Feto morto in un campo nomadi: i carabinieri indagano

carabinieri-gazzella-tuttacronacaSono al lavoro i carabinieri dopo che un feto di circa sei mesi è stato trovato morto in un campo nomadi alla periferia di Bologna. I militari stanno effettuando degli accertamenti su una donna romena di 22 anni. Il cordone ombelicale sarebbe stato reciso dal compagno della ragazza, un romeno di 23 anni. I carabinieri sono al momento impegnati a sentire le persone presenti per capire se ci sono responsabilità per la morte del feto o se si tratti di un aborto spontaneo in condizioni precarie.

Lei abortisce, ma il feto viene espulso 10 giorni dopo sotto la doccia

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Stefania M., 38enne di Roma, quando ha scoperto che la figlia che aveva concepito sarebbe nata affetta da trisoma 21 ovvero dalla sindrome di down, ha deciso di abortire e si è recata all’ospedale San Camillo di Roma. I medici l’hanno rassicurata che l’aborto era avvenuto e la donna è tornata a casa. Dopo 10 giorni sotto la doccia Stefania M. ha espulso il feto.

A spiegare i fatti è stato l’avvocato della donna, Piergiorgio Assumma,  che ha presentato la denuncia.

“La mia cliente era intorno alla dodicesima settimana quando ha deciso di abortire – spiega l’avvocato Assumma – e il 16 agosto si è recata nel reparto di Ivg dell’ospedale San Camillo di Roma per effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza. Dopo qualche giorno di febbre alta, le condizioni fisiche della donna sono degenerate: aveva forti dolori in tutto il corpo e grossi problemi di deambulazione. Il 26 agosto, dopo 10 giorni dall’intervento, al mattino Stefania ha subito una consistente perdita ematica e, entrando nella doccia, ha perso il feto che è caduto nel piatto doccia. Il marito l’ha trovata accasciata in forte stato di choc”.      

La vittima, che si trovava in Toscana al momento del fatto – aggiunge il legale – è stata immediatamente accompagnata dal marito al Pronto Soccorso di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, dove dopo una nuova ecografia interna che ha rilevato la presenza nell’utero di materiale abortivo presumibilmente la placenta, è stata immediatamente portata in camera operatoria per un nuovo intervento di revisione della cavità uterina. Dopo la querela, il Sostituto Procuratore Carla Canaia ha disposto il ‘sequestro lampo’ della cartella clinica, la Procura di Roma sta indagando su questo gravissimo caso. Sul feto, che è stato mandato nel reparto di Anatomia patologica del Gemelli, è stato effettuato un esame istologico: era di 5,5 centimetri con porzioni di cordone ombelicale”.  L’avvocato fa sapere che la sua cliente ha una forte depressione, “non dorme, non esce di casa, non lavora quasi più. Un altro caso simile, aveva già coinvolto un anno fa, il medesimo reparto dell’Ospedale San Camillo di Roma”.

L’ospedale si difende e il direttore generale dell’ospedale San Camillo di Roma Aldo Morrone afferma ”Eseguiamo migliaia di interruzioni di gravidanza all’anno, nonostante la riduzione dei medici. Sono certo che l’iter della Magistratura dimostrerà la correttezza dell’intervento effettuato. Siamo vicini alla paziente e rispettiamo la sofferenza che ha dovuto affrontare. Purtroppo in letteratura sono segnalati molti casi di eventi avversi nel caso di interruzioni di gravidanza”.

  

Orrore a Fiumicino per un lago di sangue: forse resti di un aborto

parco-leonardo-tuttacronacaMomenti di orrere per un’addetta alle pulizie del centro commerciale Parco Leonardo a Fiumicino, alle porte di Roma. La donna, attorno alle 7.30, aperto uno degli scompartimenti del bagno delle donne al pianterreno, si è imbattuta in una pozza di sangue con al centro una busta dell’immondizia scura con delle garze insanguinate. A quel punto ha avvertito il responsabile della vigilanza. Ha tuttavia proseguito con il suo lavoro, inquinandola scena del delitto. Sul luogo sono giunti i carabinieri della compagnia di Ostia che hanno provveduto ad effettuare i rilievi del caso e a sequestrare i reperti. All’interno della busta nera dell’immondizia ne sarebbe stata trovata una seconda, più piccola, fina e trasparente. Al suo interno un ammasso tondeggiante di circa 10 centimetri di diametro. Il materiale è stato affidato per gli esami del caso agli esperti dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università la Sapienza, grazie al quale si potrà capire se si tratta di un feto, anche se non si esclude possa essere un pezzo di placenta. In questo caso, però, resterebbe il dubbio di cosa sia accaduto al feto. Gli investigatori, intanto, hanno sequestrato le immagini del sistema di videosorveglianza del centro commerciale.

Aborto negato per legge: a rischio la vita stessa

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Aborto negato dalla Corte Suprema di El Salvador per una 22enne gravemente malata. La donna è affetta da lupus eritematoso sistemico e insufficienza renale, motivo per il quale la continuazione della gravidanza potrebbe mettere a serio rischio la sua vita.Ma nello Stato, a maggioranza cattolica, il diritto alla vita è protetto, dalla costituzione, “dal momento del concepimento”. La giovane, il cui stato di salute è critico, porta in grembo un feto di 26 settimane colpito da anencefalia, parzialmente privo dell’encefalo cervello. Tale malformazione genetica, che si riscontra già dal primo mese di gravidanza, porta, nella quasi totalità dei casi, alla morte in grembo o poco dopo la nascita. Ma la Corte, andando contro sia il parere della commissione medica dell’ospedale dove Beatriz è ricoverata, che le posizioni di Ministero della Salute e gli attivisti in difesa dei diritti, ha ugualmente deciso di concedere l’aborto respingendo il ricorso dei legali della donna. Nella sentenza si legge che “i diritti della madre non possono prevalere su quelli del bambino non ancora nato o viceversa” e hanno ribadito la “preclusione assoluta” ad “autorizzare l’aborto in contrasto con la tutela costituzionale delle persone ‘dal momento del concepimento’”. Ai medici, che sostengono che i rischi per la salute aumenteranno man mano che proseguirà la gravidanza, è stato dunque ordinato di continuare a monitorare la salute della donna fornendole tutte le cure necessarie.

Shock a Roma, in un cestino di un bagno ritrovato un feto!

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Una terribile scoperta è stata fatta in un bar di Roma. Il feto di un bambino di pochi mesi è stato trovato all’interno di un cestino nel bagno di un bar-ristorante in via del Circo Massimo. A chiamare i carabinieri è stato un dipendente del locale. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del nucleo operativo della compagnia Roma Centro. Si attende l’arrivo del medico legale e della sezione rilievi.

Il feto di pochi mesi potrebbe essere stato abbandonato nel cestino del bar romano da una ragazza mora. Così, secondo le prime ricostruzioni, avrebbero raccontato i dipendenti del locale agli investigatori. Non si esclude che il feto potrebbe essere stato abbandonato nel cestino del bar dopo un aborto spontaneo.

STUPORE E GIALLO ALL’UNIVERSITA’ DI MILANO… trovato feto umano!

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Un feto umano è stato trovato in una cella frigorifera all’interno del dipartimento di biotecnologia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. Sul posto sono in corso i rilievi della polizia. A chiamare le forze dell’ordine è stata una dipendente. Il fatto a richiamato immediatamente lo stupore degli studenti e dei professori per lo strano ritrovamento. Al momento le ipotesi sono molteplici, soprattutto per il luogo in cui è stato rinvenuto… un dipartimento che potrebbe essere interessato a fare sperimentazioni segrete su feti umani.

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