La Cameo ritira il budino Muu Muu: acqua ossigenata nelle confezioni

cameo_muu_muu_tuttacronacaLa Cameo ha dovuto ritirare il suo budino Muu Muu alla Vaniglia con Macchie al Cioccolato da 120 supermercati presenti sul territorio nazionale per la presenza di acqua ossigenata. Si tratta di circa 31mila confezioni consegnate ai supermercati Esselunga, Iper, Bennet, Coop, Crai , Pam Panorama, Metro, Unes, Gs. Anche l’Asl conferma il problema dopo aver analizzato il prodotto e trovando acqua ossigenata in 2 vasetti sui cinque rimasti. Il lotto contaminato è il n. 27.02.2014 22:01 022 con scadenza 27-02-2014 . La notizia è stata anche segnalata nel sistema di allerta europeo Rasff visto che il dessert è stato prodotto in Germania. A presentare la denuncia era stato un consumatore che aveva avvertito forti bruciori alla gola dopo aver mangiato il budino. Cameo precisa che sono stati fatti altri controlli su campioni dello stesso lotto senza riscontrare alcun problema e di aver proceduto immediatamente al ritiro del prodotto dal mercato, prima ancora dell’attivazione dell’allerta. Ancora, la ditta produttrice ha spiegato che l’acqua ossigenata viene utilizzata per disinfettare i vasetti prima dell’utilizzo e che tutti i lotti limitrofi sono stati controllati senza riscontrare alcuna contaminazione.

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Disinfettanti davvero “scandalosi” per l’Asl di Foggia: 1920 euro al pezzo

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I disinfettanti professionali hanno costi elevati, ma pagare ogni pezzo 1920 euro quando costerebbe solo 60 è davvero eccessivo, eppure la Asl di Foggia e in particolare 5 dipendenti e due imprenditori sarebbero coinvolti in quello che è stato soprannominato la truffa dei disinfettanti d’oro. Ogni flacone da 5 litri, di quelli che vengono usati per disinfettare le camere operatorie, veniva fatturato a 1.920 euro mentre il valore di commercializzazione da parte del produttore estero era di 48,53 sterline inglesi, pari a circa 60 euro. Dal 2009 al 2011 erano state irregolarmente deliberate forniture per ulteriori 929 flaconi, per una spesa complessiva di 1.783.680 euro. Le società fornitrici, si legge tra le carte, avrebbero corrotto i pubblici dipendenti con tangenti e altre utilità per almeno 14mila euro. Agli arresti domiciliari un imprenditore e due impiegati dell’Asl: Ettore Folcando, di Foggia, di 35 anni, amministratore della Fly srl, società fornitrice del disinfettante,  Giovanni Grilli, di 46 e Nicola Marinaro, di 50, entrambi dipendenti dell’Asl.

Che fine fanno i fondi europei che arrivano al ministero dell’Agricoltura?

de-girolamo-tuttacronacaE’ al lavoro la Guardia di Finanza di Roma, che qualche giorno fa ha acquisito documenti, fatture, mandati di pagamento, verbali di gare d’appalto ha bussato alle porte del ministero dell’Agricoltura e dell’Agea, la società controllata al 51 per cento, che ha il compito di erogare proprio i fondi. L’agenzia, cioè, dove la De Girolamo ha posizionato alcuni suoi fidati collaboratori. Ci si domanda dove finiscano i soldi dell’agricoltura italiana e a chi Nunzia De Girolamo, e prima di lei gli altri ministri suoi predecessori, concedano i miliardi di euro che ogni anno arrivano dall’Europa per i produttori di casa nostra. Il sospetto è che per anni, e fino a oggi, un’associazione a delinquere abbia lavorato di nascosto per ingannare l’Unione europea e frodare milioni e milioni di euro. Quello di cui si parla sono i Pac, contributi destinati a sostenere chi in Italia coltiva la terra e alleva bestiame, con le loro cifre altissime. Dal 2007 al 2013 sono arrivati da Strasburgo 8,9 miliardi di euro. A novembre sono stati ripartiti quelli per il periodo 2014-2020: 44 miliardi. L’Unione europea gestisce direttamente parte di tale somma scegliendo che tipo di produzioni sovvenzionare. L’altra parte tuttavia è gestita dallo Stato che decide le sue priorità. E in queste settimane sono arrivate al ministero richieste perché non vengano privilegiati alcuni territori a svantaggio di altri. Perché tra le regioni più “fortunate” ci sarebbe proprio la Campania, terra da cui proviene e ha il feudo elettorale la De Girolamo. Enzo Lavarra, responsabile agricoltura del Pd, spiega: “Le nomine che il ministro ha fatto all’Agea sono assolutamente inadeguate. Serve gente esperta e invece…». Il riferimento è a Giovanni Mainolfi, generale della Finanza, scelto proprio per «mettere ordine nell’agenzia”. Il problema è che Mainolfi è indagato nell’inchiesta sulla P4 ed è più volte citato in quella della P3, come “persona vicina ad Alfonso Papa e Pasquale Lombardi”, il politico e faccendiere campano che secondo la procura di Napoli avrebbero organizzato un’associazione segreta per pilotare appalti e concorsi. Lombardi conosce bene Nicola de Girolamo, padre del ministro. Nel 2003 fu nominato nel comitato di sorveglianza del Consorzio agricolo di Benevento dove Nicola era direttore. E lo è ancora tuttora, nonostante sua figlia, il ministro, sia in qualche modo il suo controllore. “Ma mai farò interventi diretti” ha giurato lei. Scrive Repubblica:
Tornando all’Agea, la preoccupazione del ministro nasceva dai continui ingressi dei finanzieri del Nucleo Spesa pubblica e frodi comunitarie, guidati dal generale Bruno Bartoloni, che stanno portando avanti l’inchiesta della procura di Roma. Il fascicolo non è contro ignoti, ma i nomi iscritti sono al momento top secret. Certo è però che l’indagine si muove in due direzioni: la prima riguarda il monte dei contributi, che spesso invece di finire ai produttori si perdono nei meandri della burocrazia interna tra appalti e software milionari mai realizzati. La seconda ha come oggetto un buco di 50 milioni: l’Agea nel corso dal 1999 al 2012 anni ha riscontrato una serie di irregolarità nella gestione dei fondi comunitari, quantificati dalla Corte dei Conti in 1,9 miliardi di rettifiche finanziare che l’Italia ha dovuto restituire. Secondo i finanzieri, però, l’Agea non ha rendicontato con regolarità ai revisori a Bruxelles. Risultato, l’Unione potrebbe bloccare i nuovi finanziamenti.
Non solo. Sotto osservazione è finita anche la Sin (il direttore generale nominato è Antonio Tozzi, ex fidanzato di Nunzia), una delle agenzie satellite dell’Agea, che ha il compito di gestire il sistema informativo tra il ministero e le singole Regioni. Non a caso tra i soci di Agea in questo progetto figurano anche Finmeccanica e Ibm. Ma c’è soprattutto Almaviva, un’azienda che — come segnalato dall’Espresso — vince nel 2007 un appalto da 1,1 miliardi di euro in cambio di servizi informatici fino al 2016. «Un servizio scadente» ha denunciato alla procura il deputato del Pd, Ernesto Carbone, epurato dalla Sin di cui è stato presidente fino ad aprile. Carbone è accusato di spese pazze. Ma lui ha ribaltato il tavolo denunciando appunto il mal funzionamento del software e la cattiva gestione dei vecchi amministratori.

La De Girolamo e la “vicenda kafkiana”: riferisce alla Camera

de-girolamo-aula-tuttacronacaIl ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo è in mezzo alla bufera per il caso legato alla Asl di Benevento, sul quale oggi ha riferito in Aula, con un intervento all’interrogazione del Pd .”Vengo qui con spirito di grande serenità”, ha detto il ministro. “La mia vita di politico, di persona e di donna è stata travolta da un linciaggio e un accanimento senza precedenti”, ha aggiunto.  E ancora: “Vengo con determinazione a spiegare i motivi per cui mai e poi mai ho abusato del mio ruolo di deputato e mai ho violato la Costituzione”. “Il mio riserbo dei primi giorni era dettato dal rispetto per il lavoro magistratura”, ha aggiunto. “Mai e poi mai il mio nome è coinvolto nella truffa alla Asl di Benevento che riguarda altre persone, una delle quali ha costruito un dossier contro di me frutto di un complotto ai miei danni”.  “Questa vicenda è kafkiana, a leggere i giornali sembra che sia io ad essere sotto inchiesta ma la realtà è diversa, io non sono indagata, indagato è Pisapia e l’intercettazione è abusiva”. Nelle carte sulla vicenda Asl si parla di “pericolosità dei soggetti coinvolti, di capacità e attitudine delinquenziale”, in particolare dello “spessore delinquenziale di Pisapia”. Nunzia De Girolamo ha anche sottolineato che l’inchiesta nella quale è stata coinvolta parte da una attività illecita di intercettazione, che riguarda anche aspetti e considerazioni di carattere privato che sono state rese pubbliche. “Se mi pento per espressioni colorite usate in un contesto privato, non mi pento di aver aiutato gente che chiedeva ad alta voce maggiore assistenza sanitaria”. E ancora ha voluto ribadire: In una terra devastata dalla camorra, dalle ruberie e dalla convivenza con i clan da parte di anime belle che oggi si indignano per le parolacce di un ministro, desta scandalo che un deputato abbia chiesto informazioni sul bar dello zio. Semplici informazioni, nessuna pressione: il dirigente dell’ospedale Fatebenefratelli, che è privato, ha detto di non aver avuto pressioni da me”. Ha quindi proseguito spiegando che È avvenuto che io abbia tenuto riunioni” nella mia dimora privata perchè “soffrivo di una particolare patologia post partum che mi impediva spostamenti” e come parlamentare della zona esercitavo il “diritto e dovere di segnalare questioni e trovare soluzioni”. E ha aggiunto: “Sono state estrapolate una serie di espressioni che collegate tra loro offrono un suggestivo richiamo giornalistico, ma non sono la verità”.”Il mosaico si vede nel suo insieme” o può essere una “brutta opera”. L’interpellanza presentata dal Pd chiede “Quali siano le valutazioni del ministro sulla vicenda” da cui è interessata, “e quali siano state le motivazioni che hanno determinato il suo intervento poco trasparente nelle specifiche questioni contribuendo ad orientare importanti decisioni di interesse pubblico riguardanti l’organizzazione dell’Asl di Benevento”. L’interpellanza del Nuovo centrodestra, a prima firma del capogruppo Enrico Costa, è stata presentata per chiedere come il titolare delle Politiche agricole “intenda tutelare non solo la sua immagine, ma, e soprattutto, le basi dello stato di diritto nei confronti del soggetto che si è reso responsabile delle registrazioni abusive di cui è stata vittima”.

I modi coloriti della De Girolamo e l’sms a Mastella: “sei una m…”

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Lo scrive il quotidiano La Repubblica, che riporta un sms che Nunzia De Girolamo avrebbe inviato a Clemente Mastella sul quale ci sarebbe scritto “Sei una m…”

Il linguaggio colorito sarebbe stato per sottolineare la differenza di trattamento rispetto a quando si dovette dimettere a seguito dell’arresto della moglie.

 Scrive La Repubblica:

Sia Rossi, sia l’attuale ministro De Girolamo, com’è noto, non sono indagati. Lui continua a fare il manager della Asl, lei rivendica di poter «parlare in libertà», cioè chiedere a dirigenti pubblici di far «capire chi comanda», definire «str***i» e «tirchi» chi non si piega alle sue indicazioni. Eppure questo spaccato di potere e provincia italiana, ai tempi della Terza Repubblica, offre pagine di incontestabile rilevanza pubblica. Oltre che ansie comprensibili ai protagonisti della storia. Al punto che la De Girolamo rischia ora di essere querelata per un sms inviato sei giorni fa a Clemente Mastella. «Sei un m…! Ti querelo», gli scrive lei.

Mastella minaccia:

«Ho dato a un notaio la documentazione, sto valutando la querela per ingiuria e minacce. Vorrei chiedere se questo è lo stile difeso dal premier Letta, e se il Capo dello Stato approva che i ministri della Repubblica mostrino atteggiamenti di arroganza e minaccia, peraltro verso parlamentari che esprimono opinioni non offensive, che sono frutto di autentiche prove e sofferenze personali»

“Nunzia De Girolamo, il contratto che prova il favore allo zio”: parla Il Fatto

de-girolamo-tuttacronacaE’ il Fatto quotidiano a pubblicare il contratto che il quotidiano reputa sia la prova che il ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo, ha fatto un favore a suo zio, Franco Liguori, marito della sorella della madre del ministro. Liguori ha strappato la gestione del bar dell’ospedale Sacro Cuore-Fatebenefratelli di Benevento al fratello maggiore, Maurizio Liguori, che da decenni gestiva il bar, intestato al padre ottantenne Mario. Il bar fattura annualmente 200 mila euro circa. Secondo il Fatto quotidiano:

Nunzia De Girolamo fa pressioni sulla direzione della Provincia Religiosa dell’ospedale perché quel bar, dopo la scadenza del contratto di affitto, sia tolto magari con un provvedimento giudiziario di urgenza a Maurizio Liguori e sia dato al fratello, Franco Liguori.

Il politico alla fine ha raggiunto il suo obiettivo: Il Fatto pubblica oggi il contratto di affitto di azienda siglato il 30 settembre che rappresenta la sua vittoria nella contesa familiare. Il bar passa dalla società gestita da Maurizio Liguori e intestata al padre ottantenne Mario all’impresa di Giorgia Liguori, figlia del fratello di Maurizio, quel Franco Liguori che oggi siede dietro alla cassa come su un trono conquistato dopo una lotta fratricida.

[…] Margherita De Iapinis – la mamma del politico che fa le pressioni per il bar – e Raffaella – la mamma di Giorgia Liguori che ne beneficia – abitano in case adiacenti.

Nunzia De Girolamo per “accelerare” la firma del contratto di affitto di azienda in favore della cugina e dello zio ordina al “suo uomo” nell’ente vigilante, cioé il direttore generale della ASL di Benevento Michele Rossi, la celebre frase svelata dal Fatto: “al Fatebenefratelli (…) mandagli i controlli e vaffan***o”.

Cosa succede dopo i controlli? Questa la versione del Fatto:

La Guardia di Finanza “allo stato” non rileva alcun reato. Il Fatto ora ha scoperto che il bar dell’ospedale Sacro Cuore di Benevento, a novembre del 2012, quindi quattro mesi dopo quell’ordine al direttore generale registrato a tradimento dal direttore amministrativo della Asl di Benevento, Felice Pisapia, è stato chiuso dopo un controllo.

“L’ispezione l’abbiamo avuta nel novembre 2012″, racconta Maurizio Liguori, “sono venuti addirittura i Nas direttamente da Salerno e sono stati sei ore. Da quel giorno il bar è rimasto chiuso e poi ne è stato aperto un altro con una nuova gestione. Ho avuto anche una sanzione economica, 3000 euro mi pare”. Al termine dell’intervento i Nas rilevarono delle infrazioni e, come impone il regolamento europeo chiamarono per stilare il verbale di chiusura, un funzionario della Asl di Benevento, Alfredo Gorgonio.

Durante la conversazione registrata a tradimento a luglio, Nunzia De Girolamo aveva detto al direttore generale della Asl di Benevento Michele Rossi: “Sono degli str***i … Facciamogli capire che un minimo di comando ce l’abbiamo. Altrimenti mi creano coppetielli con questa storia. (….) Mandagli i controlli e vaffan***o … Carrozza (Giovanni, direttore amministrativo dell’ospedale Ndr) mi ha preso per il c**o”.

Controlli che di fatto chiudono la gestione di Maurizio Liguori. Il contratto d’affitto successivo, a partire dal 30 settembre 2013, sarà firmato da Giorgia Liguori, figlia di Franco, zio di Nunzia De Girolamo:

Maurizio Liguori poi non ha più riaperto. Una sua cognata, sotto anonimato, al Fatto dice: “Ci hanno soffiato il bar”. Il 30 settembre 2013 frate Pietro Cicinelli firma con Giorgia Liguori l’affitto di azienda del nuovo bar. L’impresa paga 2 mila euro al mese più Iva per tre anni ai frati. L’affitto basso tiene conto dei lavori effettuati a spese dell’affittuario per 45 mila euro. Dal quarto anno l’affitto sale a 5 mila euro al mese. L’avvocato Vrenna, direttore degli affari generali della Provincia Religiosa del Fatebenefratelli, conferma al Fatto: “Nunzia De Girolamo mi ha chiamato e mi ha chiesto gentilmente di verificare la possibilità di accelerare. Io le spiegai che avendo impugnato il precedente conduttore il contratto di affitto sostenendo che fosse una locazione commerciale, bisognava aspettare i tempi tecnici. O si trovava un accordo con il diretto interessato o niente. C’era una procedura da rispettare e una procedura andava rispettata”.

Nessun favoritismo per lo zio del ministro? Vrenna nega: “Il precedente conduttore ha presentato un’offerta peggiore e non aveva voglia di fare gli investimenti”. E i controlli al bar inviati dopo la richiesta del ministro al direttore della Asl dei controlli all’ospedale? “Che vuole da me? I Nas dipendono dal ministero della salute mica li mando io. Eh ehe eh. Se sono mossi per motivi trasversali io che ne posso sapere. Ognuno si assume le proprie responsabilità. Ci sarà chi di competenza a giudicare, se del caso, e comunque gli elettori”.

Quelle parole forti della De Girolamo

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La voce registrata di Nunzia De Girolamo, non ancora ministro dell’Agricoltura, nel 2012 parlava così: “Str***i, vaffan…”. A registrarla di nascosto è stato  l’ex direttore amministrativo dell’Asl Felice Pisapia che fu poi licenziato qualche mese dopo e successivamente fu raggiunto dall’obbligo di dimora a Salerno. Quel nastro ora di trova nelle carte di un’inchiesta giudiziaria.

Nunzia Di Girolamo non è oggetto di inchiesta, come precisa Vincenzo Iurillo sul Fatto:

“Secondo l’informativa della Guardia di finanza di Benevento al pm Giovanni Tartaglia Polcini, “allo stato non ci sono fattispecie penalmente rilevanti””.

Ma certo anche se non è penalmente rilevante il linguaggio non è certo il più adeguato a una tale circostanza, soprattutto se si ha voglia di cambiamento in Italia, non è certo questo il modo migliore di auspicarlo. La notizia anche se non è nuova in quanto già pubblicata da Repubblica a dicembre, ora si è arricchita di nuovi inquietanti particolari:

“Convocava a casa del padre i vertici dell’azienda sanitaria locale e persone di stretta fiducia. Con loro discuteva di come orientare l’affidamento milionario per il servizio 118, di dove ubicare presidi e strutture dell’Asl, ma anche di questioni spicciole come un sequestro di mozzarelle in un negozio di un “amico di Nunzia” o di come mandare “i controlli” negli ospedali guidati da persone non gradite alla parlamentare azzurra per far capire “che un minimo di comando ce l’abbiamo””.

La registrazione è finita fra i documenti di:

“un’inchiesta per truffa e peculato per centinaia di migliaia di euro sottratti dalle casse dell’azienda sanitaria a favore di alcuni imprenditori, costata pochi giorni fa a Pisapia l’obbligo di dimora a Salerno. Con quegli audio Pisapia vorrebbe dimostrare di essere solo un ingranaggio del sistema”.

Al centro di quelle riunioni non c’era il funzionamento della Sanità pubblica, ma solo la preoccupazione:

“di premiare gli amici e punire i nemici. E tramutare le decisioni in clientele e voti”.

Racconta Vincenzo Iurillo: erano le ore 19 e 15 del 30 luglio 2012 e

“Nunzia De Girolamo riceve Michele Rossi, manager dell’Asl di Benevento, Gelsomino Ventucci detto “Mino”, direttore sanitario, Pisapia, l’avvocato Giacomo Papa, molto vicino ai De Girolamo, Luigi Barone, storico portavoce di Nunzia, all’epoca vice direttore de Il Sannio Quotidiano e oggi a Roma con l’incarico di direttore del portale web del ministero delle Politiche Agricole.

“È il “direttorio politico-partitico costituito al di fuori di ogni forma di legge” scrive il gip Flavio Cusaninell’ordinanza cautelare di Pisapia “che si occupava, in funzione di interessi privati e di ricerca del consenso elettorale, con modalità a dir poco deprimenti e indecorose, di ogni aspetto della gestione dell’Asl”. La conversazione si protrae per quasi due ore.

“Verso la fine cade sul Fatebenefratelli di Benevento, un ospedale religioso convenzionato. La De Girolamo è arrabbiata con loro. Li chiama “str***i”. Due volte.

“Poi si rivolge a Rossi: “Miché, scusami, al Fatebenefratelli facciamo capire che un minimo di comando ce l’abbiamo. Io non mi permetto di farlo, però ad essere presa per culo da Carrozza [Giovanni, direttore amministrativo del Fatebenefratelli], quando poi gli ho dato tanta disponibilità ogni volta che mi hanno chiesto”.

Altri esempi:

1. Dove mettere un ufficio territoriale dell’Asl? Risposta:

“a Sant’Agata che Valentino (il sindaco, del Pd, ndr) è uno stronzo? Cioè, nemmeno è venuto da me”.

2. Si parla di collocare una struttura a Forchia e Nunzia Di Girolamo pone il veto:

“No, Forchia no! Preferisco poi darlo ad uno del Pd che ci vado a chiedere 100 voti…”.

“Qualche decina di minuti prima il “direttorio” aveva affrontato il caso del controllo in un negozio di latticini. Parla Luigi Barone: “È l’amico di Nunzia e mio amico… vende le mozzarelle accanto al Maxim’s… è un bravo ragazzo, insomma!”. Purtroppo per lui una funzionaria dell’Asl gli ha appena sequestrato “un bel po’ di roba, tre, 4.000 euro… più la sanzione””.

3. Bando per il 118. Chiede ai presenti a una riunione del 23 luglio 2012 la Nunzia Di Girolamo:

“In tutto questo si deve fare la gara? Non la puoi fare senza?”

Spiega Vincenzo Iurillo:

“Si discute se è possibile fare un affidamento diretto breve o comunque, per usare le parole dell’avvocato Papa “bypassare la gara pubblica” perché si è preoccupati del fatto che “tra poco ci commissariano e la gara pubblica se la fa la Regione””.

La De Girolamo finisce nello scandalo della Asl di Benevento

de-girolamo-tuttacronacaL’ex direttore amministrativo della Asl Felice Pisapia, indagato, ha consegnato alla Procura di Benevento dei file in cui si sente la voce di Nunzia De Girolamo, che non risulta indagata. La politica sarebbe stata intercettata per mesi, abusivamente, durante riservate riunioni, dall’uomo che sostiene di essere stato messo in trappola e rimosso dalla Azienda sanitaria locale perché “contrario ad ingerenze esterne”. La De Girolamo sarebbe dunque stata “spiata” a lungo, quando non era ancora ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali,  ma dettava legge nel Sannio come la parlamentare di riferimento dei berlusconiani. Come spiega Repubblica:
Lunghe conversazioni, tanto informali. Tra la De Girolamo, lo stesso Pisapia, e poi manager, medici, avvocati o fedelissimi del “cerchio magico” della ministra. Documenti audio con ogni probabilità inutilizzabili, date le prerogative legate allo status di parlamentare. Ma l’inchiesta, con atti secretati da un anno, affidata al pm Giovanni Tartaglia Polcini, sotto l’attento coordinamento del procuratore capo Giuseppe Maddalena, tiene i palazzi in ansia, non solo da quel lato della Campania. E avrebbe non poco irritato la De Girolamo.

Uno scandalo  –  quello che coinvolge Pisapia e il suo acerrimo rivale, l’attuale direttore generale Michele Rossi, fedelissimo alla De Girolamo  –  di cui tutti sanno tutto in città. Sui cui eventuali esiti giudiziari si favoleggia ogni giorno, sotto i portici dell’antico tracciato romano e longobardo, nota anche come la “città delle streghe”. Anche se, a guardar dentro e fuori il palazzo della Procura nuovo di zecca, con i suoi marmi lucidissimi e i finestroni panoramici sulla vallata, regna la calma (più sospetta).

I fatti. Pisapia, salernitano, commercialista, viene coinvolto in una vicenda di irregolarità per alcuni mandati di pagamenti e rimosso, esattamente un anno fa, il 17 dicembre 2012, dopo un’ispezione della Finanza e una serie di controversie tra lui e il direttore generale della Asl, Michele Rossi. Indagato da Tartaglia Polcini, Pisapia rende spontanee dichiarazioni a gennaio. Parla per nove ore, assistito dall’avvocato Vincenzo Regardi. Racconta un’altra verità, “mi hanno eliminato, Rossi e gli altri legati alla De Girolamo, io non gli consentivo alcune cose”. Formalmente, come l’altro avvocato, Giulio Gomez D’Ayala scrive nel ricorso civile appena presentato contro Rossi,  Pisapia sostiene di essere stato punito perché si è opposto a “interferenze esterne e non istituzionali”.

E non a caso, su punti tecnici e disavventure, chiama “a testimoniare il ministro De Girolamo”. Come mai? Come può dimostrare che “Nunzia” sapesse di ogni foglia di quel che si muoveva tra uffici e direzioni dell’Asl? Esempio: gare di appalto, business del 118, bandi giù pronti e in scadenza

e stranamente sospesi da Rossi? Pisapia sostiene che passano mesi e nessuno chiede riscontri. Allora torna in Procura e consegna quei file: con la voce della ministra. Però molte altre ve ne sarebbero. In una di queste, lei userebbe l’innocua metafora di “tre accendini” per riferirsi ad una gara. Intanto Michele Rossi, il direttore generale, interpellato da Repubblica, alza le mani: “No no. Mi deve consentire il silenzio. Al più presto emerga la verità”.

Il primario in malattia che lavorava in privato

guardia_di_finanza-tuttacronacaEra in malattia da circa sette mesi, almeno stando a quanto risultava all’azienda ospedaliera e al reparto che dirige, ma la Guardia di Finanza ha rilevato che il medico svolgeva la sua attività privatamente, nel suo studio. Lui è un primario dell’ospedale Camberlingo di Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi, e ora è stato denunciato per truffa aggravata ai danni della Asl. Le Fiamme Gialle hanno trovato e sequestrato nel suo studio un centinaio di ricevute sanitarie che aveva emesso e firmato.

Creduto morto, respira ancora all’arrivo del medico legale

creduto-morto-tuttacronacaUn 79enne di San Vito, frazione di Rimini, si è sparato un colpo alla testa nella sua abitazione. L’uomo è stato creduto morto ma, all’arrivo del medico legale, era ancora vivo e il dottore ha richiamato l’ambulanza. A quel punto, però, per l’anziano era troppo tardi: è deceduto prima del trasporto in ospedale. Ora sarà un’inchiesta dell’Asl della città romagnola a fare luce sull’accaduto, aperta per accertare il rispetto delle procedure da parte del personale sanitario. Il medico del 118 aveva accertato gravi lesioni cerebrali, irreversibili, e il decesso del paziente, chiamando quindi il medico legale, il quale però ha constatato che l’uomo respirava ancora.

UOVA ALLA DIOSSINA IN LOMBARDIA!!!

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Sono ben due le sostanze cancerogene riscontrate nelle uova in Lombardia: diossina e pcb. L’Asl ha riscontrato queste due sostanze in almeno 23 pollai  tra Milano, Sesto San Giovanni e Monza Brianza, in 15 allevamenti di Cerro al Lambro e in 9 di Mantova e hinterland. I tassi di diossina superano il limite europeo di 5 picogrammi per grammo di grasso e secondo le analisi effettuate finora dall’Asl il 76% delle uova nei pollai degli allevamenti in Lombardia sono avvelenate. Questi dati sono emersi grazie al piano varato dal ministero della Salute in tutti  i 57 siti inquinati di interesse nazionale (sette quelli lombardi), per verificare la presenza di contaminanti nelle uova e nel latte. I dipartimenti di prevenzione veterinaria dell’Asl hanno analizzato campioni di uova di 30 allevamenti per autoconsumo (non destinati a finire sui banchi di negozi e supermercati) che si trovano nel raggio di 10 chilometri dal sito di Sesto San Giovanni, altrettanti per il polo industriale di Mantova e 31 per il sito di Cerro al Lambro. Entro la fine dell’anno il monitoraggio sarà concluso anche per le aree inquinate di Milano Bovisa, Pioltello-Rodano e Brescia-Caffaro.

Somministrati vaccini scaduti a Roma

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Ne parla Il Messaggero, secondo cui  i vaccini scaduti e distribuiti erano in totale 400 e, secondo quanto dichiarato dallo stesso direttore generale dell’Asl Alessandro Cipolla al quotidiano romano “alcune di quelle fiale sono state inoculate”, anche se ha subito precisato che “non ci sono rischi perché il ceppo dello scorso anno è uguale a quello di questo anno e le scadenze dalle case farmaceutiche sono fissate in anticipo”.

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, “in merito a quanto diffuso da organi di informazione”, ha voluto disporre ”Un’indagine ispettiva” sulla distribuzione ‘‘nel territorio della Asl Rm D di vaccini antinfluenzali scaduti”. 

”Il ministro – si legge in una nota – ha disposto un’indagine ispettiva al fine di verificare le cause che hanno determinato la mancata rilevazione della giacenza di vaccini antinfluenzali scaduti presso la farmacia dell’Ospedale G.B. Grassi nonché la loro distribuzione e successiva somministrazione”.

Vaccini antinfluenzali scaduti sarebbero stati somministrati ai pazienti dell’Asl Roma D.

 

Rotto l’ascensore nella Asl, disabili bloccati al secondo piano

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Un guasto e un’intera struttura che va in tilt. Nell’Ufficio della Asl 3 di Cascine Vica, cintura di Torino, posto al secondo piano di un edificio (quando la logica vorrebbe che una Asl avesse uno spazio a pianterreno in modo da renderla più agibile soprattutto ai disabili) sono dovuti intervenire i Vigili del Fuoco per sostituirsi all’ascensore guasto e portare gli anziani e i disabili a braccia per ben due piani. Difficoltà anche per le mamme in con le carrozzine o i passeggini e per le donne incinte che per arrivare alla Asl hanno dovuto sudare non poco.

 

Tubercolosi a Milano: 4 casi!

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Tubercolosi a Milano, quattro sono i casi accertati di cui due in una scuola media e due all’Università Statale di Milano, presso la facoltà di Scienze politiche. Casi che hanno fatto scattare test e controlli di massa nella scuola, l’università e i luoghi con cui sono venuti a contatto i ragazzi coinvolti, tra cui una piscina. Nella classe interessata – rende noto l’Asl – sono stati trovati altri 11 casi positivi, ma non tutti quelli che sono positivi alla tbc sviluppano la malattia.

Cani al ristorante, cadono i divieti

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Lo ha annunciato la Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe) e sarà una vera rivoluzione. Gli amici a quattro zampe potranno entrare in tutti gli esercizi pubblici, compresi bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie a patto che non ci sia un divieto espresso del proprietario. Restano esclusi dalla normativa solo i supermercati, dove gli oltre 6 milioni di cani italiani non potranno mettere piede. I cani dovranno indossare la museruola ed essere tenuti al guinzaglio dai padroni e  i funzionari e gli addetti ai controlli delle Asl  non potranno fare multe per la presenza degli animali. Anche le amministrazioni comunali non potranno prendere decisioni per limitare la circolazione degli animali nei pubblici esercizi. Questa misura, oltre che per l’amore verso i cani, sembrerebbe essere stata presa per invogliare i proprietari a tornare al ristorante o al bar dove spesso molti, proprio a causa dell’amico a 4 zampe, non potevano fermarsi a bere un caffè con un amico o una pizza in compagnia di parenti.

Naturalmente ci saranno esercizi commerciali pet-friendly e quelli invece che esporranno il cartello  con “vietato l’ingresso ai cani” o “io resto fuori”.

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Crollo delle vaccinazioni contro l’influenza a Milano: – 25%

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Arrivano i dati dell’Asl sulla campagna di vaccinazione antinfluenzale 2012 e i dati di Milano sono in caduta libera. Anche molti medici e infermieri che operano nelle strutture ospedaliere l’anno scorso hanno preferito non vaccinarsi, così come non lo hanno fatto alcuni malati cronici: il crollo registrato è stato del 25%. Ma anche tanti pensionati, gli over 65, hanno preferito non effettuare la profilassi, facendo registrare una copertura appena sopra il 41%, in calo di oltre 5 punti rispetto al 2011 dove si era registrata una copertura del 47% per la popolazione anziana.

Cosa ha indotto le persone ad allontanarsi dal vaccino?

Come riporta il Corriere della Sera di Milano:

Era il 5 novembre dell’anno scorso, quando Giorgio Ciconali, alla guida della Prevenzione dell’Asl di Milano, dichiarava pubblicamente le sue preoccupazioni: «C’è un’incognita sul numero di persone che deciderà di vaccinarsi, dopo il doppio scandalo del ritiro dei vaccini dal mercato (a metà ottobre l’azienda farmaceutica Crucell aveva deciso di non mettere sul mercato l’Inflexal V per motivi di sicurezza e il 24 ottobre, per la presenza di grumi nelle fiale, erano stati ritirati dal commercio su disposizione del ministero della Salute vaccini della Novartis, ndr). Bisogna sapere, però, che i vaccini sul mercato sono sicuri. Le categorie a rischio, dunque, non devono rinunciarci». Ma l’appello è caduto del vuoto. Il virologo Fabrizio Pregliasco ammette: «I dati dell’Asl sono preoccupanti, perché sottolineano la percezione sbagliata che troppi cittadini ormai hanno della vaccinazione, considerata a torto insicura e inutile».

Ma i medici di famiglia, che dovrebbero avere un ruolo strategico nella diffusione dell’antinfluenzale, attaccano: «Dopo la rimozione di Cristina Cantù dalla guida dell’Asl, a Milano non si è fatto più nulla per coinvolgerci nelle campagne di prevenzione – dicono Roberto Carlo Rossi e Ugo Tamborini del sindacato Snami -. Siamo stati anche puniti economicamente: il rimborso per la prestazione è passato da 10 a 6 euro. I risultati adesso sono sotto gli occhi di tutti». Da Emilio Didoné, sindacalista della Cisl pensionati di Milano, un richiamo agli ultra 65enni: «Proteggetevi contro l’influenza, non rischiate inutilmente».

Terrore in corsia, insetti invadono l’ospedale pediatrico

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Potrebbe essere una di quelle scene da film splatter, invece purtroppo è la tragica realtà di un ospedale pediatrico. Le corsie dell’ospedale di Posillipo, a Napoli, sono state invase da migliaia di insetti di colore verde, dall’aspetto molto simile a quello delle coccinelle, con il corpo liscio e le antenne corte. Gli insetti soprattutto si sono addensati sulle zanzariere, ma anche in terra e sul mobilio dell’ospedale. Il terrore è stato immediato così che medici e infermieri hanno immediatamente allertato la Asl e i dirigenti sanitari dell’ospedale pediatrico hanno ordinato la disinfestazione. Ci sono state anche testimonianze di chi vive in quella zona. Un’artista napoletana, Mirna Doris, ha infatti dichiarato “Sono sei giorni che non riesco a uscire in giardino, si tratta di insetti micidiali, si attaccano addosso ed è molto difficile mandarli via. Non spariscono neanche di notte, entrano in casa, si fermano sulle pareti, li trovi nei mobili e nei cassetti. Non so più che cosa fare”.

XFactor cantiere sequestrato, è un luogo di lavoro pericoloso!

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E’ finito sotto sequestro preventivo l’impianto elettrico del cantiere del teatro-tenda di X-Factor.  È lunga la lista di irregolarità riscontrate dai tecnici dell’Asl di Milano nell’area di cantiere in via Deruta, ai margini del Parco Lambro, dove – tra le polemiche – nascerà la maxi tensostruttura che ospiterà la prossima edizione del talent musicale.

Lunedì una squadra di cinque tecnici Asl del servizio di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro si era recata all’ex-parcheggio e con loro vi erano anche sei agenti specializzati della polizia locale. Quello che era un controllo normale ha riscontrato gravi irregolarità e quindi al cantiere sono stati posti i sigilli.

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La Solvay sarà la nuova Ilva? Dalla Toscana alla Puglia l’inquinamento continua

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E’ stato l’ex M5S, Adriano Zaccagnini, ora appartenente al gruppo misto  a denunciare la nuova “bomba ecologica” che mina l’Italia. Stavolta non è la Puglia, ma la Toscana ad essere minacciata dallo stabilimento della Solvay, sorto dal 1941. La multinazionale belga che lo gestisce estrae salgemma dai giacimenti di Volterra e della Val di Cecina e produce carbonato di sodio, bicarbonato di sodio, cloro, soda caustica, clorometani e acqua ossigenata.

I risultati – secondo i dati forniti dal deputato –  sono stati un valore aggiunto modesto sul territorio e un costo enorme in termini ambientali: un visibile degrado del mare, enormi consumi di acqua e l’estrazione di salgemma nella Val di Cecina fino alle saline di Volterra; la gente accorre a frotte in un’area non balneabile: i cartelli stradali indicano proprio «spiagge bianche», da Rosignano Marittima a Vado, nonostante l’acqua – si legge nell’interrogazione – “nasconda insidie letali. Tuttavia, nel raggio di chilometri non s’intravede un solo divieto. Anzi, con denaro pubblico è sorto un lido balneare e l’Asl organizza addirittura la balneazione per gruppi di persone disabili”.

l’Agenzia ambientale Onu ha classificato questo tratto costiero come uno dei 15 più inquinanti d’Italia: secondo le stime per difetto del Cnr di Pisa, nella sabbia bianca la Solvay ha scaricato 337 tonnellate di mercurio ed altri veleni: arsenico, cadmio, nickel, piombo, zinco, dicloroetano. L’elenco completo è stato pubblicato sul sito dell’Agenzia europea dell’Ambiente. Più precisamente a Rosignano, secondo Legambiente, sono state 500 tonnellate di mercurio, presenti fino a 14 chilometri dalla battigia. E gli albergatori hanno addirittura chiesto di cambiare il nome della cittadina togliendo il “marchio” Solvay proprio per non abbinare la città alla situazione di degrado ambientale.

Oggi la Solvay è finita sotto inchiesta per gli scarichi abusivi nel mare toscano, sono stati  indagati sia la direttrice che i 4 ingegneri.

La società  ha chiesto di patteggiare, ma la Procura ha posto precise condizioni: risanamento e fine delle violazioni. L’ultima scadenza per la Solvay è il 2015: se non sarà tutto ok, potrebbero scattare i sequestri.

Aspettando ulteriori sviluppi, Zaccagnini ha così chiamato in causa il  Ministero dello sviluppo economico, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ed il Ministero della Salute.

Zaccagnini pone richieste precise ai ministri competenti:

1) realizzare un’indagine epidemiologica, a cura di un organismo pubblico autorevole e a carico della stessa Solvay, per stabilire gli eventuali rapporti tra le patologie e i decessi avvenuti sul territorio e le emissioni inquinanti della fabbrica, con la correlazione tra inquinanti conosciuti e patologie;

2) intervento d’urgenza per quantomeno bloccare i danni all’ambiente e alle persone prodotti dalla lavorazione;

3) avvertire la popolazione dello scarico in mare di tali sostanze, prevedendo inoltre che le spiagge bianche vengano interdette alla frequentazione per almeno 1 chilometro a nord e a 2 chilometri a sud dalla foce dello scarico;

4) chiusura dello scarico a mare entro non oltre 4 anni, anche se depurato dagli inquinanti denunciati;

5) obbligo per lo stabilimento di dotarsi di un impianto a circuito chiuso dell’acqua, con la possibilità di utilizzare solo l’acqua in entrata in mare;

6) rimborso dei lavoratori posti in Cassa integrazione (da dicembre 2011 a maggio 2012) nel caso fosse riconosciuta la strumentalità dell’iniziativa Solvay;

7) prevedere, nell’accordo di programma che è in corso di definizione presso la regione Toscana, un dissalatore a carico di Solvay, da cui la multinazionale ricavi acqua e sale lasciando l’acqua dolce alla popolazione;

8) spostamento del serbatoio di etilene ad alto rischio dall’area archeologica di Vada prevedendo per lo stesso una diversa collocazione.

Colpa del pesto? 20 ricoveri per sospetta intossicazione da botulino

pesto-botulino-tuttacronacaIn osservazione persospetta intossicazione di botulino. Per questo motivo 20 persone sono state ricoverate nelle ultime ore nei pronto soccorso di tre ospedali genovesi: tutte avevano mangiato del pesto prodotto dall’azienda genovese Bruzzone e Ferrari, la stessa che ha ritirato una partita di vasetti. I sintomi sono compatibili con un’eventuale intossicazione. Due persone, controllate al pronto soccorso dell’Ospedale Galliera, sono state dimesse. Il direttore del pronto soccorso, Paolo Cremonesi, ha spiegato che “alcuni dei ricoverati presentano problemi gastrointestinali come diarrea e vomito, altri problemi neurologici come stanchezza e abbassamento delle palpebre. Dopo gli opportuni controlli potrebbero essere dimessi anche loro”. Un bambino è tenuto invece in osservazione all’Ospedale pediatrico Gaslini ma i medici tengono a escludere che i problemi gastrointestinali manifestati siano dovuti a una intossicazione da botulino. Altre due persone si trovano invece al pronto soccorso dell’Ospedale San Martino.

Pesto alla genovese: è allarme botulino

Pesto-alla-genovese-botulino-tuttacronacaL’azienda Bruzzone e Ferrari di Genova ha lanciato l’allarme botulino per alcune confezioni in vetro di pesto alla genovese da lei stessa prodotte. L’azienda ha anche già provveduto a ritirare il prodotto dal commercio mentre in Piemonte è stato rintracciato in alcuni supermercati dell’Alessandrino. Sia la Regione Piemonte che l’Asl hanno lanciato l’allerta ai cittadini al fine di verificare se l’hanno acquistato. I vasetti sospetti scadono il 9 agosto 2013 con numero del lotto 13G03.

Insalata estiva con… frattaglie!

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Quella bella insalata estiva che si trasforma in un incubo! Erano circa le 21.45 quando una famiglia allarma la Polizia Locale di Opera. Quando gli agenti arrivano trovano l’intera famiglia in stato di agitazione, nell’insalata c’è del materiale organico. Sotto le foglie di indivia e scarola si nasconde qualcosa di orrendo. Così gli agenti sequestrano tutto e inviano alla Asl  per le analisi del caso. Secondo le prime ipotesi si tratterebbe di frattaglie di animali finite per errore nel sacchetto al momento dell’imballaggio. Dopo i primi campionamenti di materiale sequestrato nel supermercato si attendono adesso ora gli esiti degli esami dell’azienda sanitaria per i provvedimenti del caso.

«Mi sento in dovere di avvertire i miei concittadini, che potrebbero avere in casa altre confezioni di quella insalata, del rischio che corrono – spiega il Sindaco Ettore Fusco – e quindi ritengo giusto informarli dell’accaduto. Senza alcun allarmismo invito comunque i consumatori a controllare attentamente le confezioni di insalata preparata, senza consumarla, con il marchio del supermercato del centro commerciale di Opera. Meglio ancora sarebbe riconsegnarle affinché possano essere analizzate e ritirate dal mercato se necessario».

 

Truffa nelle mense: a bambini e anziani cibi avariati e scaduti

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Arresti domiciliari, obblighi di dimora e sospensione dai pubblici uffici sono scattati oggi per degli imprenditori, dirigenti sanitari ospedalieri e ausiliari sanitari accusati di una serie di reati contro la pubblica amministrazione nella fornitura a mense scolastiche e ospedaliere. Tra i destinatari delle sei misure cautelari eseguite dai carabinieri di Napoli anche un direttore sanitario di un ospedale della provincia di Napoli, raggiunto da un obbligo di dimora. Tre titolari e un impiegato di una ditta che opera nel settore della refezione sono stati raggiunti da un arresto domiciliare e tre obblighi di dimora mentre un ausiliario ospedaliero è stato sospeso dal pubblico esercizio. Nella lista degli indagati, 45 in totale, si trovano anche sette amministratori pubblici in carica o decaduti dalla stessa di comuni del Napoletano, del Salernitano, dell’Avellinese e della provincia di Potenza, il direttore sanitario di un altro ospedale della provincia di Napoli, un coordinatore e due dipendenti di un’Asl del Napoletano, un coordinatore di direzione sanitaria e tre medici della provincia di Napoli. Nell’ambito dell’indagine, uno dei punti contestati è il fatto che venissero distribuiti, in scuole materne e istituti per anziani, cibi scaduti o avariati. Non solo, tra i fatti accertati vi sarebbero anche diverse irregolarità nell’aggiudicazione di appalti per la fornitura di pasti a scuole ed aziende ospedale ed episodi di corruzione per l’aggiudicazione di appalti.

Si sottopongono a interventi per migliorare la vista: la perdono

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Arriva il nuovo, presunto caso di malasanità e a puntare il dito è il capogruppo regionale del Pdl, Luca Gramazio. Nell’occhio del ciclone il reparto di oculistica dell’ospedale San Giovanni di Roma, dove due pazienti, sottopostisi a interventi per migliorare la vista l’avrebbero persa a causa dei “ferri per l’operazione non ben sterilizzati”. Ispezione della Regione Lazio. Sarà una commissione esterna, ora, a condurre l’indagine. Al momento i pazienti sarebbero sottoposti a terapia antibiotica nel tentativo di far loro recuperare la vista persa a seguito di due interventi di vitrectomia e per la rimozione di una cataratta, effettuati il 24 giugno. E mentre la direzione dell’ospedale si riserva l’eventuale “adozione dei più opportuni provvedimenti”, Gramazio annuncia un’interrogazione urgente al governatore zingaretti ponendosi anche l’obiettivo di “conoscere anche quali sono i rapporti tra il reparto oculistica dell’azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata e la fondazione Bietti, che fa ricerca proprio sull’oculistica”. Gianluigi Bracciale, direttore generale della struttura, dovrà fornire una relazione dettagliata su quanto accaduto mentre è stato disposto l’invio di un Nucleo di valutazione per verificare i fatti e appurare le ragioni che hanno portato alla perdita della vista dei due pazienti.  Sarà invece compito della Asl Rm C, competente per territorio, effettuare un sopralluogo nelle sale operatorie per verificare il rispetto rigoroso delle norme igieniche. Da parte sua Storace, vicepresidente del consiglio regionale del Lazio, teme che alcuni dirigenti potrebbero aver “sottovalutato la richiesta dell’ospedale riguardo alla mancata autorizzazione a indire la gara per la sterilizzazione della struttura”.

Chiude il San Carlo a Roma!

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«Dopo circa due anni di patimenti, di stipendi non pagati e di continue incertezze, ci mancava solo questo. La sospensione delle attività all’ospedale San Carlo di Nancy alimenta il clima di tensione». Lo dicono il segretario dell’Ugl Sanità Roma e Lazio, Antonio Cuozzo, e il coordinatore dell’Ugl sanità Roma Nord, Antonino Gentile, commentano la sospensione dell’autorizzazione all’esercizio per l’ospedale San Carlo di Nancy decisa dalla Asl Roma E. «Oggi siamo venuti ad incontrare il presidente della Regione Lazio per discutere del blocco della procedura di licenziamento collettivo e di opportunità di rilancio delle strutture del gruppo Idi – aggiungono – e invece ci giunge la notizia della chiusura di un ospedale. Non sappiamo più cosa pensare. La determinazione regionale cui fa riferimento il provvedimento – continuano i sindacalisti – porta la data del 22 marzo, lo stesso giorno in cui avevamo avuto un confronto proprio con Zingaretti, che in quella occasione però non aveva fatto alcun accenno a questa decisione: possibile che non ne fosse a conoscenza? È arrivato il momento – concludono – che Regione e Asl trovino una quadra, perchè ci sono centinaia di lavoratori che non sanno più cosa fare».

I medici di Bari vietano gli aborti, ad eccezione del Policlinico!

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Da domani in tutta Bari e provincia sarà impossibile praticare l’aborto negli ospedali pubblici, ad eccezione del Policlinico. Anche al San Paolo, l’ultimo presidio della Asl che garantiva con molte difficoltà questo servizio sancito dalla legge, tutti i ginecologi e le ostetriche sono diventati obiettori di coscienza. Si tratta di almeno 6 professionisti che hanno deciso di non praticare più le Ivg, interruzioni volontarie di gravidanza.

Ora una donna che voglia praticare l’aborto nella Asl Bari sarà costretta a recarsi negli ospedali pubblici di Monopoli, Putignano e Corato oppure rivolgersi alle strutture convenzionate private.

Perdere le gambe a 28 anni e poter sorridere a 35! La storia di Giusy.

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Giusy ha 35 anni, è la nipote di Gianni e Donatella Versace, ha un sorriso luminoso e tanta autoironia e intelligenza: «Mi ritengo fortunata per le persone che ho accanto. Senza gli altri, da solo, non sei nessuno».

Giusy era 28enne quando, il 22 agosto 2005, sulla sulla Salerno Reggio Calabria, è vittima di un terribile incidente automobilistico. Un guard rail le trancia le gambe e gliele strappa dal ginocchio in giù.
Ma Giusy non si arrende: «Ho raccontata la mia storia nel libro “Con la testa e con il cuore si va ovunque”  che è un diario ed è stato terapeutico scriverlo. Sono trascorsi quasi otto anni da quel giorno. E da allora, ho imparato a camminare, a guardarmi allo specchio, a fare pulizia nell’armadio, a tornare al mare con le mie gambe nuove.
Ero con mio zio Santo la prima volta che è accaduto, e quando siamo entrati in acqua mio zio rabbrividiva, ma io che l’acqua fosse fredda non lo sentivo, fino a che non sono arrivata con le cosce nell’acqua.
Tutto è stato difficile, ma io sono andata oltre».

E Giusy è andata molto oltre. È diventata campionessa italiana dei 100 e 200 metri.
«Vado a correre tre volte a settimana. Adesso parteciperò ai campionati italiani. Dentro la sacca che usavo per giocare a tennis, quando avevo le gambe, adesso porto le gambe con cui vado a correre.
Queste protesi sono fondamentali per me, ma in Italia la Asl non ne copre le spese e con la mia onlus cerchiamo di aiutare i ragazzi che non possono permettersele. Per una protesi di queste ci vogliono 5-6mila euro».
E poi, Giusy si innamora. «Ma c’è un problema: abbiamo una sola gamba in due» racconta ironica.
Perché anche Antonio ha subito la perdita di un arto. Ma tra loro è comunque amore.
«Stiamo insieme da un anno: è molto bello, è uno sportivo ed è molto paziente. Ma la sua bellezza è soprattutto quella che ha dentro. È una persona veramente fantastica. Ora che siamo fidanzati mi sopporta ma soprattutto mi supporta. Sembra che mi mangio il mondo, ma spesso ho tanti dubbi. Ed è lui a darmi tutte le risposte di cui ho bisogno». Ma, quando Antonio appare a sorpresa sullo schermo, con la sua promessa d’amore, anche la sorridente e coraggiosa Giusy piange di felicità

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