L’Europa e la violenza sulle donne: i dati allarmanti

feminicidio-tuttacronacaSono stati coinvolti i 28 Paesi dell’Unione europea nel primo sondaggio sulla violenza domestica e quello che sorprende tutti è che, da quanto emerso, gli abusi di genere sono più diffusi nel civile nell’Europa del Nord. Ad aggiudicarsi il primo posto, infatti, è la Danimarca, dove il 52% di donne racconta di avere subìto violenza fisica o sessuale dall’età dei 15 anni, quindi la Finlandia (47%) e terza la Svezia (46%). Subito alle loro spalle si trovano Paesi Bassi (45%), Francia e Gran Bretagna (44%). Per quel che riguarda l’Italia, il nostro Paese si trova in diciottesima posizione, con il 27%. Le percentuali includono tutte le molestie che le donne subiscono, da compagni e uomini della famiglia ma anche da sconosciuti, colleghi di lavoro, capi. In media, una europea su tre riporta di essere stata vittima di questi abusi (33%), equivalente a 62 milioni di donne. La percentuale scende al 22% – una donna su cinque – se consideriamo unicamente la violenza domestica. A condurre l’indagine è stata l’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) e ha coinvolto 42mila donne (circa 1500 per ogni Paese) alle quali è stato chiesto in forma anonima di raccontare se nella loro vita abbiano mai avuto esperienza di stupri, molestie sessuali, violenze fisiche, stalking da parte degli uomini con i quali sono venute a contatto. Ma quello che è emerso è anche che solo una donna su dieci ammette di aver denunciato l’episodio alla polizia nel caso l’autore degli abusi sia stato un partner sentimentale (13%) o un altro uomo (14%). Eppure, rivelano i curatori del sondaggio, “ciò che emerge è un quadro di abuso diffuso che danneggia la vita di molte donne”: una europea su dieci (circa 20 milioni di donne) dice di avere subìto una qualche forma di violenza sessuale, e una su venti è stata stuprata. Viste le cifre impressionanti, Fra ritiene che i governi dovrebbero utilizzare questi numeri per creare politiche strutturali contro la violenza di genere: “Si tratta di una violazione della dignità umana e, nelle sue forme peggiori, vìola il diritto alla vita. E’ anche una espressione estrema della disuguaglianza dei sessi”. Il dossier tenta anche di rispondere ai negazionisti: “Le donne possono perpetrare violenze, e uomini e ragazzi possono essere vittime di violenza attuata da entrambi i sessi, ma i risultati di questa indagine mostrano che la violenza contro le donne è messa in atto specialmente dagli uomini”. Per quel che riguarda l’Italia, come analizza l’Huffington Post:

appartiene alla schiera dei Paesi europei che riportano meno violenze nei confronti delle donne, nonostante il 91% degli italiani sia cosciente che questo è un problema gravissimo e molto diffuso. Il 6% delle italiane ammette di avere subìto violenza domestica nei 12 mesi precedenti al sondaggio, mentre il 39% delle nostre connazionali dice di comprendere nella cerchia delle amicizie o famigliare un’amica che subisce un compagno violento. E la maggioranza, il 58%, con buona pace della legge contro il femminicidio è convinta che non esista alcuna misura legislativa per proteggere le vittime degli abusi di genere. Eppure il nostro Paese viene inserito tra i pochi Paesi europei ad avere una linea telefonica governativa per aiutare le donne in difficoltà (il 1522), e nella lista dei governi che sono riusciti a definire nel codice penale il maltrattamento nei confronti delle donne.

L’ex moglie lo denuncia per stalking: lui dopo la condanna la picchia

violenza-sulle-donne-tuttacronacaUn 45enne di Carrara (Massa Carrara) due mesi fa aveva patteggiato la pena di un anno e 4 mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia ed era già stato sottoposto ad analoga misura cautelare, poi cessata con la definizione del procedimento, poiché la pena era stata sospesa. La conclusione del procedimento, tuttavia, non ha avuto alcun effetto deterrente su di lui, tanto che ha ripreso a tormentare l’ex moglie e i figli con atteggiamenti velatamente minacciosi. Addirittura, è giunto a colpire la donna in strada con una gomitata, mentre lei si trovava in compagnia di un’amica. Spiega Blitz Quotidiano che gli episodi, denunciati al commissariato sono stati subito trasmessi al pm Alessandra Conforti che, in considerazione del grave quadro indiziario e delle esigenze cautelari, ha richiesto al giudice l’adozione della misura cautelare, eseguita dalla polizia. In particolare, l’uomo non potrà avvicinarsi a meno di 200 metri dall’ex coniuge e dai prossimi congiunti, oltre che ai luoghi che frequentano e se dovesse avvicinarsi sarà portato in carcere.

Video shock! Ucciso da 5 poliziotti che lo schiacciano a terra

poliziotti-uccidono-uomo-tuttacronacaE’ morto a 44 anni Louis Rodriguez, tra le urla disperate della moglie che nel sobborgo di Moore, a Oklahoma City, che riempivano l’aria. A nulla sono servite le suppliche della donna: cinque poliziotti hanno ammanettato l’uomo e gli sono saliti sopra, premendogli la testa e il corpo sul manto stradale. Il video pubblicato negli Usa mostra una scena di una violenza inaudita, nel quale la vittima è ormai immobilizzato e inoffensivo. “Per favore qualcono mi dica che mio marito è vivo!”, urla la donna, quando al marito già hanno spruzzato anche lo spray al peperoncino.  La moglie ha ripreso l’intera scena con il suo telefonino e si sentono le sue grida: “Lo state ammazzando, così uccidete mio marito!”. Su tre dei cinque agenti è stato disposto il fermo amministrativo dopo il fatto accaduto di fronte a un cinema del quartiere.  Michael Brooks-Jimenez, legale della famiglia Rodriguez, ha detto che la vittima non aveva fatto nulla per scatenare gli agenti: “Louis non aveva commesso reati, non era armato, non aveva né armi né pistole, eppure qualla notte ha perso la vita”. Jerry Stillings, capo del dipartimento di polizia di Moore, ha dichiarato che gli agenti sono intervenuti in seguito a una chiamata per lite domestica e che l’uomo non si era dimostrato collaborativo con i poliziotti. Nel video si può ascoltare come la moglie dica agli agenti che il marito non è un tipo violento e che la lite che ha fatto scattare la chiamata degli agenti era stata tra lei e la figlia 19enne.

San Valentino di sangue a Parigi: uccide la fidanzata vicino all’Arco di Trionfo

omicidio-parigi-tuttacronacaE’ morta una donna, oggi, raggiunta da tre pallottole, due delle quali al torace. L’omicidio, avvenuto a Parigi sull’avenue de la Grande Armèe, a due passi dall’Arco di Trionfo, sarebbe avvenuto per mano del compagno della vittima, che alvorava in un bar. Il presunto assassino è stato fermato dalla polizia nei pressi del bar e ora si trova in stato di fermo. L’ipotesi è che l’uomo abbia agito per gelosia.

“Nessuna violenza”, così i compagni dei 4 studenti accusati di aver stuprato una compagna

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«Ci teniamo a dire ancora una volta che qui non è successo nulla. Nessuno ha stuprato nessuno e quella ragazza si è inventata tutto», queste le parole dei compagni dei ragazzi accusati di aver abusato sessualmente di una compagnia di classe .

«Ci è spiaciuto leggere notizie inesatte e poco aderenti alla realtà rispetto ai fatti asseritamente accaduti a gennaio all’interno dell’istituto di Finale ligure, sui quali abbiamo un’indagine in corso.». Lo ha detto il procuratore della Repubblica presso il tribunale dei minori di Genova Cristina Maggia all’ANSA, rilevando che «una eccessiva enfatizzazione mediatica» contribuisce a accrescere il disagio e «stimola nei compagni condotte impulsive e non mediate che potrebbero avere anch’esse rilevanza penale».  «In particolare giova precisare che nel medesimo titolo di reato ‘violenza sessuale’ sono ricomprese condotte di diversa natura e portata più o meno grave», ha precisato il pm secondo la quale «una eccessiva enfatizzazione mediatica quale quella in atto contribuisce a accrescere il disagio dei giovani protagonisti e delle loro famiglie».

Vandali a via della Spiga, distrutte le fioriere al centro di Milano

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Milano e il vandalismo. Ormai le grandi città da Roma a Catania, da Milano a Torino sembrano davvero non riuscire a contenere la violenza e il vandalismo che nell’ultimo periodo si sta facendo sempre più dilagante anche in quelle zone che sembravano talmente centrali da non poter essere sfiorate dalla maleducazione e dall’inciviltà. Invece oggi in Via della Spiga un’aiuola è stata danneggiata gravemente: il bordo di cemento è stato rotto e le zolle di terra sono state scoperchiate. Inoltre anche le colonnine di marmo, installate per impedire il transito dei veicoli, sono state divelte.  Un periodo nero, dunque, per via della Spiga: nella giornata di martedi, infatti, la boutique di Rocco Barocco è stata rapinata da una donna e tre uomini, che sono riusciti a rubare un abito pregiato del valore di 2.200 euro.

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13enne stuprata in Chiesa durante la Messa

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Ha appena 13 anni la piccola vittima della violenza subita in Chiesa a Rio de Janeiro mentre si stava celebrando la messa. Secondo una prima ricostruzione la ragazzina è andata in bagno nella sacrestia della Chiesa di Sao Pedro ed è stata seguita da un uomo che assisteva alla funzione dall’esterno della chiesa, osservando i fedeli.

“Ci ha detto che quando ha aperto la porta l’uomo l’ha spinta dentro facendola cadere a terra”, ha raccontato la nonna della ragazzina alla stampa locale. L’adolescente è stata ricoverata nell’ospedale di Arraial do Cabo, nella regione dei laghi di Rio. “E’ in stato di shock e ha ancora dei vuoti di memoria”. ”E’ molto comune quando ragazzine di quella età subiscono crimini del genere. Anche la sua famiglia è molto provata. Nelle prossime ora la polizia proverà a interrogarla di nuovo”, ha detto l’assistente sociale che segue il caso, Isabel Pimentel.

Ancora shock in India: in fin di vita una bimba di 9 anni stuprata

bimba-violentata-india-tuttacronacaEra il pomeriggio di domenica e una bimba di nove anni, che frequenta la quarta elementare di una scuola governativa a New Delhi, in India, stava giocando in un cortile con un paio di amiche. Un 25enne si è avvicinato interrompendo i giochi e, con un pretesto, ha fatto sì che la bambina lo seguisse in un luogo appartato, dove l’ha stuprata. La piccola è stata trovata solo dopo diverse ore dalla madre ed è immediatamente stata portata all’ospedale dove ora vessa in gravi condizioni per le lesioni interse subite a causa dell’aggressione sessuale. L’aggressore è stato individuato e arrestato. Oltre un anno fa una studentessa di New Delhi era morta dopo essere stata orribilmente stuprata su un autobus da sei ubriachi. La tragedia aveva sollevato un’ondata di proteste e spinto il governo ad adottare misure più severe contro gli stupri, che finora però si sono dimostrate inefficaci.

Non solo violenza in Ucraina, la protesta si fa anche a suon di musica!

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Dopo aver visto sui media di tutto il mondo la violenza nelle manifestazioni in Ucraina, arriva anche chi vuole protestare in modo pacifico. Così Markiyan Matsekh  ha deciso di portare il pianoforte in strada e suonare un po’ di musica classica proprio di fronte alle linee di polizia. Nei mesi successivi poi il piano è stato verniciato con i colori della bandiera ucraina uniti a quelli dell’Unione europea per farlo diventare un simbolo delle proteste in atto nel paese. L’emozione suscitata da questa azione pacifica è visibile su YouTube:

 

10 anni di filmati hard, anche con minorenni

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Un commercialista di 75 anni di Padova per circa 10 anni ha filmato i suoi incontri con donne dai 35 ai 45 anni, ma nella “trappola” dell’uomo sarebbero finite anche minorenni dai 15 ai 17 anni. Le ragazze venivano ricompensate con 200 euro e oggetti o abbigliamento griffato. A denunciare l’uomo sarebbe stata una studentessa di 22 anni che dopo aver avuto rapporti sessuali con il commercialista avrebbe deciso di troncare la relazione, ma a questo punto l’anziano l’avrebbe minacciata di rendere pubblici i filmati hard, di cui la ragazza, come le altre donne, non era a conoscenza. Gli agenti avrebbero rinvenuto almeno 50 filmini e un migliaio di foto. Il commercialista-tributarista euganeo ora dovrà rispondere di violenza sessuale, molestie telefoniche, minaccia e tentata estorsione.

La morte misteriosa: il decesso della hostess

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Nessun segno di violenza, nessuna malattia pregressa, nessun motivo per suicidarsi. Una morte avvolta nel mistero quella di Azzurra Matiddi, 24enne, hostess di terra per Alitalia che viveva in un appartamento a Fiumicino non lontano dallo scalo romano dove prestava servizio. La madre non riuscendola a contattare sin dalle prime ore del mattino, ha deciso poi di recarsi nell’abitazione della figlia in via Federico Martinengo. Qui la tragica scoperta, Azzurra era riversa a terra in bagno, vestita e senza apparenti ferite. La ragazza non soffriva di nessun disturbo, anche perché sarebbe stato evidenziato dalle visite mediche a cui devono sottoporsi anche le hostess di terra. Era una ragazza solare, senza apparenti motivi per tentare il suicidio. Una morte quindi avvolta nel mistero. Il magistrato della Procura di Civitavecchia ha affidato la salma all’Istituto di Medicina legale del Policlinico Umberto I: sarà, dunque, l’autopsia a svelare il mistero della morte della giovane.

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Aggressione a Scampia: una baby gang riduce in fin di vita un 21enne

baby-gang-tuttacronacaUna baby gang composta da 10 ragazzi, tutti di un’età compresa tra i 14 e i 18 anni, hanno aggredito un giovane ieri sera a Scampia, attorno alle 23, colpendolo con pugni in faccia e calci fino a ridurlo a fin di vita. Agli arresti, con l’accusa di tentato omicidio, finisce un quindicenne di Secondigliano accompagnato nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei. E’ stato l’intervento di una pattuglia intenta a un giro di controllo a fermare l’aggressione, quando la vittima era già accovacciata a terra, chiedeva aiuto e cercava disperatamente di ripararsi dalla furia degli aggressori. Non solo i suoi aguzzini non hanno avuto pietà ma uno di loro ha anche estratto un coltello con il quale ha iniziato a colpirlo. Solo grazie all’immediato intervento degli agenti, il giovane è riuscito a salvarsi. Alla vista dell’auto della Polizia, infatti, gli aggressori si sono dati alla fuga. I poliziotti sono riusciti a bloccare il ragazzino mentre uno dei complici, nel frattempo, ha fatto sparire il coltello.  Accompagnato al Pronto Soccorso dell’Ospedale Cardarelli – dove è stato ricoverato in chirurgia d’urgenza per le numerose ferite al torace – il ragazzo è ancora in prognosi riservata.

Legata, violentata e gettata fuori dall’auto: l’aguzzino sotto effetto di coca

violenza-donne-tuttacronacaLegata al letto e stuprata, due volte, poi scaraventata fuori dall’auto e ritrovata, la sera del 13 dicembre scorso, dai carabinieri di Riccione. Il suo aguzzino, un 40enne sotto gli effetti della cocaina che ora, a poco più di un mese di distanza, è stato arrestato. La violenza si era consumata a casa del 40enne, a Longiano (Forlì-Cesena), e la donna, una 30enne, non ha mai sporto denuncia per paura di ritorsioni. I militari in questo lasso di tempo hanno raccolto gli elementi utili all’indagine e richiedere un’ordinanza di custodia cautelare al gip del Tribunale di Forlì e da sabato il presunto aguzzino, un anconetano residente a Longiano (Rimini), si trova agli arresti in carcere. Le accuse per il 40enne sono di violenza sessuale, sequestro di persona e spaccio. È stato arrestato ad Ancona mentre si trovava a casa della madre. Vittima e aguzzino già si conoscevano e quel 13 dicembre si erano dati appuntamento per passare il pomeriggio insieme a casa dell’uomo.  È nell’appartamento che si è consumata la prima violenza sessuale. L’uomo, dopo aver chiuso a chiave la porta, ha legato al letto la donna con una corda. E dopo aver sniffato cocaina ha abusato di lei. Inutile il tentativo della trentenne di fuggire da una finestra o di chiamare aiuto. Il cellulare le era stato sequestrato dal violentatore.  Il secondo stupro è avvenuto in strada quando la donna ha tentato nuovamente la fuga dall’auto del 40enne che la stava riportando a casa. All’altezza di Riccione, è però riuscita a riprendere il cellulare e ha chiamato aiuto, a quel punto l’uomo l’ha scaraventata fuori dall’auto tenendo con sè il giubbotto e le chiavi di casa della vittima.

Vittima di due stupri aveva denunciato gli aggressori: muore data alle fiamme

india-ragazza-violentata-tuttacronacaMartedì una ragazza indiana, di appena 16 anni, è morta a causa delle ustioni riportate dopo che un gruppo di uomini le avevano dato fuoco. Si trattava delle stesse persone che l’avevano stuprata lo scorso 25 ottobre nel sobborgo Madhyamgram a Calcutta per poi abbandonarla in un campo vicino alla sua casa. La giovane aveva denunciato il fatto alla sede della polizia locale e mentre rientrava a casa lo stesso gruppo di uomini l’aveva prelevata con la forza, stuprandola nuovamente. Era stata trovata gravemente ferita e priva di coscienza vicino ai binari del treno, nella stessa zona. La famiglia, a quel punto, si è trasferita in una zona diversa e sei uomini erano stati arrestati, grazie anche agli abitanti della zona che hanno protestato vivacemente spingendo così le autorità ad agire. La famiglia ha poi denunciato che il 23 dicembre persone vicine al gruppo di uomini ha rivolto minacce se la denuncia non fosse stata ritirata e che lo stesso giorno la 16enne è stata data alle fiamme, riportando le gravi ustioni che le sono poi state fatali. Ora sono stati incriminati per omicidio due principali accusati del doppio stupro di gruppo. La giovane, hanno fatto sapere i medici secondo quanto riporta The Indian Express, al momento del decesso era incinta. Intanto, i familiari hanno denunciato di essere stati minacciati dalla polizia se non lasceranno la città.

L’India e la violenza sulle donne: 20enne vittima di doppio stupro

stupro-india-tuttacronacaTragica vigilia di Natale per una 20enne indiana che, il 24 dicembre, aveva accompagnato un’amica che doveva incontrare il fidanzato nella zona di Karaikal dell’ex colonia francese di Pondicherry in Tamil Nadu (India meridionale). Lasciati i due alla loro intimità, è stata aggredita all’improvviso da un gruppo di tre uomini: la giovane è stata portata in un luogo appartato e qui stuprata da uno di loro. Tornata libera, una seconda banda l’ha trascinata in un edificio abbandonato dove in sei hanno abusato di lei. Secondo alcuni media la polizia sarebbe intervenuta in ritardo ma ha comunque arrestato 11 delle 15 persone coinvolte nello stupro. La giovane si trova ora ricoverata in gravi condizioni in ospedale.

Far west a Roma: quando i poliziotti accerchiati sparano in aria

san_lorenzo-tuttacronacaScene di violenza urbana nella notte di sabato a San Lorenzo, a Roma, dove oltre venti persone hanno accerchiato una pattuglia della polizia in piazza dell’Immacolata. La vicenda è così raccontata dal Messaggero: Gli agenti sono stati umiliati, offesi e anche picchiati. Si è sfiorato il dramma con i poliziotti che sono rimasti per qualche minuto ostaggio dei criminali. L’unica soluzione è stata quella di chiedere in modo rapido i rinforzi ma intanto i due agenti sono stati costretti anche ad estrarre la pistola di ordinanza ed esplodere due colpi in aria. Colpi di arma da fuoco che hanno avuto come risultato il disperdersi del piccolo ma agguerrito esercito di criminali e di rendere possibile la cattura di un tunisino di 27 anni che si era dato la fuga al momento del fermo. Tutto è iniziato, verso l’1.30, proprio dal controllo dello straniero. Era in programma uno dei tanti presidi voluti dal questore per arginare la criminalità che sta assillando i residenti.

Ecco che due agenti fermano il tunisino per un normale controllo. Il giovane invece fugge nella piazza inseguito dalle forze dell’ordine. In pochi secondi la pattuglia è stata aggredita da una folla di persone. Qualcuno aveva in mano cocci di bottiglia e voleva colpire gli uomini in divisa: sono volati calci, pugni e sputi. Non c’è stata altra soluzione per gli agenti del commissariato di zona se non quella di sparare. Per fortuna è bastato premere il grilletto esplodendo i colpi in aria. Nel giro di pochi minuti sono accorsi altri equipaggi e hanno riportato la calma in piazza dell’Immacolata. Il tunisino arrestato non solo deve rispondere di lesioni a pubblico ufficiale ma anche danneggiamento dei beni dello Stato avendo preso a calci un’auto della polizia.

«E’ sotto gli occhi di tutti – racconta un residente – quello che accade a San Lorenzo. La notte il quartiere diventa ostaggio di bande di stranieri – probabilmente guidate da italiani – che spacciano a ogni angolo di strada. C’è anche un’impennata delle rapine ai passanti». Gli agenti del commissariato arrestano giornalmente spacciatori che poco dopo tornano a spacciare. Ultimamente la polizia ha arrestato cinque persone che avevano picchiato a sangue il titolare di un bar per un misero bottino.

La polizia picchia furiosamente le donne che protestano contro una legge

polizia-picchia-manifestanti-tuttacronacaVenerdì, il governo conservatore di Mariano Rajoy ha approvato un progetto di legge sull’aborto più restrittivo delle norme in vigore dal 1985, modificate nel 2010 dalla maggioranza progressista di José Luis Rodriguez Zapatero, che pose la legislazione spagnola all’avanguardia in Europa. Se il progetto verrà approvato, com’è più che probabile sia, l’aborto sarà un reato, anche se solo per i medici e non per la donna, e potrà essere consentito solo in pochi casi e ben specificati. Il Pp aveva fatto di questa riforma uno dei punti salienti del programma elettorale con cui vinse le elezioni nel 2011. L’approvazione del progetto di legge viene però contestato dalle femministe e dal Partito socialista (Psoe) che lo definisce “cinico e ingiusto”. L’opposizione annuncia battaglia per cancellare una legge che colpisce “l’autonomia delle donne per esercitare liberamente la loro maternità”. Chiede il voto segreto e si appella alle 76 deputate del Pp per modificare il testo. Ma le possibilità che ciò avvenga sono molto scarse. La decisione non poteva non suscitare polemiche e proteste e la scorsa notte sono state tre le persone fermate, stando a quanto le fonti della polizia a EFE, con l’accusa di resistenza, disobbedienza e aggressione a tutori dell’ordine. Periodismo Humano ha pubblicato un video che mostra come la polizia abbia identificato e picchiato delle manifestanti. In seguito, il gruppo Nosotras decidimos ha convocato una nuova protesta per chiedere le dimissioni del ministro della Giustizia, Alberto Ruiz-Gallardón.

La donna che finisce in carcere: picchiava il compagno

carabinieri_tuttacronacaUna donna di 60 anni è finita in carcere perchè accusata di aver picchiato il compagno 58enne. A eseguire il provvedimento restrittivo, emesso dal giudice di Como, i carabinieri di Locate Varesino, in provincia di Como. L’uomo era finito al pronto soccorso dove aveva parlato di “incidenti domestici”. In un caso la compagna l’avrebbe anche minacciato di morte se non avesse mantenuto il silenzio circa le violenze subite. A segnalare i continui litigi e le urla della coppia erano stati i vicini di casa. Le segnalazioni hanno dato l’avvio agli accertamenti da parte dei militari che avevano sistemato in casa delle telecamere nascoste. Ed è stato proprio grazie alle registrazioni audio e video che il pubblico ministero ha chiesto per la sessantenne la custodia cautelare in carcere.

Shock in Facebook: spiega come uccidere un poliziotto con una penna!

polizia-ancona-tuttacronacaL’11 dicembre, sul sito Senigallianotizie, si leggeva che un ventenne di Ripe, in provincia di Ancona, era stato fermato dai Carabinieri per gravissimi reati come la violenza fisica, l’aggressione, le minacce e il tentato omicidio nei confronti di una minorenne e di un altro giovane. Tutto accaduto in una notte, in cui, oltre a un po’ di alcol, era stato assunto in forti dosi un farmaco simile alla morfina, con effetti psicoattivi. Nell’articolo di Carlo Leone si legge:

Il risultato di quel mix è emerso con le indagini dei Carabinieri partite l’1 e il 2 dicembre dopo il ricovero in ospedale a Senigallia di una 16enne, in forte stato di agitazione, che presentava segni evidenti di violenza e lesioni. Dalle prime dichiarazioni che i militari sono riusciti a racimolare dalla giovane, è infatti venuto fuori che da due settimane circa assumeva – assieme a (e su consiglio di) un suo amico, Giuseppe Florio, classe ’93, residente a Ripe – grandi quantità di un farmaco contro la tosse contenente “destrometorfano”: la sostanza, blandamente sedativa e strutturalmente simile alla morfina, ad alte dosi, presenta effetti psicoattivi e può comportare l’insorgenza di una sindrome serotoninergica (o avvelenamento da serotonina) con sintomi (potenzialmente anche fatali) che interessano la sfera cognitiva, del sistema nervoso autonomo, ed anche somatici.

Nel pezzo si spiega poi che i due, il 29 novembre, avevano trascorso del tempo ai giardini Anna Frank dove il giovane ha picchiato selvaggiamente la ragazza per insegnarle a “fortificarsi”. Il giorno dopo, ancora il farmaco miscelato con una bevanda stimolante. A seguire, un cocktail di alcolici che aveva prodotto “forti stati di agitazione e delirio in cui prima il 20enne ha minacciato di morte un altro ragazzo, poi lei ha chiesto di essere uccisa, dopodiché il ragazzo ha tentato di colpirsi con un cacciavite sul petto e infine, mentre erano in giro a Torrette di Fano, la 16enne ha chiesto nuovamente di essere uccisa. Un delirio che solo l’istinto di sopravvivenza ha impedito si tramutasse in tragedia: più volte si è divincolata infatti dal giovane che tentata di strangolarla, fino a quando non è svenuta. Una volta ripresi i sensi, ha chiesto di essere accompagnata all’ospedale dove i medici hanno chiamato i Carabinieri e son partite le indagini.” In seguito, Giuseppe Florio è stato avvistato in ospedale e dopo dieci giorni di cure e una volta dimesso i Carabinieri hanno dato esecuzione a un provvedimento di fermo di indiziato di delitto. Il giovane è stato sottoposto ad indagini per i delitti di lesioni personali, tentato omicidio aggravato e tentato omicidio aggravato e continuato del consenziente. Ora si è saputo che il giovane, il 12 dicembre, dopo essere stato al pronto soccorso sorvegliato  da due agenti, ha scritto in Facebook: “Stato seduto lì, con una gamba che donava sangue al pavimento e pensavo a 32 modi per uccidere il poliziotto di fianco a me, senza armi”. Un suo conoscente gli ha risposto: “Avevi una penna a portata di mano? Potevi accecarlo e poi fargli un buco in gola”. Ora il 21enne che ha consigliato come uccidere un poliziotto è stato denunciato per istigazione a delinquere, l’aggredire e ferire un poliziotto.

E’ morta la mamma del Telefono Rosa, Giuliana Dal Pozzo

giuliana-dal-pozzo-tuttacronacaEra il 1988, il termine femminicidio non era di moda e non si parlava della violenza sulle donne, specie di quella domestica. Eppure Giuliana Massari Dal Pozzo era lungimirante e decise ugualmente di fondare, a Roma e come sportello temporaneo del Comune, il Telefono Rosa: lo scopo era raccogliere le richieste di aiuto. Ora il Telefono Rosa è una realtà autorevole, con sedi in tutta Italia e un’attività che da accoglienza telefonica (oltre al proprio numero gestisce anche l’istituzionale 1522) è diventata più in generale di formazione alla cultura anti-violenza di genere. Ma oggi è un giorno triste: la giornalista dalla parte delle donne, nominata Grande Ufficiale della Repubblica da Napolitano nel 2007, è morta all’età di 91 anni. Nata a Siena, dopo qualche tempo nelle redazioni dell’Unità e di Paese Sera, tra la fine degli anni ’60 e i ’70 aveva affiancato e poi preso il posto di Miriam Mafai nella direzione del settimanale Noi Donne. L’organo ufficiale dell’Unione Donne Italiane, fondato nel ’44, viveva a partire da quegli anni il picco di diffusione, autorevolezza, punto di riferimento per le donne militanti. Lei riuscì a renderla una rivista in grado di anticipare i temi del femminismo ancora sotterraneo. Per più di vent’anni, nella sua rubrica di posta delle lettrici, affrontò le questioni del divorzio, dell’aborto e degli anticoncezionali in un’epoca in cui era addirittura reato parlare di quella che veniva definita ‘interruzione della maternita«.  Nel 1969 un’inchiesta sul maschio di sinistra rompeva un altro tabù, mettendo in luce le ipocrisie della parte progressista. Quindi il Telefono Rosa, per aiutare le donne vittime di violenza e un libro sull’argomento, Così fragile, così violento. Parlava di una violenza che era ancora più sommersa di quanto lo è oggi, di cui nessuno parlava. Ma lei e le sue volontarie, grazie a quel telefono, offriva una nuova forma di servizio sociale. Premio Saint-Vincent per il giornalismo, è stata anche autrice dell’enciclopedia La donna nella storia d’Italia, di vari saggi, di un romanzo, Ilia di notte, scritto con Elisabetta Pandimiglio (Editrice Datanews), e del diario La Maestra. Una lezione lunga un secolo (Memori).

Agguato a Napoli: ucciso un pregiudicato

agguato-napoli-tuttacronacaLa polizia, appena giunta sul posto, ha riconosciuto la vittima di un agguato avvenuto attorno alle 19.45 in via Giudecca Vecchia a Napoli. Si tratta di un pregiudicato 43enne Michele Castellano. Gli investigatori non hanno ancora ricevuto alcuna notizia utile per ricostruire l’accaduto, nonostante l’omicidio sia avvenuto lungo una strada particolarmente affollata. Non si esclude che la vittima abbia cercato di mettersi alla fuga mentre s’ignora se l’assassino, o gli assassini, sia arrivato a piedi o su uno scooter. L’unica certezza è che l’agguato si è consumato in una manciata di minuti. Nel quartiere sono giunte numerose pattuglie della polizia. Sul posto anche alcuni familiari della vittima che sono in preda alla disperazione.

La donna che testimonia il tentativo di stupro subito… da parte di due cani

cani randagi-accusa-tuttacronacaUna signora di Crispiano, nel Tarantino, ha raccontato ai carabinieri quanto le era accaduto nei minimi dettagli: aveva infatti subito un tentativo di stupro. “Uno mi teneva ferma mentre l’altro mi spogliava con intenzione di usarmi violenza”. Quindi ha sporto denuncia contro i due responsabili: due cani randagi del paese. Today, che riporta la notizia, spiega che intanto, a Crispiano gli animalisti sono insorti e protestano. Una volontaria racconta: “Uno dei due cani, che chiamiamo Pinuccio, è una vecchia conoscenza di zona. È talmente docile che durante una manifestazione a Statte contro il randagismo si è lasciato esporre sul tavolo come testimonial, e nella speranza che qualcuno lo adottasse”. Nel frattempo, i due animali sono stati portati in canile. “Chissà che qualcuno grazie a questa storia surreale, non si faccia avanti per richiederne l’adozione. Basta scrivere a adottauncanedelcanile@virgilio.it. Incrociamo le dita”, conclude la volontaria.

Maxi-rissa e spari: gli spalti dello stadio si trasformano in un ring

rissa-brasile-stadio-tuttacronacaSi stava disputando l’incontro di calcio tra l’Atletico Paraenense e il Vasco da Gama all’Arena Joinville, nell’ultima giornata del campionato brasiliano, quando si è scatenata una mega rissa e sono stati sparati dei colpi.

La gara è stata sospesa al 17′ del primo tempo per permettere ad un’eliambulanza di atterrare sul campo per soccorrere i tre feriti più gravi.

Dopo un’ora e mezza di sospensione, la gara è ripresa. L’Atletico che era in vantaggio per 2-1, ha vinto 5-1 facendo retrocedere il Vasco.

Smise i farmaci? Il giallo si dipana intorno al suicidio di Simona Riso?

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Altre verità su Simona Riso? Sembrerebbe che Simona avesse smesso improvvisamente di prendere gli psicofarmaci che normalmente assumeva e lo fece senza avvertire nessuno. I farmaci le erano stati prescritti in un  centro di assistenza psichiatrica, per una depressione che non era mai scomparsa e per i problemi alimentari che Simona aveva da ragazzina, forse in conseguenza a un episodio di violenza. Quei farmaci sospesi di colpo erano una decisione ponderata o un gesto  che poteva preludere al suicidio?

Questa è l’ipotesi su cui stanno lavorando gli inquirenti ora che è stato accertato che la ragazza aveva smesso di prendere quei farmaci.

Gli inquirenti comunque sono al lavoro sulle cartelle cliniche giunte dalle varie strutture che in questi anni hanno avuto in cura la ragazza, anche quelle di Milano dove Simona ha vissuto alcuni mesi insieme alla sorella. Ed è proprio sull’ ambito familiare che gli inquirenti puntano anche la loro attenzione per cercare di definire i contorni degli abusi che Simona avrebbe subito da bambina per mano di una persona a lei molto vicina.

Shock a Verona, muore un bimbo di un anno, segni di percosse

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Shock a Vernona per un bimbo di appena un anno che alle 10.30 di questa mattina è morto all’ospedale al Borgo Trento. Sul corpo del piccolo infatti ci sarebbero segni di violenza. Il 118 era stato chiamato dalla stessa donna che questa mattina aveva lanciato l’appello con una chiamata ai soccorsi implorando di arrivare in fretta che il suo bambino stava male. Gli operatori sono immediatamente intervenuti, il ricovero è stato fatto in tempi rapidi, ma il bimbo non ce l’ha fatta. Ora la donna, una quarantenne argentina si troverebbe in questura e sarebbe indagata per la morte del figlio.

Simona Riso e le violenze subite ripetutamente

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Quello che erano voci, ora invece è supportato da carte, soprattutto cartelle mediche redatte da psicologi e psichiatri che hanno annotato il dramma subito da Simona Riso, la ragazza che la mattina del 30 ottobre è morta  al San Giovanni dopo esser precipitata dal terrazzo di una palazzina in via Urbisaglia, e che, in fin di vita, aveva annuito ai soccorritori del 118 appena le avevano chiesto se fosse stata violentata. La violenza però era accaduta non quella tragica mattina, ma molto tempo prima  «quando era più piccola, poco più che una bambina».

Come racconta Il Messaggero:

I riscontri su quelle violenze subite da Simona sono stati acquisiti, a Roma e a Milano, nei vari centri di assistenza che l’hanno avuto in cura, e sono finiti nel fascicolo aperto dal procuratore aggiunto Pier Filippo Laviani e il pm Attilio Pisani che indagano per omicidio volontario ma non escludono neanche la precipitazione volontaria. Per gli inquirenti il recupero delle cartelle cliniche che proverebbero le violenze subite da Simona, già anticipate dal Messaggero, è un passo avanti nelle indagini che potrebbe rivelarsi anche decisivo. I magistrati, però, ora vogliono accertare la veridicità di quei racconti, per escludere, senza ombra di dubbio, che non siano frutto di momenti di smarrimento della ragazza. In caso di conferma delle violenze, l’inchiesta entrerà finalmente nel vivo: l’aggiunto Laviani e il pm Pisani infatti dovranno quindi accertare il peso che quelle violenze possano avere avuto nella morte di Simona Riso. Una morte ancora avvolta nel giallo visto che c’è una sola certezza, ossia che la ragazza è morta volando giù dal terrazzo. Una caduta, allo stato delle indagini, che non si esclude che possa essere stata indotta, volontaria o accidentale.

Saranno gli stessi specialisti che hanno avuto in cura la ragazza a dare chiarimenti sulle relazioni da loro redatte. A spiegare il perché di quelle annotazioni sulle cartelle cliniche. A motivare gli appunti, ovviamente clinici e sintetici, ora finiti a Piazzale Clodio. Nelle prossime ore infatti i magistrati chiederanno agli specialisti di redigere dei documenti in cui dovranno spiegare le loro conclusioni e lo stato d’animo di Simona nei vari periodi di cura. «Sono stata violentata, non una volta ma spesso, quando ero più piccola» aveva detto Simona Riso nel reparto di psichiatria del San Camillo che l’aveva seguita per alcuni mesi. Era stato proprio uno degli psichiatri che l’aveva in cura da quando un giorno era arrivata in clinica Villa Armonia perché si era tagliata i polsi a quando ci riprovò, altre ferite sugli stessi tagli ma più superficiali, a raccontare al Messaggero di quegli sfoghi sofferti della ragazza. «Simona voleva vedere se poteva fidarsi di noi in quella occasione» aveva raccontato lo psichiatra, «Non l’abbiamo rimproverata, le abbiamo solo chiesto: come mai?» I carabinieri all’inizio dell’indagine sono andati ad ascoltare lo psichiatra come pure la sorella di Simona Riso. Forse gli unici che la conoscevano davvero. Volevano solo sapere se l’ipotesi di una sofferenza passata fosse una strada percorribile, come si sta ora accertando. Intanto a Piazzale Clodio si attendono le conclusioni degli esami tossicologici, per capire se Simona avesse assunto farmaci o meno prima di morire.

Fosse comuni in Messico: trovato un cimitero narcos

cimitero-narcos-tuttacronacaIn una zona remota tra gli stati di Jalisco e Michoacan, in Messico, vicino alle sponde del Rio Lerma, è stato scoperto un cimitero dei narcos. In questo luogo, sono stati rinvenuti 66 cadaveri suddivisi in diverse fosse comuni. Su alcuni di questi corpi sono stati riconosciuti segni di tortura. Gli ultimi ad esser stati localizzati, si trovavano sotterrati nei pressi di un campo coltivato. Le ricerche erano cominciate il 9 novembre scorso dopo l’arresto di 22 agenti della polizia municipale di Vista Hermosa e di tre civili accusati della scomparsa di due agenti federali, i cui cadaveri non sono stati ancora ritrovati.

Bambino di 10 anni troppo violento: interviene la polizia

iperattività-infantile-tuttacronacaPericoloso per i compagni e le insegnanti a causa dei suoi momenti di iperattività che sfociavano anche in atti violenti. E’ la storia di un bimbo di 10 anni che vive nella provincia di Treviso che ha visto, ad un tratto, la sua aula scolastica svuotarsi. I genitori dei suo compagni, infatti, hanno deciso da un giorno all’altro di non mandare più i propri figli a scuola, temendo per la loro incolumità. Il bambino, che si è ritrovato unicamente in compagni di un insengante di sostegno, ha iniziato a lanciare tutto per aria costringendo anche la maestra ad allontanarsi dall’aula, ferendo sia lei che un bidello e un’altra bambina. Tutti e tra sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso. Lo scatto d’ira del piccolo si è placato solo in seguito all’intervento della polizia e all’arrivo dei genitori e a quel punto è stato possibile recuperarlo dall’aula. I suoi genitori chiedono di essere capiti, spiegando che non è una situazione facile da gestire nemmeno per loro ma vogliono comunque che il figlio non diventi un emarginato, ma gli altri parenti dal canto loro definiscono la situazione “insostenibile”.

Obama e la crociata contro le armi: “troppa violenza nei film”

Barack_Obama_tuttacronacaIl cinema è in grado di plasmare le menti dei giovani, siano o meno americani, e proprio per questo Barack Obama tenta di responsabilizzare Hollywood sui film definiti “violenti”.  Il presidente si è recato sulla collina che svetta su Los Angeles ed ha parlato davanti a duemila tra dipendenti e ospiti di DreamWorks Animation, dispensando parole di apprezzamento per il ruolo che il settore svolge per l’economia del Paese. L’industria cinematografica si è sempre dimostrata alleata di Obama e proprio forte di questa simpatia non ha esitato a lanciare il suo monito educativo. “L’intrattenimento è una delle punte di diamante della nostra economia”, ha detto, ma anche: “Pensate a lungo e in modo severo al messaggio che i film violenti possono trasmettere ai nostri figli”, facendo in particolare riferimento, all’uso delle armi. La crociata contro le armi lo vede da sempre impegnato in prima linea e per questo vuole avere al suo fianco il cinema: per la capacità del mezzo d’influenzare gli spettatori: “L’intrattenimento fa parte della diplomazia americana, si può andare ovunque nel mondo e troveremo un bambino che veste la maglietta del cartone Madagascar”, ha detto, spiegando che però “dobbiamo sempre fare in modo che nessuno possa glorificare la violenza” e sottolineando la “grande responsabilità” che leader e star del settore cinematografico hanno nei confronti del pubblico. “Non dobbiamo dimenticare – ha proseguito Obama – che le storie che voi raccontate hanno una grande rilevanza, formano in qualche modo le prospettive dei nostri figli e le loro vite”. Ma come spiega La Stampa, “la trasferta di Obama non è stata esente da polemiche specie da parte dei conservatori i quali hanno criticato il presidente per aver scelto gli studios di DreamWorks perché di proprietà di Jeffrey Katzenberg, uno dei principali donatori della sua campagna elettorale. Critiche a cui ha risposto in modo netto il vice portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest: «DreamWorks è un’azienda di successo che sta creando un sacco di posti di lavoro qui in California. E il fatto che Katzenberg abbia appoggiato le politiche del presidente non ha avuto alcuna incidenza sulla nostra decisione». L’azienda dal gennaio 2008 ha addirittura aumentato del 50% il numero dei suoi impiegati, anche se occorre dire che la spinta economica è comune a tutto il settore dell’intrattenimento che, ad esempio, solo dalla fine della crisi ha creato 9.500 posti di lavoro.”

“Il mio partner è un violento?” In Inghilterra lo si può sapere

clare's-law-tuttacronacaIn Inghilterra e Galles è entrata in vigore la Clare’s Law, una legge che rende possibile, per le donne, controllare se in passato il proprio partner ha avuto problemi con la giustizia, ricorrendo agli archivi della polizia. La legge prende il nome da Clare Wood, una 36enne uccisa nel febbraio del 2009 da George Appleton, l’ex fidanzato incapace di accettare il fatto di essere stato lasciato. Quello che la donna ignorava dell’uomo conosciuto in Facebook era che su di lui gravava una denuncia presentata dalla precedente compagna, che l’accusava di averla molestata, minacciata e rapita. La Clare’s Law, la legge di Clare, permetterà quindi a ogni donna di controllare che il proprio partner non abbia precedenti per questo tipo di reati contro la persona, per evitare che simili episodi possano ripetersi. Theresa May, segretario di Stato per gli Affari Interni del Regno Unito, ha spiegato che tale legge può aiutare le donne a fuggire da una situazione fatta di violenza e abusi “prima che finisca in tragedia”. La legge, che era stata sperimentata nelle contee di Manchester, Gwent, Wiltshire e Nottingham, è stata ora adottata a livello nazionale e diventerà effettiva il prossimo marzo. “Questa legge permetterà a molte donne di decidere in modo consapevole della propria relazione con un uomo – ha spiegato la May – Si tratta di un importante passo avanti per evitare che ci siano altre Clare Wood in futuro”.

Appello della miss nella giornata contro la violenza alle donne: “aprite la porta”

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Rosaria Aprea, la miss di Macerata Campania, in provincia di Caserta, massacrata dall’ex, rimasta priva di milza e d’ombelico a causa delle botte del suo “amore malato” per Antonio Calendo oggi, in occasione della giornata contro la violenza femminile, lancia un appello: “Aprite la porta di casa e denunciate!”

Violenza di branco, arrestati gli stupratori di una 14enne

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Sono 4 i giovani arrestati a Molfetta accusati di far parte di un branco, composto forse da una decina di persone, che da tempo abusava sessualmente di una 14enne. I ragazzi sono stati posti agli arresti domiciliari, mentre la Procura continua a indagare per identificare gli altri componenti del gruppo. Tra questi ci sarebbero anche 3 minorenni, mentre gli altri sono tutti di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Le violenze, da parte della ragazza sarebbero avvenute tra la primavera e l’estate scorsa, ma solo da poco la 14enne avrebbe trovato il coraggio di parlarne, anche perché minacciata dal branco.

 

Il tifoso che, in campo, picchia il portiere della squadra avversaria

tifoso-picchia-portiere-tuttacronacaSi parla spesso della violenza negli stadi, ma certe volte non si può non meravigliarsi delle declinazioni che assume. In Gran Bretagna, durante un incontro di League One, un hooligan dello Swindon Town è entrato nell’area della porta e, mentre arbitro e giocatori erano distratti, ha picchiato il portiere del Leyont Orient, Jamie Jones. Appena ci si è reso conto di quanto stava accadendo tutti si sono mossi per bloccare l’ultrà, che è stato arrestato durante il match al County Ground.

L’omicidio di Fondi: fermato il figlio della vicina

omicidio-fondi-tuttacronacaAnche un secondo uomo è stato fermato dai carabinieri in relazione alla rapina in una casa a Fondi, in provincia di Latina, dove il cadavere di una donna è stato rinvenuto imbavagliata e legata. In precedenza era stato fermato un immigrato nordafricano ma i militari hanno sempre ipotizzato la presenza di un’altra persona. Il secondo fermato è il figlio della vicina della vittima, anche lei rapinata e picchiata selvaggiamente. A scoprire il cadavere della 57enne Silvana Cerro è stata la figlia.

La tragica morte di una 57enne: imbavagliata, legata e uccisa

carabinieri-tuttacronacaAveva 57 anni Silvana Cerro e viveva a Fondi, in provincia di Latina. E proprio qui, nella sua abitazione, la figlia ha trovato il corpo della donna, imbavagliata, con uno straccio in gola che probabilmente l’ha soffocata, e immobilizzata in più punti con il nastro adesivo. I carabinieri pensano si tratti di una rapina degenerata in tragedia.  Per i carabinieri si tratta di una rapina degenerata in tragedia. Gli assassini, secondo gli investigatori sarebbero in due, hanno anche ferito la vicina 78enne del piano di sotto, Concetta Lauretti, dopo averle portato via denaro e qualche gioiello e averla ferita brutalmente. La donna è stata soccorsa dagli uomini del 118. Quello che i militari non riescono a spiegare, è il motivo di una simile violenza. In passato, la vittima era stata coiunvolta in un giro di droga, ma tale particolare al momento non sembra ricollegabile ai fatti. Nel frattempo, i carabinieri hanno fermato e portato in caserma un immigrato nordafricano per accertamenti. Il presunto complice invece sarebbe riuscito a sfuggire ai militari.

Famiglia sterminata dai narcos in Messico

polizia-messicana-tuttacronacaE’ stata sterminata un’intera famiglia a Ciudad Juarez, nel nord del Messico. Le otto vittime, tra le quali due bambine di quattro anni, sono state sorprese da dei killer armati che hanno fatto irruzione in un’abitazione. In questa città, che sorge a poca distanza dal valico con gli Stati Uniti El Paso, lungo la direttrice della droga, fino a non molto tempo fa era il centro più violento del Messico, dilaniato dalla violenza dei narcotraffico che dal 2006 si stima abbia fatto almeno 80.000 morti.

15enne finisce in comunità: ha cercato di strangolare la madre

figlio-maltratta-madre-tuttacronacaA Bovalino, in provincia di Reggio Calabria, gli agenti della Polizia di Stato hanno arrestato un 15enne in flagranza di reato. Il giovane, responsabile di maltrattamenti, estorsione e stalking nei confronti della madre e del convivente, stava tentando di strangolare la donna dopo averne aggredito il compagno. La storia che gli agenti hanno ricostruito parla di degrado familiare, costellata di intimidazioni e violenze mai denunciate dall’adulta, per amore del figlio che era arrivato a minacciarla con un coltello. Ora il 15enne è stato collocato in una comunità per minori a Catanzaro.

La morte di Simona Riso: gli inquirenti propendono per il suicidio

simona-riso-tuttacronaca“Mia sorella non si è suicidata. E’ stata aggredita e uccisa”. E’ quanto ritiene Nicola Riso, fratello di Sima, la 28enne morta a Roma dopo esser stata rinvenuta agonizzante nel cortile del palazzo dove viveva. Ma nonostante le perplessità della famiglia, gli inquirenti hanno concentrato le proprie attenzioni sull’ipotesi investigativa secondo la quale la giovane di origini calabresi potrebbe essersi suicidata gettandosi dal terrazzo della propria abitazione. Alla base del gesto si potrebbe celare la disperazione derivante da un trauma, una violenza sessuale, consumata in passato da una persona a lei vicina.  Quello che  rafforza i dubbi della famiglia sono proprio le dichiarazioni di Simona che, portata in ospedale e poco prima del decesso, avrebbe affermato ai medici del pronto soccorso di essere stata oggetto di violenza sessuale senza spiegare però quando questa sarebbe avvenuta e, comunque, non confermate dalla perizia autoptica. Prossimamente inizieranno delle audizioni per ascoltare le persone più vicine alla giovane e che potrebbero aver raccolto le sue confidenze: serviranno per tracciare un quadro chiaro del profilo psicologico della ragazza. Per questa settimana, inoltre, si attendono i risultati delle perizie disposte dagli inquirenti: quella tossicologica e quella sulle tracce organiche trovate sulla maglietta che la giovane indossava, ancora agonizzante, al momento del ritrovamento. Nell’attesa degli esiti delle perizie e delle audizioni gli inquirenti procederanno per omicidio volontario.

Bimbi di 5 anni rinchiusi in gabbia a lottare: la denuncia di un fotografo

bimbi-lotta-tuttacronacaE’ stato un fotografo statunitense a decidere di denunciare quello che avviene in molte città americane, dove bimbi anche di 5 anni vengono spinti in una gabbia per lottare tra loro, spronati alla violenza e spesso incoraggiati dagli stessi genitori, che ricavano soldi dagli incontri. E’ stato il Daily Mail a spiegare che i bambini addestrati a restare in una gabbia per lottare, anche se piangono vengono esortati a tornare sul ring e a vincere in condizioni che possono essere definite senza dubbio barbare. Stando agli insegnanti di tale disciplina, le MMA (arti marziali miste) sono una lotta corretta, tanto che ogni bimbo a fine gara deve stringere la mano all’avversario, ma non prendono in considerazione il fatto che questi bambini vengono picchiati per la gioia dei loro genitori, ricavandone infortuni, commozioni cerebrali e rotture di ossa.

Simona Riso fu violentata a 9 anni? Non fu creduta? Suicidio?

simona-riso-tuttacronacaNonostante la famiglia e in particolare il fratello non voglia smettere di credere che Simona Riso sia stata vittima di un omicidio, pian piano stanno però affiorando tragiche supposizioni che se dovessero essere accertate porterebbero a verità diverse da quelle prospettate in una prima analisi. Ritorna alla ribalta, anche se più volte smentita sempre dal fratello Nicola, una presunta violenza che Simona avrebbe subito a 9 anni alla quale però non seguì una denuncia. Probabilmente la bambina non fu creduta o forse non si voleva approfondire la vicenda. Le ipotesi su cui ora, secondo La Repubblica, la procura si sta muovendo sono quindi su più fronti. Se da una parte si continua a parlare di omicidio volontario, dall’altra invece si ritiene che si possa essere trattato di una caduta: accidentale o volontaria questo è ancora tutto un capitolo da scoprire. Al momento sembrerebbe invece accertato che la ragazza su quel terrazzo ci saliva spesso e lì trascorreva da sola molte ore.

Ecco i dettagli su Repubblica:

Malgrado la famiglia respinga con violenza l’ipotesi di un gesto estremo, denunciando l’esistenza di un killer che ha voluto la morte di Simona, qualcosa nel passato della ragazza è stato determinante quella mattina. La violenza sessuale che ha subìto quando aveva nove anni e a cui nessuno ha mai creduto? Chi conosceva le abitudini di questa ragazza dall’aspetto esile e con una fragilità emotiva tanto evidente — come evidente era l’uso di psicofarmaci antidepressivi e contro la schizofrenia di cui faceva uso — ha dichiarato che quel terrazzo all’ultimo piano del condominio era il rifugio dove la ragazza passava ore da sola.

E allora l’esito dell’esame tossicologico sarà prezioso per indicare se la receptionist calabrese avesse smesso di prendere quei farmaci all’improvviso. Perché se così fosse ci sarebbe un collegamento diretto col suo gesto estremo: quel tipo di farmaci va sospeso con gradualità, altrimenti la sintomatologia per cui erano stati prescritti torna con violenza nei pazienti affetti da patologie depressive o schizofreniche. Al momento il fascicolo, coordinato dal procuratore aggiunto Pier Filippo Laviani, resta aperto per omicidio ma non è escluso che nell’ambito dello stesso procedimento si possano avviare approfondimenti sulla presunta violenza sessuale subita dalla giovane.

“Ma quale violenza, mia sorella è stata uccisa”, così il fratello di Simona

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Nicola Riso, 35enne, ingegnere che vive e lavora a Roma, non ha dubbi la violenza sessuale è «una notizia priva di fondamento» e il fratello della vittima la esclude «categoricamente». La ragazza di San Calogero morta a Roma il 30 ottobre quindi non avrebbe mai subito una violenza e soprattutto non da persone di cui si fidava. Secondo invece il fratello: «Noi siamo fermamente convinti che mia sorella sia stata uccisa da qualcuno che la conosceva»,e poi parlando dell’orientamento degli inquirenti sulle indagini rispetto a quello sostenuto dai familiari, Nicola Riso ha affermato come «questo è l’orientamento degli organi di stampa e non quello degli inquirenti».

Dalla patria di Dracula sangue per tutti?

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Dalla patria di Dracula potrebbe arrivare il sangue artificiale. Si stima che il fabbisogno di sangue è altissimo poiché ogni anno servono circa 40 unità ogni 1000 persone, 2 milioni e 400mila solo per l’Italia, una richiesta che chiaramente non sempre si riesce a soddisfare. Ora però si potrebbe ricavare sangue artificiale da una proteina estratta da vermi artificiali che mescolata con acqua, sale e albumina, potrebbe risolvere la situazione. Questi gli ingredienti per il “sangue artificiale” in seguito a uno studio effettuato dagli  scienziati dell’università Babes-Bolyai di Cluj-Napoca, in Romania. Tale sangue artificiale non dovrebbe avere effetti collaterali.  I test sono incoraggianti. Ma se pensate al sangue rosso vi sbagliate perché questo tipo di plasma è trasparente… nulla di più lontano da quello rosso, pulsante e sensuale bevuto da Dracula. occorrono almeno due anni di sperimentazione sui topi prima che si possa iniziare quella sugli esseri umani, ma se un domani, si riterrà che tale sangue davvero può essere utilizzato per una trasfusione allora davvero ci troveremo di fronte all'”oro rosso”. Sicuramente non è il primo tentativo perché 10 anni fa fu speriemntato l’Oxygent,  un “trasportatore intravascolare di ossigeno” di colore biancastro sperimentato in alcune sale chirurgiche degli Usa. Non era un vero e proprio sostituto del sangue ma una sostanza sintetica derivata da un fluorocarburo.

Poi un primo passo verso la sua creazione fu compiuto nel 2009 da un team di ricercatori dell’Università di Edimburgo, che riuscirono a ottenere dei globuli rossi da cellule staminali embrionali. Nel 2010, il team americano della University of California Santa Barbara e della University of Michigan rese noto di essere riuscito a produrre un sostituto sintetico del sangue umano, realizzando una cellula sintetica in grado di trasportare ossigeno, vari farmaci e i coloranti che si usano per realizzare analisi di tipo radiografico, come gli Mri e i Cat scan. 

La tragica esistenza dei “fratelli divini”

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Avevano solo 12 anni, ma si credevano immortali. Sfruttati da preti e missionari cristiani che li chiamavano i fratelli divini, due gemelli, furono messi al comando di un esercito di bambini, per vincere la guerra santa del popolo cristiano Karen contro l’invasore buddhista birmano. I due ragazzi, si lanciavano nel cuore della battaglia, fucili alla mano e convinti di essere invincibili: Dio era con loro e ascoltava le loro preghiere. Gemelli leggendari, Luther e Johnny Htoo, vennero ritratti su molti giornali, per denunciare a livello internazionale ciò che accadeva tra Birmania e Thailandia. I due fratelli combatterono a lungo alla fine degli anni ’90, sempre avvolti in questo clima religioso e devozionale di cui godevano fra i loro adepti, il cosiddetto Esercito di Dio, formato da bambini disposti al sacrificio estremo e gratificati di poter prender parte alla guerra. Esaltati e strumentalizzati molti furono le vittime. Probabilmente di quell’esercito oggi non c’è un solo sopravvissuto, solo loro , i gemelli  con delle esistenze completamente trasformate. Oggi a 25 anni infatti Johnny è l’ennesima vittima di quel massacro. Lui la vita l’ha avuta salva, ma è un emarginato. Dopo il 2001 infatti quando i buddhisti grazie al sostegno di un gruppo ancora più estremista riuscirono a porre la parola fine alla lunga guerra, i due fratelli furono portati in un campo profughi, qui Luther ebbe la fortuna di lasciare i tropici e andò in Svezia dove gli fu data la possibilità di studiare, invece Johnny ha passato senza studiare né lavorare gli anni di separazione, arrangiandosi nel povero campo profughi vicino alla frontiera tra Thailandia e Birmania, mentre la madre e una sorella si sono trasferite in Nuova Zelanda, dove Luther conta di far andare anche il gemello con qualche aiuto. «Ma c’è ancora un sacco di gente con cui devo parlare perché possa succedere», racconta, rivelando che il fratello si consegnò alle autorità nel 2006 con la promessa di un impiego mai mantenuta. Ormai sono distanti e lontani caratterialmente e socialmente i due gemelli che sembravano uniti da uno stesso destino e predestinati da Dio, ora invece c’è chi si è salvato e chi è stato inghiottito nella miseria di una vita senza sbocchi, senza passato né futuro.

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Minaccia l’ex moglie: a casa aveva una bara artigianale

femminicidio-tuttacronacaNon solo ha tentato di aggredire l’ex moglie tamponandola con l’auto, ma aveva anche costruito una bara artigianale. E’ successo a Cavarzere, in provincia di Venezia, dove un pensionato 67enne è stato arrestato dai carabinieri di Adria dopo il tentativo di aggressione ai danni della donna, sua coetanea, trasferitasi proprio a causa di problemi familiari che si protraevano da circa quattro anni. L’uomo, che era stato già segnalato dai militari per comportamenti aggressivi nei confronti dell’ex coniuge e per maltrattamenti in famiglia, ha nuovamente pedinato la donna arrivando a tamponarla nel tentativo di bloccarla. La vittima, incolume, ha trovato riparo in un bar, da dove ha lanciato l’allarme. Il pensionato, rintracciato dai militari, avrebbe continuato a minacciare la donna. A quel punto son scattate le manette. Già in precedenza i carabinieri avevano rinvenuto nella sua abitazione una bara artigianale, sequestrata,  da lui stesso costruita e ritenuta dagli investigatori un messaggio macabro e pericoloso. Ieri il magistrato ha convalidato l’arresto e per il pensionato si sono poi aperte le porte del carcere.

Si apre il fuoco in una scuola media americana: “aggressore neutralizzato”

sparatoria-scuola-usa-tuttacronacaAncora una sparatoria negli Stati Uniti. Ancora una scuola nel mirino, la Sparks Middle School. E’ stata la CNN a riportare la notiza che è stato aperto il fuoco questa mattina in una scuola media di Sparks, cittadina a est di Reno, in Nevada. Secondo le prime informazioni, sarebbero almeno due le persone colpite, tra questi un ragazzino di 12 anni e di cui non si conoscono le condizioni, come riferito dai poliziotti intervenuti al quotidiano locale online Reno Gazette Journal. Il portavoce della polizia ha inoltre confermato che l’aggressore è già stato “neutralizzato” dalla forze dell’ordine.

Pistole stampate in 3D: scatta l’allarme per le nuove armi mortali

pistola-stampante3d-tuttacronacaE’ l’International New York Times a parlare del nuovo allarme che si sta diffondendo tra le autorità europee: le armi stampate in 3D. Sono funzionanti e in grado di passare i controlli. E si possono stampare in casa. Ed è proprio nel Vecchio Continente, dov’è moeno semplice procurarsi un’arma rispetto agli Stati Uniti, che questa tecnologia sta prendendo piede. Seppure il settore sia agli albori, la paura è che possa presto diventare concreto, anche considerando il fatto che in rete circolano già diversi software per la loro produzione. Che è semplice: si scarica il blueprint da internet e poi lo si stampa con una qualsiasi stampante 3D, in commercio al prezzo di circa mille euro. Tra coloro che avevano condiviso modelli di pistole “casalinghe”, Cody Wilson, studente 25enne del Texas: a maggio condivise in rete alcuni file che vennero scaricati più di 100.000 volte. Dopo di che, il Dipartimento di Stato ne chiese la rimozione. A effettuare il maggior numero di download di questi modelli, al primo posto troviamo la Spagna, seguita da Stati Uniti, Brasile, Germania e Gran Bretagna. Nonostante il pronto intervento, però, le istruzione hanno continuato a circolare. Tra i modelli, anche il Liberator, esposto il mese scorso al Victoria and Albert Museum di Londra. Ora la sua guida si trova su diversi siti, da Youtube a Pirate Bay.

Il NyTimes spiega che il design di queste armi continua a progredire e le pistole stanno diventando più resistenti: se inizialmente era possibile sparare pochi colpi prima di dover sostituire la canna, ora se ne trovano in grado di esploderne dieci consecutivi. La produzione di armi con stampanti 3D è vietata da una direttiva Ue, ma bisogna trovare un mondo perchè il bando diventi effettivo. La maggior preoccupazione la mostra il ministero degli Interni austriaco, che nei mesi scorsi ha condotto un’indagine per verificare se le armi stampate possono o meno essere letali. L’esito del test ha fatto sì che la pistola fosse catalogata come “arma mortale”. Ma ci sono anche altri stati preoccupati per la situazione impegnati in verifiche: serve prepararsi per quando le stampanti 3D saranno più economiche e le istruzioni per fabbricare queste armi sempre più sofisticate e facili da trovare. Per di più queste pistole sono in grado di superare i controlli. L’HuffingtonPost ricorda due giornalisti del Mail On Sunday sono riusciti a fare un intero viaggio indisturbati a bordo di un Eurostar gremito di passeggeri da Londra a Parigi. Stesso discorso per un reporter del network televisivo israeliano Channel 10, che è riuscito a introdurre una pistola stampata in 3-D all’interno del Parlamento di Israele, proprio mente il presidente Benjamin Netanyahu stava tenendo un discorso.

PUBBLICITA’ SHOCK: inneggia allo stupro!

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Davvero di cattivo gusto e allucinante la pubblicità con la quale una società inglese organizzatrice di eventi, Tequila Uk, è rimasta travolta dalle polemiche per uno spot che inneggiava allo stupro di gryppo. Con tanto di video promozionale lanciato su YouTube, ora rimosso, uno studente parlava di “stupro delle matricole”. Rispondendo a un rappresentante di Tequila enunciava quale fosse il corretto comportamento in quella particolare situazione.

nel video poi veniva anche intervistata una ragazza e le si chiedeva «Come farai a sopravvivere allo stupro stasera?». Gli stessi studenti che avrebbero dovuto partecipare all’evento si sono detti indignati e hanno bollato l’iniziativa come «vergognosa» e «disgustosa»

Il Mezz Club, luogo dove si sarebbe dovuta tenere la festa a Leeds, denominata Freshers violation, ovvero  ‘stupro delle matricole’, si è detto estraneo e ha riversato le colpe sull’organizzazione.

Bullismo a scuola: 17enne con intestino perforato e lesioni ai genitali

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Aumenta la violenza generata dal bullismo che ormai dilaga in Italia e sembra essersi sovrapposto ai valori etici di una società civile. L’ultimo atto ha visto vittima uno studente di 17 anni che è stato ritrovato con l’intestino perforato e lesioni ai genitali e al fondoschiena dopo che un compagno di classe gli ha sparato contro un getto d’aria con un potente compressore. Il ragazzo è stato ricoverato nel reparto di chirurgia d’urgenza all’ospedale Parini di Aosta con una prognosi di 30 giorni. L’episodio sarebbe accaduto in un Istituto tecnico alla fine di settembre, ma si è appresa la notizia solo ora. All’interno dell’officina della scuola dove i ragazzi stavano effettuando un esercitazione, un compagno di classe del 17enne ha puntato il compressore addosso al ragazzo e sparato l’aria compressa. La scuola ha subito adottato un provvedimento disciplinare nei confronti dell’autore del gesto. Sull’accaduto la polizia ha aperto un’indagine.

 

Americani violenti, 1 su 10 tra i 14 e 21 anni ha abusato di una ragazza

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E venne il giorno che l’America aprì gli occhi e si scoprì sull’orlo del default, in shutdown, con una disoccupazione elevata, con gli aumenti delle assicurazioni sanitarie che stanno falcidiando la classe media e con la violenta che dilaga. Da sogno a incubo? Un ragazzo su dieci in età compresa tra i 14 e i 21 anni ha commesso almeno una volta un abuso sessuale ai danni di una ragazza o di una donna. Questo è l’allarmante studio pubblicato su Jama Pediatrics.
“La violenza può essere perpetrata nei confronti di chiunque: un partner, un’amica o una persona che non si conosce”, ha spiegato Michele Ybarra, presidente del Center for Innovative Public Health Research, l’organizzazione non profit con sede in California che ha condotto lo studio.
“Riconoscere che quasi un giovane su dieci con meno di 21 anni ha compiuto una sorta di violenza sessuale – ha aggiunto – è un invito a fare di più, sia nelle scuole che in famiglia”.

 

Marinaio accusato di violenza su minore

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In occasione della Festa della Marineria, conclusasi domenica scorsa a La Spezia, un marinaio della Marina militare di 34 anni di stanza su una delle Tall Ship avrebbe conosciuto in una birreria una ragazza 17enne e, secondo il racconto della giovane, avrebbe abusato di lei. La ragazza ha raccontato di essere stata aggredita dal marinaio e gli esami ospedalieri confermerebbero la sua versione. Il marinaio interrogato avrebbe ammesso di aver conosciuto la giovane, ma ha negato la violenza.

 

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