Gli Usa tuonano contro la Russia ma Putin ribatte: “Possibile uso della forza”

putin-ucraina-tuttacronacaGli Usa sostengono l’Ucraina promettendo a Kiev un pacchetto di aiuti destinato a sostenere il governo. Tra questi, un miliardo di dollari in garanzie sui prestiti. Nel frattempo, però, Barack Obama denuncia che sono state “Violate norme internazionali”. Il segretario di Stato, John Kerry, in visita nella capitale ucraina, rincara la dose: “Cercano pretesti per l’invasione”. Ma Putin non indietreggia: “Uso delle forze armate se richiesto dal legittimo presidente, Ianukovich”. Il presidente russo ha sospeso ma non cancellato la minaccia di un intervento armato in Ucraina, ha negato sfrontatamente la presenza di truppe russe (“sono milizie di autodifesa”) in una Crimea che ha giurato di non voler annettere e ha respinto i moniti di un Obama che gli ha dato del bugiardo: “Con le sue dichiarazioni non prende in giro nessuno”, ha tuonato il presidente Usa, tornando a condannare “l’aggressione russa”. Ai giornalisti presenti nella sua residenza di Novo Ogariovo, fuori Mosca, Putin ha ribadito che per lui Ianukovich è ancora il “presidente legittimo, anche se senza futuro politico”, ma Putin non riconosce i nuovi poteri di Kiev scaturiti da un “colpo di Stato armato”. Per quel che riguarda le sanzioni minacciate dagli Usa, e sollecitate anche da una rediviva Timoshenko, “sono un’arma a doppio taglio, i danni sono reciproci”, ha ammonito il presidente russo, rinfacciando inoltre agli Usa l’illegittimità dei loro interventi in Afghanistan, Iraq e Libia. E sul G8 di Sochi: “Se i nostri partner non vogliono venire, non vengano”. Del resto proprio sul piano economico lo scontro è più duro. I consigliere economico del Cremlino, Serghiei Glaziev, è stato mandato a profetizzare l’apocalisse economica per Washington in caso di sanzioni: la Russia annullerebbe la sua dipendenza finanziaria dagli Usa, abbandonerebbe il dollaro, anche nelle sue ingenti riserve di valuta straniera, venderebbe gli oltre 200 miliardi di dollari di obbligazioni Usa e non restituirebbe i crediti concessi dalle banche a stelle e strisce. Nella guerra economica il Cremlino ha già calato l’asso energetico che spaventa anche l’Europa: da aprile fine dello sconto sul gas all’Ucraina, dove transita l’80% del metano russo per il Vecchio continente. Mentre la diplomazia internazionale tenta di mantenere aperta una finestra di dialogo “che tra qualche ora o qualche giorno potrebbe essere chiusa”, come ha avvisato il ministro degli Esteri Federica Mogherini, sale anche la tensione militare.

Test in Russia: lancio di prova del missile Topol

russia_missile_topol-tuttacronacaMentre l’attenzione mondiale è rivolta alla situazione in Crimea, sembra di vivere in un clima da Guerra fredda. E oggi le forze russe hanno effettuato un lancio di prova di un missile balistico intercontinentale RS-12M “Topol”. L’ha riferito all’agenzia Ria Novosti il portavoce del ministero della Difesa di Mosca, Igor Iegorov. E’ stato inoltre precisato che il lancio è avvenuto dal poligono di ‘Kapustin Iar’, nella regione di Astrakhan, presso il Mar Caspio. Stando al portavoce, il test ha avuto esito positivo e il lancio è riuscito.

Stop alla cooperazione militare con la Russia: lo annuncia il Pentagono

militari-russi-in-ucraina_tuttacronacaDopo lo stop alle esercitazioni a ridosso dell’Ucraina ordinato da Vladimir Putin, gli indici della borsa di Mosca risentono di effetti benefici tornando in positivo mentre il rublo ha ripreso forza rispetto all’euro e al dollaro dopo il crollo di ieri. A seguito dell’intervento russo in Crimea, tuttavia, gli Usa, come ha reso noto nella notte il Pentagono, hanno “sospeso tutti i legami militari” tra Washington e Mosca. Questa decisione include “le esercitazioni e le riunioni bilaterali, gli scali delle navi e le conferenze di pianificazione militare”, ha affermato il portavoce della difesa americana, John Kirby, in un comunicato. Oggi, intanto, il segretario di Stato americano John Kerry sarà a Kiev per mostrare sostegno alle autorità ad interim ucraine, mentre le forze russe controllano completamente la Crimea ormai da tre giorni.

Russia-Ucraina: primi segnali di distensione?

ucraina-russa-tuttacronacaPrimo segnale distensivo da parte di Valdimi Putin? Il presidente russo ha ordinato che le truppe impegnate in una maxi esercitazione rientrino alle rispettive sedi permanenti entro il 7 marzo. I militari sono al momento dislocati nei distretti centrale e occidentale del Paese. Con una simile decisione, sembra allontanarsi il fantasma di un conflitto di vasta scala con Kiev. Fino a poco prima della decisione, del resto, con la Russia che aveva preso il pieno controllo della Crimea, la tensione con l’Ucraina era altissima e anche il G7, rinato sotto la spinta degli Usa, e dell’Ue, aveva duramente condannato Putin. Si era parlato anche di un ultimatum ma i russi hanno definito tale timore “una totale assurdità”. Sul fronte internazionale, Angela Merkel è stata assolutamente chiara: “Putin ha perso il contatto con la realtà”, avrebbe detto in preda all’ira la cancelliera parlando con Barack Obama, come riferisce il New York Times. Anche la Ue “condanna con forza” la “chiara violazione” della sovranità ucraina e “gli atti di aggressione” della Russia, ma dopo cinque ore di Consiglio straordinario dei ministri degli Esteri non denuncia “l’invasione” e non ipotizza sanzioni a carico di Mosca. I 28 in sostanza cercano di dare spazio alla diplomazia in attesa che giovedì scendano in campo i leader, convocati da Herman Van Rompuy per un vertice d’emergenza a Bruxelles. Dal canto suo il presidente Usa pensa alle risposte all’azione russa e parla di “misure economiche” per isolare Mosca. Poi accusa Putin di essere “dal lato sbagliato della storia”. I toni erano tornati al alzarsi nella serata di ieri con un botta e risposta Russia-Usa degno quasi dei tempi della guerra fredda. L’ambasciatore russo, Vitaly Churkin, ha sparato a zero contro il nuovo ‘governo rivoluzionario’ di Kiev denunciando l’avvento di “estremisti” e “antisemiti” in Ucraina occidentale e difendendo come “legittimo” l’intervento russo sulla base di una richiesta d’aiuto di Viktor Ianukovich, che Mosca considera tuttora unico presidente legittimo del Paese. Mentre la collega americana Samantha Power ha replicato parlando di “atto di aggressione” russo che “deve finire”.

 

Grillo condannato a 4 mesi: “Non mi arrendo”

grillo-condanna-tuttacronacaIl 5 dicembre 2010 Grillo, accompagnando Perino e un gruppo di manifestanti contro la Tav, prese parte all’irruzione nella piccola baita costruita abusivamente come simbolo della protesta e poi sigillata, per ordine della procura. Il comandante dei carabinieri della compagnia di Susa lo aveva informato che se avesse varcato la soglia della casetta avrebbe commesso un reato. Dopo qualche minuto, tra flash di fotografi e telecamere, Grillo è entrato e poi è uscito trionfante mimando di avere i polsi ammanettati. Ora per Grillo è arrivata la condanna da parte del Tribunale di Torino a quattro mesi di carcere e cento euro di multa per la violazione dei sigilli della baita Clarea, in Valsusa. La reazione del leader del M5S è contenuta in un tweet apparso nel primo pomeriggio: “Oggi mi hanno condannato a 4 mesi in primo grado. Non mi arrendo. La vostra solidarietà è un grande aiuto. #Vinciamonoi”. Grillo pubblica sul suo blog un post di un sostenitore torinese: “C’è condanna e condanna: per me quei quattro mesi per la rottura ‘di quei sigilli violati dal vento’ sono una medaglia al valore civile. Perchè non sempre la ‘giustizia’ coincide con la ‘legalità’. Sarà dura!”

C’è tempo fino alle 5: Putin lancia l’ultimatum all’Ucraina

ultimatum-putin-tuttacronacaI militari ucraini lascino la Crimea entro le 5. E’ questo l’ultimatum che Mosca lancia a Kiev, che dal canto suo non è disposta a cedere la regione. Tensione alle stelle tra i sue Stati, con la Russia che tiene sotto controllo la regione di Sebastopoli. Nel frattempo il Paese di Putin e le sue azioni militari vengono condannati dal G7 annunciando che “per il momento viene sospesa la partecipazione alle attività connesse alla preparazione del G8 di giugno a Sochi”. Oggi il ministro degli Esteri polacco ha avvertito che saranno “gravi” le conseguenze per la Russia dell’azione che può essere ritenuta “un subdolo intervento militare contro un paese sovrano”. Radoslaw Sikorski ha parlato con i giornalisti a Varsavia prima della seduta del Consiglio di sicurezza nazionale con il presidente polacco Bronislaw Komorowski e i dirigenti di tutti i partiti oltre che con i capi di due rami del Parlamento. Nel frattempo il vicepresidente americano, Joe Biden, durante i colloqui telefonici con il premier russo, Dmitri Medvedev, ha esortato “la Russia a ritirare le forze militari e sostenere l’impiego immediato di osservatori internazionali in Ucraina e avviare un dialogo politico significativo con il governo ucraino”.

Putin non desiste: venti di guerra in Crimea

crimea-guerra-putin-tuttacronacaE’ durata 90 minuti la telefonata intercorsa tra il presidente Usa Barack Obama e l’omologo russo Vladimir Putin, ma dalla Russia non cambiano idea, con Putin che ribadisce la necessità “di tutelare i propri interessi” e “la popolazione russa” che vive nella zona. La Casa Bianca ha condannato l’intervento militare e il segretario della Difesa americano, Chuck Hagel, ha tentato la mediazione con il suo omologo russo ma i venti di guerra paiono soffiare con sempre maggior potenza mentre in Ucraina ormai la tensione è elevatissima. Nel frattempo la Francia ha deciso di “sospendere” la sua partecipazione alle riunioni in vista del G8 di Sochi a giugno, a causa dell’escalation militare russa in Ucraina. Lo hanno detto fonti diplomatiche dell’Eliseo alla France Presse, precisando che la decisione è stata presa dal presidente Francois Hollande e il ministro degli esteri Fabius. Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della Nato, ha intanto chiesto lo stop alle attività militari e alle minacce della Russia contro l’Ucraina: “Quanto sta facendo la Russia – ha detto – viola i principi della Carta Onu e costituisce una minaccia per la pace e la sicurezza in Europa”.

La polveriera in Crimea: a rischio pace e sicurezza. Una seconda Sarajevo?

crimea-tuttacronacaGli occhi restano puntati sulla situazione in Crimea con il segretario di Stato americano, John Kerry, che ha avvertito Mosca che il dispiegamento di truppe russe in Ucraina minaccia “la pace e la sicurezza” nella regione e rischia di avere un impatto “profondo” sulle relazioni tra Stati Uniti e Russia. “A meno che la Russia non prenda misure immediate e concrete per far calare la tensione, l’effetto sulle relazioni tra Usa e Russia e sulla posizione internazionale di Mosca sarà profondo”. E mentre il Canada ha richiamato il suo ambasciatore a Mosca minacciando di non prendere parte al prossimo G8, miliziani armati hanno impedito l’accesso a diversi giornalisti stranieri al check-point nei pressi di Armiank, nel nord della Crimea. Tra le troupe respinte quelle di Bbc, della tv pubblica olandese Nos e di Mtv Finlandia. Ai reporter sono anche stati requisiti i giubbotti antiproiettile. Lungo la “linea di frontiera” i miliziani scavano buche per posizionare armamenti difensivi e cecchini. Nel frattempo, a Mosca si stanno organizzando due manifestazioni opposte, pro e contro “l’invasione” della Crimea. Ma anche in Italia se ne parla e Beppe Grillo, nel suo blog, ieri ha scritto un post che lancia un confronto forte: “Millenovecentoquattordici Sarajevo – 2014 Sebastopoli Ucraina”.

A furia di incidenti, di guerre provocate ad arte, di primavere improbabili, come quella fasulla in Libia, o come in Egitto dove ora comandano i militari dopo un colpo di Stato nel silenzio più assoluto delle cosiddette democrazie, a furia di nazioni usate come terreno di scontro di interessi internazionali a colpi di bombe e di disinformazione, come in Siria, la situazione potrebbe sfuggire a tutti di mano. Potrebbe scoppiare un incendio che brucia la casa come può succedere a un bambino che gioca con i fiammiferi. Andò così nel 1914, Sarajevo fu solo una scintilla.
In Ucraina sta succedendo qualcosa di grave, le cui conseguenze potrebbero essere imprevedibili. Un governo odiato da una parte della popolazione e amato viceversa dagli ucraini russofoni, circa 14 milioni contro 32 milioni di ucraini, è stato deposto con la forza, dalla piazza. Il presidente Viktor Yanukovich, eletto in regolari elezioni, non un dittatore in termini politici, è fuggito in Russia ed è sotto la protezione di Putin. L’Ucraina è vitale per la Russia per ragioni geopolitiche. La sua flotta militare è ospitata a Sebastopoli in Crimea che appartiene all’Ucraina. La Crimea, per i russi è russa, ancorché ceduta da Krusciov all’Ucraina nel 1954 quando era ancora in vita l’Unione Sovietica. A Sebastopoli sono presenti, grazie a un accordo tra i due governi, circa 15.000 militari della Marina russa. Dopo gli scontri di Kiev, i russi sono entrati nello spazio aereo dell’Ucraina con 13 aerei da guerra e 2.000. paracadutisti. Il parlamento della Crimea è stato occupato da forze fedeli a Yanukovich che ha dichiarato di considerarsi comunque il presidente dell’Ucraina. Putin ha ordinato la più importante esercitazione militare sul fronte occidentale dalla caduta del Muro, ai confini ucraini, che coinvolgerà 150.0000 militari. Obama ha dichiarato che ci saranno “conseguenze” per queste azioni “siamo profondamente preoccupati e in contatto con la Russia. Ogni intervento in Crimea sarebbe una grave violazione del diritto internazionale e della sovranità ucraina”. La Gran Bretagna ha consigliato a tutti i suoi cittadini presenti in Crimea di lasciarla al più presto. L’Europa rischia di fare la fine del vaso di coccio tra due vasi di ferro, Russia e Stati Uniti, prigioniera delle sue divisioni. In Ucraina, di chiunque siano le ragioni, si è affermato il principio che un governo eletto in libere elezioni può essere rovesciato non da nuove elezioni, come sarebbe normale in democrazia, ma dalla piazza armata.Oggi l’Ucraina e domani? Quali altre piazze? Quali altre “primavere”?

Putin chiede il via libera al Parlamento per inviare truppe in Ucraina

esercito-russo-tuttacronacaLa situazione in Crimea precipita e il presidente russo Vladimir Putin ha presentato al Consiglio della federazione russa, la camera alta del Parlamento, “una richiesta di utilizzo delle forze armate in territorio ucraino per normalizzare la situazione socio-politica nel Paese, in relazione alla situazione che si è creata in Ucraina e ad una minaccia alla vita dei cittadini russi”.  Il premier si è richiamato alla costituzione russa, “punto G, parte prima, art 102”, giustificando la richiesta con la “situazione straordinaria che si è creata” in quel Paese e con le “minacce alla vita dei cittadini russi, dei nostri connazionali, dell’organico del contingente militare delle forze armate della Russia dislocato in conformità ad un accordo internazionale in territorio ucraino (repubblica autonoma della Crimea)”. Nel frattempo è stato preso d’assedio da 300 uomini armati il quartier generale della guardia costiera ucraina a Sebastopoli, in Crimea. Gli assalitori affermano essere stati inviati dal ministro della Difesa russo con l’ordine di occupare il sito. Già si contano decine di ferite e il ministro della Difesa ucraino ha riferito che Mosca ha inviato in Crimea 30 blindati e 6mila soldati. Non solo, il palazzo dell’amministrazione regionale di Kharkiv, nell’Ucraina orientale a prevalenza russofona è stato occupato da un gruppo di insorti filorussi.  Intanto il presidente ad interim ucraino Oleksandr Turcinov ha definito “illegale” l’elezione a premier della Crimea del leader del partito ‘Unità russa’ Serghiei Aksionov.

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Onu e Usa preoccupati per la situazione in Crimea: invasione russa

ukraine_tuttacronacaSi fa sempre più tesa la situazione in Crimea dove già nella mattinata di venerdì due importanti aeroporti della penisola russofona ucraina sono in mano ai miliziani filorussi: quello della capitale Simferopoli e quello di Belbek, a 20 chilometri da Sebastopoli, dove è di stanza la flotta russa del Mar Nero. Non è ben chiaro se gli autori di questi blitz siano paramilitari filorussi o truppe regolari di Mosca, sulle cui mimetiche non c’è alcun segno distintivo. La flotta di stanza nel Mar Nero ha negato qualsiasi coinvolgimento. Kiev ha denunciato anche la violazione dello spazio aereo da parte di elicotteri russi mentre il ministro dell’Interno ha accusato Mosca di “invasione armata”. E mentre le forze di Kiev non hanno più il controllo della penisola, il neopremier Oleksander Turchynov ha lanciato un appello a Putin affinchè venga fermata immediatamente l’aggressione che, secondo Kiev, avrebbe come fine quello di provocare una reazione ucraina e annettere poi con la forza la Crimea. Da parte sua il premier russo ha fatto sapere che l’appello non cadrà inascoltato. L’Onu ha nel frattempo tenuto un vertice di emergenza dove l’ambasciatore ucraino, Iuri Sergeyev ha chiesto “aiuto perché si preservi l’integrità territoriale”. L’ambasciatrice Usa, Samantha Power, ha chiesto che si attivi subito una “mediazione internazionale” per tutelare l’incolumità e la sovranità del territorio. Il presidente Usa Barack Obama, in un discorso dalla Casa Bianca ha sottolineato: “Un intervento militare avrebbe un costo”, aggiungendo: “La situazione è fluida, abbiamo contatti continui con le autorità russe ma  un intervento militare sarebbe una grave violazione del diritto internazionale”. Le indiscrezioni che filtrano attualmente rendono noto che “è altamente improbabile” che il presidente partecipi al G8 di Sochi. Ma intanto al Consolato Russo di Sinferopoli è giunta la direttiva da Mosca di rilasciare il passaporto russo ai Berkut, le teste di cuoio accusate di numerosi crimini per reprimere la rivolta filoeuropeista anti Yanukovich. Il premier deposto ha intanto parlato da Rostov, sul Don, dichiarando che continuerà a lottare per sconfiggere i “giovani neofascisti” e che non si candiderà alle presidenziali di maggio perchè le considera illegittime. Ha inoltre fatto sapere che “la Crimea deve rimanere parte integrante dell’Ucraina pur mantenendo legami con la Russia”. Il nuovo governo ucraino ha intenzione di chiedere alla Russia l’estradizione di Yanukovich mentre cerca i suoi uomini forti all’interno dei confini nazionali. La Procura Generale ucraina ha spiccato mandati d’arresto a carico di dieci esponenti del passato regime tra cui Viktor Pshonka, gli ex ministri dell’Interno e della Giustizia. L’accusa, per tutti, è di concorso in strage.

Mosca e Kiev ai ferri corti: la Russia prende il controllo di due aeroporti

russia-ucraina-tuttacronacaE’ il ministro dell’Interno ucraino ad accusare la Russia di “invasione armata”, con lo stesso politico che, su Facebook, scrive: “considero l’azione come un’occupazione”. Questo dopo che militari russi hanno preso, stando a quanto riporta l’agenzia di stampa Interfax, il controllo dell’aeroporto di Belbek, vicino a Sebastopoli, in Ucraina. Secondo fonti militari, l’azione serve per “prevenire l’arrivo di militanti”. Lo scalo, di proprietà dell’aeronautica ucraina, è presidiato lungo tutto il perimetro e si nota anche un blindato. In precedenza uomini non identificati avevano preso possesso, per poche ore, dell’aeroporto di Sinferopoli in Crimea, repubblica autonoma dell’Ucraina; a quanto pare, però, si è trattato di un errore di località. Successivamente, un altro gruppo armato ha occupato l’aeroporto di Belbek. E’ ancora da dimostrare, tuttavia, che si tratti davvero di militari russi e anzi una non meglio precisata fonte di Sebastopoli ha infatti precisato a Interfax che i militari russi non hanno nulla a che fare con l’occupazione degli aeroporti. Gli autori del blitz sarebbero invece attivisti dei reparti di autodifesa, e il loro obiettivo quello di impedire lo sbarco di forze legate alla protesta del Maidan. Poche ore dopo l'”invasione”, un portavoce dell’aeroporto di Sinferopoli, Ihor Stratilati, ha riferito a Radio Eco di Mosca che gli uomini armati autori del blitz nello scalo se ne erano andati. “Pensavano che le forze della protesta atterrassero qui, ma quando hanno visto essi stessi che non c’era nessuno, si sono scusati e se ne sono andati”, ha raccontato. La Crimea, penisola sul Mar Nero, nel sud dell’Ucraina, è popolata in maggioranza da russi. Si tratta in effetti di una regione russa annessa all’Ucraina nel ’54 da Krusciov. Mosca ancora oggi mantiene nella penisola la base della sua flotta del Mar Nero. Dopo la cacciata del presidente filo-russo Viktor Ianukovich e la presa del potere a Kiev da parte dell’opposizione nazionalista, in Crimea si sono accese tensioni separatiste da parte della popolazione russofona.

Caccia al premier ucraino destituito: “Spariti nel nulla 7 mld di dollari”

premier-ucraino-soldi-tuttacronacaViktor Yanukovich, presidente ucraino deposto, è in fuga da sabato e l’ultimo avvistamento è avvenuto in Crimea. Contro di lui, come ha spiegato iministro dell’Interno ad interim, è stato spiccato un mandato di cattura. L’ex premier è accusato di strage di massa. Ma non solo: i leader dell’opposizione, che hanno assunto il potere politico nei giorni scorsi, “avrebbero scoperto che dalle casse dello Stato, in un periodo molto breve, sono scomparsi sei o sette miliardi di dollari di riserve valutarie, che ora sarebbero a un minimo storico”. A renderlo noto l’eurodeputato croato, Tonino Picula, che lunedì mattina ha incontrato a Kiev il presidente ad interim, Oleksandr Turcinov. Nel frattempo la Russia ha richiamato in patria il proprio ambasciatore a Kiev. “La situazione in Ucraina rappresenta una minaccia per i nostri interessi e per la vita dei nostri cittadini”, ha detto il premier russo, Dmitri Medvedev. Il primo ministro di Putin non ha nascosto poi la sua preoccupazione per quel che concerne la situazione politica: “La legittimità di alcuni organi istituzionali dell’Ucraina suscita forti dubbi”. Il ministro russo all’Economia ha poi affermato: “Noi diciamo all’Ucraina: avete il diritto, ovviamente, di scegliere la vostra strada ma in questo caso saremo costretti ad aumentare le tariffe sulle importazioni”. Intanto Iuri Kolobov, ministro delle finanze ad interim in Ucraina ha spiegato che il Paese ha bisogno di 35 miliardi di dollari in due anni. Ha quindi proposto una conferenza internazionale dei finanziatori per risolvere la situazione. “L’ammontare degli aiuti macroeconomici di cui ha bisogno l’Ucraina potrebbe raggiungere i 35 miliardi di dollari nel 2014-2015. Abbiamo proposto ai nostri partner occidentali di organizzare una grande conferenza internazionale dei finanziatori”.

Il video della fuga in elicottero del premier ucraino destituito

presidente-ucraino-fuga-tuttacronacaE’ stato trasmesso dalla tv ucraina Canale 5 il video esclusivo che mostra il presidente Viktor Yanukovich che fugge in elicottero mentre l’ex premier Julia Timoshenko esce di prigione dopo 4 anni. Il premier destituito sarebbe fuggito nella notte tra venerdì e sabato accompagnato, così sembra, dagli uomini della scorta. Nel filmato si nota l’uomo salire su un furgone per poi allontanarsi definitivamente a bordo di un elicottero:

Yulia Tymoshenko è libera. E intanto l’Ucraina ha un nuovo premier ad interim

Yulia-Tymoshenko-tuttacronacaE’ tornata in libertà la pasionaria della Rivoluzione arancione Iulia Timoshenko, dopo che il Parlamento ucraino aveva votato la sua “liberazione immediata in base a una decisione della Corte europea per i diritti dell’Uomo”, senza quindi dover aspettare la firma del presidente Ianukovich. Nel frattempo l’ex capo dei servizi segreti Oleksandt Tucino, braccio destro della Timoshenko già eletto presidente del Parlamento, è stato anche eletto premier ad interim. Nuovo ministro dell’Interno ad interim è invece Arsen Avakov, altro politico vicino alla Rivoluzione arancione. E’ stata inoltre confermata la presenza del presidente ucraino Viktor Ianukovicha Kharkiv. A dirlo Anna Gherman, una deputata e consigliera del capo di Stato ucraino citata dall’agenzia di stampa Ukrinform. Secondo la parlamentare, oggi Ianukovich “incontrerà gli elettori” e parlerà a una tv locale, ma non parteciperà al congresso dei politici dell’Ucraina orientale e meridionale previsto a Kharkiv, al confine con la Russia. Il parlamento ucraino si pronuncerà su una richiesta di incriminazione nei confronti del presidente Viktor Ianukovich e sulla sua conseguente decadenza dalle funzioni di capo dello Stato. Lo ha detto il leader del partito nazionalista Oleg Tiaghnibok.

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A Milano gli animalisti invadono la piazza: basta pellicce!

animalisti-cavalli-tuttacronacaNel capoluogo lombardo si sta svolgendo la settimana della moda e, come del resto era facile immaginare visti i capi sfilati a New York, a farla da padrone sono state le pellicce. Gli animalisti hanno quindi approfittato di questo sabato soleggiato per organizzare una protesta in concomitanza con la sfilata di Roberto Cavalli all’Arco della Pace. I manifestanti si sono presentati in massa e si sono sdraiati a terra a voler rappresentare animali morti dopo la caccia. Non sono mancati cartelli con immagini di animali in gabbia pronti per essere condannati in nome del lusso.

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Si placano le violenze a Kiev: trovato l’accordo. E il presidente lascia la città

kiev-scontri-fine-tuttacronacaStando a quanto sostiene una testata ucraina vicina all’opposizione, Zn.ua, che cita un non meglio specificato alto funzionario dell’amministrazione presidenziale, il presidente Viktor Ianukovich avrebbe lasciato ieri la capitale Kiev per raggiungere in aereo Kharkiv, città dell’Ucraina orientale russofona dove le proteste antigovernative hanno poco seguito. La fonte, che al momento non ha trovato conferme, avrebbe anche riportato che in compagnia di Ianukovich ci sarebbero il presidente del parlamento Volodimir Ribak, il capo dell’amministrazione presidenziale Andriei Kliuiev e il deputato Vadim Novinskii. La notizia è in attesa di conferme ma è giunta al termine di una giornata convulsa, con il governo e gli oppositori che hanno trovato un accordo che ha ricevuto la benedizione di Onu e Ue. Ci si augura che tale accordo possa porre un freno alle violenze di questi ultimi giorni, che hanno portato il Paese a un passo dalla guerra civile. Dopo la carneficina di questi giorni a Kiev, dove, secondo le stime ufficiali, hanno perso la vita almeno 80 persone, il presidente ucraino Viktor Ianukovich ha infatti trovato un compromesso con gli oppositori, che prevede elezioni presidenziali anticipate entro fine anno, una riforma costituzionale che riduca i poteri del capo dello Stato, e la formazione di un governo d’unità nazionale. Tali concessioni puntano a evitare ulteriori scontri. Sembra inoltre che il parlamento abbia rovato il modo per far tornare in libertà Iulia Timoshenko, approvando degli emendamenti al codice penale che depenalizzano l’abuso d’ufficio, reato per il quale l’ex premier è stata condannata a sette anni di reclusione in un processo che molti ritengono di matrice politica. Ancora, è stata approvata dall’organo legislativo un’amnistia “incondizionata” per tutti i manifestanti e ha sollevato dall’incarico di ministro dell’Interno Vitali Zakharcenko, accusato dall’opposizione di essere tra gli artefici delle violenze della polizia contro i manifestanti antigovernativi. Sul fronte interno, il partito delle Regioni di Ianukovich intanto sembra iniziare a sgretolarsi, e sono almeno 28 i deputati che hanno abbandonato il gruppo parlamentare del partito di maggioranza. Già giovedì notte, del resto, il parlamento aveva condannato l’uso della forza da parte del governo anche con il voto di alcuni deputati “regionalisti”.

Non c’è tregua per Kiev: slitta la firma dell’accordo

battaglia-kiev-tuttacronacaNonostante al termine di una lunga notte di negoziati, questa mattina fosse stato annunciato che il governo ucraino, l’opposizione, la Russia e l’Ue avevano trovato un accordo, da formalizzarsi oggi alle 11 ora italiana, al momento non è stata posta ancora nessuna firma.

wsjNel frattempo, inoltre, non si è fermata la violenza nella capitale ucraina, con la polizia che riferisce che, ancora questa mattina, i manifestanti hanno sparato contro i poliziotti vicino al Parlamento a Kiev. Nel frattempo l’agenzia Interfax ha resono noto che il tenente generale Iuri Dumanski, uno dei vice comandanti generali delle forze armate ucraine, si è dimesso perchè contrario all’intervento dell’esercito contro i manifestanti antigovernativi ventilato dal governo. Ancora, Euromaidan, che rappresenta gli attivisti in piazza a Kiev, ha respinto un possibile accordo con il presidente Viktor Yanukovich secondo quanto negoziato da Ue e Russia, rifiutando il compromesso di un voto presidenziale anticipata a settembre 2014. Lo ha indicato su Twitter la stessa Euromaidan, che pretende le dimissioni immediate di Yanukovich. Bruxelles è ancora in attesa di un annuncio formale sull’accordo di Kiev fra governo e opposizione su un processo politico democratico che consenta di interrompere l’escalation della violenza. Nonostante le dichiarazioni del presidente Yanucovich, infatti, dai due ministri degli esteri europei ancora impegnati nella mediazione, il polacco Radoslaw Sikorski e il tedesco Franz-Walter Steinmeier, non sono ancura giunte conferme ufficiali dell’accordo. “L’alto rappresentante Catherine Ashton è in costante contatto con loro – ha riferito la portavoce Maja Kocijancic – e segue le discussioni in corso. Stiamo trattando con tutte le parti, il presidente e l’opposizione, il processo è in pieno svolgimento e non vogliamo speculare sul suo esito”, ha aggiunto, rinviando ogni reazione al momento in cui ci sarà effettivamente un accordo. Anche Papa Francesco è voluto intervenire sulla questione ucraina, Padre Lombardi ha letto infatti ai giornalisti una dichiarazione che, come lui stesso ha precisato: “E’ il pensiero del Papa e dei cardinali riuniti nel Concistoro”. Il portavoce del Papa ha detto: “In queste ore desta una speciale apprensione il drammatico evolversi della situazione in Ucraina, per la quale si auspica che cessi prontamente ogni azione violenta e si ristabiliscano la concordia e la pace”.

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Trovato l’accordo a Kiev: ora si contano e si omaggiano le vittime

kiev-tuttacronacaDopo oltre 100 persone morte, stando alla stima dei manifestanti, negli scontri a Kiev tra forze dell’ordine e antigovernativi, il governo ucraino, l’opposizione, la Russia e l’Ue hanno trovato un accordo. Per raggiungere il risultato, è stata necessaria una maratona notturna di negoziati. L’annuncio è arrivato dalla presidenza ucraina, tramite comunicato. Stando a quanto anticipato dalla tv ucraina, l’intesa, che deve essere formalizzata alle 11 ora italiana nel palazzo presidenziale a Kiev, prevede elezioni presidenziali anticipate, un governo di coalizione e una riforma costituzionale. Nel frattempo il ministero dell’Interno ha reso noto che sono 16 i poliziotti morti nei violenti scontri degli ultimi giorni mentre sono rimasti feriti 565 agenti, di cui 410 sono stati ricoverati in ospedale. Inoltre, sarebbero ben 130 i poliziotti feriti da colpi d’arma da fuoco. Giovedì è stato un altro bagno di sangue, con 75 vittime ufficiali, oltre 100 secondo la piazza. Il Parlamento ucraino ha condannato ancora una volta  l’uso della forza contro i manifestanti.

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Scontri a Kiev: alcuni atleti ucraini abbandonano i Giochi Olimpici

bogdana-matsotska-tuttacronacaSi fa sempre più incandescente la situazione a Kiev, martoriata dai feroci scontri tra le forze dell’ordine e i manifestanti antigovernativi. E anche a Sochi, dove si stanno disputando le Olimpiadi Invernali, se ne risentono gli effetti. Alcuni dei 43 atleti che formano la delegazione ucraina, infatti, hanno deciso di lasciare i Giochi dopo le violenze e i morti negli scontri in patria. Mark Adams, portavoce del Comitato olimpico internazionale, ha spiegato: “Alcuni di loro hanno deciso di ritornare a casa. Sergei Bubka (presidente comitato olimpico ucraino, ndr) rispetta la loro decisione”. Nel frattempo la sciatrice Bogdana Matsotska ha annunciato su Facebook la propria decisione come forma di protesta contro il presidente Ianukovich e per solidarietà con i manifestanti di Kiev. “Mi rifiuto di gareggiare ancora”, ha scritto l’atleta, accusando il presidente di “irresponsabilità”.

Finisce la tregua a Kiev: si aggrava il bilancio dei morti

kiev-notte-tuttacronacaNonostante mercoledì il presidente Viktor Ianukovich avesse annunciato una tregua, i combattimenti tra la polizia e i manifestanti antigovernativi nel centro di Kiev sono già ripresi con i nuovi scontri che hanno incrementato il bilancio dei morti. Il ministero della Salute ucraino ritiene che le vittime siano 28 mentre in ospedale si trovano ancora 287 feriti, tra i quali anche quattro minorenni e due cittadini stranieri.

Tra i manifestanti ha fatto la sua apparizione anche un cecchino che spara sulla polizia dall’edificio del conservatorio di Kiev. In una nota, il ministero dell’Interno sostiene che abbia già ferito oltre 20 agenti. Il conservatorio si affaccia su Maidan, la piazza centrale della città.

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Il video dell’uomo che attraversa la violenza di Kiev suonando

kiev-cornamusa-tuttacronacaGli scontri impazzano in piazza a Kiev, in Ucraina, ma c’è chi sembra non accorgersene e incede tra il fuoco e la violenza. E’ un uomo che, nel mezzo della guerriglia, incede suonando la sua cornamusa, con le note che si confondono in mezzo ai rumori della lotta, tra pietre e veicoli in fiamme. Il video, ovviamente, corre rapido sul web:

Paura per il Valencia: trasferta per l’Europa League nella Kiev della violenza

kiev-tuttacronaca-partitaNel centro di Kiev la città è messa a ferro e fuoco: impazzano gli scontri tra i manifestanti oppositori del presidente Yanukovych e le forze dell’ordine e la situazione è precipitata in una guerriglia urbana, con già 25 persone morte e innumerevoli feriti. Proprio in questo contesto si giocherà, giovedì, il match dei sedicesimi di finale di Europa League tra la Dinamo Kiev e il Valencia. Gli spagnoli sono chiaramente preoccupati per il clima che troveranno al loro arrivo, previsto per oggi alle 18, nella città ucraina e già ieri mattina i responsabili del club iberico hanno avviato una serie di contatti con i colleghi ucraini della Dinamo, con la Uefa e con l’ambasciata spagnola a Kiev per capire se fosse il caso di annullare la trasferta. Spiega Calcioblog:

In primo momento il Valencia aveva avanzato la proposta di giocare la prima partita al Mestalla per poi temporeggiare in vista del ritorno (magari da disputare in un’altra città ucraina), ma i vertici del calcio europeo hanno insistito nel voler rispettare il calendario tranquillizzando i valenciani; anche l’ambasciata ha dato parere positivo affinché la gara venisse giocata senza problemi, al che dalla Spagna non hanno potuto che confermare il viaggio e domani saranno regolarmente in campo. Nonostante questo hanno preso delle precauzioni, una su tutte non effettueranno nessuna rifinitura della vigilia allo Stadio Olimpico, ma rimarranno asserragliati nell’hotel Opera Kiev, a due chilometri dal centro caldo della rivolta, dove il tecnico Pizzi terrà anche la consueta conferenza stampa; dopo la partita prenotato un volo immediato per Valencia, con rientro a casa nella notte.

Continuano gli scontri a Kiev: verso la guerra civile?

kiev-scontri-tuttacronacaNon si placa la situazione in Ucraina dove la polizia è impegnata in accesi scontri contro i manifestanti antigovernativi. Granate lacrimogene e un nuovo assalto sulla Maidan, la piazza centrale di Kiev, da parte delle truppe antisommossa ucraine, che si sono posizionate intorno al monumento al centro della piazza, cuore delle proteste antigovernative. Continuano gli scontri a Kiev dopo l’ultimatum rimasto inascoltato lanciato dalle autorità: nelle ultime ore il numero di morti è salito a 25 ma potrebbe essere destinato ad aumentare ulteriormente. Gli agenti delle forze speciali ‘Berkut’ sono tanti e ben equipaggiati ma trovano a fronteggiarli migliaia e migliaia di dimostranti, alcuni dei quali armati di spranghe, qualcuno anche di pistole. Alle granate lacrimogene della polizia i manifestanti rispondono con pietre, molotov e fuochi d’artificio, mentre centinaia di pneumatici vengono bruciati per creare una cortina di fuoco e fumo che freni l’attacco degli agenti. Questi ultimi hanno raggiunto Maidan aprendosi un varco nelle barricate costruite dai manifestanti a forza di manganellate e fucilate, per lo più con proiettili di gomma. Gli agenti sono però accusati di aver usato anche fucili caricati con proiettili convenzionali. Secondo il direttore sanitario del centro medico degli insorti, uno dei manifestanti morti è stato colpito alla testa da un colpo d’arma da fuoco. Nelle violenze si registrano circa 180 agenti feriti, 157 dei quali ricoverati in ospedale. I feriti tra i manifestanti, invece, secondo l’opposizione sono più di 150. Il timore, ora, è che la situazione si trasformi in una guerra civile mentre si sono segnalate violenze anche in alcune città dell’Ucraina occidentale, tra cui Leopoli, roccaforte dell’opposizione più nazionalista, dove circa 5.000 insorti si sono impossessati di un deposito di armi.

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Kiev: la città ridotta a un teatro di guerra

kiev-scontri-tuttacronacaViolenza a Kiev dove si sono acutizzati gli scontri tra la polizia e i manifestanti dopo che un cordone di agenti ha impedito a un corteo di avvicinarsi al Parlamento mentre era in corso la discussione di una riforma costituzionale per ridurre i poteri del presidente. A nulla è servito l’ultimatum del governo che ordinava ai manifestanti di ritirarsi. Si contano tredici i morti, sette civili e sei poliziotti, oltre 150 i feriti. Mentre i manifestanti antigovernativi occupano la piazza, gli agenti premono su due lati della piazza e nella zona si vedono fiammate di bombe molotov e si sentono scoppi di lacrimogeni. In un comunicato del ministero dell’Interno e dei servizi speciali si era letto: “Avvertiamo le teste calde dell’opposizione: il potere ha i mezzi per ristabilire l’ordine. Saremo costretti a ricorrere a misure più forti se le violenze non cesseranno entro le 18”.

Mentre la violenza invade la città, il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier mette in guardia Kiev su “possibili ripensamenti sulle sanzioni” da parte dell’Ue, secondo quanto si legge in una nota diramata dal ministero. A questo punto, dice il testo, punto non si possono escludere “sanzioni personali” contro i “responsabili” delle violenze in Ucraina. Anche la Casa Bianca ha esortato il presidente ucraino Viktor Ianukovich a fare di tutto per porre fine alle violenze. Anche la Nato è intervenuta, attraverso il suo segretario generale. “Sono gravemente preoccupato per il ritorno della violenza in Ucraina e per le notizie sui morti a Kiev”, ha detto Rasmussen, facendo “appello a tutte le parti” perché fermino la violenza e “riprendano urgentemente il dialogo” nonché “il processo parlamentare”.

Durante gli scontri sono stati utilizzati, da parte delle forze dell’ordine, manganelli, lacrimogeni, granate assordanti e proiettili di gomma, mentre i manifestanti hanno a loro volta utilizzato mazze e lanciato pietre. Almeno 150 manifestanti sono rimasti feriti, 30 in modo grave, mentre sono 37 gli agenti contusi. Secondo il Kyiv Post, alcuni dimostranti hanno spostato un mezzo della polizia che bloccava il passaggio al Parlamento e hanno iniziato gli scontri. Per quel che riguarda i danni, almeno tre camionette della polizia sono andate a fuoco. Gli incendi sono dovuti al lancio di molotov da parte dei dissidenti. Circa 5.000 manifestanti sono arrivati davanti alla sede dell’organo legislativo, il cui ingresso principale è a circa 200 metri dal luogo degli scontri. Alcune delle tende dei manifestanti in piazza Maidan sono in fiamme. I dimostranti rimasti continuano da parte loro a bruciare pneumatici all’imbocco della piazza,su via Institutska, per creare una sorta di cortina di fuoco e fumo. Il ministero degli Esteri russo ha affermato che il ritorno della violenza nelle strade del centro di Kiev è il “risultato diretto” della politica occidentale. In una nota vengono inoltre accusati “i politici occidentali e le organizzazioni europee di incoraggiare le provocazioni contro il potere legale” in Ucraina.

Solidarietà a Luxuria: manifestazione pro-gay davanti all’ambasciata russa

Vladimir-Luxuria-protesta-roma-tuttacronacaMentre Vladimir Luxuria viene fermata, e rilasciata, per ben due volte a Sochi, dove sono in corso i Giochi Olimpici Invernali, in Italia va in scena una manifestazione davanti all’ambasciata russa a Roma. In piazza si sono ritrovate le associazioni gay della capitale, che hanno manifestato la loro solidarietà all’ex parlamentare. Presenti anche l’attrice Eva Grimaldi e la deputata Sel Ileana Piazzoni.

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Le aziende in crisi sfilano a Roma: “la marcia dei 30mila”

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Dopo la marcia dei 40mila della Confidustria arriva quella dei 30mila nella Capitale che si prepara ad accogliere gli artigiani e commercianti di Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Casartigiani. La sede scelta è il Cinema Capranica al centro di Roma a pochi passi da  Montecitorio. La manifestazione che alle 12 si sposterà in Piazza del Popolo ha per slogan “Senza l’impresa non c’è Italia. Riprendiamoci il futuro”. Organizzata come protesta contro il governo Letta, gli imprenditori hanno deciso di scendere in Piazza anche con un nuovo premier, per cercare di portare avanti quelli che da sempre sono i vincoli ceh impediscono la ripresa. Il presidente dell’Associazione artigiani Angelo Carrara ha dichiarato all’Eco di Bergamo: 

“La sburocratizzazione del Paese; poi bisogna dare un taglio netto a sprechi e sperperi che assorbono tante risorse e cancellare il finanziamento dei partiti; e quindi – ma è ovvio che non può essere un processo rapido – si dovranno abbassare le tasse. Al nuovo governo noi chiediamo un gesto importante: un segnale di fiducia dall’alto che consenta di ripartire con una visione strategica del futuro”.

“Via la divisa”: corteo contro il reintegro dei poliziotti che uccisero Federico

corteo-ferrara-tuttacronacaEra il 25 novembre 2005 e Federico Aldrovandi veniva massacrato da quattro poliziotti durante un controllo. Oggi, a Ferrara, alle 15.15, ha preso il via il corteo di protesta contro il reintegro dei quattro agenti che gli tolsero la vita e che hanno appena finito di scontare la pena per “eccesso colposo in omicidio colposo”. Alla manifestazione prendono parte almeno 2mila persone, di ogni età e tra le quali gli ultras della Spal, di cui Federico era tifoso, del Bologna. Quello che chiedono è che gli agenti vengano destituiti dalla polizia per aver disonorato la divisa. Lino Aldrovandi, padre di Ferderico, ha spiegato: “Il messaggio che questa decisione manda agli uomini della polizia è che per aver ucciso un ragazzo si può anche essere premiati, perché essere messi in un ufficio è sicuramente più agevole che lavorare sulle volanti”. Ai manifestanti è arrivata via Twitter anche la solidarietà di Nichi Vendola: “Via la divisa per rispettare i familiari di Federico. Via la divisa – ha aggiunto – per rispettare i poliziotti onesti e le istituzioni”. Tra i presenti anche un vicentino che durante il G8 di Genova si trovava alla Diaz, Arnaldo Cestaro: “Mi hanno rotto un braccio e varie costole. Sono qui perchè eventi simili non devono più accadere”. E dentro ai “simili” vengono racchiuse tutte le “violenze e i crimini dello Stato”. Presente al corteo anche il deputato pentastellato Ferraresi, che ha partecipato al corteo per “Chiedere anche da qui, oltre che a livello istituzionale, che venga fatta giustizia perchè un ragazzo non può morire così”. Chi è qui la pensa allo stesso modo: la sospensione dal servizio per sei mesi non è sufficienti. “Quegli agenti devono essere radiati non possono reindossare la divisa”. Ma non mancano neanche Lucia Uva e Ilaria Cucchi, che chiedono giustizia per i loro morti.

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Grillo e il processo No Tav: “Nove mesi? Passano in fretta…”

grillo-carcere-tuttacronacaLa Procura di Torino ha chiesto che Beppe Grillo venga condannato a nove mesi di reclusione con riferimento alla costruzione abusiva costruita nel 2010 e poi diventata uno dei simboli del movimento No Tav. Ora il leader del Movimento 5 Stelle ha deciso di prendere la parola e risponde spiegando che “9 mesi passano presto”. Grillo, inoltre, si dice tranquillo, pronto a scontare la pena. E rilancia con un appello di solidarietà per i NoTav.

Questo è un appello di solidarietà alla Val di Susa. Sono più di 500 inquisiti, tutti sotto processo per delle cose che io non riesco assolutamente a capire. Comunque io confido nella Giustizia. Sono calmo, sono sereno. Sono molto sereno. Non ho grossi problemi. Il PM ha chiesto nove mesi di reclusione perché io avrei rotto un sigillo “già portato via dal vento”, come scritto nella notifica. Era un sigillo che non c’era, un sigillo “inconsapevole”. Mi hanno invitato in una baita dove mangiavano della polenta e io sono andato a mangiare la polentina. Però io sono tranquillo: nove mesi passano presto. Voglio dare la mia solidarietà a Alberto Perino e a tutti i ragazzi della Val di Susa che devono risarcire un danno ipotetico di 215.000 euro, ne hanno già raccolto circa 100.000 e ne mancano altrettanti. C’è poco tempo e dobbiamo dargli una mano a risolvere questo problema. La TAV è un problema che non riguarda solo la Val di Susa, ma tutta l’Italia e forse tutta l’Europa, ma noi siamo tranquilli! La Giustizia farà il suo corso e io sono calmo, perfetto e non mi agito assolutamente. Aiuta la Valle a resistere! I contributi devono essere versati esclusivamente sul Conto Corrente postale per le spese legali NO TAV n.1004906838 IBAN: IT22L0760101000001004906838 intestato a Pietro Davy e Maria Chiara Cebrari.

No Tav: la Procura di Torino chiede 9 mesi per Beppe Grillo

beppe_grillo_no_tav-tuttacronacaAl termine di un processo legato a una delle dimostrazioni dei No Tav in Valle di Susa, la Procura di Torino ha chiesto che Beppe Grillo venga condatto a nove mesi di reclusione. Il riferimento è alla costruzione abusiva di una baita, nel dicembre 2010, diventata simbolo del movimento. Come spiega TgCom: i fatti risalgono al 5 dicembre di quattro anni fa quando, durante una manifestazione dei No Tav, Beppe Grillo salì in Val di Susa. Si fermò davanti alla baita, allora ancora in costruzione, per improvvisare un comizio e farsi poi accompagnare all’interno. Il comandante dei carabinieri della compagnia di Susa in precedenza lo aveva avvertito: se avesse varcato la soglia di quella casetta, avrebbe commesso un reato. Grillo entrò e uscì pochi minuti dopo per mimare, davanti alle telecamere, i polsi ammanettati. Nel processo sono coinvolte 21 persone, tutte accusate di violazione di sigilli. Solo per quattro degli interessati è stata chiesta l’assoluzione, per gli altri condanne tra i sei e i 18 mesi. Non è invece chiaro se il leader del M5s sia o no indagato in merito alla lettera aperta da lui inviati ai capi delle forze di polizia. “Al riguardo sono arrivati numerosi atti da divere Procure dove risulta già indagato” per istigazione ai militari a disubbidire alle leggi, dice il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce. Ancora il TgCom scrive: La Procura di Genova sta in merito vagliando la sussistenza della competenza territoriale per la decina di denunce per i contenuti del blog dello stesso Grillo e inviate a Genova. Le denunce sono tutte convogliate nel capoluogo ligure perché ritenuto quello con la Procura competente, dal momento che il comico risiede a Sant’Ilario (Genova). Ma proprio la competenza territoriale sarebbe uno degli aspetti al vaglio dei magistrati che si occupano del caso. Tra le denunce arrivate ce n’è anche una che viene da Teramo. La Procura comunque non conferma l’iscrizione nel registro degli indagati del comico genovese anche se, secondo quanto appreso, l’apertura del fascicolo come “atto dovuto” potrebbe portare nei prossimi giorni, una volta risolto il problema della competenza, a un ulteriore sviluppo. L’attività della Procura di Genova sarebbe incentrata non solo sulla lettera aperta alle forze dell’ordine, postata sul blog del 10 dicembre 2013, ma anche su una serie più ampia di affermazioni che, secondo quanto appreso, non sarebbero esclusivamente state riportate nel blog. I pm confermano che, una volta ricevuto il fascicolo da Roma, il reato ipotizzato, ancora contro ignoti, è il 266 del codice di procedura penale, ovvero l’istigazione dei militari a disobbedire alle leggi, che prevede una reclusione da due a cinque anni se il fatto viene commesso pubblicamente. I documenti arrivati sono stati accorpati in un unico fascicolo, su cui stanno lavorando i magistrati Nicola Piacente, Federico Manotti e Silvio Franz. Da parte sua Enrico Grillo, nipote e avvocato del comico, a proposito dell’iscrizione nel registro degli indagati del leader del M5S dice: “A noi non è arrivato nessun avviso di garanzia. Non sappiamo nulla”.

Beppe Grillo indagato per istigazione dei militari alla disobbedienza

beppe-grillo_indagato-tuttacronacaLa Procura di Genova ha aperto un fascicolo e ora Beppe Grillo sarebbe indagato per istigazione alla disobbedienza. Stando a quanto si apprende da fonti giudiziarie, infatti, il leader del Movimento 5 Stelle è indagato per istigazione ai militari a disobbedire alle leggi. L’inchiesta è stata avvita dai pm genovesi hanno avviato in seguito a un procedimento inviato da Roma dove era stato presentato un esposto da parte di alcuni deputati del Pd, dopo l’esortazione del leader del Movimento Cinque Stelle a non difendere più la classe politica e l’invito ai militari a unirsi alla protesta dei forconi.

Non solo violenza in Ucraina, la protesta si fa anche a suon di musica!

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Dopo aver visto sui media di tutto il mondo la violenza nelle manifestazioni in Ucraina, arriva anche chi vuole protestare in modo pacifico. Così Markiyan Matsekh  ha deciso di portare il pianoforte in strada e suonare un po’ di musica classica proprio di fronte alle linee di polizia. Nei mesi successivi poi il piano è stato verniciato con i colori della bandiera ucraina uniti a quelli dell’Unione europea per farlo diventare un simbolo delle proteste in atto nel paese. L’emozione suscitata da questa azione pacifica è visibile su YouTube:

 

La Russa show alla Giornata Nazionale dell’India: “Assassini! Vergogna!”

ignazio_la_russa-tuttacronacaGiornata nazionale della Repubblica dell’India oggi con ricevimento, banchetto e autorità presenti. E mentre all’interno si festeggiava, all’esterno un centinaio di contestatori chiedevano l’immediato rilascio dei due maròSalvatore Girone e Massimiliano LaTorre, da due anni in carcere in India accusati di aver ucciso un pescatore. Tra questi, anche l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa che, a un certo punto, ha preso l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza ed è entrato, seguito da un fotografo, nella sala dove si svolgeva il ricevimento. Inizialmente ha annunciato di essere contrario a quel festeggiamento, dopo di che ha dato vita al suo show gridando “Vergogna! Assassini!”. La Russa ha quindi spiegato che si riferiva non tanto agli indiani quanto agli imprenditori presenti, molti vicini al centrodestra, solo per motivi di affari. La tesi dei due contestatori è che tali affari “non valgono la vita di due persone”. E’ Fidanza a raccontare quello che è accaduto una volta entrati:

 

 

Siamo stati ricevuti cortesemente proprio nel salone dove stavano banchettando. Noi abbiamo espresso al console la nostra contrarietà all’idea di organizzare una festa per l’India a Milano, proprio mentre due nostri connazionali sono detenuti illegalmente.

Uscendo dalla sala La Russa e Fidanza hanno cominciato a urlare Assassini!Vergogna!

Salvini: “Chi tocca la Lega abbia paura”

matteo-salvini-tuttacronacaGiornata intensa, quella di ieri, per il segretario leghista Matteo Salvini che dopo la protesta ai caselli ha preso anche parte alla fiaccolata a Torino a sostegno della giunta Cota. “Il prossimo leghista che toccheranno, non so se sarà a Torino, Milano, Genova, Pordenone, o Vicenza – ha detto Salvini – dodici ore dopo, non solo noi ma mille, duemila, diecimila persone, pacifiche ma non tanto, si mobiliteranno e qualcuno cominci ad avere paura, perchè la paura fa bene”. Del resto Cota non si arrende e lunedì riunirà la Giunta per conferire ufficialmente agli avvocati l’incarico di ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che ha azzerato il risultato delle elezioni. Una nuova battaglia dai tempi piuttosto stretti (la data limite è il 30 gennaio) e dai contorni incerti. “Per prepararci adeguatamente – lamenta tra l’altro uno dei legali del centrodestra – dovremmo aspettare le motivazioni del provvedimento dei giudici, che però potrebbero arrivare solo fra dieci giorni”. Come spiega l’Huffington Post: 

 

 

Finisce insomma ai supplementari una partita che ora viene criticata per la sua lunghezza: l’ex presidente Mercedes Bresso aveva presentato i ricorsi nel 2010 all’indomani del voto, ma ci sono voluti quattro anni prima che si arrivasse a un punto fermo. E se i burloni del web si scatenano (“Il Tar ha annullato le elezioni perché all’epoca il Piemonte si chiamava Regno di Sardegna”, “domani annullerà il referendum monarchia-repubblica” e via scherzando) c’è chi, come Pierluigi Mantini, del Consiglio di presidenza della magistratura amministrativa, vuole aprire un’indagine interna perché “quarantacinque mesi sono decisamente troppi”. In realtà, dopo una prima sentenza interlocutoria del 2010 emanata dallo stesso Tar (ma i giudici erano diversi), la causa si è dispersa fra tribunali civili e penali, pronunce del Consiglio di Stato e persino della Corte Costituzionale.
“Nessuna lentezza da parte dei magistrati amministrativi, il giudizio è stato sospeso per mesi anche perché si dovevano definire le questioni di rilievo penale”, osserva Giampiero Lo Presti, presidente dell’Anma.

Adesso la sentenza è esecutiva, ma Giunta e Consiglio regionale, in attesa che si definisca la questione, rimangono insediati per sbrigare quegli affari “urgenti e indifferibili” che, se fossero trascurati, potrebbero danneggiare “l’ente Regione e il Piemonte”: si fa l’esempio della valutazione di metà mandato dei direttori delle Asl o ai progetti da finanziare con i fondi Ue. Un altro punto fermo: gli atti compiuti dal 2010 a oggi, secondo i giureconsulti interpellati da piazza Castello, restano validi.

 

La prossima settimana non sono previste sedute del Consiglio regionale, ma solo i lavori della Commissione Bilancio. I capigruppo avevano in programma una riunione, lunedì, per discutere di legge elettorale, ma è probabile che parleranno d’altro. Meno probabile, invece, una discussione della Giunta per le elezioni su Michele Giovine, il consigliere regionale che con la sua lista dei ‘Pensionati per Cota’ è stato la pietra dello scandalo. Giovine è stato sospeso dopo la condanna della Corte d’Appello di Torino e percepisce metà dello stipendio: nelle scorse settimane la pena di due anni e otto mesi è diventata definitiva e dovrebbe decadere, ma l’eventuale azzeramento di tutto il Consiglio porterebbe la questione in secondo piano.

 

Quanto al centrosinistra, che vuole un election day in primavera, gli avvocati stanno cercando di capire se esistono soluzioni giuridiche in grado di costringere Cota a lasciare subito lo scranno di governatore.

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Salvini e il “rincaro razzista” ai caselli: non paga! E intanto si manifesta

salvini-pedaggio-tuttacronacaLega in strada o, per meglio dire, in autostrada oggi. I militanti hanno infatti protestato, questa mattina, in una serie di caselli autostradali del nord contro l’aumento del pedaggio scattato all’inizio dell’anno. Anche il segretario Matteo Salvini e il presidente Umberto Bossi si sono uniti ai manifestanti a Gallarate, lungo la A8 in provincia di Varese. “Sono qui e non pagherò il casello dichiarando che il servizio fa schifo: è una questione di giustizia sociale, perchè ci sono mille chilometri di autostrade al sud gratis e bastonano il nord”, ha detto il segretario che ritiene i rincari un atto di “razzismo”. Un centinaio i leghisti che con bandiere e striscioni hanno presidiato le corsie di uscita dell’autostrada: il loro scopo è di presentarsi in auto alla barriera e dichiarare di non voler pagare il pedaggio poiché “insoddisfatti del servizio”. I lumbard, che hanno accolto Salvini e Bossi al grido di “secessione, secessione”, sostengono che sia iniquo il trattamento nei confronti del nord “mentre al sud non si paga l’autostrada”.

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Ma quali calze! A Torino si appendono gli slip verdi! La manifestazione Pd

protesta-mutande-verdi-tuttacronacaSe l’Epifania si porta via tutte le feste… perchè la Befana non fa un po’ di spazio e trascina con sè anche Roberto Cota? E’ questo il ragionamento di una cinquantina di militanti del Pd. Niente calze appese però: solo sacchi di carbone e tanti slip, che ricordano gli acquisti del governatore leghista, tutti appesi davanti al Palazzo della Regione per chiedere ancora una volta le dimissioni di governatore Roberto Cota.

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Nella Silicon Valley, guerra ai dipendenti di Google e Apple

google-protesta-tuttacronacaLa crisi non ha risparmiato neanche la Silicon Valley e si cercano i “colpevoli”: sarebbero i dipendenti di Google e di Apple, contro i quali è scoppiata la guerra. I maxi stipendi dei techies sono il motivo per il quale aumentano gli affitti degli appartamenti e chi non lavora negli uffici dei giganti dell’hi tech rischia di essere cacciato. Per questo motivo a San Francisco e a Oakland è esplosa la rabbia di un movimento che organizza la protesta sul web, mettendo in piedi flash mob il cui scopo è bloccare i bus che portano a lavoro i dipendenti di Big-G e della mela morsicata. Visto che si parla di rete, non poteva mancare qualcuno che twittasse una foto destinata a diventare virale. Lo scatto è di Craig Frost, dipende di Google, e ritrae i manifestanti con lo striscione “Google vaf…” che impedisce il passaggio del bus che porta i geek a Mountain View.  Nelle rivendicazioni si usa il termine di “gentrification” (i cambiamenti socio-culturali in un’area, risultanti dall’acquisto di beni immobili da parte di una fascia di popolazione benestante in una comunità meno ricca ). Non solo, nei volantini si parla anche di tutti i vari benefits che hanno i dipendenti di Google. Tra le altre rivendicazioni dei manifestanti, l’uso delle fermate pubbliche per i bus aziendali dei colossi dell’hi tech e il traffico che i mezzi creano in città. Si parla di “ingiustizia nel sistema dualistico della città, dove il pubblico paga e le imprese private guadagno”.

Petardi e uova contro le vetrine: a Napoli in corteo

 

corteo-napoli-tuttacronacaCorteo non autorizzato oggi a Napoli, partito da piazza Medaglie d’Oro nel quartiere Vomero e composto da precari, studenti, ex lavoratori licenziati e “senza casa” contro i “privilegi della casta”. In testa, uno striscione con la scritta: “Natale per tutti o per nessuno”. I manifestanti, una sessantina circa, hanno attraversato piazza Amedeo prima d’imboccare via dei Mille, facendo registrare problemi al traffico cittadino. Alcuni partecipanti, una volta raggiunta piazza dei Martiri, ha lanciato un petardo davanti il palazzo Partanna, che ospita la sede dell’Unione Industriali di Napoli. I manifestanti hanno anche lanciato uova contro le vetrine di dei negozi di note griffe di moda che si affacciano sulla piazza.

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Forconi in piazza San Pietro: il Papa risponde

forconi-vaticano-tuttacronacaAlcuni dissidenti del coordinamento 9 dicembre, com’era stato anticipato nei giorni scorsi, si sono riuniti a San Pietro per assistere alla Santa Messa di papa Francesco. Per l’ala ‘dialogante’ del movimento è prevista, nel pomeriggio, una conferenza stampa in piazza di Castel Sant’Angelo. “Oggi siamo dal Papa per dire al mondo che la smetta di dipingerci come violenti – ha affermato il leader Mariano Ferro in una nota – per confermare quello che lui stesso ha dichiarato qualche giorno fa e cioè che ‘i poveri non possono aspettare’.” E Papa Francesco, dopo la recita dell’Angelus, si è rivolto sia ai fedeli che ai manifestanti: “A quanti dall’Italia si sono radunati oggi per manifestare il loro impegno sociale, auguro di dare un contributo costruttivo, respingendo le tentazioni dello scontro e della violenza e seguendo sempre la via del dialogo e difendendo i diritti”. Il Pontefice ha anche notato uno striscione esposto: “Lì è scritto – dice dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano – ‘i poveri non possono aspettare’. E’ vero. Questo mi fa pensare che Gesù è nato in una stalla, non è nato in una casa. Poi e dovuto fuggire, andare in Egitto per salvare la vita. Poi è tornato a casa sua, a Nazareth, e io oggi penso a tante famiglie senza casa, sia perchè mai l’hanno avuta, sia perchè l’hanno persa per tanti motivi”. E ancora: “Famiglia e casa vanno insieme è difficile portare avanti la famiglia senza abitare in una casa. In questi giorni di Natale invito tutti, persone, entità sociali, autorità, a fare tutto il possibile perchè ogni famiglia possa avere una casa”. Poi conclude con gli auguri: “Auguro a tutti una buona domenica e un Natale di speranza, di giustizia e di fraternità”

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Corteo contro il lusso a Firenze: scontri tra antagonisti e polizia

scontri-firenze-tuttacronacaScontri a Firenze nel pomeriggio dove 200 antagonisti erano intenzionati a svolgere un corteo nelle strade del centro. Il bilancio, stando a quanto viene riportato, parla di cinque poliziotti rimasti feriti o contusi. Secondo quanto appreso uno è rimasto colpito al volto da un corpo contundente durante uno dei tafferugli mentre un agente è stato ustionato ad una mano da un candelotto fumogeno acceso dai manifestanti. Un altro si è fatto curare al pronto soccorso per un colpo al collo. Nessuno, comunque, risulta aver avuto bisogno di un ricovero in ospedale. La protesta contro il lusso ha portato ai contatti più intensi in via Cavour, all’altezza di piazza San Marco.

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Protesta dei Forconi: “punizioni” in vista

pisa_stazione_forconi-tuttacronacaLa scorsa notte un gruppo di manifestanti appartenenti al Movimento dei Forconi hanno bloccato a Pisa, per due ore, l’Intercity 799 diretto a Roma. Ora è stato reso noto che i colpevoli del ritardo saranno denunciati per interruzione di pubblico servizio. Ai manifestanti verranno inoltre addebitati i costi per i ritardi causati alla circolazione ferroviaria. E’ la Questura di Pisa a spiegare, in una nota, che il leader del gruppo è un fruttivendolo di 35 anni, di Massarosa (Lucca), già noto alle forze dell’ordine.

Forconi, studenti, operai, Casapound… piazza del Popolo si tinge del Tricolore

forconi-roma-toiatti-tuttacronacaIl ritrovo per dare il via alla manifestazione a Roma era per le 15, a piazza del Popolo, ma fin da questa mattina drappelli hanno continuato a confluire. Alla manifestazione indetta dall’area intransigente guidata da Danilo Calvani, il contadino cinquantunenne di Pontinia, in provincia di Latina, si urla “Tutti a casa, tutti a casa” e “Libertà, libertà”. Diverse sono le delegazione giunte da tutta Italia, da Reggio Emilia, Firenze, Ivrea ed anche Aosta. Nel cielo sventolano le bandiere tricolore. Nel frattempo sono arrivate anche alcune decine di studenti ed operai, accolti dagli applausi dei manifestanti. I ragazzi hanno fatto il loro ingresso da piazzale Flaminio tenendo nelle mani fumogeni tricolore che hanno colorato la piazza. Intonando l’Inno di Mameli, gli studenti hanno esposto uno striscione con scritto ‘Studenti, braccianti, operai… il sole non sorge a Bruxelles’. Presi d’attacco, a livello di cori, anche i giornalisti, che sono stati definiti “terroristi”. Ma in piazza sono giunti, al grido di “Italia nazione rivoluzione” anche oltre 200 militanti di Casapound partiti in corteo a Roma dalla sede del movimento di estrema destra in via Napoleone III, per raggiungere il sit-in dei Forconi a piazza del Popolo. Anche per loro, bandiere tricolori. In testa al corteo il vice-presidente del Movimento Simone Di Stefano arrestato qualche giorno fa per aver rubato la bandiera dell’Unione Europea. E per ricordare quell’episodio tra i manifestanti spunta anche un manifesto che ritrae un ragazzo che “ruba” una bandiera dell’Europa. In testa alcuni manifestanti indossano maschere dipinte col tricolore dietro uno striscione con su scritto: “alcuni italiani non si arrendono”. Anche al loro arrivo, dalla piazza si sono alzati alcuni applausi.

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I Forconi a Roma: “Arrabbiati ma non violenti”. E spunta la cimice

Forconi-Roma-manifestazione-tuttacronacaI Forconi vicino a Danilo Calvani continuano a ripeterlo: “Siamo arrabbiati ma non violenti”. E mentre raggiungono piazza del Popolo a Roma, Aladino Castellani, uno degli esponenti del movimento, dice: “Chi oggi non è venuto ha già perso, noi siamo qui per combattere anche per loro che non hanno il coraggio di metterci la faccia”. Quello che i manifestanti, per la maggior parte over 40, si chiedono con maggiore frequenza è cosa accadrà in piazza.  Nota un ragazzo: “Dicono che ci saranno anche quelli di Casapound, saranno senza simboli e solo con il tricolore”. Gli rispondono: “Ma ci saranno 2.000 poliziotti in strada, speriamo vada tutto bene”. Il fatto è che ormai la gente ha paura: “È stato creato un clima mediatico di terrore, ora la gente ha paura”. “Non accetteremo atteggiamenti equivoci, quindi avvertiamo tutti che se mai qualcuno avesse intenzione di coprirsi il volto in piazza sarà denunciato da noi stessi alle forze dell’ordine, non accettiamo ingerenze nel movimento”, ha detto Aladino Castellani al momento della partenza. Intanto i manifestanti del presidio dei Forconi dei Partigiani a Roma mostrano un oggetto che hanno trovato: “Abbiamo trovato una cimice nascosta all’interno di un braccialetto di similpelle, che si trovava in terra nei pressi di un cassonetto dei rifiuti che era vicino al nostro presidio”. “La cimice – proseguono – era perfettamente funzionante ma noi abbiamo staccato i fili e l’abbiamo schiacciata. Fanno di tutto per controllarci, probabilmente è stata sistemata lì sotto richiesta del governo”.

Non solo Roma: manifestazioni anche in Sardegna

sardegna-forconi-tuttacronacaIn piazza d’Italia, a Sassari, si sta manifestando davanti al palazzo della Provincia con striscioni e finte bare. Quello che una cinquantina di forconi sardi, non legati direttamente al gruppo di protesta nazionale ma appartenenti al movimento Anti-Equitalia e al movimento per la Zona Franca in Sardegna chiedono, come spiegano gli organizzatori del sit-in, è “la ridiscussione di tutte le norme monetarie europee a partire dal Trattato di Maastricht, nell’ottica del riacquisto della sovranità finanziaria e monetaria”.  I rappresentanto del movimento hanno quindi aggiunto: “Senza la riconquista di una completa e operativa sovranità monetaria e di un ricollocamento dell’intero debito pubblico all’interno dell’economia italiana qualsiasi tentativo di uscire dalla crisi è destinato al fallimento”.

Treno bloccato nella notte a Pisa: Forconi sui binari

forconi-pisa-stazione-tuttacronacaManifestazione nel pomeriggio a Roma e già si sono contati i primi disagi in Italia. A Pisa, la scorsa notte circa 35 giovani hanno occupato per quasi un’ora i binari della stazione ferroviaria impedendo in questo modo a un intercity diretto a Salerno di riprendere la marcia dopo il suo arrivo in città. L’intenzione dei Forconi era di salire sul treno senza pagare il biglietto e raggiungere in questo modo la Capitale. Il convoglio aveva subito la stessa sorte accumulando un’altra ora di ritardo in partenza da Genova. Per quel che riguarda la stazione toscana, alla fine i manifestanti, provenienti da Viareggio, hanno acquistato un biglietto cumulativo e sono partiti poco prima delle sei per Roma con un treno interregionale. Come riporta la Nazione, secondo quanto appreso, sul posto sono intervenuti polizia e carabinieri, non apparterrebbero a gruppi organizzati ma sarebbero simpatizzanti di estrema destra: qualcuno di loro sventolava il tricolore mentre non sono stati srotolati gli striscioni che avevano portato al seguito. I giovani hanno raggiunto Pisa con treni locali con l’obiettivo di salire proprio su quell’Intercity e le forze dell’ordine non escludono che fossero in contatto con qualcuno che già si trovava su quel convoglio che viaggiava con oltre un’ora di ritardo e il cui passaggio da Pisa, dove è giunto poco prima delle 4, era previsto alle 2.21.

Casapound pronta per Roma: “presidio statico”

manifestazione-casapound-tuttacronacaE’ Repubblica che intervista Simone Di Stefano, vicepresidente di Casapound, appena condannato a tre mesi con l’obbligo di firma per avere preso una bandiera Ue per sostituirla col tricolore. “Calvani dice che non ci vuole? E come ci impedirà di manifestare? Arriveremo in duemila in Piazza del Popolo. Il Coordinamento 9 dicembre ha chiamato tutti gli italiani e noi ci saremo, senza vessilli politici e con il tricolore”. E su quello che si aspetta dalla manifestazione di oggi a Roma: “Non credo che ci saranno scontri con la polizia. Noi non li vogliamo. Il presidio è statico, saremo lì con le maschere e il cappio al collo, per ricordare tutti i lavoratori e gli imprenditori che si sono suicidati per la crisi” e “rimarremo in Piazza del Popolo finchè la questione delle elezioni anticipate non diventerà una priorità nella discussione per giornalisti e politici”. In piazza, aggiunge, “accettiamo chiunque decida di manifestare senza vessilli politici. Anche sindacalisti e studenti di sinistra”. E i grillini “se sono davvero antisistema come dicono, devono lasciare 150 posti vuoti in Parlamento e scendere a manifestare con noi”.

Forconi in Vaticano: l’appuntamento è per domenica

forconi-vaticano-tuttacronacaNuovo appuntamento per il ‘popolo del 9 dicembre’: a segnarlo in agenda il leader dei Forconi siciliani Mariano Ferro che invita tutti domenica mattina in piazza San Pietro. Ritrovo alle 7. “Parteciperemo alla Santa messa. Vogliamo vivere un momento di serenità e di pace. Non possiamo rassegnarci, non vogliamo vedere violenza, non comprendiamo l’indifferenza del governo”. I Forconi ricordano: “I poveri non possono aspettare, ha detto qualche giorno fa Papa Bergoglio e noi che siamo i poveri ci affidiamo a lui ancor prima che agli uomini che decidono della nostra vita. Poveri ma ricchi, ricchi di voglia di vivere, ricchi di speranza, ricchi di voglia di serenita’, di pace e di giustizia. Ci piacerebbe se Papa Francesco lanciasse per noi un messaggio per quanto sta accadendo nel nostro paese”.

La fontana di Milano tinta di rosso sangue

fontana-colorata-milano-tuttacronacaGiornata calda oggi a Milano, dove ha avuto luogo la manifestazione degli studenti per il diritto allo studio. Ma se davanti al Pirellone si sono avuti scontri tra i manifestnati e le forze dell’ordine con tanto di lancio di vernice, i colori hanno fatto la loro apparizione anche a largo Cairoli. Qui, nella fontana, gli studenti hanno versato della vernice rossa contro “il dissanguamento della scuola pubblica”. I giovani sono scesi in piazza contro i tagli alla scuola pubblica.

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Scontri a Milano tra studenti e polizia

scontri-milano-tuttacronacaScontri tra studenti e polizia a Milano, dove il bilancio è di quattro agenti medicati in ospedale, come dice la questura, e sei ragazzi contusi, come rispondono i manifestanti. La tensione è esplosa davanti alla sede del Consiglio regionale,  dove gli studenti sono giunti dopo aver attraversato le vie del centro. Il culmine di un corteo di protesta per il diritto allo studio si è avuto davanti al Pirellone, in piazza Duca d’Aosta, protetto da un cordone di polizia. Qui è partito un lancio di uova e bottiglie piene di vernice, con i giovani che hanno provato a forzare il blocco delle forze dell’ordine protetti dai libri-scudo di gommapiuma e che sono ripartiti in corteo dopo due cariche delle forze dell’ordine. Dopo aver ripercorso  via Vittor Pisani ed essersi diretti verso Porta Venezia, hanno bloccato al loro passaggio le vie del centro. Qui, in circa 300, hanno gridato slogan (“né Maroni né forconi” e “Maroni e forconi tutti fuori dai c…”) e inscenato un sit in al centro della carreggiata, mandando in tilt il traffico già messo a dura prova in mattinata dallo sciopero dei mezzi pubblici. Ma anche il Pirellone è stato coinvolto nella protesta. Qui, come spiega Repubblica, quattro studenti dell’associazione ‘Non uno di meno’ e due insegnanti, che si trovavano all’interno del palazzo con regolare autorizzazione, hanno interrotto i lavori del Consiglio regionale urlando dalla tribuna del pubblico all’indirizzo dei consiglieri. Come all’esterno del palazzo, anche all’interno, la protesta era contro “i soldi alle scuole private e i tagli alla scuola pubblica”. La seduta è stata sospesa. I consiglieri del Movimento 5 Stelle hanno abbandonato i loro banchi in segno di solidarietà.

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Tre mesi di reclusione per il vicepresidente di Casapound

di-stefano-casapound-tuttacronacaSabato, a Roma, Simone Di Stefano, era stato arrestato dalla Digos con l’accusa di furto pluriaggravato per aver tentato di rimuovere la bandiera dell’Unione europea davanti alla sede Ue. Il vicepresidente di Casapound è stato ora condannato a tre mesi di reclusione e al pagamento di una multa di cento euro. Il giudice ha convalidato l’arresto disponendo la sua scarcerazione e stabilendo l’obbligo di firma bisettimanale. Dopo la condanna, mentre lasciava piazzale Clodio, Di Stefano ha commentato che la bandiera dell’Unione Europea “non ha assolutamente alcun valore spirituale perché rappresenta una costruzione tecnico-finanziaria che si basa sullo schiavismo dei popoli europei”. Domenico Di Tullio, il suo legale, ha detto: “Quello di Simone Di Stefano è un atto dimostrativo legato al movimento 9 dicembre dei Forconi”. Ha quindi spiegato: “Il giudice ha riconosciuto nella sua sentenza alcune attenuanti compresa quella del risarcimento in quanto la bandiera della Ue è stata restituita circa venti minuti dopo il blitz”.

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La settimana nera di Roma: la città in tilt

scioperi-roma-tuttacronacaE’ iniziato alle 8.30 lo sciopero dei mezzi, che durerà quattro ore, degli autisti dell’Atac e quello indetto al Cotral dalle segreterie regionali Filt-Cgil, Fit-cisl, Uil e Ugl Trasporti, Faisa Cisal e Sul Ct per il rinnovo del contratto scaduto nel 2007. Disagio quindi per la mobilità con la Capitale che deve fare i conti anche con le altre manifestazioni che si svolgeranno in città. Le difficoltà per la circolazione, infatti, proseguiranno domani e mercoledì, giorni nei quali la cittadinanza dovrà fare i conti con le targhe alterne. Ancora, ci sono i presidi e le manifestazioni. I militanti di Casapound si sono dati appuntamento per stamattina, alle 9, a piazzale Clodio, per chiedere la scarcerazione del loro vicepresidente, Simone Di Stefano, finito in manette sabato scorso dopo avere tentato di sostituire la bandiera europea con il tricolore nella sede della rappresentanza Ue in via IV novembre “Amare la nazione non è reato. Simone Libero”, è scritto sull’annuncio pubblicato sui social network, che in poco tempo si è diffuso a macchia d’olio. La notte scorsa uno striscione per la scarcerazione di Di Stefano è comparso anche nel presidio dei forconi a piazzale dei Partigiani. Ma non solo: mercoleì la protesta dei forconi arriverà a piazza del Popolo e già di parla di 40mila persone. Il prefetto Giuseppe Pecoraro, definisce inopportuno un accampamento nella piazza ma ritiene sarebbe invece possibile pensare ad un presidio ad oltranza “su altre piazze dove in genere si svolgono varie manifestazioni”. Come ad esempio piazza San Giovanni o in piazza Porta Pia. Un deciso no alla tendopoli in piazza del Popolo arriva anche dal sindaco Ignazio Marino. Oggi i forconi romani saranno di nuovo in Campidoglio, dovranno scegliere tra un’altra piazza, oppure insistere su piazza del Popolo e concludere la manifestazione la sera stessa. Il prefetto è ottimista, dice: “Troveremo una soluzione, è Natale, per i commercianti un’occasione importante”. Ma se intanto in casa degli stessi manifestanti il movimento si spacca, l’allerta resta alta per le forze dell’ordine, soprattutto per la possibilità di infiltrazioni. La Questura ha negato per mercoledì il corteo ai centri sociali in occasione della giornata per i migranti, ma loro dicono che sfileranno da piazza dell’Esquilino fino a Palazzo Valentini. “Mi auguro che ci sia un accordo” dice il Prefetto.

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