Grana Ikea: abbatte alberi vecchi di 600 anni?

ikea-tuttacronacaNel 2006 all’Ikea era stata rilasciata la certificazione della “Forest Stewardship Council”, l’ ong che promuove la gestione responsabile del patrimonio forestale nel mondo. Ora, tuttavia, la stessa FSC ha deciso la sospensione della certificazione in seguito ad un’indagine sull’operato della controllata Swedwood, che starebbe ricavando il legname in modo poco sostenibile. Spiega l’Huffington Post:
L’indagine era partita in seguito alla campagna lanciata dagli ambientalisti di “Protect the Forest”, secondo i quali la Swedwood avrebbe tagliato migliaia di ettari di foreste di 600 anni di età in Carelia, al confine tra Finlandia e Russia. Nella regione si trova infatti una delle ultime grandi foreste europee e Swedwood aveva la concessione per l’utilizzo di 700mila acri di territorio, a patto di risparmiare gli alberi secolari e i pendii a rischio di erosione. Come riporta il Sunday times, l’indagine avrebbe rivelato “gravi trasgressioni” alle regole, compreso l’utilizzo dei “biotopi chiave”, cioè degli alberi più antichi, per ricavare il legname.Simon Counsell, direttore esecutivo di Rainforest Foundation UK, ha confermato che molti alberi secolari sarebbero stati trasformati in mobili Ikea.

Nuova grana quindi per la multinazionale che avrebbe a disposizione circa l’1% delle risorse totali di legname del mondo e promuoverebbe da sempre la sostenibilità dei suoi prodotti e l’attenzione per l’ambiente. Linda Ellegaard Nordstrom di Protect the forest ha dichiarato al Sunday Times: “La relazione solleva diverse carenze, ma non descrive il problema principale: la frammentazione della foresta”. Non si è fatta tuttavia attendere la reazione di Ikea che tramite portavoce ha dichiarato: “Il legno è uno dei nostri materiali più importanti ed è usato in molti dei nostri prodotti. Per noi è importante offrire prodotti di arredamento di buona qualità a prezzi bassi. Tuttavia un prezzo basso non deve mai essere a scapito della qualità delle condizioni di produzione. La sospensione del certificato è assolutamente temporanea, le inadempienze riguardano principalmente questioni relative agli impianti e attrezzature dei nostri collaboratori. Siamo consapevoli delle nostre responsabilità, la maggior parte delle inadempienze è già stata corretta e ora siamo concentrati nel ripristinare al più presto il certificato FSC.”

Quando arriverà la legge per i reati ambientali in Italia?

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Forse i tempi sono maturi e finalmente i reati ambientali avranno un articolo nel nostro codice penale. Fino a oggi infatti, nonostante gli scempi e i disastri ambientali che hanno riempito le pagine dei giornali, i reati legati all’ambiente non hanno trovato posto nel nostro ordinamento. Ora si è vicino alla risoluzione del problema? C’è chi lo spera, anche se davvero sembra essere tardi, con un’Italia ferita a morte nel suo patrimonio naturalistico e culturale che avrebbe da solo potuto, in tempo di crisi, traghettare il nostro Paese alla ripresa e che invece è rimasto schiacciato sotto la scarsità di fondi e  incapacità gestionale. Le pene per chi oggi commette un reato contro il nostro patrimonio ambientale sono blande, quasi inesistenti e sostanzialmente si fermano a una sanzione di tipo economico, senza intaccare la fedina penale di chi commette il reato.

Come spiega La Stampa:

A tentare di spostare in avanti le lancette della storia è il testo unificato approvato all’unanimità dalla Commissione Giustizia di Montecitorio, in prossimità delle vacanze natalizie, che accorpa ben tre disegni di leggi presentati in questa legislatura (a firma di Ermete Realacci, Salvatore Micillo e Tommaso Pellegrino). Al testo unificato ha lavorato anche una Commissione di studio ad hoc nominata dal ministro dell’ambiente e presieduta dal gip Raffaele Piccirillo. Ma come è accaduto al vecchio pescatore di Hemingway, a furia di passaggi di mano e compromessi al ribasso della strana maggioranza, dell’enorme pesce all’amo è rimasto poco più che la lisca. Alla fine, vedono la luce solo due nuovi delitti: inquinamento e disastro ambientale. E se il primo è una novità assoluta, il secondo in realtà ha fatto da tempo la sua comparsa nei tribunali grazie all’interpretazione estensiva dell’art.434 del codice penale, il disastro innominato, che ha compreso anche quello ambientale.

Ciò che più conta è che per la prima volta nel campo ambientale si cambia paradigma giuridico: si passa da una impostazione penalistica che punisce situazioni di “pericolo astratto” a una in cui si sanziona il “danno effettivo”. Nel primo caso si puniscono mere inadempienza di prescrizioni normative, nel secondo i danni effettivamente arrecati. Anche se è un’arma a doppio taglio: se fino a oggi un’azienda che scarica illegalmente in un fiume viene punita (poco e male) solo perché non ha alcuna autorizzazione oppure perché ne ha travalicato i limiti, con la riforma per contestare uno dei due nuovi delitti occorrerà dimostrare e quantificare il danno causato. Salto di qualità pericoloso, ma necessario.

 Sicuramente positivi sono le circostanza aggravanti per i reati ambientali previste dal testo, sia nei casi dell’associazione a delinquere che, soprattutto, nel caso del coinvolgimento di pubblici funzionari o incaricati di pubblico servizio; visti i livelli di corruzione in materia ambientale una aggravante più che benvenuta.

Riforma ridotta all’osso, si diceva. Se da un parte non fa cenno alcuno ai reati nel ciclo del cemento (si pensi all’abusivismo edilizio, anche in aree a rischio), dall’altra ha rimesso nel cassetto altri delitti, invece presenti nei disegni di legge originari, come il “Danno ambientale, l’”Alterazione del patrimonio naturale, della flora o della fauna selvatica o delle bellezze naturali”, la “Frode ambientale” e l’”Impedimento al controllo”. Meglio di niente, certo. Ma si può fare di più?.

Il cemento che inghiotte la Città Eterna

consumo-suolo-roma-tuttacronacaL’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) sostiene che negli ultimi quindici anni la Capitale è stata vittima di una speculazione edilizia inarrestabile con un consumo di suolo che procede inarrestabilmente al ritmo di 8 mq al secondo. Francesco Montillo ha realizzato un video al proposito, mettendo a confronto le immagini aeree di 22 zone della capitale, con immagini del 1998 e del 2013. Il volume e la densità delle costruzioni è aumentata e il verde è stato velocemente inglobato dal cemento. Ispra, in un comunicato, afferma: “Negli ultimi anni il consumo di suolo in Italia è cresciuto ad una media di 8 metri quadrati al secondo e la serie storica dimostra che si tratta di un processo che dal 1956 non conosce battute d’arresto. Si è passati dal 2,8 per cento del 1956 al 6,9 per cento del 2010, con un incremento di 4 punti percentuali. In altre parole sono stati consumati, in media, più di 7 metri quadrati al secondo per oltre 50 anni. Il fenomeno è stato più rapido negli anni 90, periodo in cui si sono sfiorati i 10 metri quadrati al secondo”.

Addio a Michele Liguori, il simbolo della lotta alle ecomafie

michele_liguori-tuttacronacaE’ morto all’alba di oggi uno dei simboli di Acerra, il vigile urbano Michele Liguori, impegnato nella lotta allo sversamento di rifiuti che avvelenano la tristemente nota Terra dei fuochi. L’uomo era l’unico vigile del settore ambiente della Polizia municipale di Acerra, affetto da due tumori che gli erano stati diagnosticati nello scorso maggio. Raffaele Lettieri, sindaco di Acerra, ha commentato: “In questo momento l’unica cosa utile che possiamo fare per Michele è portare rispetto alla sua famiglia, che ha subito questo grave lutto. Per le considerazioni ci sarà tempo”. Liguori, in questi anni, aveva scoperto diverse discariche a cielo aperto. Il primo cittadino ha aggiunto: “Ho parlato con lui la scorsa settimana era in auto nei pressi del comune. Mi gli sono avvicinato e gli ho chiesto come stava. Ma lui, con la forza che l’ha sempre contraddistinto, mi ha raccomandato di chiamarlo se ci fosse stato bisogno di lui. La voglia di lavorare non l’aveva abbandonato”. E ha aggiunto: “In questo momento di grave perdita per la famiglia il comune, il comando vigili urbani, l’unica cosa che possono fare è stare vicino ai familiari, alla moglie, e portare loro il rispetto che meritano”.

Terra dei Fuochi e Ilva: screening gratuito per la popolazione

ilva-tuttacronacaSono stati approvati gli emendamenti al dl 136 dalla commissione Ambiente della Camera e l’elemento di novità emerso è che si stanzieranno 25 milioni di euro per il 2014 e il 2015 per effettuare gli screening medico-sanitari sulla popolazione che risiede nelle aree dell’Ilva di Taranto e della Terra dei Fuochi della Campania. Il relatore del decreto, il deputato Pd Alessandro Bratti, ha detto: “Il coordinamento dell’attività relativa agli screening sarà fatto dall’Istituto superiore di sanità, detentore del know kow specifico. Direi che con questo stanziamento abbiamo rafforzato nel decreto la parte delle misure che attiene la tutela sanitaria della popolazione delle due aree interessate al provvedimento. Rispetto ai provvedimenti precedenti è sicuramente un passo avanti” dice ancora Bratti, che poi conferma la prosecuzione delle indagini, sempre da parte dell’Istituto superiore di sanità nell’ambito dello studio ‘Sentieri’, relative alla valutazione dell’impatto dell’inquinamento sulle condizioni di salute e di vita delle popolazioni esposte. Oggi è stato approvato anche l’emendamento relativo all’aumento di capitale dell’Ilva quale strada per assicurare all’azienda le risorse necessarie ai lavori di risanamento ambientale.Come spiega il Sole 24 Ore:

Il percorso individuato è quello che già era emerso nei giorni scorsi, ovvero che il commissario dell’Ilva, Enrico Bondi, proporrà alla proprietà dell’azienda, i Riva, di partecipare all’aumento di capitale. In caso di loro rifiuto, il commissario potrà ricorrere a investitori terzi ma anche chiedere all’autorità giudiziaria lo svincolo delle somme sequestrate ai Riva per reati diversi da quelli ambientali e finalizzarle alla bonifica del sito industriale di Taranto. Si tratta, in sostanza, del miliardo e 900 milioni di euro che la Procura di Milano ha messo sotto chiave ai Riva accusandoli di reati fiscali e valutari. “Nel decreto – afferma Bratti – abbiamo anche puntualizzato che la partita finanziaria deve chiudersi entro il 2014. Ma non andrà effettuato solo l’aumento di capitale. No, i soldi devono esserci e spendibili”. Inoltre, aumentata dal 70 all’80 per cento la quantità di prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale che il commissario dell’Ilva deve aver avviato nel periodo – in sostanza l’attuale – che precede la presentazione del piano ambientale e del piano industriale, attesi rispettivamente per fine febbraio e a seguire subito dopo. “Nell’80 per cento – rileva Bratti -, come ha detto anche il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, si intendono sia le attività dell’Aia concluse che quelle attivate”.

Per il presidente della commissione Ambiente, Ermete Realacci, già presidente nazionale di Legambiente, «grazie a un lavoro intenso la commissione Ambiente, che ha svolto audizioni anche tra Natale e Capodanno e ha anticipato la ripresa dei lavori della Camera dopo la pausa di fine anno, ha rafforzato molto il decreto Terra dei Fuochi e Ilva. Tra i miglioramenti apportati, anche molte delle richieste fatte da comitati e associazioni ambientaliste in sede di audizione. In particolare – osserva Realacci – sono state inserite misure che introducono nuovi mezzi e strumenti per tutelare la salute dei cittadini, consentono di contrastare più efficacemente la criminalità organizzata, reperiscono anche dai beni sequestrati ai clan fondi per avviare le bonifiche prioritarie» e infine “allargano le forme di partecipazione di cittadini e comunità. Introdotti anche strumenti – conclude Realacci – per reperire dai beni della famiglia Riva le risorse necessarie per il risanamento ambientale e le bonifiche dell’Ilva”.

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Peppa Pig, famiglie entusiaste ma associazioni animaliste infuriate!

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Chi avrebbe mai potuto pensare che Peppa Pig potesse scatenare polemiche? L’allegra famigliola di maiali, tanto amata dai bambini e dalle famiglie, ha fatto invece infuriate l’Aidaa,  l’Associazione italiana difesa animali e ambiente, che in una nota davvero sorprendente ha affermato «Peppa Pig e tutti gli altri cartoni animati che fanno vedere gli animali felici – secondo il presidente nazionale della stessa associazione Lorenzo Croce – distorcono brutalmente la realtà in merito alla sorte reale che tocca quotidianamente a milioni di maiali mucche, oche e anatre e topi ed altri animali che sullo schermo appaiono come animali che vivono felicemente, mentre quelli veri, le vere Peppe Pig, sono costrette a vivere in allevamenti intensivi ed uccise in maniera brutale per l’alimentazione umana. Se vogliamo trasformare gli animali in un business – continua Croce – questa è la strada giusta, ma se invece amiamo gli animali dobbiamo mostrare anche l’altra faccia della medaglia, quella della violenza e della morte a cui sono sottoposti ogni anno migliaia di animali veri che vengono idealizzati nei cartoni animati». Da qui la proposta di Aidaa rivolta a famiglie e netwoork televisivi. «Le famiglie spengano la tv davanti a queste orribili mistificazioni – conclude Croce – e le televisioni facciano vedere immagini di vita quotidiana delle vere Peppe Pig, dei veri Autogatto e Mototopo e via dicendo in modo che i più piccoli sappiano anche loro a quanta sofferenza sono sottoposti gli animali che vivono felici ma purtroppo solo nelle loro fantasie».

Rilasciato su cauzione Christian D’Alessandro

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Potrà essere scarcerato su cauzione  Christian D’Alessandro, l’attivista italiano di Greenpeace, che era stato arrestato lo scorso 19 settembre nel nord ovest della Russia.

La decisione è stata presa dal tribunale di San Pietroburgo. L’annuncio è stato dato via Twitter da Greenpeace Russia.

Ora il ragazzo napoletano soggiornerà nel consolato russo a San Pietroburgo in attesa del processo: “Siamo felicissimi – spiega il padre Aristide ad Huffpost.- è una grande gioia. Ringraziamo la Farnesina per l’impegno e tutti gli amici, conoscenti che in questi mesi ci sono stati vicini. Ora non vediamo l’ora di riabbracciarlo, andremo a riprendercelo in Russia”.

Da paradiso a inferno… l’Amazzonia è morta?

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Anni fa ci si preoccupava per l’ecosistema dell’Amazzonia e di un territorio che pian piano si stava modificando e inesorabilmente, a causa degli interventi sbagliati dell’uomo, stava vivendo un momento drammatico. Oggi quel paradiso assomiglia molto a un inferno e sembra che quella morte annunciata ormai si in atto e sarà difficile poter tornare indietro. Proprio nei giorni in cui si tiene a Varsavia  la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, vengono divulgate le immagini aeree egli effetti devastanti della deforestazione sulla foresta pluviale amazzonica. Dopo mesi di lavoro, i fotoreporter Reuters, Nacho Doce e Ricardo Morais, hanno documentato quello che rimane del più grande polmone terrestre. Le foto mostrano intere aree divorate dagli incendi controllati (appiccati per fare spazio a coltivazioni, miniere e altri progetti), responsabili di elevate emissioni di anidride carbonica. L’agenzia spaziale brasiliana ha diffuso dei dati secondo i quali nell’ultimo anno è stato distrutto più di un terzo della foresta, spazzando via un ‘area pari a due volte la città di Los Angeles. Se queste cifre si  dovessero dimostrare esatte, verrano confermati i timori e gli avvertimenti di scienziati e ambientalisti sui rischi che corre l’intero ecosistema.

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Ecco come è stato arrestato Christian, tra elicotteri e fucili. Ecco il video!

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Sono immagini drammatiche quelle diffuse oggi dagli attivisti di Greepeace. Mostrano il momento in cui la nave Arctic Sunrise è stata abbordata e sequestrata dagli agenti di sicurezza russi in acque internazionali, il 19 settembre scorso. Nel video si vede un elicottero russo sovrastare la nave. Da un cavo scende il primo agente, con il volto coperto da un passamontagna e in mano un enorme fucile. Gli attivisti di Greenpeace, con le mani alzate, cercano pacificamente di impedire al velivolo di atterrare e agli altri uomini di scendere. Si vede anche Christian D’Alessandro, il giovane italiano arrestato insieme agli altri attivisti. Indossa una maglietta rossa. Niente da fare, gli agenti russi fanno irruzione sulla nave, che poi viene rimorchiata fino al porto di Murmansk. Il resto della storia, purtroppo, è noto.

Salgono le polemiche per il parco divertimenti a Venezia a San Basilio

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Oltre le Grandi Navi ora i veneziani dovranno combattere contro il parco divertimenti. sembra infatti che Zamperla,  il colosso vicentino delle giostre e dei parchi divertimento, voglia installare, sull’isola di Sacca San Biagio, di fronte a San Basilio, un ibrido tra museo  interattivo e digitalizzato, con quelli che vengono definiti percorsi di “realtà aumentata” per gli studenti, ovvero l’arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni, in genere manipolate e convogliate elettronicamente, che non sarebbero percepibili con i cinque sensi. Naturalmente sull’isola però non mancherebbero montagne russe, ruote panoramiche e scivoli… un progetto che sulla carta costerebbe almeno 80 milioni di euro. Si sono quindi accese le polemiche, soprattutto a protestare sono le associazioni ambientalistiche. Ma l’isola appartiene al demanio e può essere data in concessione e sembra proprio che il progetto è già stato presentato alle istituzioni locali e al magistrato delle acque che avrebbero già concesso l’isola per un periodo di 4 anni.

Secondo Zamperla, comunque, si tratta di un progetto che rivitalizzerà l’isolotto e valorizzerà la città galleggiante, con tanto di percorso culturale su flora, fauna e fondali della laguna. Come si legge su La Nuova Venezia: “Ci sarà un punto iniziale dedicato al recupero della storia di Venezia, utilizzando le ultime tecnologie, con una riproduzione della città, racconto di pezzi di storia attraverso un Doge che prenderà vita grazie alla “realtà aumentata”. Ci sarà un’area didattica dedicata agli studenti su ambiente, energie alternative e la possibilità di sperimentare la scienza. E ci sarà il momento ludico, con installazioni pensate per Venezia. tutto attorno al parco, un’area verde ad accesso libero”.

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Agricoltura nuova realtà italiana, D’Alema alla sagra del tartufo

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L’agricoltura è una nuova realtà italiana e sembra che anche la politica, dopo anni di indifferenza, stia tornando sui suoi passi per valorizzare le ricchezze alimentari del territorio italiano e così Massimo D’Alema dal congresso del Pd si sposta alla sagra del tartufo e afferma che sosterrà a livello internazionale, la richiesta avanzata dall’Associazione nazionale Città del tartufo all’Unesco per il riconoscimento della cultura tartufigena come patrimonio immateriale dell’umanità. Proprio questa mattina D’Alema partecipando alla 26ma mostra-mercato nazionale del tartufo e della patata bianca a Pietralunga, nel territorio perugino, ha affermato:

«Bisogna lavorare in modo che, entro il 31 marzo 2014, la richiesta di candidatura sia l’unica che parta dall’Italia e arrivi alla Commissione intergovernativa dell’Unesco a Parigi». In questo momento, dopo la consegna alla Commissione nazionale italiana per l’Unesco, la documentazione prodotta a sostegno della richiesta di candidatura è al vaglio dei ministeri di Agricoltura e Ambiente, e passerà successivamente a quello degli Esteri, che darà l’eventuale ratifica per la presentazione a Parigi.

E sempre secondo D’Alema, «sarebbe molto importante per il buon esito della richiesta arrivare all’Expo 2015 di Milano con la cultura tartufigena già candidata all’Unesco e offrire durante l’esposizione internazionale uno spazio per promuovere la candidatura stessa»

“L’Italia cade a pezzi”: così Franco Gabrielli

gabrielli_tuttacronacaE’ intervenuto questa mattina al Festival dell’acqua, a L’Aquila, Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile. Nel capoluogo abruzzese messo in ginocchio dal terremoto del 9 aprile 2009, ha esordito ricordando quel tragico evento e la situazione che la città sta vivendo, con il centro storico ancora “zona rossa”, lo stato d’emergenza permanente e l’attenzione sempre distolta dal capitolo ricostruzione: “Per me tornare a L’Aquila è una soddisfazione da un lato ma di anche di dolore per l’altro finché questa città non sarà tornata non dico all’antico splendore ma almeno alla lucentezza che le spetta. Per me è sempre una ferita aperta: questo territorio deve necessariamente ripartire.” Ma dell'”emergenza nazionale” che rappresenta la città abruzzese ha parlato anche il sottosegretario alle Infrastrutture Erasmo D’Angelis, che ha annunciato lo stanziamento nella prossima legge di stabilità di incentivi per aziende e territorio. Ma un’altra emergenza da affrontare, come ricordano anche i recenti accadimenti in Puglia, dove il maltempo ha provocato danni, stando alla conta provvisoria, di 50 milioni di euro per la sola Ginosa. Gabrielli ha infatti parlato anche del dissesto idrologico: “L’Italia cade a pezzi”. E proprio per questo nessuno, sia tra la Protezione civile che tra i cittadini, deve abbassare la guardia. “Io continuo a sostenere che un maturo sistema di protezione civile è un sistema nel quale i cittadini sono i principali attori. Non possono essere i cittadini sempre gli utilizzatori finali di un’attività messa in capo ad altri. I cittadini sono i beneficiari ma gli attori primi di un sistema di protezione civile. Quindi l’ informazione, la formazione, la consapevolezza sono alla base di un sistema nel quale non vi è un consumatore di sicurezza ma tutti noi siamo operatori di sicurezza.” L’Italia è un territorio che deve ripartire, ma non trova l’indispensabile sostegno dello Stato, troppo impegnato a occuparsi dell’economia di mercato per guardare a rischi ambientali che provocano morti umane. Come la tragedia del Vajont ha insegnato.

A Padova cittadini infreddoliti nelle loro abitazioni: via libera al riscaldamento

freddo-riscaldamento-tuttacronacaItalia nella morsa del maltempo e temperature che sono precipitate improvvisamente. Il freddo che ha avvinghiato la città di Padova ha fatto sì che l’amministrazione decidesse di anticipare il via libera al riscaldamento in case private e appartamenti. Se nel Comune il 15 ottobre è la data fissata per l’accensione degli impianti termini nei palazzi, che vengono poi spenti il 15 aprile, quest’anno si è pensato di anticiparla: da oggi è infatti possibile riscaldare la propria abitazione, ma solo per sette ore al giorno. Come spiega l’assessore all’Ambiente Marina Mancin: “Abbiamo deciso di anticipare il permesso di accendere i termosifoni, ma solo per sette ore al giorno e non per 14, come avviene di norma. Da metà ottobre invece gli impianti termici potranno funzionare a pieno regime”. Come riporta il Mattino, sono però in arrivo limitazioni “anche sul fronte delle temperature: secondo il regolamento del Comune l’aria all’interno delle singole unità immobiliari non può superare i 20 gradi centigradi ma, se verrà approvata la proposta di Marina Mancin, che ora deve sottoporla agli altri sindaci della cintura, insieme alle limitazioni per le auto non catalizzate ci sarà anche quella per gli impianti di riscaldamento, che dovranno fermarsi a 19 gradi.”

Italia in vendita? Cercasi acquirenti per l’isola di Santo Stefano

carcere-santostefano-tuttacronacaE’ appena stata venduta all’asta l’isola di Budelli e ora anche quella di Santo Stefano potrebbe trovare un nuovo proprietario: è infatti tornata in vendita sul sito di annunci immobiliari online Immobiliare.it. L’isola, un paradiso naturalistico che sorge di fronte a Ventotene, nel litorale laziale, rappresenta uno dei luoghi simbolo della storia italiana: vi si trova infatti un antico carcere borbonico dove furono rinchiusi, tra li altri, l’anarchico Gaetano Bresci e nel periodo fascista il futuro Capo dello Stato Sandro Pertini. Il carcere occupa circa 3 dei 28 etteri dell’isola, appartiene al Demianio e non è naturalmente in vendita. Il notaio napoletano proprietario di Santo Stefano che ora ha messo in vendita l’isola, che è inserita in una zona marina protetta, vuole restare anonimo.

Budelli all’asta, venduta a 2,94 mln di euro a un neozelandese

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E’ stata venduta all’asta per 2,94 milioni di euro. L’isola di Budelli, il paradisiaco spettacolo della spiaggia rosa è stato acquistato da  un imprenditore neozelandese con società in Svizzera. La cessione davanti al giudice del Tribunale di Tempio Pausania però potrebbe rivelare ancora qualche sorpresa. Entro 90 giorni infatti, il ministero dell’Ambiente e l’Ente Parco potrebbero far valere il diritto di prelazione.

 L’avvocato Giò Mura, che ha curato l’acquisto dell’isola per il neozelandese ha affermato “Il mio cliente è un vero ambientalista, innamorato di Budelli e dell’arcipelago della Maddalena da decenni, un neozelandese impegnato nella autentica conservazione della flora e della fauna marina e terrestre, ha vissuto in varie parti del mondo ed è coinvolto in significativi progetti di conservazione marina e terrestre in vari siti. E’ una persona molto sensibile alle preoccupazioni e alle istanze degli ambientalisti locali. Ha acquistato l’isola con l’obiettivo di preservarne l’ecosistema in conformità con gli ideali dell’Ente Parco dell’Arcipelago”.

LE 1000 MORTI DI CANCRO A SAVONA, fanno aprire l’inchiesta per Tirreno Power

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Sono arrivate a 1000 nella provincia di Savona le morti per cancro da quando la centrale Tirreno Power è arrivata a Vado Ligure. Questo è il dato esaminato dagli dai consulenti della procura di Savona nell’ambito dell’inchiesta coordinata da Francantonio Granero e Chiara Maria Paolucci. L’azienda è stata quindi messa sotto inchiesta per le emissioni di polveri bianche e rosse che sembrerebbero fuoriuscire dalla centrale a carbone.

I reati ipotizzati dai magistrati nel fascicolo aperto, per ora contro ignoti, sarebbero di disastro ambientale e, più difficile da dimostrare, di omicidio colposo, spiega Giovanni Ciolina su Il Secolo XIX:

“Se i consulenti della procura sono infatti sicuri di poter sostenere la responsabilità dell’impianto a carbone vadese nell’aumento della mortalità per cause tumorali, altrettanto difficile per gli inquirenti appare abbinare il nome di una vittima ad un caso specifico. In sostanza la procura sottolinea come le emissioni inquinanti abbiamo contribuito ad aumentare la mortalità, ma senza essere ancora in grado di individuare un caso specifico di decesso per tumore, la cui insorgenza possa essere attribuita con certezza solo alle emissioni e non anche ad altre cause (familiarità, fumo ecc.)”.

Dopo circa due anni di indagini sul caso Tirreno Power la procura rimane cauta perché teme fughe di notizie prima che le indagini siano del tutto concluse:

“Il sostituto procuratore Chiara Maria Paolucci starebbe aspettando ancora alcune relazioni investigative della polizia giudiziaria, considerate indispensabili alla conclusione dell’inchiesta e alla identificazione di eventuali responsabili da iscrivere nel registro degli indagati per disastro ambientale, la tesi accusatoria più concreta e considerata più “solida” giuridicamente. Così come, peraltro, era successo per una precedente inchiesta sulle sacche di sangue infetto condotta proprio dal procuratore Granero, quando gli investigatori erano riusciti a stabilire l’infezione dei pazienti, ma non la certezza della morte di uno di loro per quel fatto”.

Se dopo anni di studi, anche si licheni, l’inquinamento nella zona di Vado Ligure è stato confermato, la Tirreno Power ha respinto le accuse:

“In questi anni, l’azienda si è sempre difesa sostenendo la non completa affidabilità dei dati e manifestando il totale impegno ( con interventi specifici) a ridurre l’emissione di qualsiasi polvere che possa provocare danni di qualsiasi tipo alla popolazione del savonese. In ballo ci sono centinaia di posti di lavoro e quindi la prudenza è d’obbligo, ma l’influenza delle eventuali emissioni sulla salute pubblica non può certo essere sottovalutata nell’analisi del caso Tirreno Power”.

 

I rifiuti tossici a Casal di Principe e il problema delle ecomafie

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La crisi c’è ma non per le ecomafie questo era il quadro fotografato a giugno nel rapporto di Legambiente realizzato grazie al contributo delle Forze dell’ordine. Il mercato immobiliare crolla, ma le case abusive crescono, le industrie chiudono, ma l’economie sommerse proliferano e con esse anche i liquami tossici e i materiali pericolosi. Così che alcuni fusti sono stati indicati da un collaboratore di giustizia a Casal di Principe, ma questo senza dubbio è solo la punta di un iceberg di dimensioni sconosciute. Il sito dove hanno scavato, per 9 metri, i tecnici dell’Arpac e i Vigili del fuoco di Caserta, insieme al Nucleo operativo dei Carabinieri di Casal di Principe, è nei pressi di via Sondrio. Nell’operazione si sono utilizzati anche i rilevatori per accertare l’eventuale presenza di rifiuti radioattivi. Tra coloro che hanno assistito al ritrovamento dei fusti c’era anche don Maurizio Patriciello, parroco del Parco Verde di Caivano, in prima linea nella lotta contro i roghi tossicidi rifiuti nella cosiddetta “Terra dei fuochi”, tra le province di Napoli.

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Il fragile Artico!

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Lo sappiamo da tempo che i ghiacci dell’Artico si stanno disciogliendo e fiumi di parole sono stati spesi su questo fenomeno. Ora però i dati del satellite Cryosat 2, spedito dall’Agenzia spaziale europea (Esa) per monitorare il Polo Nord parlano di un Artico “fragile”. Nel 2013 infatti si sono assottigliati i ghiacci perenni, quelli che non si scioglievano in estate e aumentavano in inverno. Quindi un anno che si può definire dell'”assottigliamento” anche se l’estensione misurata – poco sopra i 5 milioni di chilometri quadrati, 1 milione in meno rispetto alla media di riferimento degli ultimi 30 anni – non rappresenta infatti un record negativo. Ma in sostanza che previsioni si fanno su questi dati?

Ci sarebbe la possibilità che  «fra il 2020 e il 2030 in estate l’Artico potrebbe molto probabilmente essere libero dai ghiacci e che in inverno resterebbe solo il ghiaccio annuale», come ha osservato il responsabile della missione dell’Esa, Tommaso Parrinello.

Entro la fine del 2013 dovrebbero esserci le prime elaborazioni sui i dati e allora si potranno fare ipotesi più precise.

L’isola che è un modello di ecocompatibilità: Pellworm

pellworm-tuttacronacaJuergen Feddersen, sindaco dell’isola tedesca di Pellworm, nel mare del nord, ha raccontato: “Tutto è iniziato negli anni Ottanta, quando le eoliche e i pannelli solari sono stati testati sull’isola”. E ha aggiunto: “E’ ad allora che risale la nostra reputazione di isola delle rinnovabili”. Di cosa sta parlando? L’isolotto che sorge a un’ora di battello dalla terraferma, è un modello di autogestione energetica che produce l’energia elettrica necessaria ai suoi mille abitanti. Qui, tra il suo porto e la chiesa dell’XI secolo, sorge anche un parco elettrico. Gli stessi residenti hanno preso in mano la gestione della “transizione energetica”, tanto che le otto pale eoliche appartengono a 40 famiglie del villaggio e producono energia, oltre che per il fabbisogno dei 400 abitanti, anche per l’esportazione verso il continente. L’accortezza degli abitanti, inoltre, ha fatto sì che sorgessero ai confini dell’isola, per non guastare la vista ai turisti. Molti agricoltori dell’isola si sono riconvertiti in produttori di energia, assicurandosi ottimi profitti e ora lo scopo è anche di assicurare un futuro all’ambiente. Il vicesindaco Kai Edlefsen, allevatore bio e gestore del parco eolico, ha spiegato: “Sappiamo cosa significa cambiamenti climatici. Viviamo circondati dall’acqua e ci siamo accorti bene che il livello dell’oceano è salito”. E conclude: “Non possiamo salvare il mondo, ma possiamo dare il nostro contributo.” L’isolotto è spazzato dal vento ma, in caso di sua assenza, una centrale a biogas trasforma mais e letame in metano, poi in elettricità. La meta è diventare completamente autosufficiente mentre Eon Hanse, filiale del gigante dell’energia Eon, testerà a breve a Pellworm diversi sistemi di stoccaggio di elettricità e le cosiddette reti intelligenti “smart grids”.

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Amatrice in festa: onore agli spaghetti all’amatriciana

amatrice-spaghetti-amatriciana-tuttacronacaSi trova in provincia di Rieti il paese di Amatrice, dove ha avuto i natali la ricetta dell’amatriciata, nonostante in molti la colleghino a Roma. Nella sua versione iniziale, la ricetta non prevedeva bucatini ma spaghetti ed era in bianco. Sono ormai 47 anni, però, che Amatrice festeggia la versione con il pomodoro ma senza “tradire” il formato originale della pasta. L’appuntamento è per questo week-end, con la “Sagra degli Spaghetti all’Amatriciana” che si terrà nel centro storico, addobbato per l’occasione e dove si potranno trovare stand enogastronomici per assaggiare numerosi prodotti della tradizione laziale e sabina in particolare. Amatrice è un centro ricco anche di storia, soprattutto per la sua particolare collocazione geografica, in una zona strategica di passaggio tra il versante Adriatico e quello Tirrenico, al confine fra ben 4 regioni: Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo.

Quest’anno la sagra va in scena senza dimenticare l’ambiente: si è ridotto al minimo l’impatto ambientale con stoviglie che saranno in materiali biodegradabili mentre verrà organizzata una raccolta differenziata dei rifiuti per smaltire in loco e nella maniera più corretta tutti i residui, biodegradabili o meno. Non solo: tutte le materie prime utilizzate saranno date da produttori locali di Amatrice e paesi limitrofi: si ridurrà così l’impatto sull’ambiente valorizzando al contempo le eccellenze della zona. Ma si strizza l’occhio anche ai celiaci con uno stand dove si offrirà pasta senza glutine. E per accompagnare il tutto, sarà lanciata la Birra Amatrice realizzata dalla ditta Alta Quota di Cittareale, con frumento coltivato nell’omonimo paese.

La discarica di Roma non sarà pronta in tempo, rifiuti al Nord

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Non c’è il tempo tecnico per la nuova discarica di Roma, il 30 settembre è troppo vicino. Tutte le assicurazioni che fino a qualche giorno fa parlavano di una discarica pronta ed efficiente per il 1 ottobre sono crollate.  Ieri l’assessore all’Ambiente del Comune, Estella Marino, lo ha detto chiaramente: «Anche se il sito della Falcognana avesse oggi il via libera, servirebbero dei tempi tecnici. E la discarica non sarebbe pronta per il 30 settembre. Per questo stiamo organizzando il trasferimento dei rifiuti fuori dal Lazio». Quindi i rifiuti di Roma sono già pronti a essere trasferiti per qualche tempo al Nord con un aggravio delle spese.

 

Sparatoria in un ristorante in Baviera, 3 morti e 5 feriti per una lite di condominio

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Un bilancio pesante quello della sparatoria avvenuta in un ristorante di Dossenheim, piccola città della Baviera, nel sud della Germania. Un uomo ha aperto il fuoco in un ristorante, l’Ambiente,  dove si stava svolgendo una riunione di condominio, uccidendo 2 persone e ferendone 5 prima di suicidarsi. La polizia sta indagando sulle cause che hanno generato la tragedia.Dalle prime indiscrezioni sembrerebbe che a innescare la follia omicida e suicida si stato un alterco verbale in cui al killer era stato chiesto di lasciare la sala.

I rifiuti di Ferragosto abbandonati sulle spiagge.

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Rifiuti di ogni genere e tipo quelli rinvenuti sulle spiagge  del versante orientale della provincia di Taranto dopo il bivacco di Ferragosto. Uno spettacolo desolante in cui si registra anche il danneggiamento delle dune. Un assalto in massa di bagnanti che si sono accampati ovunque, violando a volte anche la legge pur di trascorrere la vigilia e il Ferragosto in spiaggia con esiti devastanti per l’ambiente. Senza rispetto e con molta inciviltà le spiagge, patrimonio pubblico, sono state “violentate” da quanti hanno deciso di passare la notte a pochi metri dal mare. Non sono neppure mancati episodi di violenza dovuti all’alcol che ormai è diventato un must nelle notti estive in spiaggia.

L’episodio più grave di violenza si è registrato in zona Chidro, con un uomo arrestato, due poliziotti feriti e altri contusi. Ma una rissa è scoppiata anche nei pressi dall’altra parte della litoranea manduriana, che si è conclusa con un altro ferito, che è stato poi trasportato in ospedale. Tanto lavoro, quindi, anche per i sanitari del 118 in servizio nella notte, e ancor di più per gli operai del servizio di igiene pubblica, ai quali è toccato il compito di ripulire i 18 chilometri di spiaggia (rimuovendo quintali di rifiuti), nella giornata di ieri.

Sversamento a Venezia, la Giudecca invasa dagli idrocarburi

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E’ stata avvistata ieri sera nel Canale della Giudecca a Venezia, nei pressi del vecchio molo della Marittima, l’enorme macchia di idrocarburi che ha immediatamente destato l’attenzione dell’equipaggio Actv, l’azienda pubblica di trasporti lagunare. Inizialmente lunga circa 80 metri ben presto si è allargata estendendosi fino sotto riva, allungandosi quindi di alcune centinaia di metri. Immediato l’arrivo dei mezzi della Capitaneria di porto, delle Guardie ai fuochi di Venezia e tecnici dell’agenzia regionale ambientale Arpav, che hanno effettuato campionamenti nell’acqua della laguna per accertare la portata del fenomeno e le conseguenze per l’ambiente. L’effetto c’è stato, tanto che i residenti hanno anche lamentato un forte odore da idrocarburi, e alcuni, sembrerebbe, che hanno accusato anche lievi malori.  La Guardia Costiera, che ha avvisato del fatto l’autorità giudiziaria, sta svolgendo accertamenti per cercare di individuare i responsabili dello sversamento: in un primo momento sembrava fosse colpa di una nave greca, ma ancora non ci sono conferme.

La Solvay sarà la nuova Ilva? Dalla Toscana alla Puglia l’inquinamento continua

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E’ stato l’ex M5S, Adriano Zaccagnini, ora appartenente al gruppo misto  a denunciare la nuova “bomba ecologica” che mina l’Italia. Stavolta non è la Puglia, ma la Toscana ad essere minacciata dallo stabilimento della Solvay, sorto dal 1941. La multinazionale belga che lo gestisce estrae salgemma dai giacimenti di Volterra e della Val di Cecina e produce carbonato di sodio, bicarbonato di sodio, cloro, soda caustica, clorometani e acqua ossigenata.

I risultati – secondo i dati forniti dal deputato –  sono stati un valore aggiunto modesto sul territorio e un costo enorme in termini ambientali: un visibile degrado del mare, enormi consumi di acqua e l’estrazione di salgemma nella Val di Cecina fino alle saline di Volterra; la gente accorre a frotte in un’area non balneabile: i cartelli stradali indicano proprio «spiagge bianche», da Rosignano Marittima a Vado, nonostante l’acqua – si legge nell’interrogazione – “nasconda insidie letali. Tuttavia, nel raggio di chilometri non s’intravede un solo divieto. Anzi, con denaro pubblico è sorto un lido balneare e l’Asl organizza addirittura la balneazione per gruppi di persone disabili”.

l’Agenzia ambientale Onu ha classificato questo tratto costiero come uno dei 15 più inquinanti d’Italia: secondo le stime per difetto del Cnr di Pisa, nella sabbia bianca la Solvay ha scaricato 337 tonnellate di mercurio ed altri veleni: arsenico, cadmio, nickel, piombo, zinco, dicloroetano. L’elenco completo è stato pubblicato sul sito dell’Agenzia europea dell’Ambiente. Più precisamente a Rosignano, secondo Legambiente, sono state 500 tonnellate di mercurio, presenti fino a 14 chilometri dalla battigia. E gli albergatori hanno addirittura chiesto di cambiare il nome della cittadina togliendo il “marchio” Solvay proprio per non abbinare la città alla situazione di degrado ambientale.

Oggi la Solvay è finita sotto inchiesta per gli scarichi abusivi nel mare toscano, sono stati  indagati sia la direttrice che i 4 ingegneri.

La società  ha chiesto di patteggiare, ma la Procura ha posto precise condizioni: risanamento e fine delle violazioni. L’ultima scadenza per la Solvay è il 2015: se non sarà tutto ok, potrebbero scattare i sequestri.

Aspettando ulteriori sviluppi, Zaccagnini ha così chiamato in causa il  Ministero dello sviluppo economico, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ed il Ministero della Salute.

Zaccagnini pone richieste precise ai ministri competenti:

1) realizzare un’indagine epidemiologica, a cura di un organismo pubblico autorevole e a carico della stessa Solvay, per stabilire gli eventuali rapporti tra le patologie e i decessi avvenuti sul territorio e le emissioni inquinanti della fabbrica, con la correlazione tra inquinanti conosciuti e patologie;

2) intervento d’urgenza per quantomeno bloccare i danni all’ambiente e alle persone prodotti dalla lavorazione;

3) avvertire la popolazione dello scarico in mare di tali sostanze, prevedendo inoltre che le spiagge bianche vengano interdette alla frequentazione per almeno 1 chilometro a nord e a 2 chilometri a sud dalla foce dello scarico;

4) chiusura dello scarico a mare entro non oltre 4 anni, anche se depurato dagli inquinanti denunciati;

5) obbligo per lo stabilimento di dotarsi di un impianto a circuito chiuso dell’acqua, con la possibilità di utilizzare solo l’acqua in entrata in mare;

6) rimborso dei lavoratori posti in Cassa integrazione (da dicembre 2011 a maggio 2012) nel caso fosse riconosciuta la strumentalità dell’iniziativa Solvay;

7) prevedere, nell’accordo di programma che è in corso di definizione presso la regione Toscana, un dissalatore a carico di Solvay, da cui la multinazionale ricavi acqua e sale lasciando l’acqua dolce alla popolazione;

8) spostamento del serbatoio di etilene ad alto rischio dall’area archeologica di Vada prevedendo per lo stesso una diversa collocazione.

Report shock: Taranto muore per colpa di sigarette e alcol, non dell’Ilva.

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Nessuno lo nega a Taranto si muore di cancro, ma la colpa non sarebbe dell’Ilva, ma secondo il rapporto di Enrico Bondi, commissario straordinario sull’Ilva, le cause sarebbero da ricercarsi nelle sigarette e nell’alcol. Come riportato da “Il Fatto Quotidiano”:

L’Ilva non ha colpe, i fattori responsabili per le malattie e i decessi per tumore a Taranto sarebbero altri: “Fumo di tabacco e alcol, nonché difficoltà nell’accesso a cure mediche e programmi di screening”.

Bondi, inoltre, continua il giornalista de “Il Fatto Quotidiano”:

ha allegato una perizia in cui si critica duramente lo studio Sentieri compiuto dal ministero della Salute e la valutazione del danno sanitario effettuato da Arpa Puglia che aveva spiegato che, anche con la piena attuazione delle misure previste nell’Aia (Autorizzazioni integrata ambientale), l’impatto degli inquinanti sulla popolazione non si sarebbe azzerata, ma solo dimezzata. “I dati di mortalità per tumori nello Studio Sentieri – si legge nel documento in possesso del Fatto – si riferiscono al periodo 2003-09. L’incidenza e la mortalità per tumori riflette esposizioni che risalgono a un lontano passato.

Bondi, spiega ancora il quotidiano diretto da Padellaro, va anche all’attacco frontale con gli esperti dell’Arpa, rei, secondo il commissario, di aver falsato i risultati omettendo alcuni dati:

Ma l’attacco più duro è quello nel quale gli esperti accusano l’Arpa di aver prodotto un documento escludendo dall’elenco degli inquinanti il PM10 . Un’omissione cercata perchè “i dati di esposizione a questo inquinante sono sostanzialmente nella norma” e quindi “la scelta di concentrarsi su tre gruppi di cancerogeni (IPA, composti organici e metalli) offre piu garanzie di ottenere un risultato che attribuirebbe all’Ilva un certo numero di casi di tumore o di decessi”.

Taranto si sta avvelenando?

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Sono già 7 le persone in osservazione all’ospedale di Taranto: pazienti cronici che sono peggiorati negli ultimi giorni, da quando sulla città jonica l’aria si è fatta irrespirabile. La popolazione però, anche quella sana, negli ultimi giorni ha denunciato pruriti e problemi respiratori tanto da far aprire un fascicolo d’inchiesta alla Procura di Taranto per scoprire cause e responsabilità intorno alla chiazza  nera sversata in mare dalla raffineria Eni, dopo il violento nubifragio di lunedì.

 

Il Cda dell’Ilva si dimette e sono a rischio 24 mila posti

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Per protesta contro il provvedimento di sequestro dell’azienda emesso dal Gip di Taranto il cda dell’Ilva si è dimesso. Ora i legali sono a lavoro per impugnare l’atto del giudice e chiariscono che con i sequestri disposti ora “sono a rischio 24mila posti di lavoro diretti, 40mila con l’indotto. Si sta mettendo in pericolo tutto”.

Le dimissioni dei consiglieri Bruno Ferrante, Enrico Bondi e Giuseppe De Iure – comunica l’azienda in una nota – avranno effetto dalla data dell’assemblea dei soci, che il Consiglio ha convocato per il 5 giugno alle 9. Il comunicato sottolinea che l’ordinanza dell’autorità giudiziaria “ha effetti oggettivamente negativi per l’Ilva, i cui beni sono strettamente indispensabili all’attività industriale”.

E’ un braccio di ferro tra istituzioni? L’Ilva è “allergica” alle regole? Qualsiasi sia la verità, che non sempre emerge nelle vicende che riguardano l’azienda di Taranto, l’unico scotto è sempre e solo nei lavoratori. Dovranno essere ancora una volta loro a dover pagare una politica industriale sconsiderata e una tolleranza zero da parte della magistratura? Non vi sono certezze, ma solo minacce di altri lavoratori che rischiano il posto per “i giochi che si sono scelti di attuare ai vertici”.

 

Il rapporto di Legambiente sui cambiamenti climatici

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Precipitazioni violente e temperature aumentate nella Città Eterna, questo emerge dal rapporto della prima conferenza internazionale sul tema dell’adattamento climatico in ambito urbano promossa da Legambiente e Iuav.  Come si legge in una nota tecnica “Roma mostra un aumento continuo dal 1961 al 2012 da 16,1C a 16,8C. Degli 0,7 punti che si aggiungono, ben 0,5 sono stati registrati solo negli anni dal 2001 al 2012. Un caso limite si verificato durante l’estate scorsa durante la quale sono state registrate temperature piu’ alte che nei trentenni 1961-1990 e 1991-2000”.

Il presidente di  Legambiente Lazio Lorenzo Parlati ha poi sottolineato come:  ”I fenomeni climatici violenti di questi giorni sono una nuova evidente dimostrazione che il clima sta cambiando, a Roma servono interventi di adattamento a questa nuova situazione, mentre la Capitale deve partecipare con convinzione alle iniziative per ridurre la CO2 emessa. Roma a forte rischio idrogeologico, alla nuova amministrazione capitolina chiederemo politiche nuove e urgenti per affrontare il problema e in questa direzione si possono anche usare utilmente i fondi europei che la Regione Lazio vuole impegnare sulla green economy entro il 2013”.

Chi poi non ricorda l’alluvione che colpì la Capitale nel 2011? L’Italia intera si fermò a guardare Roma, quello non fu certamente un acquazzone romano, ma una valanga d’acqua che in poche ore ridusse la città a una piscina (130 mm in due ore nel centro e 230 mm in periferia contro una media pari a 87 mm).

”L’alluvione provocò– conclude la nota di Legambiente – il blocco dei tram in tutta Roma, la chiusura delle linee di metropolitana A e B, quella della linea Roma-Lido tra Acilia e Ostia, la chiusura ed evacuazione di decine di scuole, 7.000 richieste di intervento a Carabinieri e Polizia, 13.000 ai Vigili del Fuoco, oltre che il dramma di una persona morta”.

Il Salva Ilva è costituzionale… Taranto può morire, ma non in pace.

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E’ stata una lunga camera di consiglio quella che oggi si è svolta alla Corte costituzionale e che alla fine, come era prevedibile, ha respinto il ricorso dei giudici di Taranto. Il Salva Ilva è costituzionale e quindi la produzione di acciaio può continuare. Nel dettaglio la Corte ha dichiarato alcune parti inammissibili e le altre infondate danno così il via libera al decreto. Il materiale dovrà essere dissequestrato e potrà essere venduto. Il settore manifatturiero è salvo, gli abitanti di Taranto invece non possono neppure seppellire i morti. Come spiegano gli attivisti che oggi hanno preso parte al sit in davanti a Montecitorio a Taranto non si può morire “perché il terreno dove si trova il cimitero è inquinato. E non si possono muovere quei terreni imbrattati da minerali di ferro.”  Il diritto alla salute viene dopo il business… il lavoro è un diritto che a Taranto si paga con la vita.

  

Tutti in strada contro il SALVA ILVA!

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Sono i medici in testa a guidare il corteo che questa mattina sta manifestando a Taranto contro il “salva Ilva”. A scendere in piazza oggi sono anche i disabili e gli anziani, tutti coloro che ogni giorno “lottano contro il cancro e le gravi patologie generate dall’inquinamento”.

“La situazione è drammatica. Non c’è giorno in cui non faccio una diagnosi di tumore”. Lo ha detto Gennaro Viesti, primario pneumologo della casa di cura Villa Verde di Taranto, uno dei medici che partecipa alla manifestazione.
“Voglio lanciare – aggiunge il medico – un grido di allarme per tutte le malattie respiratorie che a Taranto sono le uniche in aumento. Sono un costo non solo per le famiglie ma anche per la società”.
La situazione drammatica è confermata anche da una radiologa del presidio onco-ematologico dell’ospedale San Giuseppe Moscati di Taranto. “Non riusciamo a fare argine – dice la dottoressa – c’è un oceano di persone che ha bisogno di cure, con patologie sempre più gravi e di età sempre più giovane”.

Martedì, invece, appuntamento a Roma, quando al vaglio della Consulta passerà la cosiddetta legge “salva Ilva”.
Un migliaio di persone in strada, tra cui le mamme “No al carbone”, pronte a sostenere anche anche il sit-in che si terrà nella capitale il 9 aprile davanti al palazzo della Corte Costituzionale quando, appunto, sarà valutata la legittimità della legge 231 a seguito delle eccezioni di costituzionalità sollevate nei mesi scorsi dal gip, Patrizia Todisco, e dal Tribunale dell’appello.
L’ obiettivo finale è la cancellazione di una legge che, a detta di molte associazioni ambientaliste, “mette un freno alla magistratura che indaga sui reati contro l’ambiente e la salute”. Come denunciano le mamme “No al carbone”, “questa legge riguarda tutti gli stabilimenti inquinanti d’interesse strategico nazionale e purtroppo toglie alle procure la possibilità di compiere sequestri degli impianti”.

E’ finita l’era delle bacchette?

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Ogni anno in Cina vengono prodotte circa 80 mld di coppie di bacchette in legno per mangiare usa e getta. Lo riferisce un membro del parlamento cinese, Bo Guangxin, che si e’ appellato alla popolazione invitandola a cambiare le proprie abitudini al fine di salvare gli alberi e ad usare quindi le posate. La quantita’ di bacchette usa e getta prodotto in Cina, secondo Guangxin equivale a tagliare ogni anno 20 mln di alberi e sarebbe sufficiente a coprire 360 volte piazza Tiananmen a Pechino.

 

14 aprile data storica per Venezia!

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Per la prima volta nella storia, stop alle barche a motore a Venezia il 14 aprile. La lotta allo smog impegna anche il capoluogo veneto con questa decisione del Comune. L’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin sta predisponendo l’ordinanza di divieto che interesserà il Canal Grande e i principali rii della città. In funzione solo i mezzi pubblici, cioè i vaporetti, e quelli di emergenza. Il fermo non potrà estendersi al Canale della Giudecca sul quale il Comune non ha giurisdizione. Le grandi navi da crociera, perciò, continueranno anche in quella giornata ambientale a transitare davanti a San Marco per raggiungere il porto.
In ogni caso si potrà godere di una Venezia d’altri tempi. Bettin afferma: “Sarà interessante vedere la città senza le migliaia di barche a motore che ogni giorno la attraversano causando il moto ondoso”.

Villaggi del cancro… la Cina ammette!

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E’ da anni che se ne parla, ma non si era mai avuta una conferma ufficiale. Arriva oggi con il ministero dell’Ambiente della Cina che ammette  l’esistenza di alcuni “villaggi del cancro”, zone dove a causa dell’inquinamento la malattia si è diffusa su quasi l’intera popolazione. Il cancro soprattutto è dovuto a materiali tossici che sono a diretto contatto con la popolazione. Tempo fa un giornalista cinese aveva fatto circolare sul web una vera e propria mappa dei “villaggi del cancro” che da più fonti però era stata smentita.

 

SCANDALO ITALIANO: L’ILVA CHIEDE LA CIGS! Il RICATTO CONTINUA

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Seimilacinquecento cassa integrati per il gruppo Ilva. E’ questa la richiesta dell’azienda. Si tratta di cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione nell’ambito della procedura per la bonifica degli impianti. La cassa dovrebbe iniziare il 3 marzo e avere durata di 24 mesi. Il piano di ristrutturazione aziendale presentato oggi prevede anche la chiusura di alcune linee, in particolare l’altoforno 1 che è già chiuso, e l’altoforno 5.

«Non sono previsti esuberi almeno secondo quanto dichiara l’azienda e sono previsti investimenti per la bonifica», spiega Rocco Palombella, segretario generale della Uilm. «Si parla in particolare di due miliardi e mezzo di euro di investimenti». La cassa interesserebbe 6417 addetti nello stabilimento di Taranto su 6507, il totale della richiesta. Altri addetti andranno in cassa negli impianti di Novi Ligure e Pratica di Mare.

«Sono numeri drammatici. Adesso si aprirà la trattativa sindacali per attenuare la cifra per la rotazione, la formazione e eventuali contratti di solidarietà. Sono numeri che prevedono per due anni lacrime e sangue, ma è anche vero che investimenti per la bonifica significano che l’Ilva non chiuderà e quindi tra due anni ci sarà nuovo lavoro», dice Palombella. In questi due anni la produzione, che a regime ammontava a 30mila tonnellate giorno, e che attualmente è a 18mila tonnellate giorno con la chiusura dell’ altoforno 1. Con la chiusura dell’altoforno 5 passerà a diecimila tonnellate giorno.

Via libera alle merci dell’Ilva, ma l’incasso rimarrà vincolato!

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La Procura della Repubblica di Taranto ha dato oggi ordine di esecuzione ai quattro custodi giudiziari dei beni sequestrati all’Ilva per procedere alla vendita dei prodotti finiti e semilavorati sotto sigilli dal 26 novembre scorso e giacenti sulle banchine dell’area portuale, cosi’ come disposto con ordinanza dal gip Patrizia Todisco il 14 febbraio scorso. Il ‘controvalore’ dei prodotti, il denaro incassato dalla vendita, restera’ sotto sequestro, sempre per disposizione del gip.

L’Usb (Unione sindacale di base) ha proclamato uno sciopero a oltranza dei lavoratori dello stabilimento di Taranto a partire da oggi e sino a quando non sara’ revocato l’accordo Ilva-sindacati del 10 novembre 2010 relativo alla riorganizzazione del lavoro nel reparto Movimento ferroviario, dove il 30 ottobre scorso e’ morto il locomotorista Claudio Marsella.

Frana la val Badia mentre viene deviato il torrente Gadera.

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Marcia tragica! La frana in Badia non si ferma, a rischio Rio Gadera

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Allerta a Bolzano: FRANA! 4 case danneggiate e 32 evacuati.

Il materiale franoso si muove dal pendio a una velocità di 10-15 metri all’ora in direzione del rio Gadera.

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200 paesi prorogano il protocollo di Kyoto fino al 2020

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Chiesta l’archiviazione per Scaloja nell’inchiesta del porto di Imperia

Benevnuti in Italia!

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Sea Shepherd in mare per difendere le balene

 

Inizia l’ Operazione Tolleranza Zero del gruppo ambientalista radicale Sea Shepherd, a favore delle balene e di altre specie minacciate.

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