Batterio nel depuratore! Infettati 16 pazienti a Bisceglie.

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E’ stato sequestrato il depuratore di Bisceglie, dove, è stato riscontrata il batterio Vtec 026, responsabile dell’infezione diagnosticata a 16 pazienti ricoverati nei giorni scorsi con la Sindrome emolitico uremica (Seu). 

Già tra luglio e agosto in Puglia si erano verificati 20 ricoveri, molti dei quali avevano riguardato bambini.

Quali sono i sintomi a cui prestare attenzione?

La Seu è provocata da una infezione intestinale causata dal batterio escherichia coli che, colonizzando nell’intestino, libera la verocitotossina la quale, entrando nel circolo sanguigno, giunge ai reni. Il rischio è di andare incontro a insufficienza renale acuta e di riportare danni al sistema nervoso. Per questo è bene prestare molta attenzione ai sintomi. Il primo è indubbiamente la dissenteria, frequente e con sangue e muco nelle feci. Debolezza, mancanza di appetito, pallore, sono altri campanelli d’allarme. Se si manifestano questi sintomi è consigliabile rivolgersi subito al pediatra, al medico di famiglia o alle strutture ospedaliere già pronte ad affrontare il caso. Una diagnosi tempestiva, come avvenuto nei 16 casi, mette al riparo da possibili conseguenze.

La magistratura di Trani ha ordinato il sequestro, con facoltà d’uso e ha iscritto tre persone nel registro degli indagati: due legali rappresentanti dell’Acquedotto pugliese, gestore dell’impianto, e l’amministratore unico della Pura depurazione, società che si occupa del depuratore. Il depuratore di Bisceglie è il terzo a finire sotto sequestro dopo Molfetta e Trani, sequestrati anch’essi perchè ritenuti non funzionanti.

Quali sono ora i timori degli investigatori?

Il primo è che il batterio possa essere presente in origine nella filiera alimentare ed è stato quindi scaricato nei reflui che raggiungono i depuratori, i quali non sono riusciti a debellarlo.

Il secondo invece riguarda le acque di scarico del depuratore di Andria, che confluiscono nel canale Ciappetta Camaggio (che percorre circa 15 chilometri nei campi prima di finire in mare a sud di Barletta). Si ritiene possibile quindi che tali acque siano state utilizzate abusivamente dagli agricoltori della zona ed immessi nella filiera alimentare.

Il 15 settembre scorso il ministero della Salute ha reso noto che il focolaio epidemico di Sindrome Emolitico Uremica associato ad infezione da Escherichia Coli in Puglia è ”attualmente in marcato declino”, rilievo questo che suggerisce – secondo il ministero – una ”ridotta o forse cessata attività della fonte epidemica”.

Report shock: Taranto muore per colpa di sigarette e alcol, non dell’Ilva.

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Nessuno lo nega a Taranto si muore di cancro, ma la colpa non sarebbe dell’Ilva, ma secondo il rapporto di Enrico Bondi, commissario straordinario sull’Ilva, le cause sarebbero da ricercarsi nelle sigarette e nell’alcol. Come riportato da “Il Fatto Quotidiano”:

L’Ilva non ha colpe, i fattori responsabili per le malattie e i decessi per tumore a Taranto sarebbero altri: “Fumo di tabacco e alcol, nonché difficoltà nell’accesso a cure mediche e programmi di screening”.

Bondi, inoltre, continua il giornalista de “Il Fatto Quotidiano”:

ha allegato una perizia in cui si critica duramente lo studio Sentieri compiuto dal ministero della Salute e la valutazione del danno sanitario effettuato da Arpa Puglia che aveva spiegato che, anche con la piena attuazione delle misure previste nell’Aia (Autorizzazioni integrata ambientale), l’impatto degli inquinanti sulla popolazione non si sarebbe azzerata, ma solo dimezzata. “I dati di mortalità per tumori nello Studio Sentieri – si legge nel documento in possesso del Fatto – si riferiscono al periodo 2003-09. L’incidenza e la mortalità per tumori riflette esposizioni che risalgono a un lontano passato.

Bondi, spiega ancora il quotidiano diretto da Padellaro, va anche all’attacco frontale con gli esperti dell’Arpa, rei, secondo il commissario, di aver falsato i risultati omettendo alcuni dati:

Ma l’attacco più duro è quello nel quale gli esperti accusano l’Arpa di aver prodotto un documento escludendo dall’elenco degli inquinanti il PM10 . Un’omissione cercata perchè “i dati di esposizione a questo inquinante sono sostanzialmente nella norma” e quindi “la scelta di concentrarsi su tre gruppi di cancerogeni (IPA, composti organici e metalli) offre piu garanzie di ottenere un risultato che attribuirebbe all’Ilva un certo numero di casi di tumore o di decessi”.

Non si respira più in Puglia! Regione con più emissioni inquinanti d’Italia

SCORDIAMOCI IL MARE PULITO E L’ARIA RESPIRABILE!

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