Julia ha un aborto spontaneo: uccide l’amica per sottrarle la figlia

julia-maternità-tuttacronacaDue amiche che condividono la gravidanza, i loro pancioni che crescono assieme, tanti pensieri per la scelta del nome dei nascituri. Fino a quando, la tragedia. La 39enne Julia Corey ha subito un aborto spontaneo all’ottavo mese ma ha finto di proseguire l’attesa per il figlio. Fino a quando non si è resa colpevole di un atroce delitto: ha ucciso l’amica Darlene Hayes, strangolandola, l’ha “aperta” e le ha sottratto la figlia prematura per poi darsi alla fuga. Sono trascorsi due giorni prima che la donna venisse trovata dalla polizia in un rifugio a oltre 150 chilometri di distanza. La donna fingeva di aver partorito e di essere la madre della bimba, Sheila Marie, accusando il marito della sua amica dell’omicidio. Julia ha inoltre continuato a sostenere che la bimba fosse sua. Ora attende la sentenza che potrebbe condannarla all’ergastolo mentre Sheila Marie potrà proseguire la sua vita assieme al papà naturale.

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Gli italiani perdono il lavoro e pensano all’aborto

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Perché mettere al mondo un figlio al quale non poter garantire un futuro? Ecco quindi la denuncia shock, ma condivisibile, dei lavoratori della Micron di Catania che si sono rivolti direttamente al Pontefice:

“Alcuni nostri colleghi, che da poche settimane hanno ricevuto la grazia di aspettare un figlio, per sconforto e disperazione pensano di ricorrere all’interruzione di gravidanza perché non potranno garantirgli un futuro dignitoso”.

La lettera inviata a Francesco è stata inviata dalla Fim Cisl e mette in evidenza come le decisioni famigliari pesino su quei 419 esuberi   annunciati dalla multinazionale americana che opera nel settore della microelettronica.

“Ci sono 419 famiglie messe da una multinazionale americana sul ciglio del burrone – scrive il sindacato – Oggi in Italia non siamo i soli e purtroppo le ultime vicende al ministero dello Sviluppo economico ci ha confermato che il governo non le potrà salvare”.

Come scrive La Repubblica:

L’appello al Papa arriva mentre esplodono altre vertenze in tutta la regione. Da ieri, i 206 lavoratori di Acque potabili siciliane (Aps), la società fallita che gestiva il servizio idrico in 52 comuni della provincia di Palermo, occupano la sede dell’azienda in via La Malfa per chiedere garanzie sul loro futuro. I sindacati hanno proclamato 30 giornate di sciopero e chiedono la continuità del servizio. Venerdì i curatori fallimentari avvieranno la riconsegna degli impianti della società ai comuni, mentre il 7 febbraio prossimo è prevista la chiusura dell’esercizio provvisorio di Aps.

Questa mattina, 4500 dipendenti del call center Almaviva sono scesi in piazza a Palermo per lanciare l’allarme sul ridimensionamento dell’azienda, che oggi rappresenta il primo datore di lavoro siciliano. Un corteo che da piazza Marina è giunto fino a Palazzo d’Orleans per chiedere alle istituzioni maggiore attenzione rispetto verso lavoratori che hanno già dovuto accettare tagli degli stipendi fino al 25 per cento pur di mantenere il posto di lavoro. Un’opzione, quella dei contratti di solidarietà, a cui ricorrono sempre più aziende e che oggi riguarda oltre 80 mila persone nell’Isola, senza risparmiare categorie come i bancari e i docenti delle scuole private.

Francesco il rivoluzionario: no all’aborto, la famiglia, i profughi… ma l’Imu?

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“Desta orrore il solo pensiero che vi siano bambini che non potranno mai vedere la luce, vittime dell’aborto, o che vengono utilizzati come soldati, violentati o uccisi nei conflitti armati, o fatti oggetti di mercato in quella tremenda forma di schiavitù moderna che è la tratta degli esseri umani, la quale è un delitto contro l’umanità”, queste le parole di Papa Francesco durante l’udienza, nella sala regia del palazzo apostolico, con i membri del corpo diplomatico accreditato presso la santa sede. Un delitto contro l’umanità che però spesso viene dettato dall’impossibilità di dare un giusto futuro e una speranza di una sussistenza dignitosa al figlio. Perché quindi mettere al mondo l’ennesimo schiavo di un sistema che non dà possibilità di riscatto? Perché mettere al mondo il figlio di una violenza subita? Perché far nascere un diversamente abile se, in Italia e in altri Paesi, sono insufficienti le strutture capaci di occuparsi di queste persone dopo la morte dei genitori o solo per alleviare il compito a quest’ultimi?

Ma dopo la sua personale visione sull’aborto Bergoglio ha voluto anche fare un appello alla politica e le ripercussioni che un azione legislativa può avere sulla famiglia: “Si rendono necessarie politiche appropriate che sostengano, favoriscano e consolidino la famiglia – sottolinea Bergoglio – La fraternità si comincia ad imparare solitamente in seno alla famiglia e il lessico familiare è un lessico di pace. Ma, purtroppo, spesso ciò non accade, perché aumenta il numero delle  famiglie divise e lacerate, non solo per la fragile coscienza del senso di appartenenza che contraddistingue il mondo attuale, ma anche per le condizioni difficili in cui molte di esse sono costrette a vivere, fino  al punto di mancare degli stessi mezzi di sussistenza”.  Per il Papa tutto deve iniziare dai giovani, dal futuro: “Biusogna investire sui giovani, con iniziative adeguate che li aiutino a trovare lavoro e a fondare un focolare domestico – afferma – Non bisogna spengere il loro entusiasmo”; ricordando la recente esperienza della Giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro, un vero e proprio bagno di folla per Bergoglio: “Quanti ragazzi contenti ho  potuto incontrare. Quanta speranza e attesa nei loro occhi e nelle loro preghiere. Quanta sete di vita e desiderio di aprirsi agli altri. La chiusura e l’isolamento creano sempre un’atmosfera asfittica e pesante, che prima o poi finisce per intristire e soffocare”. Ma la voce del Papa non si è fermata entro i confini italiani ma è arrivata anche a toccare il dramma siriano e la crescente tensione fra le due Coree: “Non cesso – ha detto Papa Francesco – di sperare che abbia finalmente termine il conflitto in Siria. La sollecitudine per quella cara popolazione e il desiderio di scongiurare l’aggravarsi della violenza mi hanno portato, nel settembre scorso, a indire una giornata di digiuno e di preghiera. Attraverso di voi ringrazio di vero cuore quanti nei vostri paesi, autorità pubbliche e persone di buona volontà, si sono associati a tale iniziativa. In tale prospettiva, auspico che la conferenza ‘Ginevra 2’ segni l’inizio del desiderio di pacificazione” e poi ha aggiunto “Non si può accettare – dice Bergoglio – che venga colpita la popolazione civile inerme, soprattutto i bambini. Incoraggio, inoltre, tutti a favorire e a garantire, in ogni modo possibile, la necessaria e urgente assistenza di gran parte della popolazione, senza dimenticare l’encomiabile sforzo di quei Paesi, soprattutto il Libano e la Giordania, che con generosità hanno accolto nel proprio territorio i numerosi profughi siriani”. Quanto alla questione coreana, invece, la Santa Sede “implorando da Dio il dono della riconciliazione nella penisola, con l’auspicio che, per il bene di tutto il popolo, le parti interessate non si stanchino di cercare punti d’incontro e possibili soluzioni”.

Nel suo discorso ha anche toccato il problema dei profughi e la solidarietà che se sono concetti sicuramente condivisibili, resta ancora difficile capire con quale risorse lo Stato italiano può fare fronte a un’emergenza umanitaria di tale portata. Forse, se la Chiesa, si mettesse al fianco dello Stato, anche solo pagando parte del contributo Imu quelle risorse potrebbero andare davvero a sostegno di una corretta integrazione e di un accoglimento di queste persone che non meritano certo di essere considerate numeri, ma persone e di conseguenza aver un trattamento dignitoso che ora gli viene negato, non per indifferenza o disumanità ma solo e unicamente per mancanza dei mezzi.

Donna costretta ad abortire al 9 mese di gravidanza! Omicidio di Stato?

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Qualche mese fa era apparsa la notizia della donna costretta ad abortire al settimo mese ora, sempre in Cina, in base alla legge che impone un limite al numero di figli, è stata fatta abortire una donna, incinta al nono mese di gravidanza, appartenente alla minoranza musulmana degli uiguri. A riferire il fatto è stata Radio Free, denunciando che insieme alla donna   di nove mesi sono state costrette ad abortire altre cinque donne.  Il bambino nato vivo, è morto poco dopo a causa del travaglio indotto prima del termine con dei medicinali, una morte quindi molto cruenta e dolorosa. In generale gli uighuri, come minoranza, sono esentati dalla politica del figlio unico, potendo avere tre figli se vivono in campagna e due in città. La donna però era già madre di tre femmine e attendeva ora la nascita del maschio, come, purtroppo, uso e costume di molte culture maschiliste. Le autorità avevano comunicato alla coppia di dover pagare una multa tra  i 6mila e i 14mila euro e per questo motivo erano già fuggiti dalla loro città, Arish, nella prefettura di Hotan, provincia nord occidentale dello Xinjiang, per rifugiarsi a casa dei genitori di lui. Nonostante la fuga la polizia li ha rintracciati e ha condotto la donna in ospedale dove le sono stati somministrati medicinali per avviare immediatamente il travaglio. Lo Xinjiang è da mesi al centro di scontri tra la polizia cinese e la minoranza musulmana, proprio per atti definiti dagli abitanti della zona, cruenti e violenti, soprattutto rivolti contro le donne incinte. Gli scontri sono aumentati poi alla fine dell’anno scorso, il governo di Pechino ha allentato la politica del figlio unico, permettendo anche alle coppie i cui genitori sono entrambi figli unici, di avere più di un figlio.

Feto morto in un campo nomadi: i carabinieri indagano

carabinieri-gazzella-tuttacronacaSono al lavoro i carabinieri dopo che un feto di circa sei mesi è stato trovato morto in un campo nomadi alla periferia di Bologna. I militari stanno effettuando degli accertamenti su una donna romena di 22 anni. Il cordone ombelicale sarebbe stato reciso dal compagno della ragazza, un romeno di 23 anni. I carabinieri sono al momento impegnati a sentire le persone presenti per capire se ci sono responsabilità per la morte del feto o se si tratti di un aborto spontaneo in condizioni precarie.

Lei abortisce, ma il feto viene espulso 10 giorni dopo sotto la doccia

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Stefania M., 38enne di Roma, quando ha scoperto che la figlia che aveva concepito sarebbe nata affetta da trisoma 21 ovvero dalla sindrome di down, ha deciso di abortire e si è recata all’ospedale San Camillo di Roma. I medici l’hanno rassicurata che l’aborto era avvenuto e la donna è tornata a casa. Dopo 10 giorni sotto la doccia Stefania M. ha espulso il feto.

A spiegare i fatti è stato l’avvocato della donna, Piergiorgio Assumma,  che ha presentato la denuncia.

“La mia cliente era intorno alla dodicesima settimana quando ha deciso di abortire – spiega l’avvocato Assumma – e il 16 agosto si è recata nel reparto di Ivg dell’ospedale San Camillo di Roma per effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza. Dopo qualche giorno di febbre alta, le condizioni fisiche della donna sono degenerate: aveva forti dolori in tutto il corpo e grossi problemi di deambulazione. Il 26 agosto, dopo 10 giorni dall’intervento, al mattino Stefania ha subito una consistente perdita ematica e, entrando nella doccia, ha perso il feto che è caduto nel piatto doccia. Il marito l’ha trovata accasciata in forte stato di choc”.      

La vittima, che si trovava in Toscana al momento del fatto – aggiunge il legale – è stata immediatamente accompagnata dal marito al Pronto Soccorso di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, dove dopo una nuova ecografia interna che ha rilevato la presenza nell’utero di materiale abortivo presumibilmente la placenta, è stata immediatamente portata in camera operatoria per un nuovo intervento di revisione della cavità uterina. Dopo la querela, il Sostituto Procuratore Carla Canaia ha disposto il ‘sequestro lampo’ della cartella clinica, la Procura di Roma sta indagando su questo gravissimo caso. Sul feto, che è stato mandato nel reparto di Anatomia patologica del Gemelli, è stato effettuato un esame istologico: era di 5,5 centimetri con porzioni di cordone ombelicale”.  L’avvocato fa sapere che la sua cliente ha una forte depressione, “non dorme, non esce di casa, non lavora quasi più. Un altro caso simile, aveva già coinvolto un anno fa, il medesimo reparto dell’Ospedale San Camillo di Roma”.

L’ospedale si difende e il direttore generale dell’ospedale San Camillo di Roma Aldo Morrone afferma ”Eseguiamo migliaia di interruzioni di gravidanza all’anno, nonostante la riduzione dei medici. Sono certo che l’iter della Magistratura dimostrerà la correttezza dell’intervento effettuato. Siamo vicini alla paziente e rispettiamo la sofferenza che ha dovuto affrontare. Purtroppo in letteratura sono segnalati molti casi di eventi avversi nel caso di interruzioni di gravidanza”.

  

Il neonato annegato è scivolato nel fiume durante lite dei genitori

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Sono stati fermati i genitori di quel bambino, di appena una settimana, il cui corpo ad agosto venne ritrovato annegato in un fiume nella contea cinese di Ruyang. Da una prima ricostruzione il piccolo sarebbe scivolato accidentalmente in acqua durante una lite animata dei genitori. I vigili del fuoco, primi ad arrivare sul posto, non poterono far altro che appurarne la morte.

La battaglia tra abortisti e pro-life in Usa passa per la clinica degli orrori

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In Usa l’aborto può essere effettuato sino alla 20° settimana di gestazione. La legge è stata rivista a giugno 2013 dopo la sconvolgente vicenda del medico abortista Kermit Gosnell, condannato all’ergastolo il 14 maggio per l’omicidio di centinaia di bambini e di una donna. Gosnell, dipinto come un mostro, è diventato il simbolo alla lotta contro l’aborto per i pro-life che si sono avvalsi di lui per teorizzare su tecniche disumane e crudeli. Ciò che faceva il medico andava infatti ben oltre la legalità dell’aborto che secondo la vecchia legge americana non sarebbe dovuto avvenire oltre le 22 settimane. Nel gruppo pro life nel 2010 viene realizzato il documentario di Lila Rose, attivista dei diritti per la vita che con una serie di interviste, girate fingendosi incinta ha sponsorizzato la sua campagna contro l’aborto, dando voce a tre assistenti della Aaron Women’s Clinic di Houston diretta da Douglas Karpen.

Di seguito è stata trascritta l’intervista.

Deborah Edge: Ero un’assistente. Ho fatto di tutto nella clinica e uno dei miei compiti era di essere la sua (del medico,ndr) prima assistente. Facevo attenzione, ma non sapevo che fosse illegale. Quando praticava un aborto oltre le 22 settimane accadeva quasi sempre che il feto uscisse completamente dalla pancia della madre prima che lui gli tagliasse il midollo spinale o introducesse uno degli strumenti chirurgici per afferrare il cranio del bambino e ucciderlo. Non ero cosciente dicevo: “Bé è un aborto, questo è quello che succede”, ma non sapevo che era illegale. In molte occasioni usava questo processo: dilatava l’utero e poi lo evacuava. La maggior parte delle volte vedevamo il feto che usciva completamente dal grembo materno e che era certamente vivo perché si muoveva e dalla cassa toracica si capiva che respirava: quello era il momento in cui lui gli rompeva il midollo spinale e anche la scatola cranica, prendeva il forcipe o il dilatatore e lo conficcava nel cranio del feto…

Domanda: Lei ha visto succedere questo?

D.E: Oh sì credo tutte le mattine… se avevamo 20 aborti di questi sono sicura che da tre a quattro nascevano vivi prima di essere assassinati.

Domanda: Lei vedeva il bambino vivo ucciso fuori dal grembo.

D.E: Sì, anche che lui gli torceva la testa con le sue mani.

Domanda: Lei ha visto questo?

D.E: Sì signore. Krystal Rodriguez: Qualche volta lo introduceva anche nello stomaco.

Domanda: Cosa?

K.R: Usava il forcipe dentro lo stomaco.

Domanda: Lei ha visto questo?

K.R: Sì.

D.E: Usava qualsiasi cosa che fosse veloce.

Gigi Aguilar: Ti ricordi quella volta che il feto uscì ed era vivo e aprì i suo occhi e afferrò le sue mani?

Domanda: Cosa è successo?

D.E: Pensava che fosse morto invece il bambino ha aperto gli occhi e ha aperto le mani afferrando le sue (del medico, ndr). Poi è seguita la procedura.

G.A: Era vivo, lui pensava non lo fosse: era pronto a metterlo nella sacca ma…

Domanda: E parlò di questo.

K.R: Non parlava mai di queste cose, non faceva commenti… noi prendevamo il feto e lo mettevamo nella sacca e quando la aprivamo, mio Dio, rimanevamo incredule da quanto fosse grande ed eravamo sudate perché ci voleva quasi un’ora: praticare l’aborto di un bambino tanto grande è davvero dura. A volte non riusciva a tirarlo fuori tutto, allora lo tirava fuori pezzo per pezzo e c’era tutto il pavimento sporco di sangue. Ci sono state occasioni in cui alcune donne in travaglio arrivavano durante la notte con i crampi e venivano alla clinica e gli davano queste pillole chiamate Cytotec: dopo un’ora circa facevano effetto e l’utero cominciava a contrarsi. In molti casi le donne correvano in bagno e in alcune occasioni partorivano il figlio nel water. Una addirittura partorì prima di arrivare qui. Ne fu data anche notizia: lasciò il figlio nel McDonald’s prima di arrivare e nessuno sapeva di chi era, ma noi sapevamo che era di una nostra paziente.

G.A: Ti ricordi quella donna che ha avuto il figlio nel corridoio?

Domanda: Cosa è successo a quel bambino?

K.R: Lo ha preso con un panno e lo ha buttato nella pattumiera.

D.E: Ricordo i piedi dei bambini muoversi e mi irritava: lui gli teneva i piedi, inseriva il forcipe dentro l’utero, stringeva il cranio del bambino e vedevi che le dita dei piedini si aprivano di scatto. Pensavo: “Oh mio Dio e poi le persone dicono che loro non sentono”. Ma come non sentono? Spesso ci guardavamo tra noi assistenti, ci scendevano le lacrime e ci dicevamo: Ma perché? Lui è così avido, pensavo. Per una aborto come quello si pagano quattrocento o cinquecento dollari K.R: Se i pazienti pagavano lui faceva questi aborti. Domanda: E tu hai mai assistito?

K.R: Sì e ricordo che dicevo: «Non voglio entrare, non voglio». E lui: «Tu puoi farcela e se non riesci gira la faccia di là».

D.E: Spesso voleva fossi io a rispondere al telefono, perché sapeva che ero brava a parlare con le pazienti, così da convincerle a venire nella clinica… ma ci sono molte altre cose: spesso feriva le pazienti, lacerava gli uteri o le loro cervici senza dirglielo e quando venivano il giorno dopo le medicava, ma senza spiegare loro che aveva l’utero lacerato.

G.A: E se c’erano pazienti che facevano troppe domande preferiva che le addormentassimo.

D.E: L’unico commento che faceva era per ricevere altri soldi, la donna sentiva male? Mi diceva: «Vai a parlarle e dille che ha bisogno di essere addormentata». Non avevano scelta e dovevano poi pagare per l’intervento.

Domanda: Quindi tutti sapevano quello che succedeva, non solo voi.

G.A: Sì, tutti sanno.

D.E: Le donne che entravano qui non sapevano a cosa andavano incontro. Molte domandavano se loro figlio avrebbe sentito male e mi arrabbiavo perché mi dicevo: «Ma perché questo dovrebbe importarti se vieni qui a uccidere tuo figlio?». Perché farsi questa domanda? Certo qualcuno avrebbe potuto rispondere: «Sì, sente!», ma non era il nostro lavoro dirlo. Il nostro lavoro era mettere quella persona nel sacchetto dei rifiuti.

Chiaramente l’intervista è stata realizzata da un membro dell’associazione Pro-life e come tale non può essere oggettiva perché mira a portare avanti la lotta contro l’aborto. E’ però senza dubbio uno spaccato interessante per capire come negli Usa, ma anche in altre parti del mondo, ci si interroghi sull’aborto e sull’illegalità che a volte ruota intorno a questa pratica. Cosa avverrebbe però se fosse vietato? I dati delle nazioni in cui l’aborto viene vietato non lasciano dubbi: in Cile, dove l’aborto è illegale, si assiste a un numero elevatissimo di interruzioni di gravidanza tra i 120.000 e i 160.000 all’anno secondo le stime più attendibili, su una popolazione di appena sei milioni di donne tra i 15 e i 64 anni.

Orrore a Fiumicino per un lago di sangue: forse resti di un aborto

parco-leonardo-tuttacronacaMomenti di orrere per un’addetta alle pulizie del centro commerciale Parco Leonardo a Fiumicino, alle porte di Roma. La donna, attorno alle 7.30, aperto uno degli scompartimenti del bagno delle donne al pianterreno, si è imbattuta in una pozza di sangue con al centro una busta dell’immondizia scura con delle garze insanguinate. A quel punto ha avvertito il responsabile della vigilanza. Ha tuttavia proseguito con il suo lavoro, inquinandola scena del delitto. Sul luogo sono giunti i carabinieri della compagnia di Ostia che hanno provveduto ad effettuare i rilievi del caso e a sequestrare i reperti. All’interno della busta nera dell’immondizia ne sarebbe stata trovata una seconda, più piccola, fina e trasparente. Al suo interno un ammasso tondeggiante di circa 10 centimetri di diametro. Il materiale è stato affidato per gli esami del caso agli esperti dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università la Sapienza, grazie al quale si potrà capire se si tratta di un feto, anche se non si esclude possa essere un pezzo di placenta. In questo caso, però, resterebbe il dubbio di cosa sia accaduto al feto. Gli investigatori, intanto, hanno sequestrato le immagini del sistema di videosorveglianza del centro commerciale.

Aborti selettivi, scoppia il caso in Gran Bretagna ed escono i video.

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Vietati per legge in Gran Bretagna gli aborti selettivi, cioè quelli fatti in base al sesso del bambino, ma che nella realtà poi invece esistono e ora scoppia il caso per due video in cui i medici avrebbero preso accordi con i loro pazienti per un aborto proprio perché alla coppia non era gradita la nascita di una bambina. Il caso sarebbe stato noto alle autorità giudiziarie, ma sarebbe stato deciso di non perseguire i due professionisti per motivi di «interesse pubblico», scrive il Daily Telegraph, rivelando una potenziale bomba su cui il ministro della Sanità Jeremy Hunt ha già chiesto che si faccia chiarezza. Soprattutto la chiarezza va fatta in quelle comunità inglesi in cui l’aborto selettivo, per cultura e per costume, deriva da una disparità dei sessi nella società e quindi molte famiglie preferiscono il maschio invece che la femmina.

Cina: quando l’aborto non é una scelta, ma una violenza

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Quando l’atrocità supera l’immaginazione, non ci sono più parole per raccontare la tragedia della nascita di un secondo figlio in Cina. La protagonista si chiama Lili Zeng e la sua storia è raccontata da un’agenzia di stampa cattolica AsiaNews e da Women’s Rights Without Frontiers. La donna incinta al nono mese subisce l’induzione delle doglie mentre al figlio viene fatta un’iniezione letale sul cranio… nonostante questo il bimbo nasce vivo, giusto il tempo per morire tra le braccia della madre poco dopo. Uscita dall’ospedale, Lili Zeng cerca per tre volte di uccidersi, ma per fortuna non ci riesce. L’operazione era stata imposta dal marito della donna

La tragedia di Zeng risale a due anni fa, ma è emersa solo in questi giorni. Tutto inizia con il marito che l’abbandona, che aveva  già un figlio dall’ex moglie e quindi firma la richiesta di far abortire, l’attuale moglie Lili Zeng.  Secondo la legge cinese questo è lecito:  l’aborto può essere imposto con la forza se uno dei due coniugi non vuole avere figli. Inoltre, il fatto che uno solo dei due sia già genitore basta e avanza per bloccare la gravidanza in corso. Zeng si rifiuta e dice che quella è solo una vendetta trasversale della prima moglie dell’uomo e chiede alle autorità di verificare l’abbandono del tetto coniugale da parte del marito, ma naturalmente non viene fatto. La burocrazia va avanti con tempi lenti, ma arriva in “tempo” per uccidere il bambino al nono mese di gestazione quando la donna viene richiusa in ospedale per l’intervento. Si tratta di una procedura rischiosissima, molto dolorosa e del tutto ingiustificata. «Mi sentivo come un maiale pronto per essere scannato» ha raccontato la donna a WRWF. La donna poi cerca di ottenere giustizia e si rivolge all’ufficio per la pianificazione della sua zona. La risposta arriva dopo mesi e le viene detto:

«se vuole biasimare qualcuno, se la prenda con la legge sul figlio unico o con suo marito. Se lui non avesse firmato l’autorizzazione, nessun dottore si sarebbe mai azzardato a intervenire sulla sua gravidanza. Ma ora l’avviso: se continua a importunarmi, sarò costretto a trovare qualcuno che la metta al suo posto».

Naturalmente in Cina il problema delle nascite è rilevante e va affrontato, ma sicuramente questo appare un caso estremo e forse c’è davvero dietro il fantasma di una presunta vendetta personale. Fermo poi restando che l’aborto deve rimanere una scelta, non deve diventare una violenza o una crudeltà.. .

Neonato annegato nel fiume… la Cina si scandalizza e si mobilita

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La Cina non vuole più vedere queste immagini, la Cina non vuole più la violenza sui minori, soprattutto sui neonati incolpevoli. E’ il Daily Mail a proporre l’ennesima immagine raccapricciante, di un bambino/a abbandonato in un fiume della Cina, nella zona a sud est del Paese. Sono scandalizzati gli utenti cinesi per la fotografia del bambino morto annegato, lasciato “galleggiare” per giorni. Probabilmente la morte è legata alla politica del figlio unico, in vigore in Cina dal 1979 e che obbliga ogni famiglia ad avere un solo bambino. E se questo nasce femmina, spesso viene abbandonata al proprio destino perché non può dare una mano nei campi, oppure i problemi sono legati ad altre esigenze, ma nessuno ha più voglia di tollerare questi atti criminali. Ora si sta cercando di risalire all’identità del neonato e dei suoi genitori.

L’immotivata violenza cinese: uomo aggredito e ucciso da passanti

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E’ inspiegabile l’ennesimo episodio di violenza immotivata avvenuta a  Shenzhen, nella Cina meridionale, dove un 41enne è stato improvvisamente aggredito e ucciso tra tre passanti. E’ agghiacciante che questo non sia un episodio isolato, ma l’ultimo di una lunga serie in meno di una settimana. . Giovedì scorso un uomo ha ucciso una bambina di due anni, strappandola dal passeggino e buttandola violentemente a terra , dopo un banale litigio con la madre per ragioni di traffico. Sempre giovedì un altro pazzo ha ucciso a coltellate cinque persone a causa di una disputa di affari, nella provincia dell’Henan. Martedì scorso, nella provincia del Guanxi, due funzionari del locale Dipartimento per la pianificazione familiare sono stati uccisi, sempre a coltellate, da un uomo che voleva protestare contro la legge che impone il figlio unico. La polizia ha arrestato per quest’ultimo episodio di violenza di un uomo che ha partecipato al massacro, ma ancora non sono chiare le dinamiche che hanno portato al gesto.

+++ Immagini adatte a un pubblico adulto +++

Stupro per vendetta e minacce per farla abortire… la nuova mafia?

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Una storia di violenza e di aberrazioni quella che hanno coinvolto una donna, che chiameremo V. La vendetta è stata voluta e attuata da Giosuè Sessa, 36 anni, e Davide Pescatore, 30, affiliati alla costola di Arzano del clan Moccia, che ieri mattina sono stati arrestati dai carabinieri di Arzano.

Veronica è un nome inventato, per tutelarne la privacy. La sua storia no. È stata violentata più volte nella sua abitazione. Minacciata dimorte con una pistola. Ha affrontato una gravidanza frutto delle violenze subite. E poi è stata costretta ad abortire per cancellare le prove dei ripetuti stupri. La donna litigava troppo con il suo convivente, un affiliato che sembrava intenzionato a passare a un altro clan. Due cose che non potevano essere tollerate. Le liti potevano attirare l’attenzione delle forze dell’ordine e poi l’odore del tradimento del proprio clan non è neppure pensabile. Ed ecco che scatta la vendetta.

La donna viene stuprata almeno per 10 volte e lui subisce inerme quella violenza. Ma quella punizione inizia a girare, se ne inizia a parlare. Forse sono i nuovi metodi della mafia… ma ci sono ancora gli “uomini d’onore” quelli vecchia maniera che tali comportamenti non li tollerano. E poi si era superato il limite, uomini che fanno paura… ma stavolta l’aberrazione era più forte della paura e così grazie a un carabiniere che parla con tutti e che ascolta le mille voci, si decide di verificare se quella storia, che appare davvero incredibile possa avere un fondo di verità.  Purtroppo stavolta la realtà era ben più violenta del racconto. V. viene convocata in caserma, è terrorizzata e non vuole parlare, ma alla fine arrivano le prime ammissioni e i carabinieri ricostruiscono l’accaduto.

E’ marzo dell’anno scorso e Giosuè Sessa, accompagnato da Davide Pescatore bussano alla sua porta. Lei non apre, e i due spalancano la porta a spallate. Davide Pescatore le pianta la pistola in faccia. Giosuè Sessa, invece, le ordina lasciare in pace il suo convivente, di non fare più chiassate e di non andare dai carabinieri. Pena la morte. Poi la stupra. Per sfregio. Per farle capire che non vale nulla. Che la sua esistenza e nelle mani del clan e che serve solo per soddisfare gli uomini. Da lì una serie di violenze che non smettono neppure quando la donna scopre di essere incinta. Neppure quando li supplica di non violentarla più, di farlo almeno per quella vita innocente.  E’ proprio quando i suoi aguzzini scoprono che è incinta che invece si scatenano violenze ancora più brutali. Viene di nuovo minacciata di morte se non abortisce immediatamente. E lei ormai succube, lo fa. Il clan però non si ferma neppure alle minacce, iniziano a diffamarla. A dire che quella donna è una “poco di buono” e immediatamente la isolano all’interno del clan stesso. Il clan poi ordina al quartiere di ignorare V., nessuno si deve avvicinare, nessuno ci deve parlare. E lei arrivata dalla Sicilia ad Arzano per amore, si era trovata improvvisamente da sola e senza nessuno punto di appoggio. Una situazione creata ad arte e che ha consentito ai due arrestati di continuare per un anno le violenze fisiche e sessuali.
Ora  le violenze e le aberrazioni sono cessate, ma potrà mai V. tornare a una vita normale? Potrà di nuovo sognare un’esistenza felice? Questa è la nuova mafia?

Aborto negato per legge: a rischio la vita stessa

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Aborto negato dalla Corte Suprema di El Salvador per una 22enne gravemente malata. La donna è affetta da lupus eritematoso sistemico e insufficienza renale, motivo per il quale la continuazione della gravidanza potrebbe mettere a serio rischio la sua vita.Ma nello Stato, a maggioranza cattolica, il diritto alla vita è protetto, dalla costituzione, “dal momento del concepimento”. La giovane, il cui stato di salute è critico, porta in grembo un feto di 26 settimane colpito da anencefalia, parzialmente privo dell’encefalo cervello. Tale malformazione genetica, che si riscontra già dal primo mese di gravidanza, porta, nella quasi totalità dei casi, alla morte in grembo o poco dopo la nascita. Ma la Corte, andando contro sia il parere della commissione medica dell’ospedale dove Beatriz è ricoverata, che le posizioni di Ministero della Salute e gli attivisti in difesa dei diritti, ha ugualmente deciso di concedere l’aborto respingendo il ricorso dei legali della donna. Nella sentenza si legge che “i diritti della madre non possono prevalere su quelli del bambino non ancora nato o viceversa” e hanno ribadito la “preclusione assoluta” ad “autorizzare l’aborto in contrasto con la tutela costituzionale delle persone ‘dal momento del concepimento’”. Ai medici, che sostengono che i rischi per la salute aumenteranno man mano che proseguirà la gravidanza, è stato dunque ordinato di continuare a monitorare la salute della donna fornendole tutte le cure necessarie.

Dramma in casa Melandri: la compagna di Marco perde il figlio

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Marco Melandri doveva diventare padre a novembre. La sua felicità era talmente grande da non riuscire a contenerla e ha deciso di condividerla subito con pochi amici nell’hospitality della Bmw nel paddock di Donington. “Manuela è rimasta a casa per fare degli esami, ho visto la prima ecografia ed è stato un momento veramente emozionante. Forse il più emozionante della mia vita”. Marco aveva anche intenzione di comunicarlo ai fans dopo il GP, che si sentiva in grado di conquistare. Ma non è riuscito a trattenersi e già domenica mattina l’ha reso noto al microfono di Italia, 1 dopo il warm up, in un orario di basso ascolto. Subito dopo la gara: il secondo posto nella prima corsa dietro l’imprendibile Tom Sykes e il quinto nella seconda sfida causa un fuoripista costato un altro podio prezioso per il Mondiale. La sera, quando i motori avevano ismesso di rombare da un po’, la drammatica notizia: Manuela, incinta di tre mesi, aveva perso il bambino. Marco ha scelto di condividere il suo enorme dolore con un twee: “Purtroppo appena uscita la notizia è successo quello che non volevamo, Manuela ha perso il bimbo. Vi ringraziamo per l’affetto” ha scritto. Subito dopo, in un altro tweet, ha aggiunto: “Non vedo l’ora di tornare a casa e starle vicino in un momento così difficile per una donna, ma lei è super forte: sono troppo orgoglioso di avere al fianco una ragazza cosi speciale che mi ha reso una persona migliore”. Un colpo durissimo per entrambi, un vuoto profondo. Per Marco e Manuela solo un augurio: di tornare presto a correre rapidi nella vita.

Giorgiana Masi: la marcia e il ricordo dei diritti delle donne

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“Nessuna marcia sui nostri corpi Giorgiana vive”. Ci si ricorda di Giorgiana Masi oggi a Roma, come ogni anno il 12 maggio, l’anniversario della sua morte. Si marcia per lei e per ricordare tutti i diritti delle donne italiane conquistati durante anni di lotte e sacrifici negli anni ’70. Si marcia, in memoria di una donna strappata alla vita in maniera violenta mentre poco più in là si chiede di abrogare la legge 194 che regola l’aborto in Italia. Giorgiana Masi aveva appena 19 anni, studiava all’università e quel giorno prendeva parte ad un sit-in organizzato dai Radicali in Piazza Navona per il terzo anniversario per il referendum sul divorzio. Francesco Cossiga, allora ministro dell’interno, aveva vietato le manifestazioni in quie giorni tesi, in cui l’agente Passamonti era morto durante gli scontri in piazza. Quel giorno di 36 anni fa c’erano circa 5 mila agenti in assetto antisommossa e, dopo svariati scontri tra polizia e studenti, si era deciso di evacuare tranquillamente i manifestanti che si trovavano in zona Trastevere. Ma la situazione degenerò, fumogeni e colpi di pistola ed i manifestanti che iniziano a scappare. Uno di quei proietili calibro 22 raggiunse Giorgiana all’altezza del Ponte Garibaldi, dove si trovava con il suo ragazzo. Nessun volto, nessun nome è stato collegato a quello sparo, il processo contro ignoti venne chiuso nel 1981 per impossibilità a procedere. Eppure qualcuno sapeva, come dichiarò Cossiga al Corriere della Sera il 25 gennaio 2007:

Il 12 maggio fu uccisa Giorgiana Masi.
«Avevo supplicato in ginocchio Pannella di rinunciare alla manifestazione in piazza Navona. Gli ricordai che io stesso avevo mandato la polizia a impedire un comizio democristiano a Genova. Gli dissi che i radicali non erano in grado di difendere la piazza e chiunque si sarebbe potuto infiltrare. Tutto inutile ».
Chi fu a sparare?
«La verità la sapevamo in quattro: il procuratore di Roma, il capo della mobile, un maggiore dei carabinieri e io. Ora siamo in cinque: l’ho detta a un deputato di Rifondazione che continuava a rompermi le scatole. Non la dirò in pubblico per non aggiungere dolore a dolore».

Si ricordava Giorgiana come ogni anno oggi, a piazza Sidney Sonnino a Roma, con la lapide a lei dedicata che si ricopre di fiori, frasi, e ricordi saldamente intrecciati alla lotta dei diritti delle donne in Italia. Una manifestazione che voleva essere impedita perchè in concomitanza con la Marcia per la vita, quella stessa vita che a Giorgiana è stata negata e a cui oggi si voglieva negare anche il ricordo. Ma la memoria e le lotte per i diritti non si possono fermare. In molti si sono dati appuntamento a Campo De’ Fiori alle nove e mezzo del mattino per poi sfilare fino a raggingere la lapide in memoria della ragazza a Ponte Garibaldi. “E’ assurdo che Alemanno prenda posizione in questa maniera autorizzando una marcia che denigra i nostri diritti e la figura femminile” spiega un attivista. “La questura – prosegue – ha poi vietato peraltro un corteo che si realizza ogni anno in memoria di una ragazza uccisa ingiustamente, simbolo delle lotte che oggi ci portano alla libertà che abbiamo”. Oltre i numerosi collettivi e movimenti delle donne romane, erano presenti anche il candidato a sindaco di Roma Sandro Medici e l’esponente Sel Gianluca Peciola. Tra i cartelli, ne svetta uno con la scritta “Il mio corpo il mio diritto”. Chi llo regge è una madre che spiega di essere presente ” perché mi sembra davvero assurdo che a due passi ci sia tutt’altra cosa. Anziché pensare al fenomeno del femminicidio, anziché risolvere i reali problemi sociali che ci sono in questa città, Alemanno pensa a sfilare contro una legge che invece significa molto per tutte noi, dimenticando l’omicidio Masi, dimenticando il referendum sul divorzio, tutto”. Le persone attorno annuiscono, perchè non comprendono la necessità di negari agli altri la libertà di scelta, sulla propria vita, sul proprio corpo, sul proprio futuro.

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I deliri di Militia Christi sulla legge per l’aborto!

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La legalizzazione dell’aborto è stata una lotta portata avanti per anni nel nostro Paese e che ormai dovrebbe essere un fatto acquisito su cui non si dovrebbe neppure discutere. E’ dare la piena libertà alla donna di decidere su quella vita che solo lei può dare o negare. E se decide di negarla non va giudicata od offesa, va protetta e sostenuta in una decisione che spesso è frutto di attenta riflessione e di sofferenza. Militia Christi sale in cattedra e si permette anche di analizzare la scelta di interrompere una gravidanza a seguito di uno stupro. Ma con quale diritto viene concessa una manifestazione? Con quale faccia Alemanno sfila per le strade di Roma insieme a coloro che vogliono rivedere la legge sull’aborto? Il primo cittadino sicuramente si è dimenticato di fare il sindaco di tutti e difende gli interessi di pochi. Ancora una volta Alemanno torna sulla questione dei gay “bisogna difendere la libertà di tutti, ma la famiglia, così come sancita dalla Costituzione, è un’altra cosa”.  Quindi i gay sarebbero cittadini di serie B? Ma se da Alemanno siamo abituati a vedere questo ed altro ci sentiamo disorientati e persi sul candidato del Pd  Marini che afferma “Non voglio strumentalizzare politicamente un’iniziativa giusta. Io sono per la difesa della vita in ogni suo stadio, ma non si può prendere parte alla marcia solo perché le elezioni comunali sono vicine. L’impegno per la difesa della vita – aggiunge – deve essere quotidiano e lontano dai riflettori mediatici. Sinceramente sono dispiaciuto dal comportamento di alcuni candidati che hanno annunciato la loro presenza in prima fila alla manifestazione solo per avere un ritorno mediatico. La vita si difende con i fatti e il mio programma elettorale – conclude Marino – parte proprio da questo punto irrinunciabile e da un lavoro serio per trasformare la nostra città in un luogo dove realmente la priorità siano la persona umana e i suoi inalienabili diritti”. Il diritto alla vita significa “uccidere” psicologicamente o fisicamente una donna? Dove è il diritto alla vita se poi non si può mantenere il figlio? in uno stato assente e corrotto? Dove è il diritto della donna di volere quella vita, perché il primo diritto passa per la volontà di una donna… e per fortuna che la natura intelligentemente ha dato questa scelta alle donne e non agli uomini.

I Militia sono contro l’aborto in qualsiasi motivo o forma: “Noi – spiega Armando Mantuano, candidato a sindaco di Roma -difendiamo la vita della madre e del bambino insieme, l’aborto non è una cura. Per una donna stuprata è una doppia ferita. Lo stupratore deve esser punito pesantemente, però il bambino va tenuto fuori da tutto questo, è innocente”.

Ma una donna non ha diritto di decidere sul proprio corpo?

“Si tratta comunque del diritto nell’uccidere un esser umano. La mamma non ha un istinto omicida, scegliere di abortire è un passo lacerante. La donna va aiutata e sostenuta, specialmente in situazioni di solitudine durante la sua gravidanza. Sia lei che la vita nascente. La natura umana non è fatta per uccidere. L’assurdo della legge 194 è che mette contro mamma e bambino”.

Impedendo la 194 o limitandola si va solo verso l’aborto illegale. E’ questo che vogliamo? Con l’uccisione anche del feto dopo il 3° mese di gravidanza? Con nessuna sicurezza igienica e senza nessuna tutela per la donna? A questo punto possiamo anche parlare di medievo prossimo venturo invece che di nuovo millennio! Complimenti al Pd per la scelta del candidato proprio un uomo in grado di prendere in mano la città ed essere il sindaco di tutti… tra diritto alla vita e vivisezione  è una contraddizione in termini proprio come l’attuale Pd… e come Militia Christi… un esercito in nome di Dio? Siamo alle crociate?

Ci sono crimini impunibili per la loro atrocità: Kermit Gosnell

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Kermit Gosnell è un nome che dovrebbe essere cancellato dalla memoria di tutti gli abitanti della terra. Non ci sono aggettivi e non vi sono parole per desccrivere l’orrore perpetrato per anni da quest’uomo. Quindi vi invitiamo a leggere l’articolo solo se in piena libertà vi sentite disposti a farvi raccontare una storia di aborti irregolari la cui atrocità non conosce limiti. Altrimenti vi basta focalizzare l’uomo nella foto e ricordarvi che quella faccia non è degna del genere umano e passare ad altri articoli.

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Si intitola “The Intentional Killing of Viable Babies” ed è un dossier di 18 pagine del Gran Giurì con la cronaca agghiacciante di un medico abortista di una clinica di Philadelphia che si è macchiato di ogni tipo di nefandezza ascrivibile al genere umano.

Kermit Gosnell praticava gli aborti dopo la ventiquattresima settimana, quindi fuori da ogni termine di legge. Lo faceva nella sua clinica la  Women’s Medical Society di Philadelphia.

 Scordiamoci il personaggio del dottor Wilbur Larch, il medico abortista de Le Regole della casa del sidro, che lo faceva con compassione e per aiutare le donne che erano davvero in difficoltà, qui siamo in un universo completamente diverso.

Nel dossier su  Kermit Gosnell sono documentati fatti che risalgono al 2009. I testimoni – tra cui alcuni sono coimputati al processo –  parlano di strumenti operatori non sterilizzati, di ambienti luridi, di metodi barbarici come quello che il “dottore” amava definire “snipping” che consisteva nel taglio con le forbici della colonna vertebrale del neonato. C’erano poi i feti congelati a volte interi a volte a brandelli che venivano conservati dentro i cartoni dei succhi di frutta o in contenitori di cibo per gatti. tutto viene alla luce quando nel 2010 l’Fbi entra nei locali della clinica privata per una vicenda di medicinali venduti illegalmente e si trova invece di fronte a un mattatoio umano.  Uno dei metodi più usati consisteva nel far partorire anticipatamente le donne che espellevano il feto sedute sul water, così poi bastava tirare l’acqua per veder scomparire “l’incomodo neonato”. Sembra che qualcuno di questi bambini fosse già in grado di cercare di sopravvivere tanto da lottare contro l’acqua che inevitabilmente l’avrebbe portato alla morte.

Il 18 marzo è iniziato il processo contro il settantaduenne Kermit Gosnell che è accusato di aver ucciso 7 bambini nati vivi e una donna di 41 anni. Inoltre ci sono a suo carico l’accusa di abuso di cadavere, di uso indiscriminato di farmaci, di concorso a delinquere finalizzato all’omicidio e di corruzione.

Naturalmente il caso della  Women’s Medical Society di Philadelphia ha riaperto la contrapposizione tra chi è contro l’aborto e chi è pro-aborto. Ma in questo caso, qualsiasi sia la posizione che si voglia prendere il problema è più profondo e colpisce al cuore del servizio sanitario americano. Bisogna considerare la diseguaglianza di cure mediche e l’accesso all’interruzione di gravidanza che spesso viene negato in mancanza di un’ assicurazione che non tutte le donne possono permettersi di pagare. La scelta disperata di alcune donne quindi deriva dalla mancanza di risorse finanziarie che le avrebbero permesso entro i termini consentiti per legge di abortire.

Ma come potevano essere giustificati questi aborti?

Stephen Massof, vice di Gosnell, è stato tra i primi testimoni a parlare del taglio disumano del midollo effettuato sulle creature. Secondo Massof, sembrerebbe che l’età del feto venisse contraffatta grazie ad apparecchiature che lo facevano sembrare più indietro nello sviluppo. Chiaramente non veniva neppure osservato il protocollo che dovrebbe assicurare alla donna che abortisce un’accurata consulenza psicologica e medica prima di avviare la procedura di interruzione.

C’è poi il caso ecclatante del  Baby-boy A (come è stato chiamato uno dei neonati uccisi dal medico), la cui gravidanza è stata interrotta a sette mesi e mezzo di gestazione. Il neonato – in quanto non si può più parlare di feto- è stato ucciso e poi rinchiuso in una scatola da scarpe dopo che il dottor Gosnell aveva commentato: «E così grande che potrebbe accompagnarmi alla fermata del bus».

La crudeltà cinese… lo stato fa abortire al 7° mese!

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In Cina si sa, per avere un figlio si deve chiedere il permesso al governo, causa il sovraffollamento della popolazione nazionale. Eppure, una coppia di giovani cinesi, aveva deciso di portare avanti, di nascosto, la loro inaspettata gravidanza, nonostante avessere già un figlio e nonostante fosse loro proibito averne altri.
Ma, la spiata di un vicino di casa, riccamente ricompensato dallo Stato (in Cina funziona così), ha messo in moto la dinamica macchina investigativa cinese. O paghi una multa di 2-3 mila euro, o anche di più, oppure dobbiamo farti abortire forzatamente. Ma la coppia, non particolarmente benestante, non ha potuto accettare di pagare l’ammenda. E venerdi scorso il feto è stato abortito con un’iniezione letale. Era al settimo mese e il bimbo era totalmente formato, tanto che sarebbe stato in grado di sopravvivere già fuori dal ventre materno. Il fatto è avvenuto venerdì 22 marzo a Chuzhou, nella provincia orientale cinese dell’Anhui. Le informazioni sono state poi diffuse da alcune organizzazioni che operano in Cina e all’estero per la tutela dei diritti umani.
Il padre del piccolo, disperato e indignato per il fatto, ha deciso di pubblicare su internet la foto del feto del suo bimbo: “Penso che se abbiamo violato la quota sulle nascite le autorità avrebbero dovuto prendersela con noi che siamo adulti e non con un neonato innocente. Così hanno messo fine alla sua vita”.

Aggiornamento: qualche mese più tardi la Cina si è ancora scandalizzata e indignata per un neonato morto che galleggiava su un fiume. 

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In Uruguay petizione per far abrogare la legge che permette l’aborto!

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Sono trascorsi solo 5 mesi da quando in Uruguay è stata approvata, dal Parlamento, la prima legge che autorizza l’interruzione di gravidanza. Proposta dalla maggioranza che appoggia il governo di sinistra del Frente Amplio e passata nell’ottobre 2012, viene ora messa in discussione da alcuni dirigenti politici e delle associazioni civili che hanno consegnato, alla Corte Elettorale del Paese, una raccolta di 68mila firme, quota necessaria per avviare il processo che porterà ad un referendum che si propone di abrogare la legge sull’aborto.

I medici di Bari vietano gli aborti, ad eccezione del Policlinico!

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Da domani in tutta Bari e provincia sarà impossibile praticare l’aborto negli ospedali pubblici, ad eccezione del Policlinico. Anche al San Paolo, l’ultimo presidio della Asl che garantiva con molte difficoltà questo servizio sancito dalla legge, tutti i ginecologi e le ostetriche sono diventati obiettori di coscienza. Si tratta di almeno 6 professionisti che hanno deciso di non praticare più le Ivg, interruzioni volontarie di gravidanza.

Ora una donna che voglia praticare l’aborto nella Asl Bari sarà costretta a recarsi negli ospedali pubblici di Monopoli, Putignano e Corato oppure rivolgersi alle strutture convenzionate private.

“Sì alla pillola del giorno dopo, ma solo per stupro” così i vescovi tedeschi

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La conferenza episcopale tedesca ha decretato che le cliniche cattoliche possano somministrare la pillola del giorno dopo nei casi di donne che abbiano subito violenza sessuale, se il farmaco evita la fecondazione e non provoca l’aborto.

Partorisce a 9 anni… ora è caccia al 17enne che l’ha violentata!

Ma in questi casi non si fa abortire una ragazzina di appena 9 anni che ha già subito una violenza sessuale? Procuriamo altri traumi con la gestazione e il parto? Spezziamo l’infanzia a una bambina di 9 anni? Devastiamo la futura adolescenza?

BENVENUTI IN MEXICO!

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40 anni fa negli Usa diventava legale l’aborto! NEVER GOING BACK.

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Santa Inquisizione! Così il Psi di Nencini giudica il discorso del Papa

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Papa e le parole al vento “lavoro per tutti!”

E DOVE SI TROVA IL LAVORO SE ANCHE LA CHIESA NON SA FAR ALTRO CHE PARLARE?

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Chiesa retrograda e omofobica: contro gay, aborto ed eutanasia

DIO E’ DI TUTTI… MA LA CHIESA DISCRIMINA! BENVENUTI IN VATICANO… A PRENDERVI PORTONI IN FACCIA DAI PRETI PEDOFILI!

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Parlamento Ue: nessuna restrizione sull’aborto

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