Medici vs avvocati: la guerra si fa con gli spot

avvocati-avvoltoi-tuttacronacaGli avvocati, con uno spot arrivato nei mesi scorsi, hanno invitato i pazienti a denunciare gli errori della malasanità. Ma i medici non sono rimasti in silenzio e la replica ora è pronta: “Per qualcuno siamo prede da spolpare”. La loro risposta arriva con un altro spot, nel quale gli avvocati sono rappresentati come avvoltoi, con una voce fuoricampo che recita: “Questa gente sta lì, in attesa, pronta a gettarsi sul medico che non ha saputo fare miracoli. Si approfitta della buona fede dei pazienti promettendo un facile arricchimento con cause milionarie”.
Dell’accaduto ne parla Cristiana Salvagni su Repubblica, dove spiega:

L’avvoltoio si guarda attorno con sguardo obliquo, le ali pronte a alzarsi in volo per scagliarsi sul prossimo boccone. «Per alcuni i medici sono prede gustose», spiega una voce fuori campo, mentre l’uccello gira e rigira in cielo, «questa gente sta lì, in attesa, pronta a gettarsi sul medico che non ha saputo fare miracoli. Si approfitta della buona fede dei pazienti promettendo un facile arricchimento con cause milionarie». Dura sessanta secondi il video che assesta l’ultimo colpo nella guerra degli spot tra medici e avvocati. Una sequenza che l’Amami, “Associazione medici accusati di malpractice ingiustamente”, ha presentato lunedì scorso contro gli “avvoltoi della malasanità”, appena qualche settimana dopo le polemiche per la pubblicità televisiva che invita a denunciare gli errori dei camici bianchi.
Fatto sta che i legali si sono riconosciuti nella metafora del rapace: il Consiglio nazionale forense ieri ha avviato una formale diffida per ottenere il ritiro dello spot e ha chiesto al ministero della Salute di prendere le distanze dal video, presentato durante un convegno sotto il suo patrocinio. «È di assoluta evidenza la volgarità dell’operazione diffamatoria, altamente lesiva della dignità di una professione deputata costituzionalmente alla difesa deidiritti dei cittadini», rileva il Cnf, riservandosi di procedere in tutte le sedi penali e civili.
A lanciare il pomo della discordia era stato qualche mese fa “Obiettivo risarcimento”, un gruppo di avvocati, medici legali e esperti che assiste a pagamento i malati, con uno spot che invitava i pazienti a far valere i propri diritti in tribunale. «Se sei vittima di un caso di malasanità hai dieci anni di tempo per reclamare quello che ti spetta. Chiamaci, uno staff sarà a tua disposizione a zero anticipi e zero rischi» dice il video. Apriti cielo: i chirurghi, a loro volta, avevano chiesto al ministro Lorenzin lo stop alla programmazione.
Da qui un’escalation di botta erisposta, fino a qualche reciproca caduta di stile. «Amami risponde a uno spot poco intelligente con un altro ancora più stupido e anche volgare — attacca l’Unione camere penali — in una gara al ribasso tra medici-macellai e avvocati- avvoltoi che sembra la fiera della stupidità». L’ultima parola, per ora, è toccata ai camici bianchi, che in serata hanno fatto ammenda. Ma con gli avvoltoi. «L’Amami chiede scusa a chi si è sentito offeso dal nostro spot, che con una metafora descrive il clima di pressione in cui lavorano i medici — spiega una nota — gli unici che hanno diritto a offendersi e ai quali siamo pronti a chiedere scusa sono i volatili».

Il video hot che spiega le tecniche di primo soccorso ai futuri poliziotti

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Gli allievi del corso di polizia di Jaca, in Spagna, devono essere rimasti non poco sorpresi quando i medici che tenevano loro le lezioni di formazione sulle operazioni di primo soccorso hanno proiettato dei video esplicativi. Il motivo? Protagoniste dei filmati che mostravano le varie tecniche erano delle modelle in lingerie. E’ stato proprio un partecipante alle lezioni che ha denunciato il fatto alle autorità locali definendo “umiliante” la situazione vissuta in aula. Immediate sono quindi arrivate le scuse dal quartier generale della polizia di Aragona, che ha preso le distanze dall’utilizzo di video inappropriati da parte degli operatori sanitari.

Ecco come i derivati hanno raso al suolo le pensioni

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I derivati o meglio l’uso inconsiderato che in questi ultimi anni si è fatto di questi prodotti finanziari ha portato a perdere almeno 250 milioni del fondo pensionistico dei medici italiani. I responsabili sono i vertici dell’Enpam che controlla appunto le pensioni di questo settore. Ora sono accusati di truffa aggravata e ostacolo alla Vigilanza dalla Procura di Roma (che chiede di processarli) l’ex presidente della Fondazione Enpam, Eolo Parodi e gli altri dirigenti Roberto Roseti, Maurizio Dallocchio e Leonardo Zongoli. La tesi dei magistrati è che attraverso raggiri e artifici abbiano usato fondi per 3 miliardi di euro da investire in derivati, che poi hanno portato alla perdita di 250 milioni.

Sarebbero otto in particolare i prodotti derivati oggetto della speculazione finita male, ma il comportamento dei dirigenti, almeno secondo la procura di Roma, sarebbe penalmente rilevante visto che avrebbe mirato ad aggirare paletti deontologici, criteri di prudenza vincolanti, direttive ministeriali precise che impongono ormai da anni di investire solo in prodotti dall’alto rating (cioè affidabili), che consentano rendimenti magari contenuti ma abbastanza certi. E invece, secondo la Procura, i dirigenti Enpam avrebbero occultato la reale solidità delle obbligazioni, mentendo al Consiglio di Amministrazione e anzi assicurando che, per esempio

l’obbligazione strutturata denominata Oak Harbour emessa da Saphir Finance Plc e proposta dalla banca Lehman Brothers di valore nominale pari a 20 milioni di euro era, contrariamente al vero, una obbligazione che garantiva il rimborso del capitale alla scadenza e assicurava un rendimento cedolare certo e redditizio. (Procura di Roma)

Laddove, al contrario, le obbligazioni erano ad alto grado di rischio: alla fine Enpam ci ha perso quasi il 20% del capitale investito, favorendo viceversa le banche, Lehman in testa, beneficiarie, dicono ancora i magistrati, di “un ingiusto profitto”.

 

Tragico incidente: un mezzo spalaneve investe e uccide una donna incinta, salvo il bimbo

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Aveva 36 anni Min Lin ed era al nono mese di gravidanza quando oggi, per un errore, è stata travolta e uccisa da uno spalaneve a New York. I medici miracolosamente, grazie a un parto cesareo sono riusciti a salvare il bambino e a stabilizzarlo. L’incidente è avvenuto a Brooklyn in un area di parcheggio antistante un supermercato. La vittima infatti era con il marito e stavano caricando le borse della spesa in auto, quando lo spalaneve in retromarcia ha travolto la donna. Illeso il marito. Il conducente è stato rintracciato dopo alcune ore e si trovava ancora in stato di shock.

Woody Allen non ha abusato della figliastra: lo dicevano i medici nel 1993

woody-allen-accuse-difesa-tuttacronacaEra il marzo 1993 e i medici di un ospedale di New York, che avevano visitato la figlia di Mia Farrow, scrivevano: “Dylan non è ha subito abusi sessuali dal signor Allen”. La relazione, molto approfondita, è stata citata oggi dall’edizione on line del Figaro e scoperta dal sito americano Radar Online, proprio in questi giorni in cui sul cineasta americano è tornata a gravare l’accusa della figliastra che, in un’intervista al New York Times, aveva dichiarato di aver subito abusi da parte del patrigno. Gli esperti della clinica Yale-New Haven spiegano: “Riteniamo che le dicharazioni di Dylan non si riferiscono a situazioni realmente avvenute”. Ci sarebbero diverse prove a supportare la tesi che la giovane abbia mentito. Tra queste, contraddizioni tra le dichiarazioni fatte davanti al giudice e quelle riferite in ospedale; difficoltà a descrivere gli approcci fisici; stato d’animo troppo controllato durante il racconto dei presunti abusi, come se le bimba avesse un copione da recitare e non un verità da confessare. La conclusione del rapporto è un colpo durissimo a Mia Farrow: perché mentiva Dylan? “E’ una bimba vulnerabile, a causa di una famiglia irrequieta. E parla sotto l’influenza decisiva della madre”. Un altro figlio di Mia Farrow, Moses, aveva a sua volta dichiarato che la sorella Dylan non ha subito abusi da parte del regista.

“Rischiamo troppi disoccupati”: medicina taglia i posti

test-medicina-tuttacronacaForse mancano artigianai e restano vacanti i posti da gelataio, ma l’altro dato è che i giovani italiani voglio una laurea. Anche a costo di scegliere facoltà che non assicurano un lavoro, in particolar modo in periodi di crisi economica. E proprio perchè “rischiamo troppi disoccupati”, nell’anno accademico 2014/2015 sarà cancellato a Medicina un posto su 4, per un taglio totale del 23% dei posti destinati agli aspiranti medici. Un taglio che implica 2mila futuri dottori in meno e che con il test anticipato ad aprile segna un sempre più difficile percorso per l’accesso alle facoltà a numero chiuso come Medicina, Veterinaria e Odontoiatria. Come spiega Repubblica:

“Per l’anno accademico 2014/2015 i posti sono stati tagliati del 23 per cento: ben 2.239 in meno rispetto a 12 mesi fa. Stesso discorso per Veterinaria — 632 accessi contro gli 825 del 2013 — e Odontoiatria il cui taglio si riduce al 20 per cento: 787 posti in luogo dei 984 del 2013. Per iscriversi ci sarà un mese di tempo: dal 12 febbraio fino alle ore 15 dell’11 marzo prossimo, con domande esclusivamente online sul sito http://www.universitaly. it. Ma i 7.918 posti — più 351 per gli studenti non comunitari non soggiornanti in Italia — renderanno ancora più impervia la strada agli 80-90mila aspiranti studenti della facoltàdi Medicina (l’anno scorso furono 85mila)”.

Ma potrebbe non essere una soluzione temporanea:

“Tanto più che sono in molti a temere che la riduzione dei posti di quest’anno possa essere definitiva a causa dei 3.500 studenti in più entrati l’anno scorso rispetto alle previsioni grazie ai ricorsi contro il bonus-maturità. Nel 2013, i posti messi a concorso per Medicina furono 10.157, più 591 per gli studenti stranieri. E se dal ministero della Sanità dovesse arrivare l’ok per il contingente appena comunicato le chance per le migliaia di aspiranti camici bianchi si ridurrebbero drasticamente”.

La graduatoria sarà nazionale anche nel 2014 e il test prevede 60 quesiti a risposta multipla a cui rispondere in 100 minuti:

“Meno domande, dunque, di Cultura generale e Logica e più quesiti di Biologia, Chimica, Matematicae Fisica. Dopo il pasticcio dello scorso anno, il bonus-maturità è stato invece definitivamente cancellato”.

Il test di Medicina e Odontoiatria si svolgerà l’8 aprile, mentre il 9 aprile sarà il momento di Veterinaria e il 10 aprile Architettura. Il 29 aprile sarà il momento del test di Medicina e Odontoiatria in lingua inglese, mentre il 3 settembre arriverà il test per le Professioni sanitarie.

La “dieta dei farmaci”… Quanto spendiamo? Sono dannosi?

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Se parlate con i vostri amici, parenti o semplici conoscenti vi diranno che loro fanno un uso limitato di farmaci, anzi sì e no prendono un’aspirina l’anno eppure in Italia si sta diffondendo il largo uso di medicinali, soprattutto quelli da banco che hanno costi elevati e spesso, nel migliore dei casi, non hanno l’effetto che promettono. Ogni anno, come rivela Il Fatto Quotidiano,  spendiamo 5,1 miliardi di euro in farmaci che non servono a curare delle patologie. Al primo posto c’è il paracetamolo con le sue  3.042.300 confezioni vendute nei primi sei mesi del 2013. Se poi abbiamo un raffreddore ecco arrivare le dosi massicce di nafazolina, un decongestionante nasale, che si situa al secondo posto, subito dietro il paracetamolo con 1.913.808 flaconi venduti. Gli altri farmaci che divoriamo e che ormai fanno parte della “dieta dei farmaci” di molti italiani sono  fermenti lattici, gel antinfiammatori, analgesici,  lassativi e antinfiammatori per bocca.

Nello specifico rientrano anche i rimedi che promettono di migliorare l’aspetto fisico: dal ventre piatto, alle creme anticellulite per le donne dai 15 ai 64 anni, farmaci anticalvizie e integratori alimentari per gli uomini.

Ma gli italiani terrorizzati dal mal di mare o d’auto spendono in braccialetti che promettono di placare il senso di nausea. In realtà come spiegano alcuni medici “Premono su un punto del polso che non c’entra col meccanismo della nausea” così come il braccialetto di rame contro l’artrite: “Non scaricano energia negativa perché il rame non interagisce con il nostro fisico”. In buona posizione si trovano anche le vitamine naturalmente differenziate per i vari componnti della famiglia, dal padre alla madre, dal figlio alla nonna, ognuno ha la sua e alla fine se ne comprano almeno 3 tipi diversi. Ma sono davvero indispensabili? Secondo alcuni medici basterebbe un’alimentazione diversa basata su più frutta e verdura. Le vitamine in eccessopoi non vengono assimilate e sono eliminate con le urine. Senza contare che sovradosaggio è addirittura nocivo: troppa vitamina D fa aumentare la pressione, provoca nausea o debolezza. Altro problema è l’impotenza sessuale, che vede schiere di sessantenni (ma non solo) spendere 40 euro per pillole blu. Ma c’è anche chi vuole prendere l’alternativa naturale (che può costare fino a 30 euro) contenente presunte erbe afrodiasiache dell’Amazzonia o dell’Asia. L’omeopatia poi è un altro mito. Anche qui gli italiani ceh si avvicinano alla medicina alternativa sono molti, ma i risultati non sono sempre quelli sperati, se funziona in alcuni casi e su alcuni soggetti, può non aver effetto su altri.

E poi l’annoso dilemma dei vaccini. Quest’anno in Italia è ricorso alla vaccinazione antinfluenzale solo il 7,3% circa il 155 rispetto a dieci anni fa… forse si sta cambiando rotta e davvero si sta promuovendo la vaccinazione solo per le categorie a rischio come i cardiopatici e i diabetici. Ma invece sui farmaci da banco la “dieta” continua.

 

I medici non somministrano Stamina: “a tutela della nostra dignità”

Spedali_Civili-tuttacronacaNegli Spedali Civili di Brescia, nonostante il via libera alla somministrazione del metodo Stamina, le infusioni sono praticamente sospese. Sono nove i medici appartenenti al gruppo Internal Audit Stamina che hanno fatto un passo indietro “a tutela della nostra dignità personale” scrivendo al commissario Ezio Belleri e chiedendo “eventualmente di procedere ai trattamente Stamina su formale disposizione del legale rappresentante per ogni singolo caso ordinato dai giudici”. La risposta di Belleri non si è fatta attendere e il commissiaro ha detto che “provvederà a comunicare gli ordini dei giudici personalmente a ciascun operatore, rimettendo agli stessi di decidere, in scienza e coscienza, e sotto la propria responsabilità professionale, se procedere o meno all’effettuazione del trattamento. In caso di rifiuto, i pazienti interessati e i giudici che hanno emesso l’ordine verranno tempestivamente informati del fatto che l’azienda si trova nella impossibilità di proseguire i trattamenti in corso e di avviarne di nuovi”. A questo punto la somministrazione di Stamina a Brescia è in fase di stallo, e ci sono pochissime probabilità che possa riprendere.

Ecco perchè sono stati rinviati a giudizio i medici di Bovolenta!

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Sono stati rinviati a giudizio i due medici accusati di aver rilasciato il certificato d’idoneità sportiva all’ex pallavolista azzurro Vigor Bovolenta, morto a 37 anni, il 24 marzo 2012 sul campo di Macerata, mentre, con la maglia della Softer Forlì, stava giocando una partita di B2 maschile. Il gup di Forlì, Alessandro Trinci, accogliendo la richiesta del pm Filippo Santangelo, ha rinviato a giudizio per l’ipotesi di omicidio colposo i medici Maurizio Mambelli, cesenate che operava a Meldola, e Matteo Scarpa, faentino che lavorava in un centro di Forlì.  La prima udienza è stata fissata per il prossimo 9 luglio. L’autopsia rivelò che il giocatore era affetto da «coronaropatia aterosclerotica grave». Bovolenta, una prestigiosa carriera alle spalle in nazionale e delle più importanti squadre italiane, quel giorno stava per andare in battuta quando i compagni lo sentirono mormorare «mi gira la testa» e poi accasciarsi a terra. Immediati i soccorsi e il trasporto all’ospedale, dove Bovolenta, nonostante il prodigarsi dei sanitari, morì.

L’odissea del paziente al San Camillo

sancamillo-tuttacronacaSono sempre più precarie e insicure le condizioni con cui vengono curati i pazienti in arrivo al pronto soccorso del San Camillo di Roma, dove i malati sono costretti su dei materassi gettati a terra. Un esempio lo riporta il Messaggero, che scrive il racconto di un paziente, il 56enne Giancarlo Marchesi. “Lunedì sono arrivato al pronto soccorso con forti dolori addominali, ero disperato. Dopo tre ore infernali di attesa sono stato visitato e curato con gli antidolorifici. I lettini e le poltrone erano tutti occupati, così come le barelle delle ambulanze: tutte piene. A quel punto l’unica soluzione è stata quella del materasso a terra”. E prosegue: “Mi contorcevo dai dolori, così come un’altra signora arrivata con i calcoli renali: anche per lei la soluzione finale è stata il materasso. Sicuramente in quelle condizioni non potevamo stare seduti su una sedia di plastica o su una poltroncina. Il personale medico e infermieristico ha fatto tutto quello che poteva con i pochi mezzi a disposizione. Quando ho sentito parlare da parte della Regione di foto manipolate ho sentito il dovere di raccontare che di finto qui non c’è nulla”.  Stefano Barone, Raffaele Piccari e Marco Lelli della Nursind spiegano: “È inutile cercare colpevoli o dare la caccia alle streghe. È anche grazie allo scatto di questo cittadino che la verità è uscita fuori: non bisogna censurare o ancor peggio minacciare di denunciare casi come questi ma piuttosto incentivare segnalazioni simili per poter intervenire e migliorare le condizioni degli ospedali e soprattutto dei pronto soccorso. È giunto il momento di trovare soluzioni senza spostare il problema da una parte all’altra”. Fabrizio Santori, consigliere regionale e componente della commissione Salute spiega: “Abbiamo formalmente inviato un esposto circostanziato alla Procura della Repubblica sui gravi fatti che si stanno susseguendo nei vari Pronto Soccorso della Capitale con particolare riferimento al San Camillo, iniziativa tesa a denunciare una vera e propria emergenza che sta arrecando grave disagio ad operatori e pazienti. Ora auspichiamo tempi brevi che consentano di verificare tutte le omissioni e le violazioni commesse e l’accertamento delle specifiche responsabilità”. “Si tratta – prosegue il consigliere – di un esposto differente da quello presentato dalla Regione che, tra smentite e minacce di querela, cerca solo di nascondere l’emergenza. Un atteggiamento di una gravità inaudita, oltre che incoerente e ingiusto, anche perché altrimenti nell’esposto sarebbe doveroso citare anche l’ex consigliere regionale Esterino Montino che, proprio nel febbraio 2012, affermava che al pronto soccorso San Camillo vi fosse una situazione al limite della vergogna, proseguendo nel dichiarare che c’erano le foto sul sito del Gruppo Pd alla Regione”.

Stamina: otto avvisi di garanzia a medici e manager. Vannoni indagato

stamina-tuttacronacaStando a quanto riporta La Repubblica, sarebbero in arrivo otto nuovi avvisi di garanzia nei confronti di medici degli Spedali Civili di Brescia e manager della Regione Lombardia che hanno facilitato l’ingresso nella struttura pubblica del metodo Stamina di Davide Vannoni. Il quotidiano riporta anche la denuncia al presidente di Stamina per esercizio abusivo della professione, e violazione della privacy, presentata a i Nas di Torino da Paola Neri Grazia, la mamma di Nicole, dopo la diffusione di un video della piccola su Youtube. Al vaglio della Procura di Torino ci sarebbero le posizioni di “Marcello Villanova, fisioterapista presso l’ospedale privato Nigrisoli (120 posti letto), autore di un paio di pubblicazioni sulla Sma”. E “Immacolata Florio, la pediatra che ha parlato della salute di alcuni bambini malati. Quindi Luca Merlino, dirigente della Regione Lombardia, tra i primi pazienti trattati da Stamina. E poi alcuni dirigenti medici degli Spedali Riuniti, Ermanna Derelli, direttrice sanitaria, Arnalda Lanfranchi, responsabile laboratorio, Carmen Terraroli, responsabile segreteria scientifica comitato etico, Gabriele Tomasoni, responsabile anestesia rianimazione, Fulvio Porta, oncologo pediatra”.

La trincea del San Camillo: materassi a terra

sancamillo-materassi-terra-tuttacronacaSono stati attivati, dal ministero della Salute, gli ispettori che dovranno verificare la situazione al pronto soccorso del San Camillo per accertare le reali condizioni in cui vengono assistiti i pazienti. I sindacati considerano “drammatica” la situazione del comparto e della dirigenza medica e anche ieri hanno occupato la direzione generale. Le sigle sindacali sono unite nel respingere “con indignazione” l’ipotesi di una strumentalizzazione, avanzata dalla Regione dopo la pubblicazione di foto che ritraevano pazienti sui materassi sistemati per terra. “Il problema esiste ed è grave”, hanno dichiarato Cisl, Ps Cgil, Fsi, Nursind, Rsu, Uil, Usb, Anaao Medici e Fvm Medici. Nel frattempo anche chi è stato in visita all’ospedale nei giorni scorsi ha confermato i disagi: “Quel pronto soccorso – ha raccontato Gualberto Ferroni che mercoledì della scorsa settimana ha accompagnato la suocera Albertina per una grave insufficienza respiratoria – sembrava un girone dell’inferno. C’erano più di venti lettighe in ogni stanza dell’emergenza. Anche i corridoi erano pieni e per terra ho visto pannoloni sporchi e cartacce. Infermieri e medici sono giustamente esasperati: sono pochissimi”. L’uomo ieri ha presentato una segnalazione al Tribunale dei diritti del malato: “Mia suocera – accusa – è rimasta per oltre due giorni su una barella. Solo il venerdì sera ha avuto un posto letto allo Stirs (Servizio terapia insufficienza respiratoria scompensata). Non ritengo che ci siano responsabilità da parte di medici e infermieri, anzi li considero degli eroi a lavorare in quelle condizioni. La colpa è dei tagli che vengono fatti sulla pelle dei cittadini”. Ma non si tratta del primo caso segnalato. Roberto Crea, segretario regionale, ha commentato: “E’ evidente che il problema è strutturale e chiediamo alla Regione di risolverlo in tempi rapidissimi”.  Il dg del San Camillo Aldo Morrone sottolinea che “al pronto soccorso lavorano tante persone con professionalità e fanno salti mortali”, ma ribadisce che c’è un problema di carenza del personale legato al “blocco del turn over” e chiede che “nel Patto della Salute il Lazio esca dal Piano di rientro, dotandolo di una situazione speciale legata a Roma Capitale”.

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Ma quale mito! James Bond era un alcolizzato! Lo dicono i medici

jamesbond-alcolizzato-tuttacronacaJames Bond beveva troppi vodka Martini, molti oltre il limite consentito dal servizio sanitario britannico, e tutta quest’assunzione di alcool lo avrebbe reso impotente, con gravi problemi di fegato e tremori. E’ questo il colpo che gli scienziati britannici hanno assestato al mito dello 007 più famoso di tutti i tempi. A svelarlo, un gruppo di medici inglesi il cui studio è stato pubblicato sul British Medical Journal. Analizzando i libri di Ian Fleming, gli studiosi hanno calcolato che la spia di Sua Maestà consumava in media 92 unità di alcol alla settimana, oltre quattro volte il limite massimo raccomandato. In poche parole, sarebbe stato quasi sempre troppo ubriaco per compiere le sue imprese. Si è calcolato che prima dell’inseguimento in ‘Casino Royale’ si era già bevuto 39 unità di alcol. E certo l’eccesso di alcool non avrebbe aiutato neanche le sue performance sessuali con le bond girls, condannandolo all’impotenza.

Il mistero della morte di Simona Riso

simona-riso-tuttacronacaE’ morta otto giorni fa Simona Riso, trovata agonizzante nel giardino condominiale, con bacino e costole rotte. Alle 7, ai soccorritori racconta di esser stata violentata. Tre ore più tardi, muore al San Giovanni per insufficienza respiratoria e con i medici che non accertano alcun abuso. Si pensa subito al suicidio ma poi subentrano i dubbi: suicidio, omicidio, caduta dall’alto? In passato, la 28enne aveva sofferto di anoressia e depressione e ancora prendeva farmaci. E nel suo passato ci sarebbero altri episodi di autolesionismo oltre all’ombra di un trauma, una violenza subita in ambito familiare. Il fratello Nicola, però, non accetta l’ipotesi del suicidio: “Una che si vuole suicidare non esce con le chiavi di casa in tasca, mia sorella è uscita momentaneamente perché qualcuno ha bussato alla sua finestra al pian terreno”. Lui e l’avvocato Sebastiano Russo sono convinti che qualcuno che conosceva bene le abitudini della giovane e di cui lei si fidava l’ha cercata al mattino, poco prima che uscisse per andare al lavoro. E’ ancora il fratello a parlare: O è caduta o l’hanno massacrata e spinta giù dal terrazzo. I medici ancora non si sono pronunciati sulle lesioni, l’esito dell’autopsia non è pronto”. “Il giorno prima aveva cucinato per il cugino, avevano passato la serata a ridere e scherzare. E non è vero che non era andata a lavorare, aveva il giorno di riposo”. E per quel che riguarda anoressia e depressione, se le era lasciate alle spalle, “ne era uscita, aveva voglia di vivere”. E poi ci sono quelle voci che parlano di un trauma legato a una violenza maturata nell’ambiente familiare, un brutto ricordo che ogni tanto riaffiorava portandola a dire “sono stata violentata”. Voci che Nicola Rosi smentisce: “Cattiverie, nessuno in famiglia sapeva niente”. L’avvocato poi sottolinea che “I suoi problemi passati non c’entrano nulla con questa storia”. Quella notte Simona aveva chiacchierato al telefono con un amico che sta fuori Roma, scambiato messaggi con la fidanzata del cugino fino a tardi, almeno le due. Alle 4,46 aveva ricevuto la seconda telefonata della mamma. “Era tranquilla, nessun segnale sospetto, mi ha salutata dicendomi: ci sentiamo dopo”. Un dopo che non è mai arrivato. Nel frattempo gli inquirenti hanno sentito il cugino e i due francesi che dividevano l’appartamento con la giovane. Sembra che il ragazzo sia uscito verso le 8 e non si sia accorto dei carabinieri che si trovavano in giardino. E’ rientrato solo in tarda mattinata ma la sua testimonianza avrebbe convinto gli investigatori. La famiglia non esclude nemmeno che Simona sia caduta accidentalmente. “Vogliamo sapere se sono stati commessi errori da parte dei medici”, afferma l’avvocato. Il penalista ha ritirato la documentazione sanitaria per affidarla a un consulente che affiancherà l’esperto della Procura della Repubblica negli accertamenti medico-legali.

La morte di Simona Riso: la procura sente sette sanitari

simona-riso-tuttacronacaContinuano le indagini per far luce sulla morte della 28enne Simona Riso e ora si cerca di non solo di scoprire se si sia buttata volontariamente o se sia stata gettata da qualcuno dal tetto della sua abitazione romana, ma si vuole anche chiarire quanto accaduto nel Pronto soccordo del San Giovanni, dove la giovane è giunta in fin di vita. Qui è stato scelto di attivare il percorso diagnostico previsto per le vittime di violenza sessuale invece di quello per i pazienti con traumi gravi, con un polmone perforato. Proprio per capire la motivazione di questa scelta la Procura sentirà sette dipendenti dell’ospedale in quanto persone informate sui fatti. Si tratta del medico e dell’infermiere presenti in ambulanza ai quali la Rosi avrebbe riferito di essere stata violentata, dell’addetta al triage che, dopo aver parlato con lei, le ha assegnato il codice rosso, del chirurgo che l’ha visitata descrivendo in cartella clinica le lesioni al volto, dei due medici e infine dell’infermiere del Pronto soccorso ginecologico.

Ristoranti? Da oggi potete mangiare all'”Ospedale”

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Un’idea strana, anzi assurda, perché di solito una delle parti peggiori del ricovero è proprio il cibo, invece ora ci sarà chi per degustare un buon piatto andrà in Ospedale. Questa è stata l’idea bislacca di un proprietario di un locale in Lettonia che ha aperto il primo ristorante ospedale. L’arredamento dell’”Hospitalis Restaurant”, almeno in gran parte, è originario, in quanto acquistato dal Museo della Storia della Medicina di Riga. Naturalmente dai camerieri ai cuochi tutti sono vestiti rigorosamente da infermieri e molti piatti sono a tema: con alcuni dolci che hanno come decorazione delle finte parti del corpo (orecchie, nasi, lingue) e i cocktail che sono serviti in provette e beute. E tutti i piatti sono serviti utilizzando attrezzi da chirurgo. I clienti più avventurosi possono anche scegliere di mangiare legati in una camicia di forza, imboccati da una cameriera del locale. Nel locale poi, c’è anche la possibilità della musica dal vivo, con tanto di infermiere che suonano per dilettare i loro ospiti!

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Shock a Milano: 28enne investe e uccide donna incinta, grave il figlio di 4 anni

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Un 28enne questa sera a Milano in viale Famagosta ha travolto e ucciso una donna incinta. Inutile il cesareo d’urgenza operato dai medici: la donna è morta insieme alla bimba. Grave anche il figlio di 4 anni ritrovato poco dopo sotto un guard-rail. Il giovane si è immediatamente fermato per i primi soccorsi, ma purtroppo il colpo è stato fatale.

Aggiornamento 20 ottobre 2013, ore 22.40: Morto anche il bambino di 4 anni.

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Le caramelle che uccidono un uomo

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Mangiare un pacchetto intero di caramelle può essere  fatale? Per John Jackson, 40enne di West Midlands, contea metropolitana inglese, sarebbe morto, secondo i medici per aver ingerito una dose eccessiva di caramelle a base di caffeina. L’uomo però non avrebbe badato alla confezione dove viene riportato il valore nutrizionale delle caramelle. Dopo l’autopsia i medici si sono resi conto che il suo sangue conteneva 155 mg di caffeina. Per capire la pericolosità del prodotto basti pensare che se si riscontra più di 10 mg di caffeina nel sangue si è in presenza di un sovradosaggio. Jackson quindi non è riuscito a smaltire gli eccitati, anche a causa del fegato lesionato dalla cirrosi epatica, ed è andato in arresto cardiaco.

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La famiglia, come riporta anche il Daily Mail, è sconvolta: «Dovrebbero avvertire del rischio delle caramelle, un bambino potrebbe mangiarle e morire».
L’azienda produttrice si è detta desolata e ha garantito che provvederà a rendere il pericolo manifesto sulle confezioni.

Cardarelli di Napoli, emergenza allagamenti, 6 sale operatorie inondate

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Ieri si sono allagate 6 sale operatorie al Cardarelli di Napoli. I medici si sono rimboccati le maniche del camice e hanno iniziato loro stessi a buttare fuori l’acqua con secchi e ramazze.

Il presidente nazionale del Sindacato medici italiani, Giuseppe Del Barone, attacca: “Siamo alle comiche finali in una triste commedia che va avanti ormai da anni, è risaputo che gli ospedali campani sono tra i meno sicuri d’Italia, sia per quanto riguarda le strutture estremamente fatiscenti, sia per le continue aggressioni ai colleghi. Avere degli ambienti di lavoro sicuri dovrebbe essere la prima condizione necessaria e invece i medici, nella migliore delle ipotesi, hanno una serie di assurdi impedimenti. In altri casi, invece, sono addirittura esposti a gravi rischi. Tutto questo è inaccettabile’‘.

Oggi sono state ripristinate 3 sale operatorie per le altre bisognerà attendere da due a cinque giorni.

A renderlo noto è il direttore sanitario dell’ospedale, Franco Paradiso. In particolare sono state colpite quelle del padiglione H, lì si sono riscontrati i danni più ingenti con il distacco di alcune lastre di copertura. Per queste tre sale, spiega Paradiso, è più difficile stabilire quando ci sarà la riapertura, ”se ci vorranno ancora due, tre o cinque giorni. Al momento – conclude Paradiso – è al lavoro il nostro ufficio tecnico”.

«La più grande struttura ospedaliera del Mezzogiorno – denuncia Francesco Maranta, portavoce del Forum «Diritti per la salute» e già componente della commissione regionale alla Sanità – si depaupera non per l’assenza di professionalità, ma per negligenza di una direzione sanitaria che non comprende che prima ancora del reparto deve funzionare la sala operatoria, altrimenti l’ospedale diventa un parcheggio per ammalati. Urge intervenire immediatamente, ma soprattutto attivarsi per capire il motivo per cui denunce croniche, che oltretutto riguardano la sicurezza di pazienti e sanitari, non hanno mai avuto risposta».

Medici accusano malore durante operazione, salva la paziente

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Nell’ospedale Del Ponte a Varese alcuni medici si sono sentiti male durante un intervento di ginecologia. L’operazione è stata comunque portata a termine senza conseguenze per la paziente e come ha reso noto l’ospedale ciò è stato possibile ” grazie al fatto che nelle sale operatorie viene effettuato un ricambio di aria ogni dieci minuti” aggiungendo che “si può escludere che l’accaduto abbia connessione con i lavori di ristrutturazione in corso, che si concentrano su altre aree del presidio”. Dopo l’operazione i medici sono stati visitati al pronto soccorso. L’equipe medica, medici e infermieri, è stata poi sottoposta ad accertamenti. Tutti sono stati dimessi nel giro di poco.

Roberto Vecchioni confessa: operato per un tumore al rene

roberto-vecchioni-tumore-tuttacronacaRoberto Vecchioni si apre ai suoi fan e lo fa mentre firma l’introduzione del libro “C’era una volta il medico di famiglia”, scritto a quattro mano da Maurizio Bruni e Francesco Carelli. Parla proprio di salute e sanità, confessando: “L’anno scorso sono stato operato per un piccolo tumore al rene e ora sto bene. Ho visto dieci professori tra l’Italia e l’estero e ho ricevuto dieci pareri in cui ognuno mi prospettava con freddezza un intervento diverso. E posso dire che il paziente ha bisogno anche di sensibilità, del lato umano del medico”. Attraverso questo ruolo inedito di paziente il cantautore racconta uno spaccato della sua vita e coglie l’occasione per fare un appello:  “Bisogna valorizzare la figura del medico di famiglia, quello di una volta, che sa tutto di te e dei tuoi parenti, che ha in mano le certelle di tutti, che non si chiude nella sua torre d’avorio ma vive sul campo, ti segue, si sbatte, va in giro”. E aggiunge: “Non dico che il medico deve essere innamorato del paziente ma non può lasciarlo ad operazione fatta, dargli una cura e poi andarsene. Il medico rimane ancora una figura che cura non solo il corpo, ma l’anima. E le due cose devono essere riportate insieme”.  Il professore conclude spiegando che il camice bianco “è soprattutto un artista, ho questa concezione un po’ romantica di un professionista che sappia avere intuizioni, e le intuizioni sono artistiche”.

Malasanità: muore a causa del cotone chirurgico dimenticato dai medici

malasanità-tuttacronacaSei medici, tre di Milano e tre di Bari, sono indagati per la morte di una donna avvenuta a causa di un pezzetto di cotone chirurgico in testa dimenticato dai medici che l’avevano operata cinque anni fa. Nell’aprile del 2008, al Besta di Milano, la donna era stata sottoposta a un intervento per l’esportazione di un piccolo tumore. A seguito dell’operazione, la paziente ha però continuato a soffrire d’inspiegabili disturbi. La causa dei problemi non è venuta alla luce neanche dopo innumerevoli visite ed esami effettuati al Policlinico di Bari, dov’era stata ricoverata. La donna è morta dopo poche ore e solo allora, con indagini più approfondite, è venuta alla luce la tragica verità.

Maxi rissa al Prenestino tra stranieri, 2 all’ospedale

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Un romeno di 41 anni e un albanese di 43, si sono presentati nella notte per chiedere cure sanitarie dopo aver preso parte a una maxi rissa al Prenestino, quartiere alla periferia di Roma.  I medici del Policlinico Casilino hanno appurato che entrambi presentavano ferite e fratture al volto guaribili in 30 giorni, così hanno deciso di chiamare i carabinieri. Le forze dell’ordine li hanno interrogati e così sono venuti a conoscenza della maxi rissa. I due sono stati denunciati a piede libero, ora si cerca di rintracciare gli altri partecipanti.

Gli anestesisti le disegnano i baffi prima dell’intervento: denunciati

veronica-valdez-baffi-tuttacronacaVeronica Valdez, dopo un’operazione, ha denunciato gli anestesisti del Torrance Memorial Medical Center, a Los Angeles. Il motivo? Prima dell’intervento le hanno disegnato dei baffi finti. Uno scherzo che i medici si sono sentiti di fare perchè la paziente era anche una loro collega, che evidentemene non ha apprezzato la burla giunta in un momento per lei così personale. é quindi passata alle vie legali dopo aver visto la foto che le era stata scattata. In tribunale i medici, stando a quanto riporta il NY Daily News, hanno sostenuto che “Non pensavamo si arrabbiasse tanto”.

Aborti selettivi, scoppia il caso in Gran Bretagna ed escono i video.

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Vietati per legge in Gran Bretagna gli aborti selettivi, cioè quelli fatti in base al sesso del bambino, ma che nella realtà poi invece esistono e ora scoppia il caso per due video in cui i medici avrebbero preso accordi con i loro pazienti per un aborto proprio perché alla coppia non era gradita la nascita di una bambina. Il caso sarebbe stato noto alle autorità giudiziarie, ma sarebbe stato deciso di non perseguire i due professionisti per motivi di «interesse pubblico», scrive il Daily Telegraph, rivelando una potenziale bomba su cui il ministro della Sanità Jeremy Hunt ha già chiesto che si faccia chiarezza. Soprattutto la chiarezza va fatta in quelle comunità inglesi in cui l’aborto selettivo, per cultura e per costume, deriva da una disparità dei sessi nella società e quindi molte famiglie preferiscono il maschio invece che la femmina.

Morire a 17 anni nel 2013 per un’embolia polmonare

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Un’embolia polmonare massiva, determinata da una trombosi della vena iliaca sinistra. Il verdetto non lascia dubb sulla morte i Valentiva Col. Improvvisamente è partito un embolo dalla gamba sinistra che è arrivato al polmone già debilitato da un’infezione acuta, forse addirittura antecedente o concomitante con la caduta sulla spiaggia di Marina di Camerota prima di Ferragosto. Poi nel polmone si sarebbe verificato un’addensamento di sangue da cui si è scatenata l’infezione. Il tutto probabilmente accelerato dall’assunzione della pillola anticoncezionale che potrebbe essere stata concausa della coagulazione del sangue, magari in presenza di una predisposizione genetica. La domanda è: perché nessuno se ne è accorto?

Valentina Col, ecco chi sono gli indagati

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Per la morte di Valentina Col, la 17enne morta all’ospedale di Orbetello domenica scorsa, sono stati indagati otto medici e un radiologo. Tra gli otto alcuni di questi medici sono in organico alla  clinica in Campania dove la ragazza si recò a seguito di una forte caduta il 14 agosto scorso. La morte di Valentina ancora oggi resta un mistero e bisognerà attendere che venga fatta chiarezza dall’autopsia disposta per giovedì.  Gli investigatori dell’Arma hanno sequestrato la cartella clinica della diciassettenne che, solo due giorni prima di morire, aveva postato su un social network una fotografia del letto d’ospedale chiedendo aiuto alle amiche. Sequestrata anche quella che era stata redatta in Campania, durante il primo ricovero.

Niente più “pazienti”: si chiameranno “persone assistite”

persone-assistite-medici-tuttacronacaNella bozza del codice deontologico dei medici è stato introdotto un nuovo termine: non si parlerà più di “paziente” ma di “persona assistita”. La Fnomceo, la federazione nazionale degli ordini dei medici, tornerà ad esaminarla a settembre per poi approvarla entro l’autunno. Rispetto alla versione del 2006, il testo è stato aggiornato in alcune parti e sottoposto a un restyling semantico mentre sono previste delle piccole modifiche. La nuova terminologia ha messo d’accordo tutti. Come spiega Amedeo Bianco, presidente di Fnomceo e senatore Pd, parlare di persona assistita è meglio perchè “trasmette il significato immediato di chi ha diritto a ricevere cure e assistenza senza passività. Anzi deve essere più che mai al centro del sistema. È un cambiamento importante. C’è stato un ampio dibattito, non va considerato un esercizio accademico”. Resta da capire se, nella pratica quotidiana, la nuova definizione verrà utilizzata, sia nel linguaggio tra colleghi che per iscritto. La probabilità, infatti, è che il termine paziente mantenga il predominio in quanto entrato ormai a far parte della professione. Questo non toglie che sia stato compiuto un tentativo di emancipazione, un nuovo passo avanti rispetto a quando il malato veniva identificato col numero del letto. A storcere la bocca è l’ematologo Franco Mandelli, che ha trascorso una vita a combattere le leucemie in corsia:  “Preferisco dire paziente perché si addice a un malato che deve avere pazienza nell’accettare le cure e aspettare di guarire. Il concetto legato ad assistito non mi piace perché si può avere bisogno di un medico ma non della sua assistenza. Penso ad esempio a chi ha un valore sballato di globuli bianchi e non ha necessità di restare in ospedale. Continuerò a esprimermi come sempre ho fatto”. A favore della nuova scelta linguistica si schiera Giuseppe Lavra, segretario generale della Cimo, la confederazione dei medici ospedalieri: “Trovo felice la nuova definizione in quanto richiama alla nostra funzione e al rapporto con il malato. Paziente non mi è mai piaciuto però ha scontato i pregiudizi generati da un equivoco. Ricordo la celebrazione del centenario della Fnomceo da parte del ministro della Giustizia con il governo Prodi, Giovanni Maria Flick. Criticò il termine facendo riferimento al pazientare”. Roberto Lala, presidente dell’Ordine dei medici di Roma e provincia, il più grande d’Europa per numero di iscritti, è a sua volta favorevole al cambiamento: “Ogni passaggio che agevola il processo verso la centralità del cittadino che ha bisogno di cure è benvenuto. A volte in ospedale si sentono espressioni che fanno rabbrividire. La peggiore è utente. Ne approfitto per lanciare una proposta a chi fa le leggi. Perché non ritornare all’antico termine di primario? Oggi sul camice veniamo identificati come dirigenti medici e il paziente, pardon, la persona assistita, fa confusione”.

Nessuno stacchi la spina a Mandela!

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Lo conferma Denis Goldberg, compagno di lotta antiapartheid del Premio Nobel dopo averlo visitato lunedì. “Si è parlato della questione – ha detto – ma i medici hanno detto che considerano questa opzione solo nel caso di reale collasso degli organi. Questo non è accaduto e quindi sono pronti a stabilizzarlo fino alla guarigione”. Quindi per il momento nessuno staccherà la spina a Mandela.

Ancora aggressioni ai danni del 118 a Roma

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“Quanto accade, purtroppo ormai giornalmente, non è più in alcun modo sostenibile”. E’ stato questo il commento rilasciato da Natale Di Cola, della Cgil, dopo quando accaduto oggi a Roma dove gli operatori del 118 sono stati aggrediti in due diversi episodi. Nel corso del secondo, il più grave, tre sanitari sono rimasti feriti dopo essere stati picchiati. Già il 12 giugno scorso, dopo essere intervenuti a seguito di un omicidio e un ferimento a seguito di un diverbio stradale, alcuni infermieri furono aggrediti e uno riportò alcune fratture.

La morte di Cristina Mencarelli: sette medici rinviati a giudizio

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Era una giovanissima promessa del canottaggio la sedicenne di Civitavecchia Cristina Mencarelli, morta in seguito a un intervento chirurgico dovuto a un tumore benigno. Era la fine del 2011 quando i genitori della ragazza l’accompagnarono in ospedale a causa di violente emicranie. Dopo gli esami, le venne diagnosticato un tumore benigno all’ipofisi, per il quale fu sottoposta a intervento il 22 dicembre. Ma Cristina non si è mai ripresa: dopo l’operazione sta male e soffre di disturbi alla vista. Secondo i pm questo dipende da un eccesso di sodio nel sangue, effetto dell’operazione che i medici avrebbero dovuto monitorare prestando maggior attenzione. In ospedale affermano:  “Il decorso post operatorio procede regolarmente. La paziente è un po’ ansiosa”. E’ il 26 dicembre quando la giovane entra in coma e viene portata in Terapia intensiva. Viene presa la decisione di sottoporla a un nuovo intervento, ma nessuno pensa a riequilibrare quell’eccesso di sodio. Il 2 gennaio 2012, Cristina muore. Ora sette medici sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio colposo. Stando a quanto riporta il Messaggero, nel mirino sono finiti i sanitari che gestirono l’assistenza nei giorni del decorso post operatorio senza comprendere che la situazione stava degenerando. Sulla rete, il ricordo di Cristina è vivo, tanto che in Facebook è stato aperto il gruppo “Giustizia per Cristina”, che conta ormai un migliaio di iscritti, tra amici e parenti della giovane e semplici utenti della Rete che si sentono vicini a una famiglia straziata da una morte che, forse, si poteva evitare e che è stata nuovamente beffata: la nuova udienza si terrà a luglio, del 2014.

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Eutanasia anche per i minori

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Secondo solo all’Olanda a dotarsi di una legge che legittima l’eutanasia, il Belgio sarà il primo ad estendere la morte assistita anche ai minori di 18 anni. La legge darà ai medici la facoltà di valutare caso per caso se la malattia è abbastanza grave da ammettere il ricorso all’eutanasia. Inoltre saranno loro a stabilire se il bambino è abbastanza maturo da decidere in autonomia se morire o no. La discussione si è infatti particolarmente incentrata sulla libertà di coscienza del minore. Ora manca solo il sì del Senato per renderla operativa.

Giovanardi sul caso Cucchi: ” è giusto che quei poveri cristi festeggino”

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Può una sentenza minare la stabilità di un Paese in cui governa un esecutivo fragile frutto di molti compromessi? Sembra che l’assoluzione per i poliziotti ritenuti non responsabili della morte di Stefano Cucchi sia destinato proprio ad aprire un solco ancora più profondo tra cittadini e istituzioni. In questa tensione sociale si inserisce l’intervista rilasciata a La Zanzara del  senatore del Pdl Giovanardi che, riferendosi ai poliziotti assolti, afferma :  “è giusto che adesso quei poveri cristi festeggino”.  Cosa c’è da festeggiare? Come si può usare la parola festa in un caso così drammatico? Come può un parlamentare ignorare la rabbia sociale che si è sollevata in Aula al momento delle assoluzioni?

Giovarnardi, con il suo modo di fare liquida la questione: “Le foto di Cucchi? Quelle ecchimosi sono derivanti dalla mancanza di nutrizione nella quale è stato lasciato per giorni. Tutti i segni, comprese le orbite negli occhi, sono il risultato della situazione in cui è stato lasciato. Delle botte degli agenti di custodia non ci sono prove… Io ho solo espresso soddisfazione – dice ancora Giovanardi – per tre poveri cristi agenti di custodia che guadagnano 1200 euro al mese e hanno vissuto quattro anni di inferno fino a quando un tribunale li ha riconosciuti innocenti. Non hanno fatto nulla e ora festeggiano la fine di un incubo. Devono essere colpevoli solo perchè lo vuole il circo mediatico e Manconi? Manconi è quello che appoggiava il terrorismo e per lui era legittimo ammazzare la gente inerme. Non accetto lezioni, lui in Senato mi ha criminalizzato e adesso mi arrivano minacce di morte”.

Che minacce di morte riceve?

“L’ultimo è questo: mi fai schifo spero che la stessa cosa accada a tuo figlio, che lo riducano come hanno ridotto Cucchi. Sei una m***a”.

C’è chi è minacciato e chi invece minacciato non può essere più perché è morto tanto tempo fa!  Arriverà mai per l’Italia, l’ora della verità per chi è stato seppellito innocente?

“Per fortuna non siamo delinquenti”. Parla uno dei condannati del caso Cucchi

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Aldo Fierro, primario del reparto dell’ospedale romano Sandro Pertini nel quale morì Stefano Cucchi, è stato condannato ieri a due anni per omicidio colposo. Nel commentare la sentenza del processo per l’illogica morte di una ragazzo di 31 anni, il medico riesce a fare dell’ironia: “Voglio evitare qualsiasi contro-polemica. So solo che la colpa è solo nostra, solo dei medici. E meno male che non siamo delinquenti”. Fierro poi prosegue: “Non ho mai visto Cucchi e non capisco come sia possibile che io possa essere coinvolto in questa storia”. Quindi lascia trasparire la sua amarezza: “Se questo è il nostro Paese, penso che almeno presto me ne andrò in pensione. Non ho nulla da nascondere; credo nella famiglia, nella religione e nel sacramento dell’ostia. La disponibilità e il supporto dei miei colleghi mi ha aiutato e li ringrazio”. E conclude: “Vedremo in futuro quello che succederà. Faccio il medico da 40 anni, amo questo lavoro. Ho sempre fatto gli interessi dei più deboli”.

Le parole del medico sono state commentate da Ilaria Cucchi, la sorella: “Stefano non sarebbe arrivato in ospedale se non fosse stato massacrato. Ma i medici sono anche responsabili e non sono degni di indossare il camice”. Rincara quindi la dose: “I medici avrebbero potuto salvargli la vita, non hanno fatto nulla, ora dovranno fare i conti con la loro coscienza, perché hanno comunque una responsabilità gravissima. La morte di mio fratello non è un caso di malasanità”.

Morire a 53 anni per i calcoli alla cistifelia… sanità 2.0!

Giuseppina Mazzariello -tuttacronaca

Pronto Soccorso Tor Vergata, Roma. 14 ore di sofferenza con dolori lancinanti all’addome e poi la morte. Giuseppina Mazzariello aveva 53 anni ed è morta per i calcoli alla cistifelia. Ora il marito, Antonino Nastasi, cerca chiarezza sulle responsabilità legate al decesso e  ha sporto denuncia contro medici e infermieri del policlinico perché «non si può morire di calcoli alla cistifellea. Me l’hanno ammazzata. Voglio giustizia. Se qualcuno ha sbagliato deve pagare perché cose del genere non devono più accadere. L’hanno abbandonata su una barella per ore facendole dei blandi antidolorifici e alla fine le è scoppiato il cuore. E’ morta davanti agli occhi di nostra figlia».

Giuseppina è arrivata al pronto soccorso di Tor Vergata mercoledì, accompagnata dal marito. Erano le 13 e il suo era un codice giallo, ma alle 19 gli accertamenti hanno scoperto dei calcoli alla cistifellea uno dei quali, a detta dei medici, gliel’aveva perforata. «Con una diagnosi simile – dice il marito – avrebbero dovuto operarla d’urgenza e invece ci hanno detto che l’avrebbero tenuta in osservazione per tutta la notte. E’ stata 8 ore in barella – prosegue l’uomo – poi l’hanno portata nell’astanteria del Dea dove è rimasta fino a quando non ha esalato l’ultimo respiro. Aveva dei dolori fortissimi e urlava disperata, ma nessuno se ne preoccupava. L’hanno tenuta con le flebo attaccate tutto il giorno facendole degli antidolorifici inutili che non le alleviavano la sofferenza. Mia figlia chiamava le infermiere per avere assistenza, ma le rispondevano ‘Che cosa ci possiamo fare?’». «Alle 3 di notte mia figlia l’ha vista impallidire e subito il collo e il viso le sono diventati scuri – ricorda Nastasi -. Una dottoressa ha cercato di rianimarla, ma non c’è stato nulla da fare. Non si può morire così a 53 anni».

Tutti in strada contro il SALVA ILVA!

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Sono i medici in testa a guidare il corteo che questa mattina sta manifestando a Taranto contro il “salva Ilva”. A scendere in piazza oggi sono anche i disabili e gli anziani, tutti coloro che ogni giorno “lottano contro il cancro e le gravi patologie generate dall’inquinamento”.

“La situazione è drammatica. Non c’è giorno in cui non faccio una diagnosi di tumore”. Lo ha detto Gennaro Viesti, primario pneumologo della casa di cura Villa Verde di Taranto, uno dei medici che partecipa alla manifestazione.
“Voglio lanciare – aggiunge il medico – un grido di allarme per tutte le malattie respiratorie che a Taranto sono le uniche in aumento. Sono un costo non solo per le famiglie ma anche per la società”.
La situazione drammatica è confermata anche da una radiologa del presidio onco-ematologico dell’ospedale San Giuseppe Moscati di Taranto. “Non riusciamo a fare argine – dice la dottoressa – c’è un oceano di persone che ha bisogno di cure, con patologie sempre più gravi e di età sempre più giovane”.

Martedì, invece, appuntamento a Roma, quando al vaglio della Consulta passerà la cosiddetta legge “salva Ilva”.
Un migliaio di persone in strada, tra cui le mamme “No al carbone”, pronte a sostenere anche anche il sit-in che si terrà nella capitale il 9 aprile davanti al palazzo della Corte Costituzionale quando, appunto, sarà valutata la legittimità della legge 231 a seguito delle eccezioni di costituzionalità sollevate nei mesi scorsi dal gip, Patrizia Todisco, e dal Tribunale dell’appello.
L’ obiettivo finale è la cancellazione di una legge che, a detta di molte associazioni ambientaliste, “mette un freno alla magistratura che indaga sui reati contro l’ambiente e la salute”. Come denunciano le mamme “No al carbone”, “questa legge riguarda tutti gli stabilimenti inquinanti d’interesse strategico nazionale e purtroppo toglie alle procure la possibilità di compiere sequestri degli impianti”.

#italianbelieberslovenewjustinscut! Nuovo taglio, parliamone!

Justin Bieber - nuovo taglio - tuttacronaca

Le fan di Justin ce l’hanno fatta di nuovo: il loro idolo ha cambiato look e subito si è creato un nuovo trend in twitter. Non solo un taglio grazie al quale è ancora più bello… OMG! Ieri indossava anche la felpa grigia! Insomma, è iniziato un nuovo week-end e in twitter già impazza il dibattito: meglio prima o dopo? Per le beliebers non c’è dubbio: bellissimo, amano il taglio alla follia e offendono chi non condivide l’opinione. Qualcuno, nel mezzo, si ricorda di dire che ama anche la sua musica…

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Come avranno reagito le fan che hanno potuto ammirare il look del loro idolo in anteprima alla nuova tappa del tour? Di certo non sono mancati i telefonini per “immortalare il momento”!

Ed ecco il momento più atteso di ogni concerto: la ragazza che incarna il sogno di tutte: la OLLG!

Bieber lancia la maglietta… è il delirio a Francoforte! VIDEO!

 Justin_Bieber_Performs_in_Frankfurt_maglietta-tuttacronaca

E’ accaduto al concerto di Francoforte, dove il Believe Tour di Justin Bieber ha fatto tappa mercoledì sera. Come ormai in ogni concerto del tour, Justin si è ripresentato sul palco per i bis, cantando Boyfriend e Baby. Proprio nel corso della canzone che gli ha regalato il successo, Justin si è tolto la maglietta e l’ha lanciata sul pubblico.
Nel video qui sotto puoi vedere chiaramente,  il delirio che si è creato nel punto dove è atterrato l’indumento. Tra spinte e sgomitate per poter afferrare un lembo della canottiera sudata di Justin, diverse fan si sono ritrovate a contendersi l’oggetto del desiderio. Si è sfiorata la tragedia?

 

Bieber e il suo amore…

Justin+Bieber+selvaggia-lucarelli

E’ di pochi minuti fa l’ultimo twitter di Justin Bieber

Does she love me?

Dopo le polemiche nate ieri in rete, scatenate da Selvaggia Lucarelli che insultava pesantemente le fan di Bieber,  oggi la blogger passa al secondo round querelando l’autore di un messaggio che l’apostrofava come “bagascia gossippara” che  “dice cose serie sulle bagasce minorenni”. Secca la risposta della conduttrice:

A scanso di equivoci, vorrei informare che io ho cominciato a querelare, quindi rammento a quelli come il signorino qui sotto, che a dare della bagascia a me estendendo il complimento a minorenni, poi si paga. In senso pecuniario e facendo una gran figura di merda pubblicamente. Sono molto paziente, ma deve essere chiaro che il web non è la cloaca massima e non è luogo in cui tutto è lecito. Se non mi dai della bagascia sulla metro perché non si fa, non si fa manco qui, bello mio. E fossi la fidanzatina ritratta in foto con te, poverina, ti prenderei per un orecchio e proverei a spiegarti cosa sia il rispetto per le donne, volpe.

Intanto cinque scuole norvegesi hanno deciso di spostare gli esami di metà corso per colpa di Justin Bieber. Temendo infatti che la maggioranza dei 500 alunni delle scuole secondarie impegnati nei test del 16 e 17 aprile prossimi non si presentasse alle prove, vista la loro concomitanza con due dei tre concerti che il cantante canadese terrà alla Telenor Arena di Oslo cinque istituti di Aalesund hanno preferito variare le date degli esami, così da non dare scuse agli studenti colpiti dalla «Bieber Fever».

Forse meglio continuarsi a vedere il filmato di Bieber?

 

 

Bieber e il tattoo!

Justin-Bieber-Tattoo-tuttacronaca

Le Beliebers lo sanno che il loro idolo non sta attraversando un periodo facile. Litiga con i paparazzi, rompe con Selena e un tour in Europa non proprio al top. Forse troppa stanchezza o la voglia di staccare la spina per un po’ da una vita di grandi successi, ma troppe rinunce.  Così chiede aiuto a colei che solo qualche giorno fa, affettuosamente (ma forse neppure così tanto), lo prendeva in giro in tv al David Letterman Show. Così Justin prende l’auto e va dalla sua ex a Casablancas…

La sua auto è stata notata di fronte all’ingresso dell’abitazione dell’attrice, casa in cui Justin sarebbe rimasto per oltre un’ora. Non ci è dato sapere se si sia trattato di un chiarimento, di un semplice incontro tra amici o di qualcosa di più, fatto sta che Justin ha cercato sollievo proprio nella sua ex e non nell’attuale fidanzata, o presunta tale, Ella Paige Robert Clarke. E questo è un segnale che il loro legame, a dispetto di ciò che avrebbero provato a far credere, non è ancora del tutto spezzato. Se così fosse, Justin avrebbe rivolto altrove la sua attenzione e invece, nei momenti di sconforto, continua a cercare ancora Selena.

Il web impazzisce tra le ipotesi di un ritorno di fiamma, le frasi “cattivelle” per Selena, la voglia di vederli ancora insieme e una soap che sembra continuare all’infinito. Migliaia di Twitter e tanta voglia di parlare della pop star più amata dalle teenagers!

Intanto l’ultima dichiarazione di Bieber è stata “Sto pensando al mio prossimo album e al mio prossimo tour, o forse prenderò una pausa. Sto cercando di capire. Ed è quello che deve fare un 19enne no?”.

Intanto spunta un altro gossip sul cantante. Un tatuatore Guy Sahar, afferma di essere stato contattato per fare il tatuaggio sul braccio di Justin, ma dopo vari ripensamenti da parte della star e una notte passata ad attendere di essere chiamato, sembra che il tatuatore si sia recato nella stanza di Bieber alle 7 del mattino e che per 4 ore abbia inciso il tattoo sul braccio della star. Alla fine del lavoro ha chiesto 1000 sterline e lì sono arrivate le contestazioni. La guardia del corpo di Bieber, dopo una lunga discussione avrebbe pagato solo la metà al tatuatore. Sicuramente Guy non è tra i fans della pop star tanto che sembra aver dichiarato anche che mentre era a lavoro Justin si sarebbe comportato con un “bambino viziato” e avrebbe lanciato anche un attacco al suo assistente personale. Queste le parole di Guy, ma l’agente di Bieber preferisce mantenere il massimo riserbo sulla questione. Ma è la madre di Bieber ad affermare che suo figlio, con il quale si sente attraverso messaggi e al telefono, non è più un bambino, ma un 19enne che sta cercando la sua identità, che compie azioni istintive come qualsiasi altro adolescente.

BASTA BIEBER… MA STUDIO APERTO NON SI FERMA!

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Ieri era il ragazzaccio, quello che si droga, beve, è esaltato e sputa addosso ai vicini di casa. Oggi è Romeo 2.0. La redazione di Studio Aperto forse è un po’ confusa, o quantomeno poco aggiornata… forse pensa che Justin sia una cosa e Biber un’altra. Accende fiammiferi, scaglia giudizi ed entra nel privatissimo mondo delle teenagers con teorie bizzarre e assolutamente superficiali. Studio Aperto che vuole la notizia anche quando lo scoop non c’è… telegiornali e giornalisti che non si preoccupano di essere schizzofrenici, di assegnare maschere da badboy o da angelo… l’importante è lo share! Così Romeo 2.0 approda in twitter e ci si chiede… ma cosa inventerà domani Studio Aperto?

Basta polemiche, che scenda il sipario e si lasci il mito alle Beliebers… si lasci il sogno senza infrangerlo a chi ha ancora un modello da seguire, a chi sa far aprire le ali a milioni di adolescenti… non roviniamo sempre tutto con il notro cinismo da adulti delusi dal nostro presente, non rovesciamo invidie e non accendiamo bombe su chi negli ideali ha il diritto di credere e di lottare per realizzarli!

BASTA BIEBER SULLA BOCCA DI TUTTI E BASTA STUDIO APERTO!

Si sentiva Dio… ha ucciso 300 pazienti. Il cv della dott.ssa “MORTE”

Médica+Virginia+Soares+De+Souza+tuttacronaca

Una anestesista brasiliana accusata di aver ucciso sette pazienti in terapia intensiva per liberare posti letto in un ospedale evangelico potrebbe essere responsabile della morte di altri 300 degenti, secondo un ispettore inviato dal ministero della salute. Virginia Helena Soares de Souza, 56 anni, è accusata di aver iniettato un miorilassante, il Pavulon, e di aver ridotto la somministazione di ossigeno ad almeno sette pazienti in terapia intensiva, provocandone la morte per asfissia. «Il numero potrebbe aumentare, abbiamo già identificato 20 casi similari e dobbiamo analizzarne altri 300», ha detto Mario Lobato, inviato dal ministero della salute per fare luce sulle ‘morti sospette‘ verificatesi nell’ospedale evangelico di Curitiba, nello stato meridionale di Paranà.
La dottoressa Soares De Souza è stata arrestata il 19 febbraio scorso, assieme ad altri sette componenti della sua equipe medica, ma è stata scarcerata giovedì scorso, in attesa che il giudice formalizzi i capi d’imputazione. La procura ha chiesto oggi un nuovo ordine di arresto nei confronti dell’anestesista per il rischio di inquinamento delle prove. Ma il legale della professionista, Elias Mattar Assad, ha respinto le accuse, affermando che non vi sono prove dei presunti omicidi, e ha annunciato che proverà l’innocenza della propra assistita, che si dichiara non colpevole. A inchiodare il medico ci sono però le dichiarazioni di un infermiere, Silvio de Almeida, che ha rivelato: “Lei si sentiva Dio”.
Faceva quello che voleva e anche altri tre medici agivano come lei». La dottoressa Soares De Souza era a capo dell’unità di terapia intensiva dell’ospedale evangelico di Curitiba dal 2005 e gli ispettori del ministero hanno annunciato che passeranno in rassegna i quasi duemila casi di morte avvenuti durante tale periodo.

La verità su Morosini… un errore medico che gli è costato la vita!

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“Tutti i membri dell’equipe medica hanno omesso di impiegare il defibrillatore”. I medici sono chiamati “a detenere nel proprio patrimonio di conoscenza professionale il valore insostituibile del defibrillatore”: lo scrivono i periti del gip nella consulenza sulla morte del calciatore Piermario Morosini. I periti del gip hanno confermato nelle loro conclusioni che il calciatore Piermario Morosini morì per “cardiomiopatia aritmiogena. Il decesso – scrivono – è inquadrabile come morte improvvisa cardica aritmica, secondaria a cardiomiopatia da cui era affetto, precipitata dallo sforzo fisico intenso”.

L’estintore, i 50 minuti di ritardo…il concerto a rischio!

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Ora che tutto è andato bene possiamo anche tirare un sospiro di sollievo ma in realtà la voce che si era propagata nelle ore successive al concerto di Bieber a Bologna sembra essere confermata da più fonti. Anche se le versioni sono contrastanti, sembra che il ritardo di 50 minuti sia stato dovuto a un estintore che secondo alcuni si sarebbe attivato nel backstage e che avrebbe costretto al ritardo l’ingresso del cantante sul palco. Secondo altre fonti Bieber stava giocherellando con l’estintore quando improvvisamente si è azionato e questo avrebbe creato molto disordine nel backstage. C’è anche chi sostiene che per alcuni minuti si è anche pensato di annullare il concerto, ma poi si è deciso di mandarlo avanti… chi avrebbe contenuto le fans impazzite? chi avrebbe frenato migliaia di giovanissime e le avrebbe convinte (anche se per il loro bene) ad abbandonare l’arena? Con un estintore di meno, che non risulta per altro essere stato sostituito si è proceduto al concerto, che fra l’altro prevede anche effetti che potrebbero generare un incendio se qualcosa andasse storto… ma di questo nessuno se ne è occupato… lo spettacolo doveva andare avanti. Ora dall’organizzazione arriva la conferma del danno all’estintore, ma si assicura che ciò non comprometteva la sicurezza al concerto… credibile? Un estintore esploso nel dietro le quinte non compromette la sicurezza? Non si sostituisce con migliaia di adolescenti accalcate le une sugli altre?

Restano i dubbi!

Bieber aggredisce il vicino di casa!

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Altri guai per Justin Bieber. La star sarebbe stata denunciata di aggressione nei confronti del vicino di casa in California. Bieber appena tornato ieri nella sua casa di Calabasas, nei pressi di Los Angeles, per una breve pausa del suo tour in Europa che lunedì scorso lo aveva visto esibirsi a Lodz, in Polonia, avrebbe aggredito il suo vicino.

La questione mossa dal vicino era che durante l’assenza del cantante la sua villa si sarebbe trasformata nella sede di rumorose feste dei suoi amici. A questo punto l’atmosfera si è subito surriscaldata e si è sfiorato lo scontro fisico, con le guardie del corpo di Justin che hanno dovuto scortare l’uomo infuriato fuori della proprietà della popstar. Il vicino di casa ha quindi denunciato alla polizia Bieber per aggressione, sostenendo di essere stato minacciato verbalmente e assalito anche fisicamente.

Una nuova rogna per l’artista, atteso per un’altra tappa del suo Believe Tour domani a Monaco di Baviera, che nei giorni scorsi era stato molto discusso sia per alcuni atteggiamenti e dichiarazioni decisamente sopra le righe, sia per qualche defaillance durante le sue esibizioni, in particolare quella della O2 Arena di Londra lo scorso 7 marzo, dove la star aveva accusato un malore sul palco che lo aveva costretto a sospendere momentaneamente il concerto.

Altra versione viene invece riportata sull’incidente del vicino di casa. I giornali americani infatti dichiarano che il vicino non fosse infastidito dagli amici ma piuttosto dalla guida pericolosa del ragazzo.

“Sono veramente arrabbiato. Ogni volta che passa Justin Bieber, si sente puzza di gomma bruciata. Con la primavera, adesso, ci sono moltissimi bambini in strada, mia moglie era a spasso con il cane. Così facendo, Justin Bieber mette a rischio l’intera zona. E’ un grosso problema, così sono andato a parlargli, ma lui mi ha spinto, ha cercato la rissa. Mi ha detto che dovevo andare via dalla sua proprietà, la polizia faccia qualcosa”. Queste sarebbero state le accuse mosse alla star, dall’uomo che vive nello stesso quartiere di Biber.

Ora è scattato l’ennesimo caso sul 19enne canadese capace di scaldare gli animi di migliaia di teenagers, ma anche di seminare il panico nel suo quartiere. E’ solo speculazione o c’è un fondo di verità?

Il pentimento delle Beliebers per Giorgia!

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Arriva l’hashtag #italianbeliebersaresorryforgiorgia quello con cui le Beliebers si scusano pubblicamente per le accuse fatte alla giovane OLLG. La pescarese, Giorgia, infatti è stata costretta a cancellarsi dai social network dopo che una valanga di insulti hanno riempito i suoi profili. L’ambiente musicale è spietato e questo lo si sa… quello ceh fa riflettere è come, sempre più spesso il successo di alcuni cantanti, soprattutto quelli che vengono osannati dalle giovanissime fans, mettano in atto una specie di competizione fra le ragazze. La OLLG di Bieber ne è un esempio lampante. Una ragazza scelta, a “caso”, tra il pubblico che viene portata sul palco e a cui l’idolo della canzone pop per adolescenti dedica una canzone. Secondo l’organizzazione naturalmente questo è solo il mezzo per “realizzare il sogno di una ragazza”, ma si tratta del sogno di una e dell’incubo di altri milioni di fans che quell’esperienza non la potranno mai vivere e la vivono come una frustrazione che inevitabilmente poi si riversa sulla prescelta. E’ etico?

In ogni modo oggi arrivano le scuse ufficiali delle fans a Giorgia… ma c’è immediatamente la replica, qualcuno così cinico da pensare che le scuse vengono solamente dopo che Bieber ha annunciato che non metterà più piede in Italia se le Beliebers non presenteranno formalmente le loro scuse alla OLLG… Insomma polemica adolescenziale, ma meccanismi pericolosi messi in atto per aumentare il successo di giovani star. Carne da macello sul palco per un pubblico ridotto a spezzatino? L’importante è solo l’incasso e il successo? La spremitura annuale della star di turno passando sui cadaveri delle fans?

Benvenuti al 2.0 massacre tour!

Bieber nudo all’aeroporto polacco!

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Ultimamente e precisamente da quando la frequentazione della palestra ha dato i suoi effetti, Justin Bieber gira in continuazione senza maglietta e appena può la toglie per mostrare (ai paparazzi) il suo nuovo fisico muscoloso. Stavolta però a far spogliare, e finire in mutande, la giovane pop star è stata la polizia aeroportuale in Polonia che l’ha costretto a rimanere a torso nudo per un controllo.

Il video del compleanno di Justin!

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Justin Bieber ha etichettato il suo ultimo compleanno come “Il peggiore di sempre”, dopo l’interruzione del party al Cirque Du Soir e le accuse che gli sono state mosse in seguito, ma ora un video girato all’interno del locale depone a suo favore.

I gestori del locale avevano accusato Justin di aver fatto entrare dei minorenni, cosa non permessa dalle legge, ma Justin ha dichiarato subito dopo“Hanno cercato di evitare danni d’immagine perchè sono entrato e subito dopo me ne sono uscito.”
E in effetti ciò che si evince dal video qui sotto dà ragione a Justin, puoi vederlo mentre cerca di farsi strada nel locale pieno di gente, ma quando si rende conto che la situazione è potenzialmente pericolosa, Justin decide di tornare indietro e fa cenno ai suoi di uscire.

Dopo tutti i gossip poco piacevoli che la stampa inglese ha inventato su Justin, questo video gli viene in soccorso, come l’amico Cody Simpson, che ha appena concluso la sua esperienza al Believe Tour “Le cose che non sono realmente così scandalose vengono fatte sembrare tali. Alla gente piace farlo con tutti. Bisogna fare i conti con questo, ma alla fine, siamo ragazzi!“

Il seno lo paga lo Stato. Ora è pronta per una nuova vita!

Josie Cunningham-tuttacronaca

Il sogno di Josie Cunningham, 22enne inglese che per lavoro fa televendite, è quello di assomigliare alla procace modella Katie Price. L’unico (non marginale) problema era la taglia di seno, troppo piccola per un’aspirante indossatrice di intimo. Per la giovane la cosa era diventata traumatica. Si è rivolta al medico, il quale ha elaborato la seguente diagnosi: grave stress emotivo. Unica cura: un seno nuovo di zecca, pagato dalla sanità pubblica.

Il problema di Josie è stato ritenuto più psichico che estetico e, quindi, la trasformazione da piatta a formosa l’hanno pagata i contribuenti inglesi. Lei, evidentemente soddisfatta, al “Sun” ha dichiarato: “Le mie tette nuove hanno cambiato la mia vita”. “I medici – ha spiegato – hanno detto che non avevano mai visto nulla di simile e mi hanno creduto quando sono scoppiata a piangere. L’essere piatta stava rovinando la mia vita. Ora, invece, non vedo l’ora di fare servizi fotografici in topless e costume da bagno e diventare la nuova Katie Price”.
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