Niente Erasmus per gli studenti svizzeri: la risposta europea al referendum

erasmus-tuttacronaca-svizzeraIl 9 febbraio scorso il 50.3% degli svizzeri hanno chiesto a Berna, tramite referendum, di tornare a chiudere le porte all’immigrazione e di imporre “quote” annuali di permessi di lavoro. Ora arriva una delle prime, serie conseguenze di quel voto: dall’anno accademico 2014/2015 non sarà più permesso agli studenti svizzeri di partecipare all’Erasmus mentre le domande che i ricercatori presenteranno per avere accesso ai fondi del programma Horizon 2020 “saranno trattate come quelle di Paesi terzi”, vale a dire, piazzate in fondo alla lista. E’ questa la risposta della Ue all’esito della votazione. Bruxelles aveva annunciato la sospensione delle trattative sui negoziati in corso già due giorni dopo il referendum e ora arriva la prima rappresaglia concreta. Spiega il Secolo XIX:

E mentre Laszlo Andor, Commissario per il lavoro e gli affari sociali, l’annunciava alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, il leghista Mario Borghezio ha inscenato una clamorosa protesta.

Sventolando una grande bandiera elvetica, si è parato davanti allo sbigottito Andor gridando: «E no, l’Europa deve rispettare la volontà del popolo sovrano. Sì al referendum, sì alla libertà del popolo. Basta con la dittatura europea sui popoli». Un gesto per esprimere «il pieno consenso della Lega» al senso del referendum e dimostrare che la Ue «prona ai diktat dei poteri finanziari» è «impermeabile ai principi di democrazia» della antica Confederazione elvetica.

«Pacta sunt servanda», aveva detto Andor, ricordando che la libertà di circolazione è «un diritto non negoziabile» e che se da una parte è vero che il governo di Berna ha tre anni per applicare il dettato del referendum, dall’altra è obbligata a firmare il protocollo per la liberalizzazione degli ingressi ai croati, entrati nella Ue come 28esimo paese il primo luglio scorso. Non lo facesse, creerebbe una disparità «assolutamente inaccettabile» tra i cittadini di una Ue fondata sul principio della libertà di movimento.

Berna si è data tempo fino ai primi di aprile per chiarire se potrà firmare o meno con i croati. Ma finora non ha chiarito un bel niente. Invece «bisogna fare presto», ha ammonito Andor. E siccome i piani per Erasmus+ e Horizon 2020 bisogna farli ora, ecco scattare l’esclusione.

Primo assaggio di quello che potrebbe succedere al rapporto con la Svizzera che, pur non essendo membro della Ue, fa parte dello “spazio economico europeo” Efta e da essa dipende per il 78% delle importazioni ed il 57% delle esportazioni. «450.000 svizzeri lavorano nella Ue, un milione e duecentomila europei lavorano in Svizzera e ogni giorno sono 250.000 i pendolari», ha elencato Andor prima di annunciare lo stop a studenti e ricercatori. Interrotto da Borghezio, fermato dai commessi ed espulso.

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Tragedia ad alta quota: un base jumper precipita e viene travolto da una valanga

base jumping-tuttacronacaGli sport estremi mietono una nuova vittima: si tratta di un base jumper di 33 anni, di Neuchatel, capitale dell’omonimo cantone elvetico, che dopo essersi lanciato dall’elicottero in volo a 4.000 metri di quota, da dove sarebbe dovuto planare in tuta alare sino a Bourg-Saint-Pierre (Svizzera) si è schiantato a 3.000 metri su un ghiacciaio del Petit Combin, a Bagnes, nel cantone del Vallese, non lontano dal confine italiano. Con lui un amico che, dopo esser atterrato sano e salvo, ha lanciato l’allarme. Il corpo del giovane è stato individuato da Air-Glaciers: subito dopo, tuttavia, una valanga lo ha travolto. La polizia della zona, che ha diffuso la notizia, ha reso noto che “La massa nevosa e le peculiarità di questa zona non permettono ai soccorritori di procedere alle ricerche” e ha sottolineato che il recupero del corpo “sembra difficile prima dell’estate”.

Il rifugio ideale per una fuga dal mondo

rifugio-tuttacronaca-solvay-hutUna fuga dal mondo ad alta quota. E’ quanto offre il Solvay Hut, il rifugio che si trova a 4003 metri d’altezza sul Cervino, tra Italia e Svizzera. Aggrappato sulla cresta Nordest della montagna (Hörnligrat), il rifugio venne costruito nel 1915 con l’ausilio di animali per il trasporto dei materiali. Lo spettacolo che offre è quello del Monte Rosa, panorama che possono godere gli alpinisti in transito, visto che è un punto di sosta pensato appositamente per loro. Il Solvay Hut è di proprietà del Club Alpino Svizzero, con un telefono installato nel 1966 per chiamare i soccorsi.

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Mani sulla testa: la paura delle persone a bordo dell’aereo dirottato

aereo-dirottato-tuttacronacaE’ stato l’operatore umanitario di Perigeo Ong Gianluca Frinchillucci a scattare le immagini dell’odissea vissuta dai passeggeri, tra i quali si trovava anche lui, a bordo del volo dell’Ethiopian Airlines proveniente da Addis Abbeba e dirottato su Ginevra. Le foto, scattate a bordo e nello scalo elvetico, mostrano i passeggeri che, come da prassi, tengono le mani bene in vista quando finalmente la disavventura sta per finire.

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L’aereo dirottato: a bordo 138 passeggeri italiani

aereo-dirottato-ethiopian-tuttacronacaFonti aeroportuali dello scalo di Fiumicino hanno reso noto che, a bordo dell’aereo della Ethiopian Airlines dirottato stamattina, si trovavano 138 passeggeri italiani su un totale di 193, tra i quali un bambino. L’aereo era decollato da Addis Abeba e due caccia dell’Aeronautica militare italiana lo hanno intercettato sullo spazio aereo della Sicilia: qui si sono avute le prime evidenze che si trattasse di un dirottamento. A quel punto l’aereo è stato scortato dai Caccia fino in Francia, dove il velivolo è stato preso in consegna da aerei militari francesi. Durante il sorvolo dello spazio aereo nazionale, sempre secondo quanto è stato possibile apprendere, il dirottatore non ha manifestato alcuna intenzione ostile. Tra i passeggeri c’era anche il 25enne Francesco Cuomo, che all’Ansa ha spiegato: “Pensavo che il copilota fosse impazzito, da quello che ho capito il pilota è stato chiuso fuori dalla cabina di pilotaggio mentre era andato in bagno. Il dirottamento è cominciato mentre eravamo ancora in Sudan. Poi mi sono reso conto di essere fuori dall’Italia riconoscendo le Alpi. Quando abbiamo iniziato a girare sopra Ginevra ci sono stati momenti di forte paura”. L’uomo, che proveniva da Nairobi e aveva fatto scalo ad Addis Abeba per cambiare aereo ha quindi aggiunto: “Abbiamo capito che era un dirottamento e che si chiedeva l’asilo politico”. Stando a quanto racconta, i passeggeri sono stati fatti scendere uno a uno dal velivolo e sono stati fatti sedere per terra, e non sui sedili, degli autobus per motivi di sicurezza. Poi sono stati soccorsi allo scalo di Ginevra. Qui è stata data la colazione ed i primi supporti psicologici. Quindi sono iniziati gli interrogatori per capire esattamente quello che era accaduto. Il volo partito da Addis Abeba era diretto in Italia con scalo a Roma e Malpensa, ricorda il ragazzo.

Paura nei cieli: dirottato volo Addis Abeba – Roma

aereo-dirottato-tuttacronacaPaura per le oltre 200 persone, tra passeggeri ed equipaggio, a bordo di un aereo della Ethiopian Airlines dirottato, mentre sorvolava il Sudan, dopo il decollo da Addis Abeba e diretto a Roma. Il velivolo è stato fatto atterrare nell’aeroporto di Ginevra dopo che il dirottatore avrebbe contrattato la possibilità di richiedere asilo nel Paese elvetico. La compagnia etiope ha fatto sapere che stanno tutti bene. E’ stato fornito loro sostegno medico e psicologico all’aeroporto, mentre alcuni, stando a quanto riferisce un portavoce aeroportuale, sono stati perquisiti ed interrogati. Il dirottatore è stato arrestato poco dopo l’atterraggio a Ginevra.

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Ecco le conseguenze del referendum in Svizzera

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Il referendum in Svizzera non ha certo atteso per far sentire all’Europa le prime conseguenze. La portavoce dell’Unione Europea Pia Ahrenkilde ha infatti affermato come l’esecutivo europeo non preveda di proseguire il negoziato con il Paese elvetico sull’elettricità.   L’Ue, ha detto Ahrenkilde, proseguirà il negoziato con la Svizzera sull’elettricità «alla luce della nuova situazione che si è venuta a creare » dopo il voto sul referendum sulla libera di circolazione che è «una potenziale violazione» degli accordi.   

L’Italia lavorerà per evitare effetti negativi sui lavoratori transfrontalieri italiani dopo il referendum in Svizzera sul limite ai lavoratori stranieri. Lo afferma il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini secondo quanto riporta una nota. «Anche l’Unione europea – ha detto parlando alla trasmissione ‘Prima di tutto’ – ha messo un altolà alla Svizzera dopo questa decisione. La cancelliera Merkel ha detto che non si può integrare la Svizzera nei flussi economici, che sono frutto di un accordo con l’Unione europea, con questo tipo di blocchi».   «Rispetto ai lavoratori transfrontalieri mi fa piacere che alcune autorità elvetiche abbiano già sottolineato l’urgenza di risolvere questo problema, per cui il governo svizzero sta attentamente valutando il caso sotto tutti gli aspetti e noi seguiremo gli sviluppi con interesse proprio per evitare che questa decisione possa determinare effetti negativi per i tanti lavoratori italiani che ogni giorno si recano in Svizzera per lavorare».   

Naturalmente la Lega e in particolare Maroni ha preso la palla al balzo per affermare «è arrivata una scossa all’Europa per discutere» e poi ha aggiunto «non si può criminalizzare il risultato del referendum».  «È il popolo che ha deciso – aggiunge – e se qualcuno non è d’accordo si deve rassegnare, la sovranità appartiene al popolo non alla Merkel o a Bruxelles». Maroni invita quindi «a discutere senza tabù nella libera circolazione, nei trattati internazionali e nemmeno nell’euro» dopo quello che ha definito essere «un esercizio di democrazia» che si è svolto in Svizzera.  «Io non sono preoccupato – afferma – del referendum ma del fatto che il governo italiano non mette mano alla revisione dell’accordo italo-svizzero sui ristorni ai Comuni lombardi, accettando la richiesta svizzera di dimezzarli». In termini pratici si tratta di un danno di «centinaia di milioni per i Comuni lombardi». Sulla questione Maroni intende chiedere nell’incontro previsti per oggi con il presidente del Consiglio Enrico Letta «che la Regione Lombardia sia coinvolta».

Tartaglia da regista a broker… arrestato per truffa, propose un investimento anche a Buffon

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Soldi in Svizzera, in modo facile e con alti profitti! Questo era quello che prometteva Eduardo Tartaglia – regista cinematografico e teatrale, oltre a produttore e attore – almeno secondo le accuse che ora gli vengono mosse. Come scrive il Mattino infatti ” Per anni, Eduardo Tartaglia avrebbe ingannato investitori napoletani, spostando soldi in Svizzera, dietro il miraggio di operazioni speculative vantaggiose. Con queste accuse, il gip Isabella Iaselli ha firmato un ordine di arresto a carico di Eduardo Tartaglia, del suo socio svizzero Rocco Zullino, disponendo gli arresti domiciliari per il presunto socio napoletano Klaus Georg Beherend. Associazione per delinquere, truffa e falso sono le accuse mosse al termine delle indagini condotte dai pm Antonello Ardituro e Marco De Gaudio, nell’ambito di un filone di indagine nato nel corso degli accertamenti contro il clan Polverino e che ha visto pochi mesi fa finire sotto i riflettori anche l’ex vicecapo dei servizi civili Franco La Motta (a proposito della gestione del Fec, fondi edifici di culto), per il quale pende un procedimento condotto dalla Procura di Roma”.

Solo un anno fa, Tartaglia, che frequentava assiduamente l’hotel Vesuvio dove trovava la “sua clientela” per proporre gli investimenti, incontrò anche il portiere della nazionale e della Juve Buffon al quale propose un investimento, fra l’altro mai concretizzatosi.

Michelle Hunziker e il voto in Svizzera: “Rappresenterà un boomerang”

michelle-hunziker-tuttacronacaMichelle Hunziker ha commentato al Messaggero l’esito del referendum che ha fissato un tetto all’ingresso dei cittadini stranieri nel Paese: “Questo voto rappresenterà un boomerang. Ci sono sessantamila frontalieri italiani preoccupati per il loro futuro e per quello delle loro famiglie. Il voto di domenica avrà certamente ripercussioni politiche, economiche…Gli svizzeri dovranno aspettarsele”. La scelta, tuttavia, non sorprende la showgirl: “Il mio paese è sempre stato il riccio d’Europa. un paese chiuso, ben deciso a difendere la propria gente, i propri interessi. Non sto dicendo che è giusto o sbagliato. È così”. Ma lei sa anche bene cosa significhi essere una extracomunitria, essendosi trasferita in Italia: “Sono arrivata a 16 anni, mia madre aveva deciso di trasferirsi qui e per me è stato traumatico lasciare tutto, di colpo. (…). Quando sono arrivata in Italia la Svizzera non aveva ancora firmato gli accordi bilaterali. Ero a tutti gli effetti un extracomunitaria. mi ricordo le file al commissariato di Bologna, io unica Svizzera che veniva in Italia. Dieci sportelli ma ne funzionava uno solo. Arrivava finalmente il tuo turno e c’era sempre un documento che mancava. per avere il permesso di soggiorno ho dovuto aspettare un mese”.

La nazionale Svizzera senza immigrati…

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Ieri la bufera generata dal referendum in Svizzera contro l’immigrazione di massa, perché quel 50,3% che ha votato a favore ha messo in crisi l’Europa e i trattati stipulati sulla libera circolazione di merci e persone. Una rinegoziazione che non sarà facile da gestire e che davvero potrebbe minare le basi stesse della Ue. Ma se ieri c’era polemica oggi arrivano le conseguenze… cosa ne sarà della nazionale elvetica senza immigrati? La foto è esplicita, scenderebbero in campo solo 3 giocatori…

 

La Svizzera dice no all’immigrazione di massa

svizzera-referendum-tuttacronacaCon i sì che hanno raggiunto il 50.3%, gli svizzeri hanno approvato un referendumcontro l’immigrazione di massa”. Globalmente, la Svizzera francofona ha tendenzialmente votato contro l’iniziativa, mentre in Ticino e nei Cantoni di lingua tedesca la maggioranza ha votato a favore. Secondo quanto spiega il politologo Claude Longchamp, dell’istituto demoscopico “gfs.bern”, per decidere la contesa sono stati decisivi i per mille, non i per cento. L’iniziativa era stata promossa dal partito di destra ed antieuropeista dell’Unione democratica di centro (Udc/Svp) che chiedeva la reintroduzione di tetti massimi e contingenti per l’immigrazione di stranieri. A questo punto, vengono messi in pericolo gli accordi di libera circolazione con l’Unione europea: verosimilmente, la maggior parte dei questi dovranno essere rinegoziati. I dati definitivi rilevano che  l’iniziativa ha vinto con sole 19.516 schede, ottenendo 1.463.954 voti favorevoli, contro 1.444.438 voti contrari. A schierarsi a favore un totale di 17 cantoni, tra cui il Ticino con la più alta percentuale di Sì (68,17%). Nove i cantoni contrari. Anche se non nell’immediato, saranno i cittadini italiani che lavorano come pendolari in Canton Ticino a risentire delle conseguenze di una simile votazione. Sono circa 60mila le persone che, nel 2008, hanno trovato lavoro in terra elvetica accettando salari più bassi e per loro potrebbe svanire il libero accesso allo scattare del numero chiuso. Tra gli obiettivi dei bpromotori dell’iniziativa, infatti, c’era proprio quello di dare precedenza ai cittadini svizzeri nelle assunzioni sui posti di lavoro.

“La Madonna non è un capoufficio delle poste”: così Papa Francesco

papa-francesco-tuttacronacaE’ terminato il lavoro della commissione internazionale presieduta dal cardinale Camillo Ruini riguardo la questione Medjugorie e ora l’esame passa alla congregazione della dottrina e della fede ma, sulle apparizioni mariane nella cittadina dell’Erzegovina, la Chiesa si trova di fronte ad una decisione non semplice. Ci sono milioni di fedeli che compiono pellegrinaggi ma persistono i dubbi sulle apparizioni, in particolare visto il numero alto, quarantamila, di apparizioni. Ora anche Papa Francesco ha toccato l’argomento. “La Madonna è Madre! E ci ama a tutti noi. Ma non è un capoufficio della Posta, per inviare messaggi tutti i giorni”. E ancora:“Queste novità allontanano dal Vangelo, allontanano dallo Spirito Santo, allontanano dalla pace e dalla sapienza, dalla gloria di Dio, dalla bellezza di Dio”. Perché “Gesù dice che il Regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione: viene nella saggezza”. Resta comunque il fatto che la decisione della Chiesa si avvicina. Padre Federico Lombardi ha confermato che venerdì scorso si è svolta l’ultima riunione della commissione e ora,  “come previsto, l’esito dello studio verrà sottoposto alla Congregazione per la dottrina della fede”, guidata dal prefetto Gehrart Müller. La storia di questa famosa meta di pellegrinaggio la ricorda Alessandro Camilli:

E’ una storia cominciata più di 30 anni fa, nel 1981, quando per la prima volta alcuni “veggenti” dissero di aver assistito ad un’apparizione della Madonna. Da allora le apparizioni continuano. Dei sei veggenti del giugno 1981, all’epoca bambini o ragazzi, tre assicurano di avere ancora oggi l’apparizione quotidiana della “Regina della pace”, sempre alla stessa ora del pomeriggio e in qualunque luogo essi si trovino: sono Vicka (che abita a Medjugorje), Marija (che vive a Monza) e Ivan (che risiede negli Stati Uniti ma torna spesso in patria). Una quarta veggente, Mirjana, ha un’apparizione ogni mese, il giorno 2, mentre gli ultimi due ex ragazzi di Medjugorje hanno un’apparizione una volta all’anno. Con una stima a spanne, prendendo per buone le parole dei “veggenti”, fa un totale di circa 40mila apparizioni dall’81 ad oggi. Obiettivamente tante, forse troppe, certo abbastanza per far dire al Papa che la Madonna non è un postino.

Il vescovo di Mostar, Ratko Peric, sotto la cui giurisdizione ricade Medjugorje, è notoriamente scettico sul fenomeno, come lo era il suo predecessore. Mentre sullo sfondo c’è pure l’annoso problema dei rapporti tra clero diocesano e frati francescani in Erzegovina al tempo delle apparizioni. Tra le soluzioni ventilate nel recente passato c’era quella di ripristinare l’antica diocesi di Trebinje, per sottrarre Medjugorje al territorio di Mostar, come pure la possibilità di creare un santuario mariano affidandone la gestione a un rettore proveniente dall’esterno. Ma la questione di fondo è però un’altra: come fare a scontentare i milioni di fedeli che affollano Medjugorje?

“Mi pare sia stato Bertrand Russell – scriveva Leonardo Sciascia in un testo inedito pubblicato da Repubblica – a dire che tutta la filosofia occidentale non è che un’annotazione in margine a Platone e così è anche per il problema dell’ateismo che si è invece portati a considerare abbia avuto dibattito e definizione prevalentemente nel secolo XVIII. Ed è certo che quantitativamente in quel secolo il problema è stato maggiormente agitato e si potrebbe anche dire propagandato, ma in definitiva pochissimo è stato aggiunto allora e fino ad ora, all’analisi di Platone. Si tratta, insomma, di annotazioni in margine, propriamente. (…) Platone considera tre forme di ateismo: primo, la negazione della divinità; secondo, la credenza che la divinità esista, ma non si curi delle cose umane; terzo, la credenza che la divinità possa essere propiziata con doni e offerte. Di queste tre forme di ateismo, le prime due, corrispondenti approssimativamente al materialismo e allo scetticismo, si possono dire di ateismo filosofico, anche se Platone riconosceva come tale soltanto la prima, considerando di volgare pregiudizio le altre due. (…) Ma quella terza forma di ateismo che Platone considera come la più pericolosa e malvagia che si potrebbe dire l’ateismo del credente in Dio, l’ateismo pratico, l’ateismo attivo; tenendo presente che sto parlando di credenza religiosa e di credenza atea nel mondo nominalmente cristiano, per capire che anche se le chiese cristiane hanno sempre indicato l’ateo filosofico come il vero e pericoloso nemico, effettualmente siamo di fronte a una mistificazione alquanto simile a quella cui ricorrono le tirannie quando impotenti al buon governo e mancando alle loro stesse promesse, per coloro che tengono in soggezione, creano ed indicano il nemico esterno”.

“La lobby gay in Vaticano pericolosa per la sicurezza del Papa”. Parla Maeder

guardie_svizzere-tuttacronacaA parlare è il 51enne Elmar Maeder, svizzero del Canton San Gallo, che dal 2002 al 2008 comandò le guardie del Papa e ora, in un’intervista al settimanale elvetico Schweiz am Sonntag, dice che esiste “Una lobby gay  talmente potente da essere pericolosa per la sicurezza del Pontefice”. Maeder denuncia il potere degli ambienti omosessuali, in Vaticano. “Dell’esistenza di quella lobby gay posso parlare per esperienza personale”. Tanto che l’ex-comandante delle Guardie Svizzere dichiara di aver messo in guardia i suoi uomini, dalle attenzioni di taluni esponenti della curia particolarmente “lascivi”. “Il problema è che questa rete è composta di persone talmente fedeli, l’una all’altra, da costituire una sorta di società segreta”. E lascia intendere che si tratti di una società segreta più forte, ancora, della stessa istituzione vaticana. “Per questo motivo – rincara – se avessi scoperto che uno dei miei uomini era gay, mai e poi mai gli avrei consentito di fare carriera”. “Anche se, per me, l’omosessualità non costituisce un problema, il rischio di slealtà, sarebbe stato troppo elevato”, sostiene l’ex-ufficiale degli alabardieri. Già in precedenza una delle guardie svizzere che avevano servito ai suoi ordini aveva raccontato di aver subito vere e proprie molestie, sia da parte di un esponente della Segreteria di Stato vaticana che da parte di un Cardinale. L’attuale portavoce delle guardie vaticane, Urs Breitenmoser, ha tuttavia, minimizzato quelle accuse di molestie.”. “Le voci di una rete gay, all’interno del Vaticano non sono un nostro problema. Le preoccupazioni dei nostri uomini sono, esclusivamente, di natura religiosa e militare”.

Scandalo in Vaticano: guardie svizzere molestate dai preti

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Due guardie svizzere nel giro di pochi giorni. Due guardie svizzere in servizio in Vaticano che denunciano la stessa cosa: molestie sessuali subite da parte di prelati. A rivelare le presunte molestie, in entrambi i casi, è il giornale svizzero Schweiz am Sonntag.

La prima guardia a raccontare il tutto al giornale ha preferito restare anonima. Nel frattempo si è sposata, è tornata in Svizzera e non vuole correre rischi. Eppure il racconto di “G.”, così lo chiama il giornale svizzero, era stato inquietante. La guardia avrebbe ricevuto inviti da un prelato a raggiungerlo dopo la mezzanotte nei suoi appartamenti. Non solo: diversi inviti a cena da parte di più religiosi e proposte sessuali che col passare del tempo si sono via via fatte più esplicite. Addirittura, secondo il soldato, un prelato sarebbe andato in Svizzera mentre lui era in ferie per continuare con le avances.

Giallo Behrami!

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Dal Napoli si apprende che il giocatore, dopo l’infortunio al piede verrà sottoposto a nuovi accertamenti, mentre sul sito della Federcalcio svizzera viene pubblicata una dichiarazione di Behrami in cui chiaramente emerge che il giocatore si sottoporrà all’intervento chirurgico. Sul sito svizzero infatti è stato riportato: È da un mese che ho questi dolori. Negli ultimi giorni il dolore è aumentato, perciò ho deciso di sottopormi all’intervento. Ma sarò di ritorno tra sei settimane!». Inoltre viene anche chiarito come il giocatore non abbia nessuna intenzione di mettere a repentaglio la sua partecipazione alla Coppa del Mondo e quindi vuole sottoporsi all’intervento in tempi rapidi. A operarlo sarà il  dottor Boenisch presso la clinica di Augsburg in Germania. La convalescenza inizierà in Ticino e, si legge ancora sul sito, se tutto va bene il giocatore del Napoli potrà essere a disposizione del ct Hitzfeld per l’amichevole del 5 marzo contro la Croazia.

Solo 24 ore è durato il soggiorno della Shalabayeva a Roma

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Solo 24 ore è durato il soggiorno romano di Alma Shalabayeva. La moglie del dissidente  kazako Mukthar Ablyazov, atterrata ieri a Roma con la figlia Alua di 6 anni, è partita oggi per Ginevra con un volo Easyjet partito nel primo pomeriggio. Sul volo anche gli altri due figli Madina e Madiyar, entrambi residenti in Svizzera. A gennaio dovrà rientrare in Italia per essere interrogata, entro la prima metà del mese, dal magistrato Eugenio Albamonte. La Shalabayeva è indagata per possesso di documenti falsi.

 

L’autista non lo vede: bimbo investito due volte dal mezzo delle pulizie

spazzaneve-tuttacronacaUn bimbo svizzero di quattro anni vessa in gravi condizioni dopo esser stato investito due volte da un veicolo per la pulizia delle strade. Il fatto è avvenuto a Schieren, canton Zurigo. Qui un 53enne non ha visto il piccolo, intento a giocare con il suo monopattino nel cortile interno di un edificio. L’uomo ha così prima urtanto in retromarcia quindi nuovamente, dopo aver invertito la direzione. E’ stata la madre del bambino, accortasi di quanto accaduto, a far fermare il veicolo. L’incidente, avvenuto ieri pomeriggio, è stato reso noto oggi dalla polizia.

Anche la sorella di Giulia Ligresti, Jonella è fuori dal carcere

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La sorella di Giulia, Jonella Ligresti  dopo 4 mesi il carcere di San Vittore può andare ai domiciliari. Lo ha deciso il Gip di Torino per le minori esigenze cautelari dovute al fatto che la Ligresti ha chiesto nei giorni scorsi di patteggiare con la procura di Torino una pena di 3 anni e 4 mesi. Giulia Ligresti ha patteggiato una pena a due anni e 8 mesi, il fratello Paolo ha evitato il carcere perché in Svizzera. La notizie arriva proprio nel giorno in cui la Cancellieri incassa la fiducia in Parlamento e rimane al suo posto nonostante lo scandalo. 

Nuove accuse di violenza sessuale all’ex guardia carceraria della Knox

Amanda_Knox_tuttacronacaAmanda Knox, secondo il The Sun, nei suoi diari aveva scritto che una guardia carceraria, l’ex vicecomandante della polizia penitenziaria di Perugia, Raffaele Argirò, “era fissata col sesso”. Ora un’ex detenuta del carcere di Capanne, dopo aver letto le parole dell’americana, ha accusato l’uomo di violenza sessuale aggravata e concussione. Martedì Agirò, che ha sempre respinto ogni accusa, comparità davanti al gip Lidia Bruti. Secondo l’accusa, come riporta Il Messsaggero, “nell’assenza temporanea del personale penitenziario in servizio presso il primo piano della sezione detentiva e facendosi in plurime occasioni aprire il cancello della cella, costringeva o comunque induceva la stessa, in stato di soggezione psicologica derivante dallo stato di depressione sofferto a seguito della carcerazione, dall’assunzione di psicofarmaci in dosi rilevanti e anche superiori a quanto prescritto, e dal ruolo rivestito dall’Argirò, a compiere atti sessuali anche ripetendole spesso che “si doveva comportare bene”. La donna che accusa l’ex guardia carceraria, una vigilessa di Milano, restò nel carcere tra il dicembre 2006 e il gennaio 2007, prima di essere liberata e assolta da ogni accusa. Solo dopo aver letto sui giornali le parole della Knox si è fatta coraggio e ha presentato denuncia: “Nel 2011 erano usciti articoli su alcune rivelazioni fatte da Amanda Knox la quale però non ha mai detto di aver avuto rapporti sessuali con lui. Così mi sono incavolata, ho pensato ‘Cavolo non è possibile, lo devo denunciare, adesso c’è un’altra persona che ha parlato'”. Lo scorso anno, davanti al gup, la vigilessa ha raccontato di “palpeggiamenti, richieste di mostrare parti intime e di una decina di rapporti in un mese”. Agirò sostiene invece:  “Mai sfiorata, a noi non è permesso entrare nel braccio in cui sono detenute le donne, senza essere accompagnati da una collega di sesso femminile”. Cosa aveva detto Amanda dell’uomo? Come aveva riportato il tabloid inglese The Sun, la ragazza scrisse nei suoi diari: “Di notte mi convocava al terzo piano in un ufficio vuoto, per una chiacchierata. Quando gli ripetevo che dell’omicidio di Meredith Kercher non ne sapevo nulla cercava di parlarmi di lei o di portarmi verso l’argomento sesso”.

L’accordo con la Svizzera ci sarebbe: 12% e perdita di anonimato!

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Sembra che l’accordo ci possa essere per i conti in Svizzera per i quali potrebbe essere richiesto un prelievo del 12% e la perdita dell’anonimato. Così si metterebbe fine alla “fuga” di denaro oltre confine. Questa operazione potrebbe portare nelle casse del fisco 5 miliardi il primo anno e circa 300 milioni ogni anno quando l’accordo sarà a regime… ma forse per l’epoca i presunti evasori avranno sicuramente trovato una nuova via. L’aliquota del 12% sembra tuttavia un bel regalo visto che in Austria o in gran Bretagna le sanzioni sono ben più elevate. Ci sarebbe poi la clausola di perdere l’anonimato e non solo per chi effettivamente avesse il conto intestato, ma anche per chi l’espatrio di denaro all’estero lo ha reso possibile, quindi in prima linea ci sarebbero anche i commercialisti.

Come giustificare però un prelievo così basso agli occhi di chi è sempre stato onesto?

“L’agenzia delle Entrate e il governo sono nella fase finale di preparazione delle misure per il rientro dei capitali –scrive Federico Fubini su Repubblica -, ma non sarà uno scudo fiscale: non è prevista tutela dell’anonimato degli italiani che fino ad ora hanno nascosto i loro soldi in Svizzera. Formalmente non sarà neppure un condono, ma una sanzione (ridotta) dopo una ‘dichiarazione volontaria’ di chi fino ad oggi ha tenuto dei fondi in un paese che tutela il segreto bancario. Di certo però, come le varie misure di scudo, anche questa è destinata a sollevare problemi di equità: in cambio delle informazioni su se stessi e coloro che aiutano gli italiani ad evadere all’estero, chi ha evitato di pagare le tasse finora se la caverà con multe relativamente basse. (…) Marco Cerrato, un avvocato tributarista socio dello studio milanese Maisto e Associati, si aspetta soprattutto ‘trasparenza’: i funzionari del fisco, prevede, ‘vorranno conoscere i meccanismi della fuoriuscita di capitali e i fiduciari che hanno organizzato le strutture off-shore’. È una modalità del diritto civile simile a quella dei collaboratori di giustizia, con sconti sulle sanzioni per chi implica altre persone. Per chi ottiene gli sconti, si tratterà di pagare le imposte sui redditi da capitale degli ultimi quattro/dieci anni (secondo le posizioni) più una sanzione del 9% del patrimonio fiscalmente rimpatriato. È probabile che il prelievo finale sarà appunto del 12%, con fluttuazioni fra il 10% e il 15% in base ai singoli casi. Nell’ultimo scudo di Giulio Tremonti era stato fra il 5% e il 7%. Negli accordi appena conclusi dalla Svizzera con Gran Bretagna, Austria e Germania invece il prelievo fluttua fra il 15 e il 25% del capitale detenuto all’estero, benché in quel caso il contribuente resti anonimo e non c’è quella che di fatto è la delazione al fisco del consulente che lo ha fatto evadere”.

Tensioni a Parigi! Hollande contestato sugli Champs Elysees

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Hollande e le tensioni in Francia. Sembra che di giorno in giorno, cresca il malcontento tra i cittadini europei alle prese con governi che alzano le tasse per far fronte alle richieste di un’Europa sempre più esigente, che mira solo all’austerity senza gettare uno sguardo a quelle che potrebbero essere le peculiarità dei singoli paesi che compongono lo scacchiere europeo. Risorse individuabili nel turismo, in servizi di alta qualità e non nella competitività di produzioni su larga scala dove il mercato è già saturo da tempo. Così oggi alla commemorazione dell’armistizio del 1918 e dei caduti della Prima guerra mondiale all’Arco di Trionfo, a Parigi, Hollande, è stato aspramente criticato e tra manifestanti e polizia si è arrivato allo scontro con almeno il fermo di 70 persone. Tra fischi e insulti, Hollande ha portato a termine la commemorazione prima di recarsi ad Oyonnax, al confine con la Svizzera, dove è atteso nel pomeriggio, per un omaggio ai caduti, dopo una colazione all’Eliseo con i familiari di sette militari caduti in Mali.

Emigrare e prostituirsi, le casalinghe spagnole scelgono la Svizzera

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La prostituzione in Svizzera arriva dalla Spagna. Sono le casalinghe e le madri di famiglia che emigrano per cercare di sfamare le proprie famiglie travolte dalla crisi che ha colpito la penisola Iberica. Dal 2010 a oggi i dati confermano un sostanziale aumento da 80 a 320 solo quelle regolari, ma se si considerano anche le irregolari la somma è destinata a salire.

 

 

L’Italia contraffà il vino francese

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Il Romanèe-Conti, è uno dei vini più costosi al mondo, richiesto soprattutto da un pubblico di alta fascia e distribuito tra l’altro in Francia, Italia, Svizzera, Russia, Olanda, Germania e Giappone. Un’organizzazione con base in Italia era dedita alla contraffazione e al contrabbando delle bottiglie che hanno mediamente un prezzo che si aggira tra i 2000 e i 9000 euro. L’operazione denominata “bollicine” ha portato all’arresto di due persone e al sequestro di materiale per l’imbottigliamento e il confezionamento del vino. 

 

La Svizzera diventa trasparente? I conti bancari non avranno più segreti

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Cambia radicalmente il concetto di segreto bancario in Svizzera. Con la nuova legge che entrerà in vigore tutti gli istituti di credito saranno costretti a fornire i dati sui loro correntisti esteri alle autorità straniere che ne faranno domanda. In pratica chi ha oggi i risparmi oltrefrontiera non sarà più protetto dallo storico e impenetrabile ombrello della privacy bancaria.

L’epocale decisione è stata adottata dal Consiglio federale svizzero il 9 ottobre . «La revisione parziale della legge sul riciclaggio di denaro – comunica l’agenzia Swissinfo – che conferisce all’ufficio Mros (l’autorità elvetica sul riciclaggio, ndr) la competenza di comunicare a partner stranieri numeri di conti bancari entrerà in vigore il primo novembre. La Svizzera invierà sotto forma di rapporto numeri di conto, informazioni su transazioni di capitali o saldi di conti attualmente coperti dal segreto bancario o d’ufficio». Ultimo, estremo diaframma a resistere: «Non saranno forniti dati se questi comprometteranno l’interesse nazionale o l’ordine pubblico».

Quindi una via d’uscita c’è!

Prelievo forzoso sui conti correnti in Svizzera

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Scatterà dal 2014 la misura a sostegno della disoccupazione in Svizzera e avverrà con un prelievo forzoso dell’1% sui conti correnti superiori a 250mila euro. L’obiettivo è quello di raccogliere circa 100 milioni di franchi l’anno, più o meno 80 milioni di euro, per sanare un disavanzo che si aggira su i 4 miliardi. Questi soldi verranno inseriti sul fondo per la disoccupazione che negli ultimi tempi ha scavato un buco profondo nel bilancio svizzero a causa del crescente tasso di disoccupazione: il 3%. In Italia farebbe sorridere, ma per gli elvetici abituati ad avere tassi minori all’1% è davvero un innalzamento allarmante. Naturalmente critiche e attacchi non sono mancate come quella dell’Udc di destra che ha gridato allo scandalo, ma, anche chi, come i verdi, invece, avrebbe voluto un prelievo molto più cospicuo sino al 2,2%.

Arafat sarebbe stato avvelenato dal polonio, luce sull’omicidio?

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Il Lancet, una delle riviste mediche più accreditate al mondo, sostiene che a stroncare la vita del leader palestinese Yasser Arafat sarebbe stato il polonio 210. La rivista medica per sostenere tale ipotesi si sarebbe avvalsa delle analisi compiute da un istituto di Losanna in Svizzera. L’elemento sarebbe stato riscontrato nel sangue, nelle urine,nella saliva e sullo spazzolino da denti del leader morto 10 anni fa.

Dopo un’indagine durata nove mesi, in cui molti effetti personali di Arafat sono stati presi in esame, il dottor François Bochud, direttore dell’Institut de Radiophysique a Losanna ha dichiarato all’emittente Al Jazeera:

Posso confermarvi che abbiamo misurato un’elevata e inspiegabile quantità di polonio 210 negli effetti personali di Arafat che contenevano macchie e residui di liquidi biologici.

Secondo il Lancet ci sarebbero, dunque, le prove dell’avvelenamento di Arafat, con la stesso elemento radioattivo che, nel 2006 causò il decesso dell’agente russo Alexander Litvinenko.

Come vengono accolti in Europa i clandestini? Multe, rimpatri e carcere

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Come vengono accolti in Europa i clandestini? Multe, rimpatri e carcere. Queste sono le misure previste dai Paesi dell’Unione europea, come oggi riportato in un articolo di Libero:

“Eppure basterebbe guardare un po’ al di là dei nostri confini giuridici per scoprire che in Francia, Germania, Regno Unito e Svizzera è prevista una sanzione penale specifica per chi fa ingresso illegale sul territorio nazionale e anche per chi vi soggiorna irregolarmente. Non fa eccezione il Regno del Belgio, dove la reclusione può prolungarsi fino a tre mesi ed è seguita immancabilmente dall’espulsione del colpevole. In Danimarca, invece, distinguono fra la permanenza irregolare, che rientra fra le fattispecie penali e può comportare anche la reclusione fino a sei mesi, e l’ingresso illegale, punito con una multa o una misura amministrativa”.

E la lista dei paesi europei in cui il reato rimane non è finita, spiega Morigi:

“Quanto all’Austria, lo tratta soltanto come un illecito amministrativo, ma il soggetto colto senza documenti validi oltre a beccarsi una multa da 200 a 1.500 euro, può essere detenuto per 72 ore, dopo le quali scatta il rimpatrio. Allo stesso modo, la Finlandia e i Paesi Bassi dopo la sanzione pecuniaria, prevedono l’espulsione. Anche in Portogallo seguono la stessa linea, salvo inasprire le misure con i recidivi: chi viola il divieto di reingresso rischia due anni di galera. Pur di cacciare i clandestini, la Grecia è disposta a rinunciare anche al denaro delle multe”.

Non sono escluse Irlanda e Lussemburgo:

“In Irlanda, se c’è volontarietà, si possono aprire le porte del carcere per tre anni, senza che per questo sia condonata la contravvenzione fino a 3mila euro. Nel piccolo Granducato del Lussemburgo, per contro si viene espulsi o respinti, ma si può guadagnare un soggiorno di sei mesi in prigione”.

Insomma, scrive Morigi, in tutta Europa per gli immigrati clandestini è previsto anche il carcere:

“Perfino la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo prevede un elenco esaustivo di ipotesi giustificative della detenzione, tra cui il fatto di impedire l’ingresso illegale nel territorio o di favorire l’allontanamento di una persona. E, da ultimo, nel 2011, la Corte di Giustizia europea ha chiarito che la direttiva comunitaria sui rimpatri non vieta a uno Stato membro di classificare come reato un soggiorno irregolare e di irrogare sanzioni penali per scoraggiare e reprimere la commissione di un’infrazione delle norme nazionali in materia di soggiorno né di imporre una detenzione finalizzata a determinare se il soggiorno sia regolare o meno”.

Se è vero che potremmo essere noi a dare il buon esempio è anche vero che le condizioni finanziarie e sociali del nostro Paese, purtroppo, non danno la possibilità a coloro che arrivano di costruirsi un futuro. Perché dunque strappare per una seconda volta la possibilità ai migranti di un progetto di vita? Perché lasciare queste persone all’interno di centri di prima accoglienza che sono ormai diventati centri claustrofobici e malsani?  Quando si inizierà davvero a fare una politica comunitaria di accoglienza e non di respingimento? Quando quelle multe, rimpatri e carcere si trasformeranno in Europa in speranza di una vita migliore? Vergogna? No, disperazione e impotenza di fronte ad altre Nazioni che si sono arroccate su posizioni punitive e puntano il dito contro l’Italia… poi si lavano le coscienze con un contributo insufficiente, capace solo di prolungare l’agonia di quei migranti rinchiusi nei centri sovraffollati.

Le strane ossessioni di Lorenzo B e il caso Yara

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La nuova pista che si apre su Yara Gambirasio viene riportata dal quotidiano Giallo che in un’intervista alla madre di una coetanea di Yara, racconta che la figlia è stata molestata attraverso internet da un pedofilo 50enne, un certo Lorenzo B.

L’uomo attualmente si trova in carcere in Francia, ma ci sono varie coincidenze che vengono riportate anche dal TgCom, oltre che dallo stesso settimanale:

  • Prima coincidenza: Lorenzo B. è appassionato di ginnastica ritmica, praticata durante l’adolescenza a Chiasso
  • Seconda coincidenza: nell’inverno del 2010, riferisce il settimanale di cronaca nera, il 50enne “cercava a tutti i costi di mettere le mani su qualche bambina di Bergamo”.
  • Terza coincidenza: l’ossessione per Yara Gambirasio. Nel 2012 Lorenzo B. ha clonato il profilo Facebook di Laura e ”scriveva frasi d’amore, diceva di conoscere Yara, di sapere chi è il suo assassino”.
  • Quarta coincidenza, una poesia scritta da Lorenzo B., “Incubo”: “Anche stanotte sei tornata… Ti ho vista… Ti ho sentita. Quel freddo tutto attorno… E c’eri tu. E poi le grida, il tuo pianto. L’orrore. E poi.. Buio… Solo buio freddo… E silenzio. Ormai ogni notte è così. Ho paura di dormire, ho paura di sognare. Di rivedere, di rivivere, di sentire ancora tutto questo. Cosa posso fare… Cosa devo fare per farti trovare la pace, per cancellare tutta la sofferenza che hai dovuto subire… Per far tacere tutto questo gelido silenzio… Sto male…”
  • Quinta coincidenza: dall’esame del Dna “risulta che l’assassino di Yara Gambirasio sia il figlio illegittimo del signor Giuseppe Guerinoni, deceduto nel 1999. Un uomo sulla cinquantina adottato. Così come adottato sarebbe Lorenzo”.

Raffaele Sollecito: dalla colletta sul web alle ferie a Santo Domingo

sollecito_caraibi_oggi_tuttacronacaIl 30 settembre, a Firenze, prenderà l’avvio il nuovo processo d’Appello per l’omicidio di Meredith Kercher e Raffaele Sollecito dovrà tornare in aula. Nel frattempo, però, ha deciso di concedersi un po’ di relax a Bayahibe, una delle spiagge più belle del Sud-est di Santo Domingo. E’ qui che ha scelto di soggiornare almeno un mese, presso il residence Casa Caribe Tamarindo. E’ il settimanale Oggi a riferire che il barese dorme fino a tardi, gira con l’inseparabile computer perennemente alla ricerca di una zona wireless e ha fatto conoscenza con parecchi connazionali residenti, tra cui un pavese trasferitosi lì per lavoro e un imprenditore romano con parecchi affari nel settore turistico. Allo stesso giornale, durante un’intervista, Sollecito aveva spiegato che avrebbe saltato le prime fasi del dibattimento pur promettendo di tornare per affrontare il giudizio. Certo, la notizia può far discure: un mese di relax a Santo Domingo per lo stesso ragazzo che solo a giugno aveva lanciato una colletta in rete per poter sostenere le spese legali del nuovo processo… A questo punto, all’Ansa, il padre, Francesco, ha spiegato che “Raffaele si trova a Santo Domingo dove soggiorna in una casa che gli è stata messa a disposizione gratuitamente da una coppia di italiani suoi sostenitori. Sta cercando di ritrovare sé stesso, un po’ di serenità dopo le difficile vicende degli ultimi anni. A metà ottobre ha in programma di partecipare ad una trasmissione tv. Di persona nel nostro Paese, non certo collegato dall’estero”. L’uomo ha quindi assicurato che il giovane farà ritorno in Italia:  e “Io, mio figlio e la mia famiglia, abbiamo un assoluto rispetto delle istituzioni italiane. Per questo Raffaele non è mai stato sfiorato dall’idea di fuggire. Vogliamo difenderci nel processo e per questo i difensori di mio figlio, gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori, con tutti i loro collaboratori, hanno rinunciato alle ferie per mettere a punto la difesa. Lo stesso ho fatto io, per cercare di supportarli in tutti i modi. Siamo infatti assolutamente convinti dell’assoluta innocenza di Raffaele”.

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La nuova pista della pedofilia, l’assassino di Yara avrà mai un volto?

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Dopo l’uscita di scena Mohamed Fikri, dopo il Dna prelevato a un intero paese e la recente pista che ha condotto a Salice Terme, ora si inizia a parlare della pedofilia. O meglio di un caso avvenuto ad un’altra ragazzina che abita nella zona bergamasca, pochi giorni prima della scomparsa di Yara. La ragazzina in questione avrebbe denunciato gli abusi subiti da parte di un allenatore di ginnastica, così ora gli investigatori hanno effettuato un confronto fra le tracce di Dna ritrovate sul corpo della ginnasta con quello di 162 uomini accusati di pedofilia e condannati per questo reato, che vivono proprio nella zona in cui viveva l’atleta.  Ora si attendono gli esiti.

 

Educatrice sociale uccisa da un detenuto: lo stava accompagnando a terapia

adeline_assistentesociale-tuttacronacaIl detenuto francese Fabrice Anthamatten, condannato a dieci anni per violenza carnale, è scomparso ieri mattina nel cantone svizzero di Ginevra assieme a un’educatrice sociale di Carouge, Adeline M. Il corpo della 34enne, madre di un bambino, è stato rinvenuto oggi. La donna doveva accompagnare il prigioniero in un centro sociale alla porta della città per la riabilitazione alla quale l’uomo, che stava scontando la sua pena nel carcere di Champ-Dollon, si sottoponeva una volta alla settimana. Solo che questa volta il malvivente ha rapito Adeline per poi ucciderla e far perdere le sue tracce.

Più vicini alla soluzione del caso di Yara?

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Dopo che le ricerche dell’Ignoto 1 si sono spostate in provincia di Pavia e in particolare a Salice Terme, si è aperta una nuova pista e nuove speranze di trovare l’Ignoto 1.

Le forze dell’ordine stanno passando al setaccio i registri degli hotel della zona, ma anche quelli dell’Inps – che pagava le cure – nella speranza di risalire al nome di una donna che, negli stessi periodi in cui era presente l’autista, abbia frequentato Salice.

Le case “preistoriche”… con tutte le comodità contemporanee

case-troglodite-tuttacronacaArrivano per opera dello studio Lischer Partner Architekten Planer, Les villas troglodytes a Lucerna, in Svizzera. Case “preistoriche” scavate e inserite sotto gli edifici tradizionali della città sfruttando così gli ultimi metri quadrati disponibili in città. Le abitazioni presentano forme semplici e in armonia col terreno e sono ideali per chi ama la privacy. Ma non manca una vista che toglie il fiato: queste residenze, dotate di ogni comfort, godono infatti della spettacolare  vista sul lago e sulle montagne circostanti.

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Alla ricerca dell’Ignoto 1… il caso Yara si sposta nel Pavese

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Si cambia provincia e si continua a cercare l’Ignoto 1, l’assassino di Yara, il figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni. Ieri sera è andata in onda la puntata di Quarto Grado e si è appreso che l’autista di Gorno morto nel 1999 che risulta essere il padre biologico del killer della ragazzina di Brembate Sopra avrebbe soggiornato a Salice Terme, in provincia di Pavia, due settimane ogni anno prima di sposarsi nel 1963.  Secondo l’ipotesi investigativa durante uno di questi soggiorni, avrebbe potuto conoscere la ragazza che poi è rimasta incinta. Consultando gli elenchi forniti dall’Inps – che aveva pagato le cure termali – e i registri degli hotel di Salice Terme, le forze dell’ordine mirano a risalire alla donna che ha frequentato questa zona, in corrispondenza dei soggiorni di Guerinoni, negli anni Sessanta.

Shock nella finanza svizzera e giallo per il capo di Zurich. E’ suicidio?

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E’ la seconda morte che colpisce la finanza svizzera. il mese scorso era stato il direttore generale dell’operatore telecom Swisscom, il tedesco Carsten Schloter, a togliersi la vita nella sua abitazione. Oggi è  il direttore delle finanze del colosso delle assicurazioni Zurich, Pierre Wauthier. Su questo secondo caso la polizia sta indagando, non escludendo nessun ipotesi dal suicidio all’omicidio.  Tutti i manager di ZUrich sono sconvolti e sotto shock non possono ancora credere che il 53enne, Wauthier, cittadino franco-britannico, che lavorava per il colosso assicurativo sin dal lontano 1996 sia morto.

Campagna elettorale: deputato produce un porno con la fidanzata

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Cosa non si farebbe per vincere le elezioni? Ogni colpo, anche molto basso è consentito… così Olivier Sauty, esponente del Mouvement Citoyen Genevois, una Lega Nord in versione svizzera per le prossime lezioni cantonali del 6 ottobre ha prodotto un film porno dal titolo “Sesso e scandali in Parlamento”.

Il protagonista maschile assomiglia moltissimo al politico a caccia di voti, mentre la prima donna è niente meno che la fidanzata dello stesso Sauty, Caroline Tosca. Forse però i suoi colleghi di partito probabilmente non hanno gradito molto la sua discesa in campo nei film a luci rosse, anche perché il Mouvement Citoyen Genevois,  oltre a patriottismo e lotta all’immigrazione ha tra i suoi valori il lavoro, l’ordine e la famiglia. Molte le critiche piovute addosso a Sauvy alla presentazione del porno, ma lui si è difeso così: “So perfettamente che dei 300mila elettori di Ginevra 285mila mi considerano un pervertito. Io, però, confido nel sostegno di quei 15mila che mi hanno già votato 4 anni fa”. Ma chi lo ha votato 4 anni fa?

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La Knox, presunta innocente, non torna in Italia per il nuovo processo

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Amanda Knox,  in vista del nuovo processo d’appello, che comincerà il 30 settembre a Firenze, per l’omicidio di Meredith Kercher, che vedrà nuovamente coinvolto anche Raffaele Sollecito non tornerà in Italia. Nei giorni scorsi la Knox  ha incontrato negli Usa uno dei suoi difensori, l’avvocato Luciano Ghirga, per fare il punto sulla strategia processuale. «Ho sostenuto 86 udienze – ha detto la ragazza di Seattle – e in decine di occasioni ho presentato dichiarazioni spontanee, che altro dovrei dire o fare di più?» e ha poi aggiunto «Non voglio sfuggire al nuovo processo che mi attende, ma non torno in Italia perché non capisco».

Anche i genitori di Meredith Kercher non capiscono chi possa aver ucciso la loro figlia se c’è Rudy Guede, ivoriano, in via definitiva come concorrente nell’omicidio, ma non ci sono altri colpevoli. Concorrente con chi?

I garage per le lucciole spopolano a Zurigo!

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Apriranno il 26 agosto i “box del sesso” a Zurigo e finalmente i residenti del quartiere di Altstetten si riappacificheranno con la strada. Sul modello di  Utrecht, Essen e Colonia i “box del sesso” mirano a migliorare le condizioni di lavoro delle stesse, dall’altra ridurre i tanti disagi per i residenti. Sarà guerra aperta con chi invece non vorrà ususfruire dei garage e seguiterà a svolgere l’attività in strada. Niente più ragazze seminude alla luce del sole ma solo box aperti dalle 19 di sera alle 5 di mattina. Uno spazio videosorvegliato che può essere raggiunto solo in auto e senza altri passeggeri a bordo garantirà anche più tranquillità al quartiere.

Boomerang per Oprah: la storia della borsa fa diminuire il gradimento

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Ieri sera a Los Angeles, Oprah Winfrey, mentre sfilava per  la prima del film di Lee Daniel”The Butler”, è tornata a parlare  di quell’increscioso episodio successo in Svizzera e si è scusata per il risalto mediatico che è stato dato sull’incidente:    “Mi spiace che la vicenda sia stata così esagerata” e poi specifica meglio, anzi cambia versione, e afferma che a Zurigo si era seccata perché la commessa “non voleva fare fatica per prendere la borsa dallo scaffale più in alto” e non perché non era stata riconosciuta. La conduttrice ha poi puntualizzato: “Se negli Usa qualcuno commette un errore non è che tutta la nazione debba chiedere venia. Ho raccontato l’episodio quale esempio di come possa succedere che qualcuno sia in un posto dove nessuno se lo aspetta” e si è anche affrettata ad affermare che non avrebbe mai comprato quella borsa: “38.000 dollari per una borsa é immorale. Non ha nessun senso”.

Come mai questo passo indietro? Tages-Anzeiger riferisce che sul sito ufficiale e sul profilo Facebook di  Oprah WInfrey l’incidente della borsa ha sollevato molte polemiche:  il 90% degli interventi si schiera contro la versione dei fatti proposta dalla star. Tra le argomentazioni  c’è anche il fatto che la commessa aveva tutto l’interesse a vendere la borsa. Ciò che invece viene criticato è proprio il prezzo in questione 35.000 franchi sono parecchi soldi considerando che molti americani devono vivere con meno di 40 dollari al giorno.

Insomma un vero boomerang per Oprah che si è sentita duramente attaccata dai suoi sostenitori, che immediatamente l’hanno sentita, forse, la diva capricciosa, che spende cifre astronomiche nei negozi più “alla moda” della Svizzera. Lontna, troppo lontana dai problemi che invece vuole risolvere nelle sue trasmissioni e da quella televisione nata per generare “emozioni” e mostrare il “dolore” comune.

 

Yara: Archiviato Fikri, e forse chiesto il Dna al mitomane.

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Il fascicolo dell’unico indagato, Mohammed Fikri, per il caso dell’assassinio della 13enne Yara Gambirasio, è stato definitivamente archiviato. Forse, anche se nelle ultime ore si è cambiato parere, sarà chiesto il test del Dna per  Domenico De Simone, il sessantenne originario di Cosenza, autore delle telefonate e dei messaggi firmati genericamente «Mario» che nelle ultime due settimane hanno movimentato il caso di Yara. Nonostante gli oltre 18mila prelievi predisposti su persone residenti nella zona di Rovetta e paesi confinanti, a oggi, non sembrano esserci nuovi sviluppi.

L’altra verità sul caso Oprah, parla la commessa italiana!

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E’ indignata Adriana N., commessa del negozio di Zurigo in cui Oprah è entrata per acquistare una borsa. Secondo la commessa italiana quella frase riportata da tutti i media internazionali non è stata mai pronunciata.

“Ma quale razzismo! Non è vero che mi sono rifiutata di mostrare una borsa a Oprah Winfrey: le ho solo detto che quella era molto più cara”. Dopo le polemiche sulla borsa “sconsigliata” alla nota conduttrice americana, parla Adriana N., la commessa italiana al centro del caso. In un’intervista pubblicata oggi dal “SonntagsBlick”Adriana racconta la sua verità: “Non sono razzista e non è vero che mi sono rifiutata di mostrarle la borsa”.

“Ero insicura su cosa dovessi presentarle. Sono andata verso una vetrina e le ho mostrato le borse alla Jennifer Aniston, che sono molto in voga. Le ho spiegato che sono disponibili in varie grandezze e materiale, come faccio sempre. Lei ha guardato su uno scaffale più in alto. Lì era in mostra la borsa di coccodrillo da 35.000 franchi. Le ho detto che era la stessa borsa di quella che avevo in mano, solo molto più cara e che potevo mostrarle anche altre borse”. Perché voler mostrare altro quando un cliente ha espresso la sua preferenza?

Secondo la conduttrice americana la venditrice avrebbe detto alla cliente che la borsa era “troppo cara per lei”.

“Non è vero”, reagisce Adriana N. “È assurdo. Non direi mai una cosa del genere a un cliente. Veramente mai! La buona educazione e la gentilezza sono la base di questa attività”. La commessa aggiunge di non capire perché Winfrey abbia parlato in quel modo della vicenda nella ormai famosa intervista nel programma di Larry King sulla rete americana CBS. “Se i fatti si sono svolti come dice lei, perché non si è lamentata all’indomani con la mia principale, Trudie Goetz, che pure era invitata alle nozze di Tina Turner?”. Forse perché alle nozze non si parla di questioni così delicate davanti a molti invitati, suscitando un caso in una festa che dovrebbe vedere come protagonisti gli sposi?

La venditrice – come peraltro in precedenza la stessa Trudie Goetz – ritiene che tutto sia nato da un semplice malinteso. “Ho parlato inglese con la signora Winfrey. Il mio inglese è okay, ma non eccellente. Purtroppo”, spiega Adriana N., che lavora per Goetz da cinque anni. In precedenza era impiegata in una boutique in Italia. Si è trattato di un errore linguistico? Probabilmente la commessa voleva dire che il prezzo della borsa, vista da Oprah, era più elevato di quella invece che le stava mostrando… Ma un errore in inglese può davvero stravolgere la vita! Nell’intervista, la prima frase di Oprah è infatti “No, too more expensive” ma la stessa Oprah non dice “No, too more expensive for her!”. Probabilmente la commessa voleva solo avvisarla che quella borsa aveva un prezzo molto più alto rispetto a quella mostrata e come viene spesso detto in italiano “no, costa di più”, intendendo solo quella borsa costa di più, ergo quel “no” che viene usato è per fare una comparazione fra due prezzi. In inglese però è facile interpretare “No, costa troppo!”, quindi quel “no” iniziale prende il significato di “no, non gliela mostro perché costa troppo”.

La commessa poi torna a sottolineare di essere italiana. “Perché dovrei discriminare qualcuno per la sua origine? Non ha senso!”  e aggiunge “Non dormo da giorni, mi sento al centro di un ciclone (…)”.

Adriana non ha intenzione di lasciare il lavoro, né tanto meno sarà licenziata. “Ho chiesto a Trudie Goetz se desidera che io mi licenzi. Ha detto di no ed è stata molto comprensiva. È bello avere un principale che ti difende”.

Forse è stato solo un malinteso, forse è stato un problema linguistico, forse non bisognerebbe pronunciare la parola “too more expensive” prima di mostrare una borsa. Non sarebbe meglio prima mostrare l’oggetto richiesto, far capire le caratteristiche diverse e poi spiegare che proprio in virtù di queste caratteristiche la borsa ha un costo più elevato rispetto alle altre?  A volte a fare la differenza sono i dettagli!

Oprah vittima di razzismo: quella borsa è “troppo cara” per lei!

oprah-borsetta-razzismo-tuttacronacaAnche Oprah Winfrey è stata vittima di un episodio di razzismo, come lei stessa ha raccontato. E’ accaduto mentre si trovava a Zurigo per partecipare al matrimonio di Tina Turner con Erwin Bach, che si è celebrato il mese scorso. La popolare conduttrice televisiva si era recata alla boutique Trois Pommes, dove ha chiesto alla commessa di poter vedere una borsa. Ma l’impiegata ha risposto che quella creazione, del valore di 38mila euro, era “troppo cara” per lei e le ha proposto un’alternativa più economica. Ed ha aggiunto: “non vorrei farla rimanere male”. Suggerendo così che Oprah, un’afroamericana, non potesse permettersi una simile borsa. La conduttrice, che ha una fortuna stimata intorno ai 3 mld di dollari ed è sempre tra le prime nella classifica di Forbes delle donne più ricche d’America, oltre ad essere stata una delle più entusiaste sostenitrici di Obama, ha lasciato il negozio senza battere ciglio. Dopo di che, ha raccontato il fatto durante diverse interviste televisive. Immediate le scuse dell’Ente per il turismo svizzero in Twitter: “siamo fortemente irritati, quella persona si è comportata malissimo, presentiamo le nostre scuse ad Oprah”. Ma il fatto ha creato un imbarazzo anche maggiore a Trudie Goetz, proprietaria della catena di boutique di lusso, che era anche tra gli invitati al matrimonio della Turner, che ha definito il comportamento della sua commessa “un equivoco”, secondo quanto riporta il giornale Blick.

Fermato Mario, l’uomo che si accusa dell’omicidio di Yara

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E’ stato fermato “Mario”, l’uomo che nei giorni scorsi si era autoaccusato dell’omicidio di Yara Gambirasio. Lo ha individuato la polizia intorno a mezzogiorno dentro una cabina telefonica di viale Papa Giovanni mentre stava cercando di telefonare a L’Eco di Bergamo (dopo essere stato nella redazione). Si tratta di un sessantenne bergamasco la cui identità è ora al vaglio dei poliziotti che lo hanno fermato e portato in Questura. E’ sempre più probabile che si tratti di un mitomane, ma ogni valutazione è ora al vaglio degli inquirenti.

Aggiornamento 10 agosto 2013: 

“Mario” è in realtà Domenico De Simone,  sessantenne nativo di Cosenza e con un passato di collaboratore di giustizia. Dopo 4 ore di interrogatorio è stato rilasciato senza che nei suoi confronti siano stati presi provvedimenti.

Ecco la lettera di Mario… è davvero l’assassino di Yara?

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Si cerca a Bergamo, ma ormai la polizia sembra essere quasi sicura che Mario sia solo un mitomane, ma naturalmente le indagini continuano nella speranza almeno di riuscire a trovare elementi utili all’indagine. C’è chi sostiene che Mario, probabilmente non sia l’autore dell’omicidio ma potrebbe essere una persona che conosce dettagli importanti per la ricostruzione di una storia complessa e davvero intricata. Emergono intanto alcune frasi della lettera indirizzata al cappellano dell’ospedale di Rho,  don Antonio Citterio, in cui Mario  sostiene di frequentare assiduamente una chiesa bergamasca, la chiesa del Galgario, in via del Galgario, proprio a due passi dalla questura.

Ecco le sue parole: «Don Antonio la pregherei di farmi da tramite con solo una persona autorizzata di Bergamo, altrimenti quello che ho da dire in confidenza me lo porto nella tomba. Queste sono cose delicate e non un gioco da parte mia».

La lettera è scritta a mano, con una biro, e la grafìa è incerta: mescola lettere maiuscole a lettere minuscole, lo stampatello al corsivo. È lo stesso stile di scrittura utilizzato da chi ha lasciato il primo messaggio, sul quaderno delle preghiere nella cappella dell’ospedale di Rho.

La lettera prosegue con attacchi alla stampa «che ti condanna prima di fare qualsiasi reato» e in particolare a L’Eco di Bergamo.

Mario avrebbe anche un accento calabrese, secondo don Antonio Citterio che ha raccolto le telefonate. Gli inquirenti stanno indagando anche sui tabulati dell’ospedale, cercano un nome nelle cartelle cliniche dei pazienti dei reparti oncologici.

 

Nuova lettera dell’assassino di Yara… è solo un mitomane?

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Questa volta è una vera e propria autoaccusa la lettera che ha fatto ritrovare l’anonimo che afferma di essere l’assassino di Yara Gambirasio:  “Mi chiamo Mario, sono stato io.” Prima c’è stata una telefonata alla portineria dell’ospedale di Rho: “Buongiorno, mi chiamo Mario, sono malato di cancro. Sono io l’autore del messaggio in chiesa su Yara Gambirasio. Volevo solo sapere se il cappellano ha ricevuto la mia lettera.”  Quindi la lettera di tre pagine indirizzata al cappellano don Antonio Citterio. Il 6 agosto, il cappellano, ha trovato la lettera, firmata da un certo “Mario”, sotto lo zerbino della porta di casa. La coincidenza è che Don Antonio Citterio abita proprio sopra alla portineria dell’ospedale.

Secondo indiscrezioni, però, in sostanza il misterioso Mario si sarebbe detto stupito del rilievo mediatico suscitato e, in maniera piuttosto confusa e sgrammaticata, avrebbe confermato di essere a conoscenza di qualcosa che riguarda la morte della piccola Yara.

“Sono stato io a scrivere il messaggio sul libro delle preghiere in chiesa” avrebbe scritto nella lettera.

Come ha consegnato la lettera “Mario”? Ha incaricato qualcuno? L’ha portata personalmente? L’ingresso ospedaliero è presidiato da telecamere e i filmati sono già al vaglio degli inquirenti.

 La polizia crede che possa trattarsi di un mitomane, ma intende andare a fondo e scoprire il volto che si cela dietro al nome “Mario”.

Yara: trovato un fazzoletto vicino al registro della chiesa

-Yara-Gambirasio_tuttacronacaSabato, nella chiesa di Santa Maria della Pace a Rho, in provincia di Milano, sul registro dei fedeli era comparsa la scritta: “Informate subito la polizia di Bergamo perchè qui è passato l’assassino di Yara. Che Dio mi perdoni”. Ma non solo. A terra, è stato rinvenuto un fazzoletto che ora, assieme al quaderno, è stato preso in consegna dalla polizia,al fine di stabilire se abbia o meno qualche attinenza con il caso della tredicenne di Brembate di Sopra. Si procede quindi con un’accurata ricerca di tracce, Dna incluso. Secondo alcuni quotidiani, inoltre, una madre si sarebbe rivolta ai carabinieri di Como temendo che suo figlio potesse essere il discendente illegittimo di Guarinoni, l’autista morto nel ’99 il cui Dna è riconducibile a quello trovato sugli abiti di Yara: gli esami sono risultati però negativi. L’inchiesta sull’omicidio di Yara, scomparsa il 26 novembre del 2010 e trovata uccisa esattamente tre mesi dopo, sin dall’inizio è stata costellata da segnalazioni rivelatesi sbagliate o provenienti da mitomani.

Yara: continuano le indagini sul Dna

-yara_gambirasio_tuttacronacaNon solo il messaggio trovato questa mattina, sono varie le indagini che proseguono per conoscere la verità sulla morte della giovane Yara Gambirasio, la 13enne scomparsa da Brembate di Sopra il 26 novembre del 2010 e trovata morta tre mesi piu’ tardi in un campo di Chignolo d’isola, a pochi chilometri di distanza. Si continua a comparare il Dna con il profilo genetico rilevato sugli indumenti della ragazzina che, stando ai genetisti,appartiene al figlio di Giuseppe Guerinoni, anche se si continua con le comparazioni perché il quadro sia sempre più chiaro. Il figlio, che si suppone illegittimo, non è ancora stato trovato ma la conferma della parentela arriva dal cromosoma Y: sono identici sia quello di Guerinoni che quello di ‘ignoto 1’. Dal punto di vista giudiziario, ci sono altri sviluppi. Come riporta l’ANSA: “Sull’altro fronte delle indagini, quello relativo al cosiddetto ‘cantiere di Mapello‘, si è in attesa dell’archiviazione della posizione di Mohammed Fikri, finora l’unico indagato nell’inchiesta sulla morte di Yara, prima per omicidio e poi per favoreggiamento. Secondo le ultime traduzioni delle intercettazioni telefoniche, l’immigrato – che era al lavoro la notte del 26 novembre 2010, quando Yara venne rapita e uccisa, nel cantiere di Mapello, dove portò il fiuto dei cani molecolari – non avrebbe mai utilizzato il termine ‘uccidere’. Fikri era anche stato fermato e scarcerato dopo alcuni giorni.”

“Qui è passato l’omicida di Yara Gambirasio”: inquietante scoperta

-yara-scritta-tuttacronaca“Qui è passato l’omicida di Yara Gambirasio, che Dio mi perdoni”. E’ quanto si legge sul registro dei fedeli nella cappella dell’ospedale di Rho, in provincia di Milano. E’ stato il personale della struttura a scoprire la scritta, in mezzo ad altri pensieri lasciati dai frequentatori della cappella, e ad allertare la polizia. Il registro è ora nelle mani della Scientifica per tutti i rilievi del caso.Stando a quanto emerso, il messaggio sarebbe stato scritto con una grafia leggibile e in perfetto italiano. Al momento non viene escluso che possa trattarsi dell’atto di un mitomane, però gli investigatori stanno visionando le registrazioni delle telecamere di sorveglianza dell’ospedale.

Esplode la batteria di un Samsung Galaxy S4: casa in fiamme

galaxy_s4_fire-tuttacronacaUn sito cinese, Xianguo.com, riporta la storia del signor Du, residente a Hong Kong. L’uomo stava seguendo la televisione quando la batteria del suo Samsung Galaxy S4 è esplosa. “Stavo guardando un programma, la batteria è esplosa, istintivamente l’ho presa e lanciata sul divano, il divano ha preso fuoco e poi sono scappato.” Da quel momento, le fiamme sono divampate incendiando l’abitazione. Ma non è il primo incidente causato dalle batterie di questi cellulari. Una ragazza svizzera, il cui Galaxy S3 le era esploso in tasca, ha riportato ustioni di terzo grado, mentre l’anno scorso un uomo di Dublino ha dichiarato che il suo Galaxy S3 aveva preso fuoco mentre era appoggiato sul cruscotto della sua auto. Secondo Samsung, la colpa è da imputare all’utilizzo di prodotti non ufficiali ma il signor Du ha dichiarato che il suo cellulare il caricabatterie e la batteria erano tutti autentici. Non è solo questa marca, però, ad essere vittima di incidenti: nel mese scorso una donna cinese è stata uccisa da una scarica elettrica partita dal suo iPhone 5.

Tragedia in Svizzera scontro frontale fra treni, almeno 30 feriti

scontro -frontale-treni-svizzera-tuttacronaca

Almeno una trentina di persone sarebbero rimaste ferite in una collisione frontale tra due treni viaggiatori oggi in Svizzera poco prima delle 19.00 nei pressi della stazione di Granges-Marnand, nel cantone di Vaud (Ovest). Lo riferiscono i siti di diversi giornali locali. Il traffico ferroviario è stato interrotto.

 

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