Appalti per Palazzo Chigi: arresti domiciliari per due

Gdf-tuttacronacaGli uomini del nucleo della Polizia tributaria della Guardia di Finanza e i carabinieri del Ros hanno arrestato l’uomo d’affari Luigi Bisignani e il generale dei carabinieri Antonio Ragusa. I due, ora ai domiciliari, sono indagati nell’ambito di un’inchiesta della procura di Roma su presunte irregolarità legate all’affidamento di appalti per Palazzo Chigi. Per quel che rigarda le accuse, per Bisignani si tratta di frode fiscale, mentre a Ragusa sono contestati la corruzione e la turbativa d’asta. Ragusa, nel 2010, era capo del Dipartimento della Risorse strumentali.

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“Grazie Enrico”: un lenzuolo davanti casa

grazie - enrico-lenzuolo-tuttacronacaE’ bastato un lenzuolo davanti all’abitazione romana di Enrico Letta realizzato dai militanti del circolo Pd di Testaccio, il quartiere dove il Premier risiede da sempre e che non ha voluto cambiare neppure quando è divenuto Presidente del COnsiglio, a far capire che il suo operato per alcuni cittadini non cadrà nel dimenticatoio. Quella scritta rossa davanti alla sua casa è la testimonianza di quanti avevano creduto in un governo stabile e in un Pd compatto. Letta e Testaccio: quella casa nell’ex quartiere popolare a ridosso del Gasometro, in quel quartiere in cui la gente è discreta e cordiale e dove la vita ruota intorno al mercato in piazza. Testaccio, quasi un paese nella Capitale.  “Abbiamo deciso, proprio durante lo svolgimento delle Primarie per il segretario regionale del Pd Lazio – spiega la segretaria del circolo Claudia Santoloce – di esprimere pubblicamente il nostro apprezzamento a Letta per l’impegno, la serietà e la coerenza dimostrate nel suo operato come Presidente del Consiglio, esponendo uno striscione di ringraziamento sotto la sua abitazione. E’ doveroso e non c’è alcuna polemica, siamo anche a fianco a Renzi”.

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Al Colle pomodori contro Berlusconi

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Silvio Berlusconi è arrivato intorno alle 18.15 al Quirinale per essere ricevuto da Giorgio Napolitano per le consultazioni. Ad attenderlo una contestazione organizzata dal Popolo Viola con lancio di pomodori. Berlusconi salito dal Presidente a fine incontro ha dichiarato che Forza Italia sarà all’opposizione, ma rendendosi disponibile per le riforme e i provvedimenti che riterrano utili al Paese.

E il direttore di Repubblica pone una domanda che si fanno in tanti…

 

renzi-letta-ezio-mauro-tuttacronacaIn attesa della direzione Pd, con Enrico Letta pronto a puntare il dito contro Matteo Renzi nel caso fosse proprio la testa del premier a cadere e il sindaco fiorentino pronto a dar battaglia e a chiedere supporto al suo partito, Ezio Mauro, direttore de La Repubblica, se la prende con entrambi e sul suo profilo Twitter scrive: “Ma quei due, oltre che di se stessi hanno un’idea del Paese, del partito cui appartengono e della sinistra?”

“Come un elefante in una cristalleria”: verso la direzione Pd

elefante-cristalleria-tuttacronacaCi si può attendere di tutto dalla direzione Pd dove si affronteranno apertamente Renzi e Letta, con il premier che potrebbe spiegare di essere pronto a un confronto sul nuovo programma e a un nuovo governo che abbia la fiducia del Parlamento per durare fino al 2018. E non si può escludere che ricorderà al suo partito che non si può accusare il governo di essere andato a rilento sul rilancio perché è stato il Pd a chiedere di aspettare. Lo stesso Letta aveva sottolineato: “Bisogna stare attenti e sapere che siamo in una cristalleria. E può finire male”. Ma non è detto che Renzi non farà proprio “l’elefante”. Anche perchè ancora il premier aveva ripetuto ai suoi: “Io gioco a carte scoperte. Se Matteo vuole il mio posto lo deve dire apertamente. Questa vicenda si chiarirà senza sotterfugi. Tutto deve essere alla luce del sole”. Per la prima volta Letta, del resto, presenta un’alternativa al Renzi 1. Come ricorda l’HuffPost,

la proposta è: nuovo programma e nuovo governo. E non un caso che Letta, con la malizia del politico navigato, nel suo Impegno Italia (il nuovo programma) ha messo nero su bianco molti degli spunti che avrebbe inserito Renzi nel suo file excel. E non è un caso che un “bis” è proprio la proposta originaria della sinistra del Pd che considerava insufficiente un rimpasto: “Cuperlo – dice più di un lettiano – chiedeva un nuovo governo aggiungendo che doveva guidarlo Letta. Ora che fa?” Nel ragionamento di Letta opporsi a questo schema significa non solo mandare a casa il governo ma, di fatto, rompere il Pd. Farlo entrare in una crisi profonda.

Insomma, la mossa di Letta è che qualcuno deve mettere la firma sulle sue dimissioni, se tali devono essere, e quindi lo stesso Renzi deve apparirne la causa.

Deve chiedere al suo partito di “uccidere” il governo a cui ha votato infinite fiducie. Già, le impronte digitali: “Deve essere una cosa netta. Una sfiducia del Pd” spiegano a palazzo Chigi. È solo di fronte a un documento votato in cui la direzione del Pd chiede al premier di fare un passo indietro che Letta salirà al Colle in serata. Non di fronte a quelle “sfumature di grigio” nelle critiche evocate in conferenza stampa. Quel voto, spiegano i lettiani, rappresenterebbe la rottura del cristallo democratico: “Se invece non c’è un voto chiaro – spiega una fonte di palazzo Chigi – allora si parlamentarizza la crisi”.

 

E’ arrivata l’ora del rimpasto? Saccomanni resta, saltano 4 ministri

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La direzione nazionale del Pd di domani sarà incandescente. Queste sono le previsioni per il duro faccia a faccia che domani ci sarà al Nazareno tra Enrico Letta e Matteo Renzi. Ora il Premier dovrà far attenzione al fuoco amico, il più pericoloso. Secondo alcune indiscrezioni raccontate ad Affaritaliani.it da un parlamentare democratico molto vicino al premier, dovrebbe annunciare il suo “rimpasto”.

“Il presidente del Consiglio è pronto. Molto probabilmente nel suo intervento di domani alla Direzione Nazionale del Pd annuncerà il rimpasto di governo”, afferma il dem. Il piano di Letta prevede un accordo con Renzi sulle riforme mentre l’esecutivo proseguirà la sua strada con l’agenda politico-economica.  Il cerchio verrà chiuso con il programma per il 2014, che includerà un’accelerazione sui temi economici, del lavoro e del Welfare. Ma per ripartire con l’azione di governo il premier ha intenzione di rinnovare la squadra dei ministri. Secondo quanto racconta un parlamentare democratico a stretto contatto con Letta, le teste pronte a saltare sarebbero 3 o 4. Certamente c’è da trovare un nuovo responsabile delle Politiche Agricole, dopo le dimissioni di Nunzia De Girolamo. E in pole rimane il renziano ex prodiano Ernesto Carbone. A rischio sarebbero anche Flavio Zanonato e Cecile Kyenge.

Promozione possibile per Graziano Delrio, stimatissimo dal sindaco di Firenze. Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni dovrebbe restare invece al suo posto. “Con l’Europa dobbiamo essere credibili in termini di riduzione del deficit e del debito e per il contenimento della spesa pubblica. Per questo motivo – spiega la fonte lettiana – e per cercare di ottenere l’uscita della spesa per gli investimenti dal patto di stabilità Ue, serve continuità”. Quindi in Via XX Settembre non dovrebbero esserci novità, se non il rimpiazzo del viceministro Stefano Fassina.

Grasso si costituisce parte civile: rivoluzione?

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Il presidente del Senato, Pietro Grasso, dopo aver ascoltato i diversi orientamenti espressi dai componenti del Consiglio di presidenza, ha dato incarico all’Avvocatura dello Stato di rappresentare il Senato della Repubblica quale parte civile nel processo sulla «compravendita di senatori» che inizierà il prossimo 11 febbraio presso il Tribunale di Napoli. “Il presidente – si legge in una nota – ha ritenuto che l’identificazione, prima da parte del Pubblico Ministero poi del Giudice, del Senato della Repubblica italiana quale ‘persona offesa’ di fatti asseritamente avvenuti all’interno del Senato, e comunque relativi alla dignità dell’Istituzione, ponga un ineludibile dovere morale di partecipazione all’accertamento della verità, in base alle regole processuali e seguendo il naturale andamento del dibattimento”.

“In Italia è in corso un colpo di Stato. Dimettiti” così Grillo alla Boldrini

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L’ennesimo duro attacco di Beppe Grillo arriva dal suo blog e stavolta il Semplice Portavoce del M5S si scagli contro la riforma  elettorale, la ‘ghigliottina’ decisa dalla presidente Laura Boldrini e il decreto Imu-Bankitalia. Parole dure quelle di Grillo che si rivolgono proprio al Presidente della Camera: «In Italia è in corso, ora, un colpo di Stato. Non puoi più far finta di nulla», poi l’ex-comico ha aggiunto anche che secondo lui questa «è la fine della democrazia» e ha invitato Laura Boldrini a dimettersi.

#Fazioalzalatesta nasce la polemica sul web per l’intervista alla Boldrini

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Ospite da Fabio Fazio a “Che tempo che fa” questa sera c’è la Presidente della Camera Laura Boldrini,che mancava dalla trasmissione da marzo 2013, quando a pochi giorni dall’elezione, aveva accettato l’invito di Fazio. Oggi, in un clima rovente per la politica italiana, in una domenica che precede una delle settimane più difficili per il Parlamento, Laura Boldrini dopo le contestazioni in Aula e sul web da parte del M5S appare nella tv pubblica. Immediata la reazione di Grillo che chiede a Fazio con un post di fare giornalismo e lancia l’hashtag #Fazioalzalatesta.

Questo il post di Grillo sul suo Blog:

La Boldrini in questi giorni sta occupando la RAI raccontando il falso agli italiani.

Non è vero che i cittadini avrebbero pagato l’IMU se avessimo fatto decadere il decreto Bankitalia. Bastava scorporare il decreto come chiesto dal M5S. La Boldrini ha la responsabilità di non essersi imposta al governo, ai burocrati di Palazzo e ha subito la volontà dei poteri forti che hanno voluto saccheggiare7,5 miliardi di euro dalle riserve della Banca d’Italia – soldi di tutti i cittadini – regalandoli a banche private e assicurazioni.

La Boldrini mente in tv e a Montecitorio sulla ghigliottina: è uno strumentonon previsto né dal Regolamento né dalla Costituzione.

Oggi, dopo aver imposto un suo intervento su Rai 1 nella trasmissione dove interveniva la deputata M5S Loredana Lupo, sarà ospite di Fabio Fazio.

E’ capitato già in passato di fronte alle bugie di Letta che Fazio abbia detto di non poter sapere tutto quello che accade in parlamento.

Ci teniamo quindi a informare Fazio.

La Boldrini ripeterà – mentendo agli italiani – che la ghigliottina è democratica e il m5s antidemocratico. Ricordiamo a Fazio cosa disse nel 2009 sulla ghigliottina il capogruppo del Pd alla Camera:http://www.beppegrillo.it/2014/02/la_coerenza_pd_nel_2009_era_contro_la_ghigliottina.html

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla boldrini di questa incoerenza a distanza di pochi anni?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere in quale articolo del Regolamento della Camera e della Costituzione è prevista la ghigliottina? Può chiedere conto alla Boldrini dell’assenza di solidarietà alla portavoce Loredana Lupo aggredita in Aula e quali provvedimenti intende prendere nei confronti del suo aggressore?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla Boldrini delle sue parole eversive contro l’opposizione che invece dovrebbe tutelare in qualità di presidente della camera?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla Boldrini della sua responsabilità nel passaggio del decreto legge contro la Costituzione e ai danni degli italiani?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla boldrini della sua volontà di cambiare il regolamento della Camera per zittire definitivamente le opposizioni?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla Boldrini della presenza inusitata e incontrollata di lobbisti alla Camera che influenzano e manipolano i deputati del pd come nel caso Sorgenia e Tivelli?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla boldrini delle irregolarità avvenute in Commissione affari costituzionali prima del passaggio in Aula della legge elettorale firmata Renzi-Berlusconi?

Può Fazio oggi distinguersi nel panorama della stampa italiana e guadagnarsi il suo stipendio milionario pagato dai cittadini?

Immediata la reazione dei simpatizzanti M5S e scoppia la polemica in rete!

 

Lo sparatore di palazzo Chigi: Preiti condannato a 16 anni

preiti-tuttacronacaEra il 28 aprile, il giorno dell’insediamento del governo Letta, quando Luigi Preiti apriva il fuoco davanti Palazzo Chigi colpendo due carabinieri. Ora proprio ai militari dell’arma si è rivolto in una dichiarazione spontanea prima della sentenza arrivata oggi: “Chiedo scusa ai carabinieri feriti, ai loro familiari, alla mia famiglia. Se potessi ancora oggi mi sostituirei al carabiniere Giangrande e mi farei carico della sua sofferenza”. Luigi Preiti è stato condannato a 16 anni di reclusione per tentato omicidio plurimo, porto e detenzione di arma clandestina. La decisione è stata presa dal gup, Filippo Steidl, mentre i pm avevano chiesto 18 anni. Una perizia psichiatrica lo ha dichiarato capace di intendere e di volere al momento dell’accaduto. Martina Giangrande, figlia del brigadiere Giuseppe rimasto gravemente ferito in quell’occasione ha commentato: “Siamo davvero soddisfatti di questa sentenza, sono venuta qui a Roma a sentire con le mie orecchie cosa sarebbe accaduto. Tra poco lo dirò a mio padre, che è a Prato, visto che per il momento non sono riuscita a sentirlo”.

Grande paura per Giangrande, ricoverato in rianimazione

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Grande paura per il l brigadiere dei carabinieri Giuseppe Giangrande, che fu ferito davanti a Palazzo Chigi durante il giuramento del governo. E’ stata diffusa la notizia infatti che il carabiniere è stato ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Santo Stefano di Prato , dov’era tornato a casa nel periodo natalizio dopo un lungo ricovero a Roma e nel modenese. Il ricovero si era reso necessario a causa di una insufficienza polmonare, per la quale si era resa necessaria anche una tracheotomia. Dall’ultimo bollettino medico si evince che: «Il paziente è cosciente, orientato e collaborante. I parametri emodinamici sono stabili. Le condizioni respiratorie sono in miglioramento». È quanto si legge nel bollettino medico diffuso oggi dalla Asl di Prato in riferimento alle condizioni cliniche di Giangrande ricoverato dal 5 gennaio scorso presso il reparto di terapia intensiva dell’ospedale Santo Stefano di Prato. Oggi il brigadiere ferito davanti a Palazzo Chigi in aprile è stato sottoposto ad una tracheotomia «come preventivato già nei giorni scorsi al fine di agevolare la successiva fase di riabilitazione».

Forconi in piazza San Pietro: il Papa risponde

forconi-vaticano-tuttacronacaAlcuni dissidenti del coordinamento 9 dicembre, com’era stato anticipato nei giorni scorsi, si sono riuniti a San Pietro per assistere alla Santa Messa di papa Francesco. Per l’ala ‘dialogante’ del movimento è prevista, nel pomeriggio, una conferenza stampa in piazza di Castel Sant’Angelo. “Oggi siamo dal Papa per dire al mondo che la smetta di dipingerci come violenti – ha affermato il leader Mariano Ferro in una nota – per confermare quello che lui stesso ha dichiarato qualche giorno fa e cioè che ‘i poveri non possono aspettare’.” E Papa Francesco, dopo la recita dell’Angelus, si è rivolto sia ai fedeli che ai manifestanti: “A quanti dall’Italia si sono radunati oggi per manifestare il loro impegno sociale, auguro di dare un contributo costruttivo, respingendo le tentazioni dello scontro e della violenza e seguendo sempre la via del dialogo e difendendo i diritti”. Il Pontefice ha anche notato uno striscione esposto: “Lì è scritto – dice dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano – ‘i poveri non possono aspettare’. E’ vero. Questo mi fa pensare che Gesù è nato in una stalla, non è nato in una casa. Poi e dovuto fuggire, andare in Egitto per salvare la vita. Poi è tornato a casa sua, a Nazareth, e io oggi penso a tante famiglie senza casa, sia perchè mai l’hanno avuta, sia perchè l’hanno persa per tanti motivi”. E ancora: “Famiglia e casa vanno insieme è difficile portare avanti la famiglia senza abitare in una casa. In questi giorni di Natale invito tutti, persone, entità sociali, autorità, a fare tutto il possibile perchè ogni famiglia possa avere una casa”. Poi conclude con gli auguri: “Auguro a tutti una buona domenica e un Natale di speranza, di giustizia e di fraternità”

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Austerity versione natalizia: i dipendenti possono accettare solo doni economici

regali_natale-tuttacronacaI dipendenti di Palazzo Chigi avranno a che fare con l’Austerity anche per quel che riguarda i regali: si potranno accettare solo quelli non costosi. A chiederlo è stato Roberto Garofoli, Segretario Generale della Presidenza del Consiglio, tramite una circolare che richiama la necessità che i dipendenti della Presidenza si attengano scrupolosamente al “Codice di comportamento” in cui si vieta ai funzionari pubblici di ricevere doni se non di modico valore.

 “Il Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri Roberto Garofoli – si legge nella nota – ha firmato una circolare volta a richiamare la necessità che i dipendenti della Presidenza si attengano scrupolosamente al ‘Codice di comportamento’ di recente approvato nella parte in cui vieta ai funzionari pubblici di rivedere doni”. “Nello specifico – si prosegue – in occasione dell’avvicinarsi delle festività natalizie, la Presidenza ha ritenuto di sottolineare quanto stabilito dall’articolo 4 dello stesso ‘codice’ che vieta ai funzionari pubblici di ricevere regali o altre utilità eccettuati quelli di modico valore”. “Lo stesso articolo – si legge ancora – precisa inoltre che i regali e le utilità comunque ricevuti fuori dai casi consentiti dovranno essere, a cura dello stesso dipendente cui siano pervenuti, messi immediatamente a disposizione dell’Amministrazione per la restituzione o per essere devoluti ai fini istituzionali. In particolare essi dovranno essere consegnati al Dipartimento per le politiche di gestione, promozione e sviluppo risorse umane e strumentali che, in base alla tipologia, provvederà alla successiva destinazione. Un richiamo che – come evoca la nota del Segretario Generale – è “quanto mai necessario interpretare ed applicare in senso particolarmente restrittivo con tutto il rigore imposto dalla delicatezza e difficoltà del momento”.

Protesta dei Forconi: “punizioni” in vista

pisa_stazione_forconi-tuttacronacaLa scorsa notte un gruppo di manifestanti appartenenti al Movimento dei Forconi hanno bloccato a Pisa, per due ore, l’Intercity 799 diretto a Roma. Ora è stato reso noto che i colpevoli del ritardo saranno denunciati per interruzione di pubblico servizio. Ai manifestanti verranno inoltre addebitati i costi per i ritardi causati alla circolazione ferroviaria. E’ la Questura di Pisa a spiegare, in una nota, che il leader del gruppo è un fruttivendolo di 35 anni, di Massarosa (Lucca), già noto alle forze dell’ordine.

Forconi, studenti, operai, Casapound… piazza del Popolo si tinge del Tricolore

forconi-roma-toiatti-tuttacronacaIl ritrovo per dare il via alla manifestazione a Roma era per le 15, a piazza del Popolo, ma fin da questa mattina drappelli hanno continuato a confluire. Alla manifestazione indetta dall’area intransigente guidata da Danilo Calvani, il contadino cinquantunenne di Pontinia, in provincia di Latina, si urla “Tutti a casa, tutti a casa” e “Libertà, libertà”. Diverse sono le delegazione giunte da tutta Italia, da Reggio Emilia, Firenze, Ivrea ed anche Aosta. Nel cielo sventolano le bandiere tricolore. Nel frattempo sono arrivate anche alcune decine di studenti ed operai, accolti dagli applausi dei manifestanti. I ragazzi hanno fatto il loro ingresso da piazzale Flaminio tenendo nelle mani fumogeni tricolore che hanno colorato la piazza. Intonando l’Inno di Mameli, gli studenti hanno esposto uno striscione con scritto ‘Studenti, braccianti, operai… il sole non sorge a Bruxelles’. Presi d’attacco, a livello di cori, anche i giornalisti, che sono stati definiti “terroristi”. Ma in piazza sono giunti, al grido di “Italia nazione rivoluzione” anche oltre 200 militanti di Casapound partiti in corteo a Roma dalla sede del movimento di estrema destra in via Napoleone III, per raggiungere il sit-in dei Forconi a piazza del Popolo. Anche per loro, bandiere tricolori. In testa al corteo il vice-presidente del Movimento Simone Di Stefano arrestato qualche giorno fa per aver rubato la bandiera dell’Unione Europea. E per ricordare quell’episodio tra i manifestanti spunta anche un manifesto che ritrae un ragazzo che “ruba” una bandiera dell’Europa. In testa alcuni manifestanti indossano maschere dipinte col tricolore dietro uno striscione con su scritto: “alcuni italiani non si arrendono”. Anche al loro arrivo, dalla piazza si sono alzati alcuni applausi.

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I Forconi a Roma: “Arrabbiati ma non violenti”. E spunta la cimice

Forconi-Roma-manifestazione-tuttacronacaI Forconi vicino a Danilo Calvani continuano a ripeterlo: “Siamo arrabbiati ma non violenti”. E mentre raggiungono piazza del Popolo a Roma, Aladino Castellani, uno degli esponenti del movimento, dice: “Chi oggi non è venuto ha già perso, noi siamo qui per combattere anche per loro che non hanno il coraggio di metterci la faccia”. Quello che i manifestanti, per la maggior parte over 40, si chiedono con maggiore frequenza è cosa accadrà in piazza.  Nota un ragazzo: “Dicono che ci saranno anche quelli di Casapound, saranno senza simboli e solo con il tricolore”. Gli rispondono: “Ma ci saranno 2.000 poliziotti in strada, speriamo vada tutto bene”. Il fatto è che ormai la gente ha paura: “È stato creato un clima mediatico di terrore, ora la gente ha paura”. “Non accetteremo atteggiamenti equivoci, quindi avvertiamo tutti che se mai qualcuno avesse intenzione di coprirsi il volto in piazza sarà denunciato da noi stessi alle forze dell’ordine, non accettiamo ingerenze nel movimento”, ha detto Aladino Castellani al momento della partenza. Intanto i manifestanti del presidio dei Forconi dei Partigiani a Roma mostrano un oggetto che hanno trovato: “Abbiamo trovato una cimice nascosta all’interno di un braccialetto di similpelle, che si trovava in terra nei pressi di un cassonetto dei rifiuti che era vicino al nostro presidio”. “La cimice – proseguono – era perfettamente funzionante ma noi abbiamo staccato i fili e l’abbiamo schiacciata. Fanno di tutto per controllarci, probabilmente è stata sistemata lì sotto richiesta del governo”.

Non solo Roma: manifestazioni anche in Sardegna

sardegna-forconi-tuttacronacaIn piazza d’Italia, a Sassari, si sta manifestando davanti al palazzo della Provincia con striscioni e finte bare. Quello che una cinquantina di forconi sardi, non legati direttamente al gruppo di protesta nazionale ma appartenenti al movimento Anti-Equitalia e al movimento per la Zona Franca in Sardegna chiedono, come spiegano gli organizzatori del sit-in, è “la ridiscussione di tutte le norme monetarie europee a partire dal Trattato di Maastricht, nell’ottica del riacquisto della sovranità finanziaria e monetaria”.  I rappresentanto del movimento hanno quindi aggiunto: “Senza la riconquista di una completa e operativa sovranità monetaria e di un ricollocamento dell’intero debito pubblico all’interno dell’economia italiana qualsiasi tentativo di uscire dalla crisi è destinato al fallimento”.

Treno bloccato nella notte a Pisa: Forconi sui binari

forconi-pisa-stazione-tuttacronacaManifestazione nel pomeriggio a Roma e già si sono contati i primi disagi in Italia. A Pisa, la scorsa notte circa 35 giovani hanno occupato per quasi un’ora i binari della stazione ferroviaria impedendo in questo modo a un intercity diretto a Salerno di riprendere la marcia dopo il suo arrivo in città. L’intenzione dei Forconi era di salire sul treno senza pagare il biglietto e raggiungere in questo modo la Capitale. Il convoglio aveva subito la stessa sorte accumulando un’altra ora di ritardo in partenza da Genova. Per quel che riguarda la stazione toscana, alla fine i manifestanti, provenienti da Viareggio, hanno acquistato un biglietto cumulativo e sono partiti poco prima delle sei per Roma con un treno interregionale. Come riporta la Nazione, secondo quanto appreso, sul posto sono intervenuti polizia e carabinieri, non apparterrebbero a gruppi organizzati ma sarebbero simpatizzanti di estrema destra: qualcuno di loro sventolava il tricolore mentre non sono stati srotolati gli striscioni che avevano portato al seguito. I giovani hanno raggiunto Pisa con treni locali con l’obiettivo di salire proprio su quell’Intercity e le forze dell’ordine non escludono che fossero in contatto con qualcuno che già si trovava su quel convoglio che viaggiava con oltre un’ora di ritardo e il cui passaggio da Pisa, dove è giunto poco prima delle 4, era previsto alle 2.21.

Casapound pronta per Roma: “presidio statico”

manifestazione-casapound-tuttacronacaE’ Repubblica che intervista Simone Di Stefano, vicepresidente di Casapound, appena condannato a tre mesi con l’obbligo di firma per avere preso una bandiera Ue per sostituirla col tricolore. “Calvani dice che non ci vuole? E come ci impedirà di manifestare? Arriveremo in duemila in Piazza del Popolo. Il Coordinamento 9 dicembre ha chiamato tutti gli italiani e noi ci saremo, senza vessilli politici e con il tricolore”. E su quello che si aspetta dalla manifestazione di oggi a Roma: “Non credo che ci saranno scontri con la polizia. Noi non li vogliamo. Il presidio è statico, saremo lì con le maschere e il cappio al collo, per ricordare tutti i lavoratori e gli imprenditori che si sono suicidati per la crisi” e “rimarremo in Piazza del Popolo finchè la questione delle elezioni anticipate non diventerà una priorità nella discussione per giornalisti e politici”. In piazza, aggiunge, “accettiamo chiunque decida di manifestare senza vessilli politici. Anche sindacalisti e studenti di sinistra”. E i grillini “se sono davvero antisistema come dicono, devono lasciare 150 posti vuoti in Parlamento e scendere a manifestare con noi”.

“Abbiamo mangiato il panettone”… e Letta spera nel bis l’anno prossimo

panettone_enrico-letta-tuttacronacaIl premier Enrico Letta ha incontrato oggi i dipendenti di palazzo Chigi e, stando a quanto hanno riferito alcuni dei presenti, ha detto: “Nonostante molti fuori da qui non ci credessero, abbiamo mangiato il panettone e se continuiamo a lavorare bene contiamo di mangiarlo anche il prossimo anno”. Il Capo del Governo, in mattinata, ha incontrato il personale della Presidenza del Consiglio nella Sala Verde di palazzo Chigi. Nell’occasione ha presentato i suoi ringraziamenti a tutti per la collaborazione di questi mesi e per i ritmi sostenuti di lavoro affrontati. In seguito, l’auspicio sul fatto che il governo possa arrivare al 2015.

Berlusconi e l’impeachment per Napolitano: “la misura è colma”

silvio_berlusconi-tuttacronacaNon sono andate giù a Silvio Berlusconi, come riporta Repubblica, le parole pronunciate ieri da Giorgio Napolitano in occasione del tradizionale saluto alle cariche dello Stato da parte del Presidente della Repubblica e ora “La misura è colma”. Il leader di Forza Italia ha commentato: “È arrivato a dire che la legge elettorale va discussa anzitutto nella maggioranza, ormai è tutto fuorché un presidente di garanzia”. Nè lui nè Grillo si sono presentati allo scambio di auguri al Colle ma Berlusconi, chiuso nel salotto di Arcore prima di vedere la partita del Milan, ha vissuto l’uscita di Napolitano come una sorta di attacco personale. Che è bastato non solo per rovinargli il prepartita ma anche il compleanno del cane Dudù. Ma soprattutto lo ha considerato l’atto finale che porterà il suo partito ad appoggiare la messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica. Ecco quindi che il tanto invocato impeachment, che Grillo richiede da tempo, diventa anche per Berlusconi un’idea forte. “Vorrebbe impedirmi anche la difesa, secondo lui dovrei subire e basta?” ribatte alle accuse del Colle che lo diffida ad usare il termine “golpe”. Per il Cavaliere – che ha evitato per ora commenti ufficiali – sono la conferma che è stato il Quirinale “il regista” delle operazioni con le quali “hanno tramato” per farlo fuori.

Etichetta vs impeachment: la grillina con l’auto blu per far gli auguri a Napolitano

LAURA-BOTTICI-tuttacronacaNon importa che Grillo urli a gran voce, con i pentastellati che gli fanno eco, l’impeachment di Napolitano: la senatrice grillina Laura Bottici, eletta Questore del Senato a marzo, ha ritenuto più importante l’etichetta istituzionale e non ha mancato di presenziare alla consueta cerimonia al Quirinale per lo scambio degli auguri di Natale e Capodanno con le alta cariche dello Stato. Ma si è spinta oltre, almeno stando a quanto riferiscono testimoni e riporta l’Huffington Post: forse per non fare tardi, la senatrice è salita al Colle con l’auto blu, la stessa che  fino a pochi mesi fa era il simbolo della casta da abbattere.

Cerimonia di auguri al Colle: i molti moniti del Presidente

giorgio-napolitano-tuttacronacaSi è tenuto il tradizionale saluto alle cariche dello Stato da parte del Presidente della Repubblica, oggi, occasione della quale Giorgio Napolitano ha approfittato per rivolgere uno “schietto appello” a Forza Italia affinché non lasci il tavolo delle riforme. L’auspicio del Capo dello Stato è che “il distacco dalla maggioranza non comporti l’abbandono del disegno di riforme costituzionali”. Rivolgendosi poi a tutte le forze dell’opposizione, Napolitano ha ribadito l’assoluta importanza di un accordo su una nuova legge elettorale. E sempre all’indirizzo di Berlusconi ha aggiunto: nessuno è “autorizzato ad evocare immaginari colpi di Stato a cui non saremmo estranei”. Per quel che riguarda le elezioni anticipate, Napolitano ne nega la possibilità: “Mancare anche questo obiettivo delle riforme sarebbe fatale per il progresso della Nazione”. Parlando della situazione politica, Napolitano ha detto che “non c’è dubbio che l’Italia abbia conosciuto mutamenti incalzanti sulla scena politica ancora lontani dall’assestamento e con incognite ancora non decifrabili”. Nonostante ciò “è importante che l’Italia continui a essere governata nel 2014. L’Europa ci guarda” e bisogna nutrire la stabilità “piuttosto che l’aspettativa di nuove elezioni anticipate dall’esito più che dubbio”. Per quel che riguarda la fine del bicameralismo, ha sottolineato come ormai sia vitale: “Le sorti del governo poggiano sulle sue forze e sono legate al rapporto di fiducia con la sua maggioranza. Le Assemblee sono il pilastro della nostra democrazia e spero che possa affermarsi in ogni momento un clima di civile confronto ed impegno nei confronti dei diritti delle forze che vi sono rappresentate nell’affermazione delle regole che si si sono date. Il superamento del bicameralismo paritario, dello snellimento del Parlamento, della semplificazione del processo legislativo” sono “ormai questioni vitali per la funzionalità e il prestigio del nostro sistema democratico”. Ma non poteva mancare il tema della crisi, che mina la coesione sociale: “Nel 2014 c’è un rischio diffuso di tensioni e scosse sociali: un rischio che deve essere tenuto ben presente e fronteggiato in Italia”, ha sottolineato. Occorre dunque, ha aggiunto, prestare “massima attenzione a coloro che vivono nel disagio”. Napolitano ha quindi parlato dei “limiti” temporali del suo mandato presidenziale. “Io doverosamente non mancherò – ha spiegato – di rendere nota ogni mia ulteriore valutazione della sostenibilità, in termini istituzionali e personali, dell’alto e gravoso incarico affidatomi”.

Forconi in Vaticano: l’appuntamento è per domenica

forconi-vaticano-tuttacronacaNuovo appuntamento per il ‘popolo del 9 dicembre’: a segnarlo in agenda il leader dei Forconi siciliani Mariano Ferro che invita tutti domenica mattina in piazza San Pietro. Ritrovo alle 7. “Parteciperemo alla Santa messa. Vogliamo vivere un momento di serenità e di pace. Non possiamo rassegnarci, non vogliamo vedere violenza, non comprendiamo l’indifferenza del governo”. I Forconi ricordano: “I poveri non possono aspettare, ha detto qualche giorno fa Papa Bergoglio e noi che siamo i poveri ci affidiamo a lui ancor prima che agli uomini che decidono della nostra vita. Poveri ma ricchi, ricchi di voglia di vivere, ricchi di speranza, ricchi di voglia di serenita’, di pace e di giustizia. Ci piacerebbe se Papa Francesco lanciasse per noi un messaggio per quanto sta accadendo nel nostro paese”.

La settimana nera di Roma: la città in tilt

scioperi-roma-tuttacronacaE’ iniziato alle 8.30 lo sciopero dei mezzi, che durerà quattro ore, degli autisti dell’Atac e quello indetto al Cotral dalle segreterie regionali Filt-Cgil, Fit-cisl, Uil e Ugl Trasporti, Faisa Cisal e Sul Ct per il rinnovo del contratto scaduto nel 2007. Disagio quindi per la mobilità con la Capitale che deve fare i conti anche con le altre manifestazioni che si svolgeranno in città. Le difficoltà per la circolazione, infatti, proseguiranno domani e mercoledì, giorni nei quali la cittadinanza dovrà fare i conti con le targhe alterne. Ancora, ci sono i presidi e le manifestazioni. I militanti di Casapound si sono dati appuntamento per stamattina, alle 9, a piazzale Clodio, per chiedere la scarcerazione del loro vicepresidente, Simone Di Stefano, finito in manette sabato scorso dopo avere tentato di sostituire la bandiera europea con il tricolore nella sede della rappresentanza Ue in via IV novembre “Amare la nazione non è reato. Simone Libero”, è scritto sull’annuncio pubblicato sui social network, che in poco tempo si è diffuso a macchia d’olio. La notte scorsa uno striscione per la scarcerazione di Di Stefano è comparso anche nel presidio dei forconi a piazzale dei Partigiani. Ma non solo: mercoleì la protesta dei forconi arriverà a piazza del Popolo e già di parla di 40mila persone. Il prefetto Giuseppe Pecoraro, definisce inopportuno un accampamento nella piazza ma ritiene sarebbe invece possibile pensare ad un presidio ad oltranza “su altre piazze dove in genere si svolgono varie manifestazioni”. Come ad esempio piazza San Giovanni o in piazza Porta Pia. Un deciso no alla tendopoli in piazza del Popolo arriva anche dal sindaco Ignazio Marino. Oggi i forconi romani saranno di nuovo in Campidoglio, dovranno scegliere tra un’altra piazza, oppure insistere su piazza del Popolo e concludere la manifestazione la sera stessa. Il prefetto è ottimista, dice: “Troveremo una soluzione, è Natale, per i commercianti un’occasione importante”. Ma se intanto in casa degli stessi manifestanti il movimento si spacca, l’allerta resta alta per le forze dell’ordine, soprattutto per la possibilità di infiltrazioni. La Questura ha negato per mercoledì il corteo ai centri sociali in occasione della giornata per i migranti, ma loro dicono che sfileranno da piazza dell’Esquilino fino a Palazzo Valentini. “Mi auguro che ci sia un accordo” dice il Prefetto.

Roma sotto l’assedio di un movimento spaccato: Forconi a metà

forconi-roma-tuttacronacaIl 18 dicembre, a Roma, è prevista la manifestazione dei Forconi. Ma non sarà l’unica: il movimento si è infatti spaccato e i principali leader del gruppo, tra cui Mariano Ferro e Amedeo Chiavegato, sul loro sito ufficiale hanno detto di non riconoscere più quella manifestazione, annunciando peraltro che, nelle prossime ore, ne organizzeranno un’altra, che avrà luogo sempre nella Capitale. I leader, in questo modo, hanno preso le distanze da un’altra delle anime del movimento: Danilo Calvani. Afferma Lucio Chiavegato, leader veneto di quello che è stato definito il movimento dei Forconi: “La manifestazione dei ‘9 dicembre’ la faremo ma non adesso, non siamo organizzati e temiamo di non gestire la sicurezza”. Chiavegato rileva che il gruppo dirigente del movimento “non riconosce più Danilo Calvani e Gabriele Baldarelli”. “Non possiamo andare a Roma oggi – ha concluso – con il rischio di vedere tra le nostre fila chi viene per spaccare vetrine vestito da black block, soprattutto dopo che abbiamo conquistato la fiducia delle forze dell’ordine e che con loro abbiamo un ottimo rapporto”. Sulla stessa linea anche Mariano Ferro, che annuncia che non saranno “al raduno di mercoledì a Roma, per senso di responsabilità e per motivi di ordine pubblico: temiamo strumentalizzazioni”. Intanto sale la tensione nella Capitale, dopo che il prefetto, Giuseppe Pecoraro, ha definito “inopportuno” un eventuale accampamento a piazza del Popolo. Disagi in città e problemi al traffico si segnalano in molte zone del Paese.

Fumogeni e bombe carta vs cariche e lacrimogeni: scontri a Venezia

scontri-venezia-tuttacronacaGiornata calda oggi a Venezia, in Piazzale Roma, dove erano in programma due manifestazioni contrapposte, una delle realtà antagoniste, l’altra di Forza Nuova. La polizia ha reagito al lancio di fumogeni e bombe carta con alcune cariche ed il lancio di lacrimogeni. Il ponte di Calatrava è stato chiuso al transito. E’ il Gazzettino a raccontare quanto accaduto nel capoluogo veneto dove, durante la fase più cruenta degli scontri, i giovani dei centri sociali hanno lanciato verso le forze dell’ordine alcune transenne e bidoni dei rifiuti. La polizia ha risposto con cariche di alleggerimento e il lancio di lacrimogeni. Dal gruppo antagonista è partita quindi una sassaiola. Due giovani dell’area antagonista sono stati fermati dalla Questura dopo gli scontri con polizia e carabinieri in Piazzale Roma a Venezia. Secondo le prime informazioni, nei tafferugli avrebbero riportato leggere ferite e contusioni una decina di uomini delle forze dell’ordine. Stando a quanto riportato da fonti No Global, ci sarebbero 2-3 feriti alla testa, altri militanti con il naso rotto e due persone raggiunte da lacrimogeni all’addome. In seguito, la tensione è scesa con polizia e carabinieri che hanno ripreso il totale controllo dell’area ma la preocupazione è rimasta alta, perchè verso le ore 15 in Piazzale Roma era confluito anche il corteo di Forza Nuova, composto da 150 persone. A Venezia gli spiriti erano infervorati da giorni, come spiega ancora il Gazzettino. Doveva svolgersi un corteo di Forza Nuova, appuntamento alle 14.30 in piazzale Roma. In seguito la questura, proprio per evitare scontri, ha stabilito che quel corteo si sarebbe svolto al Tronchetto. I centri sociali hanno fatto la loro contromossa: stesso giorno, stesso luogo, appuntamento mezz’ora prima, obiettivo: impedire all’estrema destra di sfilare. Il gruppo dei centri sociali era formato da circa 250 persone, alcune con caschi in testa e con grossi scudi di protezione, per cercare di forzare il blocco di polizia e carabinieri alla base del ponte. I dimostranti intendevano avanzare verso l’area della stazione ferroviaria, interdetta dalla questura. Nel mezzo, però, si sono trovate le forze dell’ordine che hanno impedito ai centri sociali di raggiungere la stazione: si è scatenato il caos. In tutto questo c’è stato un fuggi fuggi generale, con molte persone in attesa degli autobus sul piazzale che sono fuggite per mettersi al riparo. L’Actv ha quindi deciso per motivi di sicurezza di deviare gli autobus di linea verso l’isola del Tronchetto. Tommaso Cacciari, portavoce dei “Disobbendienti veneziani”, ha accusato: “Ci hanno sparato addosso una pioggia di lacrimogeni ad altezza d’uomo: alcuni di noi, per questo, hanno ustioni allo stomaco e alla pancia”. Tra i dimostranti – ha riferito Cacciari – vi sarebbero diversi feriti, nessuno in gravi condizioni. “Ci hanno prima bloccato davanti al ponte della ‘Costituzione’ – racconta – con un numero di agenti pari solo a quelli utilizzati quando c’è stata la Lega, poi siamo stati caricati duramente. Il corteo si è difeso e ci sono state altre cariche”. In seguito agli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti il nodo di Piazzale Roma, unico punto d’accesso a Venezia per auto e pullman, è stato chiuso precauzionalmente al traffico. Tutti i mezzi su gomma in arrivo verso la città lagunare sono stati fatti deviare verso l’isola in cui si trova il grande parcheggio del Tronchetto. Sul Ponte della Libertà che collega Mestre a Venezia si è formata di conseguenza una lunga coda, che ha reso difficile anche il passaggio dei rinforzi delle forze dell’ordine. Verso le 17 piazzale Roma è stato riaperto e la situazione è cominciata a tornare alla normalità.

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Protesta dei Forconi: sparo contro un manifestante!

sparo-manifestante-forconi-tuttacronacaDavanti alla rotonda di un centro commerciale a Termoli una manifestante di 21 anni era impegnata nel fermare gli automobilisti per consegnar loro i volantini della protesta del movimento dei Forconi. All’ennesima veuttura approcciata, tuttavia, l’amara sorpresa: è infatti spuntata una pistola ad aria compressa che ha sparato un colpo. La giovane vittima, fortunatamente, non ha riportato lesioni.

I figli… “so’ pezzi ‘e core” e da adesso sono tutti uguali

figli-uguali-tuttacronacaSi attende la firma del Capo dello Stato, a cui farà seguito la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Dopo di che, i figli nati fuori e all’interno del matrimonio avranno gli stessi diritti. E’ quanto stabilito dal decreto, approvato in via definitiva dal Cdm, che abolisce ogni distinzione e discriminazione tra figli naturali e legittimi. Il decreto è stato emanato sulla base dei principi contenuti nella legge delega 219 del 2012, nella quale la parentela viene definita come il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione sia avvenuta all’interno del matrimonio, che quando sia avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio sia adottivo. Il testo stabilisce l’introduzione del principio dell’unicità dello “stato di figlio”, e di conseguenza l’eliminazione dei riferimenti presenti nelle norme ai figli “legittimi” e “naturali” o “adottivi”. Non solo, nel testo viene stabilito anche il principio per cui la filiazione fuori dal matrimonio produce effetti successori nei confronti di tutti i parenti, e non solo con i genitori; la sostituzione della notizia di “potestà genitoriale” con quella di “responsabilità genitoriale”, una diversa visione che “privilegia il superiore interesse dei figli minori”, nonché la modifica delle disposizioni di diritto internazionale privato, con previsione di norme di applicazione necessaria in attuazione del principio dell’unificazione dello stato di figlio.  Viene prevista la “legittimazione degli ascendenti”, ossia i nonni a far valere il “diritto di mantenere rapporti significativi con i minori”, ferma restando la “valutazione delle istanze alla luce del superiore interesse del minore”. E ancora, viene messo lo stop alle discriminazioni per i figli adottivi: nei casi di adozione piena, ossia che riguardi persona minorenne, si acquisisce lo stato di figlio “nato nel matrimonio”. Esclusa, invece, l’equiparazione per gli adottati maggiorenni, per i quali non sorge alcun vincolo di parentela con i parenti degli adottanti. Per quel che riguarda i casi di abbadono e indigenza, viene specificata la nozione di abbandono, con la previsione della segnalazione ai Comuni da parte dei tribunali per i minorenni delle situazioni di indigenza dei nuclei familiari. Inoltre, nel recepire la giurisprudenza della corte costituzionale e della corte di Cassazione, si è deciso di limitare a cinque anni dalla nascita i termini per proporre l’azione di disconoscimento della paternità. Viene introdotto anche l’ascolto dei minori, se capaci di discernimento, all’interno dei procedimenti che li riguardano. Il decreto, inoltre, porta a dieci anni il termine di prescrizione per l’accettazione dell’eredità per i figli nati fuori dal matrimonio e modifica la materia della successione prevedendo la soppressione del “diritto di commutazione” in capo ai figli legittimi fino ad oggi previsto per l’eredità dei figli naturali.

Il governo convoca i forconi… e nel movimento si spaccano

forconi-governo-tuttacronacaIl Coordinamento del 9 dicembre sta valutando se accogliere o meno la proposta avanzata dal governo: i Forconi sono infatti convocati a un tavolo negoziale a Palazzo Chigi. Si tratterebbe di un primo appuntamento per avviare un confronto sui temi del movimento. Il governo è infine pronto al dialogo e ora il movimento è con le spalle al muro, costretto a scegliere tra l’accettare il confronto o il radicalizzare lo scontro con le forze di polizia. Come riporta La Stampa, a metà giornata si svolgerà al presidio di Soave un incontro tra pezzi del movimento che sono pronti ad andare a scoprire le carte del governo. Ma già il leader che gira in Jaguar, Danilo Calvani ha espresso il suo parere negativo. Sulla pagina Facebook scrive: “Il governo ci ha convocati. Rigettiamo l’invito ed escludiamo qualsiasi trattativa. L’unica cosa che devono fare è dimettersi”.

I sindacati in piazza: manifestazione a Montecitorio per i lavoratori

palazzo-chigi-tuttacronacaSono scesi ancora in piazza i sindacati, che halle 9.30 hanno iniziato una manifestazione in piazza Montecitorio, a favore del futuro del lavoro. Quello che chiedono, con il presidio davanti a Palazzo Chigi al quale partecipano anche i segretari generali di Cgil Cisl e Uil Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, sono meno tasse per lavoratori dipendenti e pensionati attraverso un aumento delle detrazioni e una definizione di una norma che destini automaticamente le risorse provenienti dall’ evasione fiscale, dalla spending review e dalle rendite finanziarie. Per quel che riguarda la difesa del lavoro, inoltre, i sindacati chiedono la riapertura della contrattazione nei settori pubblici, il finanziamento della Cig e dei contratti di solidarietà e la rivalutazione delle pensioni. Infine, per il futuro del lavoro, ci si aspetta nuove politiche industriali, attuazione degli investimenti e politiche sociali.

I deputati Pd annunciano denunce nei confronti di Grillo

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Grillo potrebbe essere denunciato da alcuni deputati Pd per  “istigazione dei militari alla disobbedienza” a seguito della lettera in cui il Semplice Portavoce del M5S invitava le  forze dell’ordine in servizio durante le manifestazioni dei forconi ad unirsi ai manifestanti. “Nelle prossime ore presenteremo una denuncia formale alla Procura della Repubblica al fine di accertare se vi siano gli estremi di reato nella lettera aperta inviata da Beppe Grillo ai responsabili delle forze dell’ordine” .

Quella fiducia nell’inverno caldo… con i Forconi alle porte di Roma!

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“Sono qui a chiedere la fiducia per un nuovo inizio”, con queste parole, ben scandite, inizia il discorso di fiducia al Parlamento di Enrico Letta, a Roma. A Torino invece, qualche ora prima, grazie a un blitz della polizia, i trasportatori avevano consegnato la merce, i Forconi erano stati aggirati. Come in uno split screen da una parte scorrono le parole del Premier e dall’altra ci sono gli scontri in piazza. C’è chi s’interroga e si chiede come possa un governo “tecnico”, fortemente voluto da Napolitano e un Parlamento votato con una legge riconosciuta incostituzionale dalla Consulta chiedere la fiducia… Come fanno gli atti emanati da un organo eletto con una modalità incostituzionale essere legittimi?  I giuristi l’hanno spiegato… Distruggere gli effetti prodotti da una  norma, di qualunque rango essa sia, dichiarata illegittima o incostituzionale,  sarebbe pericoloso per l’intero ordine sociale e  potrebbe ledere diritti acquisiti  mentre era in vigore… Eppure basta andare in giro o aprire un social per vedere in quanti pensano che la fiducia si debba chiedere se c’è un “nuovo inizio”. Ma se è un inizio, sarebbe anche insito nel termine che è nuovo… ma in Italia occorre far chiarezza!

“E’ vero l’Italia è oggi una società fragile, stordita dalla crisi. E’ però nello stesso tempo una società pronta, dopo tanti sacrifici, a ripartire. E’ un dovere anche generazionale aiutarla a ripartire”, parole di speranza da parte del Premier che parla di ripartenza… ma le industrie chiudono, il cuneo fiscale è quasi inesistente ed è pronta la stangata nel prossimo anno della Iuc (altro modo di chiamare l’Imu). Ma non bisogna essere pessimisti e pensare a un nuovo inizio!

Questo il video per spiegare il nuovo inizio?

D’altra parte come dice Letta “le istituzioni esigono sempre rispetto e a maggior ragione in un tempo amaro in cui si tenta di immiserire questa aula con azioni e parole illegittime che avallano la violenza, mette all’indice i giornalisti e vuole fare macerie della democrazia rappresentativa”. Un attacco quindi duro e diretto a Grillo e al suo Movimento, che tuttavia basa le sue rivendicazioni su una sentenza della Consulta.

Altra questione spinosa dopo quella della legge elettorale, è sicuramente quella della decadenza su cui il Presidente del Consiglio non ha dubbi “nella questione giudiziaria di Berlusconi non sono entrato e non entro oggi” e poi nasce un nuovo Patto con gli Italiani… ” impegno 2014″, una nuova agenda, forse dettata e copiata a tratti da quella di Renzi, un block notes di appuntamenti e tappe che dovrebbero portare alle riforme, “Per le riforme dobbiamo muoverci nella procedura della revisione dell’articolo 138, e dobbiamo porci quattro obiettivi: riduzione del numero dei parlamentari; abolizione delle Province dalla Costituzione; fine del bicameralismo perfetto, con un’unica Camera che dia la fiducia e faccia le leggi, e l’altra che esprima le autonomie; una riforma del titolo V della Costituzione, chiarendo al massimo le responsabilità di governo”… anche se per il momento l’unica legge a cui si tende è quella dell’amnistia e dell’indulto: “siamo la patria di cesare Beccaria e Dobbiamo dimostrarlo”. Poi un esempio davanti agli occhi ora Letta lo ha L’anno prossimo studieremo “la Partecipazione dei lavoratori all’azionariato con una rappresentanza negli organi societari, ne parleremo insieme” con azienda e sindacati, ed “è il tentativo” di “sperimentare” quanto fatto in Germania. Ma mentre sperimentiamo, tanto il tempo ce lo abbiamo, Letta fa anche il “buon padre di famiglia” e ridurrà le bollette dell’energia elettrica “venerdì nel piano destinazione Italia che avrà il via libera del Consiglio dei ministri “interverremo sul costo dell’energia” con “una riduzione di 600 milioni sulle bollette”, una riduzione “che si somma a quella già prevista dal decreto Fare”.

Naturalmente arriva il bastone e la carota anche sull’Europa perché Letta sottolinea “vorrei tracciassimo una linea, di qua chi ama l’Europa e sa che senza l’Ue ripiombiamo nel medioevo. Di là chi vuole bloccare l’Europa e si scaglia contro i suoi limiti” e poi aggiunge “L’italia deve avere conti in ordine, come oggi accade. E lo ricordiamo a tutti anche ad alcuni tecnocrati di Bruxelles”.

Intanto i Forconi preparano la loro azione eclatante, mentre la politica parla d’Europa e la nuova agenda, spinta dal segretario Renzi, si ridisegna per cercare di creare una nuova, l’ennesima, larga intesa che sostenga un governo “tecnico-politico-presidenziale”

Balla Renzi a Ballarò e apre a Grillo sul Senato!

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“Grillo ha 160 deputati, se votano la proposta del Pd sul Senato si fa. Questo senso di urgenza Grillo non lo butti via, provi a cambiare le cose senza pensare che basta un post”. Questo è l’incipit dell’intervista a ‘Ballarò’ di Matteo Renzi. Poi altri temi caldi del momento sono le elezioni politiche e il governo.  “La legge elettorale si fa con tutti. Non solo con la maggioranza”, dice Renzi. Ma Letta è d’accordo? “Siamo d’accordo tutti che la legge elettorale si tolga dal Senato, dove l’hanno messa lì, aspettando che cresca. Come la pasta della pizza”, aggiunge. Renzi poi spiega che Sulla Porcellum la Consulta si è espressa “non so con quale razionalità”, perché il ricorso a suo avviso andava respinto ma “comunque le sentenze si rispettano” e sull’esecutivo il sindaco di Firenze è chiaro “Enrico Letta è il primo ministro di questo paese che deve, nel giro di un anno, fare le cose che ci siamo detti di fare. Ha un’occasione straordinaria”. Ma per le Europee ci sarà di nuovo il gioco delle poltrone e D’Alema e la Bindi saranno candidati? “No, non credo proprio – spiega -Renzi -. Alle Europee mandiamoci qualcuno che poi resta lì”, quelli “interessati all’Europa e non ai giochini italiani”.

Beppe Grillo e il movimento dei forconi. Quanto chiesto a Grillo alle forze dell’ordine dopo il loro atteggiamento verso i forconi è “demagogico e strumentale” da parte di qualcuno che “invitava i militanti no Tav a picchiare i poliziotti”. “In piazza – continua – ci sono persone molto diverse. È un movimento composito che va guardato con molta attenzione”. E aggiunge: “Tra quelle persone ce ne sono alcune veramente in difficoltà”.

E sulla Cancellieri c’ è la stoccata. Domani le peserà che il Pd rinnovi la fiducia al ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri? “Credo – afferma Renzi – che sia costata l’altra volta, credo sia stato un errore tenerla lì. E’ una persona per bene, ma ha dato l’idea che la legge non è uguale per tutti”. Il leader democrat spiega: “Non mi hanno eletto per cambiare il ministro della Giustizia ma per cambiare il Paese. Vorrei riaprire il dossier Alitalia, il dossier Telecom ma non sono qui per prendermi una rivincita”.

Berlusconi. “Berlusconi mi ha chiamato all’una di notte. Mi ha fatto molto piacere ricevere la telefonata di tutti i leader politici. Lui mi ha detto: ‘finalmente farai un grande partito socialdemocratico’. Gli ho risposto di fare anche lui le primarie nel centrodestra”.

Bersani. “Bersani – dice Renzi – mi ha mandato un messaggio molto carino: ora tocca a te. Gli ho risposto mi piacerebbe vederti. Lui mi ha detto, prima dormi. Sa che in questi giorni è un frullatore”.

Le minacce dei Forconi al governo Letta: “azione eclatante, se passa la fiducia”

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«Oggi decideremo come portare avanti la nostra mobilitazione. Se i politici non andranno a casa e domani sarà votata la fiducia al governo Letta, ci sarà un’azione eclatante non violenta a Roma e forse in altre città: non ci arrendiamo». A dirlo è uno dei coordinatori del movimento «9 dicembre», così Danilo Calvani, che guida la protesta del movimento dei Forconi. Così alle 16 si è deciso di tenuta una riunione al Viminale al quale hanno partecipato i vertici delle forze dell’ordine e il ministro dell’Interno Alfano per fare il punto della situazione sulla mobilitazione dei Forconi che pian piano si sta allargando in tutta Italia.

Torino è la zona più calda. nelle ultime ore proprio nel capoluogo piemontese il traffico è andato in tilt per la protesta che si è svolta a Corso Francia una delle principali arterie della città che arriva in piazza Statuto. E proprio nella zona di piazza Statuto c’è un blocco del traffico ad opera dei giovani “Forconi”, monitorati da Polizia e Vigili. In mattinata i manifestanti hanno percorso una parte dell’adiacente via San Donato, costringendo con maniere spicce e minacce gli esercenti ad abbassare la serranda.   

Intanto il Coordinamento 9 dicembre, che ha organizzato la mobilitazione nel capoluogo piemontese, ha annunciato che la Questura, dopo la guerriglia urbana scatenatasi ieri «ha revocato il permesso per i presidi di Piazza Derna, Piazza Pitagora e Piazza Castello» a Torino, quindi «ogni presidio presente in città è del tutto spontaneo ed auto organizzato da gruppi indipendenti di cittadini torinesi» ha precisato una nota del movimento. Nel messaggio diffuso dai Forconi torinesi si condannano le violenze di ieri e si parla di pacifica protesta. Domani alle 18.30 in piazza Castello, ci sarà un comizio di Danilo Calvani, «uno degli ispiratori di questo movimento» si legge nella nota diffusa. Intanto anche i punti vendita della grande distribuzione sono entrati nel mirino dei forconi. Sedicenti manifestanti hanno istituito forme di picchettaggio davanti ai supermercati torinesi e della prima cintura, impedendo ai clienti di entrare. Al Pam e all’Esselunga di Corso Traiano sono intervenuti i Carabinieri, ma si sono registrati problemi anche al centro commerciale Le Gru di Grugliasco (Torino). Mentre altri grandi supermercati alle porte di Torino hanno scelto di chiudere.

Non molto migliore la situazione a Milano a piazzale Loreto. Qui la viabilità è stata bloccata la viabilità e i manifestanti ogni tanto fanno passare alcune macchine. A presidiare la zona forze di Polizia e Guardia di Finanza. «Bloccheremo piazzale Loreto fino alle 22 di questa sera – ha spiegato uno sei leader del movimento, Chowbe De Leo, tecnico informatico di Milano – vogliamo gridare che ne abbiamo piene le scatole della politica». Presidi e proteste anche fuori dall’aeroporto di Orio al Serio a Bergamo e a Brescia.«Non possiamo protestare con i nostri camion, perché altrimenti la polizia ci sequestra i mezzi e ci impedisce di usarli, perciò abbiamo dovuto fare dei presidi», ha spiegato Sandro Norcini, responsabile di Trasporto Unito della Lombardia, movimento che fa parte del comitato 9 dicembre, che questa mattina si trova a Rho. Disagi stamani anche a Bergamo: alcuni manifestanti hanno rallentato il traffico lungo l’Asse interurbano del capoluogo, all’altezza di Orio al Serio. Lungo la circonvallazione si sono registrate in mattinata lunghe code, costringendo molti automobilisti a imboccare strade alternative. Presenti tra i manifestanti numerosi camionisti che hanno distribuito dei volantini. Disagi anche in centro a Bergamo, dove alcune auto sono state fatte marciare a velocità ridotta, creando incolonnamenti. 

Seconda giornata di blocchi anche a Imperia:  dalle 8.25 circa un gruppo di manifestanti ha bloccato l’accesso allo svincolo di Imperia Est dell’Autostrada dei Fiori, così come già avvenuto nel primo pomeriggio di ieri. Blocchi si segnalano anche in vari punti della città ligure. A Savona è stato sgomberato il presidio sulla via Aurelia, nei pressi della Torretta: le forze dell’ordine, questa mattina all’alba, sono intervenute facendo allontanare i manifestanti che bloccavano il traffico. «La manifestazione ha trasceso i limiti della libertà di protesta – ha detto il prefetto savonese, Gerardina Basilicata – interferendo con la vita dei cittadini. È durata troppo a lungo e ha avuto forme intollerabili». A Genova, infine, i manifestanti si stanno concentrando in zona Corvetto ed è possibile un nuovo corteo nelle vie della città. Il leader dei Forconi Danilo Calvani dovrebbe arrivare domani pomeriggio in piazza De Ferrari a Genova per organizzare la “marcia su Roma” contro il governo Letta e contro la classe politica italiana. «Calvani ci darà le direttive di come comportarci fino al giorno in cui si andrà a Roma, tutti presenti! – spiega un comunicato del movimento genovese – Mandiamo a casa i parassiti!».

Tutto è pronto per l’arrivo a Roma dei Forconi. Domani la Capitale potrebbe essere interessata dai manifestanti che stanno scendendo da Torino per protestare davanti ai palazzi del potere. Poco probabile che arrivino vicino agli obiettivi sensibili ma è già presente una buona partecipazione al  presidio che il  Movimento  ha a Piazzale dei partigiani. Inoltre in  zona Ostiense prosegue l’assembramento di manifestanti.  

In Puglia si registrano momenti di protesta di alcuni autotrasportatori e del cosiddetto movimento dei Forconi, con alcuni presidi stradali che stanno causando qualche disagio alla viabilità. In particolare sulla tangenziale di Bari, in direzione sud, si segnala una coda di circa 2 km di camion e tir. Anche a Foggia, sulla statale 16, sono segnalati due presidi di manifestanti su entrambi i sensi di marcia, mentre sulla strada provinciale 231, nei pressi di Corato (Ba), stazionano decine di autotreni con il conseguente rallentamento della circolazione.

Traffico in tilt a Palermo per la protesta dei Forconi. Paralizzata la circolazione stradale in piazza Indipendenza, dove un gruppo di manifestanti sta protestando davanti Palazzo d’Orleans, sede della Presidenza della Regione nel capoluogo siciliano. I Forconi urlano cori contro la politica e «lo Stato da cui arrivano solo tasse». Difficoltà anche in via Ernesto Basile, per il volantinaggio di alcuni manifestanti.

Non è finita la protesta dei «forconi» sardi: questa mattina una nutrita delegazione di anti Equitalia si è presentata alla sede della Agenzia delle Entrate a Cagliari. Ma questa volta senza simboli e striscioni: semplicemente per chiedere atti e documenti agli sportelli. «Vogliamo chiarire – spiega Vincenzo Bodano, del Movimento per la gente anti Equitalia – alcuni aspetti che saranno poi oggetto di una nostra comunicazione: vogliamo avere tutte le carte in mano. Tutto questo in maniera assolutamente pacifica». Una sorta di coda della protesta di ieri mattina con il presidio all’Agenzia e i blocchi e i rallentamenti in via Vesalio e nelle statali 130 e 131. Il movimento sardo si muove insieme a quello nazionale: nei prossimi giorni potrebbero essere organizzate nuove azioni di protesta.

Perizia di Preiti: capace d’intendere e di volere e con l’abitudine a droga e alcool

luigi-preiti-tuttacronacaEra il 28 aprile, il governo prestava giuramento e, all’esterno di Palazzo Chigi, Luigi Preiti apriva il fuoco con la sua Beretta 7,65. Dalla perizia psichiatrica, quello che risulta è che era in grado d’intendere e di volere, nonchè in cerca di un palcoscenico. Ma anche che consumava cocaina, assumeva alcool e frequentava “seratine” con amici. E’ quanto emerge dalla perizia psichiatrica disposta dal gup Filippo Steidl, lo scorso ottobre, che traccia un quadro diverso da quello che questo cinquantenne di Rosarno, ha cercato di dare ai pm Pierfilippo Laviani e Antonella Nespola. “Volevo fare un gesto eclatante.Volevo colpire i politici. Sono disoccupato, ho una figlia, e mi vergognavo perché non potevo offrirle niente di buono”. Nelle conclusioni dello psichiatra Piero Rocchini si legge che “al momento del fattol’imputato presentava un modesto disturbo depressivo. Tali componenti non avevano rilevanza psichiatrica forense e dunque per le loro caratteristiche e intensità non incidevano in modo significativo sulla sua capacità di intendere e di volere. Non vi è nulla che possa far dubitare della sua piena capacità di intendere e volere al momento dei fatti”. Preiti cosciente, dunque, mentre impugnava la Beretta e faceva fuoco contro tre carabinieri. Per di più, Preiti non avrebbe avuto intenzione di suicidarsi, come da lui sostenuto: “La spinta suicidaria sembra essersi fermata a livello di pensiero senza alcun reale tentativo di messa in pratica. L’uomo mostra caratteristiche di personalità con larvata costante conflittualità nei confronti dell’ambiente (soprattutto “classe politica”, “Stato” e i suoi rappresentanti). Anziché un autentico desiderio di morte, si rileva una “aggressiva ricerca” di riconoscimento pubblico, con l’immaturo desiderio di trasformarsi in una sorta di eroe vendicatore, pubblicamente riconosciuto”. Inoltre, la sua abitudine al consumo di alcol e cocaina, lo predisponevano a passare belle serate. È lui stesso a raccontarlo allo psichiatra: “La cocaina mi faceva parlare, stare bene, pensavo a divertirmi per partecipare al meglio alle mie “seratine”. Anche se la decisione di venire a Roma l’avevo presa prima di prendere la cocaina”. Quello che gli investigatori sospettano, ora, è che qualcuno lo abbia incitato a compiere quel gesto, e lo abbia anche armato. “Pur se in condizioni di difficoltà e frustrazione – sottolinea il perito – egli ha sempre mantenuto dall’arrivo in Calabria un buon funzionamento sociale (breve relazione con una donna del luogo, frequentazione pressoché quotidiana di un circolo di biliardo con partecipazione a una gara, costanti ‘seratine’ con gli amici fino a poco prima della partenza per Roma) e lavorativo”. L’imputato sembra non avere “alcun senso di colpa per quanto commesso”. “L’aver scritto alle vittime dichiarando di ‘non avercela con i carabinieri’ colpiti – è ancora la conclusione dello psichiatra – soprattutto se affiancato al desiderio espresso (‘dovevo fare qualcosa di eclatante, la gente ne doveva parlare’) sembra dare a tutto questo una diversa valorizzazione: la volontà di conquistare e mantenere il centro del palcoscenico. Le lettere inviate a Giangrande (il carabiniere che ha lottato tra la vita e la morte, ndr) appaiono ‘strumentali'”.

Il brigadiere Giangrande passerà il Natale a casa. Lo annuncia la figlia

brigadiere-giangrande-tuttacronacaIl 28 aprile, mentre il governo prestava giuramento, Luigi Preiti apriva il fuoco davanti a Palazzo Chigi, ferendo il brigadiere Giuseppe Giangrande. La figlia Martina oggi ha partecipato a un incontro al comando provinciale dei Carabinieri, a Milano, alla presenza del comandante Maurizio Stefanizzi, dove le sono stati consegnati due  assegni del Consorzio commercianti corso Buenos Aires. “Finalmente papà potrà lasciare l’ospedale, questo Natale lo trascorreremo assieme”, ha spiegato ai presenti. Ai rappresenti del consorzio, ha detto: “Vi ringrazio tantissimo, non mi aspettavo tanta generosità. Voi non ci conoscete neppure ma avete fatto così tanto. Questo è un segnale importante, di grande speranza. Mi auguro che papà possa presto incontrarvi per ringraziarvi di persona, magari che possa stringervi la mano”.  Il brigadiere Giangrande attualemnte si trova nell’ospedale di Imola, dove ritornerà (dopo la prossima pausa) verso aprile per un intervento che dovrebbe consentirgli di migliorare la sua mobilità degli arti superiori. Ancora, la figlia ha spiegato: “È migliorato in questi mesi ma non posso dire che stia bene, utilizza una carrozzina elettrica per gli spostamenti che attiva col mento, ma l’intervento potrebbe essere una svolta”. E ha raccontato che, in sette mesi di degenza, l’attenzione nei loro confronti non è mai venuta a mancare: “Anzi, è rimasta uguale, ho raccolto un migliaio di lettere scritte a mano, destinate a me o a mio padre- per non parlare delle e-mail: pensate che ogni martedì uno sconosciuto ci invia un mazzo di fiori diverso e non siamo ancora riusciti a scoprire di chi si tratta”.  L’ultimo pensiero è per Luigi Preiti, l’attentatore. “L’ho incontrato al processo, l’ho guardato negli occhi ma non ho sentito niente per lui. Il perdono? È un sentimento che non posso provare, almeno non ancora”.

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Quei contributi di Letta… Le Iene chiedono chiarezza!

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Ieri sera 26 novembre è andato in onda un nuovo servizio in cui Le Iene, sono tornate a parlare dei contributi elettorali a Enrico Letta per la campagna 2004 delle Europee. In particolare, come in altre puntate, Le Iene hanno chiesto al Premier di fare chiarezza sui fondi ricevuti per quelle elezioni: 20 mila euro regolarmente incassati dalla fondazione “Vedrò” di Letta e, secondo quanto sostenuto da le Iene, almeno 15mila euro sarebbero venuti in maniera diretta da Antonio Porsia, proprietario ed  amministratore del colosso del gioco d’azzardo Hbg Gaming. Letta ha sempre smentito di aver ricevuto denaro a titolo personale.

 In risposta hanno ricevuto un comunicato dello staff di palazzo Chigi: “Vi confermiamo formalmente che tra le aziende che, nel pieno rispetto della legge e in modo del tutto trasparente, hanno finanziato la campagna elettorale di Enrico Letta per le Elezioni Europee del 2004 non figura nessuna società operante nel settore dei giochi d’azzardo”. Ma il contributo elettorale sul quale si cerca di far luce è stato effettuato da Porsia in persona, non da una società. Ai microfoni delle Iene Letta ha promesso che farà luce su quei soldi. Ecco il video!

Pensione azzerata per un mese: annullata dalle tasse

pensioni-tuttacronaca“Le imposte applicate saranno legittime e sicuramente dovute. Ma come può lo Stato lasciare un’anziana di 87 anni senza soldi, trattenendole l’intera pensione?” E’ quanto si chiede l’associazione Sos Democrazia di Ribera, in provincia di Agrigento, rendendo noto quanto accaduto a una pensionata 87enne. Il cedolino intestato alla signora a fine ottobre era infatti pari a zero. La donna percepisce, solitamente, 572,45 euro, al lordo, la “minima”, ma questo mese l’amara sopresa: sa questa somma, nell’ultimo pagamento, sono stati detratti saldi, acconti, addizionali, che hanno reso il valore di quell’assegno pari a zero. Per la precisione, dal cedolino sono stati sottratti: 18,5 euro di saldo Irpef, 138,5 e 322,94 di acconti Irpef per 2012 e 2013, addizionali regionali di 54,5, quelle comunali di 32,75 più qualche euro di interessi. Zero euro per sopravvivere un mese. E non si può parlare di errore dell’Istituto nazionale di previdenza sociale visto che è stato l’Inps a incassare i soldi dovuti al Fisco in base alla presentazione del 730 da parte della signora di Ribera. Evidentemente, visto che sono state applicate imposte per poco più di 500 euro, l’anziana ha anche qualche altro reddito oltre alla pensione. E all’Inps e spiegano che bisognava regolare i conti con le tasse. Non trattandosi però di previdenza, non è possibile applicare il pagamento a rate.

Quelle pensioni d’oro che valgono quasi quanto tutte quelle povere

pensioni-tuttacronacaLe polemiche sulle cosiddette pensioni d’oro, ossia quelle che fanno percepire oltre 3mila euro al mese, non si placano e ora arriva un nuovo dato dell’Istat destinano a rinfocolarle. Nel 2011 il 5,2% dei pensionati nella fascia più “ricca”, pari a 861mila persone, hanno assorbito 45 miliardi di euro l’anno, il 17% della spesa totale, poco meno di quanto sborsato (51 miliardi, 19,2%) per i 7,3 milioni, il 44% dei pensionati, sotto i mille euro. In pratica meno di un milione di persone “valgono” quasi come oltre sette milioni, questo per quanto riguarda la spesa pensionistica. Ma le pensioni d’oro presentano un forte divario anche all’interno della stessa categoria, un gli uomini che rappresentano il 76.5%. Se si fa il confronto con l’anno precedente, sempre in base alle ultime tavole pubblicate dall’Istat a fine ottobre, si scopre che nel 2011, anche se il numero dei pensionati in Italia è diminuito di 38mila unità, il gruppo che percepisce più di tre milaeuro mensili è salito di 85mila (+10,9%), con un aumento della spesa di 4,6 miliardi di euro. Inoltre va segnalata che, a livello generale, c’è una tendenza al passaggio verso classi d’importo maggiore, spiegabile sia con la perequazione annuale, sia con il fatto che il valore medio delle nuove pensioni è maggiore di quello delle cessate: sempre nel 2011 si è verificata anche una diminuzione dei pensionati sotto i mille euro (di quasi 250 mila teste, -3,3%). Si sta comunque parlando di pensionati e non di pensioni e va ricordato, inoltre, che una stessa persone può essere titolare di più trattamenti (pensioni di vecchiaia, invalidità, sociali e altro). La distribuzione dei pensionati per classe d’importo risente infatti della possibilità di cumulo di uno o più trattamenti sullo stesso beneficiario. Sempre nel 2011 risulta che quasi un quarto dei pensionati è destinatario di un doppio assegno. E se anche con il blocco dell’indicizzazione e con gli altri cambiamenti che hanno toccato il mondo delle pensioni dalla fine del 2011 qualcosa oggi è cambiato, resta il fatto che questi sono dati consolidati, a dimostrazione che la situazione attuale è frutto di una politica precedente.

Al governo pensano alle mozzarelle di bufala, al circo e alle bande

circo-tuttacronacaSono oltre tremila gli emendamenti alla legge di stabilità, che dovrebbe riequilibrare i bilancio dello Stato e portare a uno sviluppo dell’economia. E tra cuneo fiscale e tasse sulla casa, ecco che spuntano proposte che sbalordiscono e che mirano a rivitalizzare iniziative spesso a carattere localistico. Tra queste infatti troviamo anche circhi, mozzarelle di bufala, bande musicali e perfino musei da realizzare nelle aree di parcheggio autostradali. Per qule che riguarda il cuneo, è la Lega che chiede che vengano estese le detrazioni al 19% ai corsi di musica per ragazzi tra 5 e 18 anni, organizzati in strutture riconosciute dalla pubblica amministrazione o da associazioni bandistiche. Sono invece alcuni senatori del Pdl a proporrela deducibilità delle spese per convegni e congressi, spese di soggiorno incluse. A schierarsi con la mozzarella di bufala campana è invece un nutrito gruppo del Pd capitanato dalla senatrice salernitana Angelica Saggese, con un emendamento che punta ad obbligare, a partire dal prossimo primo giugno, tutti i produttori ad utilizzare linee di produzione dedicate esclusivamente al formaggio Dop, senza commistione con “altri preparati alimentari realizzati con il latte”. Ancora, la Lega Nord nella figura del senatore Raffaele Volpi chiede lo stanziamento di 15 milioni di euro per il parco tecnologico ‘Learning and doing-planet’ presso il polo fieristico di Brescia e di altri 10 milioni di euro per un non meglio specificato museo virtuale dei siti storici, artistici, culturali da realizzare ex novo nell’area di parcheggio Brebemi-Chiari, sull’autostrada Milano-Brescia. E se la senatrice del Pdl Anna Maria Bernini chiede lo “sbarrieramento” delle barriere architettoniche per i disabili, c’è chi ritiene che la legge di stabilità sia anche la sede adatta per regolamentare l’accesso alle “attività di spettacolo viaggiante”, ovvero ai circhi, per destinare il 10% del canone Rai alle tv locali, per consentire sconti particolari da parte dei negozi di giocattoli, per concedere fondi da 500 mila euro l’anno al Club nazionale di soccorso alpino e speleologico del Cai.

Alla resa dei conti c’è l’accordo Pd- Pdl sulle pensioni

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L’accordo è stato trovato e l’indicizzazione al 100%, quindi adeguare totalmente al costo della vita le pensioni fino a 3 mila euro lordi al mese sarebbe possibile, anzi auspicabile e fortemente voluto sia dal Pd che dal Pdl. Ma il blocco automatico lasciato sulle pensioni che superano quella soglia non potrebbe essere oggetto di ricorso?  Il Corriere della Sera spiega l’accordo raggiunto:

L’intesa Pd Pdl, a questo punto con l’ok di Letta, prevede la rivalutazione completa per tutti gli assegni al di sotto dei 3 mila euro. Il punto, come sempre, è dove trovare le risorse. Ed è qui che la questione si complica. Il Pd propone di togliere qualcosa ai pensionati più ricchi, abbassando l’asticella già fissata per il nuovo contributo di solidarietà, la tassa aggiuntiva che torna con una nuova veste giuridica dopo la bocciatura da parte della Corte costituzionale. Scatterebbe non più sopra 150 mila euro, come nel testo uscito da Palazzo Chigi, ma sopra 90 mila. Il Pdl, invece, vorrebbe prendere i soldi da altri voci e infatti conferma le sue proposte sulla rottamazione delle cartelle esattoriali e sull’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie. E il presidente del consiglio? «Intervenire sulle pensioni d’oro è un fatto utile che va fatto, ma simbolico che porterà poco in cassa», dice sempre su Rai uno.

Vale la pena di ricordare che le pensioni Inps superiori ai 90 mila euro lordi sono in tutta Italia appena 35 mila. Anche se è vero che la piramide del nostro sistema è clamorosamente sbilanciata, come confermano una serie di dati Istat, forse non a caso rilanciati proprio ieri, alla vigilia della discussione in Senato. Il 5% degli assegni più ricchi costa allo Stato quasi quanto il 44% di quelli più poveri. Con altri numeri: per le 861 mila persone che hanno un assegno superiore ai 3 mila euro lordi al mese la spesa complessiva è di 45 miliardi di euro l’anno. Per i 7,3 milioni di pensionati che si fermano invece al di sotto dei mille euro al mese, sempre lordi, l’esborso totale è di poco superiore: 51 miliardi di euro.

Inoltre sembra che ci sia anche la volontà, di esentare dall’Irpef i redditi inferiori ai 12 mila euro attraverso due emendamenti però di tenore diverso:  uno proveniente dalle file del Pdl (prima firmataria Anna Cinzia Bonfrisco), l’altro da quelle del Pd (primo firmatario Giancarlo Sangalli).

Dal mare ai Monti tutti eravamo spiati, anche la fine del governo

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Nessuno l’avrebbe mai sospettato, neppure se fosse stato inserito in un film di 007 il pubblico lo avrebbe accettato, ma purtroppo invece, la potente centrale di spionaggio sembrerebbe proprio esistere e sarebbe nascosta a Milano tra parabole satellitari e impianti di aria condizionata. Il sistema è automatizzato e cattura telefonate che poi vengono immediatamente ritrasmesse negli Usa.  Almeno questo è quello che c’è scritto nei documenti di Snowden dove la centrale risulta essere attiva dal 13 agosto 2010. C’è quindi una data a cui far riferimento, c’è un luogo fisico da cui il meccanismo di intercettazione è partito, c’è un punto localizzabile che sembrerebbe essere il responsabile di quelle intercettazioni che hanno messo in “imbarazzo” Barack Obama quando ha dovuto rispondere al governo tedesco di quelle attività di spionaggio che potrebbero essere state compiute sui telefoni di Angela Merkel. Sembra proprio che a Milano e Roma siano state installate quelle strumentazioni capaci di captare ignari cittadini, così come i capi di stato.

Quando ci sono stati però il record dei controlli? Secondo l’Espresso:

Il record di controlli avviene nelle settimane delle dimissioni di Mario Monti da Palazzo Chigi, annunciate l’8 dicembre e formalizzate il 21: l’inizio della campagna elettorale più incerta della Seconda Repubblica. In questo periodo lo spionaggio quotidiano in Italia supera quello in Francia ed è inferiore in Europa solo a quello nei confronti della Germania.
Le priorità di Washington nella sorveglianza sono indicate in un altro file di Snowden: al primo posto ci sono “le intenzioni della leadership”, poi la “stabilità economica”, quindi le “minacce alla stabilità finanziaria” e gli “obiettivi di politica estera”. Ossia tutto quello che in quei giorni era messo in discussione dallo scioglimento delle Camere. Se anche lo spionaggio si fosse limitato al censimento di massa delle conversazioni – chi chiama chi, con quale sim e da quale cellulare – si tratterebbe di una grave intromissione nella vita democratica del paese. Ma non si può escludere che siano stati pure registrati i colloqui e seguiti i movimenti degli apparecchi. Le regole Usa vietano infatti l’ascolto e la tracciatura degli spostamenti solo nei confronti di cittadini statunitensi.

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I telefoni caldi dell’era Craxi… sempre siamo stati intercettati?

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Sapere che siamo sempre stati intercettati e non solo dagli americani, non può certo sminuire il problema del Datagate di oggi, ma forse può farci comprendere meglio la storia italiana, di una politica, costantemente “indirizzata” e “seguita” sin dai tempi del presidente del consiglio Bettino Craxi, durante crisi di Sigonella, tra la notte di giovedì 9 e la mattina di sabato 11 ottobre 1985. A parlare oggi è Gennaro Acquaviva, uno dei più stretti collaboratori di Bettino.

Come racconta l’Huffington in quell’occasione vi era la nave da crociera Achille Lauro – su cui i terroristi del Fronte per la liberazione della Palestina guidati da Abu Abbas avevano ucciso a sangue freddo Leon Klinghoffer, un cittadino americano disabile di 69 anni, di religione ebraica – ferma in Egitto a Porto Said. E un aereo della Egypt Air con a bordo Abbas e alcuni dei suoi uomini parcheggiato sulla pista di Sigonella dove la Delta Force, su ordine del presidente Ronald Reagan, aveva tentato un colpo di mano impedito dai carabinieri della base e dal “no” di Craxi. Per sbloccare la situazione, durante quelle ore cruciali si incrociarono centinaia di telefonate. Ma non tutte partirono dalle stanze di Palazzo Chigi.

Senatore Acquaviva, è vero che per evitare le intercettazioni lei fu costretto più volte a scendere nella Galleria di piazza Colonna per comunicare con un telefono a gettoni?
“Non era proprio la Galleria Colonna, però sì. Eravamo sicuri di essere intercettati. Poi negli anni successivi ci siamo accorti che era più il Mossad della Cia, ma sapevamo di essere sotto intercettazione”.

Come ve ne siete accorti?
“Perché la gente ha parlato”.

Cioè?
“Beh, se una volta che hai risolto il problema non sei stato ammazzato, poi la gente parla”.

Capisco. E le telefonate le faceva dal caffè Berardo?
“Ma lasciamo stare. Quello che posso dire è che il momento critico è la mattina di sabato, quando arriva la richiesta di estradizione di Abbas da parte di Reagan e il ministero della Giustizia italiano decide di rigettarla perché non ci sono prove della sua colpevolezza. Ecco, è in quel momento che Craxi ci dice che l’aereo egiziano può ripartire da Sigonella e Abu Abbas è libero di andare dove vuole”.

Poi cosa succede?
“Che a mezzogiorno Craxi informa i segretari dei partiti al governo, poi per quattro ore scompare”.

In che senso scompare?
“Che va via da Palazzo Chigi senza dire niente a nessuno, né a me, né ad Amato. Telefona ai segretari dei partiti da un telefono a noi ignoto, prende l’aereo di Stato, va a Milano e per quattro ore scompare dalla connessione con il potere. Nel senso che noi collaboratori, la batteria telefonica di Palazzo Chigi e quella del Viminale, e i servizi non sappiamo dove sia”.

Perché?
“Per non essere fermato nella decisione che ha preso, di togliere il fermo temporaneo all’aereo egiziano, svincolare Abbas da ogni obbligo giuridico nel nostro paese e comunicare il tutto agli ambasciatori degli Stati Uniti e dell’Egitto. Perché gli americani volevano che gli consegnassimo Abbas e gli egiziani rompevano le scatole dicendo che non restituivamo l’aereo non avrebbero lasciato ripartire l’Achille Lauro”.

E le telefonate?
“Beh, all’epoca noi non avevamo il telefono rosso con una linea diretta con Washington, come Mosca, Londra e Parigi. Era una roba un po’ casereccia. Peraltro, proprio dopo Sigonella la Casa Bianca decise di stabilire un contatto diretto anche con Roma, via telex. Non erano ancora i tempi di internet”.

Ma le intercettazioni le facevano lo stesso?
“Infatti se uno poteva parlava a voce”.

E in quei giorni ve ne accorgeste.
“Questo lo posso confermare. Fin dal giovedì avemmo la sensazione di essere intercettati”.

Per ovviare, cosa avete fatto?
“Abbiamo usato gli strumenti della nostra intelligenza. Parlare a voce, appunto. O non parlare affatto”.

Oppure andare al telefono a gettoni in un bar della Galleria.
“Prima di tutto non era la Galleria Colonna. E poi, senta a me, a quell’epoca le più sicure erano le cabine telefoniche pubbliche…”.

“Avanti pancia a terra”, così Letta dopo la pace con Fassina

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“L’incontro è stato positivo. Ora avanti pancia a terra”, secondo fonti di Palazzo Chigi, ha commentato così il premier Enrico Letta le dimissioni scongiurate da parte di Stefano Fassina. Ora il vice ministro seguirà la legge di Stabilità in Parlamento e il confronto con le parti sociali per migliorarla. Letta e Fassina hanno “ragionato su come superare i problemi di collegialità che Fassina ha posto”. Letta ha incontrato il vice ministro a sorpresa il 19 ottobre visto che inizialmente l’incontro era in programma per lunedì. Letta e Fassina, riferiscono fonti di Palazzo Chigi, “hanno esaminato insieme il complesso della situazione e valutato come gestire ora sia il passaggio della legge di stabilità che il vice ministro seguirà in Parlamento sia il confronto con le parti sociali per migliorarla”. Premier e vice ministro, riferiscono le stesse fonti, “hanno anche ragionato su come superare i problemi di collegialità posti da Fassina”.

Al posto giusto… “Report” mira ai demeriti della classe politica

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Stasera, lunedì 30 Settembre 2013, su RaiTre alle 21.10 andrà in onda la diciassettesima edizione di Report , il programma d’attualità e inchieste, condotto dalla giornalista Milena Gabbanelli. La trasmissione costituisce ormai da anni un punto di riferimento assoluto per chi voglia approfondire temi su cui troppo spesso i media risultano colpevolmente silenti.
Il titolo della prima puntata è “Al posto giusto”. Un titolo che racchiude il nocciolo della puntata. Milena Gabanelli parte con un’inchiesta sui demeriti della classe politica che da tempo governa questo Paese. Report si chiede: “Il governo chi ha scelto per rimettere in piedi un paese devastato da una crisi senza precedenti? Quali sono i criteri di nomina dei ministri, sottosegretari e presidenti di Commissione?”. In sintesi “ Con quali criteri vengono scelti i ministri e chi ci governa?” Una domanda che si pone la maggior parte degli italiani. Bernardo Iovene ,autore dell’inchiesta, ha posto queste semplici domande ai diretti interessati per comprendere quali siano i requisiti necessari per ricoprire cariche cruciali.
I giornalisti hanno ricevuto ben poche risposte dai componenti dell’attuale governo interpellati, mentre la maggioranza di essi si è spesso barricata dietro frasi di circostanza come il classico “non ho tempo”. Il nuovo Report si occuperà molto di temi economici: “Quelli di cui nessuno parla perché troppo complessi, e proprio per questo più insidiosi, perché intaccano le radici del sistema”. Milena Gabanelli resta fedele al suo format: “Lontano dalle piazze e dai salotti, ma dentro le leggi, i criteri di nomina, le scelte economiche, le relazioni fra il potere bancario e quello politico”. La nuova edizione di Report è assolutamente da vedere!Per conoscere ciò che spesso viene taciuto e che in realtà avremmo diritto di sapere.

I 15 grillini che potrebbero sostenere il nuovo governo

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Quei 10 piccoli indiani, potrebbero diventare i 15 grillini dissidenti. Allontanati dal Movimento, potrebbero trovar posto nelle file di una nuova maggioranza e sostenere il nuovo governo che si dovrà delineare nei prossimi giorni. Le elezioni auspicate da Grillo sembrano infatti una Chimera e c’è chi sente stretta intorno a sé la morsa fatta di regole e linee dettate al di fuori del Palazzo. Così al Senato 15 grillini, 13 dei quali non hanno votato l’elezione dell’ultimo capogruppo, sarebbero disponibili a dialogare con il Pd, ma forse sono molti meno quelli che appoggerebbero un Letta bis.

Ne parla Andrea Malaguti su La Stampa:

Al telefono da Firenze la senatrice Alessandra Bencini – considerata trattativista – dice di «sentire sulle sue spalle un peso enorme». La sua voce è disarmata, eppure nervosa, inquieta come il tremito di una tazza di tea appoggiata male sul piattino di ceramica. Si rompe. Piange. «Penso al futuro di questo Paese, ai miei figli, e non posso non interrogarmi su ciò che è giusto». E’raro vivere esperienze eccitanti senza pagarne il prezzo. Non pensava che fosse così alto. Da Palermo il senatore Francesco Campanella – trattativista anche lui – dice che «confrontarsi è necessario sempre, su ogni ipotesi».

Anche su quella di un Letta-bis? «L’ideale sarebbe un governo guidato da personalità terze. Letta potrebbe promettere di seguire parte dei nostri punti programmatici? Mi pare difficile. Ma se diventa Che Guevara ci rifletto. Ma soprattutto è importante che ci rifletta la rete». La rete. Non Casaleggio. Non Grillo. Al Senato il Movimento è spaccato in due. Quelli che seguono ciecamente i leader di Genova e Milano e quelli che chiedono a gran voce la consultazione del sacro web. Conta di più l’alto o il basso?

Governo Letta: attenzione, fragile!

larghe-intese-fragilità-tuttacronacaE’ andato male l’incontro a palazzo Chigi tra Letta e Alfano, con il premier che ha detto no a ogni ipotesi di rinvio alla Corte costituzionale della legge Severino e ora ha deciso di accelerare per poi poter parlare con chiarezza con Napolitano: va valutata la modalità di una crisi che sembra sempre più inevitabile. Quello che ha chiesto al proprio vice, dopo l’umiliazione di trovarsi in America a sponsorizzare il programma Destinazione Italia mentre dal suo Paese arrivavano i ricatti del Pdl, è stato un chiarimento vero “senza se e senza ma”. Nessuna fiducia per poi ripartire con il balletto delle dimissioni, in poche parole. L’ultimatum ora è lui a porlo, in occasione del Consiglio dei ministri: se si esce con dei provvedimenti, significa che si va avanti, altrimenti la responsabilità della crisi se la devono assumere loro, da subito. La crisi si è materializzata sulla questione della decadenza di Berlusconi che si è materializzata la crisi. Alfano, che cerca un appiglio per tentare a frenare Berlusconi, prova l’ennesimo cambio di rotta: “Separiamo i piani – lo schema del vicepremier – se convinci il Pd a rinviare alla consulta la Severino o a votare una legge interpretativa che rallenti, noi votiamo la fiducia e prendiamo tempo”. Ma di tempo non ce n’è più: la sentenza per l’interdizione sta per arrivare da Milano e il Pd ha già i suoi grattacampi in casa. Dall’altro lato c’è Letta che ha spiegato: “Questa volta non si può far finta di niente e ognuno si assumerà le sue responsabilità di fronte al Parlamento e al paese”. In programma per martedì prossimo ha intenzione di proporre in Aula un patto di legislatura fino a dopo il semestre europeo, dettagliato nelle priorità economiche e rivendicando la necessità delle riforme. E la verifica viene prima del tema della decadenza. Nel frattempo fermento c’è stato anche a palazzo Grazioli, dove Berlusconi si è incontrato con Alfano e i capigruppo e ha tenuto a ribadire la sua linea dura. Del resto si è già pronti ad accusare gli altri. Chi è vicino a Letta sostiene che “Se cade il governo si pagano Imu e Iva per colpa del Pdl”. Dalla parte dell’ex premier sono pronti a bombardare Saccomanni: “Se la grande trovata è aumentare la benzina per coprire l’Iva allora…”. Le larghe intese sono fragili come bicchieri in equilibrio instabile: non resta che aspettare la folata di vento che li farà cadere…

Colle rovente: un’ora a colloquio Letta e Napolitano

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Un’ora per dare una speranza all’Italia, un’ora per trovare un’alternativa, un’ora nella quale articolare una contromossa. Un’ora in cui il Colle è stato rovente. Ora l’incendio si trasferirà al Cdm e qui si farà la verifica. Intanto Letta ha riferito sui suoi incontri preliminari quelli che oggi aveva svolto con ngelino Alfano, Dario Franceschini, Guglielmo Epifani e Gianni Letta. Intanto arrivano anche le prime dichiarazioni da parte di Cicchitto: «Ascolteremo Letta con attenzione, vedremo». Più deciso il fronte del Pd  con Guglielmo Epifani che invita Letta ad aprire in Parlamento un «chiarimento risolutivo». «In questo – dice – il Pd lo sosterrà».  Epifani ha osservato che dall’attuale situazione «non si può uscire con un nuovo giro di valzer, sotterrare oggi l’ascia di guerra e dissotterrarla domani». Poi esprime anche il «sostegno» suo e di tutto il partito a Napolitano «di fronte agli attacchi volgari che si sono registrati in queste ore». Se giovedì «Letta ha parlato di umiliazione, io aggiungerei che è stato anche un colpo alla schiena per l’Italia che lavora, che cerca di uscire dalla crisi». Inoltre, «il Pdl scherza con il fuoco, una crisi è da irresponsabili».

Gli fa eco il presidente di confindustria Giorgio Squinzi “Con tutti i sacrifici che hanno fatto gli italiani in questi ultimi anni in termini di tasse e altro, oggi mettere a repentaglio tutto mi sembra folle” poi ha aggiunto “E’ inutile auspicare qualcosa: spero che prevalga il buon senso”.

Renato Brunetta, presidente dei deputati Pdl ha risposto immediatamente «Rispediamo con decisione al mittente le opportunistiche accuse che ci rivolge il segretario pro tempore del Pd. Dal nostro schieramento politico nessun “colpo alla schiena del Paese”, ma anzi un’iniziativa senza precedenti nella storia della Repubblica proprio per difendere i principi di libertà e democrazia sulle quali si fondano le nostre istituzioni repubblicane». Non tutto il Pdl però appare coeso. «Non ho firmato e non firmerò le dimissioni perché ritengo non siano la modalità giusta per costringere le forze politiche ad assumersi le responsabilità nei confronti del paese, soprattutto in vista della prossima imminente campagna elettorale» sostiene il senatore Pdl Carlo Giovanardi, pur ribadendo come la decisione della giunta su Berlusconi sia «una mascalzonata»

L’incontro tra zio e nipote in tempo di crisi!

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Crisi di governo, ma non crisi di famiglia. Gianni Letta ed Enrico Letta, zio e nipote si sono incontrati per l’ultimo faccia a faccia a Palazzo Chigi. Lo zio ha ascoltato le condizioni di pace del nipote per poi riferirle a Silvio Berlusconi, il quale valuterà se far saltare o meno il governo delle larghe intese. Sembra difficile che il cavaliere ritorni sulle sue decisioni ora che in tasca ha firmate le dimissioni di massa e l’ipotesi di elezioni anticipate sembra allettare molto il leader di Forza Italia. Enrico Letta è atteso al Quirinale da Giorgio Napolitano alle 18, mentre alle 19.30 è previsto il consiglio dei Ministri che dovrà discutere dell’aumento dell’Iva.

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