“Bugie tossiche”: Greenpeace si scaglia contro D&G

toxic-lies-tuttacronacaAzione di protesta contro D&G ieri a Milano, dov’è in corso la Settimana della Moda, dove Greenpeace ha chiesto una moda libera da sostanze chimiche pericolose. Gli attivisti, in occasione della sfilata di Dolce&Gabbana al teatro Metropol, hanno scelto questa location per appendere uno striscione di 60 metri quadri con la scritta “Toxic Lies. Courtesy of Dolce&Gabbana” (Bugie tossiche. Offerte da Dolce&Gabbana). Chiara Campione, responsabile del progetto The Fashion Duel di Greenpeace, ha dichiarato: “Ci sembrava giusto far sapere al parterre del Metropol che lo show che sta per aprirsi è potenzialmente il prodotto finale di una filiera tossica, che inquina l’ambiente e mette in pericolo la salute di tutti noi. Le sostanze chimiche pericolose ritrovate sui prodotti a marchio D&G dimostrano che questo brand non ha nessun controllo sulla propria filiera e non può quindi garantire ai propri clienti di non essere complice dello scandalo tossico che avvelena l’Alta moda”. Recentemente è stato pubblicato, da Greenpeace International, un rapporto che evidenzia come le stesse sostanze chimiche pericolose usate dai marchi di largo consumo siano impiegate anche da brand del lusso, come Versace, Louis Vuitton e Dolce&Gabbana, per produrre capi di Alta moda per bambini. Tali sostanze, che a seguito del processo produttivo o del lavaggio degli stessi abiti giungono poi nei laghi e nei fiumi, hanno la proprietà di accumularsi nell’ambiente e sono stati ritrovate anche nelle regioni più remote del Pianeta. Alcune di esse possono interferire con il sistema ormonale di uomini e animali. Ancora Campione spiega: “Nonostante le ripetute richieste, iniziate più di un anno fa con la classifica The Fashion Duel, Dolce&Gabbana non ha mai risposto né a noi né alle migliaia di consumatori che chiedono più trasparenza sulla propria filiera e di conoscere cosa finisce esattamente nei loro prodotti. Crediamo che sia arrivato per Dolce&Gabbana il momento di parlare chiaro, e far vedere a tutti di che stoffa sono fatti loro e i vestiti che producono”. Al momento hanno sottoscritto l’impegno Detox dell’associazione ambientalista in venti aziende: l’obiettivo è quello di assicurare la trasparenza della filiera, richiedendo ai propri fornitori di pubblicare i dati sugli scarichi delle sostanze chimiche pericolose e azzerare gli scarichi di sostanze chimiche pericolose entro il 2020.

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Le immagini della protesta di Greenpeace:

Greenpeace invade la Galleria Vittorio Emanuele a Milano… “Detox now”

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Detox now, ovvero disintossicati ora! Questa è la battaglia degli attivisti di Greenpeace che protestano a Milano contro i tessuti usati dalle grandi marche, che secondo l’associazione, userebbero sostanze tossiche nella fabbricazione di abiti per bambini realizzati dai brand del lusso del Made in Italy. Così 5 attivisti di Greenpeace in tuta arancione e corde, per protestare contro l’avvio della settimana di sfilate della moda femminili, hanno affisso uno striscione con la scritta “The king is naked”, in cima alla Cupola, mentre altri cinque mostravano un altro striscione: “Versace detox now” .

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C’è del marcio nel Parmigiano Reggiano?

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Chi dovrebbe tutelare le eccellenze italiane in realtà fa affari con i concorrenti? Questa sembrerebbe essere la triste storia che in questi giorni ha fatto alzare un polverone intorno al Consorzio del Parmigiano Reggiano e ha portato all’arresto del direttore generale Riccardo Deserti che ora è stato posto agli arresti domiciliari nella sua casa di ferrara raggiunto da un secondo ordine di custodia delle Procura di Roma per una vicenda di documenti fatti sparire dal ministero delle Politiche Agricole. Questa è solo la seconda puntata di una vicenda che lo aveva già portato agli arresti il 4 gennaio scorso con l’accusa di corruzione per una serie di appalti col trucco allo stesso ministero, arresto ceh poi era stato annullato. Ora però è arrivato un secondo ordine di custodia e c’è chi giura, soprattutto tra i produttori, l’amarezza è molta anche perché Deserti, nonostante tutto, resta al suo posto. «Diciamo che il fatto che sia ancora al suo posto al consorzio malgrado il doppio arresto non è privo di un certo imbarazzo…», questa è l’atmosfera che si respira tra coloro che ogni giorno lavorano con un prodotto conosciuto in tutto il mondo e tutelato come prodotto Dop. Insomma sono tanti coloro che ci credono nel loro lavoro e questo scandalo rischia davvero di danneggiare l’intera industria anche a livello internazionale.  Ma chi tiene Riccardo deserti ancorato al suo posto?

Come spiega la stampa:

Il presidente del Consorzio, Giuseppe Alai, 58 anni di Guastalla, diploma di perito agrario, moglie e due figli, riconfermato nel 2009 alla guida dell’associazione, carica che lo impegna insieme alla vicepresidenza di Confcooperativa Emilia Romagna, alla presidenza di Banca Reggiana e a una serie di società, che vanno dai viaggi ai formaggi. Lui al telefonino tiene duro e rimbalza ogni sospetto: «Fino a che non è provata la colpevolezza di Riccardo, non vedo il motivo di sollevarlo dall’incarico. Noi preferiamo non interferire nell’operato dei magistratura». Lodevole garantismo, si capisce. Ma dev’essere la pasta di cui sono fatti i formaggiai di queste parti. Scalfiti da niente, sospettati di troppo.

Tanto per dirne una. A Correggio, la città del cantautore Ligabue, stava per sorgere il più grande magazzino di formaggi del mondo. Enorme come un campo di calcio, alto undici piani, con 500 mila forme a stagionare e nemmeno una di Parmigiano. Il magazzino lo doveva costruire la società ungherese Magyar Sajt Kft che si occupa di lattiero caseario e produce un similgrana. Al sindaco di Correggio l’invasione di formaggio magiaro alla fine non è piaciuta. Il vicino Paese di San Martino era possibilista ma poi si è messa di mezzo la Provincia e la Coldiretti e non si è fatto più nulla. Il fatto è che la Magjar Sajt Kft è partecipata al 100% da un’azienda mantovana riconducibile a Itaca Società Cooperativa presieduta da Giuseppe Alai. Nessun rilievo penale, al massimo un problema di statuto ma pure un bel conflitto di interessi: il presidente del Consorzio che tutela il Parmigiano-Reggiano in affari con una società ungherese che smercia formaggio che non è Parmigiano-Reggiano. Giuseppe Alai si difende dopo aver lasciato l’incarico a Itaca ma non molla la poltrona al Consorzio: «Non sapevamo di questa cosa, non partecipiamo direttamente a quest’azienda. Era solo un’operazione finanziaria. E poi non facciamo sempre gli show su queste cose, che il brand del Parmigiano-Reggiano sappiamo come tutelarlo».

La certificazione Dop riconosciuta secondo le direttive europee risale al 1992, nel 2007 si è mossa Greenpeace per evitare che la soia Ogm della Monsanto finisse tra gli alimenti della vacche emiliane, nel 2008 la Corte di giustizia di Lussemburgo ha inibito la vendita del similparmigiano «Parmesan» venduto in Germania ma allo stesso tempo ha chiesto all’Italia di «tutelare maggiormente il prodotto». Cosa tutt’altro che facile in questa storia che incrocia caseifici ungheresi, dirigenti con tripli incarichi e direttori di Consorzio passati dal ministero delle Politiche Agricole a questa palazzina moderna in via Kennedy con un codazzo di pendenze giudiziarie. Cosa che turba non poco i 3500 produttori. Come Simone Simonazzi di Bagnolo in Piano, 110 vacche e una produzione di 13 mila quintali di latte da riversare in 384 caseifici di Reggio, Parma, Bologna, Mantova e Modena: «C’è troppo poca trasparenza al Consorzio. Storie come quella del direttore fanno male a noi produttori». A fianco dei produttori si schiera la Coldiretti. Il suo presidente per tutta l’Emilia, Mauro Tonello chiede che «i produttori abbiano maggior tutela. Ci sono situazioni poco chiare che li intimoriscono. Non si può più star zitti». Ma alla fine di qua del Reno e di là del Po c’è poca voglia di parlare di questa guerra del formaggio. Il sindaco vicario di Reggio Ugo Ferrari e quello in carica a Parma, il 5 Stelle Federico Pizzarotti, dicono niente e stan blindati nel loro buco. Manco fosse fatto in una forma di banalissimo groviera.

Arriva l’amnistia per D’Alessandro, l’attivista Greenpeace

cristian_d_alessandro-tuttacronacaEra stato arrestato lo scorso 18 settembre con altri 29 attivisti Greenpeace l’italiano Christian D’Alessandro. L’accusa per loro era di “teppismo” ed era scattata a seguito dell’azione nell’Artico contro la piattaforma petrolifera di Gazprom. Ora la giustizia russa ha notificato al giovane la chiusura del procedimento a seguito dell’amnistia approvata la scorsa settimana. Lo riferisce l’ufficio stampa di Greenpeace.

Amnistia per gli attivisti Greenpeace… ma rinvio per l’italiano: non c’è l’interprete

 

cristian-greenpeace-tuttacronacaE’ stata notitficata oggi, dalla giustizia russa, l’amnistia a tutti i 30 attivisti di Greenpeace arrestati lo scorso 18 settembre per aver assaltato una piattaforma petrolifera di Gazprom e  accusati di “vandalismo” per l’attacco nell’Artico. L’unico a non beneficiarne, nella giornata odierna, è l’italiano Christian D’Alessandro: per lui la procedura è stata rinviata a causa dell’assenza di un interprete. La notifica, per il giovane, arriverà comunque già domani. Notificata l’amnistia, i 26 militanti di Greenpeace che non sono russi dovranno ottenere un visto per uscire dal paese, cosa che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni. L’amnistia è stata approvata dalla Duma che ha cancellato le accuse di teppismo, che potevano valere fino a 7 anni di carcere. Con la stessa amnistia, sono tornate in libertà le Pussy riot.

La conferenza stampa di Carlo Ancelotti… con “intruso”!

greenpeace-ancelotti-tuttacronacaGazprom, oltre a essere la più grande compagnia russa ed il maggiore estrattore al mondo di gas naturale, figura anche negli sponsor della Champions League. E proprio per questo gli attivisti di Greenpeace hanno preso di mira una conferenza stampa del torneo Europeo per il loro ultimo blitz.

La conferenza stampa in questione è quella del Real Madrid, che ha avuto luogo ieri e alla quale hanno preso parte Carlo Ancelotti e il difensore Pepe. Mentre i due parlavano con i giornalisti del loro prossimo impegno in Champions, che li vedrà affrontare il Copenaghen, alle loro spalle ha fatto la sua apparizione un cartello mobile con la scritta ‘Save the Arctic‘, in segno di protesta contro la Gazprom.

La Fifa e l’Oscar della Vergogna: l’impatto in Brasile dei Mondiali

fifa-tuttacronacaE’ probabile che il 23 gennaio, in occasione dei “Public Eye Awards”, noti anche come gli “Oscar della Vergogna”, la Fifa si aggiudicherà tale premio. Il “riconoscimento”, creato da Greenpeace e dalla Ong svizzera, Dichiarazione di Berna, inserisce in una “galleria della vergorgna” le aziende che si sono particolarmente distinte provocando danni all’ambiente e alle persone. Al momento, mentre la classifica è ancora provvisoria, la Fifa è in testa alla classifica dei “cattivi”, davanti alla multinazionale anglo-svizzera, Glencore Xstrata, specializzata nel commercio di materie prime, e a un altro colosso elvetico, Syngenta, che opera nel campo dei prodotti chimici, in particolare quelli destinati all’agricoltura. Seguono, poi, la russa Gazprom, il colosso bancario britannico, Hsbc, oltre alla Marine Harwest, una grande azienda norvegese che alleva salmoni. Viene da chiedersi come fa ad essere inserita in una simile lista di gruppi accusati di non guardare in faccia niente e nessuno in nome del profitto? Per Greenpeace e la Dichiarazione di Berna, nell’organizzazione dei mondiali brasiliani la Fifa si è resa complice della devastazione ambientale, prodottasi nelle 12 città in cui si svolgerà la competizione, contribuendo a creare centinaia di migliaia di poveri e di sfollati”. E ancora: “Ha ripetutamente violato i diritti dell’uomo e ha denotato un’assoluta mancanza di senso della responsabilità”. Tutto questo le permetterebbe quindi di trovare un posto nella “Hall of Shame”, in compagnia della Shell, “Oscar della vergogna” 2013. Un giorno da dimenticare per Blatter e che non ha nulla a che vedere con i fasti del Pallone d’oro, che avrà riunito qualche settimana prima, a Zurigo, i ricchi e famosi del mondo del calcio.

Rilasciato su cauzione Christian D’Alessandro

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Potrà essere scarcerato su cauzione  Christian D’Alessandro, l’attivista italiano di Greenpeace, che era stato arrestato lo scorso 19 settembre nel nord ovest della Russia.

La decisione è stata presa dal tribunale di San Pietroburgo. L’annuncio è stato dato via Twitter da Greenpeace Russia.

Ora il ragazzo napoletano soggiornerà nel consolato russo a San Pietroburgo in attesa del processo: “Siamo felicissimi – spiega il padre Aristide ad Huffpost.- è una grande gioia. Ringraziamo la Farnesina per l’impegno e tutti gli amici, conoscenti che in questi mesi ci sono stati vicini. Ora non vediamo l’ora di riabbracciarlo, andremo a riprendercelo in Russia”.

Paul McCartney e la lettera a Putin: “liberate gli attivisti Greenpeace”

Paul-McCartney-tuttacronacaSono 30 gli attivisti Greenpeace della Arctic Sunrise agli arresti in Russia dopo l’assalto alla piattaforma Gazprom nell’Artico. Tra questi, anche l’italiano Cristian D’Alessandro. Affinchè i giovani tornino liberi, l’ex Beatle Paul McCartney ha lanciato un appello sul suo sito pubblicando una lettera indirizzata al presidente russo Vladimir Putin. Il musicista esordisce con un informale “Caro Vladimir, spero che questa lettera ti trovi in buona salute” e informa subito il premier: “Spero non ti dispiaccia se sollevo il problema”. Dopo di che, arriva la difesa degli attivisti: “I miei amici russi dicono che in alcuni ambienti, i manifestanti sono considerati nemici della Russia, che fanno la volontà dei governi occidentali”. Falso, assicura il cantante inglese: “Greenpeace non è una organizzazione anti-russa. Danno sempre fastidio a questo o quel governo, certo. Ma, lo dico perché lo so, non hanno mai e in nessun luogo al mondo preso soldi da governi o aziende”. E ancora: “Accettano la responsabilità di quello che hanno fatto veramente”, nota McCartney: “Ma non si può trovare una soluzione del problema che convenga a tutti?”, chiede. E, anche se non mette in discussione l’indipendenza della magistratura in Russia, conclude: “Mi chiedo se è possibile utilizzare la tua influenza, qualunque essa sia, per restituire i detenuti alle loro famiglie?”

Gli attivisti Greenpeace appaiono sulla facciata della Sagrada Familia

greenpeace-sagradafamilia-tuttacronacaLe foto dei trenta attivisti Greenpeace della nave Arctic Sunrise detenuti in Russia hanno fatto oggi la loro apparizione su una delle facciate della Sagrada Familia, in Spagna. A srotolare gli striscioni con i loro volti una decina di compagni, che ne richiedono la liberazione. L’arresto degli attivisti risale a fine settembre, in occasione di una contestazione attorno alla piattaforma di trivellazione di Gazprom, nell’Artico. Sono stati prima accusati di pirateria, che in Russia prevede 15 anni di carcere, e poi di teppismo, reato che ne prevede sette.

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Ecco come è stato arrestato Christian, tra elicotteri e fucili. Ecco il video!

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Sono immagini drammatiche quelle diffuse oggi dagli attivisti di Greepeace. Mostrano il momento in cui la nave Arctic Sunrise è stata abbordata e sequestrata dagli agenti di sicurezza russi in acque internazionali, il 19 settembre scorso. Nel video si vede un elicottero russo sovrastare la nave. Da un cavo scende il primo agente, con il volto coperto da un passamontagna e in mano un enorme fucile. Gli attivisti di Greenpeace, con le mani alzate, cercano pacificamente di impedire al velivolo di atterrare e agli altri uomini di scendere. Si vede anche Christian D’Alessandro, il giovane italiano arrestato insieme agli altri attivisti. Indossa una maglietta rossa. Niente da fare, gli agenti russi fanno irruzione sulla nave, che poi viene rimorchiata fino al porto di Murmansk. Il resto della storia, purtroppo, è noto.

Cambio di rotta in Russia: gli attivisti Greenpeace ora accusati di vandalismo

russia-greenpeace-tuttacronacaClamorosa notizia dalla Russia quella riferita da Itar-Tass che rende noto, citando il portavoce della commissione investigativa, che la magistratura ha cambiato idea ed ha fatto cadere le accuse di pirateria contro gli attivisti di Greenpeace che hanno dato l’assalto a una piattaforma petrolifera nell’Artico, sostituendole con accuse meno gravi di teppismo. Gli attivisti rischiavano fino a 15 anni di carcere.  Tra i militanti finiti in prigione ci sono il capitano della Artic Sunrise, l’americano Peter Willcox, e lo svizzero Marco Weber. Oltre ad un polacco, due neozelandesi, un canadese, un francese, un turco e Cristian D’Alessandro, l’attivista italiano entrato a far parte dell’ equipaggio internazionale delle navi dell’associazione ambientalista a inizio 2013, dopo vari anni di volontariato nel Gruppo Locale di Napoli.

Ogm vietato in Italia, ma domani sarà raccolto. Sanzioni? Nessuna

mais_ogm_tuttacronacaL’Ogm è vietato in Italia ma domani 12 ottobre 2013 il mais ogm, cioè geneticamente modificato, verrà raccolto a Vivaro, in provincia di Pordenone dove è stato coltivato da Silvano Dalla Libera, vicepresidente di Futuragra. La tipologia di grano coltivato è il Mon 810.

Greenpeace nel 2012 lanciava l’allarme sulla pericolosità del prodotto:

Si tratta di un evento (trait) transgenico che innesta nel genoma del mais la capacità di produrre una tossina in grado di uccidere alcuni parassiti della pianta. La tossina è una delle numerose varianti tra quelle prodotte da un batterio, il Bacillus turingensis (Bt: per questo si parla di “mais Bt”). In particolare, questa variante (Cry 1Ab) dovrebbe selettivamente uccidere un parassita del mais, Ostrinia nubilalis.

È importante notare che le spore del Bt sono uno strumento utilizzato in agricoltura biologica per combattere gli insetti infestanti. Le “modalità” dell’utilizzo sono tuttavia molto diverse. In primo luogo, le spore del Bt sono utilizzate quando l’infestazione è in corso. In secondo luogo, le spore contengono una pro-tossina, che si attiva in una tossina efficace solo quando la pro-tossina è ingerita da un insetto “target”. Senza questa attivazione, estremamente specifica, la pro-tossina è inefficace.

L’effetto di una coltura di mais Bt è quindi quello di inondare l’ambiente con una tossina attiva che rischia di colpire insetti innocui comprese specie “utili” (ad esempio predatori che controllano le popolazioni di insetti infestanti) e specie a rischio. Inoltre, poiché la tossina è rilasciata nell’ambiente circostante, attorno al campo OGM si crea un “alone” con dosi decrescenti di tossina attiva: le condizioni ideali per far sviluppare una resistenza alla tossina negli insetti “target”. Con la conseguenza di rendere inutilizzabile per gli agricoltori un importante strumento di controllo delle infestazioni cha ha il vantaggio di impatti ambientali praticamente nulli.

Quali sono i rischi?  

Sempre secondo Greenpeace:

Diffusione della tossina Bt: i frammenti di mais OGM si disperdono dopo la raccolta e sono stati rinvenuti nell’86 per cento dei 227 siti della rete idrografica monitorata. La tossina Cry1Ab è stata trovata nel 13 per cento dei corsi d’acqua e nel 23 per cento delle colonne d’acqua analizzate (Tank et al., 2010).

Persistenza della tossina Bt: è stata dimostrata l’alta stabilità della tossina Cry1Ab che potrebbe spiegare la persistenza della sua tossicità (Sander et al., 2010). La persistenza della tossicità in acqua (nei frammenti di foglie di mais, sei mesi dopo il raccolto) è stata dimostrata dal citato studio di Tank et al. (2010).

Comparsa della resistenza negli organismi bersaglio: è stata dimostrata la comparsa di resistenza alla Cry1Ab in Busseola fusca (Kruger et al. 2009 e 2011) e Spadoptera frugiperda (Storer et al., 2010). La resistenza può insorgere (B. fusca) nonostante siano state attuate apposite strategie di prevenzione come quella di lasciare aree di mais non OGM (rifugi) tra i campi transgenici.
Incremento di altri parassiti (non bersaglio): il MON810 favorisce la sopravvivenza di Striacosta albicosta (una farfalla Noctuidae) “nuovo” parassita del mais (Dorhout e Rice, 2010). La cicalina (Dalbulus maidis, un emittero), un altro parassita del mais, si sviluppa maggiormente nei campi di mais Bt che in quelli non Bt (Virla et al., 2010). Inoltre, sul cotone Bt, in Cina, è stata registrata una “epidemia” di miridi (Lu et al. 2010).

Impatto su specie predatrici di parassiti del mais (non bersaglio): eliminando completamente le popolazioni di Ostrinia nubilalis, il mais Bt elimina anche gli insetti che la predano come le vespe appartenenti ai Braconidae e Ichneumonidae (Marvier et al., 2007; Wolfenbarger et al., 2008; Naranjo, 2009).

Impatto su altre specie (non bersaglio): in laboratorio, sono stati dimostrati “effetti avversi” sul crostaceo acquatico Daphnia magna, un organismo “modello” per gli studi ecotossicologici, nutrito con frammenti di mais Bt (Bohn et al., 2010). Sempre in laboratorio, sono stati verificati effetti negativi del MON810 sulla lumaca Cantareus aspersus (Kramarz et al., 2009). Ancor più preoccupanti i rischi (sottolineati anche dalla valutazione dell’EFSA sul mais Bt11 che cita Lang e Otto, 2010 e Perry et al. 2010, 2011) su specie di farfalle non bersaglio, i cui bruchi possono ingerire polline di mais Bt (contenente la tossina Cry1Ab). Secondo EFSA, la mortalità “locale” (presso il campo OGM) potrebbe arrivare al 100% nelle condizioni più sfavorevoli. Queste preoccupazioni sono state confermate da uno studio più recente1 (non citato nel dossier inviato alla Commissione Europea) che conferma la complessità dei sistemi viventi e quindi delle relative valutazioni di rischio. In breve, gli autori concludono che i bruchi della Vanessa Io (Inachis io) sono esposti al rischio dell’ingestione di polline Bt (sulla superficie delle foglie di ortica di cui si nutrono…) a causa del particolare ciclo vitale (un ciclo “doppio”, con due generazioni per anno) di questa specie vulnerabile nell’Europa centrale e meridionale. Nel nord Europa, dove la specie compie un solo ciclo annuo, i rischi sono molto inferiori perché la dispersione del polline del mais è asincrona rispetto alla presenza dei bruchi. Nell’Europa centrale e meridionale invece la seconda generazione dei bruchi è presente sulle foglie d’ortica quando queste sono “ricoperte” dal polline del mais e sono quindi a rischio! Ovviamente, questo studio si focalizza su una singola specie (importante, perché vulnerabile), ma gli autori sottolineano che, ad esempio, in Austria il 70 per cento delle specie di farfalle è presente nelle aree agricole.

In Italia, la coltivazione di Mon 810 è stata dichiarata illegale il 12 luglio 2013, in seguito ad un decreto firmato dai ministri delle Politiche agricole (Nunzia De Girolamo), dell’Ambiente (Andrea Orlando) e della Salute (Beatrice Lorenzin).

Tra coloro che avrebbero voluto distruggere il raccolto c’è proprio Andrea Orlando ministro dell’ambiente, che ha scritto alla governatrice del Friuli, Debora Serracchiani, che ritiene la legge inapplicabile.

Lo scambio di lettere lo spiega Il Corriere della Sera:

“Per Dalla Libera è già stata una sfida piantarle, quelle spighe, dopo che il ministero dell’Agricoltura gli aveva detto «non se ne parla» e dopo aver ottenuto il consenso, invece, dal Consiglio di Stato. Una sfida, dicevamo, piantare quei semi il 13 di aprile. Figuriamoci adesso organizzare la festa della prima trebbiatura di mais ogm italiano… È prevista per domani «e sarà in qualche modo un evento storico» dice fiero di sé l’ideatore di Futuragra”.

E così Orlando ha scritto alla Serracchiani:

“«Cara Debora, com’è noto il 10 di agosto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto che vieta la coltivazione del mais geneticamente modificato Mon810…Chiedo di conoscere con quali modalità la Regione intenda procedere, stante l’eventualità di dover anche dar seguito a sanzioni e bonifica, al ripristino ambientale e al risarcimento, se vi è stato un danno ambientale»”.

Ma la risposta ottenuta dalla governatrice del Friuli non è stata quella che il ministro si aspettava:

«Non posso irrogare sanzioni e dal punto di vista penale non è legittimo nessun provvedimento regionale per distruggere le colture ogm in atto. Bisogna colmare le lacune normative e va detto che l’accertamento del danno ambientale compete allo Stato». Poi l’annuncio di ieri sera: «Scriverò una lettera al commissario Ue alla Salute Tonio Borg chiedendogli di esprimersi perché serve dalla Commissione europea una nuova e più chiara pronuncia, anche alla luce delle interpretazioni in conflitto. Intanto, va da sé che il Governo dovrebbe dotarsi di una normativa sanzionatoria».

E così Orlando ha replicato:

«Dice cose un po’ sopra le righe, come se il decreto fosse praticamente irrilevante dal punto di vista giuridico. E per farlo cita un’interpretazione del ministero dell’Agricoltura. E allora io rispondo mandando una lettera al collega dell’Agricoltura nella quale spiego che già oggi ci sono tutti gli strumenti perché le Regioni possano intervenire. E poi promuoverò un incontro fra tutte le Regioni, noi e i ministeri dell’Agricoltura e della Sanità per fare una verifica sullo stato di avanzamento della normativa in tema di coesistenza».

Insomma la trebbiatura si farà e Dalla Libera è pronto a “ringraziare” il ministro Orlando con un mazzo di spighe:

“Lui, il signor Silvano, difende (va da sé) la posizione della governatrice: «È un avvocato, sa quel che dice». Pubblica sul Web un filmato per mostrare spighe «di mais antico con i suoi difetti» e altre «che vogliamo coltivare e che sono perfette» (quelle ogm). Promette che dopo la raccolta («sennò magari qualcuno distrugge tutto») svelerà in quali altri terreni d’Italia i suoi associati coltivano Mon810 («e non sono pochi»). Organizza la festa di domani e prepara un pacco pieno di spighe da spedire ai ministri”.

Dove è legale la coltivazione di questo mais in Europa?

L’uso è stato approvato dall’Unione Europea nel 1998 e si coltiva in 6 paesi: Austria, Ungheria, Grecia, Francia, Lussemburgo e Germania.

Secondo i russi: droga a bordo di Greenpeace

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Secondo gli inquirenti russi sarebbero state trovate sostanze stupefacenti a bordo dell’Arctic Sunrise, rompighiaccio di Greenpeace sequestrato dalle autorità di Mosca. Forse potrebbe trattarsi dell’ennesimo elemento che la Russia vuole mettere in risalto verso l’opinione pubblica per screditare l’operato dell’associazione ambientalista.

“Sostanze, presumibilmente oppio e morfina, sono state sequestrate durante la perquisizione del battello. L’origine delle sostanze e il loro scopo devono essere determinati”, ha detto il capo del Comitato investigativo russo Vladimir Markin. Markin ha anche affermato che alcuni membri dell’equipaggio verranno accusati anche di altri reati.

Intanto il direttore esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo, ha chiesto di incontrare il presidente russo Vladimir Putin, per discutere del caso dei 28 attivisti e di due fotografi: “Caro presidente Putin …. chiedo un incontro urgente con voi”, ha scritto Naidoo nella lettera consegnata oggi all’Ambasciata russa all’Aia e riportata nel comunicato diffuso da Greenpeace.

Il numero uno di Greenpeace ha quindi espresso la propria disponibilità a trasferirsi in Russia “per la durata di questa vicenda” e a offrirsi come “garante della buona condotta degli attivisti di Greenpeace, qualora venissero rilasciati dietro cauzione”. La settimana scorsa i 30 membri dell’equipaggio, 26 dei quali sono stranieri, sono stati incriminati per “pirateria di gruppo organizzata”, reato per il quale si rischia fino a 15 anni di detenzione.

“Voi sapete che le accuse di pirateria mosse contro gli attivisti denunciano un crimine che non ha mai avuto luogo – ha aggiunto Naidoo nella missiva a Putin – ecco perché vi invito a chiedere, come presidente della Russia, che le accuse eccessive di pirateria vengano fatte cadere … e che i due fotografi freelance, che non sono membri di Greenpeace, siano rilasciati subito. Nessuno trarrà profitto da questa vicenda, compresa la grande nazione russa”.

D’Alessandro, l’attivista Greenpeace, condannato a custodia cautelare

greenpeace-attivista-italiano-tuttacronacaE’ stato condannato a due mesi di custodia cauterlare dal tribunale russo di Murmansk Cristian D’Alessandro, attivista italiano di Greenpeace che era stato fermato a seguito del blitz nell’Artico contro contro una piattaforma petrolifera di Gazprom. Assieme al volontario italiano, che sarà sottoposto a custodia cautelare mentre le autorità indagano sul reato di pirateria, sono stati condannati anche altri attivisti e membri dell’equipaggio dell’Arctic Sunrise. Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, ha detto: “Questo è un tentativo agghiacciante di intimidirci e mettere a tacere una protesta pacifica, ma noi resisteremo e faremo ogni sforzo possibile per continuare ad informare l’opinione pubblica sui veri pericoli delle trivellazioni nell’Artico”. L’ufficio di Greenpeace “è in contatto con la famiglia di Cristian e sta facendo tutto il possibile per assicurarsi che l’attivista stia bene durante la custodia”.

Russia Vs Greenpeace: maxi processo contro 30 attivisti

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La Russia porta a processo 30 attivisti di Greenpeace (provenienti da 18 Paesi)  e li accusa di pirateria per aver tentato, il 18 settembre scorso, di salire sulla  piattaforma petrolifera di Gazprom nell’Artico russo.

“Tutti quelli che hanno partecipato all’assalto alla piattaforma saranno processati, senza nessuna esclusione o riguardo per la loro nazionalità”, ha annunciato Vladimir Markin, portavoce del Comitato per la sicurezza russo.

Gli attivisti secondo la legge russa rischiano sino a  15 anni di prigione. Il 20 settembre la guardia costiera russa ha abbordato la nave sui cui viaggiavano e l’ha sequestrata, arrestando tutto l’equipaggio. Ora Greenpeace, va all’attacco e denuncia la Russia  per aver arrestato gli attivisti senza concedere neppure l’assistenza dei legali.

Intanto un’ora fa è arrivata la notizia che ”Cristian d’Alessandro sta bene, e’ in ottime condizioni fisiche e psicologiche”. A riferirlo all’ANSA è  stato il console generale di San Pietroburgo Luigi Estero, dopo che il suo vice ha incontrato il giovane a bordo della nave rompighiaccio di Greenpeace Sunrise, ancorata a Murmansk in seguito al blitz contro la prima piattaforma petrolifera artica russa Gazprom. ”Cristian ha riferito di non aver subito alcun maltrattamento e di voler rassicurare la famiglia”.

 

No Tav la contestazione è ora assimilata ad attentato terroristico

attacco-terroristico-val-di-susa-no-tav-tuttacronacaPugno duro contro gli attivisti No Tav. Ai manifestanti ora viene contestata l’accusa di attentato per finalità terroristiche o di eversione e per questa ragione i pm hanno disposto nella mattina di oggi, 29 luglio, una serie di perquisizioni nelle abitazioni di alcuni dimostranti. L’accusa fa riferimento all’assalto al cantiere dello scorso 10 luglio, quando gli appartenenti alle forze dell’ordine furono costretti a uscire dalle reti del cantiere per poi essere presi di mira con bombe carta, petardi e pietre lanciati ad altezza d’uomo. In quell’occasione fuorno fermati 9 attivisti, si registrarono 15 agenti contusi e l’autostrada A32 Torino-Bardonecchia bloccata per ore a causa di un violento incendio. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati pc e telefoni cellulari.

Enel e le manifestazioni “spontanee” contro Greenpeace

greenpeace-enel-tuttacronacaIl 26 ottobre 2008, a poco più di un mese dall’inizio della Conferenza sui cambiamenti climatici organizzata dall’Onu in Polonia, Greenpeace attacca la Lanterna, simbolo della città di Genova, una nave carboniera e l’impianto termoelettrico dell’Enel, dove scrive “clima killer”. E’ questione di ore e sull’edificio, al posto della scritta, appaiono tre striscioni che recitano: Andate a lavorareBasta ecoballe e Quit Greenpeace. I dipendenti dell’Enel e i giornali parlano di contro-protesta spontanea.Ma le cose sono andate in modo diverso e lo testimoniano le carte del processo che vede imputati a Brindisi dodici dirigenti Enel con l’accusa d’aver imbrattato di carbone campi e abitazioni vicini alla centrale “Federico II”. Come spiega il Fatto quotidiano, “il 9 ottobre 2009 il pm Giuseppe De Nozza ordina la perquisizione del computer di Calogero Sanfilippo, allora responsabile della filiera del carbone. E salta fuori anche questa storia collaterale, che svela un doppio livello nelle legittime azioni di contro-protesta agli attacchi di Greenpeace. Contattata da ilfattoquotidiano.it l’Enel preferisce non commentare. E il responsabile settore elettrico della Filctem Cgil, Giacomo Berni, è categorico: ‘Ho organizzato tante manifestazioni come sindacato, mai per conto terzi’. Fatto sta che gli operai protestano, ma tutto sembra essere deciso nella sede centrale di Roma. Nei minimi dettagli.” Ma le mail che i dirigenti dell’Enel in quei giorni si sono scambiati raccontano una verità diversa. In una di queste, datata 29 ottobre 2008, un uomo dell’ufficio stampa, Alessandro Zerboni, scrive: “È di fondamentale importanza individuare cinque fidatissimi lavoratori per unità a carbone. Eleggere uno o due portavoce. Il personale – suggerisce Zerboni ai responsabili delle relazioni esterne delle macroaree – dovrà essere formato e preparato all’azione. È importante gestire le relazioni sindacali, durante e dopo la protesta in quanto si tratta sempre di AZIONI SPONTANEE dei lavoratori, MAI ORGANIZZATE dall’azienda”. Talmente spontanee che “in caso di azione il capocentrale dovrà informare il proprio superiore, il responsabile di filiera, le relazioni esterne, l’ufficio stampa nazionale”. Quindi arriva la ‘lista della spesa’: serve un “press kit per le centrali a carbone” che comprende: “STRISCIONI: numero 8, lunghezza 8/10 metri – altezza almeno 1,5 metri, formato orizzontale e verticale, font: scritti con pennello (minima larghezza per lettera 10 cm). No spray. Colore: preferibilmente blu scuro/verde scuro su fondo bianco. Scritte: ANDATE A LAVORARE, BASTA ECOBALLE, SIAMO VERDI DI RABBIA, uno o due a piacere in dialetto”. E’ sempre il Fatto quotidiano che ricorda: “Due delle frasi suggerite erano già comparse a Genova. L’en plein, stando a quanto riportano i giornali dell’epoca, si registra nel 2009 durante la contro-protesta inscenata dagli operai dell’impianto di Fusina, alle porte di Marghera, subito dopo l’attacco di Greenpeace alla vigilia del G8 de L’Aquila. Sono le uniche due occasioni accertate nelle quali le proteste degli operai combaciano con le indicazioni prescritte nel press kit, che si chiude con gli accessori da stadio: ‘Due megafoni, dieci fischietti da arbitro e dieci trombe nautiche a bomboletta’.” Il giorno successivo al blitz di Greenpeace a Genova, c’è un fitto scambio di mail tra dirigenti, relazioni esterne e gli uomini al comando delle centrali. Serve prevenire ulteriori attacchi ed essere pronti a reagire e quindi ci si concentra sugli impianti di La Spezia e Piombino, i più vicini e per questo più esposti. Vista la tensio, Sanfilippo dice al direttore della centrale spezzina di farsi prestare gli striscioni usati a Genova, raccomandandosi “per il futuro di realizzarli ad uso esclusivo di La Spezia”. A questo punto sende in campo anche il responsabile Area Business, Roberto Renon, che ricorda a Sanfilippo di concordare in futuro con relazioni esterne le frasi: “in staff meeting non era piaciuto ‘Quit Greenpeace'”, visto a Genova. Per quel che riguarda la centrale di Piombino, è il responsabile delle relazioni esterne per il centro-nord Luciano Martelli, oggi in pensione, a occuparsi della questione. Martelli avvisa Roma dopo esser stato allertato dalla security interna sull’imminente possibilità di un’incursione. Gerardo Orsini, capo ufficio stampa, è categorico e pronto a partire per la Toscana: “Vale la pena che tu vada direttamente sul posto per far sì che siano pronti al più presto gli striscioni, le dichiarazioni da fare, si trovi un portavoce che dichiari ai media. Se non puoi diccelo che andiamo da Roma”. Martelli lo tranquillizza: “In centrale stanno già preparando qualche striscione”. Alla fine, gli attivisti Greenpeace non sono mai arrivati.

Blitz degli attivisti Greenpeace alla centrale atomica di Tricastin

tricastin-greenpeace-tuttacronacaSono riusici a penetrare all’interno della centrale atomica di Tricastin e sono quindi saliti sulle infrastrutture che circondano i reattori 1 e 3, questa mattina alle 5 , decine di attivisti di Greenpeace, 21 dei quali sono stati fermati. La portavoce del movimento Isabelle Philippe ha spiegato che gli attivisti hanno srotolato delle bandiere allo scopo di denunciare la “fragilità” degli impianti nucleari. Su una bandiera, che è stata proiettata sul muro della centrale, c’era l’immagine del presidente francese François Hollandeaccompagnato dalla scritta “Presidente della catastrofe?”. “Tricastin: incidente nuclare” era invece il testo di una seconda. Il ministero dell’Interno Manuel Valls, che ha chiesto un rapporto completo sull’irruzione, ha precisato che gli ambientalisti non sono entrati nelle “zone sensibili” della centrale. Ciò non toglie che il blitz pone diversi interrogativi sulla sicurezza di questi siti nucleari nonostante l’Autorità di sicurezza nucleare abbia sottolineato che “non c’è stato alcun impatto sulla sicurezza dell’installazione”. Il ministero dell’Interno ha reso noto che tra gli arrestati ci sono anche italiani, oltre a francesi, romeni e spagnoli. Il ministero ha reso noto che nessuno di loro “ha potuto accedere alle zone sensibili della centrale e alla sala comandi”.

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Le sei “Spiderwomen” di Greenpeace che scalano il grattacielo per protesta

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Per protestare contro le trivellazioni petrolifere della Shell nell’Artico sei attiviste di Greenpeace hanno deciso di dar la scalata al grattacielo Shard London Bridge di Londra, progettato da Renzo Piano. Le sei “spiderwomen”, Sabine Huyghe (Belgio), Sandra Lamborn (Svezia), Victoria Henry (Canada), Ali Garrigan (Regno Unito), Wiola Smul (Polonia) e Liesbeth Debbens (Olanda), si sono ripromesse che, in caso di successo nell’impresa, caleranno uno striscione di protesta contro la compagnia dall’alto dei 310 metri del grattacielo. Lo striscione risulterebbe visibili anche dagli uffici della Shell, che si trovano nei pressi dello Shard.

Le erbe medicinali cinesi sono piene di pesticidi

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E’ Greenpeace che punta l’attenzione sul modello agricolo-industriale cinese e lo condanna in un report in cui il vero futuro del settore primario non può prescindere dal biologico:

Per Greenpeace la soluzione è l’agricoltura ecologica.

«Perché  la contaminazione delle erbe cinesi dovuta ai pesticidi non è un caso eccezionale ma piuttosto l’ennesimo esempio del fallimento dell’agricoltura di stampo industriale dipendente dalla chimica, in Cina e nel mondo. La dipendenza dai pesticidi chimici è talmente diffusa che perfino la produzione di erbe naturali (un prodotto salutare per definizione) avviene con pratiche intensive che non prescindono dall’uso di pesticidi chimici o è comunque influenzata da tali pratiche».

Il report degli esperti di Greenpeace continua:

«La nostra indagine ha riscontrato tracce di pesticidi estremamente pericolosi nelle erbe della farmacopea tradizionale cinese, ma questi prodotti potrebbero essere il risultato di un’applicazione diretta e deliberata sulle piante come pure la conseguenza di un fenomeno di contaminazione dell’ambiente dovuta a impieghi passati. Solo una piccola parte dei pesticidi chimici si trattiene sulle colture cui sono destinati. La maggior parte viene dispersa nell’ambiente (nel terreno, nell’acqua e nell’atmosfera) comportando, in questo modo, gravi danni per le altre piante e distruggendo l’equilibrio dell’ecosistema circostante».

Alla luce dei dati riscontrati dal lavoro d’indagine Greenpeace chiede:

«l’eliminazione dei pesticidi più nocivi per gli insetti impollinatori. Un altro problema causato dall’uso di pesticidi chimici è che essi uccidono anche molti altri insetti che svolgono naturalmente una funzione di controllo dei parassiti nelle coltivazioni».

E Greenpeace lancia “l’allarme-mari”

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Greenpeace, in vista della giornata degli oceani che si celebrerà sabato 8 giugno, coglie l’occasione per denunciare lo stato sia dei mari che della pesca.  In un comunicato si legge: ”Un momento estremamente critico. In Europa il 60% delle risorse ittiche studiate è sovrasfruttato e che nel Mediterraneo e nel Mar Nero la situazione è ancora più allarmante: l’88% degli stock di cui è stata effettuata una valutazione soffre di pesca eccessiva. E purtroppo questa non è l’unica minaccia che si trovano a fronteggiare i mari, interessati da inquinamento, trivellazioni off-shore e cambiamenti climatici”.

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GUANTO PER IL DITO!

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Azione dimostrativa di Greenpeace, questa mattina, durante la Settimana della moda a Milano: un guanto verde, simbolo della campagna ‘The Fashion Duel’, ha rivestito la famosa scultura di Maurizio Cattelan, nota come ‘Il Dito’, in piazza Affari.

Alla base della scultura è stato srotolato – spiega l’ associazione ambientalista in un comunicato – uno striscione con scritto: “La moda vende sogni ma così è un incubo per il Pianeta” per chiedere alle aziende che stanno presentando le loro nuove collezioni “di impegnarsi per raggiungere gli obiettivi Deforestazione Zero e Scarichi Zero nella propria produzione”.

E’ – viene ricordato – la terza iniziativa di Greenpeace in occasione della Settimana della moda dopo i ‘clean graffiti’ sulle strade del Quadrilatero della moda e la passerella verticale al Castello Sforzesco, con una modella-climber che ha lanciato il guanto di sfida.

“Abbiamo scelto la scultura di Cattelan perché le dita mozzate e il medio eretto indicano una sola via da percorrere. Rivestendola con il nostro guanto vogliamo lanciare un segnale esplicito a tutti quei marchi che ancora non hanno imboccato la strada che porta a una moda più pulita”, afferma Chiara Campione, responsabile ‘The Fashion Duel’ di Greenpeace.

Greenpeace Vs Fashion: attacco al Castello di Milano!

greenpeace- milano- castello

Un blitz di Greenpeace è in atto, stamani, in centro a Milano dove oggi comincia la settimana della moda. Un numero imprecisato di attivisti, secondo le prime informazioni, si è introdotto all’interno del Castello Sforzesco, una delle sedi delle sfilate della fashion week.

Secondo quanto riferito dai vigili del fuoco, presenti sul posto in ausilio ai carabinieri, alcuni degli attivisti sono saliti su una torre dalla sommità della quale stanno calando degli striscioni. Nella notte tra il 18 e il 19 sostenitori di Greenpeace avevano messo in atto una singolare manifestazione nel Quadrilatero della Moda, componendo a terra dei graffiti con l’ inusuale tecnica della pulizia dei marciapiedi (fatta in modo tale da comporre delle figure) nell’ambito di una campagna denominata ‘TheFashionduel’ nei confronti del mondo della Moda.

A Doha conferenza mondiale sul clima: Greenpeace fatti non parole!

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