Esplosione all’Ilva ingenti danni

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Un’esplosione si è verificata all’interno del refettorio delle pulizie industriali dell’acciaieria 2 dello stabilimento Ilva di Taranto. Lo rende noto l’Unione sindacale di base. “Lo scoppio ha prodotto ingenti danni. Solo per un caso fortuito in quel momento non era presente nelle vicinanze alcun lavoratore. Questo ha evitato che l’incidente avesse conseguenze drammatiche”, ha spiegato il coordinatore dell’Usb, Francesco Rizzo.

Assennato: “a noi viene proibito di stimare il rischio cancerogeno”

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Un’anticipazione sull’inchiesta de L’Espresso che domani sarà in edicola e raccoglie la testimonianza di Giorgio Assennato, ordinario di medicina del lavoro, direttore generale dell’Arpa Puglia e presidente dell’Associazione di tutte le Agenzie regionali per l’ambiente italiane. Assennato è anche il «rompico***oni» che la famiglia Riva voleva far fuori perché con le sue analisi per primo ha denunciato come l’Ilva stava distruggendo Taranto:

«Dobbiamo avere il coraggio di dire che la nostra legge non ci avrebbe permesso di scoprire quello che hanno trovato gli americani con il loro studio sulla Campania. Questo è inaccettabile» ha detto Assennato che poi ha precisato: «Quando ho letto la vostra inchiesta sono saltato sulla sedia. Quello studio effettuato da una società di servizi americana per conto della US Navy è un paradigma nella valutazione e gestione del rischio per la popolazione residente in siti inquinati. Ora mi chiedo: bravi gli americani? Ma l’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, dov’è?»

Continua Assennato: «Con le attuali norme italiane quei risultati scandalosi ai quali sono arrivati gli americani, noi non li avremmo mai conosciuti. Con le nostre metodologie, quelle volute qualche mese fa dal governo Letta, tutto sarebbe stato in ordine. Quando invece nulla lo è. Noi come dg delle Arpa italiane siamo stati convocati per discutere del caso Terra dei Fuochi e Campania, dopo le rivelazioni di Schiavone e l’inchiesta de “l’Espresso”.  Però dobbiamo avere il coraggio di dire che la nostra legge non ci avrebbe permesso di scoprire quello che hanno fatto gli americani. E non è un discorso astratto: guardate che sta succedendo a Taranto dove rischiamo un altro caso Napoli». A Taranto – denuncia il dg dell’Arpa pugliese – il governo Letta «di fatto così hanno cancellato una norma regionale che utilizzava le stesse metodologie usate nello studio dell’US Navy. E che prevedeva in caso di sforamenti, immediate riduzioni delle emissioni inquinanti. Ci viene proibito di stimare il rischio cancerogeno come ha fatto Us Navy. A noi e a qualsiasi altra regione».

«È evidente che il problema è politico: penso che sia maturo il tempo per il Parlamento di approvare il progetto di legge Realacci-Bratti» che «garantirà definitivamente i cittadini che l’Arpa non è lo strumento che suona la musica gradita ai governatori delle regioni (dei quali attualmente è mero ente strumentale) ma parte di un sistema tecnico-scientifico capace di offrire prestazioni omogenee e qualitativamente elevate in tutta Italia. Non ci saranno sempre americani».

Si muore all’Ilva e s’indaga su 8 persone!

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A Taranto si muore… e non solo d’esalazioni! Così il pm di Taranto Antonella De Luca ha fatto notificare otto avvisi di garanzia per omicidio colposo per l’incidente in cui oggi e’ morto l’operaio Ciro Moccia ed e’ rimasto ferito gravemente un suo collega, Antonio Liddi, della ditta esterna Mr cui e’ affidato l’appalto di rifacimento nel reparto cokerie. I destinatari del provvedimento sono dipendenti dell’Ilva e dell’azienda d’appalto Mr. Tra loro c’e’ anche il direttore del siderurgico Antonio Lupoli. LA MORTE SUL LAVORO E’ SEMPRE EVITABILE!

Incidente all’Ilva: un morto e un ferito grave!

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Un operaio, il 42enne Ciro Moccia, è morto e un altro Antonio Liti,  è rimasto gravemente ferito in un incidente avvenuto questa mattina all’Ilva di Taranto. L’incidente è avvenuto alla batteria 9 delle cokerie: i due sono caduti mentre erano insieme sul piano di carico. Sospeso il lavoro in fabbrica.

SCANDALO ITALIANO: L’ILVA CHIEDE LA CIGS! Il RICATTO CONTINUA

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Seimilacinquecento cassa integrati per il gruppo Ilva. E’ questa la richiesta dell’azienda. Si tratta di cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione nell’ambito della procedura per la bonifica degli impianti. La cassa dovrebbe iniziare il 3 marzo e avere durata di 24 mesi. Il piano di ristrutturazione aziendale presentato oggi prevede anche la chiusura di alcune linee, in particolare l’altoforno 1 che è già chiuso, e l’altoforno 5.

«Non sono previsti esuberi almeno secondo quanto dichiara l’azienda e sono previsti investimenti per la bonifica», spiega Rocco Palombella, segretario generale della Uilm. «Si parla in particolare di due miliardi e mezzo di euro di investimenti». La cassa interesserebbe 6417 addetti nello stabilimento di Taranto su 6507, il totale della richiesta. Altri addetti andranno in cassa negli impianti di Novi Ligure e Pratica di Mare.

«Sono numeri drammatici. Adesso si aprirà la trattativa sindacali per attenuare la cifra per la rotazione, la formazione e eventuali contratti di solidarietà. Sono numeri che prevedono per due anni lacrime e sangue, ma è anche vero che investimenti per la bonifica significano che l’Ilva non chiuderà e quindi tra due anni ci sarà nuovo lavoro», dice Palombella. In questi due anni la produzione, che a regime ammontava a 30mila tonnellate giorno, e che attualmente è a 18mila tonnellate giorno con la chiusura dell’ altoforno 1. Con la chiusura dell’altoforno 5 passerà a diecimila tonnellate giorno.

Via libera alle merci dell’Ilva, ma l’incasso rimarrà vincolato!

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La Procura della Repubblica di Taranto ha dato oggi ordine di esecuzione ai quattro custodi giudiziari dei beni sequestrati all’Ilva per procedere alla vendita dei prodotti finiti e semilavorati sotto sigilli dal 26 novembre scorso e giacenti sulle banchine dell’area portuale, cosi’ come disposto con ordinanza dal gip Patrizia Todisco il 14 febbraio scorso. Il ‘controvalore’ dei prodotti, il denaro incassato dalla vendita, restera’ sotto sequestro, sempre per disposizione del gip.

L’Usb (Unione sindacale di base) ha proclamato uno sciopero a oltranza dei lavoratori dello stabilimento di Taranto a partire da oggi e sino a quando non sara’ revocato l’accordo Ilva-sindacati del 10 novembre 2010 relativo alla riorganizzazione del lavoro nel reparto Movimento ferroviario, dove il 30 ottobre scorso e’ morto il locomotorista Claudio Marsella.

Ilva, la polvere, il cancro, la magistratura e l’Arpa!

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Chi tutelerà i cittadini? Chi tutelerà il lavoro? Chi la salute?

La presenza di una nube nera proveniente dall’Ilva e’ stata segnalata da decine di cittadini al centralino dei vigili del fuoco. Alla base di queste emissioni, definite anomale dai vigili del fuoco, potrebbero esserci – secondo fonti sindacali – problemi tecnici all’altoforno 5, uno degli impianti dell’area a caldo sottoposti a sequestro dal 26 luglio 2012 sul quale sono in corso lavori di manutenzione. Sul posto sono intervenuti i tecnici dell’Arpa per accertare la natura delle emissioni.

ALTRO CAPITOLO BUIO DELLA STORIA DELL’ILVA! MORTE, INQUINAMENTO E DISTRUZIONE…

NOTTE D’ORRORE: ecco l’Ilva nel video shock

Fabio Matacchiera, presidente del Fondo Antidiossina di Taranto, ha detto basta a tutte le bugie politiche e a tante chiacchiere che si sono fatte sull’Ilva. Ora c’è un documento filmato, un ”video-choc” realizzato la notte scorsa ”in cui si rileva chiaramente la imponente diffusione di polveri e di fumi che continuano a fuoriuscire dall’Ilva, invadendo la citta’ e, soprattutto, i quartieri limitrofi allo stabilimento”.

L’Ilva di Milano si mobilita… non vogliamo fare la fine di Taranto!

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Accolta la richiesta di incostituzionalità del “salva Ilva”

E la chiave della risoluzione a breve termine sembra svanita per sempre.

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Salva Ilva… ma anche no! La Procura impugna il decreto

Ilva: riattivati i badge che ieri erano stati sospesi per gli operai dell’area a freddo

Si è trovato un accordo?

Napolitano: situazione complicata all’Ilva, nessun messaggio

Ilva Genova: senza Taranto chiudiamo in 4 giorni

Manifestazioni a Genova contro la chiusura dello stabilimento dell’Ilva di Taranto.

Chiusura Ilva: 5mila a casa a Taranto e 7500 in tutta Italia. 1 mld per la colletività

Governo: convocati parti sociali ed enti locali

Ilva: senza dissequestro si chiude

Usb Ilva chiede colletta per operaio malato: 3 tumori in 3 anni

Lavoro a costo della vita – All’Ilva si protesta anche cantando

“Taranto Libera” è un brano realizzato da 30 artisti locali che attraverso disegni e canti gridano la loro indignazione per il rilascio di diossine e veleni altamente dannosi alla salute. Si spera che almeno questa iniziativa porti una “ventata di aria pulita” e si possa iniziare seriamente a trovare forme diverse per la risoluzione di un problema ormai giunto al capolinea.

 

Ilva: in sciopero le donne

IIl ‘Comitato Donne per Taranto’ sostiene e partecipa allo sciopero e al presidio permanente davanti ai cancelli della fabbrica organizzato dagli operai del Mof (reparto movimentazione ferroviaria) dell’Ilva di Taranto in seguito all’incidente nel quale e’ morto, il 30 ottobre, l’operaio 29/enne Claudio Marsella. “La determinazione e il coraggio che stanno dimostrando questi giovani – sostiene il Comitato – deve essere di esempio per la cittadinanza: 80 operai sfidano il colosso Ilva”.

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