12 dirigenti dell’Agusta indagati per l’amianto negli elicotteri delle Forze Armate

elicotteri-amianto-tuttacronacaLa Procura di Torino indaga per disastro colposo i vertici dell’Augusta. Nel mirino della giustizia una dozzina di persone, dirigenti che si sono succeduti nelle posizioni al vertice delle varie articolazioni di Agusta dagli anni Novanta al 2013. L’indagine è legata al problema dell’amianto presente in tutti gli elicotteri delle Forze Armate e di polizia. A coordinare l’indagine, che si concentra su quello che viene definito un “ritardo” nella segnalazione del problema da parte della società, è il pm Raffaele Guariniello. La segnalazione completa risale al settembre 2013, mentre in precedenza c’erano stati solo accenni parziali.

Tensione nel cuore di Roma, esplode la protesta a San Giovanni

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Giornata drammatica quella di ieri nel cuore di Roma dove due eventi e la pedonalizzazione dei fori hanno fatto scoppiare la “bomba” innescata all’Esquilino che da tempo lamenta l’aumento esponenziale di traffico e una situazione invivibile nel quartiere a ridosso del Colosseo. Erano circa le 8 di mattina quando quando sono iniziati i preparativi per la Festa delle Forze armate a cui ha partecipato anche Giorgio Napolitano e lo sgombero di due palazzine a Via Giusti. . A condire il tutto, lo spostamento dei vigili da San Giovanni a piazza Venezia per rinforzare il presidio e telecamere accese ai Fori. Non sono bastati gli aiuti arrivati dagli uffici del Primo Gruppo. Sintomo della carenza cronica di cui soffre il Corpo da anni, intensificato negli ultimi mesi con i nuovi pensionamenti. Fatto sta che ieri mattina in centro si è scatenato l’inferno per chi ha avuto la sfortuna di imbattersi nel traffico dalle 8 alle 11 circa. Via Labicana, via Merulana, la zona del Colosseo, via di San Gregorio sono solo alcune delle strade dove è scoppiato il caos, mentre tutta la zona attorno a San Giovanni andava letteralmente in tilt.

 

Elicotteri all’amianto, ecco la nostra difesa

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La nostra difesa è all’amianto? Secondo un’esclusiva dell’Huffington Post questa sarebbe l’ultima sconvolgente verità. Anche se poi leggendo meglio si apprende che già dopo il ’92 (anno in cui l’Italia ha bandito l’impiego dell’amianto), la controllata di Finmeccanica, l’AgustaWestland, avvertiva come avesse già debitamente e dettagliatamente provveduto a informare la difesa su quali e quanti velivoli da loro prodotti contenevano amianto, o meglio asbesto che poi è esattamente lo stesso gruppo cristallino. Le autorità hanno taciuto e per 15 anni nessuno ha preso provvedimenti. Dal carteggio che l’Huffington Post ha potuto visionare, redatto dalla controllata, che ora si trova in mano ai magistrati delle procure militari di Roma e Napoli, si sarebbe scoperto che:

“Sin dal 1996 [abbiamo] trasmesso l’elenco di tutti i materiali ‘pericolosi’ presenti [asbesto incluso, ndr] sui nostri elicotteri”, scrivono dall’AgustaWestland nella loro lettera del 6 giugno scorso al Segretariato Generale della Difesa e Direzione Nazionale degli Armamenti. Insomma – sostengono senza troppi giri di parole – il Ministero semplicemente non poteva non sapere. A riprova allegano un malloppo di oltre cinquanta pagine fra tabelle e parole inviate. Ricevute. E cadute nel vuoto.

Gli elicotteri a rischio, incrociando i dati trasmessi dall’azienda, sembrano davvero tanti. Basta leggere una tabella datata 6 aprile 2006. Per quanto riguarda i modelli AB 206, AB 205, AB 212, AB 212 AS, AB 412: “L’amianto può essere contenuto in guarnizioni, condotti, tubi, nonché pastiglie dei freni”. Negli elicotteri SH-3D; HH-3F: “L’amianto può essere contenuto nelle pastiglie dei freni, ruote e rotore, e nella frizione e nell’APU [cioè unità di potenza ausiliaria, ndr]”. Nel CH47: “L’amianto può essere contenuto nelle pastiglie dei freni”. Non va meglio all’A129: “L’amianto è presente nelle guarnizioni delle paratie parafiamma”. Né all’A109: “L’amianto può essere contenuto in guarnizioni, condotti, tubi, nonché pastiglie dei freni, rotore e ruote”. Ma in un’altra tabella del 13 febbraio 1996 (dieci anni prima) viene indicata la presenza di amianto anche a bordo dell’AB204, dell’SH-3DTS e dell’HH 500 (M, MC, MD, E). Ora, le pastiglie dei freni nel frattempo saranno anche state sostituite con altre prive di asbesto (“dal 1992 non sono state più prodotte o consegnate pastiglie contenenti amianto”, sostengono nella medesima corrispondenza quelli della compagnia anglo-italiana). Ma le guarnizioni, i tubi e tutto il resto?

Probabilmente abbiamo fatto volare i nostri militari con mezzi che contenevano un materiale altamente cancerogeno senza preoccuparci di cambiare la flotta e ora, in tempo di crisi, con le risorse che dovrebbero essere investite a sostegno della disoccupazione ci permettiamo di acquistare F35? Altri velivoli che non funzionano come dimostrato da molti studi? C’è forse qualcuno che guadagna sulle forniture militari e non garantisce la sicurezza ai nostri soldati?

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Ecco gli elicotteri che avrebbero componentistica fabbricata in amianto:

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Scandalo hot tra i soldati australiani

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Scandalo a base di sesso e internet tra le fila delle forze armate australiane. Almeno in 17, tra soldati e ufficiali, hanno messo in rete dei video che ritraggono militari in momenti intimi e con un commento audio che umilia le donne. Sono le fonti della polizia a rivelare che i soldati si facevano chiamare “The Jedi Council” e si scambiavano filmati di atti sessuali all’insaputa delle donne coinvolte. Il generale maggiore David Morrison, comandante dell’esercito e che ha annunciato la sospensione immediata di tre capibanda, ha descritto il materiale come “umiliante, esplicito e profano”. Sarebbero inoltre 14 gli altri militari “strettamente collegati” con la distribuzione delle immagini, mentre in 90 sarebbero coinvolti più marginalmente nella vicenda. Le vittime, donne riprese a loro insaputa durante incontri di natura sessuale, sarebbero almeno cinque, e tra queste ci sarebbero soldatesse e impiegate pubbliche. Già nel 2011 le forze armate australiane erano state colpite da uno scandalo di natura sessuale, quando un cadetto dell’Accademia militare aveva trasmesso su Skype il suo rapporto con una cadetta, ignara del collegamento, mentre dei suoi amici osservavano quanto accadeva da una stanza vicina. Morrison ha ora spiegato che quanto recentemente accaduto “è peggiore della questione Skype”. In un rapporto del governo lo scorso anno, in cui erano stati dettagliati numerosi incidenti di abusi fra i militari, ci si era basati su oltre mille denunce che comprendevano abusi non solo sessuali ma anche fisici e mentali, risalenti anche agli anni ’50. Da questo, il successivo annuncio del ministro della Difesa Stephen Smith sull’attuazione di una politica di tolleranza zero.

La manifestazione… porta in piazza gli slip!

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In Venezuela continuano le proteste dopo il risultato delle elezioni che hanno fatto seguito alla morte di Chavez e durante le quali Henrique Capriles ha perso contro Nicolas Maduro la cui vittoria non è però stata riconosciuta dalla coalizione all’opposizione. Ora è il momento per le donne di scendere in strada, in modo… femminile. Il partito del leader dell’opposizione, infatti, ha organizzato un flashmob e ne ha sparso la voce tramite social networks. Quella di domani però non sarà una protesta come se ne vedono molte: la “gran smutandata nazionale”, ideata dall’ex direttrice del Consiglio Nazionale Elettorale Ana Mercedes Díaz. Il programma è semplice: le donne devono riunirsi nella piazza principale della propria città e depositare delle mutande, a rappresentare ulteriori voti per Capriles.Per chi non potesse essere presente, c’è noltre la possibilità di appendere un paio mutandine al finestrino della propria auto o alla porta di casa. Ancora una volta, quindi, si vuole ridicolizzare le forze armate venezuelane e denunciare così la mancanza di “uevos” della classe dirigente. Una simile protesta era già avvenuta in precenza, quando delle donne hanno “affrontato” i militari mostrando loro delle uoma e affermando che i loro frigoriferi ne avessero più degli uomini armati. Ma la protesta di domani sarà anche un modo per rendere omaggio alle donne che hanno lottato per la libertà del Venezuela e per le madri che hanno perso i propri figli in nome della democrazia.

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L’eroe o l’antieroe? Bradley Manning, un esempio!

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Dieci volte colpevole di aver violato i regolamenti militari, ma non le leggi federali sull’aiuto al nemico: il soldato Bradley Manning ha cercato di evitare il carcere a vita offrendo al giudice della Corte Marziale di Fort Meade in Maryland una dichiarazione di colpevolezza per dieci capi di accusa minori sui 22 spiccati nei suoi confronti.
Leggendo da una ‘memoria’ di 35 pagine, Manning ha dichiarato di aver agito di sua spontanea volontà, «non su pressioni di Wikileaks» quando ha passato al sito-anti segreti di Julian Assange centinaia di migliaia di documenti top secret del Dipartimento di Stato e del Pentagono. Il soldato ha rivelato di averlo fatto «perchè il pubblico doveva sapere», e solo dopo aver tentato di offrire lo stesso materiale al Washington Post e al New York Times senza ricevere risposta.
«Pensavo che se il pubblico avesse avuto accesso alle informazioni si sarebbe aperto un dibattito sul ruolo delle forze armate e della politica estera», ha dichiarato Manning. In licenza a Washington dalla ferma in Kuwait, il soldato aveva tentato di contattare il quotidiano della capitale con l’offerta di «materiale enormemente importante per il popolo americano».
Non fu preso sul serio dalla sua interlocutrice. Ancora più frustrante il contatto con il New York Times dove Manning era arrivato a parlare solo con tante segreterie telefoniche. «Non pensavo che avrei danneggiato gli interessi americani, solo messo in imbarazzo il governo rivelando i retroscena dei suoi contatti internazionali», ha spiegato a proposito del cosiddetto ‘Cablegate’. Quanto ai ‘warlog’ dell’Esercito da Iraq e Afghanistan, il movente della fuga di notizie era stato di spiegare «i veri costi della guerra».
Tante le gocce che avevano fatto traboccare il vaso, ma soprattutto il video dell’attacco di un elicottero Apache su civili iracheni: «La reazione dei militari americani a bordo mi sconvolse. Parlavano dei bambini uccisi come “bastardi mortì”». Spetta adesso al giudice militare, colonnello Denise Lind, decidere se accettare la dichiarazione di colpevolezza di Manning. Ma anche se la Lind accoglierà la richiesta del soldato, i procuratori militari potrebbero decidere di aprire una nuova corte marziale nei confronti della talpa di Wikileaks sui rimanenti capi di accusa, compreso quello di aiuto al nemico che ha il potenziale di far passare a Manning il resto dei suoi giorni in prigione.

Coni firma nuovo protocollo d’intesa con Forze Armate

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