Supera i limiti di velocità, picchia due vigilesse e fugge: caccia alla donna!

autovelox-tuttacronacaViaggiava con la sua auto a 160 chilometri orari lungo la superstrada Siena-Grosseto, all’altezza di Nomadelfia, nel Grossetano, dove vige il limite di 110 Km/h. La donna al volante è stata fermata da due agenti della polizia municipale. Lei ha consegnato i documenti salvo poi perdere la calma: a quel punto ha prima picchiato le due vigilesse, poi si è ripresa i documenti e, rimessasi al volante, si è data alla fuga. Le ricerche sono partite immediatamente ma della donna non c’è ancora traccia. Le due vigilesse sono state medicate al pronto soccorso e dimesse con una prognosi di dieci giorni.

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Liberati i due operai edili italiani rapiti in Libia

Operai-scomparsi-in-Libia-rientro-tuttacronacaE’ stato il ministro degli Esteri Emma Bonino a rendero noto che Francesco Scalise e Luciano Gallo, i due operai italiani rapiti in Libia a gennaio, sono stati liberati. In una nota della Farnesina, si fa riferimento a un’operazione “frutto di attività congiunte tra autorità libiche e italiane”. Il ministro ha sottolineato:”Desidero esprimere un sentito ringraziamento a tutte le donne e gli uomini della Farnesina e delle altre istituzioni che hanno consentito di giungere a un esito favorevole della vicenda in un contesto ambientale difficile”.I due operai sono giunti a Roma con un Falcon 900.  Grandi la gioia e l’emozione a casa di Luciano Gallo, a Feroleto Antico, dopo l’annuncio della liberazione. Il sindaco, Pietro Fazio, ha incontrato i familiari i quali hanno espresso la loro gioia. “Oggi è un giorno di festa. Siamo contenti”.  “C’è grande gioia. Siamo veramente contenti”. Così i familiari di Francesco Scalise dopo aver appreso la notizia della liberazione del loro congiunto. Il figlio in una conversazione telefonica all’ANSA ha affermato: “siamo davvero contenti. Siamo felicissimi”.

I due operai edili scomparsi in Libia: cresce la preoccupazione

libia_italianiscomparsi-tuttacronacaVenerdì 17 non sono rientrati alla base e da allora cresce l’apprensione per la sparizione di due operai edili italiani scomparsi in Libia, nella zona di Derna. “Non abbiamo alcuna notizia. E in ogni caso intendiamo attenderci al riserbo assoluto che una vicenda così delicata impone”, ha detto la figlia di Francesco Scalise, di 63 anni, che è scomparso insieme ad un suo collega, Luciano Gallo, di 52. L’autista dei due operai ha raccontato ai media libici che i due italiani sarebbero stati rapiti da un gruppo armato, che li avrebbe costretti a scendere dal furgone con gli attrezzi di lavoro sul quale viaggiavano ed a salire su un’automobile a bordo della quale si sarebbero poi allontanati. “Sono in contatto costante con la famiglia di Luciano Gallo – dice all’Adnkronos il sindaco di Feroleto, Pietro Fazio – Ieri sono stato a casa loro, c’è molta preoccupazione per le notizie circolate ieri sulla stampa di un presunto rapimento da parte di un gruppo armato”. Il primo cittadino prosegue: “C’è da aspettare purtroppo” e spiega: “È partito per la prima volta il 9 gennaio. L’ultima volta l’ho incrociato durante le feste di Natale. A quanto mi ha detto sua moglie, non sembrava preoccupato per questo viaggio. Purtroppo l’esigenza di andare in Libia a lavorare è stata dettata dalla mancanza di lavoro”. Dopo il rapimento in Libia dei due operai edili, Francesco Scalise e Luciano Gallo, alla General World non è ancora arrivata alcuna richiesta di denaro, come accade di frenquente in sequestri di questo genere. A quanto apprende l’Adnkronos, in queste ore gli altri dipendenti dell’impresa di Crotone che si occupa di lavori stradali hanno espresso la volontà di rientrare in Italia.

Due operai edili italiani scomparsi in Libia

operai-scomparsi-libia-tuttacronacaSi chiamano Francesco Scalise e Luciano Gallo i due operai edili che sono scomparsi ieri in Libia, mentre si trovavanonella zona della località Terna della Cirenaica. Entrambi di origini calabresi, residenti nella provincia di Catanzaro e da  4-5 mesi in Libia per un’impresa edile che si occupa della costruzione di strade ed altre opere edili, erano sul luogo per eseguire dei lavori con una società edile.Nella mattinata di ieri venerdì 17 gennaio, i due erano usciti con il loro furgone per eseguire dei lavori e non hanno fatto più rientro. Il loro furgone con gli attrezzi da lavoro è stato trovato, abbandonato, in una zona isolata. Il ritrovamento è stato effettuato da alcuni operai della General World, l’impresa edile per la quale lavorano Scalise e Gallo. I colleghi li hanno cercati nella zona adiacente a quella del ritrovamento del furgone, ma al momento non hanno trovato alcuna traccia. I familiari degli operai stanno tentando da ieri di mettersi in contatto con loro, ma al momento ogni tentativo è risultato vano.

“I più dotati sono pieni di vizi”: le persone intelligenti bevono di più

alcool-intelligenza-tuttacronacaUna singolare tesi quella sostenuta da uno studio recentemente apparso sulla Review of General Psychology. Si ritiene infatti che alcool e intelligenza potrebbero essere connesse in quanto chi ha un quoziente intellettivo superiore alla media tende a bere di più. Per giungere a una simile conclusione è stato somministrato, a un gruppo di 1500 volontari, un test d’intelligenza che ha dimostrato che quelli più dotati intellettualmente erano quelli con il vizio dell’alcol. Secondo lo psicologo John D. Mayer della Western Reserve University, le persone più intelligenti tenderebbero a fare maggiormente proprie le esperienze evolutive ed il consumo di alcolici, unitamente a quello di sostanze stupefacenti e tabacco.

La ragazza che batte sia Mandela che il Papa

nabilla-tuttacronacaLei si chiama Nabilla e, sebbene in Italia non abbiamo idea di chi sia, in Francia è famosissima per essere la protagonista di un reality molto trash. E fama, nell’era 2.0, significa anche “molti click”. Infatti è risultata essere lei la più ricercata su Google France, davanti sia a Nelson Mandela, l’eroe della lotta contro l’Apartheid recentemente scomparso, che a Papa Francesco. Il fatto non poteva passare inosservato e infatti il quotidiano francese Le Monde ha pubblicato un articolo scandalizzato sulla vicenda.

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Una lampada illumina le ricerche di Google!

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Google e il suo doodle dedicato all’architetto e designer Gae Aulenti. Gae, morta a 84 anni poco più di un anno fa, è stata davvero un faro per molti altri architetti a livello internazionale. Google per celebrarla ha scelto la lampada a pipistrello, uno degli oggetti più famosi disegnati dall’Aulenti. Nella sua carriera Gae, diminutivo di Gaetana, ha poi portato avanti grandi progetti di riqualificazione come Gare d’Orsay di Parigi, negli anni ’80 con l’allestimento del Museo d’Orsay al suo interno, il Palavela a Torino, la risistemazione di Piazzale Cadorna a Milano. Nella sua carriera ha poi anche collaborato con registi teatrali come Luca Ronconi, con il quale ha realizzato scenografie e allestimenti.

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Questo video di una sua intervista rilasciata a Cristina Sivieri Tagliabue tratta della città come specchio dei problemi che le società sviluppano al loro interno. Gae Aulenti racconta come l’ordine a tutti i costi disgrega il tessuto sociale, e il potere dell’architettura di ridare dignità al territorio e al cittadino che lo abita.

In quest’altro video Gae Aulenti visita il cimitero Monumentale di Milano e passeggia con l’autrice, Valeria Paniccia, alla ricerca delle tombe di celebri personaggi.

Questo invece il video del doodle a lei dedicato:

Crolla un palazzo in costruzione in Brasile: dispersi

brasile-crollo-tuttacronacaIn Brasile, a San Paolo, è crollato un edificio ancora in costruzione di cinque piani. I vigili del fuoco, impegnati sul posto, hanno riferito che potrebbero esserci diversi dispersi: tra le persone intrappolate tra le macerie, in particolare, operai edili impegnati nel cantiere. Sul luogo sono già stati portati dei cani da ricerca, nella speranza che sia possibile individuare eventuali sopravvissuti. In base alle prime informazioni fornite dalla polizia militare, almeno 15 persone erano abitualmente al lavoro nel cantiere, delle quali due abitavano dentro l’immobile. Tuttavia non è ancora possibile stabilire se si trovavano al suo interno al momento della frana, avvenuta attorno alle 22:20 di lunedì ora italiana. Il Comune di San Paolo sta verificando se l’opera possedeva regolare licenza e anche la Protezione civile ha inviato suoi specialisti nella zona.

La settimana inizia con il maltempo: la pioggia che sferza la Toscana

maltempo-tuttacronacaInizio settimana con maltempo in Toscana dove una pioggia intensa ha salutato il nuovo giorno nelle prime ore della mattina causando allagamenti, frane e smottamenti in quasi tutte le province. Svariati i disagi nell’area a sud di Siena, dove le maggiori difficoltà sono segnalate sulla Siena-Grosseto nei pressi di Petriolo mentre è stata interrotta la via Cassia tra Monteroni d’Arbia e Buonconvento. Ma si sono registrate anche frane tra Asciano e San Giovanni d’Asso. A causa del maltempo è inoltre scattata l’allerta per quel che i riguarda i fiumi Ombrone e Arbia, per i quali si prevedono ondate di piena. Ma le intense piogge hanno creato disagi alla circolazione anche in provincia di Lucca, sull’Appennino in prossimità di Marradi e nelle aree di Prato e Pistoia dove si sono registrati frane e smottamenti nella Valbisenzio, allagamenti alla stazione ferroviaria di Montale, in provincia di Pistoia e problemi alla circolazione dei treni da e verso Lucca e la Versilia.

Telefonata fake! Denuncia la morte della compagna, ma lei sta bene

falsa-denuncia-tuttacronacaSono proseguite per parecchie ore, la scorsa notte, le ricerche di una donna ad Adria, in provincia di Rovigo, dopo che il compagno ne aveva denunciato la morte. Il giovane, che non si è identificato, con voce sofferente ha contattato il 112 della Centrale operativa dei carabinieri, spiegando che il corpo si trovava in una zona periferica del paese. Dopo di che ha interrotto la comunicazione, lasciando il telefono acceso ma rendendosi irrintracciabile, rendendo così vani i tentativi di ricontattarlo da parte dell’Arma. Subito diverse pattuglie si sono recate nella zona indicata dando il via alle ricerche del cadavere, proseguite fino alla mattina di oggi, senza esito. Intanto, i militari avevano dato l’avvio anche alle indagini tecniche, che hanno portato al 25enne. Una volta rintracciato, il ragazzo si è giustificato racocntando che aveva litigato con la propria compagna e, dopo aver vagato per la città, aveva deciso di fare la chiamata allarmistica. La donna, in ottima salute, ha confermato la versione del compagno.

Licheni e tumore. La scienza finisce nel mirino: inesattezze e bufale

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Oggi il web si riempie di quelle annoverate ormai sotto il nome di “bufala”. Spesso tale epiteto viene gettato in rete con la stessa facilità con cui circolano le vere notizie errate. Sembra quasi che ci sia una “guerra virtuale” tra coloro che mettono sul web notizie pseudo-scientifiche e coloro che prontamente le smentiscono. Ma se da una parte è vero che la divulgazione di alcune notizie a volte si basa su elementi non scientifici o errati, è anche vero che alcuni invece vogliono smentire a tutti i costi notizie che potrebbero essere scomode o sconvenienti e non si soffermano a leggere neppure la discussione nata intorno a determinate tematiche.

Ma forse la colpa non è dell’open access o, meglio, possiamo dire che la responsabilità di alcune divulgazioni non sia solo attribuibile alla possibilità di accesso gratuito alle informazioni, ma piuttosto bisogna verificare come mai sia in atto questa vera e propria “guerra virtuale” tra i presunti autori di bufale e i presunti “puri” antibufale. Se è vero infatti che una bufala può portare lucro e “notorietà” a chi la mette in circolo, non avviene lo stesso per chi sconfessa anche senza vagliare i dati spesso discordanti sull’argomento?

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Non è questo il caso però della bufala scientifica fatta emergere da La Repubblica, che invece sembrerebbe essere stata postata e ripostata anche su autorevoli giornali specializzati e in realtà si basa su uno studio scientifico privo di fondamento, secondo quanto riportato dal quotidiano.

Un autentico Far West fra le riviste accademico-scientifiche online cosiddette open access. I cui contenuti sono cioè disponibili più o meno gratuitamente al pubblico, specializzato o meno. Una situazione in mano al lucro, fatta di tante ombre e pochissime sicurezze, portata alla luce da un’inchiesta basata su uno studio scientifico del tutto privo di fondamento. A firmare sia l’inchiesta che l’operazione sotto copertura, il collaboratore di Science e biologo molecolare John Bohannon. La finta ricerca, dedicata al presunto effetto di alcune molecole estratte dai licheni sulle cellule tumorali, è stata volontariamente costellata di errori elementari. Tanto che qualsiasi recensore “con non più di una conoscenza in chimica da scuola superiore e l’abilità di capire lo sviluppo dei dati” avrebbe dovuto cestinarla in un batter d’occhio. Peccato non sia andata così: negli ultimi otto mesi, fra gennaio e agosto, ben 157 riviste online su 304 hanno accettato di pubblicare la clamorosa bufala scientifica. Spesso senza richiedere alcuna modifica al misterioso autore. La ricerca fittizia architettata dal cronista del magazine è stata infatti respinta da soli 98 comitati scientifici mentre devono ancora rispondere all’appello 49 testate. Di queste, 29 sembrano abbandonate a sé stesse e la restante ventina ha fatto sapere al giornalista di essere ancora in fase di valutazione.

L’inchiesta, pubblicata su Science, non ha lasciato nulla al caso. Bohannon ha realizzato versioni superficialmente diverse dello stesso paper  –  così si chiamano i documenti scientifici che vengono sottoposti all’approvazione delle riviste specializzate  –  pur tenendo fermi i contenuti, le conclusioni e i dati. “Il paper  –  spiega nel suo lungo servizio  –  ha preso questa struttura: la molecola X estratta dalle specie Y di licheni inibisce la crescita delle cellule tumorali Z. Per sostituire queste variabili ho creato un database di molecole, licheni e cellule cancerogene e ho scritto un programma per computer al fine di generare documenti diversi fra loro. A parte queste differenze, il contenuto scientifico di ogni paper è identico”. Il documento contiene in particolare un paio di esperimenti segnati da stravaganti inesattezze: uno è pieno di errori, l’altro, in teoria dedicato ad approfondire come l’uso di quelle molecole renda più sensibili le cellule alla radioterapia, perfino privo di conclusioni. Fra l’altro, Bohannon ha curato nel dettaglio ogni aspetto dell’operazione, visto che ha inoltrato le centinaia di proposte di pubblicazione, al ritmo di una decina a settimana, sotto falsa identità. Ha ideato infatti un ricercatore africano di fantasia, battezzato  Ocorrafoo M. L. Cobange, in forze all’altrettanto fantomatico Wassee Institute of Medicine. Come se non bastasse ha curato anche l’aspetto linguistico, dando al documento  –  grazie a una serie di risciacqui su Google Translate  –  un tono grammaticalmente corretto ma che desse l’idea di un autore non madrelingua inglese. Insomma: c’erano tutti i segnali per sbugiardarlo a una prima e perfino parziale lettura della sua proposta.

Quanto ai destinatari, sono finite nel mirino riviste formalmente dedicate alle scienze farmaceutiche o alla biologia, alla medicina generale e alla chimica. Nomi come European Journal of Chemistry o Journal of International Medical Research. Testate all’apparenza affidabili e spesso legate, a scorrere la catena di controllo, a titanici gruppi industriali come Elsevier,  il più grande editore mondiale in ambito medico, Sage o Wolters Kluwer. E invece spesso contraddistinte da board scientifici piuttosto oscuri, sedi misteriose e magari localizzate nei Paesi del Terzo mondo. Un terzo addirittura in India, che sembra il vero motore di questo genere di business della bufala, o almeno dell’imprecisione. Uffici e persone con cui è difficile entrare in contatto. Se non, questo il dato che accomuna il settore, nel caso del pagamento della tassa di pubblicazione. Quando una ricerca viene ritenuta affidabile e ne viene dunque deliberata la pubblicazione, il ricercatore è infatti tenuto a pagare un obolo che, nel caso di Bohannon, oscilla fra i 150 e i 3100 dollari. D’altronde è il modello finanziario sul quale si regge la Babele della scienza open access: “Dalle umili e idealistiche origini, circa un decennio fa, le riviste scientifiche open access si sono trasformate in un’industria globale, sorretta dalle tasse di pubblicazione richieste agli autori piuttosto che dai tradizionali abbonamenti  –  ha scritto Bohannon  –  molte di queste sono torbide. L’identità e la residenza dei direttori e dei revisori, così come i finanziamenti dei loro editori, sono spesso appositamente oscurati”. In sostanza, mentre le riviste scientifiche tradizionali si affidano a salati e spesso inaccessibili abbonamenti, quelle a libera consultazione vivono di questo scivoloso meccanismo. Che conduce a una facile equazione: più pubblicazioni uguale più guadagni.

“Se fossero finite nel mirino le classiche riviste in abbonamento  –  ha detto David Ross, biologo dell’università della Pennsylvania che più di un anno fa ha dato a Bohannon lo spunto per l’indagine  –  credo fortemente che si sarebbero ottenuti gli stessi risultati. Ma senz’altro l’open access ha moltiplicato questa sottoclasse di riviste e il numero delle ricerche che pubblicano. Tutti pensiamo che la consultazione libera sia un’ottima cosa, la questione è come arrivarci davvero”. Risultati sconfortanti, dunque, dal test: per il 60 per cento dei paper sottoposti al giudizio delle varie riviste non sembra esserci stata infatti alcuna revisione collettiva. In caso di rigetto la notizia può essere magari letta positivamente, ma nei tanti via libera collezionati  –  la regola, non l’eccezione  –  significa davvero che nessuno ha neanche letto lo sconclusionato documento. Anche quando qualche modifica è stata richiesta, ha raccontato il biologo, si è trattato spesso di spicciole questioni di formattazione, modifiche testuali, allungamento dell’abstract o di fornire qualche immagine in più. Appena 36 comitati hanno mosso obiezioni sulla sostanza scientifica della ricerca firmata dal professor Ocorrafoo Cobange.

Maltempo in Italia: straripa il fiume Amaseno, nel Frusinate

fiume-amaseno-maltempo-tuttacronacaProsegue l’ondata di maltempo che ha portato l’autunno sulla nostra penisola e nel Frusinate si teme per il fiume Amaseno che, in piena, è già straripato in alcuni punti, per fortuna senza causare danni. Il corso d’acqua, a causa della pioggia caduta la notte scorsa, in diverse zone ha già raggiunto il massimo livello e una squadra dei vigili del fuoco è impegnata nel monitoraggio del tratto più a rischio esondazione. Come si apprende dai pompieri del comando provinciale di Frosinone, attualmente la situazione è sotto controllo.

Nubifragio in Toscana: due dispersi e persone evacuate

grosseto-dispersi-tuttacronacaLe forti piogge che si sono abbattute ieri sulla Toscana hanno provocato l’esondazione del torrente Fratello, vicino a Massa Marittima, in località Cicalino, al seguito della quale risultano dispersi un padre e un figlio. Secondo le prime informazioni dei Vigili del fuoco, il genitore avrebbe fatto in tempo a far scendere, salvandola, la moglie dalla vettura prima di essere travolto insieme al figlio dalle acque. Le ricerche dei due dispersi, probabilmente stranieri, sono impegnati i vigili del fuoco di Grosseto ed i sommozzatori dei pompieri giunti da Livorno, oltre che squadre di Firenze e Pisa. L’auto sarebbe stata trascinata per oltre 200 metri nelle acque del torrente Fratello. La donna, ricoverata, è sotto shock. A causa delle forti piogge, nel Grossetano, a Braccagni, si è provveduto a far evacuare, per precauzione, 23 persone dalle loro case dopo gli allagamenti. Nella zona operano i vigili del fuoco con mezzi anfibi e che hanno tratto in salvo anche tre persone che abitavano in case roulotte nella zona di Follonica. Per gli allagamenti è stata chiusa la strada che collega la località di Braccagni a quella di Sticciano. Si segnala una frana causata dalle abbondanti piogge a Cana, una frazione di Roccalbegna. Sono a rischio esondazione il torrente Sovata e il fiume Bruna.

Aggiornamento 6 ottobre 2013, 16:47.

Continuano le ricerche del padre e figlio che risultano ancora dispersi dopo le violenti piogge che questa notte hanno inondato il Grossetano ed emergono anche nuovi particolari.I dispersi sarebbero turisti svizzeri: Markus Link, 45 anni e il figlio di 6 anni.

La famiglia era arrivata il 5 ottobre in Maremma per una vacanza all’insegna dello sport all’aria aperta e del relax nelle città d’arte toscane. Ma subito la vacanza diventa tragedia. La moglie Elisabeth Schneider è salva, uscita dall’auto poco prima che la bomba d’acqua travolgesse il figlio e il marito senza che lei potesse far nulla per aiutarli.

Come racconta  il trainer della comitiva Ugo Rey: “Già da qualche anno avevano l’abitudine di venire qui a fare una settimana di sport all’aria aperta. Ieri sera sono andati a mangiare al ristorante dell’agriturismo dove siamo ospitati, stamani era prevista per i due coniugi la prima seduta di allenamento su un itinerario di 10 chilometri da fare in jogging, poi avrebbero fatto ginnastica all’aria aperta”.

Poco fa è stata anche ritrovata l’auto su cui viaggiavano padre e figlio travolti dall’acqua e dai detriti. La vettura al moemnto del ritrovamento è risultata vuota, a circa 150 metri dal punto in cui è stata inghiottita dal torrente. L’auto inoltre sarebbe rimasta incastrata sotto l’arcata di un piccolo ponte.

Esondazione nel Catanese: si cerca un disperso

disperso-acitrezza-tuttacronacaL’esondazione del torrente Platani avvenuta ieri sera ad Aci Catello, come riferiscono testimoni, ha trascinato via un 53enne dipendente del Tribunale di Catania che risulta tutt’ora disperso. Lo scooter dell’uomo è stato trovato durante le ricerche scattate dopo che due coppie di giovani, che erano vicino al torrente e che erano dentro due auto travolte dall’acqua arrivata all’improvviso, hanno lanciato l’allarme. Due di loro sono stati estratti da una delle vettura da soccorritori, dopo di che, assieme, hanno riferito agli investigatori di avere “visto un ragazzo su uno scooter trascinato dall’acqua” verso la vicina foce. Anche i sommozzatori e i pompieri hanno partecipato alle ricerche che sono ripartite all’alba di oggi in contrada Anzalone di Capo Mulini, frazione marinara di Acireale. Alle ricerche partecipano anche carabinieri di Catania, agenti del commissariato di Acireale e polizia locale. Sulla vicenda il procuratore capo di Catania, Giovanni Salvi, ha aperto un’inchiesta conoscitiva, delegando il fascicolo al sostituto Agata Consoli.

Borse “da paura”: ricettacolo di e-coli e tracce di escrementi

borse-batteri-tuttacronacaImmancabile borsa. Accessori di moda, indispensabili, oggetti del desiderio. Che siano pochette, secchielli, capienti o in formato mignon, le borse sono compagne immancabili di ogni donna che dentro vi conserva una parte del suo mondo. Ignorando però il rischio in cui incappano ogni volta che v’infilano la mano. Un gruppo di ricercatori britannici ha infatti scoperto, prelevando dei tamponi dall’interno di borse, custodie di portatili e borsoni da palestra, che al loro interno si nascondono nemici tanto microscopici quanto pericolosi. Come e-coli mortali, batteri velenosi e tracce di escrementi. Tra gli intrusi anche lo streptococco fecale, che può causare la meningite, e pseudomonas, un’infezione ospedaliera comune. La causa va da ricercarsi nella scarsa igiene, con una donna su tre che ammette di non aver mai pulito la borsa. Mentre in molti la utilizzano per trasportare le scarpe o la biancheria intima sporca. Ma nella borsa poi ci s’infilano anche gomme da masticare: il rischio di incappare in effetti indesiderati per la salute diventa allora reale. Ha dichiarato Claire Powley, ricercatrice da Mentos: “I nostri risultati sono scioccanti. Già a maggio i ricercatori della Initial Washroom Hygiene avevano eseguito l’analisi batteriologica di un certo numero di borsette constatando che sono spesso contaminate da un discreto numero di batteri dei più diversi tipi. E’ dunque consigliato lavarsi le mani ogniqualvolta le si infilano dentro per prendere qualcosa. Ma c’è di più: a essere contaminati, altrettanto spesso, sono i prodotti di bellezza in esse contenuti come, per esempio, le creme per il viso o le mani, i rossetti. L’esame dei tamponi ha permesso di scoprire che tutte le borse in misura minore o maggiore erano contaminate, tuttavia il 20 per cento delle borse presentava livelli di contaminazione batterica piuttosto elevati. Oltre a questo, secondo la CBS, ad essere maggiormente contaminate erano le zone in cui vi erano riposti il telefono cellulare, e quelle dei cosmetici con crema viso e mani al primo posto per contaminazione, seguite da rossetto e mascara.

Inghiottito dalle acque: si cerca un uomo scomparso nel Vicentino

scomparso-fimon-tuttacronacaUn operaio vicentino 35enne è scomparso ieri nelle acque del Lago di Fimon, ad Arcugnano, in provincia di Vicenza. A far scattare immediatamente l’allarme due giovani che, richiamati dalle urla, hanno visto una barca affondare davanti ai loro occhi. Le ricerche di ieri, nonostante l’arrivo sul posto di squadre dei carabinieri e sommozzatori dei vigili del fuoco, non hanno dato esito. Sono però stati rinvenuti alcuni indumenti, il documento d’identità dell’uomo e la macchina con cui era giunto al lago. Le operazioni di ricerca sono riprese stamani.

Jemal Kedija: la baby-sitter scomparsa sulle colline di Lucca

babysitter-scomparsa-tuttacronacaE’ scomparsa venerdì nei boschi di Mutigliano, sulle colline di Lucca, la 32enne etiope Jemal Kedija. Le ricerche continuano da allora. La donna si trova in Italia al seguito di una famiglia inglese, per la quale lavora come babysitter. Era solita uscire ogni giorno per una passeggiata, senza documenti nè cellulare, ma l’altro giorno non è più tornata. Alle ricerche partecipano anche gruppi cinofili e un elicottero dei carabinieri. La famiglia per la quale lavora è quella del professore inglese Paul Horwich, famoso filosofo e docente alla New York University che da 25 anni anni assieme alla moglie, funzionario Onu a Beirut, trascorre l’estate sulle colline toscane. Stefano Fedele, colonnello dei carabinieri di Lucca, ha spiegato che la scomparsa potrebbe essere legata a un incidente, come una caduta, un morso di vipera o anche l’attacco di un cinghiale. “L’ipotesi al momento più probabile è che la donna sia stata vittima di un incidente”. Ma non vengono comunque escluse altre piste, come quella dell’aggressione, visto che Jemal viene descritta come molta bella: qualcuno potrebbe averla seguita e aggredita nel bosco. Sembrerebbe invece difficile si possa trattare di allontanamento spontaneo: la 32enne non ha portato con sé né soldi né documenti ed era anche libera di allontanarsi o andarsene in qualsiasi momento.

Dibattito su Facebook: sostenitori e contrari della pianta che cura il cancro

GRAVIOLA-anti-cancro-tuttacronaca

Ci sarebbe una pianta in grado di curare il cancro che le grandi industrie farmaceutiche hanno tenuto nascosta: la Graviola. L’albero di Graviola, o Guanabana, originario della foresta amazzonica sembrerebbe avere effetti miracolosi. Si calcola, anche se gli studi ancora non lo confermano, che il frutto potrebbe avere un potere di 10.000 volte più forte rispetto alla chemioterapia. Inoltre la terapia a base di questo frutto non causerebbe nausea, perdita di peso e perdita di capelli, e proteggerebbe il sistema immunitario.

Pur se i risultati delle ricerche non sono al momento conclusivi, avrebbero comunque identificato, per alcuni tipi di neoplasia, una riduzione del potenziale metastatico. Quindi potrebbe venire usata in alcune tipologie tumorali. Ma c’è anche da sapere  che inevce studi recenti sembrano correlare il consumo di guanàbana con forme atipiche del morbo di Parkinson, dovute all’alta concentrazione di annonacina presente nei suoi frutti. La quantità di annonacina nel frutto è infatti 100 volte maggiore di quello presente nelle foglie e potrebbe essere tossica per gli individui. Si stima che un adulto che consuma un frutto o un barattolo di nettare al giorno ingerirebbe in un anno una quantità di annonacina pari a quella che induce danni cerebrali a ratti da laboratorio ai quali stata somministrata per via endovenosa. 

Si apre quindi un altro dibattito. Poiché  l’importante utilità della Graviola sembrerebbe però non risiedere nei suoi frutti bensì nelle proprietà  terapeutiche del suo tronco, delle sue foglie, delle sue radici e dei suoi semi note alle popolazioni autoctone e utilizzate da secoli per le proprietà astringenti, antibatteriche, analgesiche ed ipotensive.

Ci sarebbe studi iniziati nel 1940 che avrebbero concentrato la loro attenzione sulla medicina etnica e dato alla luce i primi dati scientifici ottenuti dalla medicina convenzionale. In particolare sarebbero stati individuati particolari principi attivi noti come annonacee acetogenine, protagoniste delle proprietà biologiche di questa pianta.

Gli incoraggianti risultati osservati hanno portato in breve tempo ad una florida sperimentazione che conta ad oggi più di 600 studi con ottimi risultati e che purtroppo non è stata affiancata da un altrettanto valido utilizzo in ambito clinico.

Risale al 1976 uno studio effettuato su 20 test di laboratorio indipendenti che avrebbero dimostrato che la Graviola è un fenomenale killer del cancro. Peccato che su questo tipo di analisi, limitata, non è mai stato affiancato nessun altro tipo di test e non è stato mai avviato uno studio randomizzato.  Uno studio pubblicato sul Journal of Natural Products, a seguito di analoga ricerca condotta dall’Università Cattolica della Corea del Sud ha dichiarato che la Graviola è in grado di uccidere selettivamente le cellule tumorali del colon con una potenza 10.000 superiore al farmaco chemioterapico comunemente usato come la Adriamicina.

La relazione dell’Università Cattolica della Corea del Sud afferma che la Graviola ha dimostrato di mirare selettivamente le cellule tumorali, lasciando intatte le cellule sane, a differenza della chemioterapia, che mira indiscriminatamente a tutte le cellule che attivamente si riproducono e che causa gli effetti collaterali spesso devastanti di nausea e perdita dei capelli nei pazienti oncologici.

Uno studio della Purdue University di Lafayette (negli Stati Uniti) ha recentemente provato che le foglie della Graviola uccidono le cellule cancerogene tra sei linee di cellule umane e sono particolarmente efficaci contro i tumori della prostata, del pancreas e del polmone. Il Sour Sop (questo il suo nome in inglese) noto in Italia come il frutto della Graviola è dunque un rimedio miracoloso (e naturale) per debellare le cellule del cancro, 10.000 volte più forte rispetto alla chemioterapia.

Test di laboratorio effettuati fin dal 1970 hanno evidenziato la sua efficacia nel colpire e uccidere le cellule maligne in 12 tipi di cancro, tra cui quello del colon, del seno, della prostata, del polmone e del pancreas, ed è fino a 10.000 volte più forte nel rallentare la crescita delle cellule tumorali rispetto all’ Adriamicina, un farmaco chemioterapico comunemente usato nella cura del cancro. A differenza della chemioterapia, il composto estratto dall’ albero di Graviola uccide solo le cellule tumorali senza danneggiare le cellule sane.

Una major farmaceutica americana ha investito quindi quasi sette anni a cercare di sintetizzare due ingredienti della Graviola anti cancro. Ma non è stato possibile sintetizzare in alcun modo i principi attivi della Graviola contro il cancro. L’originale semplicemente non poteva essere replicato. Non c’era modo con cui la società farmaceutica in questione avesse potuto proteggere i propri interessi, e riavere il denaro investito nella ricerca. Questa società farmaceutica abbandonò quindi il progetto e decise di non pubblicare i risultati della sua ricerca. Ma uno scienziato del team portò alla luce quanto scoperto. Rischiando la sua carriera, contattò una società dedita alla raccolta delle piante medicinali della foresta pluviale amazzonica e denunciò la cosa scatenando roventi polemiche.

Il National Cancer Institute ha eseguito la prima ricerca scientifica nel 1976. I risultati hanno dimostrato che le foglie e gli steli della Graviola sono stati trovati efficaci per attaccare e distruggere le cellule maligne. Inspiegabilmente, i risultati sono stati pubblicati in un rapporto interno, ma mai rilasciato al pubblico.

Il dibattito è aperto. La pianta ha davvero questi effetti e le grandi industrie farmaceutiche non hanno avuto interesse a proseguire gli studi e hanno lasciato morire i malati di cancro oppure è solo l’ennesimo ritrovato miracoloso che poi applicandolo risulta inefficace o anche dannoso?

E’ shock! La pubblicità per il Festival di Jazz di Montreux con la foto di un bimbo ucciso

gregory_villemin-pubblicità-tuttacronacaGaffe che ha scatenato non poche polemiche in Svizzera quella della pubblicità per l’asilo messo a disposizione durante il Festival di Jazz di Montreux. Sullo sfondo del manifesto appare il volto sorridente di un bambino: il grafico che ha ideato il cartellone ha origini straniere e non era a conoscenza, però, della tragica morte del piccolo ritratto. Gregory Villamin, di 4 anni, è stato infatti ucciso nel 1984 in circostanze che non sono mai state chiarite. Il 16 ottobre di quell’anno il suo corpo era stato ritrovato nel fiume Vologne, sui Vosges, a neanche dieci chilometri da casa sua, con le mani e i piedi legati. L’inchiesta non è mai stata abbandonata e regolarmente torna sulle prime pagine dei giornali. S’ipotizza che l’omicidio fosse legato a lettere anonime di minacce che i genitori del bambino, Christine e Jean-Marie, ricevevano da alcuni anni. Il padre e la madre del piccolo continuano a cercare la verità e ora si sono detti “scandalizzati” dal fatto che la foto del figlio sia stata utilizzata per una pubblicità. La scoperta è stata fatta dopo che un internauta francese ha pubblicato l’immagine in questione su Twitter. Il grafico si sarebbe limitato a cercare in Google immagini con il termine “bambino” e nessuno si era accorto del fatto perchè la foto era stata leggermente sfocata. I genitori di Gregory hanno minacciato un’azione giudiziaria se non fossero arrivate “scuse immediate” per un errore “commesso in buona fede”. Un portavoce del festival, presentando le pronte scuse, ha dichiarato: “È uno spiacevole errore, di cui misuriamo tutta la gravità”.

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Ancora avvolta nel mistero la scomparsa di due 16enni napoletani

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E’ avvolta nel mistero la scomparsa di una giovane coppia di fidanzatini, i sedicenni Anna Morino e Cosimo D’Avanzo, allontanatisi volontariamente dalle loro abitazioni il 25 giugno scorso. Il padre della ragazzina, Antonio, residente nel quartiere napoletano di Ponticelli, ha lanciato un appello fino ad ora caduto nel vuoto: “Torna a casa, siamo tutti in pensiero. Ti aspettiamo”. Per la coppia, che si frequenta da un anno, sono stati svariati gli appelli rimbalzati tra Facebook e la tv, grazie anche al programma Chi l’ha visto al quale è giunta una segnalazione, come racconta Antonio Morino: “Nel corso del programma una ragazza ha detto di averli visti in piazza Dante, a Napoli”. A seguire le indagini i carabinieri della compagnia di Poggioreale, che si sono concentrati anche sulla zona centrale della città partenopea, ma per ora sembrano non esserci sviluppi. Anche la zia di Cosimo, sempre sul social blu, ha lanciano un appello al nipote: “Non mi farò mai capace ti prego Mino torna, telefona, fai qualcosa che stiamo impazzendo non si può descrivere il dolore che stai causando ai tuoi genitori ……. torna torna”. Tutto inutile: da quando ha terminato gli esami di terza media, Anna ha fatto perdere le sue tracce e, con esse, si sono smarrite anche quelle del fidanzatino.

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Preso il pirata della strada che ha investito Christian Barra

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Christian Barra è stato investito due notti fa, alle spalle, mentre stava rincasando in bicicletta. Il pirata della strada non si è fermato a prestargli soccorso. Ora i carabinieri di Cuneo hanno identificato e denunciato l’uomo che l’ha strappato alla vita. Si tratterebbe di un 79enne, accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso, che ha riferito di non essersi fermato perché pensava di avere investito un animale. La svolta nelle indagini si è avuta con il ritrovamento dell’auto, una Hyunday Atos verde, che presentava un’ammaccatura compatibile con l’urto con la bicicletta della vittima, sulla quale erano state rinvenute tracce di vernice verde. I funerali di Christian si svolgeranno sabato, alle 10, nella chiesa parrocchiale di Falcetto.

20enne travolto da un’auto pirata nel Cuneese

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E’ morto nella notte il 20enne Christian Barra, di Verzuolo, in provincia di Cuneo. Il ragazzo è stato investito da un’auto pirata intorno alla mezzanotte in frazione Ceretto di Busca, a pochi chilometri da casa. Il conducente non si è fermato a prestare soccorso e i carabinieri ora hanno avviato le ricerche, anche sulla base di alcune testimonianze, sulle quali gli investigatori mantengono stretto riserbo. Il 118 intervenuto sul posto non ha potuto far altro che constatare il decesso del ragazzo, che frequenteva l’ultimo anno dell’Istituto Agrario di Verzuolo.

La sedicenne Federica Scollo, scomparsa da lunedì

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E’ scomparsa lunedì sera la 16enne Federica Scollo, palermitana, residente nel quartiere Partanna Mondello, dal quale si era allontanata e dove non ha fatto ritorno. La mamma, la signora Maria, ha fatto una denuncia a tutte le forze dell’ordine: “Ho avvisato – ha dichiarato – carabinieri, polizia e capitaneria di porto. Non abbiamo notizie da lunedì alle 19”. Poi l’appello a tutti: “Chiunque abbia visto mia figlia – dice – prego contattare subito i carabinieri o me.”

Continuano le ricerche di Marco Vidali e intanto si mobilita Facebook

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A Casale sul Sile, Treviso, Silea e negli altri comuni della Marca in questi giorni ci si chiede: “Come si fa a scomparire così a 23 anni?”. La domanda riguarda la sparizione di Marco Vidali, avvenuta la notte tra domenica e lunedì lungo la Restera. Il mistero ha destato stupore e la piazza virtuale si è riempita del tam tam di amici e coetanei. Sulle bacheche di Facebook appaiono gli appelli perchè tutti aiutino nella ricerca. A chiedere aiuto, c’è anche Giovanni: “Sono giorni che Marco Vidali non da più sue notizie, le forze dell’ordine stanno cercando negli ultimi posti dove e è stato ma niente. E’ un caro amico per me e penso anche per molti di voi, per favore non allarmatevi, se lo avete visto o se lo vedrete ditegli di farsi vivo. Utilizziamo Facebook per far girare la notizia, utilizziamolo con testa per favore. Condividete”. L’apprensione, nel frattempo, continua a crescere e si seguono da vicino gli sviluppi delle ricerche di Marco, scomparso mentre si trovava assieme a due amici. All’opera ci sono il nucleo sommozzatori, i soccorritori del 118, i vigili del fuoco, e i carabinieri che hanno già scandagliato ogni angolo della via e del tratto di fiume dove è stata rinvenuta lunedì pomeriggio la bicicletta del ragazzo che sembra sparito nel nulla mentre il suo cellulare ha smesso di suonare in concomitanza con la scomparsa. L’ultima cella ad agganciare il suo telefonino è quella che copre la zona di Fiera a Treviso. Poi, il nulla. I carabinieri hanno anche provveduto a controllare anche la stazione ferroviaria, la stazione degli autobus e gli altri luoghi d’aggregazione frequentati dal giovane. Con il passare delle ore, tuttavia, la più accreditata delle ipotesi èla più drammatica: quella di un incidente che ha fatto precipitare il ragazzo tra le acque del fiume, anche se le ricerche in questo senso non hanno dato esito. Nelle ricerche sono stati coinvolti anche i cani molecolari della Forestale mentre i carabinieri hanno utilizzato il loro elicottero per compiere un giro d’ispezione ma del giovane, che al momento della scomparsa indossava un cappellino da baseball una canotta nera con scritte rosse e una salopette con gli sbuffi sui fianchi, non è emersa nessuna traccia. Oggi le ricerche sono ricominciate prendendo l’avvio dalla diga di Silea, dove il corpo potrebbe essere stato trascinato dalla corrente. Ma la speranza, in rete, continua a sopravvivere.

Lutto nel mondo della moda: addio a Ottavio Missoni

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E’ morto all’età di 92 anni Ottavio Missoni. Il celebre stilista si è spento nella sua casa di Sumirago, in provincia di Varese, dopo esser stato ricoverato il 1° maggio in seguito a un malore e dimesso qualche giorno dopo. Si aggiunge questa perdita nella famiglia Missoni mentre continuano le ricerche di Vittorio, scomparso il 4 gennaio a Los Roques, in Venezuela, mentre stava viaggiando su un aereo da turismo con la compagna e una coppia di amici.

Nato nel 1921 a Ragusa, nell’allora regno di Jugoslavia, a sei anni si trasferisce con la famiglia a Zara, dove rimane fino al ’41, dividendo il suo tempo tra lo studio e l’atletica leggera, sua grande passione che seguirà per tutta la vita correndo i 400 metri piani e i 400 ostacoli. Fatto prigioniaro degli alleati durante la battaglia di El Alamein, si trasferisce a Trieste nel ’46, quando viene rilasciato dal campo di prigionia. Nella città apre un laboratorio di maglieria e nel 53 sposa Rosita, con la quale avvia un’attività a Gallarate salvo poi spostare la produzione a Sumirago, che diventerà la residenza della sua famiglia, che comprende i figli Vittorio, Luca ed Angela.

Sono gli anni ’60 quando gli abiti Missoni iniziano ad apparire sulle riviste di moda ma è il ’62 a segnare la svolta. Missoni inizia ad utilizzare la macchina da cucito Rachel, nata per la lavorazione degli scialli. Le sue creazioni appaiono così colorate e leggere e catalizzano l’attenzione mondiale. Nel ’69 una rivista americana gli dedica la pagina d’apertura e, l’anno successivo, i magazzini Bloomingdale’s aprono una boutique dedicata alla sua linea. La prima boutique a Milano arriverà nel 1976.

“Per vestirsi male non serve seguire la moda, ma aiuta”.

-Ottavio Missoni-

C’è chi compra le ricerche scientifiche per pilotare i nostri acquisti!

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Ma a questo mondo non si può credere proprio a niente? L’ennesima certezza crolla sotto i colpi di un articolo del Washington Post, ripreso da Repubblica: il cibo bio per bambini non è migliore di quello convenzionale. L’unica differenza sostanziale sta nel prezzo. Intendiamoci, non che il biologico faccia male, ma la differenza in termini di crescita e salute, nella nutrizione del bambino, la farebbe la variazione della dieta e non la rotazione delle colture, l’utilizzo del letame come concime, l’allevamento degli animali in spazi aperti e l’uso di mangini organici, da sempre motivi di vanto dei prododotti biologici. Questa la conclusione di Tiffany Hays del Johns Hopkins Children’s Center, supportata dagli studiosi dell’università di Stanford che l’anno scorso avevano pubblicato una ricerca su Annal of Internal Medicine, che aveva fatto discutere.

Gli studi pilotati magari dalle case che producono cibo non biologico che non vogliono perdere quote di mercato consistenti? E poi come può uno studio scientifico non considerare gli antibiotici dati agli animali quando non sono in regime biologico o le faglie inquinate dei terreni nelle colture convenzionali? I bambini assumono antibiotici e inquinamento nel momento della loro crescita e quale studio “serio e indipendente” può dire il contrario?

La bibita killer!

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Le bibite  zuccherate a base di soda, le bevande sportive o energy drink e i succhi di frutta dolci sono responsabili ogni anno nel mondo della morte di 180.000 persone, 500 al giorno. A stimarlo è una ricerca presenta dall’Harvard School of Public Health di Boston alla conferenza annuale dell’American Heart Association dedicata alla nutrizione e alle malattie metaboliche. “Questa tipologia di prodotti consumati in tutto il mondo contribuiscono all’eccesso di peso, una delle cause dell’aumento del rischio di sviluppare patologie croniche come il diabete, le malattie cardiovascolari e alcuni tipi di cancro”, spiegano i ricercatori della Harvard School of Public Health di Boston.

Lo studio, esaminando precedenti ricerche, ha collegato l’assunzione di bevande zuccherate a 133.000 decessi per diabete, 44.000 per malattie cardiovascolari e 6.000 per le neoplasie. Il 78% di queste morti sono avvenute in Paesi dove la popolazione ha redditi medio-bassi, piuttosto che in quelli più ricchi. “La nostra ricerca – avvertono gli scienziati – mostra che negli Stati Uniti, circa 25.000 decessi nel 2010 sono collegati a questo tipo di bevande zuccherate”. L’American Heart Association raccomanda di consumare non più di 450 calorie a settimana provenienti dalle bevande zuccherate, sulla base però di una dieta di 2.000 calorie.

I ricercatori hanno calcolato i quantitativi di zucchero e dolcificanti assunti dalla popolazione mondiale grazie alle bibite. Raggruppando i risultati per età e sesso, ma anche effetti sull’obesità e il diabete, e decessi correlati. Ebbene su nove regioni del pianeta nel 2010 la zona America Latina-Caraibi ha registrato il maggior numero di morti per diabete (38.000) legato proprio al consumo di bevande zuccherate. Mentre l’Asia ha il maggior numero di decessi per patologie cardiovascolari (11.000). Tra i 15 Paesi più popolosi del mondo, il Messico ha il più alto consumo pro-capite di bevande zuccherate e il tasso più alto di decessi: 318 morti per milione di adulti legate all’assunzione di bevande dolci. Mentre il Giappone, uno dei Paesi con il più basso consumo pro-capite di bevande zuccherate del mondo, ha anche fatto registrare il più basso tasso di mortalità associato con il consumo di queste bibite: circa 10 decessi per milione di adulti.

Un problema quello delle bevande zuccherate che risulta dannoso soprattutto per i bambini. Fra i ragazzini che le consumano, le bibite di questo tipo sono la prima causa di un apporto calorico troppo alto. A dirlo uno studio della University of North Carolina di Chapel Hill pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine. Inoltre, il consumo di bibite come la soda dolcificata, i drink alla frutta e gli energy drink, e’ associato anche con un piu’ alto consumo di cibi poco sani. Gli scienziati hanno esaminato i dati provenienti dal 2003-2010 What We Eat in America e daiNational Health and Nutrition Examination Surveys: i ricercatori hanno esaminato campioni provenienti da 10.955 bambini fra i 2 e gli 8 anni. Le bibite zuccherate sono le principali cause del maggior apporto calorico fra i bambini di 1-5 anni e quelli fra 6 e 11 anni.
Negli Stati Uniti il consumo di bevande zuccherate è molto diffusa. E’ recente l’ultima notizia nel braccio di ferro fra autorità e produttori sul consumo di questi prodotti. Pochi giorni fa è stato infatti bloccato a poche ore dalla sua entrata in vigore, lo stop alla vendita di bibite ad alto contenuto zuccherino in contenitori più grandi di 16 once (poco meno di mezzo litro) nella città di New York. A deciderlo è stato il giudice della corte suprema a Manhattan Milton Tingling  Junior, che ha revocato il divieto voluto dal sindaco della città Michael Bloomberg. Il primo cittadino ha annunciato che presenterà ricorso.

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