Le Alpi hanno “la febbre”: addio cime innevate

alpi-riscaldamento-tuttacronacaMartin Beniston, climatologo dell’università di Ginevra, durante una conferenza internazionale High Summit 2013, organizzata a Lecco dal comitato EvK2Cnr, ha affermato che le Alpi sono destinate a fare i conti con il caldo. Entro il 2100, infatti, le temperature medie saranno sopra lo zero pure in inverno e la distribuzione del manto nevoso sarà ridisegnata mentre le nevicate cederanno il posto alle piogge. Stando ai dati che appaiono nel progetto di ricerca europeo Acqwa, la “febbre” delle Alpi aumenta a una velocità maggiore rispetto alla media del riscaldamento globale: da mezzo grado a 1,5 in più. Spiega Beniston: “Per il periodo 2071-2100 i modelli prevedono temperature sopra lo zero anche in inverno e primavera: una temperatura non in grado di mantenere ghiaccio e neve a 2500 metri. Sotto i duemila metri ci saranno strati di neve meno profondi ma più estesi, mentre a quote più alte la copertura nevosa sarà più consistente ma più localizzata”. Questo equivale a dire che a duemila metri ci sarà una perdita dal 40 al 60% di neve.

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2047 l’anno del non ritorno! Allerta clima

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Secondo i ricercatori dell’Università delle Hawaii ora possiamo avere una data per il “punto di non ritorno” ovvero un cambiamento climatico irreversibile: l’anno sarebbe il 2047. Lo studio pubblicato su Nature dopo tale data avremmo come norma anni decisamente molto caldi come quelli che si sono registrati negli ultimi 150 anni e che non rappresenterebbero più un’eccezione ma una norma. Sempre secondo i ricercatori la causa di questo surriscaldamento sarebbe dovuta al “global warming“, il progressivo riscaldamento del Pianeta. Le temperature quindi nel 2047 non potranno più tornare alla media che si era mantenuta nell’ultimo secolo e mezzo.

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Ora i ricercatori stanno cercando di richiamare l’attenzione sulle emissioni di gas che se non verranno ridotte drasticamente porteranno appunto a un “punto di non ritorno”. L’Ue si era impegnata a ridurle del 20% entro il 2020, ma chissà se l’impegno assunto verrà mantenuto, anche perché bisogna riconvertire molte fabbriche e linee di produzione e in tempo di crisi non si hanno le risorse per investire nella tutela ambientale. Se si riuscisse a livello globale a ridurre le emissioni in modo efficace il punto di non ritorno sarebbe fissato entro il 2069. Quindi qualora anche si effettuassero misure restrittive per le emissioni, il cambiamento climatico avverrebbe in ogni caso. Anche molti meteorologi affermano che il fenomeno non può essere evitato ma e unicamente frenato.

Sotto attacco saranno in particolare le aree tropicali, dove il clima è più variabile: A Lagos (Nigeria) e Jakarta (Indonesia) il cambiamento avverrà già nel 2029, a Pechino (Cina) nel 2046, a New York (Stati Uniti) nel 2047 e a Londra (Gran Bretagna) nel 2056. L’Italia, secondo le previsioni, dovrà dire addio al suo clima consueto già nel 2044.

Ecco Pika il termometro del mondo

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Il Pika è un piccolo mammifero, imparentato con il coniglio e la lepre, che vive essenzialmente sull’Himalaya. Il Pika dal 1999 è considerato il “termometro del mondo”, perché ogni volta che la temperatura si alza, lui si sposta più in alto e raggiunte vette sempre maggiori. Secondo gli esperti esistono ben 30 specie di Pika di cui 28 vivono in Asia e si trovano ad altitudini comprese tra i 2300 e i 6400 metri.

Katie Solari, collaboratrice nel Langtang National Park, in Nepal, commenta: ”Il Pika è capace di mantenere una temperatura interna relativamente alta, attorno ai 40 °C, anche nel freddo più rigido, e non va in letargo, grazie alle caratteristiche uniche del suo metabolismo e ad un particolare sistema di regolazione della temperatura che gli consente di produrre il calore di cui ha bisogno all’interno di un tipo speciale di tessuto adiposo chiamato ‘grasso marrone’. Non sappiamo ancora con esattezza dove risieda il segreto genetico del Pika, forse nei meccanismi di respirazione cellulare oppure nella sua emoglobina”.

 

Il fragile Artico!

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Lo sappiamo da tempo che i ghiacci dell’Artico si stanno disciogliendo e fiumi di parole sono stati spesi su questo fenomeno. Ora però i dati del satellite Cryosat 2, spedito dall’Agenzia spaziale europea (Esa) per monitorare il Polo Nord parlano di un Artico “fragile”. Nel 2013 infatti si sono assottigliati i ghiacci perenni, quelli che non si scioglievano in estate e aumentavano in inverno. Quindi un anno che si può definire dell'”assottigliamento” anche se l’estensione misurata – poco sopra i 5 milioni di chilometri quadrati, 1 milione in meno rispetto alla media di riferimento degli ultimi 30 anni – non rappresenta infatti un record negativo. Ma in sostanza che previsioni si fanno su questi dati?

Ci sarebbe la possibilità che  «fra il 2020 e il 2030 in estate l’Artico potrebbe molto probabilmente essere libero dai ghiacci e che in inverno resterebbe solo il ghiaccio annuale», come ha osservato il responsabile della missione dell’Esa, Tommaso Parrinello.

Entro la fine del 2013 dovrebbero esserci le prime elaborazioni sui i dati e allora si potranno fare ipotesi più precise.

I ghiacci del Polo Nord… stanno creando un lago!

polo-nord-tuttacronacaAnno dopo anno, prosegue inesorabilmente il disgelo del Polo Nord: il fenomeno non è nuovo, ma è in costante aumento.  L’esteta 2013 non lascia tregua a questa parte del pianeta con il livello del ghiaccio diminuito come poche volte si è visto. Un video, realizzato dall’Osservatorio Ambientale del Polo Nord degli USA mostra come il Polo Nord si stia trasformando in un lago. Il video è stato creato con una raccolta fotografica di immagini scattate tra il 30 giugno e il 25 Luglio 2013 che mostrano la trasformazione del ghiaccio in acqua. Nel mese di aprile, l’Artico vissuto una dlle più pesanti nevicate degli ultimi anni anni, ma in maggio il calore è aumentato. Anche se per ora il lago è poco profondo, l’acqua è sopra un sottile strato di ghiaccio che continua a diminuire. Alcuni scienziati prevedono che il ghiaccio nell’Artico scomparirà completamente nell’estate del 2020, mentre altri credono che tale situazione si verificherà più tardi, nella seconda metà del secolo.

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