Assessori indagati a Roma: prima sì, poi no al taglio degli stipendi

roma-capitale-fondicomune-tuttacronacaIl Pd è diviso e questo si risente anche nella maggioranza che sostiene la giunta Marino nella Capitale. L’esito di questa guerra interna è che, nei bilanci del Comune, i fondi scompaiono e riappaiono. Ancora, questi “movimenti” si ripercuotono sulle decisioni circa il taglio degli stipendi, almeno per quel che riguarda la parte variabile, al Comune di Roma. Agli atti è stato documentato, da inizio febbraio, prima che i fondi erano finiti e la parte variabile del salario tagliata, poi la marcia indietro, quindi ancora dimezzamento delle ore di straordinario con precipitosa revoca successiva. Ora il ministero dell’Economia ha inviato gli ispettori contabili per verificare il rispetto delle disposizioni in materia salariale. Quello su cui s’indaga è la parte variabile: il Comune aveva tempo fino alla fine del 2012 per recepire le istruzioni e adeguarsi alla normativa ministeriale. Non lo ha fatto e soprattutto non può giustificare come la quota più consistente del monte stipendi (70 milioni di euro) si riferisce al salario accessorio, legata al cosiddetto disagio, non in linea con quanto previsto dalle norme del ministero. Dal Comune hanno risposto che attendono dal Governo una deroga. Scrive Michela Giacchetta sul Messaggero:

Dal Campidoglio assicurano che gli stipendi non verranno toccati, ma allo stesso tempo chiedono al governo norme specifiche per il personale capitolino, considerato che per far funzionare una macchina amministrativa così complessa non possono valere le stesse regole in vigore in altri comuni più piccoli. L’obiettivo ora è di ottenere nuove norme.

“Ricostruzione a rischio”: il sindaco de L’Aquila lancia l’appello a Letta

l'aquila-tuttacronacaMassimo Cialente, sindaco de L’Aquila, scrive una lettera al premier Letta per lanciare un appello: “Se nei prossimi giorni il Tuo Governo non riuscirà a trovare il miliardo necessario per finanziare la ricostruzione per l’intero 2014, per la prima volta nella storia del Paese, a fronte di una tragedia quale la nostra, dovremo bloccare la ricostruzione dell’Aquila e dei Comuni del cratere per almeno 6-9 mesi, con conseguenze politiche e sociali drammatiche”. Il primo cittadino invita il presidente del Consiglio  “a vedere di persona ciò che stiamo realizzando e i progetti di rilancio economico e produttivo, per i quali aspettiamo solo il trasferimento delle risorse previste”. Cialente fa inoltre sapere che l’incontro in programma a Roma venerdì prossimo con il ministro dell’Economia e Finanze, Fabrizio Saccomanni, sarà decisivo per capire se il capoluogo abruzzese potrà ottenere fondi sufficienti per la ricostruzione post sisma o se i lavori dovranno fermarsi tra breve. Ancora, ricorda che la scorsa settimana il Cipe ha anticipato oltre 500 milioni di euro, che tuttavia saranno sufficienti a coprire le esigenze della ricostruzione solo fino a marzo. Il sindaco sottolinea anche che, con un’ulteriore anticipazione, sarebbe possibile arrivare a giugno, per finanziare solo progetti approvati nel 2013. “Senza quei fondi – aggiunge Cialente – dovremmo di fatto affermare che il completamento della ricostruzione non avverrebbe prima del 2030. Questo comporterebbe la fine di qualsiasi speranza per i cittadini di poter tornare a una vita normale e la fine della comunità”.

Che fine fanno i fondi europei che arrivano al ministero dell’Agricoltura?

de-girolamo-tuttacronacaE’ al lavoro la Guardia di Finanza di Roma, che qualche giorno fa ha acquisito documenti, fatture, mandati di pagamento, verbali di gare d’appalto ha bussato alle porte del ministero dell’Agricoltura e dell’Agea, la società controllata al 51 per cento, che ha il compito di erogare proprio i fondi. L’agenzia, cioè, dove la De Girolamo ha posizionato alcuni suoi fidati collaboratori. Ci si domanda dove finiscano i soldi dell’agricoltura italiana e a chi Nunzia De Girolamo, e prima di lei gli altri ministri suoi predecessori, concedano i miliardi di euro che ogni anno arrivano dall’Europa per i produttori di casa nostra. Il sospetto è che per anni, e fino a oggi, un’associazione a delinquere abbia lavorato di nascosto per ingannare l’Unione europea e frodare milioni e milioni di euro. Quello di cui si parla sono i Pac, contributi destinati a sostenere chi in Italia coltiva la terra e alleva bestiame, con le loro cifre altissime. Dal 2007 al 2013 sono arrivati da Strasburgo 8,9 miliardi di euro. A novembre sono stati ripartiti quelli per il periodo 2014-2020: 44 miliardi. L’Unione europea gestisce direttamente parte di tale somma scegliendo che tipo di produzioni sovvenzionare. L’altra parte tuttavia è gestita dallo Stato che decide le sue priorità. E in queste settimane sono arrivate al ministero richieste perché non vengano privilegiati alcuni territori a svantaggio di altri. Perché tra le regioni più “fortunate” ci sarebbe proprio la Campania, terra da cui proviene e ha il feudo elettorale la De Girolamo. Enzo Lavarra, responsabile agricoltura del Pd, spiega: “Le nomine che il ministro ha fatto all’Agea sono assolutamente inadeguate. Serve gente esperta e invece…». Il riferimento è a Giovanni Mainolfi, generale della Finanza, scelto proprio per «mettere ordine nell’agenzia”. Il problema è che Mainolfi è indagato nell’inchiesta sulla P4 ed è più volte citato in quella della P3, come “persona vicina ad Alfonso Papa e Pasquale Lombardi”, il politico e faccendiere campano che secondo la procura di Napoli avrebbero organizzato un’associazione segreta per pilotare appalti e concorsi. Lombardi conosce bene Nicola de Girolamo, padre del ministro. Nel 2003 fu nominato nel comitato di sorveglianza del Consorzio agricolo di Benevento dove Nicola era direttore. E lo è ancora tuttora, nonostante sua figlia, il ministro, sia in qualche modo il suo controllore. “Ma mai farò interventi diretti” ha giurato lei. Scrive Repubblica:
Tornando all’Agea, la preoccupazione del ministro nasceva dai continui ingressi dei finanzieri del Nucleo Spesa pubblica e frodi comunitarie, guidati dal generale Bruno Bartoloni, che stanno portando avanti l’inchiesta della procura di Roma. Il fascicolo non è contro ignoti, ma i nomi iscritti sono al momento top secret. Certo è però che l’indagine si muove in due direzioni: la prima riguarda il monte dei contributi, che spesso invece di finire ai produttori si perdono nei meandri della burocrazia interna tra appalti e software milionari mai realizzati. La seconda ha come oggetto un buco di 50 milioni: l’Agea nel corso dal 1999 al 2012 anni ha riscontrato una serie di irregolarità nella gestione dei fondi comunitari, quantificati dalla Corte dei Conti in 1,9 miliardi di rettifiche finanziare che l’Italia ha dovuto restituire. Secondo i finanzieri, però, l’Agea non ha rendicontato con regolarità ai revisori a Bruxelles. Risultato, l’Unione potrebbe bloccare i nuovi finanziamenti.
Non solo. Sotto osservazione è finita anche la Sin (il direttore generale nominato è Antonio Tozzi, ex fidanzato di Nunzia), una delle agenzie satellite dell’Agea, che ha il compito di gestire il sistema informativo tra il ministero e le singole Regioni. Non a caso tra i soci di Agea in questo progetto figurano anche Finmeccanica e Ibm. Ma c’è soprattutto Almaviva, un’azienda che — come segnalato dall’Espresso — vince nel 2007 un appalto da 1,1 miliardi di euro in cambio di servizi informatici fino al 2016. «Un servizio scadente» ha denunciato alla procura il deputato del Pd, Ernesto Carbone, epurato dalla Sin di cui è stato presidente fino ad aprile. Carbone è accusato di spese pazze. Ma lui ha ribaltato il tavolo denunciando appunto il mal funzionamento del software e la cattiva gestione dei vecchi amministratori.

Vasco ancora… Radicale: si iscrive di nuovo al partito

vascorossi-tuttacronacaNegli ultimi tempi il M5S si è fatto portabandiera delle lotte contro casta mostrandosi a favore di una democrazia diretta. Tutte lotte sempre portate avanti dal Partito Radicale, che da anni si trova in difficoltò sotto il profilo dei consensi elettorali che hanno avuto un ulteriore calo dopo l’ingresso nel panorama politico di Beppe Grillo. E forse proprio alla ricerca di visibilità il Partito ha deciso di mettere in risalto il fatto che Vasco Rossi ha rinnovato la sua iscrizione ai Radicali. Lo riporta il comunicato ufficiale dei Radicali:

Dal paesino di montagna in cui si trovava, in questi giorni Vasco Rossi si è iscritto ancora una volta al Partito Radicale, e si sono re-iscritti anche la moglie Laura e il figlio Luca. Davvero grazie Vasco, è il momento giusto”. Lo ha annunciato Marco Pannella, poco fa in diretta a Radio Radicale Si tratta – ha detto Pannella – di “una notizia che rischia di essere scontata, visto che si ripete da un quarto di secolo.

In questi 25 anni Vasco non ha mai fatto mancare l’appoggio ai Radicali ma ora viene dato maggior risalto alla notizia, vista la crisi profonda che il partito sta attraversando:

Da più di 4 mesi i soli 19 dipendenti che la nostra impresa radicale ha non ricevono i loro salari. Il partito è davvero a rischio di chiusura. Alcuni lustri fa, davanti a una notizia di questo genere, raggiungemmo 40 mila iscrizioni, ricevendo da Londra, da New York, oltre che da tutta Italia, molte iscrizioni. Può succedere ancora?

Lo stesso leader storico dei Radica ricorda le ragioni per il quale bisognerebbe votare per il suo partito:

Noi in queste ore diamo corpo alla fame, alla sete, alla moralità della costruzione ideale e politica, con la stessa moralità con cui – facendo uno splendido regalo al mondo – i nostri compagni il Dalai Lama, leader spirituale tibetano, e Rebya Kadeer, leader degli uiguri hanno dichiarato che loro non lottano per l’indipendenza nazionale, non intendono minimamente conquistare la loro indipendenza statuale, ma lottano perché la prima tappa di un ordine nuovo nell’immensa Asia possa contare su questo. La loro decisione nonviolenta ha innovato nella storia contemporanea, dando corpo al contenuto e al senso del Manifesto di Ventotene del 1941.

Rimborsi d’oro in Sicilia, l’Ue minaccia lo stop ai fondi

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I pensionati d’oro saranno costretti al contributo di solidarietà, ma i rimborsi d’oro ai forestali? Chi ci pensa a tagliare le spese? La minaccia di bloccare i fondi alla Regione Sicilia arriva dall’Ue, che si scaglia contro a quei rimborsi che appaiono davvero troppo eccessivi. Basterebbe la sola voce che fa riferimento alla benzina per gridare allo scandalo. Se i conti riportati dai media infatti sono esatti e non ci sono, al momento, prove per dubitarne sarebbero 20 milioni di euro all’anno stanziati per il carburante. “O tagliate la spesa per i rimborsi chilometrici o niente fondi”, tuona l’Ue davanti alle spese e alle richieste di rimborsi presentate dai dipendenti dell’Azienda foreste.

Sono 15mila i forestali in Sicilia, a cui vanno aggiunti gli operai antincendio per un totale di 26mila addetti, scrive Emanuele Lauria su Repubblica:

“Decenni di politiche clientelari, nell’Isola, hanno allargato gli organici sino a un livello che non teme confronti: in Piemonte, per dire, i forestali sono 406, meno del piccoloComune di Solarino in provincia di Siracusa. E alla fine la cassa della Regione siciliana si è svuotata. Anche perché si scopre ora, con una denuncia dell’assessore alle Risorse Agricole Dario Cartabellotta, che i salari sono stati irrobustiti in virtù di benefici concessiallegramente: basti pensare che, in media, al costo di ogni lavoratore (82 euro) la Regione somma ogni giorno altri 12 euro di rimborsi chilometrici”.

Il governatore siciliano Rosario Crocetta parla di “cattiva organizzazione” e “furbizie”:

“Di “furbizie” parla proprio il governatore Crocetta che ora — davanti al disco rosso alzato da Bruxelles — ha deciso di inserire nella legge finanziaria in discussione all’Ars un taglio agli appannaggi di forestali. Ponendo un limite di 15 chilometri alle trasferte rimborsabili, bloccando il turn-over e i rinnovi contrattuali. I sindacati sono in rivolta e oggi manifesteranno in piazza”.

Anche il Pd si è schierato coi forestali, con il segretario regionale Giuseppe Lupo che ha detto:

“«Se c’è una cattiva organizzazione la responsabilità è del governo. Giusto abolire i privilegi, ma se ci sono diritti contrattuali quelli vanno rispettati. Così dovrebbe ragionare un’amministrazione di sinistra»”.

Una dichiarazione a cui Crocetta ha replicato duramente:

“«Essere di sinistra non significa essere illegali e parassitari»”.

Davide Vannoni: rinvio a giudizio per tentata truffa

davide-vannoni-tuttacronacaE’ il quotidiano La Stampa di Torino a raccontare del rinvio a giudizio, chiesto dal pubblico ministero Giancarlo Avenati Bassi, nei confronti di Davide Vannoni per tentata truffa. Per il pubblico ministero,  il guru di Stamina avrebbe “utilizzato l’Associazione Di Medicina Rigenerativa Onlus, non iscritta all’anagrafe delle Onlus presso l’Agenzia delle Entrate, e quindi priva dei requisiti, per chiedere la somma di 500 mila euro stanziata dalla Regione per lo sviluppo delle tecnologie biomediche applicabili nell’ambito della medicina rigenerativa”. Spiega il quotidiano:

Il guru delle staminali, stando alle indagini, avrebbe venduto fumo pur di mettere le mani sul contributo regionale. Vannoni, si legge nel capo d’imputazione firmato dal pm Avenati Bassi, ha “presentato un progetto privo di contenuto scientifico, asserendo che inTorino operavano dal 2006 due strutture, l’associazione stessa e la societàReGene srl nel cui organico vi erano due luminari russi, il professor Vyacheslav Klimenko e la professoressa Elena Schegleskaya”.

Vannoni avrebbe anche millantato, secondo il quotidiano:

E per rendere più credibile la sua richiesta di finanziamento avrebbe millantato la collaborazione anche di altri docenti universitari russi, ucraini e italiani, tra cui i professori Antonio Amoroso, Angelo Pera eMario Lombardo: tutti indicati come componenti del comitato scientifico creato in seno all’associazione. Comitato che “in realtà non si è mai riunito”. A sostegno del progetto, Vannoni avrebbe illustrato inoltre sei casi di pazienti affetti “rispettivamente dal morbo di Parkinson, epilessia, danni alla colonna vertebrale, ictus e sclerosi multipla”. Tutti casi inventati di sana pianta, secondo il pm.

L’omicidio di Fondi: fermato il figlio della vicina

omicidio-fondi-tuttacronacaAnche un secondo uomo è stato fermato dai carabinieri in relazione alla rapina in una casa a Fondi, in provincia di Latina, dove il cadavere di una donna è stato rinvenuto imbavagliata e legata. In precedenza era stato fermato un immigrato nordafricano ma i militari hanno sempre ipotizzato la presenza di un’altra persona. Il secondo fermato è il figlio della vicina della vittima, anche lei rapinata e picchiata selvaggiamente. A scoprire il cadavere della 57enne Silvana Cerro è stata la figlia.

La tragica morte di una 57enne: imbavagliata, legata e uccisa

carabinieri-tuttacronacaAveva 57 anni Silvana Cerro e viveva a Fondi, in provincia di Latina. E proprio qui, nella sua abitazione, la figlia ha trovato il corpo della donna, imbavagliata, con uno straccio in gola che probabilmente l’ha soffocata, e immobilizzata in più punti con il nastro adesivo. I carabinieri pensano si tratti di una rapina degenerata in tragedia.  Per i carabinieri si tratta di una rapina degenerata in tragedia. Gli assassini, secondo gli investigatori sarebbero in due, hanno anche ferito la vicina 78enne del piano di sotto, Concetta Lauretti, dopo averle portato via denaro e qualche gioiello e averla ferita brutalmente. La donna è stata soccorsa dagli uomini del 118. Quello che i militari non riescono a spiegare, è il motivo di una simile violenza. In passato, la vittima era stata coiunvolta in un giro di droga, ma tale particolare al momento non sembra ricollegabile ai fatti. Nel frattempo, i carabinieri hanno fermato e portato in caserma un immigrato nordafricano per accertamenti. Il presunto complice invece sarebbe riuscito a sfuggire ai militari.

Quei fondi pubblici regionali usati per comprare 90 maialini

maialini-fondi-pubblici-tuttacronacaE’ la procura di Cagliari, che sta indagando sui fondi ai gruppi del Consiglio regionale della Sardegna, a ritenere che il consigliere Pdl Sisinnio Piras avrebbe usato 24mila euro di fondi pubblici destinati ai gruppi politici per offrire 90 maialetti durante sei convegni su temi medico-sportivi e sull’obesità. Inoltre, sarebbe stato lo stesso consigliere Piras, attraverso la sua azienda agricola, a bandire le tavole con i maialetti. Come riporta La Nuova Sardegna, ora il pubblico ministero Marco Cocco vuole però arrivare a capire se cene e buffet si siano svolti realmente, o non siano piuttosto un’invenzione del consigliere regionale per giustificare spese incompatibili con la destinazione dei fondi pubblici. Quello che non convince è “il fatto che dei convegni non sembra esserci traccia, malgrado risalgano ad appena tre anni fa. Poi le attrezzature di accoglienza. Risulta che ad ogni appuntamento abbiano partecipato circa trecento persone, ma quando la polizia giudiziaria ha chiesto dove si trovassero le sedie usate in quei giorni, tra gennaio e aprile del 2010, la risposta è stata sconcertante: ‘Se le portavano da casa’”.Lo stesso quotidiano parla anche di altri aspetti emersi durante l’udienza del riesame, dove sono state valutate le ordinanze di misura cautelare in carcere per tre indagati.

Al centro della discussione le esigenze cautelari ordinate dal gip Giampaolo Casula per Mario Diana (Pdl), Carlo Sanjust (Pdl) e Riccardo Cogoni (l’imprenditore accusato di coprire i politici con fatture di comodo), tutti indagati per concorso in peculato aggravato. Il pm Cocco ha riferito che Onorio Petrini, altro indagato, fra le dichiarazioni spontanee rese in Procura ha sostenuto che Cogoni collaborava anche con altri gruppi politici. Ci sono documenti chiari a confermarlo. Ma se per l’accusa è provato che l’imprenditore cagliaritano forniva al Pdl fatture di comodo, rivolte a coprire spese illegittime, i servizi prestati dalle sue quattro società agli altri gruppi sono oggetto di indagine. Ecco perché – secondo il pm – Cogoni, così come Diana e Sanjust, deve restare in carcere. Se tornasse in libertà potrebbe far sparire documenti utili alla Procura.

Il gip ha disposto oggi gli arresti domiciliari per Cogoni.

L’Europa federale di Letta, dopo le parole della Germania

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La Germania oggi ha lanciato chiari segnali di “divisione” dicendo che ognuno ha il suo debito e che non ci saranno né fondi di  riscatto Nè eurobond, ma il premier non ha ancora, per fortuna, perso l’entusiasmo e ha rilanciato: «L’Italia ce l’ha fatta da sola e ce la fa da sola, ed è per questo che ora può chiedere con forza una svolta dell’Europa sulla crescita». Queste sono state le parole del  premier, durante il suo intervento al congresso della Spd, il partito social democratico tedesco, in corso a Lipsia. «Basta con l’immagine di un Paese assistito», ha proseguito Letta, parlando poi delle sue aspettative per il futuro dell’Italia: «Nel secondo semestre dell’anno prossimo saremo in grado di avere carte le carte in regola. L’obiettivo che intendo portare avanti con determinazione è di avere per la prima volta nello stesso tempo il debito pubblico che scende, il deficit per il terzo anno di seguito sotto il 3%, la spesa pubblica primaria finalmente in calo, le tasse sulle famiglie finalmente in discesa e il segno più davanti alla crescita fino all’obiettivo dell’1% l’anno prossimo». Nella prossima campagna elettorale Ue è necessario dare con «coraggio» il messaggio che «vogliamo costruire un’Europa federale». Che, ancora una volta, noi «europei, italiani e tedeschi» facciamo una «scelta per l’Europa federale», «è fondamentale». Anche perché il rischio concreto è dalle elezioni di primavera esca «il parlamento europeo più antieuropeo della storia e per evitare questo baratro «non possiamo più sbagliare come ha fatto l’Europa nei primi anni della crisi».

Se questa è l’Europa… a ognuno il suo debito e muoia Sansone e tutti i Filistei

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Politica dura, rigida e forse alla fine si rivelerà controproducente per chi la sta mettendo in atto.  Niente eurobond, né fondi di riscatto: anche il futuro governo di grande coalizione tedesco non prevede per il futuro dell’eurozona alcuna condivisione del debito. E’ quanto hanno deciso i futuri partner di coalizione, l’Unione di Cdu/Csu e la Spd, secondo quanto riporta il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Eppure quando si riunificare la Germania qualcuno pagò tale riunificazione come racconta il Corriere della Sera l’8 agosto 2012:

Quel cambio 1 a 1 (tra moneta della Germania dell’Ovest e quella della Germania dell’Est), non fu mai rinnegata, e ancora adesso viene vista come la lezione ultima del cancelliere: la politica, e alcuni ideali che può perseguire (la ricomposizione dell’ identità tedesca lo fu), vengono prima dell’economia. Pagò solo la Germania? Certamente no. La Bundesbank contenne la grande immissione di nuova moneta con tassi alti (attorno al 10% nel ‘ 93), scongiurando l’ inflazione. Ma come disse il francese Hubert Védrine, consigliere di Mitterrand: «A che serve la bomba atomica, se i tedeschi hanno il Deutsche Mark?». E infatti, in quell’economia pre-euro, ma retta dal meccanismo dello Sme, i rialzi dei tassi decisi a Francoforte si riverberarono quasi automaticamente sulle altre monete, cosa che si tradusse in recessione per molte economie europee (Germania inclusa). Davanti alla commissione Bilancio e Tesoro, nel 1992, un Mario Monti ancora rettore della Bocconi, accenna agli effetti della riunificazione. «Il problema della finanza pubblica italiana è grave per il motivo, ben noto, delle dimensioni del debito. Il 1992 è stato per la Cee un anno di disavanzi pubblici elevati, anche a causa della riunificazione tedesca. Però se (…) nel resto della Cee il disavanzo corrente è stato dello 0,7% del Pil, quello italiano (6,2%) è stato di 8,9 volte tanto». Poi arrivò il settembre nero ‘ 93. E l’ Italia, spesa pubblica senza freni, deficit alle stelle e debito sul 120%, fu costretta con la sterlina a uscire dallo Sme. Furono, per molti analisti, anche gli alti tassi della Bundesbank uno dei motivi scatenanti dello shock finanziario. «Questa versione che la riunificazione tedesca la pagarono gli altri si è diffusa soprattutto in Francia – dice Riccardo Perissich, già capo di gabinetto di Spinelli, stretto collaboratore di Delors e uno degli euroburocrati più importanti che l’ Italia abbia avuto a Bruxelles -. È vero, uno shock finanziario ci fu. Ma è una lettura eccessiva. Ingenerosa verso la Germania che si accollò gran parte dei costi della riunificazione». Sandro Gozi, che ha lavorato nel gabinetto di Prodi, parla della solidarietà che la Germania ottenne: «Subito, nel 1990, con procedura d’ urgenza, fu attivato il Fondo speciale per i Länder dell’ Est». Però, verso la Germania (contribuente netto, che ha più dato che ricevuto dalla Cee e poi dall’Ue) sono andati molti meno fondi che verso il Mezzogiorno. E, non ultimo, Kohl – alle insistenze di Mitterrand – sacrificò il marco, spianando la strada all’ euro, per ridare ai tedeschi una sola patria. Di riunificazione si riparla molto in Germania. Se c’ è un Paese che capisce i costi di un risanamento massiccio, come quello che potrebbe richiedere la Grecia o altri, siamo noi, dicono. La cancelliera, quando un giornalista mise in dubbio i costi dell’unità nazionale, rispose: «Questo non si discute. Se no, non sarei qui». Appunto, c’ erano cose in Germania che, vent’ anni fa, non avevano prezzo.

L’Unione sindacale di base dei Vigili del Fuoco accusa l’esecutivo

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“E dire che siamo una categoria a rischio, ma di questo al governo non importa nulla, l’importante è uscire ogni tanto con qualche proclama di quanto ‘loro’ sono attenti alle problematiche dell’emergenza e del corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. Vorremmo chiedergli di non interessarsi troppo a questo governo attraverso il sottosegretario con delega ai Vigili del Fuoco visto, che ogni settimana lo vediamo gironzolare per i comandi provinciali a portare in giro la sua parabola inconcludente e vacua di contenuti”.

I Vigili del Fuoco lamentano anche:

“Da quando si è insediato ancora oggi non abbiamo capito quali sono gli indirizzi politici al dipartimento, ne quali interventi concreti sono stati messi in atto per la salvaguardia del territorio e per gli operatori che svolgono il soccorso in questo paese. A ciò – prosegue la Usb – aggiungiamo che non solo il ministero dell’Interno non si cura nel suo complesso dell’assistenza del personale dei Vigili del Fuoco; ma che dopo non essere stati in grado come ONA di garantire una assistenza sanitaria diretta al personale, malgrado per anni abbiamo regalato soldi alle assicurazioni private invece di gestire noi direttamente i fondi; ricordiamo che in passato si pagava con cifre esorbitanti un servizio reso non adeguato alle nostre esigenze, condizione superabile con la gestione diretta dei fondi dal consiglio d’amministrazione al lavoratore che ne richiedeva l’assistenza. Oggi ci troviamo pure, con la mancata reintegrazione dell’assicurazione, che sta creando non pochi problemi, a coloro che ogni giorno hanno necessità di essere sottoposti a cure sanitarie; questione portata anche al cospetto del governo. E nell’immediato ordinario, quando un lavoratore a rischio, come lo è un vigile del fuoco, si trova ad essere vittima di un incidente mentre presta la sua opera a salvaguardia della pubblica incolumità. A Genova un Vigile del Fuoco che stava sistemando un cartellone pericolante è scivolato dalla scala a causa delle forti raffiche di vento ed è precipitato per alcuni metri. L’incidente è avvenuto in pieno centro cittadino. Il pompiere, soccorso, è stato trasportato in codice rosso al San Martino di Genova. Secondo i primi accertamenti non sarebbe comunque in pericolo di vita”.

Giù la maschera: la patrimoniale c’è e si sente nella Legge di Stabilità

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Giù la maschera sulla patrimoniale. Ci hanno detto che non vi era la voce, il che è verissimo, peccato che dalla Trise, all’imposta di bollo sui Bot e sul risparmio la patrimoniale verrà pagata da moltissimi italiani, per non dire tutti! Sono state abilmente mascherate da semplice tributo, ma come spiegano   Massimo Fracaro e Nicola Saldutti sul Corriere della Sera bisogna far chiarezza sul concetto fiscale:

A pensarci bene, con il terzetto Trise-Tari-Tasi viene introdotta la patrimoniale comunale, visto che saranno i sindaci a fissare il livello dell’imposta. Certo la tassa rifiuti serve per coprire i costi della raccolta. Ma la Tasi? Non sembra esserci in questo caso un collegamento diretto tra prelievo e servizi erogati. Ricordiamo che servirà a pagare dagli stipendi della Polizia municipale all’illuminazione cittadina, all’arredo urbano. Non è, quindi, una vera e propria tassa.

Sempre dalla Legge di Stabilità, l’aumento dell’aliquota sull’imposta sul bollo giunta al 2 per mille, aggredisce gli investimenti finanziari, Bot, Btp, fondi, azioni, depositi vincolati alle obbligazioni bancarie, nonostante la tutela della Costituzione.

E, guarda caso, l’unica patrimoniale a viso aperto mai pagata dagli italiani fu il prelievo straordinario del 6 per mille su tutti i conti correnti introdotto dal governo Amato nel 1992. Una patrimoniale senza metafore che consentì all’Italia di evitare la deriva, ma che è stata oggetto di un duro confronto arrivato fino alla Corte costituzionale. Finora è l’unica imposta chiamata con il suo vero nome di patrimoniale

“Senza una città, i giovani aquilani non hanno un’identità”

terremoto-l'aquila-cialente-tuttacronacaMassimo Cialente, sindaco de L’Aquila, città ancora in ginocchio dopo il terribile sisma del 2009, ha inviato una lunga lettera a Enrico Letta per chiedere al premier di recarsi sul luogo a dire che “la ricostruzione si bloccherà”, “io non intendo farlo”. E’ il primo cittadino a scrivere “Con la mortificazione di essere un cittadino abbandonato dal Paese”. “Con il varo della legge di stabilità il Governo ha di fatto interrotto e rinviato la ricostruzione”, benché il Comune abbia già approvato progetti che attendono solo il contributo definitivo. Sempre nella missiva si legge: “Come in certe scene drammatiche di film, in cui in una cordata che arrampica su una parete rocciosa si decide di tagliare la fune dell’alpinista che ha perso l’appiglio, lasciandolo precipitare, il Governo ha deciso che questo pezzo d’Italia venga lasciato morire”. E ricorda “Per ottenere il miliardo e due, in un’unica somma peraltro già spesa nei fatti fui costretto a compiere un atto pesante per un uomo dell’ Istituzione quale credo di essere; fui costretto per protesta a spogliarmi della fascia da sindaco e ammainare il tricolore dagli edifici pubblici, fortemente criticato anche dal Presidente della Repubblica che non mancò di farmi conoscere la sua indignazione”. Nella lettera al premier scirve ancora: “Da una settimana i ragazzi delle superiori sono in mobilitazione e hanno organizzato una grande manifestazione, alla quale hanno partecipato dipingendo le loro guance con i colori della città: il verde e il nero. Sanno bene che, senza una città, non si ha neanche un’identità”. E per domani Cialente annuncia “un’assemblea con tutti i sindaci dei comuni di questo sfortunato pezzetto d’Italia. Forse decideremo di tornare a Roma per esprimere più che la nostra protesta, la nostra mortificazione e indignazione”. Ancora dichiara: “Gli studenti aquilani mi dicevano che in testa al corteo vorranno esserci loro, in migliaia, perché il futuro della Città è il loro futuro e non vogliono e non possono aspettare altri quindici/vent’anni per rifare L’Aquila. Non possono accettarlo e non vogliono emigrare. Sono preoccupato per loro, e vorrei provare a farli desistere perché tre anni fa, nella manifestazione romana, il Governo Berlusconi lasciò che le forze dell’ordine ci picchiassero, anche a sangue. Mi scusi ma vista la sensibilità che il Suo Governo ha mostrato in queste settimane temo che potrebbero essere picchiati, oggi, anche le ragazze e i ragazzi di 15-16 anni”. Scrive ancora il sindaco: “Il governo Letta è riuscito a portare a compimento la scelta iniziale di Berlusconi che era quella di inventare le famose new town: cioè non si ricostruiranno i centri storici almeno nei prossimi anni e ci lasceranno marcire in queste che non sono vere case”. Ma Cialiente ne ha anche per i vincoli di bilancio imposti dall’Ue, Cialente ha detto: “Trovo allucinante il fatto che l’Europa non permetta di sfondare il patto di stabilità del 3% neanche di fronte a calamità naturali riconosciuti dall’Europa stessa”.

Anche la senatrice Stefania Pezzopane, Pd, ha chiesto al Governo di non abbandonare la ricostruzione: “Niente gioco delle tre carte sulle pelle degli aquilani. Il ministro Trigilia sa bene che i 300 milioni stanziati dalla legge di stabilità per la ricostruzione dell’Aquila e dei Comuni del cratere sono una goccia nel mare, a fronte di un fabbisogno stimato attorno ai 10 miliardi di euro in dieci anni. E che sono fondi già assegnati col decreto emergenza grazie al mio emendamento e alla battaglia parlamentare. Non sono fondi nuovi, si tratta dunque solo di un’anticipazione”. E puntualizza: “Sappiamo bene che l’Italia è in difficoltà ed è per questo che sono settimane che chiedo, anche attraverso un’interrogazione parlamentare sottoscritta da una cinquantina di colleghi e rivolta ai ministri dell’Economia e dello Sviluppo economico, che il governo non abbandoni L’Aquila e la sua ricostruzione, cercando soluzioni alternative. In particolare, è necessario che l’Italia apra un negoziato con l’Unione europea perché si possa accedere al finanziamento della Cassa Depositi e Prestiti per la ricostruzione dei prossimi anni”. La senatrice conclude quindi sottolineando che “Inoltre ci sono risorse presso il ministero della Coesione territoriale, perché non si prende una parte di quelle risorse? Quel che è certo, e mi associo al sindaco dell’Aquila Massimo Cialente è che i cittadini aquilani non possono accettare che la ricostruzione, a cantieri aperti e progetti avviati, venga bloccata perché non arrivano risorse. Forse è necessario che, a tal fine, il governo faccia scelte precise nella legge di stabilità, allocando in modo diverso le poche risorse disponibili”.

Clamoroso scandalo sui fondi Rcs ?

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Tornado in Rcs e la casa editrice del Corriere della Sera rischi di finire inghiottita da uno scandalo di cui i confini ancora non si conoscono: Proprio sul Corriere della Sera si legge:

“Audit straordinario in arrivo per Rcs Sport. Lo ha comunicato ieri con una nota la capogruppo — Rcs Mediagroup, editore del Corriere della Sera — dopo alcune verifiche sulla controllata”

La controllata è Rcs Sport, infatti e nel comunicato, si sottolinea il Corriere,

“non entra nei dettagli, ma sarebbero state riscontrate irregolarità nei rapporti tra Rcs Sport e alcune associazioni sportive collegate (con cui Rcs Sport lavora per l’organizzazione di eventi), non consolidate però nel gruppo. Il consiglio di amministrazione di Rcs Sport ha incaricato una società di revisione di «svolgere gli opportuni ulteriori approfondimenti» sulla «natura di alcune transazioni bancarie» tra Rcs Sport e le associazioni in questione”.

Le ipotesi sono che:

“potrebbero essersi verificati ammanchi di cassa o potrebbero essere stati registrati crediti in realtà inesigibili. L’obiettivo del gruppo, dopo l’individuazione di queste presunte irregolarità, è valutare gli eventuali danni subiti”.

E che, secondo tali sospetti:

“Qualcuno all’interno della controllata di Rcs avrebbe utilizzato alcune transazioni finanziarie tra la società e le associazioni sportive per creare fondi da cui sarebbero poi stati sottratti i soldi”.

Il comunicato riferisce che

“nei giorni scorsi Laura Bertinotti, responsabile amministrativo di Rcs Sport, ha rassegnato le dimissioni. Gli eventi sportivi che girano intorno a Rcs Sport sono diversi: solo alcuni, a quanto sembra, potrebbero essere toccati dalla vicenda. E tra questi non ci sarebbe il Giro d’Italia. Sempre ieri, Rcs Mediagroup ha comunicato la nomina di Riccardo Taranto — direttore finanziario del gruppo dallo scorso febbraio — ad amministratore delegato di Rcs Sport”.

Ue stringe la cinghia con l’Italia: basta concerti di Elton John

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Ue stringe la cinghia e chiude i rubinetti della distribuzione a pioggia dei fondi Ue. Non si potranno più usare per eventi come il concerto di Elton John a Napoli o per la A3 Salerno-Reggio Calabria.  Lo ha detto il commissario Ue Johannes Hahn, facendo il punto sui finanziamenti europei destinati all’Italia, auspicando investimenti su poche, chiare priorità, come turismo e beni culturali, energie rinnovabili e piani di sviluppo urbano.
Nella programmazione, ha quindi spiegato Hahn in un intervista all’Ansa, “ci sono tipi di progetti che non vogliamo più vedere e altri che vorremmo di più. Ci sono già buoni esempi in giro, come le Tecnopoli in Emilia Romagna, i piani di sviluppo urbano integrato in Toscana, o quelli per le energie rinnovabili in Puglia”.

“In passato i fondi sono stati distribuiti a pioggia e questo ha ridotto il loro impatto sull’economia, rendendo più difficile la loro gestione”, ha spiegato il commissario Ue, osservando tuttavia che “non si tratta solo di un problema italiano”.

“Non si può continuare a cercare di compiacere tutti. Per fare veramente la differenza nello sviluppo economico del Paese – aggiunge Hahn – occorre focalizzarsi su un numero ristretto di priorità”, con l’obiettivo di creare occupazione duratura, sostenere punti di forza già esistenti nelle regioni, e innescare nuova crescita”.

“Non siamo inflessibili rispetto alle priorità per i finanziamenti, credo ad esempio che in Italia il supporto al turismo sostenibile e di qualità e al patrimonio culturale, abbia un senso. Ma devono essere progetti innovativi, sostenere le imprese, attenti a risorse locali e ambiente. Il legame tra il patrimonio culturale e la prosperità futura delle sue regioni, soprattutto al Sud è lampante e la prossima programmazione può aiutare”, ha quindi concluso Hahn.

Baglioni annulla O’Scià e sale la polemica in rete.

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Non si farà! O’Scià, la manifestazione che da anni viene organizzata a Lampedusa da Claudio Baglioni, non si svolgerà: lo annuncia un comunicato dell’omonima fondazione.

«Non abbiamo avuto alcun riscontro dall’amministrazione locale e regionale – si legge nella nota – circa l’impegno per l’edizione 2013, oltre al mancato incasso, ad oggi, del contributo erogato dall’assessorato al Territorio Regione per la scorsa edizione».

«Sperando di poter proseguire il lavoro svolto in questi dieci anni a Lampedusa, la Fondazione O’Scià – conclude il comunicato – si augura che in futuro ci siano gli intenti e le risorse necessarie per svolgere nuovamente la manifestazione».

Intanto in rete c’è chi scrive:

“Baglioni annulla il concerto annuale a Lampedusa perché non arrivano i fondi dalla Regione. Ma non lo faceva perché amava l’isola?”

L’operazione trasparenza di Papa Francesco: pubblicati i file di Milwaukee

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Prosegue l’operazione trasparenza da parte del Vaticano con alla guida Papa Francesco: sono stati pubblicati infatti, dall’Arcidiocesi di Milwaukee, in Wisconsin, migliaia di documenti relativi allo scandalo degli abusi sessuali che i preti hanno commesso ai danni di minori. Nella documentazione, in cui sono presenti anche dozzine di file personali, compaiono anche i file relativi a Dolan, attualmente arcivescovo di New York ma all’epoca dei fatti arcivescovo di Milwaukee. Il cardinale avrebbe spostato infatti, in un periodo in cui l’arcidiocesi si dirigeva verso la bancarotta, un totale di 56,9 milioni di dollari in un fondo fiduciario destinato alla manutenzione dei cimiteri. “Se vogliono trasferire denaro lo fanno rapidamente, se vogliono mantenere un prete, e la sua storia, segreta, lo spediscono in una località glaciale” ha dichiarato Jeff Anderson al Wall Street Journal. Secondo il legale di 350 vittime degli abusi commessi in ambito ecclesiastico nello stato americano, infatti, si tratterebbe di frode visto che Dolan avrebbe effettuato il trasferimento per proteggere il denaro da rivendicazioni e responsabilità legali. Immediata la replica di Dolan che ha negato tutto in un comunicato ufficiale nel quale spiega che tale fondo è stato creato secondo le leggi statali e non “era uno scudo al processo di bancarotta” in corso. Ma il nome del cardinale appare anche su alcune lettere dirette al vaticano per richiedere punizioni più severe nei confronti di preti che hanno commesso abusi sessuali. Dolan avrebbe invitato la santa sede a revocare un permesso di tornare in servizio concesso a un prete, sostenendo che “la nostra credibilità verrebbe fortemente danneggiata”.

In manette l’ex prefetto Francesco La Motta

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L’ex prefetto Francesco La Motta, assieme al banchiere Klaus Beherend, Eduardo Tartaglia e Rocco Zullino, è finito in manette su ordine della Procura di Roma in merito al filone capitolino dell’inchiesta sulla gestione dei Fondi del Viminale, che riguarda la sparizione di dieci milioni di euro dalle casse del Viminale. Stando a quanto emerso, i soldi sarebbero stati investiti in una finanziaria svizzera per poi svanire nel nulla. L’accusa che pende sugli arrestati è di peculato e falsità ideologica e la parte romana dell’indagine, nata alcuni mesi fa a Napoli, riguarda un investimento in Svizzera di dieci milioni di euro del Fec (Fondo Edifici di Culto), di cui La Motta era l’ex responsabile, affidato, secondo chi indaga, a Zullino, broker di Lugano e collaboratore di Tartaglia, a sua volta parente di La Motta. Secondo i Ros e i carabinieri di Napoli, Beherend avrebbe redatto i piani di investimento dei Fondi in collegamento con Tartaglia. La Motta è inoltre indagato anche a Napoli, in un’inchiesta parallela condotta dalla Direzione antimafia e che riguarda in particolare l’attività di riciclaggio del clan Polverino, una potente organizzazione camorristica attiva nell’hinterland settentrionale di Napoli. In questo caso, La Motta risulta indagato per associazione per delinquere e rivelazione di segreto di ufficio. Secondo un pentito, avrebbe offerto coperture a imprenditori e fornito informazioni sulle indagini in corso, nonché tentato di ostacolare le inchieste “silurando” un magistrato della Procura.

Al via la maratona della masturbazione.

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Si festeggia a Philadelphia il mese della masturbazione, con tanto di festa per ricordare a tutti che non c’è nessuna perversione nell’autoerotismo.  Il 30 maggio, poi, ultimo giorno della “kermesse erotica” organizzata da Screawsmart e da PleasureRush (associazioni per l’educazione sessuale e contro l’omofobia), i partecipanti saranno invitati al “Creamium”, la serata danzante in cui verrà premiato “Il più fantasioso”. La manifestazione che cerca di abbattere i tabù che ancora ruotano intorno alla masturbazione, ha anche lo scopo di raccoglier fondi destinati alle associazioni che si occupano di prevenzione sessuale.  

 

Continua la corsa alle elezioni 2013… La Befana ha portato carbone a tutti?

Berlusconi definisce Monti una “comparsa” e gli preannuncia “un tempo di permanenza molto stretto”.

Di Pietro rincara la dose su Monti, parlando del suo proposito per la riforma elettorale: “Sono tutti dei mentitori ambulanti”, aggiungendo che il Senatore ha accresciuto il divario tra pochi ricchi e troppi poveri. Ne ha anche per Berlusconi, che ha definito Monti, Fini e Casini “Trio Sciagura”: per l’ex Magistrato il Cavaliere sarebbe il quarto e che meriterebbe di essere calciato via a suon di voti alle urne.

Il Ministro Riccardi risponde invece alle critiche che hanno colpito la Lista Monti, confermando l’intenzione di spingersi oltre l’idea di Destra e Sinistra.

Intanto Bricolo, della Lega, guarda “in casa propria” e afferma che le notizie circa l’uso irregolare dei fondi del gruppo della Lega al Senato sono false e prive di fondamento.

Come si dice… “L’Epifania tutte le feste si porta via”… e i nostri politici ce li teniamo!

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