L’accordo con la Svizzera ci sarebbe: 12% e perdita di anonimato!

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Sembra che l’accordo ci possa essere per i conti in Svizzera per i quali potrebbe essere richiesto un prelievo del 12% e la perdita dell’anonimato. Così si metterebbe fine alla “fuga” di denaro oltre confine. Questa operazione potrebbe portare nelle casse del fisco 5 miliardi il primo anno e circa 300 milioni ogni anno quando l’accordo sarà a regime… ma forse per l’epoca i presunti evasori avranno sicuramente trovato una nuova via. L’aliquota del 12% sembra tuttavia un bel regalo visto che in Austria o in gran Bretagna le sanzioni sono ben più elevate. Ci sarebbe poi la clausola di perdere l’anonimato e non solo per chi effettivamente avesse il conto intestato, ma anche per chi l’espatrio di denaro all’estero lo ha reso possibile, quindi in prima linea ci sarebbero anche i commercialisti.

Come giustificare però un prelievo così basso agli occhi di chi è sempre stato onesto?

“L’agenzia delle Entrate e il governo sono nella fase finale di preparazione delle misure per il rientro dei capitali –scrive Federico Fubini su Repubblica -, ma non sarà uno scudo fiscale: non è prevista tutela dell’anonimato degli italiani che fino ad ora hanno nascosto i loro soldi in Svizzera. Formalmente non sarà neppure un condono, ma una sanzione (ridotta) dopo una ‘dichiarazione volontaria’ di chi fino ad oggi ha tenuto dei fondi in un paese che tutela il segreto bancario. Di certo però, come le varie misure di scudo, anche questa è destinata a sollevare problemi di equità: in cambio delle informazioni su se stessi e coloro che aiutano gli italiani ad evadere all’estero, chi ha evitato di pagare le tasse finora se la caverà con multe relativamente basse. (…) Marco Cerrato, un avvocato tributarista socio dello studio milanese Maisto e Associati, si aspetta soprattutto ‘trasparenza’: i funzionari del fisco, prevede, ‘vorranno conoscere i meccanismi della fuoriuscita di capitali e i fiduciari che hanno organizzato le strutture off-shore’. È una modalità del diritto civile simile a quella dei collaboratori di giustizia, con sconti sulle sanzioni per chi implica altre persone. Per chi ottiene gli sconti, si tratterà di pagare le imposte sui redditi da capitale degli ultimi quattro/dieci anni (secondo le posizioni) più una sanzione del 9% del patrimonio fiscalmente rimpatriato. È probabile che il prelievo finale sarà appunto del 12%, con fluttuazioni fra il 10% e il 15% in base ai singoli casi. Nell’ultimo scudo di Giulio Tremonti era stato fra il 5% e il 7%. Negli accordi appena conclusi dalla Svizzera con Gran Bretagna, Austria e Germania invece il prelievo fluttua fra il 15 e il 25% del capitale detenuto all’estero, benché in quel caso il contribuente resti anonimo e non c’è quella che di fatto è la delazione al fisco del consulente che lo ha fatto evadere”.

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6 mesi e poi il baratro? Il report di Mediobanca

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Restano davvero solo 6 mesi all’Italia prima di andare a bussare alla porta dell’Europa e chiedere un piano di salvataggio o è solo una visione catastrofista del report di Mediobanca securities? Secondo gli inglesi che controllano il gruppo, l’Italia sarebbe sull’orlo del baratro se non riesce a ritrovare la via della crescita attraverso quel pacchetto di riforme che era stato varato dal governo monti e che ora però sembra essere stato abbandonato o comunque relegato in un angolo. L’analista Antonio Guglielmi, non ha paura a lanciarsi in un’indagine negativa nella quale vede la possibilità di un aggravemento della crisi tale da poter portare lo Stivale a un salvataggio in extremis.

La situazione, sempre secondo questo rapporto, sarebbe peggiore rispetto al 1992, perché all’epoca l’Italia poteva contare sulla leva della svalutazione.

Cosa fare? Si ritorna sull’antico dilemma dell’abbassamento del debito pubblico e si vorrebbe varare una misura per cercare di reperire 75 miliardi senza danneggiare i consumi. Da chi prenderli? Al vaglio ci sarebbe un innalzamento delle aliquote sulle rendite finanziarie, escludendo i titoli di Stato, e un prelievo, una tantum, al 10% per coloro che hanno un patrimonio superiore ai 1,3 milioni di euro. Con tale operazione, secondo Guglielmi si arriverebbe a prelevare 43 miliardi di euro, mentre 20 miliardi potrebbero arrivare dai capitali nascosti in svizzera e altri 2 miliardi da un condono edilizio. Ne mancherebbero sempre e comunque 10… Tra l’ennesimo condono edilizio volto a rinnovare lo sfregio al nostro territorio e la tassa “sui ricchi” che sembra comunque andare a danneggiare ancora una volta solo una parte della popolazione (quella fra l’altro che può facilmente decidere di spostare i propri capitali), quello che emerge dal rapporto è la drammatica situazione del nostro Paese sempre più esposto al rischio di salvataggio e incapace di poter dare una svolta al proprio destino. E’ ancora una politica sostenibile quella di abbattere la ricchezza dei cittadini più ricchi, non per ridistribuire il reddito, ma bensì per andare a colmare il debito pubblico? C’è da chiedersi perché colpire i ricchi per impolpare le casse dello Stato e non finalizzare quel gettito a un’azione mirata per far riprendere l’economia? A oggi, sembra che la cura per l’Italia, non sia ancora stata inventata! C’è ancora tempo per la politica del “riparliamone fra qualche mese”?

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