I rifiuti tossici a Casal di Principe e il problema delle ecomafie

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La crisi c’è ma non per le ecomafie questo era il quadro fotografato a giugno nel rapporto di Legambiente realizzato grazie al contributo delle Forze dell’ordine. Il mercato immobiliare crolla, ma le case abusive crescono, le industrie chiudono, ma l’economie sommerse proliferano e con esse anche i liquami tossici e i materiali pericolosi. Così che alcuni fusti sono stati indicati da un collaboratore di giustizia a Casal di Principe, ma questo senza dubbio è solo la punta di un iceberg di dimensioni sconosciute. Il sito dove hanno scavato, per 9 metri, i tecnici dell’Arpac e i Vigili del fuoco di Caserta, insieme al Nucleo operativo dei Carabinieri di Casal di Principe, è nei pressi di via Sondrio. Nell’operazione si sono utilizzati anche i rilevatori per accertare l’eventuale presenza di rifiuti radioattivi. Tra coloro che hanno assistito al ritrovamento dei fusti c’era anche don Maurizio Patriciello, parroco del Parco Verde di Caivano, in prima linea nella lotta contro i roghi tossicidi rifiuti nella cosiddetta “Terra dei fuochi”, tra le province di Napoli.

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Sfregio nel parco davanti alla Regione Lazio, alberi “uccisi” con la motosega

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E’ stata una strage per gli alberi del Parco della Garbatella a Roma che nella notte tra sabato e domenica sono stati tranciati di netto con una motosega. Circa 60 giovani esemplari di alberi da frutto sono stati barbaramente abbattuti proprio davanti alla sede della Regione Lazio, sulla via Cristoforo Colombo. La denuncia arriva lunedì dal circolo Garbatella di Legambiente che lo scrive su un cartello appeso all’ingresso del parco: «Distrutti 5 anni di lavoro comune». Unanime l’indignazione delle istituzioni con la promessa del sindaco di Roma Ignazio Marino: «Faremo rinascere il parco e altre nuove aree», e il presidente della Regione Nicola Zingaretti che condanna «il grave atto vandalico che ha devastato un’esperienza significativa come quella del parco e degli orti urbani di Garbatella nella Capitale che, grazie al prezioso lavoro di cittadini, delle associazioni e di Legambiente, ha contribuito ad una nuova stagione per l’educazione ambientale dei più giovani»

Altri soldi dei cittadini romani “gettati alle erbacce” per carenza di controlli e per assenza di educazione… certo i tagli alle forze dell’ordine e all’istruzione stanno dando i loro frutti, anzi li stanno sradicando.

 Non è certo la prima volta che in quella zona il vandalismo colpisce duramente e come ricorda Legambiente:

«all’inizio dell’estate c’erano stati alcuni episodi di vandalismo negli Orti Urbani Garbatella e nel frutteto… Abbiamo fatto la denuncia ai Carabinieri chiediamo ai cittadini di riferire alle Autorità competenti ogni piccolo elemento che possa essere utile alle indagini e di vigilare sui beni comuni. Con il sostegno di tutti faremo tornare il Parco sempre più bello e dimostreremo chiaramente all’autore di questo gesto ignobile che non l’ha avuta vinta. Siamo certi che, con la grande sensibilità ambientale manifestata, la nuova Amministrazione sarà al nostro fianco nella rinascita del Parco accelerando l’iter dei lavori già appaltati e sciogliendo tutti i nodi ancora irrisolti, compresa la sicurezza».

La mafia a tavola e cibo in mano ai clan, Legambiente lancia l’allarme.

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Il nostro cibo sta subendo un attacco? Legambiente lancia l’allarme in occasione di “festambiente”, a Rispescia, Grosseto. Sarebbero circa 11 i reati al giorno che si consumano e oltre 3.000 denunce o arresti. Basta vedere il valore dei beni sequestrati che supera i 672 milioni di euro  per un giro d’affari gestito da 27 clan criminali. A tavola, “è seduto il gotha delle mafie: dai Gambino ai Casalesi, a Matteo Messina Denaro”. D’altra parte numerosi libri sono stati scritti sul fenomeno e molti articoli hanno da tempo riportato la notizia. Quello che spaventa è che il fenomeno non si argina, anno dopo anno arriva una nuova denuncia, ma il giro di affari continua.

Il rapporto di Legambiente sui cambiamenti climatici

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Precipitazioni violente e temperature aumentate nella Città Eterna, questo emerge dal rapporto della prima conferenza internazionale sul tema dell’adattamento climatico in ambito urbano promossa da Legambiente e Iuav.  Come si legge in una nota tecnica “Roma mostra un aumento continuo dal 1961 al 2012 da 16,1C a 16,8C. Degli 0,7 punti che si aggiungono, ben 0,5 sono stati registrati solo negli anni dal 2001 al 2012. Un caso limite si verificato durante l’estate scorsa durante la quale sono state registrate temperature piu’ alte che nei trentenni 1961-1990 e 1991-2000”.

Il presidente di  Legambiente Lazio Lorenzo Parlati ha poi sottolineato come:  ”I fenomeni climatici violenti di questi giorni sono una nuova evidente dimostrazione che il clima sta cambiando, a Roma servono interventi di adattamento a questa nuova situazione, mentre la Capitale deve partecipare con convinzione alle iniziative per ridurre la CO2 emessa. Roma a forte rischio idrogeologico, alla nuova amministrazione capitolina chiederemo politiche nuove e urgenti per affrontare il problema e in questa direzione si possono anche usare utilmente i fondi europei che la Regione Lazio vuole impegnare sulla green economy entro il 2013”.

Chi poi non ricorda l’alluvione che colpì la Capitale nel 2011? L’Italia intera si fermò a guardare Roma, quello non fu certamente un acquazzone romano, ma una valanga d’acqua che in poche ore ridusse la città a una piscina (130 mm in due ore nel centro e 230 mm in periferia contro una media pari a 87 mm).

”L’alluvione provocò– conclude la nota di Legambiente – il blocco dei tram in tutta Roma, la chiusura delle linee di metropolitana A e B, quella della linea Roma-Lido tra Acilia e Ostia, la chiusura ed evacuazione di decine di scuole, 7.000 richieste di intervento a Carabinieri e Polizia, 13.000 ai Vigili del Fuoco, oltre che il dramma di una persona morta”.

Rischio ambientale all’Etna!

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Dai copertoni di auto ai pannelli di amianto, passando per elettrodomestici di ogni tipo e immondizia varia. All’ingresso una targa: “Non abbandonare rifiuti”. Non è una discarica, ma la situazione drammatica in cui versa il Parco dell’Etna, istituito nel 1987 dalla Regione Sicilia a tutela dell’ambiente naturalistico che si estende lungo le pendici del vulcano.
Secondo l’ultimo censimento realizzato da Legambiente Catania sarebbero circa 300 le discariche abusive interne al perimetro del Parco. «Abbiamo visto che ci sono rifiuti altamente inquinanti, come i resti di onduline ed altri materiali contenente amianto, ma ci vorrebbe un’indagine più approfondita», spiega ai microfoni de ilfattoquotidiano.it Renato De Pietro, presidente della sezione etnea di Legambiente. In questi anni sono state molteplici le denunce e le segnalazioni sullo stato d’incuria di alcune aree del Parco, ma i provvedimenti adottati non sono riusciti a bonificare l’area. «Il concetto di micro-discarica, in questo caso, è un po’ riduttivo – aggiunge De Pietro – abbiamo denunciato la vicenda alla magistratura, ma questa problematica non viene affrontata come una vera e propria emergenza e il risultato è sotto gli occhi di tutti».
Intanto il Parco dell’Etna ha avviato l’iter burocratico per rientrare nell’elenco delle aree naturalistiche ‘Patrimonio Mondiale dell’Unesco‘. Ma l’attuale stato di degrado potrebbe allungare i tempi per la convalida, prevista entro giugno.

Degrado-Etna - tuttacronaca

Sequestrata discarica aperta martedì a Reggio Calabria.

 

Su esposto di Legambiente e Comune poichè sono in corso accertamenti su inquinamento della zona. Aterro

Museo degli immigranti! Nasce a Lampedusa.

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