tuttora. In questi mesi ho conosciuto il dolore, ne ho provato tanto e ho dovuto imparare a conviverci, ma sono stata comunque sempre speranzosa, anche nei momenti più difficili, perchè ho coltivato la parte buona di quanto mi è accaduto”.  E ancora: “Non so se il mio sia coraggio. Ho sperimentato che quando è vissuto nella gratitudine e nell’amore per la vita, il dolore diventa cura dell’anima. Per questo sarò felice se questa mia testimonianza sarà d’aiuto a chi soffre, perchè vorrà dire che il sacrificio a cui sono stata chiamata non sarà stato inutile”.  L’avvocatessa ha voluto condividere il premio con i familiari, “i miei genitori, il mio tenerissimo fratello Giacomo”, “le mie meravigliose amiche e tutti gli amici che in questi mesi non mi hanno mai lasciata sola né fatta sentire diversa e che vivono con me, ogni giorno, la gioia e l’entusiasmo per i miei progressi”. Un grazie particolare l’ha rivolto “alle forze dell’ordine e a tutti coloro che in questi mesi hanno lavorato con grande impegno al mio caso per far emergere la verità”.  E poi l’ultimo pensiero, “non certo per importanza, per i miei medici, le infermiere e infermieri del Centro grandi ustionati di Parma che quella notte di sei mesi fa mi hanno accolta e poi accudita curando, giorno dopo giorno, con le loro mani gentili ed i loro cuori affettuosi, le mie ferite esterne ed interne. A loro non sarò mai grata abbastanza per quello che hanno fatto e che faranno per me. Ringrazio tutti per la solidarietà e l’affetto, che alleggeriscono il peso di tanto male”.

La droga “sexy”… marijuana nelle calze da donna

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Non sapendo dove nascondere la marijuana alcuni trafficanti di droga hanno pensato bene di imbottire di “erba” le calze da donna. Il carico però è stato bloccato dalla guardia di Finanza di Ancona, in collaborazione don l’Agenzia delle Dogane che ha fermato un’auto appena sbarcata da una motonave proveniente dalla Grecia. Il giovane alla guida di nazionalità albanese, in compagnia di un anziano amico, ha dichiarato di essere in viaggio per Milano. I cani antidroga però hanno fiutato che qualcosa non andava. La Marijuana era stata riposta dentro 11 calze da donna e nascosta all’interno di un’intercapedine ricavata lungo il pianale del mezzo. Sono stati rinvenuti 81 panetti, per un totale di circa 42 chilogrammi di marijuana.  La marijuana, destinata verosimilmente al mercato polacco, avrebbe fruttato al minuto spaccio circa 400.000 euro.

Benzina drogata: scoperto ad Ancona il nuovo sistema dei trafficanti

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Immersa nel gasolio del serbatoio così i trafficanti trasportavano la droga in Italia. Ha scoprirlo sono stati gli agenti della Guardia di Finanza, in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Martedì scorso è stata individuata un’auto proveniente dalla Grecia con a bordo un albanese di 21 anni e un suo amico che avevano dichiarato di essere diretti a Perugia da alcuni parenti.

Le Fiamme Gialle hanno però deciso di smontare l’auto, scoprendo così un ingegnosissimo sistema di occultamento di 11 chilogrammi di marijuana, di non facile individuazione. La sostanza stupefacente infatti, pressata dentro 19 bottiglie in plastica, era stata lasciata galleggiare nel serbatoio del mezzo, una Peugeot 307.

Una volta immesso sul mercato, il carico avrebbe permesso di guadagnare oltre 100.000 euro. L’albanese, che aveva tentato di eludere i controlli delle unità cinofile impregnando le bottiglie di gasolio, è stato arrestato e condotto in carcere con l’accusa di traffico internazionale di sostanze stupefacenti. L’amico è stato ritenuto estraneo alla vicenda.

Maxi rissa al Prenestino tra stranieri, 2 all’ospedale

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Un romeno di 41 anni e un albanese di 43, si sono presentati nella notte per chiedere cure sanitarie dopo aver preso parte a una maxi rissa al Prenestino, quartiere alla periferia di Roma.  I medici del Policlinico Casilino hanno appurato che entrambi presentavano ferite e fratture al volto guaribili in 30 giorni, così hanno deciso di chiamare i carabinieri. Le forze dell’ordine li hanno interrogati e così sono venuti a conoscenza della maxi rissa. I due sono stati denunciati a piede libero, ora si cerca di rintracciare gli altri partecipanti.

Lucia Annibali, l’avvocatessa sfregiata con l’acido, tra nuovo volto e coraggio

lucia-annibali-tuttacronacaEra il 16 aprile quando due uomini si sono introdotti nella sua abitazione e l’hanno sfregiata con l’acido. Dopo quasi 5 mesi Lucia Annibali, come aveva promesso prima dei suoi sette interventi di chirurgia plastica, ha deciso di mostrarsi al mondo, con un volto nuovo, ma il coraggio e la determinazione di sempre. E’ pronta a ricominciare “tutto daccapo con la mia nuova faccia, con il naso un po’ così, con gli occhi fra l’orientale e la riempita di botte, con le sopracciglia da tatuare e la bocca buona per sorridere, finalmente, dopo l’ultima operazione. Ma posso fare di meglio e di più. Sono sicura che so fare di meglio e di più”. E Lucia è certa che il mandante dell’aggressione “è stato lui, il mio ex”. Parla dell’avvocato Luca Varani, attualmente in carcere accusato di lesioni gravissime, stalking e tentato omicidio. “È il mandante dell’aggressione” dice il pubblico ministero Monica Garulli che ha fatto arrestare anche i due albanesi esecutori materiali dell’agguato. Lucia, che al Corriere ha mostrato le foto del suo nuovo volto, spiega: “Quello che so di lui è nelle carte, fuori dall’inchiesta non voglio più nemmeno nominarlo. La sua sorte non mi interessa minimamente. Devo pensare a me e a guarire il più possibile, lo devo a me stessa. Voglio riordinare la vita partendo proprio da quello che mi è successo. Devo dire la verità, non sto morendo dalla voglia di tornare al mio lavoro di avvocatessa, e invece mi piacerebbe moltissimo aiutare in qualche modo gli ustionati, occuparmi delle donne schiacciate da uomini inetti e incapaci di convivere con le loro fragilità. Alle donne voglio dire ‘voletevi bene, tanto, tantissimo. Credete in voi stesse e sappiate che ogni atto di violenza subita non dipende mai da voi che amate l’uomo sbagliato ma da lui che lo commette’. Agli ustionati come me invece dico di tenere duro e avere pazienza, tanta pazienza”.

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Ora che si avvicina il 18 settembre, data del suo 36° compleanno, l’avvocatessa ha anche scritto una lettera, piena di speranza e coraggio, per se stessa e per i medici che si sono presi cura di lei. “Il 16 aprile 2013 alle 21:30 sono stata brutalmente aggredita e strappata alla vita. La parte di me che è sopravvissuta ha lottato con tutte le sue forze. Attraverso la speranza ho sopportato i dolori del corpo più intensi e le notti più buie per tornare alla vita. E in parte ce l’ho fatta. La strada è ancora lunga… ma quest’anno, per il mio compleanno, il 18 di settembre, voglio festeggiare per celebrare la vita, l’amore e l’amicizia. Voglio ringraziare, con il cuore traboccante d’amore, i miei medici di Parma che stanno avendo cura di me, rendendo possibile il miracolo. Voglio raggiungere con un forte abbraccio la mia famiglia e i miei amici perché sono stati la ragione della mia lotta. E sono grata a tutte le persone che ho incontrato, a chi ha avuto un pensiero per me, per aver reso incredibile il mio viaggio di ritorno. A quelle donne schiacciate da uomini inetti e incapaci di convivere con le proprie fragilità, dico di volersi bene, tanto, tantissimo! Di lottare e credere in se stesse, nelle proprie idee e in ciò che suggerisce loro il cuore. È in questi luoghi che si trova la verità, non nelle parole che escono dalla bocca di quegli uomini. Comunque vada, ne sarà valsa la pena perché ogni atto di violenza non dipende mai dalla donna che ama l’uomo sbagliato, ma dall’uomo inetto che lo commette. Agli ustionati come me dico di tenere duro e avere pazienza, tanta pazienza. Sopportiamo il martirio del corpo e curiamo la ferita dell’anima, coltivando la speranza tutti i giorni perché ogni giorno è un passo verso la guarigione: ogni giorno è un po’ più facile di quello precedente. E impariamo che la nostra identità non è data dall’aspetto esteriore, ma da quello che c’è nel nostro cervello e nel nostro cuore. Infine, a me stessa, dico… Buon 36esimo compleanno Luci!!!”

Judmira, violentata per anni dal marito: non cucinava o puliva bene

_1judmira_ruqi-tuttacronacaRacconta la sua tragica storia Judmira Ruqi, per gli amici Mira. Lei ha 31 anni, origini albanesi e due figli. Vive a Casale sul Sile, in provincia di Treviso, e la sua storia è fatta di violenze domestiche. Perché è stata “Violentata per anni dal mio ex marito. Mi prendeva anche a calci e pugni perché per lui non cucinavo o pulivo bene. Ha pure tentato di uccidere il bimbo più piccolo scaraventandolo sul divano quando aveva 8 mesi. Diceva che era nato contro la sua volontà”. Per oltre 6 anni ha sopportato le violenze del marito, un kosovaro 12 anni più vecchio di lei che ha denunciato più volte, l’ultima nel 2005. Ora di lui non sa più nulla.”Non ero una moglie, ero una schiava. La sua schiava. Lui musulmano, io ortodossa: una volta mi ha presa a pugni in faccia dopo che mi ero fatta il segno della croce. Le violenze sono iniziate un mese dopo il matrimonio. Avevo 17 anni, in famiglia eravamo poveri. Mi sono sposata per questo: ma altrettanto presto sono dovuta crescere, scoprendo che miei sogni di ragazza non esistevano più”. Ora Mira ha raccontato la sua storia e spera di aprire un centro antiviolenza. “Per aiutare le donne concretamente”. Lei, a sua volta, era stata aiutata da due persone: “I miei due angeli custodi: il comandante dei vigili di Casale con tutta la sua famiglia e Martina Scarpa, anche lei vigilessa. Non hanno mai smesso di infondermi coraggio e soprattutto darmi fiducia e aiutarmi”. Oltre ai dolori fisici, Mira, all’epoca delle violenze, era stata colpita anche da una forte depressione: “L’assistente sociale voleva portarmi via i bimbi perché una volta querelato mio marito ero rimasta sola. Senza una casa, senza un lavoro. Completamente in balìa di me stessa. Avevo anche pensato di farla finita buttandomi nel Sile”. Lei stessa s’interroga su come possa essere sopravvissuta: “Non so come ho fatto a sopravvivere. Penso mi abbia aiutata Dio. Sono molto credente”. E lancia il suo appello a tutte le donne che silenti subiscono torture e violenze: “Donne abbiate fiducia, io ce l’ho fatta. Se vi sentite tradite e non credute anche da chi promette e poi non dà il suo aiuto, vi prego non mollate. Credete in voi stesse. Siete forti e potete farcela. Io ce l’ho fatta. Potete salvarvi”.

Lucia Annibali: parla l’avvocatessa sfregiata con l’acido

annibali_lucia-tuttacronacaEra aprile quando, rientrata a casa, l’avvocato Lucia Annibali trovò due uomini, al soldo dell’ex, che l’attendevano per sfregiarla con dell’acido. In una lunga intervista al Corriere della Sera la 35enne racconta ora quei terribili giorni. L’ultimo ricordo, prima che la vista si annebbiasse, è di quell’uomo incappucciato. “Mi ha guardato, aveva in mano un barattolo”. Dopo di che sono arrivati le urla e il dolore. “Ricordo la mia faccia che friggeva, rantolavo”. Ma la donna non si arrende alla disperazione, ricomincia dalla speranza, determinata. “Non mi arrenderò mai, lo sappia chi mi ha fatto tutto questo. Possono avermi tolto il viso, non la voglia di ricominciare. Sono qui, viva. Ho giurato a me stessa che ce l’avrei fatta e ce la farò”. Il percorso l’ha già intrapreso e ora cerca di ritrovare un volto, dopo che qualcuno ha tentato di cancellare il suo con la violenza.”Quella non sono più io”, ammette quasi parlando a sé stessa guardando le foto della sua vita. “So perfettamente che non tornerò com’ero prima, ma ci andrò il più vicino possibile”. E prosegue: “Ho in programma un’operazione per allargarmi la bocca, così sembrerò ancora più umana e finalmente potrò tornare sorridere”. Dell’ex, Luca Varani, non vuole parlare, preferisce concentrarsi sul suo presente e futuro. “Posso solo dire che adesso sto molto bene con me stessa rispetto a un minuto prima dell’aggressione: almeno è finita tutta quell’angoscia che potesse succedermi qualcosa”. Tra le difficoltà da affrontare, ci sarà anche quella di tornare tra la gente: “Ora dovrò tornare tra la gente. Una specie di uscita l’ho fatta: mi guardavano tutti. Ma prima o poi ci riprovo”.

Abusi sessuali e maltrattamenti, l’ennesima storia di violenza su una donna

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Una storia di violenza, l’ennesima perpetrata ai danni di una donna. Il compagno, un cittadino albanese di 37 anni con precedenti per reati contro il patrimonio e per spaccio di stupefacenti, la violentava e la maltrattava arrivando anche a schiacciarle la testa sul pavimento con i piedi. L’albanese, irregolare in Italia, residente nel milanese, aveva numerose identità ( la polizia è arrivata a scoprirne almeno 8). La donna, una 49enne, ha sporto denuncia il 5 luglio dopo l’ennesimo atto di violenza. L’uomo, in quell’ultima occasione, aveva abusato di lei contro la sua volontà, arrivando a rincorrerla nudo sul balcone, quando lei aveva cercato di sottrarsi al rapporto.

Il compagno la seguiva ovunque ed era ossessionato che la donna lo potesse tradire. Più volte le aveva rubato il denaro nella sua borsa e aveva usato il suo bancomat per spendere giocare d’azzardo. Più volte l’aveva anche minacciata con frasi del tipo: «se fai denuncia ti ammazzo di botte, ti faccio a pezzi».

Ora l’uomo è stato fermato… Fin quando dovremo raccontare storie di maltrattamenti, di violenze e di abusi di pregiudicati irregolari sul nostro territorio?

Albanese perde al videopoker, poi torna con un’accetta e distrugge il locale

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Ha 47 anni Nure Bregu, un albanese che oggi, dopo aver perso al videopoker 5000 euro è uscito dal locale gestito da cinesi e poco dopo si è ripresentato con un’accetta per fare a pezzi le macchinette infernali. La vicenda si è svolta a Fontaniva nel padovano, dove i clienti increduli hanno assistito alla scena rimanendo shockati dalla violenza dell’immigrato. Alla fine dopo aver distrutto  7 videopoker  l’uomo ha alzato il pollice in segno di vittoria mostrandosi soddisfatto alle telecamere a circuito chiuso del locale.

 

Libero l’albanese che ha lanciato la moglie dal nono piano.

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Ha lanciato sua moglie dal nono piano. Silvana H. è morta sul colpo, ma secondo il magistrato non ci sarebbero prove sufficienti per tenerlo in carcere fino al processo. Quindi da oggi  Lleshi Zef, 30 anni, albanese pregiudicato, è già tornato in libertà. L’uomo si è sempre dichiarato innocente, afferamndo che la donna si è suicidata durante una lite di gelosia. Quello che lascia perplessi è che un pregiudicato, con l’accusa di omicidio, viene lasciato libero… dove è la giustizia? Gli indizi a carico dell’uomo, come riconosce il magistrato, non mancano: sul corpo della vittima sono stati ritrovati graffi alle spalle e all’addome, segno di una colluttazione avvenuta probabilmente prima del volo dal nono piano. Ciò che mancherebbe, invece, sarebbero le testimonianze dei vicini, che non hanno sentito grida o sentori di un litigio. Eppure qualche vicino, secondo le prime indiscrezioni, avrebbe rilasciato subito dichiarazioni di una situazione di litigi continui e di violenze perpetrate nelle mura domestiche. Erano false le prime testimonianze?  Oppure i vicini, per paura, hanno preferito tacere? In Italia non si arrestano più i pregiudicati accusati di femminicidio? Non sono pericolosi per la società?

Un volo di 9 piani… marito getta la moglie dalla finestra!

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Dopo un’accesa lite, un albanese pregiudicato di 30 anni, che viveva a Cologno Monzese, ha lanciato dalla finestra la moglie 31enne.  La donna è stata lanciata nel vuoto dal nono piano ed è morta sul colpo. L’ennesimo femminicidio che, come hanno raccontato i vicini, forse si poteva evitare essendo frequenti le liti fra i due. L’albanese è stato fermato e portato nella stazione locale dei carabinieri.

 

Finisce nel sangue una lite tra marito e moglie

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Non è stato ancora chiarito il movente dell’omicidio avvenuto ieri sera a San Giovanni al Natisone, in provincia di Udine. Dopo una violenta lite, un albanese, ha ucciso la moglie nella loro abitazione, dove vivono anche i due figli minorenni. La coppia era giunta tempo fa nel paese ed entrambi avevano trovato lavoro. L’omicida, arrestato, sarebbe incensurato.

“Non voglio rubare, mi tolgo la vita”, affida la bimba ai carabinieri

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Ha appena 27 anni la ragazza di origine albanese che ieri ha portato la figlia di un anno al commissariato di Civitanova Marche perché voleva suicidarsi a causa delle difficoltà economiche  ”Non ce la faccio piu’. Vi lascio mia figlia, occupatevene voi, non voglio andare a rubare per mantenerla, vado ad ammazzarmi…”. Alla fine i poliziotti sono riusciti a calmarla e a ricostruire la sua storia: l’arrivo in Italia sette anni fa con il marito e altri due bambini, le difficolta’ di oggi, con il marito muratore che non trova piu’ lavoro e lei disoccupata.

Gli albanesi che sfregiarono Lucia Annibali e una strana casualità

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Continua in ospedale l’odissea di Lucia Annibali, l’avvocato 35enne, aggredito lo scorso aprile nel suo appartamento a Pesaro, da due albanesi, probabilmente mandati dall’ex  Luca Varani. Ma mentre le condizioni della donna restano stabili, la polizia ha fermato  Altistin Precetaj, 28 anni, albanese di Scutari, che si sospetta essere uno dei due esecutori materiali del gesto che hanno sfigurato l’Annibali. L’albanese è stato localizzato dai carabinieri in un casolare di Novilara, dove aspettava che le acque si calmassero per scappare all’estero. Resta ancora ricercato l’altro albanese,
Rubin Talaban, 31 anni, suo concittadino, considerato l’uomo che ha materialmente gettato l’acido addosso alla vittima. I due albanesi sono stati incastrati dalle immagini di una telecamera di sicurezza che li ha ripresi in Via Rossi, la sera dell’agguato, a pochi passi dall’abitazione di Lucia Annibali. Precetaj, difeso dall’avv. Umberto Levi, avrebbe detto di aver incontrato casualmente Talaban, di aver preso un caffé con lui per poi andare a trascorrere la serata in un circolo dopo aver lasciato l’amico.

Talaban, e questa è la prima casualità, era stato fermato circa 3 settimane prima dell’agguato dalla polizia per un controllo: con sé aveva una bottiglia di acido e non aveva saputo spiegare perche’ se la portasse dietro. Il nervosismo gliel’aveva fatta scivolare di mano e l’acido era caduto, ferendolo, su un piede dell’agente che lo stava controllando. Fatti gli accertamenti del caso, Talaban era stato allontanato con foglio di via, ma evidentemente era rimasto in zona. Altro aspetto ‘strano’ della vicenda, e probante per i carabinieri, il tentativo di Varani di disfarsi di una Smart immatricolata nel 2004, in ottime condizioni d’uso, facendola rottamare. La city car, però, non è stata demolita, e su quella – e altre auto in uso al professionista – i carabinieri del Ris stanno effettuando rilievi perché la convinzione degli investigatori è che vi siano tracce di acido, in particolare sul blocco dell’accensione, posto tra i due sedili, che risulta corroso. Varani inoltre si sarebbe presentato una seconda volta dall’autodemolitore per richiedergli indietro i sedili con la scusa di volerli vendere su E-Bay. Gli inquirenti sono convinti che Varani fosse ossessionato dalla donna, che lo aveva lasciato a ottobre dopo aver scoperto che il compagno non aveva mai troncato la relazione con la sua fidanzata ‘storica’, da cui peraltro l’uomo aspetta un figlio. A febbraio, è emerso dalle indagini, Lucia Annibali se l’era ritrovato sul pianerottolo di casa. Entrando, aveva avvertito un forte odore di gas. Aveva così chiamato un tecnico scoprendo che alla caldaia mancava del tutto una guarnizione. Vi era stato quindi già un tentativo di uccidere la donna, la quale ha dichiarato di non aver mai voluto sporgere denuncia per non rovinare professionalmente l’uomo.

Fermato uno dei due albanesi che hanno sfigurato Lucia Annibali

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E’ scattato il primo fermo per uno dei due sicari albanesi che, la sera del 16 aprile, aggredirono l’avvocato 35enne Lucia Annibali nella sua stessa casa. I due uomini erano stati assodati da Luca Varani, ex della donna, che li aveva conosciuti per motivi lavorativi essendo anche lui avvocato. Varani, per quella stessa sera, si era poi creato, inutilmente, un alibi che non lo collegava alla scena del delitto. Mentre lui giocava a calcio, la donna è rimasta sfigurata dal vetriolo che le ha anche procurato lesioni agli occhi. Ora i carabinieri del Comando provinciale di Pesaro hanno preso un 28enne pregiudicato di Scutari, Altistin Precetaj, 28 anni, che è stato  localizzato dopo una lunga caccia all’uomo in un casolare mentre si preparava a fuggire all’estero. Si continua a cercare il connazionale.

“MI BUTTO!” UN UOMO SULLA CUPOLA DI SAN PIETRO!

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Un uomo minaccia il suicidio dal cupolone della basilica di Piazza San Pietro. Questa la notizia che sta facendo il giro di TV e Web, sarebbe un uomo albanese di 49 anni, ancora non si conoscono le motivazioni del gesto o le eventuali condizioni. Per il momento a Piazza San Pietro in Vaticano si sentono sirene e brusio, ma non si capisce bene dove quest’uomo sia, poiché tutte le videocamere e i fotografi presenti non riescono ad inquadrarlo.

Probabilmente è posizionato sul lato del cupolone che dà le spalle alla piazza principale. Stanno arrivando in Piazza San Pietro, davanti all’ingresso della Basilica le prime ambulanze ed auto della Polizia, per verificare quanto sta accadendo, di cui ancora non si ha alcun dettaglio o informazione, su eventuali feriti o sul gesto che l’uomo sembra stia minacciando sporgendosi fuori dal loggione della cupola di San Pietro.

Si vedono parecchie persone ferme sul loggione superiore della Basilica di San Pietro, ma non sembrano essere persone allarmate o impaurite. La situazione non è facilmente comprensibile, non si sa se per motivi di sicurezza tutti i turisti presenti sulla Cupola siano stati bloccati, oppure, se la minaccia di suicidio si stata fatta in un altro punto della Basilica, lontano da turisti e televisioni.

Aggiornamento: E’ durato pochi minuti lo show dell’uomo che voleva buttarsi. Ora che è sceso dalla cupola bisognerà accertare i motivi del gesto e capire cosa lo ha spinto a salire sul Cupolone!

Ucciso a colpi di kalashnikov il capo della polizia albanese!

Dritan Lamaj

Il commissario capo della polizia albanese, Dritan Lamaj, 41 anni, è stato ucciso in un agguato a Tirana, in una delle zone più popolose della capitale. Secondo le prime indicazioni, Lamaj stava rientrando a casa quando una moto ha tagliato la strada alla sua auto. Due persone con il volto coperto hanno sparato raffiche di kalashnikov colpendolo più volte. Lamaj in passato è stato denunciato da alcuni imprenditori locali per i suoi metodi violenti.

Attaccato uno scuolabus serbo in Kosovo

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Si tratta del terzo episodio di violenza xenofoba contro bimbi serbi negli ultimi 10 giorni nella zona.  Uno scuolabus con a bordo bambini serbi e’ stato presso a sassate nel nord del Kosovo, ha riferito una fonte dell’Ufficio governativo serbo per il Kosovo. L’incidente e’ avvenuto vicino al villaggio albanese di Muadjere. Una settimana fa 2 piccoli erano stati feriti da un ordigno lanciato contro casa loro. Belgrado ha protestato, chiedendo alle organizzazioni internazionali di agire.

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