Carnevale tossico: maschere e trucchi cinesi sequestrati

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Carnevale tossico a Roma dove sono state sequestrate circa due milioni di maschere cinesi, trucchi e altri giocattoli potenzialmente tossici e nocivi per la salute. Tutti gli oggetti ritirati dal mercato erano privi dei necessari certificati di conformità. Sono stati denunciati anche 4 imprenditori cinesi. Alcune maschere presentavano elevate quantità di cicloesanone, un composto infiammabile e nocivo per inalazione, oltre che irritante per le mucose, le vie respiratorie superiori, gli occhi e della cute, quindi molto pericolosi per i bimbi con cui sarebbero dovute venire a contatto. A pochi chilometri da Roma , a Fiano Romano, sono stati poi scoperte 45mila calzature con loghi contraffatti di celebri marchi dalle Hogan alle Nike, la merce era pronta per essere distribuita ai commercianti  e agli ambulanti.

 

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Attenzione alle creme per schiarire la pelle, alcune sono dannose!

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Attenzione alle creme per schiarire la pelle, perché alcune sono dannose. Prodotte nelle fabbriche cinesi, passano in Africa e poi approdano in Italia, spesso con un etichettatura che presenta un falso marchio italiano. Si stima che in Italia ne faccia uso almeno il 40% delle giovani immigrate subsahariane. La maschera però continene medicinali e sostanze farmaceutiche che non hanno fatto nessun controllo e non sono state testate

«I numeri della diffusione di questi prodotti tra donne immigrate sono impressionanti. Secondo dati di uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, il 40% di quelle sotto i 35 anni e 36% sopra quell’età ne fa uso. E spesso cospargendo tutto il corpo e regolarmente per anni», spiega il direttore del reparto Contraffazione dell’Aifa, Domenico Di Giorgio. Ottenere «maggiore accettazione sociale e più facilità nel trovare lavoro», spiega Di Giorgio, sono le ragioni che spingono donne di colore colpite da questa sorta di ‘sindrome di Michael Jackson’, che non possono accedere a interventi chirurgici, a fare incetta di questi mix a base di cortisonici e mercurio «che causano danni alla pelle e all’intero organismo». Motivo per il quale, negli ultimi 12 mesi sono stati intensificati i controlli alle dogane aeroportuali e navali e sono cresciuti esponenzialmente i sequestri: «Se ne registrano almeno tre a settimana solo all’Aeroporto di Fiumicino, uno dei più attivi», aggiunge Di Giorgio. Si va da piccoli stock di circa 100 pezzi nascosti tra i vestiti, in valigia, a maxi sequestri come quello avvenuto un mese fa ad opera della Guardia di Finanza al porto di Ancona, dove sono state ritrovate 46.200 confezioni illegalmente importate.

I cinesi sempre più interessati alla Roma: trattative con Pallotta e Unicredit

cinesi-interessati-roma-tuttacronacaSi torna a parlare di azionisti cinesi in casa giallorossa. Stando a quanto riporta Il Corriere dello Sport, infatti, l’imprenditore cinese Cheng Feng ambirebbe ad acquisire il 40% delle quote azionarie della Roma e le trattative con Unicredit e Pallotta starebbero proseguendo sotto traccia. La proprietà statunitense avrebbe manifestato l’intenzione di non scendere sotto il 69% attuale mentre la banca vorrebbe conservare almeno il 5% del pacchetto. Da parte sua, Feng sarebbe disposto ad investire fino a 150 milioni di euro e vorrebbe accedere come partner privilegiato alle sponsorizzazioni, nonché partecipare alla divisione degli introiti per il nuovo stadio.

Truffatori italiani arrestati in Bolivia… continuiamo a esportare il crimine

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La truffa veniva servita sapientemente. Alcuni italiani avevano in Bolivia costituito una vera e propria banda che vendeva utensili elettrici con marche contraffatte e a prezzi gonfiati. Al momento sono 18 le persone arrestate a La Paz. I prodotti erano tutti cinesi ma poi la marca veniva cambiata con quelle più note tedesche. Nel deposito trovato dagli agenti boliviani ci sarebbero stati un centinaio di prodotti: dalle motoseghe alle scatole degli attrezzi, fino ai generatori di corrente.

Il procuratore responsabile dell’inchiesta, Humberto Quispe, ha spiegato che i prodotti di origine cinese erano venduti a circa 1.500 dollari l’uno, quando in realtà costavano sui 100 dollari. L’ambasciatore italiano a La Paz, Luigi de Chiara, si è incontrato oggi con il sottosegretario Perez e il sottosegretario agli Esteri, Juan Carlos Alurralde, per informarsi sulla vicenda, e ha detto che esiste “piena collaborazione” da parte delle autorità boliviane.

 

I maglioni di “puro cashmere”, ma è solo pelo di topo

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L’etichetta riportava  “puro cashmere” e chiunque avrebbe potuto ritenere che quei maglioni fossero prodotti di alta qualità, ma in realtà erano fatti con peli di topo e di altri animali. A scoprirlo sono stati i militari del Comando provinciale della guardia di finanza di Livorno che hanno provveduto a sequestrare oltre un milione di prodotti di varie tipologie. Nel blitz delle Fiamme Gialle, condotto tra Livorno e Roma, sono stati denunciati con l’accusa di frode in commercio anche 14 cinesi proprietari dei laboratori dove venivano prodotti i capi di abbigliamento. L’inchiesta è partita quando i finanzieri, durante un normale controllo, in un negozio gestito proprio da una coppia di cinesi a Rosignano Marittimo, sempre nel Livornese, si sono insospettiti. In vendita vi erano dei capi di abbigliamento con etichetta cachemire ma troppo economici per essere davvero tali.

Nudo fino alla vetta… la nuova moda in Cina!

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E’ l’ultima moda in Cina! Unire la passione per le scalate ad alta quota con il nudismo sembra davvero essere una passione estrema per alcuni sportivi-naturalisti cinesi. Di solito sono i freecliber professionisti a dare vita a questa nuova tendenza… nulla di improvvisato quindi ma solo un maggior contatto con la natura… la moda sarà ripresa anche da altri climber in giro per il mondo? Per ora la gallery ci fa notare la difficoltà della parete scelta per l’esibizione, ma anche quel senso di libertà dato proprio dal corpo nudo a contatto con la roccia….

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Non paga il massaggio hard e viene picchiato!

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A Jesi una coppia di coniugi cinesi, titolari di un centro massaggi, ha picchiato un cliente di 21 anni che non ha pagato il servizio hard offerto dal centro benessere in via San Giuseppe. Ora la coppia dovrà rispondere di  sfruttamento della prostituzione, e lesioni personali ed estorsione.  Il giovane, senza i soldi per pagarsi il massaggio, sarebbe stato intimidito e aggredito. A rivelarlo è un carabiniere della compagnia di Jesi in udienza.

Durante un appostamento in borghese davanti al locale, i militari hanno visto un giovane entrare nel locale: «Tardava a uscire – dice il carabiniere in udienza – poi è venuto fuori correndo, rincorso dai due cinesi. Diceva di essere stato sequestrato. Ha riferito lesioni e ha sporto denuncia. Aveva delle piccole escoriazioni sulle mani».

L’indagine per sfruttamento della prostituzione è iniziata ad agosto. «Il 7 ottobre, verificato che si trattava di massaggi erotici, abbiamo arrestato i titolari, perquisito il locale e la casa della coppia. Abbiamo sequestrato circa 500 euro ed appunti con delle cifre, forse il resoconto mensile» dice il carabiniere.

Alcuni clienti hanno raccontato il tipo di massaggio ricevuto. Rilassante, per iniziare. Poi la domanda sibillina: «Vuoi quello romantico?» avrebbe chiesto ad ognuno la massaggiatrice di turno. «La ragazza mi sfiorò le parti intime – ha detto un cliente – ma non mi masturbò, quello lo feci da solo». Stessa versione degli altri testimoni. Gli imputati respingono le accuse. L’imputato dice di non aver mai partecipato direttamente alla gestione del locale. La moglie ammette di aver praticato massaggi tradizionali, senza sapere cosa facessero le altre tre impiegate.

Cinesi sottopagati: 2 centesimi a minuto!

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Erano dipendenti in 17 aziende appaltate dalla Consofa s.r.l specializzata nella produzione di salotti con sede a Matera. Loro, 763 operai cinesi venivano, pagati, o meglio sottopagati, a 2 centesimi al minuto. Dopo ripetuti sopralluoghi, dal 1 gennaio del 2010 al 30 giugno del 2012  gli ispettori del lavoro hanno reperito materiale sufficiente per una maxi multa da 5,2 milioni oltre a imporre la “cessazione del comportamento illecito e la regolarizzazione alle proprie dipendenze dei lavoratori impiegati”.

Come spiega Il Fatto Quotidiano: 

La realtà produttiva si estendeva tra Puglia e Basilicata ed era controllata da Calia Trade spa (49%),Nicoletti Trade srl (24,5%), Logistica e Trasporti srl (24,5%) e Cielle Partners (2%), che secondo gli ispettori della direzione territoriale del lavoro avrebbero agito aggirando le norme e realizzando sostanzialmente “l’interposizione illecita da pseudo appalto” e “la somministrazione fraudolenta”. Nel tempo esaminato si sarebbero serviti di 17 imprese cinesi, alle cui dipendenze lavoravano 763  operai per un monte ore totale di 75.498. Nel verbale degli ispettori si legge che

“È stato accertato che la Consofa Scarl, in concreto, si occupa fra l’altro della produzione di mobili imbottiti senza però avere un vero e proprio reparto produttivo e senza avere alle proprie dipendenze maestranze con qualifiche tipiche della produzione. Infatti, risultano in forza impiegati, operai con qualifiche di magazziniere, addetti al controllo della qualità e alcuni tagliatori di fibre tessili”.

Gli ispettori perciò contestano la sussistenza del contratto di subfornitura:

“Tale appalto si è esplicato secondo modalità non genuine in quanto si è concretizzato in una mera fornitura di manodopera. Tale difetto di genuinità deriva dalla mancanza di organizzazione imprenditoriale e assenza del rischio d’impresa delle ditte affidatarie”.

La prova starebbe nella mancanza di un risultato produttivo autonomo, di monocommittenza, di mera gestione amministrativa del personale e di corrispettivo. Su quest’ultimo punto si fa riferimento anche ai costi:

Il corrispettivo riconosciuto dalla committente Consofa per la realizzazione del mobile imbottito è commisurato a minuto di lavorazione. “Da 0,2 e 0,26 euro e per ogni modello commissionato i tempi di sua realizzazione sono predeterminati unilateralmente dal committente”.

Due laboratori-lager scoperti in provincia di Pavia: ci lavoravano 20 cinesi

laboratorio-lager-pavia-tuttacronacaMarito e moglie cinesi di 30 anni, regolarmente residenti in Italia, avevano allestito un laboratorio per calzature anche di griffe dell’alta moda di livello nazionale e internazionale, nel quale impiegavano oltre venti connazionali, in due villette nella provincia di Pavia, ad Albonese e Parona. A fare la scoperta, i carabinieri di Vigevano. Stando a quanto riferito, gli operai lavoravano fino a quasi 20 ore al giorno, principalmente di notte, per poi dormire in stanzette e giacigli dov’erano stivati una cinquantina di bidoni da 30 litri di solventi usati per la lavorazione del cuoio. Come riporta Repubblica, molti di questi contenitori rimanevano aperti e le esalazioni venivano respirate da tutti i presenti senza sistemi di bonifica e sicurezza. Inoltre i solventi erano altamente infiammabili e avrebbero potuto provocare una strage come quella di Prato. Nel laboratorio, oltre agli operai, anche le loro famiglie, compresi bimbi di pochi mesi. Ora la coppia titolare dei laboratori è stata denunciata con l’ipotesi di riduzione in schiavitù. Denunce sono scattate anche per due italiani, un uomo di 32 e una donna di 46 (entrambi della zona e con precedenti penali). I due erano i proprietari delle villette e la denuncia che li ha colpiti riguarda gli abusi edilizi commessi per trasformare le case in laboratori. Si sospetta che i due siano solo dei prestanome. Gli operai cinesi, tutti in regola sul territorio italiano, sono stati identificati.

11 arresti a Prato per false residenze

rogo-fabbrica-prato-tuttacronacaE’ stato il Gip del tribunale di Prato ad emettere i provvedimenti a seguito dei quali la Guardia di Finanza ha eseguito 11 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di appartenenti ad una presunta associazione a delinquere composta da italiani e cinesi che a Prato favoriva il rilascio di falsi certificati di residenza ad immigrati di origine cinese. Nell’inchiesta è coinvolto anche un pubblico ufficiale che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, aiutava l’associazione a ottenere illecitamente, in cambio di denaro ed altre utilità, le iscrizioni all’anagrafe di cittadini cinesi che non ne avevano i requisiti ed erano entrati in Italia illegalmente. Stando quanto si apprende, dalle indagini sarebbe emerso che almeno 300 cittadini cinesi hanno usufruito dell’associazione per avere i documenti.

Il caso di Prato e la Kyenge incolpa gli italiani. Di chi ci possiamo fidare?

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La Kyenge incolpa gli italiani per la strage avvenuta a Prato nella fabbrica di abbigliamento e ha ragione.  Ma ha ragione perché l’Italia ha soprattutto  la colpa di tollerare questi comportamenti sul suo territorio, l’Italia ha colpa di non avere risorse e mezzi per accertare chi, come questi imprenditori cinesi, viola non solo le regole basilari di dignità umana, ma anche la sicurezza sul lavoro. La Kyenge ha ragione, ma a questo punto l’unica cura, veramente possibile, sarebbe chiudere le frontiere e ammettere il proprio fallimento, lasciando che  i cinesi e le altre comunità di stranieri vadano a fare imprenditoria in quelle nazioni dove i loro diritti sono tutelati, unitamente ai diritti del paese ospitante. La Kyenge ci accusa affermando «La comunità cinese ha le sue colpe, noi abbiamo le nostre. I cinesi hanno bisogno di uscire dalle loro comunità chiuse, ma per farlo devono potersi fidare di noi. E noi forse non abbiamo dato loro tutta la protezione necessaria», spiega. «I bambini cinesi di Prato sono ormai italiani di terza generazione. Parlano i dialetti locali. Vanno a scuola e si direbbe che siano perfettamente integrati. Ma quando crescono ed entrano nell’età lavorativa si trovano praticamente tutti rinchiusi all’interno delle varie imprese a carattere familiare». E, aggiunge, «se sono sfruttati, non denunciano. Noi dovremmo dare loro la sicurezza della protezione, se denunciano lo sfruttamento. La loro difesa passa per un percorso di immigrazione regolare». Quindi il ministro chiede «ai membri della comunità cinese di sentirsi cittadini a pieno titolo e di non esitare a denunciare una situazione che non va». Kyenge rivolge un monito anche alle Istituzioni affinché «si faccia crescere la sensibilità sul tema della dignità del lavoro».

La Kyenge ha ancora una volta  ragione  a dire che i cinesi sono chiusi nella loro comunità perché non si fidano delle nostre istituzioni, ma quanti italiani hanno ancora  fiducia nello Stato? Basta dare un’occhiata alle statistiche!  Quale italiano che accende la televisione e vede quelle immagini di tragedia e dramma all’interno della fabbrica di Prato, può credere in uno Stato che permette ai cinesi di lavorare e vivere in situazioni disumane, mentre  sale l’angoscia per gli italiani sempre più disoccupati  che non hanno neppure la possibilità di crearsi un futuro? Perché gli italiani devono tollerare che i cinesi possano violare le leggi? Loro una comunità di cui si fidano ce l’hanno,  ma gli italiani ? In fondo la Kyenge, ministro senza portafoglio, parla di protezione necessaria per i cinesi, ma dove sono quelle per la tutela dei nostri figli? Dove solo quelle per i pensionati? Dove sono le tutele per i disabili o per i malati? Dove è lo Stato di diritto se i cittadini italiani sono solo numeri di conto corrente per chiedere tasse  mentre scadono i servizi? Non ci sono tutele, è perfettamente giusto il discorso della Kyenge: l’integrazione è un lusso che non possiamo permetterci!  E allora, non illudiamo gli stranieri, non promettiamogli un futuro, lasciamoli andare in altre nazioni a realizzare i loro sogni e quando e se potremo li accoglieremo… Se le condizioni del nostro paese miglioreranno. Ora è solo sfruttamento e un biglietto da visita per l’estero.

Prato: dalle lacrime, alle polemiche

prato-incendio-tuttacronacaHanno perso la vita in sette persone a Prato, nell’incendio divampato in una fabbrica tessile gestita da cinesi. Ora, dopo un primo momento di sconforto, ex imprenditori e lavoratori del settore gridano la propria rabbia. Strozzati da concorrenza e regole ferree hanno perso il lavoro, come un ex proprietario di un’azienda locale che si chiede: “Subivamo continui controlli, noi, su tutto. Come è possibile che i cinesi possano invece operare in queste condizioni?” Nel capannone non si trovava solo la fabbrica di confezioni, ma anche un dormitorio così che, accanto a materiale altamente infiammabile, si trovavano dei loculi dove riposavano i lavoratori. E mentre la procura di Prato ha aperto un’indagine per omicidio colposo plurimo, un imprenditore che ha chiuso la sua azienda 11 anni fa, Massimo Nuti, tiene a sottolineare: “Mi hanno fatto chiudere. Per un’azienda in regola non è possibile sopravvivere. Loro fanno una concorrenza scorretta”. Con lui Alessandro Mati: “La mia azienda ha chiuso nel 2008, era un’impresa regolare. Ma non ce la faceva più, la concorrenza cominciava a essere spietata. Il titolare ha mandato a casa 50 dipendenti, 50 famiglie sulla strada. Ed ecco come vivono i lavoratori cinesi, quattordici ore di lavoro al giorno, dormono e mangiano in loculi, senza igiene, senza sistemi di sicurezza, sottopagati. Come può un’azienda in regola competere in queste condizioni?” Lo stesso procuratore della Repubblica Piero Tony ha dichiarato: “La maggior parte delle aziende sono organizzate così: è il far west. I controlli sulla sicurezza e su ciò che è collegabile al lavoro, nonostante l’impegno dei tutte le amministrazioni e delle forze dell’ordine, sono insufficienti. Siamo sottodimensionati: noi come struttura burocratica, ha spiegato il procuratore, siamo tarati su una città che non esiste più, una città di 30 anni fa”. Anche dal Colle arrivano moti di indignazione, con il Presidente della Repubblica che sollecita “interventi concertati a livello nazionale, regionale e locale per far emergere da una condizione di insostenibile illegalita’ e sfruttamento” realtà produttive e occupazioni che possono contribuire allo sviluppo economico”. E il ministro del Lavoro Giovannini ha reso noto che nel 76% delle aziende del distretto di Prato sono state rilevate irregolarità nei primi 9 mesi del 2013. Il tasso medio, nella regione Toscana, è del 63%. “Ho parlato con il segretario generale del ministero per valutare i passi da fare” ha aggiunto Giovannini, ricordando come “al ministero spetti il controllo sulla regolarità dei lavoratori mentre ad altri spetta verificare le infrastrutture delle aziende ed i sistemi antincendio”.

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Il rogo della fabbrica-dormitorio a Prato: ipotesi di omicidio plurimo

incendio-prato-tuttacronacaLa procura di Prato ha aperto un’inchiesta a seguito dell’incendio della fabbrica-dormitorio tessile in cui hanno perso la vita sette lavoratori cinesi. I reati per i quali è stata aperta sono quelli di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, omissione di norme di sicurezza e sfruttamento di mano d’opera clandestina. Piero Tony, il procuratore della Repubblica, al riguardo ha affermato: “E’ il far west. I controlli sulla sicurezza e su ciò che è collegabile al lavoro, sono insufficienti”.

L’orrore dell’ operaio cinese: ha cercato di rompere il vetro, ma ha trovato le sbarre

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L’orrore della fabbrica cinese a Prato, non ha fine. Uno degli operai morti nell’incendio ha tentato di salvarsi rompendo il vetro di una finestra, ma ha trovato le sbarre a impedirgli la fuga. Il suo corpo è stato trovato nell’unica parte dove c’erano i cosiddetti “loculi” adibiti a dormitorio. Quella parte della fabbrica non è crollata ma è diventata la tomba per quell’operaio che è stato ritrovato con il braccio fuori dalla finestra, tra le sbarre. Gli altri invece sono stati ritrovati sotto le macerie del soppalco che è crollato. Alla fine il bilancio dovrebbe essere di 7 morti, ma potrebbe aggravarsi dato che alcuni feriti sono in ospedale in condizioni critiche.

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L’allarme è stato dato da un ex carabiniere Leonardo Tuci, membro dell’Associazione nazionale carabinieri in congedo: “Stavo passando con la mia auto quando ho visto una colonna di fumo provenire dal capannone. Mi sono avvicinato e ho visto che c’erano alcuni cinesi che mi venivano incontro piangendo e urlando. Sono corso verso il capannone e ho visto un cinese che con un estintore in mano per cercare di spegnere l’incendio. Allora ho preso anche io un estintore per aiutarlo. Era stremato, anche per il freddo, e continuavo a sentire le urla dei cinesi”.

Morte in fabbrica, a Prato va in fumo un’impresa tessile: 3 morti e 2 feriti gravi

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Tragico incidente questa mattina in un’impresa tessile di Prato gestita da cittadini cinesi. L’incendio, scoppiato alla periferia della città nell’area del Macrolotto, ha ucciso tre persone. Sono invece sei gli ustionati gravi. Si tratta di una ditta di confezioni di abiti. Le fiamme hanno causato il crollo di una parte del fabbricato che sarebbe adibito a dormitorio: piccoli ambienti ricavati con pareti di cartongesso e dove probabilmente si trovava a dormire l’uomo trovato morto. I Vigili del Fuoco stanno lavorando per capire le cause dell’incendio e per mettere in sicurezza la fabbrica.

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Stop al pelo d’angora, conigli torturati in cina

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Stop ai vestiti con il pelo d’angora dopo la pubblicazione di un video postato da un gruppo di animalisti che hanno evidenziato il modo brutale, assimilabile a una vera e propria tortura, a cui sono sottoposti i conigli che lo producono.

+++ Immagini sconsigliate a un pubblico sensibile +++

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La tosatura, effettuata in Cina, infatti avviene in modo violento senza rispetto alcuno per l’animale. «Abbiamo interrotto la produzione dei vestiti che richiedono l’impiego di conigli d’angora», ha detto la portavoce della casa di moda H & M Camilla Emilsson Falk. «Dobbiamo controllare se i nostri produttori sono conformi ai nostri standard». Non solo H&M, a produrre quei capi di abbigliamento ci sarebbero anche altre case come MQ e Gina Tricot, che sono pronte ad allinearsi alla presa di posizione del colosso svedese.

Anche da Pallotta arriva l’apertura ai cinesi

roma-cinesi-tuttacronacaGirandola d’informazioni nei giorni scorsi riguardo il possibile ingresso d’investitori cinesi nella Roma. Ora l’ufficio stampa ha diffuso un comunicato per cercare di far chiarezza. Ieri mattina i rappresentanti di UniCredit, nelle vesti del vicedirettore generale Paolo Fiorentino e dell’avvocato Roberto Cappelli, e di Neep Roma Holding (la società che controlla il 78% del pacchetto azionario della Roma), ossia il legale Daniel Hart, sono stati ascoltati dalla Consob. Ora anche Pallotta ha ammesso che esistono delle trattative tra la banca e il magnate cinese. Questo il comunicato diramato, su richiesta della commissione di controllo della Borsa, da A.S. Roma SPV LCC:

L’A.s. Roma con riferimento alle dichiarazioni rilasciate dal presidente James Pallotta in data Domenica 24 novembre 2013, relative alle notizie pubblicate circa l’ingresso di un nuovo potenziale investitore in NEEP Roma Holding S.p.A. (la controllante di AS Roma S.p.A.), e su richiesta della Consob, AS Roma SPV LLC, socio di maggioranza di NEEP Roma Holding S.p.A., informa di essere stato messo al corrente dei colloqui tra Unicredit S.p.A. e un potenziale investitore Cinese relativi ad un eventuale cessione, parziale o totale, della partecipazione detenuta da Unicredit S.p.A. in Neep Roma Holding S.p.A. AS Roma SPV LLC rende noto, altresì, che non vi sono stati colloqui formali o negoziazioni tra A.S. Roma SPV LLC ed alcun potenziale investitore Cinese in merito ad un aumento di capitale in NEEP Roma Holding S.p.A, e che né AS Roma SPV LLC, né – per quanto a conoscenza di quest’ultima- Unicredit S.p.A., hanno ricevuto alcuna formale proposta concernente un’eventuale vendita delle partecipazioni sociali di NEEP Roma Holding S.p.A. o altra proposta inerente un aumento di capitale in NEEP Roma Holding S.p.A.

Al termine del comunicato, c’è l’apertura a un possibile socio orientale:

AS Roma SPV LLC ritiene fermamente che debba essere mantenuto il massimo riserbo su notizie riguardanti potenziali partners strategici per A.S. Roma. Accogliamo con favore l’opportunità di lavorare con partners qualificati provenienti da ogni parte del mondo che possano sostenere le nostra iniziativa di rendere la Roma uno dei clubs più prestigiosi al mondo”.

Stando a quanto riporta Il Corriere dello Sport, l’idea dei cinesi sarebbe quella di acquistare il 20-25% per 30-40 milioni. In seguito, salirebbe gradualmente, magari partendo cun un aumento di capitale

I cinesi entrano nella Roma? Ma anche no. Parla Pallotta

pallotta-roma-tuttacronacaE’ lo stesso James Pallotta, come riporta La Stampa, a smentire l’interesse di Hna ad entrare nel capitale della Roma, notizia che era girata con insistenza nei giorni precedenti: “Contrariamente a quanto riportato ultimamente, non ci sono stati negoziati tra noi e potenziali investitori cinesi”. E ha aggiunto: “Restiamo continuamente costernati per la sciocca e imbarazzante diffusione da parte di Unicredit di false informazioni nei media”. Il presidente si è poi lamentato esplicitamente del comportamento del socio Unicredit: “Restiamo continuamente costernati per la sciocca e imbarazzante diffusione da parte di Unicredit di false informazioni nei media – l’attacco nei confronti dell’istituto di credito – Questo è vergognoso e fa male a me, alla nostra squadra e ai nostri tifosi”. E quindi conclude: “Chiunque è coinvolto in questo tipo di attività deve essere ritenuto responsabile per qualsiasi danno arrecato al nostro club dentro e fuori dal campo, e dovrebbe chiedere scusa ai nostri tifosi. Forza Roma!”

Blitz dei vigili a Napoli: chiusi 134 negozi cinesi

negozio_cinese-tuttacronacaIn seguito a un esposto, il capitano Gaetano Frattini ha eseguito un blitz per effettuare verifiche in uno dei centri commerciali della Chinatown napoletana, quello di via Argine 268. Risultato: 134 negozi chiusi per norme violate e pericoli. Ad entrare in azione per il blitz sono stati quindici agenti con quattro auto di servizio. All’interno del megastore gestito da cinesi, dove si trovano 134 negozi che danno lavoro a circa 300 persone tutte di origine asiatica, i vigili hanno riscontrato, come spiega il Mattino, sistematiche evasioni delle più elementari norme sulla sicurezza del lavoro: bocche antincendio ostruite, impianti elettrici fatiscenti, estintori scaduti, segnaletica per la sicurezza inesistente.

Un altro gioiello italiano che passa in mano straniera: lo zoo safari di Fasano

zoofasano-cinesi-tuttacronacaSta per passare di mano lo zoo safari di Fasano, il parco faunistico più grande d’Italia e il più ricco per varietà di specie animali in Europa. Sembra essere già stata avviata infatti una trattativa che potrebbe far passare il gioiello tra i parchi faunistici italiani in mano straniera. Ad essere interessatata all’acquisto la National Investment Company, attraverso una sua controllata che opera nel campo della multimedialità, la Shangai Creative City Technology Development, che potrebbe mandare domenica prossima una prima delegazione a esaminare la struttura. Lo zoo safari sorge  nel cuore della Puglia e ed è un importante snodo del turismo tra le province di Bari e Brindisi che ora potrebbe finire in mano cinese. Si tratterebbe di una cessione fatta per necessità, visto e considerato che a quanto si apprende il Gruppo Zoosafari ha problemi economici e che quindi la decisione del management è alquanto forzata e non si vorrebbe giungere a tanto ma, come si legge tra le righe nelle parole del responsabile della comunicazione e delle public relation, Gianfranco Delle Rose, ma non vi sarebbe alternativa. Anche perchè mancherebbero altre proposte interessanti da valutare. Quello che si sottolinea è la mancanza di un aiuto dello Stato, che lascia sempre più soli gli imprenditori e l’assenza di investitori italiani che abbiano a cuore la causa. Ancora una volta, quindi, si svende un tesoro italiano cedendolo in mani straniere: “In questo ‘out-let’ Italia da tempo è aperta la stagione dei saldi e società d’affari straniere acquistano a buon prezzo le nostre migliori aziende”, scrive il responsabile della comunicazione dello zoo che aggiunge: “Pur sapendo che passerà nella indifferenza generale, segnaliamo un’altra di queste vendite obbligate e con rammarico diciamo che, un gioiello di efficienza organizzativa e di qualità superiore come lo zoosafari sta passando di mano”.

Il gioco entra in crisi!

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I giocattoli non si comprano più e secondo i dati emanati da Assogiocattoli, le vendite sono calate del 3,4% in valore e del 2,4 in volume, a conferma del trend registrato nel 2012 con meno 2% in valore rispetto al 2011. Ma sul settore giocattoli forse incide, in parte, anche un altro fenomeno: cioè l’interesse dei bambini verso i giochi elettronici che stanno da anni surclassando i classici giochi. Alcuni siti poi offrono giochi gratis e si organizzano in community per far interagire i giocatori fra loro. Altro tassello essenziale per capire il calo dei giocattoli è da ricercare nelle chat o nei social network che spesso “consumano” il tempo libero dei ragazzi e si sostituiscono ai giochi. Sicuramente la crisi però ha influito negativamente su questo settore e sempre più famiglie cercano giochi a basso costo spesso reperibili in esercizi gestiti da cinesi. L’importante è stare attenti che i giochi comprati siano a norma, perché spesso vengono acquistati giochi pericolosi, nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine che cercano di sequestrare un numero sempre crescente di articoli dedicati ai più piccoli che potrebbero però risultare pericolosi. 

 

Biglietti taroccati al Louvre, falsi cinesi.

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La Francia è vittima ormai di furti, ma anche di truffe. Una è stata operata ai danni del Louvre. Era il 12 agosto quando alcuni custodi del museo hanno notato la scarsa qualità della carta del biglietto e si sono accorti che erano di fronte a un falso. Da quel momento sono state decine i turisti cinesi fermati muniti di un falso biglietto all’ingresso, ma ancora non si capisce quale possa essere stato il danno economico del Louvre prima che qualcuno non lanciasse l’allarme. La dogana belga poi, allertata dalle autorità francesi ha intercettato a dine agosto un pacco proveniente dalla Cina che conteneva 4000 biglietti falsi del Louvre.

 

Il talent show cinese in Italia, sponsor anche le lenticchie di Casteluccio

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Le nostre aziende investono nei Talent show, in particolare è stata la piana di Castelluccio, nota per le sue lenticchie a investire in “Top model on the road”. Il bacino di potenziali spettatori di questo show  si aggira intorno agli oltre 100 milioni di persone ed è chiaro che l’affare può davvero diventare remunerativo.  Il Talent andrà in onda sul canale nazionale Guanxi Tv, in Cina, ma è stato interamente girato in Italia. 12 modelle cinesi, si sfideranno a colpi di shooting e sfilate per raggiungere l’obiettivo: sfilare a Milano nella settimana della moda, che comincia a metà settembre. Molte lacrime, ambizione e gelosia tra le 6 prescelte tutte fra i 15 e i 20 anni. Hanno fatto parte dello staff la Monacelli Accademy, con gli hair stilist di Giorgio Monacelli di Solfagnano in Umbria, lo stilist Giuseppe Ceccarelli che ha scelto il look delle modelle (vestite da Miss Bikini, Annarita N, Paola Frani e tanti altri) truccate da Paolo De Vita. Proprio sulla famosa piana di Castelluccio, le modelle hanno fatto parapendio e sono state girate riprese mozzafiato, che sicuramente saranno un’ottima pubblicità per la località, da sempre metà turistica soprattutto nel periodo della fioritura dei campi. Le riprese si sono svolte in Umbria e Toscana, ora, invece, si sta girando nella Capitale. I posti prescelti – prima di spingersi al nord Italia (con l’ultima puntata dedicata a Campione che dovrà ispirarsi al film Casinò, con Sharon Stone e Robert De Niro) – sono stati i Fori Imperiali, Fontana di Trevi e Colosseo e ieri nelle suggestive sale di Villa Farnesina, sede di rappresentanza dell’Accademia dei Lincei, nella sala dove si trova l’affresco di Raffaello “Il Trionfo di Galatea”.

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La linea i cinesi la conquistano mangiando vermi!

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Mangiare vermi  o uova di vermi per avere una linea perfetta, questa è l’ultima trovata cinese contro i chili di troppo. Su Taobao.com, il più noto sito di e-commerce cinese, molto utilizzato in Cina per acquisti di ogni tipo, dall’abbigliamento, all’elettronica, persino appunto ai medicinali, da qualche tempo si trovano in vendita delle capsule che contengono uova di vermi o vermi adulti che possono essere acquistati  anche per 1200 yuan, circa 150 euro. Queste capsule, secondo alcuni, ingerite farebbero perdere peso perché i vermi introdotti nel corpo consumerebbero le calorie in eccesso. Tale rimedio, piuttosto pericoloso, sta avendo successo tra molti giovani, tanto da far scattare l’allarme dei medici.  Come ha spiegato il dottor Liu Zhanju, direttore del dipartimento di gastroenterologia dell’ospedale del popolo di Shanghai, i vermi potrebbero spostarsi all’interno del corpo raggiungendo altri organi come il fegato, gli occhi e persino il cervello, causando danni anche gravi.

 

La notte dei desideri: per una stella che s’incendia, c’è un sogno che s’avvera!

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Non è una notte come tutte le altre: San Lorenzo, le stelle cadenti e i sogni da realizzare. Un cocktail che si rinnova ogni anno e che regala emozioni a tutti i fortunati che, naso all’insù, hanno ancora voglia di credere nei loro desideri. 

C’è sempre una certa trepidazione nel mese d’agosto e non solo per le ferie, ma per quello strano fenomeno delle stelle cadenti che sembra concentrarsi proprio nel mese più caldo. Che poi a ben vedere lo si aspetta con entusiasmo e si spera di poter esprimere più desideri possibili, ma  in fondo quel che si cela dietro questa tradizione è assai contraddittorio e inquietante. Già solo pensare che noi esprimiamo un desiderio quando una meteora, cioè un frammento di un corpo celeste, s’incendia venendo a contatto con l’atmosfera terrestre, non è certo molto razionale! Poi oggi l’apparizione della stella cadente  è associata a un sentimento di lieto stupore, che deriva più dallo spettacolo che ci passa davanti agli occhi e dalla recente attribuzione di lieto evento che le abbiamo dato. Ma se si fa un salto nel passato ci si scontrerà con una credenza ben diversa da quella odierna. Nell’antichità le apparizioni di meteore, così come quelle di comete e di altri fenomeni passeggeri che sembravano alterare l’immutabilità del cielo, erano considerate segni infausti. Nelle antiche mitologie orientali, in quelle greche e latine, le stelle cadenti erano lacrime di divinità che piangevano a causa di disastri già avvenuti o annunciati.   

Gli astrologi cinesi, che nei loro annali hanno registrato le apparizioni di stelle cadenti e comete fin dal sesto secolo avanti Cristo, non avevano dubbi che a temere il peggio dovessero essere i governanti. Il cielo sembrava piangere lacrime di fuoco in occasione di crisi di governo, battaglie o assedi avvenuti in coincidenza con quelli che oggi sappiamo essere sciami meteorici ricorrenti.

Anche tra l’ottobre e il novembre del 902 dopo Cristo, riferiscono le antiche cronache, l’invasione della Sicilia e della Calabria da parte dei saraceni e le stragi che ne seguirono furono seguite da un abbondante pianto divino. Oggi è accertato che si trattò di una pioggia particolarmente fitta di stelle cadenti dello sciame delle Leonidi, visibile ogni anno a novembre.

Anche la tradizione cristiana ha ereditato il concetto della pioggia di stelle cadenti come pianto celeste. Secondo la leggenda, il diacono San Lorenzo fu arrostito vivo su una graticola di ferro dai romani il 10 agosto del 258 dopo Cristo. Da allora, ogni anno, le sue lacrime infuocate continuano a diffondersi nel cielo come scintille. Giovanni Pascoli, nella sua poesia ‘X Agosto’ ha consolidato questa credenza popolare, associandola all’uccisione del padre Ruggero, avvenuta la notte del 10 agosto 1867:

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla…

Tuttavia, la tradizione popolare cristiana ha voluto introdurre un elemento positivo. Oggi, quanti ammirano quelle scintille e ricordano il sacrificio di San Lorenzo, possono chiedere una grazia, esprimere un desiderio.

Nonostante i presagi negativi, nonostante la graticola di San Lorenzo e le lacrime del cielo, a noi quella notte ci è consentito ancora di sognare. E allora perché non farlo, come propone Slow Drive con una bella passeggiata sul lago di Garda, dove saranno offerti emozionanti itinerari a bordo di spider vintage per inoltrarsi nelle stradine più oscure è meglio esposte allo spettacolo delle Perseidi?

Per i più tecnologici invece c’è la proposta dell’Istituto nazionale di astrofisica che propone l’appuntamento “Un tweet chiamato desiderio”, 140 caratteri per condividere stelle cadenti e desiderio sull’hashtag #stellacadente. In barba alla scaramanzia, ovviamente, che vieta di svelare i propri sogni, ma forse, una condivisione, magari anonima in forma anonima, nascosti dietro a un nickname, è concessa.

Cinesi segregate, ritrovate nude e con segni di violenza sui polsi e caviglie.

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Erano segregate in un appartamento di Milano, le tre donne che ieri sono state liberate dalla polizia. Una di loro era riuscita a fuggire  e rifugiatasi nella farmacia di Via Mac Mahon 111, ha chiesto aiuto. La giovane di 27 anni era nuda, con un cappuccio sulla testa e segni di legacci su polsi e caviglie. E’ stata lei a indicare il luogo dove sono state ritrovate nelle stesse condizioni altre due ragazze cinesi di 32 e 36 anni.  Con l’aiuto di un’interprete, le tre donne sono state ascoltate dalla polizia. E’ emersa una storia di violenza e di sfruttamento. le tre giovani sono state accompagnate anche in ospedale, le loro condizioni non destano preoccupazioni. Un’inchiesta è stata aperta dalla Squadra Mobile di Milano.

Albanese perde al videopoker, poi torna con un’accetta e distrugge il locale

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Ha 47 anni Nure Bregu, un albanese che oggi, dopo aver perso al videopoker 5000 euro è uscito dal locale gestito da cinesi e poco dopo si è ripresentato con un’accetta per fare a pezzi le macchinette infernali. La vicenda si è svolta a Fontaniva nel padovano, dove i clienti increduli hanno assistito alla scena rimanendo shockati dalla violenza dell’immigrato. Alla fine dopo aver distrutto  7 videopoker  l’uomo ha alzato il pollice in segno di vittoria mostrandosi soddisfatto alle telecamere a circuito chiuso del locale.

 

“Parti in orario”, i cinesi pregano: i loro voli sono sempre in ritardo

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Ai cinesi non è rimasto altro da fare che pregare, i loro voli sono perennemente in ritardo. Così anche le hostess della Xiamen Airlines di affidano ai riti propiziatori.  Il cartello sull’altarino reca la scritta “parti in orario”… sperimo che qualche divinità li ascolti!

 

Le erbe medicinali cinesi sono piene di pesticidi

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E’ Greenpeace che punta l’attenzione sul modello agricolo-industriale cinese e lo condanna in un report in cui il vero futuro del settore primario non può prescindere dal biologico:

Per Greenpeace la soluzione è l’agricoltura ecologica.

«Perché  la contaminazione delle erbe cinesi dovuta ai pesticidi non è un caso eccezionale ma piuttosto l’ennesimo esempio del fallimento dell’agricoltura di stampo industriale dipendente dalla chimica, in Cina e nel mondo. La dipendenza dai pesticidi chimici è talmente diffusa che perfino la produzione di erbe naturali (un prodotto salutare per definizione) avviene con pratiche intensive che non prescindono dall’uso di pesticidi chimici o è comunque influenzata da tali pratiche».

Il report degli esperti di Greenpeace continua:

«La nostra indagine ha riscontrato tracce di pesticidi estremamente pericolosi nelle erbe della farmacopea tradizionale cinese, ma questi prodotti potrebbero essere il risultato di un’applicazione diretta e deliberata sulle piante come pure la conseguenza di un fenomeno di contaminazione dell’ambiente dovuta a impieghi passati. Solo una piccola parte dei pesticidi chimici si trattiene sulle colture cui sono destinati. La maggior parte viene dispersa nell’ambiente (nel terreno, nell’acqua e nell’atmosfera) comportando, in questo modo, gravi danni per le altre piante e distruggendo l’equilibrio dell’ecosistema circostante».

Alla luce dei dati riscontrati dal lavoro d’indagine Greenpeace chiede:

«l’eliminazione dei pesticidi più nocivi per gli insetti impollinatori. Un altro problema causato dall’uso di pesticidi chimici è che essi uccidono anche molti altri insetti che svolgono naturalmente una funzione di controllo dei parassiti nelle coltivazioni».

Sesso estremo contro una finestra… l’amplesso finisce in tragedia

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Sono morti cadendo dal terzo piano di una finestra mentre stavano consumando un amplesso. E’ successo a una coppia cinese che secondo alcuni testimoni è stata vista precipitare abbracciata dalla facciata di un palazzo. I due corpi si sono poi schiantati a terra esanimi. Il Sun ha fatto circolare una foto choc che in breve sta facendo il giro del web. secondo le prime indiscrezioni, la coppia di Shanghai si sarebbe appoggiata alla finestra per fare sesso, ma la scarsezza dei materiali da costruzione e la foga della coppia avrebbe fatto cedere la finestra causando la tragedia.

 

Governo Usa pirata le compagnie telefoniche cinesi per raccogliere sms

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La cosiddetta “talpa” del Datagate, Edward Snowden, avrebbe affermato che il governo degli Stati Uniti pirata le compagnie di cellulari cinesi per raccogliere milioni di sms. Lo si legge in un articolo pubblicato dal quotidiano di Hong Kong “South China Morning Post”. L’ex-agente Cia ed ex consulente dell’Agenzia della sicurezza americana (Nsa) rifugiatosi ad Hong Kong ha dichiarato che “La Nsa pirata compagnie di telefonia mobile cinesi per rubare tutti i vostri sms”. Snowden ha aggiunto di “avere delle prove su ciò che afferma”, stando al quotidiano che però non cita alcun documento a riguardo. Il quotidiano spiega che, secondo le statistiche ufficiali, i cinesi si sono scambiati circa 900 miliardi de messaggi di testo nel 2012, il 2,1% in più rispetto al 2011. Nell’articolo non si legge come la presunta pirateria abbia avuto luogo, ma afferma che gli esperti cinesi della cybersicurezza da diverso tempo sono preoccupati sugli attacchi “clandestini” condotti con apparecchiature straniere.

Gli hacker cinesi all’arrembaggio dei sistemi di difesa Usa

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E’ stato il Washington Post a lanciare l’allarme: negli ultimi mesi hacker cinesi hanno carpito i segreti di diversi sistemi di difesa che sono di cruciale importanza per la sicurezza, sia statunitense che europea. Il cyber spionaggio, che riguarda anche gli F-35, i jet che fanno tanto discutere in Italia e ceh sono ritenuti “il sistema di difesa più costoso che sia mai stato costruito”, è stato denunciato da un rapporto stilato per i vertici del Pentagono dal Defense Science Board. Sembra gli hacker abbiano trafugato oltre due dozzine di progetti di armi e veicoli allo studio dell’esercito statunitense, tra i quali il quotidiano cita le nuove versioni dei missili Patriot e Aegis, i caccia F-18 e gli elicotteri Black Hawk. Seppure non si denunci direttamente Pechino, viene riconosciuto che l’essere entrati in possesso di queste informazioni rende meno forte la posizione degli Usa  in caso di conflitto, mentre la Cina può fare un enorme balzo avanti in termini di ricerca e sviluppo. Il rapporto spiega infatti  che “il furto potrebbe dare alla Cina un vantaggio militare, ad esempio mettendola in grado di disturbare le comunicazioni e di ‘inquinare’ i dati di bordo, oltre a far avanzare il Paese nella propria tecnologia militare”. Continua dunque a crescere il numero di accuse agli hacker cinesi da parte dei diversi stati, infatti anche l’Australia si è recentemente trovata a denunciare un furto di progetti per il nuovo quartier generale dell’intelligence da parte di pirati informatici del Paese del Dragone.

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Accoltellato un 11enne: è grave!

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E’ finito in carcere a Mantova con l’accusa di tentato omicidio il 20enne Hu Shuanghui, residente a Reggiolo, in provincia di Reggio Emilia per aver ferito all’addome un bambino di 11 anni con un coltello con una lama di 15 cm, sequestrato dai carabinieri. Il piccolo, colpito due volte, si trova ricoverato in prognosi riservata all’ospedale di Brescia. L’aggressione è avvenuta attorno a mezzogiorno, in un’abitazione a Bondeno di Gonzaga, Mantova. Soli in casa, i due ragazzi, entrambi di origine cinese, hanno cominciato a litigare per futili motivi finchè il maggiorenne non ha afferrato un coltello da cucina e ha sferrato due fendenti al bambino, colpendolo all’addome. I parenti, che abitano nell’appartamento sottostante, hanno sentito le urla e allertato i soccorsi. L’11enne è stato trasportato all’ospedale di Suzzara da dove, viste le gravi condizioni, è stato trasferito in eliambulanza a Brescia e ricoverato in rianimazione pediatrica.

Il gatto si masturba… malato chi lo fotografa?

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Da un po’ di giorni, sul sito cinese Weibo, è stato mostrato un video e alcune immagini di un gatto che si comporta in maniera abbastanza anomala: sembra proprio che il felino si stia masturbando! Pazzia o semplice fraintendimento? Ad ogni modo, in posizione eretta, il gatto strofina le zampette anteriori sulle sue “parti basse”, naturalmente senza vergogna di chi si fissa a guardarlo o a scattargli una foto. Ci sono pareri discordanti però, infatti secondo alcuni è semplicemente un modo per scaldarsi in queste giornate di gelido inverno. Altri ancora, credono che il gatto si comporti così soltanto perché sente il bisogno di fare la pipì. Fatto sta che in occidente le critiche non hanno tardato ad arrivare, condannando gli orientali che hanno contribuito a diffondere le foto e il video. Soprattutto gli inglesi rimproverano i cinesi lì presenti, che sorridono e si divertono nel vedere l’animale mentre compie oscenità in pubblico. Ma suvvia, si tratta pur sempre di una povera bestia! I britannici non sono di questo parere, anzi, invitano a correggere i comportamenti del felino in quanto affetto da una qualche malattia. E’ malato il gatto o chi lo fotografa?

Villaggi del cancro… la Cina ammette!

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E’ da anni che se ne parla, ma non si era mai avuta una conferma ufficiale. Arriva oggi con il ministero dell’Ambiente della Cina che ammette  l’esistenza di alcuni “villaggi del cancro”, zone dove a causa dell’inquinamento la malattia si è diffusa su quasi l’intera popolazione. Il cancro soprattutto è dovuto a materiali tossici che sono a diretto contatto con la popolazione. Tempo fa un giornalista cinese aveva fatto circolare sul web una vera e propria mappa dei “villaggi del cancro” che da più fonti però era stata smentita.

 

Figli unici annoiati e soli? In Cina c’è il “pulcino giallo”!

cina pulcino giallo
Un “pulcino giallo” virtuale colma la carenza d’affetto dei “figli unici” cinesi. In Cina, i giovani impazziscono per una chat virtuale con un pulcino che sta diventando il loro migliore amico. L’applicazione, chiamata “il piccolo pulcino giallo”, è stata lanciata a dicembre sul social network Renren e ha già oltre due milioni di seguaci.
Come funziona – Il pulcino risponde a qualsiasi domanda su qualsiasi argomento Le risposte sono generate da un sofisticato software. Ma non si tratta solo di un modo per passare il tempo, perché molti ragazzi considerano il pulcino il proprio interlocutore preferito. Oltre a parlargli di musica e sport, i giovani cinesi si spingono a chiedergli consigli amorosi o a fargli confidenze.
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