Gialappa’s invitata nella Terra dei Fuochi…

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E’ stato il sindaco di Caserta Pio Del Gaudio che intervenendo nella polemica sollevata dall’ “ironia” della Gialappa’s sulla canzone di Rocco Hunt ha ufficialmente invitato il Trio a visitare la Terra dei Fuochi: “Penso che l’euforia sanremese – ha proseguito il primo cittadino – abbia lasciato spazio ad un bicchiere di troppo e la battutaccia è scappata colpendo nel vivo centinaia di persone; ma condanno allo stesso tempo l’eccessiva reazione di chi oggi minaccia questi professionisti addirittura di morte”.

Il sindaco ha poi continuato dicendo: “Spiace che la satira sempre gradita della Gialappa’s sia caduta nell’errore, o meglio orrore, di ironizzare su terre martoriate e vite dilaniate da mali incurabili”. Da Del Gaudio parte  quindi “l’invito ufficiale al Trio Gialappa’s, che ha segnato una svolta nella televisione italiana, a venire nella nostra città per affrontare insieme temi più o meno seri”. “Sono convinto che se loro regalassero una risata ai miei cittadini la questione sarebbe risolta”.

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La pesante “ironia” della Gialappa’s su Rocco The Hunt

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L’ironia è un arma a doppio taglio e se non usata sapientemente rischia davvero di avere un effetto boomerang. Stavolta il pubblico ha preso di mira la Gialappa’s e i suoi commenti,a  dire di molti, fuori luogo e banali, fatte ai microfoni di Rtl 102.5, nei confronti del rapper salernitano di 19 anni, Rocco The Hunt, che ieri con il brano “Nu juorno buono” ha vinto la sezione Nuove Proposte del Festival di Sanremo. Quando il giovane cantante salernitano ha detto dal palco dell’Ariston al pubblico in sala:  “Voglio vedere le mani su”, i tre comici milanesi hanno replicato “Sì e così passa un tuo compare e ci ciula il portafogli, vecchio trucco….”. Ma a far indignare gli utenti è stata la frase seguente della Gialappa’s: “Sì nu juorn buon. Stà Terra dei fuochi, ma chi se ne fotte”. Ovviamente tutto in napoletano stroppiato. E poi ancora: “Sì, nu mandulino, na mozzarella”. Il trio satirico però si è difeso dalle accuse su Facebook e Twitter: “In questo video c’è la prima parte del nostro intervento riguardo l’esibizione del vincitore Rocco Hunt, che tante polemiche ha scatenato. Lasciamo a voi il giudizio, ricordando che in trent’anni di carriera ci hanno accusato di tante cose, ma mai di razzismo”.

Giudicate voi!

L’esperimento sociale: se un bianco tenta un furto, nessuno chiama gli agenti

Black-Guy-Breaks-Into-A-Car-tuttacronacaL’idea è stata degli autori di Simple Misfits che si sono chiesti come reagiscono le persone davanti a un furto d’auto. Con una precisazione: come cambia la reazione a seconda che il presunto ladro sia bianco o nero? L’esperimento è stato condotto a Los Angeles ed è finito su Youtube collezionando quasi un milione e mezzo di visualizzazioni in appena due giorni. Nel filmato si nota come, una volta che si è attivato l’allarme, nessuno sembra preoccuparsi d’informare la polizia nel caso il malviviente sia un bianco. Al contratio, se a tentare il furto è un uomo di colore, in un lampo arrivano gli agenti, chiamati proprio dai passanti.

Scandalo in NFL e shock negli Usa, abusi, nonnismo e razzismo! L’inferno fuori dal campo

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Il football americano è una lotta all’ultimo centimetro di campo, ma la guerra si dovrebbe combattere solo sul campo e non negli spogliatoi. Invece secondo il rapporto dell’NFL i Miami Dolphins, una delle squadre più famose negli Usa, che milita appunto nella massima serie, avrebbe perpetrato reati che ora sono stati riassunti in 144 pagine dove emergono i dettagli di una storia di abusi, violenze e nonnismo che dura almeno da due anni.

Come racconta la Repubblica:

Nel capolavoro di Oliver Stone i difensori bianchi nel nome della superiorità ariana buttano piccoli coccodrilli nelle docce dei loro compagni neri al suono delle chitarre hard rock, nella realtà accade di peggio: insulti omofobi, minacce di stupro a madri e sorelle, frasi razziste e intimidazioni fisiche ai confini della violenza sessuale. L’indagine voluta da Roger Goodell, il commissario della Lega, descrive un clan all’interno del team in grado di condizionare tutti i giocatori e impedire ogni possibile tentativo di ribellione. Richie Incognito, John Jerry e Mike Pouncey sono i leader della banda, montagne da quasi duecento chili e due metri di altezza, capelli rasati a spazzola e facce poco inclini alla diplomazia. Nel mirino finisce il compagno di reparto Jonathan Martin, anche lui un omone grande e grosso, ma accusato di poca aggressività e scarsa predisposizione al gioco violento. Da qui, nel loro mondo macho, il passaggio a gay è inevitabile e così arrivano gli sms e le frasi con insulti omofobici. “Codardo” , “cagna” e  “femminuccia” sono l’antipasto. Poi simulazioni di atti sessuali sempre più esplicite e le allusioni (affatto allusive) alla sorella e alla madre: “Dovremmo fare un’orgia con loro”, gli urlano.

Per Martin è un incubo, entra in crisi, il medico della squadra lo cura con un antidepressivo ma l’aggressione continua e le medicine non possono far niente: pensa di andarsene dalla squadra, poi al ritiro, arriva persino ad ipotizzare il suicidio. Nei messaggi che manda alla famiglia e che ora sono agli atti dell’inchiesta si legge il suo progressivo smarrimento, sino alla resa: “Non riesco più a difendermi”.

Ma i tre non si accontentano di una vittima, se la passa male anche uno degli assistenti allenatori di origine giapponese. Per lui la gamma delle offese diventa a sfondo razziale: imitano il suo accento asiatico, lo irridono e nell’anniversario di Pearl Harbor lo circondano con in testa fasce bianche e rosse da kamikaze minacciandolo di picchiarlo per rappresaglia del bombardamento nipponico contro la base Usa. I colpevoli sono stati sospesi e per loro sono in arrivo pesanti sanzioni, il proprietario del club Stephen Ross annuncia: “Ho fatto capire a tutti che questi comportamenti non saranno più tollerati, lo spirito della nostra squadra è diverso. Quando ho letto quel rapporto sono rimasto disgustato dalle frasi che ho trovato”.

Ma forse il vaso di Pandora è stato solo scoperchiato ma i mali devono ancora emergere perché se è vero che il rapporto parla dei Miami Dolphins, è anche vero che “l’inferno” c’è in molte squadre: “Con minore o maggiore intensità questi episodi fanno parte dell’ambiente delle nostre squadre” spiega al New York Times Herman Edwards, un ex capo allenatore. E l’avvocato che segue il caso per la Lega, Ted Wells, aggiunge: “Purtroppo queste cose sono di norma in quasi tutte le squadre, i giocatori pensano facciano parte del loro lavoro: dobbiamo cambiare la mentalità altrimenti anche questa inchiesta sarà inutile”.
C’è quindi un lato oscuro del football americano che non è solo il mito della conquista di quel centimetro di campo in più per poi volare appena  possibile in touch down, non è il rito ceh si ripete ogni settimana della conquista della terra così cara e così insita nella cultura americana, non è la potenza dell’uomo che a volte solo contro l’intera difesa avversaria riesce a “fuggire” fino alla meta, c’è quell’altra parte della medaglia. Quella di una cultura omofoba e razzista, quella della violenza fisica anche fuori dal campo, della forza bruta incontrollata che in qualsiasi momento della giornata può riversarsi su un compagno di squadra o su un familiare.

Ma i tempi stanno cambiando e ora si guarda con speranza a quella star dell’università del Missouri, Michael Sam, che ha appena dichiarato con orgoglio la propria omosessualità. Può davvero tornare la luce anche fuori dal campo?

La bufala delle lacrime di Balo per razzismo rimbalza fino alla Casa Bianca!

lacrime-balotelli-tuttacronacaI tifosi napoletani sono stati accusati da un sito quasi ufficiale vicino alla Casa Bianca di aver fatto sgorgare le lacrime a SuperMario nel corso del match dello scorso sabato Napoli-Milan. Le immagini di Balotelli in lacrime sono rimbalzate ovunque e in Rete, per alcune ora, hanno viaggiato i messaggi più duri, che accusano il comportamento razzista dei tifosi napoletani  inondando il sito ufficiale della squadra del Napoli. Alla fine, il club partenopeo si è visto costretto a smentire: nessun coro razzista al San Paolo durante la partita. La domanda è una: come ha fatto la notizia delle lacrime di Balotelli ad arrivare fino in America, da dove sono partiti innumerevoli attacchi per quella che è una bufala, non tanto per le lacrime ma per i cori razzisti? Lo spiega il Corriere della Sera:

Da Twitter a Facebook, parole di fuoco (inviate anche al giocatore partenopeo Inler) con relativi messaggi di autodifesa (soprattutto) da parte di napoletani indignati. Chi ha fatto partire la bufala sulle «lacrime e il razzismo»? Come spesso accade tra i mille incroci dei social network è difficile risalire il filo della corrente. Ci ha messo del suo l’ex giocatore della Juventus Felipe Melo, oggi al Galatasaray di Istanbul, con questo tweet: «Un peccato vedere Balotelli fischiato negli stadi italiani. Doloroso vederlo triste e in lacrime. Forza Mario sei un campione!».

Se sono stati i turchi a cominciare, come ci è arrivata la storia nell’anticamera della Casa Bianca? È vero che Balotelli è uno degli italiani più conosciuti all’estero (come testimoniava qualche tempo fa la copertina di Time magazine) e che la sfida Napoli-Milan è stata vista in tutto il mondo. Ma chi segue in tempo reale «i dolori del giovane Mario» tra i fedelissimi del presidente Usa?

In realtà @TheObamaDiary ha ritwittato un messaggio dell’influente Mona Eltahawy (200 mila follower), giornalista e blogger egiziana con base a New York: «Vergogna Napoli. Non c’è posto per il razzismo nel calcio. Mario Balotelli in lacrime per il dileggio razzista allo stadio San Paolo», così Mona ha commentato un’immagine del giocatore affranto in panchina.

La Eltahawy è un’ascoltata editorialista di politica (appassionata di calcio): nel 2011 al Cairo, dopo essere stata arrestata in piazza Tahrir, è stata rilasciata con le braccia rotte. E ha accusato la polizia di torture. Una blogger battagliera che neanche questa volta batte in ritirata: «Sapete quanto amo Napoli – twitta – Leggete il rapporto su Balotelli e il razzismo redatto dalla Federcalcio italiana» (…)

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Morì sulla sedia elettrica a 14: ora si riapre il caso. “Condannato perchè nero”

george_junius_stinney_jr_tuttacronacaAveva solo 14 anni George Stinney, il più giovane condannato a morte negli Usa nel secolo scorso. Lui, adolescente di colore nella “segregatissima” Carolina del Sud, venne accusato dell’omicidio di due bambine bianche nel 1944. Ora il suo caso potrebbe venire però riaperto. I tragici eventi che sconvolsero la piccola comunità di Alcolu nel marzo del 1944 verranno rivisti domani dagli avvocati della famiglia Stinney, che hanno presentato nei mesi scorsi una mozione per la riapertura del processo. Semra infatti che nuove prove e testimonianze potrebbero scagionare il ragazzino. Quell’anno vennero uccise Betty Binniker di 11 anni, e Mary Emma Thames di 7: due bimbe bianche che in un giorno di primavera inforcarono la bicicletta per andare a raccogliere fiori di campo. Le piccole non tornarono mai a casa e furono trovate massacrate il giorno dopo dietro la chiesa del paese. George Stinney, allora 14 enne, e la sorellina Amy – due bimbi di colore – avevano incontrato le ragazzine bianche alla ricerca di fiori. I legali sostengono ora che, una volta scoperto il crimine, la polizia locale venne a sapere che il ragazzino aveva visto le bimbe uccise il giorno del delitto e lo arrestò, tenendolo per cinque giorni in stato di fermo.George fu poi condannato a morte sulla base della sua stessa “confessione” resa agli investigatori. Il processo durò un mese, durante il quale nessun testimone della difesa venne chiamato e al termine del quale una giuria di 10 uomini bianchi condannò il giovane di colore. L’avvocato della famiglia Stinney, Steven McKenzie, sostiene che un compagno di cella di George testimonierà che il ragazzo gli aveva detto di essere stato costretto a confessare un reato mai commesso. Non solo: Amy, la sorella del giovane condannato, non fu mai convocata al processo e ora testimonierà che il fratello non si era mai allontanato da lei il giorno del delitto. “È un caso orrendo, giustizia deve essere resa che sia un giorno o 70 anni dopo”, ha dichiarato McKenzie. Ad ascoltare le ragioni della famiglia sarà il procuratore Ernest Finney III. L’avvocato dello Stato ha riconosciuto che si tratta di un caso interessante, ma ribatterà che gli atti del vecchio processo sono andati perduti ed in loro assenza sarebbe difficile rivedere la sentenza.

Neanche le caramelle si salvano dall’accusa di razzismo! Haribo le ritira

caramelle-razziste-tuttacronacaLa Haribo, colosso tedesco produttore delle caramelle gommose più famose del mondo, ritira dai mercati svedese e danese le confezioni, in vendita da diversi anni, di Skipper Mix. Le liquirizie presenti nelle confezioni, infatti, gli sono valse un’accusa di razzismo. Questo perchè raffigurano maschere ispirate all’arte primitiva, dai tratti afro e asiatici che, secondo alcuni, rappresenterebbero stereotipi negativi legati a quelle popolazioni. La Haribo ha annunciato il ritiro con un comunicato ufficiale, nel quale precisa tuttavia di non avervi mai visto alcuna connotazione negativa.

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Vanity Fair nella bufera: schiarita la pelle di un’attrice di “12 anni schiavo”?

VANITY-FAIR-LUPITA-NYONGO-tuttacronacaGià era stata bufera sulle locandine del film 12 anni schiavo, che in Italia sono apparse mettendo in secondo piano il protagonista, l’attore Chiwetel Ejiofor, preferendo dare rilievo ad altri due volti maggiormente conosciuti nel Belpaese: Brad Pitt e Michael Fassbender. Ora a finire nell’occhio del ciclone è la rivista Vanity Fair, “colpevole” di aver realizzato un servizio con l’attrice  Lupita Nyong’o, a sua volta presente nella pellicola di Steve McQueen. Il settimanale ha infatti twittato dal suo profilo la copertina del numero in uscita con il volto sorridente dell’attrice keniana, dove la pelle della donna, sostengono molti utenti, sembra volutamente schiarita. Va però detto che non è da escludere che le luci da set abbiano creato negli scatti un effetto schiarente, anche se l’attenuante non sembra convincere i fan della 30enne. Come ricorda l’Huffington Post, d’altronde non è la prima volta che le celebrity si trovano coinvolte in polemiche di questo genere: era successo già a Beyoncè. Quella volta, però, l’accusa era rivolta direttamente alla popstar, “colpevole” di aver schiarito il colorito nella foto di copertina del suo album “4”.

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“Panebianco cuore nero”: la contestazione al docente a Bologna

Panebianco-contestato-tutttacronaca“Panebianco cuore nero, le consegniamo noi il foglio di via”. E’ la contestazione degli studenti del collettivo Hobo contro il docente Angelo Panebianco che ha avuto luogo nella facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna a seguito di un articolo pubblicato sulle pagine del Corriere: testo che affronta le problematiche legate all’immigrazione e che per il collettivo presenta contenuti “razzisti”. II docente ha tentato un confronto con i ragazzi, che per tutta risposta glielo hanno negato. A scatenare la contestazione l’articolo intitolato “Troppe ipocrisie sugli immigrati”nel quale  Panebianco propone di mettere in atto una distizione tra immigrati, basata su alcuni criteri specifici. Primo tra tutti la religione di appartenenza. “La richiesta di Matteo Renzi di inserire la riforma della Bossi-Fini fra i temi del contratto di governo, al di là delle motivazioni del neosegretario del Pd, potrebbe essere una occasione da cogliere per dare basi più razionali alla nostra politica dell’immigrazione” è la premessa. “Dobbiamo solo limitarci a tamponare e contenere i flussi migratori o abbiamo bisogno di interventi più attivi e, soprattutto, più selettivi?” si chiede poi Panebianco che prosegue:

“Per esempio, certi gruppi, provenienti da certi Paesi, dovrebbero essere privilegiati rispetto ad altri gruppi. È possibile che convenga favorire l’immigrazione dal mondo cristiano-ortodosso a scapito, al di là di certe soglie, e tenuto conto del divario nei tassi di natalità, di quella proveniente dal mondo islamico”. E infine la conclusione: “Una politica realistica, fondata sulla convenienza, si dovrebbe insomma porre problemi di scelta, di selezione (da monitorare e rivedere nel tempo, alla luce dell’esperienza). Non si tratta di inventare nulla. Altri Paesi hanno già imboccato questa strada”.

Salvini: “Chi tocca la Lega abbia paura”

matteo-salvini-tuttacronacaGiornata intensa, quella di ieri, per il segretario leghista Matteo Salvini che dopo la protesta ai caselli ha preso anche parte alla fiaccolata a Torino a sostegno della giunta Cota. “Il prossimo leghista che toccheranno, non so se sarà a Torino, Milano, Genova, Pordenone, o Vicenza – ha detto Salvini – dodici ore dopo, non solo noi ma mille, duemila, diecimila persone, pacifiche ma non tanto, si mobiliteranno e qualcuno cominci ad avere paura, perchè la paura fa bene”. Del resto Cota non si arrende e lunedì riunirà la Giunta per conferire ufficialmente agli avvocati l’incarico di ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che ha azzerato il risultato delle elezioni. Una nuova battaglia dai tempi piuttosto stretti (la data limite è il 30 gennaio) e dai contorni incerti. “Per prepararci adeguatamente – lamenta tra l’altro uno dei legali del centrodestra – dovremmo aspettare le motivazioni del provvedimento dei giudici, che però potrebbero arrivare solo fra dieci giorni”. Come spiega l’Huffington Post: 

 

 

Finisce insomma ai supplementari una partita che ora viene criticata per la sua lunghezza: l’ex presidente Mercedes Bresso aveva presentato i ricorsi nel 2010 all’indomani del voto, ma ci sono voluti quattro anni prima che si arrivasse a un punto fermo. E se i burloni del web si scatenano (“Il Tar ha annullato le elezioni perché all’epoca il Piemonte si chiamava Regno di Sardegna”, “domani annullerà il referendum monarchia-repubblica” e via scherzando) c’è chi, come Pierluigi Mantini, del Consiglio di presidenza della magistratura amministrativa, vuole aprire un’indagine interna perché “quarantacinque mesi sono decisamente troppi”. In realtà, dopo una prima sentenza interlocutoria del 2010 emanata dallo stesso Tar (ma i giudici erano diversi), la causa si è dispersa fra tribunali civili e penali, pronunce del Consiglio di Stato e persino della Corte Costituzionale.
“Nessuna lentezza da parte dei magistrati amministrativi, il giudizio è stato sospeso per mesi anche perché si dovevano definire le questioni di rilievo penale”, osserva Giampiero Lo Presti, presidente dell’Anma.

Adesso la sentenza è esecutiva, ma Giunta e Consiglio regionale, in attesa che si definisca la questione, rimangono insediati per sbrigare quegli affari “urgenti e indifferibili” che, se fossero trascurati, potrebbero danneggiare “l’ente Regione e il Piemonte”: si fa l’esempio della valutazione di metà mandato dei direttori delle Asl o ai progetti da finanziare con i fondi Ue. Un altro punto fermo: gli atti compiuti dal 2010 a oggi, secondo i giureconsulti interpellati da piazza Castello, restano validi.

 

La prossima settimana non sono previste sedute del Consiglio regionale, ma solo i lavori della Commissione Bilancio. I capigruppo avevano in programma una riunione, lunedì, per discutere di legge elettorale, ma è probabile che parleranno d’altro. Meno probabile, invece, una discussione della Giunta per le elezioni su Michele Giovine, il consigliere regionale che con la sua lista dei ‘Pensionati per Cota’ è stato la pietra dello scandalo. Giovine è stato sospeso dopo la condanna della Corte d’Appello di Torino e percepisce metà dello stipendio: nelle scorse settimane la pena di due anni e otto mesi è diventata definitiva e dovrebbe decadere, ma l’eventuale azzeramento di tutto il Consiglio porterebbe la questione in secondo piano.

 

Quanto al centrosinistra, che vuole un election day in primavera, gli avvocati stanno cercando di capire se esistono soluzioni giuridiche in grado di costringere Cota a lasciare subito lo scranno di governatore.

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Salvini e il “rincaro razzista” ai caselli: non paga! E intanto si manifesta

salvini-pedaggio-tuttacronacaLega in strada o, per meglio dire, in autostrada oggi. I militanti hanno infatti protestato, questa mattina, in una serie di caselli autostradali del nord contro l’aumento del pedaggio scattato all’inizio dell’anno. Anche il segretario Matteo Salvini e il presidente Umberto Bossi si sono uniti ai manifestanti a Gallarate, lungo la A8 in provincia di Varese. “Sono qui e non pagherò il casello dichiarando che il servizio fa schifo: è una questione di giustizia sociale, perchè ci sono mille chilometri di autostrade al sud gratis e bastonano il nord”, ha detto il segretario che ritiene i rincari un atto di “razzismo”. Un centinaio i leghisti che con bandiere e striscioni hanno presidiato le corsie di uscita dell’autostrada: il loro scopo è di presentarsi in auto alla barriera e dichiarare di non voler pagare il pedaggio poiché “insoddisfatti del servizio”. I lumbard, che hanno accolto Salvini e Bossi al grido di “secessione, secessione”, sostengono che sia iniquo il trattamento nei confronti del nord “mentre al sud non si paga l’autostrada”.

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“12 anni schiavo” a Capri, tra applausi e gente che lascia la sala

12annischiavo-tuttacronacaE’ iniziata la rassegna Capri, Hollywood, dedicata all’Africa e come film d’apertura è stata scelta l’ultima opera del regista Steeve McQueen, 12 anni schiavo, che già tante polemiche aveva suscitato a causa delle locandine create per l’Italia, dove il protagonista Chiwetel Ejiofora viene relegato in un angolo. E polemiche non sono mancate neanche in occasione della proiezione in sala, dove la pellicola ha ricevuto molti applausi ma ha fatto anche sì che diverse persone uscissero per la crudezza delle immagini. ”Immagini quasi attuali – dice Gemma Vecchio, motore della onlus Casa Africa che assiste i migranti all’Ansa- la nudità degli schiavi dell’800 mi ha ricordato quella dei migranti a Lampedusa, sembra non sia passato un secolo. Ho sofferto molto a vedere il film, ma soprattutto perché l’ignoranza è ancora attuale. Bisognerebbe cominciare a non definire più dei nostri simili con la parola schiavo, come se fosse una razza a parte, pensiamo invece a condannare gli schiavisti che ancora oggi costringono i bambini nelle fabbriche”. In ’12 anni schiavo’ le immagini molto dure in particolare quelle delle frustate subite dal protagonista dal negriero, hanno turbato la platea del cinema Paradiso di Anacapri; qualcuno ha abbandonato la sala dinanzi a tanto sangue e realismo.Il produttore del festival Pascal Vicedomini in merito a quanto affermato dalla rivista Variety ha specificato che l’assenza a Capri dell’attrice Lupita nyong’o ”non mi risulta sia dovuta alla polemica sul manifesto italiano del film, accusato di razzismo, ma ad impegni professionali che la Fox Searchlight le ha organizzato in questi giorni negli Usa, strategici per la corsa agli awards proprio in competizione con il biopic su Mandela”.

“Che p…e questo razzismo”. Il post di Salvini

matteo-salvini-tuttacronacaDue giorni fa sul profilo Twitter della Questura di Roma era apparso un tweet scritto per sbaglio da un’addetta che pensava di usare il suo profilo personale. (“Ho risistemato lo sgabuzzino… m’è sembrato lo sgombero in un campo nomadi… Meno male che sono preparata!!!”)

original1Dopo soli 9 minuti il tweet è stato cancellato e ha fatto la sua apparizione un nuovo messaggio:

original A seguito dell’accaduto, ieri il deputato Pd Dario Ginefra ha annunciato un’interrogazione parlamentare. “È interesse della stessa Questura di Roma garantire la celerità dell’approfondimento e dare una sanzione esemplare alla responsabile. Nessuno può usare espressioni xenofobe, tanto più chi rappresenta lo Stato”. Ma anche il segretario della Lega Nord Matteo Salvini è intervenuto al riguardo, pubblicando un lungo post nella sua pagina Facebook. Scrive il leghista: “Invece di difendere i poliziotti rompono le scatole per una battuta e si preparano a votare indulti e amnistie. Se certa gente vivesse vicino a un campo nomadi, la smetterebbe di rompere le palle. Viva la poliziotta!”.

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Mamma e bimbo di tre anni aggrediti nel Cagliaritano: “a morte i negri”

razzismo-tuttacronacaSi chiama Wanda, è una donna di colore di 46 anni ed è stata aggradita assieme al figlio da due teppisti mentre si trovavano in sella alle loro bici ad Assemini, nel Cagliaritano. Gli aggressori, dopo aver urlato “Sporca negra, morte a tutti i negri”, l’hanno spinta a terra per poi calpestarla. La donna non ha ancora presentato una formale denuncia ai carabinieri ma i militari hanno già fatto sapere che indagheranno comunque sul caso. Il racconto dell’accaduto è apparso sulla sua pagina Facebook dove, in un italiano non perfetto, scrive: “Brava gente di Assemini, oggi in via Tirso sono state picchiata da due ragazzi non più vecchi di 12 anni. Mi passano sulla bici, uno sale sulla mia schiena, l’altro mi dà un calcio. Mi sorpassano e sollevano il dito medio, maledicendo ‘sporco nero, morte a tutti i neri’. Io mi sono seduta sulla bici con mio figlio di tre anni ormai completamente in preda al panico”.L’immigrata continua spiegando che si tratta del secondo “attacco” subito e si chiede: “Sono la benvenuta qui?”. Tra le molte persone che hanno dimostrato la loro solidarietà alla notte anche il sindaco Mario Puddu che oggi ha incontrato la donna.  Il primo cittadino ha a sua volta affidato alla sua pagina Facebook il commento della vicenda: “Sono molto indignato per la seconda volta in pochi mesi, è stata vittima di un’aggressione razzista nelle strade di Assemini. Oggi è stata aggredita da due ragazzini mentre passeggiava in bicicletta col figlioletto di 3 anni. È una cosa gravissima e stavolta non rimarremo con le mani in mano; confidando che denunci il fattaccio ai carabinieri, mi riserverò di costituirmi parte civile”.  E prosegue: “Appena ho saputo sono andato a trovarla a casa sua per farle avere il mio conforto, in rappresentanza della nostra comunità. L’aggressione non ha lasciato segni fisici, ma ho trovato una donna dispiaciuta e molto spaventata, anche e soprattutto per lo spavento occorso al piccolo. Ad Assemini c’è una folta e integrata comunità di extracomunitari. Sono fatti incresciosi e per fortuna insoliti perchè Assemini, se a qualche imbecille incivile non è abbastanza chiaro, è una città che odia il razzismo”.

Il film della polemica: italiani tacciati di razzismo per una locandina

12annischiavo-tuttacronacaIl prossimo 20 febbraio uscirà, nelle sale italiane, l’ultimo film di Steve McQueen, “12 anni schiavo”, candidato a 7 Golden Globe. Ma le locandine della pellicola hanno già fatto la loro apparizione, scatenando la polemica che ha portato gli Usa a tacciare l’Italia di razzismo. Il motivo è semplice: i poster mostrano le gigantografie dei due protagonisti bianchi del film, Brad Pitt e Michael Fassbender. Poco risalto, al contrario, viene dato all’attore di colore Chiwetel Ejiofor che, interpretando lo schiavo Solomon Northup, è l’asse portante della storia.

Il fatto che Ejiofor, che oltreoceano sta raccogliendo tantissimi consensi ed è stato nominato ai Golden Globe come Miglior attore protagonista sia messo in secondo piano non è sfuggito al sito americano BuzzFeed che, attraverso una segnalazione di un utente Tumblr, è riuscito a recuperare le locandine e a farle rimbalzare in tutto il mondo. Buzzfeed titola malignamente: ”I poster di ’12 anni, schiavo’ in Italia promuovono attori bianchi, ignorando la star nera’. Una notizia che e’ stata poi rilanciata anche da altri siti come The Wire e Huffington Post.  E gli attacchi non sono mancati, tanto che in riferimento al nostro Paese si è parlato di “provincialità”, con gli italiani che preferiscono l’immagine del produttore del film, Brad Pitt, che nella pellicola recita solo per pochi minuti. Del resto anche l’altro attore, Michael Fassbender, candidato ai Golden Globe come Miglior attore non protagonista, è sicuramente più noto in Europa rispetto a Ejiofor. Resta dunque da chiedersi se non sia una scelta commerciale quella della BiM, la società che si occupa della distribuzione italiana, sempre che non esista realmente una discriminazione di fondo, anche se sembra più improbabile. Nel frattempo, la polemica si espande.

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Razzismo al primo posto: la classifica dell’odio in Italia

odio-tuttacronacaSergio Lo Giudice, senatore del Partito Democratico e componente della commissione Giustizia, ha reso noto: “L’omofobia è seconda solo al razzismo come motivo di atti di discriminazione o di crimini d’odio in Italia. È questo l’elemento principale che emerge dai dati forniti alla Commissione Giustizia del Senato, in occasione della discussione sul disegno di legge contro l’omofobia e la transfobia, dall’Oscad, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori istituito presso il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno”. Ha quindi presentato i dati:Al 10 dicembre 2013, sono pervenute all’Oscad 611 segnalazioni: 253 riguardano atti discriminatori costituenti reato. Tra queste, il 57% è motivato dalla razza/etnia, , il 27% dall’orientamento sessuale , l’11% dal credo religioso, il 2% da disabilità. L’omofobia e la transfobia sono dunque il secondo fenomeno discriminatorio del paese subito dopo gli episodi di razzismo. Delle 83 segnalazioni riguardanti l’orientamento sessuale, il 42,17 % attiene a offese (ingiurie/diffamazioni), il 39,76 % riguarda aggressioni/lesioni, il 6,02 % istigazione alla violenza omofoba, il 4,82% danneggiamenti, il 4,82% casi di suicidio, il 2,41% minacce”.

Il razzismo non risparmia neppure la bellezza!

Flora Coquerel-tuttacronaca

Il razzismo non risparmi a la bellezza e così anche la nuova Miss Francia, Flora Coquerel, 19 anni, di padre francese e madre del Benin si è vista recapitare commenti razzisti sul suo profilo Facebook e Twitter. La ragazza è stata apostrofata come «negra», «morte agli stranieri», «non è bianca colei che rappresenta la Francia» o ancora «sarebbe bene vedere un pò di colore bianco nel nostro Paese». Commenti decisamente agghiaccianti a cui la Miss ha risposto «Sono meticcia e sono fiera di esserlo – ha affermato Miss France -. Molte persone possono riconoscersi in me. Sono la testimonianza di una Francia multiculturale, è formidabile».

A sostegno della Coquerel è intervenuta anche Sonia Rolland, prima Miss Francia africana nel 2000: «All’epoca non c’erano i social network. Dopo l’elezione ho ricevuto 2.700 lettere d’insulti, alcune le ho pubblicate in seguito nel mio libro ‘Les gazelles n’ont pas peur du noir’ (Le gazzelle non hanno paura del nero). Sul momento scelsi di non parlare. Non volevo dare importanza a un pugno d’ignoranti razzisti quando quelli che mi avevano eletta erano abbastanza aperti per scegliere una meticcia franco-ruandese».

«Avevamo creduto che questa forma di razzismo che potremmo qualificare primario, nel senso di primitivo, fosse scomparsa alla fine del XX secolo – ha commentato sul settimanale Le Nouvel Observateur l’avvocato Gaspard Benilan -. Internet e il sentimento d’impunità che provoca, ci obbliga a constatare che invece è sempre ben presente tra alcuni dei nostri concittadini». Secondo lui le affermazioni razziste sui social network andrebbero condannate: «È più che mai necessario – ha proseguito Benilan – che la giustizia intervenga affinchè internet non diventi un vasto immondezzaio incurante della dignità e del rispetto».

Scontri a Salerno, l’arrivo della Kyenge crea tensioni!

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Momenti di tensione fra esponenti di CasaPound e associazioni antirazziste davanti al municipio di Salerno, in occasione della visita del ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge. Fra i due gruppi, tenuti a distanza da un cordone di forze dell’ordine, ci sono stati scambi verbali e lanci di oggetti ma nessun contatto fisico.

“La mia linea – ha detto il ministro – è sempre stata quella del dialogo. Ognuno di noi ha diritto a far sentire la propria voce, ma è importante farlo nel rispetto delle regole. Se mancano questi presupposti il dialogo diventa sempre più difficile”.

Le tensioni si sono registrate prima dell’arrivo del ministro Kyenge, mentre gli attivisti di Casapound stavano allestendo il presidio per il quale avevano ottenuto l’autorizzazione della Questura di Salerno. Ad avvicinarsi sono stati alcuni esponenti di organizzazioni di sinistra e antirazzista che, però – è stato confermato da fonti della Questura di Salerno – non sono entrati in contatto con gli attivisti di Casapound.

Fra i due gruppi vi è stato uno scambio acceso di battute, con i poliziotti in tenuta anti-sommossa schierati per evitare il contatto fisico. E’ stato lanciato qualche oggetto che fortunatamente non ha colpito nessuno. La situazione è poi tornata alla calma senza ulteriori strascichi fino alla conclusione del convegno al quale partecipava il Ministro Kyenge.

Durante il convegno al Comune, ha invece agito il gruppo “Rotta di Collisione” di Salerno che ha manifestato contro la Kyenge. Accusandola di interessarsi soltanto allo “Ius Soli” e alla proposta di annullare la denominazione padre e madre dai documenti scolastici, e non di problemi seri come la disoccupazione giovanile.

I gruppi dell’ultradestra hanno infine denunciato aggressioni da parte di esponenti dei centri sociali.

“Questa mattina tre nostri militanti, tra cui un minorenne, sono stati aggrediti fisicamente da circa 20 esponenti dei centri sociali – si legge in una nota di Casapound Salerno – che erano presenti in piazza senza alcun tipo di autorizzazione o preavviso. Solo la prontezza di riflessi dei ragazzi ha evitato il peggio respingendo la vile aggressione, capeggiata da noti esponenti di Sel e del centro sociale Asilo Politico”.

Sport e razzismo, gli adesivi shock che sono apparsi nella Capitale

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La Capitale e il razzismo. L’ennesimo episodio antisemita nel cuore della Città Eterna è una adesivo che ritrae Anna Frank con la maglia della Roma che è stato attaccato su semafori, cartelli stradali e muri.

La zona maggiormente colpita è quella di Rione Monti, una delle più centrali della capitale, dove gli adesivi campeggiano tutt’oggi, fortunatamente in numero più esiguo rispetto a quello riscontrabile ad inizio settimana. Lo sdegno si è poi trasformato nella pronta rimozione degli stessi: “Non riusciamo a capire il perché di questo tipo di azioni – hanno dichiarato alcuni commercianti di via Leonina-. Il rione viene riempito quasi quotidianamente di scritte e adesivi, ma mai si era arrivato a tanto. Passanti e turisti restavano impietriti davanti i segnali stradali: le persone sono rimaste impressionate da quel tipo di immagine”. Pronta anche la reazione da parte della Comunità ebraica.

Il sito neonazi Stormfront: perquisizioni in tutta Italia

stromfront-blitz-tuttacronacaNel corso di un’indagine al cui centro c’è un video “dal contenuto evidentemente antisemita”, denominato “Il nemico occulto – un documentario sulla questione ebraica”, realizzato da utenti della sezione italiana di Stormfront e che riproduce immagini finalizzate ad accusare gli ‘ebrei’ della crisi economica mondiale, indicando alcuni di loro come titolari di ruoli apicali all’interno di banche ed altre istituzioni”, gli agenti della polizia di Roma hanno eseguito, all’alba 35 perquisizioni nei confronti di altrettante persone in tutta Italia. Lo scopo era identificare nuovi componenti e autori di un nuovo forum nazista sulla scia di “Stormfront”, sito già in passato oscurato. Le persone finite nel mirino sono residenti in 22 diverse province italiane, tra cui la Capitale e Milano, accusate di odio razziale ed etnico. L’accusa per le persone identificate è di incitamento a commettere atti di discriminazione e di violenza per motivi razziali ed etnici. Sul fortum italiano venivano pubblicati post che istigavano all’odio e alla violenza per motivi razziali, etnici nazionali. Tali post, inoltre, diffondevano contenuti fortemente diffamatori nei confronti di alcuni personaggi pubblici, quali il sindaco di Lampedusa, Giuseppina Maria Nicolini, Carla Di Veroli, già assessore alla politiche culturali, giovanili e pari opportunità di un Municipio di Roma, e lo scrittore Roberto Saviano.

Aggressore o aggredito? Il caso di presunto razzismo nel Bolognese

musicista-picchiato-tuttacronacaQualche giorno fa era circolata la notizia di un’aggressione a sfondo razzista avvenuta a Pieve di Cento, nel Bolognese, ai danni di Sourakhata Dioubate, musicista nato in Guinea e residente in Italia da 13 anni. Quella che era stata resa nota era la versione della presunta vittima ma ora ha preso parola anche il presunto aggressore, un 87enne al quale, inizialmente, era stata “abbassata l’età”: si era infatti parlato di un “anziano di almeno 70 anni”. Le due versioni sono diametralmente opposte e ora spetterà alla giustizia portare alla luce la verità alla base della vicenda. Se nella versione fino ad ora nota Dioubate aveva riportato una frattura alla mano a causa delle percosse ricevute dal suo aggressore, ora il figlio dell’anziano, Gianfranco Minardi, si è faccio prestavoce del padre raccontando come si sono svolti i fatti dal punto di vista dell’italiano. Come riporta mlon13.com, che ha contattato il figlio di Ottorino Minardi:

Il Minardi ci conferma che, da parte del padre, non vi è stata alcun tipo di aggressione, ne’ fisica ne’ tanto meno verbale e a sfondo razziale. Aggiungendo altri particolari che, se confermati da testimoni e magistratura, metterebbero totalmente in discussione la denuncia del musicista. «Erano circa le 10:30-11 del mattino, mio padre veniva dalla via del centro anziani, era appena stato in farmacia e, arrivando all’incrocio con via Gramsci, non si è fermato subito allo stop, è andato un po’ avanti. Il musicista (Dioubate, ndr) arrivava da via Gramsci in bicicletta, ma la Punto di mio padre non ha nemmeno toccato  il ciclista. Il quale è sceso dalla bici (non è caduto) lanciando la bicicletta stessa verso la macchina di mio padre, iniziando a prenderla a pugni e ad inveire contro di lui ». Continua il Minardi: «Ha iniziato a dare pugni sul cofano della macchina e a insultare mio padre, con frasi del tipo “Ecco, il solito italiano di merda”. Mentre mio padre, terrorizzato anche perchè pensava che il ciclista fosse alterato, ha cercato di dissuaderlo dal suo intento rabbioso, dicendogli “Lasciami andare, fammi andare a casa. Fatti in là, spostati, vai a casa anche te, dai”». Poi la precisazione sul legnetto “spranga”: «Solo dopo, vedendo che il musicista non si placava e non si spostava dalla strada, mio padre ha tirato fuori dalla macchina un bastoncino di legno lungo circa 30 cm, che in pratica è il piede di una sedia che lui usa artigianalmente quando va a pescare, e che lo aiuta ad alzarsi dal seggiolino quando va via. Quel legnetto, che non è ne’ una spranga ne’ un bastone di metallo come ha detto il musicista, mio padre lo ha impugnato soltanto per difendersi e per intimargli di spostarsi dalla strada per lasciarlo andare a casa. Ma non l’ha assolutamente usato contro l’uomo, l’ha solo agitato verso di lui. Non l’ha picchiato, e neppure toccato» E dal bar arriva un signore per sedare la rissa. «A quel punto dal bar, dopo aver detto più volte al musicista di fermarsi, un avventore è andato da mio padre e lo ha convinto a metter giù il bastone, placandolo e sedando la possibile rissa».E alla fine Ottorino torna in macchina e va a casa. «A quel punto mio padre, ancora impaurito e col solo pensiero di tornare a casa, ha fatto marcia indietro e se ne è andato. Senza cercare di investirlo come ha detto il musicista, e senza colpirlo»

Gianfranco Minardi ribadisce che il padre ha 88 anni (non 70 come erroneamente dichiarato nel primo articolo del Carlino), che è invalido civile e prende un sacco di medicine tutti i giorni, e che quindi non sarebbe in grado di picchiare nessuno, tanto meno un uomo così grosso come il Dioubate. Anche quando gli chiediamo se Ottorino sia mai stato razzista in vita sua, la risposta è ancor più netta: «Mai, e neanche in famiglia c’è mai stato alcun razzista». Poi ci fa riferimento ad una perizia che avrebbe effettuato alla vettura, dove sono evidenti le ammaccature sul cofano provocate – secondo il racconto del padre – dai pugni inferti dal musicista di colore, e di alcuni testimoni del bar, che potrebbero certamente confermare questa versione. E riguardo al perchè e al motivo che avrebbe spinto il Dioubate a dichiarare il falso, Minardi non sa darsi una spiegazione: «Non lo so, magari voleva farsi pubblicità, anche la conferenza stampa è stata un po’ spettacolarizzata». La chiacchierata si conclude con un Minardi affranto, di chi è certo di aver subito una grave ingiustizia: «Stavamo anche pensando di far denuncia a chi ci ha diffamato, ma non so, vedremo».

Le parole di Gianfranco Minardi trovano parziale riscontro dal gestore del bar “Caffè del Borgo”, che ci conferma che uno dei suoi clienti è intervenuto per far sì che il tutto non degenerasse, dicendo al musicista di fermarsi e andando verso Ottorino Minardi per invitarlo a rimettere in macchina il legnetto. Che, come dichiarato da un altro testimone oculare, sarebbe solamente stato impugnato, ma non utilizzato contro il Dioubate.

Come si nota, due verità contrapposte ed entrambe, in assenza della verità, possono essere aperte ad interpretazioni. Ora la palla passa alla giustizia e alla magistratura cui spetterà il compito di capire chi sia a vittima e chi l’aggressore.

Sourakhata Dioubate: il musicista preso a sprangate per la sua pelle

dioubate-tuttacronacaE’ Dire.it a raccontare la storia di Sourakhata Dioubate, 36 anni tra pochi giorni, nato in Guinea e residente a Pieve di Cento, in provincia di Bologna, da 13 anni, vittima di un’aggressione razziale. Schieffi e due sprangate, accompagnati da insulti e “l’ordine” di tornarsene a casa sua. Eppure lui in Italia è integrato: sposato con una pedagogista italiana, è padre di due bimbi. Musicista di professione, è anche direttore del festival di Pontremoli “Mama Africa”. Ora, a seguito di una frattura alla mano a causa dell’aggressione, non potrà suonare le sue amate percussioni per alcuni mesi. E’ stato lui stesso a decidere di raccontare l’accaduto alla stampa.

L’episodio risale ad una ventina di giorni fa. Poco prima delle 10 di mattina, il musicista stava rientrando a casa in bicicletta quando è stato investito da un’auto, una Punto, che non si era fermata allo stop. Alla guida un anziano di almeno 70 anni che, anzichè aiutarlo, ha cominciato con gli insulti e poi, visto che Dioubate intendeva aspettare l’arrivo della Polizia municipale, sono partiti gli schiaffi ed infine le sprangate in direzione della testa, inferte con un bastone in metallo con l’impugnatura in legno, lungo quasi mezzo metro, che l’uomo teneva in auto. Tutto si è svolto davanti ad una gelateria e diverse persone hanno assistito alla scena, ma nessuno è intervenuto se non dopo le sprangate. L’anziano a quel punto è ripartito in auto, quasi investendo di nuovo Dioubate, ma è stato identificato e riconosciuto in fotografia.

La vicenda è stata subito segnalata ai carabinieri ma solo oggi ha sporto denuncia. Spiega Valenti, l’avvocato che lo accomapgna, che Dioubate per circa due settimane è rimasto chiuso in casa per uno stato di prostrazione”. E lui stesso spiega che in famiglia “non sapevo cosa raccontare, ma ai bambini non si può mentire, le cose devono saperle subito”. In quei giorni “ho ricevuto tante chiamate da amici, allievi ed altri artisti ma non rispondevo al telefono”, così come “non volevo uscire di casa e passare davanti a quel bar”. Da quando è in Italia Dioubate non aveva mai subito niente del genere e, dopo l’aggressione, si è trovato a chiedersi “se sto sognando o è una cosa vera”. La decisione di rendere nota la sua esperienza è perchè “Non ho paura, perchè so che la vita è una, non due”. Nel frattempo il suo aggressore è stato identificato come un abitante del luogo o della zona circostante e ora dovrà rispondere delle accuse di lesioni colpose (per l’investimento), lesioni volontarie gravi (per le sprangate), percosse (per gli schiaffi), tentate lesioni gravi (per il successivo investimento scampato), minacce e ingiurie. A gravare su tutto questo, le finalità di discriminazione razziale. L’episodio “nasce all’interno di una cultura che si stenta a credere possa ancora esistere, ha dichiarato Valenti, sottolineando che l’aggressione è avvenuta “con inaudita ferocia”. Senza contare che la situazione “sarebbe potuta degenerare” ulteriormente. Fortunatamente una delle persone che ha assistito all’episodio ha urlato all’anziano di smetterla mentre un postino di passaggio ha chiesto a Dioubate se volesse chiamare i carabinieri. A quel punto l’aggressore era intenzionato ad allontanarsi. Il musicista si è parato davanti all’auto per bloccargli la fuga ma si è visto costretto a spostarsi per non venire nuovamente investito. “Molte persone ci hanno già assicurato che diranno quello che hanno visto e sentito”, riferisce il legale. Uno dei testimoni, inoltre, ha annotato la targa dell’auto guidata dall’anziano. Vista l’intera dinamica, c’è da chiedersi se anche il primo investimento possa essere stato volontario: “Immaginiamo si tratti di un evento occasionale”, si limita a dire Valenti.

I nostri 7 giorni: a volte ci vorrebbe un po’ di zucchero…

7giorni-tuttacronacaLa verità è che ogni tanto ci vorrebbe un po’ di zucchero. Come cantava Mary Poppins. Per mandare giù la pillola. Perchè di amare ce ne sono state molte questa settimana. Tra quelle che hanno più colpito, la deriva razzista in Facebook, con gli insulti alla Kyenge. Perchè se è vero (e giusto) che ognuno abbia una propria opinione e se gli italiani che si vedono ogni giorno più messi alle strette e strozzati da crisi, tasse e aumento dell’Iva hanno il giusto diritto di chiedere che i politici pensino a loro, è anche vero che a volte, semplicemente, rabbia e frustrazione fanno sbagliare la scelta dei vocaboli. E’ così sottile il confine tra ragione e torto… Del resto non tutti hanno la possibilità di fare come Crozza e mandare le risposte agli attacchi via Rai. Il fatto è che a volte le cose si possono dire anche pacatamente, come ha dimostrato Michelle Bonev ospite di Santoro: in fin dei conti quando cade una bomba non fa molto rumore, la detonazione arriva dopo. E infatti la reazione è stata quella di generare panico e attacchi. Sicuramente, ha fatto molto discutere. Anche se il più discusso della settimana, non c’è dubbio, è stato SuperMario. Non il suo periodo migliore, prima l’infortunio, poi l’influenza, quindi quel prendersela con i giornalisti e rispondere per le rime a chi lo chiama “simbolo anticamorra”. Non c’è uscito bene con la sua irruenza e forse non è neanche più possibile cercare una giustificazione nell’età: perchè a 23 anni non sei un bambino e la vita ti dovrebbe già aver insegnato tante cose. E quello che non si prova sulla propria pelle lo si conosce tramite i media. Ma la palla gira. E Balo resta sempre nel cuore dei tifosi. Che gli perdonano tutto. In cambio di un gol. Chi non trova perdono è Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine: ora sembra si sia trovato un posto per la sua salma, ma quante discussioni si sono succedute in questa settimana, con tanto di assalto al feretro. Perchè 335 vite sono molte, sono troppe. E tuttavia sono solo il culmine: perchè in fin dei conti se l’ex generale si era macchiato di un crimine che definire orribile è poco, in lui si vedeva anche il sistema in cui era immesso. E soprattutto questa settimana, con il 70° anniversario del rastrellamento degli ebrei di Roma, la memoria fa ancora urlare di dolore. Quelle ferite, quei numeri sulle braccia, non andranno via. C’è da sperare che non tornino. Che il domani sia un po’ più dolce, appunto. E che ci sia sempre un fiore per non dimenticare.

7giorniFiori in vista però sembra non ce ne siano per il popolo italiano: arriva la nuova Legge di Stabilità e sono le spine quelle che saltano all’occhio, con troppe domande inevase. E ovviamente, nuovi scontri, recriminazioni, critiche. Potranno aver da poco votato la fiducia, ma quello che è sempre più palese è che ormai è il popolo a non averne più. Monti si è dimesso da presidente di Scelta Civica (e ha dato il via libera agli attacchi e ai giudizi negativi), Fassina ha minacciato a sua volta di lasciare la sua poltrona. Chi davvero si è alzato è stato sono stati gli italiani, scesi a Roma per manifestare contro quello che non va. Si è riusciti ad evitare il peggio, ma il livello di pericolo era alto. Del resto, quando basta connettersi in un social network per rendersi conto di quanta furia respiriamo ogni giorno, non ci si può attendere molto di diverso. Quello che è difficilmente comprensibile è perchè si voglia distruggere anche quello che resta di positivo: come lo skatepark di Ostia. Sembra quasi che non si voglia più nulla di bello. Meglio poter prendersela con qualcosa o qualcuno. Fosse anche una squadra di calcio che fallisce l’ennesimo obbiettivo: giocatori della Lazio a piedi e la testa di Petkovic che cade. Siamo davvero diventati così cinici? In fin dei conti no. Tant’è che ancora ci appassioniamo, ci preoccupiamo, abbiamo abbastanza buonumore per pensare anche ad Halloween e a far fotomontaggi che strappano sorrisi. Questa settimana ci siamo preoccupati per la salute di Battistuta (forse per nulla, ma significa che la memoria l’abbiamo anche per i nostri campioni) e abbiamo dato il bentornato a Maradona. Ma ci siamo concessi anche un po’ di svago con il gossip: perchè ogni tanto la nostra mente dev’essere come una casa in grado di prendere il volo. E portarci ovunque vogliamo. Magari in un luogo dove, tra le altre cose, ci sia anche un po’ di dolcezza…

GOOD NIGH, AND GOOD LUCK!

Il calcio è sempre più razzista in Italia?

Teibou Koura-tuttacronaca

Sembrerebbe che l’escalation di razzismo iniziata con la nuova stagione di campionato non smetta la sua parabola ascendente e così anche sui campi di terza categoria si sente la discriminazione. L’episodio è avvenuto durante l’incontro, a Bologna, con tra Rioveggio e Lizzano, dove Teibou Koura, un calciatore di origine togolese, si è sentito apostrofare in campo con un “stai zitto, negro“ e ha reagito spintonando il giocatore avversario, Matteo Parigino. L’arbitro non ci pensa su ed espelle il congolese, nonostante l’avversario abbia riconosciuto l’errore e si sia scusato non solo con il giocatore ma anche con il pubblico.

La battuta della ginnasta italiana fa scoppiare la polemica razzista

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Il colore è un tabù e fin quando davvero non cadrà il muro solo parlarne può far rischiare uno scivolone sui toni del razzismo. Stavolta  cadere nella trappola è stata la ginnasta italiana Carlotta Ferlito arrivata quinta dietro la compagna  Vanessa Ferrari, nella prova individuale alla trave ai Mondiali di Anversa, precedute proprio da una afroamericana, Simone Biles, che le ha sapute mettere alle spalle e vincere l’oro. Durante una dichiarazione subito dopo la gara la Ferlito ha voluto fare una battuta che si è trasformata immediatamente in un boomerang:  “Ho detto a Vanessa che la prossima volta ci dipingeremo la nostra pelle di nero così da poter vincere anche noi”. Immediatamente è scattata l’indignazione da parte della Federazione Usa che ha chiesto spiegazioni.

Sono così arrivate le scuse della Ferlito, che su Twitter ha scritto: “Voglio scusarmi con le ragazze americane. Non volevo sembrare offensiva o razzista. Amo Simone e sono un grande fan delle ginnaste americane”. L’atleta italiana ha poi aggiunto: “Ho commesso un errore, non sono perfetta… Non ho pensato a quello che stavo dicendo. Sono un essere umano. Mi dispiace tanto”.

Nel tentativo di spiegare le osservazioni della Ferlito, un portavoce della Federazione ha però ulteriormente infiammato la questione. In un post sulla pagina Facebook della “Federazione Ginnastica d’Italia”, vengono attribuite abilità differenti agli atleti in base alla razza. Il portavoce della Federazione David Ciaralli ha rivelato al Chicago Tribune di aver scritto personalmente quel post: “Forse ho commesso un errore e mi dispiace. Quello che ho detto è però solo il mio pensiero, non quello ufficiale della Federazione”, ha chiarito.

Il presidente della Federazione Usa di ginnastica, Steve Penny ha chiesto formali spiegazioni in un comunicato. “Siamo molto delusi per i recenti commenti fatti da Carlotta Ferlito e a quanto sembra dalla Federazione Ginnastica d’Italia. La ginnastica è uno sport globale e solidale con gli atleti di talento e non c’è posto per l’insensibilità razziale. Stiamo contattando la Federazione italiana per avere dei chiarimenti”.

Lo striscione “Napoli Colera” che fa la sua apparizione al San Paolo

napoli_colera-tuttacronacaSono stati gli stessi supporters azzurri a esporre in curva uno striscione con la scritta “Napoli Colera”, chiara provocazione per quanto accaduto nelle ultime partite, con i cori razzisti rivolti proprio a loro. I tifosi partenopei hanno poi anche allusivamente avanzato la proposta: ora chiudeteci la curva. L’iniziativa degli ultras ha suscitato non poche polemiche, nonostante fosse loro intenzione dimostrare solidarietà ai supporters del Milan e dell’Inter che si sono visti squalificare le proprie curve per discriminazione territoriale.

Sgominata baby gang: aggredivano ebrei e omosessuali

bullismo-babygang-tuttacronacaLa polizia di Milano ha sgominato oggi una baby gang, la “banda di via Creta”, che, negli scorsi mesi, si è macchiata di decine di aggressioni molto violente ai danni, tra gli altri, di un ragazzino di religione ebrea, un clochard e un disabile 50enne vessato perchè omosessuale. Quest’ultimo era bersaglio d’insulti dalle finestre del suo condominio, botte e rapine. Costretto in casa da un clima di terrore: è tornato ad uscire solo dopo aver ricevuto le rassicurazioni della polizia. Tutte le azioni della gang, composta da tre minorenni e un 18enne, finivano poi in Facebook, accompagnate da epiteti razzisti. 

Salvini e la chiusura della curva a San Siro: “Razzismo? Una stron***a!”

salvini-curva-chiusa-tuttacronacaTre giornate di stop per Mario Balotelli e curva del Milan chiusa per un turno, come sanzione per i cori contro i tifosi del Napoli. Riguardo la seconda questione è intervenuto anche il tifoso rossonero e vice segretario della Lega Nord Matteo Salvini. La sua dichiarazione è lapidaria: “Curva del Milan chiusa un turno per razzismo? Una stron***a”. E conclude: “Pensassero a fermare i violenti e la smettessero di perseguire cori, bandiere o striscioni”. Qualche anno fa, quando era assessore comunale a Milano, il politico era finito al centro delle polemiche perchè aveva intonato il coro Senti che puzza/scappano anche i cani/ stanno arrivando i napoletani”. Era il giugno 2009 e durante la festa del Carroccio, a Pontida, Salvini intonava il coro con un gruppo di altri leghisti e un bicchiere di birra in mano. Poi giustificò l’episodio come “goliardico” e affermando che “non c’entra nulla con la politica e non c’entra nulla nemmeno col razzismo”. Anzi, aveva aggiunto, “subito dopo abbiamo intonato anche una canzone contro il Verona”. Questo il video di quella notte, che farebbe impallidire anche gli ultrà…

Disabile in classe e i genitori ritirano i figli

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A nord Italia, i genitori avevano deciso di ritirare i figli dopo aver saputo che vi erano alcuni ragazzi stranieri in classe, al sud i famigliari dei bambini della Gennaro Sequino, scuola a nord di Napoli, ritirano i figli da scuola perché in classe c’è un disabile. Padri e madri si sono recati nei giorni scorsi dalla direttrice dell’istituto e hanno chiesto il nullaosta per il trasferimento dei figli in altre sezioni, dove non fossero presenti bambini affetti da autismo. Richieste che sono state respinte dalla dirigente scolastica Maria Loreta Chieffo che però alla fine ha dovuto cedere al trasferimento degli alunni in altre scuole del territorio. I ragazzi che hanno lasciato al scuola sono stati al momento 6 su 20, ma molti sono pronti a fare nuove richieste.

  

Via gli italiani dalla scuola, troppi bambini rom nel Novarese

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E’ il secondo caso dopo quello accaduto nel Bergamasco, in cui genitori decidono di portare i propri figli in altre scuole perché quelle vicino a casa hanno troppi stranieri. Stavolta la notizia arriva dalla provincia di Novara, a Landiona, un paese di circa 600 abitanti dove il sindaco  Marisa Albertini ha spiegato: “Abbiamo cercato di convincerli a lasciare i loro figli, ma hanno preferito portarli a Vicolungo, il paese qui vicino”.

Eppure 10 anni fa la scuola aveva invitato i bimbi rom a iscriversi perché era a rischio chiusura, ma ora invece sono gli italiani ad andar via.  “I bimbi rom iscritti sono 25 – ha spiegato il Sindaco – ma quelli che frequentano le lezioni sono molti di meno. Gli italiani, se vogliamo definirli così, sono una dozzina. Avevamo tentato di accorpare le classi con quelle di Sillavengo, altro paese della zona, per favorire una maggiore integrazione, ma non è stato possibile”.

“Non siamo razzisti” assicura il Consigliere comunale di minoranza, Francesco Cavagnino, ma questo “fatto di una gravità assoluta” ha screditato tutto il paese, commenta. Franca Biondelli, deputata Pd di Novara, ha annunciato di voler dare il via ad una interrogazione parlamentare.

 

Calcio italiano infettato dal razzismo? La Satta smentisce le dichiarazioni su Boateng

boateng_schalke-tuttacronacaChe in Italia i cori e gli insulti razziali sui campi da calcio siano una triste realtà è noto. Ieri le dichiarazioni di Peter Peters, dirigente dello Schalke04, circa il fatto che Kevin Prince Boateng se ne sarebbe andato via dal Milan a causa del razzismo, avevano gettato benzina su un fuoco che è stato lo stesso Galliani a spegnere ribadendo che il ghanese non ha mai chiesto la cessione per questi motivi. Poteva chiudersi la polemica ma oggi è stata la compagna del centrocampista, Melissa Satta, a tornare sull’argomento. A Radio Monte Carlo ha smentito le dichiarazioni del dirigente tedesco: “Kevin è uno che se deve dire una cosa non la fa dire agli altri. Ama l’Italia, adora Milano, io sono italiana e non potrebbe mai dire una cosa del genere. Le parole che escono dalla bocca degli altri non sono mai vere”.

Guai in casa Milan: De Sciglio si sottoporrà a intervento. Stop per 30 giorni

desciglio-operato-tuttacronacaDovrà sottoporsi a un intervento al ginocchio il terzino del Milan e riferimento importante per la Nazionale di Prandelli Mattia De Sciglio. Gli esami a chi è stato sottoposto hanno infatti evidenziato una lesione al ginocchio sinistro, ora che il giocatore era appena guarito da una distorsione, per la quale si rende necessaria l’operazione e si si profila uno stop di 30 giorni. A dirigere l’intervento, ha fatto sapere il club, il professor Schouber, a Milano. Allegri dovrà dunque studiare un’alternativa per la ripresa del campionato, quando il Milan incontrerà il Torino. Oltre a De Sciglio, mancherà anche Abate, che ha riportato problemi durante Italia-Bulgaria ed è rientrato anzitempo a Milanello per un problema all’adduttore sinistro. Sulla fascia destra resta quindi solo Zaccardo, che potrebbe essere adattato al ruolo di terzino. Ma non è finita: anche Silvestre ha qualche problema al ginocchio.

Nel frattempo dalla Germania arriva una rivelazione per voce di Peter Peters, direttore finanziario dello Schalke, che ha spiegato a Bild che “Boateng voleva andare via dall’Italia per gli episodi di razzismo”. Il dirigente del club tedesco spiega inoltre che il presidente Silvio Berlusconi avrebbe dato il suo assenso alla cessione nel caso di qualificazione alla fase a gironi di Champions League.

Troppi stranieri e le madri ritirano i figli da scuola. Caos nel Bergamasco

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Ci sarebbero stati troppi bimbi stranieri in classe e in quella unica sezione di prima elementare  che si è formata a Corti frazione di Costa Volpino nel  Bergamasco, i 7 bambini italiani che erano stati iscritti sono stati progressivamente tolti. L’ultimo episodio si sarebbe svolto pochi giorni fa, quando gli ultimi tre o quattro genitori dei piccoli avrebbero  annunciato che se il dirigente scolastico non avesse trovato posto ai loro figli nelle altre primarie delle frazioni di Piano, Volpino o Branico, li avrebbero presi e portati fuori paese. Così ora ci sarebbero 14 bambini tutti di origine straniera: marocchina per la gran parte, poi albanese, romena e africana in genere. Il dirigente dell’Istituto comprensivo Umberto Volpi, 40 anni di attività come insegnante e come preside, allarga le braccia sconsolato e preferisce non parlare, rimandando alle istituzioni e ai media, una spiegazione di quel che sta accadendo a Costa Volpino.

 

E’ razzista l’ultimo spot della Ferrero? Polemiche sullo slogan.

Küsschen-ferrero-cioccolato-bianco-tuttacronaca

Ironizzando su “Yes, We Can” slogan della campagna elettorale di Obama nel primo mandato, ora la Ferrero conia, nel suo ultimo spot tedesco, lo slogan “Yes, Weiss Can”, (Sì, bianco si può), per pubblicizzare il lancio del Küsschen, un cioccolato bianco. Le polemiche naturalmente non sono tardate ad arrivare e molti utenti hanno contestato la pubblicità sui social network,  attribuendole unchiaro contenuto xenofobico.

A un passo poi dalle elezioni tedesche sembra che il meno contento di tutti, se l’ha visto, sarà stato Karamba Diaby, il cinquantunenne chimico di origine senegalese, iscritto alla Spd, che ha ottime probabilità di diventare il primo deputato nero del Bundestag il 22 settembre e sta facendo una campagna elettorale ad Halle, in Sassonia-Anhalt, tutta dedicata ai temi della lotta contro il razzismo e per l’integrazione.

In un’altra parte dello spot poi lo slogan diventa anche “La Germania vota bianco”, poteva davvero sembrare un invito a votare solo determinati candidati facendo una selezione in base al colore della pelle. Anche se alcuni utenti hanno poi fatto notare come non sia più possibile usare alcune parole in pubblicità senza essere incolpati di xenofobia.

La Ferrero si è difesa così«E’ per noi importante sottolineare chiaramente che siamo totalmente contrari ad ogni forma di xenofobia, estremismo di destra o razzismo. Tutte le parole riguardavano esclusivamente il cioccolato e non avevano un intento xenofobico. Siamo dispiaciuti perché il nostro messaggio commerciale non sia stato compreso».

Video shock, quando le parti s’invertono! Razzismo o bullismo?

When white people piss black people off-tuttacronaca

Una bambina insultata è già uno spettacolo aberrante in sé se poi il titolo del video che ritrae la bimba s’intitola:«When white people piss black people off» (eufemisticamente traducibile con «quando i bianchi fanno incavolare i neri») forse c’è davvero da preoccuparsi. Così molti utenti di Minneapolis che hanno riconosciuto,  due clip postate su Facebook, le bambine protagonisti del video hanno immediatamente chiamato il padre delle due bambine nere per raccontare cosa fosse accaduto e, alcuni, insultandolo anche che non fosse un buon padre. Papà Eddie, incredulo, ha visto il video su Facebook ed è rimasto shoccato.

Le immagini mostravano la bimba bionda, una vicina di casa, seduta sul triciclo, aggredita, insultata e derisa dalle sue figlie, istigate alla violenza dal figlio maggiore che era l’autore del video. Eddie si è quindi precipitato a casa dei vicini per scusarsi e ha trovato i genitori della piccola vittima altrettanto ignari.

«Vedendo il video sono rimasto davvero molto, molto disgustato – ha raccontato papà Eddie a MyFoxTwinCities – e onestamente non so da dove arrivi tale comportamento da parte dei miei figli, perché in casa nostra non insegniamo queste cose e nessuno di noi è razzista». Entrambi i genitori hanno comunque negato la matrice razzista come causa del bisticcio, spiegando che i ragazzi sono soliti giocare insieme senza problemi. «Ovviamente non sono stato felice di vedere quel filmato – ha ammesso il papà di M., la piccola vittima – ma il mio vicino di casa se ne sta occupando e mi fido di lui perché è un bravo padre e sa quello che fa».

Eddie essenzialmente ha punito il suo figlio maggiore, il 12enne ora rimarrà senza internet e senza tv a tempo indeterminato. Speriamo che davvero serva come punizione per il futuro.

Il video poi è stato rimosso da Facebook ed è rimasto solo come notizia data dai media, con le facce delle bambine oscurate, su Youtube.

Tosi su Balotelli “Provochi di meno”

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«Rassicurare Balotelli? Ci sono due aspetti. Uno della tifoseria, l’altro della società che ha sempre profuso impegno per migliorare il comportamento dei tifosi oltre ai quattro stupidi. Se qualcuno dovesse fare il cretino, sarebbe in minoranza. Se Balotelli provocasse un po’ meno, sarebbe meglio». A dirlo è il sindaco di Verona, Flavio Tosi, leghista, a Radio Sportiva a due giorni dalla sfida tra i gialloblù e il Milan. Allo stadio veronese Bentegodi Balotelli è spesso stato vittima di insulti a sfondo razzista.

«Giocatori di colore ce ne sono tanti, chi non suscita l’ira delle tifoserie avversarie non ha problemi, Balotelli è bravo a rendersi antipatico – aggiunge Tosi -. L’esordio dell’Hellas con il Milan? Sono stati 11 anni di sofferenza, tornare in A e giocarsela con una delle squadre più grandi aggiunge sapore in più. Il Milan ha lasciato due scudetti a Verona, la gara è molto sentita, c’è antagonismo e ci sono due tifoserie con grandi numeri, hanno storia». Parlando del Verona, Tosi è soddisfatto: «La società è seria e conosce bene il mondo del calcio, sono fiducioso per questo, la società è all’altezza della serie A. Io sono tifoso dell’Hellas, mantengo fede con coerenza alla mia squadra preferita, andrò a vedere l’Hellas ed il derby con il Chievo. Derby con Berlusconi? Teniamola sul calcistico che è meglio…».

La risposta di Tosi viene dopo un intervista rilasciata da Mario Balotelli al periodico statunitense Sport Illustrated nella quale auspicava: «Spero che a Verona non ci siano cori, se ci saranno farò di tutto per segnare e allora sarò io a dire qualcosa» e poi aggiungeva «C’è una stupida regola, resterò in campo», per evitare di danneggiare la squadra. In passato aveva detto che avrebbe lasciato il terreno di gioco in caso di cori razzisti.

La moda è razzista? Forse solo marketing, ma i dati sono agghiaccianti

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C’è veramente del razzismo nella moda? La domanda non è certo nuova se già Vogue Usa nel luglio del 2008 usciva con una copertina dal titolo “It’s fashion racist?”

In Italia, poco tempo prima, però, Franca Sozzani, nell’edizione tricolore di Vogue aveva pubblicato un numero con solo modelle nere.

Ma veniamo ora alle passerelle degli ultimi tempi. New York (come di Parigi, di Milano, di Londra) sono dominate da modelle bianche, ed è così dalla fine degli anni 90, ovvero dalla fine dell’era delle “supermodel” (Helena Christensen, Cindy Crawford, Naomi Campbell, Elle MacPherson, Claudia Schiffer).

Jezebel, un blog che si occupa di fashion, ha monitorato in questi anni la presenza delle minoranze nei defilè. Dopo un lieve incremento nel 2009, la percentuale delle modelle nere sulla passerella è rimasta stabile fino a quest’anno, quando è stata rilevata una percentuale del 6% di indossatrici nere nella Fashion Week di New York, in febbraio. L’anno scorso era stata del 8,1%. D’altro canto la presenza di modelle bianche nella settimana della moda newyorchese 2013 è stata dell’82,7%.

Non va meglio in Europa, dove stilisti come Phoebe Philo per Céline o Raf Simons per Dior hanno presentato intere collezioni senza una modella nera.

“C’è qualcosa che non va”, protesta Iman, modella somala protagonista delle sfilate di Calvin Klein, Versace e Yves Saint Laurent negli anni 70 e 80, anni nei quali per una modella nera era più facile sfilare. Iman, insieme a Bethann Hardison (che sfilava negli anni 60) è a capo di un movimento che vuole fare pressioni sugli stilisti newyorchesi perché usino più indossatrici nere a partire dalla prossima Fashion Week. La battagliera Iman non esita a citare Malcom X quando afferma che porterà avanti la sua crociata “Con ogni mezzo necessario”:

“Abbiamo un presidente nero, una first lady nera. Verrebbe da pensare che le cose siano cambiate, ma non sono cambiate. Anzi, invece di andare avanti siamo andati indietro… Mi sembra che i tempi richiedano di tracciare una linea con decisione, come negli anni 60, dicendo che se gli stilisti non usano modelle nere, allora noi li boicottiamo”.

È vero, alle sfilate dominano le bianche. Ma a ben guardare a essere sotto-rappresentata non è solo l’etnia africana. Fra le bianche sono sempre più rare le modelle mediterranee, mentre le indossatrici dell’Est sono la schiacciante maggioranza. Fra le minoranze, le sudamericane sono in netto declino così come le africane, mentre sono in deciso aumento le asiatiche.

Il criterio è razzista, ma è il razzismo del fatturato: in Asia l’alta moda incassa sempre di più, in Europa (così come nella black America) sempre di meno.

Boomerang per Oprah: la storia della borsa fa diminuire il gradimento

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Ieri sera a Los Angeles, Oprah Winfrey, mentre sfilava per  la prima del film di Lee Daniel”The Butler”, è tornata a parlare  di quell’increscioso episodio successo in Svizzera e si è scusata per il risalto mediatico che è stato dato sull’incidente:    “Mi spiace che la vicenda sia stata così esagerata” e poi specifica meglio, anzi cambia versione, e afferma che a Zurigo si era seccata perché la commessa “non voleva fare fatica per prendere la borsa dallo scaffale più in alto” e non perché non era stata riconosciuta. La conduttrice ha poi puntualizzato: “Se negli Usa qualcuno commette un errore non è che tutta la nazione debba chiedere venia. Ho raccontato l’episodio quale esempio di come possa succedere che qualcuno sia in un posto dove nessuno se lo aspetta” e si è anche affrettata ad affermare che non avrebbe mai comprato quella borsa: “38.000 dollari per una borsa é immorale. Non ha nessun senso”.

Come mai questo passo indietro? Tages-Anzeiger riferisce che sul sito ufficiale e sul profilo Facebook di  Oprah WInfrey l’incidente della borsa ha sollevato molte polemiche:  il 90% degli interventi si schiera contro la versione dei fatti proposta dalla star. Tra le argomentazioni  c’è anche il fatto che la commessa aveva tutto l’interesse a vendere la borsa. Ciò che invece viene criticato è proprio il prezzo in questione 35.000 franchi sono parecchi soldi considerando che molti americani devono vivere con meno di 40 dollari al giorno.

Insomma un vero boomerang per Oprah che si è sentita duramente attaccata dai suoi sostenitori, che immediatamente l’hanno sentita, forse, la diva capricciosa, che spende cifre astronomiche nei negozi più “alla moda” della Svizzera. Lontna, troppo lontana dai problemi che invece vuole risolvere nelle sue trasmissioni e da quella televisione nata per generare “emozioni” e mostrare il “dolore” comune.

 

Follia d’agosto: Milani vuole la morte di Cécile Kyenge. Shock sul Facebook.

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Non attribuiamolo al caldo o all’afa di agosto. Non cerchiamo giustificazioni perché non ci possono essere su un fatto così grave. Le parole folli di Vittorio Milani, ex veneto stato, su Facebook sono solo agghiaccianti. Il testo integrale è violento e il messaggio di morte è brutale: «La Kyenge dice che se vogliamo eliminare il burqa anche le suore si devono togliere il velo. Siamo all’assurdo, qualcuno uccida questa p… idiota e inutile». La frase non è certo passata inosservata e il consigliere comunale Antonella Tocchetto – che ha posto il problema della necessità di aprire una moschea nella Marca – ha deciso di denunciare il fatto alla polizia. La consigliera è stata oggetto delle “attenzioni” di Milani, anche con lei non è andato per il sottile dandole della «deficiente», della «idiota», di «fare schifo come donna», di «essere feccia». Così – riferisce il consigliere – «mi sono ritrovata sulla mia pagina di Facebook un paio di messaggi inviati di Milani pieni di improperi e insulti anche a sfondo sessuale». Offese per le quali la donna, avvocato civilista, sta valutando gli estremi di una denuncia, dopo aver intanto informato le parlamentari trevigiane del Pd dei messaggi ancora più violenti indirizzati dall’uomo nei confronti del ministro dell’integrazione. Vittorio Milani era stato candidato – poi non eletto – per il gruppo autonomista Veneto Stato alle elezioni comunali di Silea (Treviso), nel 2012. Come si può tollerare un tale atteggiamento? Cosa aspettiamo a fermare questa violenza verbale? Perché queste inutili volgarità e atrocità da deboli che trovano sfogo solo sul web invece di cercare, per chi non è d’accordo con la Kyenge, una strada istituzionale diversa?

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L’altra verità sul caso Oprah, parla la commessa italiana!

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E’ indignata Adriana N., commessa del negozio di Zurigo in cui Oprah è entrata per acquistare una borsa. Secondo la commessa italiana quella frase riportata da tutti i media internazionali non è stata mai pronunciata.

“Ma quale razzismo! Non è vero che mi sono rifiutata di mostrare una borsa a Oprah Winfrey: le ho solo detto che quella era molto più cara”. Dopo le polemiche sulla borsa “sconsigliata” alla nota conduttrice americana, parla Adriana N., la commessa italiana al centro del caso. In un’intervista pubblicata oggi dal “SonntagsBlick”Adriana racconta la sua verità: “Non sono razzista e non è vero che mi sono rifiutata di mostrarle la borsa”.

“Ero insicura su cosa dovessi presentarle. Sono andata verso una vetrina e le ho mostrato le borse alla Jennifer Aniston, che sono molto in voga. Le ho spiegato che sono disponibili in varie grandezze e materiale, come faccio sempre. Lei ha guardato su uno scaffale più in alto. Lì era in mostra la borsa di coccodrillo da 35.000 franchi. Le ho detto che era la stessa borsa di quella che avevo in mano, solo molto più cara e che potevo mostrarle anche altre borse”. Perché voler mostrare altro quando un cliente ha espresso la sua preferenza?

Secondo la conduttrice americana la venditrice avrebbe detto alla cliente che la borsa era “troppo cara per lei”.

“Non è vero”, reagisce Adriana N. “È assurdo. Non direi mai una cosa del genere a un cliente. Veramente mai! La buona educazione e la gentilezza sono la base di questa attività”. La commessa aggiunge di non capire perché Winfrey abbia parlato in quel modo della vicenda nella ormai famosa intervista nel programma di Larry King sulla rete americana CBS. “Se i fatti si sono svolti come dice lei, perché non si è lamentata all’indomani con la mia principale, Trudie Goetz, che pure era invitata alle nozze di Tina Turner?”. Forse perché alle nozze non si parla di questioni così delicate davanti a molti invitati, suscitando un caso in una festa che dovrebbe vedere come protagonisti gli sposi?

La venditrice – come peraltro in precedenza la stessa Trudie Goetz – ritiene che tutto sia nato da un semplice malinteso. “Ho parlato inglese con la signora Winfrey. Il mio inglese è okay, ma non eccellente. Purtroppo”, spiega Adriana N., che lavora per Goetz da cinque anni. In precedenza era impiegata in una boutique in Italia. Si è trattato di un errore linguistico? Probabilmente la commessa voleva dire che il prezzo della borsa, vista da Oprah, era più elevato di quella invece che le stava mostrando… Ma un errore in inglese può davvero stravolgere la vita! Nell’intervista, la prima frase di Oprah è infatti “No, too more expensive” ma la stessa Oprah non dice “No, too more expensive for her!”. Probabilmente la commessa voleva solo avvisarla che quella borsa aveva un prezzo molto più alto rispetto a quella mostrata e come viene spesso detto in italiano “no, costa di più”, intendendo solo quella borsa costa di più, ergo quel “no” che viene usato è per fare una comparazione fra due prezzi. In inglese però è facile interpretare “No, costa troppo!”, quindi quel “no” iniziale prende il significato di “no, non gliela mostro perché costa troppo”.

La commessa poi torna a sottolineare di essere italiana. “Perché dovrei discriminare qualcuno per la sua origine? Non ha senso!”  e aggiunge “Non dormo da giorni, mi sento al centro di un ciclone (…)”.

Adriana non ha intenzione di lasciare il lavoro, né tanto meno sarà licenziata. “Ho chiesto a Trudie Goetz se desidera che io mi licenzi. Ha detto di no ed è stata molto comprensiva. È bello avere un principale che ti difende”.

Forse è stato solo un malinteso, forse è stato un problema linguistico, forse non bisognerebbe pronunciare la parola “too more expensive” prima di mostrare una borsa. Non sarebbe meglio prima mostrare l’oggetto richiesto, far capire le caratteristiche diverse e poi spiegare che proprio in virtù di queste caratteristiche la borsa ha un costo più elevato rispetto alle altre?  A volte a fare la differenza sono i dettagli!

Oprah vittima di razzismo: quella borsa è “troppo cara” per lei!

oprah-borsetta-razzismo-tuttacronacaAnche Oprah Winfrey è stata vittima di un episodio di razzismo, come lei stessa ha raccontato. E’ accaduto mentre si trovava a Zurigo per partecipare al matrimonio di Tina Turner con Erwin Bach, che si è celebrato il mese scorso. La popolare conduttrice televisiva si era recata alla boutique Trois Pommes, dove ha chiesto alla commessa di poter vedere una borsa. Ma l’impiegata ha risposto che quella creazione, del valore di 38mila euro, era “troppo cara” per lei e le ha proposto un’alternativa più economica. Ed ha aggiunto: “non vorrei farla rimanere male”. Suggerendo così che Oprah, un’afroamericana, non potesse permettersi una simile borsa. La conduttrice, che ha una fortuna stimata intorno ai 3 mld di dollari ed è sempre tra le prime nella classifica di Forbes delle donne più ricche d’America, oltre ad essere stata una delle più entusiaste sostenitrici di Obama, ha lasciato il negozio senza battere ciglio. Dopo di che, ha raccontato il fatto durante diverse interviste televisive. Immediate le scuse dell’Ente per il turismo svizzero in Twitter: “siamo fortemente irritati, quella persona si è comportata malissimo, presentiamo le nostre scuse ad Oprah”. Ma il fatto ha creato un imbarazzo anche maggiore a Trudie Goetz, proprietaria della catena di boutique di lusso, che era anche tra gli invitati al matrimonio della Turner, che ha definito il comportamento della sua commessa “un equivoco”, secondo quanto riporta il giornale Blick.

I Negramaro contro il razzismo… ma forse scelgono i toni sbagliati

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Il concetto era giusto e il gesto doveroso. Non si può e non si deve tacere di fronte al vicepresidente del Senato che insulta gratuitamente un ministro. Non è ammissibile nel 2013 si debba ancora sentire un becerismo che l’umanità sperava di essersi lasciata alle spalle, ma non si può neppure usare la volgarità contro il razzismo perché l’indignazione, per le parole di Calderoli contro il ministro Kyenge, perde di incisività. Così all’Olimpico, nella festa dei 10 anni di carriera dei Negroamaro la chiusura del concerto con la frase di Giuliano Sangiorgi è apparsa stonata:

“Permettetemi di chiudere con un’osservazione; la pelle non conosce colori. Ditelo questo a quell’orango, che è uno s*****o”.

Peccato per la chiusura che ha levato poesia a uno spettacolo incredibile che nel colore e nella musica aveva trovato la forza di creare emozioni irripetibili.

Consigliera del Pd estromessa per le frasi razziste su Facebook

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E’ stata estromessa la consigliera di circoscrizione del Pd a Prato, Caterina Marini, che aveva postato su Facebook un messaggio dai toni razzisti:

La telefonata della mia sorella mi ha lasciato senza parole: mentre andava in camera si è trovata faccia a faccia in casa con un ladro….. Che città di m***a è questa… Extracomunitari ladri s*****i dovete morire subito.

Il messaggio è stato rimosso dopo pochi minuti, ma tanti sono bastati per interrompere la carriera della consigliera che aveva scritto quelle parole in un momento di rabbia dopo aver subito un furto che l’aveva sconvolta.

Caterina Marini, ingegnere, sposata, madre di una bimba di due anni (Giulia),  ha rilasciato poi un intervista nella quale si scusava, ma puntualizzava anche il suo punto di vista.

«L’ho tenuto su Facebook per un quarto d’ora. Poi l’ho cancellato. E per me sarebbe finita lì. Quando sono andata alla tastiera avevo in corpo tutta la rabbia del mondo. Mi sentivo anch’io violata assieme a Giulia e ai miei genitori, le cose più importanti che ho. E ho pensato che tante volte Bianca la mia bambina di due anni sta in quella casa con loro. E ho immaginato cosa avrebbe potuto succedere. Ho scritto con la rabbia che avevo in corpo e mi sono pentita quasi subito cancellando tutto Ma qualcuno evidentemente ha fotografato la pagina e l’ha diffusa… Mi scuso con tutti, mi sono subito pentita, ma ho agito di getto. Non è ammissibile che si venga violati in casa in quel modo. E dobbiamo ringraziare il cielo se non è accaduto di peggio».

Le parole però sono forti. E lei descrive il ladro come «magrebino», mentre sua sorella lo identifica come europeo.

«Ripeto: ho scritto presa da concitazione e rabbia, sulle impressioni che avevo raccolto sul momento. Comunque credo che sicurezza e immigrazione siano due temi fortemente connessi. Non è sempre vera l’equazione che l’illegalità sia frutto degli immigrazione, ma spesso è così, non si può negarlo».

Il Pd è contrario al razzismo.

«E anch’io lo sono. E sono da tutta la vita di sinistra. Però non si può disconoscere che il partito sia stato morbido su questo tema, oscillante fra bastone e carota, fra comprensione e rispetto delle leggi. Vorrei sapere come si comporterebbero i nostri dirigenti se venissero colpiti come è successo a me. Però. ci vorrebbe più fermezza. E non lo penso da oggi che mi sono sentita colpita negli affetti più cari».

E se il ladro non fosse immigrato?

«Lo maledirei come ladro italiano. Certo, ho sbagliato a inveire contro gli stranieri, ma non mettiamo la testa sotto la sabbia».

In che senso?

«Il problema del nostro tempo è la sicurezza che abbiamo perduto. Un ladro è un ladro. In secondo luogo ha un’origine, una provenienza, una razza».

La commissione dei garanti del partito nonostante le scuse ha deciso di estromettere Caterina Marini precisando:

“Non si tratta di un’espulsione formale – e’ stato spiegato dal Pd – visto che Marini non aveva più rinnovato la tessera dal 2011”.

Il Pd la ritiene esclusa.

«…Chiedo scusa a chi si è sentito offeso dalle mie frasi. Appartengono solo a quell’attimo di dolore, credo comprensibile da tutti. Anche da chi ha ritenuto giusto renderlo pubblico e adesso mi sta facendo soffrire per giudizi che non credo di meritare».

 

Miss Schio? “Ma non è nostra” e la polemica si scatena nel web

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La 17enne Ahlam El Brinis ha i capelli lunghi e le meches chiare e ora indossa la fascia di “miss Schio”. Ma subisce anche le contestazioni sul web. Perchè lei, pur essendo italiana a tutti gli effetti, nata e cresciuta nel Padovano, ha origini marocchine e in molti non apprezzano che abbia sbaragliato, nella sfida regionale del concordo di bellezza Blumare, due vicentine doc. Sul sito del Giornale di Vicenza, dove hanno raccontato la sua storia, sono arrivati numerosi commenti negativi: “Una bellissima ragazza, ma non è nostra, non è di Schio e non è italiana” oppure “Chiamarla miss Schio, che c’azzecca?”. O ancora “Una vergogna…di scledensi doc ce ne sono di bellissime”. Molto più diplomatica la ragazza: “Tanto per chiarire eventuali dubbi. Io sono di nazionalità italiana, nata e cresciuta qui, ma ho origini marocchine. E comunque questa era una tappa regionale per Miss Blumare! Perciò potevamo partecipare da tutto il veneto. Questa tappa prende il nome di Miss Schio solo perché si svolge a Schio 🙂 tutto qua! E raccomandata io?? Non credo proprio. Pace e amore. Ahlam”. Dalla parte della ragazza si sono schierati anche gli organizzatori e la giuria. Del Maso, responsabile organizzativo del concorso, ha dichiarato: “Siamo nel 2013 e questi episodi non dovrebbero più verificarsi. Tra l’altro il nostro regolamento prevede che possano iscriversi ragazze con la cittadinanza italiana o in regola con il permesso di soggiorno”. Al secondo posto della competizione Elena Berlato, 18 anni, di Piovene Rocchette al quarto anno dell’istituto per estetiste. Al terzo posto Lucrezia Saccardo, 17 anni di Thiene, studia ragioneria.

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Il raduno neonazista su cui Pisapia non può intervenire

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Hanno scelto la Skinhouse di Rogoredo per ospitare un festival al quale parteciperanno una decina tra band italiane e internazionali con dichiarate influenze neonaziste, tra cui i Bully Booys dagli Stati Uniti e gli inglesi Brutal Attack. E’ quindi alle porte di Milano che si svolgerà il maxi-raduno degli skinhead di mezza Europa per il quale sono attese oltre 2mila persone, membri o simpatizzanti dei vari gruppi delle “teste rasate” e, secondo alcune voci, vi dovrebbe prendere parte anche una delegazione del Ku Klux Klan americano attiva in Europa. E’ Paolo Berizzi, per Repubblica, a spiegare che l’evento nasce come “raccolta fondi”, ma è fortemente connotato dai temi “tipici” del razzismo, fino alle vere e proprie apologie di Hitler e Mussolini:

L’happening nasce, ufficialmente, dall’idea degli organizzatori di raccogliere fondi a sostegno delle spese processuali (fatti del ‘93, operazione “Runa”) per i camerati di Azione Skinhead, il gruppo nato nel 1990 dalla fusione tra gli skin milanesi e il nucleo più radicale degli ultrà Boys SAN dell’Inter. Ma l’evento, anche per il numero e la provenienza delle presenze già confermate attraverso la rete, porta con sé anche l’aria della sfida: una prova muscolare in un periodo in cui l’ondata xenofoba — gli ultimi e ripetuti casi hanno riguardato gli insulti al ministro Cécile Kyenge — è in crescita.

Pisapia scrive su Facebook il suo pensiero riguardo ad un evento che è inaccettabile ma che lui, sindaco di Milano, non può impedire: “Oggi alle porte di Milano si ripropone l’inaccettabile presenza di una manifestazione di chiaro stampo neo-nazista, fatto questa volta maggiormente grave e inquietante data la sua annunciata dimensione internazionale. Milano non può accettare che si svolgano né ora né in futuro iniziative che attingano al repertorio dell’intolleranza razziale e politica in qualsiasi forma esse si presentino”. Tuttavia il sindaco esprime anche la sua impotenza a intervenire: “Le autorizzazioni o le azioni preventive – chiarisce in un commento – sono per legge di competenza della Questura e Prefettura. L’Amministrazione non ha quindi potestà di intervento diretto”.

 

Autista di scuolabus razzista? Picchia ragazzo romeno perché irruento.

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Doveva essere l’autista anche di quel bambino romeno di 12 anni che invece, secondo alcune testimonianze, avrebbe picchiato. Lui guida gli scuolabus e ogni giorno era infastidito dalla turbolenza del ragazzino e dieci giorni fa, in uno scatto di nervi, avrebbe colpito il ragazzino alla schiena. Ma le violenze poi sarebbero continuate dopo che il ragazzo sarebbe stato fatto scendere con la forza dal conducente che gli avrebbe anche avvicinato il volto al motore bollente minacciandolo di ustionarlo se non la smetteva di disturbare. Poi lo avrebbe anche offeso a causa delle sue origini romene e quindi fatto risalire sul mezzo minacciandolo se avesse parlato dell’episodio. Il 12enne avrebbe quindi riportato delle lesioni guaribili in 7 giorni che avrebbero fatto scattare la denuncia da parte del legale della famiglia del minore.

«I genitori hanno presentato ai carabinieri di Maserada di Piave la denuncia per lesioni aggravate dal razzismo. Non è accettabile che un uomo stringa al collo un ragazzino di 12 anni, lo insulti e lo minacci, solo perché aveva fatto un po’ di confusione con i suoi compagni di scuola, mentre era nell’autobus. I genitori avrebbero accettato anche uno schiaffo, per la confusione fatta, ci poteva stare – spiega ancora il legale – ma non accettabile certo una violenza simile» conferma l’avvocato Davide Favotto, legale dei genitori del ragazzino.

I metodi violenti non sono mai i migliori e arrivare a picchiare un minore è un atto inammissibile, ma come mai sui mezzi scolastici i ragazzi “vengono abbandonati a loro stessi” senza che ci possa essere un insegnante a bordo? Anche se i costi sicuramente sarebbero più elevati, si dovrebbe pretendere la presenza di personale che controlli il comportamento dei minori, anche perché un comportamento turbolento su un mezzo è pericoloso e può, a volte, portare anche all’incidente se l’autista viene costantemente distratto dall’esuberanza di un ragazzo.

El Shaarawy: “io voglio restare nel club al quale mi sento legato”

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E’ una lunga intervista quella a cui si è sottoposto El Shaawary per Repubblica, al suo arrivo in Brasile con la Nazionale per la Confederations Cup e il primo quesito riguarda uno degli argomenti più caldi del calciomerato: la sua cessione al Manchester:  “Nessun pensiero, non penso proprio che andrò via dal Milan. Se è vero che il City mi vuole, la cosa mi lusinga. Però io voglio restare nel grande club in cui mi trovo benissimo e al quale mi sento legato”. Il calciatore tiene a ribadire che “io al Milan ho sempre sentito e sento la totale fiducia da parte di tutti” : della società, di Allegri, che mi ha lanciato e incoraggiato, e dei compagni: anche quando non ho più fatto gol come prima, tutti mi hanno riconosciuto un lavoro importantissimo. Se sono qui in Nazionale, lo devo anche a loro”. Una squadra che, lo scorso venerdì contro il Praga, non è stata memorabile: “Siamo stati poco brillanti, inutile nasconderlo. Ma il punto è stato importantissimo per avvicinarci al Mondiale. Alla Confederations Cup andremo meglio, ne sono sicuro”. Parlando della stagione “fantastica”, ha affermato di essere stato il primo a sorprendersi: “Perché io sapevo di avere bisogno di giocare con continuità. Ma non mi apettavo così tanti gol, né di restare tanto a lungo in cima alla classifica cannonieri e di ritrovarmi in Nazionale e di segnare il mio primo gol, addirittura a una squadra come la Francia: è stata una tra le emozioni più grandi che io abbia mai vissuto”. E quali sono dunque le altre? “Il debutto in Nazionale, il primo gol in serie A e il primo gol in Champions, a San Pietroburgo con lo Zenit, anche perché è arrivato in un momento un po’ difficile per il Milan”. Tutto perfetto nella vita del Faraone? “Direi proprio di sì, però un piccolo cruccio a me e alla mia famiglia è rimasto: non ho mai giocato con la maglia del Genoa a Marassi, anche se ho esordito in serie A a 16 anni, in trasferta. Mi sarebbe piaciuto, quello stadio dà una carica tutta particolare. Ora sono qui, a giocare in Nazionale con Pirlo e Buffon, ma quella rimane una cosa che mi manca un po’”. Un grande percorso, ma “Devo ringraziare Antonio Rocca, uno dei miei primi ct, che me l’aveva predetto”. Cosa aveva detto l’allenatore al ragazzo dal futuro splendente? “Che avrei bruciato le tappe. Lui, che è stato appunto uno dei miei ct nelle giovanili come Salerno, Zoratto, Francesco Rocca, Ferrara e Mangia, a un torneo in Ucraina, in cui segnai due gol in semifinale e in finale, mi disse questo: “Non ti preoccupare, tra un anno e mezzo sarai nell’Under 21″. Avevo 16 anni e già tanti idoli da imitare”.

Ma una domanda resta: da quando Balo è sbarcato al Milan, lui ha smesso di segnare: “Non c’entra niente. Anzi, lui mi agevola, è uno che ti sa mettere davanti alla porta. Ci siamo scambiati assist e occasioni da gol. E comunque intesa ce n’era e ce n’è tanta, dentro e fuori dal campo”. Ma lui, cosa crede di aver imparato strada facendo? “Tanto, come calciatore e come uomo. Dai grandi campioni ho preso qualcosa in tutto: a livello tecnico e umano. Ho imparato, ad esempio, a rapportarmi di più con le persone, a gestire il gossip, anche se, essendo un tipo riservato, preferirei rimanerne fuori: vorrei che si parlasse di me soltanto per quello che faccio in campo. Con Allegri ho dialogato molto di più e lui mi ha dato molti consigli, soprattutto su come gestire la vita fuori dal campo”. Si trova anche il tempo per parlare degli episodi razzisti negli stadi e, in questo senso, la nazionale multietnica aiuta: “E’ un aspetto importantissimo. E’ un altro segnale forte di un paese moderno, quando calciatori con cognomi stranieri o diversi tra loro per il colore della pelle fanno parte della stessa nazionale. Tre o quattro di noi sono già inseriti in squadra, altri ne arriveranno negli anni”. Ma ora che è un idolo di molti, cosa conta di fare? “E’ una bella responsabilità. Però, non lo nego, mi fa anche piacere che tantissimi gioivani mi prendano come esempio. Me ne sono accorto piano piano: dai complimenti che ricevo, da qualche pagina su Facebook e naturalmente dalla percentuale di ragazzini con la cresta come la mia che vedo in giro. Sento l’obbligo di tenere sempre un certo comportamento. Cioè devo continuare a comportarmi come facevo prima di essere famoso: restare semplice è il migliore esempio che io possa dare”.

Il sito web che denuncia i crimini degli immigrati.

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Shock su internet per il sito che denuncia tutti i crimini… ma solo se a commetterli sono stranieri, migranti, rom e sinti. Docidi deputati di Sel hanno appena firmato un’interrogazione a risposta scritta, indirizzata al ministro dell’Interno, per esporre il caso e chiedere di valutare la “sussistenza dei presupposti per l’immediata chiusura” del sito. “La pagina web in questione – denunciano gli onorevoli – propone, ad opera degli amministratori del sito, slogan, nonché immagini di stampo razzista e xenofobo”. “Il risultato – aggiungono – è un insieme di stereotipi, frasi violente ed immagini offensive dal chiaro esito potenziale di incitare all’odio razziale e alla discriminazione, in aperta violazione dei principi della nostra Carta Costituzionale e della normativa in materia. Tuttiicriminidegliimmigrati.com – evidenziano ancora i deputati – chiede la collaborazione degli utenti con un chiaro messaggio: “Segnalaci un crimine, un sopruso o una situazione di degrado causata dalla presenza di immigrati di cui sei stato testimone”. Il sito spiega poi la sua “mission” nel sottotitolo: “Hic sunt leones – Gli altri parlano d’integrazione, noi ve la mostriamo”. L’iniziativa parlamentare si colloca – scrivono gli interroganti – “nel solco di quanto sollevato con allarme dal Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale (CERD) nelle osservazioni conclusive e raccomandazioni all’Italia del 9 marzo 2012; il Comitato, infatti, aveva fatto riferimento esplicito alla diffusione preoccupante nel nostro Paese dell’incitamento all’odio razziale e di forme violente di razzismo attraverso i mass media, internet, e i social network, invitando le autorità italiane a una applicazione severa delle normative di contrasto penale alla discriminazione e all’incitamento all’odio razziale”. L’interrogazione è stata sottoscritta dai deputati Annalisa Pannarale, Nazzareno Pilozzi, Ileana Cathia Piazzoni, Celeste Costantino, Donatella Duranti, Claudio Fava, Nicola Fratoianni, Luigi Lacquaniti, Marisa Nicchi, Giovanni Paglia, Lara Ricciatti, Alessandro Zan.

L’ennesimo sito che inneggia alla violenza e all’intolleranza?

Razzismo in campo. Lo chiama “gorilla”: denunciata dal campione!

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Il miglior giocatore aborigeno del football australiano, Adam Goodes, stava disputando la sua partita quando una sentito una ragazzina 13enne urlargli “gorilla!”. Il campione è tornato sui puoi passi e, indicandola, l’ha denunciata sotto gli occhi di tutti i presenti che seguivano l’incontro tra i Sydney Swans e la squadra di Collingwood. La giovane è apparsa imbarazzata e si è scusata per qullo che in Australia è considerato un grave insulto razzista che potrebbe fruttarle anche grane con la giustizia. Goodes ha scusato la ragazzina affermando di sperare che un simile errore potesse diventare un insegnamento per tutto il Paese. Ma dopo un simile gesto è apparso ancora più fuori luogo che la famiglia della 13enne si sia lamentata di essere stata trattata rudemente dagli uomini predisposti alla sicurezza.

La Uefa dice NO al razzismo e inasprisce le sanzioni

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La Uefa ha infine preso posizione contro gli episodi di razzismo che si verificano negli stadi. Sono arrivate quindi le linee guida stilate dal massimo organismo continentale in vista della prossima stagione e mirate a sanzionare gli episodi discriminatori. Sono previste almeno 10 turni di stop per giocatori e allenatori che si macchiano di comportamenti razzisti, mentre per i tifosi si va dalla chiusura parziale dello stadio alla squalifica del campo con multa di 50mila euro. Del resto non è una sorpresa: già il 10 aprile Gianni Infantino, segretario generale della Uefa, aveva svelato all’evento Soccerex di Manchester i piani del governo europeo del calcio per sgominare il razzismo. “C’è bisogno di sanzioni. Quello che proponiamo è che se un giocatore o un dirigente viene ritenuto colpevole, allora sarà sospeso per 10 gare, se i colpevoli sono i tifosi, allora ci sarà una parziale chiusura dello stadio. Ovvero la tribuna da cui sono partiti i cori sarà chiusa. E se i tifosi fossero recidivi, allora ci sarebbe la chiusura dello stadio e un’ammenda di almeno 50 mila euro”. OralL’Esecutivo della Uefa ha votato favorevolmente e le nuove misure dovrebbero entrare in vigore già a luglio. Ma in tema di rispetto, una nuova direttiva riguarda il trattamento riservato agli arbitri: passano da due a tre le giornate di squalifica per insulti ai fischietti e da dieci a quindici i turni di stop per chi aggredisce fisicamente il direttore di gara.

 

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