Operazione “Inganno”: arrestati l’attivista Rosy Canale e l’ex sindaco di San Luca

rosy-canale-tuttacronacaUn simbolo dell’antimafia calabrese è crollato: si tratta di Rosy Canale, fondatrice del movimento “Donne di San Luca”, scrittrice di libri sulla ‘ndrangheta e vittima delle cosche mafiose della Locride. Ad arrestarla, i carabinieri di Reggio Calabria mentre i magistrati le contestano le accuse di truffa e peculato. Come spiega Il Fatto:

con il suo movimento e la fondazione “Enel Cuore”, aveva ottenuto l’affidamento di uno stabile confiscato alla cosca Pelle di San Luca e un finanziamento di 160mila euro per allestire la sede dell’associazione antimafia. Quel denaro, in realtà, solo in minima parte è stato utilizzato per inaugurare la struttura che non ha mai funzionato. Piuttosto che compare gli arredamenti e avviare il movimento, Rosy Canale avrebbe intascato i soldi elargiti dalla prefettura e dalla presidenza del Consiglio Regionale della Calabria. Soldi pubblici che sono stati utilizzati per motivi privati.

Tra le spese della donna, infatti, i carabinieri hanno scoperto che ci sono anche una Smart e una Fiat 500 utilizzate “esclusivamente per motivi personali”. E così è stato anche per i 40mila euro che la prefettura le aveva assegnato per il progetto “Le Botteghe artigianali”, che doveva servire a promuovere l’attività manifatturiera del sapone. Piuttosto che valorizzare e finanziare l’impegno delle donne di San Luca che avevano aderito al movimento, Rosy Canale acquistava direttamente il sapone da rivendere con il logo della sua associazione. Assieme all’esponente dell’antimafia calabrese, è stato arrestato l’ex sindaco Sebastiano Giorgi, che ha guidato il Comune di San Luca fino a giugno quando il governo ha disposto lo scioglimento dell’amministrazione per infiltrazioni mafiose (guarda).

Sarebbe stato eletto con i voti della ‘ndrangheta e avrebbe favorito le cosche. Alle ditte mafiose, infatti, Giorgi avrebbe assegnato gli appalti per la metanizzazione del territorio e tutta una serie di lavori pubblici che dovevano essere eseguiti con urgenza. Anche lui, pochi giorni dopo lo scioglimento del Comune, aveva dichiarato di essere contro la mafia e aveva contestato la decisione del governo di inviare i commissari prefetizzi a San Luca. Con l’operazione “Inganno”, quindi, si pone un problema “antimafia” che, in Calabria, è diventato quasi un business gestito da associazione più attente alla partita iva che al reale contrasto alla ‘ndrangheta.

Ne è convinto il procuratore aggiunto di Reggio Nicola Gratteri che, nel corso della conferenza stampa, h dichiarato: “Da tanti anni dico di stare attenti a chi si erge a paladino dell’antimafia senza avere alle spalle una storia. Non è tollerabile perché c’è gente che è morta per la lotta alla mafia. C’è gente che lucra con l’antimafia e che ci fa un mestiere. Noi dobbiamo essere vigili a queste condotte non sono solo illecite dal punto di vista penale ma anche eticamente riprovevoli. E’ una cosa bruttissima parlare di lotta alla mafia, andare a San Luca, incontrare decine di donne, magari reduci da lutti e delusioni di mille politici che a turno sono andati a promettergli la luna, fare la stessa cosa. E poi troviamo che si comprano le auto. Sono cose inaccettabili. Bisogna essere seri. Non c’è né se e né ma: bisogna essere intransigenti e non accettare nessun accomodamento. I giornalisti devono essere feroci, stanare con gli articoli queste campagne antimafia e stare attenti ad elogiarle. Se uno vuole fare antimafia non ha bisogno di sovvenzioni pubbliche”. “C’è un problema antimafia in Calabria” ha ribadito il procuratore capo Federico Cafiero De Raho secondo cui si tratta di “un problema viene di volta in volta riconosciuto e individuato. Non vorrei, però, che da questa situazione se ne tragga un insegnamento contrario: l’antimafia c’è, esiste ed è impersonificata da tantissime persone che si dedicano con tutta la propria dedizione e il loro impegno. Avere individuato una persona che si era mossa per un tornaconto personale, non deve gettare discredito su tutti coloro che si impegnano quotidianamente e rischiando in modo serio pur di dare il massimo loro contributo al miglioramento di questa terra”.

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BERLUSCONI INDAGATO A NAPOLI: CORRUZIONE!!!

silvio berlusconi -indagato - napoli - corruzione
Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, è indagato dalla Procura di Napoli per corruzione e finanziamento illecito ai partiti. L’indagine, condotta anche da magistrati della Dda, riguarda la presunta erogazione di una somma di denaro, pari a tre milioni di euro, al senatore Sergio De Gregorio in relazione al suo passaggio al Popolo delle Libertà.
Sulla vicenda, oltre ai pm della Dda Francesco Curcio, Alessandro Milita e Fabrizio Vanorio, indagano i magistrati Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, titolari dell’inchiesta sul faccendiere Valter Lavitola che lo scorso anno portò al coinvolgimento del senatore De Gregorio. L’inchiesta di Napoli su Silvio Berlusconi è infatti condotta da un pool di magistrati di due sezioni della Procura del capoluogo campano, quella sui reati contro la pubblica amministrazione e la Direzione distrettuale antimafia.

Arrestato il boss: FELICE LEONARDI

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Il boss latitante Felice Leonardi, a capo dell’omonimo gruppo camorristico che opera nella zona di Scampia, a Napoli, è stato arrestato dai carabinieri a Giugliano (Napoli). Felice Leonardi, di 26 anni, era a capo della cosca dopo l’arresto del padre, Antonio.
Il boss è stato bloccato all’interno di un’abitazione insieme con Michele Silvestro, di 28 anni, elemento di spicco del clan. Entrambi erano ricercati per traffico internazionale di stupefacenti. Il clan dei Leonardi è ritenuto alleato con il clan dei cosiddetti Girati della zona di Vanella Grassi.
Felice Leonardi (figlio di Antonio 52 anni, detto ‘Chiappellone’) e Silvestro, erano ricercati dal 19 settembre su ordinanza di custodia cautelare emessa a richiesta della Dda di Napoli per associazione di tipo mafioso e per detenzione, spaccio e traffico internazionale di stupefacenti perpetrato tra l’area nord di Napoli, Spagna e Romania.
I due sono stati individuati in un’abitazione in via Masseria Vecchia, in località Varcaturo, venendo bloccati dai militari della compagnia di Giugliano che dopo aver accerchiato la casa vi hanno fatto irruzione. Nessuno ha opposto resistenza nè cercato di darsi alla fuga.
Per favoreggiamento personale aggravato dall’aver favorito un clan camorristico sono stati arrestati Giustina Marchese, 40 anni ed Emanuele Di Gennaro, 19 anni, trovati all’interno del rifugio dei due latitanti ai quali assicuravano il sostentamento quotidiano.

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