“Espulsioni illecite”: l’ex attivista M5S scrive a Grasso

espulsioni-m5s-tuttacronacaGiovanni Panunzio ha scritto al presidente del Senato della Repubblica chiedendo che venga valutata l’illegittimità del provvedimento di espulsione dei quattro Senatori pentastellati Luis Alberto Orellana, Francesco Campanella, Lorenzo Battista e Fabrizio Bocchino. Panunzio, fondatore dell’Osservatorio Antiplagio, è un ex attivista cagliaritano del M5S che dopo le espulsioni dei quattro senatori ha lasciato il Movimento. Questo il testo:

“A seguito delle espulsioni di alcuni senatori dal gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle mi permetto di farle notare che lo statuto del M5S depositato in Senato dice che ‘Gli eletti eserciteranno le loro funzioni senza vincolo di mandato’, come previsto tra l’altro dall’art. 67 della Costituzione. E’ evidente pertanto che nel momento in cui viene espulso un parlamentare del M5S, solo perché ha espresso una legittima opinione, lo statuto in questione diventa carta straccia, sia dal punto di vista tecnico, che dal punto di vista morale. Pertanto Le chiedo di fare quanto è nelle sue possibilità per mettere in discussione lo statuto del M5S e sollecitare opportune modifiche al testo. In alternativa chiedo di valutare l’illegittimità del provvedimento di espulsione in quanto in contrasto con l’art. 67 della Costituzione e con lo statuto a cui il M5S fa riferimento, sconfessato dal suo stesso fondatore”.

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“Zitti, quattro e a casa”: la Taverna si esprime tramite Totti sui dissidenti espulsi

4-e-a-casa-tuttacronacaLa grillina Paola Taverna ha scelto il celebre gesto del capitano giallorosso Francesco Totti per festeggiare su Facebook l’espulsione di quattro membri del Movimento 5 Stelle: Luis Alberto Orellana, Francesco Campanella, Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, che si sono macchiati di quello che per i pentastellati sembra il tradimento supremo, la maggior colpa possibile: pensare con la propria testa e criticare Grillo. La scelta del gesto di Totti non è casuale, con il suo chiaro riferimento al “Zitti, quattro e a casa” del capitano in occasione di un match contro la Juve vinto dai giallorossi per quattro reti a zero. Intervistata da Repubblica Paola Taverna non ha infatti nascosto la felicità: “Abbiamo fatto finalmente chiarezza. Sono felice come una iena”. E ancora: ”Stanotte pensavo: dov’è l’inghippo. Poi mi sono iluminata: il Pd vuole entrare nel Pse. E Renzi, per entrarci, ha bisogno di cambiare maggioranza”, spiega la senatrice grillina aggiungendo a proposito degli espulsi: ” Faranno insieme un gruppo aggiuntivo per Renzi”. A proposito della voce che parla di altri sette abbandoni al gruppo, la Taverna dice: “Siete fuori strada. Molti di meno, se mai qualcuno dovesse ancora andarsene”.

Civati alle grandi manovre? “Può nascere una nuova maggioranza”

civati-m5s-tuttacronacaE’ Antonello Caporale, de Il Fatto Quotidiano, a intervistare il dem Pippo Civati, unico del Pd ad opporsi a Renzi, pur votando la fiducia. Sembra che nelle ultime ore il suo telefono sia rovente, complice il fatto che diversi grillini siano usciti dal loro Movimento perchè in disaccordo con le imposizioni di Grillo. Ora in molti vociferano infatti sulla formazione di un nuovo gruppo di centrosinistra. Di cui potrebbero fare parte i fuoriusciti a cinque stelle, i civatiani e Sel. Civati stesso cerca di spiegare la situazione:

Pippo Civati è un rompib***e professionista. A volte eccede con la sua vitalità. “Pensi quale nebbia avvolgerebbe il Pd se anche io tacessi sulle consorterie, le piccole ambizioni personali, le fregature e gli errori che il mio partito fa”.

Ha detto no a Renzi in direzione, però sì al voto di fiducia e poi è sembrato ricredersi ancora. Siamo a un surplus di riflessione.
Ho parlato contro solo io nel luogo deputato, il partito, e ho fatto il mio dovere. Sono stato mandato in minoranza e non mi era concesso da parlamentare del Pd negare la fiducia. Ho poi spiegato quel che si muove a sinistra del Pd, e che il partito non vuole vedere. Fa il finto tonto pur di stare con Alfano.

È notizia di oggi: la compagine che si allontana da Grillo insieme ai suoi e a Sel potrebbe formare un gruppo parlamentare autonomo.
La questione centrale è un’altra: ci sono i numeri per avanzare la richiesta di un governo di centrosinistra, ma il Pd sceglie di fare un esecutivo di centrodestra. Troveremo il modo opportuno per organizzarci.

Se fa il gruppo autonomo è fuori dal Pd.
Ma no! Dobbiamo solo trovare il modo che questa risorsa politica, questo serbatoio sia linfa vitale per la sinistra e interlocutore prezioso per il Partito democratico. Magari si può pensare a una rete, a una colleganza diversa. Quel che non si deve fare è tacere questa grande opportunità.

Ha votato Renzi piangendo.
Cos’altro dovevo fare? Se però in direzione si fosse opposto anche Cuperlo, invece di spingerlo a Palazzo Chigi, credo che Renzi non avrebbe tolto di mezzo Letta. Noto che Gianni ora parla di una ferita aperta. Se ne accorge solo adesso?

Cosa gli è successo, secondo lei?
Si sono incartati, si sono auto ingabbiati . Chi lo ha fatto per ignavia, chi pensando al seggio, chi per ambizione, ritenendo che mandando Renzi a Palazzo Chigi avrebbe trovato un partito disabitato, chi invece ha pensato a una poltrona da ministro nel nuovo esecutivo. Faccia la somma di questi atteggiamenti e metta poi che dalla trincea nella quale Letta era riparato riceveva consigli da amici poco sinceri che invece di aiutarlo lo avrebbero condotto sulla strada dell’immobilismo, del suicidio. Aggiunga infine che negli ultimi mesi Letta è andato nel pallone e vede che si ritrova coi conti.

Quanti traditori.
L’incredibile è che Renzi si piglia il governo coi voti di Bersani ma coopta le truppe di Franceschini.

Frankenstein, l’ha definito.
L’ho chiamato così per sfotterlo. Ma certo il suo è stato un protagonismo opaco. In politica il ravvedimento è comunque pratica comune e conosciuta. Devo dirle che neanche i dalemiani (non tutti) mi sembrano determinati alla lotta, quindi comprende che gli spazi di manovra per il nuovo premier sono ampi.

Durerà?
Penso fino al prossimo anno. Le elezioni sono nelle cose, il suo programma adesso è piuttosto taciuto. Capisco che non voglia impegnarsi troppo su un singolo tema, sennò finisce come con l’Italicum: a giorni alterni diviene legge dello Stato o tema da approfondire, testo pronto per l’uso o disciplina al di là da venire. Si tiene cauto.

Le ha persino nominato ministro una dirigente della sua area.
Solo allo scopo di sfregiarmi. Ritenendomi residuale, ha voluto procurare un dissidio interno, mettermi in difficoltà. Anche questa è politica.

Vada a confortare i grillini fuoriusciti.
Ci avessero pensato prima!

L’esplosione è interna al M5S: arrivano le prime dimissioni

boom5s-tuttacronacaI primi pentastellati, a seguito dell’espulsione dal Movimento dei quattro dissidenti, hanno formalizzato le proprie dimissioni dal Senato della Repubblica. Si tratta di Maria Mussini, Luis Orellana, Monica Casaletto, Alessandra Bencini, Laura Bignami e Maurizio Romani. A breve, dovrebbero unirsi a loro anche Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Lorenzo Battista. Si tratta di nove senatori grillini che si trovano in dissenso con la gestione del gruppo da parte del semplice portavoce Grillo. Ma non sono gli unici: anche altri lamentano sofferenza per la direzione presa dagli eventi. Tra questi, come ricorda l’Huffington Post, Roberto Cotti, Ivana Simeoni e Michela Montevecchi. Le motivazioni, del disagio generale ancor prima che delle dimissioni dei sei, sono chiaramente indicate nella lettera che Romani ha indirizzato a Pietro Grasso:

“Di mia personale iniziativa mi dimetto dalla carica di Senatore della Repubblica. Lo faccio con dolore ma con convinzione, per rimanere coerente con i miei valori e con l’impegno preso con gli elettori. Definire dissidente ed arrivare ad espellere chi pensa con la propria testa e ha il coraggio delle proprie idee è una mossa suicida; a ciò si aggiunga la rabbia e la violenza che ho visto usare verso i nostri colleghi. Non voglio essere complice di questa specie di linciaggio. In questo modo il Movimento non guadagna coesione, come dice Beppe Grillo, invece perde alcune delle sue forze migliori ed alcuni dei suoi rappresentanti più credibili”.

Analoghe argomentazioni nel testo vergato dalla Bignami:

“In seguito agli ultimi avvenimenti di cui sono stato spettatore attonito e le posizioni assunte dal gruppo parlamentare nel quale sono stata eletta desidero comunicare la mia intenzione di dimettermi dalla carica di Senatore della Repubblica”

La Mussini ha spiegato: “Mi dimetto perchè voglio un Movimento 5 Stelle sano. Ci credo fermamente, per questo ho presentato le mie dimissioni alla presidenza del Senato”. E ha aggiunto: “Stamani ho sentito l’intervendo di Battista in Aula e non posso rassegnarmi al fatto che il Movimento si privi delle sue menti migliori”. Certo, il passaggio non è immediato, visto che le dimissioni devono essere calendarizzate e poi votate dall’Aula. E, per prassi istituzionale, la prima volta verranno respinta. Una situazione in continua evoluzione. Alla Camera li hanno seguiti Alessio Tacconi e Ivan Catalano. Raggiunto dall’Huffingtonpost, quest’ultimo ha ammesso: “Era una situazione che non si poteva più sopportare, non volevo più rimanere in un ambiente come quello. Ora mi prendo qualche giorno per riposare, poi vedrò il da farsi”. La settimana prossima Gianroberto Casaleggio sarà a Roma. Mercoledì, giovedì forse. “Un incontro previsto, solo routine”, spiega lo staff. Ma è difficile che il big bang a cinque stelle non trovi spazio nell’agenda dei suoi appuntamenti

Fuori i dissidenti: i militanti del M5S hanno deciso

dissidenti-m5s-tuttacronacaE’ stato Beppe Grillo a dare l’annuncio: i militanti del Movimento 5 Stelle iscritti al suo blog hanno votato decretando l’espulsione dei quattro senatori dissidenti Francesco Campanella, Lorenzo Battista, Luis Orellana e Francesco Bocchino. Nel dettaglio “29.883 hanno votato per ratificare la delibera di espulsione. 13.485 hanno votato contro”. Il leader dei pentastellati ha quindi ringraziato “tutti coloro che hanno partecipato” al sondaggio in rete sulla decisione dei gruppi parlamentari. Hanno partecipato alla votazione 43.368 iscritti certificati. Immediate le reazioni di alcuni deputati pentastellati, con Alessio Tacconi che, a La Zanzara su Radio 24 ha affermato: “Esco dal gruppo M5S alla Camera e con me ci sono altri 5 deputati”. Il parlamentare ha poi aggiunto: “Con questo voto  si è dimostrato che non è possibile andare contro il parere di Grillo e Casaleggio. Nel movimento comandano solo loro, di fatto sono il braccio e la mente”. Per quel che riguarda il sistema di voto Tacconi ha quindi affermato: “Il sistema di voto è in mano alla Casaleggio Associati e ci dobbiamo per forza fidare. Se fosse affidato a terzi sarebbe più trasparente, non lasciando spazio a dubbi”.

“Sono peggio dei fascisti”: il Movimento 5 Stelle verso la scissione?

strappo-m5s-tuttacronaca“Scusaci, ma oggi non parliamo con la stampa, qualunque cosa diciamo, anche per il solo fatto di dirla, verrebbe usata contro di noi”. E’ quanto dicono Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Luis Orellana, che ripetono anche “Siamo sereni”. Ma se loro lo sono, non si può dire lo stesso all’interno di quel Movimento 5 Stelle del quale fanno parte, anche se sarà la rete a decidere se potranno rimanere o no, visto che i diarchi stellati hanno deciso di espellerli dal proprio gruppo parlamentare. Oggi il Movimento è riunito ma, dopo tre ore di riunione e con l’ultima mediazione saltata, i quattro hanno abbandonato la sala. Con loro, altri sei: Bignami, Bencini, Di Pietro, Pepe, Vacciano e Fedeli. Alessandra Bencini è uscita in lacrime annunciando di volersene andare. E il numero, giurano, è in aumento e dovrebbe raggiungere la quota necessaria per un gruppo autonomo al senato. Mentre loro uscivano, gli insulti sono volati da entrambe le parti: “Sono degli str***i, peggio dei fascisti. Meglio che me ne vado- gridava una senatrice furibonda- prima che li prendo a borsettate”. I toni del post di Beppe hanno così provocato una slavina. Riporta l’Hugginton Post:

“Io con questa roba non ho nulla a che fare, voglio andarmene da questa follia”, sbotta un senatore, gli occhi lucidi. Lui e una sette, otto, forse una decina di suoi colleghi hanno deciso: “Un minuto dopo la ratifica dell’espulsione ci dimettiamo, questa schifezza è un Soviet, non il Movimento che abbiamo conosciuto”. Un numero preciso non è ancora prevedibile, ma sono molti che dicono senza mezzi termini che “ormai è certo, non si torna indietro”.

Il deputato Ivan Catalano parla di “Grande Fratello”, il collega Manlio Di Stefano non fa nulla per smentirlo, con un post su Facebook che richiama sensazioni e sapori di altre epoche – poco felici – dell’italica storia: “Abbiamo bisogno di essere come la testuggine spartana, ognuno di noi deve sentirsi protetto dal compagno al suo fianco. In questi undici mesi ho sempre sentito, nei momenti fondamentali, una spada conficcarsi al mio fianco. Questo non è più tollerabile. Fate la vostra scelta. In alto i cuori!”

Uno vale uno, dunque, ma l’irritazione del capo vale più di tutto. Tant’è che il voto che gli attivisti stanno trovando aprendo il portale è unico. Prendere o lasciare, tutti sono uguali, tutti si sono macchiati dello stesso reato, quello di criticare il leader. Ritieni che Bocchino sia da salvare e Orellana da condannare? Non lo puoi fare, non puoi pensare. O cacci i quattro rei di lesa maestà, o li tieni in blocco.

Un anno fa il Movimento vinceva le elezioni. Un anno fa ragazzi sorridenti e mamme con passeggini portavano una ventata d’aria fresca in Transatlantico. Nello stesso luogo, un protagonista di quell’allegra rivoluzione oggi abbassa gli occhi e commenta: “Ci abbiamo messo davvero poco per trasformarci in una cosa completamente diversa. Peccato, perché io ci avevo creduto. E spero di tornare ancora a crederci”.

La difesa dei dissidenti: continua il botta e risposta nel M5S

beppe-grillo-movimento-cinque-stelle-tuttacronacaIl popolo pentastellato della rete deve decidere l’espulsione dal Movimento 5 Stelle di Luis Orellana, Lorenzo Battista, Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino, “colpevoli” di aver criticato Grillo. Loro, nel frattempo, hanno realizzato, e postato su Youtube, un video di difesa con il quale espongono la loro versione dei fatti. Mentre Orellana sottolinea che i “gruppi territoriali non ci hanno mai sfiduciati con un voto assembleare, ne’ nel caso mio a Pavia ne’ nel caso di Palermo”, Bocchino aggiunge che la presunta sfiducia da Palermo “arriva da una minoranza di iscritti al meet up, per di più, mi spiace dirlo, parenti e conviventi dei deputati della Camera”. Anche Battista ritiene il capo d’imputazione molto debole: “se anche avessimo detto una caz***a, è normale espellere per il reato di caz***a?”. E ancora, Campanella obietta: “siamo il Movimento della democrazia diretta e non possiamo neanche dire che qualcosa poteva essere fatta meglio, ma stiamo scherzando?”

Ancora polemiche tra pentastellati: “non si può esprimere il proprio pensiero”

Lorenzo-Battista-tuttacronacaContinuano le polemiche in casa pentastellata e a prendere la parola è il senatore “dissidente” Lorenzo Battista che in una nota scrive: ”I capi hanno annunciato la scomunica di Luis Orellana da Pavia. I valorosi guerriglieri-cittadini hanno eseguito anche stavolta il volere dei Supremi Capi e della loro strategia comunicativa. E meno male che vogliono preservare la Costituzione dove esiste anche l’articolo 21“. E sottolinea: “Invece di fare le battaglie sulle aliquote Irpef, la lotta alla grande evasione e alla fuga dei capitali illeciti, cambiare i regolamenti parlamentari, si preferisce mettere al pubblico ludibrio quattro senatori che hanno espresso il proprio pensiero“. Battista difende così il collega dalla “gogna cui è stato sottoposto” solo per aver avuto il coraggio, assieme ad altri tre senatori, di dire che Grillo aveva scelto l’atteggiamento sbagliato per recarsi alle consultazioni con Matteo Renzi.

Nessuno tocchi Grillo! I 4 senatori messi all’indice per averlo criticato

grillo-attacca-senatori-tuttacronacaBeppe Grillo è intoccabile e non ammette critiche. Pena: la messa al bando. La “punizione” per i quattro senatori dissidenti che ieri hanno criticato il suo atteggiamento nei confronti di Matteo Renzi nel corso delle consultazioni, infatti, è stata la pubblicazione delle loro foto, con nome e cognome. “I 4 senatori sono Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Luis Alberto Orellana”, scrive. E poi un post, “fuoco amico (?)”, firmato da Antonio Noziglia di Genova. Vi si legge: “Quattro senatori del m5s manifestano perplessità circa il metodo usato da Grillo nel corso del confronto in streaming con un certo Renzi. Chi sono questi 4 senatori? Quanto consenso hanno portato al m5s tutti insieme? Le televisioni di stato riportano lo streaming con tagli mirati ad oscurare la pietosa difficoltà in cui si è trovato il citato Renzi per tutta la durata del confronto. Perchè questi 4 signori non denunciano questo comportamento scorretto, lesivo del diritto ad una informazione corretta e lesivo pure della dignità di coloro che conducono certe trasmissioni?”.

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“Beppe Grillo hai sbagliato”: parlano quattro senatori pentastellati

grillo-renzi-consultazioni-tuttacronacaBeppe Grillo criticato. E questa volta le accuse arrivano dai suoi. Sono infatti quattro i senatori M5S che, in una nota congiunta, criticano l’atteggiamento del leader durante l’incontro con Matteo Renzi. Ad affermare “Beppe Grillo hai sbagliato” sono Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella, Luis Alberto Orellana. In particolare Campanelle e Orelllana sono da considerare “outsider”, non proprio vicini alla linea ortodossa del Movimento in quanto critici nei confronti di certi estremi del duo Casaleggio-Grillo e più vicini alla linea del dialogo con le altre forze politiche affini, soprattutto col Pd. Dialogo che oggi ci sarebbe potuto essere ma che Grillo ha rifiutato, nonostante la base gliel’avesse chiesto. I quattro senatori esprimono “le proprie perplessità sul modo in cui Beppe Grillo ha affrontato il colloquio di oggi col presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi”, definendola “una occasione perduta”.

“Peccato. Sarebbe stata un’ottima occasione per chiedere in streaming a Renzi cosa pensa delle grandi questioni su cui il Pd non si è mai espresso in modo chiaro – si legge nella nota – Pensiamo soprattutto agli sprechi costituiti dal proseguimento della realizzazione del TAV e del progetto F35“.

“Molti nel Movimento – scrivono i quattro senatori – sono appagati dal fatto che Grillo “gliele abbia cantate forte e chiaro”. Ma riteniamo che per esprimere valutazioni, il tempo e i mezzi non ci manchino. Per chiedere risposte precise, invece, bisognerà aspettare la prossima occasione. Questa – concludono Battista, Bocchino, Campanella e Orellana – l’abbiamo perduta”.

Momenti a tu per tu: Renzi e Berlusconi parlano in privato di Giustizia

Berlusconi-e-Renzi-tuttacronacaFaccia a faccia, oggi, durante la consultazione tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. I due, infatti, sono rimasti da soli a parlare, stando a quanto riporta l’Huffington Post, dei prossimi ministri della Giustizia e di quello delle Comunicazioni, con l’ex premier che chiede figura non ostili. In questo modo la sua benedizione è totale tanto che in conferenza stampa dichiara: “Saremo all’opposizione ma sui singoli provvedimenti se riterremo saranno favorevoli al Paese li voteremo altrimenti no, se non sono per gli interessi degli italiani”.

Trapela poco, molto poco del faccia a faccia. Indiscrezioni, secondo cui il Cavaliere avrebbe chiesto alle Comunicazioni la conferma di Antonio Catricalà, il mandarino legato a Letta (Gianni) che assunse la delega di nell’era di Letta (Enrico), dopo che, nell’era Monti, nel ruolo di sottosegretario alla presidenza, evitò che si arrecassero danni all’Impero del Cavaliere. Ma è soprattutto sulla Giustizia che l’ex premier ha chiesto “garanzie”. Via libera a Guido Calvi, peccato che l’avvocato ex Ds non è disponibile. Mentre del presidente del tribunale di Milano Livia Pomodoro, Berlusconi “non si fida”. Così come non si fida di Vietti, espressione degli interessi dei magistrati.

Al rientro di Paolo Romani e Renato Brunetta da una parte, Graziano Delrio e Lorenzo Guerini dall’altra, c’è l’idea che la “profonda sintonia” tra i due sia rafforzata, con tanto di leader di FI prodigo di consigli: “Matteo, all’Economia devi mettere uno di tua totale fiducia. Te lo dico per esperienza”. Suggerimenti sulla linea dura in Europa, sul rigore e sulla crescita.

Il senso del messaggio di “Silvio” è: “Per un anno hai carta bianca”. Per questo, Forza Italia non farà barricate se la legge elettorale non sarà approvata, subito, dai due rami del Parlamento. La road map concordata prevede che entro fine mese l’Italicum passerà alla Camera, poi verrà incardinata la riforma del Senato. A quel punto il secondo passaggio perché, spiegano i renziani, “con una legge elettorale approvata è difficile reggere, a quel punto si vota”. Ecco l’anno di tempo di cui parla il Cavaliere che coincide con lo smaltimento dei servizi sociali (o dei domiciliari). In questo anno, lascia intendere l’ex premier, l’opposizione sarà responsabile, il che significa che potrebbe votare i provvedimenti che ritiene giusti su fisco e semplificazioni. In cambio (oltre alla Giustizia e alle Comunicazioni) le garanzie riguardano le soglie di sbarramento della legge elettorale: “Niente scherzi, quelle stabilite non si toccano”.

Berlusconi sa che, mostrando sostegno, danneggerebbe Renzi quindi la scelta è di “non aderire” proprio per “non sabotare”. Questo, almeno, per il momento. Quindi si limita a un: “Siamo d’accordo su un ringiovanimento della squadra di governo, oggi ho avuto il piacere di incontrare un presidente incaricato che ha esattamente la metà dei miei anni”.

Renzi dispiaciuto per gli elettori di Grillo

renzi-tweet-tuttacronacaBeppe Grillo, su decisione del popolo del Web, si è recato a Roma dove ha preso parte alle consultazioni con il premier in pectore Matteo Renzi. Un incontro brevissimo, trasmesso in streaming, durante il quale non si è riusciti a intavolare un dialogo. Pochi minuti dopo il saluto finale, ecco che il segretario dem si rivolge proprio al popolo della Rete, via Twitter: “Mi spiace tanto per chi ha votato 5Stelle. Meritate di più, amici. Ma vi prometto che cambieremo l’Italia, anche per voi #lavoltabuona”.

La diretta dell’incontro Grillo-Renzi: “niente fiducia per quello che rappresenti”

beppe-grillo-renzi-tuttacronacaBeppe Grillo incontra Matteo Renzi e il premier in pectore mette subito le carte in tavola: “Non vi chiediamo nessun accordo vecchio stile. Non siamo qui a chiedervi il voto di fiducia”, dice nel faccia a faccia per le consultazioni. “Mi stai spiazzando Matteo”, lo interrompe scherzando Grillo. L’ex comico spiega: “Non do fiducia a te non per te come persona, ma per quello che rappresenti. Tu non sei credibile. Tu sei giovane ma anche molto vecchio. Io ti ho preso in giro, ma spero non ti sia offeso”. E ancora: “Non sono venuto qui a parlare di programmi. Sono venuto qua a dimostrarti qualcosa in modo educato e gioioso: sei una persona giovane ma anche vecchia. E se ti sei offeso per quel che ti dico mi dispiace”. Grillo non cede la parola, proseguendo nel suo monologo tanto che Renzi deve sottolineare: “Non è il trailer del tuo show, non so se sei in difficoltà sulla prevendita, se vuoi ti aiuto ma il tuo popolo ti ha chiesto di incontrarmi ma tu non sei mai stato democratico. Esci da questo blog!” Grillo sottolinea che non vuole parlare nè con lui nè di programmi, al che a Renzi non resta che ricordare che è stata la stessa base del Movimento 5 Stelle a chiedere al suo leader di recarsi alla consultazione. “Con gioia ti comunico che non abbiamo fiducia nè in te nè nel tuo sistema”.

L’incontro Renzi-FI: disponibilità a lavorare insieme sulle riforme

renzi-consultazioni-tuttacronacaSeconda giornata di consultazioni per Matteo Renzi, dopo che ieri ha incassato l’appoggio di Alfano e il no deciso di Sel, oggi il premier in pectore ha incontrato Silvio Berlusconi. Il giro si concluderà con Beppe Grillo, arrivato a Roma su decisione del popolo della Rete, e Pd. In serata ci sarà anche il primo vertice di maggioranza a cui il Presidente del consiglio non parteciperà, a fare le sue veci il fido Graziano Delrio. Al termine del colloquio, il leader di Forza Italia ha spiegato: “Abbiamo dato al premier la nostra assoluta disponibilità a lavorare insieme per approvare le rifome. Siamo all’opposizione decideremo di volta in volta sui contenuti dei singoli provvedimenti”. Per quel che riguarda l’Italicum: “Sulla legge elettorale non ci sono possibilità di cambiamenti, la discussione è stata sofferta e abbiamo già aderito ad alcune richieste, come gli sbarramenti scesi a livelli che noi non pensavamo dovessero essere così bassi”. Ancora Berlusconi ha sottolineato che il premier incaricato ha “la metà dei miei anni”. E questo dato rappresenta un “buon segnale per il futuro del paese e per il rinnovamento della sua classe dirigente”. E ancora: “Ho detto a Renzi di non preoccuparsi per il semestre europeo che è solo un incarico onorifico. Non deve dare nessuna preoccupazione nè impedire nessuna attività del governo e del Parlamento perché, ripeto, si tratta solo di un fatto puramente onorifico”.

L’incoerenza di Renzi attraverso la lista dei ministri: parla Travaglio

marco-travaglio_incoerenzi-tuttacronacaS’intitola “Incoerenzi” l’editoriale, a firma Marco Travaglio, del numero odierno del Fatto Quotidiano. Nel suo testo il giornalista spiega perchè la speranza è che le anticipazioni sui possibili ministri che in questi giorni stanno circolando siano tutte false e che la vera lista dei ministri venga sfoderata “al momento giusto per stupirci tutti.” Per Travaglio,

Se così non fosse, ci sarebbe da dubitare non solo della buona riuscita del nuovo governo, ma anche della sanità mentale del suo capo. Renzi giurava di non voler cambiare il governo, ma l’Italia. Ora ha cambiato il governo e l’Italia (almeno quella politica) rischia già di cambiare lui. Lui che il 4 dicembre, appena prima di diventare segretario del Pd, domandava a Letta: “Ma come si fa a governare con Alfano, Giovanardi e Formigoni?”. Ora ce lo spiegherà lui come si fa, visto che governerà con Alfano, Giovanardi e Formigoni, mentre persino i più autorevoli suoi supporter rifiutano di entrare nel suo governo.

Per carità, sappiamo bene quali prezzi deve pagare chi deve gestire un’Armata Brancaleone che – stando alle elezioni di un anno fa e agli ultimi sondaggi – rappresenta poco più di un terzo dei votanti e di un quinto degli italiani, e che in Parlamento si regge sul premio di maggioranza del Porcellum raso al suolo dalla Consulta. Ma un forte segnale di novità e discontinuità rispetto al governo Letta è d’obbligo, non foss’altro che per giustificare l’improvviso e improvvido ribaltone a Palazzo Chigi. Oltreché per tener fede alla fama di Rottamatore, Innovatore, Demolition Man. Qualche nome nuovo e valido circola (Colao, Guerra, Gino Strada), ma stradomina l’Ancien Régime. Agli Esteri e all’Interno si dice che lascerà la Bonino, entrata in Parlamento 38 anni fa, e Alfano. Ma come fa? L’estate scorsa, quando esplose lo scandalo Shalabayeva, Renzi disse che, se fosse già stato il segretario del Pd, avrebbe sfiduciato Alfano, colpevole di “una vicenda di cui come italiano mi vergogno, che coinvolge una bambina di sei anni” ed era “indegno scaricare su servitori dello Stato e forze dell’ordine tutte le responsabilità senza che venga mai fuori un responsabile politico”. Tutto dimenticato?

Un altro uomo forte del “nuovo” governo Renzi dovrebbe essere Dario Franceschini, che qualcuno vorrebbe financo vicepremier: ma quando, nel 2008, divenne segretario del Pd al posto di Veltroni, Renzi lo chiamò “vicedisastro” perché aveva condiviso con Uòlter la disastrosa campagna elettorale che aveva portato al trionfo di B.. Come può un vicedisastro diventare il vice-Renzi, o anche soltanto un suo ministro? Per l’Economia si alternano fautori di una mega-patrimoniale, come Barca; rigoristi come la Reichlin, aspirante banchiera londinese, il bocconiano Tabellini e i boiardi Bernabè e Padoan; e vecchi politici come Delrio (sindaco di Reggio Emilia) e addirittura Fassino. Per dire quant’è grande la confusione sotto il cielo.

Idem per lo Sviluppo e il Lavoro, dove sembra non si riesca a immaginare nulla di più nuovo e discontinuo di un Ichino, un Moretti, un Montezemolo: le quintessenze del vecchio establishment. La Giustizia, devastata da vent’anni di leggi vergogna trasversali, chiederebbe uno sforzo supplementare di coraggio e fantasia (…)

Iniziano le consultazioni e… Renzi si perde a Montecitorio!

perdersi-tuttacronacaGiornata d’incontri con i gruppi parlamentari oggi per il presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi che, arrivato a Montecitorio attorno alle 10, si trova davanti la prima sfida: trovare la sala delle consultazioni. Il fiorentino, a piedi e da solo, è dovuto ricorrere ai commessi che l’hanno aiutato a raggiungere la Sala del Cavaliere. Il segretario del Pd ha quindi iniziato a guardarsi attorno alla ricerca di Delrio: “Ci siamo persi Graziano…”, ha detto rivolto ad un commesso, che lo ha rassicurato: ”No, Delrio è già arrivato e la sta aspettando”. Nel Palazzo Renzi si è fatto accompagnare in ascensore dai cronisti, commentando “Very dangerous” riferito alla stampa.

Le aziende in crisi sfilano a Roma: “la marcia dei 30mila”

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Dopo la marcia dei 40mila della Confidustria arriva quella dei 30mila nella Capitale che si prepara ad accogliere gli artigiani e commercianti di Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Casartigiani. La sede scelta è il Cinema Capranica al centro di Roma a pochi passi da  Montecitorio. La manifestazione che alle 12 si sposterà in Piazza del Popolo ha per slogan “Senza l’impresa non c’è Italia. Riprendiamoci il futuro”. Organizzata come protesta contro il governo Letta, gli imprenditori hanno deciso di scendere in Piazza anche con un nuovo premier, per cercare di portare avanti quelli che da sempre sono i vincoli ceh impediscono la ripresa. Il presidente dell’Associazione artigiani Angelo Carrara ha dichiarato all’Eco di Bergamo: 

“La sburocratizzazione del Paese; poi bisogna dare un taglio netto a sprechi e sperperi che assorbono tante risorse e cancellare il finanziamento dei partiti; e quindi – ma è ovvio che non può essere un processo rapido – si dovranno abbassare le tasse. Al nuovo governo noi chiediamo un gesto importante: un segnale di fiducia dall’alto che consenta di ripartire con una visione strategica del futuro”.

Il macabro scherzo… Andreotti tra i banchi di Montecitorio dietro a Letta

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Tra banchi e corridoi di Montecitorio ci sarebbe il fantasma di Andreotti che si aggira indisturbato e si siede dietro Letta e Alfano ascoltando il discorso ai parlamentari. La foto chiaramente uno scherzo macabro, diffusa dal blog satirico il Corriere del Mattino, è però anche un simbolo del periodo che l’Italia sta vivendo, con un’anomalia di larghe intese e vecchie coalizioni che non molto si discostano da quel progetto politico portato avanti in Italia per anni dalla Dc.

Forconi vicino a Montecitorio a Roma: cori contro il Governo e il Parlamento

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I Forconi sono arrivati nei pressi di Montecitorio, sventolando bandiere tricolori e si sono elevati cori contro il governo e il Parlamento. Il leader del  coordinamento 9 dicembre, Danilo Calvani, si è dissociato dal blitz, spiegando che quegli attivisti non fanno parte del suo coordinamento. “Ci dissociamo assolutamente da quel sit-in – dice al telefono – non ci rappresentano”. Probabilmente, secondo quanto sin apprende, si tratta di un’altra ala dei Forconi, più vicina ai movimenti di estrema destra. A questo punto una manifestante si è messa da sola a fronteggiare la polizia. La donna ha cominciato ad urlare agli agenti “voi da che parte state?”

 

Quando arriverà la legge per i reati ambientali in Italia?

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Forse i tempi sono maturi e finalmente i reati ambientali avranno un articolo nel nostro codice penale. Fino a oggi infatti, nonostante gli scempi e i disastri ambientali che hanno riempito le pagine dei giornali, i reati legati all’ambiente non hanno trovato posto nel nostro ordinamento. Ora si è vicino alla risoluzione del problema? C’è chi lo spera, anche se davvero sembra essere tardi, con un’Italia ferita a morte nel suo patrimonio naturalistico e culturale che avrebbe da solo potuto, in tempo di crisi, traghettare il nostro Paese alla ripresa e che invece è rimasto schiacciato sotto la scarsità di fondi e  incapacità gestionale. Le pene per chi oggi commette un reato contro il nostro patrimonio ambientale sono blande, quasi inesistenti e sostanzialmente si fermano a una sanzione di tipo economico, senza intaccare la fedina penale di chi commette il reato.

Come spiega La Stampa:

A tentare di spostare in avanti le lancette della storia è il testo unificato approvato all’unanimità dalla Commissione Giustizia di Montecitorio, in prossimità delle vacanze natalizie, che accorpa ben tre disegni di leggi presentati in questa legislatura (a firma di Ermete Realacci, Salvatore Micillo e Tommaso Pellegrino). Al testo unificato ha lavorato anche una Commissione di studio ad hoc nominata dal ministro dell’ambiente e presieduta dal gip Raffaele Piccirillo. Ma come è accaduto al vecchio pescatore di Hemingway, a furia di passaggi di mano e compromessi al ribasso della strana maggioranza, dell’enorme pesce all’amo è rimasto poco più che la lisca. Alla fine, vedono la luce solo due nuovi delitti: inquinamento e disastro ambientale. E se il primo è una novità assoluta, il secondo in realtà ha fatto da tempo la sua comparsa nei tribunali grazie all’interpretazione estensiva dell’art.434 del codice penale, il disastro innominato, che ha compreso anche quello ambientale.

Ciò che più conta è che per la prima volta nel campo ambientale si cambia paradigma giuridico: si passa da una impostazione penalistica che punisce situazioni di “pericolo astratto” a una in cui si sanziona il “danno effettivo”. Nel primo caso si puniscono mere inadempienza di prescrizioni normative, nel secondo i danni effettivamente arrecati. Anche se è un’arma a doppio taglio: se fino a oggi un’azienda che scarica illegalmente in un fiume viene punita (poco e male) solo perché non ha alcuna autorizzazione oppure perché ne ha travalicato i limiti, con la riforma per contestare uno dei due nuovi delitti occorrerà dimostrare e quantificare il danno causato. Salto di qualità pericoloso, ma necessario.

 Sicuramente positivi sono le circostanza aggravanti per i reati ambientali previste dal testo, sia nei casi dell’associazione a delinquere che, soprattutto, nel caso del coinvolgimento di pubblici funzionari o incaricati di pubblico servizio; visti i livelli di corruzione in materia ambientale una aggravante più che benvenuta.

Riforma ridotta all’osso, si diceva. Se da un parte non fa cenno alcuno ai reati nel ciclo del cemento (si pensi all’abusivismo edilizio, anche in aree a rischio), dall’altra ha rimesso nel cassetto altri delitti, invece presenti nei disegni di legge originari, come il “Danno ambientale, l’”Alterazione del patrimonio naturale, della flora o della fauna selvatica o delle bellezze naturali”, la “Frode ambientale” e l’”Impedimento al controllo”. Meglio di niente, certo. Ma si può fare di più?.

Istituti colabrodo e presidi in piazza. La rivolta della scuola

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A Montecitorio per la prima volta non ci sono gli studenti, ma i presidi delle scuole. Sfilano protestando  “La nostra è una categoria bistrattata, siamo il parafulmine del sistema scuola. Abbiamo sempre più responsabilità e siamo appesantiti». A parlare in occasione della protesta nazionale, è la preside del Newton di Roma, Ivana Uras, che, interpellata sulla situazione del suo istituto, risponde: «al Newton, come in altre scuole, ci sono problemi di edilizia e sicurezza. Noi li segnaliamo a Comune e Provincia ma troviamo un muro e gli utenti se la prendono con noi».

«Ad esempio – racconta ancora la preside del Newton di Roma, Ivana Uras – il nostro ascensore è rotto da ottobre. Fortunatamente nel plesso centrale non abbiamo persone in carrozzina, ma abbiamo avuto ragazzi con le stampelle che hanno avuto problemi». La dirigente del Newton non è l’unica a lamentarsi della situazione del suo istituto: Anna Rita Tiberio, dirigente dell’Istituto comprensivo di via Poseidone, sempre a Roma a chi glielo chiede riferisce che «dentro le aule piove. Il Municipio purtroppo non ha nulla per la manutenzione ordinaria. Noi ripariamo le porte con i contributi delle famiglie e ci sono i secchi perchè piove dal tetto. Ma questo capita in diverse scuole». Il collega dell’Istituto comprensivo di via Marelli, Enrico Farda, infatti, le fa eco: «Il mio edificio, della scuola primaria, è un colabrodo. Sono intervenuti i vigili del fuoco e l’ufficio tecnico del VI Municipio è venuto tante volte. È venuto anche l’assessore ai Lavori pubblici di Roma Capitale che si è interessato alla vicenda ma concretamente nulla si muove. La cultura – aggiunge Farda – è un investimento e invece noi ci troviamo ogni anno a fare i conti della serva». Silvia Sanseverino del liceo classico Aristofane sostiene: «Il problema della sicurezza accomuna le scuole di ogni ordine e grado. E il lavoro di preside e molto complesso. Ma a questo complessità non corrisponde la necessaria attenzione da parte del ministero e non corrisponde un’adeguata retribuzione».

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Tutti fanno parte della dirigenza pubblica, a livello gerarchico sono sullo stesso gradino, ma tra i presidi che guidano le scuole italiane e i dirigenti amministrativi di seconda fascia che lavorano a viale Trastevere o negli uffici scolastici regionali, c’è un profondo gap, di responsabilità e soprattutto di retribuzione. A sostenerlo è Tuttoscuola, sulla base di una tabella comparativa e proprio mentre oggi i presidi sono scesi in piazza per la prima volta proprio per denunciare un aumento del carico di lavoro e delle responsabilità a fronte di retribuzioni bloccate. Il dato che balza immediatamente all’occhio è il diverso peso della busta paga: 55.000 euro è la retribuzione media annua lorda dei dirigenti scolastici, 110.000, e dunque esattamente il doppio, quella dei dirigenti amministrativi di seconda fascia. Eppure, a scorrere la tabella di Tuttoscuola, le responsabilità dei presidi non paiono poche: contabili, erariali, previdenziali, per la sicurezza degli edifici scolastici, nei confronti di personale e studenti e poi ancora per l’assunzione dei supplenti, la gestione degli appalti. Naturalmente anche i dirigenti amministrativi di seconda fascia hanno il loro bel carico di impegni e competenze, ma – fa notare Tuttoscuola – «la parola ‘responsabilita» è dirimente«. Senza contare – sottolinea la stessa testata – che un preside ha un numero medio di dipendenti intorno al centinaio mentre in genere un dirigente amministrativo di seconda fascia ha sotto di sè in media cinque persone.

Casaleggio aveva bocciato le proposte Renzi… e i dissidenti bocciano lui!

casaleggio-tuttacronacaI pentastellati dissidenti partono alla carica contro Grillo e Casaleggio, inviando una mail in cui si leggerà: “Basta con l’atteggiamento da vittima. Sulla legge elettorale dovevamo discutere con Renzi e con le altre forze politiche”. Sono infatti almeno una decina i parlamentari grillini che non hanno gradito l’isolamento nel quale si è rifugiato il Movimento. Nel documento è probabile che venga chiesta una seconda chance, fa sapere il senatore M5S Francesco Campanella: “Consultare la Rete affinché si possa avere un mandato per trattare con le altre forze politiche sulla legge elettorale”. Il sospetto, tuttavia, è che la presa di posizione non avrà grandi effetti. D’Inca, capogruppo alla Camera, ribatte infatti che “questa è la visione di singoli parlamentari e che i principi del Movimento sono altri. Per il resto ogni persona può fare la sua strada e il suo percorso…”. E sottolinea che dal segretario del Pd “non è arrivato alcun invito ufficiale e poi sarebbe stato inutile sederci a discutere dal momento che la partita era già stata giocata tra Renzi e Berlusconi. Di cosa avremmo dovuto parlare? La riforma della legge elettorale si fa nelle Aule, non nelle stanze. In tv andremo per fare battaglia sulle preferenze”. Nicola Morra dal canto suo si domanda se quello che il segretario del Pd ha rivolto al M5S fosse davvero un invito: “Abbiamo saputo tutto tramite tv e stampa, se si invitano così le forze parlamentari lascio giudicare agli altri…”. Ma il pproblema sollevato dai dissidenti è anche “il ritardo” con il quale è stato affrontato l’argomento: “La verità è che siamo in ritardo, una nostra proposta non c’è, non è stata definita, e avrà luce solo a febbraio quando si sarà espressa la base. Se ci fossimo seduti a un tavolo con Renzi non avremmo avuto le idee chiare”, ammette il senatore M5S Fabrizio Bocchino spesso in dissenso. E aggiunge Campanella: “Va bene ascoltare gli attivisti e consultare la Rete perché è il metodo del nostro Movimento ma dobbiamo pensare all’efficacia della nostra azione. Isolandoci non riusciremo mai a porre con forza i nostri argomenti. Avremmo dovuto ascoltare cosa Renzi aveva da dirci per evitare questa posizione da vittima che abbiamo assunto. E forse avremmo potuto ottenere alcuni elementi, come le preferenze, che per noi sono fondamentali”. E ancora, Lorenzo Battista sottolinea: “Partecipare alla riforma della legge elettorale era un’occasione da non perdere”. In fondo “a dialogare non ci abbiamo provato neanche. Non sarebbe stato un dato politico ma semplicemente un modo per essere influenti”, aggiunge Luis Alberto Orellana, un altro senatore critico nei confronti della ‘linea Casaleggio’, che in tweet sintetizza con ironia la sua idea: “Gli avversari politici sono come i parenti. Non li scegli ma li gestisci. Gli parli, magari solo ai battesimi o ai funerali, ma gli parli…”.

La denuncia dei grillini alla Camera: ci spiano!

m5s-spiato-tuttacronacaIl gruppo del M5S alla Camera ha invitato la presidente Laura Boldrini a farsi garante della sicurezza, visto che denunciano di essere stati spiati. Come spiegano il presidente Riccardo Nuti e il capogruppo Federico D’Incà, che hanno accompagnato il direttore amministrativo a sporgere denuncia alla polizia di Montecitorio sulla violazione degli uffici del gruppo parlamentare: “Durante le feste natalizie l’ufficio del direttore amministrativo del gruppo parlamentare alla Camera è stato aperto, sono stati rotti i sigilli del pc. È altamente probabile che sia stato asportato l’hard disk per essere copiato e reinserito”. E sottolineano: “Chiediamo alla presidente della Camera, Laura Boldrini, di farsi garante della sicurezza degli uffici dei gruppi parlamentari. E’ la terza volta che avviene. Era già accaduto col pc del capo del legislativo e un’altra volta nei confronti di un impiegato ed è scandaloso che ciò succeda in un Palazzo che dovrebbe fare della sicurezza il suo pilastro principale”.

Casaleggio a Roma: bocciate tutte le proposte di Renzi sulla legge elettorale

casaleggio-tuttacronacaGianroberto Casaleggio, il guru del Movimento 5 Stelle, durante l’incontro a Montecitorio con alcuni parlamentari del suo gruppo, avrebbe posto il veto sulle tre proposte fatte da Matteo Renzi sulla riforma della legge elettorale. Avrebbe detto: “Le tre proposte di Renzi sono astratte ed evidentemente incostituzionali”. Per quel che riguarda il Movimento, la sua proposta sarà quella che uscirà dalla consultazione in rete anche se, avrebbe commentato il guru a 5 stelle, esiste una proposta M5s e “gli unici fino ad ora a depositare una proposta innovativa e fatta bene siamo stati noi”. Casaleggio ha poi spiegato: “La nostra proposta sarà disponibile a fine febbraio. Nel frattempo se si dovesse andare a votare prima andiamo con la legge uscita dalla Consulta”. Non è passato molto tempo prima che arrivasse un tweet del segretario del Pd sulla questione: “Legge elettorale. Le regole si scrivono tutti insieme, se possibile. Farle a colpi di maggioranza è uno stile che abbiamo sempre contestato”.

L’arrivo di Casaleggio… nuove strategie in vista?

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Arriva il guru del M5S, Gianroberto Casaleggio che oggi, a Montecitorio a Roma incontrerà i parlamentari. Ai giornalisti spiega che per quanto riguarda la legge elettorale sarà avviata una consultazione tra gli iscritti e poco importa se si concluderà quando ormai le proposte dei partiti saranno state già discusse in Aula.

“Per il M5s il metodo è fondamentale” afferma Casaleggio dopo aver confermato che difficilmente la consultazione potrà terminare per il 27 gennaio ma, “probabilmente entro la fine di febbraio”. “Sicuramente – ha aggiunto – la consultazione varrà per la decisione del Movimento e per noi il metodo è fondamentale”.

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L’emendamento sul gioco d’azzardo… e gli uomini di Alfano che ci stanno dietro

angelino_alfano-tuttacronacaIl ministero dell’Economia ha stimato una perdita di un miliardo di euro, praticamente la metà del gettito dell’Imu sulla prima casa, sugli incassi dalle  slot machines e dalle videolottery, che già quest’anno è passato dagli 8,1 miliardi del 2012 a 7,9. Federica Chiavaroli, la senatrice del Ncd che avrebbe dovuto fare il discorso di rottura qualora Berlusconi il 2 ottobre non avesse confermato la fiducia a Letta, ha presentato l’emendamento su cui si è incartato il governo. Un codicillo, approvato al Senato, che prevede la riduzione dei trasferimenti a Regioni e Enti locali che emanano norme contro la proliferazione delle macchinette. Ma non è detto. Come scrive il Fatto Quotidiano, infatti, la filiera che ha portato alla scrittura dell’emendamento è tutta politica nonchè interna agli uomini di Angelino Alfano. Un ruolo l’avrebbero avuto Claudio Azzollini, “presidente della commissione Bilancio e indagato per truffa e associazione a delinquere per i lavori nel porto di Molfetta” e Alberto Giorgetti, sottosegretario all’Economia. È la senatrice stessa, parlando a Repubblica, a confermare l’interconnessione: “L’emendamento me l’ha suggerito Giorgetti in Commissione. Aveva fatto presente che l’agenzia dei Monopoli segnalava questo problema: lo stato dà le concessioni per i giochi e poi i comuni le bloccano. Dove prendere i 9 miliardi che l’intero comparto giochi frutta all’anno all’erario se poi i sindaci si mettono di traverso?”. Ma come sottolinea anche l’Huffington Post, Giorgetti non è nuovo a questo tipo di polemiche. Noto per la sua mano morbida, aveva la delega al gioco anche quando ricopriva il medesimo incarico nel governo Berlusconi, quota An. Scrive il Fatto: “Sotto la sua supervisione presero piede le videolottery, i win for life, i bingo online. Nel marzo scorso, a Rimini, alla fiera degli apparecchi da gioco si spellarono le mani per lui: ‘I numeri della ludopatia sono sovrastimati rispetto alla realtà, state subendo una denigrazione e una demonizzazione senza precedenti'”. Ancora, Il quotidiano diretto da Antonio Padellaro ricorda il caso di Raffaele Lauro, che, dopo aver condotto in solitaria una battaglia sul tema venne convocato da Gaetano Quagliariello, attuale ministro Ncd: “Berlusconi vuole parlarti a quattr’occhi”. Il Cavaliere non chiamò, e Lauro chiese spiegazioni al collega: “Il problema sono le tue iniziative sul gioco d’azzardo. Alcune società minacciano di non fare pubblicità su Mediaset”. Morale: Lauro non venne ricandidato, e tuonò: “Sono stato escluso con metodi da gangster. Hanno vinto le mafie del gioco”. La reazione di oggi di Chiavaroli è tentare di minimizzare. “Non ho idea di chi siano le lobby del gioco d’azzardo. È semplicemente prevalsa la responsabilità di governo, il senso di dovere verso i bilanci dello stato. Forse non si sa che gli emendamenti di questi tempi trovano copertura grazie a tre voci: gioco, fumo alcol”. Niente “mafie delle slot”, dunque: “Sono per la famiglia, l’ho fatto per l’erario”.

Berlusconi e l’impeachment per Napolitano: “la misura è colma”

silvio_berlusconi-tuttacronacaNon sono andate giù a Silvio Berlusconi, come riporta Repubblica, le parole pronunciate ieri da Giorgio Napolitano in occasione del tradizionale saluto alle cariche dello Stato da parte del Presidente della Repubblica e ora “La misura è colma”. Il leader di Forza Italia ha commentato: “È arrivato a dire che la legge elettorale va discussa anzitutto nella maggioranza, ormai è tutto fuorché un presidente di garanzia”. Nè lui nè Grillo si sono presentati allo scambio di auguri al Colle ma Berlusconi, chiuso nel salotto di Arcore prima di vedere la partita del Milan, ha vissuto l’uscita di Napolitano come una sorta di attacco personale. Che è bastato non solo per rovinargli il prepartita ma anche il compleanno del cane Dudù. Ma soprattutto lo ha considerato l’atto finale che porterà il suo partito ad appoggiare la messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica. Ecco quindi che il tanto invocato impeachment, che Grillo richiede da tempo, diventa anche per Berlusconi un’idea forte. “Vorrebbe impedirmi anche la difesa, secondo lui dovrei subire e basta?” ribatte alle accuse del Colle che lo diffida ad usare il termine “golpe”. Per il Cavaliere – che ha evitato per ora commenti ufficiali – sono la conferma che è stato il Quirinale “il regista” delle operazioni con le quali “hanno tramato” per farlo fuori.

Etichetta vs impeachment: la grillina con l’auto blu per far gli auguri a Napolitano

LAURA-BOTTICI-tuttacronacaNon importa che Grillo urli a gran voce, con i pentastellati che gli fanno eco, l’impeachment di Napolitano: la senatrice grillina Laura Bottici, eletta Questore del Senato a marzo, ha ritenuto più importante l’etichetta istituzionale e non ha mancato di presenziare alla consueta cerimonia al Quirinale per lo scambio degli auguri di Natale e Capodanno con le alta cariche dello Stato. Ma si è spinta oltre, almeno stando a quanto riferiscono testimoni e riporta l’Huffington Post: forse per non fare tardi, la senatrice è salita al Colle con l’auto blu, la stessa che  fino a pochi mesi fa era il simbolo della casta da abbattere.

Cerimonia di auguri al Colle: i molti moniti del Presidente

giorgio-napolitano-tuttacronacaSi è tenuto il tradizionale saluto alle cariche dello Stato da parte del Presidente della Repubblica, oggi, occasione della quale Giorgio Napolitano ha approfittato per rivolgere uno “schietto appello” a Forza Italia affinché non lasci il tavolo delle riforme. L’auspicio del Capo dello Stato è che “il distacco dalla maggioranza non comporti l’abbandono del disegno di riforme costituzionali”. Rivolgendosi poi a tutte le forze dell’opposizione, Napolitano ha ribadito l’assoluta importanza di un accordo su una nuova legge elettorale. E sempre all’indirizzo di Berlusconi ha aggiunto: nessuno è “autorizzato ad evocare immaginari colpi di Stato a cui non saremmo estranei”. Per quel che riguarda le elezioni anticipate, Napolitano ne nega la possibilità: “Mancare anche questo obiettivo delle riforme sarebbe fatale per il progresso della Nazione”. Parlando della situazione politica, Napolitano ha detto che “non c’è dubbio che l’Italia abbia conosciuto mutamenti incalzanti sulla scena politica ancora lontani dall’assestamento e con incognite ancora non decifrabili”. Nonostante ciò “è importante che l’Italia continui a essere governata nel 2014. L’Europa ci guarda” e bisogna nutrire la stabilità “piuttosto che l’aspettativa di nuove elezioni anticipate dall’esito più che dubbio”. Per quel che riguarda la fine del bicameralismo, ha sottolineato come ormai sia vitale: “Le sorti del governo poggiano sulle sue forze e sono legate al rapporto di fiducia con la sua maggioranza. Le Assemblee sono il pilastro della nostra democrazia e spero che possa affermarsi in ogni momento un clima di civile confronto ed impegno nei confronti dei diritti delle forze che vi sono rappresentate nell’affermazione delle regole che si si sono date. Il superamento del bicameralismo paritario, dello snellimento del Parlamento, della semplificazione del processo legislativo” sono “ormai questioni vitali per la funzionalità e il prestigio del nostro sistema democratico”. Ma non poteva mancare il tema della crisi, che mina la coesione sociale: “Nel 2014 c’è un rischio diffuso di tensioni e scosse sociali: un rischio che deve essere tenuto ben presente e fronteggiato in Italia”, ha sottolineato. Occorre dunque, ha aggiunto, prestare “massima attenzione a coloro che vivono nel disagio”. Napolitano ha quindi parlato dei “limiti” temporali del suo mandato presidenziale. “Io doverosamente non mancherò – ha spiegato – di rendere nota ogni mia ulteriore valutazione della sostenibilità, in termini istituzionali e personali, dell’alto e gravoso incarico affidatomi”.

Le foto della Fiducia…

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Ecco le foto più significative della giornata politica di oggi, quando il premier Enrico Letta si è presentato nell’aula di Montecitorio per il voto di fiducia sulla nuova maggioranza nata dopo la fuoriuscita di Forza Italia e la nomina di Matteo Renzi a segretario del Pd. Un nuovo discorso d’insediamento e nuovi punti programmatici che dovranno scandire l’agenda dell’esecutivo.

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E i maiali raggiungono il Parlamento…

maiale-parlamento-tuttacronacaIeri la Corte Costituzionale ha bocciato la legge elettorale soprannominata “Porcellum” perchè incostituzionale e oggi, caso o coincidenza cercata, hanno fatto la loro apparizione davanti a Montecitorio i maiali. L’occasione è la manifestazione degli allevatori di suini di tutte le regioni, che hanno portato decine di maiali davanti al Parlamento. L’iniziativa, organizzata dalla Coldiretti nell’ambito della mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia” ha per scopo il chiedere alle istituzioni di “adottare” gli animali per salvare le stalle italiane e combattere le imitazioni che fanno concorrenza sleale ai produttori italiani.

11 dicembre: il giorno della verità per il governo Letta?

napolitano_letta-tuttacronacaLa presidenza della Repubblica, a seguito dell’incontro tra Napolitano e Letta, ha fatto sapere che il “passaggio parlamentare” richiesto dal Quirinale per verificare la fiducia del governo si terrà la settimana prossima, con un intervento del premier per indicare “indirizzi e contenuti” dopo la fine della maggioranza delle larghe intese. Più precisamente, il ministro Franceschini ha resa nota la data: si tratta dell’11 dicembre, al mattino alla camera e al pomeriggio al Senato. “In piena sintonia”, premier e Presidente hanno concordato la strada da percorrere nei prossimi mesi durante i quali non solo non si avranno le dimissioni del premier come da richiesta di FI, ma non avranno luogo neanche rimpasti, se non per sostituire i sottosegretari di Forza Italia. Verrà messo a punto il “patto” per il 2014, che si concentrerà su tre aspetti: riforme (istituzionali, della politica e della legge elettorale); economia, con grande attenzione su lavoro, spending review e privatizzazioni; e infine sull’Europa, con la conferma dell’impronta europeista e la messa a punto della gestione del semestre di presidenza dell’Ue. Al momento, sembra non cambi neanche l’orizzonte temporale dell’esecutivo, che “resta di 12-18 mesi, al termine del quale il governo sarà valutato per i risultati raggiunti”. Riguardo alla data della verifica in Parlamento, si è scelto un giorno successivo al congresso del Pd: si attende infatti il suo esito perchè in questo modo il quadro politico si sarà assestato e anche il clima, secondo Letta, consentirà di ragionare meglio sulle priorità per il paese. “In questo momento in cui l’uscita dalla crisi è a portata di mano noi dobbiamo dare risposte concrete ai cittadini”, è la rotta che il premier ribadisce. E, pur venendo incontro alla richiesta di un voto di fiducia avanzato da Forza Italia, il Capo dello Stato e il presidente del Consiglio respingono la richiesta di dimissioni in quanto il voto sulla legge di Stabilità al Senato “ha confermato la permanenza del rapporto fiduciario anche nella nuova situazione politico-parlamentare venutasi a determinare”.

Quel tiro alla fune tra Renzi e Alfano: botta e risposta a distanza

alfano-renzi-tuttacronacaIl sindaco di Firenze Matteo Renzi, in conferenza stampa a Trieste, ha esposto la sua ricetta, nel caso riesca a vincere le prossime primarie del Pd: una riduzione da un miliardo di euro dei costi della politica, a partire dal Senato, e un “gigantesco” piano per il lavoro. Al dem ha risposto Angelino Alfano dalle pagine di La Repubblica. Il vicepremier ha affermato al quotidiano che il sindaco fiorentino non dovrebbe tirare troppo la corda, “perché noi non abbiamo paura di andare a votare. Decida lui se assumersi la responsabilità di far cadere il presidente del Consiglio del suo partito”.

“La Cabala vuole che non ci sia due senza tre”: Alfano e l’appello a Renzi

Alfano_tuttacronacaLancia un appello tramite le colonne del Messaggero il vicepremier Angelino Alfano, rivolgendosi al sindaco di Firenze: “Matteo Renzi non faccia come D’Alema e Veltroni: non faccia cadere Letta”. Spiega il leader del nuovo Centrodestra: “Il Pd sostiene un governo presiediuto da un loro esponente di spicco. Voglio proprio vedere se dopo il loro congresso succede quello che è accaduto nei due precedenti congressi che si sono svolti durante i due governi di centrosinistra”. Alfano scomoda perfino la Cabala: “La Cabala vuole che non ci sia due senza tre. La ragione però ci porta a pensare che mai e poi mai il leader appena eletto del Pd potrà fare cadere il governo”. Sulla verifica voluta da Napolitano dopo l’uscita di Forza Italia dalla maggioranza che sostiene Letta, Alfano non ha dubbi: “Servirà a produrre chiarezza a tutto campo. Pensiamo che la maggioranza degli elettori di centrodestra approvi che ci sia un governo che governa al tempo della crisi. L’alternativa sarebbe il buio di elezioni anticipate con queste legge elettorale oppure un governo di sinistra che farebbe delle scelte pessime”. Spiega quindi il ruolo del suo neonato partito nel governo Letta, ossia quello di “fare da scudo all’approvazione di provvedimenti di sinistra nocivi per l’Italia”. E ribadisce: “Con il Pd non abbiamo fatto un matrimonio d’amore ma di interesse. Interesse dell’Italia. Su questa linea faremo un Contratto d governo che vogliamo chiamare Italia 2014”. E prosegue: “Siamo passati da un governo di intese larghe a intese chiare. Quelle di prima erano molto larghe e un po’ meno chiare, queste saranno meno larghe ma certamente più chiare”. Poi una battuta sul rapporto tra Ncd e Pd: “L’ambizione che abbiamo e di non voler piacere alla sinistra, perché altrimenti vorrebbe dire che abbiamo sbagliato”. Per quel che riguarda Silvio Berlusconi: “E’ capitato di sentirci, credo sia utile. Del resto, la missione storica del presidente è sempre stata quella di unire i moderati dentro una stessa coalizione. La nostra prospettiva – spiega – è riaggregare tutta l’area alternativa alla sinistra”.

“E’ l’ultima goccia!”, gli imprenditori scendono a Roma con le bare

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Imprenditori, commercianti e artigiani sono scesi in piazza a Roma per l'”Ultimatum day”, la giornata di mobilitazione delle piccole imprese per protestare contro il prelievo fiscale “arrivato al 65,7%”. A Montecitorio, quelli che si definiscono “sopravvissuti alla strage di Stato, vittime delle tasse e di Equitalia”, hanno riempito la piazza di bare. “Oggi è la giornata per dire basta”, ha spiegato Giuseppe Graziani, presidente di Cobas Imprese.

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L’imprenditore che vive in strada… Troppo onesti? In Italia si chiude

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Ha scelto Piazza Duomo come residenza per la sua “nuova” vita da clochard Enzo Prosperi. Lui, imprenditore, continua a indossare ancora giacca e cravatta, ma non ha più nulla e si affida alla generosità dei passanti per vivere. La storia è stata raccontata da “L’intraprendente”, un quotidiano online che ha deciso di denunciare la difficile condizione di Prosperi. Le difficoltà sono iniziate da alcuni  “cavilli burocratici” sopraggiunti dopo una  condanna per truffa, ma lui si dichiara innocente e afferma ”Nel nostro Paese non si può essere imprenditori onesti. Se si è onesti, si chiude o ci si uccide”. Lui ha provato anche a suicidarsi circa un anno fa il 18 dicembre 2012, a Roma impiccandosi a una finestra di Montecitorio. Venne fermato e denunciato per procurato allarme. Oggi si giustifica: “Era solo un gesto di procurata attenzione”.

Le difficoltà per Prosperi sono iniziate nel 1989. Ex funzionario Fininvest e direttore tecnico del telegiornale di Indro Montanelli, ad un certo momento decise di mettersi in proprio, creando una società di produzione di programmi tv e documentari a carattere medico-scientifico.

All’inizio l’idea ebbe successo. Ma quando l’allora ministro della Salute Francesco De Lorenzo decise di tagliare i fondi per la ricerca, gli ospedali che prima acquistavano i filmati dalla società di Prosperi smisero di farlo. L’imprenditore fu costretto a chiudere e a vendere l’azienda.

Allora Prosperi si reinventò e acquistò un grande supermercato ad Arezzo. E a quel punto iniziarono i problemi con la burocrazia.  ”Per otto mesi ho dovuto pagare 6 milioni di lire di affitto del locale, senza riuscire mai ad aprire, per assurdi cavilli burocratici”, ha raccontato Prosperi all’Intraprendente.

Nonostante questo gli affari iniziarono ad andare bene. Fino a quando, scrive L’Intraprendente,

La stessa società che gli garantisce la fornitura e cura la contabilità della sua azienda decide infatti di truffarlo, emettendo fatture false di prodotti mai acquistati. Prosperi si ritrova, inspiegabilmente, con un bilancio in rosso ed è costretto, suo malgrado, ad andare incontro al fallimento, mentre la sua azienda deve ancora saldare un debito con alcuni fornitori. Non spetterebbe più a Prosperi pagarlo, visto che, dopo il fallimento, non è più lui il titolare del supermercato. Eppure, ancora una volta in modo kafkiano, Prosperi scopre di avere a carico un’accusa di truffa. È la beffa: da essere vittima di truffa diventa reo di truffa.

Cominciano qui le sue traversie giudiziarie. Come racconta lui stesso, i primi due avvocati a cui si rivolge si adoperano in tutti i modi per fargli perdere le cause, quella sul fallimento del supermarket e quella per truffa, in quanto (come ricostruisce successivamente) “contattati” dai suoi truffatori. La fedina penale dell’ex imprenditore, scampato al carcere solo grazie alla richiesta in extremis di un altro avvocato che gli permette di scontare la pena ai servizi sociali, ormai è sporca. Prosperi perde il lavoro (nel frattempo si è riciclato come autista di pullman in tutta Europa), perde gli affetti familiari («Io e mia moglie ormai vivevamo da separati in casa») e si ritrova costretto a vivere con un assegno mensile per invalidità civile di 260 euro. È il 2005, e Prosperi non si dà per vinto. Cerca disperatamente di trovare un lavoro, di rifarsi una vita, fino a che, nuovamente assunto, non viene licenziato ancor prima di iniziare in quanto lui, per lo Stato italiano, è ormai a tutti gli effetti uncondannato per truffa. È la svolta. Prosperi smette di compiangersi e inizia a manifestare pubblicamente.

A quel punto inizia i gesti dimostrativi: si incatena prima davanti al tribunale di Arezzo, poi a quello di Milano. Quindi il tentato suicidio a Montecitorio.

 Da allora l’ex titolare del supermercato ha voluto che il suo appello diventasse il grido di un’intera categoria stritolata dalle tasse, dalla giustizia e dalla burocrazia: quella degli imprenditori. Così ha preso a stazionare per giorni interi davanti a piazza Duomo, armato della sua storia e della sua indignazione. In piazza Duomo, organizzerà il prossimo 7 dicembre una manifestazione chiamata“Riprendiamoci l’Italia”: «un grido affinché gli imprenditori si riprendano la loro azienda, l’azienda Italia, che può essere fonte di ricchezze impensabili. E un atto di insofferenza contro questa politica inefficiente e dannosa, che contesteremo bruciando le nostre tessere elettorali». Prosperi, per l’iniziativa, ha già ottenuto la solidarietà e la sponsorizzazione di numerosi altri imprenditori e pretende che questo sia l’inizio di un percorso per far tornare il mondo delle aziende protagonista in Italia e non più succube dei suoi mali. Tuttavia Prosperi, che sulla sua incredibile vicenda sta anche scrivendo un libro, nella sua vita ha già accumulato troppa disillusione. «Nel nostro Paese», chiude, «non si può essere imprenditori onesti. Se si è onesti, si chiude o ci si uccide».

Scontri a Roma, in via del Tritone tra polizia e movimenti per la casa

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Scontri a Roma, tra polizia e Movimenti della lotta per la casa si sono registrati questa mattina a Roma, dove un corteo è sfilato per le vie del centro storico della città. In via del Tritone i manifestanti hanno cercato di raggiungere il ministero del Lavoro ma sono stati respinti dalla polizia in assetto anti-sommossa.

Frutta, bandiere ed altri oggetti sono stati lanciati contro il cordone delle forze dell’ordine dal corteo dei manifestanti dei movimenti di lotta per la Casa e degli immigrati.

“Vergogna, vergogna” gli slogan urlati dagli attivisti, che sventolano bandiere con scritto “stop sfratti, sgomberi e pignoramenti”. Alcuni manifestanti stanno ora parlando con alcuni funzionari delle forze dell’ordine per capire se c’è la possibilità di continuare il corteo, partito da Montecitorio, dove alcuni manifestanti hanno lanciato uova. I negozi lungo via del Tritone hanno tutti chiuso le serrande.

Non si hanno, per ora, notizie di feriti.

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Lorenzin contestata dai manifestanti pro-Stamina

stamina-lorenzin-tuttacronacaContestazione ieri notte ai danni del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, la cui auto è stata bloccata e lei costretta a scendere dai malati gravi che dal 23 luglio manifestano in piazza Montecitorio per la libertà di cura con il metodo Stamina. Uno di loro ha chiesto: “Si fermi a parlare con questi ragazzi, si stanno lasciando morire, dice di averci parlato ma non è vero. Non ha una coscienza?” Il ministro ha quindi avuto un colloquio con il ragazzo affetto da distrofia muscolare che è un po’ il simbolo della protesta, Sandro Biviano. A lui ha detto: “Io l’ho già incontrata, capisco la sua sofferenza personale e la sua malattia. Io sono la persona che ha fatto la legge per la sperimentazione del metodo Vannoni umanamente le pare che io non farei qualcosa per lei? Dobbiamo rispettare delle norme che non sono burocratiche, ma è quello che è stato valutato scientificamente”. Rapida la replica del giovane: “noi non abbiamo alternativa, non c’è una terapia”. Il ministro ha quindi sottolineato che la sua patologia “non potrebbe, neanche se funzionasse, essere curata con il metodo Stamina.” Ma la risposta dei manifestanti, in cerca tanto di una cura che di speranza e risposte da parte di una burocrazia che non dà risposte hanno ribadito: “Stiamo parlando di gente in fin di vita, ma che ci importa? Proviamo qualsiasi cosa, firmiamo tutte le carte che volete per assumerci la responsabilità”. Lorenzin ha poi sottolineato che “un trattamento, per essere cura compassionevole, deve aver passato almeno la fase uno della sperimentazione» e che «Brescia è aperta solo sulla base di una sentenza del tribunale, perchè era stata chiusa”.

Per Pannella Epifani è uno zozzone e Berlusconi va difeso

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Marco Pannella mentre partecipava a una manifestazione sull’eutanasia, promossa dalla associazione Luca Coscioni, davanti a Montecitorio, ha trovato il tempo di prendere le difese di Silvio Berlusconi e scagliarsi contro il Segretario del Partito Democratico Guglielmo Epifani… ma perché strumentalizzare una manifestazione per parlare di politica?

Ecco il video dell’intervento del leader radicale:

LA COSTITUZIONE E’ DI TUTTI, l’M5S dal tetto inizia l’occupy Parlamento

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La scritta “La Costituzione è di tutti” è ben visibile sul tetto della Camera dei Deputati dove alcuni parlamentari dell’M5S sono saliti per protestare contro il ddl Costituzionale sulle riforme. Sono 12 i parlamentari del M5S sul tetto: si tratta di Laura Castelli, Carlo Sibilia, Alessandro Di Battista, Alessio Villarosa, Manlio Di Stefano, Dalila Nesci, Sergio Battelli, Filippo Gallinella, Maria Edera Spadoni, Massimo Artini, Giuseppe D’Ambrosio. I dodici deputati, decisi a occupare, hanno portato con loro dei trolley per poter rimanere ad oltranza, “fin quando sarà necessario”, spiegano.

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Tensione a piazza Montecitorio, manifestante tenta di darsi fuoco

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Sit in nervoso quello di fronte a piazza Montecitorio dove in protesta c’erano i docenti ‘inidonei’ e i precari della scuola. L’amministrativa precaria Virginia Taranto, 55 anni, napoletana, separata e con figli a carico, da giugno senza stipendio, ha tentato di darsi fuoco, fortunatamente bloccata dai colleghi e dagli altri manifestanti presenti in piazza. «È stato un attimo – racconta Anna Grazia Stammati, dell’esecutivo nazionale Cobas – nessuno di noi era a conoscenza del suo intento suicida. Ha tirato fuori una bottiglia di alcol pronta a darsi fuoco. È disperata». Provvidenziale l’intervento dei colleghi per fermarla. «Subito dopo – spiega la sindacalista – ha avuto un malore ed è arrivata l’ambulanza per assisterla. La verità è che viviamo una situazione drammatica e il governo si mostra sordo alle nostre richieste. La giornata era iniziata bene ma ha rischiato di finire nel peggiore dei modi. Poi è arrivata la notizia che il cdm ha deciso di rinviare alcune decisioni a lunedì, ma nessuno è venuto a informarci delle scelte assunte e così in piazza è prevalsa la disperazione».

E’ un governo di servizio ai cittadini quello che rimanda ogni decisione a lunedì, mentre in piazza le persone si danno fuoco? Se l’esecutivo è bloccato dalla sentenza Mediaset perché continuare con gli annunci e rimandare le decisioni invece di prendere atto che le larghe intese hanno fallito?

M5S “la Convocazione di oggi costa 200mila euro”, Boldrini: “esercizio democratico”

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Botta e risposta in un clima infuocato alla Camera dei Deputati. Un ciclone, pari a quello che sta sconvolgendo Roma, si è abbattuto nell’Aula di Montecitorio.

“La seduta odierna – afferma la Boldrini durante la seduta – è stata convocata come adempimento espressamente dettato dalla Costituzione; un obbligo che si svolge secondo i principi dettati dall’ordinamento. Ci sono precedenti di convocazioni durante la pausa estiva o natalizia per l’annuncio della presentazione di decreti legge. Questi sono i fatti e le polemiche che sono seguite sono state del tutto pretestuose”.
Laura Boldrini replica duramente alla Lega che in aula l’accusa di protagonismo per la convocazione di oggi per il dl sul femminicidio. “Giusto per esser chiari – dice rivolta a Nicola Molteni – le ricordo che avevo scritto nel post su Facebook che era prevedibile che Montecitorio dovesse riunirsi già dopo il 20 di agosto per la presentazione di un decreto. E che in ogni caso la prossima seduta era fissata per il 6 settembre. Non credo che questo sia protagonismo, credo che sia una comunicazione assolutamente legittima. Non c’è nulla di vanto, solo un fatto”.

Sono 104 i deputati presenti nell’aula di Montecitorio. Non facili i conteggi per gruppo perché il clima estivo ha fatto sì che diversi parlamentari si sistemassero su banchi non appartenenti al gruppo. Al banco del governo c’è solo il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini. Per la maggioranza sono circa 45 i parlamentari democratici presenti. Quattro quelli del Pdl, 5 quelli della Lega e 22 grillini. Ci sono anche una quindicina di parlamentari di Scelta Civica, 8 deputati di Sel e 4 appartenenti al Misto. Le donne sono poco più di una trentina.

Non è scandaloso che i deputati, in clima di forte tensione politica, rimangano in ferie, mentre il paese lotta tra un governo di larghe intese dilaniato dalla sentenza Mediaset e una ripresa economica che stenta ad avviarsi? Non è scandaloso vedere solo 104 deputati in Aula quando bisogna approvare una legge sui reati di genere? Ai deputati quanto importa delle donne? Che immagine diamo all’estero? L’ennesima Aula vuota in un momento difficile della politica italiana?

Quanto costa agli italiani la convocazione ‘formale’ del Parlamento di oggi? Tra i 150 e i 200mila euro”, si lamenta il deputato M5S, Walter Rizzetto che avrebbe preferito donarli a qualche centro di assistenza. Ma la presidente della Camer interviene subito e replica: “Ma lei ha capito che questo è un obbligo? Di cosa parla? Di sprechi? Questo è un esercizio democratico”.

Guido BERTOLASO e Angelo BALDUCCI INDAGATI per il G8 a LA MADDALENA

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Nel giorno della sentenza Berlusconi per il Processo Mediaset arriva la notizia che Guido Bertolaso, l’ex capo della Protezione civile,  insieme ad Angelo Balducci, l’ex presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici, e altre 16 persone sono stati  indagati per  falso in atti pubblici, truffa ai danni dello Stato e inquinamento ambientale per i lavori di bonifica mai realizzati a La Maddalena in occasione del G8 del 2009, poi trasferito a L’Aquila. La notizia questa mattina è stata riportata da La Nuova Sardegna.

 Gli altri indagati per il lotto numero 7, quello che prevedeva la bonifica di uno specchio di mare ampio 60mila metri e costato oltre sette milioni di euro – secondo quanto riferisce il quotidiano sardo – sono l’ex capo della struttura di missione per il G8 Mauro Della Giovanpaola, il direttore dei lavori Luigi Minenza, l’ingegnere e direttore operativo Riccardo Miccichè, il responsabile unico del procedimento Ferdinando Fonti, i due dirigenti della Cidonio Spa, Marco Rinaldi e Matteo Canu, il provveditore per le opere pubbliche, Patrizio Cuccioletta, la componente (con il collega Andrea Giuseppe Ferro) della commissione di collaudo Valeria Olivieri e il segretario della commissione, Luciano Saltari, il provveditore ai lavori pubblici per la Toscana Fabio De Santis, il sismologo già condannato per il terremoto in Abruzzo Gian Michele Calvi, il responsabile nazionale dell’Ispra Damiano Scarcella e Gianfranco Mascazzini, direttore generale della qualità della vita del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Stando alle indagini portate avanti per oltre due anni dai carabinieri del Noe di Sassari, Guardia costiera e Arpa Sardegna, con la consulenza di un pool di esperti in inquinamento ambientale, i 17 indagati non avrebbero riqualificato l’area anzi avrebbero ampliato l’inquinamento in aree sino ad allora pulite, come ad esempio con la distruzione del “molo Carbone”, che ha visto la demolizione del manufatto, i cui detriti sono stati lasciati sul fondo del mare.

Il Pd ha ancora idea di cosa sia la base e di cosa voglia? La nuova puntata Mediaset

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Sarà forse il caldo o forse davvero c’è stato un gap tra elettori e parlamentari che ormai non è più colmabile. L’ultimo, ma solo in ordine cronologico, a mettere di nuovo un divario tra quello che la base del Pd si auspica nel processo Mediaset e quello che invece si spera fra i parlamentari democrats è Dario Nardella, braccio destro di Matteo Renzi al comune di Firenze e ora punto di riferimento centrale del gruppo dei renziani in Parlamento:

“Abbiamo sempre detto che non si batte Berlusconi per via giudiziaria e restiamo di questa opinione. Dopodiché, un’eventuale decisione della Cassazione di confermare la condanna di secondo grado sarebbe pesante da sopportare per la nostra base. E dunque in questo caso prevedo una fortissima tensione nel Pd anche con reazioni imprevedibili. E lo stesso vale per il governo”.

Ma il Pd ha ancora idea di cosa sia la base e di cosa voglia? Si ricordano che la loro base è fatta di disoccupati, di giovani in cerca di prima occupazione, di operai costretti ad accettare condizioni di lavoro pesanti per non subire un licenziamento? Perché il Pd continua a interessarsi del processo di un cittadino (solo incidentalmente anche leader del Pdl) invece di varare riforme che servono veramente alla base? La disoccupazione dilaga, la crisi continua… il disco non cambia: ogni giorno va in scena una “nuova puntata” su Mediaset!

 

 

I super stipendi degli impiegati della Camera

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Un operatore tecnico al suo primo anno di lavoro guadagna 30mila euro per rispondere al telefono della Camera dei Deputati, se invece si trovasse in un normale ministero raggiungerebbe a stento i 1000 euro al mese. Eppure non è molto diverso rispondere alla Camera, non è poi così diverso da quello che fanno nei call center, dove gli stipendi non arrivano a 800 euro mensili. A volte il lavoro di un operatore di call center è anche più complesso, basti pensare a quando si alza il ricevitore per chiedere assistenza di un carro attrezzi o quando si chiama per un problema tecnico l’assistenza on line.  E se dai call center i ragazzi cercano la fuga sognando uno stipendio che arrivi almeno a 1000 euro c’è chi alla Camera dei Deputati, dopo 25 anni di servizio, prende 110mila euro per stare seduto a rispondere al telefono. Non parliamo poi di consiglieri che arrivano a prendere il primo anno di lavoro 64mila euro e dopo 25 anni sono a quota 290mila. A queste somme poi vanno aggiunte le indennità di “immissione dati” e di “lavoro notturno e festivo”. Naturalmente i privilegi si estendono anche in ferie, il numero di giorni previsti per i 1551 lavoratori di Montecitorio è molto più alto alla media nazionale.

I conti sono presto fatti e un quotidiano nazionale riporta oggi che:

“Per i dipendenti, in particolare, l’amministrazione di Montecitorio prevede di spendere nell’anno in corso 231.140.000 euro alla voce «retribuzioni» e 48.855.000 euro per i contributi previdenziali, mentre 217.505.000 euro se ne vanno sotto forma di assegni di pensione versati agli ex lavoratori. Il tutto al netto degli oneri accessori, come le imposte”.

C’è poi la questione degli aumenti biennali: dal primo anno alla Camera ogni due anni il dipendente riceve un aumento, che è stabilito ad un tetto massimo che si raggiunge dopo 25 anni di servizio, quando si raggiunge l’ultima classe stipendiale, spiega Carioti:

“Arrivati a questa casella, i fortunati vedono la busta paga aumentare del 2,5% ogni biennio, ad eccezione del primo, in cui l’aumento è del 5%. Questo oltre al normale adeguamento Istat all’indice d’inflazione, ça va sans dire”.

Ecco i super stipendi dei dipendenti della Camera, le indennità e i giorni di ferie:

OPERATORE TECNICO

Primo anno: Imponibile fiscale di 30.351 euro, oneri previdenziali per 5.293 euro.

Dopo 25 anni: Imponibile fiscale di 111.315 euro ed oneri previdenziali di 19.599 euro.

ASSISTENTE

Primo anno: Imponibile fiscale di 34.559 euro, oneri previdenziali per 6.036 euro.

Dopo 25 anni: Imponibile fiscale di 111.315 euro ed oneri previdenziali di 19.599 euro.

COLLABORATORE TECNICO

Primo anno: Imponibile fiscale di 30.619 euro, oneri previdenziali per 5.341 euro.

Dopo 25 anni: Imponibile fiscale di 130.304 euro ed oneri previdenziali di 22.958 euro.

SEGRETARIO

Primo anno: Imponibile fiscale di 38.929 euro, oneri previdenziali per 6.093 euro.

Dopo 25 anni: Imponibile fiscale di 133.267 euro ed oneri previdenziali di 23.483 euro.

IV LIVELLO

Primo anno: Imponibile fiscale di 38.929 euro, oneri previdenziali per 6.808 euro.

Dopo 25 anni: Imponibile fiscale di 193.641 euro ed oneri previdenziali di 34.145 euro.

CONSIGLIERE

Primo anno: Imponibile fiscale di 64.815 euro, oneri previdenziali per 11.379 euro.

Dopo 25 anni: Imponibile fiscale di 290.660 euro ed oneri previdenziali di 51.287 euro.

LE INDENNITA’ E IL COSTO PER IL NUMERO DI 1551 DIPENDENTI NEL 2013

– Di carico: 4.490.000 euro;

– Di missione: 250.000 euro;

– Di lavoro notturno e festivo: 1.300.000 euro.

FERIE SPETTANTI OGNI ANNO

Consiglieri: massimo 41 giorni;

Documentaristi: massimo 38 giorni;

Interpreti: massimo 39 giorni.

Renato Schifani e l’ultimatum a un governo che intanto va avanti

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Nonostante Berlusconi abbia richiamato i falchi del Pdl alla calma, la tensione non accenna a calare. Durante il vertice di ieri è emersa la strategia dei suoi avvocati, Ghedini e Coppi, ossia puntare a dilatare i tempi e rinviare la decisione della Cassazione, magari dopo l’estate, per avere la possibilità di presentare memorie difensive più puntuali ma anche, come sottolinea La Stampa, “obiettivo non dichiarato dai legali ma ben presente nei piani di Berlusconi – per arrivare appunto a settembre e capire, se del caso, su quale tema attaccare il governo.” Del resto è stato lo stesso presidente della Corte Suprema di Cassazione, Giorgio Santacroce, a non escludere, ieri, la possibilità di un rinvio. “Non c’è nessun accanimento – ha chiarito – il senatore Berlusconi è stato trattato come qualunque imputato in un processo con imminente prescrizione’’. Ha poi aggiunto che “non c’e’ stato nessuno zelo particolare, nessun atteggiamento da Speedy Gonzales. E’ stata solo applicata la legge. I procedimenti urgenti devono andare alla sezione feriale”. Santacroce ha quindi spiegato che “nulla vieta” alla sezione feriale di piazza Cavour (dove si svolgerà l’udienza- ndr) di “poter stabilire che il termine di prescrizione sia invece successivo e che quindi la Corte possa, accogliendo istanze difensive, disporre un rinvio” per consentire ai legali di studiare le carte più approfonditamente.

Ma questo non basta. Schifani ha parlato in diretta a ‘Radio Anch’io’ lanciando un messaggio che suona come un ultimatum: “Se Berlusconi fosse condannato alla interdizione dai pubblici uffici, sarebbe molto difficile che un Pdl acefalo del suo leader possa proseguire l’esperienza del governo Letta”. Ed ha aggiunto: “Sulla vicenda giudiziaria del Cavaliere intendiamo avere un atteggiamento soft. Non c’è nessuna rivolta contro altri poteri dello Stato, ma abbiamo il diritto di informare i nostri elettori delle dinamiche politiche e processuali di fronte alle quali ci troviamo”. Insomma: “Il nostro popolo deve avere la certezza di quello che stanno facendo a Berlusconi”. Da parte sua il governo, questa è la posizione ufficiale, mira a mantenere separate le tensioni politiche dall’attività dell’esecutivo.

E’ Speranza che risponde a Schifani spiegando che “nel Pdl devono chiarire se mettono al primo punto gli interessi dell’Italia o quelli giudiziari di Berlusconi”, ma “un chiarimento politico vero” serve “da parte di tutti”, è anche chiaro che, qualora arrivasse una sentenza di condanna nei confronti di Berlusconi “non ci sono dubbi” che il Pd voterà perché venga applicata. Anche Epifani entra nel merito, parlando all’Unità: “O c’è un chiarimento serio, o il Pdl dimostra di essere interessato ai problemi del Paese e non alle vicende di Berlusconi oppure, con la stessa forza con cui abbiamo fatto nascere questo governo, diciamo che così non si può andare avanti”. E le sue parole diventano ancora più dure: “Il Pdl mette a rischio la funzione stessa di questo governo. C’è un limite oltre il quale il nostro senso di responsabilità, che anche oggi abbiamo dimostrato, non può andare”. Del resto il voto di ieri ha chiarito che la situazione si ripercuote in casa Dem creando ulteriori spaccature: Franceschini prova a ricucire: “Non si può impedire ad un partito che ha il suo leader coinvolto in una vicenda giudiziaria di dire delle parole o assumere atteggiamenti che non condividiamo, però non c’è nessuna ripercussione né ci sarà sull’attività legislativa il Governo va avanti finché ha la fiducia del Parlamento”.

Nel frattempo Berlusconi ha però invitato tutti alla calma: evitare la rottura su questo tema e puntare invece per un eventuale rovesciamento del tavolo, alle questioni economiche e alle difficoltà che l’esecutivo guidato da Enrico Letta incontrerà (e sta già incontrando) nella realizzazione definitiva di quanto avviato con decreto, cioè il superamento (ma il Pdl ne chiede sempre e solo l’abolizione) dell’imposta sugli immobili e il blocco dell’aumento dell’Iva dal 21 al 22%. E questo è un quadro che si avrà chiaro dopo l’estate. Ma la frenata del Cav potrebbe aver avuto origine anche dall’intervento di Napolitano che ha richiamato alla responsabilità mentre Letta ha avvertito come la corda non possa essere tirata troppo a lungo dagli alleati-avversari e che in ogni caso non tollererebbe, con inevitabili conseguenze, un ritiro sull’Aventino dei parlamentari Pdl. Insomma, Berlusconi vuole mostrarsi quale leader responsabile in grado di scindere le questioni che ha davanti: problemi giudiziari e sostegno al governo delle larghe intese

Berlusconi e il vertice a Palazzo Grazioli: no a crisi di governo

berlusconi-governo-letta-tuttacronacaPrima la decisione della Cassazione di fissare al 30 luglio l’udienza del processo Mediaset, poi la richiesta del Pdl di sospendere le attività parlamentari per tre giorni, con Pd e Scelta civica che concedono solo la giornata odierna nonostante l’opposizione di Sel, M5S e Lega, infine il vertice notturno del partito di Berlusconi a Palazzo Grazioli. A un passo dalla crisi ma con il Cavaliere che impone l’alt ai falchi: niente crisi di governo e nessuna rottura, ma più pressione su Letta su Imu e Iva. Ma dopo la riunione, non si può escludere che il leader del Pdl decida di convocare gli organismi del partito per un ulteriore approfondimento della situazione. Nel frattempo le varie ipotesi restano tutte sul tavolo: dalla possibilità di tenere una manifestazione nazionale dopo le mobilitazioni locali che dovrebbero partire a breve, alle dimissioni di massa in caso di condanna. Ma sembra che, durante il vertice, qualcuno abbia anche suggerito di chiedere la grazia allo stesso Napolitano.

Grillo tra il PD che “non esiste più” e Napolitano “ostaggio dei partiti”

bepe-grillo-ribaltone-pd-tuttacronacaBeppe Grillo, durante un’intervista a Repubblica, spiega che un ribaltone con il Pd è impossibile perchè “perchè il Pd non esiste più”. Il leader del M5S insiste quindi sull’opportunità che Napolitano vada in tv e spieghi agli italiani quale sia la realte situazione. Grillo ha anche spiegato che il Capo dello Stato, alle sue sollecitazioni, ha risposto che in televisione può andare “solo per gravi motivi, per fatti gravi. Ma secondo noi -aggiunge- potrebbe andare; ha alcuni minuti a disposizione e può usarli. Va sulle principali reti, unificate, per una volta, e spiega la situazione ai cittadini”. L’ex comico ha quindi aggiunto:  “Noi a Napolitano abbiamo detto che non è possibile andare avanti così. Lui lo sa, ci ha detto che la decretazione d’urgenza dovrebbe avvenire solo per motivi straordinari, ma che lui non ce la fa, non può fare altro. E io credo che se dice così è vero, non ho motivo di non credergli. C’è da dire che lui ormai è ostaggio dei partiti, anche se se l’è cercata con la rielezione”.

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