“Ruby. Sesso e potere ad Arcore”: il Rubygate diventa un libro a fumetti

ruby-fumetti-bungabunga-tuttacronacaS’intitola “Ruby. Sesso e potere ad Arcore” la nuova graphic novel scritta dai giornalisti Gianni Barbacetto e Manuela D’Alessandro e con i disegni di Luca Ferrara. Il volumen, edito da Round Robinm sarà in libreria dal 28 febbraio e permetterà di ripercorrere la vicenda del Rubygate. Non manca nulla, dalle papi girl a Ruby e le olgettine, dalle famose notti del bunga bunga a casa di Berlusconi a Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. E ancora gli autori ripropongono il processo e la condanna dell’ex premier a sette anni per prostituzione minorile. Gli autori spiegano che il libro narra il Rubygate come ”la fine di un’epoca” e come ”il cuore del berlusconismo e del desiderio di molti: sesso, potere e delirio di onnipotenza”. La vicenda si basa sugli atti giudiziari e, tramite le strisce dei fumetti, mostra che nel presunto scandalo delle serate a Villa San Martinospiegano gli autori,

”ci sono vittime e carnefici, ragazze che si concedono ai desideri del Re e personaggi inquietanti che entrano a corte come amici, pur nuotando in un mondo torbido”.

Ma non mancano neanche ”giornalisti e politici, capi di governo stranieri e manager, impresari discutibili e soubrette arriviste”, tutti protagonisti di quell’arco di tempo che va dalla notte in Questura, conclusasi con il rilascio di Karima El Mahroug, fino alla sentenza di primo grado.

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Vittorio Feltri e le domande a Sollecito: “Volevi far sesso con Meredith?”

Vittorio-Feltri-a-Raffaele-Sollecito-tuttacronacaAccusa e difesa. Durante la trasmissione Linea Gialla, in onda su La7, Raffaele Sollecito, recentemente condannato a 25 anni per l’omicidio dell’inglese Meredith Kercher, ha risposto a chi si schiera contro e chi con lui. A prendere le sue parti Vittorio Feltri, che nel corso della trasmissione ha detto: “Per quale motivo Raffaele ha ucciso? La volevi scopare? Non era neanche una ragazza eccezionale”. Il linguaggio del giornalista è stato considerato offensivo verso la memoria della ragazza assassinata ma Feltri è andato oltre, rincarando la dose: “Potevi restare a Santo Domingo invece che tornare in Italia che è una schifezza. Io non ho apprezzato il fatto che è tornato perché in Italia se vogliono fott***i, ti fot***o. Nel dubbio mi tolgo dalle pa**e”.

“Perchè Amanda quel giorno si fece la doccia?”: i dubbi di Sollecito

JUDGES CONSIDER KNOX MURDER VERDICTRaffaele Sollecito, dopo quasi sette anni dall’omicidio di Meredith Kercher, ha ancora delle risposte che lui stesso non riesce a trovare riguardo quanto accaduto in quel 1 novembre 2007, quando il corpo della studentessa inglese venne trovato nell’abitazione in cui viveva a Perugia. Il giovane ingegnere, incalzato dal giornalista della tv americana Nbc, racconta i suoi dubbi circa il comportamento di Amanda e si chiede perchè l’americana si sia fatta la doccia quel giorno. E ancora, perchè abbia trascorso così tanto tempo nella casa di via della Pergola, pur avendo notato che qualcosa non andava. Sollecito ricostruisce che, quel giorno, rimase con Amanda fino alla mattina. Dopo di che la studentessa di Seattle tornò a casa e ci rimase fino al pomeriggio. Quando si ritrovarono a casa di Raffaele, lui la ricorda agitata e le chiese il motivo. Amanda raccontò di aver trovato la porta a finestra rotta e del sangue in casa. La Knox disse di non essere entrata in camera di Meredith, motivo per il quale non avrebbe trovato il corpo della giovane. In compenso, fece comunque una doccia e tornò da Sollecito solo dopo ore. Vedendola agitata lui le fece delle domande ma, racconta oggi: “Non ricevetti alcuna risposta da lei”. Il corpo venne ritrovato dalla coppia ore dopo.

Innocentisti vs colpevolisti: Amanda Knox e Raffaele Sollecito dividono la rete

sono-innocenti-tuttacronacaE’ scontro su Internet tra chi ritiene innocenti e chi colpevoli, per quel che riguarda l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Alcuni giorni fa la 27enne americana aveva pubblicato su Twitter una foto nella quale appare con un mano un cartello che recita “Siamo innocenti”. Appena pochi giorni più tardi, su Facebook faceva la sua apparizione il gruppo “Perugia vi odia”, a cui si aggiunge ora quello “Raffaele e Amanda sono innocenti”. Nel giorno di San Valentino, Amanda ha pubblicato un post sul suo blog intitolato “Preugia, ti voglio bene” come risposta al gruppo colpevolista, che a sua volta era nato proprio in risposta alla foto postata da lei stessa per professare l’innocenza sua e di Sollecito. Nel lungo post, Amanda sottolinea che “di solito non rispondo a messaggi di odio”, ma stavolta lo fa per due motivi: il primo è perché “questi individui vogliono rappresentare i sentimenti di tutta Perugia”. Il secondo è perché quello che scelgono di esprimere “non è un giudizio, ma un sentimento che è irrilevante, se non dannoso, per dare un giudizio”. Adesso la ragazza di Seattle e il giovane pugliese possono contare su un nuovo gruppo di sostenitori che da qualche giorno pubblica sui social network foto con cartelli “Amanda e Raffaele sono innocenti”.

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Amanda Knox: da “Siamo innocenti” a “Wanted”

amanda_knox-wanted-tuttacronacaAppena ieri la 26enne americana Amanda Knox postava su Twitter uno scatto dove mostrava, con sguardo triste, un cartello con la scritta: “Siamo innocenti”. Ma la rete non ha perso tempo a offrire una personale interpretazione della foto della giovane che pochi giorni fa è stata condannata a 28 anni e 6 mesi di reclusione per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. Ecco allora che sul web ora appare la stessa immagine ma con una scritta diversa: ora sul cartello, infatti, si legge “Wanted”.

“Siamo innocenti”: Amanda lo ribadisce con un tweet

amanda-knox-siamo-innocenti-tuttacronacaAmanda Knox, dopo la sentenza di condanna a 28 anni e 6 mesi di reclusione nell’appello bis per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, continua a ribadire la sua innocenza e questa volta lo fa attraverso i social. Sul suo profilo Twitter è infatti apparsa una sua foto in bianco e nero nella quale, con espressione triste e una t-shirt scura, mostra un foglio con la scritta: “Siamo innocenti”.

Il mondo del porno vuole Amanda Knox: 20mila dollari per un film

amanda-knox-porno-tuttacronacaLo scorso gennaio la Corte d’appello di Firenze ha condannato Amanda Knox a 28 anni e 6 mesi di reclusione per il caso dell’omicidio di Meredith Kercher. Ma ora alla 26enne americana è arrivata un’offerta da parte di Michael Kulick, patron della casa di produzione a luci rosse Monarchy Distribution. Con una mail, l’uomo ha proposto ad Amanda di girare un film porno. Guadagno: ventimila dollari. I giornali americani hanno riportato la lettera nella quale si legge: “Da quando sei tornata alla ribalta la nostra casella mail è sommersa da richieste dei fan che vogliono vedere solo te”. Si tratta, continua Kulich, di “un’opportunità unica” e il denaro potrebbe aiutarti a coprire le spese legali. Non è la prima volte che l’industria del porno corteggia la Knox: nel 2011 a offrirle un lavoro fu la ben più nota Vivid Entertainment.

Amanda: “La sentenza di condanna è come la diagnosi di un cancro”

Amanda-Knox-condanna-tuttacronacaAmanda Knox continua a commentare la condanna a 28 anni e 6 mesi a seguito del verdetto della Corte di Appello e in un’intervista al Guardian spiega: “La sentenza di condanna per l’omicidio di Meredith Kercher mi fa sentire come se mi avessero diagnosticato un cancro”. In questi giorni Amanda ha fatto ritorno all’università ma si sente “bloccata” e “intrappolata” dopo la sentenza del 30 gennaio scorso per l’omicidio di Meredith Kercher. La 26enne, che all’Università di Washington studia ‘scrittura creativa’, confida ancora: “Non c’è posto dove io possa andare in cui non è noto che io sono la ragazza che è stata condannata di nuovo. E’ una cosa molto invasiva nella mia vita, ad un livello fondamentale”.

“La mia colpa è di essere stato il fidanzato di Amanda”: così Sollecito

sentenza-sollecito-knox-tuttacronacaDopo l’intervista al Tg1, Raffaele Sollecito ha parlato anche ai microfoni delle Cnn ai quali ha detto che la sua unica colpa è “di essere stato il fidanzato di Amanda”. Condannato a 25 anni dalla Corte d’Assise di Appello di Firenze per l’omicidio di Meredith Kercher, il 29enne ha detto: “Nelle loro menti devo essere colpevole perché ero il suo ragazzo. Non ha alcun senso per me”. E ha ribadito: “Non so cosa pensare perché oggettivamente non c’è nulla contro di me e contro Amanda”. Per quel che riguarda quella che in molti hanno ritenuto una “fuga” dopo la condanna dei giudici, quando è stato fermato a 40 chilometri dal confine austriaco. “Ero andato in Austria per festeggiare con la mia ragazza”, ha spiegato ribadendo che era pronto a tornare in Italia non appena emesso il verdetto.

“Contro di me un deserto probatorio”: parla Sollecito

processo-sollecito-tuttacronacaRaffaele Sollecito, dopo la condanna, porta avanti la sua difesa parlando ai microfoni del Tg1 e spiega: “Contro di me c’è un deserto probatorio, io non so cos’è accaduto quella sera ero a casa mia e non è compito mio cercare di trovare la verità su questo”. Accusato, con Amanda Knox, dell’omicidio di Meredith Kercher, definisce “amareggiante e drammatico essere condannato per un movente che è che noi quella sera non sapevamo cosa fare e abbiamo ucciso”. Il giovane era stato fermato dopo la sentenza di condanna vicino ad Udine, ma lui nega di aver pensato alla fuga in Austria “quando ho sentito la sentenza la prima cosa che ho fatto è tornare in Italia”.

 

Amanda Knox e la mobilitazione per Chico Forti

amanda-knox-tuttacronacaMentre a Firenze si attendeva la sentenza della Corte di Appello sulla sorte di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, negli Usa un piccolo gruppo di persone ha cercato di attirare l’attenzione sul caso di Enrico “Chico” Forti. Il trentino, ex campione di windsurf, è stato condannato all’ergastolo in Florida nel 2000 per l’omicidio di Dale Pike, un australiano di 42 anni. L’italiano continua a proclamarsi innocente mentre la criminologa italiana Roberta Bruzzone, che ha studiato il caso a fondo, assicura che il processo fu una “vicenda di palese ingiustizia”. Forti ha diversi sostenitori, tra i quali anche Amanda Knox, che si è dedicata a difendere e sostenere cause che assomigliano alle sue. Spiega il Messaggero:

Anzi, era deciso che sarebbe diventata la testimonial di un’associazione che lotta per difendere persone che sembrano essere state imprigionate ingiustamente. L’associazione si chiama “Judges for Justice”. E’ stata fondata dal giudice Michael Heavey, amico della famiglia Knox, e riunisce ex giudici che cercano di riparare casi di apparente ingiustizia. Amanda si è già mossa in difesa di una ragazza canadese, Nicole “Nyki” Kosh, condannata per omicidio a Toronto nel 2007 in un caso che vari analisti indipendenti hanno definito polemicamente «la morte del ragionevole dubbio».
Per noi italiani comunque il caso più appassionante è quello di Forti. E se Amanda sente un parallelo fra il suo destino e quello del trentino è comprensibile: anche Forti ha commesso il grave errore di mentire nelle prime fasi dell’inchiesta. Peggio: il suo avvocato non lo ha neanche fatto testimoniare, nella convinzione che quella prima bugia -aveva negato di aver incontrato la vittima la sera dell’omicidio – avrebbe screditato le sue parole. Il trentino sostiene che tutta la costruzione del processo contro di lui è scattata perché la polizia della contea Dade, di Miami, voleva punirlo per aver insinuato sospetti circa un’altra inchiesta, quella sulla morte di Andrew Cunanan, il serial killer colpevole di aver ucciso Gianni Versace. Cunanan fu trovato morto su una casa galleggiante di Miami, e il verdetto fu che si era suicidato. Forti ha invece sostenuto che ci sono prove che era stato ucciso e poi trascinato sulla barca. E che l’omicidio era stato commesso allo scopo di insabbiare l’indagine sull’omicidio di Versace stesso. Che nel comportamento della polizia della Florida contro Forti ci siano stati o no questi oscuri motivi è difficile provarlo.

Il gossip attorno al caso Mez: chi è la fidanzata di Sollecito?

greta_menegaldo-sollecito-tuttacronacaSembra non ci siano dubbi: la ragazza di Raffaele Sollecito, con la quale il giovane si trovava dopo la sentenza di condanna quando gli è stato notificato il ritiro del passaporto, si chiama Greta Menegaldo. A parlare di lei sono state le riviste di gossip pochi giorni prima della sentenza d’Appello sul caso Meredith è in seguito è stato certificato dal Corriere della Sera, con Alessandro Capponi che ha provato a tracciarne un profilo, raccogliendo prevalentemente le voci del paese in cui vive, cioè Oderzo, nella Marca trevigiana:

 

in paese è conosciuta da tutti: viene descritta come riservata, elegante, determinata. Con la passione per i viaggi.

 

Infatti proprio su un aereo ha conosciuto Raffaele: lei lavora come hostess presso una compagnia low cost. Ancora il giornalista spiega che

 

di Greta, a Oderzo, tutti conoscono la storia: si è diplomata all’istituto linguistico Dorotee di Oderzo e subito dopo, ha cominciato a lavorare.

Processo Mez: “inopportuna l’intervista rilasciata da Nencini”

sollecito-raffaele-tuttacronacaL’intervista rilasciata dal presidente della Corte d’assise di Firenze, Alessandro Nencini, a seguito della condanna di Sollecito e Knox per l’omicidio di Perugia, è destinata a far discutere. In particolare, ha innescato le polemiche l’affermazione che Raffaele Sollecito “ha deciso di non farsi mai interrogare nel processo”. I legali del pugliese, Giulia Bongiorno e Luca Maori, hanno già preso posizione: “E’ gravissimo, anzi inaccettabile – sottolineano -, che il presidente Nencini abbia commentato pubblicamente quanto accaduto nel segreto della camera di consiglio e si sia spinto a criticare la strategia difensiva”. “Ci chiediamo innanzitutto – affermano – se parla a nome di tutti i giurati e se la frase sul mancato interrogatorio di Raffaele Sollecito significa che, se avesse accusato Amanda Knox, sarebbe stato assolto. In ogni caso, ricordiamo a tutti che ai magistrati compete il potere di giudicare, non quello di intromettersi nelle scelte della difesa e di commentarle pubblicamente. Nei prossimi giorni valuteremo le iniziative da intraprendere”. Ora gli avvocati stanno vagliando, tra le altre ipotesi, se rivolgersi al Csm o alla procura generale della Cassazione, ritenendo che “rilasciare un’intervista dopo una sentenza di condanna è semplicemente inammissibile”. “Non entro nel merito dell’intervista – dice il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli – ma il fatto che il presidente del collegio giudicante rilasci delle dichiarazioni prima del deposito delle motivazioni e il giorno dopo una sentenza che è all’attenzione pubblica, è di per sè inopportuno”. “Il caso è sicuramente grave”, commenta il consigliere del Csm Nicolò Zanon, laico di Forza Italia. “Lunedì – aggiunge – decideremo se chiedere l’apertura di una pratica in Prima Commissione”. Nencini non ha voluto replicare ai difensori di Sollecito. “Nessun commento” si è limitato a dire il giudice. “Mai come in questo caso il silenzio è d’oro” si è limitato a dire l’avvocato Luciano Ghirga, difensore di Amanda Knox. Ancora nell’intervista, Nancini sottolinea come quello di non farsi interrogare “è un diritto dell’imputato, ma certamente priva il processo di una voce”. “Lui si è limitato a dichiarazioni spontanee, ha detto soltanto quello che voleva senza sottoporsi al contradditorio”. Quanto al movente del delitto, il giudice spiega che la Corte ha “una convinzione e la espliciteremo nella sentenza”. “Al momento – prosegue – posso dire che fino alle 20,15 di quella sera i ragazzi avevano programmi diversi, poi gli impegni sono saltati e si è creata l’occasione. Se Amanda fosse andata al lavoro probabilmente non saremmo qui”. Si è trattato – ad avviso di Nencini – di “una cosa tra ragazzi, ci sono state coincidenze”. Intanto l’attenzione si concentra su dove sia Sollecito dopo il ritiro del passaporto. Ma l’avvocato Francesco Maresca, legale della famiglia Kercher, torna sulle ore successive alla sentenza, quando il giovane è stato rintracciato in Friuli dove gli è stata notificata la misura disposta dalla Corte di Firenze. “Se voleva attendere la sentenza – sostiene il Maresca – o era in aula o nella sua abitazione. Qualunque altro posto è indice di valutazione diversa, come quello di volersi dare alla fuga”.

Omicidio Mez: “Amanda e Raffaele non avevano nulla da fare”

Amanda-Knox-tuttacronacaAlessandro Nencini, presidente della Corte d’Assise d’Appello di Firenze che ha condannato Knox e Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher, riferisce: “Quella sera Amanda e Raffaele non avevano nulla da fare. L’omicidio nasce da lì”. E ancora: “Fino alle 8 e 15 Amanda doveva andare a lavorare da Lumumba, Raffaele alla stazione per un’amica. Poi la situazione è cambiata”. Il giudice parla anche di “giurati bombardati dalla tv” e “di condanna sofferta, anche io ho dei figli”. E ancora: “Se quel giorno la Knox fosse andata al lavoro, probabilmente Meredith sarebbe ancora viva”. Quanto al movente, il giudice afferma che “abbiamo sviluppato un ragionamento. Sono consapevole che sarà la parte più discutibile”. Dodici ore di camera di consiglio, “necessarie perché i giudici popolari prendessero cognizione degli atti, che sono moltissimi”, afferma Nencini, che non si sbilancia sull definizione di delitto a sfondo sessuale. “Non pare esserci un momente prevalente, – precisa – il crimine è nato e maturato all’interno di una serata tra ragazzi”. “Cosa sia successo esattamente dopo le otto e un quarto di quella sera nessuno lo sa”. E conclude con un cenno sulla decisione unanime: “Ho parlato di decisione condivisa. Posso dire che in tutti questi mesi e in particolare al momento dell’ultima riunione abbiamo avvertito la gravità di una sentenza che coinvolge ragazzi persone giovani e intere famiglie. Questa è una vicenda che ha stravolto molte vite”.

Amanda Knox e le lacrime in tv

-amanda-knox-lacrime-tuttacronacaAmanda Knox ha rilasciato alla rete americana Abc la sua prima intervista dopo la sentenza di condanna a 28 anni e 6 mesi di reclusione. “Non sono preparata, non potrò mai desiderare di tornare in quel luogo… ma aspetto di leggere le motivazioni. Voglio combattere sino alla fine”, ha detto. L’americana, condannata assieme a Raffaele Sollecito al termine del processo per la morte di Meredith Kercher, ha quindi aggiunto: “E’ stato come essere travolta da un treno, non potevo credere a quello che stava succedendo…ora aspetto le motivazioni, ma è stata una cosa orribile. Ora ho bisogno dell’aiuto di tutti”.

“Sono innocente. La battaglia va avanti”: Sollecito e Knox dopo la sentenza

sollecito-tuttacronacaVentotto anni e sei mesi di reclusione per Amanda Knox, venticinque per Raffaele Sollecito. E’ questa la decisione della corte di assise di Firenze al termine del processo d’appello bis per l’omicidio di Meredith Kercher. Nelle prime ore del mattino, inoltre, gli agenti della Squadra mobile di Firenze e di Udine hanno notificato il divieto di espatrio a Raffaele Sollecito. Sollecito è stato raggiunto in un paese tra Udine e Tarvisio, dove si era ritirato in attesa della sentenza, ed è stato portato in Questura a Udine. Dopo aver ricevuto la notifica, al telefono con il suo legale Luca Mauri, Sollecito ha ribadito: “Avvocato, io sono innocente. La battaglia va avanti”.

Amanda Knox ha invece atteso la sentenza a Seattle, a casa del padre, dove i fotografi l’hanno attesa all’uscita, dopo la lettura della sentenza. L’americana è stata fotografata mentre, incappucciata per sfuggire ai flash. “Essendo stata in passato giudicata innocente, mi aspettavo di meglio dal sistema giudiziario italiano. Contro di me un apparato accusatorio inesistente”. Così Amanda Knox ha commentato, in una nota, la condanna dalla Corte d’Appello di Firenze. “La mia famiglia ed io – prosegue la 27enne – abbiamo sofferto molto da questa persecuzione ingiusta”. Quindi ha attaccato il sistema giudiziario italiano, osservando che è stata vittima di “indagini grette e piene di pregiudizi, della riluttanza ad ammettere errori”. Contro di lei, secondo Amanda s’è ricorso a “testimonianze inattendibili e un apparato accusatorio e probatorio inconsistente e infondato”.

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28 anni e 6 mesi per Amanda, 25 anni per Raffaele: arriva la sentenza

Amanda-e-Raffaele-sentenza-tuttacronacaQuasi 12 ore di camera di consiglio dopo di che è arrivata la sentenza della corte d’assise d’appello di Firenze per il processo bis per l’omicidio di Meredith Kercher: ventotto anni e sei mesi di reclusione per Amanda Knox, venticinque per Raffaele Sollecito. Per quest’ultimo anche il divieto di espatrio mentre nessuna misura cautelare è stata disposta per Amanda che ha seguito il verdetto da Seattle. Alle 21 erano giunti in aula anche il fratello e la sorella di Mez: “Siamo pronti a rispettare qualsiasi decisione”, avevano detto. Raffaele, che questa mattina era presente e aveva annunciato che avrebbe presenziato alla lettura della sentenza, “Ora vado via – aveva detto uscendo dal Palagiustizia all’inizio della camera di consiglio – ma tornerò dopo”, nel corso del pomeriggio ha invece preferito rinunciare ed avrebbe lasciato Firenze insieme ai suoi familiari. “Non ce la facciamo” si è limitato a spiegare il padre, Francesco Sollecito. Sui banchi della difesa hanno atteso la sentenza i suoi legali, gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori. La Knox era invece a casa dalla madre, rimasta in contatto con i suoi difensori, gli avvocato Carlo Dalla Vedova e Luciano Ghirga, via sms. In mattinata, Sollecito ha stretto la mano a Patrick Lumumba, il musicista coinvolto nell’indagine sull’omicidio di Meredith Kercher dalle dichiarazione di Amanda Knox ma poi risultato estraneo al delitto e quindi prosciolto. Tra Sollecito e Lumumba c’è stato anche uno scambio di sorrisi. Il giovane pugliese si è quindi allontanato accompagnato da tutti i suoi familiari. “Raffaele mi ha sempre dato l’impressione di un bravo ragazzo – ha detto Lumumba – “l’avevo visto l’ultima volta da libero nel mio locale, ora chiuso”. Riguardo alla Knox, Lumumba ha ribadito che “Amanda sta scappando”. “Se non hai fatto niente – ha proseguito – dovevi essere qua. Mi aspetto che Amanda venga condannata”.

Amanda Knox… si rifà il look in attesa della sentenza

amanda-knox-tuttacronaca-nuovo-lookE’ attesa in serata la sentenza la sentenza dell’Appello bis del Tribunale di Firenze che vede sul banco degli imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox. La 26enne americana, nel frattempo, è stata fotografata ieri mentre usciva da un parrucchiere a Seattle, la città dove vive. La Knox, accusata assieme a Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher, è apparsa con cappellino, occhiali rotondi, aria un filo nervosa data dalla presenza dei fotografi.

Raffaele Sollecito è invece in aula a Firenze. La procura ha chiesto 26 anni per lui e 30 per la Knox.

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Aspettando la sentenza: Amanda e la lettera ai Kercher

amanda-knox-tuttacronacaE’ attesa per oggi la sentenza dell’Appello bis del Tribunale di Firenze che vede sul banco degli imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox. L’americana non sarà in aula ma ha inviato una lettera ai familiari di Meredith. “Ci dovrei pensare, ma oggi non la vorrei leggere, perché non sento il bisogno di parlare con lei”. E’ la risposta di Stephanie Kercher, la sorella di Mez, alla notizia di una lettera di Amanda alla famiglia. “Dobbiamo resistere al sistema giudiziario italiano che è tanto diverso dal nostro, vorremmo che il processo finisse. Il verdetto non sarà una rivincita”, spiega parlando del processo. E alla domanda “siete sicuri che siano colpevoli anche se li condannassero?” risponde: “I dubbi saranno sempre gli stessi. In qualunque modo nel mio cuore resterebbero i dubbi, è ovvio, ma noi possiamo solo accettare ciò che ci diranno i giudici e rispettare comunque le decisioni della Giustizia italiana”. La donna spiega ancora che, dopo anni vissuti nella continua lotta tra risonanza mediatica del processo e bisogno di continuare a vivere “il verdetto è una scadenza da onorare per la memoria di Meredith, non una fonte di rivincita o della verità”. E aggiunge: “Sappiamo che i giudici e i giurati non conoscono con certezza la Verità. Vorremmo che il processo e le chiacchiere intorno ad esso finissero oggi per poterci concentrare solo sul nostro dolore e sul ricordo di Meredith. Tanto, nessuno ci ridarà mia sorella e la nostra vita è finita”. Da parte sua, Amanda vuole essere creduta innocente e spera nell’assoluzione: “Tra me e i Kercher si è messo di traverso un mondo – afferma -, per convincere loro devo prima convincere il mondo”. Stephanie la pensa diversamente: “Colpevole o innocente, lei dovrebbe essere certa che i suoi familiari siano i primi a crederle, poi noi Kercher e solo dopo tutti gli altri… eppure in questi anni l’ho vista spesso sui giornali e in tv, come se per lei contasse più il mondo che noi”.

Ferrara prevede: “Berlusconi sarà arrestato”

giuliano-ferrara-tuttacronacaL’accusa dei giudici, secondo Giuliano Ferrara, è chiara: “Berlusconi non ama giocare a canasta con delle coetanee. Lele Mora non faceva di mestiere il notaio, bensì il procacciatore di starlet per l’industria dello spettacolo, in particolare televisivo. Emilio Fede, che è una maschera della commedia all’italiana da sempre, era amico di Berlusconi. Hanno organizzato con amiche anche avventizie numerose cene private di tono scollacciato e teatrino di un gioco burlesque chiamato bunga bunga.” E’ quanto scrive l’Elefantino ne Il Foglio per spiegare che “Tutto è pronto per il grande rogo”. Il giornalista ne è certo, le toghe trascineranno Silvio Berlusconi in un altro processo “Ruby” per corruzione e come sempre hanno il verdetto già scritto. Le sue previsioni vedono un Berlusconi che sarà trascinato in una nuova inchiesta e in nuovo processo che si svolgerà in tempi rapidi tanto che entro l’estate tutto sarà già finito con l’inevitabile condanna di Silvio e anche con un “grande arresto”. Ecco lo schema delle toghe secondo Ferrara: “Inseguo il tuo stile di vita che disprezzo, ti condanno per prostituzione senza nemmeno avere la prova di atti sessuali, ti espongo al pubblico ludibrio e poi ti accuso di aver pagato le ragazze per rilasciare false dichiarazioni. Seguiranno decreti di perquesizione, sequestri di conti, interrogatori, e forse arresti tra i quali il Grande Arresto, quello di Berlusconi”. Il finale, secondo il giornalista, è già scritto: “Berlusconi sarà sottoposto a un altro rito d’accusa immediato che minaccia di chiudersi entro l’estate e dovrà affrontare senza i suoi avvocati, ora coimputati, le prevedibili conseguenze di una devastante inquisizione delle coscienze disinibite e ora impaurite e confuse. Tutto è pronto per il gigantesco rogo simbolico di una compagnia di giocherelloni che non sapevano di vivere in una Repubblica talebana d’Europa”.

Ruby 2. I giudici: “indagare Berlusconi per corruzione”

processo_ruby2_tuttacronacaE’ stata depositata stamattina, con quattro giorni d’anticipo sul previsto, la motivazione della sentenza del processo cosiddetto “Ruby due”, nel quale nel luglio scorso sono stati condannati Emilio vede e Lele Mora a sette anni di reclusione, e Nicole Minetti a 5. Nel 390 pagine redatte dai giudici della quinta sezione penale, presidente Annamaria Gatto, viene ricostruita la storia di Ruby e delle sue frequentazione ad Arcore. Ma non solo: si parla dell’intera gestione difensiva di Silvio Berlusconi per il quale il tribunale chiede alla Procura di aprire un’inchiesta per corruzione in atti giudiziari e per concorso. Inchiesta che include anche i suoi avvocati Niccolò Ghedini e Pietro Longo. Si legge nella motivazione della sentenza:  “Il pagamento mensile regolare di una somma di denaro di tale entità (2.500 euro, ndr) a soggetti che devono testimoniare in un processo nel quale colui che elargisce la somma è imputato o in altro processo all’esito del quale colui che elargisce la somma è interessato, non è un’anomalia ma un fatto illecito. Un inquinamento probatorio”. Ancora, i giudici ritengono che Karima El Mahroug, nota come Ruby Rubacuori, abbia mentito consapevolmente, in cambio di denaro, al fine di proteggere lo stesso Berlusconi, in complicità con l’allora avvocato di Lele Mora, Luca Giuliante, ex tesoriere del Pdl in Lombardia. A pagina 268 del provvedimento si legge: “Se Karima ha mentito lo ha fatto consapevolmente e non per effetto di ‘meccanismi di fuga’ che in nessun modo appaiono provati. Le risultanze dell’istruttoria dibattimentale dimostrano con certezza che le menzogne che hanno caratterizzato unicamente la testimonianza resa al dibattimento, ove per altro la giovane ha dimostrato non solo la sua indubbia intelligenza ma anche una sicura furbizia selezionando attentamente le cose che poteva confermare e quelle che doveva smentire, quali domande evadere rifugiandosi dietro i ‘non ricordo’ chi doveva ‘salvare’ e chi ‘buttare a mare’ e ciò tenendo presente sempre il suo personale tornaconto”. Ruby, oltre che per corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza dovrà anche rispondere, secondo il tribunale, di propalazione di false notizie. Per quello che riguarda i tre imputati, viene confermata la consapevolezza del fatto che Ruby, all’epoca dei fatti, era minorenne e viene riconosciuto il ruolo di organizzatori dei festini di Arcore e si parla di favoreggiamento della prostituzione. “L’attività di induzione posta in essere da Mora e Fede è plateale. Fede ambisce a mantenere la posizione di prestigio da egli detenuta a Mediaset. Mora ambisce a risollevare le sue disperate condizioni imprenditoriali…”. Il tribunale liquida in via provvisionale con 10 mila euro ciascuno le parti civili, ovvero Ambra Battilana, Chiara Danese, Imane Fadil. Come sottolinea la Stampa, “È ovvio che a questo punto la Procura, riunirà questa sentenza a quella depositata settimana scorsa per la condanna di Berlusconi a 7 anni di reclusione, in un unico procedimento facendo partire, appena avverrà materialmente la trasmissione degli atti da parte del tribunale, la nuova inchiesta che vedrebbe quindi indagati Berlusconi, Ghedini e Longo nonché Ruby e l’avvocato Giuliante per corruzione in atti giudiziari, diverse ‘olgettine’ e alcuni testimoni difensivi per falsa testimonianza; le richieste di rinvio a giudizio potrebbero essere in alcuni casi immediate, senza cioè passare dall’udienza preliminare sulla base degli atti per l’evidenza della prova.”

Nuove accuse di violenza sessuale all’ex guardia carceraria della Knox

Amanda_Knox_tuttacronacaAmanda Knox, secondo il The Sun, nei suoi diari aveva scritto che una guardia carceraria, l’ex vicecomandante della polizia penitenziaria di Perugia, Raffaele Argirò, “era fissata col sesso”. Ora un’ex detenuta del carcere di Capanne, dopo aver letto le parole dell’americana, ha accusato l’uomo di violenza sessuale aggravata e concussione. Martedì Agirò, che ha sempre respinto ogni accusa, comparità davanti al gip Lidia Bruti. Secondo l’accusa, come riporta Il Messsaggero, “nell’assenza temporanea del personale penitenziario in servizio presso il primo piano della sezione detentiva e facendosi in plurime occasioni aprire il cancello della cella, costringeva o comunque induceva la stessa, in stato di soggezione psicologica derivante dallo stato di depressione sofferto a seguito della carcerazione, dall’assunzione di psicofarmaci in dosi rilevanti e anche superiori a quanto prescritto, e dal ruolo rivestito dall’Argirò, a compiere atti sessuali anche ripetendole spesso che “si doveva comportare bene”. La donna che accusa l’ex guardia carceraria, una vigilessa di Milano, restò nel carcere tra il dicembre 2006 e il gennaio 2007, prima di essere liberata e assolta da ogni accusa. Solo dopo aver letto sui giornali le parole della Knox si è fatta coraggio e ha presentato denuncia: “Nel 2011 erano usciti articoli su alcune rivelazioni fatte da Amanda Knox la quale però non ha mai detto di aver avuto rapporti sessuali con lui. Così mi sono incavolata, ho pensato ‘Cavolo non è possibile, lo devo denunciare, adesso c’è un’altra persona che ha parlato'”. Lo scorso anno, davanti al gup, la vigilessa ha raccontato di “palpeggiamenti, richieste di mostrare parti intime e di una decina di rapporti in un mese”. Agirò sostiene invece:  “Mai sfiorata, a noi non è permesso entrare nel braccio in cui sono detenute le donne, senza essere accompagnati da una collega di sesso femminile”. Cosa aveva detto Amanda dell’uomo? Come aveva riportato il tabloid inglese The Sun, la ragazza scrisse nei suoi diari: “Di notte mi convocava al terzo piano in un ufficio vuoto, per una chiacchierata. Quando gli ripetevo che dell’omicidio di Meredith Kercher non ne sapevo nulla cercava di parlarmi di lei o di portarmi verso l’argomento sesso”.

Risarcimento per i familiari di Cucchi fissato a un 1 milione e 340mila euro

cucchi-risarcimento-tuttacronacaE’ stata ufficializzata la cifra che l’ospedale Pertini di Roma corrisponderà ai familiari di Stefano Cucchi come risarcimento a seguito della morte del giovane, avvenuta quattro anni fa, nella loro struttura. La somma ammonta a un milione e 340mila euro. Ora che è stata trovata un’intesa, i parenti di Cucchi non saranno presenti come parte civile nei confronti dei medici  e degli infermieri al processo d’appello. Fabio Anselmo, legale della famiglia, ha commentato: “Il risarcimento è limitato esclusivamente alla responsabilità sanitaria. L’obiettivo della famiglia è quello di avere giustizia non a metà, ma a 360 gradi. Per questo, andremo in appello anche e soprattutto sulla posizione degli agenti per i quali con soddisfazione la Procura generale ha chiesto alla Corte d’assise d’appello un giudizio completo e non limitato”. Il riferimento è al fatto che, a fronte della condanna dei sanitari, è stata emessa una sentenza di assoluzione nei confronti dei tre agenti della polizia penitenziaria. Oltre ai pm, anche la procura generale ha proposto appello contro la sentenza con la quale il 5 giugno la Corte d’assise di Roma ha condannato per omicidio colposo 5 dei 6 medici imputati, mentre il sesto ha subito una condanna per falso ideologico. In quell’occasione, anche tre infermieri sono stati assolti.

Delitto di Garlasco: le motivazioni dell’Appello bis

alberto_stasi_garlasco-tuttacronacaLa Cassazione ha depositato oggi le motivazioni della sentenza che, il 18 aprile scorso, ha riaperto il processo per il delitto di Garlasco. Nelle carte si legge che non è possibile “pervenire a un risultato, di assoluzione o di condanna, contrassegnato da coerenza, credibilità e ragionevolezza”. Stasi, assolto in I grado e dalla Corte di Assise di Appello di Milano il 6 dicembre 2011 dall’accusa di omicidio volontario della sua fidanzata Chiara Poggi, dovrà quindi ricominciare l’iter giudiziario con un processo di Appello bis. Ad avviso della I Sezione penale della Suprema Corte, il verdetto di assoluzione in Appello ha “un approccio non coerente ai principi della prova indiziaria” e segue un “non corretto percorso metodologico“. Secondo i giudici, infatti, gli elementi indiziari sono considerati in maniera isolata “e avulsi dal loro contesto”. L’accusato ha scelto il rito abbreviato, limitando in questo modo l’integrazione di approfondimenti istruttori, ma la Cassazione, accogliendo il ricorso del procuratore di Milano e dei famigliari della giovane vittima, ha concesso una serie di “integrazioni probatorie” al fine di far luce sul delitto. A passare sotto la lente saranno ora alcuni punti che non erano stati sufficentemente analizzati in precedenza, come spesso i genitori di Chiara Poggi avevano fatto rivelare. Durante l’Appello bis si provvederà pertanto ad approfondire la mappature di tracce ematiche lungo la scala della cantina dell’abitazione della giovane, l’esame del capello trovato in una delle sue mani, un ulteriore approfondimento del dna della vittima trovato sui pedali della bicicletta di Stasi. Non solo, è stato anche disposto un ulteriore accertamento sulla bicicletta da donna in possesso della famiglia Stasi, anche se diversa di quella che due testimoni dicono di aver visto davanti la casa dei Poggi il giorno del delitto (13 agosto 2007). Si provvederà inoltre a rivedere l’assenza di alibi dell’accusato durante i 23 minuti compresi tra le 9.12 e le 9.35 di quella mattina.

Allarme bomba a Londra: evacuato il palazzo di giustizia

allarme-bomba-londra-tuttacronacaE’ stata la Bbc a riferire che nella capitale inglese si è provveduto a evacuare l’Old Bailey, il palazzo di giustizia, dopo che un pacco sospetto era stato rinvenuto durante il pronunciamento di una sentenza. Si trattava della condanna di Pavlo Lapshyn, studente ucraino accusato di omicidio per un attacco ad una moschea.

I familiari di Stefano Cucchi trovano l’accordo per il risarcimento con l’ospedale

stefano-cucchi-tuttacronacaMorì mentre si trovava ricoverato all’Ospedale Sandro Pertini di Roma il geometra romano Stefano Cucchi, a una settimana dal suo arresto per droga. Ora Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi, ha formalizzato con gli avvocati della struttura sanitaria l’accordo per il risarcimento danni. Si mantiene il riserbo per le cifre, in attesa che vengano definiti gli ultimi dettagli. Stando a quanto si è appreso, le ultime firme saranno apposte al più tardi fra due giorni. Il risarcimento porterà a una sorta di “contrazione” degli atti d’appello e verrà a mancare la parte civile nei confronti dei medici mentre i genitori, la sorella e i nipoti di Stefano Cucchi appellerano la parte della sentenza con la quale la III Corte d’assise di Roma assolse gli agenti della polizia penitenziaria. L’accusa sosteneva che il giovane era stato “pestato” mentre si trovava in attesa dell’udienza di convalida del suo arresto, nelle celle di sicurezza della Città giudiziaria di Roma. In seguito, era stato abbandonato a se stesso dai medici del Pertini. Secondo la sentenza di primo grado, però, morì per malnutrizione.

Usa shock: si possono molestare gli stagisti? Per il giudice non è reato

molestie-lavoro-tuttacronacaUna sentenza del Tribunale distrettuale di New York è destinata a far discutere: afferma infatti che molestare gli stagisti non è reato. Già nel 1994 Bridget O’Connor, stagista infermiera, soprannominata “Miss Molestie Sessuali”, denunciò uno dei medici per cui lavorava per chiamarla in questo modo. La giovane si era appellata al capitolo VII del “Civil Right Act”, la legge sui diritti civili. Il giudice respinse la richiesta – e l’appello confermò tale decisione – con la motivazione che “non è una salariata”. A questa sentenza ha fatto ora riferimento il giudice responsabile del caso di Lihua Wang, che ha denunciato un manager della Phoenix Satellite Tv. La Wang, studentessa della Syracuse University venne presa come stagista nel 2009 dalla sede di New York della compagnia, appartenente al Phoenix Media Group di Hong Kong. Qui il capo della redazione di Washington, Zhengzhu Liu, l’avrebbe molestata attirandola con un pretesto in una camera di hotel. Secondo quanto racconta la ragazza, una volta soli l’uomo prima le parlò dell’ipotesi di un impiego fisso e poi le mise le braccia attorno al corpo, tentando di baciarla e “stringendole una natica con la mano sinistra”, secondo il testo della denuncia. La 22enne rifiutò le avances e lasciò l’albergo. Dopo pochi giorni Liu decise di non rinnovarle lo stage. Ora il giudice di New York, esaminati documenti e testimonianze, è giunto alla conclusione che la giovane non può avanzare alcuna richiesta di danni nei confronti del capo della redazione di Washington “perché non aveva lo status di impiegata a pieno titolo”. Si legge infatti nella sentenza: “Non c’è alcun dubbio su fatto che Wang non fosse remunerata per i suoi servizi lavorativi e dunque le leggi sui diritti umani che a New York proteggono i dipendenti non possono essere applicate a sua protezione”.

Prevista una dichiarazione spontanea di Sollecito al processo d’Appello

meredith-processo-tuttacronacaRaffaele Sollecito prenderà parte a qualche udienza del processo in corso in Corte d’Assise d’Appello a Firenze, anche se non sono state specificate le date. E’ stato il legale Giulia Bongiorno a spiegare che il suo assistito “deve venire in aula, è interessato a fare una dichiarazione spontanea”. L’avvocato si è poi detta fiduciosa per la nuova perizia sul coltello, ritenuta dall’accusa l’arma del delitto. Da parte sua Luciano Ghirga, difensore della Knox, ha riferito di essere tranquillo sull’esito della perizia. “Siamo certi che non ci siano tracce organiche e che si tratti solo di amido”. Per quel che riguardo Amanda, ha spiegato che si scambia Psms con lui sull’andamento del processo. “Vive un dramma personale legato al processo”. Sempre riguardo la perizia disposta sul coltello, Francesco Maresca, legale della famiglia Kercher, ha detto: “Non penso che possa spostare le cose. La Corte è in possesso di elementi che le permettono di giudicare in maniera serena”

Delitto di Perugia: la Corte richiede una nuova perizia genetica

processo-meredith-tuttacronacaSi è aperto oggi a Firenze il nuovo processo d’Appello per l’omicidio di Meredith Kercher, noto anche come delitto di Perugia. La studentessa inglese è stata uccisa nella notte del 1° novembre 2007 in un’abitazione di Perugia, dove viveva con altri studenti. In Italia nell’ambito del progetto Erasmus, venne ritrovata priva di vita con la gola tagliata nella sua camera da letto. Ora la Corte d’assise d’Appello ha richiesto una nuova perizia genetica su una traccia trovata sul coltello, che l’accusa ritiene sia stato utilizzato per uccidere la ragazza. E’ stato anche ordinato di ascoltare di nuovo la testimonianza di Luciano Aviello, mentre ha respinto la questione di costituzionalità.

Domani si torna in aula per l’omicidio di Meredith: assenti Amanda e Raffaele

amanda-e-raffaele-tuttacronacaAl via domani il processo per la morte di Meredith Kercher ma i due protagonisti non ci saranno: Raffaele Sollecito si sta concedendo un po’ di relax a Bayahibe, spiaggia del Sud-est di Santo Domingo mentre Amanda Knox ha già spiegato che “Non tornerò in Italia anche perchè la mia presenza è sempre stata elemento di distrazione in aula. Ogni singolo movimento che facevo, ogni espressione del mio volto era analizzata e distraeva dalla presentazione e dall’analisi delle prove. È incredibile quante volte si è parlato di ciò che indossavo, di come mi acconciavo i capelli o se sorridessi o no ai miei genitori rispetto alle prove del caso. Non tornerò per evitare quel circo”. Nonostante questo sostiene: “Devo avere una possibilità di confrontarmi con Guedè in tribunale”, ossia con il giovane ivoriano già condannato a 16 anni con rito abbreviato per l’efferato omicidio di Perugia. Amanda sottolinea: “È sorprendente come Guedè se l’è cavata se si considerano le prove contro di lui”. Difficile che l’americana scordi le diverse veriosni da lui fornite nel tentativo di spostare la responsabilità su lei e su Raffaele. Ritornando a parlare del processo, la Knox dice inoltre: “In un tribunale italiano è impossibile o comunque molto difficile. Perchè da voi non sta all’accusa provare se sono colpevole, sta a me provare che sono innocente. Sono io quella che parte svantaggiata in questo caso”. E ancora: “Fu costruita una mia immagine come quella di una giovane ma spietata bugiarda, una manica sessuale, un’assassina. La cosa affascinò la gente”. Fatto sta che questa vicenda infinita che “ha stancato Perugia”, come dice il sindaco della città Wladimiro Boccali, domani riaccenderà i riflettori e due sedie resteranno vuote.

Marocchini aprono negozio nel loro Paese, in Italia hanno massacrato una 80enne

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La massacrarono con un oggetto contundente, probabilmente un portacenere in marmo, mai più trovato. La vittima Maria De Freitas, 80 anni, non si è più ripresa. Portata in rianimazione dopo il massacro ha infatti riportato danni che i medici hanno dichiarato permanenti. I criminali Adil Channita, 22 anni, e Mohamed Lamghari, 25, entrambi marocchini, hanno aperto un negozio in Marocco e si occupano di moda. All’anziana portarono via 20 mila euro, anche se non trovarono i 104 mila euro in contanti che la donna teneva in un cassetto. Forse questa sarà l’unica pena che sconteranno visto che nonostante la condanna i due criminali ora sono imprenditori all’estero.

 

Basta maglie con scritte fasciste o naziste allo stadio!!!

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Basta maglie con scritte fasciste o naziste allo stadio. Lo ha deciso la Cassazione con una sentenza che vieta l’ingresso negli stadi e nei palazzetti dello sport con maglie, scritte e simboli inneggianti il regime fascista perché violano la legge Mancino, la 205 del 25 giugno 1993, recante “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”.

La sentenza della cassazione in sostanza conferma la condanna  inflitta dalla Corte d’Appello di Trento a un trentunenne tifoso di hockey per “aver fatto uso di simboli delle organizzazioni nazionaliste, indossando in occasione di un incontro sportivo di hockey una maglietta con l’immagine di Benito Mussolini e riproducente scritte proprie dell’ideologia fascista”.

Il tifoso era già stato condannato in Assise a due mesi di arresto e in Appello la sentenza era stata commutata in 2280 euro di ammenda.

L’imputato aveva poi fatto ricorso in Cassazione con queste motivazioni:

«indossare una maglietta o altro capo di abbigliamento richiamante motti, scritte o simbologia del partito fascista non può in sé integrare le fattispecie di reato» previste dalla legge. Inoltre, il 31enne si era difeso spiegando che non aveva «alcuna intenzione di discriminare e offendere l’altrui dignità».

La Cassazione respinto il ricorso, perché

«il reato sussiste per il solo fatto che taluno acceda ai luoghi di svolgimento di manifestazioni agonistiche recando con sè emblemi o simboli di associazioni o gruppi razzisti e simili, nulla rilevando che a tali gruppi o associazioni egli non sia iscritto». Correttamente, conclude la Cassazione, i giudici di secondo grado hanno «dato atto che l’essersi presentato esibendo la maglietta con le scritte e i simboli inneggianti al regime fascista e ai valori dell’ideologia fascista nel contesto dello specifico incontro sportivo di hockey svoltosi in Alto Adige, notoriamente caratterizzato da contrasti delle opposte tifoserie, integra la condotta di uso di simboli propri delle organizzazioni nazionaliste e i comportamenti vietati e sanzionati dalla legge».

Raffaele Sollecito: dalla colletta sul web alle ferie a Santo Domingo

sollecito_caraibi_oggi_tuttacronacaIl 30 settembre, a Firenze, prenderà l’avvio il nuovo processo d’Appello per l’omicidio di Meredith Kercher e Raffaele Sollecito dovrà tornare in aula. Nel frattempo, però, ha deciso di concedersi un po’ di relax a Bayahibe, una delle spiagge più belle del Sud-est di Santo Domingo. E’ qui che ha scelto di soggiornare almeno un mese, presso il residence Casa Caribe Tamarindo. E’ il settimanale Oggi a riferire che il barese dorme fino a tardi, gira con l’inseparabile computer perennemente alla ricerca di una zona wireless e ha fatto conoscenza con parecchi connazionali residenti, tra cui un pavese trasferitosi lì per lavoro e un imprenditore romano con parecchi affari nel settore turistico. Allo stesso giornale, durante un’intervista, Sollecito aveva spiegato che avrebbe saltato le prime fasi del dibattimento pur promettendo di tornare per affrontare il giudizio. Certo, la notizia può far discure: un mese di relax a Santo Domingo per lo stesso ragazzo che solo a giugno aveva lanciato una colletta in rete per poter sostenere le spese legali del nuovo processo… A questo punto, all’Ansa, il padre, Francesco, ha spiegato che “Raffaele si trova a Santo Domingo dove soggiorna in una casa che gli è stata messa a disposizione gratuitamente da una coppia di italiani suoi sostenitori. Sta cercando di ritrovare sé stesso, un po’ di serenità dopo le difficile vicende degli ultimi anni. A metà ottobre ha in programma di partecipare ad una trasmissione tv. Di persona nel nostro Paese, non certo collegato dall’estero”. L’uomo ha quindi assicurato che il giovane farà ritorno in Italia:  e “Io, mio figlio e la mia famiglia, abbiamo un assoluto rispetto delle istituzioni italiane. Per questo Raffaele non è mai stato sfiorato dall’idea di fuggire. Vogliamo difenderci nel processo e per questo i difensori di mio figlio, gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori, con tutti i loro collaboratori, hanno rinunciato alle ferie per mettere a punto la difesa. Lo stesso ho fatto io, per cercare di supportarli in tutti i modi. Siamo infatti assolutamente convinti dell’assoluta innocenza di Raffaele”.

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Amanda Knox non torna per il processo: tra timori e mancanza di soldi

Amanda-Knox-tuttacronacaIl 30 settembre, a Firenze, inizierà il nuovo proccesso d’appello sull’omicidio di Meredith Kercher. Ma Amanda Knox non ci sarà. E’ il tabloid britannico Sun on Sunday a pubblicare un’intervista rilasciata dalla 26enne che afferma: “Mentre devo continuare ad avere fiducia nel sistema legale italiano non cambia il fatto che ho trascorso quattro anni in carcere per qualcosa che non avevo fatto. Il rischio che accada di nuovo è abbastanza per dissuadermi dal tornare nel Paese”. Nella versione della Knox, la sua presenza nel corso del primo processo è stata motivo di “distrazione” per il tribunale, “attento ad ogni suo movimento, ogni gesto, ogni espressione del viso” e non tanto all’analisi delle prove. La giovane pensa inoltre che nei suoi confronti ci sia un pregiudizione e che gli inquirenti la vedano come la “dark lady” che ha deciso “che Meredith doveva morire”. Ma Amanda ha anche raccontato delle minacce ricevute da parte delle altre detenute: “Una ragazza disse che voleva infilare la mia testa in una toilette e per poco non lo fece”. Ma Amanda non è intenzionata a tornare in Italia, oltre che per il timore di finire ingiustamente in carcere una seconda volta, anche perchè, stando alle sue parole, non avrebbe i soldi per spostarsi tra Stati Uniti e Italia durante il processo. Forse il suo libro Waiting to be heard non è stato sufficiente alla ragazza per pagarsi queste spese?

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Le motivazioni della sentenza di Stefano Cucchi, morto per malnutrizione

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La sentenza non lascia dubbi: Stefano Cucchi secondo i giudici, è morto di malnutrizione, per l’esattezza per una  “sindrome da inanizione”. Condannati i medici e assolti gli infermieri, ma soprattutto scagionati gli agenti di polizia penitenziaria.

In un passaggio delle motivazioni depositate dai giudici si legge: “E’ legittimo il dubbio che Cucchi, arrestato con gli occhi lividi (perché molto magro e tossicodipendente) e che lamentava di avere dolore, fosse stato già malmenato dai carabinieri” prima del suo arrivo in tribunale.

“I fatti descritti nella formulazione del capo d’imputazione non consentono di ravvisare il reato di abbandono d’incapace, del quale non ricorre alcuno dei presupposti oggettivi né soggettivi, ma quello di omicidio colposo”, aggiunge la III Corte d’assise di Roma. Per i giudici deve escludersi che le condotte dei medici condannati siano volontarie; le stesse si prospettano piuttosto come colpose, e cioè contrassegnate da imperizia, imprudenza, negligenza sia per la omissione della corretta diagnosi.La Corte ha ritenuto “di dover condividere le conclusioni cui è giunto il collegio peritale, fondate su corretti, comprovati e documentati elementi fattuali cui sono stati esattamente applicati criteri scientifici e metodi d’indagine non certo nuovi o sperimentali, ma già sottoposti al vaglio di una pluralità di casi e al confronto critico degli esperti del settore”. Lasindrome da inanizione è “l’unica in grado di fornire una spiegazione dell’elemento più appariscente e singolare del caso, e cioè l’impressionante dimagrimento cui è andato incontro Stefano Cucchi nel corso del suo ricovero”.

Le motivazioni sono arrivate a quasi tre mesi dalla sentenza con la quale sono stati condannati per omicidio colposo il primario del Sandro Pertini, Aldo Fierro, e i medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite, Silvia Di Carlo e Rosita Caponetti (per il solo reato di falso ideologico), e assolti gli infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe, nonché gli agenti della polizia penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici.

Ecco le reazioni del web:

https://twitter.com/rosalbayou/status/374877024047104000

+++ IMMAGINI PARTICOLARMENTE CRUDE, LA VISIONE E’ CONSIGLIATA A UN PUBBLICO ADULTO E CONSAPEVOLE +++

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Il ventennio è finito, parola di Walter Veltroni. E ora?

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Una guerra lunga 20 anni? O sarebbe meglio parlare del ventennio del Cavaliere? In ogni caso con la sentenza della Cassazione quell’era è finita. Walter Veltroni non ha dubbi e osserva da lontano le turbolenze della politica italiana.   

Gli anni passano, ne sono trascorsi quasi venti, eppure sembra che non riusciamo a liberarci di quello che nel 2008 lei definiva «il principale esponente dello schieramento a noi avverso»…
«Però secondo me si è chiuso un ciclo. La sentenza della Corte di cassazione è la conferma della conclusione del ventennio berlusconiano. Questo sarebbe dovuto avvenire sul piano politico, se la sinistra non avesse compiuto una serie di errori che hanno impedito la vittoria alle elezioni di febbraio. Questo ventennio si sta concludendo, si è concluso, e al di là dei suoi rantoli e dei suoi sussulti bisognerà che i due principali soggetti politici, il Pdl e il Pd, lo capiscano e agiscano di conseguenza». 
A giudicare dall’esito del vertice di Arcore, il Pdl sembra piuttosto intenzionato a difendere fino all’ultimo il padre-padrone del partito. Cosa dovrebbe fare, invece, secondo lei?
«Non dovrebbe seguire Berlusconi sulla linea della radicalizzazione estrema e dell’esasperazione. Dovrebbe invece cambiare natura al soggetto di centro-destra italiano, che non può continuare a essere un soggetto populista e irriguardoso delle regole ma cominciare a prefigurarsi per il futuro di questo Paese come un soggetto moderato analogo a quello di altri Paesi europei. Le ultime dichiarazioni di Alfano da Arcore sembrano purtroppo andare in una direzione opposta».
 
E lei ritiene davvero immaginabile un Pdl senza Berlusconi?
«Lo devono immaginare loro, in primo luogo, come è naturale che sia. In nessuna parte del mondo le leadership sono infinite e illimitate nel tempo. In ogni caso loro avrebbero dovuto porsi il problema nel corso di questi anni, e lo debbono fare adesso, con tanta più urgenza».
Qualcuno di loro chiede addirittura un’amnistia ad personam.
«Io penso che non sia possibile nessuna della soluzioni che la destra chiede in questo momento, perché in questo Paese esiste il principio di legalità che vale per tutti i cittadini e al quale tutti gli uomini politici coinvolti in vicende giudiziarie si sono attenuti. Bisogna prendere atto che c’è stata una sentenza».
 
E cosa dovrebbe fare, secondo lei, un Berlusconi che accettasse questa sentenza?
«Lui può continuare, se vuole, a esprimere le sue idee sulla vita pubblica di questo Paese. Ma esistono leggi, se non codici morali minimi, che sanciscono che chi ha subito condanne definitive non possa svolgere funzioni istituzionali. Punto e stop. Naturalmente è giusto che la giunta delle elezioni del Senato approfondisca in qualche giorno tutti gli elementi di valutazione. Non bisogna dare l’impressione che ci sia una specialità al contrario. Il senatore Berlusconi non va trattato diversamente da come si tratterebbe qualunque altro parlamentare. Ma poi si decide, e si decide lì. E si deve decidere in ottemperanza alle leggi esistenti».
 
E se Berlusconi, privato del seggio e ridotto gli arresti domiciliari, decidesse di continuare a guidare comunque il suo partito? Se anche da lì facesse la campagna per le prossime politiche?
«Questo è un problema del Pdl, non mio. Sono loro che devono decidere se identificare il loro futuro con il destino personale di un uomo che ha avuto una sentenza di quelle dimensioni, o se invece vogliono reinventare la loro fisionomia politica. Non vorrei però che alla fine di questo ventennio, insieme a Berlusconi finisse anche il bipolarismo. Identificare il bipolarismo con Berlusconi può essere un errore tragico per l’intero Paese. Noi non abbiamo bisogno di tornare ai governi contrattati della Prima Repubblica, alla proporzionale e ai partiti padroni della vita pubblica. Il bipolarismo è un valore, come lo è l’alternanza. Se usciamo dal bipolarismo, se torniamo alla proporzionale, cadiamo in un baratro nel quale ci sono solo governi contrattati di larghe intese. E io non so quale delle due cose sia peggiore dell’altra».
 
Ma se il Pdl facesse cadere il governo, lei ritiene possibile la ricerca di un’altra maggioranza, magari per un Letta-bis, o pensa invece che sarebbero inevitabili le elezioni anticipate a novembre?
«Penso che quelli del Pdl sarebbero dei pazzi e degli irresponsabili a far cadere il governo:Io credo comunque che prima di andare a votare, anche nei prossimi mesi, bisogna assolutamente cambiare la legge elettorale. Come ha giustamente detto il presidente della Repubblica».
 
A giudicare dai toni che il Pdl usa in queste ore, non sembra che l’orizzonte dell’esecutivo sia lunghissimo…
«Questo governo è un’anomalia, però in questo momento deve fronteggiare l’emergenza economica e quella della legge elettorale. Quindi faccia ciò che deve fare per aiutare la ripresa dell’economia italiana ma al tempo stesso si impegni subito per la riforma elettorale».
 
E se invece la situazione precipitasse, il Pd dovrebbe affrontare le elezioni candidando Enrico Letta o Matteo Renzi?
«Le dico quale sarebbe lo sviluppo ordinato di questa vicenda. Si fa subito la legge elettorale che cambia il Porcellum e poi all’inizio del prossimo anno si va a nuove elezioni. Alle quali va il candidato che viene scelto da elezioni primarie del Pd». 
Da fare quando, queste primarie?
«Subito. Io sono perché il Pd convochi subito il congresso. Sono perché Renzi si candidi a segretario del partito, perché sono contrario alla separazione dei ruoli tra segretario e candidato premier. Ma sono favorevole a istituzionalizzare la norma in base alla quale, come è successo per Renzi con Bersani, al momento delle elezioni anche altri possano candidarsi alla premiership con apposite primarie. Una cosa però ci tengo a dirla: non sopporto le discussioni su “ex dc” ed “ex pci”. Questo è il contrario del Partito democratico, che è nato per superare questa distinzione. Basta con questa storia: ciascuno rappresenta tutti, quale che sia la storia dalla quale viene. Il Pd non è nato per mettere insieme due mezze mele, l’una diversa dall’altra: nessuno mangerebbe una mela metà rossa e metà verde, o bianca, perché apparirebbe come un frutto malsano. Se vogliamo essere un’alternativa credibile al centro-destra, se non vogliamo che sia solo Papa Francesco a parlare dei valori in una società, se vogliamo recuperare una coerenza tra valori e programmi che la sinistra ha perduto o dimenticato, dobbiamo essere innanzitutto un partito unito. E dobbiamo essere più di sinistra, parola che per me, come ho cercato di argomentare nel mio libro, significa cambiamento e non conservazione, società aperta e non bloccata, eguaglianza e opportunità diffuse. Questa sinistra può arrivare al 40 per cento, non al 25. È la vocazione maggioritaria senza la quale il Pd non ha ragione di esistere».
Lei è per Renzi segretario. E non pensa che la scelta di un altro candidato premier indebolirebbe automaticamente il governo Letta?
«Io penso che Renzi e Letta possano convivere, e mi auguro che convivano. Sono due energie, due risorse utilissime. E non sono le sole. Anche per il futuro si possono trovare delle forme di convivenza. Se uno fa il candidato premier, e l’ altro il ministro degli Esteri o dell’Economia, è una cosa che accade nei grandi partiti. Ricordo che Obama e Hillary Clinton duellarono aspramente, alle primarie, poi uno ha fatto il presidente e l’altra il segretario di Stato…».

La Knox, presunta innocente, non torna in Italia per il nuovo processo

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Amanda Knox,  in vista del nuovo processo d’appello, che comincerà il 30 settembre a Firenze, per l’omicidio di Meredith Kercher, che vedrà nuovamente coinvolto anche Raffaele Sollecito non tornerà in Italia. Nei giorni scorsi la Knox  ha incontrato negli Usa uno dei suoi difensori, l’avvocato Luciano Ghirga, per fare il punto sulla strategia processuale. «Ho sostenuto 86 udienze – ha detto la ragazza di Seattle – e in decine di occasioni ho presentato dichiarazioni spontanee, che altro dovrei dire o fare di più?» e ha poi aggiunto «Non voglio sfuggire al nuovo processo che mi attende, ma non torno in Italia perché non capisco».

Anche i genitori di Meredith Kercher non capiscono chi possa aver ucciso la loro figlia se c’è Rudy Guede, ivoriano, in via definitiva come concorrente nell’omicidio, ma non ci sono altri colpevoli. Concorrente con chi?

Guido BERTOLASO e Angelo BALDUCCI INDAGATI per il G8 a LA MADDALENA

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Nel giorno della sentenza Berlusconi per il Processo Mediaset arriva la notizia che Guido Bertolaso, l’ex capo della Protezione civile,  insieme ad Angelo Balducci, l’ex presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici, e altre 16 persone sono stati  indagati per  falso in atti pubblici, truffa ai danni dello Stato e inquinamento ambientale per i lavori di bonifica mai realizzati a La Maddalena in occasione del G8 del 2009, poi trasferito a L’Aquila. La notizia questa mattina è stata riportata da La Nuova Sardegna.

 Gli altri indagati per il lotto numero 7, quello che prevedeva la bonifica di uno specchio di mare ampio 60mila metri e costato oltre sette milioni di euro – secondo quanto riferisce il quotidiano sardo – sono l’ex capo della struttura di missione per il G8 Mauro Della Giovanpaola, il direttore dei lavori Luigi Minenza, l’ingegnere e direttore operativo Riccardo Miccichè, il responsabile unico del procedimento Ferdinando Fonti, i due dirigenti della Cidonio Spa, Marco Rinaldi e Matteo Canu, il provveditore per le opere pubbliche, Patrizio Cuccioletta, la componente (con il collega Andrea Giuseppe Ferro) della commissione di collaudo Valeria Olivieri e il segretario della commissione, Luciano Saltari, il provveditore ai lavori pubblici per la Toscana Fabio De Santis, il sismologo già condannato per il terremoto in Abruzzo Gian Michele Calvi, il responsabile nazionale dell’Ispra Damiano Scarcella e Gianfranco Mascazzini, direttore generale della qualità della vita del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Stando alle indagini portate avanti per oltre due anni dai carabinieri del Noe di Sassari, Guardia costiera e Arpa Sardegna, con la consulenza di un pool di esperti in inquinamento ambientale, i 17 indagati non avrebbero riqualificato l’area anzi avrebbero ampliato l’inquinamento in aree sino ad allora pulite, come ad esempio con la distruzione del “molo Carbone”, che ha visto la demolizione del manufatto, i cui detriti sono stati lasciati sul fondo del mare.

48 ore alla sentenza di Berlusconi: “non farò l’esule”

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“Non farò l’esule, come fu costretto a fare Bettino Craxi. Né accetterò di essere affidato ai servizi sociali, come un criminale che deve essere rieducato. Ho quasi 78 anni e avrei diritto ai domiciliari, ma se mi condannano, se si assumono questa responsabilità, andrò in carcere”. Questa la dichiarazione che Silvio Berlusconi avrebbe rilasciato a Libero a meno di 48 ore dalla sentenza della Corte suprema.

“Se non c’è pregiudizio, se non ci sono pressioni, la Cassazione non può che riconoscere la mia innocenza”, dichiara Berlusconi. “I miei avvocati hanno proposto 50 obiezioni alla decisione della Corte d’appello e la Cassazione già in altre occasioni ha riconosciuto che io non firmavo i bilanci, non partecipavo alle decisioni dell’azienda e non avevo alcun ruolo diretto nella gestione di Mediaset”, spiega. “Facevo il presidente del Consiglio, cosa ne potevo sapere io dei contratti per i diritti televisivi? Non me ne occupavo quando stavo a Cologno, figurarsi se lo potevo fare nei primi anni Duemila quando ero a Palazzo Chigi”.

Inoltre, prosegue il Cavaliere, “non avrei rischiato tutto questo per 3 milioni dopo averne corrisposti più di 500 in un solo esercizio. E poi, se fossi stato così fesso da evadere le imposte, a un certo punto avrei usato il condono tombale che il mio stesso governo aveva introdotto. Non ho dormito per un mese. La notte mi svegliavo e guardavo il soffitto, ripensando a quello che mi hanno fatto”, racconta Berlusconi. “In pochi mesi otto pronunciamenti contro di me. I diritti Mediaset, Ruby, la telefonata Fassino-Consorte, gli alimenti alla mia ex moglie, le richieste dei pm di Napoli e Bari, la decisione della Consulta sul legittimo impedimento, il respingimento della richiesta di trasferire a Brescia il processo per le cene di Arcore, l’abnorme risarcimento a De Benedetti”.

Nel colloquio l’ex premier parla anche del futuro del governo. “Non farò cadere Letta – assicura – ma sarà il suo partito a farlo. Se venissi condannato, il Pd non accetterebbe di continuare a governare insieme con un partito il cui leader è agli arresti e interdetto dai pubblici uffici”

Ma poi arriva la smentita e in una nota di Palazzo Grazioli si legge:

«Il presidente Berlusconi non ha rilasciato alcuna intervista. Il direttore Belpietro ha liberamente interpretato il senso di un colloquio in cui sono state confermate l’assoluta infondatezza delle accuse rivolte al Presidente Berlusconi e la sua precisa volontà di continuare a offrire il suo contributo al popolo dei moderati.  Inoltre si rileva ancora una volta che alcuni quotidiani riportano tra virgolette frasi e giudizi attribuiti al Presidente Berlusconi che non sono mai stati pensati né pronunciati».

La barzelletta di Arcore… alla fine Berlusconi sale sul palchetto!

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Sale o non sale questo è il dilemma…

E la realtà supera l’immaginazione. Un palco allestito. I militanti davanti alla sua villa arrivati su sollecitazione dei dirigenti del Pdl… Tutto è pronto ma Berlusconi non può scendere, glielo impediscono i legali. Interdetto? Lui chiuso in casa, i militanti che lo invocano… almeno un’apparizione? No, il Cavaliere è risoluto e ritirato nel suo privato. Poi sono   Daniela Santanchè e Michela Vittoria Brambilla a convicere l’ex Premier e lui, in barba ai suoi avvocati, accetta l’invito e arriva sul palco.

Stringe le mani, ostenta sorrisi, ma non parla. Il segnale pesa sul Popolo della Libertà tornato ad essere Forza Italia. Il leader è confuso e forse il suo popolo per la prima volta, questo pomeriggio, ha visto la debolezza di Berlusconi.

Per cosa verrà ricordata la manifestazione di oggi davanti alla villa di Berlusconi? Per la  Zanicchi che intona “prendi questa mano zingara”? Forse ci si aspettava una adesione maggiore, forse era davvero meglio non apparire piuttosto che mostrarsi muto… forse solo il tempo potrà far chiarezza su un uomo che nell’ultima settimana ha sentito tremare la terra sotto i piedi e che oggi è stato imbavagliato dai suoi avvocati per paura che potesse dire la famosa “frase di troppo”!

Davanti alla casa del Bunga Bunga si schiera l’esercito… ma Silvio non c’è!

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Sembra prprio non mancare nessuno tra i militanti di Silvio Berlusconi che oggi si sono dati appuntamento davanti alla villa di Arcore per una manifestazione contro la magistratura. Amministratori locali, dirigenti di partito e parecchi parlamentari. Sotto al palchetto sfilano i big del Pdl: Lucio Malan, Daniele Capezzone, Stefania Prestigiacomo, Daniela Santanchè, Laura Ravetto. Naturalmente in prima linea c’è anche  Volpe Pasini, l’ideologo dell’esercito di Silvio.

La prima confusione però è nelle bandiere c’è chi ancora sventola quella del Pdl e chi invece ha riesumato dall’armadio quella di Forza Italia.

Tra gli altri striscioni anche quello dell’Esercito di Silvio e poi cartelli dedicati alla pm di Milano, Ilda Boccassini, sui quali c’è scritto: “Boccassini: ai lavori socialmente utili dopo una vita per lavori inutili a carico del contribuente”.

Arriva anche Iva Zanicchi che spiega “di essere qui per solidarietà più che per Forza Italia, anche se sono d’accordissimo, ritroveremo entusiasmo”. Zanicchi, poi si è soffermata sulla recente condanna a Berlusconi per il caso Ruby dicendo che la “sentenza non mi è proprio piaciuta. Io ho grande rispetto per la magistratura, perchè posso dire che la giustizia in Italia c’è, in questo caso non tanto, mi ha abbastanza sconvolto, sulla condanna e sull’entità, è vergognosa”.

E’ stato montato anche un palchetto sul quale parlerà Silvio Berlusconi alla sua prima uscita pubblica dopo la settimana nera delle condanne inflitte al Cavaliere dalla magistratura. E per tutta la giornata le colombe del Pdl, a partire da Gianni Letta, hanno invitato Berlusconi a usare toni morbidi, nel suo intervento di fronte ai fedelissimi arrivati ad Arcore. Sia sulla magistratura sia sul governo. Chissà. Chi lo conosce bene, spiega che in questi casi non è prevedibile ciò che dirà e come misurerà le parole. E’ un dato ci fatto che, dopo aver rassicurato i ministri sul governo Letta, il Cavaliere ha dato il via libera a una manifestazione contro i giudici di fronte a casa sua.

E’ un fulmine a ciel sereno quello che investe i militanti riuniti davanti all’abitazione di Silvio Berlusconi:

“Berlusconi non parla, i legali hanno sconsigliato”. A sorpresa Mantovani sale sul paco e annuncia che il Cavaliere ha “il cuore gonfio di rabbia” ma i legali, in questa situazione delicata, gli hanno consigliato prudenza. E la folla reclama “Silvio, Silvio”. E qualcuno: “Cambia avvocato e vieni a parlare”.

I militanti si lamentano. Vogliono sentire Berlusconi. Sale sul palco la Zanicchi: “Vogliamo solo un saluto veloce, chiediamo a Berlusconi di venire a farci un saluto, anche senza parlare”

SILVIO NON C’E’!

Santanchè: “Non staremo a pettinare le bambole fino alle sentenze”

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Lucia Annunziata, nel suo programma In Mezzora, ha ospitato oggi la deoutata berlusconiana Daniela Santanchè che non ha esistato a definire se stessa “una pitonessa”. La politica non ha mancato di ribadire: “Credo che movimento politico come il nostro deve rispondere ai suoi elettori. Avevamo un programma rivoluzionario. E il “niente Imu” sta diventando realtà” spiegando che “Il presidente del Senato dovrebbe essere un arbitro. Grasso prima era un magistrato, ed appartiene a quella casta e la difende. Perché non si può dire che ci sono dei magistrati incapaci?”, rimarcando, in seguito: “Posso dire che un giudice è un incapace e un cretino?”. Dopo l’attacco alla magistratura, l’appoggio all’immunità: “Sono d’accordo con i padri costituenti: sono favorevole all’immunità parlamentare”. Ma ha colto anche l’occasio per ricordare che la sua battaglia “è che non vengano alzate le tasse”.  E se parla di un Berlusconi “sereno e combattivo” dopo la sentenza, ricorda che “Vogliamo rimettere al centro del programma di governo la riforma della giustizia: anomalia vera sono le correnti della magistratura”. E prosegue: “Abbiamo bisogno di togliere lacci e lacciuoli che si sono messi tra gli elettori e il nostro presidente Berlusconi”. Riguardo al Popolo della Libertà, ha spiegato inoltre che “Oggi non c’è più il Pdl. Al massimo sarà una coalizione” mentre per quel che concerne il ritorno di Forza Italia ha sottolineato che”sarà un movimento all’americana” per il quale non vorrebbe”altro ruolo che quello del presidente Berlusconi” anche perchè “Noi siamo compatti, non ci dividiamo: siamo abituati a seguire il nostro leader carismatico che non ci ha mai tradito”. E dopo aver spiegato che “Dentro al Pdl degenerazioni partitiche” lo sguardo corre al futuro: “Spero che anche per Berlusconi ci sarà la giustizia giusta: in Italia purtroppo la giustizia non è uguale per Silvio Berlusconi”. La Santanchè ha quindi aggiunto: “Non staremo a pettinare le bambole fino alle sentenze” concludendo: “Al prossimo giro ci sarà ancora Silvio Berlusconi”

“Dismisura, abuso di potere e degrado”, le cene di Arcore secondo Mora

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Non usa eufemismi Lele Mora rendendo dichiarazioni spontanee al processo “Ruby bis”. Fa il “mea culpa” e affonda il coltello su quanto secondo lui accadeva nelle serate ad Arcore nella Villa di Silvio Berlusconi. L’udienza si apre con parole dure «dismisura, abuso di potere, degrado, tre parole che ho letto sui giornali e che condivido», così definisce le “serate eleganti” dell’ex Premier. Mora ha poi letto la sua dichiarazione spontanea assistito dai suoi difensori, gli avvocati  Gianluca Maris e Nicola Avanzi, «poche parole per non violare il silenzio che mi sono imposto e che per me è l’unica condotta dignitosa» e poi ha aggiunto che durante il suo periodo di carcere, per l’accusa di bancarotta ha avuto modo di riflettere «…perché il carcere ti impone una pausa».

Si è anche scusato con i giornalisti per aver attaccato con polemiche aggressiva la stampa, per poi sottolineare il suo ruolo “passivo” nella vicenda e chiarire che «oggi non voglio più mangiare cibo avariato e lascio il compito di chiarire ai miei difensori». In particolare le sue scuse si sono rivolte al conduttore di ‘Piazza Pulita’ Corrado Formigli. «Mi vergogno – ha spiegato – di tante polemiche che ho fatto in passato contro i giornalisti e i comunisti e voglio chiedere scusa senza se e senza ma». L’ex manager dei vip ha detto di voler «uscire da questa bufera infernale che mi ha tolto la luce».
Mora ha ammesso di aver portato alcune delle ragazze ad Arcore, ma di non averle mai costrette e ha aggiunto di aver ricevuto «un prestito da Berlusconi tramite Fede con cui potevo salvare la mia società». Per i fatti di bancarotta, ha concluso, «mi sono assunto le mie responsabilità, per quelli di questo giudizio valuterete voi giudici».

Costa barese: 90 giorni di tempo per demolire le ville abusive

ville-abusiveLa Procura della Repubblica ha chiesto e ottenuto decine di decreti penali di condanna con obbligo di demolizione delle ville al mare abustive costruite sul litorale di Bari, sorte sulla costa tra Torre Mare e Monopoli. Le abitazioni sono state costruite a meno di 300 metri dal mare, violando le norme paesaggistiche. I responsabili sono stati condannati, dall’ufficio del gip del Tribunale, a pagare ammenda di 20mila euro con la pena sospesa “subordinatamente alla riduzione in pristino e alla demolizione delle opere abusive entro 90 gg”.

Intervista shock a Lele Mora: Berlusconi buono come Wojtyla

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“Il presidente proprio non meritava una condanna così grave. E sa perché? non c’è al mondo un uomo buono come lui. Io ho frequentato Papa Wojtyla, Madre Teresa e Lady Diana e Berlusconi resta il più gentile e umano di tutti”.

Queste le sconvolgenti parole con cui inizia Lele Mora nell’intervista de “Il Fatto Quotidiano”.

Poi prosegue:

“Sono amareggiato, conosco Berlusconi dall’85, eravamo e siamo grandi amici anche se non ci sentiamo più perché i giudici lo sconsigliano. Io, come il presidente, ho sempre e solo cercato di aiutare ragazze in difficoltà”.

E sottolinea:

“È questo che l’ha fregato, la sua inequiparabile generosità”.

Nelle parole di Lele Mora sembra quasi che sia stato Silvio berlusconi ad essere molestato:

“Alcune si presentavano con la pelliccia e nulla sotto: completamente nude. Ma al presidente non piacevano queste qua. Troppo sfacciate. Lo colpisce la spontaneità”.

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Poi su Ruby non ci sono dubbi:

“Le ha dato soldi per aprire il centro estetico, l’ha fatto per pena. Sono certo che non abbiano mai fatto sesso: anche perché, dopo il suo intervento alla prostata, non tutto funziona al meglio. e poi non la poteva soffrire: puzzava di sudore, era malconcia”.

E poi non ha dubbi:

“Consiglio al presidente di continuare a lottare perché non ha fatto nulla. Venerdì, ho deciso, andrò in tribunale per le dichiarazioni spontanee”.

Ma non sarà forse controproducente che un personaggio “equivoco” come Lele Mora possa andare in Tribunale per una dichiarazione spontanea nel processo che vede imputato l’ex Premier italiano?

Brunetta non ci sta alla successione dinastica

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Renato Brunetta va contro la successione dinastica che ormai sembra quasi inevitabile. Marina Berlusconi, primogenita del Cavaliere è oggetto di un duro attacco che il capogruppo del Pdl alla camera lancia dai microfoni di 24 Mattino su Radio24. Il parlamentare si esprime senza mezzi termini contro la successione di Marina Berlusconi: “Non mi piacciono le dinastie, né quelle monarchiche né quelle democratiche. Se la dottoressa Marina Berlusconi vuole fare politica, e ne ha tutte le capacità, faccia pure. Ma non penso che sia plausibile un’investitura a carattere ereditario”. E poi aggiunge: “Dimostri le capacità in politica, come ha fatto in ambito manageriale e, se vale, acquisirà ruoli, funzioni, leadership. Io amo il merito, in democrazia è tutto. Essere leader perché si è ‘nati da’ penso sia un modo di selezionare la classe dirigente un pò obsoleto”.

Ma il dissenso del Pdl sulla figlia di Berlusconi arriva da più partiti del partito. Anche Manuela Repetti, parlamentare del popolo delle libertà e compagna di Sandro Bondi, mette le mani avanti su una possibile discesa in campo di Marina: “Non credo – dice durante la trasmissione televisiva Agorà su Raitre – che ci sia bisogno di scoraggiare l’idea di una Marina Berlusconi in politica. Al di là delle considerazioni sincere e oggettive relative alle tante qualità umane, professionali e di onestà che le riconosco, credo che lei stessa non abbia alcuna intenzione di farlo”. E conclude: “Credo che lo stesso Berlusconi, per l’affetto che ogni genitore nutre per i propri figli, non abbia tutto questo desiderio di mandare sua figlia non dico al macello, ma in politica”.

La Gelmini contro la sociologa… il risultato è devastante!

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Si è consumato l’ennesimo scontro televisivo sui comportamenti di Silvio Berlusconi, condannato dal tribunale di Milano a 7 anni di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici.  Questa volta a uscire danneggiata sembrerebbe proprio essere la Gelmini che durante la trasmissione di Ballarò avrebbe risposto “confusamente” alla sociologa Amanda Signorelli.

La sociologa infatti ha ribadito come Berlusconi avrebbe “sdoganato il vecchio machismo all’italiana e la prostituzione perchè attraverso tutta la sua lunga storia di uomo pubblico vi è stato un atteggiamento verso le donne di un certo tipo. Ha recuperato il vecchio machismo italiano e ha recuperato un fenomeno molto antico che è la prostituzione, dando a entrambi un tocco postomoderno. Il vecchio machismo implicava il fatto che un uomo avesse delle prestazioni sessuali di un certo livello. Quando Berlusconi negli incontri pubblici non faceva altro che osservare o valutare ad alta voce l’aspetto delle donne presenti, chiedere numeri di telefono, vantarsi delle proprie capacità in termini poco eleganti. In tutta questa situazione quale carisma propone? Non è quello del macho latino, ma dimostra che quello che conta in un uomo è la quantità bulimica di prestazioni sessuali che può pagare. Se la Gelmini andasse in giro a sentire quello che la gente dice sugli autobus o nelle università si renderebbe conto che questa è l’immagine che è stata sfornata, lui ha tanti soldi fa quello che gli pare, perchè glielo dovremmo proibire? Se qualcuno ha trasformato i suoi atteggiamenti o ambizioni sessuali in una questione pubblica, quello è stato Berlusconi stesso con tutti i suoi atteggiamenti, sollecitazioni, pretese fatte in sedi pubbliche nazionali e internazionali. Berlusconi, dal mio punto di vista prettamente culturale e che anche dal punto di vista della prostituzione ha fatto un’innovazione molto grossa: l’ha sdoganata in pieno: Berlusconi è un imprenditore e per lui tutto può essere merce, tutto si misura in valore di mercato. Per Berlusconi non c’è nulla di sbagliato nel fatto che uan donna intelligente brava e bella si metta sul mercato.”

La risposta della Gelmini non ha tardato ad arrivare: “A fronte del compiacimento che colgo in studio di fronte alle condanne di Berlusconi, figurariamoci se mi soprendo per il giudizio o per il pregiudizio nei confronti di Belusconi. Quello che mi fa più orrore nelle parole della professoressa è che quando dice che Berlusconi avrebbe sdoganato la prostituzione, automaticamente condanna al rango di prostitute donne che non conosce. Il suo giudizio morale è pesantissimo solo perché ha letto qualche intercettazione. Se si sente libera di privare della dignità e del decoro altre donne faccia pure, ma questa affermazione mi sembra abbastanza grave”

La sociologa ha quindi ribadito: “Ho precisato che non so quali erano le intenzioni Berlusconi, non so se le ragazze sono state pagate o meno. Lo sdoganamento della prostituzione lo si riconosce andando per le strade e se senti uomini e donne che parlano delle ragazze che si prostituiscono come brave ragazze. Ritengo che il modo di agire di Berlusconi abbia modellato la società”.

Anche dopo l’ulteriore spiegazione della professoressa Signorelli, la Gelmini ha continuato a confondere i termini e in breve tempo la rete a iniziato a twittare quella che per molti è stata una “figuraccia” dell’ex ministro dell’istruzione.

La cena Berlusconi-Letta… un piatto amaro per gli italiani

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La cena a Palazzo Chigi tra Silvio Berlusconi e Enrico Letta si è consumata in un clima “cordiale e positivo” alla presenza anche di Gianni Letta e di Angelino Alfano. Un incontro durato tre ore che ha riservato un piatto amaro per gli italiani. Lo stop dell’Iva ci sarà ma lo pagheremo caro. Le coperture infatti dovrebbero arrivare da un aumento selettivo delle accise sugli olii combustibili, dall’introduzione del balzello sulle sigarette elettroniche, dal taglio dei fondi per la costruzione dell’autostrada libica decisa con il trattato di amicizia e da tagli ad altri investimenti. Saccomanni tuttavia, avrebbe un asso nella manica: un possibile aumento dell’acconto Irpef di novembre. Farlo salire del 5% farebbe salire gli incassi del 2013 di un miliardo di euro circa, permettendo di rimandare l’Iva fino a dicembre. Poi verrebbe scalato nel 2014, ma sicuramente sarebbe un duro colpo per gli italiani che si troverebbero a dover anticipare le tasse dell’anno futuro… fin quando sarà possibile strangolare i cittadini?

“Berlusconi è perseguitato… dai reati”, così Crozza

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L’inizio è per la Gelmini “Come mai è venuta lei? La Carfagna aveva Pilates. Le ho dato un dispiacere?”. Ma dura poco perchè il tema caldo della serata è ben altro: “Mi sa che è finita la stagione di Silvio…l’estate 2013 se la ricorderà per un po’. Detto così sembra un film dei Vanzina… Sapore d’estate? No, sapore di sbarre”. Poi aggiunge: “Berlusconi è davvero perseguitato. Dai reati! In un anno ha preso 12 anni. La magistratura gli sta allungando la vita! Ma a Berlusconi non è venuto il dubbio che Ghedini si sia laureato al Cepu? E’ l’unico difensore che riesce a far prendere al suo assistito più anni di quelli chiesti dall’accusa!” E la Boccassini? “Non c’era alla lettura della sentenza. Vuoi mettere vederla a casa con gli amici? Con il dolby surround?”

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Poi si concentra su Brunetta, quindi passa alla Biancofiore e all’ineleggibilità di Berlusconi. Si passa al Pd: “Non commentano la sentenza, anzi, dicono che va divisa dalla politica. Eh sì, perché la concussione la faceva da chansonnier”. E sulla Idem: “Ah, si è dovuta dimettere: se sei tedesco e fai il furbetto in Italia, il Pd ti fa un culo così. Se sei brianzolo….ti fa un inciucio così”. Poi: che differenza c’è fra un f35 e il Pd? Uno si spacca non appena prende quota, l’altro è un aereo”. Ce n’è anche per Beppe Grillo: “Sono le 21.34 e Grillo non ha ancora cacciato nessuno? Ci saranno problemi con il wi.fi”

Ferrara in piazza… tra provocazione e cattivo gusto

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Il Popolo delle Libertà scende in piazza capitanato da Giuliano Ferrara che tramite i social network ha lanciato il raduno a piazza Farnese a Roma contro “il tribunale speciale del comune sentimento del pudore”. Dopo la condanna a 7 anni e l’interdizione dai pubblici uffici, il Direttore del Foglio, raduna gli elettori e manifesta al grido di “Siamo tutte p*****e”. Tra provocazione e cattivo gusto, continua l’escalation dei berlusconiani che si oppongono alla magistratura e non riconoscono il rispetto delle sentenze.

Ferrara debutta passandosi il rossetto sulle labbra e inviando un bacio dedicato a Ilda Bocassini. La folla non è molta, ma una signora lo abbraccia e bacia affermando “Giuliano sei il mejo, grazie”. I presenti lo osannano e lo ringraziano e il direttore del Foglio afferma: “Si sa a Berlusconi piacciono le donne e lui piace a loro. Ma da qua a considerare tutto questo un reato…” Parla per circa mezz’ora, ricostruendo i fatti e indignandosi, chiamando la partecipazione e mettendo le mani avanti:”Domani diranno che è stato un flop ma chissene frega”. Con lui c’è la moglie, Anselma dell’Olio, al loro un cartonato di Mubarak e del Cavaliere.

E’ arrivata anche Francesca Pascale in piazza, che dice: “Mi sento offesa dalla giustizia, Silvio è l’uomo che amo”. Poi aggiunge: “Non sono una put***a e nemmeno Ruby.”

La Santanchè dichiara: “ieri mi sono vergognata di essere italiana” e ribadisce: “non possiamo più subire queste ingiustizie, Berlusconi è stato condannato a morte.” Certo, c’è da dire che noi italiani ci vergogniamo di essere definiti all’estero come il popolo del Bunga Bunga! Sempre nel corso della manifestazione in difesa di Berlusconi ha detto: “Dobbiamo tornare in piazza, è una guerra. Stanno togliendo la libertà a Berlusconi”.

Dal canto suo, la Pascale ha dichiarato: “Questa è una sentenza vergognosa. Sono venuta in piazza perchè mi sentivo di venire. Non ho avvisato Silvio perchè mi avrebbe impedito di essere qui, sarebbe stato preoccupato per me. Penso comunque che se me l’avesse impedito sarebbe stata la prima volta che gli avrei disobbedito”.

“Ridicolo un miliardo per il lavoro, è solo un’aspirina”, ha detto Daniela Santanché in piazza. “Il governo rischia?” Le chiedono i cronisti. “Rischiano tutti i governi che non fanno” risponde lei.

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