Vincenzo Ferrante: ucciso perchè si trovava nel posto sbagliato

agguato-arzano_tuttacronacaMercoledì sera, in un centro estetico di Arzano, in provincia di Napoli, venivano uccisi due uomini. Le vittime sono Ciro Cascone, gregario del clan Moccia, e l’operaio 39enne Vincenzo Ferrante. L’agguato è stato organizzato da due sicari entrati in azione con il volto coperto da un casco e i carabinieri sono sulle loro tracce. La tragica verità di quei momenti di sangue è che Vincenzo Ferrante non aveva alcun tipo di rapporto con la malavita organizzata: si era trovato al momento sbagliato nel posto sbagliato. I killer, infatti, avrebbero avuto come obiettivi Cascone e il suo guardaspalle: proprio per questt’ultimo, scampato all’agguato, è stato scambiato l’innocente operaio.

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Sparatoria nel solarium: due morti nel Napoletano

sparatoria-solarium-tuttacronacaSpari ad Arzano, nel Napoletano, dov’è stato aperto il fuoco in un centro estetico in via Luigi Rocco, al civico 40. Due uomini, si tratterebbe di Ciro Casone e Vincenzo Ferrante, ritenuti vicini al clan Moccia, si trovavano nel solarium e si stavano sottoponendo a un trattamento quando sono stati uccisi. Casone è considerato un elemento di spessore della criminalità organizzata. Sul posto i carabinieri della compagnia di Casoria e del nucleo investigativo del gruppo di Castello di Cisterna.

Amianto gettato a 400 metri dalla scuola primaria

scuola primaria- Varcaturo-napoli-tuttacronaca

Altri ritrovamenti di rifiuti tossici a Varcaturo, in provincia di Napoli dove i carabinieri della stazione locale hanno denunciato in  stato di libertà per violazione alle leggi a tutela dell’ambiente, due sorelle, una 48enne di Villaricca e una 55enne di Arzano, incensurate. La proprietà delle due sorelle, un fondo agricolo di circa 1500 mq era adibito a discarica per rifiuti speciali pericolosi e non, quali:  lastre di amianto, parti di elettrodomestici in disuso, materiale edile di risulta, parti di auto e pneumatici usati. L’area, che è ubicata a circa 400 metri da una scuola primaria, è stata sequestrata.

Stupro per vendetta e minacce per farla abortire… la nuova mafia?

donna stuprata-minacciata-tuttacronaca

Una storia di violenza e di aberrazioni quella che hanno coinvolto una donna, che chiameremo V. La vendetta è stata voluta e attuata da Giosuè Sessa, 36 anni, e Davide Pescatore, 30, affiliati alla costola di Arzano del clan Moccia, che ieri mattina sono stati arrestati dai carabinieri di Arzano.

Veronica è un nome inventato, per tutelarne la privacy. La sua storia no. È stata violentata più volte nella sua abitazione. Minacciata dimorte con una pistola. Ha affrontato una gravidanza frutto delle violenze subite. E poi è stata costretta ad abortire per cancellare le prove dei ripetuti stupri. La donna litigava troppo con il suo convivente, un affiliato che sembrava intenzionato a passare a un altro clan. Due cose che non potevano essere tollerate. Le liti potevano attirare l’attenzione delle forze dell’ordine e poi l’odore del tradimento del proprio clan non è neppure pensabile. Ed ecco che scatta la vendetta.

La donna viene stuprata almeno per 10 volte e lui subisce inerme quella violenza. Ma quella punizione inizia a girare, se ne inizia a parlare. Forse sono i nuovi metodi della mafia… ma ci sono ancora gli “uomini d’onore” quelli vecchia maniera che tali comportamenti non li tollerano. E poi si era superato il limite, uomini che fanno paura… ma stavolta l’aberrazione era più forte della paura e così grazie a un carabiniere che parla con tutti e che ascolta le mille voci, si decide di verificare se quella storia, che appare davvero incredibile possa avere un fondo di verità.  Purtroppo stavolta la realtà era ben più violenta del racconto. V. viene convocata in caserma, è terrorizzata e non vuole parlare, ma alla fine arrivano le prime ammissioni e i carabinieri ricostruiscono l’accaduto.

E’ marzo dell’anno scorso e Giosuè Sessa, accompagnato da Davide Pescatore bussano alla sua porta. Lei non apre, e i due spalancano la porta a spallate. Davide Pescatore le pianta la pistola in faccia. Giosuè Sessa, invece, le ordina lasciare in pace il suo convivente, di non fare più chiassate e di non andare dai carabinieri. Pena la morte. Poi la stupra. Per sfregio. Per farle capire che non vale nulla. Che la sua esistenza e nelle mani del clan e che serve solo per soddisfare gli uomini. Da lì una serie di violenze che non smettono neppure quando la donna scopre di essere incinta. Neppure quando li supplica di non violentarla più, di farlo almeno per quella vita innocente.  E’ proprio quando i suoi aguzzini scoprono che è incinta che invece si scatenano violenze ancora più brutali. Viene di nuovo minacciata di morte se non abortisce immediatamente. E lei ormai succube, lo fa. Il clan però non si ferma neppure alle minacce, iniziano a diffamarla. A dire che quella donna è una “poco di buono” e immediatamente la isolano all’interno del clan stesso. Il clan poi ordina al quartiere di ignorare V., nessuno si deve avvicinare, nessuno ci deve parlare. E lei arrivata dalla Sicilia ad Arzano per amore, si era trovata improvvisamente da sola e senza nessuno punto di appoggio. Una situazione creata ad arte e che ha consentito ai due arrestati di continuare per un anno le violenze fisiche e sessuali.
Ora  le violenze e le aberrazioni sono cessate, ma potrà mai V. tornare a una vita normale? Potrà di nuovo sognare un’esistenza felice? Questa è la nuova mafia?

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