Raffaele Sollecito: dalla colletta sul web alle ferie a Santo Domingo

sollecito_caraibi_oggi_tuttacronacaIl 30 settembre, a Firenze, prenderà l’avvio il nuovo processo d’Appello per l’omicidio di Meredith Kercher e Raffaele Sollecito dovrà tornare in aula. Nel frattempo, però, ha deciso di concedersi un po’ di relax a Bayahibe, una delle spiagge più belle del Sud-est di Santo Domingo. E’ qui che ha scelto di soggiornare almeno un mese, presso il residence Casa Caribe Tamarindo. E’ il settimanale Oggi a riferire che il barese dorme fino a tardi, gira con l’inseparabile computer perennemente alla ricerca di una zona wireless e ha fatto conoscenza con parecchi connazionali residenti, tra cui un pavese trasferitosi lì per lavoro e un imprenditore romano con parecchi affari nel settore turistico. Allo stesso giornale, durante un’intervista, Sollecito aveva spiegato che avrebbe saltato le prime fasi del dibattimento pur promettendo di tornare per affrontare il giudizio. Certo, la notizia può far discure: un mese di relax a Santo Domingo per lo stesso ragazzo che solo a giugno aveva lanciato una colletta in rete per poter sostenere le spese legali del nuovo processo… A questo punto, all’Ansa, il padre, Francesco, ha spiegato che “Raffaele si trova a Santo Domingo dove soggiorna in una casa che gli è stata messa a disposizione gratuitamente da una coppia di italiani suoi sostenitori. Sta cercando di ritrovare sé stesso, un po’ di serenità dopo le difficile vicende degli ultimi anni. A metà ottobre ha in programma di partecipare ad una trasmissione tv. Di persona nel nostro Paese, non certo collegato dall’estero”. L’uomo ha quindi assicurato che il giovane farà ritorno in Italia:  e “Io, mio figlio e la mia famiglia, abbiamo un assoluto rispetto delle istituzioni italiane. Per questo Raffaele non è mai stato sfiorato dall’idea di fuggire. Vogliamo difenderci nel processo e per questo i difensori di mio figlio, gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori, con tutti i loro collaboratori, hanno rinunciato alle ferie per mettere a punto la difesa. Lo stesso ho fatto io, per cercare di supportarli in tutti i modi. Siamo infatti assolutamente convinti dell’assoluta innocenza di Raffaele”.

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Sollecito, in vista del processo, lancia una colletta sul web

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Raffaele Sollecito, imputato con Amanda Knox nel processo d’appello, che si terrà a Firenze, per l’omicidio di Meredith Kercher e che potrebbe aver luogo all’inizio del prossimo autunno, ha lanciato una colletta sul web per pagarsi le spese legali. Il ragazzo ha scritto in inglese sulla sua pagina Facebook: “Non ho più risorse per combattere contro questa ingiustizia. Non voglio mollare solo per motivi finanziari, spero capirete”. La raccolta fondi è stata aperta sul sito specializzato “GoFundMe” dove, nel giro di poche ore, sono già arrivate le prime donazioni: l’obiettivo è di raccogliere 500mila euro.

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La morte di Meredith: forse gioco hard

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Il 26 marzo scorso, la prima sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio le assoluzioni pronunciate in appello per Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Oggi sono state presentate le motivazioni del verdetto. Una delle ipotesi avanzate è che l’omicidio di Meredith Kercher potrebbe essere stato conseguenza di una “esclusiva forzatura”  della vittima “a un gioco erotico spinto di gruppo, che andò deflagrando, sfuggendo al controllo”. Nella sentenza depositata oggi, la Suprema Corte traccia un “ventaglio di situazioni ipotizzabili” che vanno “dall’accordo genetico sull’opzione di morte”, alla “modifica di un programma che contemplava inizialmente solo il coinvolgimento della giovane inglese in un gioco sessuale non condiviso”, fino all’ipotesi della costrizione di Meredith a partecipare a un “gioco erotico spinto di gruppo”, conclusosi con la morte della ragazza. La Cassazione ha inoltre sottolineato che Rudy Guede non avrebbe agito da solo e che la Corte d’assise d’appello ha “sottovalutato gli indizi a carico di Knox e Sollecito”. Si legge inoltre che “La pronuncia impugnata presta il fianco al lamentato vizio di violazione di legge e di difetto di adeguata motivazione nel passaggio cruciale della ricostruzione del fatto che attiene alla presenza di concorrenti nel reato, nell’abitazione nella disponibilità oltre che della vittima, della sola Knox, in quella maledetta serata, profilo che non va sicuramente inteso in un automatismo probatorio, ma che costituisce un segmento significativo nell’itinerario costruttivo”. Guede, giudicato con il rito abbreviato, sconta una pena di 16 anni di reclusione dopo esser stato condannato in via definitiva “per concorso in omicidio”. Nella sentenza d’appello, inoltre, secondo la Suprema Corte ci sono “molteplici profili di manchevolezze, contraddittorietà ed illogicità manifesta”. “Il giudice del rinvio dovrà porre rimedio – si legge nelle motivazioni depositate oggi – nella sua più ampia facoltà di valutazione, agli aspetti di criticità argomentativa, operando un esame globale e unitario degli indizi, attraverso il quale dovrà essere accertato se la relativa ambiguità di ciascun elemento probatorio possa risolversi, poiché nella valutazione complessiva, ciascun indizio si somma e si integra con gli altri”. L’esito di tale “valutazione osmotica – rilevano i giudici della Cassazione – sarà decisiva non solo a dimostrare la presenza dei due imputati nel locus commissi delicti, ma ad eventualmente delineare la posizione soggettiva dei concorrenti” di Rudy Guede.

La lettera di Amanda ai Kercher.

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Come mai tutti i presunti assassini sono grafomani? Scrivere è catartico e su questo non ci sono dubbi così Amanda Knox non fa eccezione e come, Restivo, scrisse anche lei una  lettera alla famiglia di Meredith Kercher. La lettera non fu mai spedita  su consiglio degli avvocati della studentessa americana. Ora si torna a parlare di questa vicenda nel  “Sun on Sunday”, che pubblica alcuni estratti del testo. Amanda aveva scritto una lettera anche per scusarsi con Patrick Lumumba, il congolese che si sarebbe poi rivelato completamente innocente, ma che era stato in un primo momento accusato dalla giovane. Anche questo testo non era mai stato spedito, sempre su consiglio dei legali. “Queste lettere – avevano consigliato gli avvocati ad Amanda – potrebbero essere considerate soltanto un escamotage”.

Ecco alcuni estratti del libro di Amanda riportati sul giornale britannico: “A volte ripenso ad alcuni miei comportamenti del passato e vorrei aver fatto diversamente. Per prima cosa, vorrei aver scritto ai Kercher. Desideravo dire loro quanto volevo bene alla loro figlia. Con quanto affetto parlava della sua famiglia. Dire loro che la sua morte era per me un grandissimo dispiacere.E poi, avrei voluto scrivere a Patrick che mi dispiaceva averlo accusato. Quel mio gesto è imperdonabile, e lui non meritava quel trattamento, ma avrei voluto dirgli che non avevo nulla contro di lui. Altri mi avevano spinto a fare il suo nome e a me dispiaceva immensamente”.

“Quelle lettere non furono mai spedite – riprende Amanda – perché Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova (i suoi due avvocati) mi dissero di non farlo. I giudici avrebbero preso questo comportamento per un escamotage”.

Ed ecco i testi delle due lettere. Ai Kercher: “Mi dispiace per la vostra perdita e mi dispiace che mi ci sia voluto così tanto tempo per dirvelo. Non sono io che ho ucciso vostra figlia. Anch’io sono una sorella e posso soltanto immaginare quanto grande sia il vostro dolore. Nel tempo, relativamente breve, in cui Meredith ha fatto parte della mia vita, lei è sempre stata gentile con me. Penso a lei ogni giorno”.

E poi, a Patrick: “Mi sento in colpa nei tuoi confronti”. “Ma mostrai quelle lettere a Carlo – continua Amanda – e lui mi disse che non era il momento giusto”.

AMANDA E IL SUO “AMICO DI PENNA”

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Non finiremo mai di scandagliare l’animo umano e capire quali strani percorsi possa compiere. Non capiremo mai perfettamente le rimozioni che operiamo ogni giorno per non soffrire e per alleviare il male di vivere. E forse per Amanda confessarsi con il reporter inglese, Simon  Hattenstone, che le mandò una copia dell’intervista fatta alla madre Edda Melles è stato un abbandonarsi ai suoi incubi trovando una rete di protezione ad accoglierla. Quello che era diventato un rapporto pistolare con il tempo si è modificato ed è continuato anche fuori dalla cella proseguendo anche ora che la Cassazione ha stracciato l’assoluzione che la Knox e Sollecito avevano ottenuto con un processo che lasciava molti lati inesplorati.

E’ degli ultimi giorni la lettera che Simon Hattenstone scrive ad Amanda raccontandole che ha visitato  “una miniera di carbone a Easington, County Durham, dove gli ex minatori festeggiavano la morte di Lady Thatcher. Lei ha risposto dicendo che aveva sentito parlare dell’ex primo ministro e sapeva che era stata una figura controversa, ma non avrebbe mai potuto capire come qualcuno possa celebrare la morte di un altro essere umano”. Leinon può proprio capire… quella ragazza che ballava e cantava nella stanza di Meredith, non riesce a capire.

Questo è il mondo delle contraddizioni e delle rimozioni che spesso popola la testa degli assassini e anche Amanda, nuovamente accusata dell’omicidio di Meredith, non è immune da queste strane associazioni spesso in contrasto con ciò che si è detto e scritto fino a quel momento.

 
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