I Boy Scouts boicottati dalla Disney: “Sono omofobi”

principi-gay-tuttacronacaI Boy Scout hanno deciso di non nominare ragazzi gay tra i capi e così la Disney ha deciso di boicottare l’associazione negandole l’accesso alsuo programma VoluntEARS, che permette ai propri dipendenti di offrire ore di lavoro volontario in cambio di soldi in contanti con cui finanziarie varie iniziative di beneficenza gestite dagli Scout. In poche parole, a Topolino&Co. non è bastato che gli Scout abbiano deciso di ammettere giovani omosessuali e questo perchè ancora vige la messa al bando per quanto riguarda i vertici dell’organizzazione. La decisione non dovrebbe tuttavia sorprendere visto che la Disney ha linee guida chiare: non si concedono finanziamenti a un’associazione se “discrimina nella prestazione di servizi illegalmente o in modo incompatibile con le politiche della Disney sulla base della razza, religione, colore, sesso, nazionalità, età, stato civile, capacità mentale o fisica, o l’orientamento sessuale”. Spiega l’Huffington Post:

Il danno per gli scout è di quelli che fanno male: gli impiegati della Disney, nel solo 2010, hanno raccolto 4,8 milioni dollari con 548.000 ore di volontariato. Canta vittoria Deena Fidas, direttore del settore uguaglianza della Human Right Campaign. “La decisione della Disney – osserva – è molto importante per il mondo dei ragazzi. Il fatto che si sia dissociata agli scout amplifica il messaggio che intende mandare alle giovani generazioni”.

In un recente rapporto, la Human Right Campaign fa sapere che la maggior parte delle prime 500 aziende americane, nella classifica di Fortune, di recente ha adottato politiche di protezione e tutela dei propri impiegati sulla base del loro orientamento sessuale.

Ma gli Scout non hanno perso solo i finanziamenti della Disney. La stessa decisione è stata presa anche da colossi economici come la Lockheed Martin, la Caterpillar, la Major League Soccer che è la lega del calcio americano, la Intel e l’Ups. E altre aziende stanno decidendo in tal senso, tra cui giganti come Alcoa e AT&T. Difficile non pensare a quanto detto da Obama durante il discorso di insediamento per la rielezione: “Il nostro viaggio non sarà finito fino a che i nostri fratelli e sorelle gay non saranno trattati come tutti gli altri per legge”. Il presidente aggiunse quindi: “Se siamo davvero creati uguali allora anche l’amore che noi promettiamo ad un’altra persona deve essere uguale”.

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#ConiglioAmicoMio: la petizione per farli diventare animali d’affezione

coniglietto-tuttacronacaNon più animali da allevamento e macellazione o cresciuti per commercializzarne il pelo. E’ questo lo scopo della petizione lanciata dall’associazione A.A.E.Conigli per far sì che questi animali rientrino nella classificazione “d’affezione”. Quello a cui si mira, ora che sempre più italiani scelgono il tenero batuffolo come animale domestico, è che anche i conigli godano della protezione legislativa accordata ai cani e ai gatti. I promotori della petizione scrivono nel loro appello: “Coloro che hanno avuto un contatto diretto con questi animali ripudiano lo sfruttamento commerciale per l’alimentazione e le pellicce altrettanto di chi è proprietario di cani e gatti e riteniamo che anche la sensibilità verso questi animali, segno del cambiamento della società, sia tenuto nella giusta considerazione”. L’hashtag per seguire la campagna è #ConiglioAmicoMio.

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La cerimonia funebre che si trasforma in tragedia: 8 morti

ponte-crollo-tuttacronacaUn corteo funebre svoltosi in Vietnam, nella provincia di Lai Chau, stava attraversando il ponte Chu Va quando improvvisamente si è verificato un crollo. Molti dei partecipanti al corteo sono precipitati da un’altezza di nove metri, schiantandosi sulle rocce del torrente sottostante. Il bilancio è di otto morti mentre sono 30 le persone rimaste ferite. Il ponte era stato inaugurato appena un anno fa.

Gay: l’obiezione di coscienza potrebbe diventare legge per i commercianti

Coppia-omosessuali-tuttacronacaJan Brewer, governatrice dell’Arizona repubblicana ma non dichiaratamente contraria ai diritti civili per gli omosessuali, potrebbe mettere la firma a una proposta di legge che vuole estendere ai commercianti un’obiezione di coscienza per quel che riguarda l’omosessualità. questo significa, come spiega l’Huffington Post, che presto un sarto dell’Arizona potrebbe rifiutarsi di confezionare l’abito da sposa a una coppia lesbica, oppure un fotografo decidere di non scattare il tradizionale album di nozze per una cerimonia gay:

Quello che negli Stati Uniti viene ormai indicato come ‘anti-gay bill‘ è stato votato lo scorso 22 febbraio dai parlamentari dell’Arizona con una stretta maggioranza. Secondo i fautori della legge, occorre dare uno strumento di difesa a quei commercianti che per motivazioni personali e religiose non sono d’accordo con i matrimoni gay e che in questi mesi vengono trascinati in tribunale per aver deciso di chiudere le porte del negozio agli omosessuali. Sono fioristi, pasticceri, organizzatori di cerimonie, agenti di viaggio e insomma tutte quelle figure professionali direttamente coinvolte nelle celebrazioni private e affettive.

La Brewer, ex commerciante, ha confessato alla Cnn di avere dei dubbi circa la legge: ‘Penso che chiunque abbia un’attività commerciale possa scegliere con chi lavorare. Ma non sono sicura che questo debba diventare obbligatorio per legge’. E’ proprio dal mondo dell’industria e dell’impresa, che nei cinque anni di incarico la governatrice ha dimostrato di tenere in grande considerazione, che arriva la richiesta di non firmare la legge sulla libertà religiosa che potrebbe danneggiare il commercio dell’Arizona. La Camera di Commercio ha scritto infatti: ‘Dopo aver esaminato la legge, siamo molto preoccupati per l’effetto che potrà avere sull’economia dell’Arizona. Non possiamo essere d’accordo con misure che potrebbero esporre le nostre imprese a contenziosi giuridici, e nemmeno vogliamo mandare il messaggio che il nostro Stato non è aperto né attraente per i turisti’. E il prossimo anno a ospitare il Super Bowl sarà proprio l’Arizona, dove una norma inserita nella Costituzione nel 2008 vieta di legalizzare il matrimonio omosessuale. L’Associated Press riporta che legislazioni simili a quella proposta in Arizona sono già in vigore in Ohio, Mississippi, Idaho, South Dakota, Tennessee and Oklahoma, mentre in Kansas è arrivata a un binario morto la legge che avrebbe permesso ai ristoranti e agli hotel di accompagnare alla porta gay, lesbiche e trans se questo fosse ritenuto coerente con le convinzioni religiose anche solo di un dipendente. Il caso che ha scatenato la furia legislativa è quello di Elaine Huguenin, fotografa del New Mexico denunciata da una coppia gay perché si era rifiutata di prestare servizio durante la loro cerimonia.

Le Pussy Riot e il video “Putin vi insegnerà ad amare”

pussy-riot-tuttacronacaDura appena tre minuti il filmato delle Pussy Riot dal titolo “Putin vi insegnerà ad amare” che è rapidamente diventato virale in rete. Il video documenta la breve permanenza del gruppo punk femminista a Sochi, la città russa che sta ospitando i giochi invernali. Le Pussy Riot appaiono con il loro ben noto passamontagna colorato in testa mentre stazionano davanti a simboli dell’Olimpiade mescolate con immagini delle percosse subite dai cosacchi mentre le ragazze tentavano di esibirsi nel vicinanze delle strutture dedicate alle gare olimpiche. Il testo vuole essere un attacco al leader russo Putin, a cui si contestano le spese folli per l’organizzazione dei giochi – 50 miliardi di dollari – le ingenti misure di sicurezza e soprattutto la discriminazione nei confronti degli omosessuali: “Hanno preso l’orgoglio gay e l’hanno buttato nel cesso”, urlano le cantanti. Le cantanti, sempre con il loro brano, chiedono che vengano liberati tutti i prigionieri politici del “caso Bolotnaya”, vale a dire i manifestanti arrestati il 6 maggio 2012 durante una protesta organizzata alla vigilia dell’inaugurazione del terzo mandato di Putin. Proprio oggi – 21 febbraio 2014 – il tribunale distrettuale di Zamoskvoretsky, a Mosca, ha dichiarato colpevoli di “disordini di massa” otto degli attivisti arrestati due anni fa. Le loro condanne saranno lette lunedì prossimo. Appena ieri sul New York Times scriveva una delle Pussy Riot, Maria Alyokhina: “A causa del loro dissenso, molte persone oneste sono in carcere, imputate nel caso Bolotnaya. Sono le persone accorse a Mosca il 6 maggio 2012 per protestare contro i brogli avvenuti nel corso delle elezioni presidenziali. Hanno solo urlato “Putin vieni fuori!” e sono state malmenate dalla polizia, arrestate e messe sotto processo. Questa storia è più importante delle Olimpiadi, poiché dice tutto su come sia davvero, oggi, la Russia”.

Rihanna e la foto con il cappellino contro la discriminazione degli omosessuali

rihanna-p6-tuttacronacaIl sesto principio della carta olimpica condanna ogni forma di discriminazione e proprio a esso fa riferimento il logo P6 che appare su un cappellino indossato da Rihanna. La cantante, che ha postato una foto mentre indossa proprio quel cappellino su Instagram, si unisce così alla campagna per la difesa dei diritti gay in Russia. In seguito, su Twitter, è tornata sul problema della discriminazione in Russia, ricevendo ringraziamenti e approvazione dei molti gruppi che si occupano di promuovere i diritti degli omosessuali. Come riporta l’Huffington Post, con l’hastagh #P6 Rihanna ha voluto partecipare al dibattito sulle leggi omofobe promulgate dal presidente Vladimir Putin: nel mese di giugno il parlamento ha approvato una legge che rende illegale raccontare ai bambini l’uguaglianza gay. La comunità internazionale ha ampiamente criticato la legge come arcaica e discriminatoria. Appena la settimana scorsa, il primo ministro russo Dmitry Medvedev ha firmato un decreto che vieta alle coppie omosessuali straniere di adottare bambini russi. Il presidente russo Vladimir Putin ha detto che la Russia, a differenza di alcuni altri paesi, non criminalizza le relazioni omosessuali.

Putin abbraccia la pattinatrice lesbica Ireen Wust: il video spopola in rete

putin-abbraccia-atleta-gay-tuttacronacaDopo le accese polemiche, la scena che nessuno si aspettava di vedere e che è stata notata da pochi. Almeno fino a quando vari siti russi non hanno iniziato a diffonderlo. Nel filmato viene immortalato l’abbraccio tra il presidente russo Vladimir Putin e la pattinatrice olandese Ireen Wust, oro nei 3000 metri di pattinaggio velocità femminile a Sochi dopo quello di Torino. L’incontro è avvenuto tre giorni fa in casa Olanda, dove il premier russo ha bevuto una birra con il re Guglielmo Alessandro e la regina Maxima. Le immagini, tuttavia, sono circolate solo successivamente. Dopo aver chiesto all’atleta “Avete qualche domanda, c’è qualche problema?” e ricevuto in risposta: “No, è molto bello qui, mi piace”, il leader russo l’ha abbracciata calorosamente.

Amore gay: il video che mostra le reazioni dei bambini

amore-gay-tuttacronacaE’ stato Fanpage a realizzare un video che sonda l’opinione dei bambini sull’amore gay e che termina con un aforisma di Keith Haring “I bambini sanno qualcosa che la maggior parte della gente ha dimenticato”. I bimbi napoletani hanno risposto alle domande riguardo il senso dell’amore, cosa esso rappresenti per loro e, più in particolare, cosa pensino dell’amore fra due uomini o tra due donne. Loro ci riflettono, fanno facce buffe e hanno le reazioni più diverse. Ma le risposte non sono mai scontate. “L’importante è che qualcuno è capace di innamorarsi” risponde una dei piccoli intervistati. Una frase che vale più di qualsiasi analisi sociologica. Che fa il paio, però, con “i miei pensano che [i gay] sono malati”, di un altro bambino.

Come ricorda l’Huffington Post, in precedenza, era stata la casa di produzione Fine Brothers a sottoporre, a sorpresa,  i video di due matrimoni gay a 13 bambini fra i 5 e i 13 anni filmandone le reazioni prima di porre loro delle domande sui matrimoni fra persone dello stesso sesso. Quel video, postato su Youtube, ha avuto svariati milioni di visite ed ha documentato l’assenza di preconcetti nei bambini nonché una tendenza progressista nell’avvicendarsi delle generazioni. Forse i bambini ne sanno davvero di più di noi.

“Papa Francesco ha un problema con il sesso”: ne parla lo Spiegel

pope francis-tuttacronacaE’ lo Spiegel, il settimanale più letto in Germania, che facendo riferimento ai risultati appena diffusi del sondaggio vaticano sulla famiglia, distribuito alcuni mesi fa presso tutte le diocesi del mondo in vista del sinodo di ottobre, intitola un servizio: “Il problema del Papa con il sesso”. Il Papa ha rivolto ai fedeli domande che riguardano i temi caldi della contraccezione, del rapporto tra Chiesa e divorziati, delle unioni omosessuali. Le risposte, che come spiega l’Huffington Post sono state finora rese pubbliche solo dalle conferenze episcopali tedesca, svizzera e belga, ancora nessun riscontro dalla Cei, sembrano indicare un’esigenza molto chiara da parte dei credenti cattolici: che la Chiesa sia finalmente più accogliente e flessibile sulle questioni di etica familiare. I vescovi tedeschi, che hanno sintetizzato le risposte dei fedeli in un report dettagliato, scrivono: “Le posizione della Chiesa sul sesso prematrimoniale, l’omosessualità e i metodi contraccettivi nella grande maggioranza dei casi non sono messe in pratica dai credenti, oppure sono espressamente rifiutate”. Per quanto riguarda i legami gay, in particolare, i prelati rilevano la “marcata tendenza ad accettare come atto di giustizia” il riconoscimento legale delle unioni tra persone dello stesso sesso. Il documento, inoltre, evidenzia come il divieto dei sacramenti ai divorziati rappresenti per la maggioranza dei praticanti una “ingiustificata e crudele discriminazione”, mentre quasi tutti i fedeli “respingono come incomprensibile il divieto sui metodi artificiali di controllo delle nascite”. Per questo, il documento dei vescovi auspica che la Chiesa modifichi il suo approccio, passando dall’ “etica dei divieti” all’ “etica dei consigli”. I credenti svizzeri si trovano sulla stessa linea linea, come spiegato dai vertici della conferenza episcopale elvetica: nel 60 per cento dei casi, infatti, appoggiano la richiesta di riconoscimento e benedizione delle coppie omosessuali e nel 90 per cento vorrebbero una Chiesa più aperta nei confronti dei divorziati/risposati. Una sensibilità diffusa anche in Belgio, l’ultimo Paese da cui, finora, sono arrivati i primi risultati del sondaggio vaticano sulla famiglia: in una nota, la conferenza episcopale belga ha fatto sapere che i fedeli preferirebbero una Chiesa più “accogliente” verso chi non rispetta i suoi precetti, come i divorziati e gli omosessuali. Per quel che riguarda l’Italia,  il termine di consegna dei questionari dalle varie diocesi agli uffici della Cei è scaduto il 7 gennaio e finora la Conferenza episcopale ha preferito non rendere pubblici i risultati di del sondaggio. Scrive l’HuffPost:

In alcuni casi, tuttavia, diverse associazioni cattoliche hanno riscontrato reticenze e ritardi nella distribuzione dei questionari verso le parrocchie, come se alcuni vescovi volessero evitare che i fedeli potessero misurarsi con temi ritenuti “sensibili”: “In diverse diocesi si respirava un’aria di imbarazzo, per alcuni vescovi è meglio che i fedeli non dicano la loro sulle scelte della Chiesa, soprattutto su questioni così delicate – spiega all’Huffington Post don Nandino Capovilla, parroco a Marghera e consigliere nazionale di Pax Christi – Così, in alcuni casi, i questionari sono rimasti chiusi nei cassetti e i moduli sono stati compilati facendo partecipare i fedeli il meno possibile”.

Presunta violazione dei diritti dei disabili in viaggio e dei risarcimenti!

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Altra tegola Ue sull’Italia. Secondo l’Unione infatti il nostro Paese avrebbe violato le norme sui diritti dei passeggeri disabili nonché i risarcimenti per chi compra un pacchetto viaggio di agenzie turistiche che poi falliscono. Lo contesta la Commissione Ue, che ha avviato tre procedure d’infrazione con l’invio di lettere di messa in mora. Ora l’Italia ha 2 mesi per rispondere. Bruxelles rimprovera all’Italia di non rispettare in particolare i diritti dei passeggeri disabili che si spostano in bus, in quanto rischiano di non potersi spostare nell’assenza di fermate predefinite in cui possono ricevere assistenza. Chi viaggia via nave corre ugualmente il rischio di non vedere tutelati i propri diritti, in quanto non è ancora operativa l’autorità garante per la verifica del loro rispetto e a cui i cittadini possono rivolgersi in caso di contenziosi. Problemi anche sul diritto al rimborso per chi compra pacchetti-vacanze in caso di fallimento dell’operatore turistico: il fondo nazionale preposto ai rimborsi non ha sufficienti risorse finanziarie per farvi fronte, con un allungamento notevole dei tempi per i ricorsi dei consumatori. L’Italia, se non fornirà risposte adeguate alla Commissione Ue, rischia di veder proseguire le procedure d’infrazione sino a ritrovarsi davanti la Corte di giustizia Ue.

L’Acea viola i diritti fondamentali dell’uomo?

 

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L’Acea viola i diritti fondamentali dell’uomo? Certo il memorandum di intesa, firmato il 2dicembre scorso, con Mekorot, società idrica nazionale di Israele che pompa acqua dalle falde palestinesi ha fatto immediatamente lanciare l’allarme. La Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese e il Comitato Romano per l’Acqua Pubblica infatti si sono immediatamente mobilizzati con una campagna di sensibilizzazione e una petizione sul web affinché l’Acea garantisca l’accesso libero all’acqua, bene comune imprescindibile. 

LaMekorot, come rivela “info comune” inoltre, pesca in territorio palestinese anche dal fiume Giordano per irrigare le coltivazioni delle colonie israeliane insediate illegalmente nella Valle del Giordano, diminuendo la portata del fiume del 50 per cento. Questo drastico pescaggio ha ripercussioni anche sull’ecosistema del vicino Mar Morto, dove il Giordano defluisce. La  Mekorot, infine, sfrutta le fonti idriche palestinesi, fornisce acqua agli insediamenti e trasferisce l’acqua palestinese al di là della linea verde.

Ora tutti si augurino che l’Acea non prosegua i suoi accordi con una società così “compromessa” sul piano dei diritti fondamentali dell’uomo. 

 

La ballerina in tutù e manette contro le leggi anti-gay

ballerina-russa-tuttacronacaLa ballerina Aleksandra Portiannikova ha danzato nei giardini della piazza di porta Lauski, non lontano dagli uffici dell’amministrazione presidenziale, interpretando un brano del Lago dei Cigni. La particolarità della performance? Indossava solo un tutù bianco e delle manette circondata dalla neve con una temperatura di -20 gradi. Le sue evoluzioni sulle punte hanno avuto luogo alla vigilia della consegna al Cremlino da parte di Amnesty International di una petizione contro le leggi “liberticide” russe. “E’ l’immagine di una Russia commovente, ma priva di libertà”, scrive il giornale di opposizione Novaia Gazeta, dove lavorava anche Anna Politkovskaia. Mentre la giovane si esibiva, alcuni militanti hanno esposto un cartello con una citazione attribuita a Putin: “Una delle priorità dello stato e della società deve essere il sostegno del movimento per la difesa dei diritti umani”. La giovane, ricordando in particolare i provvedimenti che limitano il diritto di espressione, vietano la propaganda omosessuale tra minori e costringono le ong con fondi esteri a registrarsi come “agenti stranieri”, ha spiegato che si tratta di “un’azione contro le leggi che si approvano nel nostro Paese e ledono i diritti dell’uomo”. “Purtroppo nel nostro Paese si può chiedere l’autorizzazione per una manifestazione solo in un posto dove nessuno, tranne i giornalisti, può vederla”, ha aggiunto. Amnesty International ha raccolto oltre 300 firme in tutto il mondo, di cui 100 mila solo in Olanda, per abolire le “leggi liberticide”.

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La gaffe della Coca Cola in vista di Sochi 2014

coca-cola-tuttacronacaManca pochissimo ormai all’apertura delle Olimpiadi di Sochi 2014 e quello che appare evidente è che diverse multinazionali non sanno bene come muoversi nei confronti delle politiche anti-gay messe in atto dal presidente della Federazione russa. La grande domanda sembra essere: con o contro Putin. L’ultimo passo falso è quello della Coca Cola che, forse per seguire la linea della censura imposta da Putin, ha messo in atto una strategia che ha portato il noto marchio ad inimicarsi la lobby gay. Da un po’ di tempo, la Coca Cola ha reso possibile personalizzare le lattine con un nome, una parola o un aggettivo. Il procedimento è semplice: si va sul sito, si gita il termine e si attende che arrivi l’etichetta. Ma quando alcuni utenti hanno provato a digitare la parola “gay”, sul monitor è apparsa la scritta “Oops, facciamo finta che non ha digitato questa parola”. Un vera e propria censura. Lo stesso non avviene con altre parole, fra cui “straight”, eterosessuale in inglese. In questo caso, parola accettata. Ovviamente la comunità omosessuale si è indignata e l’applicazione al momento è stata rimossa dal sito. Ma la Coca Cola parla di “errore tecnico”, di una “svista”, non legando l’episodio alla sua partecipazione come sponsor a Sochi 2014 e alla “paura” di urtare la “sensibilità” di Putin. L’azienda ha comunque scelto di scusarsi con i propri consumatori: “Siamo consapevoli che la promozione Share A Coke che è in atto in Sud Africa, ha generato un risultato non intenzionale. Ci scusiamo per qualsiasi offesa causata” ha scritto in un comunicato ufficiale, precisando: “In Sud Africa, la versione digitale del “Condividere una Coca-Cola” ha posto una limitazione alla personalizzazione dei nomi. Stiamo lavorando per rimuovere il problema nel sistema digitale”. “Come uno dei marchi del mondo più inclusivi, stimiamo e celebriamo la diversità” si legge ancora sul sito. “Siamo da tempo grandi sostenitori della comunità LGBT e sosteniamo l’uguaglianza e la diversità attraverso le nostre politiche e azioni. Ancora una volta ci scusiamo per qualsiasi offesa che questa cosa può aver provocato”.

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Fare il bucato vi annoia? Lavate i panni al bar!

wasbar-tuttacronacaAvete presente quelle librerie che ospitano al loro interno un bar che permette di sorseggiare un caffè mentre ci si immerge nella lettura? Ora è possibile bere qualcosa non solo quando ci si gode un momento di relax ma anche mentre si sbrigano incombenze quotidiane. Come fare il bucato. In Belgio esiste il Wasbar, che ha una sede a Gent e una ad Anversa, dove mentre si attende che le lavatrici facciano il loro lavoro è possibile prendersi un caffè, assistere a un concerto o avere a disposizione una parrucchiera. I locali stanno riscuotendo un discreto successo ed esempi simili si trovano anche in Italia. Come il Wash Bubble Bar di Torino, che peUnrò ha cambiato gestione dopo qualche anno, e il Laundry C@fé di Firenze.

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“Sono lesbica, non cercarmi marito”. La toccante lettera di una figlia

gigi-chao-tuttacronacaCecil Chao, magnate di Hong Kong, non riesce ad accettare l’omosessualità della figlia Gigi e ha offerto 100 milioni di euro all’uomo che riuscirà a “convertire la figlia lesbica. Non è la prima volta che il tycoon cerca di “comprare” un compagno alla figlia, ma questa volta la 33enne ha scritto una lunga lettera, pubblicata su South China Morning Post, cercando d’interrompere questa pratica. “Caro papà, credo che questo sia il momento giusto per parlarti con sincerità. Io ti amo molto, sono orgogliosa di aver un padre come te. So che è difficile per te comprendere come io possa sentirmi attratta da una donna e credo di non essere neanche in grado di spiegarlo. Semplicemente accade, gentilmente e pacificamente”. Gigi usa parole d’amore nei confronti del genitore che definisce “una delle persone più istruite, energiche e intelligenti che questa umile terra abbia conosciuto”. “Il tuo carisma illumina ogni stanza” scrive. E forse, proprio in virtù di questa “fiducia e del rispetto” che lei prova per lui, non riesce a spiegarsi come possa non capire dove è la sua felicità. E ancora prosegue: “Sono fiera della mia vita e non sceglierei di vivere in nessun altro modo. Mi dispiace se ti ho indotto a pensare che avevo una relazione omosessuale perché c’era carenza di uomini adatti a Honk Kong. Ci sono molti uomini buoni, solo che non fanno per me”. Del resto la 33enne ha sposato due anni fa la donna che ama, Sean, “la persona che mi ha cambiato la vita, dalla quale mi sento protetta, accudita, che mi ha reso una persona migliore”. “Non ti chiedo di essere il suo migliore amico, ma significherebbe molto per me se tu non ne fossi così terrorizzato e la considerassi come un essere umano normale e dignitoso”. E sottolinea: “Il mio rammarico è che non hai idea di quanto io sia felice nella mia vita e che ci sono aspetti della mia felicità che non posso condividere con te”. E conclude: “ho impiegato un sacco di tempo per capire chi sono, che cosa è importante nella mia vita, cosa amo e quale è il modo migliore per vivere”. Ma ora che è “orgogliosa” e non “vorrebbe vivere in altro modo” chiede solo di essere accettata dall’uomo che più ama e stima sulla Terra: il padre. “Pazientemente tua, Gigi”.

“Sono gay ma il coming out dovrebbero farlo i ladri”. Parla Amelio

gianni-amelio-tuttacronacaGianni Amelio è alla Berlinale con il film “Felice chi è diverso” e a Repubblica parla dell’omosessualità sua e di tanti “uomini che sono stati giovani quando gli omosessuali non esistevano, se non in una vita clandestina temuta, perseguitata, irrisa”. Il regista denuncia: “Alla mia età sarebbe un po’ tardivo, forse ridicolo. Altri dovrebbero essere i coming out davvero importanti, di chi froda il fisco per esempio, di chi usa la politica per arricchirsi”. E aggiunge: “Credo che chi ha una vita visibile abbia il dovere della sincerità: e allora sì, lo dico per tutti gli omosessuali, felici o no, io sono omosessuale”. Ma la società non è poi cambiata tanto e oggi come ieri fatica ad accettare l’omosessualità. “L’omofobia è ancora imperante, capita ancora che ragazzi si uccidano perché froci o ritenuti tali”, racconta ancora Amelio nell’intervista, “Scherniti, isolati, picchiati. Insomma la battaglia non è vinta”. Ma la sua ultima pellicola vuole lanciare un messaggio positivo, come spiega Natalia Aspesi: “E’ un film molto bello, che comunica felicità carnale e la bellezza di una giovinezza difficile e nascosta, e la serenità raggiunta negli anni nell’accettazione di sé e del proprio posto nel mondo”. Il regista aveva 15 anni quando un suo professore gli disse, “un omosessuale o guarisce o si suicida”. Oppure diventa vecchio e felice come i tanti protagonisti del film.

L’anno in Germania inizia… con il coming out del ministro

hendricks_tuttacronacaLa 61enne socialdemocratica Barbara Hendricks, neoministro dell’Ambiente tedesco, ha iniziato l’anno rivelando di essere lesbica e ricevendo diversi commenti come “complimenti” e “congratulazioni” dal popolo della rete. Non è la prima volta che un politico tedesco fa coming out: nella precedente legislatura era stato il turno del ministro degli Esteri, Guido Westerwelle. Il quotidiano tedesco Bild ha sottolineato, tuttavia, che il fatto che la Hendricks fosse lesbica era “un segreto di Pulcinella”, anche se finora mai la titolare dell’Ambiente si era espressa pubblicamente sulla propria vita privata. La notizia è arrivata invece quasi in sordina da parte di un giornale regionale del Nord Reno-Westfalia che, riferendo dei piani di trasloco a Berlino, ha spiegato come Hendricks avrebbe “trascorso la festività di San Silvestro nella capitale federale insieme alla sua compagna”.

Sherlock Holmes è libero… gli eredi di Doyle sconfitti

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E’ stata la Corte Federale dell’Illinois a dichiarare che il diritto d’autore su Sherlock Holmes è finito e i romanzi di Arthur Conan Doyle pubblicati prima del 1° gennaio 1923 sono di «pubblico dominio». Chiunque può usufruirne senza dover pagare licenze alla fondazione che gestisce l’eredità del romanziere. A muovere causa agli eredi di Doyle era stato Leslie S. Klinger, specialista e studioso di Sherlock Holmes, che, a distanza di 10 mesi, ha visto riconosciuto il suo diritto di poter usufruire liberamente degli scritti pubblicati prima del ’23. Per i successivi invece la Corte ha detto che rimane il diritto di copyright fino al 2022.

 

“Che p…e questo razzismo”. Il post di Salvini

matteo-salvini-tuttacronacaDue giorni fa sul profilo Twitter della Questura di Roma era apparso un tweet scritto per sbaglio da un’addetta che pensava di usare il suo profilo personale. (“Ho risistemato lo sgabuzzino… m’è sembrato lo sgombero in un campo nomadi… Meno male che sono preparata!!!”)

original1Dopo soli 9 minuti il tweet è stato cancellato e ha fatto la sua apparizione un nuovo messaggio:

original A seguito dell’accaduto, ieri il deputato Pd Dario Ginefra ha annunciato un’interrogazione parlamentare. “È interesse della stessa Questura di Roma garantire la celerità dell’approfondimento e dare una sanzione esemplare alla responsabile. Nessuno può usare espressioni xenofobe, tanto più chi rappresenta lo Stato”. Ma anche il segretario della Lega Nord Matteo Salvini è intervenuto al riguardo, pubblicando un lungo post nella sua pagina Facebook. Scrive il leghista: “Invece di difendere i poliziotti rompono le scatole per una battuta e si preparano a votare indulti e amnistie. Se certa gente vivesse vicino a un campo nomadi, la smetterebbe di rompere le palle. Viva la poliziotta!”.

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Sollevato l’avviso di restrizione: Alma Shalabayeva può lasciare il Kazakistan

Alma-Shalabayeva-tuttacronacaAlma Shalabayeva e la figlia Aula erano state espulse dall’Italia lo scorso 31 maggio. Ora la moglie dell’ex banchiere e dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, può lasciare il Kazakistan. E’ infatti stato sollevato, con il pagamento della cauzione, l’avviso di restrizione imposto precedentemente. Lo ha riferito il portavoce del ministero degli Esteri, secondo quanto scrive l’agenzia di stampa russa Rapsi, specializzata in argomenti giuridici. A novembre, l’Ufficio del procuratore generale del Kazakistan ha riferito che la donna aveva fatto appello alle autorità per ottenere il permesso di lasciare il Paese. A luglio, ricorda Rapsi, il Kazakistan aveva emesso una pena non detentiva nei confronti della Shalabayeva perchè in possesso di un passaporto falso.

“Mi dispiace” e “mi manchi”: la baby squillo scrive alla madre

baby-squillo-lettera-tuttacronacaIl Messaggero ha spiegato che una delle baby squillo dei Parioli, la cui madre è stata arrestata, sentendosi sola e lontana da amici e parenti, ha chiesto agli assistenti sociali di poter comunicare con la genitrice. E così, una missiva è giunta a Rebibbia. L’adolescente scrive: “Ciao mamma, ti scrivo dalla casa dove mi trovo. Non sai quanto mi dispiace che tu sia in carcere per colpa mia. Mi manchi”.  Rapida è giunta anche la risposta. “Ma che dici, amore? Devi pensare solo a te stessa, devi cercare di recuperare, per crescere bene e nel modo giusto”. Del resto, alla donna è stata tolta la patria potestà di entrambi i figli e ora la ragazzina si trova in una casa famiglia. Qui è circondata da attenzioni e cure, ma aspetta con ansia il giorno della settimana in cui può ricevere la visita dei parenti. “Zia, andava ripetendo la piccola nei mesi della follia, come faccio a fare tanti soldi? Io voglio guadagnare, perché voglio vivere bene, alla grande”. La zia tentava di liberarla da una simile ossessione: “Le dicevo, ricorda sei una gran bella ragazza, puoi fare la modella, provare nel campo della moda. Sembrava convinta a tentare questa strada e si era fatta fare anche un book da una fotografa molto brava”.  Ma poi c’è stato l’incontro con Mirko Ieni, Nunzio Pizzacalla, Riccardo Sbarra, Marco Galluzzo, e lei e la sua amica hanno iniziato a prostituirsi e a drogarsi in viale Parioli. “Eppure -racconta ancora la zia al Messaggero– la situazione e il disagio di Agnese, ma anche quello del fratellino, erano stati segnalati agli assistenti sociali. Mia sorella non ce la faceva a gestire questi ragazzi, non aveva la forza perché soffriva di disturbi alimentari. Era bulimica ed è dimagrita di colpo da 160 a 50 chili. Purtroppo, devo ammetterlo con dispiacere, ma non sapeva fare la mamma, anche se sono assolutamente convinta che lei non avesse capito in alcun modo che la figlia si prostituisse”.  Di una cosa, però, la donna è convinta: è bene che la ragazzina stia nella casa-famiglia. “Deve avere punti di riferimento certi”. Punto di riferimento che non è neanche il fratello 12enne, visto che la ragazza lo viveva come un ulteriore limite alla possibilità di vivere meglio. E a raccontarlo, si legge ancora sul quotidiano romano, è sempre la mamma nel verbale di interrogatorio in cui dice di aver parlato dei suoi dubbi su quanto stava combinando Agnese con lo psichiatra che seguiva il ragazzino, e anche con gli assistenti sociali. “E ora che sta a Rebibbia -dichiara il suo difensore, l’avvocato Nicola Santoro- lei e la figlia stanno mostrando di avere bisogno l’una dell’altra”.

“Potrebbe succedere anche a te”, i tagli alla sanità spagnola

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Flebo, camice e richiesta d’aiuto, questa è l’ultima provocazione dell’associazione Medicos del Mundo per protestare contro  i tagli alla sanità effettuati dal governo di Rajoy negli ultimi mesi. L’iniziativa si è svolta lo scorso 14 novembre per le strade di Madrid, nell’ambito della campagna “Nadie Desechado” (in italiano “Nessun rifiuto”).

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Tra il teatro di strada e la protesta sociale, le foto in fretta stanno facendo il giro del web con l’avvertimento, che è diventato poi lo slogan della campagna di sensibilizzazione  “Potrebbe succedere a te”. L’idea è stata realizzata con la collaborazione dell’artista Yolanda Dominguez, che mira a evidenziare come la sanità non può diventare un “lusso per  pochi”.

Potrebbe succedere anche a noi?

Rilasciato su cauzione Christian D’Alessandro

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Potrà essere scarcerato su cauzione  Christian D’Alessandro, l’attivista italiano di Greenpeace, che era stato arrestato lo scorso 19 settembre nel nord ovest della Russia.

La decisione è stata presa dal tribunale di San Pietroburgo. L’annuncio è stato dato via Twitter da Greenpeace Russia.

Ora il ragazzo napoletano soggiornerà nel consolato russo a San Pietroburgo in attesa del processo: “Siamo felicissimi – spiega il padre Aristide ad Huffpost.- è una grande gioia. Ringraziamo la Farnesina per l’impegno e tutti gli amici, conoscenti che in questi mesi ci sono stati vicini. Ora non vediamo l’ora di riabbracciarlo, andremo a riprendercelo in Russia”.

Baby squillo,tra i clienti anche dipendenti del Vaticano

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E’ infinita la lista dei clienti delle baby prostitute e come racconta Il Tempo non ci sarebbero solo dipendenti di grandi compagnie telefoniche come la Wind e la Tim, non ci sarebbero solo i dirigenti di aziende, ma anche persone che lavorerebbero a vario tipo in Vaticano. Non religiosi, ma civili.

Come si legge su Il Tempo:

Un lungo lavoro investigativo che sta facendo venire alla luce come le due minori incontrassero nell’appartamento ai Parioli i clienti, che a volte partivano anche da altre regioni d’Italia per avere con loro rapporti sessuali. Alcuni pagavano coscienti di avere di fronte delle minorenni, altri, invece, una volta entrati nella casa a luci rosse, capivano che erano ragazzine sotto i 18 anni e hanno deciso di chiudersi la porta alle spalle senza alcun rapporto sessuale.

Indagando sul sesso, comunque, la procura è arrivata anche a scoprire un giro di droga, soprattuto cocaina, che veniva consegnata alle ragazze a volte come corrispettivo della cifra richiesta per il rapporto sessuale, altre invece perché le minori la usavano il sabato sera in alcuni locali dell’Eur.

Una delle due liceali, che è seguita da un’assistente sociale dei minori, ha più volte avuto atteggiamenti violenti in famiglia, insultando la madre e a volte anche rubando oggetti di valore in casa… «In occasione di un rientro a casa in tarda ora e dopo un giorno di assenza ai miei richiami – ha raccontato agli investigatori la madre della minore – mi si è avventata addosso tentando di strangolarmi. Sono riuscita a divincolarmi solamente grazie all’intervento di mio marito che è riuscito a chiamare le forze dell’ordine, che provvedevano a riaffidare la minore alla sottoscritta. Chiedo un intervento da parte delle autorità competenti nei confronti di mia figlia affinché non possa recare ulteriore danno a se stessa e ai suoi familiari e non continui nella sua condotta sregolata».

Baby-prostitute: “Berlusconismo le ha legittimate”. Così Sonia Alfano

sonia-alfano-babysquillo-berlusconiNell’ultima puntata di “KlausCondicio”, il talk show su You Tube diretto da Klaus Davi, è intervenuta l’europarlamentare liberaldemocratica Sonia Alfano che, affontando il tema delle minorenni che si prostituivano ai Parioli ha detto: “Baby squillo? È colpa di Berlusconi”. L’europarlamentare spiega: “Il fenomeno delle baby prostitute c’è sempre stato, ma Berlusconi ne ha prodotto una legittimazione sociale e culturale. Con il caso Ruby molti uomini, anche anziani, vedendo l’esempio di un politico, per la precisione l’ex Presidente del Consiglio, che andava con una diciassettenne, si sono sentiti attratti dalla capacità di questa persona di essere considerata interessante per una ragazzina di quell’età a tal punto da fare loro invidia. Per me questo è veramente devastante come messaggio”.  E ancora: “Io credo che queste cose esistessero anche prima, ma il fatto che un politico, una persona che tra l’altro ha anche guidato il Paese in determinati frangenti, abbia fatto una cosa del genere, in un certo senso normalizzandola, si è tradotto in un messaggio ancora più grave è ancor più devastante. Ecco perché dico che c’è un degrado culturale. Se poi guardiamo i messaggi che la televisione lancia quotidianamente, rispetto ai quali si cerca di fare intendere che studiare non serve a nulla, ma che va bene andare a sgambettare, che va bene offrire il proprio corpo pur di fare carriera, ecco che poi ci ritroviamo davanti a queste situazioni nell’ambito delle quali è la mamma a pilotare in tutto la figlia”.

Svolta sul caso Shalabayeva: la perizia rischia di accusare il Viminale

alma-shalabayeva-tuttacronacaSi compone di sette pagine il documento che, come spiega il Messaggero, rischia di mettere definitivamente sotto accusa il comportamento della Questura di Roma e del Viminale nel caso del rimpatrio di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente e banchiere kazako Mukhtar Ablyazov. Si tratta di una perizia di parte ordinata dagli avvocati della figlia maggiore della donna che conferma punto per punto il sospetto che era circolato fin dalla scorsa estate:

per «creare» il documento valido per l’espatrio a nome della figlia di Alma, la piccola Alua di appena sei anni, gli uomini dell’ambasciata avrebbero utilizzato la fotografia presente nel passaporto centrafricano che Alma Shalabayeva ha consegnato agli uomini della Polizia al momento della perquisizione e del fermo che in poche ore l’ha portata prima nel Cie di Ponte Galeria e quindi sull’aereo diretto in Kazakistan. Insomma, qualcuno all’interno delle nostre forze dell’ordine avrebbe passato il documento all’ambasciata kazaka che avrebbe quindi elaborato un documento solo apparentemente proveniente dall’Asia centrale.

La perizia è stata firmata da un esperto di grafica in tre dimensioni, Fabio Pisterzi, che spiega che l’elaborazione fatta sulla foto della bambina è in realtà molto semplice: “Con uno scanner è possibile riprodurre l’immagine ed eliminare gli elementi sovraimpressi”, scrive rispondendo al quesito se le foto siano identiche e se “quindi derivino dal medesimo scatto”. Dunque una elaborazione semplice, di copiatura e aggiustamento. “La parte interessata”, il volto, è stata “ritagliata” mentre il vestito è stato sovraimpresso e questo fa sì che, al posto del collo della piccolina c’è il collo di un’altra persona. La relazione viene quindi conclusa specificando che “l’elaborazione è stata fatta utilizzando il programma Photoshop”. La perizia è stata conclusa lo scorso 4 ottobre e finirà in mano al pm Eugenio Albamonte. Ma, spiega ancora il Messaggero, “l’atto di accusa è rivolto anche alla Questura e al Viminale (dove si aspetta con ansia una puntata di Report dedicata al caso). Ma è anche possibile che a questo punto Astolfo Di Amato l’avvocato di Madina Ablyazova, la sorella maggiore di Alua, decida di rivolgersi anche alla procura di Perugia.”

Baby squillo dei Parioli: iscritta nel registo degli indagati la maggiore delle due

babysquillo-tuttacronacaIndagata “per aver indotto alla prostituzione la sua amica”, oggi quindicenne. E’ quanto ha scritto il giudice nell’ordinanza nei cofronti di Mirko Ieni e Marco Galluzzo, i protagonisti adulti della vicende sulle baby squillo dei Parioli. Ora, dunque, anche la maggiore delle due, 16 anni da pochi giorni, è stata iscritta nel registro degli indagati. La notizia è giunta a poche ore dall’arresto di due pusher che avrebbero fornito droga alle liceali. Nel mirino dell’inchiesta c’è infatti anche la droga, con le adolescenti che hanno ammesso davanti ai magistrati di far uso di cocaina, anche assieme ai loro clienti, e di averla passata, in alcuni casi, a loro coetanei. Anche Ieni dovrà rispondere delle accuse per aver fornito droga alle giovani e ad altre due donne. Come spiega Repubblica: “L’altro arrestato è un imprenditore edile, M.G., 49 anni, soprannominato dalle prostitute ‘cliente bambus’, probabilmente dal nome di un bar in zona Parioli, vicino all’abitazione in cui avvenivano gli incontri, oppure dal nome della cocaina, in gergo detta ‘bamba’. All’uomo, cliente abituale delle due ragazzine, è contestato anche il reato di induzione alla prostituzione minorile per aver avuto rapporti sessuali con le due minori e per aver proposto loro incontri sessuali con un’altra coppia di persone. L’uomo era solito pagare le prestazioni sessuali anche con la fornitura di dosi di cocaina.”

Il documento inedito di Stefano Cucchi

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L’Huffington Post rivela che:

Ritorna l’enigma sulla morte di Stefano Cucchi. E l’Huffington Post rivela il racconto inedito di un avvocato di Roma che vide il ragazzo il 16 ottobre 2009 a piazzale Clodio, poco prima dell’udienza di convalida dell’arresto per droga (Stefano poi morirà il 22 ottobre), l’avvocato lo vide mentre il ragazzo era accompagnato dai carabinieri. L’avvocato lo descrive così:

Il giovane di corporatura esile aveva il volto – ed in particolare gli occhi – estremamente arrossati e gonfi, come recante delle tumefazioni, e lo stesso, probabilmente risaltava ancor di più proprio perché sproporzionato rispetto al resto della struttura fisica. Era come se sotto gli occhi avesse quelle che in gergo comune sono individuate come “borse” gonfie e di un colore tendente al violaceo. Aveva un’aria di sicuro molto “provata”.

Mentre si dirigeva abbastanza lentamente, verso l’aula di udienza il giovane mostrava difficoltà nel camminare; me ne rendevo conto soprattutto una volta che lo stesso mi aveva superato e dunque osservandolo da dietro: il ragazzo infatti appariva come irrigidito nella coordinazione della deambulazione e se non ricordo male, non sollevava del tutto i piedi da terra ma sembrava trascinarli in avanti ad ogni passo.

Davanti a questa nuova testimonianza la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi si chiede “come in uno stato democratico un pm o un gip possano mandare in carcere una persona in queste condizioni. Se avessero disposto un ricovero non saremmo arrivati alla morte di Stefano. Purtroppo siamo in uno stato in cui gli ‘ultimi’ subiscono dei processi fatti col ciclostile e in cui alcuni magistrati non alzano nemmeno la testa per vedere come sta chi gli è davanti”.

Ecco il documento inedito:

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Baby squillo dei Parioli: nelle intercettazioni anche il tariffario

baby-squillo-tuttacronacaAzzurra e Aurora, erano questi i nomi d’arte delle baby squillo dei Parioli, protagoniste dello scandalo delle ragazzine usate come escort da un’organizzazione a capo della quale, secondo gli inquirenti, si trovava Nunzio Pizzacalla, 35enne caporale dell’esercito ora in manette. Nelle carte processuali si trovano anche delle intercettazioni dalle quali si risale al tariffario dei servizi delle giovani. Nella conversazione su WhatsApp intercettata il 19 maggio indica a una delle ragazzine quanti soldi chiedere ai clienti: “x le cifre c’è una rettifica facciamo direttamente entro le due ore 300 e superate fino a mezza giornata 500″. Il 26 maggio, invece, il militare abruzzese chiede conto del guadagno della giornata: “Fino ad adesso quanti clienti ha visto” e “So’ soldi fai bella figura magari chissà potrebbe essere interessato alla relazione”. E se una delle ragazzine non si faceva trovare agli appuntamenti, erano rimproveri: “Senti non so se x te è un gioco ma oggi ti dovevi fare una persona forse due x me e un lavoro e un guadagno mentre tu stavi a dormire loro ti hanno chiamato ed e saltato tutto.” Il 15 giugno, infine, l’uomo chiede alla giovane la propria percentuale sugli incassi.Fino adesso mi devi 110. Su le prime erano 30 perché ti sei fatta dare 100 ma su 150 sono in realtà 45 ma ne prendo 40″. A far scattare le indagini è stato un messaggio, sempre su WhatsApp, scritto da una delle ragazzine e letto dalla madre, che l’ha consegnato ai carabinieri: “Ti scrivo qui perché non mi funziona il computer. Allora descrizione fisica: alta quasi 1.70 mora capelli lunghi occhi marroni gambe lunghe 5 di seno il peso non lo so con precisione ma sono un po’ in carne, ho 3 tatuaggi tutti non visibili uno sul senso uno sull’inguine e uno sulle costole ho il piercing sulla lingua ma lo posso togliere e ho il segno del piercing all’ombelico che ho tolto tempo fa. Descrizione personale: penso di essere una ragazza solare allegra mi piace andare a ballare e frequentare locali, amo molto il sesso con gli uomini meglio se più maturi di me, non ho tabù a parte (omissis). Per il resto sono una ragazza normalissima mi piace uscire bevo e fumo.”

Ecco come è stato arrestato Christian, tra elicotteri e fucili. Ecco il video!

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Sono immagini drammatiche quelle diffuse oggi dagli attivisti di Greepeace. Mostrano il momento in cui la nave Arctic Sunrise è stata abbordata e sequestrata dagli agenti di sicurezza russi in acque internazionali, il 19 settembre scorso. Nel video si vede un elicottero russo sovrastare la nave. Da un cavo scende il primo agente, con il volto coperto da un passamontagna e in mano un enorme fucile. Gli attivisti di Greenpeace, con le mani alzate, cercano pacificamente di impedire al velivolo di atterrare e agli altri uomini di scendere. Si vede anche Christian D’Alessandro, il giovane italiano arrestato insieme agli altri attivisti. Indossa una maglietta rossa. Niente da fare, gli agenti russi fanno irruzione sulla nave, che poi viene rimorchiata fino al porto di Murmansk. Il resto della storia, purtroppo, è noto.

Se questa è una madre: baby squillo spinta a prostituirsi a discapito della scuola

baby-squillo-tuttacronacaHa solo 14 anni e la madre si preoccupa se lo studio ruba tempo alla prostituzione. E’ questa la sconcertante realtà emersa dalle conversazioni intercettate sul telefono della “baby squillo” più giovane coinvolta nel giro di prostituzione ai Parioli, a Roma. Come riporta il Corriere della Sera, era la madre a chiedere alla figlia di lavorare, “perchè io sto a corto, dobbiamo recuperà” e a nulla vale che la figlia non stia bene, “Sto male e già ho detto”, e ancora: “Mo’ vedo che posso fà. Comunque pure se, eh… comincio tardi… cioè oggi ma veramente sto male… domani dopo scuola si vede, dai”. La madre le chiede di andare a ritirare il biglietto per uno spettacolo. “Mi ha chiamato la professoressa di latino. Voleva sapere perché non stai andando. Gli ho detto che non si sente bene. Mi ha detto: pensa che domani verrà a scuola? Cosa hai intenzione di fare? Dimmelo perché se no… ci prendiamo in giro. Andiamo dagli insegnanti e glielo diciamo”. E la figlia: “Ma io voglio andarci a scuola. E’ che non ci ho tempo per fare i compiti”. Inutile anche che la figlia si lamenti che, dopo aver fatto i compiti, è stanca per andare agli appuntamenti: “Allora devi fare una scelta: puoi alternare i giorni. Qui una soluzione bisogna trovarla, se no ti ritiro”. E la figlia: “Non mi puoi ritirare mamma non ci ho 16 anni. Ci voglio andare”. A questo punto, la madre le consiglia di organizzare meglio il suo tempo: “E allora fai una cosa scusami… Allora c’è la possibilità di stare a scuola, studiare due ore così stati già là…”. La madre è stata arrestata ma intanto nell’indagine è spuntata anche la pista della pedofilia. Tra i cinque arrestati, infatti, compare anche il commerciante Michael Mario De Quattro, accusato di aver prodotto materiale pedopornografico per aver filmato rapporti sessuali con una delle due ragazzine ricattandola e chiedendole in seguito 1.500 euro per non rendere pubblico il video. L’uomo nega e dice che ignorava la giovane fosse minorenne. Al momento ci sono venti i clienti identificati e indagati, oltre a diversi i computer sequestrati. Si sospetta che le ragazzine siano state sfruttate anche per filmini pornografici.

Nel frattempo accade anche un fatto eclatante che mette in allarme gli inquirenti. La Bmw x6 del commercialista, arrestato poiché presumibilmente coinvolto nell’inchiesta sulle baby squillo, viene data alle fiamme . Una vendetta o una minaccia? Chi c’è dietro a questo atto? Si vuole intimidire il commercialista o si è voluto fare un gesto eclatante per protestare contro la prostituzione minorile? L’auto bianca era parcheggiata in una strada dei Parioli, poco lontano dallo studio del professionista, i vigili del fuoco hanno trovato tracce di benzina sul cofano. . Il commercialista dice di essere innocente “le ragazze si presentavano come diciottenni, non sapevo che fossero minorenni”, e gli avvocati affermano che “il suo ruolo è assolutamente marginale “. Però qualcuno ha dato fuoco alla macchina del professionista, e chi ha appiccato le fiamme conosceva il commercialista, sapeva che la Bmw bianca era sua, voleva colpire proprio Sbarra. I carabinieri ritengono poco plausibile che il rogo sia opera di un piromane che per caso ha incendiato quell’auto. “In genere – spiega un investigatore – quando i piromani agiscono danno fuoco a più macchine. Difficilmente si limitano ad incendiarne una sola”.

“Ragazze doccia”: quando la prostituzione frequenta la scuola

ragazze-doccia-tuttacronacaProstituirsi a scuola, a soli 14, 16 anni, per avere in cambio dei regali. E’ lo scandalo che è scoppiato a Milano, dove si parla del fenomeno scolastico delle “ragazze doccia”. Il nome, come spiega il Corriere della Sera, deriva da un semplice accostamento: come una doccia al giorno loro fanno sesso tutti i giorni. I fatti avvengono nei bagni delle scuole in cambio di oggetti e sono stati scoperti da un equipe di professori guidata dal prof. Luca Bernardo, diretto del reparto di pediatria del Farebenefratelli del capoluogo lombardo. Non si tratta di reale necessità, è piuttosto una ricerca di divertimento da parte di ragazzine di buona famiglia gran parte delle quali iscritte a scuole private. Anche in questo caso, come in quello delle baby squillo del Parioli, la tecnologia è uno dei punti focali: il tutto nasce in classe, grazie agli smartphone utilizzati anche per inviare i “menù” delle prestazioni che le adolescenti offrono. Poi gli orari e quindi l’incontro nel bagno. Il compagno avventura viene scelto in base a quello che si desidera ottenere in cambio.  Il prof Bernando spiega: “Ad oggi abbiamo individuato otto ragazze, ma ci risulta che il fenomeno sia molto più esteso”. Inoltre, non si tratterebbe di un unico incontro giornaliero: le ragazze si vendono anche a più persone nell’ambito di una giornata. Il professore ha inoltre spiegato che non è facile ottenere confessioni dalle “ragazze doccia”, mentre il timore è che il fenomeno non resti circoscritto alle scuole: “Non posso pensare che in questi ambienti non girino anche soldi – dice – Inoltre sembra che ora ci siano dei ragazzi, dai diciassette anni in su che fanno da procacciatori di clienti e il timore è che nel giro, già molto preoccupante, stiano entrando anche dei clienti adulti”.

Interrogate le baby squillo: prostitute per compare cose griffate

baby-squillo-parioli-tuttacronacaLe baby squillo del Parioli sono state interrogate dai magistrati riguardo al giro di prostituzione minorile in cui erano state coinvolte a partire da annunci sulla rete per poi passare nelle mani di Mirko Ieni, che organizzava gli appuntamenti e le accompagnava. Spiega la 14enne, la più giovane delle due: “Tutto è iniziato quasi per caso, un giorno ci siamo collegate su una bacheca di annunci e incontri per trovare dei lavoretti ed essere indipendenti”. Proprio lei inizialmente aveva paura, e per questo motivo le prime volte lavorava con l’amica, 16enne da pochi giorni. Guadagnavano “200 euro per i soli preliminari o 300 per un rapporto completo”. E poi, “Piano piano poi ho iniziato a lavorare da sola, prendevo 100 o 150 euro, finché Mirko, che era un nostro cliente, non è diventato il nostro protettore”. Con lui la giovane incomincia a lavorare ogni giorno e ad avere due incontri in 24 ore. Lui si prendeva la metà di quanto guadagnavano. Il desiderio delle due ragazzine era guadagnare per poter essere indipendente, la più giovane anche per aiutare economicamente la madre, che la rimproverava ma prendeva ugualmente i soldi che lei portava a casa. “Pensava che spacciavo, mi rimproverava ma alla fine li prendeva perché ne avevamo bisogno”, afferma. Ma i soldi servivano anche per lo shopping e per sniffare. “E’ vero che ho offerto droga alla mia amica, era lei che voleva farlo da tempo”, spiega la 16enne. A volte i clienti o gli intermediari pagavano le prestazioni anche solo con la coca.

Mamma Lucrezia vs mamma Rai, cosa è diventata la tv pubblica?

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Mamma Lucrezia non si dà pace: “Esigo le scuse del direttore di RaiUno, non per me ma per mio figlio. Cosa è diventata la Rai? Chi invita come esperti? A che titolo quella donna dice a mio figlio che la sua vita è indegna?”. È amareggiata mamma Lucrezia, dopo la puntata de La Vita in Diretta in cui, su invito di RaiUno, lei, il figlio Max e tutta la famiglia dovevano raccontare la loro storia incredibile. Max Tresoldi, infatti, si è risvegliato nel 2001 dopo 10 anni di stato vegetativo. Senza terapie invasive e senza aver visto mirabolanti “tunnel di luce” (come quelli raccontati nel segmento precedente della puntata). Solo perché la vita, a volte, può riservare delle sorprese incredibili.

Mamma Lucrezia contro mamma Rai. Dopo quel che è accaduto durante “La vita in diretta”, con l’intervento in studio di  Alda D’Eusanio, ora la signora, mamma di Max, ragazzo appena uscito dal coma, esige le scuse per suo figlio.  Queste le parole durissime della D’Eusanio, riportate questa mattina da un articolo indignato di Avvenire:

«Quella non è vita», spara in faccia a Max, che non ha avuto il tempo di srotolare il poster in cui aveva scritto di suo pugno “sono tanto felice”. «Tornare in vita senza poter più essere libero – ha proseguito imperterrita la D’Eusanio – e soffrire, e avere quello sguardo vuoto… mi dispiace, no!».

«Rivolgo un appello pubblico a mia madre – ha continuato ormai senza freni Alda D’Eusanio –, se dovesse accadermi quel che è accaduto a Max, non fare come sua mamma!». Ovvero non abbracciarmi, non baciarmi, non lavarmi, non girarmi nel letto, non darmi pranzo e cena… Perché solo questo ha fatto Ezia, insieme al marito Ernesto e a quel mare di amici di Max conosciuti all’oratorio o sui campi di calcio, non terapie invasive, non respiratori o cannule, non accanimenti. Ha curato e amato.

Come riporta l’Huffington Post: i conduttori Paola Perego e Franco Di Mare, visibilmente imbarazzati, hanno cercato di limitare i danni. Ma la D’Eusanio, implacabile, ha continuato: «Quando Dio chiama, l’uomo deve andare!». Alla fine mamma Lucrezia è riuscita a riconquistare il microfono per dire la sua: «Voglio dire a quella signora che io non ho riportato in vita mio figlio, mio figlio è sempre stato in vita. E la sua vita è bella così com’è».

Ora, come scrive Avvenire, la famiglia Tresoldi vuole delle scuse.

Finita la trasmissione, da Roma gli autori della trasmissione subito chiamano casa Tresoldi. Si sono accorti che la Rai ne esce male, chiedono scusa, cercano di uscirne in qualche modo. Le telefonate vanno avanti fino a notte, ma Ezia insiste con ferma dignità: «Esigo le scuse del direttore di RaiUno, non per me ma per mio figlio. Cos’è diventata la Rai? Chi invita come esperti? A che titolo quella donna dice a mio figlio che la sua vita è indegna?».

Questo è il vero problema. Dei venti minuti previsti sugli stati vegetativi, ben 16 (sul sito Rai si può rivedere la puntata e fare la “moviola”) sono stati dedicati a presunte «visioni del paradiso», addirittura «porte dell’aldilà», luci «che immettono in un’altra dimensione», con interrogativi “profondissimi” del tipo «forse sono viaggi ai confini della vita che ci attende oltre l’esistenza terrena?».

C’è chi in sei giorni di coma ha visto le farfalle, chi la nonna. Max no, non ha visto niente in dieci anni, perché lui vedeva noi, i medici, la città, la vita vera, ma non riusciva a comunicarcelo. Questo è il vero mistero, ma in studio non un neurologo, non un giornalista informato. Confondere due temi seri come stato vegetativo e vita dopo la morte ridicolizza entrambi, oltre a creare un pericoloso fraintendimento coma=morte cerebrale. Derive ancora più inaccettabili se ce le imbandisce mamma Rai, fino a prova contraria servizio pubblico di informazione.

La “conversione” arcobaleno di Guido Barilla

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Guido Barilla avrà davvero avuto la conversione sulla vita della pasta? Oggi si presenterà dalla Boldrini, con le ceneri in fronte e a capo basso per ricevere l’assoluzione e il perdono? Guido Barilla oggi si troverà a quattr’occhi con la donna che definì patetica e apostrofò “parla di pubblicità senza averne le competenze”. Dopo un mese di polemiche, di ironie, di scuse e di perdita di immagine e di mercato torna alla ribalta il tema della donna nella pubblicità, della comunità gay e dell’impegno delle aziende di includere anche le diverse tipologie di famiglie all’interno del marketing. E così da questa settimana è nato il percorso di redenzione di Barilla: lunedì tramite comunicato stampa l’annuncio della creazione di un board per “diversità e inclusione” con all’interno esponenti Lgbt e Alex Zanardi, oggi alle 17 l’incontro con la Boldrini. Basterà?

 

Da Lolita a Papi girl? I fiumi di parole sulle baby-prostitute dei Parioli

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C’è già chi impugna una penna o meglio ha già iniziato a battere sulla tastiera per raccontare come le baby-prostitute dei Parioli siano frutto di un modello deviato che ci deriva dalla società delle Papi girl e di modelli femminili sbagliati prodotti a uso e consumo del pubblico televisivo. Da Non è la Rai alla Cyrus che da ragazza acqua e sapone si è trasformata in modello provocante capace di creare un business sulle sue provocazioni. In realtà il fenomeno è molto più ancestrale e non per questo meno aberrante… ma smettiamola di voler dare una connotazione 2.0 a quello che purtroppo è solo una realtà che c’è sempre stata. Bisogna combatterla, ora si hanno più mezzi per farlo, dalle intercettazioni telefoniche ai social network, capire chi si utilizza la rete come una trappola per “pescare” lolite desiderose di essere notate. Sì, perché a 15 anni si ha voglia di crescere e di farlo in fretta, perché a 15 anni si ha quel gusto di stupire, di essere sopra le righe e per questo si può cadere vittima di chi sfrutta le debolezze dell’adolescenza a scopo di lucro e compie uno dei reati peggiori che possano esistere: lo sfruttamento della prostituzione minorile. La prostituzione rende schiavi e le due ragazzine lo erano. Emarginate dalle esperienze adolescenziali e gettate in uno squallido mondo di bassezze umane.

«Il mio amico ha apprezzato molto la tua amichetta. Vi voleva invitare in barca a Ponza, ma per il week end siamo già in 15». Questo è uno dei “famosi” sms  dal commercialista Riccardo Sbarra — arrestato nell’operazione «Ninfa» con altre quattro persone — a una delle due baby squillo dei Parioli che aveva da poco lasciato un cliente e poi aggiungeva «Tu mi piaci, hai amichette giovani e io adoro le lolitine», scriveva ancora il professionista solo pochi giorni prima di finire in manette, oppure, con un altro sms a una delle giovanissime prostitute: «Venite a casa mia e ci restate, se volete».

Parlare di “Lolite” è già voler dare una dimensione romanzata, intellettuale e in fondo far veicolare un immagine distorta di quello che è accaduto a due ragazzine vittime di un meccanismo perverso che non erano neppure in grado di dominare o a cui non sapevano ribellarsi. Non chiamiamole quindi “Lolite”, non cerchiamo attraverso un termine di risvegliare il mito di Nabokov su una storia che non è scritta su una pagina, ma che sarà una ferita profonda che quelle ragazze che si porteranno per sempre dentro la loro testa, quegli orridi ricordi, quei maledetti soldi e quell’adolescenza negata.

La doppia faccia di Alfano: vuole l’aiuto dell’Europa… ma anche no!

alfano-frontex-tuttacronaca“Noi abbiamo un sistema che si chiama Frontex, che è un sistema di protezione delle frontiere. Noi vogliamo vedere gli aerei e le navi che proteggono quella frontiera e lo vogliamo fare perché pensiamo che questo sia il modo migliore per evitare i morti, altrimenti noi faremo sempre degli inutili pianti sulle bare senza riuscire a fare nulla di concreto”. A dirlo era stato il ministro dell’Interno Angelino Alfano, solo alcuni giorni fa. Una frase che dovrebbe gettare un raggio d’ottimismo nella battaglia. Peccato che, a quanto pare, restano solo parole. Come quella rappresentazione di un’Italia che fa la voce grossa contro l’Europa invocando che ci si prenda carico della gestione dell’emergenza immigrazione nel Mediterraneo. Ma cosa ne pensa la Ue al riguardo? Ha ascoltato gli appelli lanciati dal governo Letta e, nel corso dell’ultimo gruppo di lavoro del Consiglio Ue sulle frontiere, l’Esecutivo di Bruxelles ha presentato una serie di proposte per riformare Frontex, l’agenzia Ue di sorveglianza alle frontiere. Una delle indicazioni era di conferire a quest’agenzia la competenza esclusiva per il coordinamento delle operazioni di ‘search and rescue’ (localizzazione e salvataggio) dei barconi dei migranti. La proposta è stata rigettata dall’Italia, nonchè da Grecia, Malta, Francia, Spagna. Ossia tutte le nazioni più interessate dagli sbarchi. Il motivo lo spiega l’Huffington Post: “A Bruxelles in pochi hanno dubbi: sulle politiche di lotta all’immigrazione clandestina ogni Stato vuole avere le mani libere e non essere soggetto a normative europee. Finora, infatti, i paesi europei hanno potuto scegliere le proprie strategie con la massima libertà, con l’unico faro di riferimento internazionale che è dato da convenzioni come quella di Ginevra. Convenzioni che è difficile fare rispettare. Diverso il discorso se da domani dovesse intervenire l’Europa, con il doppio controllo di Commissione e Corte Ue. Basti ricordare quanto successe col governo Berlusconi con i respingimenti in mare: la commissaria Malmstrom ne chiese pubblicamente lo stop, ma non poté far nulla per mancanza di poteri in merito da parte dell’Esecutivo. Poteri che ora proprio la Malmstrom rivendica, facendo seguito (ironia del caso) alla richiesta dell’Italia di un maggiore impegno Ue sul fronte immigrazione”. E se la delegazione del Pd nel Parlamento Europeo aveva chiesto che il governo appoggiasse la proposta della Commissione, da Bruxelles fanno sapere che proprio il ministro dell’Interno Alfano è stato chiaro con l’Ue nel dire che i poteri in materia di controllo delle frontiere devono restare di competenza esclusiva del nostro Paese. Salvo poi, rivolgendosi a tutti i cittadini, dire che “abbiamo un sistema che si chiama Frontex”.

Gasparri e i cialtroni che contestano Alfano

maurizio-gasparri-tuttacronacaSi sono svolti i funerali per le vittime dei naufragi di Lampedusa, oggi, ad Agrigento. E nell’occasione alcuni dei presenti hanno intonato slogan e contestato il ministro degli Interni Angelino Alfano, obbligato ad allontanarsi scortato dalla sicurezza. Al riguardo, Maurizio Gasparri, suo collega di partito e Vicepresidente del Senato, ha detto: “Alfano ha dimostrato capacità ed equilibrio insieme a tutto il Viminale e alle forze dell’ordine sia in occasione delle tragedie di Lampedusa che della manifestazione di Roma. Chi lo ha contestato è un cialtrone e un farabutto”.

I funerali delle vittime dei naufragi scorrono via tra le proteste

1funerali-lampedusa-tuttacronacaSono stati celebrati oggi, ad Agrigento, i funerali delle 366 vittime accertate delle tragedie di Lampedusa, a 18 giorni dal primo naufragio e quando le bare sono già state tumulate. Alla cerimonia hanno preso parte anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano, quello dell’Integrazione Cecile Kyenge e quello della Difesa Mario Mauro, oltre agli ambasciatori di alcuni stati di origine delle vittime. Presenti sul molo turistico del porto di San Leone presenti anche il vicesindaco di Palermo Cesare Lapiana e il presidente della regione Rosario Crocetta. A prendere la parola anche l’imam Pallavicini, vicepresidente della Coreis, la comunità religiosa islamica italiana, per un rito funebre misto, concelebrato fra islamici e cristiani. A pregare per le vittime anche decine di eritrei giunti non solo dall’Italia ma da diverse zone d’Europa. Ma non è stato solo un momento religioso, in molti hanno colto l’occasione per mettere in atto proteste e contestazioni, anche contro la presenza dell’ambasciatore eritreo, considerato alleato del loro governo, che li obbliga alla fuga, e per questo a sua volta colpevole. Su uno striscione si leggeva: “La presenza del regime eritreo offende i defunti e mette in pericolo i sopravvissuti”. Altri cartelli recitavano “Sangue nostrum” e “Dove sono i sopravvissuti”? Il ministro Alfano è invece stato fatto allontanare scortato dalla sicurezza dopo aver dichiarato ai giornalisti che ci sarebbero stati “aiuto ai sopravvissuti e lotta senza quartiere” alla tratta dei migranti. Le sue parole hanno provocato urla di “Bossi-Fini/ legge di assassini” e “la storia siciliana ce l’ha insegnato/emigrare non è reato”. A fare un tentativo per riportare la calma è stato il ministro Kyenge: “E’ un momento in cui unirsi tutti insieme per riconoscere l’importanza del fatto che per la prima volta si sono fatti i funerali di Stato e che sono state riconosciute in una cerimonia ufficiale persone nate altrove e che non hanno nazionalità italiana”.  Ha quindi aggiunto: “Credo che il messaggio molto forte sia anche il fatto che molte confessioni religiose si sono unite insieme con calma senza violenza e che la pace e la non violenza superano ogni cosa”. Anche sull’Isola di Lampedusa ci sono state delle proteste, con i migranti eritrei presenti al centro di accoglienza che hanno organizzato un sit-in pacifico: chiedevano di poter partecipare alla cerimonia di commemorazione.

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Oggi i funerali per le vittime dei naufragi: è polemica

lampedusa-funerali-tuttacronacaSi svolgeranno oggi alle 16, ad Agrigento, diciotto giorni dopo il primo naufragio, i funerali per i 366 migranti che hanno perso la vita nei naufragi davanti le coste di Lampedusa gli scorsi 3 e 11 ottobre. Alle celebrazioni, che si svolgeranno sul molo turistico del porto di San Leone, prenderanno parte il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e quello dell’Integrazione Cecile Kyenge, oltre agli ambasciatori di alcuni Paesi delle vittime. Chi non potrà esserci è Giusy Nicolini, sindaco di Lampedusa, che nel pomeriggio sarà a Roma per un incontro con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Assente anche il primo cittadino di Agrigento, Marco Zambuto, anche lui nella Capitale, che ha definito la cerimonia una “passerella per i politici”. Ma quella del primo cittadino della città siciliana non è stata l’unica voce polemica: don Mosè Zerai, il sacerdote eritreo che da anni rappresenta un punto di riferimento per i profughi in arrivo in Italia, ha parlato di “beffarda passerella”. E sicuramente non può passare inosservato il fatto che le bare siano già state tumulate.

Morti in mare: lunedì la cerimonia ad Agrigento

funerali-migranti-tuttacronacaDopo le polemiche dei giorni scorsi per i Funerali di Stato per i migranti che hanno perso la vita nei naufragi davanti le coste di Lampedusa gli scorsi 3 e 11 ottobre, celebrazioni che erano state annunciate dal Premier Letta ma che non erano avvenute nella realtà, ora il Viminale ha comunicato che la cerimonia di commemorazione si terrà lunedì 21 ottobre, alle 16, ad Agrigento, presso il molo turistico di San Leone, alla presenza dei rappresentanti del governo e delle istituzioni. Non potrà però essere presente il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, che non manca di far sentire la sua voce parlando a nome anche dei suoi cittadini: “Non sarò ad Agrigento – spiega – perchè, quello stesso pomeriggio, verrò ricevuta dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, insieme al senatore Luigi Manconi, presidente della commissione straordinaria per i diritti umani del Senato. Sono comunque estremamente amareggiata che questa commemorazione, benchè tardiva e a corpi già sepolti, non si faccia a Lampedusa. La comunità della mia isola non merita di non essere coinvolta e di essere convocata a decisione già presa”.

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I funerali di stato fantasma!

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Erano stati annunciati dal premier Letta in persona i funerali di Stato per le vittime di Lampedusa e invece oggi il sindaco dell’isola siciliana,  Giusi Nicolini, denuncia che le salme si stanno seppellendo senza nessun funerale. Sembrerebbe l’ennesimo annuncio alla presenza delle istituzioni internazionali che poi non ha trovato seguito nei fatti. Eppure quel 9 ottobre tutti si erano stupiti della decisione del Premier di voler organizzare a spese dello stato la sepoltura con tutti gli onori dei migranti che avevano perso la vita nel drammatico naufragio. Se davvero l’Italia ha bisogno di stabilità politica per fermare la speculazione sui mercati, è pur vero che c’è bisogno anche di coerenza. Non c’è nulla di peggio che assistere ai proclami che poi restano solo parole senza fatti… In questo modo si lede l’immagine del nostro Paese e si fanno riaffiorare i fantasmi di un ventennio di parole che hanno poi portato l’Italia sull’orlo del baratro. Che bisogno c’era di annunciare i funerali di stato? L’ennesima umiliazione per i migranti?

Ieri il sindaco di Lampedusa, ha twittato:

A questo messaggio è seguito il silenzio. Lo stesso silenzio lamentato dalla stessa sindaco che aveva anche asserito: “A Lampedusa il governo è sparito”. Solo il Viminale alla fine si fa coraggio e risponde: “Non siamo noi a disporre i funerali solenni”, compito che spetta secondo il protocollo all’Ufficio del cerimoniale: “Dovevamo però portare via le 373 bare dall’isola per questione di igiene pubblica”. E sempre per motivi sanitari saranno interrate al più presto con soltanto un numero identificativo.

Dove troveranno sepoltura?

Alcuni nei cimiteri dell’Agrigentino e altri in Comuni siciliani disposti ad accoglierli, anche temporaneamente.  80 salme sono già state tumulate nel cimitero Piana Gatta di Agrigento, altre 70 sono state disseminate nei camposanti della provincia e sepolte, riportano i quotidiani locali, con una breve preghiera cattolica. Lontani dai parenti, in prevalenza cristiano-ortodossi e musulmani.

Come scrive l’Huffington Post:

“È inaudito. Quell’annuncio dei funerali di Stato ha creato soltanto confusione”, commenta parecchio indignato don Mosé Zerai, sacerdote presso il Vaticano e fondatore dell’agenzia Habeshia ormai diventato un punto di riferimento per gli eritrei in esilio in Italia, al punto che spesso è lui a ricevere gli Sos dai barconi carichi di suoi connazionali che tentano di attraversare il Mediterraneo. Ed è lui, in queste settimane, a ricevere e smistare le continue telefonate dei famigliari dei naufraghi che dalle città europee e americane, ma anche dall’Eritrea, chiedono notizie sui loro defunti. “Come comunità eritrea siamo veramente stupiti dal modo nel quale il governo italiano sta gestendo questa situazione”.

Il primo pensiero di don Zerai va ai cadaveri senza funerale: “Un’offesa alle vittime e ai loro famigliari. Poiché ci aspettavamo esequie solenni, abbiamo consigliato ai parenti in lutto di non organizzare funerali privati ma di attendere. E invece ora hanno disseminato le bare in molti posti della Sicilia, rendendo difficilissimo il compito di coloro che devono ancora identificare i loro morti. A chi dovranno rivolgersi questi poveretti per poter capire su quale bara devono piangere?”.

Il sacerdote eritreo dice di avere spedito una lettera a Enrico Letta e Emma Bonino, senza ricevere risposta alle sue domande. E questa mattina verrà ricevuto dalla Commissione esteri della Camera nella speranza di capire cosa succederà nei prossimi giorni. L’idea del religioso è quella di impegnare le istituzioni italiane a farsi carico del trasporto delle salme in Eritrea, a prescindere dal fatto che alla fine molte non avranno un nome, tranne quei corpi che i famigliari esuli vorranno seppellire nella nuova patria.

Ad attendere la soluzione del mistero sulla celebrazione funebre promessa da palazzo Chigi non sono soltanto genitori, sorelle, fratelli e cugini dei morti di Lampedusa, molti dei quali residenti negli Stati Uniti, in Canada e in Europa, ma anche vescovi e sacerdoti di fede ortodossa – la fede religiosa più diffusa in Eritrea, insieme all’Islam – che dall’America e dalla stessa Eritrea sono pronti a concelebrare quel funerale importante.

Comunque sia, il destino di quei feretri rimane incerto. L’ambasciata eritrea si è offerta di rimpatriare le salme identificate con certezza come eritree, e in questo scenario si inscrivono altre due stranezze che ben raccontano la confusione del governo. Da giorni infatti passeggiano per Lampedusa due funzionari dell’ambasciata eritrea in Italia, ufficialmente sull’isola per dare conforto e aiuto ai parenti dei morti in mare, nonostante quei morti siano fuggiti proprio dal pugno di ferro del regime di Asmara e una legge imponga ai famigliari degli esuli il pagamento di una multa salata come punizione.

Secondo fonti del Comune, i diplomatici avrebbero addirittura chiesto di entrare nel centro di accoglienza dove vivono ammassati i superstiti del naufragio del 3 ottobre e, non avendo ricevuto il via libera, tentano di avvicinarli lungo le strade di Lampedusa chiedendone nome e cognome, oppure scattando loro delle foto. Dati che molto facilmente finiranno negli elenchi del governo eritreo.

Il 14 ottobre è poi arrivato, senza che la sindaca ne fosse informata, l’ambasciatore eritreo Zemede Tekle Woldetatios. In mancanza di un protocollo né un avviso da parte del ministero degli Esteri o dalla Prefettura, però, la sindaca Giusi Nicolini non ha potuto incontrarlo. E così Woldetatios è dovuto andarsene non senza aver ripetuto ai giornalisti la disponibilità di Asmara a riprendersi i feretri.

Con questo obiettivo il rappresentante eritreo in Italia assicurava, in una nota non firmata e divulgata il 9 ottobre, di aver avviato un canale diplomatico con il nostro Paese. Se è dunque la Farnesina a ricevere le richieste dell’Eritrea, rimane insoluto il quesito su quale autorità italiana dovrebbe proteggere i futuri richiedenti asilo di Lampedusa da un governo dittatoriale che potrebbe decidere di perseguitarli, quando è lo stesso esecutivo italiano a ricevere i sostenitori del regime eritreo.

È il caso dell’incontro avvenuto ieri mattina tra la ministra Cécile Kyenge e quello che nel comunicato stampa del ministero per l’Integrazione viene definito “il presidente della comunità eritrea in Italia”, Derres Araia, simpatizzante del regime di Isaias Afewerki, presente alle iniziative dell’ambasciatore Zemede Tekle Woldetatios e dunque politicamente nemico degli eritrei che viaggiavano stipati in quel barcone colato a picco al largo dell’isola dei Conigli. Al punto da aver scritto in un tweet che “in Eritrea non esistono oppositori” e che l’emigrazione dei suoi connazionali è dovuta “all’ostruzionismo di Wasghinton-EU” (sic).

“L’ultima telefonata dallo Stato è arrivata sabato scorso da Giorgio Napolitano”, assicurano ora al Comune di Lampedusa. Nicolini aveva chiesto una unità di crisi che affiancasse la giunta della piccola isola nell’immane lavoro burocratico relativo all’accoglienza dei parenti delle vittime, all’identificazione e alle visite ufficiali. Quella richiesta è andata a vuoto, e l’impressione è quello di un continuo “scaricabarile” da una istituzione all’altra. O, come suggella don Mosé, “una presa in giro”.

 

Disabile in classe e i genitori ritirano i figli

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A nord Italia, i genitori avevano deciso di ritirare i figli dopo aver saputo che vi erano alcuni ragazzi stranieri in classe, al sud i famigliari dei bambini della Gennaro Sequino, scuola a nord di Napoli, ritirano i figli da scuola perché in classe c’è un disabile. Padri e madri si sono recati nei giorni scorsi dalla direttrice dell’istituto e hanno chiesto il nullaosta per il trasferimento dei figli in altre sezioni, dove non fossero presenti bambini affetti da autismo. Richieste che sono state respinte dalla dirigente scolastica Maria Loreta Chieffo che però alla fine ha dovuto cedere al trasferimento degli alunni in altre scuole del territorio. I ragazzi che hanno lasciato al scuola sono stati al momento 6 su 20, ma molti sono pronti a fare nuove richieste.

  

Via gli italiani dalla scuola, troppi bambini rom nel Novarese

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E’ il secondo caso dopo quello accaduto nel Bergamasco, in cui genitori decidono di portare i propri figli in altre scuole perché quelle vicino a casa hanno troppi stranieri. Stavolta la notizia arriva dalla provincia di Novara, a Landiona, un paese di circa 600 abitanti dove il sindaco  Marisa Albertini ha spiegato: “Abbiamo cercato di convincerli a lasciare i loro figli, ma hanno preferito portarli a Vicolungo, il paese qui vicino”.

Eppure 10 anni fa la scuola aveva invitato i bimbi rom a iscriversi perché era a rischio chiusura, ma ora invece sono gli italiani ad andar via.  “I bimbi rom iscritti sono 25 – ha spiegato il Sindaco – ma quelli che frequentano le lezioni sono molti di meno. Gli italiani, se vogliamo definirli così, sono una dozzina. Avevamo tentato di accorpare le classi con quelle di Sillavengo, altro paese della zona, per favorire una maggiore integrazione, ma non è stato possibile”.

“Non siamo razzisti” assicura il Consigliere comunale di minoranza, Francesco Cavagnino, ma questo “fatto di una gravità assoluta” ha screditato tutto il paese, commenta. Franca Biondelli, deputata Pd di Novara, ha annunciato di voler dare il via ad una interrogazione parlamentare.

 

Delegazione del M5S da Alma Shalabayeva: “Aiutatemi”

1-m5s-shalabayeva-tuttacronacaUna delegazione del M5S ha fatto visita ad Alma Shalabayeva, la moglie dell’oligarca kazako espulsa dall’Italia con la figlioletta Alua di 6 anni nella casa di Alamty, durante la quale la donna ha ricostruito la giornata del 30 maggio. Durante il dettagliato resoconto, la donna lascia anche qualche accusa a Roma, ad esempio l’ipotesi di manomissione del passaporto, la cui presunta falsificazione è stata la causa del rimpatrio. E’ lei a raccontare che le hanno restituito il documento ‘manomesso”: più “spesso” di quello rilasciato dall’Africa Centrale che era stato presentato. Oltre a questo, non avrebbe ricevuto risposta ogni volta che ha provato a chiedere “asilo politico”. La Shalabayeva spiega che le hanno gettato il telefonino, impedendole contatti, e si sono limitati a dirle che la sua “deportazione era firmata ad alto livello”. Mentre chiede un aiuto all’Italia per rivedere il marito, torna a ribadire la sua intenzione di tornare a Roma. La sua ricostruzione è stata postata, in video streaming, sul Blog di Beppe Grillo. In quei momenti, non ha neanche potuto contattare la sorella al cellulare: “Me lo hanno buttato”, dice sottolineando di aver chiesto l’asilo politico, spiegando di chi era moglie e della protezione data a suo marito da Londra. Ma non riceve risposta, le sue affermazioni sembrano sbattere contro un muro di gomma, in particolare dalla poliziotta di scorta, una certa “Laura”. A Ciampino dove madre e figlia entrano “accompagnate da 12 persone armate”, Alma racconta di aver chiesto in inglese: ‘I need a political asylum’ ma “Laura è uscita dalla stanza come se non avesse sentito” per poi tornare di corsa e prendere “mia figlia per mano, uscendo. L’ho inseguita, siamo saliti su un pulmino e lì ho richiesto ‘Why not?’. Lei si è girata, mi ha accarezzato la gamba, e si è rigirata verso il finestrino”. La Shalabayeva spiega ancora che Laura, che “era sempre al telefono con qualcuno”, ha rivolto “molte domande di politica, sui rapporti tra il presidente kazaco e quello russo”, registrando tutto su un I-Phone. Poi la scelta: portare Alua con sè o lasciarla alla guardia del corpo. “Prima di rispondere ho chiesto ancora in inglese: ‘Posso avere l’asilo politico?’ Ma uno degli uomini ai piedi dell’aereo ha risposto che era impossibile: troppo tardi”, l’ordine è stato “firmato a livello molto alto, da due autorità italiane. Non so quali”. Quindi l’arrivo in Kazakhistan dove sono arrivate “senza legale, senza interprete, senza passaporto, senza effettuare alcun controllo alla dogana, senza biglietto, e senza nessuna possibilità di ottenere l’asilo politico”. Uno dei rappresentanti dell’ambasciata kazaca avrebbe trascorso quasi tutto il viaggio nella cabina di pilotaggio. “Solo dopo ho saputo che la mia famiglia intendeva tramite il procuratore dell’Austria far tornare l’aereo in Europa”. Ma il kazaco era al telefono controllando che l’aereo andasse “nella direzione giusta”. Quindi lancia un appello: “Vorrei tornare in Italia al più presto possibile. Voglio vedere i miei figli e mio marito”. E sottolinea di non “credere, sinceramente, nella giustizia dei tribunali. Se vogliono, mi arresteranno, rischio da due fino a 4 anni”. Come rischia il marito, contro cui “non c’era nessuna prova: spero molto nell’aiuto del popolo italiano”. Daniele Del Grosso, membro della delegazione del M5S che nei prossimi giorni avrà anche incontri istituzionali a Astana, ha spiegato che attorno a lei sembrano non esserci controlli. All’ANSA;, contattato al telefono, ha speigato: “È sicuramente seguita. Ma noi non abbiamo visto nessuno di sospetto”.

MUKHTAR ABLYAZOV ARRESTATO IN FRANCIA!

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The end? Mukhtar Ablyazov è stato arrestato a Cannes, in Francia. A comunicare la notizia è stato il suo avvocato, il quale ha precisato che a fermare il dissidente kazako sono state le forze speciali d’Oltralpe. Tutti si ricorderanno il caso scoppiato in Italia in occasione dell’espulsione dall’Italia della moglie Alma Shalabayeva e della figlia minorenne del dissidente. 

La Francia intanto smentisce la notizia dell’arresto e alla parola “arrestato” risponde che non sono al corrente del fermo di Ablyazov. Fonti locali hanno aggiunto a chi chiedeva conferma dell’arresto: “Ci sembrerebbe strano perché tutto passa da noi”. Ma la Russia ne chiede l’estradizione.  Da caso a giallo kazako?

Aggiornamento 31 luglio 2013, 21,50: Arriva la conferma il dissidente kazako, Mukhtiar Abliazov, è stato arrestato nel pomeriggio a Mouans-Sartoux, vicino Grasse. Lo conferma al Financial Times la polizia giudiziaria di Marsiglia. Sono state le autorità ucraine a chiederne l’arresto. L’oligarca potrebbe essere trasferito a Parigi. Anche la Russia ha richiesto l’estradizione del dissidente, che aveva ottenuto asilo dalla Gran Bretagna nel 2011. Un appello a evitare che Mukhtar Ablyazov sia estradato in modo “illegale” come è successo a Roma alla moglie Alma Shalabayeva e alla figlia Alua. A lanciarlo via Facebook è il figlio del dissidente kazako. “Cari amici – scrive Madiyar Ablyazov sul social network – mio padre è stato arrestato. Vi sarò grato per sempre se condividerete questo articolo per evitare un’estradizione rapida e illegale come è già successo in Italia per mia madre e mia sorella”.

Caso Shalabayeva: per Letta è avvenuto all’insaputa degli 007

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Oggi il presidente del Consiglio, Enrico Letta è tornato sulla questione dell’espulsione di Alma Shalabayeva, e ha ribadito che a suo giudizio i servizi segreti non sapevano della presenza di Ablyazov e di sua moglie in Italia, né dell’espulsione della donna. “Non erano tenuti a saperlo in quanto il dissidente kazako non rappresentava un pericolo per la sicurezza nazionale”, ha scritto in una nota al Copasir Letta, dicendosi disponibile a una audizione sul tema dei servizi segreti.

 

Falso il passaporto di Alma Shalabayeva. Bonino “Tormentata, ma non mi dimetto”

passaporto-shalabayeva-tuttacronacaIl ministro degli Esteri Emma Bonino, intervenendo alle commissioni Esteri di Camera e Senato sulla vicenda Ablyazov, ha detto: “È una vicenda di grande delicatezza, sulla quale si impone la massima chiarezza: una vicenda che tocca aspetti di grandissima rilevanza per il nostro Paese e per i suoi valori fondamentali”. Ha quindi aggiunto: “La mia credibilità personale è per me un grande patrimonio” ed ho vissuto “con grande amarezza in queste settimane. Sono stata tormentata e non ci ho dormito ma non ho mai pensato di dimettermi”. E ancora: “I nostri interventi sono stati dunque continui, incessanti e continueranno fino a quando necessario, nella considerazione che poichè si agisce da governo a governo si deve evitare, almeno in questa fase, che una serie di azioni e reazioni indebolisca la nostra struttura diplomatica ad Astana”. Riguardo al comportamento dell’ambasciatore kazako a Roma, l’ha definito “intrusivo” e “inaccettabile”. Astana “ci ha fatto sapere di volere buoni rapporti con l’Italia. Ritengo evidente che, dopo questo episodio, la qualità dei rapporti dipenderà dalla disponibilità dei responsabili di Astana” a dare la loro “imprescindibile collaborazione” e “pieni diritti e libertà di movimento ad Alma: valuteremo, tempestivamente, le misure più opportune da adottare nei confronti dell’ambasciatore Yelemessov”. Al momento, comunque, ad essere prioritaria è la “tutela delle due cittadine kazakhe,è quanto che ci sta più a cuore. Stiamo svolgendo e continueremo a fare con forte determinazione interventi, a Astana, Bruxelles, Vilnius, per la piena libertà di movimento di Alma e la figlia: lo sento come obbligo morale, prima che politico”. Ancora il ministro ha dichiarato di ripensare “a qualche critica che ho letto circa un mio asserito silenzio sulla questione: la realtà è che ho invece, sin dal primo momento, promosso e sollecitato il massimo chiarimento su un caso così rilevante. L’ho fatto con l’animo e la passione di chi si occupa da una vita di diritti civili ma ho agito sulla base del rispetto delle istituzioni alle quali sono tenuta da Ministro”. La Bonino ha quindi proseguito spiegando di riferire sulla vicenda Ablyazov “con la serenità di chi non ha lesinato alcuno sforzo, con la sensibilità di chi per passione e attività politica ha fatto della tutela dei diritti umani la ragione di un’intera esistenza e con la mia diretta testimonianza”. La Farnesina, ha svolto una “continua e scrupolosa attività” attraverso i suoi uffici “chiamati a gestire ex post le conseguenze di un caso per il quale abbiamo finora, giustamente, dibattuto sulla dinamica ex ante”.

Nel frattempo, secondo quanto riferisce il Dipartimento di Pubblica Sicurezza, è stato accertato dall’ufficio Interpol del Centrafrica, nell’ambito delle attività investigative svolte dalla questura di Roma, che il passaporto esibito da Alma Shalabayeva alle autorità italiane ed emesso dalla Repubblica Centrafricana “risulta falsificato”. Il vicepremier kazako Yerbol Orynbayev a Bruxelles, riguardo l’ipotesi di espulsione dell’ambasciatore kazako in Italia, ha dichiarato: “Aspettiamo la decisione ufficiale” che verrà presa dall’Italia e quando sarà presa “reagiremo”. Il fatto che, dopo quanto successo, l’ambasciatore kazako in Italia sia praticamente inutile “è solo un punto di vista” ha aggiunto. Lunedì scorso il ministro degli Esteri Emma Bonino aveva osservato che l’ambasciatore kazako non sarebbe più “una persona utile ai kazaki” perchè dopo quanto accaduto “non lo riceverebbe più nessuno”. Il vicepremier ha quindi aggiunto, per quanto riguarda il ritorno di Alma Shalabayeva e sua figlia in Italia, il Kazakistan non ha “nessun problema”,  ma l’Italia “deve fornire garanzie” che Shalabayeva tornerà in Kazakistan in caso venga chiamata a testimoniare in un processo, in questo caso “il governo kazako non ha nessun problema a lasciarla ripartire”. Il vicepremier ha però sottolineto che la donna nel nostro Paese “rischia quattro anni di prigione per il suo passaporto falso: quindi il suo rientro è in dubbio”. Del caso kazako, secondo quanto riferito dal presidente di turno del Consiglio Ue, il ministro degli esteri lituano Linas Linkevicius, si è parlato durante il Consiglio di cooperazione con il Kazakistan. “La presidenza continua a seguire con attenzione gli sviluppi della vicenda”, ha detto Linkevicius senza aggiungere altri dettagli.

Caso Shalabayeva: “I kazaki ordinarono il blitz”. La ricostruzione del prefetto Valeri

shalabayeva-kazaki-tuttacronacaIl Corriere della Sera spiega che nuovi e clamorosi particolari sono stati rivelati dal responsabile della segreteria del capo della polizia Alessandro Valeri cha ha riferito come il gabinetto del ministro dell’Interno seguì ogni fase dell’operazione kazaka. Tanto che la seconda irruzione del 29 maggio scorso nella villetta di Casal Palocco, dove si riteneva fosse nascosto Mukhtar Ablyazov, fu decisa nell’ufficio del prefetto Giuseppe Procaccini. E ordinata ai poliziotti direttamente dall’ambasciatore Andrian Yelemessov. La conferma arriva dal prefetto Gaetano Chiusolo, il capo della Direzione Centrale Anticrimine, che ricevette sul suo cellulare le disposizioni del diplomatico. I loro verbali, così come quelli di tutti gli altri funzionari coinvolti, sono stati consegnati al Parlamento in vista della votazione sulla mozione di sfiducia contro Angelino Alfano prevista per oggi al Senato e conclusasi con la vittoria dei no. Negli atti allegati all’inchiesta condotta dal prefetto Pansa si legge quante e quali irregolarità e omissioni siano state commesse fino al rimpatrio di Alma Shalabayeva e della figlia Alua, mettendo tutti gli uffici della polizia a disposizione di un’autorità straniera. Il titolare del Viminale ha sempre dichiarato “Non ne sapevo nulla” salvo poi essere smentito dallo stesso Procaccini.

E’ lo steso Valeri a raccontare: “Il 28 sera dopo le 20 fui chiamato dal prefetto Procaccini per recarmi nel suo ufficio per comunicazioni urgenti. Nell’ufficio del capo di gabinetto trovai l’ambasciatore Yelemessov e un consigliere della stessa ambasciata. Dopo le presentazioni il capo di gabinetto mi rappresentò che le autorità Kazake avevano segnalato la presenza in Italia di un pericoloso latitante. Lo stesso ambasciatore rappresentò ampiamente i motivi di preoccupazione in ordine alla pericolosità del latitante, precisando che lo stesso era armato, accompagnato da uomini armati e con collegamenti con il terrorismo internazionale. Nella circostanza consegnò un carteggio inerente lo stesso latitante, tra cui una copia del bollettino di ricerche internazionali diramato dall’Interpol. Il prefetto Procaccini me ne consegnò una copia. Rappresentai all’ambasciatore che si sarebbe dovuto rivolgere alla questura e lui mi riferì che quella mattina aveva parlato della cosa con il dirigente della Squadra mobile Renato Cortese, a cui aveva fornito gli stessi elementi informativi, con precisa indicazione della villa ove il latitante si nascondeva. Chiamai attraverso il cellulare Cortese, il quale confermò di avere incontrato l’ambasciatore e che già avevano organizzato una perquisizione nella villa alle prime ore del giorno dopo. Raccomandai di tenermi informato.” Quindi Valeri contatta tre persone: Francesco Cirillo, vicecapo della polizia, il prefetto Chiusolo e “subito dopo il vicecapo vicario”, Alessandro Marangoni. Il racconto prosegue: “Il mattino dopo, il giorno 29 intorno alle ore 7, venni informato dell’esito negativo delle ricerche. Immediatamente riferii l’esito delle ricerche al prefetto Procaccini e al prefetto Marangoni. Qualche ora dopo, in ufficio, fui riconvocato dal prefetto Procaccini perché era ritornato l’ambasciatore Yelemessov. Mi recai da lui ed il diplomatico esternò dubbi sulla efficacia dell’intervento fatto dalla polizia italiana, sostenendo che il latitante poteva essere nella villa in qualche nascondiglio appositamente realizzato. Non ricordo bene se avvisai io la questura o Chiusolo, oppure fu lo stesso ambasciatore che mi disse di aver informato la Questura”. Chiusolo, nella sua deposizione, spiega che le cose non sono andate esattamente così: “Il 29 mattina la dottoressa Luisi Pellizzari, il capo dello Sco, il Servizio centrale operativo, mi riferì l’esito negativo delle ricerche. Nella stessa mattinata ho ricevuto una telefonata da parte del prefetto Valeri che mi riferiva che l’ambasciatore, con il quale si trovava nella stanza del capo di gabinetto, sosteneva che il latitante potesse essere ancora nella villa di Casal Palocco e che lo stesso disponeva di ulteriori informazioni. Per queste ragioni l’ambasciatore mi avrebbe richiamato ed in effetti dava i miei recapiti telefonici all’ambasciatore per contattarmi”. Pansa ammetterà poi al Parlamento che il contatto si è rivelato molto più invasivo. Verbalizza Chiusolo: “Circa un’ora dopo ricevevo una telefonata dall’ambasciatore che mi precisava che allo scopo di fornirmi necessari dettagli sarebbe venuto nel mio ufficio. In effetti non giungeva lui nel mio ufficio, ma l’addetto legale dell’ambasciata per parlarmi di queste ulteriori informazioni. Lo saluto soltanto e lo faccio accompagnare dalla Pellizzari che riceve le informazioni sul ricercato e trasmette i relativi dati alla Mobile”.

A questo punto avviene la seconda irruzione: nessun segno della presenza di Ablyazov ma, al suo posto, vengono trovate la moglie e la figlia. Alma Sharabayeva è prelevata ed espulsa. In seguito arriva la decisione di rimpatriarla. Tra i numerosi agenti dell’immigrazione e della questura presenti con lei al momento di trasferimento all’aeroporto di Ciampino, l’unica donna è l’assistente capo Laura Scipioni. E’ lei che, nel verbale, ricostruisce ciò che accadde nello scalo. Afferma anche: “Fui informata che erano arrivati il console e il consigliere d’ambasciata. Durante l’incontro con il console, il consigliere, con atteggiamento preoccupato mi mostrava il biglietto da visita del prefetto Procaccini dicendo che stava cercando di contattarlo, fatto che riferivo al dottor Conti, funzionario addetto della Polaria”. A questo punto il consigliere avrebbe fatto cinque tentativi di chiamata prima di allontanarsi per parlare: dettaglio che potrebbe dimostrare che il gabinetto venne informato anche delle procedure di espulsione. Da parte sua, Procaccini ha sempre dichiarato che solo il blitz era di sua conoscenza. Ma sono i verbari a confermare che non solo tutti erano a conoscenza di quanto stava accadendo ma anche che si sono messi a disposizione delle autorità kazake, in un primo tempo provando ad arrestare Ablyazov, fosse un dissidente, quindi consegnando loro sia la moglie che la figlia. LA Scipioni ha ammesso che la signora “mi disse che suo marito era stato in prigione e molti loro amici erano stati uccisi dagli uomini del presidente”. Forse questo sarebbe stato sufficiente per credere che Alma Shalabayeva era davvero in pericolo, come cercava di spiegare da due giorni.

Mozione di sfiducia al Alfano: Letta difende il vicepremier. In Senato vince il no

ALFANO-sfiducia-tuttacronacaSi vota la mozione di sfiducia del M5S ad Alfano, presentata in merito alla gestione del caso Ablyazov, oggi in aula al Senato. E’ il senatore grillino Mario Michele Giarrusso a spiegare il motivo della sfiducia: “non è un atto politico, ma per dare dignità al nostro Paese, perché la barbarie non vi può albergare”. Il pentastellato ha aggiunto: “è stato gettato enorme discredito sul nostro Paese, l’operato del ministero dell’Interno ci ha fatto vergognare di essere italiani”. La senatrice Anna Maria Bernini (Pdl) replica che ad Alfano, “vittima di una campagna orchestrata per mettere il crisi il governo”, deve arrivare “una fiducia piena”. La senatrice spiega anche come “Alma e la sua bambina devono essere aiutate a tornare, non usate”. Bisogna superare, invita la Bernini, “il meccanismo perverso delle strumentalizzazioni”. Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ribadisce invece che il governo, e quindi anche Angelino Alfano, non sapeva e non è stato coinvolto nella vicenda Ablyazov. Proprio perché l’esecutivo era all’oscuro di tutto, sottolinea, “l’espulsione della moglie di Ablyazov e della sua figlioletta è per noi motivo di imbarazzo e discredito”.

Al termine della votazione, il Senato ha bocciato la mozione con 226 no e 55 sì. Il Pd ha votato no alla sfiducia turandosi il naso e Zanda ha chiesto al ministro di valutare le dimissioni almeno da uno dei suoi incarichi. E’ stato quindi recepito il messaggio iniziale di Letta: “Il voto che vi chiedo oggi non è solo un ‘no’ alla mozione di sfiducia presentata da Sel e Movimento cinque stelle, che ovviamente rispetto. Quello che chiedo è nuovo atto di fiducia al governo che ho l’onore di presiedere”. Nichi Vendola, via Twitter, ha commentato al termine della votazione: “Credo che con il voto di oggi al Senato – con penoso,patetico, impudico salvataggio di #Alfano – è andato in scena il copione dell’ipocrisia”. E ancora: “governo Letta è gravato da un’ombra morale, non soltanto da un’ipotetica politica. Sono prigionieri politici di #Berlusconi #Alfano“. E se Berlusconi, alla domanda dei giornalisti se gli sia piaciuto il discorso di Letta, ha risposto “Sì, molto”, Alfano ha dichiarato “C’era una mozione di sfiducia che è stata bocciata e io sono soddisfatto”.

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