I siti Unesco rischiano di scomparire: addio Torre di Pisa e Statua della Libertà?

the-statue-of-liberty-tuttacronacaEnvironmental Research Letters, ha pubblicato oggi uno studio nel quale viene spiegato come l’innalzamento dei mari causato dal riscaldamento terrestre potrebbe far scomparire un quinto dei 720 siti Unesco tra i quali la Statua della Libertà, la Torre di Londra, il Teatro dell’Opera di Sydney, ma anche la torre di Pisa, Venezia e Napoli. Ben Marzion, principale autore dello studio, dell’università di Innsbruck, in Austria, ha detto al Guardian: “Possiamo dire che vedremo i primi effetti su questi siti nel XXI secolo. Solitamente quando le persone parlano di cambiamenti del clima affrontano le conseguenze economiche o ambientali, i costi. Noi abbiamo voluto valutare le implicazioni culturali”. In Europa tra i siti più vulnerabili figurano la Torre di Pisa, sebbene non sia sulla costa, Venezia, anche se “in un certo senso si può dire che stia già risentendo ora” dei cambiamenti climatici, così come le città della lega anseatica, tra cui Amburgo, Lubecca e Brema, in Germania. Altri siti colpiti sono i centri di Bruges, in Belgio, di Napoli, in Italia, e di San Pietroburgo, in Russia. Come ricorda l’HuffPost, stando al rapporto diffuso lo scorso settembre dal panel intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici dell’Onu (Ipcc), il livello del mare dovrebbe subire un innalzamento tra i 26 e gli 82 centimetri entro il 2100, sebbene altre ricerche riferiscano di un aumento tra 0,7 e 1,2 metro entro il 2100 e tra i due e i tre metri entro il 2300. “I nostri risultati dimostrano che a fronte di un aumento della temperatura di 3° c nei prossimi 2000 anni, scenario ormai non più ritenuto come estremo, l’impatto sui siti mondiali sarà grave”, ha concluso Marzeion.

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Il mare è troppo caldo: a Sanremo pescato un barracuda

barracuda-sanremo-tuttacronacaE’ Sanremo news a pubblicare le foto della “super pesca” di Massimiliano Ravizza: un barracuda di oltre 1 metro di lunghezza, 111 centimetri. “E’ vero, in Liguria ci sono sempre più barracuda”, conferma Maurizio Wurtz, docente di Cetologia all’Università di Genova. La causa andrebbe cercata nella tropicalizzazione del mare: acque sempre più calde attirano nel Golfo pesci di altre latitudini. Gli esemplari nuotano vicini alla costa in cerca di cibo: si muovono in branchi di trenta esemplari e qualche volta mostrano i denti uncinati, che hanno anche sul palato per masticare meglio molluschi, crostacei e pesci, di cui si nutrono. “Li peschiamo con le lampare – confermano i pescatori di professione -. La carne è buonissima e adesso li vendiamo alle pescherie”.

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2047 l’anno del non ritorno! Allerta clima

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Secondo i ricercatori dell’Università delle Hawaii ora possiamo avere una data per il “punto di non ritorno” ovvero un cambiamento climatico irreversibile: l’anno sarebbe il 2047. Lo studio pubblicato su Nature dopo tale data avremmo come norma anni decisamente molto caldi come quelli che si sono registrati negli ultimi 150 anni e che non rappresenterebbero più un’eccezione ma una norma. Sempre secondo i ricercatori la causa di questo surriscaldamento sarebbe dovuta al “global warming“, il progressivo riscaldamento del Pianeta. Le temperature quindi nel 2047 non potranno più tornare alla media che si era mantenuta nell’ultimo secolo e mezzo.

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Ora i ricercatori stanno cercando di richiamare l’attenzione sulle emissioni di gas che se non verranno ridotte drasticamente porteranno appunto a un “punto di non ritorno”. L’Ue si era impegnata a ridurle del 20% entro il 2020, ma chissà se l’impegno assunto verrà mantenuto, anche perché bisogna riconvertire molte fabbriche e linee di produzione e in tempo di crisi non si hanno le risorse per investire nella tutela ambientale. Se si riuscisse a livello globale a ridurre le emissioni in modo efficace il punto di non ritorno sarebbe fissato entro il 2069. Quindi qualora anche si effettuassero misure restrittive per le emissioni, il cambiamento climatico avverrebbe in ogni caso. Anche molti meteorologi affermano che il fenomeno non può essere evitato ma e unicamente frenato.

Sotto attacco saranno in particolare le aree tropicali, dove il clima è più variabile: A Lagos (Nigeria) e Jakarta (Indonesia) il cambiamento avverrà già nel 2029, a Pechino (Cina) nel 2046, a New York (Stati Uniti) nel 2047 e a Londra (Gran Bretagna) nel 2056. L’Italia, secondo le previsioni, dovrà dire addio al suo clima consueto già nel 2044.

L’APOCALYPSE NOW: questo è il rapporto dell’Onu ed è allarme clima

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Troppo inquinamento e stavolta a parlare di apocalisse e fine del mondo è l’Ar5, ovvero il quinto rapporto sul cambiamento climatico dell’Ipcc il dipartimento scientifico dell’Onu che nel 2007 pubblicò il quarto che venne premiato con il Nobel per la Pace.  Nell’Ar 5 lo scenario è allarmante: 10 anni per salvare il pianeta. Se infatti le emissioni di anidride carbonica continuano ad aumentare a questo ritmo (2 parti per milione all’anno), nel 2023 saremo sopra il tetto di sicurezza di 421 parti di CO2 per milione. Ora siamo oltre quota 400.

Il rapporto, nella sua complessità sarà reso noto venerdì ma già ora ci sono delle anticipazioni su quelle 2200 pagine elaborate in 6 anni da 259 scienziati di 39 Paesi, aiutati da 1.500 esperti.

La Repubblica scrive che:

“Gli scenari previsti per la fine del secolo sono quattro. Nel più drammatico – prendendo la media delle previsioni – i mari saliranno di 62 centimetri e la temperatura crescerà di 3,7 gradi rispetto al periodo 1986 – 2005: dunque sfonderà il muro dei 4 gradi rispetto all’epoca preindustriale, il disastro paventato dalla Banca Mondiale in un allarmato rapporto del novembre scorso.

Nello scenario più favorevole, i mari cresceranno di 24 centimetri e la temperatura aumenterà di un grado rispetto al periodo 1986 – 2005. E dunque di 1,7 gradi rispetto all’epoca preindustriale, sfiorando così la soglia dei 2 gradi considerata dai governi il limite di sicurezza da non superare”.

Cosa può far avverare lo scenario più drammatico (mari che salgono di 62 centimetri, temperatura che aumenta di 3,7 gradi) o quello più favorevole (mari +24 centimetri, temperatura +1 grado)?

“Per chiarire il quadro, l’Ipcc apre uno spaccato sul meccanismo che guida la mutazione del clima: l’accumulo di anidride carbonica (CO2) in atmosfera. Potremmo salvarci, imboccando la via dello scenario migliore, se riuscissimo a restare, sempre a fine secolo, entro un tetto di 421 parti per milione di CO2. Non sono poche: in epoca preindustriale erano 280 e da milioni di anni non si supera il livello attuale. Abbiamo già oltrepassato le 400 parti per milione e l’indicatore continua a salire al ritmo di 2 parti abbondanti per anno. Tra 10 anni saremo fuori dall’area di sicurezza.

Responsabili dell’aumento delle emissioni di CO2 sono per l’89% i combustibili fossili (carbone, petrolo, gas, shale gas) e per l’11% la deforestazione. Un aumento che in questo momento – se non verranno presi provvedimenti – è in linea con il più pessimista degli scenari:

“Uno dei diagrammi esaminati dagli scienziati proietta nel futuro i 4 possibili destini del clima e li confronta con l’evoluzione delle emissioni serra: le nostre azioni seguono passo passo lo scenario dei 4 gradi di aumento, quello in cui le concentrazioni di CO2 arriveranno a 936 parti per milionetrasformando il pianeta in un forno tropicale.

Tracciati gli scenari, l’Ipcc risponde indirettamente alle polemiche che lo hanno preso a bersaglio. Forte dell’abbondanza delle prove accumulate in questi anni, il rapporto usa un’espressione molto forte definendo “virtualmente certo” il cambiamento climatico e la spinta verso l’aumento della temperatura. ”Per la prima volta ci è stato chiesto di esaminare l’ipotesi di un aumento compreso tra i 4 e i 6 gradi, quello verso cui attualmente stiamo andando”, racconta Riccardo Valentini, uno dei coordinatori europei degli scienziati Ipcc. “In questo caso l’impatto sulla vita del pianeta sarebbe pesantissimo: i biologi ormai parlano di sesta estinzione di massa”.

L’Italia attanagliata… da un clima “tropicale”

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Trombe d’aria, grandinate violente, nubifragi improvvisi, tempeste elettriche. Sono i fenomeni che hanno interessato la nostra penisola negli ultimi giorni e che tutto fanno pensare tranne che a trovarsi in Italia. E sono proprio gli esperti a parlare di “tropicalizzazione del clima” dovuta ai cambiamenti climatici. Questo si traduce, nella pratica, in eventi atmosferici d’intensità anomala e in grado di provocare danni ingenti. Spiega l’autore di meteogiulicci.it: “È innegabile che qualcosa sia cambiato rispetto a 20-30 anni fa”. Ma Mario Giuliacci nota anche che “Eventi atmosferici così violenti erano solo una rarità qualche decennio fa e ora sono quasi all’ordine del giorno”. E se durante lo scorso inverno c’era stata qualche avvisaglia, con giornate segnate da precipitazioni intense e ondate di freddo polare, “L’estate ha confermato questo trend scandito da anomalie. Dopo un inizio incerto,  nella stagione calda abbiamo avuto quelle forti ondate di calore che solo 30 anni fa sembravano inimmaginabili. Oltre il 30 per cento del nostro paese ha toccato temperature che vanno dai 35 ai 38 gradi, un caldo intenso che nelle ultime estati ci ha fatto boccheggiare”. Ma non solo caldo soffocante, anche crolli repentini delle temperature: “Ci sono stati sbalzi termici anche di 10-15 gradi: in alcune aree del nostro Paese si è passati dai 38 gradi ai 25”, sottolinea ancora Giuliacci per il quale tali eventi estremi sarebbero dovuti ai cambiamenti climatici. Tra tutti, fa riferimento all’anticicolone Nord Africano, a cui ha ceduto il passo quello delle Azzorre ormai da qualche anno: “Quando le temperature calde che arrivano dall’anticiclone Nord Africano vanno a scontrarsi anche con un piccolo spiffero d’aria fresca che arriva dall’Atlantico, lo scontro fra le due masse d’aria, una calda e una fresca, genera fenomeni atmosferici intensi e violenti: dalle grandinate fino alle trombe d’aria, quasi come fossimo ai tropici”. La causa di questo andrebbe ricercata nel surriscaldamento globale, che ha modificato la circolazione dei venti.

Ma, come spiega un ricercatore dell’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Massimiliano Pasqui, gli effetti del cambiamento climatico sono ancora da studiare: “È incontrovertibile che negli ultimi 20 anni gli eventi atmosferici siano cambiati, a cominciare dalle anomale ondate di calore d’estate e dalle anomale ondate di freddo nella stagione primaverile”. Diverso discorso per quel che riguarda le precipitazioni: “I quantitativi di pioggia accumulati sono piuttosto stabili quello che cambia è il numero dei giorni in cui si spalma la quantità delle piogge: se prima pioveva più giorni, ora lo stesso quantitativo di pioggia cade in pochi giorni di precipitazioni”. Difficili invece le valutazioni scientifiche per quanto riguarda tornado e trombe d’aria “Mancano record storici con cui fare confronti”. E aggiunge: “Quello che invece possiamo valutare sono gli effetti di alcuni meccanismi che portano alle precipitazioni intense e ai nubifragi: a causa dell’aumento delle temperature dei mari, che di conseguenza immagazzinano calore, l’acqua inizia a evaporare immettendo grosse quantità di vapore acqueo che possono portare a precipitazioni intense”. Ma non può non parlare anche delle scariche elettriche: “Tra le anomalie climatiche degli ultimi dieci anni c’è la concentrazione dei fulmini, che raggiunge le migliaia di scariche in aree molto ristrette”.

Una stagione senza funghi? Appassionati ed esperti confidano nella pioggia

porcini-finferli-raccolta-tuttacronacaMauro Delgrosso, fungaiolo, ha spiegato che, se prima era agosto il mese per la raccolta dei funghi, ora si parla di settembre inoltrato. E questo riapre un po’ le speranze per gli appassionati che attendono con ansia l’arrivo della pioggia per poi inerpicarsi in cerca di porcini e finferli (noti scientificamente come boletus edulis e delcantharellys cibarius). Ma il timore di un’annata senza funghi c’è, come hanno spiegato al Corriere della Sera gli esperti. Per fare un bilancio della stagione bisognerà però attendere le prossime tre settimane e ci si baserà su temperature, piogge e umidità. Unico nemico sicuro è il vento ma, visto che nel week-end sono previste piogge, c’è già chi prepara gli scarponi. E’ Pierluigi Fedele, micologo e dirigente della Forestale a Parma, a spiegare che c’è poi una sorta di “area di indeterminatezza”.

In sostanza: anche se ci sono tutte le condizioni per una buona stagione non è affatto detto che il risultato corrisponda alle aspettative. E viceversa. “In qualche misura i funghi sono organismi misteriosi” spiega lui stesso. “Pensi che per anni non sapevano se attribuirli al mondo vegetale e animale. Alla fine hanno dovuto creare un regno a sé”». Il regno dei funghi, appunto. Né animali, né piante. Che ci sono oggi e magari scompaiono domani. Che non si trovano su un versante della montagna ma sono abbondanti sull’altro. “Quest’anno abbiamo avuto un giugno e un luglio con temperature abbastanza basse e questo può aver influito in alcune zone sulla scarsa produzione di agosto” ipotizza Fedele. “Ma la nascita dei funghi deriva dalla somma di tantissimi elementi, alcuni molto mutevoli. La stagione vera deve ancora cominciare e fare previsioni è sempre un azzardo”.

Nubifragio nel Torinese: allagamenti e tetti scoperchiati

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Ha scoperchiato alcuni tetti e causato numerosi allagamenti di cantine il violento nubifragio che si è abbattuto sulla provincia Torinese. Tra i comuni più colpiti, Collegno, Nichelino e Moncalieri dove la pioggia è caduta battente per oltre 40 minuti. I vigili del fuoco, il cui centralino è stato a lungo intasato, hanno effettuato una sessantina di interventi in poco più di un’ora. 

Gay e nozze: dove stiamo andando, dove siamo e dove sono gli altri

 

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Il pidiellino Galan ha annunciato per i prossimi giorni una proposta di legge per tutelare finalmente i diritti delle coppie gay. Come lui, all’interno del partito, sarebbero favorevoli anche Laura Ravetto, Mara Carfagna, Daniele Capezzone e Sandro Bondi in primis,  ma anche altri “che non vogliono esporsi e aspettano, ma io ho fiducia”. Le prime indiscrezioni sono arrivate dai collaboratori di Galan, che hanno fatto sapere che si tratterà di dare tutela alle coppie omosessuali “attraverso il diritto di privato” e dunque “non si può parlare di nozze gay” come in Francia, ma si possono trovare assonanze con i  Pacs, discussi a loro tempo dal centrosinistra. Le questioni che vanno risolte sarebbero l’eredità, la pensione di reversibilità e la possibilità di andare a far visita al compagno in ospedale. Sembra ci sia dunque un ammorbidimento sul tema da parte del Popolo della Libertà, come dimostrano anche le parole della Santanchè: “Sono pronta al confronto e pronta a cambiare idea”, ha riferito all’HuffPost. “Soltanto i paracarri rimangono della stessa opinione. Se i gay si sono imborghesiti e vogliono sposarsi non sta a me giudicarli”. E distingue: “Un conto è il sacramento del matrimonio, un altro sono i diritti civili delle singole persone”. Concludendo: “Il Pdl rappresenta molti interessi differenti e molte anime con idee opposte, è giusto che provi a rappresentare anche questa parte della società”. Certo, voci di dissense restano, come Eugenia Roccella, che è andata in piazza a Parigi per manifestare contro la legge sulle nozze omosessuali, ma nache Gasparri, che ha parlato di “discriminazione” al contrario: “francamente – ha detto – non capisco la tendenza a discriminare chi non si associa all’ondata qualunquista a sostegno delle unioni gay”.

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Ma in Italia comunque si continua a lottare per l’uguaglianza anche su questo piano e, se ancora non c’è una legge che tuteli le coppie omosessuali, ciò non significa che non si possano formare. Come quella di Massimiliano Benedetto e Giuseppe Ilaria le cui nozze, che non hanno valore legale in Italia, si sono svolte nei giorni scorsi in un albergo romano, celebrate dall’attivista per i diritti dei gay Imma Battaglia. Ad organizzare l’evento è stata l’agenzia Same Love, wedding planner per matrimoni fra persone dello stesso sesso. Evento passato in sordina da noi, ma che ha conquistato la prima pagina del New York Times: “Non voglio sembrare retorica, ma noi amiamo i nostri ragazzi e come italiana provo un po’ di vergogna – ha detto al New York Times Marinella Benedetto, mamma di Massimiliano ,- ma i tempi sono maturi per un cambiamento. Dobbiamo solo fare pressione”. Nel riportare la notizia, il quotidiano americano ricorda che “l’Italia è uno dei pochi Paesi in Europa occidentale che non riconosce unioni di alcun tipo fra persone dello stesso sesso”. “Sul matrimonio gay – titola infatti il quotidiano . l’Italia è sempre più sola”

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In Francia, dove a Cannes ha trionfato il film che tratta il tema dell’amore lesbico La via d’Adéle, si celebrerà domani, a Montpellier, il primo matrimonio gay. I promessi sposi sono Bruno Boileau, 30 anni, e Vincent Autin, dieci anni più grande. Mentre il paese continua ad essere spaccato sulla legge entrata in vigore da pochissimo, loro, che si sono conosciuti 7 anni fa in internet, avranno gli occhi di tutta la nazione puntati addosso. A celebrare le nozze sarà il sindaco della cittadina nel sud della Francia, Hélène Mandrou, impegnata da tempo sul fronte delle nozze gay, la stessa che il 5 febbraio 2011 ne aveva celebrato una simbolica, unendo Tito Livio Santos Mota et Florent Robin. Ci saranno anche ospiti illustri a festeggiare l’evento in rappresentanza del governo: il ministro dei diritti delle donne, Najat Belkacem-Vallaud, e il ministro per la Famiglia, Dominique Bertinotti. Insieme a loro 300 invitati tra esponenti politici e delle associazioni, 200 tra familiari e amici della coppia, e 130 giornalisti accreditati. “Il nostro matrimonio ha una grande eco mediatica e questo può essere imbarazzante”, ha dichiarato Bruno a l’avenir.net. “Ma noi cerchiamo sempre di non dimenticare lo scopo della nostra battaglia: che sia Monsieur o Madame, ciascuno deve potersi sposare nella propria città”. Ridotta all’osso la formula scelta per il rito:  “Vincent Autin, vuoi prendere per sposo Bruno Boilea?”, “E tu, Bruno Boileau, vuoi prendere per sposo Vincent Autin?”. “Vi dichiaro uniti in matrimonio”.

Visto il clima del Paese, però, l’invito è alla discrezione, per evitare d’incappare in spiacevoli incidenti, il banchetto si terrà in forma privata e in una località segreta, ma anche per non spettacolarizzare un evento così importante. Una scelta apprezzata anche da Bruno e Vincent, che speravano in un po’ d’intimità: “Il nostro è un matrimonio d’amore. Vogliamo mettere su famiglia e dunque chiederemo anche l’adozione”. E il loro è stato amore a prima vista, prima si sono conosciuti all’interno di un forum, poi l’incontro a Parigi. Il timido Bruno si è ritrovato innamorato dell’estroverso Vincent, già attivista lgbt. Vincent è impegnato all’interno dell’Interpride World, di cui è responsabile francese. I mesi passano, la storia è seria, e Bruno decide di fare coming out in famiglia, dove la coppia è acoclta a braccia aperte. S’insinua in tutti la speranza, accompagnata dall’impegno, che la Franciariconosca a gay e lesbiche la completa parità rispetto agli etero. Ora finalmente ce l’hanno fatta e mercoledì 29 maggio si diranno di sì: “Dobbiamo tutto questo anche ai tanti che insieme a noi e prima di noi si sono battuti per l’uguaglianza”.

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Il rapporto di Legambiente sui cambiamenti climatici

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Precipitazioni violente e temperature aumentate nella Città Eterna, questo emerge dal rapporto della prima conferenza internazionale sul tema dell’adattamento climatico in ambito urbano promossa da Legambiente e Iuav.  Come si legge in una nota tecnica “Roma mostra un aumento continuo dal 1961 al 2012 da 16,1C a 16,8C. Degli 0,7 punti che si aggiungono, ben 0,5 sono stati registrati solo negli anni dal 2001 al 2012. Un caso limite si verificato durante l’estate scorsa durante la quale sono state registrate temperature piu’ alte che nei trentenni 1961-1990 e 1991-2000”.

Il presidente di  Legambiente Lazio Lorenzo Parlati ha poi sottolineato come:  ”I fenomeni climatici violenti di questi giorni sono una nuova evidente dimostrazione che il clima sta cambiando, a Roma servono interventi di adattamento a questa nuova situazione, mentre la Capitale deve partecipare con convinzione alle iniziative per ridurre la CO2 emessa. Roma a forte rischio idrogeologico, alla nuova amministrazione capitolina chiederemo politiche nuove e urgenti per affrontare il problema e in questa direzione si possono anche usare utilmente i fondi europei che la Regione Lazio vuole impegnare sulla green economy entro il 2013”.

Chi poi non ricorda l’alluvione che colpì la Capitale nel 2011? L’Italia intera si fermò a guardare Roma, quello non fu certamente un acquazzone romano, ma una valanga d’acqua che in poche ore ridusse la città a una piscina (130 mm in due ore nel centro e 230 mm in periferia contro una media pari a 87 mm).

”L’alluvione provocò– conclude la nota di Legambiente – il blocco dei tram in tutta Roma, la chiusura delle linee di metropolitana A e B, quella della linea Roma-Lido tra Acilia e Ostia, la chiusura ed evacuazione di decine di scuole, 7.000 richieste di intervento a Carabinieri e Polizia, 13.000 ai Vigili del Fuoco, oltre che il dramma di una persona morta”.

Arca di Noè: se fosse necessario mettersi in salvo…

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Vista la situazione mondiale, nessuno si meraviglierebbe se sulle nostre teste si abbattesse un secondo Diluvio Universale. In questo caso, però, c’è chi si salverebbe! In realtà il danese Johan Huibers ebbe l’idea per questa costruzione nel 1992, dopo aver sognato che il suo Paese veniva sommerso d’acqua a causa del riscaldamento globale. Ecco quindi che si mise all’opera per realizzare una copia a grandezza reale dell’Arca di Noè, secondo la descrizione di essa fornita nel Libro della genesi. Il lavoro, durato ormai oltre 20 anni e costato all’artista oltre un milione di euro, ha preso la forma di un’imbarcazione che misura oltre 130 metri di lunghezza, 29 di larghezza e 23 di altezza per un peso di oltre 3mila tonnellate. La progettazione è stata curata molto attentamente, con la curvatura del ponte superiore che permette di recuperare l’acqua piovana per abbeverare gli animali mentre la cambusa permette di disporre di una serie di compartimenti sigillati dove il cibo può essere conservato per lungo tempo. In attesa della fine del mondo così come lo conosciamo, Huibers l’ha trasformata in un’attrazione a pagamento, con i vari ponti che presentano la storia di Noè e quella dell’antico Medio-Oriente. Ovviamente è presente anche un piccolo zoo, per mantenere appieno l’effetto!

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Pasqua bagnata… Pasqua fortunata!

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Il temporaneo miglioramento delle condizioni meteo sulla penisola che oggi ci regala un attimo di tregua dal maltempo, non avrà vita lunga. Le nuvole persistono su tutt’Italia e, se nella tarda mattinata si diraderanno al Sud, il Nordest ed il Centro saranno bagnati da piogge deboli ed isolate accompagnate da un generale aumento delle temperature. Per domani è invece previsto l’arrivo della perturbazione numero 12 di marzo che porterà piogge su gran parte d’Italia e nevicate sulle Alpi a partire dai 1.100 m e che provocherà un lieve calo delle temperature massime. La giornata di Pasqua si aprirà con piogge sull’alto Adriatico e sul Tirreno dalla Toscana al Nord della Calabria mentre nelle altre regioni il sole si alternerà alle nuvole. Un peggioramento generale avverrà nel pomeriggio quando il tempo sarà instabile al Centrosud con possibili precipitazioni soprattutto nelle zone interne mentre in Lombardia, Veneto ed Emilia s’intensificheranno. Se le temperature massime saranno in calo al Nordest ma in rialzo al Nordovest e sul Tirreno, già nella notte tra domenica e lunedì è previsto l’arrivo di aria fredda anche nelle pianure del Nordovest con un ennesimo abbassamento delle temperature mentre il tempo sarà incerto tra Piemonte e Lombardia e in Emilia Romagna, Marche e versante tirrenico.

Hitchcock in Kentucky… invasione di uccelli!

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Milioni di uccelli hanno fatto la loro comparsa nelle ultime settimane in una piccola cittadina del Kentucky, negli Stati Uniti, imbrattando il paesaggio e terrorizzando abitanti e animali domestici, come nell’indimenticabile psicothriller ‘Uccelli’ di Alfred Hitchcock. Stormi di merli e altri volatili hanno volteggiato per giorni e giorni sopra Hopkinsville oscurandone il cielo, ritirandosi solo al crepuscolo e abbandonando per terra escrementi di ogni tipo. ”Li ho visti arrivare, ed erano tantissimi – ricorda William Turner, che nella cittadina insegna biologia -. Davanti a me c’era il sole ma era come avere di fronte delle nubi. Credo che fossero milioni”. David Chiles, presidente della Little River Audubon Society, e’ convinto che la presenza di milioni di volatili sopra i centri abitati e non altrove, sia dovuta al surriscaldamento terrestre. ”Il meteo e il clima giocano un ruolo importante – precisa Chiles -. Di solito possono appollaiarsi sul terreno dove possono trovare insetti per cibarsi, ma quando tutto e’ gelato non hanno di che alimentarsi”. A Hopkinsville, fortunatamente, gli uccelli non si sono rivoltati contro uomini, come nella pellicola di Hitchcock del 1963. Malgrado cio’ i circa 35mila abitanti di questa cittadina del centro-sud del Kentucky, a circa un’ora da Nashville, non hanno voluto correre rischi. E cosi’ hanno chiamando un’azienda specializzata per il controllo e la gestione degli animali nocivi. Per sbarazzarsi degli intrusi sono stati usati ”getti d’acqua” e una sorta di petardi per uccelli rumorosi, simili a fuochi d’artificio. L’obiettivo e’ stato raggiunto, i volatili sono spariti, ma cani, gatti e altri animali domestici si sono impauriti per i botti; intanto le strade della cittadina sono state letteralmente coperte di escrementi di uccello dannosi per la salute.

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