Processo Pistorius: il testimone dell’accusa minacciato e quel colpo partito…

oscar-pistorius-processo-tuttacronacaContinuano i problemi inerenti al processo a Oscar Pistorius, dopo l’interruzione di ieri quando la Corte ha saputo che la foto di una testimone era stata mostrata da una tv, Charl Johnson, vicino di casa dell’atleta accusato dell’omicidio della fidanzata Reeva Steenkamp, ha affermato di aver subito minacce telefoniche poco prima di deporre in aula, quando già era in tribunale per essere ascoltato. “Questa persona mi ha detto che il mio numero di telefono era stato dato nel corso dell’udienza. Gli ho risposto che non ero consapevole di questo fatto e che non avevo (ancora) testimoniato”, ha spiegato il testimone. L’uomo ha inoltre detto di aver scoperto solo allora che c’erano diverse chiamate senza risposta e un messaggio vocale registrato dall’estero. “Perchè mentire in tribunale, sappiamo che Oscar non ha ucciso Reeva”, queste le parole indirizzate “con tono minatorio” a Johnson nel messaggio. Ma l’accusa ha sferrato anche un altro colpo, facendo emergere un nuovo evento. Qualche settimana prima della morte di Reeva, infatti, Pistorius avrebbe maneggiato male un’arma da cui partì accidentalmente un colpo, e poi chiese a un amico compiacente di assumersene la colpa. Il fatto sarebbe avvenuto a gennaio 2013, in un ristorante alla moda della città dove la coppia risiedeva. Johannesburg. A passare la pistola all’alteta fu Darren Fresco, che lo avvertì che “c’era un colpo in canna”. Ma quando l’arma arrivò nelle mani dell’atleta, inspiegabilmente partì un colpo. Il pugile di professione Kevin Lerena, presente quella sera allo stesso tavolo, ha raccontato: “Ci fu un immediato silenzio”. E ancora: “Guardai a terra e proprio lì dove puntai lo sguardo, dove c’era il mio piede, c’era un foro sul pavimento. Avevo una sbucciatura sul dito, ma non ero ferito”. Pistorius chiese scusa accertandosi che non fossero feriti. Ma poi, voltatosi verso uno di loro, gli chiese di addossarsi la responsabilità dell’accaduto. “Per favore, dì che sei stato tu. C’è troppa attenzione dei media su di me”, ha raccontato Lerena, riportando le parole di Pistorius. “E quando arrivarono i proprietari del ristorante, Darren disse che era stato lui”.

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La tv che fa sospendere il processo a Pistorius: la foto della testimone

processo-pistorius-tuttacronacaIl giudice Thokozile Masipa ha sospeso per alcuni minuti il processo per omicidio a carico di Oscar Pistorius dopo aver scoperto che una tv sudafricana aveva mostrato una foto della prima testimone dell’accusa, contravvenendo alla regola imposte per le riprese del processo. Il giudice ha spiegato: “Prendo questa cosa molto sul serio”. Al momento della sospensione, l’udienza era iniziata da poco. La corte era stata avvertita che una foto della testimone, Michelle Burger, una economista dell’Università di Pretoria che abita a meno di 200 metri dalla casa dell’atleta e che aveva chiesto di non essere ripresa, era stata mostrata da una tv. La testimone ieri, nel primo giorno di processo, aveva raccontato di aver udito le urla di terrore di una donna che chiedeva aiuto prima dei colpi di arma da fuoco sparati da Pistorius. A trasmettere la foto della donna, trovata sul sito dell’università dove insegna, è stata la catena televisiva eNCA. “È abbastanza inquietante. I media erano stati avvertiti. Se non si comportano correttamente non li tratteremo con i guanti di velluto”, ha detto il giudice.

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“Mi dichiaro non colpevole”: Pistorius in tribunale

oscar_pistorius_processo_tuttacronacaAl via oggi il processo a Oscar Pistorius per l’omicidio della fidanzata Reeva Steenkamp. Le prime parole dell’atleta, accusato di aver ucciso la modella a colpi di pistola il giorno di San Valentino dell’anno scorso, sono state: “Mi dichiaro non colpevole. Ho ucciso per errore”. Nella prima udienza davanti alla Corte di Pretoria è stata ascoltata la testimonianza di una vicina, Michelle Burger, che ha raccontato di aver sentito quella notte “urla raccapriccianti”, seguite da quattro spari. La testimonianza della donna è stata però contestata dall’avvocato Barry Roux, a partire dal numero degli spari: “Ha ragione suo marito quando dice di averne sentiti cinque o sei?”, ha chiesto il legale nel corso della deposizione. “Sono certa di averne sentiti quattro, non parlo a nome di mio marito”, ha replicato la donna. “Come fa a sapere che suo marito sia stato onesto?”, ha incalzato l’avvocato. “Stiamo insieme da 20 anni e so che è una persona onesta”, ha risposto la testimone. Roux ha chiesto più volte alla donna se fosse convinta che Pistorius stesse mentendo. “Non capisco perché non abbia sentito le urla”, ha replicato la testimone, accusata più volte dall’avvocato di aver cambiato versione: “Lei non è sicura e che cosa fa, lei sta facendo speculazioni, sta cercando di colmare tutte le lacune” nella sua testimonianza.

Tutto pronto in Sudafrica per “il processo del secolo”: Pistorius in Tribunale

oscar_pistorius_processo-tuttacronacaEra il 14 febbraio 2013 e la modella Reeva Steenkamp, fidanzata di Oscar Pistorius, veniva uccisa. A impugnare l’arma, proprio l’atleta sudafricano. Oggi inizia, a Pretoria, quello che in molti definiscono “il processo del secolo”, durante il quale Pistorius rischia 25 anni. In aula è presente anche la madre di Reeva, che ha detto: “Qualsiasi cosa deciderà la corte sono pronta a perdonarlo prima però voglio obbligarlo a guardarmi, e vedere il dolore e l’angoscia che mi ha inflitto”. Intanto, il Sudafrica è diviso tra innocentisti e colpevolisti in un caso che ha una portata mediatica con pochi precedenti. E proprio ai media parla ancora June, la madre della modella: “Molte persone nella mia posizione vorrebbero vederlo morto o punito in modo esemplare. Ma credo nella fede e nella giustizia e non c’è odio o voglia di vendetta nel mio cuore”. Nella lunga intervista la donna ha ricordato di aver minacciato una volta Pistorius, quando Reeva le telefonò per dirle che lui stava guidando a velocità troppo alta: “Prenditi cura di mia figlia o ti distruggo”, aveva tuonato la madre. I media britannici ritengono che il processo avrà una durata di circa tre settimane mentre Sky News ritiene che saranno cruciali i rilevamenti fatti dalla polizia scientifica dopo la tragica notte in cui lui aprì il fuoco con la sua pistola da 9mm contro la ragazza attraverso la porta del bagno. Pistorius ha ammesso di aver sparato, ma per errore, pensando che nel bagno si nascondesse un ladro, entrato di soppiatto in casa in piena notte. Secondo l’accusa si trattò invece di omicidio volontario, avvenuto in seguito a un violento litigio. Pistorius è in libertà vigilata, ma se sarà giudicato colpevole di omicidio premeditato rischia il carcere a vita. La perizia balistica mostrerebbe che la mira fu precisa e i colpi non vennero sparati a caso, come quando si sentono rumori di un intruso o di un potenziale ladro. Secondo gli esperti, inoltre, le tracce di sangue lasciate dalla vittima potranno essere determinanti per far piena luce sulla vicenda. “Anche la traiettoria dei proiettili attraverso la porta del bagno fornirà una chiara indicazione di quello che è successo”, ha detto l’esperto di balistica J.C. de Klerk. Tutto questo servirà per capire se si è trattato di un tragico incidente o di un assassinio a sangue freddo.

A tre giorni dal processo spunta Leah, la nuova fidanzata di Pistorius

pistorius-nuova-fidanzata-tuttacronacaPrenderà il via lunedì prossimo, il 3 marzo, il processo che vede al banco degli imputati Oscar Pistorius, accusato di omicidio premeditato per la morte della fidanzata Reeva Steenkamp. Ora, quando mancano tre giorni al ritorno dell’atleta in tribunale, il Sun pubblica la foto della nuova fiamma e rivela: “Oscar e Leah (questo il nome della donna, ndr) sembrano davvero molto presi e lei lo sta aiutando tanto per cercare di superare questo difficile momento. Un mese fa gli ha anche presentato la sua famiglia, che vive in una fattoria vicino Potchefstroom, a due ore da Johannesburg, e tutti l’hanno accolto benissimo”.

Quegli striscioni apparsi allo Juventus Stadium che gettano un’ombra sul match

superga-striscione-stadium-tuttacronacaSicuramente si discuterà a lungo del Derby della Mole giocato ieri allo Juventus Stadium e non solo per gli errori arbitrali. Sugli spalti, infatti, i tifosi bianconeri hanno esposto due striscioni che hanno ricordato la tragedia di Superga in modo brutale: “Quando volo penso al Toro” e “Solo uno schianto” con il disegno di un aereo contro un collina granata. Ora si attende la stangata del giudice sportivo Tosel, anche perchè in questo i tifosi juventini si sono dimostrati recidivi: un anno fa, infatti, uno striscione simile aveva fatto la sua apparizione. In quell’occasione, la scritta recitava: “Noi di Torino orgoglio e vanto, voi solo uno schianto”. In entrambi i casi, il riferimento è chiaramente alla tragedia del 4 maggio 1949 con la scomparsa del Grande Torino. In quell’occasione Tosel multò la Juve con un’ammenda di 10mila euro, ma domani la decisione potrebbe essere ben diversa con la chiusura del settore dello Stadium per le prossime gare interne dei bianconeri.

Crolla un masso su uno chalet, uccisi due bimbi

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Tragico incidente nel villaggio Isola nelle Alpi marittime francesi dove  un enorme masso, intorno alle 4 di questa mattina, è caduto colpendo uno chalet in cui vivevano anche due bambini con le loro famiglie. Sono intervenuti una sessantina di vigili del fuoco che hanno cominciato a rimuovere le macerie.  Tre persone sono riuscite a liberarsi da sole, altre due sono state estratte dai soccorritori. I corpi dei due bambini,  di 7 e 10 anni,  sono stati ritrovati grazie ai cani intorno alle 8:00. Il distacco della roccia probabilmente è stato causato dalle forti piogge cadute nei giorni scorsi.

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La follia dopo la discoteca finisce in tragedia: grave un 26enne

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Un serata in discoteca come tante altre che invece per un 26enne si trasforma in tragedia con una lite che sfocia in violenza e l’aggressore che lo pugnala ripetutamente, tanto che quattro coltellate finiscono in profondità e mettono a rischio la vita del giovane meccanico che ora lotta contro la morte all’ospedale Sant’Anna di Como. Tutto è avvenuto intorno alle 3.30 del mattino nei pressi di piazza Marconi a Cantù, dove il 26enne insieme a degli amici ha incrociato un altro gruppo di ragazzi composto da tre italiani e uno svizzero che hanno iniziato a insultare pesantemente i ragazzi anche sulla presunta origine geografica. Dopo qualche spintone e qualche parola di troppo i due gruppi si dividono, ma uno di  coloro che avevano insultato per primi ci ripensa e torna indietro. E’ un pizzaiolo comasco di 22 anni a estrarre un coltello a lama lunga e a ferire ripetutamente il 26enne. uindi torna in auto e invita gli amici, ancora ignari di quanto accaduto, a partire di corsa. La Golf percorre un centinaio di metri quindi l’accoltellatore viene fatto scendere. Nel frattempo la vittima viene soccorsa dal 118 e trasportata in ospedale dove è stata sottoposta a un delicatissimo intervento. Secondo quanto ricostruito il 22enne ha vagato per tutta la notte procurandosi diverse ferite durante la fuga. Per questo nella mattinata si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna. E’ bastato poco perché fosse identificato e arrestato. Adesso si trova in cella nel carcere del Bassone di Como con l’accusa di tentato omicidi.

 

“Il dolore e la tristezza mi consumano”: Pistorius parla per la prima volta

oscar-pistorius-tuttacronacaUn anno fa, il 14 febbraio 2013, moriva la modela Reeva Steenkamp, fidanzata del campione paralimpico Oscar Pistorius. La donna è morta proprio per mano dell’uomo con cui avrebbe dovuto festeggiare il giorno degli innamorati che ora attende il 3 marzo, giorno in cui si aprirà il processo che lo vede accusato di omicidio premeditato. Il 27enne, che rischia da 25 anni di carcere all’ergastolo, ha rotto oggi il muro del silenzio. “Il dolore e la tristezza mi consumano”, scrive, parlando della sofferenza dei genitori, della famiglia e degli amici della modella. Quella notte, nella sua abitazione a Pretoria, Pistorius sparò contro la porta del bagno in cui la 29enne si era chiusa, uccidendola. Ha sostenuto di aver agito nella convinzione di avere a che fare con un intruso, ma l’accusa afferma che la violenza sia stata conseguenza di una lite. I media di tutto il mondo seguiranno l’evoluzione del caso. “Nessuna parola è in grado di rappresentare adeguatamente i miei sentimenti sul devastante incidente che ha causato così tanta sofferenza a tutti quanti amavano veramente, e continuano ad amare, Reeva”, ha scritto Pistorius. “La perdita di Reeva – ha proseguito – e il totale trauma di quel giorno, li porterò con me per il resto della vita”. Si tratta della prima dichiarazione di Oscar sulla morte della fidanzata. E’ la prima volta che lo sportivo rilascia una dichiarazione sulla morte della fidanzata, perché in precedenza ha sempre affidato i suoi pensieri allo zio Arnold. La madre di Reeva, June, ha annunciato che intende essere presente al processo a Pretoria. Sinora nessuno dei membri della famiglia Steenkamp ha mai partecipato alle udienze in tribunale, mentre i parenti dell’atleta sono sempre stati al suo fianco. Pistorius affronta anche accuse legate al possesso di armi, mentre mercoledì i suoi legali hanno trovato un accordo con la donna che gli imputava una presunta aggressione. Cinque anni fa venne arrestato perché Cassidy Taylor-Memmory lo denunciò per averla ferita a una festa, sbattendo una porta.

Si risveglia il Vigile del Fuoco in coma dopo il volo della Befana

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Salvatore Alfano, il vigile del fuoco che impersonava la Befana a Caserta e che era rimasto in coma dopo essere andato a sbattere contro il capanile del Duomo, nel caratteristico volo che si compie ogni anno nella città campana, si è risvegliato. La buona notizia è stata postata dal sindaco della città Pio Del Gaudio su Facebook «Sono con Salvatore il Vigile. Non ce la faccio a non dirvi tutto.Mi stringe la mano.Mi ha sorriso. Con Anna, la moglie, gli parliamo di tutti Voi di Caserta e di quanto gli volete bene. Mamma mia che emozione . E’ pazzesco, mi ha autorizzato Lui, adesso , con un accenno ed un sorriso a dirvi che sta bene».

Tragedia sfiorata nel Tarantino: crolla una palazzina

ginosa-crollo-palazzina-tuttacronacaIn seguito all’alluvione dello scorso 7 ottobre una palazzina nel centro storico di Ginosa, in provincia di Taranto, era stata sfollata. E la decisione si è rivelata provvidenziale perchè la stessa palazzina, di due piani, oggi è crollata. Tuttavia, si è ugualmente sfiorata la tragedia visto che quattro persone, che sembra si fossero recate nel loro appartamento per recuperare alcuni oggetti, sono riuscite a mettersi in salvo poco prima del crollo: pare si fossero recate nell’appartamento che avevano lasciato per recuperare alcuni oggetti. L’intera zona di via Matrice è stata transennata dalla Polizia locale: alcune abitazioni che si trovano nelle vicinanze di quella caduta sono state sgomberate a scopo precauzionale in attesa delle verifiche statiche sulle strutture.

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La tragedia di Aurora: decapitata mentre attraversava i binari

aurora-cei-tuttacronacaAveva solo 16 anni Aurora Cei, che oggi ha trovato una tragica morte: è stata investita da un treno mentre stava per attraversare i binari nella stazione di Cascina, in provincia di Pisa. Il drammatico incidente è avvenuto poco dopo le 13 di martedì 21 gennaio e vi hanno assistito decine di studenti che erano appena usciti da scuola. Alcuni testimoni hanno raccontato che diversi ragazzi si sono sentiti mali ad assistere ad una simile scena, in preda a delle crisi di pianto. Aurora stava raggiungendo il pullman che l’avrebbe riportata a casa, nella frazione di San Casciano. Con lei c’era un’amica, rimasta miracolosamente illesa anche se sotto choc. “Aurora ha sporto la testa in avanti per vedere se poteva attraversare i binari – ha raccontato la ragazzina- ma proprio in quel momento è sopraggiunto un treno che di fatto l’ha praticamente decapitata”.

Il vigile ferito durante il “volo” della Befana: la moglie chiede si preghi per lui

salvatore-alfano-tuttacronacaIl 45enne Salvatore Alfano era stato vittima di un terribile incidente la notte del 5 gennaio, mentre impersonava la Befana in una manifestazione a Caserta. Ora è tutto pronto per la messa di domenica prossima, alle ore 9.45, presso la Cappella del comando provinciale dei vigili del fuoco di Caserta (in via Falcone) dove il Cappellano don Giuseppe Di Bernardo celebrerà la funzione religiosa per la guarigione del vigile. La moglie Anna e la famiglia ha infatti lanciato un appello affinchè tutti si uniscano “per chiedere al Signore che il caro Salvatore possa quanto prima ritornare all’affetto dei suoi cari – si legge in una nota – dopo il drammatico incidente che lo ha visto coinvolto domenica scorsa in piazza Duomo in occasione della manifestazione dell’arrivo della Befana”.

Si sgancia un filo e cade la Befana, in prognosi riservata un vigile del fuoco

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Il clima di festa trasformato in tragedia da un incidente che si è verificato a Caserta nella serata di domenica durante “il volo” dal campanile del Duomo al palazzo di fronte. Il vigile del fuoco -attore che impersonava la Befana, il 45 enne Salvatore Alfano di Santa Maria La Fossa è andato a sbattere violentemente contro il campanile e ha riportato un trauma cranico fortissimo. Lo stupore e la disperazione di centinaia di famiglie che erano accorsi in piazza per assistere all’evento hanno immediatamente trovato fondamento nella gravità delle condizioni in cui versa il vigile del fuoco, ricoverato d’urgenza all’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, è ora in prognosi riservata.

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La faccia che urla nelle lamiere del Word Trade Center

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La storia del Word Trade Center è destinata a proseguire e ormai quella tragedia si sta lentamente trasformando in un mito. Così nasce anche “l’angelo dell’11 settembre” ovvero una immagine che sarebbe nascosta tra le lamiere e raffigurebbe la faccia di una donna che urla. La si è già fotografata e postata sul web e come al solito le opinioni si dividono. C’è chi non ha dubbi che si tratti proprio di una faccia di una donna urlante e c’è invece chi parla di un semplice effetto di corrosione come un esperto interpellato dalla Nbc News che ha dato la sua interpretazione scientifica al fenomeno:

“La corrosione atmosferica è molto sensibile ai microclimi – ha spiegato P. Chris Pistorius professore di scienze dei metalli alla Carnegie Mellon University – Qui ci troviamo di fronte a un processo che ha colpito un metallo in modo non uniforme. Una mistura di sali, ossidi e aria, che ha contribuito a creare questo disegno”.

Ora in ogni caso la trave che apparterebbe a una di quelle parti dell’edificio colpite direttamente dal volo United 175 sarà esposta  al pubblico nel Museo e memoriale dell’11 settembre.

Gaffe per Flaherty: da Forza Paris a Forza Piras

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Dopo la tragedia, la solidarietà per la Sardegna non poteva mancare a Ballando con le stelle, anche se il clima di commozione si sia trasformato presto in sorriso quando Lorenzo Flaherty – l’attore che ha recitato nella serie tv Ris nel ruolo del capitano Riccardo Venturi – ha voluto dedicare un incoraggiamento alla popolazione sarda: Forza Paris. Forza Paris è un detto sardo traducibile come “tutti avanti insieme”. Ma l’attore è stato vittima di una svista e Forza Paris è diventato Forza Piras. Non che tutti debbano sapere il sardo, ma è suonato comunque strano che  Lorenzo Flaherty, sposato con una cagliaritana, abbia avuto un lapsus del genere. La svista poi è stata fatta notare sul web attraverso i social.

Vaporetto distrugge gondola, tragedia sfiorata

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Ennesimo incidente a Venezia e tragedia sfiorata, intorno alle 16.00 di ieri, nel Canal Grande quando una gondola è stata urtata da un vaporetto appena dopo che i clienti erano scesi. L’imbarcazione ha subito ingenti danni. L’incidente è avvenuto proprio nel giorno di ripresa del lavoro da parte delle barche da trasporto e taxi acquei dopo una tre giorni di serrata contro i provvedimenti dell’amministrazione comunale per porre freno all’eccesso di mezzi nel trafficatissimo Canal Grande. Una serie di provvedimenti, in 26 punti, che il Comune ha stilato dopo l’incidente che sei mesi fa, con un vaporetto che ha centrato una gondola, era costato la vita ad un turista tedesco nei pressi del Ponte di Rialto proprio dove si è verificato l’incidente di ieri.

Tempi duri per la satira… scivolone di Bonolis sui filippini

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“Siamo indignati dalla gag del filippino di Paolo Bonolis ad Avanti un altro“, così la comunità filippina in Italia commenta lo sketch  comico del conduttore che ha usato anche l’inno nazionale per amplificare la verve comica. Il personaggio di Bonolis “Il Filippino”, è arrivato nel momento peggiore, proprio a poca distanza dalla tragedia umanitaria che ha colpito l’arcipelago e che ha portato morte e distruzione. Un paese piegato in ginocchio che assiste, come scrive Anna Lupini su Repubblica, a Bonolis che “impersona un ‘Filippino’ da cinepanettone di vent’anni fa e interroga il concorrente di turno su quesiti di economia domestica”.

Anna Lupini su Repubblica scrive ancora:

“Io filippino (pilippino) vengo da Filippine faccio pulizie e faccio domande di economia domestica” recita il conduttore. Poi parte l’inno nazionale e quindi inizia le domande mimando l’accento filippino”.

Se qualcuno condivide su Facebook la gag e si complimenta con Bonolis, i commenti negativi vanno per la maggiore:

“Già. Facile divertirsi a scapito degli altri. – scrive Kriel Ramos Dimatulac – che poi di filippino proprio non ha nulla quel “divertente” personaggio. lo facesse almeno bene il nostro accento.” ”Forse non lo sapete – osserva Trisha Batan – ma i filippini stanno cosi attenti a dove, quando e come cantare l’inno mentre gli italiani lo cantano solamente nel mondiale d calcio! ma va!”.

E ancora:

“Vergognatevi! – scrive Brean Tabangay Sagun – Forse non lo sanno che il 95% dei filippini che vengono a lavorare in italia come lavoratore domestico sono DIPLOMATI e 70% LAUREATI!!! quindi se parliamo di educazione, intelligenza e professionalità, siamo tra i primi!!!! e voi invece? bohhh!!!”

La risposta della comunità filippina passa anche da un’immagine attentamente costruita:

“Infine c’è un’immagine, costruita attentamente, che ha già ottenuto più di 1500 condivisioni. Mostra un giovane che si laurea alla International School of Milan. Sopra una scritta in inglese: “La domanda più indimenticabile che mi hanno fatto a scuola è stata ‘Che mestiere fanno i tuoi genitori?’ Una domanda diretta, giusto? E io ho risposto: mio padre è un Portinaio (Ndr. in italiano nel testo) e mia madre aiuta nelle pulizie domestiche “La Filippina”. Non mi vergogno di dirlo, e infatti quello che voglio dire qui oggi davanti a tutti: mamma e papà grazie, vi voglio bene, voi siete la ragione per cui mi trovo qui oggi”. In basso a sinistra, nella stessa foto, c’è Bonolis con la parrucca e una scritta che recita “Per favore, chiediamo rispetto per il nostro inno nazionale, così come per il nostro popolo”.

Il naufragio a Lampedusa visto con gli occhi dei bambini

disegno-lampedusa-tuttacronacaLa tragedia del naufragio attraverso gli occhi dei bambini. E’ quello che appare nelle foto di Tullio M. Pugli, per l’agenzia Getty, che ha immortalato i disegni degli alunni della scuola elementare di Lampedusa. Al momento sono stati recuperati 232 cadaveri e si pensa che siano almeno altri cento quelli che il mare nasconde.

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Lampedusa e la storia della 15enne incinta

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Sono salpate per andare a recuperare i naufraghi, in una tragedia seguita da tutto il mondo, ma le vedette 322 e 304 non avevano a bordo la strumentazione necessaria per il pronto soccorso, neppure per quella ragazzina di 15 anni tirata su dalle acque, magrissima in preda a crisi di nausea che non riusciva più a reggersi in piedi. Una profuga siriana che era insieme ad altre tre persone di cui uno ferito da arma da fuoco. Il capitano si è reso immediatamente conto della situazione critica e ha chiamato il Cirm,  il Centro internazionale radio medico, la fondazione che da quasi ottant’anni, h24, presta soccorso medico gratuito a tutte le navi, le imbarcazioni, i natanti del mondo.

«Abbiamo prestato soccorso come sempre facciamo, nonostante le difficoltà rappresentate dalla quasi totale mancanza di presidi medici o farmaci a bordo delle motovedette che stavano cercando di salvare i migranti di Lampedusa», così spiegano i medici del Cirm che aggiungono  «Il naufrago a bordo della Cp 304 soffriva di difficoltà respiratorie che si sarebbero risolvere in fretta grazie alla somministrazione di ossigeno che, purtroppo, non era disponibile sull’imbarcazione.»

Sempre i medici del Cirm spiegano: «Stavano davvero male. E quindi l’allarme era alto sia a bordo, che presso la nostra centrale operativa. Poi grazie all’esperienza maturata sul campo, ce la siamo cavata tutti. Un po’ di acqua e zucchero per il primo dei 3 superstiti del disastro, una fasciatura per il secondo e un semplice cucchiaio di acqua e sale per la ragazza disidratata hanno consentito agli sventurati di proseguire il viaggio verso la terra ferma in maniera migliore. Gli episodi – continuano dal Centro Internazionale Radio Medico che ha sede a Roma – pongono l’accento sulla necessità, stante la frequenza di operazioni in favore di profughi e naufraghi, di dotare i mezzi di soccorso di adeguate scorte di medicinali e di addestrare il personale a fare fronte ad emergenze mediche, magari sotto la guida del Cirm, da sempre custode della salute dei naviganti».

Così anche la 15enne probabilmente incinta è riuscita ad arrivare a riva grazie all’intervento dei “medici del mare”.

«Alcuni cittadini stranieri alle prese con queste traversate terribili e dolorose ci conoscono. Hanno il nostro numero e, se necessario, lo usano. Noi, pur essendo poco conosciuti dal grande pubblico e tanto scarsamente supportati da chi dovrebbe, continuiamo ad essere una eccellenza italiana e uno dei Centri di soccorso in mare più noti al mondo. Si potrebbe fare tanto di più», concludono dal Cirm.

Tragedia sfiorata nel milanese, a rischiare la vita 10 bimbi

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Ancora non è chiara la dinamica dell’incidente che ha coinvolto 10 bambini. Tragedia sfiorata nel milanese dove un bimbo si trova in pericolo di vita, tre sono feriti seriamente e sei lievemente. I bambini si trovavano su una benna di un escavatore in movimento in una cava a Cuggiono nel Milanese. L’incidente sarebbe accaduto intorno alle ore 20. Sul posto sette autoambulanze e tre automediche. Il più grave dei bambini ha riportato lo schiacciamento del bacino e di una gamba. Stabilizzato e medicato sul posto è stato trasportato all’ospedale di Legnano (Milano). Gli altri sono stati medicati sul posto. Secondo una prima ricostruzione è stato il proprietario della cava di Cuggiono (Milano) a manovrare l’escavatore sulla cui benna erano saliti, per fare un giro per divertimento, i dieci bambini caduti. Da quanto è stato accertato a causa di un dislivello il mezzo, che operava nel terreno in via Remondada, ha fatto un balzo e il sussulto ha provocato la caduta dei minorenni. Il ferito grave dovrebbe avere 12-13 anni. Gli altri sarebbero suoi coetanei.

 

Lampedusa: 35enne tunisino indagato ma non fermato. E’ uno degli scafisti?

lampedusa-tuttacronacaPotrebbero esserci ancora circa duecento cadaveri in mare, a Lampedusa. Corpi che, come racconta chi è sceso sott’acqua, sono “abbracciati” tra loro. Chi si trovava nella pancia dell’imbarcazione erano i più poveri, quelli in grado di pagare meno al capo degli scafisti, che si faceva chiamare “The Doctor”. Nel frattempo un 35enne tunisino, sospettato di essere uno degli scafisti, è indagato ma non fermato. Identificato e bloccato al suo arrivo sull’isola e sentito dalla polizia, davanti al procuratore aggiunto Ignazio Fonzo, assistito da un avvocato d’ufficio, e con la collaborazione di un interprete arabo, è stato interrogato venerdì: ha deciso non avvalersi della facoltà di non rispondere, e di dare invece la sua versione dei fatti. Ora bisognerà attendere anche le testimonianze di chi a quel tragico naufragio è sopravvissuto, per capire se davvero sia tra i colpevoli. Nel frattempo l’enorme bara di metallo giace a 47 metri di profondità in mare a un miglio e mezzo di distanza da Cala Croce, dagli scogli di Lampedusa. Al momento le ricerche subacquee restano ferme, a causa delle avverse condizioni del mare, mentre  la Guardia di finanza e  la Guardia costiera continuano a controllare lo specchio di mare attorno al punto in cui è avvenuto il naufragio con gli elicotteri.

Quei migranti che perdono la vita in mare e, al cimitero, diventano numeri

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Si attende il maltempo si plachi per ricominciare le ricerche e intanto l’imbarcazione attende sul fondo del mare, nel silenzio della morte. La tragedia che si è consumata ieri sulla riva di Lampedusa porta con sè tanti interrogativi. Come trovare una sistemazione per tutti i migranti? Ma anche, come dare riposo alle vittime? Nel naufragio del barcone, che un video dei Vigili del Fuoco mostra adagiato sul fondo, hanno perso la vita almeno 111 migranti. Troppi anche per il cimitero di Lampedusa. Dove le tombe non hanno nomi, ma numeri. Perchè spesso chi tenta di raggiungere i nostri lidi non ha documenti nè qualcuno che lo possa riconoscere…

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Le accuse shock di un marinaio “ci hanno impedito di salvarne altri”

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Lui si chiama Marcello Nizza, ha 41 anni ed è un marinaio o meglio il marinaio che ieri per primo all’alba è arrivato con la sua imbarcazione sul luogo del tragico naufragio. Le sue dichiarazioni destano immensa meraviglia, perché, secondo quanto ha dichiarato, gli è stato impedito di salvare altre persone a causa di un protocollo:

“Avevamo la barca con decine di immigrati, ci siamo avvicinati a un gommone della Guardia costiera chiedendo se potevamo trasbordarli sul loro natante per cercare di salvarne altri. Ci hanno risposto: dobbiamo rispettare il protocollo”.

La tragedia dei migranti: ex miliziani Gheddafi nuovi scafisti

migranti-lampedusa-tuttacronacaIl mare agitato non permette di proseguire con le ricerche dei sommozzatori impegnati nel recupero delle vittime del naufragio di Lampedusa, che sono pertanto state sospese. Non si ferma però il trasferimento degli immigrati, per consentire il rapido svuotamento del Centro di prima accoglienza dove in questo momento si trovano oltre mille persone a fronte di una capienza di circa 300 posti. Si cerca quindi di smistare ai vari centri quelle persone che hanno speso 2mila euro per vedere realizzato il sogno di fuggire dalla loro patria sperando in un futuro migliore. In soli quattordici giorni, via mare sono arrivati 5.583 migranti, di cui 3.807 uomini, 703 donne e 1.073 minori. Gli sbarchi sono stati 45, di cui 36 in Sicilia, 5 in Calabria, 3 in Puglia, 1 in Sardegna. In particolare a Lampedusa si sono verificati 13 sbarchi e sono giunti 1.998 persone (di cui 1.274 uomini, 274 donne e 450 minori). Tra le nazionalità dichiarate dagli immigrati al momento dello sbarco, i più numerosi sono i siriani (2.075); seguono eritrei (1.280); palestinesi (428); somali (317). Partono dalle coste libiche, dove nessuno controlla e i poliziotti corrotti sono stati sostituiti dagli ex miliziani del regime Gheddafi, con le organizzazioni criminali che regnano e che fanno partire grossi pescherecci dalla Tunisia. Il trasferimento degli immigrati, ammassati per giorni in depositi o sulle spiagge libiche, avviene spesso con piccole barche in alto mare, fatto che rende il rischio naufragio altissimo. Gli immigranti arrivano dal Kenya e dal Sudan, dove si trovano deicine di campi profughi dove i mercanti di morte reclutano i propri clienti, avvicinandosi ai rifugiati e promettendo la libertà in cambio di soldi. Ma altro fronte frequentato è anche la Tripolitania in Libia, meta dei profughi siriani. Resta comunque l’Eritrea il Paese dove avviene il maggior esodo. Visto il numero in costante aumento di chi tenta di lasciare la propria terra, ormai si tenta di attraversare il mare anche in mancanza di situazioni meteo favorevoli. E il viaggio si trasforma in tragedia.

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Il tweet di Renzi, che augura al governo “buon lavoro”!

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Matteo Renzi ha twittato un messaggio di commento alla concitata giornata politica di ieri che ha visto consumarsi il dramma del Pdl spaccato e scisso e di un Silvio Berlusconi costretto per la priam volta ad adeguarsi alle decisioni dei “dissidenti” capitanati da Angelino Alfano.

Poco prima il pensiero del sindaco di Firenze però era andato all’immane tragedia che si è consumata a poche miglia dall’isoal di Lampedusa:

Le immagini del dramma e i 100 morti sotto lo scafo

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Seguitano a scorrere le immagini sui media mentre si scoprono almeno 100 morti sotto lo scafo del natante caduto a picco nella notte a circa mezzo miglio dall’isola dei conigli nei pressi di Lampedusa. I sommozzatori avrebbero localizzato il barcone a una quarantina di metri di profondità. I corpi sarebbero intorno e all’interno del natante, soprattutto donne e bambini.

Intanto ci sono anche le testimonianze dei primi soccorritori, come chi ha salvato 47 migranti:

 

Il Papa chiama Carlo Petrini: si parla di Terra Madre

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Oggi che c’è stata l’immane tragedia di Lampedusa quella telefonata avvenuta sabato 28 settembre tra Papa Francesco e Carlo Petrini, scrittore e fondatore di Slow Food in cui si è parlato di ambiente, immigrazione e degli umili del mondo, ora appare come un filo di Arianna al quale attaccarti per sperare in un “mondo più bello”. Quella telefonata infatti è connessa proprio a Lampedusa, quando il Papa si era recato nel mese di Luglio a far visita ai migranti nel centro di accoglienza dell’isola. In quel periodo Carlo Petrini aveva inviato al Pontefice il suo libro, Terra Madre, insieme a una lettera un articolo sui migranti piemontesi in terra d’Argentina, proprio come i genitori di Bergoglio.

“Sul cellulare mi è comparso all’improvviso un numero sconosciuto. Ho risposto, e dall’altra parte c’era Papa Bergoglio .- così Petrini racconta il suo “incontro” con il Papa –  Non ero affatto preparato, ma la semplicità con cui il pontefice è stato capace di instaurare un dialogo diretto mi ha messo subito a mio agio. Avevo inviato un libro al Papa…”.

Nell’articolo dei migranti Petrini raccontava come in un secolo, cioè dal 1876 al 1976, dal nostro Paese erano partiti per l’estero 24 milioni di migranti. Di questi, 3 milioni avevano trovato casa in Argentina. Ed è esattamente ciò che avviene oggi con i nostri neri d’Africa: gli italiani morivano allora, come costoro muoiono oggi.

Il Papa racconta a Petrini di suo padre: “Nell’articolo parlo di un bastimento, -dice il fondatore di slow food – il ‘Principessa Mafalda’, che nel 1927 partì da Genova e si inabissò poco lontano dalle coste brasiliane causando la morte di 314 migranti italiani. Bergoglio mi ha detto che suo padre sarebbe dovuto salire proprio su quella nave. Invece partì due anni dopo. Gli ho detto che io sono agnostico, ma che c’è un segno del destino se suo padre non salì sul Mafalda, di cui tutti, ancora oggi, in Piemonte hanno memoria”.

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Come riporta la Repubblica, nell’intervista a Carlo Petrini si scoprono a poco a poco i punti di contatto fra le due diversissime personalità:

Da piemontese a piemontese, cosa vi siete detti?
“Mi sono permesso una frase in piemontese… una frase che diceva mia nonna sui preti. Ma non dico quale… saggezza popolare. Lui si è messo a ridere”.

Nella lettera invece cosa scriveva al Papa?
“Nella lettera parlavo di Terra Madre, di questa rete di persone umili che difendono ovunque l’ambiente, la biodiversità, l’economia rurale. E a questo punto la chiacchierata è diventata più incisiva”.

Nell’intervista a Eugenio Scalfari, il Papa insiste sull’amore per il prossimo, sul lievito che serve al bene comune, e su come il liberismo selvaggio non faccia che rendere i forti più forti, i deboli più deboli e gli esclusi più esclusi. Avete riaffrontato il discorso? 
“Il ragionamento di fondo è ruotato attorno alla necessità di portare avanti un’economia agricola di sussistenza, e non di accaparramento. Lui ha concordato, e mi ha anche svelato che sua nonna era solita dire che quando si muore, nel sudario non ci sono tasche in cui portarsi dietro il denaro. Da qui, ha definito ‘stupefacente’ il lavoro che stiamo portando avanti come Terra Madre. Io allora mi sono anche permesso di invitarlo da noi, in Piemonte”.

Verrà?
“Nel 2014 ha in programma questo viaggio, e, se riuscirà, verrà anche a trovarci. Ci siamo trovati in piena sintonia sull’importanza di focalizzare l’attenzione sugli umili, e di come, grazie alla rete delle comunità del cibo, essi acquisiscano autostima e dignità col farne parte. E’ un mondo povero, che però difende il seme della propria terra, e in quanto tale propositivo”.

Cosa le ha lasciato questa telefonata?
“La fiducia in un mondo migliore fino a quando c’è gente come Papa Francesco, che sa dialogare in maniera affabile e gettare ponti. Una semplicità e un’empatia che nascondono un carattere straordinario. Ci siamo salutati augurandoci buona salute e un abbraccio virtuale… come con un amico. Non ho avvertito alcuna distanza, e so di aver conosciuto un personaggio straordinario. Tutto ciò è importante non solo per la storia della Chiesa, ma per la speranza di un dialogo e per la sostenibilità ambientale”.

I migranti accusano “i pescherecci non ci hanno soccorso”

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Il Corriere della Sera intitola a tutta pagina  “I pescherecci non ci hanno soccorso”, con la frase pronunciata da molti migranti. Un’accusa tremenda per i pescherecci italiani che invece viene spiegata dal sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini in un’intervista a Radio Capital:

“L’Italia ha normative disumane. Tre pescherecci sono andati via dal luogo della tragedia perché il nostro Paese ha processato i pescatori che hanno salvato vite umane per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. 

Ovvero chi salva vite finisce alla sbarra. La questione, se così stanno le cose, è sul tavolo di Enrico Letta, Angelino Alfano, l’Unione Europea, Papa Francesco e Ban Ki Moon. Tutti quelli che sull’incidente di Lampedusa si sono pronunciati. Chi soccorre viene processato.

Intanto aumenta ora per ora il numero delle vittime. I superstiti accertati sono 151 su circa 500 persone. Oltre novanta le vittime mentre la maggior parte degli immigrati risulta dispersa. Col passare delle ore il rischio che i morti alla fine saranno oltre 300 diventa sempre più concreto.

Parla il “medico dei migranti” Pietro Bartolo

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Ormai Pietro Bartolo lo si potrebbe chiamare il medico dei migranti. Le emergenze dei naufraghi toccano quasi sempre a lui che è pronto a rispondere con grande generosità e slancio a ogni chiamata. I suoi occhi hanno visto tanti drammi, uno dopo l’altro come gli sbarchi che continuano a getto continuo sull’isola. Così lui, oggi dopo una notte a lavoro si sfoga in un intervista rilasciata all’Huffington Post:

Com’è andata, cosa sta succedendo?
“E’ andata che è arrivata questa barca, ha preso fuoco e poi si è capovolta. A detta di quelli che si sono salvati, erano sopra in cinquecento. Al momento ne abbiamo recuperati 151 vivi e 94 morti, compresi due bambini piccoli piccoli”.

I dispersi sono tutti in acqua…
“Sott’acqua. Annegati”.

Come è possibile che siano arrivati senza che se ne accorgesse nessuno?
“Eeehhh, succede… ma non lo deve chiedere a me”.

I superstiti hanno spiegato come è bruciata la barca?
“Qualcuno ha raccontato che sono arrivati a mezzo miglio dall’Isola dei Conigli e siccome erano in avaria hanno dato fuoco a qualcosa per segnalare l’emergenza. Che è verosimile. Solo che poi è scoppiato un incendio ed è stata una catastrofe, la barca si è capovolta e sono finiti in mare. E’ tutta gente che non sa nuotare, e se non sai nuotare dopo un minuto che sei in acqua sei morto”.

Che altro raccontano?
“Poco e niente, sono tutti in stato di choc. Gente che ha visto morire il fratello, la sorella, i figli… ma se lo immagina?”.

Da dove venivano?
“Sono quasi tutti subsahariani”.

Partiti dalla Libia?
“Sì… ma non sanno neanche loro da quale punto della costa”.

Avete recuperato anche dei bambini?
“Tra quelli vivi, parecchi ragazzini”.

Ci sono molti feriti?
“No, solo tre gravi. Due donne, di cui una incinta, e una bambina di undici anni che durante il naufragio hanno ingerito acqua di mare e carburante. Le abbiamo rianimate qui al pronto soccorso e trasferite a Palermo. Ma avrei preferito più feriti e meno morti”.

Chi sono stati i primi ad arrivare sul posto?
“Dei lampedusani, poi sono uscite tutte le motovedette disponibili, tutte”.

La situazione com’è in questo momento? Perché il Centro d’accoglienza dovrebbe essere già pieno.
“Pieno significa 250 migranti. Ce ne sono più di mille”.

Di cosa avete bisogno?
“Di bare. Bare e carri funebri. Tra i morti recuperati e quelli che stanno ancora sotto… non è che sull’isola abbiamo centinaia di bare”.

Lei che da anni, ogni giorno, affronta questa emergenza, come pensa che si potrebbe risolvere?
“Nell’unico modo che dico da tempo, anche se qualcuno che non voglio nominare mi ha risposto pure male: facendo un cordone umanitario per andarli a prendere noi. Così sapremmo chi sono i rifugiati di guerra, i rifugiati politici, eviteremmo queste tragedie, i morti, e ci costerebbe un decimo di quello che spendiamo”.

La gente dell’isola come sta reagendo?
“Con la solita generosità. Sono stati loro i primi ad uscire e a rientrare coi vivi e coi morti. Come sempre. Sui lampedusani si può dire tutto quello che si vuole, ma di fronte a queste cose non si tirano mai indietro. Grande umanità e grande cuore. Ma anche le forze dell’ordine stanno facendo un lavoro straordinario, sono usciti in massa”.

Adesso bisogna recuperare i morti…
“Ci sono i sommozzatori della Guardia costiera insieme ai lampedusani, anche loro vanno giù a prendere questi poveri corpi”.

Alfano a Lampedusa: “non è un dramma italiano ma europeo”

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A Lampedusa il ministro degli interni Alfano ha detto: “Speriamo che l’Unione Europea si renda conto che non è un dramma italiano ma europeo” e poi ha aggiunto “Ho un appuntamento telefonico con il presidente della Commissione Europea, Barroso. Faremo sentire la nostra voce chiara e forte, l’Europa deve diventare protagonista nelle politiche dell’immigrazione”.

Kyenge ribatte a Pini, la tragedia diventa disputa politica?

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“Imputare la responsabilità morale di quanto sta succedendo a me e alla presidente Boldrini non solo è offensivo verso di noi ma lo è per le vittime. Il primo pensiero è per le vittime. È offensivo anche per la coscienza dei cittadini italiani, e degli abitanti di Lampedusa che si stanno prodigando. Questa è una mia presa di posizione, un punto di non ritorno verso questa forza politica. Non dobbiamo creare paura, ma avvicinare le persone”. Così il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge, nel corso di una conferenza stampa, risponde al deputato leghista Gianluca Pini che le aveva addossato la “responsabilità morale” della tragedia di Lampedusa.

“Venga a contare i morti con me” così il sindaco di Lampedusa a Letta

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“Venga a contare i morti con me”. Così il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, invia un telegramma al premier Enrico letta. Il primo cittadino ha proclamato per domani il lutto cittadino:

“Una tragedia infinita, un dramma inenarrabile”. Il mare di Lampedusa deve ancora restituire molte vittime dell’ultimo terrificante naufragio, e il mondo della politica – nazionale e internazionale – fa i conti con le sue responsabilità. E, soprattutto, con le sue incapacità. Tra i vari commenti spicca quello del ministro degli Esteri, Emma Bonino. “Gli esodi – ha detto il ministro a margine di un incontro con il suo omologo saudita – non hanno una soluzione miracolosa, altrimenti l’avremmo già trovata e perseguita”. Negli stessi minuti Papa Francesco lancia un grido: per i morti di Lampedusa “mi viene una sola parola: vergogna!”.

Soluzioni miracolose – ammette la Bonino – non ce ne sono. L’Europa, nel dubbio, ci addossa tutte le responsabilità. Solo ieri Strasburgo giudicava per l’ennesima volta “sbagliate o controproducenti” le misure prese in questi ultimi anni dall’Italia per gestire i flussi migratori.

Le dimensioni della tragedia, intanto, si fanno sempre più gravi. I soccorritori hanno finora recuperato  93 cadaveri, ma sul barcone viaggiavano circa 450-500 persone. Per ora ne sono state tratte in salvo circa 150. I dispersi sarebbero circa 250. Tra i morti anche quattro bambini.

“È una tragedia immane”, ha detto il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini. “Basta! Ma che cosa aspettiamo? Cosa aspettiamo oltre tutto questo? È un orrore continuo”, ha aggiunto Nicolini. “Non sappiamo più dove mettere i morti e i vivi”.

Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, riferirà domani “in tarda mattinata” in Aula alla Camera sulla tragedia di oggi a Lampedusa e sul complesso del dramma umanitario che sta interessando le coste del nostro Paese. Lo ha annunciato in Aula la presidente della Camera, Laura Boldrini, dando conto di una conversazione telefonica di oggi tra lei e lo stesso Alfano.

Lampedusa shock, parla Pini e incolpa Kyenge e Boldrini

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«La responsabilità morale della strage che sta avvenendo nelle acque di Lampedusa è tutta della coppia Boldrini-Kyenge. La loro scuola di pensiero ipocrita che preferisce politiche buoniste alle azioni di supporto nei paesi del terzo mondo porta a risultati drammatici come questi. Continuando a diffondere senza filtri messaggi di accoglienza si otterrà la sola conseguenza di mietere più vittime di una guerra. Tanto la Boldrini quanto la Kyenge hanno sulla coscienza tutti i clandestini morti in questi ultimi mesi». Così Gianluca Pini, vicepresidente del Gruppo Lega Nord a Montecitorio.

Alfano annulla la conferenza e va a Lampedusa, salta manifestazione di domani

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Lampedusa rivoluziona l’agenda di Alfano che vola immediatamente a Lampedusa, sul luogo della tragedia del barcone di immigrati. Annullata quindi la conferenza stampa che era annunciata per le 11.30 e che avrebbe dovuto “congelare”, la scissione del Pdl. Saltata anche la manifestazione di domani di protesta davanti alla Giunta del Senato, anti-decadenza.

I volti dei superstiti e i corpi delle vittime, dell’ennesimo sbarco tragico

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Venivano probabilmente dalla somalia i migranti del tragico sbarco a Lampedusa,  nei pressi dell’Isola dei Conigli. La tragedia si è consumata a circa un miglio e mezzo al largo della famosa spiaggia.

Il bilancio è ancora provvisorio e purtroppo sale di minuto in minuto. Al momento sono 62 i morti, ma ancora alcuni corpi devono essere recuperati. Sulla banchina, tra le vittime allineate, anche alcuni bambini e una donna incinta. 150 migranti invece sono stati tratti in salvo da una motovedetta della Guardia Costiera.

Sul barcone naufragato si è stimato che viaggiassero almeno 500 persone, sono quindi molti i dispersi ancora da ritrovare.

Secondo quanto riferiscono le fonti delle agenzie di stampa il barcone avrebbe preso fuoco dopo essersi rovesciato a poche miglia dall’isola di Lampedusa, secondo alcuni sarebbero stati anche i migranti a dar fuoco alle coperte, subito dopo la tragedia, per cercare di attirare l’attenzione dei soccorritori. Ancora però non si può capire l’esatta dinamica di ciò che è accaduto.

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L’allarme del naufragio è stato dato dall’equipaggio di due pescherecci che transitavano nella zona. Sul posto due motovedette, una della Guardia Costiera e una della Guardia di Finanza. Elicotteri e mezzi aerei stanno sorvolando sulla zona del naufragio.

«E’ una giornata triste, le vittime sono tre donne. L’imbarcazione trasportava circa 500 migranti», ha spiegato Antonino Candela, Commissario straordianario dell’assistenza sanitaria di Palermo. «I primi soccorsi sono stati quelli delle barche ad uso turistico. I corpi delle vittime sono state portate sulla banchina», ha aggiunto.

«Ci sono morti ovunque. È terribile». Non riesce a trattenere il pianto uno dei soccorritori che si trova su uno dei pescherecci che stanno recuperando i cadaveri dal mare. «Sono decine i morti, molti galleggiano – dice ancora tra le lacrime all’Adnkronos- Sembra un incubo».

Anche il Premier Enrico Letta è intervenuto sull’argomento parlando di “immane tragedia”. In Twitter, ha comunicato che è stato “fatto il punto (…) con Alfano e i vertici del ministero che si recheranno subito sul luogo del disastro per i primi interventi”.

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Aggiornamento 3 ottobre 2013, 12,45: Il bilancio provvisorio delle vittime sale a 90 vittime.

La trasgressione erotica si trasforma in tragedia

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La trasgressione erotica per una coppia di ucraini si è trasformata in tragedia. I due sono stati sorpresi dal treno mentre facevano sesso sui binari nella notte tra venerdì e sabato: lei è morta sul colpo e lui ha perso le gambe, tranciate dal convoglio. L’incidente è avvenuto nella regione ucraina di Zaporizhia. La ricostruzione l’ha fatta l’uomo, un 41enne,  che ha affermato: “Eravamo stati a casa di amici e stavamo rientrando. Io e la mia fidanzata non abbiamo potuto resistere alla nostra passione e abbiamo voluto provare qualche brivido nei pressi di una ferrovia”. Secondo il portavoce della polizia locale i due innamorati erano ubriachi.

 

Muore 24enne in discoteca a Roma, tragedia nel cuore di Testaccio

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E’ giallo su una 24enne romana che la scorsa notte è morta dopo essere stata colta da un malore mentre si trovava in una discoteca di Testaccio, a Roma con un’amica. Colpita da un malore, è stata trasportata all’ospedale Fatebenefratelli, dove però è arrivata già morta. Sono ora in corso le indagini dei militari della stazione Aventino per chiarire le cause del decesso. Dalle prime ipotesi si ritiene che la giovane possa aver avuto una crisi respiratoria, come confermerebbero alcuni medicinali trovati nella borsetta della ragazza.

Bagno fatale, due turisti muoiono nelle acque della Liguria

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Sono due le vittime che oggi hanno perso la vita nelle acque della Liguria. Una donna di origini marocchine residente in Francia di 76 anni e un tedesco di 59 anni, hanno perso la vita, nel primo pomeriggio a Moneglia, a causa delle avverse condizioni meteo i loro corpi sono stati sbattuti contro gli scogli. Molte persone  hanno assistito impotenti alla tragedia.

 

A Verona… Accoltella la moglie e poi si getta sotto un tir

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Erano circa le 9.30 quando è scattata la follia omicida di un uomo di 31 anni romeno che prima  ha accoltellato la moglie  poi è scappato verso l’autostrada del Brennero, dove si è gettato sotto un tir.

La moglie, 29enne anch’essa romena, ferita in più arti del corpo, è riuscita a scappare in una ricevitoria dove ha chiesto aiuto e ha identificato il marito come l’aggressore che le aveva inferto le lesioni. La tragedia si è consumata nei dintorni dell’ufficio postale di via Cavour, a Dossobuono, nel Veronese, e ancora non si conoscono i dettagli della vicenda che ha portato l’uomo a compiere il gesto. Al momento la donna è ricoverata in ospedale e sottoposta a intervento chirurgico. Da quanto si è appreso da fonti mediche la donna non dovrebbe essere in pericolo di vita.  Pesanti le ripercussioni al traffico tra tra Nogarole Rocca e il nodo con la A4, dove il traffico è rimasto bloccato per ore.“

Crolla un’ala dell’ospedale di Fabriano, tragedia sfiorata

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Sfiorata la tragedia oggi all’Engles Profili, l’ospedale di Fabriano dove è crollato una parte del pavimento (circa due metri quadri) in un’ala dell’edificio. La stanza dove è avvenuto il crollo è di solito usata dagli infermieri del laboratorio d’analisi come spogliatoio. Fortunatamente non ci sono stati feriti, gli ultimi infermieri erano usciti appena una decina di minuti prima. La palazzina è composta da un piano terra con tetto a volta. E un primo piano concesso in uso all’ospedale e utilizzato come spogliatoio. Proprio una volta ha ceduto di schianto, determinando il crollo del pavimento del primo piano.

 

L’orrore nel canile abusivo

canile-abusivo-tuttacronacaL’orrore era celato in alcuni locali destinati alla civile abitazione. Fra queste mura si celava a Riano, in provincia di Roma, un canile abusivo in pieno centro. Qui, in condizioni di degrado, sono stati trovati 26 cani di diverse taglie che sono stati sottoposti a sequestro e avviati in tre strutture, due canili  e una clinica, dove potranno essere alimentati e curati in modo adeguato. Nella cantina dei locali poi, muniti di  tute ed autorespiratori, gli operatori sono scesi a rimuovere 20 sacchi con le carcasse di animali in avanzato stato di decomposizione.  Una volta ultimato lo sgombero dei resti si è provveduto alla disinfezione dell’intera area. Il proprietario dell’immobile è stato segnalato all’Autorità Giudiziaria ed è stato oggetto di sanzioni amministrative per l’esercizio di canile abusivo, mancata iscrizione all’anagrafe canina e per violazione delle norme in materia di smaltimento delle carcasse.

Il video della tragedia sfiorata: frana in strada!

frana-strada-taiwan-tuttacronacaTragedia sfiorata a Keelung, in Taiwan. Come si può vedere nel video, una frana sembra “lanciare” dei detriti in strada ma, nonostante questo, le auto continuano a circolare. Almeno fino a quando un enorme masso non si stacca dalla parete e finisce la sua corsa sull’asfalto, vicinissimo a una vettura in transito. Una fortuna immensa che non ci siano state vittime!

Tragedia alla sagra, scoppia il motore di un trattore: 8 feriti

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Sono gravi  le 8 persone rimaste ferite a seguito dello scoppio del motore di un trattore che stava sfilando con altri mezzi agricoli in una sagra a Orgiano, nel basso Vicentino. Il trattore, secondo una prima ricostruzione, era alla testa di un corteo, quando improvvisamente il motore è scoppiato mandando in fumo le parti meccaniche del mezzo che poi, come proiettili impazziti, hanno colpito il pubblico.

Cadono pietre a Sorrento, panico tra i turisti, dramma sfiorato.

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Dramma sfiorato a Sorrento in provincia di Napoli, dove si è verificato il crollo di calcinacci e di un pezzo di cornicione di un palazzo storico in via Luigi De Maio. Si è subito scatenato il panico tra i cittadini e i turisti che in quel momento stavano percorrendo la strada che conduce al porto. Immediato l’intervento dei Vigili del Fuoco che hanno transennato la zona e stanno lavorando per rimuovere altri cornicioni pericolanti. La strada dovrebbe essere riaperta in serata, al termine di verifiche e accertamenti sulla stabilità del palazzo.

Tragedia a Shanghai, 15 morti e 26 feriti per una fuga di ammoniaca

Shanghai Weng Pai Cold Storage Industrial-tuttacronaca

Una fuga di ammoniaca ha causato il decesso di 15 persone e il ferimento di 26, tra le quali 6 casi risulterebbero essere in gravi condizioni. La tragedia è avvenuta a Shanghai per una fuga di ammoniaca in un impianto di refrigerazione della Shanghai Weng Pai Cold Storage Industrial Co intorno alle 11 di mattina (ora locale).  Sul posto stanno lavorando i vigili del fuoco per mettere in sicurezza la struttura.

Il dramma della disoccupazione diventa tragedia familiare.

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Una lite furibonda tra padre e figlio. Lui Giuseppe Paolino, 72 anni, originario di Torre del Greco, presumibilmente al culmine di un acceso diverbio ha ucciso a colpi d’accetta il figlio Nunzio di 36 anni, disoccupato. Il giovane assassinato, da un paio di anni, si era trasferito dal Napoletano a casa del padre pensionato, che si trova in via Nigrisoli 136 a Sant’Alberto, frazione nella campagna di Ravenna.

Secondo i vicini di casa, Giuseppe Paolino era una persona tranquilla, nessuno mai si sarebbe aspettato questo tragico evento. Le liti c’erano frequentemente, ma erano sempre per il lavoro che mancava al figlio e per i soldi che non bastavano più.

La prima a trovare il cadavere del 36enne è stata la sorella, arrivata assieme a un amico dalla vicina frazione di Savarna, forse avvertita dal padre. La ragazza è stata poi portata all’ospedale in stato di choc. Il 72/enne è sceso di casa solo all’arrivo di carabinieri e ambulanze del 118; quindi – secondo i testimoni – ancora sanguinante ha alzato le braccia al cielo ammettendo di avere ammazzato il figlio. L’uomo, vedovo e in passato camionista, era stato sposato un paio di volte e ha avuto numerosi figli: il 36enne era nato dalla prima relazione.

 

Sparatoria in un ristorante in Baviera, 3 morti e 5 feriti per una lite di condominio

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Un bilancio pesante quello della sparatoria avvenuta in un ristorante di Dossenheim, piccola città della Baviera, nel sud della Germania. Un uomo ha aperto il fuoco in un ristorante, l’Ambiente,  dove si stava svolgendo una riunione di condominio, uccidendo 2 persone e ferendone 5 prima di suicidarsi. La polizia sta indagando sulle cause che hanno generato la tragedia.Dalle prime indiscrezioni sembrerebbe che a innescare la follia omicida e suicida si stato un alterco verbale in cui al killer era stato chiesto di lasciare la sala.

Shock in India, bimba scivola dalle spalle del papà e annega

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La tragedia si è consumata in pochi minuti. La bimba di appena 18 mesi del medico britannico, Reddy Megha, di origini indiane, è annegata nel fiume Musi. Il padre, un anestesista specializzato in ostetrica presso l’Università di Coventry e Warwickshire Hospitals, sembra, secondo alcune versioni, che l’avesse sulla schiena e si stava apprestando a fare le foto ai fratelli della piccola Manvi, quando lei è caduta nel fiume, scomparendo in pochi secondi. Secondo un’altra versione il padre la teneva in braccio mentre cercava di fare una foto e Manvi si sarebbe mossa e scivolata dalle braccia del padre direttamente nelle acque  del fiume Musi, che si trovava in piena per le abbondanti piogge che in questo periodo caratterizzano al stagione dei monsoni. Nonostante i tempestivi soccorsi per la piccola non c’è stato nulla da fare.

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Ultimo giorno di ferie diventa l’ultimo giorno di vita: 22enne muore in Grecia

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Una vacanza in Grecia che si è trasformata in tragedia per Giulia Grasso, 22enne di Fuorigrotta, che è rimasta vittima sabato, suo ultimo giorno di ferie, di un incidente mortale a Mykonos. La ragazza era a bordo di un «quad bike» – un quadriciclo fuoristrada, noleggiato normalmente nelle località turistiche – con la pashmina al collo usata come sciarpa. Giulia viaggiava nella parte posteriore del mezzo condotto da un’amica quando proprio la pashmina è andata a impigliarsi negli ingranaggi del mezzo, strangolando la giovane. Così l’hanno ricordata su Facebook i suoi amici: “Eri una persona splendida, sempre sorridente, simpatica, divertente”. E ancora: “Non riesco a non pensare…non riesco a crederci…la mia mente va a 10 giorni fa quando nn aspettavi altro che partire per le vacanze”.

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Serial killers and true crime

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